sabato 30 settembre 2023

Finale di stagione 1970: i GP degli States e del Messico

Carissimi lettori, oggi due piccioni con una sola fava - o se preferite due gabbiani con una sola ruotata - e andiamo a esplorare un finale di stagione quando la stagione finiva in ottobre (mese ormai alle porte), non mancando si notare come oggi sarebbe stato il compleanno di un pilota che in quell'occasione sarebbe salito sul podio in Formula 1 per l'unica volta nella sua carriera, al debutto, come un Kevin Magnussen d'altri tempi. Il pilota in questione era Reine Wisell, svedese, nato il 30 settembre 1941 e deceduto all'età di 80 anni nel mese di marzo del 2022. Era biondo con i capelli lunghi, quindi probabilmente aveva tutte le fangirl ai suoi piedi, sempre ammesso che conoscessero la sua esistenza e che apprezzassero le basette folte. Considerato che ai tempi la peluria da licantropo era fescion, probabilmente le apprezzavano!

A Watkins Glen si gareggiava il 4 ottobre, come penultimo evento stagionale. Jacky Ickx, su Ferrari, scattava dalla pole position, precedendo la Tyrrell di Jackie Stewart e la Lotus di Emerson Fittipaldi. Tra i tre, la miglior partenza è stata quella di Stewart, che si è portato in testa, con la BRM di Pedro Rodriguez che si accodava in seconda posizione. Ickx era terzo, seguito dal compagno di squadra Clay Regazzoni, mentre Fittipaldi ha perso innumerevoli posizioni.
Mentre diverse vetture iniziavano a uscire di scena e Stewart si dava alla macchia, le due Ferrari si portavano negli scarichi di Rodriguez, per poi riuscire a superarlo. Lo scozzese della Tyrrell era ormai imprendibile e in poco tempo anche Ickx, Regazzoni e Rodriguez facevano ciascuno gara a sé. Nel caso di Clay non è durata tanto, prima ancora di arrivare a metà ha avuto un problema tecnico che ha compromesso ogni sua chance di portare a casa un buon risultato. Ickx, che aveva ancora qualche chance di vincere il titolo, le ha viste svanire definitivamente poco dopo: costretto a sua volta a rientrare ai box, ha perso due giri uscendo tuttavia in bassa top-ten.

La leadership di Stewart era abissale, un minuto di Rodriguez con Fittipaldi terzo addirittura già doppiato. Però bastava poco per stravolgere l'esito di un gran premio e la Tyrrell ha dato forfait a causa di una rottura del motore, con tanto di olio che si spargeva ovunque sulla pista. Rodriguez ne frattempo proseguiva con una ventina di secondi di vantaggio su Fittipaldi e la gara che andava verso le sue ultime battute.
La benzina scarseggiava, così Pedro è stato costretto a una sosta ai box a pochi giri dalla fine, Emmo nuovo leader e pronto ad andare a conquistare la prima vittoria in Formula 1. Rodriguez ha chiuso secondo, con la Lotus di Reine Wisell a completare il podio. Il team di Colin Chapman ha conquistato il titolo costruttori, mentre la matematica ha decretato il titolo postumo di Jochen Rindt.
Ickx alla fine è arrivato quarto, superando vetture fino alle ultime battute, le ultime la March di Chris Amon e la Surtees di Derek Bell, che hanno completato così la zona punti, in una gara in cui, in realtà, nonostante un certo numero di ritiri ben quattordici vetture sono state classificate (tra cui anche Regazzoni, anche se soltanto tredicesimo).

Il mondiale è finito tre settimane più tardi, il 25 ottobre, a Città del Messico, con Regazzoni che conquistava la sua prima pole position, precedendo la Tyrrell di Stewart, la Ferrari del compagno di squadra Ickx, nonché la Brabham di Sir Jack, che disputava il suo ultimo gran premio in carriera.
Al via Clay ha mantenuto la posizione, ma non è durato a lungo in testa, con Ickx ben presto leader seguito da Stewart, almeno fintanto che Jackie non è stato costretto da un problema tecnico a rientrare ai box: con il suo inconveniente le Ferrari si sono ritrovate 1/2. Avrebbe terminato la gara molti giri dopo a causa di un'invasione animale, per un contatto con un cane vagante.
Ickx e Regazzoni hanno proseguito 1/2, con Jacky che distanzava il compagno di squadra, mentre Brabham era in terza posizione prima di essere abbandonato dal motore. È risalito terzo Denny Hulme su McLaren, davanti alla March di Chris Amon, alla Matra di Jean-Pierre Beltoise e alla BRM di Pedro Rodriguez a completare la zona punti.
Prima ancora che finisse la gara, il pubblico ha invaso la pista, con Ickx che ha rischiato di falciare decine di spettatori nel momento in cui tagliava il traguardo. C'erano già stati problemi in passato con il pubblico in Messico, ma questa è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.


venerdì 29 settembre 2023

Quando il mondiale finiva in ottobre e di lì a un anno Hakkinen sarebbe tornato... o forse no // GP Giappone 2001

Il mese di ottobre è quasi alle porte e fino a meno di decenni fa spesso era simbolo di finale del mondiale. L'ultima volta in cui è successo, era il lontano 2007. Oggi, però, ci spingiamo più indietro, a rievocare un finale di stagione che avveniva in Giappone, sul circuito di Suzuka, il 14 ottobre. Correva l'anno 2001 e Michael Schumacher aveva vinto il titolo con diversi gran premi d'anticipo, ma il campionato non era ancora finito. La stagione europea era terminata da meno di un mese, poi si era andati negli States a Indianapolis e a distanza di due settimane in Giappone, in passato sede di tanti scontri per il titolo mondiale. Erano altri tempi, ma non è su questo che voglio stare a sindacare, mi limiterò piuttosto a raccontare gli eventi, specificando che con tutta probabilità di questo gran premio a suo tempo non vidi nemmeno la replica sintetica. Non ho ricordi dell'epoca nemmeno di un incidente alquanto altisonante avvenuto in corso d'opera.

La Ferrari numero 1 scattava dalla pole position, precedendo le Williams di Juan Pablo Montoya e Ralf Schumacher, poi veniva la Rossa numero 2 guidata da Rubens Barrichello. Le McLaren di Mika Hakkinen e David Coulthard erano 5/7 con in mezzo la Benetton di Giancarlo Fisichella, che tuttavia a causa di un testacoda nel corso dei primi giri ha perso notevolmente terreno.
Michael Schumacher nel frattempo era in testa, mentre Barrichello duellava con le Williams arrivando a superarle entrambe, salvo poi perdere la seconda piazza a vantaggio di Montoya. Tutti sembravano su una strategia a due soste e così sarebbe stato, con le Ferrari prime a rientrare, poi le Williams e a seguire le McLaren.
Prima di arrivare a ciò, tuttavia, ci sarebbe stato quell'incidente che tutti ricordano come principale accadimento avvenuto in questo gran premio, a cui arriveremo tra poco, anzi, diciamo subito.



Raikkonen stava disputando il suo ultimo gran premio con la Sauber prima di passare in McLaren, mentre Alesi stava disputando il suo gran premio in assoluto, al volante di una Jordan, come compagno di squadra di Jarno Trulli. Le strade di Kimi e Jean si sono incontrate, o per meglio dire, scontrate per caso, dopo pochi giri di gara.
I due si trovavano 9/10 e Raikkonen è stato sorpreso da una foratura improvvisa, partendo in testacoda. Proprio in quel momento stava sopraggiungendo Alesi, che non è riuscito a evitarlo, giungendo così in anticipo alla fine della propria carriera. L'impatto tra le due vetture è ststo piuttosto violento e poi la Sauber è andata di fatto a fracassarsi contro le barriere. I piloti sono rimasti entrambi illesi e le vetture sono state rimosse in maniera piuttosto agevole, senza nemmeno che fosse chiamata in pista la safety car, nonostante sembrassero essercene ottime ragioni.

Nel frattempo la gara proseguiva con Michael Schumacher che, dopo l'una e dopo l'altra sosta, si è ritrovato negli scarichi di Hakkinen che ancora non si era fermato, essendo su una diversa pitstop window. In entrambe le occasioni ha cercato di passare oltre, ma Mika si è difeso bene, rinunciando alla posizione soltanto al momento della sosta.
Ralf Schumacher e Barrichello sono precipitati indietro per peripezie varie: un drive though per taglio di chicane durante un duello con Rubinho nel caso di Ralf, un problema durante il secondo pitstop nel caso del ferrarista. Hakkinen si è ritrovato terzo dietro a Michael Schumacher e Montoya, ma ha rallentato molto nelle fasi conclusive, venendo superato da Coulthard e mantenendo per poco il quarto posto su Barrichello e Ralf Schumacher nella sua ultima gara. Più indietro, la Minardi otteneva un buon 11° su sedici piloti ancora in gara con Fernando Alonso.

giovedì 28 settembre 2023

Buon compleanno, Mika Hakkinen!

Carissimo Mika,
a volte ripenso a quei giorni in cui correvi in Formula 1 e in cui non c'erano penalità in griglia. Poi leggo che nel GP degli Stati Uniti 2001 partivi quarto anziché secondo a causa di una penalità in griglia, dovuta alla cancellazione del tuo miglior tempo in qualifica a seguito di un semaforo rosso ignorato nel warm up.
Davanti a te c'erano i fratelli Schumacher, Michael in pole e poi Ralf, poi i loro compagni di squadra in ordine invertito, Juan Pablo Montoya, con te davanti a Rubens Barrichello. Poi Ralf ha fatto una brutta partenza, il tutto mentre Rubinho era il più veloce, essendo più scarico, e arrivando in pochi giri in testa alla gara, superando anche il suo compagno di squadra, perché doveva guadagnare terreno nella speranza di non perdere posizioni con la sua strategia.
Poi le due Sauber di Kimi Raikkonen e Nick Heidfeld venivano a contatto tra di loro e con la Jordan di Jarno Trulli. Il tuo futuro sostituto, quello che avrebbe preso il tuo posto in McLaren nel tuo anno di stop, è stato il primo ritirato della giornata. Tu, però, eri quinto e facevi la tua gara, dietro alle Ferrari e alle Williams, con Barrichello e Ralf ai box, così come Montoya non prima di avere superato Michael Schumacher.
Le Williams non hanno avuto lunga vita, Ralf Schumacher spedito in testacoda verso metà gara, a causa di un problema alla vettura, Montoya fermo per un guasto al motore soltanto poche tornate più tardi. Poi c'eri tu, che ti fermati ai box molti giri rispetto a Michael e, di overcut, ti ritrovavi secondo dietro Barrichello, che però doveva rientrare ai box per la seconda volta. Rubinho era più veloce di te, nel finale, ma poi il suo motore ha dato forfait a pochi giri dalla fine.
Hai vinto, precedendo Michael Schumacher e il tuo compagno di squadra David Coulthard di diversi secondi. Trulli intanto giungeva quarto, ma sarebbe stato squalificato per il consumo eccessivo del fondo, salvo poi recuperare la posizione per un vizio di forma uscito fuori dopo il ricorso della Jordan. Eddie Irvine con il suo casco leopardato arrivava quinto, mentre Heidfeld sulla Sauber concludeva la zona punti.
Quel giorno, il 30 settembre 1998, due giorni dopo il tuo 33° compleanno, conquistavi la vittoria numero 20 di una bellissima storia. Sarebbe stata l'ultima, nel tuo penultimo gran premio prima dell'anno di stop che in realtà era la fine della tua carriera. Non ricordo cosa pensai quel giorno, mentre tagliavi il traguardo.
Se devo essere sincera non ho nemmeno alcun ricordo di averti visto tagliare il traguardo, né il rivedere gli highlight mi ha evocato alcunché. Non so se ho visto la gara o se per qualche motivo me ne sono persa una parte oppure tutta, quella sera di settembre del 2001. So solo che in quei giorni non avrei saputo riconoscere il tuo valore, mentre adesso comprendo in pieno chi eri e che cosa hai significato per la Formula 1.

Buon compleanno, Flying Finn! 🇫🇮🇫🇮

lunedì 25 settembre 2023

GP Stati Uniti 2003: l'ultimo podio di Frentzen!

