Visualizzazione post con etichetta Formule minori vintage. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Formule minori vintage. Mostra tutti i post

martedì 21 maggio 2024

Il breve exploit di Giancarlo Martini (zio di Pierluigi Martini) in Formula Aurora

Carissimi very uominy che popolano gli anni '70, qualche giorno fa mi sono imbattuta per caso su Youtube in un video suggerito mentre esploravo un canale che è una miniera d'oro di motorsport vintage. Questo video, che non era pubblicato dal canale stesso, ma piuttosto penso fosse stato inserito in una playlist di quel canale, mostrava un ultimo giro di una gara di Formula Aurora (campionato britannico di Formula 1, per intenderci quello in cui Desiré Wilson a un certo punto ha vinto una gara), nel quale un pilota, che si trovava fino a quel momento in testa, veniva messo a piedi dalla monoposto a pochi metri dal traguardo e la spingeva fino al traguardo stesso.

Il pilota in questione era Giancarlo Martini, zio dello storico pilota della Minardi degli anni '90 Pierluigi Martini e facendo qualche ricerca ho scoperto che ha disputato due soli eventi nella Formula Aurora, il primo dei quali è stato a Zandvoort il 15 maggio 1978, ed è proprio quello nel corso del quale ha avuto quello sfortunato epilogo.
La gara se l'è aggiudicata Bob Evans, brevemente pilota di Formula 1 nel periodo 1975/76 così come anche il resto del podio è stato contornato da nostre vecchie con brevi presenze in Formula 1. In seconda posizione, infatti, si è piazzata nientemeno che Divina Galica - il cui cognome pare pronunciarsi "Galìza" - e terzo Boy Hayje, con qualche apparizione nel 1976/77.


Il successivo evento si è svolto a Donington e Martini si è ripreso conquistando la pole position, al fianco di un'altra nostra vecchia conoscenza, Emilio De Villota. Curiosità: l'evento si è svolto sei giorni dopo quello precedente, per la probabile vecchia tradizione inglese di non gareggiare la domenica... e guess what, si è svolto il 21 maggio, quindi oggi ne è l'anniversario. E non sto scrivendo questo post perché ne è l'anniversario, ma per pura coincidenza: non avendo avuto tempo di scriverlo nei giorni scorsi, l'ho fatto oggi, notandolo per caso perché sono andata a cercarmi le date.
Di questa gara ho trovato una sintesi di dodici minuti, nella quale essenzialmente si vede Martini conservare la posizione e allungare, mentre De Villota veniva superato in corso d'opera, con Guy Edwards e Bob Evans a completare il podio. Anche Valentino Musetti ha sopravanzato De Villota, il quale ha concluso la gara in quinta piazza.


martedì 11 ottobre 2022

Maria De Villota, la ragazza della Superleague (13.01.1979?? - 11.10.2013)

11 ottobre 2013: è venerdì e sono circa le sette del mattino quando l'assistente personale di Maria De Villota entra nella stanza d'albergo in cui si trova a Siviglia, città dove nei giorni successivi dovrà presentare la sua autobiografia. La trova morta. Inizialmente viene diffusa dai familiari la notizia che il decesso dell'ex tester sia avvenuto per cause naturali, ma in un secondo momento viene dichiarato che la sua vita è stata stroncata dai danni al cervello riportati nell'incidente di Duxford.
Nel frattempo il mondo della Formula 1 va avanti: nel corso del weekend si sta svolgendo il GP del Giappone, che verrà vinto da Sebastian Vettel davanti a Mark Webber e Romain Grosjean. Il pilota della Lotus (l'attuale team Alpine) in questa occasione sarà il pilota che più di ogni altro si avvicinerà a interrompere la lunga striscia vincente del pilota della Redbull, nove vittorie consecutive. Il mondo della Formula 1 va avanti, certo, ma la storia di Maria De Villota rimane. Chi era? Come si è arrivati alla sua morte? Se siete neofiti, andiamo a scoprirlo. Se già la conoscete, ricordiamola insieme.


