giovedì 30 marzo 2023

Formula E 2023: #6 Eprix di Sao Paulo

Carissimi lettori, è giunto il momento di parlare di quello che è successo cinque giorni fa Brasile, un po' in ritardo, ma finalmente sono riuscita a vedere la gara completa, quindi posso narrarvi gli eventi accaduti, a partire dallo start in pole position per Stoffel Vandoorne (DS Penske) che ha battuto nelle qualifiche a scontri diretti Antonio Felix Da Costa (Porsche), a completare la seconda fila Mitch Evans (Jaguar) ed Edoardo Mortara (Maserati). Quest'ultimo ha perso posizioni al via, mentre nei primi tre posti sono rimasti Vandoorne/ Da Costa/ Evans, i tre seguiti da Nick Cassidy (Envision), Jean-Eric Vergne (DS Penske) e poi le McLaren di Jake Hughes e René Rast. Frattanto i protagonisti da ventidue che erano sono scesi a ventuno, con Nico Muller (Nissan) che dopo essere andato a sbattere si è ritirato in pitlane(?). Poco dopo, a seguito di un contatto con Maximilian Gunther (Maserati), Sebastien Buemi (Envision) è precipitato nelle retrovie.

Come al solito gli attack mode e la loro attivazione hanno contribuito a modificare le posizioni con conseguente storyline secondo cui la Formula E è piena di duellihhhh e sorpassihhhh, who kers se sono dieci volte più finti di quelli con il DRS in Formula 1. Vandoorne ha perso la leadership attivando l'attack mode poi ha recuperato la posizione, mentre Evans e Cassidy hanno preso la posizione a Da Costa.
Poi è rimasto fermo Sacha Fenestraz (Nissan) e la safety car è rimasta in pista per innumerevoli minuti. Al restart c'è stato un duello tra il terzetto là davanti, ci siamo ritrovati con Cassidy leader ed Evans secondo, almeno finché Cassidy non ha attivato l'attack mode. Si è ripreso la posizione dopo l'incidente di Jake Dennis (Andretti) che ha provocato un ingresso della safety car di lunga durata, ma solo dopo una notevole pausa di riflessione nella quale è avvenuto il sorpasso. Sono giunta alla conclusione che la Formula 1 sia considerata noiosa perché le cose trash vengono giustamente criticate invece di strapparsi le mutande al grido di "BeLiXiMo KoNtYnUa".
Venendo a Dennis, invece, non è stato proprio chiarissimo cosa fosse successo, ma Dan Ticktum (NIO) era coinvolto a qualche titolo dato che tra ieri e oggi si sono scatenati nelle insta-stories.


Vorrei osservare come non sia la prima polemica in cui Ticktum viene coinvolto sui social e fuori da essi (non dimentichiamo che si è fatto cacciare dall'academy Williams per avere insultato Nicholas Latifi, ai tempi pilota titolare nonché pagante, durante una live - e peraltro pochi giorni dopo Latifi è andato a punti in Ungheria), ma credo sia meglio ritornare a noi: Cassidy in testa, seguivano Da Costa e Vandoorne.
Cassidy e Vandoorne sono stati i primi ad attivare l'attack mode seguente e a perdere posizioni, poi la situazione si è rimescolata con gli attack mode di Da Costa ed Evans. Dopo questo giro di attack mode, i primi quattro erano Evans, Cassidy, Da Costa e Vandoorne. Nel frattempo sembra essere avvenuto il ritiro di Mortara. Un altro pilota ritiraro in seguito è stato Nico Muller (Abt Cupra) rientrando ai box.
Cassidy è tornato in testa con l'ultima attivazione dell'attack mode da parte di Evans, mentre un bloccaggio di Da Costa l'ha fatto scivolare settimo(?). Sam Bird (Jaguar) ha frattanto superato Vandoorne, il quale è stato in seguito sorpassato anche dal compagno di squadra Vergne. Frattanto si avvicinava il termine dei 31 giri, ma la gara è stata allungata di altri quattro.
Questa cosa, come ho già detto, ha un ruolo ambivalente: da un lato esalta il trash di questa categoria, dall'altro arrivati a questo punto finalmente ci si è liberati degli attack mode, quindi ecco due duelli molto vicini: Evans/ Cassidy/ Bird, dato che Evans aveva appena ripreso il comando, poi Da Costa/ Vergne/ Vandoorne dopo che Da Costa aveva recuperato terreno. Il duello tra i primi tre li ha visti tagliare il traguardo racchiusi in mezzo secondo, nessuna posizione è comunque cambiata nel loro gruppo o in quello dalla quarta alla sesta posizione.
Il leader del mondiale Pascal Wehrlein (Porsche) ha chiuso al settimo posto precedendo Hughes, Rast e Buemi, ultimi piloti a punti, con Gunther relegato undicesimo a precedere André Lotterer (Andretti), Lucas Di Grassi (Mahindra), Robin Frijns (Abt Cupra) rientrato dopo l'infortunio, Oliver Rowland (Mahindra), infine le NIO di Sergio Sette-Camara e Dan Ticktum.


martedì 28 marzo 2023

25 anni dopo: 1998 (ITA, LUX, JPN), Hakkinen vs Schumacher, la sfida finale!

Monza, settembre 1998: alla fine del weekend Mika Hakkinen e Michael Schumacher sono esattamente appaiati in testa alla classifica, con lo stesso numero di vittorie, sei. Il pilota della McLaren è in vantaggio per avere due secondi posti, invece che uno solo come il ferrarista. Mancano ancora due gran premi alla fine della stagione, quindi tutto può ancora succedere, ma di certo Hakkinen non può ritenersi soddisfatto, visto come era iniziata la giornata. Partiva terzo, dietro al rivale che scattava dalla pole, mentre secondo c'era il campione in carica Jacques Villeneuve. Seguivano David Coulthard ed Eddie Irvine, per Hakkinen magari la griglia non era tanto promettente, ma è bastato il race start per cambiare le cose.
Le McLaren si sono ritrovate 1/2, Schumacher è scivolato quinto anche alle spalle di Villeneuve. Superato il pilota della Williams si è lanciato all'inseguimento di Irvine che non ha opposto grande resistenza. Adesso era terzo, ma Hakkinen procedeva in testa e Coulthard dietro di lui era secondo con un passo molto veloce. Era più scarico, in vista di una strategia a una sosta in più, quindi ha superato agevolmente Hakkinen in pochi giri e ha iniziato ad allungare.
L'intento della scuderia di Woking era verosimilmente fare doppietta, dando a David il vantaggio sufficiente per stare davanti alle Ferrari a rifornimenti ultimati, ma non è andato in porto nulla. Ci si avvicinava a un terzo di gara quando nello stesso giro, in un colpo solo, Coulthard è stato costretto al ritiro da un guasto al motore, mentre Hakkinen ha subito il sorpasso di Schumacher che si è portato in testa.
Non che Michael abbia avuto vita facile: fino verso la fine della gara è stato inseguito dall'avversario, viaggiava a pochi secondi di gap, inseguimento tuttavia vanificato da un testacoda di Mika a pochi giri dalla fine. Ha danneggiato la vettura nel fuori pista, ma ha tentato di resistere fino in fondo, perdendo tuttavia la seconda posizione a vantaggio di Irvine.
Quarto sulla Jordan dopo il ritiro di Villeneuve - andato a sbattere dopo un guasto sulla sua monoposto - anche Ralf Schumacher è riuscito a superare Hakkinen e si è preso la terza piazza, salendo sul podio insieme al fratello per la prima volta nella storia. Hakkinen ha chiuso quarto, precedendo la Sauber di Jean Alesi e la Jordan di Damon Hill, ha salvato il salvabile ma il responso della classifica è stato inequivocabile.

Archiviata l'Italia, si va in Lussemburg-... si va al Nurburgring, perché i nomi creativi sono un must. Per Hakkinen le cose non sembrano mettersi molto bene, terzo in griglia dietro al duo M.Schumacher/ Irvine. Eddie fa una gran partenza, si porta inizialmente in testa, ma deve desistere quando vede comparire negli specchietti la vettura del compagno di squadra. Il suo ruolo a quel punto sarà tentare di rallentare Hakkinen, ma non è Valtteri Bottas a bordo di una Mercedes quindi lui può.
Dopo qualche giro alle spalle di Irvine, Hakkinen si porta secondo e si avvicina progressivamente a Schumacher. Alla sosta, gli farà overcut. Idem Coulthard farà overcut ai danni di Irvine: da terzo e quarto che erano inizialmente, gli Hakoulthard sono adesso primo e terzo.
Ci resteranno, di fatto la top-4 resterà uguale fino alla fine, mentre la lotta per il quinto posto è decisamente più accesa. Heinz-Harald Frentzen su Williams dopo la prima sosta è riuscito a portarsi davanti alle Benetton di Giancarlo Fisichella e Alex Wurz, inizialmente 5/6. I tre sono vicinissimi e Fisichella riesce a superare Frentzen, salvo mettere poco dopo le ruote sull'erba causa scivolata sull'olio sparso dal motore rotto della Tyrrell di Ricardo Rosset e perdere due posizioni. Anticipando il secondo pitstop, Fisichella riesce a fare undercut sul compagno di squadra: sarà lui a chiudere sesto dietro a Frentzen, con i tre in lotta fino alla fine.
Hakkinen ha quattro punti di vantaggio (sistema 10/ 6/ 4/ 3/ 2/ 1) su Schumacher, a questo punto, nonché una vittoria in più (e adesso stesso numero di secondi posto, tra poco capirete perché ve lo sto specificando). Se Schumacher vincesse in Giappone con Hakkinen secondo, avrebbero pari punti, pari vittorie, ma Hakkinen avrebbe un secondo posto in più grazie al quale vincerebbe il mondiale. Quindi Schumacher per diventare campione del mondo dovrebbe fare almeno cinque punti in più di Hakkinen, in sintesi, vincere senza Hakkinen secondo. In alternativa può arrivare secondo con l'avversario sesto oppure fuori dai punti. Per il mondiale costruttori, la Ferrari invece dovrebbe fare doppietta con nessuna McLaren a punti.

Passano cinque settimane prima del successivo evento a Suzuka, pare perché in mezzo avrebbe dovuto, stando alla bozza originale del calendario, esserci un GP del Portogallo. Passano cinque settimane e Schumacher va a prendersi la pole position affiancato da Hakkinen, seguono i rispettivi compagni di squadra a parti invertite. Si inizia da un aborted start, la Prost di Jarno Trulli rimane ferma sulla griglia e dovrà partire ventunesimo, perché la ventiduesima vettura manca: Rosset non si è qualificato.
Si passa a un secondo aborted start, stavolta perché è Michael Schumacher il pilota rimasto fermo! Sarà lui a partire ventunesimo. Nel corso della prima tornata recupera otto posizioni e viaggia rapidamente verso l'alto, ma ormai il titolo sembra saldamente nelle mani di Hakkinen, in testa fin dal via, inseguito da Irvine mentre Coulthard è scivolato alle spalle di Frentzen. Schumacher frattanto prosegue, andando avanti di sorpassi e, quando altri piloti iniziano a fermarsi, di overcut. In sintesi, si ritrova terzo dopo avere effettuato il primo rifornimento, ormai davanti anche a Coulthard. La situazione è comunque sempre più solida per Hakkinen, ancora leader mentre si va verso metà gara e oltre, con gli occhi puntati sui due avversari, l'uno in testa e l'altro risalito dalle retrovie.
Poi ecco apparire una di quelle scene che sembrano banali: c'è una Tyrrell ferma, l'unica qualificata, quella di Tora Takagi. Esteban Tuero, su Minardi, ha tentato di utilizzarlo come trampolino di lancio. I due sono entrambi fermi, ci sono detriti in pista, e Takagi gesticola all'indirizzo di Tuero. I due non lo sanno ancora, ma stanno per essere accidentalmente consacrati alla memoria del motorsport, tempo un minuto o due ed ecco che Michael Schumacher procede su tre ruote. Una delle gomme posteriori è scoppiata all'improvviso, al passaggio sui detriti dell'incidente.
Ciò che ancora non era chiaro adesso è palese e plateale: Mika Hakkinen è campione del mondo e lo sarà qualunque cosa succeda. Taglia il traguardo da vincitore, Irvine e Coulthard a completare il podio. Da tempo a sandwich tra le Williams di Frentzen e Villeneuve, Damon Hill si prende il quarto posto in extremis, una buona conclusione di stagione per la Jordan se soprassediamo sul ritiro per guasto al motore di Ralf Schumacher avvenuto nella prima parte di gara.
Michael Schumacher, già in maglia e jeans, si imbuca al parc fermé per andare ad accogliere Hakkinen dal basso dei suoi -14 punti in classifica. Poi si allontana, lasciandolo con Irvine e Coulthard, sul podio Eddie gli infilerà la bottiglia di champagne dentro il colletto della tuta, inondando. La Formula 1 ha trovato il suo nuovo eroe, ad appena un anno di distanza dalla sua prima vittoria, dopo le tante stagioni travagliate, con la reputazione di pilota caotico dei suoi primi anni, poi il grave incidente del 1995. Al contempo, il mondiale è stato combattuto fino alla fine, nonostante le premesse iniziali non fossero proprio delle migliori.


