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martedì 25 agosto 2020

Pippa Mann, le donne alla Indy 500, il contentino per le fangirl e una Road to Indy che alle donne non ci pensa proprio

Nel 2010 cinque donne tentavano di qualificarsi per la Indy 500: la veterana Sarah Fisher, l'astro nascente Danica Patrick, la pittoresca Milka Duno e le rookie Simona De Silvestro e Ana Beatriz Figueiredo. In quattro andavano in griglia, tutte tranne quella pittoresca. In altre occasioni abbiamo avuto numeri minori, ma comunque buoni numeri, anche grazie alla presenza di Katherine Legge e di Pippa Mann, quest'ultima una presenza quasi fissa alla Cinquecento Miglia.
Quest'anno, però, qualcosa è cambiato: la Mann non ha trovato sponsor ed è rimasta a casa. Ha fatto abbastanza proclami sui social denunciando una situazione in cui non c'è fiducia nelle donne che per questo non trovano sponsor fissi. Non mi si voglia accusare di sottovalutare il sessismo per come lo pone lei, ma credo che, seppure in parte la Mann abbia ragione, una parte sia un po' stonata, ovvero il suo volere quasi affermare tra le righe che *una donna deve esserci*. La Mann, suo malgrado, incarna alla perfezione le fan delle cinnamon roll acqua e sapone: queste glorificano la donna backmarker in quanto amata da tutti, lei lo è. Perché, si voglia perdonare la mia insinuazione, se Pippa Mann fosse Danica Patrick, probabilmente troverebbe un volante. Quindi è tutto molto bello e commovente, ma se sei Pippa Mann, la ragione per cui non sei in griglia può essere in parte perché sei donna, ma il fatto che tu non abbia mai ottenuto nella tua carriera risultati di spessore (eccetto una vittoria in Indylights) non è a mio vedere così indifferente. Per una Mann senza volante esistono almeno dieci piloti analoghi, o pure di maggiore spessore, che non hanno un volante.

Detto questo, non voglio sminuire in alcun modo le difficoltà che le donne possono incontrare a vario titolo nella vita. Quando ho finito le superiori, le compagne che cercavano lavoro si sentivano spesso dire in fase di colloquio "preferiremmo assumere un ragazzo perché c'è il rischio che tu rimanga incinta" (la crisi economica poi ha livellato almeno un po' di più le cose tra i "rookie" del mondo del lavoro, perché se ti fanno contratti di due mesi per volta una potenziale gravidanza non ha effetti su di *loro* e, siccome non hai i soldi per mantenere un figlio, tu stessa cerchi di evitare come la peste di rimanere incinta). Questo accadeva in settori non particolarmente legati al gender (anche a livello impiegatizio, in un mondo pieno di impiegate donne) figuriamoci come possa andare in un mondo prevalentemente maschile come quello dei motori.
Fermo restando questo, tuttavia, deve esserci qualcosa di più: la Indycar è stata la serie ad alto livello che fino a un decennio fa ha visto più di ogni altra la partecipazione femminile. I problemi di genere che esistono oggi esistevano anche dieci o quindici anni fa, quindi anche qualcos'altro deve essere cambiato. E guess what? Andando a vedere cosa succedeva in Indylights, la "GP2" della Indycar, ne viene fuori che da dieci anni a questa parte non ci sono ragazze nella massima serie junior americana. Ultima volta il 2010, con Pippa Mann full-time e qualche apparizione di (un certo fanalino di coda altresì noto come) Carmen Jordà. L'ultima volta che due ragazze hanno gareggiato full-time in Indylights è stata la stagione precedente, con Mann e Beatriz.

In anni più recenti si sono viste altre ragazze in Road to Indy, come Ayla Agren (vincitrice di un campionato americano più o meno ai livelli della Formula 4), Bruna Tomaselli e Sabré Cook. Vi dicono niente questi nomi? Esatto, è tutta gente che, a vario titolo, ha optato per il percorso W Series, nel caso di Cook in parallelo con la Indy Pro. Questo significa in primis che non sono sponsorizzate abbastanza per continuare a gareggiare stabilmente in America (Agreen era senza volante da anni) e in secondo luogo che l'America al momento sembra non offrire sufficienti sbocchi, se strizzano così tanto gli occhi all'Europa.
Il tutto mentre negli States di giovani emergenti ce ne sono per quanto riguarda le Stock Car, come Hailee Deegan in ARCA e altre ragazze in ARCA West e ARCA East (e Natalie Decker che ha cercato un passaggio nelle open wheel... ma in W Series). Il tutto mentre in Europa e Asia ci sono tante ragazze che gareggiano nelle serie minori: Calderon in Superformula, Florsch in GP3, Chadwick in F.Regional, le sorelle Al Qubaisi, Buhler, Pulling e Noda in Formula 4... e altrettante sono passate per queste serie in anni recenti, uscendo di scena per poco successo o pochi sponsor e/o intraprendendo carriere in diversi tipi di motorsport. Questo significa che, mentre la presenza femminile nel motorsport a livello junior sembra aumentare e neanche di poco, in Road to Indy è esponenzialmente calata rispetto a dieci o quindici anni fa (prima di Beatriz e Mann ci sono state altre ragazze in Indylights, seppure part-time, in più Legge e De Silvestro passavano dalla Formula Atlantic, altra serie junior americana).

