domenica 4 novembre 2018

Quando l'happy ending non esiste...

Mi sembra che sia passata una vita dal gran premio di St. Pete e in effetti è proprio così. Quella sera guardavo la gara combattendo contro Firefox che andava in palla ogni venti minuti, come succedeva prima che facessi aggiornare il computer.
Guardavo la gara e guardavo Robert Wickens che, al suo esordio, se ne stava in testa e sembrava che niente e nessuno potesse mettere in discussione la sua leadership.
Ricordo quegli ultimi giri, ricordo quando Alexander Rossi gli si avvicinò, per un duello epico tra un ex tester della Marussia e un ex pilota della Marussia. Ovviamente sapevo chi fosse Wickens, ma fino a quella sera non gli avevo mai dato troppo peso: il fatto che potesse vincere la sua gara d'esordio mi sembrava qualcosa di eroico e parteggiare per lui fu la cosa più normale.

Poi Rossi tentò il sorpasso e il tentativo di sorpasso finì male: speronò Wickens, mi misi a imprecare mentalmente e in più mi sorbii le polemiche del caso via social. Se ne dedusse che Rossi si era comportato da bad boy ma che in Indycar i bad boy sono fighi.
Non ho mai avuto nulla contro quella manovra in sé, né ho mai considerato Alexander Rossi un bad boy...
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...per cortesia, non confondiamo concetti che nulla hanno a che vedere l'uno con l'altro. Gente come Paul Tracy o Al Unser Jr possono essere considerati bad boy, Alexander Rossi le uniche cose che fa in Indycar sono guidare e andare in giro insieme a Conor Daly, quest'ultima cosa quando non è al volante, dal momento che Daly è generalmente sprovvisto di una monoposto sul quale appoggiare il fondoschiena.

Quel giorno rimasi mooooolto delusa, nel vedere vanificato a così pochi giri dalla fine tutto quello che Wickens aveva fatto fino a quel momento.
A dirla tutta le cose andarono, dal punto di vista delle mie simpatie personali, molto meglio di quanto potessi pensare: a causa del crash tra Wickens e Rossi passò in testa e vinse nientemeno che Sebastien Bourdais e come qualcuno di voi potrà ricordare la mia reazione standard quando vince Bourdeeeeyyyyy è generalmente quella di essere scoppiettante di felicità.
Ad ogni modo il ritiro di Wickens lo presi male e passai ogni singola gara a sperare che Wickens potesse ottenere finalmente la sua prima vittoria in Indycar...
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...e poi venne Pocono. Venne una delle poche gare che non sono riuscita a finire di guardare e che ho scelto di non rivedere mai più, nonostante sia reperibile su Youtube.

Qualche giorno fa Wickens ha utilizzato per la prima volta il termine "paraplegico" per definire le sue attuali condizioni fisiche, in un Tweet da lui postato.
Non ero pronta per leggere qualcosa del genere, non ero pronta per perdere le speranze, non ero pronta per accettare l'idea... Non mi illudevo che potesse tornare in Indycar, ma pensavo che almeno, per il resto, le cose potessero avere una conclusione diversa.
Poi la news che non mi aspettavo, a proposito del pilota che prenderà il suo posto nel 2019. Non ci avevo nemmeno pensato, non mi ero posta problemi sulla durata del suo contratto con la Schmidt, non avevo mai pensato al potenziale nuovo pilota come al suo sostituto.
Sarà Marcus Ericsson. Forse avrei accolto la notizia in modo diverso, se non fosse stato definito testualmente come colui che prenderà il posto di Wickens.
Avrei pensato allo scontro tra titani che tornerà ad andare in scena tra lui e Max Chilton, avrei pensato alle battute che potrei continuare a fare a proposito del pollo gigante, stavolta nei commenti alla Indycar.
Invece niente, chissà quanto tempo passerà prima che io possa considerare Ericsson come un pilota a sé stante, invece che come il sostituto di Wickens.

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Milly Sunshine