mercoledì 25 luglio 2012

Fan fiction: Sogno del sabato pomeriggio [Long fic, completa]


Questa è la prima long fiction sulla Formula 1 che ho scritto e pubblicato su un forum (ormai semi-abbandonato, ma sono cose che capitano) dedicato al mio pilota preferito Felipe Massa.
I nomi delle protagoniste (Milù, Federica, Claudia, Iole, Serena e Graziana) sono gli stessi di noi ragazze del forum...
Il titolo che avevo messo originariamente era “Saturday Afternoon Dream”, ma poi non vedendo il senso di un titolo in inglese in una storia scritta in italiano, ambientata in Italia, con personaggi italiani (a parte Felipe che è brasiliano, e comunque non c’entra un bel nulla con l’inglese) ho preferito cambiarlo.


E, sì, c’è un motivo per cui, seppure ho scritto questa fanfic nel 2010, ho deciso di postarla oggi.




SOGNO DEL SABATO POMERIGGIO
(Saturday Afternoon Dream)

Soltanto nei sogni possono arrivare momenti in cui si viene proiettati da un luogo all’altro in un istante. Si tratta di qualcosa di irreale.
A volte i sogni si confondono con la realtà. Quindi ciò che è irreale può diventare reale. O almeno si può immaginare che lo sia.

1.
La colonnina del mercurio era salita in modo esagerato, negli ultimi giorni. O meglio, nelle ultime settimane. E il calore delle due e un quarto del pomeriggio era tale da far fondere l’asfalto, in quel pomeriggio d’estate.
– Ma non c’è la radio su questa macchina? – domandò Federica.
– No, non c’è – rispose Milù, scuotendo la testa. – Non c’è nessun optional, su questa macchina. E se vuoi ascoltare qualcosa, ti dovrai accontentare del rumore del motore.
Le due erano a bordo di una vecchia Punto carica di ammaccature, immatricolata nel lontano 1998, undici anni prima, e stavano percorrendo una strada provinciale per nulla affollata.
– Mia mamma ha detto che siamo pazze ad andarcene in giro a quest’ora con questo caldo – disse Milù.
Federica concordò: – In effetti potevamo fare qualcosa di meglio, a quest’ora poi… Il sabato pomeriggio non è fatto per andare in giro in macchina, soprattutto quando…
Milù frenò di colpo. Maledetto gatto, non stava passando nessuno, proprio in quel momento doveva attraversare di scatto la strada.
– Quell’animale ha manie suicide – scherzò la ragazza.
– Probabile – concordò Federica. – Piuttosto, non saremo in ritardo?
– Ma no, quale ritardo? Claudia ci aspetta per le due e mezza.
– Però dobbiamo passare a prendere Iole e Serena, che abitano nelle due parti opposte della città. E poi dovremo trovare parcheggio…
– Tranquilla, ce la faremo. Io sono un genio del parcheggio!
Milù guardò davanti a sé con aria indifferente. Era tutt’altro che un genio del parcheggio, ma non le sembrava il caso di dirlo a Federica in quel momento. Era la prima volta che la caricava in macchina e non voleva spaventarla. Proprio per quello aveva cercato di rendere le frenate il più dolci possibile, riuscendovi sempre tranne nel momento del passaggio del gatto. In quel momento soltanto la cintura di sicurezza aveva potuto trattenere Federica a stretto contatto con il sedile.
– Piuttosto, tu che hai sentito Cla, perché ha organizzato questo raduno improvviso? Proprio oggi, poi…
Milù, lievemente imbarazzata, cercò invano una risposta plausibile. Non trovandola, fu costretta a dire la verità.
– È un po’ strano da spiegare. Vedi, Claudia mi ha detto che aveva uno strano presentimento, e che oggi, verso le due e mezza, dovevamo trovarci, perché si sentiva che sarebbe successo qualcosa.
– Qui i casi sono due – decretò Federica. – O era ubriaca, oppure è una veggente.
– Quale delle due ritieni più probabile?
– Ti dirò che non mi immagino Cla ubriaca… ma nemmeno veggente.
In quel momento dalla borsa di Milù, in bilico sul cruscotto, uscì la voce di Basshunter che cantava “Boten Anna”.
– È la tua suoneria? – domandò Federica.
– Sì, proprio quella – rispose Milù. – Potresti guardare chi è che mi sta chiamando?
Federica cercò dentro la borsa dell’amica il cellulare. Un Nokia a sportellino, nero con rifiniture grigie, piuttosto malmesso, per via delle continue cadute.
– Ma cambiare cellulare no? – chiese Federica, quando si accorse che la parte posteriore e lo sportellino stavano attaccate per puro caso.
– Sì, dovrei comprarne uno nuovo… ma non ho avuto tempo di questo periodo per pensare al cellulare.
– Sì, certo, capisco. Comunque è Iole che ti sta chiamando.
Fece per passare il cellulare a Milù, che però le disse: – Non posso fermarmi proprio ora per strada. Rispondi tu.
– Okay, come vuoi.
Rispose.
– Ehi, ciao, Iole, sono Fede…
– Ma che ci fai al telefono di Milù?
– Siamo per strada. Passiamo a prenderti tra poco.
– Ma siete già state a prendere Sere?
– No, passiamo prima da te e poi andiamo da lei.
– Ho capito. L’ho sentita mezz’ora fa. Era un po’ scocciata dal dovere andare da Cla proprio oggi pomeriggio a quest’ora. Insomma, alle due c’era ben altro da fare…
– Piuttosto, tu sei ancora in casa?
– No, sono uscita già da un po’, perché avevo dei giri da fare.
– Ah, quindi non sai come sta andando…
– No. E a causa della bella idea di Cla lo scopriremo tra una vita.
– Ha detto a Milù che oggi accadrà qualcosa…
Mentre Federica parlava al telefono, Milù confermò: – Che accadrà qualcosa e che dovremo essere tutte insieme quando accadrà.
Federica ripeté il messaggio a Iole, che dall’altro capo del telefono replicò: – Ma che cosa significa? Che cosa dovrebbe accadere? E dove?
– Non so, aspetta che lo chiedo a Milù.
Ma Milù non aveva risposte.
– Mi dispiace, non ha aggiunto altro. Nemmeno lei sa che cosa deve succedere. Sente solo che succederà qualcosa.
In realtà aveva aggiunto qualcos’altro, ma forse non era il caso di parlarne per telefono. Iole si sarebbe soltanto messa a ridere. Non poteva parlarle di sogni premonitori altrui, quando lei stessa non credeva nei sogni premonitori.
Federica ripeté di nuovo le parole di Milù e sentì Iole che esclamava: – Secondo me Claudia è impazzita all’improvviso.
– Secondo me siamo più pazze noi che la stiamo assecondando – scherzò Federica.
– Su questo non ho dubbi – concordò Iole. – Va beh, dai, adesso ti lascio, che mi si sta scaricando la batteria.
– Va bene, siamo lì tra un po’.
– Tra un po’ quanto? Claudia ha insistito perché non tardassimo.
– Non tarderemo. Dieci minuti e siamo lì.
– Anche cinque – disse Milù.
E Federica: – Milù dice che arriveremo tra cinque minuti. Io non mi fido più di tanto. Tu ci stai aspettando in strada?
– Eccome che vi sto aspettando in strada. Sono davanti al cortile e proprio adesso ho dovuto schivare il pallone con cui stanno giocando i figli dei miei vicini. Che cosa ci fanno in cortile alle due del pomeriggio con quaranta gradi all’ombra non lo so, ma va bene lo stesso… Del resto anche noi potremmo starcene a casa con il ventilatore acceso… Va beh, mi consolo pensando che tra poco arriverete e mi rinfrescherò con il condizionatore della macchina.
Federica rise.
– Aspetta e spera! Su questo veicolo antiquato non c’è niente di niente. Puoi solo abbassare i finestrini, e con la manopola, neanche col pulsante!
– Ma che macchina ha Milù? Una Ford Modello T?
Le due ragazze risero.
– No, ha una Punto senza optional – disse Federica, quando riuscì a tornare seria. – Al posto degli optional, però, ha varie ammaccature.
– Ah, capisco… Senti, ora la batteria è davvero scarica, devo lasciarti, Fede, a dopo.
– A dopo.
Federica riattaccò e infilò di nuovo il cellulare di Milù dentro la borsa.
– Ma quanta roba hai qui dentro? – le domandò, incuriosita.
– Varia, tra cui molta che non mi serve adesso.
– L’avevo notato. Piuttosto, vedo delle Tic Tac Lemon-Mint, posso prenderne una?
– Fai pure come se fossi a casa tua!
– Grazie mille.
– Di niente.
Milù non distoglieva gli occhi dall’asfalto e dalla strada, ma dentro di sé non poteva negare di avere la mente confusa. Che cosa si era messa in testa Claudia? Le sarebbe piaciuto tanto saperlo. Le aveva telefonato la notte precedente, verso le quattro,  Milù, che aveva dimenticato il cellulare acceso, era stata risvegliata dalla voce di Basshunter e dalla suoneria di “Boten Anna”.
– Per fortuna ti ho trovata – le aveva detto Claudia, non appena le aveva risposto. – Federica, Iole e Serena hanno tutte il cellulare spento.
– Mi sembra anche normale! – aveva esclamato Milù. – Ti rendi conto di che ore sono?
– Non ci ho fatto caso, ma mi pare le quattro o giù di lì – aveva risposto Claudia, come se fosse la cosa più normale del mondo mettersi a fare telefonate alle quattro del mattino. – Per fortuna ti ho trovata. Ma le altre proprio non potevano tenere il cellulare acceso?
Milù confermò, con sarcasmo: – Eh, avrebbero proprio dovuto farlo. Casomai in piena notte tu hai voglia di fare quattro chiacchiere con loro… Dì un po’, Claudia, tu non dormi la notte? Confessa, in realtà sei uno dei vampiri di “Twilight”, tu non hai bisogno di dormire… Magari se avessi letto quel libro ti avrei trovata citata tra le pagine… Peccato che non sono attratta da libri del genere!
Claudia rise.
– No, non sono uno dei vampiri di “Twilight” e in genere dormo, la notte. Ma stanotte è diverso. Anzi, no, stavo dormendo. Ma poi è capitata una cosa… A Sere, Iole e Fede ho mandato un SMS per domani. A te, dato che ti ho trovata, ci possiamo mettere d’accordo di persona. Hai presente il parco che c’è vicino alla via del mercato? Dobbiamo trovarci là.
– Spero a un orario normale, non in piena notte.
– No, no, tranquilla, verso le due e mezza.
– Di notte?! Stai scherzando, vero?
– No, di pomeriggio. 14,30. Ma non in ritardo. Dopo deve succedere qualcosa e dobbiamo esserci tutte.
Milù si era sorpresa come non mai.
– Deve succedere qualcosa?! Che cosa?
– Non…
Milù l’aveva interrotta di scatto: – Aspetta, alle 14,30 hai detto? È fuori discussione. Non possiamo fare più tardi? Tipo alle tre e mezza, sarebbe perfetto… Ma non a quell’ora.
– Anch’io ci ho pensato – le aveva detto Claudia. – Ma non possiamo rimandare. Dobbiamo trovarci domani pomeriggio alle due e mezza e dobbiamo essere tutte e cinque insieme. Credo che sia scritto nel nostro destino, Milù…
– Nel nostro destino? Ma io non ci credo nel destino!
– Allora, se la vuoi vedere diversamente, non pensare al destino. Pensa solo che domani, qualunque cosa accada, dobbiamo essere tutte e cinque insieme per le due e mezza. Mi raccomando, sii puntuale. Siate puntuali, tutte. Venite tutte insieme.
– Su quello non c’è problema. Se le altre sono d’accordo, posso passare a prenderle io. Ma mi puoi spiegare meglio che cosa sta succedendo?
– Non lo so…
– Come sarebbe a dire che non lo sai? Che cosa ti è successo, Cla? Ti sento un po’ strana, sei sicura di non esserti ubriacata, ieri sera?
– Oh, no, non mi sono mossa da casa.
– Che cosa c’entra questo? Ci si può ubriacare anche a casa.
– Tranquilla, non sono ubriaca. Anch’io sono sorpresa da quello che è successo. Anzi, ne sono davvero scossa.
– Me ne sono accorta. Se tu non fossi scossa non mi avresti chiamata alle quattro di notte, mi pare.
– No, forse no. Ma non potevo aspettare domani mattina. Come ti ho detto, è una cosa importante, Milù.
Milù aveva sospirato.
Aveva chiesto a Claudia: – Come puoi dire che un presentimento è una cosa importante?
– Non è solo un presentimento – aveva risposto Claudia. – Si tratta di un sogno, più che altro.
– Un sogno? Tu hai sognato che domani pomeriggio accadrà qualcosa? Ebbene, che cosa?
– Non ho sognato quello che accadrà. Nel sogno mi è stato solo comunicato che qualcosa accadrà.
– Questa cosa mi spaventa, Cla. O meglio, tu mi spaventi. Non sapevo che credessi ai sogni premonitori, e sinceramente mi pare un po’ strano. Se dovessimo credere a tutto quello che sogniamo…
– Ma io non credo a tutto quello che sogno! Solo stavolta, che mi sembrava così reale…
– I sogni sembrano sempre reali.
Claudia non era stata d’accordo con lei.
– Stavolta molto più del solito – aveva detto. – Vedi, io mi fido di quello che ho sentito nel mio sogno. Non potrei non fidarmi di lui. Era così reale, come se fosse presente lì insieme a me. Nel parco della via del mercato, appunto. Ed è lì che dobbiamo andare domani. È lì che scoprirò che cosa vuole davvero da me.
– Ma di chi stai parlando? – le aveva chiesto Milù. – Di qualcuno che ti è apparso in sogno?
– Sì, proprio così.
Federica distrasse Milù dai suoi pensieri.
– La via di Iole è la prossima, giusto? – le chiese.
– Sì, proprio la prossima – rispose Milù, avvicinandosi alla linea di mezzeria, dopo avere inserito la freccia per svoltare a sinistra.
Non fu necessario fermarsi all’incrocio, nonostante le due ragazze fossero su una strada senza diritto di precedenza.
– Non c’è proprio un’anima in giro – osservò Federica.
Aveva ragione. Le strade erano deserte. Probabilmente la gente era in casa oppure per sfuggire al calore dell’estate erano andati in qualche centro commerciale con i canonici diciotto gradi dell’aria condizionata.
– Ecco Iole – disse Milù, avendo visto l’amica che le aspettava a lato della strada e che le salutava con un cenno della mano.
Milù accostò, per poi scendere dall’auto e far salire Iole (come previsto, l’automobile non era certo una cinque porte).
– Sembra di entrare in un forno – protestò la nuova arrivata.
– Questo è il mezzo di cui dispongo – le fece notare Milù, apprestandosi a risalire.
Nel momento in cui si sistemava sul finestrino e richiudeva la portiera, le tornò in mente la voce di Claudia, al telefono. E mentre allacciava la cintura di sicurezza, non poté fare a meno di pensare a ciò che l’amica le aveva detto.
– Lo sai chi è stato a dirmi quelle cose, apparendomi in sogno?
– A dirti di darci appuntamento per domani pomeriggio? Sentiamo chi è il pazzo…
– Ma non dire così! Anzi, mi ha fatto piacere vederlo, in sogno.
– Io continuo a non capirci niente… Chi era?
Così finalmente Claudia le aveva svelato la verità.
– Lo vuoi proprio sapere? Quelle cose me le ha dette Felipe.

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2.
– Sono le 14,22 – osservò Federica. – Siamo in ritardo. Dobbiamo passare a prendere Sere, e saremo da lei per le due e mezza, e poi raggiungere Claudia, e ci metteremo altri dieci minuti.
– Chi se ne frega – esclamò Iole. – Saremo pur libere di arrivare in ritardo, dopo che ci ha tirate fuori di casa alle due del pomeriggio, in un giorno come questo.
– Claudia si è raccomandata di non arrivare tardi – ricordò Milù alle due “compagne di viaggio”, avviando l’automobile, che però diede immediatamente segnale di non voler leggere la chiave. – Eh dai, per favore, non fare storie proprio adesso. – Niente da fare. Milù fece un sospiro e poi riprovò. Stavolta l’auto si avviò. – Per fortuna!
A Iole sfuggì una risatina.
– Ma ti sei bevuta il cervello anche tu? – chiese. – Non ho capito che cosa sia questa storia… Mah, secondo me siete tutte impazzite completamente.
Federica ribatté: – Io non sono affatto impazzita. Anzi, forse sono l’unica che si sta comportando in modo un po’ normale…
– Prima che mi si scaricasse del tutto il cellulare ho ricevuto un messaggio da Sere – disse Iole. – Mi ha scritto che Cla l’ha chiamata e le ha detto cose strane a proposito di un sogno che ha fatto stanotte. Ne sapete qualcosa?
– No – rispose Federica. – Un sogno? E tu, Milù, ne sai qualcosa?
Milù, presa alla sprovvista, per un istante non controllò le proprie azioni e premette sul pedale del freno.
– Che cosa c’è, un altro gatto suicida? – domandò Federica.
– No, niente, lascia perdere.
Federica si girò indietro, lanciando uno sguardo interrogativo a Iole. Quando vide che lo sguardo che Iole le restituiva era ancora più interrogativo del suo, si rassegnò: se fino a quel momento erano capitate cose strane, comprese, ancora più strano sarebbe stato il seguito del pomeriggio.
– Piuttosto, fino a che ora staremo? – chiese. – Deve venire mia zia a cena, stasera alle otto, e mia mamma si è raccomandata di essere puntuale.
– Non sappiamo niente sugli orari – rispose Milù. – O meglio, sappiamo solo a che ora dobbiamo trovarci con Cla, ma non sappiamo cosa accadrà dopo. Dipende tutto dal realizzarsi o meno di ciò che secondo Claudia succederà.
– Mah, io non ci sto capendo più niente. Sembra di essere precipitate dentro a uno di quei racconti assurdi che scrive Milù mettendoci anche il Gufo di Interlagos come protagonista.
– Ehi, Fede, adesso che mi ci fai pensare, forse la scena sarebbe proprio tipica di un racconto del genere. Peccato che non ci siano gufi, qui.
Iole ribatté: – Dei gufi possiamo farne anche a meno. Tu piuttosto sbrigati, che Sere ci sta aspettando sotto al sole.
– Quindi nemmeno lei è in casa al momento? – chiese Federica.
– Proprio così – disse Iole.
– Quindi nessuna di noi ha la minima idea di come stiano andando le cose…
– Già, nessuno ne ha idea.
– Che tristezza. Tutta colpa dell’appuntamento. Ma, dico io, Milù, tu che hai parlato al telefono con Claudia, non sei riuscita a posticipare?
– Magari ci fosse riuscita. O alle due e mezza o niente. Anzi, o alle due e mezza o alle due e mezza. Non c’erano altre alternative.
Iole osservò: – Forse è proprio vero che deve capitare qualcosa. Se no per quale motivo tutte avremo accettato l’invito di Claudia? La cosa più facile da fare sarebbe stata inventare una scusa e rimanere tutte quante a casa.
– È vero – concordò Federica. – Sai che la cosa è strana? Appena ho scoperto dell’invito, saranno state le otto di stamattina, quando ho acceso il cellulare e ho visto il messaggio che mi ha mandato Claudia alle quattro di stanotte, ho confermato a Claudia che sarei andata. Non mi è passato per la testa nemmeno per un attimo di rimanermene a casa. C’è qualcosa che non mi quadra, in questa storia, e voglio scoprire di che cosa si tratta.
– È come se fossimo tutte quante vittima di un incantesimo – intervenne Milù.
– Tu pensa a guidare – la zittì Iole. – E portaci da Serena.
– Okay. Peccato, mi terrò per me quello che so…
– Che cosa sai?
– Già, infatti, che cosa sai?
– Lo scoprirete dopo, ragazze. Adesso dobbiamo andare da Serena, l’avete detto anche voi.
– Ehi, ma così non vale – esclamò Federica. – Fammi capire. Tu sai qualcosa che noi non sappiamo e non ce lo vuoi dire?
– Siete voi che non volete che io mi distragga mentre guido, perché potrei ritardare di qualche secondo. Quindi aspetterete.
– Ma è una cosa che riguarda Claudia? – volle sapere Iole.
Milù confermò: – Esattamente. Si tratta del sogno che ha fatto Claudia stanotte. Il sogno che l’ha convinta a svegliarci alle quattro di mattina. Peccato che con voi non ci sia riuscita… In tal caso avrebbe parlato del sogno anche con voi.
– È per via di questo sogno che era così strana e che ci ha chiesto di incontrarla, mi pare di capire – disse Iole. – Ebbene, vuoi spiegarci di cosa si tratta?
– Lo scoprirai tra poco, ti ho detto – rispose Milù. – Tempo due minuti e saremo da Serena.
– Sono le 14,24. Si faranno le 14,26, forse le 14,27. Non arriveremo per tempo.
– Ti ringrazio, Fede, per avermi aggiornata sull’orario. Ma state tranquille, arriveremo da Claudia per tempo.
– In sei minuti tu vorresti arrivare da Claudia?
– Sono convinta che le due e mezza sia un orario convenzionale. Come quando ad esempio deve venire a casa tua qualcuno che è solito tardare, e tu gli dici di venire alle tre perché così alle quattro arriverà. Noi non siamo delle ritardatarie croniche, quindi sono convinta che Claudia ci aspetti per le due e quaranta o giù di lì.
Federica rise.
– Ora pensi di poterle anche leggere nella mente?
– Non oserei mai pensare di poter fare una cosa così complicata, onestamente. Ma non perdiamoci in chiacchiere. Andiamo a raggiungere Serena.
Le tre ragazze proseguirono in silenzio per quasi un chilometro, svoltando in diverse strade secondarie. Fino al momento in cui, finalmente, raggiunsero il luogo in cui Serena abitava. Stavolta fu Federica a scendere per farla salire a bordo. Serena andò a piazzarsi sul sedile posteriore, alle spalle di Federica.
– Ecco, finalmente ce l’avete fatta ad arrivare – commentò la nuova arrivata. – Mi sembrava di sciogliermi, al sole.
– Ma perché non sei rimasta ad aspettare in casa? – le chiese Iole. – Ti avremmo fatto uno squillo mentre arrivavamo…
– Non lo so, mi è venuto spontaneo scendere – disse Serena. – Con più di mezz’ora d’anticipo, per giunta.
– Lo dicevo, io, che c’è qualcosa di strano – intervenne Federica.
– Eh, sì, Fede, mi sa tanto che hai ragione.
– Mi sembra ormai chiaro che c’è qualcosa di strano – disse Milù. – Prima il sogno di Claudia, poi la nostra strana reazione al suo appuntamento…
Serena le domandò: – Anche tu sai del sogno?
– In un certo senso.
– Te l’ha raccontato Claudia stamattina?
– No.
– Come sarebbe a dire?
– Oh, non farci caso, mi sono espressa male. Non è che l’ho immaginato, semplicemente intendevo dire che me ne ha parlato stanotte. Erano le quattro quando mi ha chiamata.
– Ha cercato anche me a quell’ora.
Iole le fece notare: – Ci ha cercate tutte, a quell’ora.
– Subito dopo essersi svegliata di soprassalto per via di un sogno strano che aveva fatto – aggiunse Serena.
– Proprio così. E si è stupita del fatto che avevate i cellulari spenti.
Federica rise.
– Era l’unica cosa di cui non stupirsi, credo.
– Sono d’accordo con te – confermò Milù. – Sta succedendo di tutto, da questa notte a questa parte. Secondo me siamo impazzite tutte quante, se ora stiamo correndo a raggiungere Cla.
– Felipe è una fonte autorevole – le fece notare Serena.
– Felipe? – chiese Federica, stupita.
Iole le fece eco: – Appunto, che cosa c’entra Felipe?
– C’entra eccome – rispose Milù. – Stanotte Claudia ha sognato Felipe e lui le ha detto che dovevamo riunirci tutte oggi pomeriggio perché sarebbe capitato qualcosa. Non si trattava di un semplice presentimento, ma di quello che Claudia ha definito un sogno premonitore.
– Un sogno premonitore? – chiese Iole. – Addirittura?
– Sembra strano, ma è così.
Serena aggiunse: – Non ha detto di avere sognato Felipe, a me. Mi ha detto espressamente che Felipe le è apparso in sogno.
– Più passa il tempo e più mi sembra di perdere tempo – disse Federica. – Da quando Claudia fa sogni premonitori?
– Probabilmente da stanotte – disse Milù.
– Sicuramente da stanotte – concordò Iole.
Federica scosse la testa.
– È tutto un casino, non ci si capisce nulla, in questa storia. Spero di vederci più chiaro quando arriveremo da Cla.
Serena, come trasognata, osservò: – Sarebbe stato bello se fossi stata io a sognare Felipe. Non mi è mai capitata una tale fortuna.
– Sarebbe stato solo un sogno, in ogni caso – le fece notare Federica. – Che senso ha desiderare di sognare una persona, se poi il sogno finisce?
– È un discorso troppo filosofico per i miei gusti – intervenne Milù. – Ti prego, Fede, parla d’altro.
– Perfetto, tanto qualcosa di cui parlare ce l’ho. Il mio orologio dice 14,29. Anzi, 14,30, scattate proprio ora. Sei ancora convinta del fatto che non faremo tardi?
– Non ne sono convinta, lo ammetto, ma non mi pare un grosso problema. Mi sorprende che sia proprio tu a preoccupartene, Fede. Hai detto che ti sembra di perdere tempo. Quindi, se per te è solo una perdita di tempo, non dovrebbe farti differenza arrivare da Cla alle due e mezza, alle due e tre quarti o alle tre.
– No – disse Serena. – Alle tre sarebbe troppo tardi. E forse anche alle due e tre quarti.
Federica si girò di scatto a guardarla. Sembrava ipnotizzata.
– Che cosa vuoi dire? – le chiese.
– Credo che Claudia voglia che arriviamo là prima di quell’orario. Anzi, non si tratta di Claudia. Se è stato Felipe ad apparirle in sogno, è Felipe che vuole che ci riuniamo tutte prima di quell’ora. Quindi, Milù, sbrigati. Non possiamo fare aspettare Felipe.
Milù rise.
– Sere, ti rendi conto che in questo momento Felipe sta disputando le qualifiche di un gran premio? E che noi a quest’ora dovremmo essere tutte quante davanti ai nostri televisori a guardarcele, quelle qualifiche, anziché di essere su una strada che si scioglie per il caldo, su una macchina senza aria condizionata dentro alla quale ci sono più di quaranta gradi?
Serena sembrò tornare alla realtà.
– Me ne rendo conto, certo, che Felipe sicuramente non sta pensando a noi. Nemmeno sa chi siamo. Però Claudia l’ha sognato e un motivo deve esserci. Se non ci fosse un motivo, noi non saremmo qui, appunto, ma davanti alla TV. Pensa, faremo ancora in tempo, se deviassimo verso casa mia, a vederci la Q3. Però non lo facciamo. Io credo che, tutto quello che sta avvenendo, accada per una ragione ben precisa.
– E quale sarebbe questa ragione? – volle sapere Milù.
– Ancora non la conosciamo, ma sono sicura che presto la scopriremo.
Federica scosse la testa.
– Non solo Claudia, ma anche Serena ormai è totalmente presa da questa storia – constatò. – Ragazze, cercate di non allontanarvi troppo dalla realtà. Felipe non sa chi siamo, non sa nemmeno che esistiamo e che siamo sue ammiratrici. Quindi mi pare eccessivo dire che è lui che ci ha ordinato di incontrarci.
– Sarà anche eccessivo – intervenne Iole, – Ma è così. È l’unica cosa che abbiamo appurato finora e non possiamo fare a meno di accettarla.
Federica abbassò di scatto gli occhi sull’orologio.
– Sono le 14,33. Ragazze, il nostro ritardo è davvero mostruoso!
Milù le fece notare: – Si tratta di due minuti.
Con sorpresa di tutte, Federica disse: – Anche due minuti possono cambiare radicalmente il corso degli eventi. E non solo due minuti, anche due secondi.
Sembrava avere subito una strana metamorfosi. Fino a qualche istante prima era pronta a giurare che quello che stava accadendo quel pomeriggio fosse una follia senza senso, adesso le cose erano cambiate. Milù non ebbe il tempo di sorprendersene.
– Eh, sì, si sta davvero facendo tardi – concordò di lì a poco.
Accelerò, per quanto le fosse possibile lungo quelle strade che sembravano un labirinto. Mancavano due strade alla via del mercato.
– Che ore sono? – chiese.
Ora mancava una strada alla via del mercato.
– 14,34, già scattate da un po’.
Scattarono le 14,35, mentre Milù svoltava verso l’ultima strada.
– Guarda, c’è un parcheggio libero proprio qui.
“Che fortuna” pensò Milù. Accanto al marciapiede, poteva entrarvi direttamente senza fare mille manovre. Si affrettò a parcheggiare, dopodiché scese, fece scendere Iole che era seduta verso di lei, richiuse la portiera e fece girare la chiave mentre Federica e Serena scendevano dall’altra parte. Corse poi dall’altro lato a chiudere a chiave anche l’altra portiera (la chiusura centralizzata è un optional e la macchina era senza alcun optional).
Il parco era proprio in fondo alla strada.
– Che facciamo? – chiese Serena.
– Corriamo – rispose Federica, senza esitare.
Milù fece per obiettare, ma vide le altre tre correre verso la meta. Non poté fare a meno di imitarle, mettendosi a correre a propria volta.
– Aspettatemi! – le pregò.
Le tre nemmeno si girarono indietro. Milù le inseguì e a fatica, al momento in cui tutte entravano nel parco, riuscì a raggiungerle.
Il parco era deserto, soltanto Claudia seduta su una panchina. Le quattro ragazze la raggiunsero.
– Siete qui, finalmente – disse Claudia. – Temevo che mi avreste dato buca.
– Scusaci, c’era traffico per strada – mentì Milù. Si capiva benissimo che era una scusa campata in aria, ma Claudia sembrò non farvi caso.
– Non fa niente. Ancora non è successo nulla, credo.
Federica lanciò una fugace occhiata all’orologio: segnava le 14,38.

