martedì 17 settembre 2019

BRDC British Formula 3: Clement Novalak vince il titolo

Il campionato di F3 britannica, iniziato lo scorso aprile, si è concluso in questo fine settimana, vedendo la vittoria del titolo da parte di Clement Novalak, che già nel 2018 aveva gareggiato seppure part-time in questo campionato.
Il campionato, di per sé, prevede una Gara 1 e una Gara 3 con normale qualifica, con in mezzo una Gara 2 con reverse grid completa, a condizione che i piloti abbiano ottenuto un giro più veloce che sta nel 103% del giro più veloce della gara, e che assegna punti anche per il numero di posizioni recuperate. Se avete capito bene, se non avete capito non è grave.
Curiosità, in questo campionato hanno gareggiato sia il cugino di Maldonado (quello dell'incendio nel box della Williams) sia il fratello di Ericsson.

OULTON - 21/22 Aprile
PODIO GARA 1: Novalak, Hoggard, Simmons
PODIO GARA 2: Federick, Verhagen, Maldonado
PODIO GARA 3: Hoggard, Novalak, Simmons

SNETTERTON - 18/19 Maggio
PODIO GARA 1: Hoggard, Novalak, Jewiss
PODIO GARA 2: Petersson, Pedersen, Frederick
PODIO GARA 3: Ericsson, Novalak, Frederick

SILVERSTONE - 8/9 Giugno
PODIO GARA 1: Novalak, Verhagen, Simmons
PODIO GARA 2: Pedersen, Hoggard, Ravishankar
PODIO GARA 3: Simmons, Hoggard, Frederik

DONINGTON - 22/23 Giugno
PODIO GARA 1: Hoggard, Simmons, Jewiss
PODIO GARA 2: Mason, Ravishankar, Maldonado
PODIO GARA 3: Hoggard, De Pauw, Chaimongkol

SPA-FRANCORCHAMPS - 20/21 Luglio
PODIO GARA 1: Frederick, Simmons, Maldonado
PODIO GARA 2: Varrone, Mason, Verhagen
PODIO GARA 3: Simmons, Novalak, Jewiss

BRANDS HATCH - 3/4 Agosto
PODIO GARA 1: Hoggard, Jewiss, Novalak
PODIO GARA 2: Azman, Simmons, Mason
PODIO GARA 3: Jewiss, Hoggard, De Pauw

SILVERSTONE - 17/18 Agosto
PODIO GARA 1: Chaimongkol, Jewiss, Hoggard
PODIO GARA 2: Maldonado, Varrone, Novalak
PODIO GARA 3: Simmons, Jewiss, Verhagen

DONINGTON - 14/15 Settembre
PODIO GARA 1: Hoggard, Jewiss, Maldonado
PODIO GARA 2: Azman, Simmons, Verhagen
PODIO GARA 3: Hoggard, Jewiss, Verhagen

CLASSIFICA PILOTI:
1. Clement Novalak (UK) - 505
2. Johnathan Hogghard (UK) - 482
3. Ayrton Simmons (UK) - 450
4. Kiern Jewiss (UK) - 438
5. Neil Verhagen (USA) - 357
6. Manuel Maldonado (Venezuela) - 348
7. Ulysse De Pauw (Belgio) - 329
8. Sasakorn Chamongkoi (Thailandia) - 314
9. Kaylen Frederick (USA) - 305
10. Hampus Ericsson (Svezia) - 284
11. Nazim Azman (Malesia) - 236
12. Joshua Mason (UK) - 229
13. Lucas Petersson (Svezia) - 206
14. Benjamin Pedersen (Danimarca) - 200 *
15. Pavan Ravishankar (Singapore) - 182
16. Kris Wright (USA) - 126
17. Nicolas Varrone (Argentina) - 109 **
18. Andreas Estner (Germania) - 41 **

* Pedersen ha saltato l'ultimo evento stagionale in quanto impegnato nella F3 Americas.

** Varrone e Estner sono stati piloti part-time, prendendo parte rispettivamente a tre e a due eventi.

lunedì 16 settembre 2019

F3 Americas 2019: Dakota Dickerson vince il titolo

In quest'ultimo weekend è terminato il campionato americano di Formula 3, la F3 Americas, che l'anno scorso contava al via un numero di vetture simile a quello di un certo storico gran premio ricordato ai tempi come "farsa di Indianapolis". Quest'anno la situazione è un po' migliorata, siamo arrivati da un minimo di dieci vetture a un massimo, nella maggior parte degli eventi, di tredici.

