giovedì 3 settembre 2020

Lettera alla famiglia Williams

Cari Sir Frank e Claire, credo sia opportuno iniziare da un dato di fatto: non ho l'abitudine di pensare a voi al giovedì mattina, quando di solito si fanno congetture su cosa succederà in pista quando l'indomani si accenderanno i motori. Non stavo pensando nemmeno al fatto che il vostro team non sia più di vostra proprietà, già da qualche settimana, quello l'ho interpretato come qualcosa di inevitabile. Sui social, a suo tempo, sono esplose anche delle di critiche, perché Claire aveva affermato che non avrebbe venduto la squadra, in passato... un po' come se il "non vendere" non fosse stata l'anticamera del fallimento.

Certo, non lo nego, è stato triste sapere che un gruppo americano è divenuto il nuovo proprietario del team, ma a volte l'unica alternativa possibile è il male minore e il male minore è senz'altro il non dovere perdere né una squadra, né la sua storia. Bisogna accettare dei compromessi, come appassionati di uno sport, e bisogna pensare che, per chi ci sta dentro, certe decisioni non sono certo prese a cuore leggero. Accusarvi di esservene fregati della squadra è un errore grossolano, di quelli davvero da chiacchiere da bar, che non tengono conto del fatto che per voi in primo luogo è stata una rinuncia, che avete fatto tutto quello che era possibile.

Ormai non importa più quello che accadeva nel 1980, o anche solo nel 2000: siamo nel 2020, viviamo in un mondo diverso da quello di un tempo, in una Formula 1 diversa da quella di un tempo e, al giorno d'oggi, una squadra a gestione familiare non ha più vita "facile" come un tempo. Prima o poi sarebbe finita, era una storia annunciata, anche l'ultimo team privato non sarebbe stato più un team privato non sarebbe stato più un team privato (o in alternativa, non ci sarebbe stato più). Per giunta ai nostri occhi sembrava che nulla sarebbe cambiato, che la differenza sarebbe stata quasi impercettibile.

Poi qualcosa è cambiato ed è cambiato stamattina, con l'annuncio di Claire, che dopo il GP d'Italia lascerà il suo ruolo di team principal, con entrambi che non avrete più un ruolo all'interno del team. Il nome di Claire è arrivato a trendare al sesto posto nella classifica italiana di Twitter e sono passate ore prima che scendesse. Purtroppo è stata la cosa più simile a una Williams in top-ten vista in questi ultimi tempi, durante una situazione di stallo che si protrae da troppi anni e che stavolta è stata fatale. Stavolta, perché ce ne sono stati altri dei momenti di crisi e solo la Marussia, la Caterham e altri soggetti di quel calibro vi hanno salvati dall'essere gli ultimi.

Perché non era tutto rose e fiori neanche una volta, quando ero una ragazzina e a volte pensavo che la Williams fosse messa peggio di anno in anno e che non avesse speranze di risollevarsi. Invece finiva sempre per accadere qualcosa, che fosse un podio a caso oppure qualche performance degna di interesse, oppure un passaggio a un nuovo fornitore di motori che potesse ridare un po' di lustro a un team che sembrava annaspare come non mai. Era un mondo diverso, non dico che i soldi crescessero sugli alberi, ma se già nel 2009 la Williams era disposta ad accettare un tetto massimo di spesa, uno dei pochi team che stavano da quel lato della bilancia, doveva già esserci la ragione di fondo per cui, al giorno d'oggi, si è reso impossibile andare avanti come prima.

Vedervi andare via è triste, ma è bello sapere che almeno siete usciti di scena nella maniera il più possibile rispettabile, semplicemente limitandovi a farvi da parte. La squadra che avete gestito con passione sarà gestita da chi la considererà soltanto come business, ma questa è la dura legge del mercato. Spero solo che, anche in vostra assenza, possa continuare ad avere una storia. Meglio altri proprietari piuttosto che una cancellazione definitiva di una squadra che ha fatto la storia del motorsport, anche se, dal punto di vista umano, sono certa che si sentirà la vostra mancanza e che, in futuro, un giorno penseremo a voi con rimpianto.

mercoledì 2 settembre 2020

Autografi virtuali: maggio, giugno, luglio e agosto 2020

Maggio 2020 - like di Sarah Moore, parlando di come la Racing Goddess abbia l'abitudine di screditare le concorrenti di una certa categoria:

Fine giugno - l'account della Race of Champions approva le mie scelte in fatto di piloti virtuali:

Luglio - una carrellata di like ad auguri di buon compleanno, da Emma Kimilainen a Oriol Servia a nientemeno che Alex Yoong:




Interazioni con la giornalista britannica di F1 Jennie Gow:


Incredibile ma vero, Pippa Mann ha scovato un mio post su instagram sulle donne nel motorsport e ha messo un like:


Agosto 2020 - un like di Sebastien Buemi a un mio post sulla pagina di RedF1GP:


Alice Powell ha messo un like a un mio post sullo screditare un intero campionato sulla base dei risultati di una singola persona:


Infine mentre parlavo di Ellen Lohr si è fatta viva di nuovo la Mann:


Questo è quanto avveniva negli scorsi quattro mesi. Ammetto di essere abbastanza soddisfatta di tutto ciò.

sabato 29 agosto 2020

Y____Y

A volte le parole non servono, basterebbe soltanto stare in silenzio e farsi delle domande.
A volte, seppure nemmeno le parole servirebbero, c'è addirittura chi scatena polemiche, c'è chi ha accusato Gasly di essersi fatto "pubblicità" grazie a questo scatto e di avere fatto parlare di sé. C'è chi l'ha criticato per essere stato troppo formale, quando parlava di ciò che ha provato e che prova tuttora dopo la scomparsa di Hubert.
A volte le parole non servono, mentre altre sì, e questo me la sento di dirlo: è Gasly che ha perso un amico e un collega - e come lui tutto il resto dei piloti - ed è lui che è consapevole che avrebbe potuto toccare a chiunque altro, lui stesso compreso.
Non c'è bisogno di eleggersi a fonti universali della conoscenza e soprattutto non c'è bisogno di comportarsi da str***i. Ciascuno di noi è libero di ricordare i propri cari come meglio crede, e ciascuno di noi è libero di non avere assurde rotture di co***oni perché non l'ha fatto allo stesso modo in cui l'avrebbero fatto altri. Solo perché, in linea teorica, abbiamo la possibilità di utilizzare i social network per scrivere tutto quello che ci passa per la testa, non significa che dobbiamo sentirci obbligati a farlo, mancando di rispetto ad altri.