lunedì 27 marzo 2023

25 anni dopo: 1998 (GER, HUN, BEL), la svolta per la Jordan... e la sua prima vittoria

Vi ho raccontato nelle puntate precedenti di come i piloti McLaren avessero iniziato molto bene la stagione, sembrando destinati a un dominio senza sosta, fintanto che Michael Schumacher non si è fatto strada verso la lotta per il titolo arrivando ad avvicinarsi alla vetta della classifica, comandata da Mika Hakkinen, emerso come pilota di punta della McLaren. Siccome nel giorno in cui questo post vede la luce del blog è il 27 marzo, ne approfitto per menzionare anche il suo compare David Coulthard, informandovi prima di proseguire che oggi è il suo compleanno.
Ci ritroviamo adesso, nel frattempo, con il GP di Germania a Hockenheim, nel quale Hakkinen e Coulthard sono andati a monopolizzare la prima fila: la farò abbastanza breve su di loro, in una gara non troppo ricca di avvenimenti salienti, sono rimasti 1/2 senza mai essere insidiati da nessuna delle altre venti vetture, anzi diciannove dato che c'era solo una Tyrrell guidata da Tora Takagi in pista: Ricardo Rosset si era infortunato nelle prove libere(?) il che comunque non ha cambiato necessariamente il numero di monoposto sulla griglia, spesso era oltre il 107%. All'evento seguente all'Hungaroring, per esempio, non si è qualificato, quando a parità di monoposto Takagi si è messo dietro altre tre vetture. E ho detto Takagi, non Hakkinen o Schumacher.
A proposito di quest'ultimo, lui ed Eddie Irvine non se la passavano benissimo in quel weekend in Germania, mentre le Jordan invece erano in grande spolvero, con Ralf Schumacher e Damon Hill qualificati quarto e quinto alle spalle di Jacques Villeneuve. Su una strategia a due soste - tutti gli altri erano su una - Ralf ha anche superato il pilota Williams al via e nel primo stint ha inseguito le McLaren. A soste ultimate, tuttavia, si è ritrovato sesto alle spalle di Michael quinto. L'altra Ferrari, quella di Irvine, era fuori dai punti, ottava dietro a Giancarlo Fisichella, dopo che il pilota della Benetton aveva superato Eddie.
Tornando indiero, una volta uscito di scena Ralf Schumacher con la sua strategia anomala, Villeneuve si è ritrovato stabilmente terzo, posizione mantenuta fino alla bandiera a scacchi, avvicinandosi anche alle McLaren: Hakkinen sembrava avere qualche problemino e Coulthard faceva da tappo. A vari secondi, c'era invece Damon Hill, quarto, in viaggio versi i primi punti della stagione, dopo che Ralf Schumacher finalmente nelle occasioni precedenti aveva già raccolto qualche punto per la Jordan.

Il doppio arrivo in zona punti era un bel segnale, ma la realtà dei fatti è che la Jordan era pur sempre solo la Jordan e quindi devo parlarvi ancora di Hakkinen, Coulthard e Michael Schumacher. Partivano nelle prime tre posizioni in Ungheria, con i piloti McLaren stabilmente in prima e seconda posizione nel corso del primo stint. In sintesi, Schumacher non avrebbe potuto facilmente schiodarsi da lì, se non fosse stato per qualche intuizione di tipo strategico.
Quello che è successo dopo è storia: la strategia da due soste come per la McLaren è stata trasformata in strategia a tre. Viaggiando più leggero, Schumacher ha preso la testa della gara dopo la seconda sosta, allungando al punto da mantenerla quando si è dovuto fermare per la terza volta. Frattanto Hakkinen iniziava ad accusare problemi ed era costretto a rallentare. Coulthard è andato a viaggiare verso il secondo posto mentre Jacques Villeneuve ha superato Hakkinen per la terza piazza.
Il finlandese ha perso due ulteriori posizioni, venendo superato da Damon Hill e Heinz-Harald Frentzen, accontentandosi del sesto posto. Partito quarto sulla griglia, il pilota della Jordan ha ottenuto il suo secondo quarto posto consecutivo, insomma quello che per la squadra poteva sembrare il massimo a cui aspirare. Insomma, se sei Eddie Jordan non puoi aspettarti certo di fare doppietta. Va bene così, è... tutto regolare.

Tutto regolare, sino a questo momento. Immagino conosciate queste parole e quello che è venuto dopo, in Belgio. Gli Hakkoulthard erano 1/2 sulla griglia e si partiva con una pioggia battente. Hakkinen è partito bene, Coulthard un po' meno, arrivando a un mezzo contatto con Irvine. Michael Schumacher e Villeneuve erano secondo e terzo, Damon Hill partito dalla terza casella della griglia sembrava attardato.
Poi, poche curve più avanti, Coulthard è partito in testacoda, finendo a muro, e ciò ha scatenato il panico: mentre Johnny Herbert sulla Sauber finiva in testacoda, la Ferrari di Irvine veniva a contatto con la Benetton di Alex Wurz. Venivano coinvolte anche la Stewart di Rubens Barrichello e le due Prost di Jarno Trulli e Olivier Panis, le Arrows di Mika Salo e Pedro Diniz, la Tyrrell di Tora Takagi, la Stewart di Jos Verstappen, la Minardi di Shinji Nakano... e poi niente, a completare l'opera Rosset che centrava l'incidente: ufficialmente tredici piloti coinvolti. Molti di loro sono corsi ai box a piedi per andare a raggiungere il muletto. Panis, Barrichello, Salo e Rosset non hanno potuto prendere il muletto, perché guidato dai loro compagni di squadra.
Tre quarti d'ora dopo la gara è ripresa sempre con il diluvio e un duello Hakkinen vs Schumacher: un lieve contatto tra i due ha mandato Hakkinen in testacoda e Herbert gli è cozzato addosso. Hill frattanto stava in testa seguito dalle Ferrari, con Alesi quarto davanti alle Williams. Coulthard e Wurz sono venuti a contatto e solo David ha proseguito. È entrata la safety car e dopo la sua uscita di scena le Williams hanno superato Alesi.
M.Schumacher ha poi superato Hill portandosi in testa e ha iniziato a viaggiare molto più veloce della Jordan. Irvine invece è precipitato indietro per un testacoda, mentre altri piloti uscivano definitivamente di scena: Verstappen per il motore, Takagi e Villeneuve per incidenti, Tuero per un guasto... le vetture diminuivano drasticamente, mentre Michael Schumacher portava avanti la propria cavalcata trionfale e Ralf Schumacher risaliva al terzo posto a debita distanza dal compagno di squadra.
L'episodio più famoso è quello avvenuto poco oltre la metà della gara, Coulthard sul punto di essere doppiato e nelle retrovie prima ha ignorato le bandiere blu, poi ci si è ritrovati con Michael Schumacher su tre ruote. Rientrati ai box, si è diretto inferocito in quello della McLaren, dove è stato cortesemente scortato fuori. Coulthard intanto stava per scendere dalla vettura, ma poi è stato rimandato in pista.
Poco dopo un incidente dalla dinamica molto simile è andato in scena tra Nakano e Fisichella, con il pilota romano costretto al ritiro. C'è stato anche il ritiro di Irvine per un testacoda e poi la safety car. Di otto vetture in pista, solo Hill, Ralf Schumacher, Alesi e Diniz erano a pieni giri, con Trulli, Coulthard e Nakano doppiati a vario titolo. I distacchi annullati rendevano le Jordan molto vicine e un congelamento di posizioni ha reso più tesi i rapporti tra Ralf - già annunciato come pilota Williams per il 1999 - e la squadra.
Per il team di Eddie Jordan è stata la prima vittoria nella sua storia, per Hill l'ultima della sua carriera. Ironia della sorte era il 30 agosto, giorno in cui era stato disputato l'evento del 1992: nell'anniversario della prima vittoria di Michael Schumacher, Damon Hill ha vinto la sua ultima sullo stesso circuito. L'ho detto che dovevano essere *LA* coppia: senza le polemiche del 1994, chissà cosa avrebbero potuto essere... ma per una ship che svanisce, bisogna focalizzarsi su quella che c'è, sette punti di gap tra Hakkinen e Schumacher. Con tre gran premi ancora da disputare, tutto poteva succedere.

domenica 26 marzo 2023

25 anni dopo: 1998 (CAN, FRA, GBR, AUT), un mondiale riaperto

Oggi parliamo di come il mondiale 1998, che inizialmente sembrava saldamente nelle mani della McLaren, sia arrivato a un punto di svolta. Dobbiamo iniziare dal Canada, gara in cui David Coulthard e Mika Hakkinen erano 1/2 sulla griglia, precedendo Michael Schumacher. La gara è iniziata con vari gabbiani immortalati mentre si alzavano in volo allo start, poi si è alzata in volo - in una partenza resa caotica dalla Jordan di Ralf Schumacher che si è spenta sulla griglia - anche la Benetton di Alex Wurz, dopo un contatto con la Sauber di Jean Alesi. Sono stati coinvolti a vario titolo anche il compagno di squadra di quest'ultimo, Johnny Herbert, e Jarno Trulli sulla Prost. Illeso dopo il cappottamento, Wurz è corso ai box per prendere parte al restart con il muletto, visto che la gara è stata redflaggata. Michael Schumacher, che si era inserito secondo tra le due McLaren, ha quindi visto svanire gli effetti della sua partenza.

Il restart è stato ugualmente caotico e in gran parte con gli stessi protagonisti: Ralf Schumacher stavolta ha fatto una sbinnata, pare abbia coinvolto a qualche titolo la new entry Eddie Irvine, mentre la Arrows di Mika Salo, altra new entry, tagliava per i prati per evitare il caos. Salo è poi rientrato in pista cozzando contro Wurz, che è finito contro Trulli il quale ha sbattuto violentemente sulla vettura di Alesi. Nel frattempo per i fatti loro due piloti si erano fermati per guasti: uno è Mika Hakkinen, la cui vettura è partita al rallenty per un problema al cambio, l'altro era Tora Takagi sulla Tyrrell. In sintesi: ritirati Hakkinen, Ralf Schumacher, Alesi, Trulli e Takagi, il tutto mentre dopo avere tentato di insidiare Michael Schumacher, la Benetton di Giancarlo Fisichella stazionava al terzo posto davanti alle Williams di Jacques Villeneuve e Heinz-Harald Frentzen. Irvine intanto aveva una foratura.

C'è stata solo safety car, al restart Coulthard e Schumacher sono rimasti 1/2, molto vicini, mentre le Stewart di Rubens Barrichello e Jan Magnussen, così come la Jordan di Damon Hill, cercavano di non rendere la vita troppo semplice alle Williams. Barrichello e Hill erano i due che più riuscivano in questo intento. Tutto è proseguito in relativa tranquillità finché la Arrows di Pedro Diniz non è partita in testacoda. Il pilota, tornato in pista dopo un giro per i prati, ha portato quantitativi vistosi di sporcizia sul tracciato, al punto da rendere necessario l'ingresso della safety car per fare pulizia. Al restart Coulthard era ancora in testa, ma poco dopo (circa a un quarto di gara) la sua vettura ha dato forfait. Schumacher ne ha ereditato la leadership, con Fisichella secondo. La safety car, comunque, è tornata quasi subito, per due diversi incidenti, di Salo e di Herbert.

Schumacher, su una strategia a due soste, è rientrato ai box, così come Barrichello. Gli altri piloti sono rimasti in pista. Michael è uscito dalla pitlane tagliando abbondantemente la strada a Frentzen, il quale è partito in testacoda, costretto al ritiro. Frattanto Fisichella era in testa, ma al restart Villeneuve ha tentato il sorpasso, finendo con le ruote sull'erba, tentando di rimettersi in carreggiata e venendo frattanto speronato dalla Minardi di Esteban Tuero. Schumacher frattanto si è ritrovato secondo e si è lanciato all'inseguimento di Fisichella. Molto più veloce della Benetton, ha dovuto accontentarsi di contemplarne il retrotreno con la consapevolezza che entrambi avevano ancora una sosta da effettuare. Poi, per la faccenda di Frentzen, la direzione gara ha scagliato addosso a Schumacher uno stop and go: è tornato in pista terzo.

Secondo c'era al momento Hill che nel comparire Schumacher negli specchietti ha deciso che tenersi quel secondo posto era questione di vita o di morte. Dopo avere lottato strenuamente per la piazza poi perduta, si è fermato ai box: per i piloti su una sosta sola era più o meno il momento di fermarsi. Purtroppo per lui non era destinato a inseguire il podio, ma a un ritiro di lì a poco. Era in buona compagnia, dato che Olivier Panis, sulla Prost, ha abbandonato la gara in quei frangenti, per un cedimento che l'ha fatto finire fuori pista. Schumacher con pista libera era molto più veloce di Fisichella che poi è rientrato e, in sintesi, quando poi si è fermato a sua volta ha fatto overcut, per pochissimo, mantenendo la prima posizione inizialmente per un soffio, ma poi allungando. Purtroppo Fisichella avrebbe dovuto attendere ancora molti anni prima di vincere un gran premio.

