venerdì 31 gennaio 2020

Il mio pensiero sulle tribune dedicate

Carissimi mass dumper, oggi parliamo di un argomento che è diventato scottante nelle scorse settimane, essenzialmente perché per la prima volta ci è capitato sotto gli occhi. Anche a me è capitato sotto gli occhi per la prima volta e, se scrivo questo post, non è perché "OMG!!11!!!1!1 la Sunshine è una tipahhhh bruttahhhh e kattivahhhh che ce l'ha con il salvatorehhhh dellahhhh patriahhhh!!11!!!1", è solo perché finché non si trattava del salvatore della patria non mi era mai capitato di rifletterci pienamente in proposito.
Tempo fa è stato annunciato che nei GP di Monaco e Francia ci sarà una tribuna speciale dedicata ai tifosi di Leclerc e ad alcuni non è andata giù questa cosa. Ad altri, invece, non è andata giù che ad alcuni non sia piaciuta questa cosa. Purtroppo il mondo del motorsport ha un fandom molto complicato, in cui vige la regola del "se non la pensi come me, allora datti fuoco", magari dopo esserti volontariamente umiliata davanti al resto della popolazione mondiale, confessando qualche segreto su di te. Per esempio che non sei né una bambina, né una donna in menopausa, quindi orrorehhhh ogni mese ti vengono le mestruazioni. Ve lo confesso, anch'io appartengo a questa categoria. Ora che ve l'ho detto non avrò più il coraggio di uscire di casa. :-P

Dicevo, il fandom motoristico non sembra distinguersi dalle masse per maturità, ma quantomeno la gente si insulta per team e piloti, non per personaggi di cartoni animati come invece avviene altrove.
Qualcuno ha fatto notare che le tribune dedicate a Leclerc non possono essere contestate, in quanto esistono tribune dedicate a Verstappen e, nei loro GP di casa, sono esistite ALMENO tribune dedicate a Sainz e a Gasly.
L'osservazione ha il suo senso, però si focalizza ancora una volta sul CHI e non sul PERCHE'.
Mi spiego: una tribuna dedicata a Leclerc non è diversa da una tribuna dedicata a qualsiasi altro pilota. Il problema di fondo è, tuttavia, che secondo me organizzando tribune dedicate a QUALSIASI pilota si prende una direzione che allontana un po' dai *veri* binari su cui dovrebbe scorrere la Formula 1.

Per cortesia, abbassate un attimo i lanciafiamme, ve la spiego meglio. Non parlo della storiahhhh della Formula 1 e del mondiale che muore un giorno sì e un giorno no. Parlo di una questione di fondo che ha poco a che vedere con la storia, quanto piuttosto con il pubblico target.
Per spiegarvela, vi faccio un esempio che riguarda un altro sport. Fin da quando io e mio cugino eravamo bambini, mia nonna organizzava pranzi domenicali con i miei genitori e con i miei zii. Mio cugino ha una decina d'anni più di me e ha iniziato a lavorare presto, in un settore in cui si lavora soprattutto nei giorni festivi. Quindi intorno ai 17/18 anni ha smesso quasi completamente di venire a pranzo dai nonni.

Anche adesso capita raramente che venga, diciamo che succede poche volte all'anno. Una volta, nel dicembre 2018, venne insieme a sua figlia e a un certo punto se ne uscì con questa osservazione: "nonna, il pranzo di oggi è un po' come quelli di una volta, manca solo la discesa di Tomba".
Lo sci esiste ancora.
È esistito per anni e anni.
Nessuno o quasi l'ha mai guardato, ai pranzi a casa di mia nonna, a parte quando ero piccola.
Di fatto c'era l'abitudine, non solo da noi, ma probabilmente anche in tante altre case, di guardare lo sci solo ed esclusivamente per uno sciatore.

Lo sport è pieno di questi casi: lo sci per Tomba, il ciclismo per Pantani, il motomondiale per Agostini e poi per Rossi... Prima degli anni recenti la Formula 1 si salvava perché c'era chi la guardava per la Ferrari o per la McLaren, insomma, per team destinati a rimanere a lungo nel tempo.
Non è diverso con i piloti, mi si può dire. Non dovresti essere tu, Sunshine, a fare queste osservazioni, se sostieni di essere più legata ai piloti che ai team.
Su quest'ultima osservazione oserei dire che di solito metto i piloti davanti al team, ma che non metto nessun pilota davanti alla Formula 1 in sé. Non sono per i BoIkOtTaGGy e, anzi, li trovo abbastanza infantili.

Facciamoci qualche domanda: il modo migliore per far appassionare la gente di Formula 1 è farli appassionare a Leclerc o a Verstappen? A Sainz o a Gasly? Può darsi, magari la gente di oggi è colpita dall'immaginario dei giovani piloti e li mette prima di tutto...
Ma cosa succederà se Gasly resterà senza un volante? Cosa succederà se Sainz deciderà che il suo obiettivo è vincere a Le Mans per seguire le orme del suo YdOlO???111!???22 Cosa succederà se i Leclestappen decideranno di ritirarsi dalle competizioni alla stessa età in cui l'ha fatto Casey Stoner?

Promuovere una serie o una gara grazie all'immagine di un pilota ha i suoi rischi. Non so se ricordate le pubblicità di Sky Sport F1 versione inglese per promuovere il campionato di Indycar: ehi, gente, seguite il campionato, perché Alonso prenderà parte alla sola Indy 500!!11!!11!!11!
Ora, so che il caso Indy 500 è unico e irripetibile e che gli altri piloti non corrono il rischio di un DNQ in seguito a una partnership con la Carlin. Però un attacco di diarrea a Singapore è un rischio che tutti possono correre. La Formula 1 ha bisogno di un fanbase che continui a guardare le gare anche quando il loro idolo è in bagno invece che in pista. Avere tribune dedicate nei circuiti non è a mio vedere il modo migliore per promuovere questo trend.

giovedì 30 gennaio 2020

Cose che mi sono persa nel 2019: la Moto E, quando il fascino delle due ruote si fonde con la noiahhhh percepita

Carissimi lettori, sono quiiiii e oggi parliamo di un argomento controverso, ovvero la Moto E, che va a mettere in contrasto due grandi convinzioni del tifoso medio:
1) elettrico = noia
2) due ruote = spettacolo...
insomma, le due cose sono piuttosto difficili da combinare insieme e, di conseguenza, l'elettrico è prevalso sulle due ruote, con gente compiaciuta quando la scorsa primavera le moto della Moto E sono andate distrutte in un incendio avvenuto a Jerez la notte prima dei test.

Il campionato, che doveva partire in maggio(?) è stato rimandato, con sei eventi che si sono svolti nei weekend del motomondiale, tra luglio e novembre: Germania, Austria, San Marino I, San Marino II, Valencia I, Valencia II.
La gara inaugurale è stata vinta dal finlandese Niki Tuuli, che ha disputato soltanto la prima metà della stagione, poi è toccato a Mike Di Meglio, francese ex MotoGP.
Le due vittorie di San Marino a Misano sono andate entrambe all'italiano Matteo Ferrari, mentre anche a Valencia enrambe le gare sono state vinte dallo stesso pilota, Eric Granado.

Il titolo è stato vinto da Matteo Ferrari (due ruote, vincitore che si chiama Ferrari, ma noiaahhhhh, questo è il campionato più maltrattato della storia del motorsport!) davanti a Bradley Smith.
Eric Granado, Hector Garzo e Mike Di Meglio hanno completato la top-5 in classifica. Al via del campionato erano presenti anche piloti pittoreschi come Sete Gibernau, Alex De Angelis, Randy De Puniet e anche l'ex pilota di Moto 3 Maria Herrera, il cui miglior risultato è stato un quinto posto in una delle due gare di Misano.


mercoledì 29 gennaio 2020

Cose che mi sono persa nel 2019: gli ultimi mesi della Stock Car Brasil

Le cose che mi sono persa nel corso del tempo sono tante, lo ammetto, e una di queste è il campionato della Stock Car Brasil. Sono rimasta ferma alla Corrida do Milhao, quando il Nostro Eroe Rubinho andava incontro a peripezie random, dato che la gara si svolgeva nella sua città natale, di fronte a casa dei nonni.
Nel frattempo, tra settembre e dicembre, il campionato è proseguito, con gli ultimi cinque eventi per un totale di nove gare, l'ultima delle quali destinata a svolgersi nuovamente a Casa Barrichello. Non importa che abbiate seguito il campionato o no, fate finta di avere sostenuto Barrichello in quell'evento finale, mentre andiamo a scoprire che cosa gli sia accaduto nel corso del tempo.

VELOPARK - Rubinho ha iniziato il weekend con un settimo posto, sufficientemente lontano dal podio per sentirsi "a casa" anche qui, ma si è smentito nella seconda gara del fine settimana, vincendo. Non poteva essere a Interlagos!
PODIO GARA 1: Fraga - Casagrande - Mauricio
PODIO GARA 2: Barrichello - Baptista - Mauricio

CASCAVEL - il fine settimana stavolta è iniziato meglio, con un quinto posto, una top-5 destinata ad essere migliorata, ma stavolta nella seconda gara è arrivato soltanto un terzo posto.
PODIO GARA 1: Fraga - Casagrande - Bueno
PODIO GARA 2: Abreu - Camilo - Barrichello

VELO CITTA' - qui le cose si sono fatte più "stile Interlagos", con un tredicesimo posto per iniziare e poi una quinta piazza come miglior risultato del weekend.
PODIO GARA 1: Camilo - Casagrande - Serra
PODIO GARA 2: Baptista - Nunes - Serra

GOIANIA - anche qui doveva sembrargli di essere affacciato alla finestra di casa, visto il diciannovesimo posto come risultato della prima gara del fine settimana... la seconda è andata meglio, quarto, perché alla fine anche dai giovani si può imparare qualcosa e tra i suoi ex compagni di squadra c'è stato anche Hulkenberg.
PODIO GARA 1: Casagrande - Ramos - Foresti
PODIO GARA 2: Fraga - Piquet Jr - Brito

INTERLAGOS - niente da fare, la stagione di Barrichello si è conclusa, sul circuito di casa, con un ottavo posto che era già un risultato migliore della Corrida do Milhao, ma sembra che non ci sia niente da fare, Rubinho non vince a Interlagos fin dai primi anni '90 e la situazione non sembra essere destinata a cambiare. :-///
PODIO GARA FINALE: Camilo - Serra - Gomes

CLASSIFICA PILOTI - in sette hanno totalizzato oltre 300 punti, con Daniel Serra vincitore del titolo. Daniel Serra 387, Thiago Camilo 366, Ricardo Mauricio 320, Felipe Fraga 313, Rubens Barrichello 310, Julio Campos 307, Gabriel Casagrande 303...


domenica 26 gennaio 2020

Ora sì che serve l'halo!!111!!11!! - per aggrapparsi mentre si sta scuotendo la testa leggendo certi commenti

Una delle novità di questo winter break è che il canale youtube della W Series ha pubblicato tutte le gare della stagione.
Mi ero ripromessa di dare un'occhiata, perché non capita tanto di frequente che un canale ufficiale di una serie pubblichi gare complete, seppure a distanza di mesi... e niente, i commenti sotto Gara 1 mi sembrano alquanto preoccupanti.
Ora, per chiarezza, ci tengo a precisare che ritengo lecita qualsiasi obiezione civile nei confronti della serie e nei confronti di alcune delle concorrenti, parte delle quali senza esperienza open wheel prima di gareggiare in questa serie. Però quello che ho letto era tutt'altra cosa.