Screenshot preso dal Twitter di Pierre Gasly, immagine di proprietà dell'Alpha Tauri, credo.

martedì 25 agosto 2020

Pippa Mann, le donne alla Indy 500, il contentino per le fangirl e una Road to Indy che alle donne non ci pensa proprio

Nel 2010 cinque donne tentavano di qualificarsi per la Indy 500: la veterana Sarah Fisher, l'astro nascente Danica Patrick, la pittoresca Milka Duno e le rookie Simona De Silvestro e Ana Beatriz Figueiredo. In quattro andavano in griglia, tutte tranne quella pittoresca. In altre occasioni abbiamo avuto numeri minori, ma comunque buoni numeri, anche grazie alla presenza di Katherine Legge e di Pippa Mann, quest'ultima una presenza quasi fissa alla Cinquecento Miglia.
Quest'anno, però, qualcosa è cambiato: la Mann non ha trovato sponsor ed è rimasta a casa. Ha fatto abbastanza proclami sui social denunciando una situazione in cui non c'è fiducia nelle donne che per questo non trovano sponsor fissi. Non mi si voglia accusare di sottovalutare il sessismo per come lo pone lei, ma credo che, seppure in parte la Mann abbia ragione, una parte sia un po' stonata, ovvero il suo volere quasi affermare tra le righe che *una donna deve esserci*. La Mann, suo malgrado, incarna alla perfezione le fan delle cinnamon roll acqua e sapone: queste glorificano la donna backmarker in quanto amata da tutti, lei lo è. Perché, si voglia perdonare la mia insinuazione, se Pippa Mann fosse Danica Patrick, probabilmente troverebbe un volante. Quindi è tutto molto bello e commovente, ma se sei Pippa Mann, la ragione per cui non sei in griglia può essere in parte perché sei donna, ma il fatto che tu non abbia mai ottenuto nella tua carriera risultati di spessore (eccetto una vittoria in Indylights) non è a mio vedere così indifferente. Per una Mann senza volante esistono almeno dieci piloti analoghi, o pure di maggiore spessore, che non hanno un volante.

Detto questo, non voglio sminuire in alcun modo le difficoltà che le donne possono incontrare a vario titolo nella vita. Quando ho finito le superiori, le compagne che cercavano lavoro si sentivano spesso dire in fase di colloquio "preferiremmo assumere un ragazzo perché c'è il rischio che tu rimanga incinta" (la crisi economica poi ha livellato almeno un po' di più le cose tra i "rookie" del mondo del lavoro, perché se ti fanno contratti di due mesi per volta una potenziale gravidanza non ha effetti su di *loro* e, siccome non hai i soldi per mantenere un figlio, tu stessa cerchi di evitare come la peste di rimanere incinta). Questo accadeva in settori non particolarmente legati al gender (anche a livello impiegatizio, in un mondo pieno di impiegate donne) figuriamoci come possa andare in un mondo prevalentemente maschile come quello dei motori.
Fermo restando questo, tuttavia, deve esserci qualcosa di più: la Indycar è stata la serie ad alto livello che fino a un decennio fa ha visto più di ogni altra la partecipazione femminile. I problemi di genere che esistono oggi esistevano anche dieci o quindici anni fa, quindi anche qualcos'altro deve essere cambiato. E guess what? Andando a vedere cosa succedeva in Indylights, la "GP2" della Indycar, ne viene fuori che da dieci anni a questa parte non ci sono ragazze nella massima serie junior americana. Ultima volta il 2010, con Pippa Mann full-time e qualche apparizione di (un certo fanalino di coda altresì noto come) Carmen Jordà. L'ultima volta che due ragazze hanno gareggiato full-time in Indylights è stata la stagione precedente, con Mann e Beatriz.

In anni più recenti si sono viste altre ragazze in Road to Indy, come Ayla Agren (vincitrice di un campionato americano più o meno ai livelli della Formula 4), Bruna Tomaselli e Sabré Cook. Vi dicono niente questi nomi? Esatto, è tutta gente che, a vario titolo, ha optato per il percorso W Series, nel caso di Cook in parallelo con la Indy Pro. Questo significa in primis che non sono sponsorizzate abbastanza per continuare a gareggiare stabilmente in America (Agreen era senza volante da anni) e in secondo luogo che l'America al momento sembra non offrire sufficienti sbocchi, se strizzano così tanto gli occhi all'Europa.
Il tutto mentre negli States di giovani emergenti ce ne sono per quanto riguarda le Stock Car, come Hailee Deegan in ARCA e altre ragazze in ARCA West e ARCA East (e Natalie Decker che ha cercato un passaggio nelle open wheel... ma in W Series). Il tutto mentre in Europa e Asia ci sono tante ragazze che gareggiano nelle serie minori: Calderon in Superformula, Florsch in GP3, Chadwick in F.Regional, le sorelle Al Qubaisi, Buhler, Pulling e Noda in Formula 4... e altrettante sono passate per queste serie in anni recenti, uscendo di scena per poco successo o pochi sponsor e/o intraprendendo carriere in diversi tipi di motorsport. Questo significa che, mentre la presenza femminile nel motorsport a livello junior sembra aumentare e neanche di poco, in Road to Indy è esponenzialmente calata rispetto a dieci o quindici anni fa (prima di Beatriz e Mann ci sono state altre ragazze in Indylights, seppure part-time, in più Legge e De Silvestro passavano dalla Formula Atlantic, altra serie junior americana).