L'ultima decade di settembre quest'anno ci ha riservato in calendario il GP del Giappone e, se nei giorni scorsi ho parlato di quando in assenza di eventi giapponesi in questo periodo dell'anno c'erano gare nordamericane, epoca piuttosto lontana, oggi ci spostiamo nel passato decisamente più recente, ovvero vent'anni fa, quando il GP del Giappone esisteva già da molto tempo, però metteva fine alla stagione ed era preceduto dal GP degli Stati Uniti. Si svolgeva in quell'occasione il 28 settembre, ma ve ne parlo con qualche giorno d'anticipo, perché per il 28 settembre ho in mente un'altra cosa. Si svolgeva a Indianapolis, sul circuito ricavato all'interno dell'ovale, presente in calendario dal 2000 al 2007, dove sono accaduti diversi accadimenti degni di nota, di cui quello sicuramente passato più di tutti alla storia il famigerato Indy-gate, con i team gommati Bridgestone che gareggiavano e i team gommati Michelin che invece rientravano ai box dopo il giro di formazione.


Kimi Raikkonen, su McLaren, scattava dalla pole position davanti alla Ferrari di Rubens Barrichello. In terza piazza c'era un sorprendente Olivier Panis sulla Toyota, che precedeva le Williams di Juan Pablo Montoya e Ralf Schumacher. Il leader del mondiale Michael Schumacher era settimo in griglia dietro alla Renault di Fernando Alonso, mentre la top-ten era completata da David Coulthard su McLaren, Cristiano Da Matta su Toyota e Jarno Trulli su Renault. Alla partenza, Raikkonen ha mantenuto la posizione, mentre Barrichello ha perso diverse posizioni, con Panis che passava al secondo posto.
Anche Montoya non è stato autore di un grande spunto, così Ralf Schumacher si è allineato in terza piazza, seguito dal fratello Michael, dopodiché Coulthard è risalito in breve tempo quinto, scavalcando Barrichello e lasciandolo alle prese con Montoya. Una collisione tra i due ha messo fine alla gara di Rubinho, mentre Montoya si è visto sopravanzare da entrambe le Renault.
I fratelli Schumacher, frattanto, superavano Panis, ma un'ombra incombeva sulla gara: la pioggia. Le gomme da asciutto Michelin rendevano abbastanza bene con la lieve pioggia, le gomme da asciutto Bridgestone un po' meno, ragione per cui Michael Schumacher ha perso diverse posizioni, mentre Montoya ne guadagnava. La buona posizione di Panis, invece, è sfumata quando si è fermato due volte: la prima a montare gomme da bagnato, la seconda subito dopo a rimettere gomme da asciutto, dato che aveva smesso di piovere.

La gara di Montoya ha preso ben presto una brutta piega: prima un problema con il bocchettone della benzina che ha reso piuttosto lungo il rifornimento, poi un drive through da scontare per avere mandato Barrichello a insabbiarsi nelle campagne dell'Indiana. In concomitanza con la prima sosta, frattanto, tutti avevano montato gomme da asciutto tranne tre piloti in totale, ma si è rivelata una scelta sbagliata, in quanto subito dopo ha ricominciato a piovere.
Chi ne ha fatto le spese è stato Ralf Schumacher, finito per i prati mentre era passato in testa a spese di Raikkonen, visto in precedenza girare a tu per tu proprio con Ralf. Il pilota della Williams è stato costretto al ritiro, così come nella stessa tornata Mark Webber sulla Jaguar. Una Jaguar si è invece ritrovata terza, quando chi ancora era su gomme da asciutto è andato a cambiare pneumatici, era quella di Justin Wilson, uno dei tre che avevano fatto l'azzardo delle gomme da bagnato.
Gli altri due erano Jenson Button sulla B.A.R. e Heinz-Harald Frentzen sulla Sauber, che erano decisamente più avanti e che, mentre Wilson è stato in breve superato, hanno potuto rimanere in prima e seconda posizione per diverse tornate. Nel frattempo, con il bagnato, le gomme da pioggia Bridgestone erano superiori a quelle Michelin e Michael Schumacher - che da questo momento in poi, per brevità, sarà definito solamente per cognome, dato che diversamente dal fratello era ancora in pista - ne approfittava per superare avversari, andando anche a raggiungere l'ex fidanzato di Corinna, e poi alcuni giri dopo anche Button.

Ha smesso di piovere, i piloti avevano ancora una sosta da effettuare per rifornire e sarebbero passati a gomme da asciutto, ma Button non ha avuto questo onore: pochi giri dopo essere stato superato da Schumacher, la sua monoposto ha ricordato di essere una B.A.R. e l'ha lasciato a piedi, per un guasto al motore. Raikkonen, frattanto, era quarto alle spalle delle due Sauber, ha preso la posizione a Nick Heidfeld e poi si è messo a caccia di Frentzen, andando a superarlo per la seconda posizione: Schumacher/ Raikkonen/ Frentzen sarebbe stato il podio, alla fine di questa caotica giornata di pioggia a Indianapolis.
Sull'unica Renault rimasta in pista - Alonso si era ritirato per un problema di motore a poca distanza da quando era successa la stessa cosa a Button - Trulli ha in seguito sopravanzato Heidfeld portandosi quarto. La Sauber ha quindi dovuto accontentarsi del terzo posto di Frentzen... e oserei dire che non è una cosa da poco!
Si parla tanto di come Montoya in questa gara abbia combinato disastri, il che è oggettivamente vero, ma penso sia opportuno riconoscergli almeno una buona rimonta che l'aveva condotto alla settima posizione alle spalle della Jordan di Giancarlo Fisichella, il quale è poi stato superato dal pilota della Williams, giunto in sesta piazza. Fisichella, settimo, ha preceduto Wilson ottavo a completare la zona punti, dopodiché Da Matta e le Minardi di Jos Verstappen e Nicolas Kiesa, con tutti gli altri ritirati, di cui alcuni senza grosse sorprese da parte del telespettatore medio già ben abituato ad assistere a certe scene.


L'ultimo ritirato di una serie di nove è stato Jacques Villeneuve sulla B.A.R., abbandonato da un guasto al motore una volta che la sua vettura, proprio come quella di Button, si è ricordata di essere una B.A.R. motorizzata Honda.
Nove ritirati, ho detto, ma non li ho citati tutti, in precedenza, lasciandone indietro anche qualcuno illustre un po' come fossero stati dei Ralph Firman qualsiasi - sì, il pilota della Jordan si è ritirato per incidente. Parlo di Panis, incidentato sotto la pioggia, ma anche di Coulthard, abbandonato dal cambio.
Tornando a Villeneuve, al momento del ritiro era solo nono, se la cosa può consolare, ma in casa B.A.R. avevano a mio avviso ben poco di cui rallegrarsi: senza il ritiro, Button aveva concrete possibilità di essere sul podio. Invece no, insieme a un impassibile Raikkonen, i Corinna Bros si spruzzavano champagne come se non ci fosse un domani.
Per Schumacher il domani c'era ed era anche piuttosto roseo: aveva nove punti di vantaggio su Raikkonen ai tempi in cui una vittoria ne valeva dieci, solo una vittoria di Kimi con Michael fuori dai punti avrebbe potuto ribaltare la situazione. Montoya, invece, era già escluso dalla lotta per il mondiale: a dieci punti di gap, anche se avesse vinto a Suzuka con Schumacher fuori dai primi otto, avrebbe potuto eguagliarne i punti, ma non le sei vittorie conquistate nel corso della stagione.

domenica 24 settembre 2023

Formula 1 2023: #16 Gran Premio del Giappone - il commento della domenica sera

Carissimi fanboy che nella notte tra giovedì e venerdì affermano che chi non si alza alle quattro per vedersi le prove libere e poi la domenica affermano che alzarsi alle sette per vedersi la diretta non vale la pena perché tanto il vincitore non guiderà una vettura rossa, stavolta ho deciso di sorprendervi e di farlo con il Commento al GP del Giappone pubblicato addirittura la domenica sera! Come al solito seguirò il format della cronaca scritta per il forum più le riflessioni semi-serie, quindi non mi resta altro da fare che proseguire. Anzi no, per prima cosa vi informo di quale sia stata la mia strategia questa domenica: 1) no spoiler fino agli highlight ufficiali, 2) approfondimento tramite lettura di articoli perché certe cose che avevo letto mi sembravano improbabili e scritte da gente che aveva travisato o romanzato certi aspetti della gara, 3) differita alle 16,30 che peraltro mi ha provocato un lieve mal di testa che si trascina tuttora, perché ho indossato per due ore di fila gli occhiali da lontano che mi fanno spesso questo effetto.
Se non sono una vera appassionata, ma soprattutto se non sono un verohhhh uomohhhh perché non mi sono alzata alle sette per immaginare di vedere una gara che la TV non pay non stava trasmettendo, me ne farò una ragione. Anche se, devo ammetterlo, non essere considerata un verohhhh uomohhhh è un trauma da cui è difficile riprendersi.

CRONACA PER F1 GRAND CHELEM - La vittoria di Carlos Sainz su Ferrari a Singapore, a interrompere una lunga striscia vincente della Redbull, aveva convinto qualcuno che lo strapotere del team anglo-austriaco fosse terminato, ma come facilmente prevedibile non c'era di più errato e, a Suzuka, le Redbull hanno ripreso ad andare forte... o meglio, UNA Redbull ha ripreso ad andare forte, mentre Checo Perez continua a faticare a tenere il passo del compagno di squadra.
Max Verstappen si procaccia la pole position staccando e non di poco gli avversari diretti, i quali tuttavia sono in primis le McLaren di Oscar Piastri e Lando Norris, dopodiché la Ferrari di Charles Leclerc. Perez si qualifica soltanto quinto, seguito da Sainz e dalle Mercedes di Lewis Hamilton e George Russell.
Yuki Tsunoda - confermato all'Alpha Tauri per il 2024 al fianco dell'attualmente infortunato Daniel Ricciardo (con una certa indignazione da parte dei sostenitori di Liam Lawson, che con tutto il rispetto per il giovane rookie hanno reagito esattamente come se Ricciardo fosse il peggiore pilota sulla griglia) strappa una quinta fila al fianco di Fernando Alonso, l'Aston Martin ormai chiaramente in netta difficoltà al confronto con gli standard di inizio stagione.
Il suo compagno di squadra Lance Stroll, rientrato dopo il lieve infortunio a Singapore, è ancora in difficoltà ed esce già nella Q1, in precedenza interrotta dalla bandiera rossa per incidente della Williams di Logan Sargeant, il tutto mentre Alex Albon passa in Q2.
Questa è la griglia di partenza:

Verstappen - Piastri
Norris - Leclerc
Perez - Sainz
Hamilton - Russell
Tsunoda - Alonso
Lawson - Gasly
Albon - Ocon
Magnussen - Bottas
Stroll - Hulkenberg
Zhou - Sargeant