3.
– Adesso devi spiegarci cosa ci sta capitando, però – disse Federica.
– Non è facile, ragazze…
Claudia sembrava imbarazzata, con le altre quattro in piedi davanti a lei, come a farle da pubblico.
Federica insisté: – Hai parlato con Serena e con Milù di un sogno. Che cosa c’è di vero in tutto questo?
– Il sogno è vero – rispose Claudia. – Cioè, l’ho fatto davvero, non me lo sono inventata. E, per quanto possa sembrare strano, non ho mai fatto prima d’ora un sogno così tanto reale. Ho capito subito che non si era trattata di una coincidenza. Felipe mi ha parlato e mi ha detto che dovevamo fare qualcosa.
Le sembrò che gli sguardi delle sue amiche fossero un po’ perplessi.
– Mi credete, vero? – domandò.
– Sì, ti crediamo – rispose Federica. – Quello che ci è successo ci ha portate a crederti. Se non ci fosse nulla di vero, non ci sarebbe motivo, per noi, di essere qui.
Claudia ammise: – Non è stata una bella mossa quella di staccarvi dal televisore proprio durante le qualifiche. Piuttosto, qualcuna di voi ci stava guardando?
Tutte le altre negarono.
– Però mentre aspettavo sotto casa c’erano i miei vicini con la TV accesa su Raidue – disse Serena. – Ho sentito che al primo turno aveva fatto l’ultimo tempo il nuovo della Toro Rosso… E anche le BMW e le Force India erano fuori.
– Quest’anno le BMW sono proprio peggiorate – osservò Milù. – E pensare che un anno fa Kubica era in lotta per il titolo.
– Mi pare che ci sia proprio Kubica in ultima fila – aggiunse Serena. – È dietro anche alle Force India.
– Ma che cosa ci sta a fare la Force India in Formula 1? – disse Iole. – Non ha mai fatto un solo risultato decente. Mi risulta che non abbia nemmeno mai ottenuto punti…
– E allora? – chiese Milù. – Per quanto ne sappiamo noi, prima che la stagione sia finita Fisichella potrebbe perfino ottenere una pole.
Tutte le altre risero. A parte Claudia.
– Fisichella in pole su una Force India? – le chiese. – Perché hai parlato di Fisichella in pole?
– Niente di che, era una battuta. Mi sembrerebbe un po’ strana una pole della Force India. Penso che se Fisichella riesce a ottenere una pole con la Force India, poi lo potrebbero prendere anche in Ferrari.
– Ma che dici, Milù? – chiese Claudia.
Era visibilmente scossa.
Iole le domandò, sorridendo: – È pensare a Fisichella che ti fa questo effetto?
Claudia disse, o meglio, recitò: – “Nella vita tutto è possibile, e se Fisichella riuscirà a ottenere una pole con la Force India prima di passare in Ferrari, allora è possibile anche quello che accadrà domani. Ma non devi essere sola, Cla…”
– Che stai dicendo? – le domandò Serena, sorpresa ma non troppo. Erano già capitate cose ben più sorprendenti fino a quel momento, ormai non si stupiva più, se Claudia si metteva a ripetere chissà che cosa.
– Non lo sto dicendo io – rispose Claudia. – O meglio, l’ho detto io adesso, ma sono le prime parole che mi ha detto Felipe nel sogno di stanotte. E mi ha chiamata per nome.
– Comunque una Force India in pole mi pare abbastanza improbabile – disse Iole. – È l’ultima ruota del carro, ti sfido a trovare qualcuno che sia peggio.
– Chissà, magari il prossimo anno, con i nuovi team – osservò Claudia. – La Lotus, la Virgin e la HRT non mi pare che diano grandi garanzie…
– Virgin e HRT? – chiese Milù. – Sarebbero? I nuovi team che entreranno, sono la ManorGP, la Campos Meta e la USf1. E la Lotus? Che c’entra la Lotus? Saranno tre i nuovi entranti.
– La USf1 non entrerà – disse Claudia, con sicurezza. – Per motivi di budget, non entrerà.
– Eh, no, qui c’è qualcosa che non quadra – osservò Serena. – Adesso conosci anche il futuro, Cla?
– Non lo so – ammise Claudia, un po’ sorpresa. – Che ho detto? Virgin? HRT? In effetti non so che cosa intendevo dire. Per i nuovi team è vero, si chiamano Manor e Campos.
– Va beh, lasciamo stare – tagliò corto Serena. – Non siamo qui per parlare della Campos né tanto meno della HRT o come si chiama. Abbiamo altro di cui occuparci. Il sogno di Claudia, per esempio.
– Direi di sì – concordò Iole. – È giunto il momento che ci spieghi una volta per tutte come sono andate le cose.
Claudia annuì.
– Ero qui, seduta su questa panchina dove sono ora. Avevo freddo, nonostante fosse estate e ci fosse un caldo allucinante. Come oggi, appunto. E all’improvviso, dietro di me, sentivo qualcuno che mi metteva una mano su una spalla. Mi sono girata indietro e ho visto Felipe…
– Tutti questi sogni a te capitano? – scherzò Iole.
Claudia ignorò il commento e proseguì: – Nel sogno non mi sorprendevo di Felipe. Qualcosa mi diceva che era proprio lui che stavo aspettando, anche se fino a quel momento non lo sapevo. Ci siamo guardati negli occhi per un attimo e l’ho visto abbassare lo sguardo. Gli ho chiesto che cosa ci facesse lui nel parco in quel momento. La sua risposta è stata quella che vi ho ripetuto poco fa. “Nella vita tutto è possibile, e se Fisichella riuscirà a ottenere una pole con la Force India prima di passare in Ferrari, allora è possibile anche quello che accadrà domani. Ma non devi essere sola, Cla…”
– Strano che abbia parlato di Fisichella e della Force India – osservò Iole. – E poi, scusa, come sarebbe a dire che Fisichella passerà in Ferrari? Per quanto ne so è previsto l’arrivo di Alonso in Ferrari per il prossimo anno.
– Anche tu con questa storia? – chiese Milù. – Alonso non è ancora stato confermato e Massa e Raikkonen hanno il contratto anche per il prossimo anno.
– I contratti in F1 a volte valgono quanto la carta igienica – le ricordò Iole.
– Sarà come dici tu… Comunque, Claudia, puoi andare avanti?
– Sì, certo. Io stessa, nel sogno, mi sono sorpresa del fatto che mi parlava di Fisichella. Gli ho chiesto: “Dì un po’, Felipe, che cosa ti viene in mente? Fisichella in Ferrari? Ma non accadrà neanche tra un milione di anni, quanti anni avrà? Trentasei o trentasette, è troppo vecchio per andare in Ferrari… Anzi, mi pare un po’ troppo vecchio per la Formula 1 in generale.” Felipe ha riso e mi ha detto: “Ma che dici, Claudia? A quell’età è ancora un giovincello, figuriamoci che il prossimo anno Schumacher di anni ne avrà già quarantuno.”
Serena la interruppe: – Questo che cosa c’entra? Schumacher non corre più da anni… Sì è ritirato alla fine del 2006, non c’entra nulla!
– È quello che penso anch’io. Comunque Felipe ha parlato di Schumacher, va beh, chi se ne importa. Nel sogno non gli ho chiesto spiegazioni. Anche nel sogno, si vede, avevo ancora la capacità di fare ragionamenti seri. E così, anziché parlare di Fisichella o di Schumacher, gli ho semplicemente chiesto che cosa ci facesse nel parco.
– E lui? – volle sapere Iole.
– Niente, mi ha detto: “Sono venuto qui per avvertirti che domani pomeriggio non devi essere sola. Devi chiamare le tue amiche, Serena, Iole, Fede e Milù, dovete esserci tutte e cinque.” E io: “Ma per che cosa? Non capisco…” Felipe mi ha detto che non importava capire, almeno non per il momento. Solo che dovevo fare in modo che voi veniste qui. Dovevamo trovarci tutte insieme, oggi pomeriggio. Gli ho chiesto a che ora. E lui mi ha detto: “trovatevi per le due e mezza, per sicurezza, così nessuno farà tardi”…
S’interruppe e guardò le altre.
– E poi? – chiese Milù. – Che altro è successo?
– Niente – ammise Claudia. – Il sogno è finito qui. Mi sono svegliata di soprassalto e la voce di Felipe che mi diceva di essere qui oggi alle due e mezza, insieme a voi, mi rimbombava in testa. Ho guardato la sveglia, segnava le 3.52. Ho provato a telefonarvi, ho fatto il numero di Serena, ma niente. Poi ho chiamato Federica, anche lei era spento. Iole idem. E poi finalmente ho trovato Milù. Le ho spiegato in linea di massima di che cosa si trattava e, con mia sorpresa, ha accettato l’appuntamento senza opporre resistenza. Ne sono stata felice, ovviamente, dovevo saltare la parte più complicata: convincerla ad accettare. Mi sono detta che, se avevo convinto lei telefonandole alle quattro di notte, potevo convincere anche voi con i messaggi che vi avevo mandato. Ed è stato così, a quanto vedo. Voi vi siete accordate per venire in questo parco a quest’ora. E così voi siete arrivate, esattamente cinque minuti fa.
Federica la corresse: – Quattro minuti fa.
– Questo non ha importanza – disse Claudia. – O forse sì…
Le parole le si bloccarono in bocca. Le altre quattro la videro scossa da un brivido. Com’era possibile rabbrividire con quella temperatura?
– Claudia, stai bene? – le chiese Federica.
– Per un attimo ho avuto un colpo di freddo – rispose Claudia. – E ho tuttora freddo. Temo che sia successo qualcosa, adesso. Anzi, non ho dubbi, deve essere successo qualcosa.
– Ma che cosa? – replicò Federica. – Non so se l’hai notato, ma non è accaduto nulla di evidente.
– Anch’io, all’improvviso, ho avuto come un colpo di freddo – intervenne Serena, sedendosi alla sinistra di Claudia. – Oh, sì, sta accadendo qualcosa.
– Questa situazione sta iniziando a scocciarmi – disse Federica, in tutta sincerità. – Mi volete spiegare che vi prende? E pensare che adesso, anziché essere qui, potevo starmene seduta in poltrona a guardare che cosa combinava Felipe nella Q1. O forse nella Q2. Sì, guardando l’ora, probabilmente la Q2 ancora deve finire. Pensa, Cla, magari Felipe otterrà la pole e noi ci stiamo perdendo tutto!
– Ma quale pole – ribatté Milù. – Quest’anno non c’è storia. Senza dubbio in pole ci sarà una delle Brawn GP.
– Molto probabile – confermò Iole. – Oppure una Redbull.
– E se oggi fosse stata la volta buona? – chiese Federica. – Insomma, mai dire mai. Poteva…
Anche le sue parole si spensero.
– Che c’è, Fede? – le chiese Iole. – Anche tu ti senti un po’ strana?
– Un po’? – disse Federica. – Non lo so, forse ha ragione Cla.
– Ha senza dubbio ragione Cla – confermò Serena.
– Mi gira la testa. Anch’io ho bisogno di sedermi.
Federica si sedette accanto a Serena e in quell’istante anche Iole domandò a Claudia: – Potresti spostarti un po’ più in là? Anch’io sento il bisogno di sedermi. È come se mi sentissi mancare la terra sotto i piedi.
– Sono l’unica che non sente niente di particolare? – domandò Milù, stupita.
– Così pare – rispose Claudia. – Io comunque mi sento un po’ meglio. Il freddo è passato. Deve essere vicino il punto di svolta, ormai.
– Punto di svolta? – chiese Milù. – Ti è chiaro adesso di che cosa stai parlando?
– Non troppo – ammise Claudia. – Ma mi sento più vicina a scoprire di che cosa si tratta. Vedi, Milù, ho come l’impressione che qualcosa sia già successo e che soltanto ora potremo averne la conferma.
– La cosa, tutto sommato, sembra farsi intrigante – intervenne Iole. – Mi sento un po’ stordita, ma anch’io sto iniziando ad ambientarmi. Mi sto convincendo che c’è davvero un motivo per cui siamo qui, e che non è follia.
Claudia sorrise.
– Oh, no, certo che no. Non è follia. È come se Felipe ci avesse chiamate qui. Lui voleva che venissimo qua. Anche se ancora non ne capisco il motivo.
– Sono sicura che lo capiremo – disse Serena.
– Può darsi – concordò Federica, ma solo a metà. – Quello che non riesco a comprendere è come faremo a capire.
– Lo scopriremo, ogni cosa a suo tempo – rispose Claudia.
– Spero che sia così.
Mentre Federica pronunciava queste ultime parole, Claudia guardò Milù. Era l’unica che era rimasta in piedi, di fronte a loro.
– Siamo proprio delle maleducate, non ti abbiamo nemmeno fatta sedere… Certo, non c’è più tanto spazio, però…
Si fermò di colpo, guardando l’espressione di Milù. I suoi occhi sembravano stravolti, mentre guardava il nulla davanti a sé. Il nulla, o forse qualcosa. O forse qualcuno…
– Milù, il momento fatidico è arrivato anche per te? – domandò Claudia. – Sapevo che sarebbe accaduto anche a te. Ragazze, stringiamoci un po’, facciamola sedere prima che svenga.
– Oh, no – disse Milù, sottovoce. E per chi la conosceva fu sorprendente: Milù raramente parlava sottovoce. – Va bene così, ragazze, non preoccupatevi.
Continuava a guardare davanti a sé, come stordita.
– Milù, ti sei incantata, per caso? – le domandò Serena.
La ragazza non rispose. Così, lentamente, Serena si alzò e si girò indietro.
– Non è possibile – mormorò.
Lentamente anche Claudia, Iole e Federica si girarono e videro.
Videro un ragazzo che si avvicinava a loro. Un ragazzo di ventotto anni, che in apparenza poteva dimostrarne meno, con i capelli scuri e uno sguardo da bambino. Indossava una maglietta rossa e un paio di jeans. Procedeva verso di loro.
– Io svengo – disse Iole. – Questa è la volta buona che svengo.
– Anch’io sto per svenire – concordò Claudia.
Quel ragazzo era sempre più vicino, anche se la sua figura appariva confusa, quasi sfuocata.
– Ragazze, siamo sicure che non stiamo sognando? – chiese Serena.
– A questo punto anch’io inizio a crederlo – rispose Federica.
Milù si avvicinò più che poteva alla panchina su cui tre di loro erano ancora sedute (non avevano il coraggio di alzarsi perché temevano di stramazzare a terra svenute).
– Ve l’avevo detto, c’era un motivo se Felipe ci voleva tutte qui – disse finalmente Claudia.
Ormai il nuovo arrivato distava da loro poco più di un paio di metri e non vi erano dubbi: si trattava di Felipe Massa in persona.