Maria De Villota Comba nasce a Madrid il 13 gennaio, non risulta chiaro se del 1979 (data indicata sul sito web postumo legadomariadevillota.com) o del 1980 (anno di nascita presente nelle sue biografie quando era in vita), figlia primogenita del pilota Emilio De Villota e della moglie Maria Isabel Comba, sorella maggiore di Isabel ed Emilio Jr, quest'ultimo a sua volta pilota.
Il padre Emilio è stato pilota con partecipazioni occasionali in Formula 1 tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80 con entry varie a bordo di vetture di team privati. Frattanto prendeva parte, con molto più successo, al campionato di Formula Aurora (serie che si svolgeva in Gran Bretagna a bordo di vetture di Formula 1), con numerose vittorie e la conquista del campionato nel 1980.
Maria segue le orme del padre divenendo a sua volta pilota. La sua carriera sembra iniziare non troppo presto e ha già più di vent'anni quando inizia a gareggiare sulle monoposto e tra il 2001 e il 2005 prende parte alla Formula 3 spagnola, sembra come compagna di squadra del fratello Emilio Jr e non in maniera continuativa.
A partire dal 2005 la sua carriera prosegue in campionati a ruote coperte, ma tornerà a bordo di monoposto qualche anno più tardi, ancora una volta prendendo parte a campionati vari come one-off o come pilota part-time. Disputa un evento di Euroseries Formula, parte del campionato di Formula Palmer (serie nella quale, nella stagione gareggia anche un'altra ragazza, con risultati decisamente più altisonanti, ovvero Emma Kimilainen che chiuderà il campionato al quinto posto), ma soprattutto fa il proprio esordio nella Superleague.
Questo campionato, nato nel 2008 e cancellato nel 2011 poco dopo l'inizio della stagione, ha una peculiarità: una sorta di fusione tra motorsport e calcio! Abbastanza di nicchia da non essere conosciuto dai fanboy del calcio, che comunque non avrebbero la possibilità di fare polemica in proposito sui social vista l'epoca, questo campionato prevede la presenza di vetture sponsorizzate da squadre di calcio.
Nella seconda metà del 2009 e fino all'inizio del 2011 Maria gareggia per il team dell'Atletico Madrid, che tra parentesi è anche la sua squadra del cuore. Il suo miglior risultato è un quarto posto al Nurburgring nel 2010, risultato non particolarmente altisonante, al quale fa da contorno una carriera non altrettanto altisonante - stessa cosa per il fratello Emilio Jr, a sua volta pilota dal palmares tutt'altro che memorabile.

I due, parallelamente alla loro carriera di piloti, sono anche coach presso la De Villota Racing School e coinvolti nella carriera dei piloti emergenti. Sembra che uno degli "allievi" di Maria sia nientemeno che Carlos Sainz Jr, attualmente uno degli ambasciatori del Legado Maria De Villota, l'associazione nata in sua memoria.
In un secondo momento, quando si avvicina al mondo della Formula 1, Maria diviene anche opinionista per la televisione spagnola, presso la quale commenta la Formula 1 prima del suo incidente e, in seguito, occasionalmente anche nei suoi ultimi mesi di vita.
Nell'estate del 2011 Maria guida per la prima volta una Formula 1: il team in questione è la Lotus (la Renault... sempre quella che adesso è Alpine). Il tutto sembra avvenire per ragioni promozionali, tanto che i tempi fatti registrare nel test non vengono divulgati, come del resto è tipico dei demo run. Ci sono voci a proposito di una futura collaborazione con il team come tester, ma non se ne farà niente.
Prima dell'inizio della stagione 2012 viene annunciato dalla Marussia il suo ingaggio come tester. Spesso compare al fianco di Timo Glock e Charles Pic, i piloti titolari, ma il suo non è un vero e proprio ruolo di riserva o terzo pilota. Anzi, non avendo la superlicenza, non può nemmeno essere presa in considerazione per la sostituzione di Glock quando quest'ultimo deve saltare un gran premio per motivi di salute (e anzi, la Marussia viene anche criticata per non avere un terzo pilota dotato di superlicenza - in seguito verrà ingaggiato Max Chilton, poi promosso a titolare nel 2013).
Il 3 luglio 2012 è il giorno in cui Maria De Villota guiderà per la prima volta una Marussia, in un test aerodinamico a Duxford. Sono le 9.30 del mattino quando all'improvviso Maria esce di pista a bassa velocità, apparentemente a causa dell'attivazione accidentale del sistema anti-stallo. Va a impattare contro un camion del team, per qualche assurda ragione parcheggiato con il portellone aperto in una via di fuga, e colpisce proprio il portellone.