Credo che, oltre a puntare il dito contro il sessismo nel motorsport, bisognerebbe seriamente interrogarsi anche su cosa abbia portato l'Indycar dall'essere il campionato più appetibile alle donne nel motorsport al diventare forse uno dei meno appetibili. Delle sette donne passate per l'Indycar in questo secolo, Danica Patrick è stata la più celebre. Eppure, a un certo punto, ha rinunciato a una carriera di livello medio-alto per la NASCAR, dove è stata tutt'altro che brillante. Delle altre, solo Fisher e Duno sono ritirate. A parte la Mann, le altre hanno gareggiato tutte in altri tipi di motorsport, in quest'ultimo decennio, alcune anche ad alti livelli (IMSA e Formula E, nel caso di Legge e De Silvestro). A questo aggiungo che Tatiana Calderon, che molto tempo fa aveva risultati quantomeno di livello discreto in Pro Mazda, ha preferito una carriera europea trascorsa nei bassifondi della F3 Europea e della GP3.
Mentre in Europa ci sono iniziative che sembrano promuovere in qualche modo la presenza femminile almeno a livello mediatico (di natura molto diversa tra loro, basti pensare ai "test femminili" della Formula E, alla volontà di certi team di espandere in loro junior team anche in direzione femminile, alla W Series, ecc...), negli Stati Uniti sembra esserci stata una grossa inversione di tendenza, un po' come se il vero obiettivo non fosse tanto quello di incrementare la presenza femminile in Indycar, quanto piuttosto lasciare perdere in quanto difficilmente si potrà replicare la popolarità della Patrick. Ho sempre detto che quello tra Danica e il motorsport americano è stato uno scambio equo: loro hanno ottenuto popolarità sfruttando la sua immagine, lei ha approfittato della situazione.

Ci sta. Ci sta in pieno. Solo, c'è anche un dopo, e se è vero che Pippa Mann ha scomodato il sessismo, mi pare che abbia scomodato solo quel tipo di sessismo che sembra riguardarla da vicino perché va contro di lei nello specifico. C'è che se sei donna, gli sponsor che ti cercano, spesso ti cercano per darti il ruolo che più ti si addice, secondo preconcetti di cui tutti, uomini e donne, siamo stati almeno in parte complici. C'è che purtroppo l'essere donna non ti salva automaticamente dal non avere pregiudizi contro le altre donne. Fin da ragazzine una parte di noi hanno avuto l'abitudine di giudicare le altre dall'aspetto, dalle scelte in fatto di abiti e di trucco.
Il motorsport mi sembra uno specchio di una realtà che esiste anche altrove. Quindi la Patrick era al centro dell'attenzione più per il suo aspetto che per altro (e le sue foto in costume considerate quasi uno scandalo nonostante a conti fatti fossero meno rivelatrici delle mutande bianche indossate quella volta da Hamilton) ed è stata cavalcara l'onda. Le altre avevano l'aspetto da backmarker dolci e kawaii, anche la De Silvestro che backmarker non era. Così essere sostenitori della Patrick diventava una questione da uomini arrapati, sostenere le altre e demonizzarla un dovere da donne acqua e sapone. Passata la Patrick, la presenza femminile in Indycar ha iniziato a sembrare studiata per dare un contentino al crescente pubblico femminile. E mentre ci sta che il pubblico femminile abbia a cuore la sorte della Mann, fintanto che c'è in giro la Mann, sembra che a nessuno importi trovare altre figure femminili per il motorsport open wheel americano... e tutti ci rimettono, perché sono propensa a pensare che esistano donne che gareggiano in open wheel di gran lunga più competitive della Mann, che avrebbero speranze anche di una carriera full time, e diversamente da Pippa non perché una donna "deve esserci".


lunedì 24 agosto 2020

Big in Indiana: Takuma Sato vince la sua seconda Indy 500

Quest'anno siamo arrivati a 33 e non più di 33, il che implica la qualificazione garantita per tutti. Penske si è iscritta con quattro vetture: oltre ai soliti Josef Newgarden, Will Power e Simon Pagenaud ha schierato anche Helio Castroneves. Ganassi invece è scesa in pista con le sue tre entries standard: Scott Dixon, Felix Rosenqvist e Marcus Ericsson. Rahal invece ha portato non soltanto i piloti standard, Graham Rahal e Takuma Sato, ma anche Spencer Pigot.
Andretti ha portato quattro vetture come team Andretti propriamente detto, ovvero Alexander Rossi, Ryan Hunter-Reay, Zach Veach e James Hinchcliffe, più quelle delle partnership: Marco Andretti con Andretti/Herta e Colton Herta con Andretti/Harding.
Ed Carpenter è sceso in pista con una vettura del suo team, affiancato da Rinus Veekay e da Conor Daly. Oltre a Pato O'Ward e Oliver Askew, Arrow McLaren ha schierato una terza vettura, quella di Fernando Alonso.

Foyt ha portato Charlie Kimball, Tony Kanaan e Dalton Kellett, Coyne invece Santino Ferrucci, Alex Palou e una terza vettura per James Davison. Una vettura rispettivamente per Shank e Carlin, guidate da Jack Harvey e Max Chilton, mentre Dreyer & Reinbold ha portato due vetture guidate da Sage Karam e J.R. Hildebrand, mentre ha completato la griglia Dragonspeed con Ben Hanley al volante.
Per la prima volta dopo vent'anni, nessuna donna in griglia, sta a voi giudicare se per via di pregiudizi contro le donne come sostiene Pippa Mann, oppure perché al momento non ci siano donne convincenti nel panorama della Indycar. Io, da parte mia, mi sono fatta l'idea che al giorno d'oggi ci siano più pregiudizi di quanto non ce ne fossero ai tempi di Danica Patrick o Simona De Silvestro, tuttavia sono convinta che Danica Patrick e Simona De Silvestro, se non fossero una ritirata e una impegnata in altre competizioni, avrebbero avuto meno difficoltà di Pippa Mann a trovarsi un volante.