Schumacher, Fisichella, Irvine, Wurz e le Stewart a punti, in una gara con molti colpi di scena e, dopo il ritiro anche di Tuero, solo dieci piloti al traguardo. Attardato di vari giri dopo l'incidente con Tuero, Platinum Jacques ha chiuso proprio decimo, preceduto anche dalla Minardi di Shinji Nakano, dalla Tyrrell di Ricardo Rosset e dalla Arrows di Pedro Diniz. JMag, sesto dietro a Barrichello, ha fatto una performance convincente a detta di Murray Walker (sempre grande gufatore), utile quando il suo volante per il 1999 era in bilico: non solo per il 1999 si sarebbe scoperto, dato che Jos Verstappen sarebbe stato al volante di quella vettura a Magny Cours. A proposito, proprio la Stewart di JVes, ferma sulla griglia, ha provocato un aborted start al GP di Francia. Partito bene dalla pole al primo tentativo, Hakkinen ha sbagliato la seconda partenza, venendo trollato dalle Ferrari di Schumacher e Irvine.

Proprio tentando l'attacco su Irvine, Hakkinen è finito in testacoda perdendo una posizione a vantaggio di Coulthard. Solo un problema al riforninento per il compagno di squadra (rimasto fermo a lungo non è entrata benzina ed è dovuto tornare ai box subito dopo) ha rimesso Mika in terza posizione. Mentre Schumacher faceva gara a sé andando a vincere per la seconda volta di fila, Irvine e Hakkinen si sono ritrovati a duellare nel finale, con Irvine che ha mantenuto la seconda posizione, con il finlandese terzo. Era dal 1990 che la Ferrari non faceva doppietta. Villeneuve ha chiuso quarto, mentre Wurz uscito indenne da un contatto con Ralf Schumacher (avvenuto più o meno in concomitanza con il ritiro di Hill per un guasto, ancora iella per la Jordan) è giunto quinto. Superato Alesi a un giro dalla fine, Coulthard ha portato a casa il punto della sesta piazza.

Ci spostiamo a questo punto in Gran Bretagna a Silverstone, per un episodio destinato a passare alla storia: Michael Schumacher vi ha vinto il gran premio tagliando il traguardo dalla pitlane mentre andava a scontare uno stop and go. Com'è stato possibile tutto ciò? Mi verrebbe da dire a causa di un regolamento fatto alla cazzum e ancora alla cazzum applicato, ma tutto inizia dalle basi e prima dobbiamo andare a scoprire come Schumacher, partito secondo e poi finito in breve tempo terzo dietro alle due McLaren dopo il sorpasso subito da Coulthard, si trovasse in testa. Gli Hakkoulthard sono stati di fatto 1/2, in una gara iniziata con poche gocce e proseguita con molta più pioggia, e lo erano anche dopo la prima sosta, almeno finché David, come già diversi piloti, è finito in testacoda sulla pista bagnata ed è stato costretto al ritiro, lasciando Schumacher secondo.

Dopo la seconda sosta Hakkinen ha fatto un testacoda, ma il vantaggio abissale gli ha permesso di rimanere in testa alla gara, vantaggio tuttavia azzerato da una safety car entrata a causa del peggiorare delle condizioni meteo. Dopo il restart Hakkinen ha messo le ruote sull'erba e Schumacher è passato in testa dove è rimasto indisturbato finché non gli è stato comunicato uno stop and go per avere doppiato Wurz sotto bandiere gialle al 43° giro. Ne erano passati quindici di cui vari dietro safety car, quindi qualcosa come minimo mezz'ora. C'erano inoltre tre giri di tempo per scontare la penalità e due e mezzo ancora da completare (da cui il surreale stop and go scontato prima del giro d'onore). In sintesi: 1) la penalità è stata comunicata "fuori tempo massimo", 2) a quel punto avrebbe dovuto essere applicata più ragionevolmente una irragionevole penalità post-gara.

Perché irragionevole penalità post-gara? Essenzialmente perché in tal caso la penalità era dieci secondi aggiunti al suo tempo. Quindi in questo specifico caso avendo Schumacher vinto con 20+ secondi su Hakkinen si sarebbe in tal caso ritrovato vincitore con 10+ secondi su Hakkinen, che sarebbe stata una penalità molto più leggera che scontare uno stop and go a gara in corso, a cui si sarebbe aggiunto anche il tempo del passaggio in pitlane. Di conseguenza in regolamento prevedeva che a seconda che mancassero più o meno di tre giri alla fine della gara quando venivano assegnati dieci secondi di penalità a un pilota, la penalità sarebbe stata completamente diversa. Se queste erano le basi di partenza, non c'era da sorprendersi troppo che si sia arrivati a un simile caos. E il caos regnava anche al parc fermé, dove non era chiaro cosa fosse successo. Michael Schumacher è stato comunque dichiarato vincitore.

Hakkinen, secondo al traguardo... più o meno perché di fatto sotto la bandiera a scacchi è stato il primo a passare, si è ritrovato con due punti di margine in classifica, precedendo Irvine. La Benetton ha fatto 4/5 con Wurz e Fisichella mentre la Jordan - dopo un incidente di Hill - ha visto il primo punto stagionale per opera di Ralf Schumacher, il quale si è imbucato al parc fermé per recarsi al cospetto del fratello, tre volte vincitore negli ultimi tre gran premi. Per Hakkinen nel frattempo non c'era altro da fare che sperare di potersi riappropriare del gradino più alto del podio nel successivo evento a Zeltweg. Il duo Fisichella/ Alesi, che in Austria si è procacciato la prima fila, ovviamente sperava che non andasse a finire così, ma penso possiate immaginare come funzionano le cose per gli outsider che fanno risultati altisonanti al sabato. Esatto, una volta giunta la domenica, Hakkinen si è preso subito la testa della gara.

Ci sono stati due contatti nel frattempo nelle retrovie e in uno di questi è finito coinvolto anche Coulthard, precipitato praticamente ultimo (era partito 14°, qualifica bagnata con risultati strani). È stata mandata in pista la safety car, con Hakkinen e M.Schumacher 1/2 e Fisichella terzo, con Alesi che aveva perso qualche posizione. Uscito perdente da un duello con Hakkinen, Schumacher ha perso anche la seconda piazza a vantaggio di Fisichella, per poi recuperarla dopo un giro. Per tutta la durata del primo stint è rimasto secondo, ma il suo primo stint è finito anzitempo, rompendo l'ala anteriore durante un'escursione per i campi di Zeltweg è stato costretto a rientrare. Fisichella è quindi risalito secondo, ma uscito dai box dopo il rifornimento si è ritrovato a duellare ruota contro ruota con Alesi, con contatto e ritiro per entrambi. Frattanto procedeva la rimonta di Coulthard.

Non una rimonta da poco: era spesso il più veloce in pista e a soste ultimate si è ritrovato secondo, l'intento di fare doppietta con il compagno di squadra, cosa che in effetti sarebbe accaduta. Irvine al momento era terzo, mentre i fratelli Schumacher duellavano per la quarta posizione. Michael alla fine ne è uscito vincente e si è lanciato all'inseguimento di Irvine. Quel giorno, naturalmente, Irvine è arrivato quarto, prendendosela abbastanza comoda, mentre Schumacher adesso in classifica pagava un gap di otto punti da Hakkinen. Ralf ha terminato la gara in quinta posizione, niente male per la Jordan, e per quanto sia giunto senza punti - sesto Villeneuve - Hill ha potuto consolarsi con un settimo posto che visto l'andazzo era tutt'altro che scontato. Ancora a quota zero in classifica, presto avrebbe visto a sua volta i punti...


venerdì 24 marzo 2023

25 anni dopo: 1998 (ESP, MON), l'ascesa continua

Una doppietta McLaren controversa in Australia, una più soft in Brasile, poi l'inattesa vittoria di Michael Schumacher in Argentina: così è iniziato il mondiale 1998, con Mika Hakkinen in testa alla classifica dopo due vittorie e una seconda posizione. A Imola, prima gara europea, è stato costretto al ritiro mentre si trovava in seconda posizione alle spalle del compagno di squadra David Coulthard, al quale è spettato il compito di ottenere la terza vittoria della McLaren in quattro gran premi.
Questo è quanto vi ho raccontato nella prima puntata del mondiale 1998, con Hakkinen che, dopo il ritiro imolese, non ha potuto risalire in classifica tanto quanto si poteva ipotizzare in un primo momento. La McLaren, tuttavia, sembrava assolutamente favorita per il titolo, con poche possibilità per gli avversari - anzi, l'avversario, a parte Schumacher non si sono visti altri piloti così convincenti da potere puntare almeno one-off a un simile status - e con poca sorpresa in Spagna gli Hakoulthard hanno fatto 1/2 in qualifica. Non solo in qualifica, in realtà: hanno fatto anche 1/2 in gara, senza andare incontro ad alcun intoppo, e Hakkinen si è portato a casa la terza vittoria stagionale.

A Montmelò alle Ferrari e alle Benetton è stato lasciato il compito di lottare per le posizioni di best of the rest, con Eddie Irvine e Giancarlo Fisichella terzo e quarto nel primo stint. Scivolato quinto dopo una pessima partenza, Michael Schumacher era ancora quinto precedendo Alex Wurz. Al momento di rientrare ai box, tuttavia, Irvine sembra avere deliberatamente rallentato Fisichella, in modo che Schumacher riuscisse a guadagnare la posizione su entrambe. Sono spiacente, amici ferraristi: le stesse performance per cui avete insultato Valtteri Bottas, esistevano anche quando la Mercedes era solo il motorista della McLaren!
Sono spiacente anche per Checo Perez: in qualità di uomo non sposato, Irvine avrebbe potuto andare ad avvinghiarsi a donne random dopo la gara senza che nessuno battesse ciglio. Che poi, essendo il 1998 invece che gli anni 2020, anche una persona sposata avrebbe potuto stare in atteggiamenti intimi con qualcuno/a che non ne fosse il/la coniuge senza che chicchessia ritenesse opportuno indignarsi per il cattivo esempio dato ai bambini decidendo di riprenderlo e pubblicare foto e video allo scopo di denigrarlo sui social, ma questo è un altro discorso.

Torniamo a Irvine e Fisichella: sono scivolati al quarto e quinto posto, almeno finché Fisichella non ha tentato l'attacco su Irvine, il che è finito con una collisione tra di loro, le vetture ferme nella ghiaia e Fisichella che si è diretto verso il ferrarista mettendosi a sbraitare contro di lui. Inutile dire che invece, secondo Irvine, era proprio il pilota della Benetton il colpevole.
Nel frattempo Schumacher era già terzo da tempo ed è riuscito a rimanere terzo, nonostante più avanti sia incappato in uno stop and go per eccesso di velocità nella pitlane: c'era una certa distanza tra lui e la Benetton di Wurz e Alex non ha potuto fare altro che accontentarsi della quarta piazza, ultimo pilota a pieni giri.
Quinto classificato, Rubens Barrichello ha portato a punti la Stewart, mentre l'ultimo punto è stato artigliato dal campione del mondo in carica Jacques Villeneuve, al volante di una Williams in netta difficoltà, rimontando dalla decima posizione sulla griglia di partenza. Il suo compagno di squadra Heinz-Harald Frentzen ha terminato invece la gara ottavo alle spalle della Sauber di Johnny Herbert.

Il Gran Premio di Montecarlo ha avuto in comune con quello precedente la presenza di sole ventuno monoposto sulla griglia di partenza: il pilota della Tyrrell Ricardo Rosset infatti non è riuscito a stare nel 107% in nessuna delle due occasioni, impresa che al compagno di squadra Toranosuke Takagi, invece, era riuscita senza grosse difficoltà piazzandosi intorno alla 20-21esima posizione senza distacchi abissali da chi lo precedeva.
Hakkinen ha ottenuto la pole affiancato da Coulthard, mentre Fisichella ha strappato la terza piazza precedendo Michael Schumacher. Le posizioni sono rimaste invariate, con questi ultimi due seguiti dai compagni di squadra Wurz e Irvine, quantomeno dopo che questo si è sbarazzato di Frentzen in senso letterale: i due si sono toccati e H.H. è finito in barriera. Era il 1998 e nessuno ha invocato la pena capitale per Irvine, che ha proseguito come se niente fosse.
Frattanto le McLaren erano stabilmente 1/2, ma non lo sono rimaste a lungo: a un quarto di gara il motore di quella di Coulthard ha dato forfait, costringendolo ad abbandonare la gara.