L'incidente è molto grave, serve parecchio tempo per estrarla da quello che resta della monoposto. Ha il casco spezzato e ha riportato gravi ferite alla testa. Viene trasferita in ospedale e le notizie non sono incoraggianti: sembra sia rimasta cosciente, ma al momento è in pericolo di vita.
Maria sopravvive, ma il giorno dopo viene annunciato che ha perso l'occhio destro. Nei giorni successivi viene annunciato che a seguito di un intervento alla testa, le sue condizioni sono migliorate. Rimane in ospedale in Inghilterra per oltre due settimane, prima di ritornare in Spagna.
La sua prima apparizione pubblica avviene l'11 ottobre 2012, con la benda sull'occhio destro e i capelli tagliati cortissimi a seguito della rasatura per l'operazione alla testa. Non farà mai mistero delle proprie condizioni: afferma di avere riportato conseguenze permanenti, di soffrire di forti mal di testa e di avere perso gusto e olfatto.
Al GP di Spagna 2013, nel quale ci sarà quella che è ad oggi l'ultima vittoria di Fernando Alonso nella massima categoria, è presente al circuito: quella di Barcellona resterà la sua ultima presenza a un evento di Formula 1. Il 28 luglio dello stesso anno si sposa con il personal trainer Rodrigo Garcia Millan.
Pubblica un'autobiografia, intitolata "La vita è un regalo". La presentazione del libro è pianificata per il 14 ottobre. Per questa ragione Maria si trova a Siviglia. Non ci sarà alcuna presentazione: Maria viene appunto trovata morta la mattina dell'11 ottobre, esattamente un anno dopo la sua prima apparizione pubblica.
Nel GP del Giappone che si svolge nel corso del weekend, vari piloti applicano sui propri caschi il suo logo, una stella rossa asimmetrica. Anch'io, ai tempi, ho scelto di ricordarla così, con la sua stella nella grafica di questo blog, che è ormai diventata definitiva (e che, per ragioni estranee alla mia volontà, Blogger fa vedere di default in modo piuttosto diverso dalla versione desktop alla versione mobile).


È il 2022, è di nuovo l'11 ottobre. Sono passati nove anni da quel giorno, nove anni da questa triste storia da sempre considerata un po' come di secondo piano. Maria non era un grande nome della Formula 1 o del motorsport in generale, il suo incidente è avvenuto lontano dai circuiti tradizionali, lontano dagli eventi ufficiali e perfino lontano dai semplici test ufficiali. La sua morte, avvenuta molto tempo dopo, seppure per effetto dei danni neurologici riportati nell'impatto, generalmente non è inserita tra quelli di piloti di Formula 1.
C'è stato anche chi, per screditare tutte le tester, a un certo punto ha dichiarato che nessuna donna ha mai effettivamente testato una monoposto di Formula 1, tra tutte quelle che sono state tester nell'epoca moderna/ contemporanea. Nel fanbase contemporaneo della Formula 1 ci sarà sicuramente gente che non sa nemmeno chi fosse e quanto, a suo tempo, la sua scomparsa abbia potuto turbarci, quanto il suo palmares non eccezionale sia divenuto qualcosa di totale secondo piano, di fronte a una vita che si spezzava. Per noi che c'eravamo, Maria De Villota è stata una delle tante pagine di sofferenza della storia del motorsport.