Quanto visto da parte di Verstappen nelle qualifiche si ripete senza difficoltà in gara, che dura in totale 53 giri. Le McLaren, al via, fanno un timido tentativo di affiancarlo, ma Norris e Piastri devono desistere e accodarsi in seconda e terza posizione (quindi con Norris davanti al compagno di squadra), alle loro spalle le Ferrari di Leclerc e Sainz, poi Alonso, che ha approfittato del trambusto avvenuto davanti a lui, con un contatto tra Perez e Hamilton. Anche a centro gruppo e nelle retrovie ci sono stati vari contatti, si è vista la Williams di Albon venire colpita da un'Alfa Romeo - è Bottas - e ci sono vari detriti, tanto che entra la safety car. Perez, entrambe le Alfa, le Williams e la Alpine di Esteban Ocon vanno ai box - Perez pare avere commesso un'irregolarità nel rientrare in pista e si procaccia cinque secondi di penalità.
Hamilton, che ha perso la posizione nei confronti di Russell, lo supera dopo il restart portandosi ottavo, frattanto c'è un ulteriore contatto, tra Bottas e Sargeant, con Valtteri costretto al ritiro ai box poco più tardi.
Perez al 12° giro ha un incidente con la Haas di Kevin Magnussen ed è costretto al rientro ai box, mentre per gli altri piloti è il momento del cambio gomme. Viene data virtual safety car mentre Piastri effettua la prima sosta, ciò gli permetterà di superare Norris per undercut quando si fermerà, ma verso metà gara gli verrà chiesto di cedergli la posizione.
Prima della sosta, Hamilton è impegnato in un acceso duello con Russell, si rischia il contatto. Hamilton subito dopo si ferma, Russell prosegue. Alonso che si era già fermato undercutta le Ferrari, ma viene superato da Leclerc e successivamente anche da Sainz e Hamilton.
Nel momento in cui si sta ritirando ai box, Perez riceve cinque secondi di penalità, molto più tardi verrà rimandato in pista per alcuni giri (come usava nel 2005 quando il momento del ritiro influiva sull'uscita in qualifica a giro singolo nel gran premio successivo) e sconterà la penalità, per non avere retrocessioni in griglia nel prossimo evento.
Si parla di buco nel regolamento... ma in realtà il regolamento non dovrebbe prevedere penalità "a rate": chi riceve una penalità in gara ma non la sconta in quanto si ritira tra il momento in cui viene comminata e quello in cui dovrebbe scontarla, solitamente non se la trascina dietro nel tempo (a meno che il regolamento non sia stato cambiato in tal senso, oppure non ci sia nessun punto del regolamento che illumina al cento per cento in tal senso).
Russell fa una sosta sola, gli altri piloti dei top team ne fanno due. Dopo il secondo giro di soste degli altri, è terzo davanti a Russell e Leclerc, che tuttavia riusciranno a riprendersi la posizione con un sorpasso in pista. Hamilton, invece, è davanti a Sainz che ha ritardato la sosta. I due raggiungono Russell che al momento procede più lentamente di Hamilton, tanto che Lewis supera il compagno di squadra. Mentre Hamilton riesce a proseguire in quinta piazza, Sainz supera Russell al terzultimo giro.
Alonso chiude ottavo - unica Aston Martin al traguardo, Stroll ritirato per la rottura dell'ala posteriore - precedendo le Alpine: all'ultimo giro viene chiesto a Gasly di lasciar passare Ocon, il quale in precedenza sembra gli avesse ceduto la posizione nel tentativo di andare a raggiungere Alonso. Non sembra che Pierre la prenda molto bene: in una scena mostrata dai profili social della Formula 1, ma non durante la gara, lo lascia passare, ma dopo avere tagliato il traguardo "saluta" con una serie di gesti eloquenti, uno dei quali l'alzata del dito medio.
L'Alpha Tauri deve accontentarsi delle posizioni subito oltre ai punti - con Tsunoda che si becca critiche per essere stato battuto da Lawson, adesso sembra essere lui e non più Ricciardo quello che rubahhhh il volantehhhh - nel giorno in cui la "sorella maggiore" ottiene matematicamente il titolo costruttori. Per Verstappen, nel frattempo, il titolo piloti è vicino, potrebbe vincerlo già in Qatar, addirittura dopo la sprint.

RISULTATO: 1. Max Verstappen (Redbull), 2. Lando Norris (McLaren), 3. Oscar Piastri (McLaren), 4. Charles Leclerc (Ferrari), 5. Lewis Hamilton (Mercedes), 6. Carlos Sainz (Ferrari), 7. George Russell (Mercedes), 8. Fernando Alonso (Aston Martin), 9. Esteban Ocon (Alpine), 10. Pierre Gasly (Alpine), 11. Liam Lawson (Alpha Tauri), 12. Yuki Tsunoda (Alpha Tauri), 13. Zhou Guanyu (Alfa Romeo), 14. Nico Hulkenberg (Haas), 15. Kevin Magnussen (Haas), Rit. Alex Albon (Williams), Rit. Logan Sargeant (Williams), Rit. Lance Stroll (Aston Martin), Rit. Sergio Perez (Redbull), Rit. Valtteri Bottas (Alfa Romeo).

RIFLESSIONI SEMISERIE DELLA DOMENICA SERA - non ho molto da dire, in realtà, solo che ho notato come al solito un atteggiamento abbastanza "da bar" sui social, anche se devo ammettere che gli algoritmi di Twittelon mi hanno proposto meno caciara del solito.
Sarà che di solito mi propone i deliri di sainzini e leclerchini vari e che 1) una parte li ho silenziati dopo il caos della scorsa settimana, 2) oggi si sono visti rubare la scena da altri dato che di fatto i loro idoli non sono mai arrivati allo scontro diretto e che in pista non è successo nulla di controverso tra di loro, mentre altri compagni di squadra si prendevano a ruotate.
Non ho dubbi che ci saranno presto occasioni di insulti e polemiche varie, specie alla luce del fatto che in Qatar si correrà tra due settimane e proprio il fatto che non ci sia una gara di cui parlare di solito innesca il caos. Quindi per il momento vi saluto e spero di godermi un po' di relax.

sabato 23 settembre 2023

Formula 1 2023: #15 Gran Premio di Singapore - il commento del... weekend dopo

Carissime cabine della ruota panoramica, prima di iniziare - il commento prevederà come al solito la cronaca che ho scritto per il forum F1 Grand Chelem e poi le riflessioni del lunedì (che sono in realtà quelle del fine settimana successivo) - vorrei partire dalla location, perché vi ricordo che Gianfranco Mazzoni ci raccontava con dovizia di particolari tutti i dettagli più importanti. Singapore deriva dal sanscrito 'Singapura', che significa 'città del leone', il leone è il simbolo della città, ma lo è anche la Singapore Flyer, la famosa ruota panoramica con ventotto cabine ciascuna ospitante ventotto persone che percorre il proprio giro dura una quarantina di minuti (trentasette, secondo Wikipedia). Ventotto, numero delle cabine, è stato anche per svariati lustri uno dei numeri che svettava sulla Ferrari, nello specifico la Ferrari degli sfigati che nessuno si filava neanche per sbaglio. Questa, comunque, è solo una riflessione estemporanea perché questo commento non ha assolutamente nulla a che vedere con ferraristi di secondo pian-... ah no. Voi comunque fate finta che non abbia detto niente, perché la regola aurea è sempre quella secondo cui i lettori non sanno assolutamente nulla del gran premio, finché non lo leggono nei miei commenti.
Quindi, carissime case popolari del Progetto Singapura, che invece sono a Interlagos laddove un tempo sorgeva una favela (ma si chiamano così in quanto finanziate da Singapore - Mazzoni l'ha raccontata una sola volta), preparatevi per assistere al campione del mondo in carica che, vincitore di dieci gran premi dietro fila due settimane fa a Monza, puntava all'undicesima. Ce la farà, dunque? Venite a scoprirlo!

CRONACA PER IL FORUM - Marina Bay è la sede del quindicesimo gran premio stagionale e, dopo avere vinto tutte le gare della stagione, la Redbull sembra faticare nella giornata di venerdì. Al sabato, stavolta, le difficoltà si confermano, con Max Verstappen che esce in Q2 insieme al compagno di squadra Checo Perez, come primo degli esclusi battuto in extremis dall'Alpha Tauri di Liam Lawson.
In una sessione di qualifica andata per le lunghe a causa di una bandiera rossa nel Q1 per un violento incidente di Lance Stroll - che in via precauzionale salterà la gara (il suo status ufficiale sembra essere "withdraw", quindi risulta che il gran premio abbia soli 19 partecipanti) - alla fine è Carlos Sainz a conquistare la pole position, con la Mercedes di George Russell a mettersi in mezzo tra lui e il compagno di squadra Charles Leclerc. Dopo l'eliminazione di Oscar Piastri in Q1, la McLaren si consola con il quarto posto di Lando Norris, che precede Lewis Hamilton. Si segnala la brillante performance delle Haas, con entrambi i piloti in top-ten.
La griglia è la seguente, o almeno dovrebbe, dato che Stroll non parte e Zhou scatta dalla pitlane per intervento in parco chiuso (era comunque 19° quindi ultimo):

Sainz - Russell
Leclerc - Norris
Hamilton - Magnussen
Alonso - Ocon
Hulkenberg - Lawson
Verstappen - Gasly
Perez - Albon
Tsunoda - Bottas
Piastri - Sargeant
Zhou - Stroll

La gara prevede 62 giri e i primi scattano tutti con le medium eccetto Leclerc con le soft. Riesce a inserirsi in seconda posizione davanti a Russell, mentre Hamilton taglia le chicane e si inserisce al momento in terza posizione, anche se dopo lascerà passare Russell e, evitare investigazioni, anche Norris. Nel frattempo il primo ritirato è Yuki Tsunoda, ma riesce a parcheggiare ben lontano dalla pista senza causare alcun intoppo.
Fernando Alonso ed Esteban Ocon (che festeggia il suo 27° compleanno) completano il gruppo dei primi sette, relativamente vicini ma non abbastanza da avere al momento dei duelli. Verstappen su gomme hard, risalito nono tra le Haas, riesce a portarsi in ottava posizione, dove tuttavia al momento non si avvicina a Ocon e le posizioni rimangono invariate fino al 21° giro, quando Logan Sargeant sbatte, riesce a ripartire, ma perde pezzi lungo la pista, provocando l'ingresso della safety car.
Eccetto le Redbull e l'Alfa Romeo di Valtteri Bottas, partiti sulle hard, tutti rientrano ai box. La sosta di Leclerc è lunga più del dovuto causa doppio pitstop (stesso problema anche Hamilton), ma soprattutto per non incorrere in unsafe release. I primi dieci adesso sono Sainz, Verstappen, Russell, Perez, Norris, Leclerc, Hamilton, Alonso, Ocon e Magnussen. Il pilota dell'Aston Martin ha tagliato la linea bianca entrando in pitlane: sarà penalizzato di cinque secondi.
Poco dopo il restart, Norris tenta l'attacco su Perez, cogliendo di sorpresa Leclerc dietro di loro, che va lungo e viene passato da Hamilton. Mentre Russell supera Verstappen anche Norris passa entrambe le Redbull. Perez viene superato anche da Hamilton e Leclerc, i quali andranno poi a superare anche un Verstappen su gomme ormai usurate: le Redbull sono adesso in sesta e settima posizione, ma devono ancora effettuare la sosta.
Mentre le posizioni dei primi nove rimangono al momento invariate per diversi giri, con i primi piuttosto compatti, frattanto è lotta per la decima piazza tra Kevin Magnussen e Pierre Gasly, finché al 36° Magnussen finisce lungo e perde diverse posizioni. Subito dopo è l'altra Alpine a guadagnare una posizione: approfittando del duello tra Perez e Alonso, Ocon si aggiunge e riesce a strappare l'ottava piazza a Fernando dopo un acceso duello a tre e al 39° passa anche Perez. Checo perde altre posizioni e rientra ai box il giro dopo, uscendone ultimo. Sosta anche per Verstappen un giro più tardi, torna in pista 15° davanti a Sargeant mentre, con la sosta di Bottas, Perez recupera una posizione.
Al 43° giro Ocon si ferma lungo il tracciato con la vettura in fumo: viene messa virtual safety car, si fermano ai box solo le Mercedes - che hanno un set di medium disponibile - e Alonso, che sconta la penalità, poi ha un problema e rimane fermo a lungo. Sainz, Norris e Leclerc sono i primi tre, con Russell e Hamilton quarto e quinto, ma a notevole distanza (Russell è a 13 secondi da Leclerc). Gasly, Piastri, Lawson, Hulkenberg e Zhou completano al momento la zona punti, con Verstappen che al 48° supera l'Alfa portandosi decimo. Recupererà poi altre posizioni risalendo fino al sesto posto, un po' lasciato da parte - un po' come Perez che sembra che lontano dalle telecamere si prenda a sportellate con Alex Albon - per seguire quello che succede davanti.
Le Mercedes si avvicinano rapidamente a Leclerc, Russell e Hamilton lo superano al 53/54° giro. A quel punto sembra ormai chiaro che, con i tempi con cui gira, Russell arriverà a ridosso di Norris e, almeno sulla carta, potrebbe avere la possibilità di superarlo. Sainz, tuttavia, rallenta per permettere a Norris di stargli in zona DRS e ciò fa sì che il gruppetto dei primi quattro si compatti e, con la loro vicinanza, renda difficile tentare sorpassi.
Mentre frattanto pare che nell'anonimato si ritiri Bottas e che Hulkenberg da decimo che era subisca vari sorpassi, Russell ci prova lo stesso, ma Norris si difende e mantiene la seconda posizione. Si va avanti così con i primi quattro vicinissimi, con un arrivo in volata... ma solo per Sainz, Norris e Hamilton: all'ultimo giro Russell finisce a muro, mettendo definitivamente fine non solo alla possibilità di giocarsi la vittoria, ma rinunciando anche al terzo posto, che va al suo compagno di squadra.