Non che Coulthard fosse un vero e proprio pericolo per Hakkinen, ma il leader del mondiale a quel punto non aveva più decisamente alcun rivale, non restava che determinare chi sarebbe salito sui gradini bassi del podio. Frattanto, ritardando la sosta più degli altri, verso metà gara Wurz faceva il figo in seconda posizione, andando anche a prendere parte a un acceso duello con Schumacher, che con un'entrata abbastanza aggressiva l'ha passato.
Poi ha danneggiato una sospensione con un salto su un cordolo ed è rientrato ai box. Era pronto al ritiro, ma l'hanno fatto tornare in pista. Dopo la sosta, frattanto, Wurz è scivolato quarto dietro a Fisichella e Irvine, ma non se la passava bene, è finito fuori pista andando a impattare contro le barriere.
Hakkinen, Fisichella e Irvine, lontani gli uni dagli altri, viaggiavano verso il podio (nonostante un testacoda senza conseguenze di Fisichella), mentre Jean Alesi su Sauber sperava in una quarta piazza. Ha perso tuttavia la posizione a a vantaggio di Mika Salo su Arrows e a pochi giri dalla fine è stato anche costretto al ritiro.

Dopo l'uscita di scena di Alesi, Villeneuve è risalito al quinto posto, con una Williams ancora una volta decisamente poco performante, per essere il team campione del mondo in carica. Chi se la passava bene era la Arrows: oltre a Salo quarto, si è ritrovata con l'altra vettura sesta, quella guidata da Pedro Diniz.
Quest'ultimo è andato a prendersi l'ultimo punto disponibile, non prima di vivere un'ultima emozione. Un doppiato random, che era sotto di due giri rispetto al leader e uno rispetto a Diniz che invece era doppiato di una sola tornata, ha tentato di sdoppiarsi da Diniz all'ultimo giro, facendo una sbinnata, andando a cozzare contro le barriere con l'anteriore e proseguendo fino all'ormai vicina bandiera a scacchi senza ala.
Terminava così, con una certa mestizia, in decima piazza su undici piloti giunti al traguardo - lo precedevano fuori dalla zona punti Johnny Herbert su Sauber, Damon Hill su Jordan e Shinji Nakano, lo seguiva Tora Takagi - la gara di quel doppiato, Michael Schumacher, che di colpo piombava terzo in classifica, a ventidue punti di distanza da Hakkinen e cinque da Coulthard. La situazione, tuttavia, era molto vicina a un punto di svolta...


giovedì 23 marzo 2023

L'answerizzazione del fanbase

Ho voluto fare un esperimento: porre a un chatbot una domanda che una decina d'anni fa si poteva leggere con una certa frequenza su Answers Yahoo. Era una cerchia ristretta, con correnti che andavano in direzioni ben precise e definite, promuovendo al suo interno non solo il Pensiero Unico, ma anche cercando di contrastare chiunque non rispettasse certi semplici dettami. Fernando Alonso idolohhhh assolutohhhh, Sebastian Vettel rovina dell'automobilismo, Mark Webber vittima del sistema e perfetto per fare il secondo pilota in Ferrari, Lewis Hamilton rivale rispettabile (era l'epoca in cui non lottava per il mondiale), Felipe Massa peggior pilota della storia, Michael Schumacher traditorehhhh della patria.
Non si trattava solo di dovere pensare che questo fosse valido o quell'altro fosse scarso, era piuttosto doveroso tifare tutti per un ristrettissimo range di piloti e soprattutto prendere di mira chi non dico avesse elogiato le doti al volante di altri, ma anche solo tifasse a simpatia, oppure avesse un avatar con la foto di uno specifico pilota.

Quando iniziai a ricevere segnalazioni per far cancellare le mie domande, colpevole di avere utilizzato come avatar un edit di una foto di un pilota denigrato dai più, oppure venivo insultata pubblicamente, il tutto senza che avessi fatto nulla che non fosse rispondere alle domande più disparate sulla Formula 1 invitando talora gli utenti a mantenersi entro certi limiti di civiltà, una buona parte degli utenti seri continuò a trattarmi in modo serio e qualcuno si schierò anche pubblicamente a mio sostegno.
Oggi succederebbe ancora? Non ne sono sicura, perché purtroppo vedo molto radicata, nelle tifoserie (parlando nello specifico di Twitter, un tempo luogo in cui era facile discutere in modo serio di Formula 1), la convinzione che tutto ciò che non rientra nei loro specifici standard sia un male da estirpare. Ovviamente esistono tifoserie più disparate e quindi comportamenti o reciproci o orientati a seconda della tifoseria contro diversi piloti e relativi tifosi... e purtroppo credo che uno dei mali della nostra epoca social, sia avere totalmente sdoganato ciò che ai tempi di Answers Yahoo era riservato ai fanboy.

Sono un/a fan del pilota X?
Il pilota X è stato protagonista di una polemica vagamente innescata dal pilota Y, sia ciò accaduto ieri oppure cinque anni fa?
Bene, allora devo essere totalmente legittimato alla denigrazione pubblica non solo del pilota Y, ma anche di chiunque sia un/a suo/a fan.
Non importa che si tratti di fan di Y che stanno in qualche modo facendo polemica. No, piuttosto se io detesto Y, allora Y non deve avere nessun/a fan.
Qualora ne abbia, questi devono assolutamente rigettare ogni simpatia nei suoi confronti. Se non si adegueranno al principio di convivenza civile secondo cui Y è il malehhhh, allora sarà giusto bullizzarli e deriderli pubblicamente, non necessariamente per quello che dicono, ma anche solo per un semplice avatar.
Chiunque esprimerà anche solo in minima parte solidarietà nei confronti di chi riceve prese in giro pubbliche, è ugualmente da mettere in black list.

Inutile girarci intorno, un tempo atteggiamenti di questo tipo erano cose da Answers Yahoo, quindi cose da perdigiorno che spesso andavano là proprio perché avevano voglia di prendere parte a dei flame o deridere altri utenti giusto per fare venire sera. Senza contare che era difficile distinguere un utente che faceva sul serio da uno che trollava, comportamento stupido, ma pur sempre dettato da intento parodistico.
Mi sembra giorno dopo giorno che non sia più così, che tutto ciò sia sempre più comunemente accettato rasentando sempre più un tifo calcistico. Allo stesso tempo, tuttavia, per quanto il tifo calcistico spesso coincida con l'insultarsi a vicenda a seconda della squadra tifata, prevede il fatto che chi tifa per una squadra sia legittimato a tifarla, fosse anche una squadra che rischia la retrocessione. Per il motorsport sembra non funzionare così. Bisogna tifare per un pilota che vincerà dieci titoli, oppure per un team blasonato, anche in modo retroattivo perché il discorso si estende a piloti del passato, altrimenti si è feccia e si merita di essere trattati come feccia.

In sintesi, il mio invito è quello di non lasciarsi andare al cyberbullismo, ma soprattutto di non renderlo un comportamento considerato normale o di default.
Le persone non hanno il dovere di smettere di tifare per un pilota perché avete da ridire sul suo palmares o per come gestisce la sua vita privata. Hanno il dovere di non insultarvi a random, ovviamente, ma il dovere è reciproco. Quest'ultimo punto mi sembra spesso sottovalutato.

mercoledì 22 marzo 2023

GP Canada 1973: la prima safety car, l'ultima vittoria di Peter Revson

Buongiorno a tutti, oggi è il 22 marzo 2023 ed esattamente 49 anni fa, in un incidente durante una sessione di test a Kyalami, perdeva la vita Peter Revson, pilota statunitense della McLaren nelle stagioni 1972 e 1973, oltre che all'inizio del 1974. La sua morte, all'età di trentacinque anni, è avvenuta soltanto pochi giorni dopo - mi è stato fatto notare - la Race of Champions 1974, evento non championship di cui ho raccontato esattamente la scorsa settimana. Prima della McLaren, Revson in Formula 1 c'era già stato quasi dieci anni prima, disputando alcuni eventi nel mondiale 1964, dopodiché era tornato nel 1971 disputando il GP degli Stati Uniti al volantw di una terza vettura alla Tyrrell. In McLaren ha ottenuto una pole position, in Canada 1972, e due vittorie, nel 1973, una in Gran Bretagna e una in Canada. In ricordo di Revson vi racconterò oggi la gara in cui ha ottenuto la sua ultima vittoria, avvenuta sul circuito di Mosport, in quello che è stato un evento storico per la Formula 1.
Quando si parla di eventi storici di solito si citano gare epiche e performance eccezionali da parte di uno specifico pilota, il GP del Canada 1973, disputato in condizioni di bagnato, tuttavia, è stato consacrato alla storia del motorsport per via di un fatto curioso avvenuto al 35° giro, su un totale di 80 previsti.

A scattare dalla pole position è stato Ronnie Peterson, su Lotus, il quale ha mantenuto la leadership per un paio di giri, venendo rimpiazzato in testa dalla BRM di Niki Lauda. Era partito ottavo e per la prima volta si trovava al comando di un gran premio di Formula 1. Ha iniziato a fare il vuoto e a staccare Peterson, lasciandolo a lottare con la McLaren di Jody Scheckter (che in qualità di terza vettura aveva avuto assegnato il numero 0, alla sua prima apparizione in Formula 1). Si sarebbe in seguito avvicinato, sull'altra Lotus, Emerson Fittipaldi, in precedenza sfidante di Jackie Stewart che già aveva vinto il mondiale: era il penultimo gran premio della stagione, che sarebbe terminata due settimane dopo con il GP degli Stati Uniti a Watkins Glen.
La pioggia frattanto aveva smesso di cadere e alcuni piloti in particolare stavano avendo un notevole degrado di gomme mentre la pista andava asciugandosi. Uno di questi era proprio Lauda, che perdeva parecchi secondi nei confronti del suo diretto inseguitore, non più Peterson uscito di pista per un incidente innescato da una foratura, quanto piuttosto Fittipaldi.
Al 20° giro Niki si è fermato ai box e ha montato gomme intermedie, scelta che si è poi rivelata tutt'altro che ottimale, una decina di giri più tardi ha dovuto fermarsi di nuovo per passare alle gomme da asciutto, mescola già scelta da altri piloti. Lauda si sarebbe ritirato molto più avanti per un guasto, questo per chi fosse interessato a scoprire quale sia stato il suo destino.
Intorno al 30° giro e oltre, tornando a noi, quasi tutti i piloti che non si erano ancora fermati per cambiare gomme iniziavano uno dopo l'altro a rientrare ai box. La Tyrrell di Stewart si è ritrovata come vettura leader dopo le soste di Emerson Fittipaldi e Jackie Oliver (quest'ultimo al volante di una Shadow), primo e secondo prima di fermarsi ai box.

Poi è arrivato il 33° giro e in bassa zona punti François Cevert ha tentato l'attacco su Jody Scheckter, il quale gli ha sbarrato la strada e i due sono cozzati l'uno contro l'altro. La Tyrrell è finita violentemente contro le barriere e, una volta sceso dalla monoposto, Cevert ha iniziato ad avvertite dolori a entrambe le caviglie, non prima di avere rincorso Scheckter per tirargli una sberla sul casco.
In seguito, visto il lieve infortunio di Cevert, è stata mandata un'ambulanza sul circuito, ma la situazione era talmente caotica che è stata presa una decisione piuttosto inusuale e inedita: per la prima volta durante un gran premio di Formula 1 è stata mandata in pista la safety car, che doveva posizionarsi davanti al leader della gara, ovvero Stewart.
Il problema è che Stewart non era più leader della gara. Rientrato ai box per cambiare gomme in concomitanza con l'incidente del compagno di squadra, aveva trovato i meccanici impegnati a lavorare sulla terza monoposto di Chris Amon, era quindi uscito e poi rientrato un giro più tardi, avendo anche problemi nella sosta.
In sintesi, al momento Stewart era dentro ai box e la safety car si è posizionata davanti alla Iso Marlboro di Hodwen Ganley, pilota di cui ho già narrato alcuni fatti salienti sul blog, per esempio che sia rimasto infortunato alle gambe nelle prove libere al Nurburgring nel 1974 schiantandosi al volante di una Maki, incidente che molto probabilmente per questioni sceniche nel film "Rush" sia rappresentato proprio il suo incidente ambientandolo nel 1976 quando al briefing i piloti discutono della scarsa sicurezza citando un infortunio che sarebbe avvenuto in una sessione di libere.