Il format di qualifiche, probabilmente lo conoscerete. Senza bump vari ha funzionato così: tutti in pista sabato, otto giorni prima della gara, per stabilire la Fast Nine e le posizioni successive dello schieramento. A contare è la velocità media di quattro giri lanciati, con i piloti che fanno più run nel corso della giornata. Dal decimo in poi sono andati tutti a occupare le varie posizioni sulla griglia di partenza già al sabato, mentre la Fast Nine sarebbe andata a giocarsi la pole all'indomani.
Così, sette giorni prima della gara, per nove illustri individui le qualifiche sono terminate con Marco Andretti davanti a tutti. Era già stato il più veloce il giorno della Fast Nine e, la domenica prima della gara, è andato anche ad accaparrarsi la pole position, in una griglia così composta:

1^ fila: Andretti, Dixon, Sato
2^ fila: Veekay, Hunter-Reay, Hinchcliffe
3^ fila: Palou, Rahal, Rossi
4^ fila: Herta, Ericsson, Pigot
5^ fila: Newgarden, Rosenqvist, O'Ward
6^ fila: Carpenter, Veach, Daly
7^ fila: Ferrucci, Harvey, Askew
8^ fila: Power, Kanaan, Kellett
9^ fila: Pagenaud, Alonso, Davison
10^ fila: Castroneves, Kimball, Chilton
11^ fila: Karam, Hildebrand, Hanley

Il sogno di Marco Andretti di sconfiggere la "maledizione" di famiglia è durato soltanto fino al momento della bandiera verde (arrivata alle 20.30 ora italiana per disputare la gara in un orario più fresco di quanto non sarebbe stato mantenendo l'orario tradizionale).
Già da inizio gara, infatti, è stato Scott Dixon ad appropriarsi della leadership, seguito da vicino da Ryan Hunter-Reay e da Takuma Sato, con il poleman per un po' al quarto posto. Nel frattempo perdevamo per strada Carpenter per un contatto con un muro (poi rientrato ai box e uscito a diversi giri di distanza) e Davison con una ruota in fiamme e poi anche Ericsson per incidente (chissà, magari stava pensando a Grosjean). Prima di metà gara sarebbero stati fuori gioco anche Askew e Daly, coinvolti in un incidente pochi giri prima dell'halfway point e sarebbe entrata tre volte la safety car. La terza avrebbe prevenuto il doppiaggio di Alonso, ultimo pilota a pieni giri, che tuttavia più tardi non si sarebbe salvato da quel destino dopo un problema capitato ai box.

Nel frattempo RHR e Andretti erano un po' più distaccati dai piloti di testa e si inserivano tra le posizioni che contavano anche Rinus Veekay, almeno finché non ha lasciato spegnere la vettura ai box, e Alexander Rossi. In una gara in cui non sono state possibili strategie che portassero degli outsider nelle posizioni di maggiore spessore, è stato proprio Rossi, per parecchi giri, il principale sfidante di Dixon, con sorpassi e controsorpassi vari. Un brutto destino, tuttavia, attendeva Rossi: uscito dietro a Dixon e anche a O'Ward dopo un pitstop in regime di safety car entrata per incidente di Palou, è stato penalizzato per un contestato unsafe release e scivolato nelle retrovie.
A quel punto non si è dato per vinto, superava vetture like a boss e chissà, magari una safety car al momento giusto avrebbe potuto rimetterlo in lizza per le posizioni di spessore... quella safety car, però, è arrivata proprio per un suo incidente, mentre nel frattempo Dixon era ancora leader incontrastato, con Graham Rahal e Takuma Sato a lottare per il secondo posto.

Poteva sembrare un destino già scritto fin dal via quello di Dixon, ma non è andata così: poco dopo il restart, quando eravamo già nell'ultimo quarto di gara, Sato si è portato in testa e vi è rimasto anche dopo il giro di pitstop, mentre Newgarden, Rahal e Ferrucci occupavano a vario titolo le posizioni della top-5. O meglio, è rimasto davanti a tutti dopo il pitstop, mentre davanti c'erano Veach e Chilton su una strategia alternativa che, come tutte le strategie alternative, non ha dato i suoi frutti.
In un primo momento Dixon sembrava vicino abbastanza per potersi rimettere in gioco, ma più la gara andava avanti e più sembrava che Sato potesse scappare allo stesso modo in cui era scappato Dixon in certe precedenti occasioni della gara.
Stavolta il destino di stava scrivendo a favore di Sato e nulla sembrava mettersi tra lui e la victory lane. Il risultato è stato addirittura congelato in anticipo, quando Spencer Pigot è andato violentemente a sbattere a quattro giri dalla fine. La gara è finita dietro safety car e il Piccolo Samurai, come lo chiamava Mazzoni, ha vinto per la seconda volta in carriera la Cinquecento Miglia di Indianapolis.

RISULTATO: 1. Takuma Sato, 2. Scott Dixon, 3. Graham Rahal, 4. Santino Ferrucci, 5. Josef Newgarden, 6. Pato O'Ward, 7. James Hinchcliffe, 8. Colton Herta, 9. Jack Harvey, 10. Ryan Hunter-Reay, 11. Helio Castroneves, 12. Felix Rosenqvist, 13. Marco Andretti, 14. Will Power, 15. Zach Veach, 16. J.R. Hildebrand, 17. Max Chilton, 18. Charlie Kimball, 19. Tony Kanaan, 20. Rinus Veekay, 21. Fernando Alonso, 22. Simon Pagenaud, 23. Ben Hanley, 24. Sage Karam, 25. Spencer Pigot, 26. Ed Carpenter, 27. Alexander Rossi, 28. Alex Palou, 29. Conor Daly, 30. Oliver Askew, 31. Dalton Kellett, 32. Marcus Ericsson, 33. James Davison.

PS. Salvo particolari stravolgimenti, sarà O'Ward ad essere eletto Rookie of the Year. Nonostante avesse già tentato di qualificarsi all'edizione 2019, il non essersi qualificato l'anno scorso lo rende pilota alla prima partecipazione, quindi eleggibile per questa carica.

domenica 23 agosto 2020

Formula Regional @ Misano e Le Castellet

Il campionato di Formula Regional Europea è iniziato tre settimane fa e, in tempi di crisi, ci sono soltanto undici vetture in pista.
Quattro Prema, di cui tre dai colori standard guidate da Gianluca Petecof, Oliver Rasmussen e Arthur Leclerc e una dalla diversa livrea guidata da Jamie Chadwick. C'è Juri Vips con KIC Motorsport, con Patrik Pasma e Konsta Lappalainen come compagni di squadra. Van Armersfoort schiera Pierre Louis Chovet e in altre squadre troviamo Gillian Henrion, Emidio Pesce e Andrea Cola. In questo secondo weekend si è aggiunta una dodicesima vettura, guidata da Facundo Regalia, runner-up in GP3 l'anno in cui la vinse Daniil Kvyat, fermo da alcuni anni.