sabato 30 aprile 2022

In memoria di Roland Ratzenberger /// 04.07.1960 - 30.04.1994

Il 30 Aprile di ventotto anni fa Roland Ratzenberger perdeva la vita in un incidente nelle qualifiche del GP di San Marino, ma oggi non sono in vena di parlare di cose tragiche, quindi ho deciso di ricordarlo andando a ripescarmi un momento positivo della sua carriera nel motorsport reperibile su Youtube, ovvero quando nel 1986 vinse il Formula Ford Festival a Brands Hatch. Nello specifico ho trovato un video con le semifinali, essenzialmente due batterie di sprint qualifying con i primi quattordici di ciascuna che avevano accesso alla finale, e un video appunto con la finale. Le semifinali erano costituite da pochi giri, la finale da venti, disputati su vetture che mi ricordano vagamente una versione vintage delle "Formula 5" presenti nella Formula 4 danese (per intenderci, tipo la vettura guidata da Mads Hoe negli ultimi anni - se non sapete chi è fatevi una cultura).

Nella prima qualifica scatta dalla pole position il pilota svizzero Philippe Favre al volante di una vettura blu. Segue l'olandese Gerald Van Uitert e non sono riuscita a capire se sia imparentato con quel Job Van Uitert che correva in Formula 4 italiana ai tempi in cui ci correvano anche Juri Vips e Mick Schumacher. Il momento top, però, deve ancora arrivare e arriva quando viene inquadrato il pilota che parte dietro di loro: si tratta di J.J.Lehto, che nello specifico si fa ancora chiamare in questo periodo storico Jyrki Jarvi-Lehto. Scattanohhhh le vetturehhhh e Van Uitert si porta inizialmente in testa, ma Fabre si riprende la posizione lasciando Van Uitert a vedersela con Lehto. Dietro nel frattempo qualcuno ogni tanto combina casini, ma si tratta di una sprint qualy, l'obiettivo dovrebbe essere quello di classificarsi tra i primi quattordici per essere in griglia nella gara finale, non fare confusione precludendosi la possibilità di finirci.

Roland Ratzenberger scatta dalla pole position nella successiva semifinale al volante di una vettura rossa. Accanto a lui c'è Steve Robertson, che indossa un casco sul quale svetta il suo nome scritto in un elegante corsivo. Poi, nella seconda fila, ci sono il britannico Peter Rogers e l'irlandese Rowan Dewhurst. Quest'ultimo guida una monoposto che per i colori ricorda vagamente la Williams all'epoca dei Manselquet, epoca che di fatto sarebbe anche la stessa in cui si svolge questa gara. Questa semifinale viene vinta da Ratzenberger, che non perde mai la leadership e va a procacciarsi la pole position per la finale, dove parte accanto a Favre. Non mi è chiaro in che modo sia stato stabilito a chi dei due spetta la pole position, ma prendiamolo come un dato di fatto e non facciamoci troppe domande. Dietro di loro ci sono Robertson e Lehto, poi nella fila seguente Rogers e Van Uitert.

Scattanohhhh le vetturehhhh e Ratzenberger mantiene la prima posizione davanti a Favre, i due staccano in breve tempo i loro diretti inseguitori di quel margine tale da lasciar pensare che a contendersi la vittoria saranno loro due. Vari piloti delle retrovie frattanto vanno per prati o vanno a sbattere. Uno di questi è un tale Vivion Daly, che facendo qualche ricerca ho scoperto essere il fratello minore di Derek Daly. Non sbattono solo i piloti di fondo griglia, comunque, ma c'è anche un incidente tra Lehto e Dewuhrst che mette fine alla gara di entrambi. Nel frattempo, mentre Ratzenberger ha Favre negli scarichi, su vetture dai colori molto simili inizia un duello per la terza posizione tra Rogers e Robertson, duello che finisce abbastanza male per Robertson, con un contatto tra i due che mette fine alla sua gara, mentre invece Rogers riesce a proseguire senza troppe complicazioni rimanendo terzo, anche se ugualmente lontano dal duo di testa quel tanto che basta perché non siano infastiditi dalla sua presenza.

