lunedì 28 gennaio 2019

24 Ore di Daytona 2k19: things are easy when you're a big from Japan e nessuno ti prende in considerazione

Fonte: @stella__bruno
Ladies and gentlemen, forse qualcuno di voi si ricorderà che nel lontano giugno 2018 avevo pronosticato che, se nel 2017 Takuma Sato aveva vinto la 500 miglia di Indianapolis e nel 2018 Kazuki Nakajima aveva vinto la 24 Ore di Le Mans, nel 2019 un pilota giapponese avrebbe dovuto vincere il Gran Premio di Montecarlo. Ovviamente tutto ciò non era di facile realizzazione, vista l'assenza di piloti giapponesi in Formula 1, ed era più una battuta che un commento serio, ma il caso ha voluto che anche il 2019 sia destinato a passare alla storia per un giapponese vincitore in un una delle più celebri gare automobilistiche al mondo. Non solo: per arrivare a questo risultato non è stato neanche necessario attendere il 2019 inoltrato, ma appena il 27 gennaio.

Purtroppo il caso ha voluto che l'anno iniziasse male e che già nel quarto weekend dell'anno, più o meno il secondo in cui si è svolto qualche genere di competizione automobilistica, ci sia stata una SoVrApPoSiZiOn3, stavolta tra l'eprix del Cile e la 24 Ore di Daytona.
In un altro momento avrei provato a seguire tutto nel modo migliore possibile, ma io e i miei familiari abbiamo un appartamento da finire di svuotare entro il 31 gennaio e tutto ciò non è particolarmente compatibile con il seguire ore e ore di gare motoristiche.
Quando nella vita bisogna fare delle scelte, io scelgo. Nello specifico ho scelto, sabato sera, di guardare l'eprix e di recuperare in seguito quello che stava succedendo a Daytona.

Ho recuperato quello che è successo a Daytona: c'era Stella Bruno che si aggirava nel paddock, c'era la pioggia battente che cadeva, c'erano dei rain delay, c'era la possibilità che la gara non ripartisse e quant'altro.
Ho visto qualche video. Nello specifico ho visto qualche video di onboard e ricordava vagamente il GP del Brasile 2016, una delle gare la cui visione è stata per me la meno piacevole in assoluto.
Se proprio dovevo perdermi la 24 Ore di Daytona, sono felice di essermi persa una gara di questo stampo, piuttosto che un'altra. Intanto, dall'altra parte dell'oceano, tutto convergeva verso quello che, a ripensarci, era uno scenario da cliché, ma a volte i cliché si avverano.

Secondo il cliché tipico, la differenza tra i piloti che gareggiano in campionati Made in USA e i piloti che gareggiano in campionati euro-centrici, sta nel fatto che i piloti che gareggiano in campionati euro-centrici, di tanto in tanto, siano abituati anche a guidare sotto la pioggia.
Su Twitter c'erano commenti di questo stampo: "è incredibile come Fernando Alonso e Felipe Nasr riescano ad andare così veloci con questa pioggia e siano più veloci degli altri".
Poi va beh, c'erano altre osservazioni e Pippo Nasr si porta dietro gli strascichi del suo nome, con gente che sembrava particolarmente divertita da potere commentare tutto ciò con l'affermazione "Fernando is faster than you".

È andata come andata, Fernando Alonso è stato uno dei vincitori della 24 Ore di Daytona ed è stato immortalato sui profili Twitter e Instagram di Stella Bruno. Adesso mi viene spontaneo chiedermi se tra un rain delay e l'altro Ferni l'abbia raggiunta per una partita a rubamazzo.
Al di là di Alonso, sulla sua stessa vettura c'erano anche altri tre piloti che si alternavano con lui. Si tratta di Jordan Taylor, Renger Van Der Zande e...
...
...
...Kamui Kobayashi, who else? Qualcuno che non sa distinguere un giapponese dall'altro ha scritto che Alonso e Kobayashi avevano già vinto insieme la 24 Ore di Le Mans, quando Koby non ha affatto vinto la 24 Ore di Le Mans, ma quello che conta è, in ogni caso, che un giapponese abbia vinto.
Ricordo anni e anni di battute a proposito dei piloti giapponesi. Ora ne serve semplicemente uno che abbia successo in Formula 1, poi questi pregiudizi saranno sempre più vicini ad essere superati.

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