Le gare vengono trasmesse in livestreaming con un telecronista dallo strano accento e sono facilmente reperibili su Youtube, sempre ammesso che siano state trasmesse in streaming. Per esempio, la gara inaugurale della stagione è introvabile, la seconda c'è solo per metà, la terza tutto okay e quelle di questo secondo weekend invece tutto bene (o meglio, la qualità della terza gara di oggi era indecente, ma facciamocela bastare).
Le gare durano tutte trenta minuti più un giro, ci sono due sessioni di qualifiche, che determinano la griglia di partenza di due gare, mentre l'altra dovrebbe essere data dal secondo miglior tempo ottenuto in una delle sessioni di qualifiche, esattamente come funzionava ai tempi ormai dimenticati della Formula 3 Europea.

Leclerc e Petecof sembrano i migliori tra i piloti Prema (fin da Misano, Leclerc si è distinto specie per le qualifiche, ottenendo tre pole anche se ha vinto una sola gara in quel fine settimana), anche se il campionato non è iniziato nel modo migliore per i due. Infatti hanno avuto un incidente alla partenza, Leclerc si è ritirato e Petecof è riuscito a risalire soltanto fino al quarto posto, approfittando anche di un po' di caos. Grazie al loro incidente ha vinto Rasmussen, mentre Pasma è salito sul podio in seconda posizione precedendo Chadwick. Quest'ultima era stata protagonista di un duello con Vips, finito per prati per conto suo. Il suo terzo posto l'ha qualificata come la prima ragazza sul podio in F.Regional Europea, anche se al momento è stato l'unico spiraglio di luce in una stagione al momento molto complicata, in cui sembra non essere al passo dei suoi compagni di squadra.

MISANO GARA 1: 1. Oliver Rasmussen, 2. Patrik Pasma, 3. Jamie Chadwick, 4. Gianluca Petecof, 5. Pierre Louis Chovet, 6. Andrea Cola, 7. Emidio Pesce, 8. Gillian Henrion, 9. Konsta Lappalainen, Rit. Juri Vips, Rit. Arthur Leclerc. // GARA 2: 1. Arthur Leclerc, 2. Gianluca Petecof, 3. Oliver Rasmussen, 4. Patrik Pasma, 5. Pierre Louis Chovet, 6. Juri Vips, 7. Konsta Lappalainen, 8. Jamie Chadwick, 9. Andrea Cola, 10. Gillian Henrion, 11. Emidio Pesce. // GARA 3: 1. Gianluca Petecof, 2. Arthur Leclerc, Oliver Rasmussen, 4. Juri Vips, 5. Patrick Pasma, 6. Jamie Chadwick, 7. Pierre Louis Chovet, 8. Gillian Henrion, 9. Andrea Cola, Rit. Konsta Lappalainen, Rit. Emidio Pesce.

Spostarsi a Le Castellet non ha contribuito molto al bene dello spettacolo, perché il circuito non è propriamente favorevole, ma abbiamo assistito a un cambio di rotta nelle qualifiche, con Petecof vincente per 2:1 nel confronto con Leclerc. Più indietro Rasmussen e in estrema difficoltà Chadwick, sempre nelle retrovie in qualifica e, di conseguenza, anche in gara.
Vips e Chovet hanno provato a mettersi in mezzo al duo di testa del team Prema e per un po' ci sono riusciti, con Vips secondo alle spalle di Leclerc per gran parte della prima gara, seguito da Petecof e Chovet. Vips, tuttavia, ha perso posizioni venendo superato da Petecof al culmine di uno dei pochi duelli della gara e poi, andando per prati, anche da Chovet che così è salito sul podio.

Più tardi, lo stesso giorno, il duo Petecof-Leclerc era in posizione di 1-2 con Chovet e Vips all'inseguimento e, ancora una volta, quest'ultimo è stato protagonista, questa volta in positivo dato che è riuscito a prendersi il gradino più basso del podio. Il vero colpo di scena, comunque, è accaduto nelle retrovie a un giro dalla fine, quando Chadwick è saltata su un cordolo, l'ala anteriore si è rotta e si è incastrata sotto la vettura, facendole perdere il controllo. Pesce, che sopraggiungeva al suo fianco, è rimasto coinvolto e i due sono finiti entrambi a muro, il che ha lasciato a piedi Pesce per la gara di stamattina. Beato lui, che se la sarà guardata dall'esterno... movimentata com'è stata... A parte gli scherzi, Leclerc e Vips hanno effettivamente trollato Petecof al via, con questo che a gara in corso è riuscito a riprendersi la seconda posizione. La pista, tuttavia, come sappiamo, non si presta proprio molto bene a gare movimentate, quindi a volte bisogna accontentarsi.

PAUL RICARD GARA 1: 1. Arthur Leclerc, 2. Gianluca Petecof, 3 Pierre Louis Chovet, 4. Juri Vips, 5. Patrik Pasma, 6. Oliver Rasmussen, 7. Facundo Regalia, 8. Konsta Lappalainen, 9. Gillian Henrion, 10. Jamie Chadwick, 11. Emidio Pesce, 12. Andrea Cola. // GARA 2: 1. Gianluca Petecof, 2. Arthur Leclerc, 3. Juri Vips, 4. Pierre Louis Chovet, 5. Oliver Rasmussen, 6. Patrik Pasma, 7. Facundo Regalia, 8. Gillian Henrion, 9. Andrea Cola, 10. Jamie Chadwick, 11. Emidio Pesce, Rit. Konsta Lappalainen. // GARA 3: 1. Arthur Leclerc, 2. Gianluca Petecof, 3. Juri Vips, 4. Oliver Rasmussen, 5. Patrik Pasma, 6. Konsta Lappalainen, 7. Pierre Louis Chovet, 8. Facundo Regalia, 9. Jamie Chadwick, 10. Gillian Henrion, 11. Andrea Cola, DNS. Emidio Pesce.

sabato 22 agosto 2020

Commento alla Formula 2 negli eventi anglo-catalani (e cenni sulla Formula 3)