4.
– Beh, che c’è? – chiese Felipe. – Perché mi guardate a quel modo?
Le cinque ragazze lo fissarono, ammutolite. Perfino Claudia, che fino a qualche istante prima era stata in grado di parlare. Ora Felipe distava non più di un metro da loro. Le ragazze si accorsero che teneva qualcosa nella mano destra.
– Che cos’è? – chiese Federica, riuscendo a trovare la voce.
Le sue parole sbloccarono Claudia.
– Scusa, ma ci capita di avere Felipe qui davanti e tu gli chiedi che cosa tiene in mano? Se riesco ad alzarmi senza svenire, io lo riempio di baci!
Felipe indietreggiò di qualche passo.
– Ricordati che ho una moglie, Cla – disse, con il suo accento brasiliano.
– Me lo devo proprio ricordare? – scherzò la ragazza.
Felipe sorrise.
– Non metterti strane idee in testa. E comunque la domanda di Federica è giusta, che cos’ho in mano? Ve ne parlerò tra un po’.
– Sai il mio nome? – gli chiese Federica. – Tutto questo non è possibile… Ragazze, stiamo di nuovo sognando. O meglio, io ho appena iniziato a sognare…
– Se è così che vuoi vedere le cose, allora si può dire che stai sognando – ammise Felipe. – Io, però, preferisco vedere tutto da un altro punto di vista.
Claudia gli domandò: – Perché sei venuto da noi? E soprattutto, come può essere che tu sia qui con noi?
– Questo posto vale come un altro. Avevo bisogno di qualcuno che scegliesse ciò che non posso scegliere io.
Felipe aveva uno sguardo triste.
– Che cosa vuoi dire? – gli chiese Claudia.
– Voglio dire che mi ritrovo ad un bivio e soltanto voi potete indicarmi la strada da seguire. Ma non dobbiamo parlarne adesso. Non possiamo parlarne adesso, c’è altro di cui parlare. La cosa che ho portato con me, comunque, è una clessidra. Vedete, la sabbia sta già calando. Prima che abbia finito di scendere, dovrete prendere la vostra decisione.
Le cinque ragazze si guardarono a vicenda senza capire.
– Mi sembra tutto così strano – disse Federica. – Sono convinta che sia davvero un sogno. E poi, non offenderti, Felipe, ma mi sembri così irreale… Voglio dire, ci sei, ma sembra quasi che tu non ci sia… Sentiamo la tua voce, ti vediamo, ma sembra che tu debba svanire da un momento all’altro.
– Non svanirò – la rassicurò Felipe. – E poi anche voi potreste fare lo stesso effetto, non ci avete pensato?
– Hai ragione. L’importante è che tu sia qui. Che cosa importa se prima o poi ci sveglieremo e tutto questo si perderà? Quello che conta è quello che stiamo vivendo in questo momento.
Un filo di tristezza tentava di emergere dalla sua voce. Federica era ancora convinta che ciò che stava vivendo non fosse reale.
– Tu non dimenticherai mai quello che sta accadendo in questo momento – rispose Felipe. – Di questo puoi starne sicura, Federica. Nessuna di voi dimenticherà.
– Lo spero – disse Federica. – Io non voglio dimenticarti.
Finalmente anche Iole ritrovò la voce: – Ragazze, mi pare che siamo un po’ scortesi. Felipe è venuto qui da noi e noi lo facciamo stare in piedi? Chi si offre di fargli un po’ di posto?
Tutte si alzarono di scatto allontanandosi dalla panchina.
– Vieni pure a sederti, Felipe – lo invitò Claudia.
Felipe rifiutò.
– Non sono venuto per rimanere qui. O meglio, forse torneremo qui, quando il nostro tempo finirà, ma al momento dobbiamo spostarci.
– E perché mai? – chiese Claudia. – Si sta bene qui, almeno ci sono un po’ di alberi che fanno ombra.
– Tra poco capirete tutto. Ma dobbiamo andarcene.
– Va bene, ti portiamo dove vuoi. Siamo sulla macchina di Milù.
– Ah, con la macchina di Milù…
Felipe si girò verso Milù.
– Quella Punto parcheggiata laggiù in fondo, vero? – le domandò, indicando il luogo in cui avevano parcheggiato poco prima.
– Questo è davvero troppo! – esclamò Milù. – Insomma, tutto ciò ha dell’incredibile. Come sarebbe a dire, Felipe? Oltre a conoscere il mio nome sai anche che macchina ho? E poi, ragazze, che ne sapete che io voglio far salire Felipe in macchina? Staremo troppo stretti, in sei, là dentro, e poi c’è un po’ di confusione…
Felipe le chiese: – Se io ti chiedessi di portarmi da qualche parte sulla tua macchina rifiuteresti?
– Oh, certo che no – si affrettò a dire Milù. – Parlavo con Claudia. Se certe cose me le chiede lei, è una cosa. Se me le chiedi tu in persona è una cosa completamente diversa.
– Non sapevo di fare questo effetto su di te…
– Non farci caso. È che non pensavo che ti avrei mai incontrato, specialmente non oggi. Quindi c’è ancora un certo “effetto sorpresa”, per così dire.
– Anche voi siete sorprendenti, ragazze. Siete proprio come credevo.
Serena, all’improvviso, gli domandò: – Scusami tanto, Felipe, ma che cosa ci fai tu qui, nella nostra città? Non dovresti essere altrove? Non dovresti essere in pista a qualificarti, a migliaia di chilometri da qui?
– Forse – rispose Felipe. – O forse no. Sai, Sere, non sempre la realtà è quella che viviamo. Io potrei anche essere una proiezione di me stesso in questo luogo…
Serena lo guardò, confusa.
– Quindi, se tu fossi una proiezione di te stesso, non saresti reale.
– Anche tu potresti essere una proiezione di te stessa – le fece notare Felipe.
Milù intervenne: – Come sarebbe a dire? Quindi anche noi saremmo irreali?
– Siamo tutti reali – disse Felipe, porgendole la clessidra. – Avanti, prendila in mano, dimmi se non è vera…
Milù prese la clessidra.
– Oh, sì, è reale.
– Ebbene, se è reale questa clessidra, anche noi lo siamo.
Milù fece per restituirgliela.
– Tienila tu – disse Felipe.
– Io? – chiese Milù. – Perché?
– Tienila. Così ti renderai conto del tempo che scorre.
– Oh, per questo c’è l’orologio.
– Diciamo che per il momento puoi anche fare a meno dell’orologio. È il tempo rimanente in questa clessidra ad avere importanza. E ora, ragazze, andiamocene via da qui. In qualunque altro posto, ma andiamocene da qui.
– Come vuoi – accettò Milù. – Ma dobbiamo proprio andare alla macchina?
– Infatti, prima vorremmo farti vedere il posto dove ci ritroviamo noi d’estate, quando non sappiamo che cosa fare – disse Claudia.
– Non c’è problema – rispose Felipe. – Portatemi dove volete, purché sia fuori da questo parco.
E così le ragazze lo condussero poco lontano in una sorta di giardino abbandonato. Lì accanto vi era una sorta di chiosco con le serrande abbassate.
– Qui l’anno scorso c’era una gelateria – disse Serena. – Poi è fallita e hanno chiuso. Non ci viene più nessuno, qui. Solo noi.
Felipe sorrise, sedendosi a terra, sull’erba. Le ragazze lo imitarono.
– Sono felice che mi siate capitate proprio voi – disse lui.
Claudia sorrise.
– Che cosa intendi dire?
– Presto ve lo spiegherò – le assicurò Felipe. – Piuttosto, ditemi un po’, che cosa volete raccontarmi di voi?
– Davvero vuoi sapere qualcosa di noi? – gli chiese Serena.
Era la prima volta che un personaggio famoso, e soprattutto un suo idolo, le chiedeva di parlargli di sé e la cosa la lasciava di stucco.
– Pensi che poi me lo dimenticherò, vero? – replicò Felipe. – In un certo senso hai ragione. Purtroppo, temo, quando il tempo di quella clessidra sarà finito, potrei non ricordare più niente di quello che sto vivendo in questo momento. Ma la decisione, naturalmente, è vostra.
– Stai dicendo che possiamo essere noi a decidere se farti avere memoria di quanto accaduto oggi pomeriggio? – domandò Claudia.
– Proprio così.
– Allora è chiaro che sceglieremo questo!
Felipe abbassò lo sguardo.
– Il prezzo che dovrò pagare per questo sarà alto, ma la scelta, come ho detto, sta a voi.
– Non capisco…
– Non devi capire, Cla. Non ora. Piuttosto, raccontatemi qualcosa di voi.
Fu quello che le ragazze fecero, nel tempo immediatamente successivo. Nel frattempo qualche granello di sabbia scivolava lungo la clessidra.
– Che strano – osservò Milù, dopo avere parlato di sé a Felipe. Era stata l’ultima a presentarsi. – Sembra che la sabbia, a poco a poco, inizi a scendere più velocemente. Prima cadeva giù soltanto qualche granello, mentre ora il ritmo è incrementato.
– È normale – le disse Felipe.
Milù non capì. Stava per chiedere chiarimenti al ragazzo, quando lui cambiò totalmente discorso.
– Dato che non posso raccontarvi molto di me che voi già non sappiate, se volete posso svelarvi qualche dettaglio sulla gente del mondo della Formula 1…
– Oh, certo! – esclamò Serena, entusiasta. – A proposito, c’è una cosa che mi sono chiesta per anni. Dato che tu sei il compagno di squadra di Raikkonen, che mi dici? L’hai mai sentito fare un discorso di più di dieci parole?
Felipe rifletté un attimo.
– Uhm, sì, un paio di volte. Stavamo facendo tra di noi degli apprezzamenti sull’aspetto di alcune ragazze-ombrellino.
Serena rise.
– Non ce lo vedo Kimi a fare apprezzamenti sulle ragazze.
– Anche lui ha dei lati oscuri.
Claudia gli domandò: – E di Schumacher che cosa ne dici? Che cosa ne pensi di una sua possibile seconda carriera nel motociclismo? Secondo te come se la cava?
Felipe scoppiò a ridere.
– Lasciamo stare che è meglio. Sono convinto che ognuno dovrebbe fare il proprio mestiere…
Le ragazze sorrisero.
– Anche voi, mi pare di capire, pensate che Michael non sia così eccezionale sulle due ruote.
– Esatto. Ci siamo fatte questa impressione, e vediamo che condividi.
Felipe annuì.
– Io se avessi quarant’anni e sette titoli vinti anziché rischiare di spaccarmi delle ossa correndo in moto me ne starei tutto l’anno a prendere il sole alle Canarie. Uhm, no, alle Canarie forse no, è il luogo d’origine di Raquel Alonso e non vorrei che lei e Fernando venissero a passarci le vacanze. Ne ho già abbastanza di vedere Fernando in ambito professionale senza dovermelo ritrovare anche lì. – Scoppiò a ridere. – Figuriamoci che il prossimo anno me lo ritroverò anche come compagno di squadra…
– Allora è vero? – chiese Iole. – Alonso passerà in Ferrari?
– Così pare – rispose Felipe.
– Che due scatole, ci sono sempre brutte notizie – disse Claudia. – Mi sta sulle scatole Alonso!
Milù, preoccupata, domandò a Felipe: – Ma tu sei sicuro che resterai in Ferrari il prossimo anno?
– Sì, certo. Perché, ti dispiacerebbe se io lasciassi la Ferrari?
– Io voglio soltanto vederti in pista e, se possibile, vederti vincere. Peccato che quest’anno il campionato abbia preso questa piega e che Button abbia vinto e stravinto quasi tutte le gare, finora, ma io conto su di te come campione del mondo 2010.
– Eh, magari, sarebbe bello – disse Felipe. – Però tutto sommato credo che avrai modo di sorridere lo stesso, quando il prossimo mondiale finirà.
– Che cosa vuoi dire? – gli chiese Milù.
– Anche di questo ne parleremo più tardi.
Federica, come colta da un dubbio improvviso, volle sapere da Felipe: – È vero che la USf1 non riuscirà ad entrare nel prossimo campionato?
– Perché lo vuoi sapere? – chiese Felipe, sorpreso.
– Non lo so, prima ci è capitato di parlare dei team che entreranno nella prossima stagione e Claudia si è messa a dire cose strane…
– Nulla di strano sul fatto che la USf1 non entrerà. E, soprattutto, non aspettatevi sorprese. Né la Virgin né la HRT saranno delle nuove Brawn GP, anzi, saranno delle carrette assurde, specie la HRT.
Claudia rimase a fissarlo a bocca spalancata.
– Vuoi dire che anche tu hai visto nel futuro?
– Sì, Cla. Quello che mi sorprende è che siate riuscite a vedere nel futuro anche voi. E soprattutto, se avete visto nel futuro, mi sorprende che non sappiate perché sono qui e che cosa voglio da voi.
– Oh, no, non lo sappiamo affatto. Non riusciamo a capirlo. Nessuna di noi stava guardando le qualifiche, oggi, a causa del nostro incontro, ma per quanto ne sapevamo tu dovevi essere là a qualificarti per la gara di domani e non qui seduto per terra di fianco a una gelateria chiusa per fallimento.
– Nella vita non si può mai sapere che cosa ti accadrà. E io sono qui. Con voi.
Milù intervenne: – Ora la sabbia scende più velocemente. Può essere che si fosse inceppata?
– Niente affatto – rispose Felipe. – È normale che scenda a quel modo. Se siamo in una realtà parallela, non è detto che valgano le stesse regole che sulla realtà “ufficiale”.
– Realtà parallela? Sembra una di quelle storie di fantascienza senza né capo né coda…
– No, Milly, non è una storia senza né capo né coda.
– Milly? Mi hai chiamata Milly?
– Perché, non posso? Se possono farlo i tuoi genitori e qualcuno dei tuoi amici, perché non posso farlo anch’io?
– Certo che puoi farlo. Solo, non sapevo che conoscessi questo diminutivo…
– Invece lo conosco. Prima vi ho chiesto di raccontarmi le vostre storie, e mi sono reso conto che già le sapevo. Arrivando in questa sorta di dimensione parallela ho avuto la possibilità di conoscervi fin da subito, così come so che la Manor diventerà Virgin, la Campos diventerà HRT, la USf1 non entrerà nel prossimo campionato, la Toyota si ritirerà e…
Serena lo interruppe: – La Toyota si ritirerà?
– Oh, certo. E la Lotus entrerà. Ma nulla avrà a che vedere con la vecchia Lotus e sarà un team malese.
Iole disse: – Parlavi di dimensione parallela. C’è un modo per uscire da questa dimensione parallela e ritornare a vivere tutti la nostra realtà?
– Dipende da che cosa intendi – rispose Felipe. – Sappi che, in ogni caso, quando la sabbia avrà finito di cadere, la vostra realtà vi verrà restituita. E vi ricorderete ogni singolo istante che avete passato con me.
– E tu? – chiese Iole. – Tu devi finire questa stagione e lasciarli tutti spiazzati. Noi siamo tutte dalla tua parte, ti vogliamo vedere sul gradino più alto del podio!
– Per questo credo che sarà necessario aspettare parecchio.
– Intendi per via dell’inferiorità rispetto a Brawn e Redbull? Attenderemo.
– Ci sono altre cose di cui tenere conto, ma non importa. Sono sicuro che aspetterete senza problemi.
– Oh, certo – dichiarò Serena. – Per te questo e altro.
– La cosa mi dà molto sollievo – disse Felipe. – Come ho già avuto modo di dirvi, sono felice che siate capitate proprio voi a dover decidere del mio futuro. So che, qualunque decisione prenderete, sarà quella giusta.
– Sono felice che tu dica questo di noi dopo così poco tempo – rispose Milù. – È un onore sapere che ti fidi di noi.
– Come vi ho detto, è come se vi conoscessi da sempre. Sapevo tutto di voi prima ancora che me ne parlaste, e questo significa tanto. So che se state dalla mia parte non è solo per amore per la Ferrari, che ve ne importa relativamente…
Milù lo interruppe: – Per quanto mi riguarda, della Ferrari non me ne importa proprio nulla! Io starei dalla tua parte anche se arrivassi sempre ultimo su una Toro Rosso! L’ammirazione che ho per te non dipende dal colore della tuta che porti, tu vieni prima di ogni team.
– …Stavo dicendo, so che mi fido di voi. Ed è per questo che tra poco dovrete passare a una fase successiva.
– Ovvero? – chiese Claudia.
– Nulla di troppo complicato, Cla. Dovete portarmi in giro per la città, in un posto da cui io, da solo, non conoscendo le strade, non sia in grado di tornare autonomamente al luogo in cui ci siamo incontrati. Se devo tornare là, per tornarmene poi alla mia vita, deve essere soltanto grazie a voi, perché voi lo volete.
– Ma noi non ti riporteremo là – disse Serena. – Io, piuttosto che rivederti in pista, preferisco averti con me! Magari risvegliarmi ogni mattina accanto a te.
– Ti ricordo, approfittandone per ricordarlo anche a tutte le altre, che c’è Raffaela che mi aspetta, nel mio mondo.
– Eh, già, a quanto pare Raffaela è molto meglio di noi…
– Ragazze, se l’ho sposata un motivo ci sarà! Adesso potete decidere del mio futuro, ma non potevate farlo il giorno del mio matrimonio.
Sorrise. Un sorriso radioso, nonostante sembrasse fatto di nulla. Il tempo era trascorso, ma Felipe era ancora circondato da un alone di immaterialità.

5.
– Allora, ragazze, dove mi portate? – chiese Felipe, alzandosi in piedi.
I suoi jeans erano pieni di erba secca e a Claudia sfuggì una risatina. Quando si alzò a sua volta, però, ebbe modo di notare che anche la sua gonna si era riempita di fili d’erba.
– Aspetta, te li tolgo – disse Felipe. Le si avvicinò e cercò di pulirle la gonna come meglio poteva.
Claudia rabbrividì, nel momento in cui Felipe sfiorava le sue gambe.
– Ti prego, resta con noi. Non tornartene dove devi andare. Che cosa ce ne importa se questa è una realtà parallela? Pur di averti qui con me, io sono felice di stare in una realtà parallela.
– Non è facile come puoi credere. Come ti ho detto, quello che stiamo vivendo ora finirà in ogni modo allo scadere del tempo che abbiamo a disposizione. L’unica variante è come finirà.
Sorrise e fece cadere a terra l’erba che aveva sui pantaloni. Poi si avvicinò di scatto a Milù, la afferrò per un braccio e la sollevò. La ragazza, spiazzata, per poco non cadde. A cadere fu però la clessidra.
– Allora, tu che sei la mia autista, dove mi porti? – le chiese Felipe.
– Dove vuoi – rispose Milù. – Sei tu che dai gli ordini, oggi pomeriggio.
– Mi dispiace, cara, ma io non conosco questa città. Quindi per me una strada vale l’altra.
Si chinò a raccogliere la clessidra.
– Questa non dobbiamo dimenticarcela, okay?
– Okay.
Anche Serena, Iole e Federica si alzarono in piedi, togliendosi l’erba secca dai vestiti.
– Direi che possiamo tornarcene alla macchina – confermò Milù. – Aspettate, però, mi è venuta un’idea…
Senza nemmeno preoccuparsi dell’erba che le era rimasta sui pantaloncini, frugò nella borsa alla ricerca del suo telefono cellulare così scassato. Mentre apriva lo sportellino, questo rischiò di staccarsi dal resto, ma per fortuna rimase attaccato. Milù premette il pulsante che indirizzava verso la fotocamera digitale e disse: – Mettetevi tutti vicini. Ci vuole una foto per celebrare l’evento. Non ci capita tutti i giorni di incontrare Felipe Massa!
Claudia obiettò: – Dato che io l’ho sognato stanotte e sono stata io a darvi questo appuntamento, vorrei per prima cosa una foto dove ci siamo solo io e lui.
Si mise vicina a Felipe, tenendolo tutto per sé abbracciandolo.
Milù mise a fuoco e scattò. Sorpresa inaspettata: l’unica cosa che le comparve sul display era una fotografia del giardino maltenuto che c’era alle loro spalle. “Forse ho inserito lo zoom e ho inquadrato qualcos’altro” si disse la ragazza, poco convinta, notando che oltretutto l’orologio segnava un orario quantomeno improbabile. Com’era possibile che fossero passati soltanto quattro minuti dal momento in cui lei e le amiche avevano raggiunto Claudia nel parco della via del mercato? No, c’era qualcosa che non quadrava.
– Questo arnese mi sta abbandonando, credo – disse. – Riprovo comunque a fare un’altra foto.
Riprovò, ma il risultato fu lo stesso.
– Va beh, ci penso io con il mio – intervenne Federica.
Provò a svolgere la stessa operazione e, nonostante il suo telefono fosse perfettamente intatto e la fotocamera digitale avesse sempre funzionato che era una meraviglia, l’immagine che catturò fu la medesima.
– Com’è possibile? – commentò Federica. – Non riusciamo a fare foto. O meglio, le facciamo, ma noi non veniamo, nell’inquadratura.
Felipe, con aria perplessa, rispose: – Probabilmente è sempre per il fatto della realtà virtuale. Credo proprio che sia impossibile fare foto. Nessuna fotocamera può rilevare la nostra immagine…
– Oh, no! – esclamò Claudia. – Adesso Graziana non ci crederà mai, quando le racconteremo di averti incontrato!
– Graziana? – chiese Felipe.
– È una nostra amica, anche lei tua fan – rispose Claudia. – Volevo dirle che ti avevo incontrato, sarebbe stata felicissima… E invece niente!
Felipe le domandò: – Non ti basta essere tu a sapere di avermi incontrato? Che bisogno c’è che lo sappiano anche gli altri?
– Ma non era per darmi delle arie… Era solo perché sarebbe stata felice di saperlo…
– Ma io voglio che sia tu ad essere felice di saperlo. Tu, Iole, Sere, Milù e Fede.
Claudia sorrise.
– È così strano che tu sia qui… Davvero, non riesco a capire.
– Se ti può consolare, nemmeno io riesco a capire – le confidò Felipe. – Se le cose andassero per il verso giusto, a questo punto non sarei qui. Credevo che non sarebbe accaduto nulla, invece quel presagio si è avverato…
– Presagio? – domandò Claudia.
– Stanotte ti ho sognata – le rivelò Felipe.
Le altre ragazze si fecero interessate.
– Tu hai sognato Claudia? – intervenne Serena. – Ma non è possibile! Tu la sognavi mentre lei sognava te?
– Io non sapevo che Claudia mi stesse sognando – disse Felipe. – Soltanto oggi, quando mi sono staccato dalla mia realtà e sono precipitato qui, ho capito che quello che mi aveva detto nel sogno era vero.
Claudia gli chiese, con voce strozzata: – Che cosa ti ho detto nel sogno? Spero niente di brutto…
– Diciamo che potevo avere notizie migliori – rispose Felipe. – Non ci ho creduto fino all’ultimo. E poi, quando ho sentito che mi stavo allontanando dalla mia realtà e precipitando in un’altra dimensione, ho capito che era tutto vero. Che da lì a una frazione di secondo sarebbe accaduto ciò che mi avevi annunciato e che il mio destino è nelle tue mani. Nelle vostre mani. Basterà che una di voi mi riaccompagni nel luogo in cui ci siamo incontrate, e tutto andrà come già so.
– Immagino che con questo tu intenda dire che vivrai quel futuro che già conosci – disse Milù.
– Proprio così – confermò Felipe. – Purtroppo, però, quando tornerò nella mia realtà, non ricorderò niente di quel futuro che già ho visto. Voi, invece, vi ricorderete ogni cosa che vi dirò. Così indubbiamente ricorderete che i nuovi team saranno Lotus, Virgin e HRT, che la Toyota si ritirerà…
– Vuoi dire che quando te ne andrai non ce lo dimenticheremo? – chiese Federica.
– Proprio così. Non dimenticherete né questo né me. Ah, se volete saperlo, non fidatevi dei rumours sul ritiro della Renault. Soltanto la BMW e la Toyota si ritireranno a fine stagione. Ma la BMW verrà rilevata dalla Sauber.
Claudia esclamò: – Ma è fantastico! Il team con cui hai debuttato tornerà ufficialmente in Formula 1! Dì un po’, chi saranno i piloti? Per caso qualcuno che ha il tuo stesso charme?
– Non so che charme abbia Kobayashi secondo te, comunque lui verrà confermato agli inizi del 2010 – disse Felipe. – E come compagno di squadra avrà De La Rosa.
– De La Rosa? – chiese Milù, sorpresa. – Ma se non corre da anni!
– De La Rosa sarà alla Sauber la prossima stagione.
Claudia osservò: – Mi fa uno strano effetto pensare a De La Rosa con la tuta blu della Sauber indosso…
– Tuta blu? Niente affatto. La Sauber non sarà più blu come una volta. E soprattutto non sarà più sponsorizzata dalla Petronas.
– Stai scherzando? – chiese Federica. – Non ci credo.
– Niente affatto. La Petronas andrà a sponsorizzare la Mercedes. Ah, a proposito di Mercedes, vi svelo in anteprima una notizia che farà venire un colpo a tutti i ferraristi. Quindi, ragazze, se siete ferrariste sfegatate, potreste morire all’istante…
Milù lo rassicurò: – Nessuna di noi è ferrarista al punto tale da morire. Per quanto riguarda la Mercedes, però, c’è una cosa che non mi è chiara…
– Lo immaginavo. Ti dico subito come stanno le cose: entrerà al posto della Brawn GP. E la Brawn GP vanterà il singolare record di avere conquistato, in un unico anno di attività, sia il titolo piloti sia il titolo costruttori.
Claudia esclamò: – Quindi Button vincerà il mondiale!
– Passi subito alle conclusioni – osservò Felipe. – Chi ti dice che il mio amico Rubinho non possa avere qualche chance?
– La realtà. Button quante gare ha vinto finora? La maggior parte. E Barrichello nessuna.
– Stai tranquilla, anche Barrichello salirà di nuovo sul gradino più alto del podio.
Claudia fu felice della notizia.
– Sai, Felipe, Rubens è il mio pilota preferito, dopo di te, naturalmente. È stato uno dei miei idoli e ancora adesso spero che possa ottenere dei buoni risultati. Sono felice di sapere che vincerà qualche gara. Ma il mondiale lo vincerà Button, vero?
– Eh sì, ci hai visto giusto.
– Lo immaginavo. Ha dominato la stagione, finora, e probabilmente continuerò a dominare.
Felipe negò.
– Su questo hai visto male. Button non vincerà più una gara, da qui alla fine della stagione. Però ne vincerà qualcuna il prossimo anno quando sarà in McLaren.
Serena intervenne: – Button in McLaren? E che razza di novità sarebbe?
– È un dato di fatto – rispose Felipe. – Button vincerà il titolo e poi andrà in McLaren.
– E alla Brawn? – chiese Claudia. – Resterà Barrichello? Ti prego, dimmi che resterà, io lo voglio vedere in Formula 1 per qualche anno ancora…
– E lo vedrai – confermò Felipe. – Ma non alla Brawn GP. Alla Williams. E otterrà anche qualche buon risultato, il prossimo anno.
– Ne sono felice.
– E per quanto riguarda la Brawn GP, sarà rilevata dalla Mercedes, come già vi ho detto. Siete pronte per la notizia del secolo?
Le ragazze annuirono.
– Ebbene, vedrete il mio caro amico Michael in Mercedes, il prossimo anno – dichiarò Felipe.
Milù scoppiò a ridere.
– Inventati una notizia migliore, se vuoi prenderci in giro. Ma chi ci crede che Schumacher torna a correre? Se lo inventano soltanto i siti internet il primo aprile. Ma se non vado errata il primo aprile è già passato da quasi quattro mesi, ormai.
– Esatto, non siamo ad aprile ma a luglio, per cui non sto affatto scherzando. Schumacher tornerà alle competizioni. Fortunatamente su quattro ruote anziché due. Ah, per la cronaca, in Mercedes oltre a lui ci sarà Rosberg.
– E la Mercedes che risultati avrà? – chiese Federica. – Come la Brawn quest’anno?
– Niente affatto – rispose Felipe. – Riuscirà ad ottenere un paio di terzi posti, nulla di più. Non sarà particolarmente eccezionale.
– A proposito, veniamo a notizie più interessanti – disse Claudia. – E anche più immediate. Quest’anno il mondiale ormai è andato, ma sei proprio sicuro che non ti vedremo sul gradino più alto del podio?
– Sicuro al cento per cento.
– Nemmeno in Brasile?
– Ehm, no, per niente. Purtroppo in Brasile non sarò il primo a passare sotto la bandiera a scacchi. Anche se pare che la sventolerò.
– Sarebbe a dire?
– Solo il tempo ti darà questa risposta, Cla.
Claudia annuì, senza capire.
Felipe aggiunse: – Però, per fare felice la parte ferrarista che è in voi, vi avverto che Raikkonen vincerà una gara. In Belgio.
– Wow, ma è fantastico! – esclamò Federica.
Milù non sembrava altrettanto soddisfatta.
– Che c’è, Milù, non sei contenta? – le chiese Felipe.
– Sapere che un pilota della Ferrari vincerà una gara non ha il potere di rendermi automaticamente felice. A meno che il pilota in questione non sia tu.
Felipe sorrise.
– Purtroppo non sarò io. Ah, ragazze, se volete vincere dei soldi, per quanto riguarda il Belgio scommettete su una pole position di Fisichella con la Force India.
Claudia esclamò: – Stai scherzando?!
Serena aggiunse: – Nessuna di noi fa scommesse, però Claudia ha sognato che Fisichella avrebbe ottenuto una pole.
– La otterrà – confermò Felipe.
– E anche Milù ne ha parlato. Stava parlando in astratto, ma ne ha parlato…
– Si tratta sempre della realtà virtuale in cui siamo precipitati. Non eravate ancora qui presenti, prima, non eravamo presenti, però già sapevamo qualcosa. Tu, Claudia, soprattutto. Ma sono sicura che, in fondo al cuore, anche le tue amiche sanno perché sono qui.
– Ti sbagli – disse Claudia. – Io non so nulla.
– L’hai rimosso, Cla. L’hai rimosso perché eri impegnata a decifrare quello che ti stavo comunicando io. Solo che tu sei stata più lungimirante di me: hai creduto alle mie parole, mentre io, nel sogno che ho fatto stanotte, non ho creduto alle tue.
– Ed è cambiato qualcosa? – gli chiese Claudia. – Sarebbe stato diverso se tu mi avessi creduto?
– Non lo so. Forse sì, ma non credo, dopo tutto. Non avrei avuto abbastanza indizi per capire come evitare che accadesse quello che sta per succedere. Ma ti assicuro che sarebbe andato tutto molto diversamente, se io non avessi trovato te e le tue amiche ad aspettarmi. Specie se non avessi trovato nessuna di voi.
– Che cosa vuoi dire? – gli domandò Iole. – Che noi siamo determinanti per te, oggi?
– Sì, lo siete – rispose Felipe. – Voi mi avete accolto, quando sono arrivato, e mi avete portato con voi. Non so ancora se mi restituirete alla mia vita, ma so che, in ogni caso, mi fiderò di voi, qualunque cosa accada.
– Mi fai commuovere, Felipe – disse Claudia. – Davvero, credo che presto scoppierò a piangere…
– Non farlo, Cla. Non adesso, almeno.
– Ma senza dubbio piangerò quando te ne andrai.
Felipe abbassò lo sguardo.
– Possiamo lasciarti un nostro ricordo? – gli domandò Serena. – Intendo dire, quando te ne andrai. So che non è tanto, ma potrei attaccare alla tua maglia il fermaglio che ho nei capelli. Così ti costringeresti a chiederti com’è finito lì. E forse ti ricorderesti di me…
– Questo purtroppo non è possibile.
– Allora – decretò Serena, – Di certo non ti riaccompagneremo al parco della via del mercato. È fuori discussione! Se non c’è altro modo per far sì che tu possa ricordarti di noi, ti terremo con noi. Tu devi rimanere con noi!
Felipe sorrise, ma il suo non era un sorriso felice.
– Non possiamo essere così egoiste – disse Milù. – Felipe ha una famiglia, un figlio che nascerà tra qualche mese… - A proposito, Felipe, quando sarà il lieto evento? - Non possiamo costringerlo a rimanere con noi, che fino a mezz’ora fa eravamo delle estranee per lui!
– Felipinho nascerà il primo dicembre – rispose Felipe. – Comunque è strano che tu parli di mezz’ora. Il tempo in questo momento non lo stiamo misurando con le ore e con i minuti, ma con la clessidra che hai in mano.
Milù posò gli occhi sull’oggetto che Felipe le aveva consegnato.
– Ma in qualche modo, per il resto del mondo, il tempo sta scorrendo come se nulla fosse. Non posso credere che il mondo si sia fermato per noi.
– Il mondo non si è fermato per noi – le disse Felipe.
Intendeva dire che forse soltanto per loro era possibile che una frazione di secondo durasse quanto il tempo necessario alla sabbia per scendere giù, ma le ragazze non capirono. Decise che non aveva importanza, in quel momento.
– Allora, andiamo alla macchina? – chiese, facendo per avviarsi verso l’uscita dal giardino abbandonato.
– Certo – rispose Milù. – Mi farà uno strano effetto portarti in giro sulla mia macchina. Che ne dici, Felipe, vuoi guidare tu?
– Oh, no, non posso guidare la tua macchina – disse Felipe.
Claudia intervenne: – Tu, Felipe, vieni a sederti dietro. Davanti si mette Fede, e tu vieni a sederti dietro insieme a me, Iole e Sere. Non avevo mai pensato che potesse essere così emozionante stare in quattro sul sedile posteriore di una Punto. Sarà davvero stupendo!
Federica intervenne: – Non vedo perché dovrei mettermi davanti proprio io! Stacci tu davanti, Cla, ci voglio stare io vicina a Felipe e magari sedermi in braccio a lui!
– Eh, no, tu non stai seduta in braccio a Felipe! Sono io che l’ho sognato, lui ha sognato me… e quindi devo starci io!
– Appunto che l’hai sognato… Qualcosa lascialo anche a me! È da tutto il giorno che sono in giro sotto al sole per via dei tuoi sogni. Avrò almeno diritto a una ricompensa, non credi?
Si avvicinò a Felipe e lo abbracciò, facendogli gli occhi dolci.
– Vieni a sederti dietro con me, vero?
Claudia afferrò Federica per un braccio e la allontanò da Felipe.
– No, vieni con me! – disse al ragazzo.
Felipe fece per dire qualcosa, ma fu interrotto dalle parole di Federica: – Non se ne parla proprio! IO VOGLIO STARE DIETRO, VICINA A FELIPE!
Claudia replicò: – Questo se permetti non spetta a te deciderlo. Sono io la preferita di Felipe, se questa notte eravamo insieme!
Felipe, notando che la frase poteva essere equivoca, precisò: – Io ero nei sogni di Claudia, lei nei miei. È questo che s’intende.
Federica gli fece notare: – Non c’era bisogno che lo dicessi, è chiaro che tu stanotte non eri materialmente con Claudia.
– Anche perché se no – disse Claudia, ridendo, – Non stavo certo a chiamarvi alle quattro di notte. Anzi, non vi avrei chiamate per niente!
– Comunque Felipe ora si siede vicino a me – ripeté Federica. – Secondo me la sua preferita sono io…
– Te lo scordi. Felipe è mio!
Serena e Iole, che avevano assistito alla scena ridendo, decisero di intervenire.
– Non ho capito perché la preferita di Felipe dovrebbe essere una di voi – disse Iole.
– Infatti – concordò Serena. – Per quanto ne sapete, la sua preferita potrei anche essere io…
– Sognate, sognate – disse Claudia. – Felipe, è vero che la tua preferita sono io?
E Federica: – Felipe, è vero che Claudia si sta sbagliando e che sono io?
Milù, intanto, guardava preoccupata la sabbia che scendeva, con fare sempre più veloce, anche se di poco. Fortunatamente c’era ancora tanta sabbia che doveva calare e vi erano buone speranze che quella situazione durasse il più a lungo possibile. Certo, trovava che Claudia e Federica avrebbero anche potuto smettere di litigare per decretare chi tra loro fosse la favorita di Felipe, e in effetti sperava che la finissero in fretta… Ma loro sembravano non avere intenzione e ora era Claudia che stava abbracciando Felipe, mentre Federica tentava di allontanarla da lui.
Ma Claudia continuava a ripetere: – FELIPE È MIO!
Federica replicò: – Perché non lo chiedi a lui, se si ritiene tuo? A questo punto posso dirlo anch’io, che FELIPE È MIO!
Felipe tagliò corto: – Basta, ragazze! È inutile che litigate per me, perché tanto lo sapete che il mio cuore appartiene a Raffaela. E per quanto riguarda chi deve sedersi davanti e chi dietro, ho un modo per risolvere il problema.
– Davvero? – chiese Claudia. – Spero che non sia mandare me davanti.
– E nemmeno me – disse Federica. – Ho voglia di sedermi in braccio a te.
– Ci vado io davanti – rispose Felipe. – E se vuoi sederti in braccio a qualcuno, siediti pure in braccio a Cla!
Milù esclamò: – Finalmente possiamo andare?!
– Direi di sì – disse Felipe. – Piuttosto, la clessidra com’è messa?
Milù gliela mostrò.
– C’è ancora tempo. Meglio così. Queste due non mi hanno fatto perdere troppo tempo.
Il suo tono era fintamente brusco, ma in realtà il suo sguardo dimostrava che tratteneva a stento il suo splendido sorriso.
Felipe e le ragazze si avviarono, sotto il sole di luglio. Lentamente la sabbia continuava a scendere, mentre in quel pezzo di mondo nulla sembrava muoversi.