Quello che non ritengo accettabili sono i commenti che sviliscono in modo indiscriminato chi vi gareggia per la semplice ragione di possedere un utero.
Non so voi, ma trovo orripilante un commento di questo stampo: "dovrebbero rinchiuderle tutte e 'sincronizzare i loro cicli mestruali', facendole gareggiare soltanto quando hanno il ciclo, così ci sarebbe da divertirsi". Mi rendo conto che purtroppo la convinzione dilagante che il ciclo ti trasformi in una psicopatica è anche in gran parte colpa di chi possiede un utero fa battute in propisito, ma... siamo seri?! Seriamente, dobbiamo leggere di gente che molto probabilmente ha già finito almeno le elementari che utilizza qualcosa di puramente biologico come l'ovulazione e il sangue mestruale per ridicolizzare chi ha un utero?

Ad andare a braccetto con il tizio di sopra, ho letto commenti di questo stampo:
- se le donne guidano, l'halo è necessario per evitare incidenti mortali;
- se le donne guidano, non è una categoria motoristica ma un reality show;
- Kimilainen e Gilkes (coinvolte in un incidente) o non sono veri piloti perché i veri piloti dopo un incidente dovrebbero insultarsi oppure sono delle bigotte per non averlo fatto (a questo proposito un tipo si è vantato di insultare sistematicamente la propria madre e ha dato del bigotto a chi non lo fa);
- le gare durano soltanto trenta minuti perché non ci sono veri piloti al volante (spoiler: anche le gare di F3 regionali/nazionali e di F4 durano mezz'ora).
A questo si aggiungevano anche commenti generalizzati contro QUALSIASI categoria femminile nello sport, anche quelle in cui uomini e donne gareggiano separati da sempre, sostenendo che anche il tennis femminile è inutile e che le donne non dovrebbero dedicarsi a nessuno sport, "dato che non sanno neanche camminare e respirare senza chiedere aiuto a un uomo", ha aggiunto un altro.

Non mi preoccuperei particolarmente di commenti di questo stampo se non fosse CHE ERANO LA MAGGIORANZA!
Infatti sono andata a vedere per curiosità i commenti al di sotto delle altre gare della serie e ne è venuto fuori che i commenti incel-friendly di quello stampo erano quasi assenti. Invece di esserci 400+ commenti, sotto le altre gare ce n'erano una ventina o meno, la maggior parte dei quali riguardanti: le gare eccitanti/ le gare noiose, l'impossibilità di capire chi stesse guidando quale vettura (nonostante i nomi scritti a caratteri cubitali sulle auto stesse), l'utilità/ non utilità di una categoria femminile per il futuro delle ragazze nel motorsport.
Questo è facilmente spiegabile: chi andava lì solo per fare commenti a caso, non c'era, perché si era già stancato e ovviamente non era andato oltre la prima gara (o oltre commentare la prima gara).

sabato 25 gennaio 2020

Formula E @ Santiago del Cile

Fonte: twitter ufficiale
della Formula E
Ci sono momenti in cui bisogna fermarsi un attimo a omaggiare Ma Qing Hua. Questa è la ragione per cui sono stata così lenta nello scrivere questo post, dato che l'eprix di Santiago del Cile si è svolto nella sera di sabato 18/01.
Non l'ho visto in diretta, perché ero a cena e peraltro non sono del tutto sicura che Canale 20 si veda a casa mia. Me lo sono poi guardata sul sito della Mediaset alle quattro di notte, dopo avere seguito qualche tweet in diretta per tenermi aggiornata su quello che succedeva.

Evans in pole, komehhhh si è permessohhhh? e ha anche mantenuto la posizione quando è iniziata la gara, rimanendoci per un bel po'. Chi non è rimasto né nella posizione di partenza né in gara era un terzetto di autoscontristi composto da Jani, Sims e Lotterer. Si è vista anche altra gente che limonava a bordo delle monoposto, ma quei tre sono stati gli unici che non sono sopravvissuti alle prime fasi di gara.

Nel frattempo abbiamo assistito al duello tra i Venturi Bros, che avendo come capo Susie Wolff sono un po' i Rosbilton dei poveri.
Dal duello è uscito vincente Mortara, mentre Massa è uscito vincente da un duello con un muretto. Si è ripreso con grazia, dopo essere stato chiuso dal compagno di squadra e l'ha elegantemente salutato con il dito al vento. Poi, lontano da Mortara ma vicino a livello spirituale, si è fatto da parte, per il momento, perché potessimo concentrarci su altro.

Gunther scalava le zone alte della classifica e ha vendicato l'onore delle tumblrere anti-Evans (non seguo più nessuna tumblrera anti-Evans e, in realtà, con il mio nuovo profilo seguo solo tre profili di persone normali) prendendosi la prima posizione.
Evans ne avrebbe perse altre, di posizioni, ma eravamo arrivati a un momento in cui a nessuno importava più un fico secco di Evans, non essendo più il principale candidato alla vittoria.
In più c'erano due piloti amati e rispettati come Da Costa e Vergne che stavano risalendo. Però che non si allarghino troppo: il fan favourite assoluto, vincitore ancora una volta della classifica del fanboost era...
...
...
...
...che cosa ve lo dico a fare? Concentriamoci su Da Costa e Jev, il primo dei quali ha fatto a sportellate con Mortara in corso d'opera, dando finalmente un po' di spazio a una delle Venturi, dato che Mortara è stato inquadrato mentre si ritirava.
Da Costa nel frattempo continuava la propria scalata, mentre Jev nelle fasi finali ha dovuto rientrare ai box con la macchina che gli stava cadendo a pezzi.

Da Costa è arrivato ad affiancare e superare Gunther, che però si è ripreso con un controsorpasso nel finale, vincendo finalmente la sua prima gara e diventando il pilota più giovane ad avere vinto una gara di Formula E: è un 1997, come Verstappino. Però ha raggiunto la drinking age già da tempo e, in quanto tale, non lo si può considerare un enfant prodige.
Da Costa si è accontentato della seconda posizione mentre terzo ha chiuso De Vries che però doveva scontare una penalità ed Evans si è appropriato del gradino più basso del podio e dello champagne, sempre ammesso che a Santiago del Cile si beva qualcosa.

Wehrlein chiudeva la top-5 ma è risalito al quarto posto davanti proprio a De Vries, con a seguire il fanboost man, Di Grassi e Calado. In loro compagnia doveva esserci anche Buemi, ma è stato penalizzato ed è scivolato fuori top-ten. Massa nel frattempo risaliva al nono posto a spese di Abt, penalizzato per averlo speronato, e Bird era l'ultimo pilota a vedere la luce della top-ten.
Sorprendentemente My King Juan non è arrivato ultimo, mentre - non sorprendentemente vista la sua sfiga cosmica - Brendon Bitch non è arrivato e basta. Anche D'Ambrosio non è arrivato al traguardo, e in realtà è molto probabile che non ci sia arrivato nemmeno Rowland.

Si torna in pista a metà febbraio, con l'eprix di Città del Messico, in onore del quale tuttavia non siamo sotto l'effetto dell'erba messicana: il fatto che il fanboost man stia dormendo in un van in cima alla classifica è la realtà di questo 2020. Non so quanto a lungo durerà, ma è comunque epico vederlo in testa a una classifica che non sia quella del fanboost anche se, come potete intuire anche voi, la Formula E non è poi così rilevante, fa solo da contorno alla classifica del fanboost nella quale Vandoorne vince sistematicamente.

venerdì 24 gennaio 2020

Gabbiani di Montreal: una fan fiction Vettelton

Gabbiani e gabbianelle, oggi vi presento una mia fanfic Vettelton che non tratta di ragni australiani ma di gabbiani canadesi! Guest star, anzi, protagonista assoluto, Lewis Junior, figlio immaginario di Hamilton già comparso in alcune mie fan fiction.

******

Era stata una gara bruttissima, nonostante papà avesse vinto. Vederlo sul gradino più alto del podio non era servito a consolare il piccolo L.J., che riteneva intollerabili i fatti di quel giorno.
Un Orribile Pilota Cattivo aveva attentato alla sicurezza del suo papà, tagliandogli la strada, e tutto ciò era inaccettabile. Nonostante papà avesse detto a L.J. di non allontanarsi, sentiva di avere una cosa molto importante da fare. Approfittando del fatto che il papà fosse impegnato a rispondere a un'intervista, si allontanò di soppiatto, mettendosi alla ricerca del Grande Nemico dell'Umanità.
Rischiò più volte di perdersi e qualcuno gli lanciò qualche strana occhiata, chiedendosi probabilmente che cosa ci facesse un bambino di cinque anni in giro per il paddock tutto solo.
L.J. ne approfittò per fermarsi a salutare Daniel, facendogli credere di avere ricevuto dal papà il permesso di allontanarsi proprio per andare da lui.
Vedendolo in compagnia di un adulto, le occhiate strane cessarono immediatamente. A quel punto L.J. ne approfittò per fingere di tornare da suo padre e proseguì la sua ricerca.
Individuò finalmente il Pilota Cattivo. Gli sarebbe piaciuto tantissimo strappargli dalla testa il cappellino rosso e tagliarlo a pezzi con un paio di forbici. Purtroppo non aveva con sé le forbici e, in ogni caso, sarebbero state inutili, dal momento che non sarebbe mai riuscito a raggiungere l'altezza dell'avversario di suo padre.
La sua sete di vendetta fu fermata per un attimo da una scena meravigliosa: un gabbiano appena sceso dal cielo posò le zampe sull'asfalto, a pochi metri di distanza da L.J., che si entusiasmò.
Gli piacevano tantissimo i gabbiani, quindi gli si avvicinò.
"Aaaaawwwww!" esclamò, tutto contento, "come sei carino!"
"Grock, grock, grock" gli rispose il gabbiano.
Tutto ciò era meraviglioso.
L.J. decise di fargli una carezza e si avvicinò ancora.
A quel punto il gabbiano spiegò le ali e spiccò il volo.
"NOOOOOOOOOHHHHHHHHHHHHH!" si disperò L.J., scoppiando a piangere.

***

Sebastian non si accorse della presenza del bambino finché non lo sentì urlare.
Piangeva e indicava un pennuto che si allontanava.
Gli si avvicinò.
"Va tutto bene, piccolo?"
"No" sbottò il bambino, indispettito. "Lasciami stare, io non parlo con i piloti cattivi!"
Sebastian alzò gli occhi al cielo. A volte pensava che le sue bambine fossero impossibili, ma avere a che fare con il figlio di Lewis non sembrava molto più facile.
Sorrise.
"Non sono un pilota cattivo."
"Sì che lo sei!"
"Nessun pilota è cattivo. A parte Magnussen. Lui è uno str..." Sebastian si interruppe appena in tempo. "Va beh, lasciamo stare."
"Sì che sei cattivo!" replicò L.J., tra i singhiozzi.
"Come vuoi. Però smetti di piangere. I bambini grandi non dovrebbero piangere."
"Il gabbiano è scappato."
"I gabbiani sono creature del cielo. È normale che quel gabbiano sia scappato. Dai, non piangere, sono sicuro che ne vedrai un altro, prima o poi. Chissà, magari vedrai addirittura anche una marmotta!"
L.J. si calmò all'istante.
Tuttavia era ancora fermo sulle proprie convinzioni.
"Sei un pilota cattivo!" lo accusò, per poi fargli una pernacchia. "Inoltre non sarai mai bravo come il mio papà!"
Sebastian non aveva dubbi, le sue bambine sarebbero andare d'accordo con L.J. Hamilton... nei momenti in cui non avrebbero organizzato demolition derby a bordo dei loro tricicli, quantomeno.
"Però guido una macchina molto più bella di quella del tuo papà" mise in chiaro. "Anche questo conta."
Lo lasciò spiazzato: L.J. non sapeva più cosa rispondergli.