BARBER - 6/7 Aprile
PODIO GARA 1: Pedersen, Dickerson, Abel
PODIO GARA 2: Dickerson, Pedersen, Vaccaro

ROAD ATLANTA - 19/20 Aprile
PODIO GARA 1: Abel, Leguizamon, Dickerson
PODIO GARA 2: Abel, Locke, Holbrook
PODIO GARA 3: Dickerson, Leguizamon, Abel

PITTSBURG - 22/23 Giugno
PODIO GARA 1: Dickerson, Leguizamon, Abel
PODIO GARA 2: Dickerson, Leguizamon, Abel
PODIO GARA 3: Dickerson, Leguizamon, Lall

ALTON VIRGINIA - 27/28 Luglio
PODIO GARA 1: Pedersen, Soler-Obel, Dickerson
PODIO GARA 2: Pedersen, Soler-Obel, Lall
PODIO GARA 3: Soler-Obel, Pedersen, Lall

ROAD AMERICA - 23/24 Agosto
PODIO GARA 1: Roe, Soler-Obel, Southern
PODIO GARA 2: Pedersen, Dickerson, Soler-Obel

SEBRING - 14/15 Settembre
PODIO GARA 1: Pedersen, Abel, Soler-Obel
PODIO GARA 2: Pedersen, Dickerson, Southern
PODIO GARA 3: Pedersen, Dickerson, Abel

Protagonisti di questa stagione sono stati soprattutto Dakota Dickerson, statunitense campione 2018 della Formula 4 USA, e Benjamin Pedersen, pilota danese già attivo da diversi anni nelle serie minori open wheel americane, che tuttavia ha disputato solo quattro eventi su sei, saltando Road Atlanta e Pittsburg, facilitando le cose a Dickerson, che è stato proclamato campione già dopo Road America.

Come numero di vittorie, Pedersen ne ha ottenute più di Dickerson (sette contro cinque, per un totale di sedici gare).
Il part time Jacob Abel (USA) ha ottenuto due delle vittorie restanti, con Solar-Obel (Colombia) e James Roe (Irlanda) vincitori entrambi di una gara ciascuno.
Il colombiano si è classificato in terza posizione dopo un miglioramento notevole nei risultati nella seconda parte della stagione, seguito a breve distanza, in classifica, Abel e Roe. Si segnalano i buoni risultati, nei tre eventi da lui disputati, dell'argentino Baltazar Leguizamon, settimo in classifica alle spalle di John Paul Southern Jr (USA).

In questo campionato hanno gareggiato part-time anche due nostre conoscenze della W Series, Shea Holbrook, al via in tre eventi, e Megan Gilkes, al via in due.
Hanno gareggiato nello stesso team. Nell'unico evento disputato da entrambe, risultano essersi ritirate per incidente, lo stesso incidente, nella prima gara e DNS nelle due gare successive.
La Holbrook è ruscita anche a cogliere un podio, seppure favorito dalla squalifica di Austin Kaszuba, pilota part-time. Al traguardo era comunque arrivata al quarto posto, quindi le era andata di lusso rispetto alla W Series.

domenica 15 settembre 2019

Carissima Toro Rosso...

...in questo mio post non fingerò di essere ciò che non sono, non mi inventerò che sia stato amore a prima vista, né mi inventerò di averti amata più in passato rispetto a quanto mi renda conto di amarti adesso. Oggi come oggi sei la rappresentazione più totale di ciò che ammiro: i diseredati. Un tempo eri il team nel quale venivano piazzati i futuri talenti della Redbull, al giorno d'oggi sei il team in cui vengono piazzati i piloti scartati dalla Redbull. Sei il team al quale la Redbull dichiara di avere lasciato Kvyat perché una sua promozione in Redbull al posto di Gasly ti avrebbe deprivata del tuo pilota di punta: questa, sinceramente, è la scusa più pittoresca che io abbia mai sentito.

Non mi ricordo quel giorno del 2006 in cui Speed si classificò ottavo al traguardo, che all'epoca valeva l'ultimo punto, ma lo fece superando in corso d'opera Coulthard in regime di bandiere gialle e perse la posizione a calci nel cu*o.
Non me lo ricordo, ma ricordo quando Mazzoni lo raccontava in telecronaca, spiegando che, dopo la convocazione da parte dei commissari, Speed si mise a insultare sia Coulthard che i commissari stessi. Alla fine della giornata, ovviamente, la Toro Rosso doveva ancora ottenere il suo primo punto.
Ho deciso di non andare a controllare, di andare a memoria. Forse era l'Australia? Non saprei, a quei tempi non facevo per niente caso alla "Toro Rosso di Faenza".

Poi venne il 2(?) luglio 2006. Era il giorno di quel famoso gran premio degli Stati Uniti all'Indianapolis Road Circuit o come si chiama in cui ci fu una carambola in partenza che mise fuori gioco diverse vetture. Altre non coinvolte si auto-eliminarono in corso d'opera e restammo, a gara inoltrata, con appena dieci vetture, in pista. Le prime otto avrebbero visto l'aura della zona punti, ma nessuna Toro Rosso al momento era in zona punti.
Poi ci fu un duello epico per la penultima piazza tra Rosberg e Liuzzi, che venne vinto da quest'ultimo. Era nono. Quando una vettura davanti a lui si ritirò poco dopo - era una Toyota, direi - Liuzzi si ritrovò ottavo e ci rimase fino al traguardo. Ora, tralasciando il fatto che è pittoresco che su tutti i piloti giunti a punti tranne uno quello che non prese punti guidasse una Williams, cosa che potrebbe accadere anche al giorno d'oggi con una gara con un alto attrition rate, quel giorno era accaduto finalmente l'evento miracoloso.