Il vero leader però risultava essere Jean-Pierre Beltoise (BRM) seguito da Jackie Oliver e Peter Revson che frattanto erano talmente davanti alla safety car da accodarsi ai piloti che in teoria avrebbero dovuto seguirli. Questo significa che erano quasi sul punto di doppiare piloti che in teoria avrebbero dovuto essere immediatamente alle loro spalle. Beltoise, frattanto, dopo un testacoda(?) è rientrato a cambiare gomme riuscendo a riaccodarsi essendo la safety car rimasta in pista fintanto che l'ambulanza non è uscita di scena.
La situazione era caotica: non si capiva se il leader fosse Ganley, oppure Fittipaldi (che dietro la safety car seguiva Ganley e Stewart doppiati), invece era Oliver, inseguito da Revson e Beltoise, che poi l'avrebbero superato, con Revson che avrebbe anche staccato gli inseguitori, il tutto mentre Fittipaldi era quarto a debita distanza dai piloti che lo precedevano. Avrebbe comunque rimontato fino al secondo posto precedendo Oliver e Beltoise, credendo di tagliare il traguardo da vincitore, con tanto di festeggiamenti da parte di Colin Chapman. Ma non era così che doveva finire e infatti non si è vista la bandiera a scacchi, poi sventolata al passaggio di... Ganley, che era in realtà sesto alle spalle di Stewart. E Revson aveva già completato 81 giri, su un totale di 80 previsti.
Forse, perché i commissari stessi non sapevano come fosse finita, ci sono volute quattro ore per arrivare al risultato finale e ci sono state polemiche varie. Fittipaldi per esempio sosteneva di non essere mai stato dietro a Revson e pertanto che fosse impossibile che Revson avesse vinto. Pare inoltre che una cronometrista affermasse che Ganley non si fosse mai fermato ai box quindi fosse leader al momento dell'ingresso della safety car, quindi vincitore. Ciò contrasterebbe con il fatto che comunque Ganley sia stato superato almeno da Fittipaldi, e comunque viene anche segnalato che quella cronometrista era sposata con Ganley.

Nel frattempo teneva banco anche un'altra grande polemica, con Cevert che insultava via stampa Scheckter per il loro incidente, una situazione peraltro poco simpatica alla luce del fatto che, seppure non ancora annunciato pubblicamente, Scheckter nel 1974 avrebbe dovuto prendere il posto di Stewart alla Tyrrell e divenire quindi compagno di squadra proprio di Cevert.
Il destino, tuttavia, ha deciso diversamente e il pilota francese è stato vittima di un tremendo incidente nelle qualifiche del successivo evento a Watkins Glen, restando di fatto tagliato in due dal guardrail contro cui ha sbattuto. Il caso ha voluto che fosse proprio Scheckter il primo pilota a sopraggiungere sul posto e ad assistere al macabro spettacolo.
La Tyrrell si è ritirata dall'evento e ciò ha portato la Lotus alla vittoria del titolo costruttori. Stewart, inoltre, è rimasto fermo a 99 partenze, dato che quello doveva essere il suo ultimo gran premio. La gara sembra essere stata abbastanza aperta, con Ronnie Peterson che è stato leader dall'inizio alla fine, ma che è arrivato al traguardo con meno di un secondo di vantaggio su James Hunt (Hesketh). Al terzo posto ha invece concluso Carlos Reutemann (Brabham).
In questa occasione, dato che siamo partiti da Revson e finiamo parlando di Revson, il pilota americano ha conquistato quelli che sarebbero stati i suoi ultimi punti in Formula 1, giungendo quinto dietro al compagno di squadra Denny Hulme e davanti alla Lotus di Fittipaldi. Sarebbe stata anche la sua ultima gara con la McLaren, dato che per il 1974 sarebbe passato alla Shadow.

martedì 21 marzo 2023

Formula 1 2023: #2 Gran Premio dell'Arabia Saudita - il commento del lunedì

A distanza di due settimane da quando ho proposto il nuovo format per commentare i gran premi del 2023, sono sempre più convinta che sia stata la decisione giusta. Quindi anche stavolta vi proporrò la cronaca per come l'ho pubblicata sul forum F1 Grand Chelem, con a seguire le riflessioni del lunedì, alle quali dovrò anteporre anche una precisazione sulla vicenda della penalità in regime di safety car. Però il format è nuovo ma le regole dei miei commenti sono sempre vecchie, quindi ovviamente voi non sapete nulla della questione penalità e la scoprirete leggendo la mia cronaca!

LA CRONACA PER IL FORUM - Il secondo evento della stagione è quello di Jeddah - circuito cittadino, 50 giri - nel weekend del 19 marzo. Ancora una volta le Redbull sembrano le favorite fin dal venerdì, ma Max Verstappen ha un problema al semiasse nella Q2 ed è costretto a dare forfait. Sarà il suo compagno di squadra Checo Perez a conquistare la pole position, la seconda in carriera, sullo stesso circuito dove l'anno scorso ha ottenuto la prima.
La Aston Martin ancora una volta dà segno di non essere una Force India qualsiasi e, dopo essere stato il pilota più vicino alle Redbull nelle sessioni di prove libere, Fernando Alonso ottiene il terzo tempo, convertito in seconda posizione in griglia perché Charles Leclerc che gli si è qualificato davanti deve scontare una penalità di dieci posizioni in griglia causa sostituzione della centralina.
Mentre Lando Norris ha toccato il muro in Q1 ritrovandosi penultimo davanti al solo Logan Sargeant che ha avuto un tempo cancellato per track limits, l'altra McLaren vede la luce della top-ten, con Oscar Piastri che si qualifica con il nono tempo. Sarà ottavo con la retrocessione di Leclerc con questa griglia:

Perez - Alonso
Russell - Sainz
Stroll - Ocon
Hamilton - Piastri
Gasly - Hulkenberg
Zhou - Leclerc
Magnussen - Bottas
Verstappen - Tsunoda
Albon - De Vries
Norris - Sargeant

Al momento della partenza Alonso si porta in testa ma viene messo sotto investigazione per essersi posizionato male in griglia. La penalità di cinque secondi da scontare durante il pitstop viene annunciata quasi subito ma al momento il pilota della Aston Martin rimane in testa. Ci resterà per tre giri prima di essere superato da Perez.
Al via intanto Russell mantiene la terza posizione, mentre pochi istanti dopo Stroll supera Sainz all'esterno e si porta quarto. Ocon, Hamilton e Gasly si trovano nelle posizioni retrostanti e Leclerc (partito con le soft anziché le medium) si porta al nono posto, Piastri rientra ai box al termine del primo giro dopo un contatto al via. Verstappen è tredicesimo dietro a Zhou e alle Haas, ma supera entrambe le monoposto americane. Frattanto Leclerc riesce a infilarsi tra Hamilton (partito con le hard anziché le medium) e Gasly portandosi ottavo, poi settimo dopo avere superato Lewis. Avendo già superato Zhou, Verstappen intanto è entrato in top-ten. Superato Gasly si mette a caccia di Hamilton e riesce a passargli davanti, mentre Leclerc supera Ocon: è sesto, mentre Verstappen è settimo.

Tra i piloti delle posizioni di vertice Stroll è il primo a fermarsi al 14° imitato due giri dopo da Sainz che compie overcut. Anche Leclerc un giro più tardi va ai box e ne esce davanti a Stroll, il quale poco dopo ha un problema tecnico ed è costretto al ritiro in una via di fuga. Viene messa la safety car nonostante la vettura di fatto non sia molto in mezzo (in teoria ostruisce il passaggio dei mezzi di soccorso).
Perez, Alonso, Russell, Verstappen e Hamilton che non si sono ancora fermati e vanno ai box adesso, l'unico che perde una posizione è Hamilton (passato da hard a medium) che esce sesto alle spalle di Sainz, mentre anche Tsunoda recupera posizioni essendosi fermato ai box durante la neutralizzazione. Alonso intanto ha scontato la penalità in regime di safety car.
Al restart Hamilton riesce a superare Sainz portandosi quinto, mentre pochi giri dopo Verstappen supera Russell. Non solo: è il 25° quando Verstappen supera anche Alonso portandosi secondo. In seguito le posizioni iniziano a farsi piuttosto stabili con il gap tra Perez e Verstappen che oscilla tra i quattro secondi e mezzo e i cinque secondi.

I piloti Redbull sono molto più veloci degli inseguitori ed entrambi si lamentano via radio di problemi, in particolare Verstappen che sostiene di avere vibrazioni simili a quelle di ieri prima del guasto. I due comunque non si attengono alle istruzioni dei rispettivi ingegneri di rallentare il ritmo e Verstappen esce vincente almeno dallo scontro per il giro più veloce.
Alonso procede terzo facendo gara a sé, mentre nonostante un accenno di duello tra i piloti Mercedes, Russell riesce a staccare Hamilton che deve far durare le gomme fino alla fine. Dietro ci sono le Ferrari e le Alpine a distanza gli uni dagli altri, mentre Tsunoda mantiene la decima piazza - dove era scivolato poco dopo il restart superato dalle Alpine - tenendosi dietro le Haas. Al 46° giro dopo un duello scatenato Magnussen si prende il decimo posto su Tsunoda. Un duello tra le McLaren frattanto termina con Piastri che, una volta davanti a Norris, supera Sargeant sull'unica Williams ancora in pista (Albon ritirato ai box per un problema ai freni).

Verso fine gara si ritorna a parlare di Alonso e della penalità scontata in regime di safety car. A cerimonia di premiazione già terminata perde la terza piazza ottenuta alle spalle di Perez e Verstappen ricevendo dieci secondi di penalità, scivolando quindi quarto alle spalle di Russell (il gap tra i due è di poco più di cinque secondi).
Precedenti *recenti* non ce ne sono, l'unico caso accaduto sembra risalire al GP di Montecarlo, quando Jules Bianchi scontò in regime di safety car una penalità per essere partito da una piazzola sbagliata della griglia (a causa di un DNS qualche fila più avanti, vari piloti erano avanzati per sbaglio di una fila).
Tecnicamente un tempo era vietato scontare penalità in regime di safety car, o per meglio dire, di per sé non era vietato stare fermi cinque secondi, ma dato che la penalità poteva essere o scontata ai box o applicata post-gara, averla scontata in regime di safety car figurava come non averla scontata e veniva applicata post-gara: cinque secondi scontati in SC equivalevano a cinque secondi non scontati, quindi da applicare al risultato, ed è quello che successe nel 2014.
La penalità di dieci secondi applicata ad Alonso era per "penalità scontata male", ovvero quella che si applica qualora i meccanici tocchino la monoposto prima dello scadere dei cinque secondi, il che non è successo in questo caso, ragione che ha portato alla successiva revisione della penalità in serata. Dal momento che è stata proprio annullata, non sono stati messi cinque secondi al posto di dieci, potrebbe diventare un precedente che in teoria legittima a scontare penalità in regime di safety car. /// - Milly Sunshine per F1GC

RISULTATO: 1. Sergio Perez (Redbull), 2. Max Verstappen (Redbull), 3. Fernando Alonso (Aston Martin), 4. George Russell (Mercedes), 5. Lewis Hamilton (Mercedes), 6. Carlos Sainz (Ferrari), 7. Charles Leclerc (Ferrari), 8. Esteban Ocon (Alpine), 9. Pierre Gasly (Alpine), 10. Kevin Magnussen (Haas), 11. Yuki Tsunoda (Alpha Tauri), 12. Nico Hulkenberg (Haas), 13. Zhou Guanyu (Alfa Romeo), 14. Nyck De Vries (Alpha Tauri, 15. Oscar Piastri (McLaren), 16. Logan Sargeant (Williams), 17. Lando Norris (McLaren), 18. Valtteri Bottas (Alfa Romeo), Rit. Alex Albon (Williams), Rit. Lance Stroll (Aston Martin).

PRECISAZIONI - stamattina sono andata a rileggermi il regolamento della stagione in cui furono introdotte per la prima volta le penalità di cinque secondi (introdotta nel 2014, prima esistevano gli stop and go in cui un pilota non poteva fare il pitstop dopo i secondi ma doveva tornare in pista e in caso di necessità di pitstop tornare ai box una seconda volta), sia quello attuale ed effettivamente le regole sono diverse.
Ai tempi infatti scontare una penalità in regime di safety car era vietato a meno che un pilota non fosse già entrato in pitlane nel momento in cui veniva mandata in pista la safety car, mentre adesso è chiaramente specificato che scontare una penalità in regime di safety car o virtual safety car è consentito. Si tratta puntualmente di una di quelle regole di cui nessuno si preoccupa tranne quando il fattaccio succede.
A questo proposito, vorrei anche specificare che, quando si fa una narrazione basata sui complotti o sul sensazionalismo, come sempre più spesso sembra succedere un po' su tutte le fonti, è difficile che si vada a cercare, regolamento alla mano, di capire che cosa stia succedendo e quali saranno le conseguenze. Forse sarebbe meglio fare come si faceva una volta e limitarsi ai fatti e che mescolare realtà e finzione fosse limitato alle situazioni, come quella che sta per arrivare adesso, in cui si chiarisce esplicitamente che si mescolano realtà e finzione, in particolare finzione.