***

L.J. non ci aveva mai pensato, prima. Aveva sempre tifato per il papà, ma in effetti Sebastian aveva ragione: la sua vettura rossa era molto più bella di quella grigio argento che guidavano il padre di L.J. e il suo compagno di squadra dallo sguardo da pazzo.
Quella considerazione cambiava le cose, forse non gli appariva più così tanto un Grande Nemico dell'Umanità come prima.
Gli chiese: "e dopo la tua, qual è la macchina più bella?"
Sebastian parve pensarci.
"Mhm... la Renault di Ricciardo."
"Aaaaawwwww!"
"Piace anche a te?"
"Mi piace Ricciardo. È simpaticissimo. Se fossi un pilota, vorrei averlo come compagno di squadra."
"Daniel è stato il mio compagno di squadra, qualche anno fa, quando tu eri appena nato."
Quella era una notizia meravigliosa.
"Credi che a Daniel piacciano i gabbiani?"
"Non lo so, ma mi ha detto che gli piacciono le marmotte. Hanno i denti da roditore, un po' come lui. Chissà, magari è segretamente una marmotta."
"Davvero?!"
"L'ho sempre sospettato."
"E tu? Sei anche tu una marmotta?"
"No, io non ho dei denti come quelli di Daniel."
"Allora sei un gabbiano?"
"Certo!"
"Sai volare?"
"Tutti i gabbiani volano."
"Quando voli?"
"Mi trasformo in un gabbiano ogni notte, quando tu dormi."
"Posso vederti, una notte?"
"No, la notte devi dormire."
"Allora mi puoi fare vedere una tua foto da gabbiano?"
"Non posso farmi scattare delle foto, quando sono gabbiano. Nessuno lo deve sapere, è un segreto. Tu sei l'unico con cui ne ho mai parlato e, quando sarai più grande e potrai andare a letto più tardi, ti farò vedere che lo sono davvero."
Era una storia bellissima.
L.J. aveva già deciso di declassare Sebastian da Grande Nemico dell'Umanità a Male Necessario, ma non era abbastanza.

***

Sebastian era soddisfatto di se stesso: era riuscito in pochi minuti a far calmare L.J. che, nel frattempo, sembrava non pensare più all'assurdo "incidente" capitato durante la gara. Sarebbe stato opportuno spiegargli che non c'era nulla di irregolare in quello che Sebastian aveva appena fatto, ma non era fondamentale: parlare di gabbiani sembrava un'alternativa di gran lunga migliore.
Un pennuto intervenne inaspettatamente ad incrementare il suo punteggio: un vero gabbiano infatti volò verso di loro e si posò al suolo a meno di due metri di distanza.
Sebastian gli si avvicinò lentamente.
Il gabbiano alzò lo sguardo verso di lui.
Sebastian cercò di imitarne il verso.
"Grock, grock, grock."
L'uccello si avvicinò e si mise a gracchiare.
In quel momento, Sebastian si rese conto di avere definitivamente conquistato il cuore di L.J. che, quando il gabbiano si allontanò, si mise a guardarlo con ammirazione.
"Wow!"
"Te l'avevo detto che sono un gabbiano, quindi posso parlare con gli altri gabbiani."
"Sei un mito!"
"Grazie."
"Ce l'hai un pennarello?"
La domanda era anomala, quindi domandò al bambino: "Cosa ci devi fare?"
L.J. si era già tolto il cappellino della Mercedes che portava sulla testa.
"Hai un pennarello?" ripeté.
Sebastian ne aveva uno in tasca, l'aveva usato per firmare un autografo.
Glielo diede. Il figlio di Lewis scrisse "L.J." a caratteri cubitali sul cappellino, poi glielo porse.
"Questo è un regalo per te."
Uno scambio era doveroso.
Sebastian si tolse il proprio cappello e si mise in testa quello di L.J., anche se avrebbe dovuto nascondersi, per evitare di essere ripreso con un cappellino della Mercedes in testa.
Firmò il proprio e lo mise in testa a L.J.: "Questo, invece, è tuo."
Proprio in quel momento Lewis fece la propria comparsa, rimproverando il figlio.
"L.J., perché te ne sei andato in giro tutto solo senza chiedermi il permesso? E perché vai a disturbare le persone senza motivo? Non..."
Sebastian lo interruppe: "Non mi stava affatto disturbando. Anzi, è un bambino fantastico. Vero, L.J.?"
"Grock, grock, grock."
La risposta del piccolo Hamilton lo fece andare in brodo di giuggiole.
"Bravo, L.J., chissà, magari da grande anche tu diventerai un gabbiano!"
"Di sicuro non diventerai un ferrarista, però" puntualizzò Lewis, rivolgendosi al bambino. "Forza, togliti quel cappello e restituiscilo a Sebastian."
"No" replicò L.J., con fermezza. "Me l'ha regalato."
"Confermo" disse Sebastian. "Lui, invece, mi ha regalato il suo. Siamo diventati amici, io e tuo figlio. Vero, L.J.?"
"Sì. Ora ho un amico gabbiano."
Sebastian gli scoccò un'occhiataccia.
"Sbaglio o era un nostro segreto?"
L.J. si nascose dietro al padre.
Sebastian lo andò a stanare e gli scompigliò i capelli con una mano.
"Non importa. A tuo padre lo possiamo dire. Chissà, magari è un gabbiano anche lui..."


domenica 19 gennaio 2020

Sophia non al volante, auto-gloroficazione costante

"She moves like she don't care
Smooth as silk, cool as air
Oh, it makes you wanna cry
She doesn't know your name
And your heart beat like a subway train
Oh, she makes you wanna die"
- Blondie, "Maria"

Modelle sorridono ai box dopo essersi vendute al marketing
(didascalia comprensibile soltanto a fine post)
Carissimi motori al berilio (se non sapete di cosa sto parlando, non preoccupatevi), l'argomento donne nel motorsport, come avrete capito, mi tocca molto nel profondo, e oggi andiamo a parlare di un argomento che avrei voluto evitare, ma che non evito perché c'è un'altra questione che mi tocca nel profondo. Ci occupiamo di un articolo uscito sul sito in lingua inglese todayheadline.com, che cita altre testate.
L'argomento è relativo alle dichiarazioni di Binotto secondo cui la Ferrari ha intenzione di aprire il proprio junior team, nel futuro, anche alle ragazze, in quanto al giorno d'oggi è giusto non avere pregiudizi nei confronti delle ragazze che intraprendono una carriera motoristica. Per intenderci, sono le stesse dichiarazioni per cui qualche giorno fa non si sono sprecati commenti agghiaccianti contro probabili kartiste che frequentano al momento le scuole medie.

Indovinate quale ragazza del mondo del motorsport è stata l'unica voce fuori dal coro che trova disdicevole queste dichiarazioni? Secondo cui l'intento di "aprire alle ragazze" il proprio futuro è nientemeno che sessista? Esatto, la stessa che afferma che i ragazzi son piloti migliori delle ragazze.
Ho visto la prima parte di questa cosa accadere in diretta su Twitter e sono rimasta abbastanza basita, volevo commentare la cosa, poi mi sono detta "no, meglio non farlo, perché sicuramente non ho capito".
Credo che sia giusto precisare che non sono una grande amante del concetto di "quote rosa", perché generalmente mi sembra un contentino. Sono convinta che uomini e donne debbano avere le stesse opportunità e che se, in quanto donna, ho un'opportunità, debba essere perché sono in grado e non perché una legge o una consuetudine lo impone. Però non ho visto nulla di sgradevole nelle dichiarazioni che sono passate.

L'ho interpretato come: finora non abbiamo mai considerato molto le ragazze, ma adesso terremo gli occhi aperti sulle giovani kartiste, nel tentativo di ingaggiarne una che possa avere il suo valore di mercato. Stesso discorso che viene applicato a qualunque ragazzo, solo, decidendo di insistere anche a cercare talenti futuri tra le ragazze. La motivazione dichiarata è non avere più vecchi pregiudizi, o qualcosa del genere. Per quanto io possa sforzarmi, non riesco a vederci niente di negativo e, ve lo assicuro, sono una che, se vuole trovare qualcosa di negativo a tutti i costi, può riuscire a trovarlo.
Devo dire che Sophia Florsch c'è riuscita con successo, proprio quando c'era gente che sosteneva che potesse essere lei una potenziale junior Ferrari (la versione italiana di motorsport.com dice anche che si sia offerta personalmente alcune settimane fa quando la dichiarazione girò la prima volta e che sia stata rifiutata, facendo quindi commenti contrari, ma facciamo finta in questo post di non averlo mai letto, perché sono altri gli argomenti su cui voglio focalizzarmi).

All'indomani dei suoi tweet contro l'apertura della Ferrari alle donne, avrebbe rilasciato dichiarazioni che sono state riportate dall'articolo che stavo leggendo, appunto. Si iniziava con "l'utilizzo delle ragazze per questioni di big money è sessista". Sì, può essere, se stessimo parlando di una onlus o una cosa del genere. Il punto è che il mondo del motorsport non è una onlus. Gli sponsor investono su di te, pilota, perché hai un valore o come pilota o dal punto di vista commerciale. Questo succede sia che tu sia uomo sia che tu sia donna.
Svegliati, Sophia, non è che fino all'altro ieri hai vissuto in un monastero tibetano in cui ci si nutre dei frutti della propria terra coltivata in prima persona.

Sei pilota da quando eri bambina, hai pubblicato un'autobiografia a quindici anni e tu stessa ti sei sempre posta come un elemento di marketing. Vuoi essere trattata come pilota normale quando fa comodo, ma come donna quando è più conveniente, sostieni che non ci sono differenze tra uomini e donne, poi sei tutta un "girl power", "race girl", "racing against the boys", snobbi qualsiasi altra ragazza per hobby e dai per scontato che una futura ipotetica Ferrari junior (al giorno d'oggi probabilmente una kartista di 11 anni) si stia per guadagnare il posto vendendo la propria immagine.
Ma niente, lo sappiamo tutti che la gente non ti giudica come pilota, ma solo per le foto da fitness girl in top e shorts che posti sui tuoi canali social. E non vedo niente di male in tutto questo, né vedo per niente in chiave positiva il fatto che nessuno dica niente sul fatto che Alex Yoong una ventina d'anni fa sbattesse le proprie natiche in copertina, mentre la tua scollatura sia un grandehhhh scandalohhhh. Deciditi: se scegli di vendere la tua immagine, peraltro in maniera a mio vedere piuttosto rispettabile, sarebbe altrettanto rispettabile non scagliarsi a spada tratta contro chi la compra.