6.
– Fa ancora più caldo – osservò Iole, mentre percorrevano il lungo tratto di strada che li separava dall’automobile.
– Non vedo l’ora che venga l’inverno – disse Claudia, distrattamente. – Ne ho abbastanza di questo caldo torrido.
Gli altri rimasero in silenzio, con aria apparentemente pensierosa. Anche Iole e Claudia, dopo quel rapido scambio di battute, tacquero. Finché fu Federica a rompere il silenzio.
– Senti un po’, Felipe, dato che conosci il futuro, il campionato alternativo siamo sicuri che non ci sarà?
– Ma quale campionato alternativo! – ribatté Felipe. – Stai scherzando? Ci sarà un campionato solo. Come sempre.
– Questo mi pareva chiaro – disse Claudia. – Mi è sempre stato chiaro.
– Quindi immagino che tu non abbia fatto parte della gran parte di appassionati preoccupati dall’idea che la Ferrari potesse uscire dal mondiale e partecipare a un altro campionato…
Milù intervenne: – Piano con questo discorso. Non si tratta solo della Ferrari. In pratica pareva che nel campionato 2010 dovessero rimanere solo Williams, Force India e scuderie campate in aria e uscite dal nulla. A proposito della Force India, non fallirà quindi?
– Oh, niente affatto. Anzi, farà addirittura dei progressi. Diciamo che sarà più o meno una scuderia da mezza classifica.
Iole guardò Felipe con la bocca spalancata per lo stupore.
– Cioè intendi dire che quella carretta otterrà dei miglioramenti? Ma scusa, quindi se la Force India migliorerà, chi arriverà ultimo in tutte le gare?
– Il nome di per sé immagino che ti dica poco, ma si tratta della solita HRT di cui abbiamo avuto modo di parlare. A proposito, ragazze, se qualcuna di voi è una sostenitrice di Sakon Yamamoto, può apprestarsi a festeggiare: a luglio dell’anno prossimo lo vedrete ricomparire al volante di una HRT.
– Oh, che gioia! – esclamò Milù, con spiccata ironia. – Yamamoto è sempre stato il mio idolo… A proposito di 2010, come andrà a finire il rientro di Villeneuve? Tornerà anche lui?
– Quello purtroppo no.
Milù non riuscì a mascherare un’espressione di trionfo.
– Non ti piace Jacques? – le chiese Felipe.
– Te lo confesso, per niente – rispose Milù. – Sono sempre stata allergica alla sua presenza, diciamo. E anche alla presenza di Yamamoto. Sulla HRT a mio parere dovrebbe rimanerci Chandhok per tutta la prossima stagione.
– Chi è Chandhok? – domandò Iole. – Non è per caso uno della GP2 con le sopracciglia estremamente folte?
– Sì, e passerà in Formula 1 l’anno prossimo alla HRT. – La ragazza rimase pensierosa per un attimo. – Ehi, ma come faccio a sapere queste cose? In linea teorica io non conosco il futuro. Anzi, non solo in linea teorica. Per esempio non ho alcuna informazione certa su Michael in Mercedes… Non so come faccio a sapere di Chandhok alla HRT.
Federica propose: – Forse è l’effetto Chandy.
– Può darsi.
– A proposito – disse Iole, – Dato che sai dell’arrivo di Chandhok in Formula 1, sai per caso se si sfoltirà un po’ le sopracciglia?
Milù rise.
– Non credo che questo accadrà mai.
– Infatti non accadrà – confermò Felipe. – Comunque, ragazze, se continuate così divento invidioso. Ci sono io qui con voi, non uno qualsiasi dei miei colleghi, quindi non vedo perché dobbiate parlare sempre e solo di Chandhok.
– Esatto, parliamo di te – disse Claudia. – Ci hai rivelato che sarà Button a vincere questo campionato. Quindi per vedere il tuo nome nell’albo d’oro dovremo aspettare fino a novembre 2010. Ma il titolo arriverà, immagino…
Felipe negò.
– Non sarà una gran stagione per me. Diciamo che ho visto giorni migliori.
– Tipo oggi? – gli chiese Claudia con un radioso sorriso.
– Mhm… diciamo che anche oggi non è uno dei miei giorni migliori. Non per voi naturalmente, ma per il resto.
– Va beh, comunque… Io pensavo che avresti vinto il titolo tu, nel 2010. Sei proprio sicuro che non ci siano possibilità?
– Sicurissimo. Come ho già detto, sarà una stagione difficile. Dovrà passare un anno a partire da adesso prima che io possa anche solo immaginare di poter vincere una gara… Una gara che non finirà come sperate.
– Cosa intendi dire? – chiese Serena.
– Lasciamo stare – rispose Felipe. – Se ci penso adesso, mi dico che è impossibile, che io non farei mai quello che farò tra un anno. Eppure, a quanto pare, accadrà.
– Si tratta di destino? – volle sapere Serena.
– Non parlerei esattamente di destino. Diciamo che oggi, quando per me il tempo si è fermato, o forse è semplicemente cambiata la percezione che ne ho io, ho avuto modo di scoprire che cosa accadrà nel futuro. Non mi sono spinto oltre il 2010, non voglio vedere così a fondo. Forse potrei vedere cose spiacevoli, e preferisco non conoscerle in anticipo, quelle. Anche se, a dire la verità, tutto quello che so ora lo dimenticherò quando tornerò alla mia realtà, quindi non mi farebbe molta differenza. Diciamo forse che non volevo vedere eventuali cose spiacevoli in questo momento. E soprattutto, se decideste che non posso tornare alla mia vita, vorrei continuare a illudermi che comunque qualcosa di buono l’avrei combinato.
Felipe sorrise lievemente.
– Lasciamo da parte i discorsi filosofici – disse Claudia. – Hai detto che non vincerai il titolo, la prossima stagione. Allora chi lo vincerà?
Prima che Felipe potesse rispondere, Iole intervenne: – Mi sembra chiaro. Lo vincerà Fernando.
A questo punto Felipe scoppiò a ridere.
– Eh, no, qui ti sbagli di grosso – rispose. – All’ultima gara, quando sembrerà che il titolo si decida tra lui e Webber, sarà Vettel a recuperare quindici punti e a diventare campione del mondo. Il più giovane campione del mondo di sempre.
– Va beh, dai, non è male – osservò Federica. – Tutto sommato Vettel mi piace, come pilota. Credo che, per celebrare la sua vittoria del titolo, potrei lasciargli un po’ di spazio nel mio avatar e nella mia firma su forumcommunity…
– Anche a me piace Vettel – disse Milù. – E poi siamo più o meno della stessa generazione, lui è dell’87 e io dell’88… Finalmente dimostrerà al mondo che i miei coetanei trionferanno, prima o poi!
Felipe ribatté: – Ragazze, non celebrate troppo la cosa. Capisco se vi avessi detto che sarò io a vincere il titolo, però fare tutti questi commenti su Vettel mi pare un po’ esagerato.
– Non sarai invidioso? – gli chiese Federica. – Guarda che sono sicura che Seb mi avrebbe presa in braccio, non come te che ti sei rifiutato.
Claudia la fulminò con lo sguardo.
– È fuori discussione, se qualcuna di noi deve sedersi in braccio a Felipe quella sono io!
Federica stava per replicare, ma Felipe la mise a tacere: – Non ricominciate, se no appena saliamo in macchina vi butto giù entrambe dal finestrino. In ogni caso, Fede, non osare paragonare Sebastian a me. Lui non lo incontrerete mai in una realtà parallela!
– Sopravvivremo anche senza – disse Federica. – Diciamo che, per il momento, ci basti tu. Piuttosto, sei sicuro di quello che hai detto prima?
– A che cosa ti riferisci, nello specifico?
– Ai quindici punti che Sebastian recupererà in una gara. È impossibile, dato che al vincitore vanno dieci punti.
– Sogna, sogna… Credi che Bernie riuscirà a resistere alla tentazione di stravolgere il sistema di punteggio?
– Oh, non mi dire che ci metterà lo zampino Bernie… Che cosa farà esattamente?
Felipe la rassicurò: – Niente di che. Semplicemente i punti andranno fino al decimo classificato e il vincitore ne prenderà venticinque. Tipo il motomondiale.
– Non pronunciare termini profani – ribatté Milù. – Il motomondiale è profano rispetto alla Formula 1, non puoi paragonare le due cose!
– A volte il motomondiale e la Formula 1 si fondono – le ricordò Iole. – Prendi Valentino e i suoi test in Ferrari.
– Per lungo tempo ho pensato che non ci fosse niente di peggio che questa mescolanza tra due e quattro ruote – ammise Milù. – Credevo che Valentino Rossi al volante di una formula 1 fosse particolarmente stonato. Credevo che vedere Rossi su quattro ruote fosse la cosa più allucinante che poteva accadere nel mondo dei motori.
– E poi? Hai cambiato idea?
– Sì, sì. C’è ben di peggio. Tipo Schumacher su due ruote, per citare un esempio.
Serena rise.
– Ragazze, ma quanta strada c’è ancora per arrivare alla macchina? – domandò Felipe, all’improvviso.
– Con questo passo da processione – rispose Milù, – Di tempo ce ne vorrà ancora tanto.
– E la clessidra? Com’è messa?
La ragazza si affrettò a mostrargliela.
– Che ne dici, Felipe? Dobbiamo andare più in fretta?
– Oh, no. Per il momento mi pare di capire che c’è ancora parecchio tempo che possiamo trascorrere insieme.
– Immagino che tu ne sia felice.
– Sì, certo, ma devo ammettere che non mi dispiace così tanto guidare una Ferrari F2009. In un certo senso, avrei preferito continuare a svolgere quell’attività senza intoppi. Ma mi dovrò accontentare di voi. E senza dubbio sarete voi ad essere ben più felici di me, ora che mi avete qui.
– Su questo non ci sono dubbi, è chiaro che siamo felici. Toglimi una curiosità, però. Tu ti sei staccato dal tuo mondo mentre eri in pista, mi sembra di capire.
Felipe annuì.
– Che ne è stato di te, allora? – gli chiese Claudia.
– Già, appunto – disse Iole. – Ci devi delle spiegazioni, mi pare.
– Sì, può darsi – rispose Felipe. – In ogni caso non preoccupatevi, nessuno si accorgerà della mia assenza.
– Dì un po’, Felipe, in realtà non eri più in pista. Sei uscito in Q1 e in questo momento risulti essere nascosto nel tuo privé per non incontrare i giornalisti.
– Per chi mi hai preso? – le chiese Felipe. – Non sono Raikkonen, da nascondermi per evitare le interviste! In ogni caso, no, non sono uscito in Q1.
– Anche perché – ricordò Serena, – In Q1 sono andati fuori Kubica, le due Force India e le due Toro Rosso.
– Scusa, ma tu hai seguito parte delle qualifiche? – le domandò Felipe, sorpreso.
– Niente affatto – disse Serena. – Solo che i miei vicini a quanto pare sono sordi e mentre aspettavo davanti a casa tenevano il volume al massimo. Impossibile non sentire, a meno di avere i tappi nelle orecchie. E io non li avevo. Però ho sentito soltanto chi era uscito in Q1, nient’altro. Forse qualche statistica che Mazzoni stava elencando, ma non ricordo bene. Per quanto ne so, tu potresti benissimo non avere nemmeno preso parte a quella qualifica. Anzi, tutto sommato è la cosa che ritengo più probabile.
Felipe le chiese: – Pensi che la Ferrari potrebbe fare a meno di me?
– Se fossi io a dirigere no di certo – rispose Serena. – Però sta di fatto che tu sei qui, non in pista. E al tuo posto potrebbe tranquillamente esserci Badoer.
– Per quello, temo che dovrai aspettare ancora un po’.
– Vuoi dire che Badoer correrà per la Ferrari?
– Chi vivrà vedrà.
– Non puoi darci qualche anticipazione? E poi non era Fisichella che doveva correre in Ferrari?
– Ne volete sapere un po’ troppe, ragazze. Non vi basta sapere che Vettel vincerà il mondiale il prossimo anno? E che Button lo vincerà quest’anno?
Claudia rispose, sicura: – No, non ci basta.
– E va bene, vi do un’altra informazione – si arrese Felipe. – Al gran premio del Brasile di quest’anno, quando sarà ancora in lotta per il titolo, anche se distanziato da Button di vari punti, Barrichello otterrà la pole position. Purtroppo però, in gara non sarà molto fortunato, come spesso capita a Interlagos. Forerà anche una gomma, a un certo punto, e perderà posizioni su posizioni. Proprio in quell’occasione Button vincerà il titolo.
– Quindi niente sfida entusiasmante fino all’ultima gara?
– Purtroppo no. Ma ci sarà nel 2010. Vi consiglio di non perdervi il gran premio di Abu Dhabi, il 14 novembre 2010.
Milù mostrò per un attimo segni di preoccupazione.
– Novembre 2010, quando ci sarà il passaggio al digitale. E se per caso il passaggio è proprio quella settimana e il 14 non è ancora venuto l’antennista a sistemare l’antenna? Come farò?
Felipe la rassicurò: – Lo switch-off sarà il 30 novembre, quindi avrai tutto il tempo per il gran premio di Abu Dhabi.
Con un sospiro di sollievo Milù gli domandò: – Scusa, ma conosci anche il futuro della televisione italiana, oltre che il prossimo campionato di Formula 1?
Felipe scoppiò a ridere.
– Eh, si può dire che io sia molto informato su tutto…
Iole lo interruppe: – Però non ci hai detto che ne è stato di te nella dimensione da cui provieni. Vogliamo saperlo.
– Davvero volete proprio svelare il mistero della mia presenza qui? – chiese Felipe. – Pensavo che alla fine il vostro egoismo avrebbe prevalso. Pur di avermi con voi, non vi sarebbe importato niente di sapere come sono arrivato qui. Credevo che avreste preso la vostra decisione senza volere davvero sapere…
Claudia ribatté: – Non fai che parlare della decisione che dovremo prendere come se fosse qualcosa che può avere risvolti sconcertanti. Che cosa ci sarebbe di male se scegliessimo di averti qui con noi? Potresti ricominciare una nuova vita, con noi…
Felipe negò.
– Non è così. Mi limiterei a diventare semplicemente, per voi, una specie di angelo custode. Qualcuno che vi proteggerà quando sarete in difficoltà, ma che non vi manifesterà la sua presenza materiale.
– In pratica resteresti al nostro fianco senza farti vedere?
– Proprio così.
– Ma saresti sempre accanto a noi…
– Sì.
Federica intervenne: – Quindi potresti essere tu a sederti in braccio a me, senza che io me ne accorga.
– In un certo senso sì – rispose Felipe. – Anche se, in teoria, dovrei essere io a sostenere te anziché il contrario. A sostenere voi. Tutte voi.
Iole disse: – Mi sembra di essere in una di quelle storie romantiche medievali. Solo che, per fortuna, qui non siamo nel medioevo. Non avrei mai creduto di potere vivere una simile situazione… Non faccio che dirmi che siamo state fortunate, se è capitato proprio a noi.
– Sono fortunato io, se mi siete capitate voi – disse Felipe.
– Eh, modestamente noi siamo speciali…
Claudia domandò a Felipe, a quel punto: – Se noi scegliessimo di tenerti con noi, ti mancherebbe la vita che vivevi prima?
Felipe la guardò a lungo.
– Davvero me lo chiedi?
– Perché, che cosa c’è di male?
– Niente. Ma pensavo che l’avresti capita.
– Ti mancherebbero le gare, vero?
– Sì, immagino di sì. Ma soprattutto mi mancherebbe mio figlio, che ancora non ho avuto modo di conoscere. E che dovrebbe illuminare quella vita proprio a dicembre.
Un po’ confusa, Milù gli chiese: – E se noi scegliessimo di tenerti con noi, che ne sarebbe di tutto quello che ci hai raccontato? Di Vettel campione del mondo 2010, di Alonso che perderà il mondiale all’ultima gara, del punteggio che cambierà, la prossima stagione? Anche quello non si verificherebbe?
– Credo che si verificherebbe senza di me – rispose Felipe. – Chissà, magari ci sarebbe Fisichella al mio posto… Questo non lo so. Ma credo che l’esito del campionato 2010 non cambierebbe. Anche perché non potrò essere davvero decisivo. – Fece una breve pausa. – Piuttosto, Milù, quella non è forse la tua macchina?
– Proprio così.
– Ah, siamo arrivati, quindi, finalmente.
– Così pare.
Erano distanti dall’auto soltanto dieci metri, non di più. A poca distanza da loro una scritta luminosa rossa su sfondo scuro annunciava la temperatura.
– Caspita, ci sono quaranta gradi! – esclamò Serena.
Milù alzò gli occhi verso l’insegna. Ormai la temperatura era scomparsa, lasciando spazio all’orario: mancavano poco meno di venti minuti alle quindici. La ragazza non vi fece molto caso, anche se una sensazione strana la invase. Preferì cercare le chiavi dentro la borsa, rovistando in tutte le tasche presenti.
– Ah, ecco dov’erano finite – osservò finalmente, dopo una minuziosa ricerca.
– Finalmente salirò in macchina con te – disse Felipe. – Sarà un onore.
– Stai scherzando? Sarà un onore per me averti come passeggero!
– Piuttosto, trovo davvero carina la tua macchina… Complimenti!
– Oh, i complimenti non li devi fare a me, ma ai miei genitori. Io avevo solo dieci anni quando l’hanno comprata. E poi, soprattutto, è la prima volta che vedendo una Punto del primo vecchio modello, oltretutto con un’ammaccatura per ogni lato, qualcuno mi ha detto che ho una bella macchina!
Milù aprì le portiere, con la clessidra che nel frattempo rischiò di cadere a terra, fece salire le quattro ragazze sul sedile posteriore, costringendole a stringersi parecchio, dopodiché anche lei e Felipe salirono a bordo.
– Ma quanto è scomodo qui dietro! – esclamò Federica. – E se io me ne andassi davanti in braccio a Felipe?
Felipe si girò all’indietro, la guardò e sorrise.
– Eh, no, dal primo momento che mi sono trovato un posto abbastanza comodo, non getto tutto al vento per soddisfare te. – Iole, Claudia e Serena gli gettarono gli occhi addosso, tanto che ci tenne a precisare: – E nemmeno nessun’altra verrà in braccio a me.
– Ma stiamo strette! – protestò Federica.
– Ci credi che se venissi io lì dietro con voi, saremmo in cinque ma non direste che state strette?
Milù sentì qualcuno che rideva, forse tutti ridevano, sia Felipe sia le ragazze. Lei no, nel momento in cui, mentre avviava l’automobile, si accorse di qualcosa che le parve strano. L’orologio dell’auto era rimasto indietro, cosa alquanto improbabile. Non si spiegava, in altro modo, come mai dovessero essere passati soltanto pochi minuti dal momento in cui la macchina era stata parcheggiata, al momento del loro arrivo. L’alternativa era che l’arrivo di Felipe avesse interrotto lo scorrere del tempo, ma chiaramente così non poteva essere. Doveva esserci una spiegazione logica, se non addirittura scientifica, a quanto stava accadendo.
– Ehi, cara, hai intenzione di rimanere ferma qui sotto il sole tutto il giorno? – le chiese Felipe.
In effetti si era limitata ad avviare la macchina senza lasciare il pedale della frizione, da quanto era immersa in quegli strani pensieri.
“Devo schiarirmi le idee” pensò, uscendo dal parcheggio. “Ma non adesso. Sarebbe davvero una brutta figura, se per seguire i miei pensieri andassi a sbattere contro qualcosa con tutta questa gente a bordo. E soprattutto con Felipe a bordo.”
Milù si concentrò sulla strada e su un posto in cui condurre Felipe. O meglio, tentò di concentrarsi sulla strada. Più tentava di cacciare indietro gli strani pensieri su Felipe e più gliene venivano. C’era qualcosa di poco chiaro in tutta la situazione, o meglio, di chiaro non c’era proprio nulla, e una voce dal cuore le diceva che doveva scoprire la verità. Anche se, qualcosa glielo suggeriva, poteva anche essere poco piacevole.