Ci eravamo lasciati con le formule minori dopo gli eventi di Austria e Ungheria (da me precedentemente definiti come eventi dell'Impero Austro-Ungarico), ci ritroviamo adesso, con altri tre eventi disputati, la Formula 3 arrivata a due terzi della sua percorrenza (il campionato finirà con Spa/ Monza/ Misano), mentre quello di Formula 2 proseguirà ancora più a lungo, almeno fino a Sochi, poi forse per un successivo evento o più che non sono ancora stati annunciati: il calendario originale prevedeva Bahrein e Abu Dhabi, quindi potrebbe essere lecito aspettarsi l'introduzione di simili location nel calendario rivisto, una volta che queste verranno confermate come eventi del campionato di Formula 1. Magari se ci mettessero anche qualcosa in mezzo non sarebbe poi così male, dato che Bahrein e Abu Dhabi, in linea teorica, dovrebbero essere nel periodo di fine novembre/ dicembre. A parte questo, tornando a cose che ci riguardano più da vicino come la struttura del mio commento, ci tengo a precisare ancora una volta che, nell'impossibilità di coprire tutto con un'attenzione maniacale, ho deciso di concentrarmi in primo luogo sulla Formula 2, accennando comunque agli eventi della Formula 3 in finale di commento.

FORMULA 2 @ SILVERSTONE I - in questo primo evento britannico tutto è iniziato con una pole position di Drugovich, colui che compie gli anni lo stesso giorno di Barrichello, solo è di parecchi anni più giovane. Dopo la sua stagione pessima in F3 l'anno scorso, continuava a riprendersi like a boss, dato che ha battuto nientemeno che Ilott, che si sta distinguendo per essere abbastanza propenso a partire dalla pole position.
Ilott, tuttavia, non era destinato a partire dalla seconda piazza sulla griglia, dato che non appena è partito il giro di formazione la sua vettura si è ribellata.
Mazepin: "Tunz tunz tunz!!!11!!!11!"
Ilott: "E tu cosa vuoi?"
Mazepin: "Prenderti a sberle. Anche se dovrò farlo virtualmente!"
Ilott: "Qualcuno mi spiega cosa c'entra Mazepin in tutto ciò?"
Voce fuori campo: "Lascia stare. Lo scoprirai più avanti."
Nel frattempo scattanohhhhh le vetturehhhhh, in particolare è scattata quella di Schumacher che è partito like a Bottas (versione Austria 2018 ovviamente) e ha trollato Drugovich, irradiando Silverstone con il bagliore azzurro shocking dei suoi occhi e facendo indignare i newpredestinaters, delusi dal fatto che il loro New Idolo(C) fosse nelle retrovie. I newpredestinaters avrebbero avuto le loro soddisfazioni, perché a Occhi Azzurro Shocking sarebbe bastato un giro di pitstop per sprofondare, in crisi con le gomme come suo padre ad Austin 2012.
Prima del pitstop in oggetto, Schumacher era già stato superato da Mazepin, che a differenza sua e di New Predestinato sembrava non avere alcun problema con le gomme e che nessuno fosse destinato a farlo cadere giù dalla prima posizione sulla quale si era appollaiato come un falco famelico.
Mazepin: "Scusa, Autrice(C), cosa sono queste uscite?"
L'Autrice(C): "Taci, se no ti faccio ruggire come una marmotta assassina del Quebec."
Mazepin ha preceduto al traguardo Zhou e Tsunoda, salendo quindi sul podio con due asiatici, Lundgaard è arrivato Hulkenberg, mentre Ilott dall'ultima posizione è risalito fino alla top-5. Deletraz, Drugovich e Ticktum hanno completato la zona reverse grid, mentre Schumacher e Daruvala hanno completato la top-ten. I due punti ottenuti da Schumacher sono stati gli unici punti che la Prema ha portato a casa nel corso del fine settimana, il che ha comportato insulti random nei confronti del team da parte di fantomatici tifosi del team stesso.
Poi è arrivata la domenica e le cose non sono andate particolarmente bene per Ilott: nel corso della giornata 1) avrebbe speronato(?) Tsunoda al via provocandone il ritiro, 2) sarebbe finito fuori da solo, 3) avrebbe litigato con Max Chilton via twitter dopo che quest'ultimo avrebbe affermato che quanto accaduto al punto 2 era la punizione del karma per quanto successo al punto 1, salvo poi cancellare il tweet. Siccome era coinvolto Chilton e non un personaggio di grande spessore, a nessuno in realtà è importato un fico secco di questa polemica, il tutto mentre Ticktum vinceva la gara davanti a Lundgaard e Deletraz, con quest'ultimo in costante inseguimento della sua prima vittoria in Formula 2, inseguimento che al momento attuale non ha ancora dato i suoi frutti. In più, siccome aveva vinto Ticktum, erano ben altre le cose per cui il mondo si stava indignando.
Ticktum: "E Occhi Azzurro Shocking non ha fatto neanche un punto!!!11!!!11"
Voce fuori campo: "Chi se ne frega, l'unico Prema Boy che amiamo è il new predestinato."
Ticktum: "Neanche quello mi pare abbia fatto punti... karma, dopo che si è alleato con Occhi Azzurro Shocking per rubarmi le vittorie di Euro Formula 3!"
Daruvala è arrivato quarto, infatti è indiano e Hulkenberg guidava una vettura indiana, mentre Mazepin ha chiuso in top-5 precedendo Drugovich, Matsushita e Aitken a completare la zona punti. C'era anche Zhou in zona punti fino a poco prima, solo non è rimasto in zona punti abbastanza da esserci ancora al momento della bandiera a scacchi. Prema nel frattempo ha ricevuto altri insulti random, perché esisteva la vaga possibilita che gli Schurtzman potessero portare a casa qualche misero punto, se non si fossero fermati ai box verso fine gara in regime di safety car dopo che Ilott era stato punito dal karma (cit.) e la sua vettura era ferma in mezzo alle scatole.