Altre fonti che ho consultato per schiarirmi le idee riportano come la Florsch sia indignata perché nessuna donna viene presa in considerazione. Indovinate chi ha usato come esempio?
Questa era facile: Jamie Chadwick. Secondo la Florsch sta sprecando due anni della propria carriera a correre contro elementi di poco talento nella W Series, invece di gareggiare ina altri campionati.
No, fermi tutti. La Chadwick gareggia *ANCHE* nella W Series. Attualmente sta prendendo parte alla Formula 3 Asiatica, che è essenzialmente la variante asiatica della F3 Regional dove la Florsch gareggia in Europa. Ci sono sedici piloti, di cui quattordici ragazzi. In base al numero di peni e di testicoli, unità di misura del talento secondo la Florsch a quanto pare, c'è più talento nella F3 Asia che nella sua versione europea.
Veramente, cos'è questa storia del "o questo è quello"? Se corri nella W Series non corri davvero nella F3 Asia mi sembra la versione motorsport del se ti piace studiare allora non può piacerti andare in discoteca della tarda adolescenza. Sophia, ti prego, contieniti.

Invece no, non si contiene, perché accanto alla Chadwick che non gareggia contro uomini, sostiene che il Ferrari Junior Team non le darebbe le stesse chance che dà a Mick Schumacher e che questo è sessista.
Devo commentare?
Sì, devo.
Devo per forza, perché il mondo è pieno di gente che ha elogiato la Florsch per avere puntualizzato che, diversamente da altri che hanno un cognome famoso, lei non abbia la strada spianata.
Ora, il concetto di "cognome famoso" e "strada spianata" possono tranquillamente andare a braccetto l'uno con l'altro. Il fatto che Mick Schumacher non meriterebbe tutta questa attenzione ha il suo senso, così come a onore di cronaca non penso che se la meriti ugualmente Callum Ilott, con risultati analoghi ai suoi in F2 e ugualmente membro del Ferrari junior team, solo che conoscere Schumacher è mainstream, conoscere Ilott è da colti. Non so cosa dire, evidentemente criticare i piloti del Junior Team Ferrari e tacciarli tra le righe di rubare il volante a piloti di talento in Formula 1, nonostante gareggino in serie minori, è la nuova moda del momento. Oserei dire che non è la prima volta che un simile argomento viene di moda, ma andrei off topic e ci sono già abbastanza cose da dire senza inerpicarsi lungo una simile via.

Palmares a confronto
Torniamo al confronto totalmente a caso tra Schumacher e Florsch e... no, dai, non prendiamoci in giro. Questi qui sono i risultati di Schumacher e quelli della Florsch dal loro debutto a oggi. So che è uno stamp di Wikipedia, ma ho seguito una parte di quei campionati e vi posso assicurare che Wikipedia non se li è inventati, ho scelto uno screenshot di quel sito solo perché è schematico abbastanza da capire che aria tira. Aggiungo che, nel caso della Florsch, i risultati open wheel iniziano dalla Formula 4.
Ora, dimenticatevi per un attimo che uno ha un cognome famoso e l'altra è una ragazza. Questa sta dicendo tra le righe di *meritarsi la stessa attenzione* di uno che è arrivato secondo in un campionato in cui lei è arrivata diciannovesima (mi sono sbagliata sul sedicesima) e che ha vinto un campionato in cui è arrivata ventiduesima conquistando un solo punto, di uno che al giorno d'oggi conta ventiquattro vittorie su vetture a ruote scoperte, mentre lei controbilancia con due piazzamenti a podio. E hanno corso nelle stesse categorie, quindi il fatto che lei corresse in serie più difficili sarebbe inventato. Perfino fingendo che la Formula Regional 2019 fosse allo stesso livello della F3 Europea (e non lo era dato che c'erano tra le dieci e le tredici vetture di cui un paio guidate da piloti pseudo-amatori), dal confronto dei loro palmares ne, viene fuori un risultato univoco: al giorno d'oggi, se questa ragazza ha del potenziale, è ben lontana dall'averlo messo in mostra.

Sophia, sei sicura di quello che dici? Sostieni di volere essere scelta PER MERITO E NON PERCHE' DONNA. Pensi davvero che, se qualcuno ti offrisse le stesse possibilità che offre a un pilota che era un front runner nelle serie minori in cui tu stavi a centro gruppo nel migliore dei casi e in cui arrivavi tra gli ultimi nei peggiori, senza particolari miglioramenti durante il tuo percorso di crescita, lo farebbe *per merito e non perché sei donna*? Dai, ci vuole coerenza nella vita. Vuoi davvero fare carriera facendo la versione motorsport della femminista delle medie formato Tumblr (per intenderci, ragazzine che non sono mai uscite di casa e che conoscono la vita solo grazie ai reality show e ai social network bimbominchia-friendly, e che seppure spesso ispirate da idee positive finiscono per fare la figura delle cretine perché si limitano a parlare spesso a caso di cose che conoscono solo in teoria)?
Ti ricordo che perfino Pippa Mann è in grado di mettere in luce positiva i propri risultati e, considerando che ha un curriculum peggiore del tuo in Europa e che l'ha salvato dimostrandosi presentabile sugli ovali, non è che non riuscire a fare la stessa cosa ti renda onore.
Ti ricordo inoltre che, se vuoi fare qualcosa per le donne nel motorsport, ne hai la possibilità. Però evidentemente spargere m*rda su di loro, perché non sono te, è un'alternativa più facile.

Adesso parliamo del punto dolente, perché tutto quello che ho detto finora fa parte delle cose che posso tollerare senza difficoltà. Certo, tollerare qualcosa non significa dovere dire "sìsì, hai ragionehhhh!!11!!!1! idolahhhh!!!11!" e ignorare la palese incoerenza di certi ragionamenti, ed è per questo che ho parlato degli argomenti che sembrano interessare a Sophia più di qualsiasi altra cosa. La Chadwick è vista come donna immagine della W Series e non è la prima volta che la Florsch fa commenti su di lei. Schumacher invece è cugino del fidanzato di Vivien Keszthelyi, a suo tempo screditata dalla Florsch stessa: il fatto che abbia parlato di lui e non di altri piloti del Junior Team Ferrari (tra cui un avversario contemporaneo di Sophia che ha ugualmente un cognome famoso) mi fa sentire una certa puzza di bruciato. Ma freghiamocene, perché qualunque cosa abbia contro la stirpe dei Keszthmacher non ci tocca.

Adesso cito le testuali parole riportate da Today Headline. Preciso che, ovviamente, non ho la *prova* che la Florsch le abbia dette, però così sono state riportate... e niente, ho la pelle d'oca solo a pensarci.
"There have been a few women in the past that were supported by F1 teams, but only stood to grim and smile at the camera". Essenzialmente, ci sono stati team di F1 che hanno ingaggiato delle donne, ma queste donne si facevano solo inquadrare dalle telecamere facendo smorfie o sorridendo.
Ammetto che questa definizione mi ricorda molto quello che faceva Carmen Jordà nel box della Lotus/Renault... ma la Florsch sta cadendo pienamente nello stesso tranello del presunto tifoso ignorante, quello tacciato di conoscere solo la Jordà e di pensare che tutte le donne siano la Jordà.

Per quanto costei e il team per il quale posava abbiano a suo tempo avviato una collaborazione alquanto discutibile per i proclami che facevano, che sarebbe stata evitata ingaggiando ufficialmente la Jordà come spokewoman e facendola passare per pilota semi-amatoriale che non aveva avuto successo in GP3 e che si era reinventata come modella, quello che la Florsch avrebbe affermato dovrebbe riguardare *SOLTANTO LA JORDA'*, non essere esteso in modo assolutamente random ad altre.
Questo non significa che le donne che sono arrivate in F1 come tester non abbiano avuto la strada aperta dal fatto di essere donne, perché per una parte è stato così. Però ci vuole un po' di rispetto nella vita e, cara Sophia, fammi il piacere di tacciare di avere solo sorriso o fatto smorfie invece di guidare solo chi non ha guidato.

Correva l'anno 2014/2015. Susie Wolff, peraltro capo della Florsch nel progetto Dare to be Different di cui Sophia stessa è ambasciatrice, dopo avere completato brillantemente un rookie test, girando su tempi ritenuti sorprendenti per una che aveva pochi e lontani anni di open wheel alle spalle e anni di scarso successo nel DTM, partecipava ad occasionali sessioni di prove libere e a test prestagionali. Non so se mi spiego: scendeva in pista e guidava come tutti gli altri, non stava nel box a grattarsi la fi*a, cosa di cui le tue parole la tacciano.
Correva l'anno 2019: Tatiana Calderon non ha speranze di arrivare nemmeno a quei livelli, però ha guidato la Sauber/Alfa Romeo in test esterni. Capisco che magari era lenta abbastanza da pensare che si stesse grattando la fi*a nel momento in cui guidava.

Correva ancora una volta l'anno 2014: Simona De Silvestro, pilota di discreto successo negli Stati Uniti, con un podio all'attivo in Indycar, dove non era una Dixon 2.0 però aveva risultati di tutto rispetto, venendo considerata particolarmente ferrata sui circuiti cittadini, a mia memoria mai vista nel box della Sauber, è diventata pilota affiliata del team. Probabilmente la donna di maggiore successo che sia salita su una Formula 1 di recente, partecipava a due sessioni di test con lo scopo di arrivare al chilometraggio che serviva, ai tempi, per ottenere la superlicenza e diventare friday driver, con un potenziale qualcosa di più in futuro. Poi perdeva la propria sponsorizzazione (qualcosa che aveva a che vedere con le centrali nucleari, credo) e il progetto si arenava una volta per tutte. Però, ne sono certa, nemmeno lei si stava grattando la fi*a.

Ma niente, ancora una volta, con un po' di sforzo, posso arrivare a considerare tutto questo come una debolezza umana comprensibile. Quello che non capisco arriva adesso e lo capisco ancora di meno da parte di una che ha spiccato il volo, si è ribaltata al di là di una rete ed è sopravvissuta senza danni permanenti. A questo punto dovrebbe essere almeno in grado di portare un minimo di rispetto alla vita altrui...
Invece no, a quanto pare. Correva l'anno 2012: Maria De Villota, terza pilota Marussia, sprovvista di superlicenza, prendeva parte a un test aerodinamico. Uscita di pista dopo un testacoda, si schiantava contro un camion del team parcheggiato in una via di fuga. L'impatto era violento al punto tale da spezzarle in due il casco, provocarle la perdita di un occhio e un gravissimo trauma cranico. Sopravvissuta all'incidente, moriva un anno più tardi, per le conseguenze dei danni cerebrali riportati nell'incidente.
Avanti, Sophia, proprio tu che hai visto la morte in faccia, fai uno sforzo e datti una risposta: credi che la De Villota sia morta perché aveva fatto troppe smorfie o troppi sorrisi davanti alle telecamere?
Per soli tre giorni, la Florsch ha evitato di fare la sua dichiarazione sulle donne che in F1 in occasione di quello che sarebbe stato il quarantesimo compleanno della De Villota.

