domenica 15 settembre 2019

Carissima Toro Rosso...

...in questo mio post non fingerò di essere ciò che non sono, non mi inventerò che sia stato amore a prima vista, né mi inventerò di averti amata più in passato rispetto a quanto mi renda conto di amarti adesso. Oggi come oggi sei la rappresentazione più totale di ciò che ammiro: i diseredati. Un tempo eri il team nel quale venivano piazzati i futuri talenti della Redbull, al giorno d'oggi sei il team in cui vengono piazzati i piloti scartati dalla Redbull. Sei il team al quale la Redbull dichiara di avere lasciato Kvyat perché una sua promozione in Redbull al posto di Gasly ti avrebbe deprivata del tuo pilota di punta: questa, sinceramente, è la scusa più pittoresca che io abbia mai sentito.

Non mi ricordo quel giorno del 2006 in cui Speed si classificò ottavo al traguardo, che all'epoca valeva l'ultimo punto, ma lo fece superando in corso d'opera Coulthard in regime di bandiere gialle e perse la posizione a calci nel cu*o.
Non me lo ricordo, ma ricordo quando Mazzoni lo raccontava in telecronaca, spiegando che, dopo la convocazione da parte dei commissari, Speed si mise a insultare sia Coulthard che i commissari stessi. Alla fine della giornata, ovviamente, la Toro Rosso doveva ancora ottenere il suo primo punto.
Ho deciso di non andare a controllare, di andare a memoria. Forse era l'Australia? Non saprei, a quei tempi non facevo per niente caso alla "Toro Rosso di Faenza".

Poi venne il 2(?) luglio 2006. Era il giorno di quel famoso gran premio degli Stati Uniti all'Indianapolis Road Circuit o come si chiama in cui ci fu una carambola in partenza che mise fuori gioco diverse vetture. Altre non coinvolte si auto-eliminarono in corso d'opera e restammo, a gara inoltrata, con appena dieci vetture, in pista. Le prime otto avrebbero visto l'aura della zona punti, ma nessuna Toro Rosso al momento era in zona punti.
Poi ci fu un duello epico per la penultima piazza tra Rosberg e Liuzzi, che venne vinto da quest'ultimo. Era nono. Quando una vettura davanti a lui si ritirò poco dopo - era una Toyota, direi - Liuzzi si ritrovò ottavo e ci rimase fino al traguardo. Ora, tralasciando il fatto che è pittoresco che su tutti i piloti giunti a punti tranne uno quello che non prese punti guidasse una Williams, cosa che potrebbe accadere anche al giorno d'oggi con una gara con un alto attrition rate, quel giorno era accaduto finalmente l'evento miracoloso.

Mi piacerebbe dire, mia carissima Toro Rosso di Faenza, che quel primo punto fu il primo di una lunga serie, ma non è così: eri sorta sulle ceneri della Minardi ed eri destinata a rimanere una sorta di Minardi, anche se con le vetture infinitamente più tamarre, in particolare quelle delle prime due stagioni.
Il 2007 iniziò come era finito il 2006: Minardi-style, anche se ti prestavo un po' più di attenzione di quanta ne prestassi in precedenza alla Minardi. Le cose non andavano per niente bene: mai una top-8, mai una gioia, il tutto mentre la Super Aguri portava a casa occasionali passaggi in Q3 e occasionali punti, quando Sato era nel massimo del suo splendore (purtroppo Davidson andava a caccia di marmotte, invece, se no anche lui avrebbe potuto avere una piccola gioia).

Poi venne il 30 settembre, il giorno in cui passasti dalle stalle alle stelle, poi di nuovo alle stalle, poi ancora alle stelle e, infine, alle stalle, immersi nel letame.
Era il giorno del gran premio del Giappone, quello sul circuito di Mount Fuji, che si doveva alternare con Suzuka ogni anno e in cui furono disputate due edizioni consecutive, poi il nulla cosmico. Era il gran premio in cui Hamilton sembrava già prossimo al titolo perché i suoi avversari erano dispersi in modo random o nelle vie di fuga o nelle retrovie, insomma, il giorno perfetto per gli outsider, quello in cui gente random poteva appropriarsi di posizioni di spessore. Infatti a un certo punto della gara Vettel era risalito in terza posizione.
Poi si ritirò per incidente, ma tutto sommato la giornata era ancora salva, dato che Liuzzi stava tagliando il traguardo in ottava piazza, che significava il primo punto della stagione.

La giornata non era affatto salva. In corso d'opera Liuzzi aveva superato una vettura in regime di bandiere gialle, peraltro compromettendosi per sorpassare nientemeno che la Spyker di Yamamoto, quindi venne penalizzato e, a rendere la situazione ancora peggiore, risalì in zona punti nientemeno che Sutil.
Ora, ho promesso sincerità e sarò sincera: vedere la Spyker ottenere un punto non era esattamente una cosa che mi dispiacesse, ma il lato negativo di tutto ciò era che, esclusa la McLaren che non prendeva punti per la classifica costruttori per la vicenda dello spy-gate, la Toro Rosso si trovava ultima in classifica e senza punti quando mancavano soltanto due gran premi alla fine della stagione.
Poi dal letame tornò alle stelle: sette giorni più tardi a Shanghai colse un doppio arrivo in zona punti, con Vettel quarto e Liuzzi sesto. Ricordo le foto delle celebrazioni del team, sembravano la Super Aguri il giorno del suo primo punto.