RIFLESSIONI SEMISERIE DEL LUNEDÌ - dopo un weekend in cui la Ferrari aveva sandbaggato parecchio in Bahrein, il livello di sandbagging visto in Arabia Saudita è statoall'incirca tornarsene a casa con un sacchetto di carta in testa, per nascondere la propria identità. Vorrei tuttavia spezzare una lancia in favore della Scuderia di Maranello, in questi primi due eventi della stagione hanno dimostrato di essere in grado di fare dei pitstop che durano il giusto tempo anziché soste di trenta secondi. Meglio dirlo piano, però, perché non si sa mai.
Siamo tuttavia sul blog di Milly Sunshine(C) e la regola che vige in tale location è che si parli della Ferrari quando c'è qualcosa di interessante da dire sulla Ferrari stessa, quindi se fa sesto e settimo posto tecnicamente per apparire interessante dovrebbe essere un'Alpha Tauri. Procediamo quindi parlando della gente che conta davvero, in vetta alla quale per una volta ha spopolato Checo insieme al suo sombrero! Mi aspettavo che Verstappino gli arrivasse sotto e gli sottraesse peperoncini e leadership in un colpo solo, ma così non è andata. Non facciamoci l'abitudine, perché non succederà molto spesso!
Ciò che sembra destinato ad accadere spesso è Alonso nella posizione di scheggia impazzita, un ruolo al quale sembra adattarsi bene nel quale interpreta la parte di una giovane promessa. Certo, una giovane promessa che stavolta ha dovuto vedersela con i commissari, in un incontro di questo tipo:
"Ehi giovane, te l'hanno mai detto che non si scontano penalità in regime di safety car?"
"Il regolamento dice altro."
"Who kers del regolamento. Dieci secondi di penalità così scivoli dietro a Russell e a tutte le sue -L!"
"Forse vi siete dimenticati che siamo a Jeddah. Davvero siete disposti a finire in galera per manifesta ubriachezza?"
A proposito di ubriachezza, mi sembra abbastanza grave che solo al secondo gran premio stagionale si sia fatto tutto questo casino, ci sono ancora ventuno gare davanti. Anzi ventisette, perché ci sono anche le sprint, sarà dura da reggere fino alla fine di novembre. Per stavolta vi saluto così. Tra due settimane c'è l'Australia e sono già spaventata dall'orario in cui verrà trasmessa su TV8, per non parlare della caciara che farà il clan "se non ti svegli alle sette di mattina per vedere una gara che a quell'ora non è presente in chiaro, allora non sei un vero appassionato". Però alla luce del fatto che i sacchetti di carta hanno concluso sesto e settimo, non sono sicura che questa gente si guarderà la gara...

lunedì 20 marzo 2023

Formula Winter 2023: il primo campionato europeo di Formula 4 dell'anno

In colpevole ritardo di una settimana, oggi vi parlerò del primo campionato minore europeo che si è svolto nel 2023: la Formula Winter. L'evento è avvenuto interamente in Spagna, tra febbraio e marzo, sui circuiti di Jerez, Valencia, Navarra e Barcellona. Seppure nel nome della serie non fosse specificato Formula 4, si è trattato del primo campionato europeo dell'anno con vetture di Formula 4 e ha visto la partecipazione sia di alcuni piloti già noti come piloti di open wheel, sia alcuni al debutto con le monoposto.
Ci sono state in totale otto gare, due per ciascun evento, e il pilota polacco Kapcer Stzuka ne ha vinte cinque, sulle sei disputate: ha preso parte ai primi tre eventi ed è diventato campione del mondo dopo il terzo evento della stagione.

Le tre vittorie vacanti sono state ottenute una da Matteo De Palo one-off al secondo evento, le altre due da Zachary David, che si è imposto nelle due gare dell'evento conclusivo. Il pilota classificato secondo nel campionato piloti, quasi sempre sul podio, è l'australiano Gianmarco Pradel, che non ha mai visto il gradino più alto del podio, così come i full time Frederick Lund e Ruiqi Liu, che sono giunti terzo e quarto in classifica con qualche podio, meno di frequente rispetto a Pradel.
David e De Palo si sono classificati quinto e sesto, precedendo due piloti che hanno disputato due eventi ciascuno senza mai andare a podio, Kim Hwarang e Juan Cota. Hanno ottenuto rispettivamente ciascuno invece i piloti classificati nelle posizioni successive, lo one-off Akhsary Bohra e Tina Hausmann.

La debuttante svizzera alla prima esperienza sulle monoposto ha disputato i primi due round della stagione, ottenendo come miglior risultato un terzo posto e il decimo posto in classifica piloti. È anche stata la migliore, seppure la meno esperta, delle ragazze che hanno preso parte occasionalmente a questo campionato.
Nerea Martì, one-off al secondo evento della stagione, ha ottenuto come miglior risultato una sesta posizione in gara. In classifica è giunta quattordicesima, alle spalle dei part-time Ethan Ischer, Alvise Rodella e Carl Bennet, mentre dietro di lei si è classificata la debuttante Maite Caceres, due eventi disputati, miglior risultato in gara ottava nonostante un incidente con una nostra vecchia conoscenza, Amna Al Qubaisi, che ha preso parte all'ultimo round.

Oltre a lei, anche Lola Lovinfosse ha disputato l'evento finale come come one-off giungendo diciottesima in classifica alle spalle dei piloti Jaden Parat e Maximiliano Restepo. Anche Lovinfosse ha ottenuto come miglior risultato un ottavo posto in gara e ha preceduto in classifica i piloti Patrick Heuzenroeder, Isaac Barashi e la Al Qubaisi, ventunesima, ultima in classifica se si esclude un pilota che era solo incluso nell'entry list del primo evento ma non ha mai disputato alcuna sessione, tale Luca Roth.
Nelle due gare disputate, Amna si è inizialmente ritirata per un contatto con Maite Caceres nella prima, appunto, mentre nella seconda è stata squalificata per avere innescato un incidente ancora con Caceres, che ha messo fine alla gara in anticipo con bandiera rossa senza restart.

venerdì 17 marzo 2023

Il 1974 non championship: la Race of Champions e l'International Trophy

17 marzo 1974, Brands Hatch: è il giorno della Race of Champions, secondo evento non championship della stagione (il primo era il GP di Brasilia), con un'entry list composta, come da tradizione alla Race of Champions, da monoposto di Formula 1 e Formula 5000. C'erano una trentina di vetture, nel complesso, di cui la Shadow di Jean-Pierre Jarier che non è riuscito a prendere il via dopo un incidente nelle prove libere, perché la fortuna è cieca, mentre la iella ci vede benissimo, specie quando si tratta di Jarier. Della gara esiste una sintesi di dieci minuti con telecronaca francese. È partita con la pioggia e con la Hesketh di James Hunt in pole position, a seguito di una classifica palesemente falsata: le Ferrari di Clay Regazzoni e Niki Lauda erano solo seconda e terza. Al via della gara è stato Carlos Reutemann su Brabham a procacciarsi la testa della gara, con Hunt che ha perso anche diverse altre posizioni. Sarebbe uscito pochi giri più tardi per un incidente.

Dietro a Reutemann c'era la McLaren di Emerson Fittipaldi, con Lauda terzo, seguito dalla Lotus di Jacky Ickx. La gara frattanto si faceva sempre meno falsata, dato che Niki si è preso la seconda posizione poi si è lanciato all'inseguimento del leader, riuscendo poi a superarlo dopo qualche giro: con una Ferrari in testa, la gara smetteva di essere falsata!
Anche Fittipaldi e Ickx hanno superato Reutemann, relegandolo in quarta posizione. Ickx ha superato quindi Emmo, portandosi secondo e avvicinandosi sempre di più a Lauda. Reutemann, ormai quarto, è rimasto lì dov'era fino verso metà gara, quando è stato costretto al ritiro per incidente.
Gara non falsata? Vi piacerebbe! Invece no, Ickx che stava negli scarichi di Lauda ha fatto tutto quello che poteva per passargli davanti... e ce l'ha anche fatta, quando mancavano pochi giri al finale. Ammettetelo, ferraristi: vi sentite accoltellati alle spalle!

E ne avete assolutamente ragione: si trattava di un gran premio non championship e il pilota della Ferrari che era in testa si è dovuto accontentare della seconda posizione. Non solo: a portare a casa la vittoria è stato Ickx, ex pilota della Ferrari divenuto pilota della Lotus. Oserei dire che, con la mentalità attuale, può essere considerato un traditore della patria!
I due hanno chiuso in prima e seconda posizione a un secondo e mezzo di distanza l'uno dall'altro, con Fittipaldi a una certa distanza in terza posizione. Mike Hailwood (indicato come Wailwood dalla grafica) si è classificato quarto portando il fascino del motociclismo, dei duellihhhh e dei sorpassihhhh, ma al contempo falsando la gara in quanto ha preceduto Regazzoni. Peter Revson su Shadow ha portato a casa l'ultimo punto disponibile, mentre è giunto solo settimo Henri Pescarolo su BRM, ultimo delle vetture di Formula 1 al traguardo (dietro di lui alcune F5000) dopo essere partito quinto.

Non è stata l'ultima gara non championship della stagione, ce n'è stata un'altra a Silverstone il 7 aprile, l'international Trophy, in cui James Hunt sembra essersi finalmente ripreso. Non ci sono grandi informazioni disponibili su questa gara, né video in proposito - e in ogni caso era una gara poco importante, perché non c'erano le Ferrari - ma sappiamo che ha vinto dalla pole position. Secondo si è classificato Jochen Mass su Surtees. Finalmente Jarier ha avuto una gioia: si è classificato sul gradino più basso del podio!
In una gara con griglia mista di Formula 1 e Formula 5000, stavolta Pescarolo è arrivato in quella che sarebbe stata la zona punti se fosse stata una gara championship: ha chiuso quarto precedendo il compagno di squadra François Migault, mentre il sesto posto è stato ottenuto da John Nicholson con il team Lyncar, scuderia che ha gareggiato in soli due gran ufficiali nel 1974 e 1975.


giovedì 16 marzo 2023

Race of Champions 1975: lo snow delay e la vittoria di Tom Pryce

16 marzo 1975, Brands Hatch: è il giorno della Race of Champions che si svolgerà con una griglia mista di vetture di Formula 1 e di Formula 5000. La decisione ha suscitato svariate polemiche, perché i piloti di Formula 5000 non sono ritenuti validi abbastanza per gareggiare contro quelli di Formula 1. Quindi l'evento non è aperto a tutti i piloti di Formula 5000, ma solo a quelli con esperienza in Formula 1. I quattro che hanno accesso alla griglia sono Tom Belso, Vern Schuppan, David Purley e Ian Ashley, i quali battono tutti quanti il campione del mondo in carica Emerson Fittipaldi su McLaren. In ogni caso giunge il momento della partenz-... ...
...
...ah no, per il momento c'è uno snow delay. Siccome siamo all'epoca della Formula 1 dei very uominy i team si interrogano su quali gomme siano le più adatte alle condizioni meteo.

Tom Pryce sulla Shadow partiva in pole position, ma a prendere la testa della gara è stato Jacky Ickx su Lotus, anche se ha perso la leadership quasi subito a vantaggio della Tyrrell di Jody Scheckter. Purtroppo era solo il 1975, quindi la monoposto aveva solo quattro ruote anziché sei. Nel frattempo, tornando alla partenza in senso stretto, c'era stato un incidente al via tra Tom Belso e Jochen Mass. Sembra che Belso fosse stato urtato, fosse partito in testacoda e per questa ragione abbia accidentalmente messo fuori gioco Mass. Questo incidente sembra, stando almeno a quanto scrive Wikipedia, sia stato utilizzato come scusa per decretare che i piloti di Formula 5000 erano pericolosi e in quanto tali non potevano gareggiare insieme a quelli di Formula 1 nelle gare non championship, il che ha portato alla cessazione delle gare con griglia mista.

Torniamo a noi: Pryce si è preso la seconda posizione ai danni di Ickx, rimanendo lungamente secondo, almeno finché superata da poco la seconda metà della gara, Scheckter è stato costretto a rientrare ai box per un guasto al motore e a ritirarsi. Pryce si è ritrovato quindi leader della gara, mentre Ickx ha perso il podio chiudendo la gara quarto, doppiato di un giro. Secondo e terzo si sono classificati John Watson su Surtees e Ronnie Peterson su Lotus. Partito 17°, Fittipaldi è riuscito a terminare la gara in quinta piazza, mentre la "zona punti" è stata completata da Bob Evans su BRM. Arturo Merzario su Williams ha chiuso settimo, mentre ottavo è stato classificato, sulla Shadow, dopo un ritiro nelle fasi finali della gara, uno sventurato individuo che ha comunque percorso più strada degli ultimi classificati. L'ultimo sventurato ritirato era Jean-Pierre Jarier. :-////

mercoledì 15 marzo 2023

Scuderie vintage: la storia della Arrows

Carissimi lettori, preparatevi a un lungo viaggio che parte alla fine degli anni '70 e arriva ai primi anni 2000, perché oggi parliamo di un team vintage di lunga durata, fondato dall'ex pilota Jackie Oliver, insieme a Franco Ambrosio, Alan Rees, Dave Wass e Tony Southgate, provenienti dalla Shadow, le cui iniziali dei cognomi, adornate da una seconda -R, vanno a comporre il nome Arrows, scuderia che ha sede a Milton Keynes.
La storia del team è iniziata fin da subito in maniera piuttosto turbolenta: uno dei fondatori, l'imprenditore Franco Ambrosio, finisce in carcere in Italia, pare dopo un crac finanziario, vicenda di per sé slegata alla Arrows. Vincenda legata alla Arrows è invece il fatto che la monoposto con cui intende partecipare al campionato, è stata copiata dalla Shadow, che fa causa alla Arrows, la quale deve rivedere totalmente la propria vettura.
Ciò farà sì che il debutto sia rimandato al secondo gran premio stagionale con una monoposto, guidata da Riccardo Patrese, a cui si aggiunge, dall'evento successivo, una seconda vettura. Prima della stagione era stato ingaggiato Gunnar Nilsson, che tuttavia subito dopo ha scoperto di essere malato di cancro. Al suo posto è stato scelto Rolf Stommelen.
Al team sono assegnati i numeri di gara 35 e 36, ma a partire dalla stagione seguente saranno 29 e 30. Il main sponsor nelle prime stagioni è Warsteiner e la livrea è dorata. Personalmente trovo che l'abbinamento forme e colori sia stupendo una delle monoposto più belle della storia, che purtroppo di lì a un paio d'anni lascerà questi colori per prendere il bianco e arancione di Ceramiche Ragno.