NOTE:
- la foto della De Silvestro viene da motorsport.com, chiedo scusa al sito per avere tagliato a metà il loro logo, ma non sono riuscita a fare altrimenti facendo il collage con una app;
- le foto delle altre le ho trovate su Google e non sono riuscita a risalire alla fonte originale.


sabato 18 gennaio 2020

Epic Fail @ Abu Dhabi

È nei weekend come questi in cui sento quanto la vita di un'appassionata di motori possa essere difficile, in certi momenti. Rimpiango i vecchi tempi, quelli in cui, quando ero bambina, mio padre mi raccontava che in Formula 1 ci avevano gareggiato anche delle donne e mi citava la Lombardi e la Amati. Io reagivo in un modo che, nel linguaggio contemporaneo, potrebbe tradursi in un "wow, ma who kers?", tenendo gli occhi puntati sui vari Hakkinen, Schumacher e Villeneuve di turno, sbattendomene le pa**e di tutto quello che succedeva intorno a loro.
Poi le cose sono cambiate, sono cresciuta, è arrivata l'epoca della Danica-mania e "La Repubblica" dedicava un trafiletto alla Patrick quarta a Indianapolis dopo essere stata in testa. Era l'epoca in cui le donne proliferavano nelle varie serie, per poi finire, parte di loro, tutte in Indycar. Era l'epoca in cui si parlava occasionalmente della possibilità di avere una donna in Formula 1, ma non c'era tutto il peso che vi si dà al giorno d'oggi. Ho l'impressione che alle ragazze delle formule minori venga passato questo messaggio: se arrivi in Formula 1 bene, se non ci arrivi, sei una fallita.

Non è così che dovrebbe funzionare il motorsport. O meglio, l'obiettivo della Formula 1 è più che valido, ma sembra che si voglia sminuire qualsiasi altra prospettiva. Esistono Indycar e Formula E, parlando di ruote scoperte. Esistono altre categorie di primo piano, esiste l'endurance, esiste il DTM, esiste la NASCAR, e così via. Questa idea di associare il concetto di successo alla sola Formula 1 a lungo andare può essere controproducente, specie considerando quale sia l'attuale percorso per arrivare in Formula 1 e quali siano i numeri.
Ora, vorrei chiarire un concetto: la questione dei punti superlicenza ha il suo senso. Ha anche delle pecche, a mio vedere, ma ha il suo senso. Una pecca è la questione della scadenza nel tempo dei punti superlicenza. Se un pilota fa tre anni buoni tra Formula 4 e Formula 3, può ottenere i punti necessari per debuttare in Formula 1. Però, se va in Formula 2 e fa un paio di stagioni negative, li perde: un pilota che oggi è ritenuto preparato per la Formula 1 potrebbe non esserlo più tra due anni, nonostante abbia più esperienza. L'altra grossa pecca è che non tutti i piloti hanno il budget necessario per gareggiare in F3 internazionale e F2 e per farlo full-time a lungo abbastanza da ottenere sufficienti punti superlicenza anche solo per prendere parte a una sessione di prove libere.

Di conseguenza, è vero che la Formula 1 è "l'obiettivo", ma ci sono tante valide alternative più economicamente sostenibili e, se già i numeri delle ragazze a livello di F4 sono bassissimi in confronto a quelli dei ragazzi, a mio parere non è bene far passare il concetto che, se tra un centinaio di ragazzi escono un pilota di Indycar e due di endurance ed è già un successo, tra le cinque o sei ragazze debba esserci per forza una futura F1 per parlare di risultati positivi.
Con questo non voglio dire che per le ragazze ci siano solo lati negativi. Anzi, se sono delle straf*ghe o delle ragazze acqua e sapone a cui bastano un filo di trucco e l'abito da sera per apparire belle, hanno delle qualità che possono essere sfruttate dal punto di vista del marketing. La cosa ingiusta, da questo punto di vista, è che quelle che non hanno queste doti rischiano di prenderlo in quel posto molto di più di quanto non succeda a un ragazzo che non ha un volto che buca lo schermo. Oppure che vengano prese di mira per la loro immagine. Ecco, diciamolo a chiare lettere: l'immagine delle ragazze del motorsport conta troppo, qualunque essa sia. Non parlo solo di quelle che posano in costume da bagno. Parlo anche di quelle, prevalentemente mediorientali, che posano rispettando il dress-code islamico, quando in realtà nelle foto non ufficiali se ne vanno in giro in mezze maniche e con i capelli al vento.

Più il tempo passa e più ho l'impressione che la sorte stia congiurando contro la rappresentazione femminile nel motorsport e che l'effetto primario delle stelle allineate contro sia quello di glorificare oltremodo alcune persone e di finire, per certi versi, per demonizzarne delle altre.
Il confronto donna vs donna viene sempre messo in rilievo, talvolta addirittura dalle dirette interessate, ma non in senso positivo, quanto piuttosto con il risultato di sminuire i risultati di chi ha più possibilità di cadere "vittima" del confronto diretto e di mettere su un piedistallo chi non ce l'ha.
Così un mese e mezzo fa veniva fuori la storia di "Amna Al Qubaisi, prima ragazza ad avere vinto una gara su una monoposto", glorificata come pluricampionessa e come unica vincitrice della Formula 4. La realtà dei fatti ci svela che la Qubaisi ha disputato due stagioni in F4 italiana senza ottenere nemmeno un punto (spoiler: la F4 italiana è un campionato che conta tra i propri passati vincitori Lance Stroll), classificandosi oltre la trentesima posizione in classifica generale. Poi è andata a fare la guest driver nella F4 Emirati in un exhibition event, in cui tendenzialmente gareggiano ragazzini appena arrivati dai kart e che magari non hanno neanche mai visto la pista che per lei è quella di casa.

Brava a vincere, questo sì, ma non facciamone un genio incompreso e non mettiamola su un piedistallo a spese della sorella Hamda. Quest'ultima, da quando è iniziata la stagione ufficiale, ha mandato in vacca più pole position di un Mark Webber in crisi esistenziale, portando a casa tre secondi posti su sette gare disputate (di cui almeno cinque tra pole position ottenute sul campo e pole position da reverse grid), così, a colpo d'occhio, non sembra neanche una futura gloria dell'automobilismo... ma diversamente da Amna, Hamda è poco più di una kartista che gareggia contro dei poco più che kartisti, c'è una certa differenza tra giocarsela alla pari a parità di esperienza e andare a gareggiare con degli inesperti per essere al loro livello.
So che riporre tante speranze in Hamda Al Qubaisi non offrirà molte garanzie, per il futuro, ma ci spero ancora, ogni volta, che possa centrare una vittoria e che possa dare un po' di speranze in un momento in cui c'è chi si auspica che un giorno Amna possa entrare, per meriti sportivi, nel junior team della Ferrari. Per come la penso io, sarebbe meglio andare a stanare qualche kartista e a sponsorizzarla.

Se non altro, comunque, Amna Al Qubaisi ha avuto l'accortezza di vincerla, una gara su una monoposto, impresa che altre non hanno centrato. Sophia Florsch, infatti, basa la propria glorificazione sull'avere ottenuto due piazzamenti a podio nella F4 ADAC e sull'avere ottenuto un punto nella sua stagione d'esordio nella F3 europea (quel campionato in cui quei due scarsoni di Mick Schumacher e Dan Ticktum si giocavano il titolo, per fortuna c'era quel purissimo angelo dal talento cristallino della Florsch a classificarsi ventesima per risollevare le sorti del campionato - non fraintendetemi, spero sempre in lei, ma sembra deludere le mie aspettative tanto quanto le altre) e per non essere mai andata a podio nella F3 Regional, dove il suo margine di confronto non è considerato quello degli altri piloti, ma Sharon Scolari... esperienza sulle open wheel verosimilmente zero prima del 2019 e a completare l'opera corre con un team di famiglia, facendo da fanalino di coda.
L'hobby dell'intera popolazione mondiale è confrontare la Florsch con la Chadwick, nonostante non abbiano mai gareggiato nello stesso campionato. La Chadwick viene tacciata di avere ottenuto più vittorie perché ha gareggiato in campionati meno importanti e, in più, in qualità di campionessa della W Series, sembra che dai suoi risultati dipenda il destino di tutte le sue colleghe del campionato femminile.

Non mi ritengo una tifosa di Jamie Chadwick (ma come carattere mi sembra di gran lunga preferibile alla sua collega), ma mi sono illusa. O meglio, all'inizio non mi sono illusa: quando ieri ho scoperto che sarebbe partita dalla pole nella seconda gara del weekend della F3 Asiatica, mi sono detta che tanto non avrebbe vinto, quindi era meglio non farsi illusioni.
Poi, stamattina, verso le nove, ho letto il risultato della gara, terminata da un'ora o giù di lì e non trasmessa: in testa dall'inizio alla fine, segnalata come vincitrice nel risultato provvisorio. Mi sono detta che oggi, finalmente, era un giorno importante per le donne nel motorsport.
Invece no, non lo era. Dopo quattro ore, e lo ripeto, dopo QUATTRO ORE, la Chadwick è stata penalizzata per un jump start, cosa che, se ci sono dei sensori, che sicuramente ci saranno, sarebbe stato sufficiente dopo tre giri di gara dirle "hai anticipato la partenza, te ne puoi anche andare a casa".
Ancora una volta si ripeterà la stessa triste storia. Nonostante la Chadwick stia ottenendo risultati di maggiore successo, rispetto alla Calderon, ci sarà di nuovo chi dirà che, non staccandola di un abisso, dimostra che nessuna donna è abbastanza valida per gareggiare nelle open wheel.

venerdì 17 gennaio 2020

Sogno di una notte di mezzo winter break

Quando la sveglia mi è suonata, stamattina, stavo sognando la Formula 1. Stavo sognando qualcosa di incredibilmente confuso, che mixava più luoghi e più epoche.
Ero in una casa che non era la mia, né quella in cui abitavo prima. Stavo guardando TV8, che si vedeva bene, dopotutto non mi ero portata dietro l'antenna condominiale. Era sabato e trasmetteva una gara di contorno del GP degli Stati Uniti: la Formula 4 Emirates.
Cercavo di capire dove fosse Hamda Al Qubaisi, e in quella casa c'erano anche una mia amica e suo fratello. Suo fratello non lo vedo da una decina d'anni, ma in quel sogno si metteva a parlare di calcio con mio padre, quando quest'ultimo entrava in casa.

Niente, non riuscivo a identificare la posizione della Qubaisi, mentre sentivo che le qualifiche si sarebbero svolte alle 15.15 iniziando un po' in ritardo a causa dei ritardi nelle gare di contorno.
Non ero molto contenta: erano passate tre o quattro settimane dal GP precedente, quello d'Italia (non è chiaro che cosa fosse accaduto alla stagione asiatica, depennata dal calendario a quanto pare) e non vedevo l'ora. Però dovevo andare ad assistere a una lezione universitaria, quel sabato pomeriggio. Sono un po' creepy questi sogni in cui, a distanza di anni, sogno di essere ancora all'università.

Poi arrivavano le 16.30, ero nei pressi di un'aula universitaria sconosciuta e ricordo di avere preso un autobus, prima, per arrivare lì. La lezione era iniziata da poco, per forza di cose, ma stavamo già facendo una pausa. C'era gente che parlava e io controllavo i risultati della qualifica su Twitter, con il cellulare. Facevo quello che farei ora in un contesto totalmente diverso.
Su Twitter c'era chi aveva modificato uno screenshot del risultato delle qualifiche, con la grafica odierna, mettendoci il nome di Sophia Florsch e sostenendo che era più forte di Hamilton.
Nella realtà Hamilton era in pole, con Vettel secondo a fianco a lui. Guidavano rispettivamente una Mercedes e una Ferrari, sembrava di essere davvero ai giorni nostri, al massimo un anno fa o due.