Iniziavo ad amare sempre di più i team "dei poveri" e la Super Aguri era al centro delle mie battute su quanto sarebbe stato epico vedere Sato vincere un gran premio. Poi fallì, niente più battute sulla Super Aguri, però rimanevano le battute sugli altri. Quando parlavo con la mia amica di Formula 1, oltre a vaneggiare su quanto sarebbe stato bello vedere piloti come Coulthard o Barrichello sul podio (accaddero entrambe le cose, con nostra soddisfazione, il nostro disappunto era tuttavia che non fosse accaduto a Ralf Schumacher l'nno precedente), parlavamo di quanto sarebbero state belle le gare con vincitori improbabili. Una volta scherzai a proposito di Vettel che vinceva una gara con la Toro Rosso... una settimana prima che succedesse.

Era il 14 settembre 2008, Vettel partiva dalla pole, Bourdais partiva dalla quarta posizione sulla griglia di partenza. A quei simpaticoni che al giorno d'oggi dicono che era una cosa normale perché la Toro Rosso era meglio della Redbull, piuttosto non era normale che non succedesse le altre volte, vorrei ricordare che sì, probabilmente con piloti migliori e più esperti la Toro Rosso avrebbe avuto risultati migliori, però era la Toro Rosso. Ha avuto sicuramente una certa coppiata migliore, diversi anni dopo, ma all'epoca Sainz e Verstappen erano troppo giovani anche per la Toro Rosso. Quella qualifica del 13 settembre era mooooolto meno scontata di quanto certa gente che ha iniziato a seguire la Formula 1 ieri sostiene.

Quel "Bourdais partiva dalla quarta posizione", purtroppo, è solo un eufemismo. Mentre la gara si apprestava a partire dietro safety car vidi con orrore che uno dei piloti della Toro Rosso era rimasto fermo. Fu vagamente consolatorio il fatto che quantomeno fosse quello che partiva quarto e non quello che partiva dalla pole. Purtroppo per lui la gara partiva dietro safety car, quindi invece di partire ultimo dalla corsia dei box a pieni giri, venne portato a spinta nella corsia dei box da cui partì ultimo e doppiato. Arrivò penultimo, davanti al solo Sutil, a ricordarci che anche le belle storie hanno il loro lato oscuro. In questo caso oscurissimo: il pluricampione di Champ Car, che andava incontro a sfortune random ogni volta in cui era in una posizione presentabile, arrivava nelle retrovie, girando su tempi abbastanza in linea con quelli del compagno di squadra, un ragazzino a cui non era ancora spuntata la barba che aveva raggiunto il culmine della propria carriera pre-F1 lottando per il titolo in Formula 3 europea senza vincerlo.

Niente da fare, Bourdais in Formula 1 fu un #MaiUnaGioia di proporzioni clamorose (penso che, quando si guarda allo specchio, ci veda Hartley riflesso), la sua stagione 2008 fu disastrosa in termini di punteggio, le uniche volte in cui poteva puntare a un risultato di un certo livello gli capitavano delle sfortune... e peraltro a metà 2009 fu appiedato in corso d'opera per mancanza di risultati... quando tutto sommato visti gli standard del 2008, non si può dire neanche che stesse andando tanto male nel confronto con Buemi.
Ero un po' meno legata al team dei poveri a quei tempi. La coppia pilota della mia età + pilota con gli occhiali mi attirava di più di quelle successive. Peraltro si era parlato di un ingaggio di Sato, che non si concretizzò in realtà, e la cosa mi deluse profondamente. Curiosità: secondo Wikipedia non ricordo in che lingua, Sato girò in un test proprio con la vettura con cui Vettel aveva vinto il gran premio d'Italia. Ammiro l'audacia della scuderia di Faenza: quella vettura io l'avrei messa in un museo, non l'avrei affidata al samurai errante.

Vennero Buemi e Alguersuari, vennero Ricciardo e Vergne, venne Kvyat, vennero Sainz e Verstappen, vennero Gasly e Hartley... nel corso di questi undici anni ogni tanto ho avuto l'illusione che qualcuno potesse dare alla "Toro Rosso di Faenza" la sua seconda vittoria un giorno. Verstappen e Gasly mi sembravano i candidati più probabili, ai tempi.
Non prendetemi per pazza, e nemmeno tu, carissima Toro Rosso, non prendermi per pazza. Sono undici anni che aspetto, senza mai avere rivisto la luce, se non quel giorno di luglio in cui Kvyat si è classificato terzo al gran premio di Germania. Quel giorno lì ho sentito concretamente, per la prima volta dopo tanto tempo, che è possibile che un giorno possa accadere di nuovo. Se fosse Kvyat sarei la persona più felice del mondo, credo, anche se penso che mi toccherà aspettare ancora molto a lungo e forse ci saranno nuovi piloti.

Quindi, per finire, carissima Toro Rosso, nel corso degli anni ti ho ignorata, amata, di nuovo ignorata e visto quello che ho provato per il podio di Kvyat penso di amarti più di quanto ti abbia mai amata in passato, al giorno d'oggi. Sappi che attenderò con pazienza di tornare di nuovo, almeno per un giorno, sul tetto del mondo, proprio come accadeva esattamente undici anni fa. L'ho visto accadere una volta, ormai so che non posso più definirla un'idea impossibile.


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