Mi piacerebbe dire, mia carissima Toro Rosso di Faenza, che quel primo punto fu il primo di una lunga serie, ma non è così: eri sorta sulle ceneri della Minardi ed eri destinata a rimanere una sorta di Minardi, anche se con le vetture infinitamente più tamarre, in particolare quelle delle prime due stagioni.
Il 2007 iniziò come era finito il 2006: Minardi-style, anche se ti prestavo un po' più di attenzione di quanta ne prestassi in precedenza alla Minardi. Le cose non andavano per niente bene: mai una top-8, mai una gioia, il tutto mentre la Super Aguri portava a casa occasionali passaggi in Q3 e occasionali punti, quando Sato era nel massimo del suo splendore (purtroppo Davidson andava a caccia di marmotte, invece, se no anche lui avrebbe potuto avere una piccola gioia).

Poi venne il 30 settembre, il giorno in cui passasti dalle stalle alle stelle, poi di nuovo alle stalle, poi ancora alle stelle e, infine, alle stalle, immersi nel letame.
Era il giorno del gran premio del Giappone, quello sul circuito di Mount Fuji, che si doveva alternare con Suzuka ogni anno e in cui furono disputate due edizioni consecutive, poi il nulla cosmico. Era il gran premio in cui Hamilton sembrava già prossimo al titolo perché i suoi avversari erano dispersi in modo random o nelle vie di fuga o nelle retrovie, insomma, il giorno perfetto per gli outsider, quello in cui gente random poteva appropriarsi di posizioni di spessore. Infatti a un certo punto della gara Vettel era risalito in terza posizione.
Poi si ritirò per incidente, ma tutto sommato la giornata era ancora salva, dato che Liuzzi stava tagliando il traguardo in ottava piazza, che significava il primo punto della stagione.

La giornata non era affatto salva. In corso d'opera Liuzzi aveva superato una vettura in regime di bandiere gialle, peraltro compromettendosi per sorpassare nientemeno che la Spyker di Yamamoto, quindi venne penalizzato e, a rendere la situazione ancora peggiore, risalì in zona punti nientemeno che Sutil.
Ora, ho promesso sincerità e sarò sincera: vedere la Spyker ottenere un punto non era esattamente una cosa che mi dispiacesse, ma il lato negativo di tutto ciò era che, esclusa la McLaren che non prendeva punti per la classifica costruttori per la vicenda dello spy-gate, la Toro Rosso si trovava ultima in classifica e senza punti quando mancavano soltanto due gran premi alla fine della stagione.
Poi dal letame tornò alle stelle: sette giorni più tardi a Shanghai colse un doppio arrivo in zona punti, con Vettel quarto e Liuzzi sesto. Ricordo le foto delle celebrazioni del team, sembravano la Super Aguri il giorno del suo primo punto.

Iniziavo ad amare sempre di più i team "dei poveri" e la Super Aguri era al centro delle mie battute su quanto sarebbe stato epico vedere Sato vincere un gran premio. Poi fallì, niente più battute sulla Super Aguri, però rimanevano le battute sugli altri. Quando parlavo con la mia amica di Formula 1, oltre a vaneggiare su quanto sarebbe stato bello vedere piloti come Coulthard o Barrichello sul podio (accaddero entrambe le cose, con nostra soddisfazione, il nostro disappunto era tuttavia che non fosse accaduto a Ralf Schumacher l'nno precedente), parlavamo di quanto sarebbero state belle le gare con vincitori improbabili. Una volta scherzai a proposito di Vettel che vinceva una gara con la Toro Rosso... una settimana prima che succedesse.

Era il 14 settembre 2008, Vettel partiva dalla pole, Bourdais partiva dalla quarta posizione sulla griglia di partenza. A quei simpaticoni che al giorno d'oggi dicono che era una cosa normale perché la Toro Rosso era meglio della Redbull, piuttosto non era normale che non succedesse le altre volte, vorrei ricordare che sì, probabilmente con piloti migliori e più esperti la Toro Rosso avrebbe avuto risultati migliori, però era la Toro Rosso. Ha avuto sicuramente una certa coppiata migliore, diversi anni dopo, ma all'epoca Sainz e Verstappen erano troppo giovani anche per la Toro Rosso. Quella qualifica del 13 settembre era mooooolto meno scontata di quanto certa gente che ha iniziato a seguire la Formula 1 ieri sostiene.