7.
Ore 14,35
Il vecchio bar del centro, dall’enigmatico nome FMI (nessuno sapeva quale fosse il significato di questa sigla), era deserto. Soltanto il titolare, sua moglie e la loro dipendente si trovavano all’interno del locale, in attesa che qualcuno osasse uscire di casa nonostante i quaranta gradi di temperatura. In genere i clienti non mancavano, soprattutto il sabato pomeriggio, ma quel giorno era un’eccezione.
La dipendente, che rispondeva al nome di Graziana, non distoglieva gli occhi dal televisore, sintonizzato su Raidue. In quel momento erano in atto le qualifiche del gran premio di Formula 1 di quel week-end, e in particolare la seconda sessione. Anche il titolare era abbastanza interessato alla cosa, ma sua moglie lo stava distraendo con un discorso filosofico. Parlava di sogni, e a Graziana parve di ricordare che, quando qualche ora prima aveva telefonato a Claudia per chiederle se la sera successiva voleva andare con lei al pub vicino a casa sua, anche Claudia aveva farfugliato qualcosa di incomprensibile a proposito di sogni. Di che cosa avesse parlato, non se ne ricordava affatto, e dopotutto non le interessava neanche particolarmente. Almeno non in quel momento. I suoi occhi erano fissi sul teleschermo, e le uniche emozioni che poteva provare in quel momento erano quelle che le arrivavano attraverso le immagini e i suoni che giungevano dal tubo catodico.
Intanto il titolare e la moglie continuavano a parlare:
– Soltanto nei sogni possono arrivare momenti in cui si viene proiettati da un luogo all’altro in un istante. Si tratta di qualcosa di irreale.
– A volte i sogni si confondono con la realtà. Quindi ciò che è irreale può diventare reale. O almeno si può immaginare che lo sia.
– Sarà che i sogni si confondono con la realtà… Comunque lasciamo stare, vado a raggiungere Grazy davanti alla TV.
Graziana udì i passi del titolare del bar che si avvicinava a lei.
– Allora? – le chiese. – Come sta andando? Che cosa sta combinando Lewis?
Il titolare aveva gusti decisamente diversi rispetto a Graziana. Lei, ferrarista convinta, non riusciva a capire come potesse provare interesse per la McLaren e per Lewis Hamilton. E soprattutto…
– Io ho nominato Lewis, ma Hamilton mi interessa relativamente. Che cosa sta facendo il vero genio della McLaren?
Il vero genio della McLaren, secondo il suo parere, era Heikki Kovalainen. A Graziana sfuggì una risatina.
– Perché ridi, Grazy?
– Oh, niente, lascia stare.
– Per il fatto che Heikki ha 5 punti in classifica, vero? Sono tutte sciocchezze. È tutta colpa della macchina. Kovalainen non è ancora riuscito a tirare fuori il suo vero valore, in questa stagione. Mi ricorda incredibilmente Hakkinen, entrambi sono finlandesi, sono stati tutti e due alla McLaren e sono due grandi campioni…
– Hakkinen di sicuro, ma Kovalainen…
– Grazy, tu non puoi capire queste cose. Voi ferraristi siete ciechi, vedete solo chi sta in Ferrari, non fate caso al talento di altri piloti.
– Stai tranquillo che se Kovalainen venisse in Ferrari non noterei comunque il suo talento…
– Stammi a sentire: tu non ne capisci niente di Formula 1!
– Sarà come dici tu… Molto meglio non capirne niente di Formula 1 piuttosto che credere che Kovalainen sia un fenomeno.
Il titolare scosse la testa e dichiarò: – Kovalainen è un fenomeno. Quando l’anno scorso ha vinto, in Ungheria, sono stato felicissimo. Non è da tutti essere saldamente terzo a metà gara e vincere dopo un recupero di due posizioni che sembrava a dir poco impossibile. È passato da terzo a secondo dimostrando a pieno il suo valore, e di nuovo l’ha dimostrato quando è andato a prendersi la prima posizione.
Graziana lasciò perdere l’argomento. Il suo datore di lavoro era convintissimo che, in occasione della sua prima vittoria, Kovalainen avesse “dimostrato a pieno il proprio valore”. Peccato che fosse passato da terzo a secondo perché Hamilton aveva forato una gomma, dopodiché da secondo a leader quando Massa aveva rotto il motore.
– Credo proprio che il prossimo anno sarà la volta di Kovalainen – disse l’uomo. – Avrà senza dubbio buone chance. Quelle che avrebbe quest’anno se la McLaren non fosse così una carretta. Nove punti Hamilton e cinque Kovalainen, a metà stagione… È uno strazio. Ma sento qualcosa di positivo nell’aria. Chissà, magari domani è il giorno giusto.
– Il giorno giusto per che cosa?
– Per una vittoria, naturalmente.
– Di Hamilton potrebbe anche essere, ma di Kovalainen ne dubito fermamente.
– Donna di poca fede! Vedrai, un giorno Heikki ci dimostrerà quanto vale.
Si avvicinò anche la moglie. Lei non seguiva con grande attenzione il campionato di Formula 1, ma dato che quando c’erano le qualifiche o la gara suo marito teneva sempre il televisore acceso non era totalmente disinformata e, contagiata da lui, aveva preso a considerare la McLaren il suo team del cuore. Fortunatamente, però, non era stata coinvolta dalla stessa intensa passione per Kovalainen.
– Che cosa stanno facendo di bello i due della McLaren? – volle sapere.
Graziana la guardò.
– Sono perfino più veloci delle Brawn. E soprattutto di Barrichello, che sta andando un po’ a rilento. Ma le Redbull sono più veloci di tutti.
– E quel bel ragazzo dagli occhi azzurri che corre per la Toro Rosso? – chiese poi la donna.
– Chi, Bourdais? – domandò suo marito.
– Ma quale Bourdais – ribatté Graziana. – È stato licenziato e al suo posto c’è uno spagnolo diciannovenne dal cognome interminabile.
– Quello che intendevo io – disse la donna. – Che sta facendo?
– È saldamente ultimo.
– Spero che recupererà prima della fine delle qualifiche.
– Troppo tardi. Ultimo nella Q1, non ultimo adesso.
La donna non sembrò particolarmente soddisfatta, e lanciò un’occhiata distratta al televisore.
– Ma quella è una Renault? – domandò, notando l’inquadratura di una monoposto dai colori accesi e vivaci.
– Sì, esatto, è una Renault. Alonso sta facendo degli ottimi tempi, a differenza del compagno di squadra.
Il titolare intervenne: – La cosa non mi pare un’eccessiva novità, secondo me la Renault farebbe bene a licenziare Piquet.
– I rumors dicono che potrebbe farlo a breve – rispose Graziana. – Non sarebbe una gran perdita, visti i risultati. Anche adesso mi pare che abbia l’ultimo tempo o giù di lì. Però almeno è riuscito ad arrivare in Q2, il che mi sembra un notevole passo avanti.
– Sì, in effetti, in confronto ad altre volte. Però secondo me la Renault dovrebbe cacciarlo via e mettere Grosjean al suo posto, quello ha fatto dei gran risultati in GP2, secondo me è un futuro campione, quando arriverà in Renault le cose cambieranno alla grande.
– Non ne sono particolarmente convinta…
– Io sì. L’anno prossimo la Renault con Alonso e Grosjean otterrà grandi risultati.
– Te lo scordi. Prima di tutto non sappiamo ancora se Grosjean sarà in Renault l’anno prossimo, ma una cosa è certa: Alonso prenderà il posto di Raikkonen, che tra parentesi da un anno a questa parte mi sembra che sia decisamente addormentato.
– Ehi, non criticare Raikkonen. È stato a lungo uno dei miei idoli.
– Sì, sì, lo so, quando vedi un finlandese in McLaren tu vai fuori di testa, ma sta di fatto che l’unico titolo che ha vinto l’ha vinto in Ferrari. Noi della Rossa siamo i migliori!
– Ma quali migliori… Siete troppo scontati. Solo perché siamo in Italia, non è necessario tifare Ferrari.
– È un discorso inutile, questo. Io tifo Ferrari, punto e basta. Tu tifi McLaren. Peggio per te!
Graziana rise.
La moglie del titolare, a quel punto, chiese: – E le Ferrari come sono messe?
– Mah, meglio che durante le prime gare, però le cose non vanno ancora molto bene. Raikkonen era risalito fino al terzo tempo, poco fa, ma adesso mi pare che sia settimo. E Massa è subito dietro di lui. Sono entrambi ancora in pista per cercare di migliorare, speriamo che arrivino in Q3… Se non ce la fanno vado a rovesciare tutti i tavolini!
– È una minaccia? – le chiese il titolare. – Spero ardentemente che tu non voglia fare niente di simile. Se no sei più licenziata di quanto Bourdais è stato licenziato dalla Toro Rosso!
– Bello il paragone con Bourdais. Spero però di avere fatto di più io per il tuo bar rispetto a quello che Bourdais ha fatto per la Toro Rosso.
– A me non pareva che fosse così scarso. In ogni caso un francese vale l’altro e sono sicuro che ci penserà Grosjean a tenere alto il nome della Francia in Formula 1.
– Tenere alto? Forse portare in alto… Senti un po’, secondo me tu hai dei gusti un po’ troppo strani. Prima pensi che Kovalainen sia il migliore…
– Ma lo è!
– …Poi adesso vieni a dire che Bourdais non meritava di essere licenziato… Secondo me sei tu quello che non se ne intende. Mi sorprende che tu abbia criticato Nelsinho Piquet, a questo punto non mi sarei sorpresa se dicevi che è il più bravo di tutti.
– Lo è: è il più bravo di tutti a schiantarsi da qualche parte. Comunque, in ogni caso, secondo me Grosjean è piuttosto promettente. Non vedo l’ora di vederlo in Formula 1.
– Non ti sarai innamorato anche di Grosjean oltre che di Kovalainen…
– Oh, no, non c’è pericolo: non è finlandese e non corre per la McLaren, quindi non ci penso neanche lontanamente a tifarlo. Però potrebbe dare filo da torcere a Kovalainen, quando finalmente anche per Kovalainen arriverà il momento del meritato successo.
Graziana scosse la testa. Il suo datore di lavoro era un caso patologico, si disse. Se proprio insisteva a tifare McLaren e a elogiare a ripetizione un pilota di quel team, poteva scegliere Hamilton. Almeno i suoi discorsi non sarebbero stati campati in aria come lo erano con i suoi elogi nei confronti di Kovalainen.
– A proposito di Kovalainen – disse, – Sei sicuro che sarà in McLaren anche il prossimo anno? No, perché ho sentito che il contratto gli scade a fine stagione.
– Spero che rimanga in McLaren. Se rimane, non resterà nulla per gli altri. La McLaren il prossimo anno arriverà molto migliorata, rispetto a questa stagione, e indubbiamente sarà trionfo. Heikki non mi deluderà.
– Non vorrei deluderti io, ma sembra che la Mercedes abbia fatto pressioni per avere Rosberg in McLaren.
– No, ti sbagli. Rosberg finirà in Brawn GP.
– Può darsi. Ma io sono convinta che finirà in McLaren. E che tu impazzirai per lui, dato che pur avendo cittadinanza tedesca ha origini per metà finlandesi.
La moglie del titolare disse: – In tutta sincerità io trovo che Rosberg sia migliore di Kovalainen. Non mi dispiacerebbe un’eventuale sostituzione.
– Stai scherzando? – le chiese il titolare. – Heikki è il migliore!
– Se Kovalainen è il migliore, allora probabilmente vedrò Felipe Massa dal vivo nei prossimi cinque minuti – ribatté Graziana.
Impossibile per impossibile, le sembrò quasi più possibile l’idea di vedere Massa dal vivo. Anche se si trovava praticamente dall’altra parte d’Europa.
– Sono le 14,39 – disse il titolare, guardando l’orologio. – Credi di poter vedere Massa prima delle 14,44?
– In effetti è abbastanza improbabile.
– Questo, però, non cambia la mia idea a proposito di Kovalainen. È un futuro campione del mondo.
– Sarà…
Il silenzio calò per un istante.
– Oh, sono già scattate le 14,40 – osservò il titolare, di lì a poco.
Graziana non rispose: teneva gli occhi puntati sul televisore. I distacchi tra un pilota e l’altro erano irrisori, anche se le Redbull dimostravano una velocità sorprendente. Era un fuoco di paglia o un team di cui si sarebbe sentito parlare a lungo, in futuro? In quel momento nessuno poteva dirlo, così come non si poteva accertare quale fosse l’effettiva durata nel tempo del dominio della Brawn GP. Ma la Redbull, al momento, forse poteva convincere di più, rispetto alla Brawn GP. Anche la Renault di Alonso dimostrava una velocità notevole, ma Graziana non era convinta che quel week-end fosse il momento d’oro della Renault. Negli ultimi tempi invece aleggiavano Piquet, Buemi, le due Toyota e stranamente anche Barrichello non riusciva a recuperare.
– Ma che ha combinato la Brawn? – domandò il titolare, sorpreso. – Me la immaginavo a dominare, e invece… Vuoi vedere che Button non riesce a vincere neanche domani?
– Di questo passo no – confermò Graziana. – Però probabilmente il mondiale è già affare suo. Gli altri sono troppo distaccati.
– Mai dire mai.
– Già, mai dire mai. Ma non m’interessa più di tanto. Ormai la Ferrari non ha speranze, l’unica cosa che mi interessa è che possa almeno vincere qualche gara.
– Anche la McLaren, secondo me, ha la possibilità di vincere qualche gara, prima della fine della stagione.
– Hamilton probabilmente, Kovalainen ne dubito.
– Sapevo che avresti dubitato di Kovalainen. Ma non so quanto ti convenga. Un giorno o l’altro resterai sorpresa dalle sue doti.
– Mi pare improbabile, ma faccio finta di crederti.
Attirata da qualcuno che passava lungo la strada, la moglie del titolare si allontanò dal televisore, andando verso la porta a vetri.
– È passato il nostro vicino di casa – disse, rivolta verso il marito. – Mi chiedo che cosa ci fa in giro a quest’ora, con questo caldo… Ci saranno quaranta gradi come minimo, fuori.
– Dove sta andando? – volle sapere il marito.
– Verso il supermercato. Magari starà andando a fare la spesa.
“Ma non sono in grado di badare agli affari loro?” si chiese Graziana. Evidentemente no, non ne erano capaci.
La donna guardò il vicino di casa mentre si allontanava.
– Certo che ogni tanto potrebbe anche fermarsi a prendere un caffè qui da noi – borbottò, per poi tornare verso il televisore.
Annoiata dai discorsi della donna, che ben presto coinvolse il marito in una disquisizione in merito alle abitudini del loro vicino di casa, fu Graziana ad avvicinarsi alla porta. Si chiese perché mai quel tizio, solo perché era un vicino di casa dei titolari, avrebbe dovuto per forza fermarsi a bere un caffè nel loro bar. Per quanto ne sapevano loro, poteva anche non bere mai il caffè. E soprattutto non erano affari loro.
Per un attimo Graziana ebbe l’impressione che i passi che la separavano dalla porta a vetri avrebbero avuto una durata infinita. Una sensazione che le sembrò immediatamente strana. Ancora più strana, però, fu la voce di Claudia che le rimbombava in testa. O meglio, non era la voce di Claudia ad essere strana ma il fatto che Graziana pensasse a quella voce proprio ora. Non era un pensiero che aveva scelto, ma qualcosa che, autonomamente, era giunto a sconvolgere la sua sfera mentale. Con uno stralcio della loro conversazione telefonica di quella mattina, che sembrava ormai controllarla.
– Ehi, Grazy, sono felice che tu mi abbia chiamata. Per il pub, ti faccio sapere domani, okay?
– Non riesci proprio a dirmi già oggi se sei libera?
– Forse stasera… Sai, adesso sono un po’ in apprensione per una cosa che dovrebbe accadere oggi pomeriggio… Ho fatto un sogno, stanotte…
– Un sogno?!
– Sì, ed è qualcosa che non mi aspettavo… Vedi, in quel sogno Felipe mi parlava…
– Forte come cosa! Ma perché io non faccio sogni così?! Mi piacerebbe tanto sognare Felipe! Va beh, senti, Cla, ora devo andare al lavoro. Ci sentiamo stasera, magari. Poi mi fai sapere per domani.
Si era affrettata a chiudere la loro telefonata, quella mattina. A chiudere prima del previsto, perché era più interessata alla loro uscita della sera successiva, più che ai sogni di Claudia in cui era comparso Felipe Massa. Anche a lei sarebbe piaciuto sognarlo, ma purtroppo quella notte il suo sonno non era stato “disturbato” da alcun sogno, e se lo era stato quei sogni erano ormai scomparsi nella nebbia del passato.
I passi che avevano separato Graziana dalla porta a vetri non avevano avuto durata infinita, e ora la ragazza era davanti alla porta trasparente, attraverso la quale vedeva la strada semideserta. Intanto il titolare e la moglie sparlavano del loro vicino di casa. Ancora?! Qualunque altro discorso sembrava ormai cancellato, nonostante lui tenesse ancora gli occhi puntati contro il televisore. Televisore che stava trasmettendo probabilmente l’ultimo minuto della seconda sessione di qualifiche. “Devo andare a vedere che cosa stanno facendo i due della Ferrari” cercò di dirsi Graziana. All’improvviso si era ritrovata a pensare che non era sicuro che avrebbero conservato posizioni tali da potere accedere alla Q3. Stava per tornare indietro, appunto, quando l’immagine di un istante la scosse. Le sembrò che per un attimo il mondo si fosse fermato, nel momento in cui una vecchia Punto, del modello base uscito a metà degli anni ’90, passò lungo la strada su cui il bar si affacciava. Sul sedile anteriore, opposto alla guida, c’era un uomo in tutto e per tutto identico a Felipe Massa. Di chi si trovasse al volante si vedeva ben poco, da quella posizione, ma a Graziana parve che la guidatrice avesse folti capelli simili a quelli di Milù. Sul sedile posteriore c’erano almeno quattro persone. E quella più in vista, Graziana non ebbe dubbi, era Federica.
“Sto sognando” si disse. Chiuse gli occhi per un istante e, quando li riaprì, non vide più alcuna Punto che transitava. In lontananza, però, c’era un’automobile che si allontanava. Il tempo stava scorrendo a rilento, notò Graziana, almeno per lei. Le sembrava che le parole del titolare e di sua moglie arrivassero a velocità rallentata. Che cosa stava accadendo? Lentamente si girò verso di loro. Il titolare teneva ancora gli occhi fissi sul televisore. Continuava a parlare del vicino di casa, e lentamente le sue parole gli uscivano di bocca a una velocità quantomeno normale. La moglie non guardava affatto il teleschermo. Sembrava impegnata nel suo discorso. Ma poi qualcosa cambiò. Il marito le indicava proprio la TV e su quella si posarono anche gli occhi di lei.
Ancora più lentamente di quanto si fosse girata, Graziana iniziò a dirigersi verso di loro. Stava per dire al titolare che dopotutto, se lei aveva appena visto Massa a bordo della Punto di Milù, insieme ad altra gente tra cui indubbiamente vi era Claudia, allora sì, forse Kovalainen era davvero un futuro campione del mondo e il migliore dei piloti in attività. Arrivò anche a guardare l’orologio, per accertarsi che non fossero ancora le 14,44. Mancava ancora un minuto e mezzo, forse due minuti, a quel momento. Perfetto. Poteva tranquillamente parlarne al titolare. Ma no, che cosa andava a pensare? Era forse impazzita improvvisamente? Il suo datore di lavoro sarebbe scoppiato a riderle in faccia, se gli avesse confidato ciò che aveva appena visto. Quell’immagine era durata forse una frazione di secondo, non di più. L’avrebbe accusata di avere troppa fantasia, o peggio ancora di soffrire di disturbi psichici. Indubbiamente era stata suggestione, la sua, così come era stata suggestione a farle pensare che il tempo avesse iniziato a scorrere più lentamente del normale. Certe cose nella realtà non potevano accadere. Era assolutamente impossibile, e prima se ne rendeva conto e meglio era. “Non ho visto Felipe Massa” si disse. Se lo ripeté più volte, tentando di convincersi. “E soprattutto non era in macchina con Milù, Claudia e chi altro c’era con loro.” Fece un respiro profondo e percorse il breve tratto che ancora la separava dal televisore. Si rese conto soltanto allora che il titolare e sua moglie non stavano più parlando del loro vicino di casa “talmente scortese da non fermarsi al bar a prendere un caffè per il solo scopo di compiacerli”. Avevano entrambi lo sguardo fisso sulla TV.
– Chi ha ottenuto il miglior tempo in questa sessione? – chiese Graziana.
Nessuno le rispose.
– Perché è già finita, la seconda sessione, vero?
Ancora nessuna risposta. I due, anzi, sembravano non averla nemmeno sentita.
La ragazza esclamò: – Quanti misteri! Va beh, vengo a vedere io stessa.
Finalmente giunse a destinazione: ormai aveva anche lei gli occhi rivolti alla televisione. Attese, ma proprio in quel momento venne mandata in onda la pubblicità e la prima cosa che aveva avuto modo di vedere era la schermata rossa che su Raidue annunciava questo momento. La Q2, a quanto pareva, era terminata.