FORMULA 2 @ SILVERSTONE II - quando Ilott ha vinto dalla pole, ma nessuno l'ha preso in considerazione perché all'improvviso c'era una polemica a proposito di Ticktum! Purtroppo per lui la questione avrebbe avuto breve durata, ma andiamo con calma e torniamo al pilota che si sta rivelando costantemente uno dei più veloci in qualifica in questo campionato. In un primo momento al suo inseguimento c'erano proprio il nostro amato Ticktum e Lundgaard, poi Ticktum ha iniziato a perdere posizioni a caso, ma la regia si è concentrata comunque su di lui e sui suoi team radio. A un certo punto, mentre in pista litigava con qualcuno, avrebbe affermato qualcosa che suonava come: "se questo non la smette di ostacolarmi, gli vado addosso". Cosa che ovviamente poteva essere anche interpretata come "gli finisco fortuitamente addosso perché non ho posto in cui andare", anche se sarebbe stato più intuitivo un "all the times you have to leave the space". Il problema di Ticktum è che stiamo parlando di uno che una volta è andato addosso di proposito a un altro pilota, anche in circostanze che facevano dubitare molto del suo equilibrio mentale, quindi apriti cielo. Il giornalista Will Buxton, che non è nuovo alle polemiche inerenti ai piloti, l'ha ribattezzato Dick Tantum, come anagramma del suo nome o qualcosa del genere. Poi si è giustificato sostenendo che Dick è diminutivo di Richard ed era così che lo intendeva. Peccato che Ticktum si chiami Daniel.
Ad ogni modo Ilott, Lundgaard e finalmente Aitken hanno chiuso la gara a podio. Mazepin è arrivato quarto e infatti era tester della Force India ai tempi di Hulkenberg, poi a seguire Deletraz, Tsunoda, Schumacher e Shwartzman a completare la top-8 per una prima fila tutta Prema all'indomani. Quando Zhou e Daruvala hanno tagliato il traguardo in nona e decima posizione, stavano già suonando le trombe dell'apocalisse.
La domenica è andato tutto bene fino a due giri dalla fine, quando Shwartzman procedeva decisamente più lento di Schumacher mentre erano in prima e seconda posizione. Cosa poteva succedere a quel punto di disastroso? Mhm... qualcosa come un incidente tra i due. Riconosciuto come incidente di gara dai commissari, ha messo fuori gioco (fuori top-ten più che altro) Shwartzman quando stava per scivolare in seconda posizione e ha fatto perdere la leadership quasi conquistata a Schumacher, che si è visto superare da Tsunoda. Gli è andata meglio che al compagno di squadra, infatti ha chiuso secondo alle spalle del giapponese, con Aitken ancora una volta terzo classificato. Deletraz, Zhou, Ilott, Ticktum e Mazepin hanno chiuso la zona punti, ma a nessuno importava un fico secco della zona punti, in quel momento, dato che c'era stato un incidente tra compagni di squadra, piloti Prema, nonché Ferrari Junior, e bisognava commentarlo in tutte le salse.
Noi sappiamo come sia andata veramente:
Shwartzman: "Io sono figohhhh e tu no!!!"
Schumacher: "Ma ho gli occhi azzurro shocking."
Shwartzman: "Corri in Formula 2 solo perché hai un cognome famoso."
Schumacher: "E tu perché sei sponsorizzato dai petrolieri russi."
Shwartzman: "I petrolieri russi non sembrano più il malehhhh quando si tratta di me."
Schumacher: "Va beh, io intanto ti passo stando in bilico su due ruote."
Shwartzman: "E io, prima che finisci il sorpasso, cerco di farti rimanere davvero su due ruote."
Schumacher: "Temo ti sia andata male, bimbo."
Shwartzman: "Bimbo a chi? Sono un 1999 come te."
Schumacher: "E come Trollando."
Tsunoda: "Io invece sono un 2000 e sono un Redbull junior quindi un giorno o l'altro potrei spodestare il Russo di Roma."
Aitken: "E io vado a podio."
Tsunoda: "Ma nessuno ti caga."
Aitken: "Il che si spiega, dato che ho in parte origini asiatiche."
Tsunoda: "E sei pure mezzo coreano, quando gli unici paesi asiatici riconosciuti dal motorsport sono il Giappone, l'India e la Cina."
Aitken: "E l'Indonesia."
Tsunoda: "Cosa c'entra l'Indonesia?"
Aitken: "Per ora niente, ma presto avrà un significato."

FORMULA 2 @ CIRCUIT DE CATALUNYA - Ilott in pole anche a Montmelò, ormai sembra il punto di contatto tra un evento e l'altro. Ha superato indenne la prima curva, inseguito dai Prema Bros, con New Predestinato che si è portato in testa alla gara, seppure Ilott sia riuscito in seguito a prendersi la prima posizione. A proposito di Ferrari Junior, invece, continuava la striscia negativa di Armstrong, stavolta in testacoda al primo giro. Poi è arrivato il giro dei pitstop e le cose hanno iniziato a precipitare, specie per i piloti che si erano appena fermati: un incidente di Alesi ha fatto entrare la safety car e Matsushita ne ha approfittato per trollare tutti, fermandosi in regime di SC e recuperando una quantità notevole di posizioni. Non contento, ha superato quei due piloti che aveva davanti (Tsunoda e Ilott) e si è portato in testa dopo essere partito diciottesimo.
Ilott ha continuato a perdere qualche posizione, Tsunoda anche ne ha perse, soprattutto durante un duello con Mazepin che, nonostante fosse destinato a una penalità che l'avrebbe fatto precipitare fuori top-ten, intendeva arrivare terzo al traguardo. È arrivato alle spalle di Matsushita e di Shwartman, poi è stato trascinato via per le orecchie.
Zhou: "Tunz tunz tunz!!11!!!1!! A podio ci vado io!"
Shwartzman: "Ma non sei figo perché sei asiatico!"
Matsushita: "E siccome sei cinese, non sei neanche un rappresentante della nazionalità asiatica più stylish!"
La gara finiva, dopo una safety car e un restart all'ultimo giro per un incidente di Nissany, con Matsushita, Shwartzman, Zhou, Tsunoda, Ilott, Schumacher, Drugovich, Ghiotto (reverse grid pole), Ticktum e Deletraz.
A quel punto un enorme mistero, non ancora del tutto risolto, si faceva largo: un altro incidente era accaduto all'ultimo giro e sembrava ci fosse la vettura di Gelael ferma da qualche parte. Nessuna ripresa dell'incidente e nessuna idea sulla dinamica dell'incidente, solo un Tweet, più tardi, da parte di Aitken, che in quei frangenti era scivolato giù nelle posizioni e che sosteneva che qualcuno gli era andato addosso in gara. Nel frattempo girava voce che Gelael fosse stato ricoverato in ospedale, si pensava in un primo momento per uno svenimento al momento dell'incidente.
La cosa era un po' diversa: il pilota indonesiano risultava essersi fratturato una vertebra con un presunto salto su un "sausage kerb" e ad oggi non è chiaro cosa sia accaduto esattamente. Potrebbe avere spiccato il volo su un cordolo di quel tipo e avere colpito Aitken, così come avere spiccato il volo direttamente dopo avere colpito Aitken. Quello che è ormai certo è che, dopo il volo, sia atterrato nel senso giusto, pertanto l'incidente in un primo momento era sembrato meno pesante di quanto sia stato in realtà. Gelael sarà fuori per qualche settimana. Il suo sostituto è Juri Vips, con grande gioia dei suoi sostenitori, che criticavano la scelta del management Redbull di fargli disputare la Superformula (cosa che al momento non sta accadendo, in quanto se andasse in Giappone dopo l'evento di Formula Regional del weekend post-Barcellona verrebbe messo in quarantena e non potrebbe gareggiare), al momento è confermato per Spa, Monza e Misano.
Alla domenica soltanto ventuno vetture hanno preso il via e Ghiotto dalla pole è partito al rallenty facendosi trollare da Drugovich che, al termine di una gara tutto sommato tranquilla, è andato a podio con Ghiotto e Schumacher. Tsunoda è arrivato quinto, davanti a Matsushita, Mazepin, Piquet (a punti dopo essere stato penalizzato al sabato quando aveva chiuso in top-ten) e Ilott che, superato verso fine gara da Lundgaard, si è visto riassegnare l'ottavo posto perduto per una penalità attribuita all'altro per avere effettuato il sorpasso tagliando per i campi.
Ilott: "Sono in testa alla classifica anche dopo questo weekend, in cu*o a New Predestinato!"
Shwartzman: "Ma sono più figo di te."
Ilott: "Ora però la gentehhhh mi amahhhh."
Shwartzman: "Non lo farà a lungo. Ricordati che sono io il loro preferito, anche se sono sponsorizzato dai petrolieri russi."