Favre non si arrende e a ogni giro tenta l'attacco su Ratzenberger sempre nello stesso punto, venendo tuttavia contrastato dal futuro "pilota amatoriale" (cit. da facepalm) della Simtek. Favre sembra in attesa del momento in cui Ratzenberger commetterà un errore, ma quel momento sembra non arrivare mai. Anzi, arriva, e Favre lo riesce anche ad affiancare, ma succede pochi metri prima del traguardo e per lui non c'è nulla da fare: Ratzenberger è il primo a transitare sotto la bandiera a scacchi in quello che di fatto è un duello ruota contro ruota e si aggiudica la competizione. Favre chiude al secondo posto e Rogers giunge terzo. Quel Gerald Van Uitert di cui ho parlato prima si classifica al quarto posto, mentre segnalo un nome altisonante, questa gara viene infatti chiusa all'ottavo posto da un soggetto piuttosto familiare: nientemeno che Eddie Irvine. Il futuro cavaliere della ruota perduta, a onore di cronaca, non svetta particolarmente e non viene nemmeno menzionato nel corso della telecronaca.

Per curiosità ho fatto qualche ricerca per scoprire che cosa ne sia stato dei piloti che hanno chiuso sul podio insieme a Ratzenberger in questa gara, scoprendo purtroppo cose poco positive. Rogers, infatti, ha perso la vita nel 1987 in un incidente avvenuto in Formula Ford a Donington Park. La vita di Favre è invece durata più a lungo, ma nemmeno lui è più tra noi, risulta infatti essere deceduto in un incidente sciistico apparentemente simile a quello in cui è rimasto gravemente infortunato Michael Schumacher. Ho notato peraltro una coincidenza alquanto creepy: l'incidente non solo è avvenuto in Francia e nel dicembre 2013, come quello di Schumacher, ma entrambi hanno avuto i loro incidenti ciascuno cinque giorni prima del proprio compleanno. Adesso però basta parlare di eventi tragici, concludiamo in bellezza: Robertson, quello dell'incidente con Rogers, è vivo e vegeto ed è stato in passato manager di Jenson Button e Kimi Raikkonen, contribuendo al loro ingresso in Formula 1.



lunedì 3 gennaio 2022

Formula 1 e Formula Aurora in crossover: Race of Champions 1979

Oggi vi propongo qualcosa di diverso, che va a fondere tante cose che generano spettacolo. Abbiamo infatti una gara con una classifica anche per classe, la presenza di un campione di motociclismo e infine la realizzazione del sogno di ogni fanboy ferrarista: la presenza di una sola Ferrari, in modo da potere concentrare l'attenzione su un unico idolohhhh invece di optare per la sindrome della sanificazione alternata. In più c'è anche un traditorehhhh della patriahhhh, uno che un tempo guidava vetture rosse vincendo titoli e adesso guida vetture sempre rosse, ma Brabham anziché Ferrari. Benvenuti alla Race of Champions 1979, non championship race per la Formula 1, che porta sette vetture, gara invece valida per il campionato di Formula Aurora, serie britannica con vecchie Formula 1, dove si destreggiano in genere Emilio De Villota, Desiré Wilson e tanti altri. A proposito di Desiré Wilson, Murray Walker la definisce Lady Driver, quindi non fate mai vedere questa gara alla Racing Goddess e lasciate che si indigni per cose che la riguardano invece che per gare degli anni '70!