8.
Le strade della città, sotto il sole di luglio, erano bollenti come non mai. L’asfalto sembrava liquefarsi sempre più e all’interno della vecchia Punto la temperatura si sentiva tutta, nonostante i finestrini completamente abbassati. Milù continuava a guidare, aveva percorso diverse strade della città, per mostrare a Felipe il luogo in cui lei e le amiche vivevano. In sintesi, però, non si era allontanata più di tanto quando, poco dopo avergli indicato il bar in cui lavorava la sua amica Graziana, svoltò a destra e poi accostò al marciapiede e parcheggiò. Fortunatamente la strada era semideserta, per cui non le fu particolarmente complicato entrare nel parcheggio. Bene, altra figuraccia risparmiata, vista la sua poca attitudine a parcheggiare con facilità.
– Dove siamo? – le domandò Felipe.
– Tu scendi e vedrai – rispose Milù. – Anche se, non illuderti, in questa città c’è ben poco di interessante.
– Ci siete voi. E mi pare più che sufficiente.
Anche le ragazze sedute sul sedile posteriore scesero, lamentandosi per tutto il tempo che avevano passato così strette.
– Si stava scomode – disse Claudia, categorica. – Senza Felipe, si stava davvero troppo scomode…
– Di che ti lamenti? – ribatté Iole. – Tu eri proprio dietro di lui… Pensa io che ero la più lontana. Non c’è proprio un minimo di giustizia al mondo…
– Io l’ho sognato – le ricordò Claudia. – E lui ha sognato me. Senza di me voi non l’avreste mai incontrato.
– Anche questo è vero – ammise Iole. – Mi chiedo perché quel sogno non l’ho fatto io…
Felipe intervenne: – Forse è stata Claudia a sognarmi perché è lei la persona che davvero avrà un ruolo determinante nel mio futuro.
Federica gli chiese: – Che cosa sarebbe questa novità? Non dovevamo essere tutte e cinque a decidere del tuo futuro?
– Per un certo verso sì – rispose Felipe. – Ma Claudia avrà anche un altro ruolo. Così credo, almeno.
Claudia rabbrividì nel calore dell’estate. La parte di sogno che aveva inconsciamente rimosso stava lottando per tornare a galla.
– Felipe, anche tu hai sognato me – disse Claudia. – Tu te lo ricordi bene il tuo sogno?
– Sinceramente non del tutto. C’è qualche punto che sto tentando di ricordare, ma non mi è facile.
– Anche a me sta succedendo la stessa cosa.
La voce di Felipe nel sogno le rimbombò in testa: “Trovatevi per le due e mezza, per sicurezza, così nessuno farà tardi”. Claudia era stata convinta fino a quel momento che il sogno si fosse interrotto dopo quelle parole.
– Ora non sono sicura di come effettivamente il sogno sia terminato – confidò a Felipe. – Non mi sono svegliata di soprassalto, è finito tutto gradualmente. Ricordo che mi hai dato appuntamento nel parco per le due e mezza, e poi… è un buco nero, tutto il resto.
– Anch’io ricordo di averti dato appuntamento, nel mio sogno – disse Felipe. – Poi è accaduto qualcos’altro…
Federica lo interruppe: – Se in quello stramaledetto sogno tu e Claudia vi siete baciati, o qualcosa del genere, per favore non dircelo. Per quanto riguarda me, almeno, è meglio non saperlo.
– Non ci siamo baciati – dichiarò Felipe, con convinzione. – Possibile che non abbiate capito che sono un uomo sposato? A casa ho una moglie fantastica, che di qui a pochi mesi darà alla luce il nostro primo figlio… Lo chiameremo Felipe, proprio come me. Chissà, magari somiglierà a me quando ero piccolo, sarà ciccione anche lui come lo ero io!
– Può darsi – disse Federica, – Ma non ho intenzione di parlare di Felipe Junior. Per quanto mi riguarda, tua moglie e il tuo futuro figlio non sono un argomento così interessante. Quello che hai sognato, però, mi interessa eccome, dato che nel sogno che hai fatto incontravi Cla. Rispondimi, quindi, Felipe: l’hai baciata?
– Niente affatto, come ti ho detto – rispose Felipe. – Quello che non capisco è come possiate essere così materialiste, a volte… E dire che dovreste essere una sorta di angeli, per me.
– Non dovevi essere tu che dovevi essere una specie di angelo custode per noi? – gli chiese Serena. – Nel caso in cui decidessimo di tenerti con noi, naturalmente.
– È un discorso troppo complicato. E comunque, da quanto ho capito dai miei sogni, sceglierete di restituirmi alla mia vera vita. Alla mia vita.
Serena ribatté: – Quei sogni non erano veritieri. Se fosse per me, ti rinchiuderei nella cantina di casa mia piuttosto che farti scappare.
– Non c’è bisogno che mi fai scappare – le ricordò Felipe. – Io non ho idea di dove siamo. Il parco dove ci siamo incontrate potrebbe anche essere dietro l’angolo, ma stai sicura che non saprei raggiungerlo da solo.
– In effetti si potrebbe dire che il parco è quasi dietro l’angolo – osservò Milù. – Anche se abbiamo fatto una strada molto lunga per giungere qui.
Lanciò uno sguardo alla clessidra. Anche Felipe si ritrovò a posare gli occhi su quell’insolito misuratore di tempo.
– Che ne dici? – chiese Milù. – Possiamo rimanere ancora?
– Certo. Siamo appena scesi dalla macchina. Piuttosto, c’è una cosa a cui ho fatto caso prima…
– Cioè?
– Hai presente il bar che mi hai indicato? Quello dove lavora la vostra amica?
– Sì, certo.
– Beh, mi è sembrato che ci fosse una ragazza, che guardava attraverso la porta, e che mi abbia visto.
Milù lo guardò, pensierosa, dopodiché gli domandò: – Come avrebbe fatto a vederti, se apparteniamo a una realtà parallela?
– Non è esattamente corretto parlare di realtà parallela. Siamo forse una realtà nella realtà.
– È quello il motivo per cui il tempo è rimasto fermo?
– Il tempo è rimasto fermo? Cosa intendi dire?
– Lasciamo stare. Forse tu non lo sai.
– Forse no, dato che non ho un orologio con me. L’unico tempo che conosco è quello della clessidra. E mi basta, senza dover pensare anche al tempo della realtà effettiva.
Claudia intervenne: – Non è così interessante parlare di orologi e clessidre, almeno secondo il mio parere. Specie se il discorso in questione dobbiamo farlo qui, sotto al sole. Ragazze, non siete molto ospitali con il nostro Felipe, mi pare. Volete farlo sciogliere sotto al sole?
– Ti ricordo che non sono fatto di ghiaccio – scherzò Felipe. – Non so perché, ma a volte mi viene da pensare che mi abbiate scambiato per il mio compagno di squadra!
– A proposito del tuo compagno di squadra – disse Milù, – Dato che hai visto nel futuro, ha intenzione di tagliarsi quei capelli, prima o poi? Capellone sta malissimo, secondo me. Ancora peggio che rasato.
– Mi dispiace deluderti, ma se li terrà lunghi…
– Oh, no! A proposito, hai detto che Alonso arriverà in Ferrari al suo posto? Allora, spiegami una cosa: che ne sarà di Kimi il prossimo anno?
– Andrà a gareggiare nei rally.
– Proprio come dicono i rumors…
– Esatto. Sembra che i rumors, di questi tempi, stiano andando per il verso giusto.
Claudia osservò: – Purtroppo ci stanno azzeccando.
– Perché dici così? – le chiese Felipe.
– Perché Nando proprio non mi va giù – rispose Claudia. – Non mi soddisfa l’idea che sarà il tuo futuro compagno di squadra. Sei proprio sicuro di non averci visto sbagliato, in proposito?
– Non è questione di avere visto nel futuro, se so che Fernando sarà il mio compagno di squadra il prossimo anno. Quello lo sapevo già anche prima.
– La cosa non mi soddisfa per niente. No, proprio no. Però sono convinta che la nostra amica Graziana ne sarà soddisfatta. Mi pare che a lei piaccia Alonso. Noi invece preferiamo tutte quante Raikkonen, se dobbiamo scegliere tra i due…
– Aspetta, non esagerare – la interruppe Milù. – Sinceramente non è che Raikkonen mi sia mai sembrato chissà che cosa… E comunque non m’interessa chi ci sarà in Ferrari. L’importante è che Felipe abbia un buon volante. Che poi sia in Ferrari, in Mercedes, in Redbull, in Williams, in Renault, in Force India o dov’è, mi basta che sia su una vettura competitiva e che possa fare sognare noi fan come ha fatto finora.
– Ma come sei gentile nei miei confronti! – esclamò Felipe. – Davvero, è emozionante sapere che c’è ancora qualcuno che mi ammira per come sono io e non per il colore della tuta che porto. Certo, è ancora da vedere se sarete felici quando vincerò un mondiale con la Virgin battendo le Ferrari… ma per il momento mi va bene così.
– Allora hai visto anche oltre il 2010? – gli chiese Serena. – Se hai visto che vincerai un mondiale con la Virgin…
– Veramente stavo scherzando. Non crederai che qualcuno possa davvero vincere un mondiale con la Virgin!
– E che cosa ne so? Non l’ho mai vista all’opera.
– Non ti sei persa nulla, ti dirò. Sarà una carretta mostruosa…
– A proposito di carrette mostruose – disse Serena, – Dato che hai nominato la Virgin, chi avrà l’onore di guidarla?
– Glock e Di Grassi – rispose Felipe.
Claudia guardò Felipe, con impazienza.
– Allora, perché non dici alle altre che ne hai abbastanza di fare queste chiacchiere qui immobile sotto al sole? – gli chiese. – Qui a tre passi c’è il centro sportivo, e dietro ai campi da tennis c’è sempre una gran ombra e un gran fresco… Perché non andiamo a parlare lì?
– Sul fatto che ci sia un gran fresco adesso ho seri dubbi – disse Iole. – Però forse hai ragione tu, ci conviene andare là.
– Esatto. Sono felice di non essere la sola a pensarlo. Che ne dite, andiamo?
– Aspetta che chiudo a chiave la macchina – rispose Milù.
Federica rise.
– Perché? Se la lasci aperta, pensi che qualcuno te la rubi?
Serena intervenne: – Forse un collezionista di auto d’epoca.
Milù ribatté: – Non si tratta di un’auto d’epoca. Ha solo undici anni. E poi ci sono affezionata.
La ragazza si avvicinò all’automobile a cui era affezionata e chiuse a chiave le portiere. Felipe e le sue amiche, intanto, si stavano già allontanando.
Il tragitto che li separava dal luogo menzionato da Claudia fu breve. Una volta giunti nei pressi del centro sportivo, non furono sorpresi nel ritrovarlo completamente deserto. E dietro ai campi da tennis c’era davvero l’ombra preannunciata dalla ragazza. Faceva ugualmente caldo, ma in quel breve tratto riparato da dei rigogliosi alberi si aveva davvero una sensazione di sollievo, specie dopo avere passato parecchio tempo sotto al sole.
Vi era una sorta di tavolo di legno, forse un po’ troppo malandato, nel bel mezzo di quello spiazzo, a cui erano accostate due panchine anch’esse di legno.
– Che ne dite, ragazze, andiamo a sederci? – propose Felipe. – Sapete, sto iniziando a diventare un po’ anziano, in confronto a voi, non potete costringermi a rimanere in piedi.
– Ma quale anziano! – ribatté Federica. – Mi sembri tutt’altro che anziano. Hai solo ventotto anni.
– Beh, un po’ più anziano di te lo sono, mi pare.
– Questo sì. Abbiamo tredici anni di differenza, in effetti… Tredici anni di differenza che, però, non ci impedirebbero di avere una relazione, se tu non fossi sposato.
– Ma quale relazione! Ragazze, mettetevelo in testa. Se io non fossi sposato è un concetto che non esiste. Ormai lo sono, e non tornerò indietro.
Si andò a sedere e immediatamente Serena e Iole scattarono verso la panchina su cui si era seduto Felipe. Serena si sedette alla sua destra e Iole alla sua sinistra. Claudia, Federica e Milù non poterono fare altro che sedersi su quella di fronte a lui. Milù, a quel punto, appoggiò la clessidra al centro del tavolo, bene in vista. La sabbia scendeva, continuava a scendere, e più la sabbia scendeva e più Felipe sembrava assumere una forma reale.
“O forse siamo noi che stiamo perdendo la nostra forma umana” pensò Milù. Ormai non era più sicura di quanto stava accadendo. Era una situazione troppo strana e irreale per potere capire anche se, Milù ne era certa, presto avrebbe avuto modo di comprendere ciò che accadeva intorno a lei. Le altre quattro ragazze non sembravano porsi il problema, per il momento. Milù le vedeva parlare con Felipe, ridere, scherzare come se lo conoscessero da sempre. Le sembrava di essere l’unica che non riusciva a comportarsi con naturalezza, in quel momento. Il tempo che si era fermato era un’idea che continuava a riemergere, dentro di lei, nonostante avesse tentato di rigettarla indietro. Non poteva essere, andava contro la logica secondo la quale aveva sempre vissuto.
– Milù, ti stai annoiando?
La voce di Felipe, che si rivolgeva direttamente a lei, riportò Milù alla realtà.
– Annoiando? Oh, no, certo che no.
– Non si direbbe, vedendoti.
– Perdonami se ti ho fatto questa impressione, ma non è così. Solo che stavo pensando. Mi stavo chiedendo come tutto questo sia possibile. Forse sono io che sto sognando, forse tra poco mi risveglierò nel mio letto e mi resterà addosso l’amarezza di chi credeva di avere realizzato un desiderio e si accorge che è stato tutto finto.
Felipe le assicurò: – Questa non è finzione. È realtà. Un tipo di realtà che non abbiamo mai conosciuto fino ad oggi, ma che ora stiamo sperimentando. È qualcosa che ci resterà nel cuore per tutta la vita, e a questo punto non mi sembra che sia tanto importante sapere che gli altri non potrebbero mai capirci.
Milù sorrise, ma fu un sorriso triste.
– Vedrai – le disse Felipe, – Andrà tutto nel migliore dei modi. Prenderai le decisioni corrette, ne sono sicuro.
– E come? – chiese Milù. – Io non so quale sia il migliore dei modi.
– Nessuno lo sa, quando deve agire. Lo scopriamo soltanto quando, se non era quello il modo migliore, non possiamo fare più nulla per tornare indietro.
– Quello che non capisco è, perché proprio io? perché proprio noi? Non bastano le decisioni che prendiamo per noi stesse? Dobbiamo decidere anche per te?
– Credimi, non lo vorrei. Ma è così che deve andare e non possiamo tornare indietro. Nessuno di noi può fare nulla per tornare indietro, adesso. Devi rassegnarti, Milù. Il vostro può essere un compito ingrato, oppure una prova da superare. Vedilo come preferisci, ma sappi che io mi fido di te. Mi fido di tutte voi.
– E allora, se ti fidi di me – disse Milù, – Spiegami come sta scorrendo il tempo. Senza giri di parole.
– Va bene – accettò Felipe. – Da quando sono arrivato qui saranno passati due o tre millesimi di secondo, al massimo quattro. Li stiamo vivendo ad una velocità diversa. Davvero non l’avevi ancora capito?
– È difficile per me capire queste cose – gli ricordò Milù. – Non sono abituata a questo genere di cose.
– Nemmeno io, se ti può consolare. È la prima volta che mi capita un’esperienza del genere. Spero anche che sia l’ultima, se devo essere sincero.
Claudia, incuriosita, gli chiese: – E se noi dovessimo decidere di non restituirti alla tua vita, il tempo cosa farebbe? Riprenderebbe a scorrere normalmente?
– Non è il tempo – rispose Felipe. – Quello sta scorrendo nel più normale dei modi, per tutti gli altri, a parte noi. È soltanto per noi che una frazione di secondo sta durando minuti e minuti.
– Va bene, allora guarda la mia domanda da un altro punto di vista: se dovessimo decidere di tenerti con noi, il tempo tornerebbe a scorrere normalmente per tutte noi?
– Senza dubbio. Quando la sabbia di questa clessidra avrà terminato di cadere, la vostra vita riprenderà esattamente come prima.
– E tu?
– Pensavo di avertelo già detto. Io ispirerò le vostre vite, se voi lo vorrete, ma non potrò in ogni caso vivere la vita che vivete voi.
– Spiegami perché, Felipe. Ti prego, voglio capire.
– Il sogno, Claudia. Il sogno che abbiamo fatto. Sei sicura di non ricordartelo? Perché, sebbene ora c’è qualcosa che mi sfugge, sono sicuro che nel sogno ti ho spiegato tutto.
– Mi è difficile far sì che tutto mi ritorni in mente. I sogni, quando sfuggono, non si girano indietro a guardarti, prima di svanire. E questo sembra essersene andato.
Ma non del tutto. La parte oscura del sogno sembrava riaffiorare, qualche volta. Che cosa le aveva detto Felipe, quella notte? “Trovatevi per le due e mezza, per sicurezza, così nessuno farà tardi”, e poi? C’era stato dell’altro, perché diamine non le tornava in mente? Sarebbe stato tutto mille volte più semplice, dal momento che Felipe non voleva sforzarsi di essere un minimo più chiaro.
“Che cosa gli costa, dopotutto?” si chiese Claudia. “Lui sa per filo e per segno quello che succederà, e l’unica cosa che si degna di dirmi è che Button e Vettel saranno i prossimi due campioni del mondo! È una follia, una vera follia.”
Mentre Claudia rifletteva, si rese conto che Felipe la guardava con un sorriso beffardo che aveva un qualcosa di enigmatico. Come tutto il resto, in ogni caso. Quel pomeriggio si era rivelato un autentico enigma, e ancora non era finito…
“Per fortuna. Per fortuna che non è finito. Per fortuna che non è ancora finito e che Felipe è ancora qui con me.”

9.
Fu come un’illuminazione fulminea, per Claudia.
“Trovatevi per le due e mezza, per sicurezza, così nessuno farà tardi.”
“Ti assicuro che ci sarò.”
“Non devi esserci solo tu. Chiama le tue amiche. Chiama Iole, Serena, Federica e Milù. Dovete esserci.”
“Ti assicuro che ci saremo.”
“Ti ringrazio, Claudia.”
“Grazie a te per avere pensato a me.”
“Non devi ringraziarmi. Non ho scelto io di pensare a te. Tu e le tue amiche mi siete capitate per caso.”
“Ma perché sei venuto da me, invece di andare da loro?”
“Perché sei tu quella che si rivelerà più decisiva di tutte. Loro possono decidere quale sarà il mio percorso, mentre il percorso che deciderai tu è un altro.”
“Ti rendi conto, vero, che non capisco di che cosa stai parlando?”
“Sì, me ne rendo conto. Ma capirai. Per te sarà tutto immediato, ti sentirai trascinare, trascinare verso di me…”
L’illuminazione improvvisa terminò mestamente, con una frase lasciata a metà che poteva significare tutto così come non significare nulla. Claudia non riusciva a ricordare altro. Come doveva accadere? Come si sarebbe sentita trascinare verso Felipe? Era seduta a poche decine di centimetri di distanza da lui, che cosa si intendeva per vicinanza? Che cosa intendeva Felipe con quel termine? Evidentemente nulla di rilevante, almeno in quel momento, dato che se ne stava a chiacchierare tranquillamente con Serena parlando di argomenti che c’entravano ben poco con quello che stava capitando quel pomeriggio. A proposito, come procedeva la giornata? Chissà che ora si era fatta… Era dal momento in cui era arrivato Felipe che Claudia non aveva più guardato l’orologio.
“Ed era inutile guardarlo” osservò, vedendo che la lancetta dei secondi non si muoveva. Possibile che si fosse scaricata la pila? No, l’aveva fatta cambiare soltanto due settimane prima. Allora era vero che il tempo non si misurava più allo stesso modo di prima? Fino a quel momento aveva creduto che fosse una sorta di scherzo. Che ci fosse una ragione logica per cui Felipe era lì da loro, una ragione che non andava contro le leggi della natura, o almeno contro le leggi della natura che era abituata a conoscere. “Ma no? Che cosa vado a pensare? Adesso prendo fuori il cellulare e vedo che ore sono… Saranno almeno le quattro, ormai, forse anche di più. È l’orologio che non va bene. Aveva ragione mia madre, gli orologi che si comprano per venti euro sono di bassa qualità. Strano, considerando che sono anni che funziona bene, ma deve essere così.” Il cellulare ce l’aveva in tasca. Lo prese fuori, convinta di scoprirlo segnare un orario più vicino alle 16,30 che alle 16,00. Per poco non gridò di stupore: era vero ciò che diceva Felipe. Stando a quanto vedeva, non erano passati che pochi minuti dal momento in cui le amiche l’avevano raggiunte sulla panchina del parco.
Ma certo… era l’orario che le aveva comunicato Felipe nel sogno. Le aveva detto per filo e per segno che sarebbe arrivato a quell’ora.
– Credi che le tue amiche arriveranno per tempo, chiamandole per le due e mezza? – le aveva chiesto poi.
– Sì, certo, sono abbastanza puntuali – aveva confermato lei.
– Perfetto, allora aspettatemi – aveva detto Felipe. – Sempre a quell’ora, io aspetterò te.
– Mi aspetterai? Che cosa vuoi dire?
– Ti aspetterò, perché verrai da me.
Claudia ricordava di essersi stupita, in quel sogno così confuso.
– Verrò da te? – aveva ripetuto, senza capire. Felipe l’aveva guardata e…
– Ehi, Cla, stai di nuovo sognando?
Era proprio Felipe che si rivolgeva a lei, ma non nel sogno. O meglio, in quel probabile sogno, se lo era. Doveva essere un sogno. Non poteva essere reale, quello che stava accadendo.
– Sì, stai sognando – concluse Felipe. – Non so se te ne sei accorta, ma Serena voleva sapere il tuo parere su quello che stavamo dicendo a proposito della Redbull.
Claudia lo guardò con aria desolata.
– Scusami tanto, Felipe – disse, – Ma davvero ero soprappensiero. Non ho sentito quello che dicevate.
– Non fa niente – intervenne Serena. – Non era niente di importante.
Claudia annuì. Era confusa. Sempre più confusa. Ma non era un sogno. Adesso ne era certa. Felipe che la guardava negli occhi non poteva essere un sogno. Si fidava di lui. Secondo Felipe soltanto una clessidra poteva misurare il tempo, in quel momento, e la clessidra stava davanti ai suoi occhi, con quella sabbia che continuava a scendere, ma che sembrava non finire mai. O meglio, sembrava avanzare pericolosamente. Aveva indubbiamente superato la metà. Ciò significava, a logica, che Felipe sarebbe rimasto ancora con loro per meno tempo rispetto a quanto già era stato con loro. Forse molto meno, dal momento che la sabbia scendeva progressivamente con intensità maggiore. Claudia si domandò se questo strano fenomeno si stesse scontrando con le leggi della fisica, ma non le sembrò molto rilevante trovare una risposta: erano troppe le leggi scientifiche che si erano infrante in poco più di mezza clessidra di tempo, probabilmente nel tempo rimanente se ne sarebbero infrante altrettante.
Se ne sarebbero infrante altrettante.
Se ne sarebbero infrante altrettante.
Se ne sarebbero infrante altrettante…
Sì, era quello che le aveva detto Felipe nel sogno. La risposta alla sua domanda: “Verrò da te? Che cosa significa?”
“Vedrai le leggi della natura infrangersi, Cla. Le sentirai infrangersi. Ti sentirai trasportare verso una meta che non conosci, il tuo corpo assumerà un’altra dimensione, ti sentirai trascinare come mi sono sentito trascinare io e, dopo che io sarò venuto da te, sarai tu a venire da me.”
– Felipe, come farò a venire da te?
Ecco, glielo aveva chiesto esplicitamente, in quel momento stesso, mentre gli occhi di Serena erano ancora posati su di lei. Serena, che forse stava pensando a qualche congettura mentale a proposito di ciò che si erano detti lei e Felipe sulla Redbull. Serena che, se davvero così fosse stato, senza dubbio in quel momento stava lasciando da parte ogni pensiero sulla Redbull. Felipe non la guardò, mentre le rispondeva.
– Verrai e basta. Saranno il tuo cuore e la tua mente a dirti tutto quello che devi sapere.
Serena, perplessa, volle sapere: – Che cos’altro deve accadere?
Iole le fece eco: – Infatti. Ci sono cose che ancora non sappiamo?
Anche Federica posò su Claudia occhi dall’aria accusatrice.
– Che cosa sai in più, rispetto a noi? Devi dircelo. Siamo tutte qui, insieme a Felipe. Perché dovresti avere soltanto tu il diritto di sapere?
Claudia negò immediatamente.
– Non c’è nulla in più di quello che sapete voi, che io sappia. Stavo soltanto chiedendo a Felipe chiarimenti su una cosa che mi ha detto in sogno.
Federica ribatté: – Era soltanto un sogno! A poco a poco mi sto convincendo che non c’entra nulla il tuo sogno con la presenza di Felipe qui. Deve essere una tua invenzione. In qualche modo devi averlo conosciuto e averlo pregato di aiutarti in questo giochetto…
Felipe la interruppe: – Non è affatto vero. Io e Claudia non stiamo prendendo in giro nessuno.
– Forse – ammise Federica. – Però sinceramente questa storia sta iniziando a stancarmi. Io non ho mai creduto nei sogni premonitori né tanto meno credo che tu possa spostarti da un posto all’altro in un istante. Non so che cosa ci fai qui anziché prendere parte alle qualifiche, probabilmente la Ferrari ti avrà licenziato, ma senza dubbio tutto quello che è accaduto nell’ultima ora non ha bisogno di spiegazioni strampalate. Ti prego, quindi, di essere sincero con noi e di dirci che cosa vi siete messi in testa tu e Claudia.
– Non ci siamo messi in testa niente di strano – le assicurò Felipe. – Quello che mi sembra strano è che all’improvviso non credi più a nulla di ciò a cui hai creduto fino a poco fa.
– Forse perché la mia mente si è svegliata e ha iniziato a riflettere.
– O forse perché, in qualche modo, c’è qualcosa che io stesso non so e che riguarda anche te. Temo di non avere ancora visto tutto, Federica…
Federica replicò: – Ne ho abbastanza. Non voglio più sentire queste assurdità. – Prese in mano la clessidra. – Se ora la giro, immagino che la sabbia la smetta venire da questa parte. Come puoi pretendere che stia a indicare quanto tempo ancora puoi passare con noi? Il tempo si misura con altri mezzi, al giorno d’oggi.
– Esatto – disse Claudia. – Con il tuo orologio, per esempio. Guardalo, Fede. Dimmi che cosa vedi?
Federica fece ciò che Claudia le aveva chiesto, senza posare la clessidra.
– Deve essersi fermato – osservò.
– Guarda quello di Milù, allora – le propose Claudia.
– Ora ci guardo.
Federica rabbrividì, nel vederlo.
– Allora, che mi dici? – le chiese Claudia. Si alzò in piedi e le si avvicinò. – Perché non guardi anche il mio?
– Non importa – disse Federica.
– Eh, già. Immagino che tu abbia paura. Paura di vedere che i nostri orologi sono fermi tutti sulla stessa ora. Ma forse fa parte anche questo dello scherzo, tu che ne dici? Allora perché non prendi fuori il tuo cellulare, Fede? Ce l’hai in tasca, nessuno avrebbe potuto prenderlo fuori senza che tu te ne accorgessi e regolare l’ora diversamente. Che poi, mentre un orologio lo puoi fermare apposta, a un cellulare puoi solo impostare un orario diverso ma continuerebbe ad andare avanti. Allora, Fede, guarda sul tuo cellulare qual è l’orario che leggi.
– Non vedo perché dovrei farlo.
Felipe le chiese: – Allora perché non appoggi quella clessidra, nel senso inverso a com’era prima?
Federica eseguì, senza guardare.
– Eh, no, così non va bene – le disse Felipe. – Devi anche dirmi quello che vedi.
La ragazza si fece coraggio e guardò. Ora la clessidra era appoggiata nel senso opposto a come l’aveva trovata. La sabbia era tutta in cima, e da sotto risaliva verso l’alto. Ad un’intensità decisamente maggiore rispetto a quella precedente.
– Ora mi credi? – le chiese Felipe.
Federica non rispose. Sentiva che gli credeva, ma non era pronta per dirglielo.
Anche le altre ragazze fissavano la clessidra. Proprio come Federica erano ancora combattute con un senso di irrealtà che sembrava invaderle. Ma era tutto reale, dannatamente reale. E Felipe era il più reale di tutti. Ora non era più nemmeno lontanamente una figura confusa e senza confini definiti, la sua immagine era ben chiara davanti a tutte loro.
– Temo che sia ora di andare, per me – disse Claudia, all’improvviso.
Felipe le lanciò un’occhiata interrogativa.
– Sì, si sta facendo tardi – insisté Claudia. – Non vorrei non arrivare in tempo.
Evidentemente era già scattato in lei qualcosa che doveva scattare di lì a poco. Che fosse perché, girata in senso inverso, la sabbia della clessidra scorreva a velocità palesemente maggiore, rispetto a prima? Come leggendole nel pensiero, Felipe mise l’oggetto nella propria giusta direzione. L’intensità dello scorrimento della sabbia, però, non si modificò notevolmente. Anzi, più che a calare continuava sempre a incrementare.
Senza più dire nulla, Claudia si allontanò.
– Ehi, te ne vai così senza nemmeno salutare Felipe? – le urlò dietro Federica.
Non ricevendo risposta, anch’essa si alzò di scatto.
– Scusami, Felipe, ma devo andare a vedere che cosa si è messa in testa – disse. – Spero che mi capirai.
– Capisco tutto – rispose Felipe, con sincerità. – Solo ora capisco tutto. E ti ringrazio in anticipo, dato che non potrò farlo quando anche tu verrai da me.
Federica non si fermò a chiedergli che cosa intendesse dire. Sentiva che raggiungere Claudia era molto più importante che stare ad ascoltare delle semplici parole. Claudia era già lontana e Federica si mise a correre, sotto il sole di luglio.
– Fermati, Cla – la pregò.
Claudia non si fermava. Federica aumentò la propria velocità. Con quella temperatura non era facile andare avanti, ma non poteva permettere che l’amica scomparisse dal suo campo visivo. Eppure, nonostante Claudia stesse semplicemente camminando e Federica correndo, non le sembrava di essere riuscita ad avvicinarsi sensibilmente a lei. Anzi, la vedeva sempre più lontana. “Come quella maledetta clessidra” pensò. Il procedimento non doveva essere tanto diverso. Probabilmente in quello strano universo fatto di eventi non comprensibili a una comune mente umana vi era una propria logica e tutto si muoveva secondo quella logica. E ora Claudia era sparita. Lontana. Ma Federica, dentro di sé, sapeva dove trovarla. Chissà, magari anche questo avveniva grazie a quella stessa strana logica… La sua mente e il suo cuore le dicevano che stavano percorrendo la stessa strada. Stavano giungendo da una scorciatoia allo stesso posto in cui tutto era iniziato. L’inizio e la fine nello stesso luogo. “Che cosa mi dice che siamo davvero alla fine?” si chiese la ragazza. Si rese conto che non vi erano risposte specifiche a questo interrogativo, che il suo percorso verso l’ignoto poteva durare all’infinito… Ma così non sarebbe stato. Nel luogo in cui tutto aveva avuto inizio, ne era certa, avrebbe anche avuto una conclusione. Una conclusione che Federica ancora non conosceva ma che, in cuor suo, sperava fosse la più positiva possibile.