Però, poi, leggevo il nome di Ma Qing Hua, tredicesimo. Esclamavo, con qualcuno che mi stava accanto: "una Marussia in Q2!"
Mi sorprendeva che fosse proprio MQH, che fino a quel momento non aveva cavato un ragno dal buco, non avrei scommesso un centesimo sul fatto che fosse stato uno dei migliori piloti Marussia di sempre in qualifica.
Poi, con quella naturalezza che esiste soltanto nei sogni, scorrevo più un giù, a guardare chi fosse uscito in Q1. Sull'altra Marussia, Bianchi era diciottesimo.

Ironia della sorte, questo sogno è arrivato proprio oggi, a distanza di esattamente quattro anni e mezzo dalla sua morte. Ed è venerdì, come quel giorno. :-///

mercoledì 15 gennaio 2020

Donne, motori e trogloditi

Non so se ne siete al corrente, ma qualcosa come dodici o tredici anni fa esistevano discussioni, sui forum americani, dall'alto contenuto culturale. Thread in cui si parlava di chi fosse più bella tra Sarah Fisher, Danica Patrick e Milka Duno, ad esempio.
Non ci vedo niente di male. Lo so, non è un argomento prettamente motoristico, ma moderando un forum motoristico so che non sempre sui forum motoristici si parla di motori. Noi, ad esempio, una volta abbiamo organizzato un torneo su chi fosse il pilota più bello dei giorni nostri e su chi fosse il campione del mondo più bello. Complimenti a Button, vincitore di entrambi i tornei.
Ci sta che lo stesso discorso possa essere applicato anche alle donne, dopotutto nella vita commentiamo spesso e volentieri l'aspetto esteriore di chiunque. Finché lo si fa con rispetto e moderazione, credo che sia abbastanza umano. Magari un po' da scuole medie, ma in fondo siamo tutti un po' ragazzini/e dentro!

Purtroppo la questione delle donne nel motorsport al giorno d'oggi sta ricevendo sui social un trattamento decisamente più inquietante di quello dei vecchi tempi.
Ieri, su twitter, ne ho avuto l'ennesima conferma. Vedendo un tweet che annunciava che la Ferrari ha dichiarato che in futuro prenderanno in considerazione anche delle ragazze per il loro junior team, ho letto commenti che mi sembravano abbastanza creepy.
Peraltro si parlava soltanto di teoria, quando di fatto ci sono stati team che hanno avuto delle ragazze nel loro junior team, in passato. Beitske Visser, ad esempio, molti anni fa era membro del Redbull Junior Team e, come tale, ha avuto la stessa carriera di tanti suoi colleghi maschi.
Sembra che ai tempi (antichi abbastanza perché qualcuno potesse ipotizzare che la Visser fosse la futura star del motorsport olandese, quindi Verstappino doveva ancora salire su una monoposto) non ci fosse tutto questo accanimento nei suoi confronti.

Ieri ho assistito ad accanimento gratuito nei confronti di... nessuno di preciso. Probabilmente kartiste che al momento avranno neanche quattordici o quindici anni, generiche, che potrebbero un giorno entrare a far parte del programma dei giovani piloti Ferrari. E' stata rivolta loro l'accusa di essere meri elementi di marketing, di attirare click, di essere delle scarse, di essere il malehhhh assolutohhhh per la Ferrari (junior team! quel junior team da cui è arrivato Leclerc e basta, o al massimo si può contare anche Massa anche se ai tempi non si parlava di junior team, due piloti nell'ultimo ventennio)...
...
...
...e lo ribadisco, accuse rivolte a GENTE SENZA IDENTITA' BEN PRECISA, VEROSIMILMENTE ATTUALI BAMBINE. Non so se vi sembra normale come cosa, a me non tanto.

In più c'è un'altra questione. Ho visto nomi di piloti uomini, legati alla Ferrari e non, tacciati di essere *già* equiparabili a delle donne, in quanto non sono validi abbastanza per essere considerati veri uomini.
Spiegatemelo. Spiegatemi che senso ha. Piloti non ritenuti validi abbastanza per la Formula 1 o per la Ferrari o per qualsiasi cosa di cui si parli, o molto più probabilmente piloti che non piacciono a chi scrive certi commenti, chiamati donne per insultarli.
A questo punto mi viene un dubbio... chissà se usano assorbenti esterni oppure tampax. #SorryNotSorry, so che era una polemica diversa, quella, ma ci ho trovato comunque un piccolo punto di contatto.

Questo è quanto accadeva ieri. Oggi la situazione è peggiorata, e di parecchio, facendo apparire ogni rimostranza espressa civilmente nei confronti delle donne pilota come cultura allo stato puro.
Mi spiego meglio, se una persona dubita che le donne possano competere alla pari con gli uomini citando questioni come la capacità di un corpo femminile di reggere la Forza G, senza preoccuparsi del fatto che non esiste una legge universale in cui tutti gli uomini e tutte le donne sono uguali tra di loro e senza pensare al fatto che i piloti debbano fare un certo tipo di training, allora possiamo intavolare una discussione sensata. La stessa esistenza di un campionato minore femminile potrebbe servire a dimostrare che non sono tutte uguali. E in ogni caso, è ben diverso dal *denigrare* chi compete contro gli uomini.

Aggiungo anche che, di per sé, il ritenere più opportuna l'esistenza di categorie separate, potrebbe non essere ritenuto denigratorio di per sé, se si portassero argomentazioni puramente biologiche.
Oggi siamo arrivati a un livello di gran lunga superiore a tutto ciò. Si è passati al denigrare e ridicolizzare le ragazze per il semplice volere competere, contro uomini o donne che siano.
Il messaggio di fondo che passa è questo: voi ragazze non solo non potrete mai gareggiare in campionati misti, ma non dovreste nemmeno gareggiare in campionati femminili. Citatemi altri sport per i quali valga un simile discorso, sono curiosa...

A peggiorare la situazione, le presunte potenziali ragazze del junior team Ferrari vengono prese in giro con stereotipi sessisti della peggiore qualità.
Cose del tipo: vi hanno mai insegnato che dovreste indossare abiti eleganti e andarvene in cucina? Neanche costruire degnamente uno stereotipo coerente, peraltro. Un abito elegante per cucinare? Magari avessero detto di indossare un abito elegante e poi andare a fare shopping avrebbe potuto avere almeno una sua coerenza logica.
E poi siamo ancora al livello del sapere fare solo "cose da donna" o solo "cose da uomo"? Tra le donne del motorsport non ce n'è nessuna che indossa abiti eleganti? Nessuna che sa cucinare bene? Nella vita reale non ci sono persone che fanno sia cose viste tradizionalmente come maschili e cose viste tradizionalmente come femminili? Non ce ne sono che sono una frana sia nelle une sia nelle altre?
Io, per esempio, sono pessima sia a cucinare sia a pulire, ma non per questo me la cavo meglio nel fare cose "da uomo". ;-)

Poi l'opera si completa con osservazioni del tipo "le donne non dovrebbero stare in pista, ma solo venire a letto con me".
Ora, voglio sperare che chi ha scritto questo commento abbia pensato che i potenziali membri femminili del junior team andassero ricercati in serie in cui ci sono ragazze adulte o quantomeno arrivate all'età del consenso, e che non si sia reso conto che, potenzialmente, stava parlando di kartiste 13-14enni.
Però ci vuole coerenza, nella vita. Volete un mondo tradizionalista in cui alle ragazze viene inculcato nella testa che devono lavare, stirare, pulire e cucinare e che quello è il loro unico scopo nella vita? In quello stesso mondo le ragazze venivano educate 1) a non darvela finché non le avevate sposate, 2) a sposare un buon partito, educato e family approved, quindi anche intraprendere la strada del matrimonio per aggiudicarsi fi*a, panni stirati e sfoglia fatta a mano sarebbe stato molto arduo, per voi incel formato social. Quindi, ragazzi, ci vuole senso della misura nella vita, e non sto parlando di *quella misura*.

martedì 14 gennaio 2020

Un cetriolo è per sempre

Ricordate Narain Karthikeyan? Penso di sì perché ha comunque fatto la storia, a modo suo.
Primo indiano in Formula 1.
Quarto classificato al GP dell'Indy Gate nonché autore dell'unico sorpasso di quell'evento (su Albers al primo giro).
Adorato compagno di incidenti di Massa, Button, Vettel e Rosberg, Massa e Vettel quando era doppiato, Button e Vettel nello stesso gran premio (quella volta si è superato).
Da allora è emigrato in Giappone, dove a quarant'anni e passa sei ancora una giovane promessa.
Il mese scorso ha anche vinto un eveto congiunto Super GT x DTM, lo stesso evento che ha sancito l'addio di Daisuke Nakajima, figlio di Satoru e fratello di Kazuki, alle competizioni.


domenica 12 gennaio 2020

I Vettelton vs un ragno australiano: una breve fan fiction per far passare più in fretta il winter break

Carissime safety car che si aggirano per le strade di Baku, mancano ben due mesi all'inizio della stagione e, ovviamente, per noi sarà ancora una lunga e dolorosa attesa (sì, la Formula 3 Asiatica ha un certo potere salvifico, che conduce ad alzarsi quattro ore prima di andare a lavorare per guardare una Friday Race, o per meglio dire, il rain delay che a Dubai precede la suddetta Friday Race, ma la Formula 1 è un'altra cosa).
Per passarci un po' il tempo ho deciso di condividere anche qui una breve fan fiction che ho scritto durante il ponte del 1° Novembre. È una Sewis, ma non accade niente di sconveniente. Spero solo per voi che non abbiate paura dei ragni... oppure, se avete paura dei ragni, potrebbe essere proprio il genere di fan fiction che fa per voi: i Sewis uniti contro un intruso agghiacciante, un ragno australiano che ha deciso di sconvolgere uno di loro.