Quel "Bourdais partiva dalla quarta posizione", purtroppo, è solo un eufemismo. Mentre la gara si apprestava a partire dietro safety car vidi con orrore che uno dei piloti della Toro Rosso era rimasto fermo. Fu vagamente consolatorio il fatto che quantomeno fosse quello che partiva quarto e non quello che partiva dalla pole. Purtroppo per lui la gara partiva dietro safety car, quindi invece di partire ultimo dalla corsia dei box a pieni giri, venne portato a spinta nella corsia dei box da cui partì ultimo e doppiato. Arrivò penultimo, davanti al solo Sutil, a ricordarci che anche le belle storie hanno il loro lato oscuro. In questo caso oscurissimo: il pluricampione di Champ Car, che andava incontro a sfortune random ogni volta in cui era in una posizione presentabile, arrivava nelle retrovie, girando su tempi abbastanza in linea con quelli del compagno di squadra, un ragazzino a cui non era ancora spuntata la barba che aveva raggiunto il culmine della propria carriera pre-F1 lottando per il titolo in Formula 3 europea senza vincerlo.

Niente da fare, Bourdais in Formula 1 fu un #MaiUnaGioia di proporzioni clamorose (penso che, quando si guarda allo specchio, ci veda Hartley riflesso), la sua stagione 2008 fu disastrosa in termini di punteggio, le uniche volte in cui poteva puntare a un risultato di un certo livello gli capitavano delle sfortune... e peraltro a metà 2009 fu appiedato in corso d'opera per mancanza di risultati... quando tutto sommato visti gli standard del 2008, non si può dire neanche che stesse andando tanto male nel confronto con Buemi.
Ero un po' meno legata al team dei poveri a quei tempi. La coppia pilota della mia età + pilota con gli occhiali mi attirava di più di quelle successive. Peraltro si era parlato di un ingaggio di Sato, che non si concretizzò in realtà, e la cosa mi deluse profondamente. Curiosità: secondo Wikipedia non ricordo in che lingua, Sato girò in un test proprio con la vettura con cui Vettel aveva vinto il gran premio d'Italia. Ammiro l'audacia della scuderia di Faenza: quella vettura io l'avrei messa in un museo, non l'avrei affidata al samurai errante.

Vennero Buemi e Alguersuari, vennero Ricciardo e Vergne, venne Kvyat, vennero Sainz e Verstappen, vennero Gasly e Hartley... nel corso di questi undici anni ogni tanto ho avuto l'illusione che qualcuno potesse dare alla "Toro Rosso di Faenza" la sua seconda vittoria un giorno. Verstappen e Gasly mi sembravano i candidati più probabili, ai tempi.
Non prendetemi per pazza, e nemmeno tu, carissima Toro Rosso, non prendermi per pazza. Sono undici anni che aspetto, senza mai avere rivisto la luce, se non quel giorno di luglio in cui Kvyat si è classificato terzo al gran premio di Germania. Quel giorno lì ho sentito concretamente, per la prima volta dopo tanto tempo, che è possibile che un giorno possa accadere di nuovo. Se fosse Kvyat sarei la persona più felice del mondo, credo, anche se penso che mi toccherà aspettare ancora molto a lungo e forse ci saranno nuovi piloti.

Quindi, per finire, carissima Toro Rosso, nel corso degli anni ti ho ignorata, amata, di nuovo ignorata e visto quello che ho provato per il podio di Kvyat penso di amarti più di quanto ti abbia mai amata in passato, al giorno d'oggi. Sappi che attenderò con pazienza di tornare di nuovo, almeno per un giorno, sul tetto del mondo, proprio come accadeva esattamente undici anni fa. L'ho visto accadere una volta, ormai so che non posso più definirla un'idea impossibile.


sabato 14 settembre 2019

RedF1GP

Carissimi lettori, ho deciso di scrivere questo post non per parlare di quello che sta succedendo in questi giorni nel mondo del motorsport (so che molti di voi sono in clima da "no racing weekend" ma sono certa che sarei in grado di trovare qualcosa di interessante, o non interessante, da scrivere, con un po' di impegno), ma per annunciarvi che ho una gemella segreta che scrive per un altro blog ospitato sempre sulla piattaforma blogspot...
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...ah, no, scusate, mi sono sbagliata. Quella Milly Sunshine non è la mia gemella segreta, dato che, non essendo un pilota Ferrari non ho gemelle segrete, ma sono proprio io.

E' iniziata questa settimana la mia collaborazione con il blog RedF1GP, dopo essere stata contattata domenica sera da uno dei suoi autori.
Per quanto io scriva su questo blog da anni e anni, ormai (se avessi saputo che avrei continuato a scrivere così a lungo, probabilmente non l'avrei chiamato "Sunshine on Formula 1" ma gli avrei dato qualche altro nome, questo non significa che intenda cambiarlo, ormai mi sono affezionata anche al nome del kaiser - non Schumacher, l'unico Kaiser in cui credo è quello che si è qualificato ultimo il giorno del bump day!), non mi era mai capitato di collaborare con un blog gestito da altri, multi-autore. Avevo provato io, ai tempi di blogfree, di aprire un blog multi-autore, ma credo che siano andati pubblicati, in un anno e mezzo, qualcosa come uno o due post che non recassero il mio nome.