Pensiero random: il volere ricompattare i primi nella speranza che questo avesse impatto sulle dinamiche della gara mi ha ricordato molto il tentativo di Hamilton ad Abu Dhabi 2016 di far sì che Nico Rosberg perdesse la seconda posizione a vantaggio dei piloti che gli stavano dietro, non riuscendo a totalizzare i punti necessari alla vittoria del mondiale. Tuttavia quella volta Sebastian Vettel, che pure aveva tentato un attacco, disse di avere dovuto desistere perché, essendo tutti così vicini, era impossibile trovare spazio per infilarsi, in caso di sorpasso.
Hamilton aveva usato quella tattica nella speranza di potere innescare qualcosa che cambiasse le posizioni retrostanti, senza che funzionasse. Oggi, al contrario, Sainz l'ha usata proprio nel tentativo di congelare le posizioni, riuscendo nell'intento. Per quanto un simile finale di gara ha sicuramente fatto storcere il naso ai puristi dello spingere a ogni costo, credo che sia stato proprio ciò che ha contribuito a un finale così esplosivo e scoppiettante, con quattro monoposto racchiuse in pochissimo spazio e il colpo di scena dietro l'angolo.
Dispiace ovviamente per Russell, probabilmente il pilota più meritevole della vittoria per l'azzardo del secondo cambio gomme e per come stava risalendo, ma le gare non si vincono solo per i sorpassi che si riescono a fare, a volte basta solo passare per primi sotto la bandiera a scacchi quando altri finiscono a muro prima di arrivarci. Al momento in cui è uscito, per Russell era troppo tardi per vincere, ma ha buttato via il podio. /// (Milly Sunshine per F1GC)

RISULTATO: 1. Carlos Sainz (Ferrari), 2. Lando Norris (McLaren), 3. Lewis Hamilton (Mercedes), 4. Charles Leclerc (Ferrari), 5. Max Verstappen (Redbull), 6. Pierre Gasly (Alpine), 7. Oscar Piastri (McLaren), 8. Sergio Perez (Redbull), 9. Liam Lawson (Alpha Tauri), 10. Kevin Magnussen (Haas), 11. Alex Albon (Williams), 12. Zhou Guanyu (Alfa Romeo), 13. Nico Hulkenberg (Haas), 14. Logan Sargeant (Williams), 15. Fernando Alonso (Aston Martin), 16. George Russell (Mercedes), 17. Valtteri Bottas (Alfa Romeo), Rit. Esteban Ocon (Alpine), Rit. Yuki Tsunoda (Alpha Tauri).

RIFLESSIONI DELLA SETTIMANA: scusate se ho lasciato passare molto tempo, cercherò di fare in modo che non succeda per il prossimo commento al GP del Giappone, ma mi sembra doveroso parlare di due questioni a mio parere ugualmente rilevanti (e no, purtroppo nessuna sarà quella delle numerose invasioni di pista per opera di varani nella giornata di venerdì).
La prima riguarda l'assoluta mancanza di memoria per quello che è successo fino al giorno precedente, che si è manifestata palesemente, con tanta gente quasi convinta che il dominio della Redbull fosse spazzato via una volta per tutte. Non so voi, ma a me sembra un segno di essere tutt'altro che in grado di distinguere la realtà dalla fantasia.
La seconda è a mio vedere ancora più importante: molti tifosi vedono la Formula 1 come un continuo scontro tra piloti Ferrari a cui tutto il resto fa da contorno. Nel loro eterno scontro mentale buonihhhh va kattivihhhh e fenomenihhhh vs skarsihhhh sembrano non comprendere minimamente che i risultati possano alternarsi tra piloti della stessa scuderia senza che ci sia un alternarsi di complotti contro l'uno o contro l'altro.
Aggiungo una cosa: si può anche pensarla in modo diverso su dei piloti senza doversi necessariamente insultare o senza dovere insultare chi semplicemente non è che abbia criticato il vostro idolo, ma stia parlando degli eventi in maniera neutrale. La civiltà, questa sconosciuta...


venerdì 22 settembre 2023

Finale di stagione 1968: i GP di Canada, Stati Uniti e Messico

Come ho già fatto notare in un precedente post, un tempo in questo periodo dell'anno la Formula 1 non andava in Asia, bensì in America del nord, spostandosi poi verso il centro. È quello che succedeva alla fine degli anni '60/ inizio '70 e nello specifico oggi intendo portarvi a fare un giro nel 1968, quando gli eventi d'oltreoceano erano tre: il Canada il 22 settembre (oggi ne è il 55° anniversario) a Mont-Tremblant, gli Stati Uniti il 6 ottobre a Watkins Glen e infine, giusto per stare sul sicuro, il mondiale che finiva scappandp in Messico, dove si correva il 3 novembre. Dopo il GP d'Italia, quattro piloti erano separati da sei punti in vetta alla classifica piloti: Graham Hill (Lotus) 30, Jacky Ickx (Ferrari) 27, Jackie Stewart (Tyrrell/ Matra) 26, Denny Hulme (McLaren) 24. Se ci fosse stata Liberty Media non oso immaginare cos'avrebbe combinato, ma per fortuna ai vecchi tempi non c'era Liberty Media. Sfortunatamente delle gare americane si trova poco e niente, a livello di video, sintesi brevi nel migliore dei casi.

GP CANADA - Graham Hill festeggiava il suo 100° gran premio in carriera, così come Jack Brabham, ma la pole è andata al compagno di squadra di quest'ultimo, Jochen Rindt. Hill era solo quinto in griglia, ma non era il peggiore dei mali. Ickx, in qualifica, ha avuto un serio incidente nel quale ha riportato una frattura a una gamba: i championship contenders sono rimasti tre.
Chris Amon (Ferrari) ha preso la testa della gara al via davanti a Jo Siffert (Lotus) e al poleman Rindt, ma in corso d'opera sia Siffert sia Rindt sono stati costretti al ritiro da problemi tecnici. Amon ha proseguito imperterrito, con le McLaren ormai 2/3: i due avevano superato Hill costretto a rallentare a causa di problemi alla monoposto.
Nella fase ormai finale della gara, Amon è stato lasciato a piedi dalla propria vettura, tanto per cambiare, così che la vittoria è andata a Hulme, che ha preceduto abbondantemente Bruce McLaren, mentre Pedro Rodriguez (BRM) ha chiuso al terzo posto. Hill, che ha recuperato una posizione grazie a un testacoda di Johnny Servoz-Gavin (Tyrrell/ Matra), mentre la zona punti è stata chiusa da Vic Elford (Cooper) e Stewart - solo sei piloti sono giunti al traguardo.
Hill e Hulme, a questo punto, erano appaiati in classifica a 33 punti, con Stewart a 27 al pari di Ickx. Ironia della sorte, anche il quinto e sesto posto erano a pari punti, ed erano McLaren e Rodriguez.

GP STATI UNITI - Mario Andretti (Lotus) si è procacciato la pole position all'esordio, impresa che sarebbe stata eguagliata in futuro solo da Carlos Reutemann e Jacques Villeneuve. Andretti in realtà aveva già preso parte a una sessione di qualifiche un paio di gare prima, ma con lo status di "withdraw" a causa della partecipazione a un'altra gara in SoVrApPoSiZiOn3.
Superato da Stewart al via, Andretti è rimasto in seconda posizione, finché non ha dovuto fare una sosta ai box a causa della rottura dell'ala anteriore precipitando nelle retrovie - in seguito si sarebbe ritirato per un guasto. Hill frattanto era risalito secondo dopo un testacoda di Amon, che prima era davanti a lui. Anche Hulme, scivolando su una macchia d'olio, è finito in testacoda.
Il pilota di casa Dan Gurney (McLaren) è risalito al terzo posto, ma ha fatto a sua volta un testacoda, perdendo tuttavia solo una posizione a vantaggio di John Surtees (Honda) con il quale seguito ha lottato per il terzo posto. Il campione del mondo 1964 ne è uscito vincitore e Stewart/ Hill/ Surtees è ad oggi l'ultimo podio interamente britannico.
Gurney ha chiuso quarto precedendo Siffert e McLaren: anche stavolta solo sei piloti hanno concluso la gara, con Hulme ritirato per incidente. Hill è salito a 39 punti, mentre Stewart si è avvicinato, a 36 con un solo gran premio da disputare, una vittoria dominante per lui, ma con un grosso brivido, dato che ha affermato di avere rischiato di investire due spettatori che attraversavano la pista.

GP MESSICO - a proposito di spettatori che attraversavano la pista, pare che questa ragione abbia in seguito portato alla cancellazione del GP del Messico dal calendario. Siffert e Amon hanno preceduto Hill in griglia, ma Graham ha preso la testa della gara fin dal via, anche se poi per un tratto relativamente breve è stato secondo dietro a Stewart.
Hulme si è ritirato dopo pochi giri per un guasto, ma l'hanno comunque preceduto come ritirati Rindt e Ickx - quest'ultimo tornato dopo l'infortunio, mentre a Watkins Glen aveva gareggiato Derek Bell. Con il ritiro di Hulme, l'unico avversario di Hill ancora restante era Stewart, ma era relegato al secondo posto e poi, alla fine, ha avuto problemi di motore scivolando in settima piazza.
Hill ha vinto la gara salendo a 48 punti - conquistando quindi il suo secondo titolo mondiale - e ha preceduto sul podio McLaren e il compagno di squadra Jackie Oliver. Rodriguez ha chiuso quarto precedendo Jo Bonnier (Honda). Mentre Amon si è ritirato, il poleman Siffert ha ottenuto la sesta piazza, ovvero l'ultimo punto disponibile.


giovedì 21 settembre 2023

Indycar 2023: #16 Portland e #17 Monterey-Laguna Seca // il finale di stagione e il titolo di Palou

Carissimi lettori, spero che mi perdonerete con il ritardo con cui vi racconto il finale del campionato di Indycar, con i gran di Portland e Monterey/Laguna Seca che si sono svolti rispettivamente il 3 e il 10 settembre. Cercherò di essere più puntuale in futuro, ma non è stato semplice ultimamente scrivere e incastrare i post su Formula 1 attuale, Formula 1 vintage, categorie minori e altre categorie. Entrambi gli eventi finali della stagione hanno avuto la stessa line-up, ovvero la seguente:

ANDRETTI: Colton Herta, Kyle Kirkwood, Romain Grosjean, Devlin DeFrancesco
ARROW MCLAREN: Pato O'Ward, Felix Rosenqvist, Alexander Rossi
CARPENTER: Ryan Hunter-Reay, Rinus Veekay
COYNE: David Malukas, Sting Ray Robb
FOYT: Santino Ferrucci, Benjamin Pedersen
GANASSI: Marcus Ericsson, Scott Dixon, Alex Palou, Marcus Armstrong
JUNCOS: Callum Ilott, Augustin Canapino
MEYER SHANK: Helio Castroneves, Tom Blomqvist
PENSKE: Josef Newgarden, Scott McLaughlin, Will Power
RAHAL LETTERMAN: Graham Rahal, Christian Lundgaard, Juri Vips

GP PORTLAND - Rahal, McLaughlin, Herta, Dixon, Palou e O'Ward hanno conquistato le prime posizioni in qualifica, con un alternarsi di strategie. Rahal si è mantenuto in testa alla gara con McLaughlin alle sue spalle, mentre più indietro Grosjean è stato protagonista di un contatto. È riuscito a raggiungere i box, non c'è stato bisogno di safety car, arrivata comunque pochi giri dopo per un testacoda di Power.
Rahal al restart era ancora in davanti a McLaughlin e Palou, ma i primi due essendo sulla mescola più morbida sono rientrati molto prima (plot twist della prima fase di soste uno speeding nella pitlane da parte di Herta), così che Palou li ha overcuttati e non di poco - con Rahal peraltro precipitato decisamente indietro - ritrovandosi in testa alla gara, con un vantaggio piuttosto abbondante, che è riuscito a conservare anche dopo le due successive soste (nell'ultima Armstrong, autore di una buona gara, ha perso una ruota in pitlane), già ultimate quando è entrata di nuovo la safety car per un testacoda di Canapino. Ce la siamo evitata in seguito sia in occasione di un contatto Ericsson vs Rossi sia di un testacoda senza grosse conseguenze dello stesso Ericsson.
Palou frattanto ha mantenuto la testa della gara davanti a Rosenqvist e Dixon, riuscendo ad accumulare su quest'ultimo, suo diretto inseguitore in classifica, abbastanza punti da conquistare il campionato con un gran premio di vantaggio. Si tratta del suo secondo titolo in Indycar.