La stagione 1978 non inizia male: al secondo gran premio disputato, in Sudafrica, Patrese è addirittura in testa alla gara, quando poi è costretto al ritiro. Otterrà due sesti posti negli Stati Uniti Ovest e a Montecarlo, mentre qualche gran premio più tardi, in Svezia, giunge secondo alle spalle di Niki Lauda sulla celebre Brabham con il ventilatore.
La seconda parte della stagione vede risultati di minore spessore e addirittura Stommelen, ancora a secco di punti, incappa in non qualificazioni o non prequalificazioni. La stagione termina tuttavia con il quarto posto di Patrese in Canada, con cui il team si accaparra il nono posto nel mondiale costruttori, ma non i bonus economici che gli spetterebbero, come penalità per la faccenda della Shadow.
L'anno seguente a fare coppia con il pilota padovano è Jochen Mass. La stagione non è proprio delle migliori, i risultati sono meno rispetto a quelli del 1978, ma entrambi i piloti ottengono qualche punto (una volta Patrese giungendo quinto in Belgio, tre volte Mass con tre sesti posti a Montecarlo, in Germania e in Olanda - quello del Principato è tuttavia una delusione, dato che aveva stazionato in terza piazza prima di avere un problema tecnico), così da ottenere nuovamente la nona piazza in classifica.

Nel 1980 la coppia di piloti è ancora Patrese/ Mass e il miglior risultato si raggiunge a Long Beach (il gran premio celebre per il grave incidente di Clay Regazzoni), quando Patrese, già sesto in Brasile giunge secondo alle spalle della Brabham di Nelson Piquet, suo futuro compagno di squadra di lì a un paio d'anni quando Riccardo passerà presso il team di Bernie Ecclestone.
Mass frattanto va a punti due volte, sesto in Sudafrica e quarto a Montecarlo. A seguito di un incidente in Austria, salta due eventi per infortunio. I suoi sostituti sono Mike Thackwell in Olanda e Manfred Winkelhock al GP d'Italia di Imola, ma non riescono a qualificarsi. Alla fine della stagione il team chiude al settimo posto.
Nel 1981 Patrese ottiene la pole nell'evento inaugurale di Long Beach e dopo avere lungamente leaderato - era il 15 marzo, oggi è l'anniversario - è costretto al ritiro. Otterrà tuttavia due podi, terzo in Brasile e secondo a Imola, risultati che permetteranno al team di chiudere la stagione ottavo, ma saranno gli unici arrivi a punti del campionato.
La stagione è resa anche piuttosto travagliata dagli eventi dl Belgio, in cui un intervento di un meccanico sulla griglia di partenza dopo lo spegnimento della vettura di Patrese rischia di finire in tragedia quando viene comunque dato lo start e il meccanico è investito dall'altro pilota della Arrows, Siegfried Stohr. La stagione del pilota romagnolo di origine tedesca è piuttosto travagliata, manca alcune qualificazioni, e non va oltre il settimo posto in Olanda. Negli ultimi due gran premi sarà rimpiazzato da Jacques Villeneuve Sr (ai tempi ancora noto come Jacques Villeneuve), che non riuscirà a qualificarsi.

Nel 1982 i piloti sono Marc Surer e Mauro Baldi, anche se Surer si infortuna a una gamba al GP del Sudafrica e viene inizialmente sostituito da Brian Henton. La stagione non è eccezionale, ci sono occasionali mancate qualificazioni, con occasionali punti: Surer è quinto in Canada e sesto in Germania, Baldi è due volte sesto in Olanda e Austria, decimo posto nel mondiale costruttori, lo stesso che si ripeterà l'anno dopo.
È solo Surer a ottenere punti nel 1983, andando a punti tre volte nei primi quattro gran premi: sesto in Brasile, quinto a Long Beach, di nuovo sesto a Imola. A Montecarlo potrebbe portare a casa una terza piazza, ma viene speronato da Derek Warwick. Sull'altra Arrows a inizio stagione c'è Chico Serra - eccetto Long Beach dove viene sostituito da Alan Jones - mentre in seguito arriverà Thierry Boutsen, che farà coppia con Surer anche nel 1984 (in cui in seguito a redistribuzione dei numeri di gara, subentrano 17 e 18).
A causa del cambio di motorizzazione in corso d'opera, il team viene classificato con alcuni punti decimo e con altri undicesimo, come se fossero due costruttori diversi, nel mondiale 1984. Boutsen arriva sesto in Brasile e quinto a Imola, mentre in Austria precede Surer, in quinta e sesta piazza rispettivamente: si tratta del primo doppio arrivo in zona punti per il team.

Boutsen rimane alla Arrows anche per i mondiali 1985 e 1986. Nel 1985 giunge secondo a Imola, in quel celebre finale in cui molti piloti finiscono la benzina prima che sia finita la gara. Giungerà poi quarto in Germania e sesto al GP d'Europa. Si ripeterà anche in Sudafrica alle spalle del compagno di squadra Gerhard Berger quinto. Il pilota austriaco chiuderà la stagione con un sesto posto in Australia e il team chiuderà ottavo nel mondiale costruttori.
La situazione peggiora nel 1986, dove la coppia di piloti è Boutsen/ Surer, con quest'ultimo poi sostituito da Christian Danner, autore in Austria dell'unico punto stagionale, che comunque vale la decima piazza nel mondiale costruttori.
Per le tre stagioni successive i piloti sono Derek Warwick ed Eddie Cheever (con la sola eccezione del GP di Francia in cui Martin Donnelly sostituirà Warwick rimasto infortunato in un incidente avvenuto alla guida di un kart) e si susseguono svariati arrivi nella seconda parte della zona punti, con Cheever che va a podio due volte in terza posizione, a Monza nel 1988 (alle spalle delle due Ferrari) e negli Stati Uniti nel 1989. La posizione nel mondiale costruttori è settima nel 1987, quinta nel 1988 e settima nel 1989. In quest'ultimo anno, a seguito di ulteriore redistribuzione, i numeri si gara sono 9 e 10.

Il 1990 è l'ultima (finora) stagione in cui la Arrows gareggia come Arrows, prima di essere ribattezzata Footwork a seguito del cambio di proprietà nel 1991. I piloti sono Michele Alboreto e Alex Caffi. Quest'ultimo, poi autore di un quinto posto a Montecarlo che garantirà il nono posto in classifica costruttori, tuttavia, salta l'evento inaugurale a Phoenix a causa di un infortunio riportato in una caduta in bicicletta e verso fine stagione il GP di Spagna per un infortunio al precedente evento in Portogallo, in entrambi i casi viene sostituito da Bernd Schneider.
La stagione è poco competitiva, ma quella successiva va peggio: mancate qualificazioni e ritiri sia per Michele Alboreto sia per Alex Caffi e Stefan Johansson che si alternano sull'altra vettura. Il miglior risultato della stagione è un decimo posto di Caffi, in una delle poche occasioni in cui le monoposto del team Footwork vedono la bandiera a scacchi.
Alboreto resta per il 1992, dove le cose vanno meglio, ottenendo dei punti in Brasile, Spagna, Imola e Portogallo, sesto nella prima e ultima occasione, quinto nelle due centrali. Il team chiude settimo grazie ai suoi punti, mentre il compagno di squadra Aguri Suzuki non va oltre il settimo posto nel GP di Spagna.

Nel 1993 e 1994 il risultato finale nel mondiale costruttori è il nono posto. Nella prima di queste due stagioni i punti sono ottenuti da Derek Warwick, sesto in Gran Bretagna e quarto in Ungheria, mentre ancora una volta Suzuki non va oltre la settima piazza in gara.
Nel 1994 invece Christian Fittipaldi giunge quarto in due occasioni, Pacifico e Germania, evento in cui quinto giunge Gianni Morbidelli, che si ripeterà con un sesto posto in Belgio. Il pilota italiano rimane anche nel 1995, anche se si alternerà con Max Papis nel corso della stagione. Tutti i punti conquistati dal team - che valgono l'ottavo posto nel mondiale costruttori - sono ottenuti da Morbidelli che giunge sesto in Canada e ottiene anche il podio con un terzo posto a fine stagione in Australia.
Vorrei soprassedere su chi guidi l'altra vettura, ma mi limito a menzionarlo: Taki Inoue, scelto per i suoi sponsor e non certo per le performance, che viene tuttavia ricordato proprio per le performance stesse, in quanto generalmente piuttosto fantozziane.
Per fortuna nel 1996 c'è un salto di qualità, ovvero arriva Ricardo Rosset. A fare coppia con lui, su una Arrows che ricorda come colori la Haas (quella che guidavano Alan Jones e Patrick Tambay negli anni '80) è Jos Verstappen, che giunge sesto al GP d'Argentina, ottenendo l'unico punto stagionale che vale la nona piazza nel mondiale costruttori.


Un nuovo cambio di proprietà riesuma per il 1997 il nome Arrows. Il team ha grandi progetti per il futuro e ingaggia nientemeno che Damon Hill, campione del mondo in carica, affiancato da Pedro Diniz e dai suoi sponsor. La stagione ha un inizio difficile, con quasi solo ritiri. Serve aspettare il GP di Gran Bretagna per il primo punto, che arriva con un sesto posto di Hill.
Due gran premi più tardi, in Ungheria, arriva il momento più importante della stagione: Damon Hill si qualifica terzo e dopo la partenza è secondo alle spalle della Ferrari di Michael Schumacher. Lo supera nel primo stint di gara, portandosi in testa e involandosi verso quella che sembra la prima vittoria della Arrows. La gara va verso le sue ultime battute e Hill ha un notevole vantaggio sulla Williams dell'ex compagno di squadra Jacques Villeneuve. Una rottura al terzultimo giro gli fa però perdere terreno e all'ultimo giro perde la prima piazza, classificandosi secondo.
Hill non ottiene altri punti fino alla fine della stagione, mentre Diniz chiude quinto al GP del Lussemburgo. La squadra si piazza ottava nel mondiale costruttori, mentre nel 1998 si migliora in settima, nonostante i risultati meno soddisfacenti: Mika Salo si piazza quarto a Montecarlo dove Diniz giunge settimo e gli altri punti sono conquistati sempre da Diniz giungendo quinto in Belgio. Entrambi i piloti lasciano la Arrows a fine stagione.

Nel 1999 arriva Pedro De La Rosa, che rimane per due anni, affiancato da Toranosuke Takagi. Al GP d'Australia lo spagnolo giunge sesto, ma è l'unico punto della stagione, che vale tuttavia la nona piazza nel mondiale costruttori. Le cose migliorano almeno in parte - settimo posto - nel 2000, quando De La Rosa ottiene due seste posizioni al Nurburgring e a Hockenheim, mentre il suo nuovo compagno di squadra Jos Verstappen arriva quinto in Canada e quarto a Monza.
Sempre per opera di Verstappen, nel 2001, la squadra ottiene il suo unico punto stagionale, che si traduce nella decima posizione nel mondiale costruttori. Fa coppia in questa stagione con Enrique Bernoldi, che nel 2002 insieme a Heinz-Harald Frentzen sarà l'ultimo pilota a guidare per il team.
È Frentzen l'ultimo a conquistare punti con la Arrows e lo fa due volte, in Spagna e a Montecarlo, ma il team è vicino alla fine, anche a causa di debiti che si accumulano per varie cause legali: con Diniz per essersene andato con i suoi sponsor, con Verstappen che è stato appiedato in favore di Frentzen e addirittura con lo stesso Frentzen che ha un contratto gara per gara, ma apparentemente non viene pagato.
Il team abbandona il campionato a stagione in corso stabilendo il record finale di 382 gran premi senza nessuna vittoria, viene messo in vendita, ci sono voci su un acquisto da parte di Craig Pollock (ex B.A.R.) o di Dietrich Mateschitz (quindi della Redbull, che già era sponsor della Arrows) o da Phoenix per entrare come team nel 2003, ma nulla di tutto ciò va in porto.

martedì 14 marzo 2023

Scuderie vintage: la storia della Shadow

Carissimi lettori, oggi mi sembra il giorno giusto per parlare di questo team vintage, non perché ci sia una ragione specifica per farlo oggi, quanto piuttosto perché nei prossimi due giorni intendo parlarvi di argomenti che in un modo o nell'altro riguardani più o meno da vicino la Shadow, scuderia americana con sede nel Regno Unito che poi in corso d'opera ha cambiato la propria licenza in britannica, diventando il primo costruttore a cambiare nazionalità nella storia della Formula 1.