So che scrivere per quel blog sarà un'esperienza molto diversa dallo scrivere per questo blog (che ovviamente rimarrà attivo tale e quale a prima), che dovrò scrivere cose più serie di quelle che scrivo qui, che non potrò parlare di immaginarie riunioni di condominio a casa Verstappen, ma che dovrò offrire dei contenuti sensati, ma non è la prima volta che ci provo. Prima di rendermi conto che scrivere cronache delle gare non è una cosa che fa per me, perché contemplo l'esistenza anche di altri team oltre Ferrari, Mercedes e Redbull, era una cosa che facevo. Qui si tratta di applicare la serietà ad argomenti che non siano le cronache delle gare.

Oggi, 13 settembre 2019, giornata che mi fa pensare agli occhiali di Bourdeeeyyyyy perché non li aveva ancora persi in corso d'opera, è uscito su RedF1GP il mio primo intervento, che ho dedicato ad Alex Albon e al fatto che i suoi risultati in Redbull possano essere interpretati in diverso modo e che per il momento sia troppo presto per giudicarlo.
La redazione di RedF1GP ha linkato il mio post sul profilo facebook del blog e i lettori hanno replicato in tono piccato, dopo avere letto soltanto il titolo, osservando le stesse cose che io avevo scritto nell'articolo.
La vita di una motorsport blogger è dura, mooooolto dura. Si stava decisamente meglio quando c'erano Alesi e Berger in Ferrari, quando non c'era internet e...
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...no, scherzo. Internet serve per seguire i tweet della Force India, per comunicare con gli altri appassionati di motori e per trasferirsi in Inghilterra, in Germania o in Spagna per seguire le gare sui canali televisivi di quelle nazioni (non promuovo l'uso dei siti di streaming, promuovo il teletrasporto).

Concludo specificando che spero che la mia collaborazione con RedF1GP sia una fonte di ispirazione per il mio futuro di blogger e che un giorno la gente vada oltre i titoli.
Potete visitare il blog con cui collaboro al seguente link: https://redf1gp.blogspot.com/

venerdì 13 settembre 2019

Monza 1999

12 settembre 1999 - non so che cosa stavo facendo, non ne ho la più pallida idea, considerando che erano i giorni che precedevano l'inizio della prima media, probabilmente invece di essere a casa mia a guardare il gran premio ero a casa della mia amica dell'epoca, quella che di lì a un paio di mesi avrebbe smesso di salutarmi perché, mentre lei aveva già le mestruazioni, io ero troppo "indietro" dato che non stava nemmeno lontanamente iniziando a spuntarmi il seno.
Molto probabilmente ero nel cortile della palazzina in cui abitava, magari con qualcuna delle ragazzine che abitavano nei dintorni, probabilmente impegnate a spettegolare sugli argomenti che a loro interessavano maggiormente: quali nostre coetanee avevano già le mestruazioni, quali avevano già le tette, quali fingevano di averle più grosse indossando il reggiseno imbottito, quali tra i nostri coetanei/e avevano fratelli o sorelle maggiori fidanzati/e, quali avevano fratelli o sorelle maggiori fumatori...

Non saprei dire quante domeniche ho sprecato così nel corso degli anni '90, probabilmente troppe. Però, tutto sommato, forse è stato meglio che io non abbia visto (o che non ricordi di avere visto) quella gara in diretta.
Era il gran premio d'Italia 1999 che in realtà oserei dire che non ho proprio mai visto (invece per fortuna ho visto quello successivo, il gloriosissimo GP d'Europa), vinto da Heinz Harald Frentzen, quello di cui si parlava in genere non per la sua carriera: era l'ex fidanzato di Corinna Schumacher, era il figlio del titolare di una ditta di pompe funebri, era figlio di madre spagnola...
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...e in pratica tutti sapevamo i fatti privati di Frentzen, ma tendevamo a ignorarlo costantemente, anche quando incredibilmente lottava per il mondiale al volante di una Jordan che in realtà era una macchina niente male a quei tempi, ma che rendeva comunque la cosa molto più pittoresca.
Ricordo che nella pizzeria in cui andavo a pranzo quando passavo qualche giornata al mare con mio nonno e con i miei parenti, avevano bottiglie d'acqua la cui marca probabilmente era un suo sponsor, dove c'era un'etichetta con attaccata una piccola foto della Jordan e sotto la dicitura "Jordan Mugen Honda". Che emozione, peraltro: HHF lottava per il titolo, in qualche modo, al volante di una vettura motorizzata Honda, cose che al giorno d'oggi non accadranno mai. No, scherzo, mi ero dimenticata che la Redbull è motorizzata Honda e la darei per spacciata per gli anni futuri: è la Redbull, non certo la McLaren!