RISULTATO: Palou, Rosenqvist, Dixon, O'Ward, Newgarden, Veekay, Ericsson, Malukas, McLaughlin, Kirkwood, Lundgaard, Rahal, Herta, Castroneves, Ilott, Ferrucci, DeFrancesco, Vips, Armstrong, Rossi, Hunter-Reay, Pedersen, Robb, Blomqvist, Power, Canapino, Grosjean.





GP MONTEREY - Rosenqvist, McLaughlin, Lundgaard, Newgarden e Palou partivano nelle prime cinque posizioni, dopo che Dixon qualificato quinto è stato retrocesso per cambio di motore, così come diversi altri piloti, compreso Vips - alla sua seconda presenza in carriera - autore del settimo tempo. Tra McLaughlin, Lundgaard e Newgarden c'è stato un contatto già al via e non sono stati i soli incidentati.
Un contatto tra Armstrong, Vips e Rahal ha mandato gli ultimi due a cozzare contro una delle Penske. Per Rahal è stato ritiro immediato e pare si sia messo a inveire contro Vips avvicinandosi alla sua monoposto, anche se poi via social ha smentito. In tutto ciò c'era stato anche un contatto tra Herta e Veekay. Dietro la safety car si sono accodati Rosenqvist, Palou e Power, con Palou passato in testa al restart e anche Power passato davanti a Rosenqvist.
Le safety car si sono succedute innumerevoli anche se ci siamo salvati quando McLaughlin si è toccato con Pedersen. Non ci è stata risparmiata quando Newgarden è finito insabbiato, mentre Palou in seguito ha iniziato a fare il vuoto, rischiando pure grosso a un certo punto nel doppiare Castroneves che rientrava in pista dopo un testacoda. Rosenqvist, invece, è stato protagonista di un incidente con Ericsson: terza safety car, durante la quale Ericsson ha avuto un incidente in pitlane con Rossi!
Al restart c'è stato un contatto tra Castroneves e Pedersen, poi uno di minore entità tra Power e Ilott. McLaughlin, invece, ha tamponato Ferrucci, che aveva frenato bruscamente ritrovandosi nel mezzo di un ingorgo e che poi è riuscito proseguire senza danni, diversamente da McLaughlin che è rientrato ai box. Entrata nuovamente la safety car, al restart Palou ha allungato su O'Ward che in precedenza era stato attaccato da Grosjean, che poi ha perso un paio di posizioni.
Un'ulteriore safety car entrata per un incidente tra Malukas e DeFrancesco ha scobinato le carte in tavola in quanto avvenuta mentre alcuni piloti già erano rientrati e altri no. Se in occasione della sosta precedente era stato favorito Palou, stavolta lo è stato O'Ward. Al restart nuovo incidente, Ferrucci ha cozzato proprio contro Palou, il quale comunque non ha danneggiato la vettura. Intanto anche Blomqvist e DeFrancesco venivano a contatto e, tra una cosa e l'altra, eravamo a quota sei ingressi della safety car!
Si sono svolti ulteriori pitstop, nel frattempo, e al restart ancora una volta la safety car è tornata subito dopo, per un contatto tra Pederson e Dixon, in cui quest'ultimo è proseguito senza danni. Grosjean frattanto aveva superato Rossi per la seconda piazza alle spalle di O'Ward, per poi ritrovarsi da solo a duellare con quest'ultimo, mentre Rossi era andato ai box per l'ultima sosta. Grosjean è anche riuscito a portarsi in testa al restart.
Nelle prime posizioni c'erano entrambe le Juncos, Ilott è uscito vincente dal duello con Canapino ma nel contatto questo ha avuto un danno alla vettura. Sui social i suoi sostenitori sono esplosi su Twitter, con insulti e minacce di morte nei confronti di Ilott, a loro dire colpevole di avere ignorato ordini di scuderia e di avere rovinato la gara di Canapino. Preferisco non entrare nel merito di quanto accaduto in pista, ma sicuramente a commentare le gare sui social ci vorrebbe gente più pacata.
Un'ultima safety car è entrata per un incidente tra Castroneves e Herta, mentre la gara ormai era nelle sue fasi conclusive. Grosjean e O'Ward hanno entrambi effettuato un ultimo rifornimento, lasciando strada libera a Dixon che, rimontando dopo una penalità per avere innescato uno dei contatti del via, ha conquistato la terza vittoria stagionale. Seguivano McLaughlin e Ilott, che ha perso due posizioni nelle fasi finali, classificandosi quinto.

RISULTATO: Dixon, McLaughlin, Palou, Power, Ilott, Lundgaard, Rossi, Armstrong, O'Ward, Hunter-Reay, Grosjean, Robb, Castroneves, Canapino, Ericsson, Pedersen, Ferrucci, Veekay, Rosenqvist, Malukas, Newgarden, DeFrancesco, Herta, Vips, Kirkwood, Blomqvist, Rahal.



mercoledì 20 settembre 2023

20.09.1969: la gloriosa squalifica di Al Pease

Buongiorno a tutti e buon 20 settembre! Mi sembra doveroso informarvi che oggi è l'anniversario di un grande momento della storia del motorsport, che spesso è stato travisato e di cui viene data una versione dei fatti molto in linea con gli standard odierni, che sono quelli di denigrare, ridicolizzare e sbeffeggiare chiunque per qualsiasi ragione. Il 20 settembre 1969 si svolgeva il GP del Canada a Mosport e, dal momento che ho raccontato di recente come anche il GP del Canada 1970 si sia svolto il 20 settembre, per forza di cose ciò significa che è impossibile che in due anni consecutivi il 20 settembre sia caduto di domenica... e infatti il GP del Canada 1969 è stato disputato di sabato, perché... non preoccupiamoci del perché!

Ricostruire gli eventi della gara è fattibile solo tramite fonti scritte, le quali narrano di come Jacky Ickx (Brabham) scattasse dalla pole ma si sia ritrovato secondo alle spalle di Jochen Rindt (Lotus) e poi anche terzo quando Jackie Stewart (Tyrrell/ Matra) ha preso la posizione a entrambi e si è portato in testa. Ickx riuscirà in seguito a riprendere la seconda posizione.
Nel frattempo la gara di Stewart è proseguita - nonostante un intoppo di cui parlerò più tardi, durante un doppiaggio - anche se Ickx gli rimaneva piuttosto vicino. Tra i due il duello è andato avanti fintanto che, a circa un terzo di gara, subito dopo avere effettuato un doppiaggio (non dello stesso doppiato) i due sono venuti a contatto. Ickx è passato in testa, Stewart ha riportato anni alla vettura ed è stato costretto al ritiro.
In una gara con un elevato attrition rate, Ickx ha proseguito da leader, il che non piacerebbe alla gente di oggi che invocherebbe penalità varie. C'è da dire che Jacky avrebbe anche potuto collezionarne tante quante un Esteban Ocon qualsiasi e vincere comunque, dato il gap che metteva tra sé e gli inseguitori.
Ha preceduto, e non di poco, Jack Brabham che ha relegato Rindt terzo fin da circa due terzi di gara. Oltre a loro, solo Jean-Pierre Beltoise, Bruce McLaren, Johnny Servoz-Gavin e Pete Lovely hanno visto la bandiera a scacchi.

Chi non l'ha vista non per incidente ma per squalifica è quel doppiato a cui accennavo prima: Al Pease, al volante di una Eagle privata che pare cadesse a pezzi. Da parte sua, oserei dire, il pilota non stava certo facendo nulla per farsi apprezzare, ma ci sono cose più importanti nella vita, tipo guidare come se si volesse annunciare la venuta di Sergio Canamasas.
Protagonista di un contatto al primo giro con Silvio Moser, costringendolo al ritiro, Pease è stato doppiato per la prima volta al quinto giro su un totale di novanta e per la seconda al dodicesimo. Nel frattempo era stato protagonista di un altro incidente con Piers Courage, costretto al ritiro per un danno alla monoposto.
In occasione del secondo doppiaggio ha avuto un mezzo contatto con Stewart e successivamente anche di una collisione con Beltoise sempre durante un doppiaggio. Nel frattempo Ken Tyrrell si è diretto dal direttore di gara e, inveendo contro Pease, ha preteso fosse blackflaggato. È quello che in seguito è accaduto, motivazione ufficiale "troppo lento".
Ad oggi Pease è considerato il più lento della storia, senza tenere conto né della vettura né delle circostanze che hanno portato a quella squalifica. Squalifica sicuramente meritata e gara disputata come se sentisse il desiderio impellente di tornare a casa con il setto nasale rotto, ma dovuta alla guida caotica e all'avere intralciato il pilota sbagliato. Se consideriamo Hans Heyer un eroe, forse dovremmo fare la stessa cosa anche con lui!




martedì 19 settembre 2023

L'esordio della Tyrrell come costruttore // GP Canada 1970

Correva l'anno 1970 e i gran premi europei erano terminati, tragicamente, con la morte di Jochen Rindt nelle qualifiche del GP d'Italia. Il mondiale proseguiva con i gran premi del nord- e centro America, con il Canada primo evento incontrato una volta oltreoceano. L'evento si disputava il 20 settembre - domani sarà l'anniversario della gara, ma ho deciso di parlarne oggi per una ragione ben precisa - e nelle qualifiche avveniva un evento degno di nota (la ragione è questa, quindi), che tuttavia passa un po' inosservato, come spesso succede ai dettagli. Parliamo dunque della Tyrrell, che faceva il proprio esordio come costruttore. Nello specifico, fino a quel momento aveva gareggiato con vetture del costruttore Matra, mentre a Mont-Tremblant per la prima volta c'era una monoposto realizzata da Tyrrell come costruttore.

È andata proprio così alla lettera: *UNA* monoposto realizzata da Tyrrell, guidata da Jackie Stewart, con François Cevert al volante di una Tyrrell/ Matra come al solito. Con la Tyrrell(R), Stewart ci ha anche fatto la pole e di fatto, quindi, la Tyrrell ha ottenuto la pole all'esordio! E se domani è l'anniversario della gara, ciò succedeva esattamente il 19 settembre, oggi 53 anni fa.
Stewart ha passato in testa circa un terzo di gara, quando poi è stato costretto al ritiro, cedendo la leadership a Jacky Ickx che poi è andato a conquistare la vittoria, con la Ferrari che addirittura ha fatto doppietta, vista la seconda posizione di Clay Regazzoni.
Ebbene sì, il ritiro di Stewart ha aperto la strada alle Rosse, ciò significa che il GP del Canada 1970 non era un gran premio falsato, ma anzi, ha rappresentato il trionfo della giustizia divina!

Non era la prima volta che la Ferrari vinceva il GP del Canada, ma quando l'aveva fatto non erano edizioni valevoli per il mondiale di Formula 1, bensì eventi non championship. Il vincitore di entrambi gli eventi del 1963 e 1964 era stato Pedro Rodriguez, che nel 1970 era presente al volante di una BRM.
Su quella BRM, Rodriguez ha chiuso al quarto posto, alle spalle della March di Chris Amon, che ha chiuso sul gradino più basso del podio come ultimo pilota a pieni giri.
La zona punti è stata completata da John Surtees su una vettura del proprio team, mentre Peter Gethin su McLaren ha concluso la zona punti piazzandosi al sesto posto.
Quello del 1970 è stato il secondo - dopo il 1968 - e ultimo evento canadese disputato a Mont-Tremblant, le altre edizioni si sono svolte a Mosport prima dell'avvento di Montreal.


domenica 17 settembre 2023

GP Canada e Stati Uniti 1971: quando a settembre si gareggiava oltreoceano

Al giorno d'oggi in questo periodo dell'anno inizia la "stagione asiatica", ma nel corso della storia della Formula 1 il calendario ci ha riservato strutture molto diverse. Al di là del fatto che negli anni '60/'70 non esistevano gran premi asiatici (con le eccezioni del GP del Giappone 1976 e 1977), nel corso del mese di settembre spesso iniziavano gli eventi d'oltreoceano, che erano due, al massimo tre.
Nel 1971 erano due: ormai il GP del Messico non era più in calendario e nel continente americano si sarebbe gareggiato in Canada a Mosport e negli Stati Uniti a Watkins Glen. Il campionato piloti era già stato assegnato, con Jackie Stewart campione del mondo con la Tyrrell.
Non saprei dire se a qualcuno in Europa importasse ancora qualcosa delle gare che dovevano svolgersi in Canada e negli States, quello che so è che, diversamente da altre gare di cui si trovano degli highlight, su Youtube si trova poco e niente, con un solo minuto e mezzo di video su Watkins Glen. È difficile scoprire se qualcosa di questi gran premi sia stato mostrato in TV, ma molto probabilmente no.