10.
Era affannata, Federica, quando giunse finalmente al punto di partenza, e il cuore le batteva all’impazzata. Non tanto per l’emozione, quanto per lo sforzo che aveva fatto. Fu costretta ad appoggiarsi al tronco di un albero per rimanere in piedi. Aveva corso come non mai, nella speranza di raggiungere Claudia, ma naturalmente non era riuscita a sovvertire le regole imposte dagli eventi di quel giorno. Ora, finalmente, la vide. Era seduta sulla panchina su cui tutto aveva avuto inizio, sembrava in attesa di qualcosa o di qualcuno. Federica fece un respiro profondo e, anche se non era sicura di riuscire a camminare fino alla panchina, sia pure distante soltanto una decina di metri, mosse qualche passo. Sì, ce la faceva a rimanere in piedi, così andò a raggiungere Claudia.
– Eccoti qui, finalmente sono riuscita a raggiungerti – disse.
La voce le usciva a malapena. Era sfinita. Ciò nonostante, non si sedette. Rimase davanti a Claudia e, guardandola negli occhi, volle sapere: – Che cosa sei venuta a fare qui?
Claudia si limitò ad abbassare lo sguardo.
– Dimmelo, Cla – insisté Federica. – Che cosa sei venuta a fare qui?
– Che cosa siamo venute a fare, vorrai dire – la corresse Claudia. – Non sono stata l’unica a venire, e potrei farti la stessa domanda.
– Sono venuta qui per te – rispose Federica. – Sono venuta qui per cercare di capire.
– Capire che cosa? Non c’è niente da capire. È stato il mio sogno a portarmi qui.
Federica la accusò: – Ci hai nascosto parte della verità. Tu adesso sai perché Felipe è qui.
– Sì, lo so – disse Claudia. – O meglio, so parte della verità. Ma non ha importanza, adesso.
– Eccome, se ha importanza.
Claudia negò.
– Quello che conta è che cosa accadrà quando sarò io ad andare da lui.
Federica le domandò: – Pensi forse che Felipe ti porterà con sé, quando tornerà nella dimensione da cui proviene? Secondo me sei completamente fusa, Cla. Ti ricordo che Felipe è sposato, sua moglie è incinta… Nella sua vita non ci sarebbe spazio per te. A meno che non intendi fargli da addetta stampa o da ragazza ombrellino, in tal caso potresti avere qualche possibilità e…
Claudia la interruppe: – Non ho alcuna intenzione di fare da addetta stampa o da ragazza ombrellino per Felipe. O meglio, farei volentieri entrambe le cose, e gli farei anche da cameriera o da governante, se servisse per stare vicina a lui, ma non accadrà. Felipe non mi porterà con sé quando tornerà nella sua dimensione. Semplicemente io andrò nella sua dimensione prima che lui arrivi.
– Non essere ridicola. Certe cose sono impossibili.
– Sì, hai ragione, per un certo verso sono impossibili. Ma se la strada di Felipe e la mia si sono incrociate, oggi, vuole dire che una ragione c’è. E la ragione è questa. Lui è venuto da me e io andrò da lui. Farò quello che devo fare e poi tornerò qui, dopo che Felipe sarà tornato nella sua dimensione.
– Quindi tu e lui vi incontrerete anche da lui? Non capisco…
Claudia le spiegò: – È difficile da capire, spiegandolo a parole. Bisogna esserci dentro per capirlo, e non lo capisco nemmeno io che ci sono dentro. Forse, quando sarò dall’altra parte…
– E quindi tu e Felipe non vi vedrete?
– Diciamo piuttosto che ci incontreremo per un istante, ma non sarà il migliore degli incontri. Non lo sarà per me e soprattutto non lo sarà per lui.
– E quando ci dovresti andare, nella sua dimensione?
– Non lo so. Sto aspettando.
Le due ragazze si guardarono a lungo, dopodiché Claudia si alzò in piedi.
– Tu mi credi, Fede? – le chiese.
– Dato che Felipe o chi per lui ti aspetta nella sua dimensione, anche se ancora non ne ho capito il motivo, presumo che a un certo punto ti vedrò sparire nel nulla. Immagino che in quel momento, vedendoti scomparire, ti crederò. Specie se poi ti vedrò ritornare.
Claudia le fece notare: – Sarebbe sempre una frazione di secondo, il tempo che passerei lontana da qui. Una frazione di secondo che vivrò come se fosse molto più lunga, ma la mia mancanza sarebbe soltanto per un istante.
Federica replicò: – Anche adesso stiamo vivendo una frazione di secondo come se fosse molto più lunga. Quindi, almeno in linea teorica, dovrei vedere anche la tua realtà con i tempi che sto vivendo ora.
La cosa era alquanto caotica, non poté fare a meno di notare Federica. “Chi vivrà vedrà” si disse.
– Questo non te lo so dire – rispose Claudia. – In linea teorica, tu non avresti dovuto essere qui.
– Invece sì – disse Federica. – Felipe mi ha fatto notare che, se stavo venendo a cercarti, molto probabilmente era perché anch’io dovevo andare da lui.
– Oh, no, questo è fuori discussione. Tu non verrai con me. Nel sogno che ho fatto stanotte, Felipe non mi ha detto che saresti venuta con me.
– Ma ti ho accompagnata fino a qui, anche se ho dovuto correre come una pazza per starti dietro. Credo che Felipe intendesse questo.
– Può darsi, e sinceramente mi sorprende che tu sia riuscita a raggiungermi.
Federica rise.
– Non sono riuscita a raggiungerti, infatti – esclamò. – Non ho fatto altro che correre per raggiungerti, se non sono morta d’infarto è un miracolo, credo…
– Non dire idiozie, sei troppo giovane per morire d’infarto!
Federica ignorò il commento di Claudia e proseguì: – Ad un certo punto ti ho vista sparire. Io stavo correndo, tu camminavi, ma eri sempre più lontana. Forse il tempo scorreva diversamente per noi, non lo so. Probabilmente era un ostacolo che mi sono ritrovata davanti. Un ostacolo che ho superato, quando ti ho raggiunta. È stato il mio cuore a dirti di venire qui. Le mie gambe mi hanno trascinata, mi hanno portata fino a qui, dove ti ho trovata. Sono felice di avercela fatta. Ho superato la mia prova, credo.
– E adesso? – chiese Claudia. – Sei consapevole del fatto che probabilmente non rivedrai più Felipe? Lui se ne tornerà nella sua dimensione prima che tu possa tornare da lui.
– Felipe tornerà nella sua dimensione passando per di qui – le ricordò Federica. – Sempre che Milù, Iole e Serena lo riportino qui.
– Ancora non capisci, allora.
– Che cosa non capisco?
– Che se sei qui c’è una ragione. Non so ancora come, ma sono convinta che nel sogno di questa notte mancasse un pezzo.
– Che cosa intendi dire? Mancava un pezzo?
Claudia annuì.
– Il pezzo che Felipe ha detto a te. Che anche tu devi andare da lui.
– Oh, no, questo no – dichiarò Federica. – Non ho alcuna intenzione di spostarmi nello spazio e nel tempo.
– Sarebbe solo questione di spazio – rispose Claudia. – Spero tanto che tu non soffra di claustrofobia, Fede.
– Claustrofobia? No, perché?
Claudia sospirò, con immenso sollievo.
– Meno male, Fede. Sarebbe stato un problema, se soffrissi di claustrofobia. Dato che, se sei qui, molto probabilmente è perché verrai con me.
Federica ribatté: – Spostarsi nello spazio non c’entra un bel nulla con la claustrofobia. Non mi pare che per spostarsi nello spazio istantaneamente serva un mezzo di trasporto così stretto…
– Non è questione di mezzo di trasporto – disse Claudia. – Penso che semplicemente da un luogo ci si ritrovi in un altro. È che quell’altro luogo non necessariamente è uno spazio aperto come questo parco. Vedi, Fede, potrebbe anche capitarci di rimpicciolire e di entrare all’interno di un oggetto che nella nostra dimensione ci sembrerebbe molto più piccolo di noi…
– Sciocchezze – esclamò Federica. – Capisco che già stanno capitando cose strane, su questo ormai non ho più dubbi, però addirittura rimpicciolire per entrare dentro a qualcosa… No, questo è veramente ridicolo.
– Aspetta e vedrai, Fede. Per convincersi di certe cose non c’è niente di meglio che sperimentarle. E presto accadrà.
Federica fece un passo indietro.
– Come vuoi – disse. – Buon divertimento, Cla. Io rimango qui ad aspettare Felipe.
– Pensi davvero di poterlo scegliere? – le chiese Claudia. – Non è così, mi dispiace.
– Vorresti dirmi che è Felipe dalla sua dimensione a chiamare me e che io devo per forza rispondergli?
– Non ho detto nulla di tutto ciò. Anche perché in questa frazione di secondo Felipe è qui.
Federica rise.
– È un discorso contorto, Cla, che non ha un minimo di senso – disse. – Se Felipe è qui, tu non puoi andare da Felipe in un altro luogo.
– Non hai proprio capito, allora? Felipe sta per tornare in quel luogo e io e lui dovremo incrociarci per un istante. Tra poco.
– E quindi tu lo incroceresti nel paddock alla fine delle qualifiche? – chiese Federica.
– Non proprio – rispose Claudia. – Anzi, per nulla. Le qualifiche finiranno tra un bel po’. Intendo dire, quando la sabbia della clessidra di Felipe finirà il proprio percorso verso il basso - o verso l’alto, a seconda di come la giri - e il tempo inizierà a scorrere normalmente, passerà ancora un po’ prima che finiscano le qualifiche.
– Una ventina di minuti, mi pare – disse Federica. Guardò l’orologio. – Sì, proprio così. Mancano poco meno di venti minuti alle tre.
– Non è così semplice come credi, Fede. Nulla è mai stato semplice, oggi pomeriggio, e non sarà semplice neanche quello che accadrà tra poco.
Le due ragazze si guardarono e Federica indietreggiò ancora. Le sembrava così lontano il momento in cui era arrivata, ansimante, nel parco, e si era lasciata scivolare contro il tronco di quell’albero laggiù in fondo. Quell’albero che sembrava chiamarla, dirle “vieni qui, raggiungimi, sarai abbastanza lontana da quella panchina e da tutto il resto”… Federica si chiese se ascoltare quel suggerimento. Sì, doveva farlo. Era meglio allontanarsi da tutto e sperare che quell’istante terminasse. Era felice, certo, di avere incontrato Felipe Massa, che era sempre stato il suo idolo, ma ne aveva abbastanza di quella situazione. Tanto più che in quel momento Felipe non c’era. Avrebbe dato qualsiasi cosa per ritornare a una normalità come quella da cui si era staccata quando il tempo per lei e le sue amiche aveva iniziato a scorrere a rilento.
“Vieni qui, raggiungimi, sarai abbastanza lontana da quella panchina e da tutto il resto, guarderai da lontano la situazione che torna alla normalità. Ascoltami, Fede…”
No, non era possibile che un albero le parlasse, ma la tentazione di ascoltare quella voce era davvero forte. Sì, doveva andarsene, lasciare Claudia al proprio destino e…
– Cla? Cla, ti senti bene?
Federica guardò l’amica, era sbiancata totalmente e sembrava sul punto si svenire.
– Cla, siediti, se non stai bene.
Il tono di Federica era colmo di preoccupazione. Si avvicinò a Claudia, le posò la mano destra su una spalla.
– Cla, stai male? – ripeté.
Claudia non rispose, nel momento in cui anche Federica impallidiva e un brivido agghiacciante la oltrepassava. Fu Federica che rischiò seriamente di svenire e forse non riuscì a percepire bene ciò che le stava accadendo. Claudia riuscì a rimanere in piedi, doveva riuscirci per forza, e doveva anche sostenere Federica, che sembrava priva di forze. Intanto sentiva un vortice che la risucchiava, sentiva il suo corpo che rimpiccioliva, che continuava ad essere risucchiato. E Federica era aggrappata a lei, con il volto inespressivo che sembrava non percepire lo stordimento che invece Claudia provava.
“Resisti, Cla” si disse. “Resisti, devi resistere.”
E poi fu tutto finito. Il buio la travolse, ora era all’interno di qualcosa di chiuso e si sentiva come sospesa a mezz’aria. Un fascio di luce le illuminò lo sguardo, nonostante non vi fosse alcuna fonte di illuminazione. Federica indietreggiò, abbagliata, e Claudia sentì che ciò su cui i suoi piedi si appoggiavano tremava. Evidentemente erano finite all’interno di un oggetto tutt’altro che stabile. Considerazione abbastanza ovvia, se il corpo in questione era sospeso in aria, ma non vi era alcuna ragione per cui Claudia avrebbe dovuto pensarci, in una tale situazione. Mentre tutto tremava sentì un oggetto che rotolava a terra. Si chinò, preparandosi a una seconda scossa, che immediatamente arrivò, e fu talmente forte che entrambe le ragazze caddero rovinosamente. Claudia sentì Federica arrivarle addosso, mentre sentiva una fitta al ginocchio destro, che anziché impattare al suolo, se si poteva chiamare suolo la superficie su cui era precipitata, era andato a finire sopra un oggetto di piccole dimensioni. L’oggetto che prima rotolava, probabilmente.
Gli sguardi di Claudia e Federica si incrociarono, sotto il fascio di luce. A Claudia parve che Federica fosse terrorizzata.
– Non preoccuparti – le disse. – Presto tutto sarà finito.
Riuscì ad afferrare con la mano sinistra l’oggetto che rotolava fino a poco prima. Era imbrattato di una sostanza liquida. Probabilmente sangue uscito dal taglio che senza dubbio si era procurata sul ginocchio.
– Che cos’è quella cosa? – domandò Federica.
Claudia la alzò, portandola sotto al fascio di luce. Era una clessidra, dentro alla quale sabbia bianca stava scendendo piuttosto in fretta.
– Un’altra clessidra? – chiese Federica. – Perché?
– Perché quando questa sabbia finirà di cadere giù saremo di nuovo nella nostra dimensione e tutto sarà finito, sperando che sia finito bene. Ora, però, dobbiamo rialzarci.
Federica si mosse con rapidità, provocando una nuova scossa.
– Dobbiamo alzarci lentamente – specificò Claudia. – Siamo sospese a mezz’aria e il nostro stesso corpo ha dovuto subire un notevole ridimensionamento per entrarvi. Ti prego di fare quello che ti dico, Fede.
– Se fai finire tutto questo, faccio quello che mi dici – dichiarò Federica. – Non voglio rimanere qui dentro per tutta la vita.
– La vedi questa sabbia? Sta scendendo. Tra poco sarà finita.
– Tra poco? E quanto sarebbe poco? Immagino che anche qui non ci siano le ore, i minuti, i secondi… Non possiamo semplicemente rimanere ferme qui, in attesa che tutto finisca?
Claudia negò.
– Non possiamo rimanere qui. A un certo punto dovremmo muoverci. Quello che sta accadendo ha un senso, dobbiamo farlo per Felipe.
– Per Felipe? Ma che cosa c’entra Felipe? Dove siamo, Cla? Siamo intrappolate chissà dove, lontane chissà quanto da Felipe.
– Non siamo chissà dove. Io so benissimo dove siamo.
– Allora dimmelo.
– Non posso. Non sono sicura che, se ti dicessi dove siamo, poi faresti quello che ti dico. E la cosa potrebbe avere conseguenze disastrose.
Federica rise, sarcastica.
– Hai detto che in ogni caso, quando finirà il tempo della nostra clessidra, ce ne torneremo da dove siamo venute. Ora ti smentisci?
– Non mi sto smentendo affatto. A quel punto tutto sarà davvero finito. Quello che non possiamo ancora sapere è come. Non sappiamo nemmeno se Milù, Serena e Iole riporteranno qui Felipe.
– Qui? Perché mai dovrebbero portarlo qui? Lo riporteranno al parco della via del mercato, il posto in cui vorrei essere io in questo momento.
– Okay. Anch’io preferirei essere là tranquillamente e ricevere la notizia che Felipe è in pole position, quando tornerò a casa. Ma non accadrà nulla di tutto questo e soprattutto non siamo là. Ora, per favore, rialzati lentamente.
Federica si alzò in piedi, con tutta la delicatezza possibile, e Claudia fece lo stesso.
– Bene. Ora appoggiamoci a questa… ehm, parete. E non muoviamoci, fino al momento in cui te lo dirò. E come ti dirò.
– E per quale ragione dovremmo appoggiarci?
– Molto semplice. Per riuscire a rimanere in piedi. E per mantenere ferma la nostra “trappola”, almeno finché non sarà necessario intervenire.
– Va bene, va bene, non chiedo altro. Sta scorrendo, quel maledetto tempo?
– Tranquilla, scorre come non mai. Temo anzi che, se continueremo a parlare, non farò in tempo a spiegarti per filo e per segno come e quando ti devi muovere.
– Okay, allora spiegamelo. Non vedo l’ora che tutto questo finisca.
Con il fascio di luce che la abbagliava, Federica si appoggiò dolcemente alla sorta di parete che aveva alle sue spalle. Claudia guardò la clessidra. La sabbia scendeva rapida. Il fascio di luce era sparito e adesso vedeva, tutto sospeso e immobile, ciò che vi era all’esterno del corpo entro il quale lei e l’amica si trovavano.
– Oh, no – sussurrò. – Siamo appoggiate dalla parte sbagliata.
– Dalla parte sbagliata? Che cosa vuoi dire? Come fai a saperlo.
– Non preoccuparti di come faccio a saperlo. Dobbiamo solo spostarci dall’altra parte.
– “Solo”? Ma è una pazzia! Cadremo altre dieci, venti, forse cento volte.
Federica si prese la testa tra le mani. Perché diamine non era scappata in tempo?
– Forse cadremo di nuovo, è vero. Ma dobbiamo rialzarci, Fede, dobbiamo rialzarci sempre, fino all’obiettivo.
Cercava di apparire sicura, quando parlava, non voleva spaventare Federica, ma la verità era che adesso era terrorizzata a sua volta. Vedersi così piccola in confronto a ciò che c’era fuori dalla loro “trappola” non era certo rassicurante. Tanto più che il risultato dei suoi sforzi non era garantito. E che anche da Milù, Iole e Serena dipendeva quello che sarebbe accaduto di lì a poco.

11.
Iole guardò Felipe senza capire.
– E adesso che cosa si fa? – chiese. – Dove sono Claudia e Federica?
– Non preoccuparti, andrà tutto bene – disse Felipe.
Parole che non potevano confortare nessuna delle tre ragazze, tutte quante alle prese con dubbi che difficilmente avrebbero potuto trovare una risposta.
– Temo che da sole, però, non riusciremo a realizzare il nostro obiettivo – notò Serena.
– Quale obiettivo intendi? – domandò Milù.
– Semplice. Tenere Felipe con noi. Il fatto che Claudia e Federica siano scomparse cambia molto le cose.
– Non sono d’accordo – replicò Iole. – Perché mai dovrebbe cambiare le cose? Ci siamo rimaste noi, e tocca a noi tre prendere la decisione che loro non hanno preso.
Felipe intervenne: – Ti sbagli. Loro hanno preso una decisione. Come io sono venuto da voi, loro stanno aspettando me nel mio “mondo”. Non appena tornerò, avrò un rapido contatto con loro.
– E poi? – chiese Serena.
– Poi dimenticherò tutto, per sempre – rispose Felipe. – È triste, ma è l’unico modo che abbiamo per risolvere le cose.
– Così, dopo che sarai tornato, tutto scorrerà come ci hai detto? Con Button che vincerà il mondiale in Brasile, con Barrichello che forerà, con te che non vincerai più nemmeno una gara almeno fino alla fine del 2010…?
– Sì. Andranno così, le cose. Almeno per quanto riguarda gli altri. Io non lo so. Dipende anche da Claudia e Federica quale sarà il mio destino.
Milù gli chiese: – Come sarebbe a dire? Loro non ti stanno semplicemente aspettando?
– In un certo senso si può dire che mi stiano aspettando – ammise Felipe, – Ma non si tratta solo di questo. La realtà è complicata, ma presto capirete. Quando scadrà il tempo, capirete. Ne sono sicuro. Anzi…
Milù lo interruppe: – Guarda la clessidra!
Parlava con tono concitato e si alzò in piedi di scatto, rovistando dentro la borsa.
– Che cosa cerchi? – le chiese Iole, sorpresa.
– Le chiavi della macchina – disse Milù. – Felipe, dobbiamo andare.
Anche Felipe si alzò, invitando Serena e Iole a fare altrettanto.
– L’hai capito prima ancora che te lo dicessi – osservò Felipe. – Ciò significa che anche tu hai preso la tua decisione.
– Sì, certo – rispose Milù. – È giusto che tu sia restituito alla tua vita.
Iole replicò: – Anche il parere mio e di Serena dovrebbe contare. Anzi, ora siamo due contro tre. Perché tu, Sere, vuoi che Felipe rimanga, vero?
– Ti ricordo che, se anche resterà, non ce lo avremo accanto come adesso – insisté Milù. – Sarà una specie di angelo custode. Tu davvero vuoi che Felipe ti faccia da angelo custode, ma senza rivederlo mai più?
– Perché così che cosa cambia? Se Felipe tornerà nel suo mondo, tornerà a fare il pilota e ugualmente non lo vedrò mai più. Quindi tanto vale che resti come nostro angelo custode.
– Oh, no. È fuori discussione. Felipe è nato per essere un pilota, non per essere il nostro angelo. Quindi dobbiamo accompagnarlo nello stesso posto in cui ci siamo incontrati.
Felipe lanciò a Milù uno sguardo carico di riconoscenza.
Iole non si arrese.
– Felipe resterà con noi. Tu, Sere, che ne dici?
Serena abbassò lo sguardo.
– Dico che è la decisione più difficile che io abbia mai dovuto prendere – rispose. – Temo che, qualunque cosa scegliessi, potrebbe essere quella sbagliata.
– No, Serena – disse Felipe. – Sono sicuro che prenderai la decisione giusta. Qualunque decisione può esserlo. Basta vedere le cose da una certa ottica invece che da un’altra.
Milù indicò la clessidra.
– Non vedete che il tempo a nostra disposizione stringe? Dobbiamo andare, e al più presto!
Prese quel misuratore di tempo e iniziò ad avviarsi verso la macchina.
– Avanti, Felipe, vieni con me – invocò.
Si girò verso il ragazzo, che era ancora fermo.
– Felipe, ti prego. – In fondo al suo cuore aveva capito che cosa avrebbe significato trattenerlo. – Felipe, so che tu non vuoi rimanere qui. Vuoi tornare a vivere la tua vita. Cosa che non accadrà se ti tratterremo. Quindi ti prego, vieni con me, che ti riaccompagno.
– Felipe, fai quello che ti dice Milù – aggiunse Serena. – Credo che, dopotutto, sia questa l’unica soluzione possibile.
– Tu dici? – le chiese Felipe.
– Sì, certo. È la decisione che abbiamo preso tutte.
– Ti sbagli. Iole non l’ha presa. E senza di lei, non vado da nessuna parte.
Milù gli domandò: – Vorresti dire che il parere di Iole conta più di tutti i nostri pareri messi insieme? Non pensi a quello che Claudia e Federica stanno facendo per te?
– Tu cosa ne sai di quello che stanno facendo per me?
– Lo so e basta. Loro sono precipitate nella tua dimensione, pronte ad affrontare le stesse avversità che affronterai tu tra poco. Il solo parere di Iole è così vincolante per te?
– È una questione di principio, Milly. Nessuna di voi conta più delle altre.
– Nemmeno Claudia? Nemmeno dopo che è lei che hai incontrato in sogno? Non è possibile, Felipe, non ti credo.
– Non credermi, se vuoi, ma senza il consenso di Iole io non vado da nessuna parte.
– Anche se è una pazzia?
– Anche se è una pazzia. Perché niente è una pazzia più di quello che state facendo voi per me.
Felipe si ritrovò addosso gli sguardi delle tre ragazze. Milù, la più lontana, Serena e Iole, le più vicine. Gli occhi di Iole si incrociarono con quelli di Felipe e in quel momento la ragazza comprese quanto poteva pesare il suo errore.
– Felipe, andiamo, è meglio così – disse.
– Dici davvero, Iole? Non lo stai facendo per adeguarti?
– No, per niente. Non possiamo permettere che tu non torni a vincere. Poco importa se non accadrà quest’anno e nemmeno il prossimo. Quello che conta è che prima o poi ci sarà l’occasione giusta per te. Basta semplicemente che non perdi le speranze. Io non le perderò. Anzi, spero anche che tu ti sia sbagliato sul 2010. Ma che cosa dico, sul 2010? Su questa stagione. Almeno in Brasile vincerai, ne sono sicura.
– Io sono sicuro del contrario, ma non importa. Ora andiamo.
Milù, seppure felice della decisione presa da Iole e da Felipe, non riuscì a fare a meno di guardare ancora una volta la clessidra
– Dannazione, il tempo a nostra disposizione cala sempre più velocemente. Dobbiamo andare. Vi prego, correte, dobbiamo fare presto!
Senza esitare scattò verso la propria automobile, proprio lei che dopo cento metri di corsa aveva già il fiatone, per non parlare del cuore che le andava a mille. Non si girò a guardare se Felipe, Iole e Serena si stessero affrettando, ne era convinta. Anzi, ne era sicura.
In pochi istanti giunsero alla macchina, Milù corse ad aprire entrambe le portiere, fece salire tutti a bordo, con Felipe seduto accanto a lei, inserì la chiave e…
– Ti prego, parti!
Perché l’auto non ne voleva sapere? Perché proprio in quel momento.
– Puoi anche abbandonarmi, se lo vuoi, ma fallo tra dieci minuti, non adesso!
Dieci minuti. Che senso aveva parlare di dieci minuti? Assolutamente nessuno.
Felipe la guardò con gli occhi sbarrati, uno sguardo che ricordava vagamente quello che si era intravisto attraverso la visiera del suo casco poco meno di un anno prima all’Hungaroring, quando il motore della sua F2008 era finito in fumo a tre giri dalla fine.
– Allora è finita – disse dopo qualche istante. – È finita davvero.
– No, apri quello sportello – gli ordinò Milù, indicando il vano dove stavano tutti i documenti dell’automobile. – È questione di chiave. Vecchio sistema che a volte, col caldo, impazzisce.
Felipe eseguì.
– E adesso? – chiese.
– Prendi quell’astuccio lì. Ecco, ora passamelo.
La ragazza lo aprì. Dentro vi era la chiave di riserva. La inserì e la fece girare, senza perdere d’occhio l’orologio. Cosa totalmente inutile, secondo quell’orologio mancavano diciotto minuti alle tre. Da chissà quanto tempo mancavano diciotto minuti alle tre. La cosa più incredibile era che questo corrispondeva a verità.
– Oh, meno male.
Il motore si era avviato e Milù si affrettò a partire. Fece inversione di marcia, dirigendosi poi verso la strada più breve che conduceva alla via del mercato. Non era lo stesso tragitto fatto in precedenza, stavolta, ad esempio, non sarebbero passati davanti al bar in cui lavorava Graziana. Era una strada secondaria, quella che stavano percorrendo, l’ideale dal momento che non era l’occasione giusta per rispettare i limiti di velocità di una strada cittadina.
– In ogni caso i limiti di velocità non servono, se sei l’unica che viaggia su questa strada – le ricordò Felipe. – Quello che tu stai vivendo in così tanto tempo, gli altri lo vivono in una frazione di secondo. Non noteranno nemmeno il tuo passaggio. Soltanto Graziana ci ha notati.
Milù rischiò di sbandare per la sorpresa, ma fortunatamente riuscì a rimanere in carreggiata.
– Graziana? – chiese. – E quando?
– Prima – rispose Felipe. – Quando siamo passati davanti al bar dove lavora, per andare nella zona del centro sportivo. Lei era affacciata. La porta era chiusa, ma era trasparente. Forse il tempo si è fermato per un attimo anche per lei, dandole modo di vedere di sfuggita la tua macchina… e me.
– Tu come fai a saperlo? – gli domandò Milù, incuriosita. – Hai visto anche questo?
– In un certo senso. In ogni caso dite a Graziana di non preoccuparsi troppo per me, dopo, quando la vedrete.
– Dopo vedremo Graziana? Preoccuparsi per te? Davvero, Felipe, non riesco più a seguire i tuoi discorsi…
Felipe le ricordò: – Infatti non devi seguire i miei discorsi. Devi solo accompagnarmi dove ti ho detto, e fare il più presto possibile.
Più facile a dirsi che a farsi, perché sì, la strada era deserta, ma non per questo le curve e l’asfalto che rischiava di franare erano scomparsi. Il resto del tragitto lo percorsero nel più totale silenzio, con anche Iole e Serena quasi immobili (a parte i sobbalzi quando Milù frenava troppo bruscamente in corrispondenza di una curva), fino al momento in cui arrivarono al semaforo che dava sulla via del mercato.
Scattò il giallo, con la clessidra che ormai era vuota in alto e piena in basso. Quanto poteva durare ancora?
– Milù, passa – la invocò Felipe.
La ragazza balbettò: – Ma… ma tra poco… tra poco scatta il rosso…
– Vai – urlò Serena, che era seduta dietro di lei. – Ti prego, vai!
– Ci sei solo tu su questa dannata strada, in questo momento il resto del mondo non esiste – le ricordò Felipe.
Era vero. Nessun altro era lì in quell’istante. Con la consapevolezza che la strada era tutta sua, Milù attraversò l’incrocio.
– Ora parcheggia dove avevi parcheggiato prima – disse Felipe, non appena giunsero nelle vicinanze del parco.
– Ma non sarà meglio parcheggiare più vicino?
Ci pensò Serena a mettere le cose in chiaro: – Fai quello che Felipe ti ha detto!
Milù eseguì. Scesero tutti dall’auto, senza nemmeno preoccuparsi di chiudere a chiave le portiere.
– Ora dobbiamo correre – avvertì Felipe.
Attraversarono tutti e quattro la strada più in fretta che potevano e si lanciarono verso il parco, Felipe con la clessidra in mano. E nella clessidra soltanto pochi granelli di sabbia non erano ancora calati.