La vittoria di HHHHHHH è stata un effetto. La causa, il punto di partenza, è stata l'incidente di Mika Hakkinen, principale contendente al titolo, che all'epoca doveva vedersela con nientemeno che Eddie Irvine, che si apprestava nella stagione seguente a passare alla Jaguar e già vincitore di diversi titoli di maggiore playboy della Formula 1. In più amava camminare nelle scarpe Valleverde.
Fuori Hakkinen e poi le inquadrature lo andavano a cercare mentre scoppiava a piangere nella boscaglia che circonda il circuito di Monza, con la regia italiana che intendeva demolirlo, perché dopotutto non era una seconda guida della Ferrari in caso di vittoria (non che all'epoca ci fossero seconde guide che piangevano in caso di vittoria, in Ferrari, il trend sarebbe iniziato nel 2000), ma era il nemicohhhh della società e soprattutto come si permetteva? i finlandesi non hanno emozionihhhh!!11!!11!!!
Ricordo un momento successivo, nel corso dell'inverno, in cui ho appreso di quell'evento. Ero a casa dei miei zii, non ricordo se li eravamo andati a trovare sotto Natale o, siccome hanno cambiato casa più volte, se li fossimo andati a trovare perché avevano appena cambiato casa.
Io avevo undici anni, mio cugino ne aveva nove. Mentre i suoi genitori e i miei parlavano, noi sfogliavamo un giornale o una rivista che parlava di sport.
Mio cugino diceva di tifare Ferrari, mi faceva vedere la foto di Hakkinen in lacrime e ricordo di avere riso insieme a lui.
Fun fact, parecchi anni più tardi, una volta, penso alla festa di compleanno di un altro cugino che all'epoca non era neanche un pensiero lontano, qualcuno stava parlando del famoso sorpasso con Zonta in mezzo. Domanda di mio cugino, quello che prendeva per i fondelli Hakkinen: "ma Hakkinen era uno che correva ai tempi in cui Schumacher era giovane, giusto?"
Evidentemente il suo status di tifoso della Ferrari doveva essere cambiato nel corso degli anni.

Sono felice di non avere visto la diretta di quel GP d'Italia, perché a undici anni avrei sicuramente pensato cose di cui mi sarei pentita amaramente negli anni a venire.
Era l'epoca in cui vedevo tutto come bianco o nero, in cui c'era il Benehhhh Assolutohhhh e in cui c'era il Malehhhh Assolutohhhh, in cui un pilota veniva inquadrato in una categoria e l'altro veniva inquadrato nell'altra, peraltro in modo random.
A pensarci bene, all'epoca degli Schukkinen ce n'era uno che aveva la propensione a infilarsi di propria spontanea volontà dentro situazioni alquanto polemiche (incidenti con i rivali all'ultima gara della stagione compresi) e uno che se ne stava sempre ben lontano da qualsiasi polemica. Attribuire i ruoli in modo diverso forse sarebbe stato più coerente, anche se fosse stato per far passare Hakkinen come troppo "fesso" per uscire dagli schemi e per mettere su un piedistallo chi invece girava sempre su quel limite e a volte lo oltrepassava, pur di raggiungere il successo.

A vent'anni di distanza per me non è tutto bianco e nero e la mia essenza di "non tifosa" (lo so, ho detto più volte di avere un favorito, ma se alla fine la cosa che mi emoziona di più è vedere la Toro Rosso ad arrivare a podio al punto da fregarmene di tutto quello che le succede intorno, allora forse ero più legata all'idea di tifare qualcuno che tifosa) mi porta a cercare spesso di vedere le situazioni da molte diverse sfaccettature. Però una cosa l'ho notata, ovvero che per molti è ancora tutto bianco o nero, forse addirittura in modo più confusionario che a quei tempi, in cui tutto era ben definito e in cui il massimo problema era quello di non riuscire ad appioppare un ruolo a Frentzen. Dopotutto Frentzen non doveva essere per forza il bene o il male, poteva essere anche semplicemente una figura di contorno, che è quello che si è rivelato effettivamente più ci si avviava verso la fine della stagione.

giovedì 12 settembre 2019

W Series & Katherine Legge, gli opposti che si attraggono

È passato relativamente poco tempo da quando è finito il campionato della W Series, ma i preparativi per il prossimo campionato sono già in corso.
Giusto per rinfrescarvi le idee, le cose andranno più o meno così:
- delle venti protagoniste della stagione 2019, le prime dodici in classifica hanno l'accesso garantito alla stagione 2020;
- nessuna delle prime dodici classificate pare avere rinunciato alla propria partecipazione, quindi rimangono sei/otto posti in griglia a meno che non vengano incrementati;
- al momento attuale si parla di venti vetture, non è ancora chiaro se si intende che saranno in venti al via di ogni gara oppure che saranno diciotto con due riserve;
- alle ultime otto classificate non è preclusa al cento per cento la possibilità di prendere parte all'edizione 2020, ma dovranno battere la concorrenza delle nuove candidate;
- ci sarà un test comparativo tra le nuove candidate e alcune ragazze che hanno gareggiato nel 2019.