Jarier (vettura nera #17) 
Pryce (#16) - Jones (vettura bianca)

Il team è stato fondato da Don Nichols (1924-2017) alla fine degli anni '60 gareggiando inizialmente nel campionato CanAm e ha debuttato in Formula 1 nel 1973, stagione nella quale è entrato in corso d'opera a partire dal terzo gran premio della stagione, con i piloti Jackie Oliver e George Follmer, con anche una terza vettura guidata da Brian Redman al GP degli Stati Uniti conclusivo della stagione. Come primo campionato non è andato malissimo: nonostante vari rititi Follmer ha chiuso terzo in Spagna e ha ottenuto un altro arrivo a punti, mentre anche Oliver è salito sul terzo gradino del podio in Canada. Alla fine il risultato è stato un ottavo posto nel mondiale costruttori.
Per il 1974 la squadra ha schierato come piloti Peter Revson e Jean-Pierre Jarier. Lo statunitense, tuttavia, ha perso la vita in un incidente in un test a Kyalami, prima del terzo gran premio della stagione. Al suo posto ha gareggiato successivamente Redman, poi one-off Bertil Roos nel proprio GP di casa in Svezia, in seguito è arrivato Tom Pryce. Dal punto di vista della classifica costruttori nulla è cambiato, ottavo posto anche nel 1974, grazie a un terzo posto di Jarier a Montecarlo, oltre che altri due arrivi a punti ottenuti uno da Jarier e uno da Pryce. Jarier ha inoltre fatto podio chiudendo terzo in una delle gare non championship di quella stagione, l'international trophy.

Il 1975 è iniziato bene in termini velocistici: Jarier ha ottenuto la pole sia in Argentina sia in Brasile, le prime due gare della stagione. Purtroppo non è stato altrettanto positivo in termini di affidabilità: in Argentina non è nemmeno riuscito a schierarsi sulla griglia, in Brasile si è ritirato a gara inoltrata mentre era in testa, con somma gioia del pubblico brasiliano dato che in tale maniera ha lasciato la vittoria al pilota di casa Carlos Pace.
Nella stagione ufficiale Jarier ha rimediato un misero quarto posto in Spagna come unico piazzamento a punti, peraltro con punteggio dimezzato (era quel tragico gran premio in cui Rolf Stommelen si è violentemente schiantato colpendo degli spettatori), mentre Pryce ha ottenuto diverse top-6 e anche un terzo posto in Austria. Stavolta il team ha chiuso al sesto posto nel mondiale costruttori.
Fuori dagli eventi ufficiali, Pryce ha vinto la Race of Champions di cui dopodomani cadrà l'anniversario (questo è uno spoiler su un prossimo articolo), mentre Jarier avrebbe potuto vincere il GP di Svizzera, disputato in realtà in Francia, se la vettura non l'avesse abbandonato in corso d'opera mentre era in testa. Grazie al suo ritiro, Clay Regazzoni si è imposto nel proprio evento di casa, una storyline già conosciuta allo sventurato Jarier.

Il 1976 è iniziato con un terzo posto di Pryce in Brasile, che sarebbe andato a punti anche in altre occasioni. La Shadow ha ottenuto l'ottavo posto in classifica finale, solo con i punti di Pryce perché Jarier non è mai andato oltre il settimo posto, almeno negli eventi ufficiali: il suo apice stagionale è stato un quinto posto alle spalle di Pryce all'International Trophy.
Il 1977 è stato un mondiale tragico, con il tremendo incidente nel quale Tom Pryce ha perso la vita al GP del Sudafrica. Mondiale tragico, ma che in seguito ha riservato anche qualcosa di positivo, come l'unica vittoria ufficiale del team, al GP d'Austria, ottenuta da Alan Jones, il pilota chiamato a prendere il posto di Pryce, già autore di vari piazzamenti a punti e in seguito anche terzo classificato al GP d'Italia.
La scuderia ha chiuso al settimo posto in classifica, grazie anche ai punti ottenuti da Renzo Zorzi e Riccardo Patrese. Zorzi ha iniziato la stagione, Patrese ne ha preso il posto a partire dal GP di Montecarlo, curiosamente disputato nello stesso giorno in cui è nato il primo dei suoi figli. Nel corso della stagione hanno fatto apparizioni one-off Jackie Oliver, Arturo Merzario e, per l'ultima volta con la Shadow, anche Jarier al GP degli Stati Uniti.

Nell'inverno 1977/78 gran parte dei componenti del team l'hanno lasciato per fondare la Arrows (anche questo è uno spoiler sul prossimo articolo), portando con sé anche il main sponsor, e Patrese li ha seguiti divenendo il loro pilota. Jones, frattanto, è passato alla Williams. Dopo una battaglia legale per il progetto copiato dalla Arrows, la Shadow ha ottenuto che il nuovo team non potesse gareggiate con la vettura "ispirata" alla Shadow.
Ciò non ha comunque cambiato molto le cose e per il team è iniziato un declino inevitabile. Il 1978 non è andato neanche malissimo (nel senso, avrebbe visto giorni molto peggiori), con i piloti Hans-Joachin Stuck e Clay Regazzoni occasionalmente a punti e l'undicesimo posto nel mondiale costruttori. L'anno successivo la posizione finale è stata migliore: decimo posto, ma con un solo arrivo a punti, Elio De Angelis quarto nel gran premio finale, mentre il suo compagno di squadra Jan Lammers è rimasto a secco.
Nel 1978 e 1979, tuttavia, occasionalmente è accaduto il peggiore incubo di una squadra di Formula 1: la mancata qualificazione. Purtroppo bel 1980 ciò è diventato il trend, sia per Stefan Johansson sia per David Kennedy. L'unica qualificazione è arrivata in Sudafrica per mano di Geoff Lees, succeduto a Johansson, che ha concluso la gara in tredicesima posizione. Dopo soltanto sette gran premi il team ha chiuso i battenti e i beni di sua proprietà sono stati acquistati da Teddy Yip, titolare della Theodore.


domenica 12 marzo 2023

Australia, Brasile e San Marino 2000: il trittico di Michael Schumacher a inizio stagione

Carissimi motori Mercedes che vanno in fumo sulle McLaren, vi auguro una buona domenica e vi segnalo che anche ventitré anni fa, nel lontano 2000, il 12 marzo cadeva di domenica ed era il giorno in cui si gareggiava in Australia. L'Albert Park era il circuito che apriva la stagione e venivamo da due mondiali vinti da Mika Hakkinen che, ancora una volta, scattava dalla pole affiancato dal compagno di squadra David Coulthard. Fin dalla partenza dietro alle due vetture grigio-nere si sono messe in fila le Ferrari e le Jordan alternate: Michael Schumacher, Heinz-Harald Frentzen, Rubens Barrichello e Jarno Trulli. Dietro di loro una sagoma bianca, la B.A.R. di Jacques Villeneuve. Ventidue vetture erano presenti al via, ma sono diminuite in tempi molto brevi, fuori sia le Jaguar sia le Arrows. Johnny Herbert si è ritirato per un guasto, Eddie Irvine alla prima in verde nel tentativo di evitare Pedro De La Rosa finito a muro per la rottura di una sospensione, incidente che ha provocato l'ingresso della safety car. Anche Jos Verstappen, sull'altra vettura sponsorozzata Orange, ha sbattuto per un problema a una sospensione, ha raggiunto i box ma è stato comunque costretto al ritiro.
I ritiri più altisonanti, tuttavia, dovevano ancora venire e prima che Coulthard poi Hakkinen sono stati costretti a fermarsi da guasti al motore. A quel punto la strada per la Ferrari era abbastanza spianata e gli Schumachello hanno finito per fare doppietta alla loro prima uscita da compagni di squadra. I piloti della Jordan invece sono stati costretti al ritiro, come tanti altri in corso d'opera. Rubinho era su due soste invece che una, ma ha conservato agevolmente la seconda piazza.
Sul gradino più basso del podio ha chiuso Ralf Schumacher sull'unica Williams giunta al traguardo - il debuttante Jenson Button fermato da un guasto al motore. Villeneuve frattanto teneva dietro un trenino di vetture, composto dalla Benetton di Giancarlo Fisichella, dalla Sauber di Mika Salo, dall'altra B.A.R. di Ricardo Zonta e dall'altra Benetton di Alez Wurz. Dopo la squalifica di Salo per irregolarità tecniche, Zonta è risalito sesto e la B.A.R. ha messo due vetture a punti.

Le cose frattanto per la Sauber erano solo destinate ad andare peggio: sia Salo sia il compagno di squadra Pedro Diniz non avrebbero disputato la gara di lì a due settimane più tardi in Brasile, per ragioni di sicurezza a seguito di un cedimento avvenuto sulla vettura di Salo. A proposito di sicurezza, a Interlagos in varie occasioni pannelli pubblicitari si sono staccati durante le qualifiche, in una delle occasioni venendo evitati per un soffio da Jean Alesi, all'epoca pilota della Prost.
I due piloti McLaren erano ancora in prima fila, ma Schumacher si è messo tra di loro alla partenza, McLaren/ Ferrari/ McLaren/ Ferrari, almeno finché Schumacher e Barrichello, in tempi brevi, non hanno superato ciascuno la McLaren che aveva davanti. Rubinho ha anche strappato in seguito la seconda piazza a Hakkinen, venendo tuttavia costretti entrambi al ritiro in corso d'opera. A quel punto M.Schumacher e Coulthard erano i candidati più probabili per la vittoria e per il secondo posto. Dopo una gara con vari ritirati per guasti vari - e il solo Irvine per incidente - Schumacher ha preceduto Coulthard sul traguardo ed è andato a ritirare il trofeo del vincitore consegnato sul podio da Pelé.
La successiva squalifica di Coulthard per irregolarità tecniche (di cui ricordo avere appreso a suo tempo al lunedì mattina davanti all'entrata della scuola da una certa Gessica con la G della 1^B, che poi si è trasferita in corso d'opera cambiando scuola prima della fine dell'anno scolastico) ha consacrato Fisichella come secondo classificato e fatto risalire tutti gli altri piloti giunti al traguardo in classifica. Le Jordan di Frentzen e Trulli e le Williams di R.Schumacher e Button hanno completato la zona punti. Jenson, uscito vincente da un duello per quello che sembrava il settimo posto con JVes, ha portato a casa un punto, diventando per i tempi il più giovane pilota a punti in Formula 1. Nel frattempo, a proposito di punti, la McLaren si ritrovava ancora a secco, non il migliore degli inizi per la scuderia di Woking, che non poteva fare altro che sperare in una svolta positiva con il ritorno in Europa.

Il 9 aprile si è svolto il GP di San Marino, con McLaren e Ferrari alternate sulla griglia di partenza: Hakkinen, Schumacher, Coulthard, Barrichello. Rubinho si è procacciato la terza piazza, mentre davanti è rimasto del tutto inalterato, con Hakkinen in testa con qualche secondo di vantaggio. In entrambi i casi la situazione si è decisa con il secondo rifornimento: Barrichello e Coulthard sono rientrati nello stesso giro, la sosta per il pilota McLaren è stata più breve ed eccolo uscire terzo davanti al ferrarista.
Il caso Hakkinen vs Schumacher è stato un po' diverso, con Michael che ha proseguito un giro o due in più dell'avversario, riuscendo a passare davanti di overcut. In tale maniera è andato a vincere per la terza volta consecutiva nelle prime tre gare stagionali, mentre con il duo Hakkinen/ Coulthard la McLaren ha quantomeno potuto consolarsi con un doppio podio, un risultato non certo scontato visto l'andazzo nei due gran premi precedenti. Barrichello, invece, ha dovuto accontentarsi del quarto posto.
Nonostante quanto sostengano i suoi detrattori, troppo focalizzati sul fatto che passare alla B.A.R. non sia stata un'idea saggia da non vedere minimamente che certi risultati erano decisamente altisonanti quantomeno nel confronto con Zonta, Villeneuve ha sfoderato un'altra buona performance, trascorrendo tutta la gara al quinto posto e chiudendola appunto in quella posizione.
Tra i papabili per il sesto posto Trulli e Ralf Schumacher, entrambi però costretti al ritiro esattamente come i loro compagni di squadra nelle prime fasi, a portare a casa il punto finale è stato Salo. La gara non ha avuto un numero di ritirati elevato tanto quanto quelle precedenti e si segnalano due incidenti, uno con protagonista Marc Gené su Minardi nella prima fase, uno a gara inoltrata con la Arrows di De La Rosa contro le barriere.