FORMULA 3 - in Gran Bretagna è avvenuto il primo avvicendamento stagionale, ovvero Enaam Ahmed ha lasciato la serie dopo avere ottenuto risultati di pochissimo spessore, venendo sostituito per i due round britannici da Ben Barnicoat e per la Spagna da Leonardo Pulcini.
Nel primo weekend di Silverstone è accaduto un incidente Florsch vs Hauger con quest'ultimo che, ovviamente, è stato ferocemente criticato da Sophia su Twitter. Sarà comunque stata soddisfatta la domenica, quando il suo vecchio nemico Smolyar, che ha tagliato il traguardo in prima posizione, è stato punto dal karma per il loro incidente di qualche fine settimana fa, venendo penalizzato per ragioni random e scivolando in sesta piazza. Sabato aveva vinto Lawson, domenica ha ereditato la vittoria Beckmann che, per la seconda volta, vince per penalità altrui, specialità in cui si era in precedenza distinto D'Ambrosio in Formula E. TOP-TEN GARA 1: Lawson, Piastri, Sargeant, Hughes, Vesti, Peroni, Fernandez, Novalak, Beckmann, Smolyar / TOP-TEN GARA 2: Beckmann, Novalak, Peroni, Vesti, Sargeant, Smolyar, Lawson, Pourchaire, Verschoor, Hughes.
Nel secondo weekend di Silvertstone, strano a dirsi, indovinate chi ha fatto un'altra mezza polemica su Twitter? Esatto, proprio lei. Stavolta, se l'è presa contro i suoi detrattori, mettendo poi like e retweet vari a chiunque criticasse il team per cui corre per via della poca competitività della vettura. Non so se sia la strategia migliore: sono tanti i pilotini di F3 che fanno male al primo anno e bene al secondo, ma criticare costantemente il team o elogiare chi lo fa non mi sembra il modo migliore per continuare ad avere un volante anche per il secondo anno.
In questo fine settimana Barnicoat all'esordio ha avuto il suo breve momento di gloria, procacciandosi la reverse grid per la gara della domenica, in cui però ha perso qualche posizione al via e poi si è ritirato per problemi tecnici. La gara domenicale è terminata con un duello epico tra Zendeli, che era stato in testa per gran parte del tempo, e Viscaal, che invece è stato in testa nel momento in cui era necessario per vedersi assegnare la vittoria. TOP-TEN GARA 1: Sargeant, Hughes, Lawson, Vesti, Beckmann, Pourchaire, Piastri, Viscaal, Zendeli, Barnicoat / TOP-TEN GARA 2: Viscaal, Zendeli, Pourchaire, Beckmann, Lawson, Piastri, Hughes, Vesti, Novalak, Fraga.
Al Circuit de Catalunya abbiamo assistito alla prima vittoria di Hughes e a una serie di problemi tecnici per Vesti. Abbiamo assistito nuovamente a indovinate chi che criticava la vettura e abbiamo assistito al primo punto di Nannini, che si è anche conquistato la pole position da reverse grid. All'indomani, tuttavia, in una gara in cui Fernandez andava per prati ogni tre per due, Nannini è stato trollato da Piastri (che in questo modo si è avvicinato a Sargeant in classifica, portandosi a solo 1 punto dopo che l'americano era andato in testa negli eventi precedenti). Anche Peroni è riuscito a trollare Nannini, e curiosamente è il compagno della Florsch quindi mi verrebbe qualche dubbio sul team scarso di cui lei non fa altro che parlare. Comunque, approfittando anche di disgrazie varie accadute a D.Schumacher, è riuscita a batterlo in entrambe le gare, anche se il risultato medio di DSC è stato comunque superiore a quello di Sophia. A peggiorare la situazione, questo importantissimo scontro tra titani non ci sarà nell'evento belga di fine agosto: lei sarà impegnata a gareggiare nell'ELMS e Schumacher e il team Charouz hanno interrotto la loro collaborazione. TOP-TEN GARA 1: Hughes, Lawson, Sargeant, Novalak, Beckmann, Piastri, Pourchaire, Peroni, Verschoor, Nannini / TOP-TEN GARA 2: Piastri, Peroni, Nannini, Verschoor, Sargeant, Pourchaire, Lawson, Fittipaldi, Beckmann, Hughes.