Buona lettura! *-*

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IL RAGNO NELLA STANZA NUMERO 44

Lewis sorrise, compiaciuto. Era iniziata l’ennesima stagione e, per il momento, procedeva tutto molto bene. La macchina era stata perfetta durante tutte le sessioni di prove libere, un po’ come gli indumenti della sua collezione, e le qualifiche avevano confermato le stesse sensazioni.
Non restava altro da fare che attendere che arrivasse la domenica e, diversamente dai suoi colleghi, Lewis non era proprio capace di sprofondare nel sonno alle dieci di sera. Alla vigilia delle gare trascorreva spesso lunghe notti insonni, lasciandosi spesso prendere dall’ansia.
E se qualcosa fosse andato storto?
E se qualche pilota fosse andato più veloce di lui?
Ma soprattutto... se il suo compagno di squadra fosse andato più forte?
All’interno della vasca idromassaggio, Lewis scosse la testa. No, quel pericolo non c’era, Valtteri come era un enorme orsacchiotto di peluche, dallo sguardo assassino ma totalmente innocuo. Non sarebbe mai riuscito a batterlo, se non riusciva nemmeno a battere Kimi in un drinking game.
Sarebbe stata una domenica perfetta, una di quelle in cui tutto andava per il giusto verso, dal momento dei semafori a quello della bandiera a scacchi, non aveva nulla da temere.
Con quei pensieri ancora in testa si tirò su, si avvolse in un asciugamano, rimase ancora per venti minuti in bagno a sognare i fasti dell’indomani, dopodiché realizzò che era il caso di andare a letto. Anzi, era il caso di indossare un paio di boxer e poi di andare a letto.
Abbandonò il bagno, completamente nudo, e si mise alla ricerca della biancheria intima. Dov’erano i suoi nuovi boxer firmati? Non riusciva proprio a ricordarselo...
Si arrangiò come meglio poteva infilandosi un paio di mutande bianche, piuttosto trasparenti a dire il vero. Non importava, tanto non poteva vederlo nessuno...
“E poi, se anche mi vedessero, mi farebbero i complimenti.”
Fu tentato di scattarsi un selfie allo specchio e di pubblicare una insta-story in cui mettere in mostra il pacco, ma erano ormai le due di notte e non era opportuno rimanere lì a tergiversare, invece di fare ciò che i bravi ragazzi facevano a quell’ora: dormire, soprattutto se erano piloti.
Fu allora che vide una scena raccapricciante: tra le lenzuola bianche del letto della suite per cui aveva sborsato una grande quantità di soldi per il weekend, alloggiava un orribile ragno nero, di dimensioni tali da far passare in secondo piano il pacco di Lewis, se fosse entrato a far parte della stessa foto. Finché rimase fermo, non lo inquietò più di tanto... e poi iniziò a camminare sul lenzuolo.
Tutto ciò era orribile. Quel bruttissimo animale inquietante non doveva permettersi di disturbare il sonno di un pluricampione del mondo di Formula 1 che, in gran segreto, aveva una paura micidiale dei ragni di grosse dimensioni.
Cercò di non farsi prendere dal panico.
«Ehi, tu» si rivolse al ragno, «Facciamo che ti apro la finestra e tu te ne vai senza disturbare, va bene?»
Il ragno lo ignorò. D’altronde che cosa c’era da aspettarsi da uno stupido ragno australiano di grossa taglia? Gli australiani, in generale, dovevano avere qualche rotella fuori posto e Daniel ne era una dimostrazione, figurarsi quindi i ragni loro connazionali...
L’aracnide continuò imperterrito la propria passeggiata sul letto. Lewis andò ad aprire la finestra, senza perderlo d’occhio. Sarebbe stato terribile non vedere dove si nascondesse il suo tremendo nemico, se non fosse riuscito a identificarne la collocazione. Quel mostro era tra le lenzuola del letto sul quale avrebbe dovuto dormire, infilato nelle sue striminzite mutande e, per il resto, così come la mamma l’aveva fatto. Non che sua madre fosse molto rilevante, in quel momento, probabilmente se fosse stata lì l’avrebbe rimproverato per avere trascorso le prime ore della notte a cazzeggiare nella vasca da bagno, invece di starsene sotto le coperte.
Solo in un secondo momento arrivò la consapevolezza: se voleva eliminare il suo disgustoso avversario, doveva andarlo a raccattare in prima persona e buttarlo fuori. Prese un fazzoletto e andò ad affrontare il ragno che, incredibile ma vero, si mostrò collaborativo.
Poi accadde un disastro.
Abbandonò il fazzoletto.
Lewis se lo ritrovò in mano.
Non gli era mai capitato di ritrovarsi in una situazione così terribile, al confronto perdere due mondiali, uno contro Raikkonen e l’altro contro Rosberg (neanche contro piloti seri, proprio contro della gente che il tifoso medio considerava meno di zero) erano esperienze che avrebbe volentieri rivissuto infinite volte, piuttosto che ritrovarsi lì con quell’impiastro che zampettava sulla sua mano destra.
E se fosse stato velenoso?
Se l’avesse pizzicato, paralizzandolo e uccidendolo sul colpo?
Sarebbe stato tremendo. Lewis aveva ancora tante cose da fare, accarezzare un’ultima volta i suoi cani, dire a Valtteri che, nonostante lo prendesse in giro per i suoi risultati, gli voleva bene, guardare gli occhi azzurri di Sebastian...
Avrebbe potuto andare avanti all’infinito e, con quella consapevolezza in testa, gli sfuggì un urlo micidiale, uno di quelli che, in un reparto di terapia intensiva, avrebbe potuto far risvegliare tutti i pazienti in coma.
Agitò la mano per far saltare via il ragno, ma non c’era niente da fare. Quel mostro proprio non demordeva, non c’era verso di liberarsene.
Qualcuno bussò alla porta.
Lewis tremò, temendo che la situazione potesse peggiorare.
Poi giunse una voce, dall’esterno: «Lewis, sei qui? Va tutto bene?»
Era il carissimo Sebastian, pilota di rango inferiore, che si credeva figo soltanto perché guidava la vettura dai colori più belli.
In un altro momento, Lewis l’avrebbe invitato a entrare, ma non in quell’istante, non quando poteva liberarsi dell’animale inquietante.
Agitò la mano e il ragno si staccò, cadendo giù, portandosi dietro un filo di schifosissima bava. Si aspettava di vederlo mentre si schiantava a terra, invece no: con l’aiuto della ragnatela, si lanciò verso il suo inguine. Lewis cacciò un altro grido quando si rese conto di essere caduto dalla padella alla brace: il ragno si era appena posato sulle sue mutande, in corrispondenza delle parti intime.
«Lewis?!» continuava a chiamarlo Sebastian. «Lewis, ti senti bene? Ti prego, rispondimi, mi stai facendo preoccupare.»
La maniglia si abbassò.
Lewis rimase in religioso silenzio.
Maledizione, non aveva chiuso a chiave! La porta si aprì e ne entrò Sebastian in pigiama e pantofole, con lo sguardo assonnato, che poi la richiuse alle proprie spalle.
«Lewis, che cosa sta succedendo?» gli domandò. «Ti si sentiva dal piano di sotto... e soprattutto, perché hai un ragno che ti passeggia sulle mutande?»
Lewis si sentì avvampare. Di tutte le situazioni imbarazzanti in cui si era ritrovato nel corso della sua vita, quella era di gran lunga la più imbarazzante. Sebastian, tuttavia, parve comprendere che ciò che stava accadendo lo turbava, quindi passò all’azione. Si guardò intorno e, dopo avere afferrato un giornale che Lewis teneva sul comodino, lo arrotolò.
Le sue intenzioni erano facilmente intuibili.
«So cosa stai per fare e...»
«Vuoi liberarti da quel ragno? Mi dispiace, ma sembra che ci sia un solo modo.»
Lewis socchiuse gli occhi, mentre Sebastian si apprestava a colpire il ragno con il giornale. Gli sfuggì un gemito, nel momento in cui ricevette una botta micidiale in una parte così delicata del proprio corpo. Quando li riaprì, il pilota della Ferrari stava stordendo il ragno, che si trovava sul pavimento. Poi lo raccolse con l’aiuto del giornale e, tenendolo su una pagina, andò a buttarlo fuori dalla finestra, lasciando Lewis a massaggiarsi l’inguine.
Sebastian tornò indietro e gli si avvicinò.
«Hai visto, si è risolto tutto.»
«Sì, ho visto, ma non potevi essere un po’ più delicato?»
Sebastian rise.
«Non gli ho fatto niente, quel ragno ha più vite di un gatto.»
«Non parlavo del ragno» obiettò Lewis. «Hai rischiato di castrarmi.»
«Sei sempre il solito esagerato. Sono certo che stai benissimo, lì sotto. Piuttosto, perché quelle grida? Devo dedurre che avevi paura di quel piccolo animaletto innocente?»
«Piccolo animaletto innocente?! Era enorme!»
Sebastian ridacchiò.
«A meno che non ti si stia gonfiando per il colpo con il giornale, vedo qualcos’altro di dimensioni piuttosto rispettabili. Non ci avevi mai detto di essere così dotato. Abbiamo sempre pensato tutti che Valtteri ce l’avesse molto più grosso di te. Peccato che una qualità del genere sia bilanciata da una paura infantile per esseri innocui.»
«Piantala di prendermi in giro» ribatté Lewis. «Quel mostriciattolo aveva invaso il mio letto. Poi me lo sono ritrovato su una mano. Infine me lo sono ritrovato lì! Temevo che mi pizzicasse proprio sull’ala mobile. Non avrei potuto tollerare una cosa del genere!» Si sedette sul letto, lasciandosi andare. «Sono sopravvissuto a cose ben più terribili, non avrei potuto sopportare l’idea di essere ucciso dal potenziale veleno di un disgustoso ragno australiano.»
Sebastian si accomodò al suo fianco e gli cinse le spalle con un braccio.
«Ora il pericolo è scampato, puoi anche smettere di tremare. Ci sono io con te e ti assicuro che non sono velenoso.»
Quelle parole fecero sciogliere il cuore di Lewis. Non si aspettava che Sebastian fosse così comprensivo nei suoi confronti. Si lasciò andare, tra le sue braccia, confidandogli: «Ho avuto una paura marcia. È stato uno dei fatti più brutti che siano capitati nel corso della mia esistenza.»
«Anche più brutto che vedermi vincere quattro mondiali di fila?»
«Sì, perché ai tempi sapevo già che un giorno ti avrei schiacciato come uno scarafaggio.»
Sebastian si liberò dal suo abbraccio e scattò in piedi.
«Mi hai appena dato dello scarafaggio?»
Lewis lo guardò con aria di sfida.
«Sì, credo che sia l’animale che più ti somiglia.»
«Tu, invece, somigli a quel ragno che ho appena buttato giù dalla finestra. Sei soddisfatto del mio paragone?»
Lewis gli mostrò la lingua, prima di replicare: «Sono molto più bello e molto più dotato di quel ragno. Sono certo che, prima di colpirmi con il giornale, sei rimasto piuttosto impressionato.»
«Sì, dal ragno.»
«Ti sei complimentato tu stesso per le mie misure.»
«Sono rimasto impressionato da come il ragno ti abbia completamente mandato nel panico» gli spiegò Sebastian. «Non riuscivo a capacitarmi del fatto che, invece di toglierti lentamente le mutande, per non farlo scappare, liberandoti così della sua presenza, tu sia rimasto lì imbambolato ad aspettare che arrivassi io a salvarti la vita.»
Aveva ragione: Lewis avrebbe potuto risparmiarsi una figura di merda... però, in tal caso, qualcosa sarebbe comunque andato storto.
«Sai cosa sarebbe successo, vero?»
«Avresti fatto cadere tu il ragno dalla finestra, immagino.»
«Ma saresti entrato nella mia stanza mentre ero completamente nudo.»
Sebastian gli scompigliò i capelli.
«Non ci avevo pensato. Va beh, per fortuna che non è successo e che è andato tutto per il meglio.»
«Ma quale tutto per il meglio... io ho ancora paura dei ragni. Ti va di rimanere qui, a dormire insieme a me, nello stesso letto?»
Sebastian gli voltò le spalle, ridendo.
Si girò solo quando raggiunse la porta, per fargli un gesto volgare.
«Buonanotte, Lewis. Fai attenzione, domani, perché potrei nasconderti un ragno nell’abitacolo.»
Lewis gli strizzò un occhio.
«Non vinceresti neanche così.»
«Se fossi in te, non ne sarei così sicuro. Ricordati che ride bene chi ride ultimo.»
«Infatti Charles Pic, a suo tempo, non faceva altro che ridere.»
Sebastian non rispose. Si limitò a fare un sorriso, prima di salutarlo con un cenno della mano e lasciarlo da solo.
Lewis realizzò che, fino a quel momento, era stata una bellissima notte.

sabato 11 gennaio 2020

Big in Japan

Nell'azienda per cui lavoro, in genere, il 24 Dicembre non si lavora, o quantomeno si lavora in formato molto ridotto, di solito soltanto in magazzino e quasi mai negli uffici.
Quest'anno, essendo entrato un cliente nuovo, la mattina del 24/12 sono andata a lavorare per mettermi in pari con gli arretrati. Di solito inizio a lavorare in tarda mattinata, ma quel giorno chiudevamo alle 13.00, quindi sono andata a lavorare alle 8.30, il che ha comportato dovermi svegliare alle sette.
Mi sono detta "per compensare il fatto di essermi alzata alle sette senza che fosse giorno di gran premio del Giappone, devo rimediare guardandomi un gran premio del Giappone", nei prossimi giorni. Non l'ho guardato, nei giorni successivi, pertanto vi informo di avere visto il GP del Giappone del 1994 una settimana o due prima.