Circuito di Brands Hatch, 40 giri, durata della gara poco meno di un'ora. Ci sono sette Formula 1, guidate da Mario Andretti (Lotus), Niki Lauda (Brabham), Gilles Villeneuve (Ferrari), Nelson Piquet (Brabham), Jochen Mass (Arrows - quella color oro meravigliosa), Elio De Angelis (Lotus) e John Watson (McLaren), elencati per rigoroso ordine di qualifica. Ci sono poi undici vetture della Formula Aurora, per un totale di diciotto piloti. Dovevano essere venti in totale, ma David Kennedy, qualificato 13°, non prende la partenza per la rottura del cambio, mentre non risulta avere fatto alcun giro cronometrato in qualifica Gerd Biechteler. Tra i piloti che prendono parte alla gara c'è anche Emilio De Villota su una Lotus: Walker ci informa che si tratta della vettura con cui Gunnar Nielsen ha ottenuto una vittoria in Formula 1 nel 1977. E poi c'è, appunto, Giacomo Agostini, e Walker osserva come sulle quattro ruote non sia tanto competitivo quanto lo è sulle moto. Credo che tutto ciò sia stato ampiamente controbilanciato nella seconda metà degli anni 2000: così, a intuito, penso che Giacomo Agostini come pilota di monoposto fosse meglio di Michael Schumacher come pilota di moto.

Con questa citazione random al birthday boy di oggi, possiamo andare avanti e occuparci della gara effettiva invece che delle chiacchiere che vi fanno da contorno. Si parte con Lauda che trolla Andretti portandosi in testa. Marione perde in realtà due posizioni e si installa negli scarichi di Villeneuve. Poi arriva Piquet che cerca di installarsi negli scarichi di Andretti. Quinto c'è Mass, ma guida una Arrows quindi chi se ne frega di Mass. Poi dovrebbero esserci De Angelis e Watson, con quest'ultimo destinato in seguito al ritiro per un guasto, unico ritirato tra i piloti di Formula 1. Gli altri ritirati sono per incidenti Tiff Needel e Philip Bullman e per noie meccaniche Emilio De Villota e Rupert Keegan. Keegan nella prima parte di gara era il leader della classe Formula Aurora. Però facciamo molti passi indietro e veniamo a noi: all'ottavo giro Lauda è costretto a una sosta ai box per blistering alle gomme e sarà imitato a breve da Piquet. Villeneuve si porta in testa alla gara, poi mette le ruote sull'erba e Andretti si porta al comando. Siamo al 10° giro e il pilota partito dalla pole adesso è davanti a tutti, iniziando ad allungare.

Non ci riuscirà tuttavia molto a lungo, Villeneuve riesce ad avvicinarsi di nuovo e gli si installa negli scarichi. Già da molto tempo, intanto, ci sono piloti di Formula Aurora da doppiare, non solo guidano vetture datate, ma hanno anche gomme meno performanti. I doppiaggi non cambiano molto le cose, il fatto che Villeneuve sia vicino ad Andretti sì. Il pilota della Lotus pare in crisi di gomme, così Villeneuve lo supera portandosi in testa al 28° giro. Da quel momento in poi, inizia a staccare Marione e nessuno sembra più in grado di mettere in discussione la sua leadership. Sarà proprio così e, sulla vettura del 1978, Villeneuve vince la Race of Champions. Il secondo posto di Andretti invece non è altrettanto stabile e sicuro, dopo avere già superato Mass, Piquet si porta al secondo posto. Andretti sembra in crisi con le gomme, ma chiude abbondantemente davanti a Mass, ultimo pilota a pieni giri. Lauda è quinto e De Angelis sesto, ultimo tra i piloti di Formula 1. Settimo, e vincitore di categoria, è Guy Edwards, che precede Bernard De Dryver, Desiré Wilson, Gordon Smiley, Giacomo Agostini, Val Musetti e Robin Smith.

PS. Nel corso della telecronaca, Murray Walker ha ripetuto per ben due volte che Villeneuve aveva ventisette anni, età errata dovuta al fatto che il pilota canadese utilizzasse un'età artefatta, sostenendo di essere nato nel 1952 invece che nel 1950.