Nella clessidra soltanto pochi granelli di sabbia non erano ancora calati. Claudia la teneva saldamente in mano, ignorando il dolore al ginocchio. Era sicura che anche la gonna si fosse imbrattata di sangue, ma non le importava. Continuava a guardare ciò che vedeva, lei che in quella situazione aveva avuto il potere di guardare all’esterno. Federica, che stava alla sua sinistra, accanto a lei, era ignara di tutto questo. Non sapeva dove si trovava, non poteva vedere all’esterno e la luce per lei era soltanto un fascio che andava a rischiarare la clessidra, in modo tale da potere tenere sotto controllo lo scorrere del tempo.
– Non appena ti dirò che è il momento, tu buttati a terra – le aveva detto Claudia. – Ma non farlo come capita. Devi lanciarti il più possibile alla tua destra.
– Ma questa cosa, quindi, si sposterà lievemente verso destra – aveva obiettato Federica, allarmata. – Non potrà seguire la propria traiettoria prefissata.
– E secondo te qual è il motivo per cui ti ho detto di lanciarti a destra? – era stata la risposta di Claudia. – Tra poco capirai tutto, adesso c’è bisogno essenzialmente che tu esegua, non che tu capisca. Per ora siamo ferme, o meglio, siamo sospese in aria, dentro questo aggeggio. Ma quando il tempo riprenderà a scorrere ci muoveremo, o meglio, questo aggeggio si muoverà. Ogni nostro movimento potrà essere fondamentale. Dobbiamo farcela. Per adesso, questa è la cosa più importante.
Aveva parlato con tono sicuro, Claudia, e ora si chiedeva se davvero non si era tradita con qualche esitazione. La verità era che aveva il terrore di non farcela. Doveva dare il proprio ordine a Federica e lanciarsi insieme a lei un istante prima che il tempo a loro disposizione finisse, cosa non facile dal momento che il tempo si misurava con un’unità di misura totalmente diversa da quella che era abituata a conoscere. Inoltre, la possibilità di vedere oltre i confini del corpo dentro al quale lei e Federica erano intrappolate tendeva a distoglierla dalla clessidra, cosa che non doveva permettere che accadesse. E anche la presenza di Federica, originariamente non prevista, tendeva a distrarla. Sperava che almeno rimanesse in silenzio per quel poco tempo che rimaneva.
Ma la voce di Federica ruppe il silenzio: – Cla, ti prego, dimmi che cosa stiamo facendo.
– È quasi ora – disse Claudia. – Non c’è tempo.
Era la verità. Non c’era tempo. La sabbia aveva preso a scorrere ad una velocità pazzesca, come se ogni granello che cadeva fosse stato l’ultimo. Claudia fece un respiro profondo, attese restando in apnea per un istante che le sembrò infinito, poi urlò: – È ora!
Lei e Federica si gettarono sulla destra nello stesso tempo. Sentirono un profondo sbalzo, quello che nella loro attuale dimensione era uno sbalzo profondo, ma che nel mondo reale non doveva essere altro che uno scostamento di un paio di centimetri. Impattarono contro la parete inferiore di quel corpo in movimento (e non solo in oscillazione, sembrava che, mentre loro si lanciavano a terra, il tempo “interrotto” fosse terminato e che il mondo avesse ripreso a muoversi) e, se soltanto Claudia non fosse stata troppo concentrata su ciò che stava facendo, avrebbe potuto notare istantaneamente almeno tre cose: non aveva più il potere di vedere quello che succedeva all’esterno, all’interno adesso era completamente buio non essendovi più alcun fascio di luce e soprattutto si sentiva stordita quanto al momento del passaggio tra una dimensione e l’altra, se non di più.

12.
Milù si lasciò cadere a terra stremata. Erano giunti al luogo dell’incontro, finalmente. Felipe teneva la clessidra in mano, gli ultimi granelli di sabbia scorrevano.
– Grazie – sussurrò. La sua voce era quasi impercettibile, la sua immagine iniziava a farsi sfuocata.
Milù si rialzò a fatica, ansimando. Fissò Felipe con occhi tristi, stessa espressione di Serena e di Iole.
– È arrivato il momento dell’addio? – domandò.
Felipe annuì.
– Adesso devo andare, devo riprendermi la mia vita. È stato bello incontrarvi.
Anche i suoi occhi si erano fatti tristi, o almeno lo sembravano. Erano ormai troppi confusi anche loro per poterlo stabilire con certezza.
Iole si avvicinò a Felipe.
– Portaci con te – lo pregò.
– Non posso.
Iole abbassò lo sguardo. Ne era convinta ancora prima di chiederglielo. Il suo sguardo andò a cercare quello di Felipe, ma ormai era impossibile.
– Felipe, non andartene!
Inutile. Ormai Felipe non poteva più sentirla, la sua immagine si stava letteralmente cancellando, fino a svanire totalmente.
– E adesso? – chiese Serena. – Che cosa accadrà adesso?
– Probabilmente il tempo tornerà a scorrere normalmente – rispose Milù.
– E se così non fosse? Se questa giornata dovesse durare per sempre?
Iole intervenne: – Nulla è per sempre. Almeno su questa Terra.
E poi un fruscio, come qualcuno che calpestava l’erba. Milù, Serena e Iole si girarono di scatto verso la direzione da cui proveniva il rumore.
Claudia e Federica procedevano verso di loro. Con gli occhi stravolti, Federica aveva quasi bisogno che Claudia la sorreggesse.
– Felipe se n’è andato – disse Serena.
Claudia annuì.
– Lo sappiamo. O meglio, lo so. L’ho sempre saputo.
– Dove siete state? – volle sapere Iole. – Siete andate a raggiungere Felipe, vero? Ad attenderlo al suo ritorno?
– È così – mormorò Claudia.
La sua voce era spezzata, nonostante il suo cuore le dicesse che le cose si sarebbero sistemate.
– Potevate portarmi con voi – commentò Iole. – Non è stato molto carino da parte vostra…
Claudia le fece notare: – Io non avevo scelta. E forse nemmeno Federica. Credo che sia questa la ragione per cui è venuta con me.
Federica andò a sedersi sulla panchina.
– Vi prego, portatemi via da qui – disse. – Portatemi dove volete, ma non credo che riuscirò a resistere. – Era ancora inconsapevole del proprio ruolo, non aveva ancora avuto la forza di chiedere a Claudia le spiegazioni che aveva tanto desiderato prima di quel maledetto momento. – Mi sono sentita soffocare, là dentro.
– Soffocare? – chiese Serena. – Dov’eravate finite?
– Non ne ho idea – rispose Federica, mentre Claudia tamponava con un fazzoletto il taglio sul ginocchio. – Mi sembra solo di essere stata costretta a rimpicciolire per entrare dentro quella cosa. Vi prego, portatemi via da qui. Al bar dove lavora Grazy, magari…
Nella mente di Milù risuonarono alcune parole pronunciate poco prima parlando con Felipe.
“Dite a Graziana di non preoccuparsi troppo per me, dopo, quando la vedrete.”
“Dopo vedremo Graziana? Preoccuparsi per te? Davvero, Felipe, non riesco più a seguire i tuoi discorsi…”
E così Felipe sapeva. Sapeva già tutto.
– Andiamo subito – disse.
Federica si alzò in piedi. Tutte e cinque, con lo sguardo cupo, si avviarono verso la vecchia Punto di Milù. Salirono a bordo e, prima di partire, rimase in attesa. Guardò l’orologio, adesso il tempo scorreva normalmente. Le due e tre quarti erano già passate da qualche minuto, ormai.
– Non sono più le due e quarantadue – disse.
– Sì, certo, il tempo ha ripreso a scorrere – rispose Claudia, che era seduta davanti, accanto a lei.
Lo disse come se fosse la cosa più normale del mondo, anche se normale non era tutto quanto accaduto fino a quel momento. Dopo ciò che le era appena successo, quando era stata coinvolta di prima persona, non si sorprendeva più dello strano andamento che il tempo poteva avere. C’erano cose più strane, rispetto al tempo. Che i minuti scorrano in fretta oppure lentamente è relativo, trovarsi in un luogo oppure in un altro non lo è. E lei si era ritrovata per in un altro luogo, vivendo per una frazione di secondo un altro tempo.
Milù si girò indietro. Federica, seduta sul sedile posteriore, alle spalle di Claudia, teneva la testa appoggiata al finestrino. Non era più pallida quanto prima, ma il suo sguardo era ancora strano.
– Che cosa stiamo aspettando? – chiese Iole.
– Nulla – rispose Milù.
Allacciò la cintura di sicurezza, inserì la chiave e avviò il motore. Partì, diretta verso il centro, dove avrebbero trovato Graziana.
– Fermati, ti prego – urlò Federica, dopo qualche istante.
Milù accostò.
– Non ti senti bene? – le chiese, girandosi.
– No, non mi sento bene per niente – rispose Federica. – Tu non hai idea di che cosa significhi essere risucchiata dall’aria che hai intorno. Come se un vortice ti stesse triturando, ti senti rimpicciolire… E non sai dove stai andando a finire. Poi ti ritrovi intrappolata dentro chissà che cosa, un oggetto metallico dalla forma strana, che nella realtà è cento o duecento volte più piccolo di te. E non saperne il motivo. Assolutamente, non saperne il motivo, ma sapere che quello che farai potrebbe essere decisivo per qualcun altro.
– Forse, quando saprai dov’eri, ti sentirai meglio – le disse Claudia.
– Allora perché non me lo dici? – le domandò Federica.
– Non è ancora il momento che tu sappia.
– Quando sarà questo momento, allora? Inizio a credere che non arriverà mai.
Claudia replicò: – Non è così. Non sono io a dovertelo dire. Dovrà essere il tuo cuore a dirtelo. La scorsa notte Felipe mi ha assicurato che l’avresti capito.
– Quello era un sogno – le ricordò Federica. – Il nostro non lo è. Ho visto la tua ferita sul ginocchio. Perdevi sangue. Non perdi sangue perché hai sognato di perderlo.
– Questo no. E infatti questo non è un sogno. In ogni caso lo sapevo già, che avresti chiesto di andare al bar dove lavora Grazy.
– Anche questo faceva parte del sogno?
– Sì.
Milù domandò: – Cosa dobbiamo fare adesso? Scendere?
– No, rimaniamo in macchina – rispose Claudia. – Prima arriviamo da Grazy e meglio è. Mi raccomando, però, non ditele nulla.
– Nulla di Felipe? – chiese Milù. – Ma Grazy l’ha visto, me l’ha detto lui.
– Grazy penserà di essersi sbagliata o di avere visto uno che gli somigliava – rispose Claudia. – Ora, però, ripartiamo, se no non arriveremo mai.
Sorrise. Un sorriso poco convinto, ma pur sempre un sorriso.

La moglie del titolare fu la prima a notare le cinque ragazze che si avvicinavano alla porta.
– Grazy – disse. – Ci sono le tue amiche che stanno per entrare.
Graziana non rispose. Lei e il titolare del bar avevano gli occhi puntati su Raidue.
– Ehi, la finite di guardare quella TV come se fosse l’ottava meraviglia del mondo?! GRAZY! Ho detto che stanno arrivando le tue amiche.
Finalmente Graziana si rese conto che la donna si stava rivolgendo a lei.
– Le mie amiche? – domandò. – E che cosa ci fanno qui? Credevo che fossero a casa a guardare le qualifiche…
– Tanto è chiaro che Button e Barrichello partiranno in prima fila, domani – ribatté la moglie del titolare. – Che cosa stanno a guardarsele a fare?
– Ti sbagli – disse Graziana. – Barrichello è out.
– Con quel razzo che si ritrova? Strano…
– Pare abbia avuto qualche problema sulla vettura, che perdesse pezzi dal retrotreno… Così almeno hanno detto.
Graziana tornò a ruotare lo sguardo sul televisore. Nello stesso momento la porta si apriva ed entravano Claudia, Federica, Iole, Milù e Serena.
Serena, che più delle altre era riuscita a ritrovare la propria serenità interiore, fu la prima a salutare Graziana, in modo piuttosto rumoroso.
– Ciao Sere – disse Graziana, con una voce strana. – Ciao ragazze. Che cosa ci fate qui? Siete voi quelle che ho visto passare in macchina?
– Ci hai viste passare in macchina? – chiese Serena. – No, non credo. Ti sarai sbagliata.
– Sarà, ma non credo che ce ne siano tante di Punto verdi come quella di Milù, in giro nella zona. Anche se, in effetti, qualcosa di strano c’era. Mi pareva quasi che ci fosse Felipe Massa, come passeggero su quella macchina.
– Allora probabilmente quell’auto te la sei direttamente sognata – mentì Serena.
– Può darsi.
– A proposito di Felipe, che cosa sta combinando? – domandò Iole.
Claudia abbassò gli occhi.
“Ci siamo” pensò.
– Guarda tu stessa – disse Graziana, indicando a Serena il televisore.
La regia stava inquadrando una vettura rossa, incidentata contro le barriere di protezione.
Milù si avvicinò anch’essa al televisore.
– Una Ferrari piantata in mezzo alle barriere? – osservò. – Che cos’è, un replay del gran premio di Silverstone del 1999?
Si riferiva al celebre incidente in cui Michael Schumacher si era fratturato la gamba destra. Si rese conto, però, immediatamente, che non si trattava di un replay risalente a dieci anni prima. Era una Ferrari del 2009, era un’immagine in diretta. E il casco indossato dal pilota di quella monoposto aveva tonalità sul verde brillante e sul giallo.
– Ma quello è Felipe – esclamò.
– Eh, sì, così pare – disse tristemente Graziana.
– Lo sapevo – mormorò Claudia.
Si rese conto immediatamente dell’errore che aveva commesso. Come poteva saperlo?
Graziana si accorse dello stesso dettaglio.
– Tu, Cla, che cosa ne sai? – le chiese.
Claudia tentò disperatamente di trovare una soluzione. Doveva esserci. Sì, c’era.
– L’ho sentito per radio. Sulla macchina di Milù, quando siamo scese. C’era la radio accesa e prima che Milù scendesse c’erano le notizie del TgCom su R101.
Milù abbassò lo sguardo. Sulla sua macchina non c’era nemmeno il servosterzo, figuriamoci la radio! Claudia non avrebbe dovuto fare un errore così clamoroso. Guardò il display del cellulare, che aveva tolto dalla borsa poco prima. Non era nemmeno orario del TgCom, a quanto pareva. Le informazioni presenti, infatti, segnalavano: “Sab. 25/07/2009, 14,53”. Il mini-notiziario di R101 sarebbe stato trasmesso alle 14,59.
Imperterrita, Claudia proseguì: – Le altre non se ne sono accorte, ma io ho sentito. Dicevano che Felipe aveva avuto un incidente, sul finale della Q2.
– Per radio hanno già dato la notizia? – domandò Graziana, sorpresa. – E poi…
Prima che potesse aggiungere altro, Claudia riprese: – Hanno detto che è stato un incidente dalla dinamica molto strana… Una molla che pesava poco meno di un chilo che si è staccata dal retrotreno della vettura di Barrichello l’ha colpito sulla visiera del casco, facendolo svenire…
– Una molla? – chiese Graziana. – Per radio hanno detto questo? Ma se in TV non hanno ancora nemmeno mostrato il replay!
Claudia sbiancò.
– Cla, come puoi sapere tutto questo? – le chiese Federica, guardandola.
Claudia indietreggiò di scatto.
– Cla, dove vai, ora?
La videro uscire dal bar e Federica la seguì.
Claudia si diresse verso l’auto di Milù, che era parcheggiata dall’altro lato della strada, e si appoggiò alla carrozzeria. Aveva parlato troppo presto. E sulla macchina di Milù non c’era alcuna radio.
Federica le fu davanti dopo qualche istante. Ora non era più pallida e insicura, ma era determinata a scoprire la verità.
– Allora? – le chiese, con decisione. – Che diamine è questa storia della molla? Che ti stai inventando?
Claudia sospirò.
– Non mi sto inventando nulla. Una molla ha colpito il casco di Felipe, sfondandogli la visiera.
– Ah, sì? E quando, sentiamo?
Claudia la guardò, sorpresa.
– Davvero non l’hai ancora capito? Poco più di dieci minuti fa. Alle 14,42. Un attimo prima, Felipe è venuto da noi. In un qualche modo sapeva già che cosa gli sarebbe accaduto. L’abbiamo scoperto io e lui stanotte, nel nostro sogno. Dalla Brawn di Barrichello si sarebbe staccata una maledetta molla, e dietro alla Brawn ci sarebbe stato lui. Abbiamo visto tutto, stanotte. Se la molla l’avesse colpito al centro della fronte, non avrebbe avuto scampo.
– Ma avete visto che la molla non l’avrebbe colpito al centro della fronte, immagino – disse Federica.
Claudia scosse la testa.
– La molla sarebbe andata a finire proprio là. A meno che il caso non l’avesse deviata.
Federica, con gli occhi carichi di apprensione, le domandò: – E il caso l’ha deviata?
– Nulla è dovuto al caso – disse Claudia. – E se il caso non pensa a certe cose, dobbiamo pensarci noi.
Claudia alzò gli occhi. Anche Milù, Serena, Iole e Graziana avevano raggiunto lei e Federica.
– Come sarebbe a dire, Cla? – chiese Federica. – Siamo state noi a…?
Aveva finalmente compreso.
Claudia annuì.
– È questo il motivo per cui abbiamo dovuto spostarci nello spazio. Siamo finite dentro quella maledetta molla, diretta verso Felipe come un proiettile, e da là dentro dovevamo spingerla da parte, in modo da deviare la sua traiettoria. Sperando che Iole, Serena e Milù accettassero di concedere a Felipe di continuare a vivere la sua vita?
– E ce l’abbiamo fatta? – le chiese Federica.
– Sì, ce l’avete fatta – disse una voce, estranea a loro.
Era una voce maschile, dall’accento brasiliano. Le sei ragazze si guardarono intorno. Non c’era nessuno.
– Ehi, ragazze, non cercatemi, perché tanto non mi vedrete. Per fortuna sono riuscito a vedervi e a sentirvi ancora una volta. È un vero peccato che, tra qualche giorno, quando riaprirò gli occhi in un ospedale di Budapest, non ricorderò un bel nulla di voi. In ogni caso non preoccupatevi, andrà tutto bene. Spero solo che non ci resterete troppo male, quando scoprirete che per rivedermi in pista dovrete aspettare l’anno prossimo in Bahrein.
– Felipe, sei davvero tu? – chiese Graziana. – Ho di nuovo le allucinazioni?
– No, niente affatto, non hai le allucinazioni – rispose Felipe, senza manifestarsi agli occhi delle ragazze. – Ah, piuttosto, Grazy, ti consiglio di tornare dentro, davanti alla TV. Prima o poi incomincerà la Q3, e non credo che Alonso sarebbe molto felice di sapere che anziché guardarlo mentre ottiene la pole position te ne sei stata qui a scioglierti sotto al sole di luglio! Ora, però, devo andarmene. Adeus, ragazze!
Claudia, Federica, Iole, Serena, Milù e la stessa Graziana, che nonostante l’originaria estraneità ai fatti di quel pomeriggio era riuscita a comprendere che, in ogni caso, doveva essere accaduto qualcosa di davvero notevole, si guardarono intorno ancora una volta, invano. A poco a poco smisero di avvertire la presenza di Felipe accanto a loro. Perché accanto a loro non c’era, ma anche se era lontano era dentro di loro, e dà lì nessuno l’avrebbe mai tolto.
Il silenzio calò sulla strada. Passarono i secondi, passarono i minuti… Avrebbero potuto passare anche le ore, se Claudia non avesse domandato: – Ragazze, qualcuna di voi ha idea di quanti giorni manchino al gran premio del Bahrein?
Nessuna fu in grado di trovare una risposta.
– Fa niente, meglio così – concluse Claudia. – Scoprirei semplicemente che manca troppo tempo, e non sarei sicura di riuscire a reggere così a lungo senza Felipe!

FINE

Milù Sunshine, 2010


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