GP CANADA - era il 19 settembre e Jackie Stewart scattava dalla pole position davanti alla BRM di Jo Siffert e alla Tyrrell del compagno di squadra François Cevert. La gara si è svolta sotto la pioggia e già nel giro di formazione Howden Ganley su BRM è uscito di scena per incidente. Stewart nel frattempo restava in testa allo start, seguito da Siffert prima che questo finisse in testacoda. Causa una pessima partenza di Cevert, secondo c'era adesso Ronnie Peterson sulla March, per poi farsi sopravanzare alcuni giri dopo dalla Matra di Jean-Pierre Beltoise dopo avere rischiato di verniciare un guard-rail.
Peterson ha in seguito ripreso la seconda posizione nei confronti di Beltoise, il quale più avanti è finito fuori pista durante il doppiaggio della McLaren di Denny Hulme, pare perdendo il controllo nel tentativo di evitare il contatto. Non che Hulme fosse nelle retrovie, ma i gap tra i piloti di testa e gli inseguitori erano abissali e praticamente Stewart e Peterson stavano facendo ormai gara a sé. Peterson ha preso la testa della gara nel tratto centrale, salvo poi essere superato nuovamente da Stewart, il quale ha iniziato ad allungare e a fare gara praticamente da solo.
Nonostante il calare della pioggia, la visibilità frattanto diminuiva a causa delle condizioni meteo pessime. I giri previsti erano 80, ma dopo 64 è stata esposta bandiera rossa per l'impossibilità di proseguire in condizioni di sicurezza. Stewart ha vinto con oltre mezzo minuto di vantaggio su Peterson, il quale aveva a sua volta quasi un minuto di vantaggio sulla McLaren di Mark Donohue, terzo classificato, autore del suo unico podio in Formula 1 in questa occasione. Hulme ha chiuso quarto, precedendo la Lotus di Reine Wisell e la Tyrrell di Cevert. Tra i classificati fuori dalla zona punti c'erano Emerson Fittipaldi su Lotus e Jacky Ickx, ottavo, il meglio classificato dei piloti Ferrari. Le Rosse erano tre, Mario Andretti ha chiuso nelle retrovie, Clay Regazzoni ritirato per incidente.

GP STATI UNITI - il mondiale è finito il 3 ottobre, con Stewart di nuovo in pole position, a partire davanti a Fittipaldi, Hulme, Regazzoni e Cevert. Andretti doveva partire sesto, ma non era presente al via, in quanto così come Donohue ha disputato una gara di un altro campionato. Avrebbero dovuto disputare entrambe le gare, ma quell'altra è stata rimandata alla domenica pomeriggio perché in precedenza pioveva, ragione per cui si è venuta a generare la SoVrApPoSiZiOn3.
Al via è stata lotta per la leadership tra Stewart, Hulme e Cevert, che alla fine si sono avviati in tale ordine, anche se Stewart ha in seguito superato Hulme portandosi al secondo posto, il quale è passato in testa più avanti quando Stewart è stato costretto a rallentare da un problema di degrado gomme. Successivamente Jackie è stato superato da diversi altri piloti, tra cui Hulme, entrambe le Ferrari, Siffert... ha comunque recuperato posizioni in quanto prima Regazzoni ha perso terreno per un testacoda innescato da un problema ai freni, poi Ickx ha rotto il motore e Hulme è scivolato sull'olio sparso sulla pista andando a sbattere.
Cevert nel frattempo allungava ed è andato a vincere con un vantaggio abbondante nei confronti di Siffert e Peterson. Sarebbe stata la sua unica vittoria in Formula 1, proprio sul circuito sul quale avrebbe trovato la morte due anni più tardi. Stewart, alla fine, ha chiuso la gara al quinto posto alle spalle di Ganley, mentre Regazzoni ha ottenuto in extremis l'ultimo punto disponibile, superando Mike Hailwood nelle ultime battute - il pilota della Surtees è comunque uscito di scena poco dopo, a causa di un incidente dovuto a una foratura.


sabato 16 settembre 2023

GP Italia 2001: la prima vittoria in Formula 1 di Montoya

Buongiorno a tutti, buon fine settimana del GP di Singapore e soprattutto buon 16 settembre. Oggi vi porto a fare un viaggio nel tempo, ricordandovi tuttavia che la prima edizione del gran premio di Marina Bay si è svolta il 28 settembre 2008 e che quello stesso giorno era il 40° compleanno di un certo finlandese due volte campione del mondo, il quale, diversamente da Marina Bay, ha qualcosa a che vedere con la storia che intendo raccontarvi.
La storia in questione ci porta al 16 settembre 2001, in quanto oggi è il 22° anniversario del GP d'Italia 2001, per intenderci, quello che si è svolto a soli cinque giorni di distanza dall'attentato al World Trade Center, con le Ferrari da una livrea interamente senza sponsor e il musetto nero.


Motoristicamente parlando, venivamo dal gran volo di Luciano Burti, al suo posto alla Prost GP debuttava Tomas Enge. Non era il solo debuttante: alla Minardi Tarso Marques era appena stato declassato a terzo pilota, lasciando il volante a nientemeno che Alex Yoong, occasionalmente inquadrato mentre girava per il prato anziché per l'asfalto, dove per occasionalmente non si intende che lo facesse solo occasionalmente, quanto piuttosto che occasionalmente veniva inquadrato.
Juan Pablo Montoya, a bordo della Williams, conquistava la pole position per la terza volta dal suo arrivo in Formula 1, ma era ancora a caccia della prima vittoria. Seguivano le Ferrari di Rubens Barrichello e Michael Schumacher, dopodiché l'altra Williams guidata da Ralf Schumacher. C'era poi la Jordan di Jarno Trulli e a seguire c'erano le due McLaren di David Coulthard e Mika Hakkinen.
Precedevano le Sauber di Nick Heidfeld e soprattutto di Kimi Raikkonen, che in quel fine settimana veniva annunciato come successore di Hakkinen in McLaren. Hakkinen, da parte sua, nella giornata del 14 settembre, aveva annunciato di prendersi un periodo di stop dalla Formula 1. Noi lo aspettiamo ancora!

La buona performance di Trulli in qualifica non è stata ripagata nella pratica, dato che è stato speronato dalla Benetton di Jenson Button ed è finito in testacoda venendo costretto al ritiro. Montoya nel frattempo manteneva la testa della gara, seguito da Barrichello, mentre i fratelli Schumacher lottavano per il terzo posto. Ralf ha avuto il migliore spunto alla partenza, ma Michael si è ripreso la posizione poco dopo.
Nei primi giri, Barrichello era il pilota più veloce, tra quelli davanti - era più scarico di Montoya, avrebbe fatto due soste contro una del pilota della Williams - ed è andato così a procacciarsi la prima posizione. Montoya si è ritrovato quindi a battagliare con Michael Schumacher e i due hanno provato l'emozione di vedere Yoong partire in testacoda davanti a loro mentre si apprestavano a doppiarlo.

Entrambi i piloti della Ferrari hanno effettuato due soste, quelli della Williams solo una. Montoya è riuscito seppure di poco a rimanere davanti a Barrichello, mentre Michael Schumacher si è visto sottrarre la terza piazza da Ralf, il quale in realtà era uscito dai box davanti anche a Rubinho, venendone tuttavia sopravanzato all'istante. I primi quattro sono stati, dunque, Montoya, Barrichello, Ralf e Michael Schumacher, con le McLaren non pervenute: Coulthard era stato abbandonato dal motore dopo pochissime tornate, per Hakkinen era durata appena un po' più a lungo, prima di essere costretto a dare forfait per un guasto alla trasmissione.
Il quinto posto è andato alla Jaguar, l'unica arrivata al traguardo, con Pedro de La Rosa - Eddie Irvine è stato costretto al ritiro da un guasto al motore. Al sesto posto, ultimo a punti, ha chiuso Jacques Villeneuve sulla B.A.R., mentre il compagno di squadra Olivier Panis giungeva nono dietro a Raikkonen e alla Jordan di Jean Alesi. La top-ten era completata da Giancarlo Fisichella, unica Benetton al traguardo dopo che Button aveva avuto a sua volta un guasto al motore... un po' come se fosse già al volante di una B.A.R.!

Heidfeld ha chiuso undicesimo davanti a Enge, mentre ultimo classificato è stato Fernando Alonso sulla Minardi - Yoong si era infine ritirato per uno dei suoi numerosi testacoda. Si segnalano tra i ritirati anche Heinz-Harald Frentzen sulla Prost ed entrambe le Arrows, guidate da Jos Verstappen ed Enrique Bernoldi: tutti costoro sono usciti di scena per problemi tecnici. Di fatto gli unici ritirati per incidente sono stati Trulli e Yoong.
La gara è stata, in generale, piuttosto tranquilla, a parte la collisione Trulli vs Button alla partenza, in cui comunque non state coinvolte altre vetture. Meglio così: il dramma dell'anno precedente con la morte del commissario di percorso era ancora ben vivo e indelebile nella collettiva.


Per Montoya, campione del mondo di Indycar (CART, erano i tempi dello split) nel 1999 e successivamente vincitore della Cinquecento Miglia di Indianapolis nel 2000, arrivava la prima vittoria in Formula 1, un'inversione di tendenza, dato che da molto tempo i piloti giunti in Formula 1 dalla Indycar non sembravano destinati al successo.
L'ultimo ad arrivare dalla Indycar (avendo in verità già gareggiato in Formula 1 diversi anni prima) era stato il mio conterraneo Zanardi, sempre campione con Ganassi in Indycar e sempre arrivato in Williams; era il 1999 e non aveva ottenuto punti.
Tornato in Indycar dopo un anno di stop, proprio il giorno prima del GP d'Italia, il 15 settembre, era stato vittima del grave incidente di Lausitzring, la prima gara di Indycar disputata in Europa. Era stata una gara relativamente tranquilla, fino al dramma arrivato a soli tredici giri dalla fine.
Nota a margine, che negli States Alex avesse vinto due titoli l'ho scoperto per caso, quando sono stata con la scuola alla sede dell'AVIS per seguire una presentazione della sede dell'AVIS di Castel Maggiore dedicata agli studenti neomaggiorenni. Il tizio che spiegava, a un certo punto, ha detto che le persone al di sotto dei 50 kg non possono donare sangue, ma che comunque "nessuna persona sana" è inferiore a quel peso, l'ho presa come un'offesa personale (nonostante ai tempi fossi sui 51 o 52), dedicando il resto del tempo alla contemplazione dei poster di Zanardi (che era testimonial) che c'erano alle pareti. Sotto una foto che lo ritraeva al volante di una vettura di Ganassi c'era scritto che era due volte campione di CART.
Tutto quello che posso dire è che trovo abbastanza scandaloso che in Italia nessuno se lo sia mai filato quando aveva ancora le gambe, solo perché i suoi successi li ha ottenuti a un oceano di distanza da noi, e lo dico a maggior ragione vivendo letteralmente a 15 km di distanza dal suo paese d'origine, paese nel quale ho frequentato le scuole superiori. Essenzialmente chiunque, anche gente che non sapeva assolutamente nulla di motorsport, sapeva della sua esistenza, ma solo dopo il Lausitzring e solo per l'incidente.


venerdì 15 settembre 2023

Formule minori americane 2023: i campionati della Road to Indy

Con il finire del campionato di Indycar, di cui parlerò (spero) presto sono terminati anche i campionati di Road to Indy, ovvero le formule minori che in teoria dovrebbero dare sbocco al campionato di Indycar:
- IndyNXT, un tempo conosciuta come Indylights;
- USF Pro 2000, un tempo conosciuta come IndyPro;
- USF2000, già nota da tempo con questo nome;
- USF Juniors, molto recente in termini di nascita, di fatto è stata la seconda stagione.