L'avevo già visto, nel 2011, quando avevo appena iniziato a guardare vecchie gare per farmi un'idea effettiva di che cosa fosse successo quando ero bambina, ai tempi in cui le cose le vedevo a tratti e non pensavo al fatto che ci fosse un campionato a farvi da contorno.
L'avevo già visto e volevo rivederlo, già da anni, cosa che però rimandavo sempre. L'ho visto con telecronaca tedesca, riuscendo a capire qualche parola o qualche frase ogni tanto, cosa che mi ha fatto piacere dato che ho dimenticato troppe cose dai tempi delle superiori ma non tutto. Ho visto perfino il video di una canzone trash intitolata "Schumi gib gummi", nella quale ho riconosciuto una frase che sosteneva che Damon Hill fosse arrivato secondo. Era una trashata totale, di quelle che non pensavo potessero esistere prima dell'epoca internet.

Non rimpiango quei giorni, in nessun modo, ma sono stata felice di avere scelto di rivedere questa gara. Sapevo che ci sarebbero state scene che avrebbero potuto essere "di disturbo" ed era questa la ragione per cui ne rimandavo la visione, ma sono contenta di averlo fatto.
Non era da "trigger warning" tanto quanto pensavo, ce l'ho fatta senza problemi. È stato un passo avanti, uno di quei passi che ho rimandato anni.

giovedì 9 gennaio 2020

Eventi che ho perso per strada: Joey Alders vince la Formula Renault asiatica 2019

Oggi parliamo di un campionato che si è svolto tra marzo e dicembre sui circuiti di Zhuhai e Sepang, per un totale di cinque appuntamenti e di dodici gare totali.
Si tratta di un campionato che *non* assegna punti Superlicenza, che ha avuto una copertura mediatica pressoché nulla e che, di conseguenza, è rimasto ben nascosto dietro un sacchetto di carta.

Con una dozzina di vetture al via, alcune delle quali non appartenenti alla stessa classe delle altre (penso che certi team schierassero vetture con telai delle passate stagioni), il risultato è andato verso una sola direzione: l'olandese Joey Alders, passato in seguito alla F3 Asiatica nella quale sta gareggiando in questo periodo, ha ottenuto otto vittorie su dodici, battendo notevolmente il brasiliano Bruno Carneiro.

Con due gare vinte, Carneiro è stato l'unico altro pilota a ottenere più di una vittoria nel corso della stagione.
Oltre al pilota che ha vinto il titolo, altri due hanno ottenuto almeno una vittoria, si tratta di Sandro Tavartkiladze ed Elias Niskanen, della Georgia il primo, finlandese il secondo. I due hanno chiuso il campionato in terza e quarta posizione.

Nelle ultime stagioni i vincitori del campionato erano stati Daniel Cao (2018) e Charles Leong (2017), il che fa pensare, così come il passatto di Alders alla F3 Asiatica, che i campionati minori asiatici siano il principale sbocco dei piloti usciti da questo campionato.
Staremo a vedere, visto che la F3 Asiatica 2020 terminerà in febbraio/marzo, se dopo quella Alders proseguirà in una serie minore europea oppure se continuerà a gareggiare in Asia.

martedì 7 gennaio 2020

Autografi virtuali da settembre a dicembre 2019

Eccomi qui per fare un recap dei like e dei retweet dei mesi scorsi, iniziando da settembre:


05/09 - David Brabham ha messo un like ai miei auguri di buon compleanno.
Curiosità: condivide la data del proprio compleanno con Taki Inoue che fu uno dei suoi tanti compagni di squadra in Simtek.


06/09 - qual è il mio più bel ricordo di Castroneves? Sicuramente non il giorno in cui è stato messo da parte.
Il team Penske concorda sulla Indy 500 del 2009. Speriamo nella quarta...


12/09 - Sarah Bovy mi ha dimostrato che Sophia Florsch è brava a farsi degli amici tanto quanto Kevin Magnussen.



Un altro che in passato si è dimostrato un grande "amico" della Florsch ha disseminato autografi virtuali, ovvero Julian Hanses.
Ha messo un like a una mia foto d'infanzia e poi una a un mio post sul suo gatto.


22/09 - accidenti a me quando ho commentato la foto postata da Mika Salo! Avrei evitato commenti imbarazzanti, se avessi saputo che li leggeva... pare che l'abbia apprezzato. Non è che fossi poi così seria...


12/11 - quando ho scritto questo tweet non mi aespettavo un like da Alex Wurz ma sono felice di avere ricevuto un lik da Alex Wurz, a tematica abbinamenti random, peraltro!


16/11 - una conversazion con Timo Glock in cui viene citato il GP del Brasile 2008 a caso, da lui stesso, era molto di più di quanto avrei potuto immaginare! #LifeGoals


20/11 - finiamo il 2019 con Joao Paulo de Oliveira e il suo like a un mio post sul GP di Macao.

Con questo vi saluto e vi do appuntamento ai prossimi giorni. Ci sono cose vecchie di cui devo parlare almeno in modo random, come la Moto E, Karthikeyan nel Super GT x DTM, la Formula Renault asiatica... poi ci saranno anche tante cose nuove.

lunedì 6 gennaio 2020

La Befana viene di notte, come il gran premio di Singapore

Le reazioni dei team aprendo la calza della befana:

MERCEDES: "Non ci aspettiamo niente, nella calza della Ferrari ci sarà sicuramente molta più cioccolata che nella nostra, siamo la quarta forza del campionato per befane."

FERRARI: "Leclettel, che ca**o fate?! Non aprite la calza! Prima passatevela l'uno con l'altro dieci volte come se fosse una terza posizione. Poi rientrate ai box. Mentre vi cambiano gomme, i meccancii avranno il tempo di mangiare tutte le caramelle."

REDBULL: "Dentro la calza non ci sono né un mondiale per Verstappino né un podio per Albon. Che sia tempo di andare a ripescare il Pokemon?"

MCLAREN: "Wow, per la prima volta dopo tanti anni riceviamo cioccolata normale e non cioccolata affumicata!"

RENAULT: "Orrorehhhh! La befana ha rubato i calzini usati di Dani-Smile e li ha riempiti di dolci, per punirci del fatto che abbiamo mangiato troppo durante le feste! ...e plot-twist, è uno scherzo ordito da Prost, che si è spacciato per la befana grazie al suo elegante naso alla francese!"

TORO ROSSO: "Quest'anno ci siamo comportati bene, quindi invece della calza della Toro Rosso abbiamo ricevuto la calza della Redbull!"

RACING POINT: "La befana non ci ha portato la calza. Ci ha detto che se vogliamo dei dolci possiamo comprarceli con i soldi di Strollino."

ALFA ROMEO: "Kimi, sappiamo che a te i dolci tradizionali non piacciono, quindi abbiamo chiesto alla befana se poteva andare a mettere in freezer una confezione di cremini Algida alla vodka!"

HAAS: "Noi siamo murricani, per noi le festività sono finite già da tempo. Stiamo approfittando di questi giorni di pausa per organizzare dei demolition derby."

WILLIAMS: "Quest'anno siamo andati di me**a, quindi la befana ci ha portato una calza piena di carbone. Questo significa che possiamo permetterci di accendere le stufe."

venerdì 3 gennaio 2020

Cheyenne con la mascella

Oggi alla radio ho sentito un bel po' di volte "Cheyenne" di Francesca Michielin e mi è venuto spontaneo scriverne una versione ispirata alla Formula 1!

E ripenso al weekend
Quando tutte le volte
Tu andavi troppo forte
E stavo dietro di te
Qui dall'auto mia
Vedo il tuo retro ma
Se crashamo poi litighiamo
Il cielo qui a Spa è spento

A che serve un weekend
Se tu sei così rapido
Sei qui davanti a me
Anche oggi che è sabato
Io mi chiedo perché
Ti sto guardando ma
Da lontano noi non crashamo
La gara parte e noi ci siamo dentro
Se poi Mazzoni urla non ti sento

Lo sai che ridere che fa
Partire con la pioggia
Rientrare qui al restart
Aspettando che finisca
Va peggio che alla B.A.R.
Con il mondiale nella tasca
Sentirsi due cheyenne con la mascella

Vorrei sapere solo se
Ti scoccia se la guardi
Fumare accanto a te
L'ultima B.A.R. Honda
Conquisterei con te
Un altro continente
Se fossimo cheyenne
Ma sono troppo lento

È di nuovo il weekend
Dentro questa lattina
Sono niente di che
Ma almeno sta in strada
A trollare con te
Fino anche in Cina ma
Da vicino poi noi crashamo
La gara parte e noi ci siamo dentro
Se poi Mazzoni urla non ti sento

Lo sai che ridere che fa
Partire con la pioggia
Rientrare qui al restart
Aspettando che finisca
Va peggio che alla B.A.R.
Con il mondiale nella tasca
Sentirsi due cheyenne con la mascella

Vorrei sapere solo se
Ti scoccia se la guardi
Fumare accanto a te
L'ultima B.A.R. Honda
Conquisterei con te
Un altro continente
Se fossimo cheyenne
Ma sono troppo lento

Siamo gente che crasha
E poi si chiama amore
Questi schianti a Spa sul cuore
Bruciano più del motore
Di Villeneuve

Vorrei sapere solo se
Ti scoccia se la guardi
Fumare accanto a te
L'ultima B.A.R. Honda
Conquisterei con te
Un altro continente
Se fossimo cheyenne
Ma sono troppo lento
Sono troppo lento

giovedì 2 gennaio 2020

Recap 2019

Test prestagionali I - Ferrari favorita
Test prestagionali II - Ferrari favoritissima
Australia - doppietta Mercedes
Bahrein - doppietta con pesce d'aprile
Cina - mille e ancora mille doppiette
Azerbaijan - doppietta Mercedes
Spagna - doppietta Mercedes
Monaco - ne resterà solo uno
Canada - Pirro for the win
Francia - garahhhh noiosahhhh
Austria - Verstappino salva il mondo
Gran Bretagna - Mercedes for the win
Germania - gara da wtf
Ungheria - Mercedes il ritorno
Belgio - il predestinato
Italia - ancora più predestinatohhhh
Singapore - ma derubato
Russia - per colpa di un pensionato
Giappone - la Mercedes torna a vincere
Messico - e continua
Stati Uniti - Hamilton x 6
Brasile - altra gara da wtf
Abu Dhabi - Mercedes di nuovo vincente