Quest'ultimo punto è al momento più chiaro: Beitske Visser e Miki Koyama prenderanno parte, il prossimo weekend, a un test al quale saranno presenti anche quattordici nuove ragazze.
Queste quattordici nuove ragazze sono state valutate su un totale di circa una quarantina, pare tramite test al simulatore, e scenderanno in pista al volante di vetture come quelle con cui viene disputato il campionato.
Al momento attuale non è particolarmente chiaro quante ne passeranno, probabilmente dipenderà da come va il test.
Sono stati annunciati i nomi delle partecipanti al test e saranno (elencate in ordine alfabetico):
- Ayla Agren - Norvegia
- Courtney Crone - Stati Uniti
- Abbie Eaton - Regno Unito
- Belen Garcia - Spagna
- Michelle Gatting - Danimarca
- Hanna Grisham - Stati Uniti
- Chelsea Herbert - Nuova Zelanda
- Anna Inotsume - Giappone
- Gabriela Jilkova - Repubblica Ceca
- Katherine Legge - Regno Unito
- Nerea Martì - Spagna
- Abbie Munro - Gran Bretagna
- Irina Sidorkova - Russia
- Bruna Tomaselli - Brasile

C'è un nome, tra questi, che mi ha fatto spalancare gli occhi per lo stupore. Al momento, comunque, non ci darei peso, è il caso di parlare, per prima cosa, delle "altre", in modo da dare un'idea di chi siano:
- AGREEN e TOMASELLI: le due vengono dalle serie minori americane Road to Indy, la Agreen ha gareggiato in USF2000 alcuni anni fa dopo avere vinto un campionato di livello più basso ma ora non gareggia per assenza di sponsor, la Tomaselli gareggia in USF2000 al momento, entrambe erano state scartate nella selezione in stile Race of Champions sulla neve dell'edizione 2019;
- GATTING: ha un passato molto lontano nella Formula Ford danese (la serie che al giorno d'oggi è diventata F5 e corre insieme alla F4, credo), con esperienze successive in GT ed endurance, elencata tra le candidate 2019, non era presente al test lo scorso anno;
- GARCIA, MARTI', SIDORKOVA: provenienti dalla Formula 4 spagnola, con quest'ultima che ha gareggiato anche nella F4 SMP (il campionato russo, quello in cui solo i russi prendono punti e i finlandesi non prendono punti, ma non fa niente perché tanto il figlio di Salo arriva sempre ultimo), i risultati delle tre non sembrano particolarmente esaltanti, anche se il duo Garcia/Martì ha ottenuto a inizio stagione una "doppietta" dopo la penalizzazione di tutti gli altri piloti presenti in pista;
- MUNRO e GRISHAM: probabilmente le più giovani, sembra che siano entrambe delle kartiste, anche se la Munro si appresta a debuttare nella Formula 4 britannica;
- EATON: pilota di GT, è conosciuta per avere preso parte in qualità di tester a programmi televisivi in cui venivano testate auto;
- CRONE: l'homepage del suo profilo twitter sembra qualificarla come pilota di motociclismo, in realtà gareggia anche sulle midget car e sembra avere preso parte a un test su open wheel Road to Indy;
- HERBERT e JILKOVA: queste due gareggiano prevalentemente a livello nazionale, l'una in Nuova Zelanda, l'altra in Repubblica Ceca, anche se la Jilkova pare avere gareggiato in qualche momento della sua carriera e occasionalmente in una sotto-categoria della Formula Renault;
- INOTSUME: è difficile recuperare qualche informazione su di lei e il suo profilo twitter è scritto a ideogrammi, esistono foto che la ritraggono al volante di vetture open-wheel;
- LEGGE: questa credo che la conosciate tutti... o almeno dovreste, ed è la sua presenza a suscitarmi un po' di perplessità.

Prima che mi si accusi di "ageism", non me ne frega proprio un fico secco del fatto che Katherine Legge abbia la stessa età di Jenson Button e che, se dovesse prendere parte al campionato 2020, lo farebbe all'età di quarant'anni.
Quello che salta all'occhio è piuttosto che la W Series sia un campionato che ha l'obiettivo di far progredire ragazze verso la Formula 3 o la Formula 2, aiutandole tramite visibilità a trovare degli sponsor.
In più, la W Series è un campionato di Formula 3 e c'è chi dice che le vetture siano una sorta di "ibrido" tra Formula 3 e Formula 4. Dovrebbe essere un campionato per ragazze che vengono dalle Formula 3 e Formula 4 nazionali o addirittura che non hanno mai gareggiato in campionati open-wheel.
Katherine Legge ha corso in Champ Car negli ultimi anni dello split e poi in Indycar. Ha gareggiato nel DTM e in Formula E, attualmente gareggia nell'IMSA...
Insomma, se la Legge fosse un uomo, a nessuno verrebbe in mente di vederla come una ragazza alle prime armi, piuttosto verrebbe vista come un vecchio pensionato che, dopo le open-wheel, si è riciclato in un'altra serie.