INDYNXT - ormai lontani i giorni in cui erano quattro gatti a prendere parte al campionato di Indylights, la categoria è stata caratterizzata in questa stagione da una griglia piuttosto ricca, se paragonata a qualche stagione fa. Comprendo che 17/18 vetture possano sembrare un numero non abissale, ma ci avviciniamo comunque all'ideale. Una buona parte dei piloti presenti hanno disputato l'intera stagione.
Il titolo è stato vinto dal danese Christian Rasmussen, che su quattordici gare disputate ha collezionato ben cinque vittorie. Ha preceduto Hunter McElrea e i rookie Nolan Siegel e Louis Foster, tutti e tre autori di due vittorie. Quinto in classifica si è classificato Jacob Abel, senza ottenere vittorie, seguito dal vincitore della gara inaugurale Danial Frost, che ha preceduto James Roe Jr.
Le due gare mancanti all'appello sono state vinte rispettivamente da rookie Reece Gold, ottavo in classifica, e da Matteo Nannini, che ha disputato solo la prima parte della stagione. Tra i piloti, alcune nostre vecchie conoscenze, come Enaan Ahmed che ha disputato le prime gare del campionato, nonché Jamie Chadwick. La campionessa della W Series, dopo un inizio difficile si è migliorata ottenendo diverse top-ten e come migliore risultato in gara un sesto posto.

USF PRO 2000 - anche in questo caso ci sono stati buoni numeri, per quanto riguarda i presenti, e il campionato è stato composto da un totale di diciotto gare. Cinque di queste sono state vinte dal rookie statunitense Myles Rowe (definito dai profili ufficiali come il "first black driver" a vincere un campionato open wheel, segno evidente che in America o non sanno che Lewis Hamilton è nero, o non sanno che Lewis Hamilton esiste o, molto più probabilmente, non sanno che la Formula 1 esiste), che ha vinto il titolo precedendo due piloti che già avevano gareggiato nella stessa categoria, Kiko Porto e Salvador De Alba, vincitori rispettivamente di due e una gara.
Seguivano poi in classifica quattro rookie, Michael D'Orlando, peraltro vincitore di quattro gare, Francesco Pizzi, Lirim Zendeli e Jake Denmark. Zendeli - vi ricordate di lui? - ha portato a casa una vittoria e ha preceduto in classifica due piloti già visti in questa serie: Jonathan Browne e nientemeno che Jack William Miller, celebre più che per i suoi risultati - che comunque sono di gran lunga superiori a quelli del padre - per essere il figlio del Dr Jack Miller, il dentista divenuto pilota di Indycar all'epoca dello split.
Joel Granfors e Ricardo Escotto, due rookie full time, hanno ottenuto una vittoria ciascuno, mentre ne ha ottenute due il pilota part-time Nikita Johnson e una il poco più che one-off Christian Brooks.
Anche in questa categoria c'era una ragazza, Lindsay Brewer, la quale tuttavia non ha conquistato nemmeno una top-ten.

USF2000 - anche in questo caso ci sono state diciotto gare e sei sono state vinte da Simon Sikes, statunitense, che poi ha conquistato la vittoria del titolo, precedendo Nikita Johnson che curiosamente ha disputato tutta la stagione vincendo una sola gara, per poi vincerne due in USF Pro come specificato un paio di frasi fa. Il migliore dei rookie, terzo in classifica, è stato Lochie Hughes, che di gare ne ha vinte quattro.
Le gare restanti sono state vinte dai piloti che si sono classificati dalla quarta alla settima posizione, Evagoras Papasavvas, il rookie Mac Clark, Jacob Douglas, il rookie Sam Corry, rispettivamente una, due, due e una. Un'altra vittoria l'ha conquistata il pilota one-off Nico Christodoulu.

USF JUNIORS - parte della Road to Indy, ma con un calendario di fatto a sé stante, ha visto un totale di sedici gare, sei delle quale vinte dal brasiliano Nicolas Giaffone (figlio di Felipe Giaffone, nonché imparentato con Rubens Barrichello in quanto nipote della sua ex moglie Silvana) che poi ha portato a casa il campionato, precedendo Quinn Armstrong e Jack Jeffers che di gare ne hanno vinte tre ciascuno.
I piloti classificati alle loro spalle, ovvero Jimmie Lockhart, Joey Brienza e Max Taylor, hanno vinto rispettivamente due, una e una gara.
Si segnala, presente alle tre gare dell'ultimo evento, di Bianca Bustamante della F1 Academy, la quale ha ottenuto come migliori risultati due noni posti.


giovedì 14 settembre 2023

14.09.2003: Gran Premio d'Italia

Oggi è il 14 settembre 2023, nonché ventesimo anniversario del GP d'Italia 2003, iniziato con un grosso colpo di scena: due piloti quasi omonimi assenti per infortunio! Uno era Ralf Schumacher, pilota della Williams, vittima di un incidente due settimane prima in una sessione di test sempre a Monza: al suo posto, accanto a Juan Pablo Montoya, è arrivato quindi el nuestro amigo Marc Gené, dopo che Ralf aveva avuto problemi fisici nelle prove libere del venerdì. L'altro Ralph era Firman, compagno di squadra di Giancarlo Fisichella alla Jordan, protagonista di un violento incidente nel precedente evento in Ungheria, non ha invece ricevuto l'autorizzazione dei medici della FIA a gareggiare, al suo posto Zsolt Baumgartner - sicuramente ricorderete di lui, il nome non passa inosservato. A proposito, vi segnalo in questo momento che al lavoro ho avuto a che fare via email con un ungherese che di first name fa Zsolt. Mi ha dato un sacco di Baumgartner vibes.

Purtroppo vi devo informare che la rilevanza di Baumgartner è pressoché minima e che la gara è iniziata con Fernando Alonso, che partiva dall'ultima piazza dopo un incidente in qualifica, che tamponava la Minardi di Jos Verstappen. Justin Wilson, su Jaguar, nel frattempo faticava a partire per problemi al cambio. O per meglio dire, Wilson faticava a partire, generando un certo caos, con JVes che ha rallentato e Alonso che forse non ha rallentato abbastanza.
Alonso è riuscito a raggiungere i box, mentre sull'altra Renault Jarno Trulli tentava di inserirsi nel duello tra i primi, Michael Schumacher e Montoya che lottavano per la prima piazza dopo essere partiti 1/2, vicinissimi come tempi al sabato in qualifica. Trulli, tuttavia, nel corso del primo giro ha dovuto parcheggiare per un problema di motore, gara già finita per lui, mentre proseguiva il duello tra gli Schumontoya.

Il duello tra gli Schumontoya è durato indicativamente nei primi due giri, poi il ferrarista è riuscito a distanziare Montoya di quel tanto che bastava per non essere azzannato come un hamburger, mantenendo la posizione anche dopo ciascuna delle due soste ai box. Occasionalmente si sono ritrovati vicini e il duello è ricominciato, ma senza che Montoya potesse passare davanti. I due hanno terminato 1/2.
Sull'altra Ferrari, Rubens Barrichello era passato terzo fin dal momento del ritiro di Trulli, precedendo le McLaren di Raikkonen e Coulthard. Mentre David è stato costretto al ritiro da un guasto quando ormai mancavano pochi giri al termine della gara, mentre Kimi è stato piuttosto vicino a Rubinho per un certo tratto di gara, per poi esserne distanziato una volta per tutte. È stato quindi Barrichello ad andare a podio, Raikkonen non ha potuto provare l'ebbrezza di portare la bottiglia di champagne alla bocca, giungendo quarto.

In quinta posizione si è piazzato el nuestro amigo sulla Williams, ultimo pilota a pieni giri. In sesta posizione si è classificato Jacques Villeneuve sulla B.A.R., mentre il suo compagno di squadra Jenson Button ha tenuto alto il buon nome della squadra, ritirandosi molto prima della bandiera a scacchi per un problema al cambio.
Dopo il ritiro di Wilson nelle primissime fasi del gran premio, la Jaguar si è consolata con la settima piazza di Mark Webber, mentre anche la Renault ha visto almeno un piccolo spiraglio di luce quando Alonso ha concluso la gara in ottava posizione, portando a casa l'ultimo punto disponibile.
Nick Heidfeld su Sauber ha chiuso nono davanti alle Jordan di Fisichella e Baumgartner, con a seguire la Minardi di Nicolas Kiesa e la Sauber di Heinz-Harald Frentzen. Oltre ai ritirati già citati, doppio ritiro per la Toyota: Cristiano Da Matta causa incidente forse dovuto a una foratura, Olivier Panis per un guasto.

M.Schumacher 82
Montoya 79
Raikkonen 75

A questo punto della stagione mancavano solo due gran premi, Stati Uniti e Giappone, che vi racconterò a tempo debito!

mercoledì 13 settembre 2023

RUSH (2013) - la mia recensione a dieci anni dall'uscita

13 settembre 2013 - dieci anni fa nelle sale cinematografiche inglesi usciva "Rush", che arrivava in Italia esattamente il 19 settembre. Lo vidi al cinema il giorno seguente, il 20 settembre (ho ritrovato il biglietto e anche un depliant), con un amico appassionato di motori e un'amica telespettatrice occasionale, rimasta ugualmente positivamente impressionata dal film. Credo di averlo visto in totale quattro volte: dopo quella iniziale, in occasione di due suoi passaggi televisivi, infine una volta un paio d'anni fa in cui lo trovai caricato su Youtube su un account che posso tranquillamente immaginare essere poi stato depennato... non riuscii a resistere alla tentazione di rivederlo!
Come film mi è piaciuto subito, fin dalla prima visione nell'ormai lontano 2013. È uno dei miei film preferiti tra quelli sull'automobilismo che ho visto, anche se detto così è un po' riduttivo perché i film sull'automobilismo sono molti di meno di quanti dovrebbero essere in un mondo ideale.

Ai tempi, obiettivamente, la mia conoscenza della Formula 1 anni '70 era inferiore a quella attuale, anche se, per sentito dire, sapevo in linea di massima quali sarebbero stati gli eventi narrati dal film.
Diciamo che nessuno di noi tre andò al cinema senza avere un'idea abbastanza chiara di cos'avrebbe visto (la mia amica telespettatrice occasionale era stata opportunamente istruita), in quella lontana sera del 2013, ma che obiettivamente mi resi conto subito che fosse un film che poteva appassionare anche persone non appassionate di motori. La mia impressione si rivelò esatta: non c'è bisogno che vi parli della Rush-mania e di quanta gente specie di giovane età divenne momentaneamente appassionata di automobilismo proprio dopo avere visto quel film. Poi va bene, i film dovrebbero passare di moda ma le passioni no, ma non fa niente. Molte persone affette da Rush-mania si sono dimenticate di "Rush" e della Formula 1 molto tempo fa, ma è così che va la vita, non ci si può fare niente...

Credo sia abbastanza inutile riassumere la trama del film. Perfino le pareti delle nostre case dovrebbero saperlo, il film ripercorre, romanzandola un po', la rivalità tra Niki Lauda e James Hunt, culminando nel mondiale 1976, in cui Lauda rimase gravemente infortunato al Nurburgring e Hunt vinse il titolo nel gran premio finale al Fuji, quello stesso gran premio in cui (il film non lo dice, ma lo aggiungo io perché è un bell'aneddoto) Masahiro Hasemi ottenne un giro veloce fasullo per un errore di cronometraggio.
Come già detto, a mio vedere il film narra le imprese di Lauda e Hunt in modo da coinvolgere non solo chi ai tempi non le seguì perché non ancora nato, ma proprio anche chi non ha molta affinità con il motorsport. In nessun momento mi sembra che il film sia troppo pesante, oppure troppo difficile da comprendere per chi non sa bene dove si andrà a parare.

Lo ripeto, la Rush-mania non esplose per caso, ma proprio per le qualità del film, nonostante i difetti che hanno fatto un po' storcere il naso ai puristi della Formula 1 vintage. Qualche inesattezza storica c'è, basta anche solo entrare su Wikipedia alla pagina del film per approfondire.
Oltre a quelle, che vengono citate di solito, ce ne sono anche due un po' più ricercate. Pare innanzi tutto che venga fatto un mash-up di due incidenti mortali, quello di François Cevert e quello di Helmutt Koinigg (sarebbe rappresentata la dinamica dell'incidente di Koinigg, ma con la vettura di Cevert).
In più il dibattito sulla pericolosità della gara al Nurburgring parte da un incidente nelle prove libere che nel 1976 non è mai accaduto. Secondo il parere di alcuni nerd motoristici che commentavano sotto al caricamento clandestino su Youtube - che ritengo assolutamente verosimile - potrebbe trattarsi della rappresentazione di un incidente accaduto nel 1974 a Howden Ganley, spostato nel 1976 per esigenze di trama.