Al momento attuale non mi risulta per niente chiaro quale sia l'obiettivo della Legge e della W Series.
Tuttavia posso provare a immaginare tre scenari alternativi:
1) la Legge ha deciso di diventare una sorta di testimonial della W Series, oppure una tester, oppure una driver coach o qualsiasi altra cosa che le permetta di avere un ruolo di "guida" ma che non abbia l'obiettivo finale di farla gareggiare;
2) la Legge intende gareggiare in questa serie e, in questo modo, gli obiettivi della W Series verranno almeno in parte messi da parte;
3) la Legge intende gareggiare in questa serie e, nel caso non si riveli palesemente superiore alla concorrenza, verrà utilizzata come veicolo promozionale, per dare l'immagine delle ragazze della W Series che gareggiano ad armi pari con un'ex pilota di Indycar, in modo che sia difficile per gli scettici continuare ad affermare che le ragazze della W Series sono tutte senza talento, perché la Legge in Indycar non sarà stata un fenomeno, ma non era al di sotto della media di quelli, uomini compresi, che non sono fenomeni.

mercoledì 11 settembre 2019

Vent'anni dopo, in memoria di Gonchi Rodriguez

Quando si passa dall'essere appassionati di Formula 1 all'essere appassionati sia di Formula 1 sia di altre serie, succede qualcosa di molto strano: si vanno a ripercorrere eventi passati accaduti in un altro campionato e, inevitabilmente, si finisce per pensare: "ecco quello che succedeva mentre in Formula 1 succedeva [evento random]". Le sovrapposizioni non sono nate con Baku 2016 e non si sono esaurite con Baku 2016.
Correva l'anno 1999 e noi europei F1-centrici eravamo nel bel mezzo del weekend del gran premio d'Italia, quello che sarebbe culminato con Mika Hakkinen che veniva ripreso in lacrime dopo il ritiro, con commenti spesso impietosi nei suoi confronti.

Facciamo un passo indietro di un giorno: era sabato, il giorno delle qualifiche di quello stesso gran premio. Era l'11 settembre 1999, esattamente vent'anni fa.
Quel giorno, a Laguna Seca, si stavano svolgendo le qualifiche di una gara di Formula CART, all'epoca ancora la serie open-wheel americana di maggiore rilievo (era l'epoca dello split IRL/CART).
Mentre da noi era presumibilmente sera, in America moriva Gonzalo Rodriguez, altresì noto come Gonchi Rodriguez, pilota uruguayano che gareggiava part-time, quella stagione. Quella di Laguna Seca era la sua seconda partecipazione in totale.

Gonchi Rodriguez è uno di quei piloti che tendono ad essere dimenticati e messi da parte, magari tirati fuori solo quando si parla di altri: Rodriguez è morto neanche due mesi prima di Moore, Rodriguez aveva gareggiato in Formula 3 contro Wilson, di solito si ricorda Rodriguez soprattutto quando si sta parlando di Moore oppure di Wilson.
È sempre stato così e sempre sarà così, non è poi così improbabile: Gonchi Rodriguez ha disputato una sola gara di CART e dubito che, prima della sua morte, fossero molti che parlavano così tanto di lui. Quello che succede ora, a distanza di tanti anni, con Rodriguez messo da parte, è di fatto un ripetersi di quello che succedeva anche quando era in vita.

Curiosamente anche la vettura che il rookie uruguayano guidava è finita, nel corso del tempo, per avere quasi più rilievo del pilota: era la Penske numero 3. Talvolta Rodriguez viene scomodato dagli hater di Helio Castroneves, convinti che quest'ultimo non meritasse di guidare la Penske numero 3 per così tanti anni. Però anche lì Rodriguez arriva sempre in secondo piano.
Il discorso inizia generalmente così: "non dimentichiamoci che il pilota scelto da Penske per il 2000 era Greg Moore e che Castroneves era solo un 'ripiego'."
Poi arriva (quasi) sempre qualcuno che aggiunge: "nel 1999 quella macchina la guidava Rodriguez, quindi Castroneves si è ritrovato con un volante a causa di ben due incidenti mortali".
Il caso vuole che Rodriguez avesse un contratto esistente per il 2000... ma con un'altra squadra.

C'è un filo sottile che unisce molte situazioni diverse le une dalle altre. Spesso sembra che i piloti che non ci sono più non siano mai esistiti davvero come individui a sé stanti, ma che il loro scopo sia solo quello di essere tirati in mezzo quando si parla di altri... e quando si parla di loro come individui a sé stanti, spesso e volentieri non si parla di loro in quanto persone, ma semplicemente come di "robot" fatti per ottenere futuri risultati di alto livello. È questo che a mio parere sfugge sempre un po', in tutto, il lato umano del motorsport.

R.I.P. Gonchi Rodriguez, 1971-1999