Nonostante questi dettagli il film ne esce comunque a mio vedere molto bene, con un bilancio finale in cui i pregi superano di gran lunga i difetti. "Rush" riesce infatti a rappresentare due personaggi contrapposti, seppure enfatizzandone le contrapposizioni, senza un dualismo personaggio positivo vs personaggio negativo. Non c'è un bene assoluto e un male assoluto e il film non spinge a parteggiare né per l'uno né per l'altro.
Insomma, si può concludere che "Rush" rappresenta lo scontro tra Lauda e Hunt in modo totalmente opposto di come l'avrebbe immaginato il fanbase del motorsport se nel 1976 fossero esistiti i social network, e condisce il tutto di rispetto per l'avversario e di ammirazione, concetti che ormai vengono considerati fin troppo sorpassati.
Se mi è permesso un parere spassionato, ci vorrebbero più film come "Rush" e meno prodotti a misura di tifoso adolescente desideroso di sputare veleno addosso a piloti o altri tifosi. Allora, forse, ci sarebbe ancora qualche speranza!

^ Il depliant presto quel giorno al cinema e il biglietto, che non ricordavo di avere conservato, ma ho ritrovato tempo fa mentre cercavo altro. 🔥🔥🔥

martedì 12 settembre 2023

Turbo Time (1983): le mie impressioni sul documentario dedicato ai primi anni '80

Mesi fa avevo proposto la recensione di "Febbre della Velocità" (1978), ieri di "Pole Position, i guerrieri della Formula 1" (1980) e oggi è il momento di proporre la recensione a un ennesimo documentario sul motorsport risalente a quei vecchi tempi. Correva infatti l'anno 1983 e tutto ciò che mi restava da scoprire, quando ho iniziato a guardare il film (al momento disponibile su Youtube in inglese) era scoprire che tipo di impronta avesse questa terza perla del passato. "Febbre della Velocità" mi era sembrato una sorta di "Drive to Survive" in salsa splatter, focalizzato sugli incidentihhhh che generano spettacolo e sulla mortehhhh che è da very uominy, "Pole Position" un prodotto invece ben più soft e, seppure con i suoi difetti, orientato a una sua logica, anziché al mettere insieme scene a caso. Mi sento di dire che "Turbo Time" non rientri con esattezza in nessuna delle due categorie sopra citate: seppure abbia molto focus sugli incidenti non è mai splatter e macabro, seppure narri le vicende di un'epoca abbastanza ristretta, non vi è alcuna continuità storica.

"Turbo Time" è un documentario che mescola scene di Formula 1, di motociclismo su pista e motocross, aggiungendo all'occorrenza altri tipi di auto, di moto o in generale di mezzi dotati di motore.
Le scene di Formula 1, quando non includono incidenti, prevedono generalmente la presenza di partenze o vetture finite in testacoda. Le scene di motociclismo, invece, prevedono una sfilza di cadute tale da lasciar credere allo spettatore che non vi sia alcuna possibilità di rimanere in equilibrio in sella a una moto da competizione.
Specie la parte relativa alle monoposto l'ho trovata molto evocativa e ho adorato vedere e riconoscere spezzoni di gara che nel corso degli anni ho visto su Youtube quando le trovavo in versione integrale, o quantomeno in extended highlights.
Per quanto riguarda le moto, non sono esattamente la mia passione e, come già detto, non ho apprezzato molto il fatto che vi fossero solo cadute spesso senza il loro contesto: sento dire da anni che il motomondiale è più bello perché ci sono i duellihhhh e i sorpassihhhh... ebbene, o negli anni '80 non era così, oppure chi ha realizzato il film ne era totalmente ignaro, perché i duelli e i sorpassi sono del tutto tralasciati.

Il passaggio dalle auto alle moto avviene tendenzialmente in maniera del tutto discontinua, senza che ci sia mai un vero collegamento tra l'una e l'altra categoria. Per le moto non saprei valutarlo, ma per la Formula 1 vi è una sorta di continuità assolutamente fake: vi sono episodi assortiti che vanno mediamente dai tardi anni '70 fino al 1983 e vengono alternati in maniera assolutamente disordinata, senza menzionare che sono accaduti in anni diversi e soprattutto senza citare il fatto che si stia andando indietro.
Quindi si può passare tranquillamente dal vedere Gilles Villeneuve a bordo di una Ferrari con doppia ala posteriore a Long Beach 1982 per poi ritrovarsi, dopo il doveroso intermezzo di MotoGP e motocross di turno, con Derek Daly che spicca il volo a Montecarlo 1980. Il momento clou, tuttavia, avviene in maniera del tutto stile "Drive to Survive", quando viene mostrata l'emozione di Andrea De Cesaris subito dopo avere ottenuto la prima pole in carriera. Poi viene mostrato il suo ritiro per incidente, in un contatto nelle fasi iniziali insieme a varie vetture tra cui la Ferrari di Villeneuve.
Insomma, dalle stelle alle stalle. Peccato che la suddetta pole di De Cesaris sia a Long Beach nel 1982, l'incidente al via sia avvenuto a Silverstone al 1981, quasi un anno prima. Apprezzo comunque la maestria nell'avere sfruttato la somiglianza delle livree McLaren e Alfa Romeo (perché no, De Cesaris non correva per la stessa scuderia, nel 1981 e nel 1982) per creare una finta continuità laddove non c'era! Per quanto non lo condivida, devo ammetterne la genialità!

Tornando a noi e a delle valutazioni più generiche, ho trovato questo documentario un collage di belle scene di gara per la Formula 1, ma un po' troppo focalizzato sulle "cadute spettacolari", come più volte definite, per quanto riguarda il motociclismo. In più l'out of context è dilagante, si passa letteralmente dalle quattro alle due ruote spesso totalmente a caso, pure con una comparsata di donne nude in pose hard (dove per "donne nude" intendo esattamente quello che ho detto - non parlo né di effetto vedo/ non vedo, né di seni abbondanti che sporgono da scollature - e "in pose hard" idem) nei pressi di moto da competizione, nonché in altri momenti gente in divisa da cucina che esibisce vassoi pieni di cibo.
In sintesi, diversamente da "Pole Position, i guerrieri della Formula 1" che segue un chiaro filo conduttore e che potrebbe all'occorrenza suscitare interesse anche in una persona che non conosce il motorsport dei tempi, "Turbo Time" non racconta una storyline ben precisa e mi sembra concepito solo ed esclusivamente per un tipo di pubblico: l'appassionato medio che vuole vedere scene di gara senza preoccuparsi bene di dove e quando siano avvenute.


lunedì 11 settembre 2023

Pole Position, i guerrieri della Formula 1 - documentario del 1980, le mie impressioni

Oggi intendo parlarvi di un documentario sulla Formula 1 che ho visto questo fine settimana (al momento attuale è reperibile in italiano su Youtube) risalente al 1980, considerato seguito di "Febbre della Velocità", che era uscito due anni prima nel 1978 e che avevo già commentato, stroncandolo abbastanza perché era tutto un susseguirsi di scene di incidenti, anche gravi, in modo decontestualizzato, con scene crude ai limiti dello splatter destinato e del voyeurismo.
Come già più volte specificato, non sono d'accordo con la censura contemporanea e penso che le immagini di incidenti possano essere mostrate, ma 1) in modo contestualizzato, specie per andare a indagare sulla dinamica, 2) limitandosi il più possibile al mostrare rottami di auto e barriere, evitando il più possibile di mostrare cadaveri e soprattutto evitare di mostrarne inquadrature dettagliate. Detto questo, ero un po' prevenuta nei confronti di "Pole Position, i guerrieri della Formula 1"... e ammetto di essermi dovuta ricredere.




Se "Febbre della Velocità" era costruito in gran parte sulla base di interviste fasulle tanto quanto una puntata di "Drive to Survive", è un documentario di gran lunga più degno del termine, che alterna scene di gara a qualche breve intervista e a scene - non sempre contestualizzate - in cui a gareggiare sono altri mezzi, tra cui moto, midget, funny car, motoslitte e altro. In più, mentre il precedente film era incentrato soprattutto sugli incidenti, sul pericolo e sulla morte, questo è molto più incentrato sulle competizioni sotto tutti i loro aspetti e gli incidenti mortali - seppure mostrati a sorpresa - sono comunque inseriti nell'ambito di una loro logica. Per esempio l'incidente di Roger Williamson viene mostrato quando si parla del circuito di Zandvoort, come in un successivo momento viene ripercorso l'incidente di Tom Pryce parlando di Kyalami e del pericolo dell'attraversare la pista nel corso di un gran premio. Certe scene crude non sono state risparmiate, ma per quanto non fossero probabilmente necessarie al cento per cento, vi ho visto un'impronta molto più rispettosa che non nel precedente documentario.

Viene ripercorso qualche evento del 1979: viene mostrato Gilles Villeneuve nel suo famoso giro su tre ruote in Olanda, nonché qualche scena dal Gran Premio d'Italia, dove vediamo Jody Scheckter sul podio insieme a Clay Regazzoni. In realtà ci sarebbe anche Villeneuve, sullo stesso podio, ma vista la sua bassa statura è in gran parte nascosto da una bottiglia di champagne e da un trofeo. Ci sono alcune interviste, nel corso del documentario, e l'intervista più lunga è probabilmente quella di Scheckter, che prima appare mentre si sta radendo la barba e poi mentre fa colazione stando senza maglia. Gli viene chiesto come sia cambiata la sua vita da quando è diventato campione del mondo e che cosa ne pensi suo figlio. Facendo qualche piccola ricerca, ho verificato che l'unico figlio di Scheckter già nato ai tempi era il primogenito Toby, che aveva appena un anno! Il 1979, comunque, viene fatto terminare così, come se dopo Monza non ci fossero state altre gare. Si passa quindi al 1980!

Il campionato inizia in Brasile... o meglio, il campionato in realtà inizierebbe in Argentina con la vittoria di Alan Jones, ma ciò non viene minimamente mostrato nonostante il futuro campione del mondo venga brevemente intervistato. Si inizia quindi direttamente dal Brasile, per poi passare a Long Beach. Vediamo la prima vittoria in Formula 1 di René Arnoux a Interlagos, per poi passare al circuito americano, laddove avviene il grave incidente di Clay Regazzoni - di cui sono presenti nel film alcune interviste risalenti a prima dell'infortunio. Successivamente diversi piloti vengono mostrati a bordo di un aereo diretto verso il Sudafrica per il gran premio successivo. A Kyalami in realtà si è corso prima che a Long Beach, ma immagino sia una licenza poetica! In ogni caso sull'aereo vengono intervistati vari personaggi, tra cui alcuni piloti svegliati appositamente allo scopo. Uno di questi è Bruno Giacomelli che dice che in quel momento stava sognando di vincere una gara con l'Alfa Romeo!

Apprezzo moltissimo il sogno di Giacomelli e mi dispiace non sia mai divenuto realtà. Oltre a lui, comunque, vengono intervistati anche altri piloti tra cui Elio De Angelis, Riccardo Patrese, Eddie Cheever, ecc... Giacomelli viene in seguito mostrato anche mentre insieme a De Angelis, Cheever e al pilota della Brabham Ricardo Zunino mentre vanno a visitare uno zoo safari. A seguire si passa poi a Montecarlo e l'ultimo gran premio in ordine cronologico che viene mostrato è quello del Belgio. Ancora una volta l'ordine cronologico è una licenza poetica, dato che l'evento è stato disputato prima di quello di Montecarlo. Dopo si parla di Monza, infatti, parlando dell'incidente che ha provocato la morte di Ronnie Peterson e nel quale anche Vittorio Brambilla ha riportato un grave infortunio, due anni prima (Peterson è morto l'indomani, l'11 settembre 1978, quindi oggi è l'anniversario della sua scomparsa) e di come ciò sia stato usato come scusa per depennare, al momento, Monza dal calendario.

Dopo una carrellata di oltre un'ora e mezza di motorsport vintage e di qualche considerazione che ricorda molto i fanbase più moderni - si afferma tra le righe, a un certo punto, che il motomondiale sia meglio e più vicino al pubblico! - si passa quindi al finale, con le immagini che tornano sul podio monzese del 1979. Si è parlato in precedenza di quanto questo successo sia stato incoraggiante per l'automobilismo italiano e di come abbia contribuito anche alla scelta di Osella di tentare il passaggio in Formula 1, la voce narrante si sofferma sul fatto che dopo il successo per la Rossa siano arrivate le difficoltà. Il film si chiude con una speranza, ovvero che presto la Ferrari possa tornare al successo. Mancavano giusto vent'anni all'arrivo del successivo mondiale piloti, ma non penso che nel 1980 qualcuno potesse fare una previsione così catastrofica per il futuro.