Credo che, oltre a puntare il dito contro il sessismo nel motorsport, bisognerebbe seriamente interrogarsi anche su cosa abbia portato l'Indycar dall'essere il campionato più appetibile alle donne nel motorsport al diventare forse uno dei meno appetibili. Delle sette donne passate per l'Indycar in questo secolo, Danica Patrick è stata la più celebre. Eppure, a un certo punto, ha rinunciato a una carriera di livello medio-alto per la NASCAR, dove è stata tutt'altro che brillante. Delle altre, solo Fisher e Duno sono ritirate. A parte la Mann, le altre hanno gareggiato tutte in altri tipi di motorsport, in quest'ultimo decennio, alcune anche ad alti livelli (IMSA e Formula E, nel caso di Legge e De Silvestro). A questo aggiungo che Tatiana Calderon, che molto tempo fa aveva risultati quantomeno di livello discreto in Pro Mazda, ha preferito una carriera europea trascorsa nei bassifondi della F3 Europea e della GP3.
Mentre in Europa ci sono iniziative che sembrano promuovere in qualche modo la presenza femminile almeno a livello mediatico (di natura molto diversa tra loro, basti pensare ai "test femminili" della Formula E, alla volontà di certi team di espandere in loro junior team anche in direzione femminile, alla W Series, ecc...), negli Stati Uniti sembra esserci stata una grossa inversione di tendenza, un po' come se il vero obiettivo non fosse tanto quello di incrementare la presenza femminile in Indycar, quanto piuttosto lasciare perdere in quanto difficilmente si potrà replicare la popolarità della Patrick. Ho sempre detto che quello tra Danica e il motorsport americano è stato uno scambio equo: loro hanno ottenuto popolarità sfruttando la sua immagine, lei ha approfittato della situazione.

Ci sta. Ci sta in pieno. Solo, c'è anche un dopo, e se è vero che Pippa Mann ha scomodato il sessismo, mi pare che abbia scomodato solo quel tipo di sessismo che sembra riguardarla da vicino perché va contro di lei nello specifico. C'è che se sei donna, gli sponsor che ti cercano, spesso ti cercano per darti il ruolo che più ti si addice, secondo preconcetti di cui tutti, uomini e donne, siamo stati almeno in parte complici. C'è che purtroppo l'essere donna non ti salva automaticamente dal non avere pregiudizi contro le altre donne. Fin da ragazzine una parte di noi hanno avuto l'abitudine di giudicare le altre dall'aspetto, dalle scelte in fatto di abiti e di trucco.
Il motorsport mi sembra uno specchio di una realtà che esiste anche altrove. Quindi la Patrick era al centro dell'attenzione più per il suo aspetto che per altro (e le sue foto in costume considerate quasi uno scandalo nonostante a conti fatti fossero meno rivelatrici delle mutande bianche indossate quella volta da Hamilton) ed è stata cavalcara l'onda. Le altre avevano l'aspetto da backmarker dolci e kawaii, anche la De Silvestro che backmarker non era. Così essere sostenitori della Patrick diventava una questione da uomini arrapati, sostenere le altre e demonizzarla un dovere da donne acqua e sapone. Passata la Patrick, la presenza femminile in Indycar ha iniziato a sembrare studiata per dare un contentino al crescente pubblico femminile. E mentre ci sta che il pubblico femminile abbia a cuore la sorte della Mann, fintanto che c'è in giro la Mann, sembra che a nessuno importi trovare altre figure femminili per il motorsport open wheel americano... e tutti ci rimettono, perché sono propensa a pensare che esistano donne che gareggiano in open wheel di gran lunga più competitive della Mann, che avrebbero speranze anche di una carriera full time, e diversamente da Pippa non perché una donna "deve esserci".


venerdì 29 maggio 2020

L'ascesa di Danica Patrick quindici anni dopo

Il 29.05.2005 era il giorno del mio diciassettesimo compleanno. Erano i tempi in cui non c'erano cambi gomme in Formula 1 e in cui Kimi Raikkonen forò e andò a sbattere a pochi giri dalla fine mentre tentava di arrivare al traguardo nonostante una gomma si stesse ormai squarciando. Era il GP d'Europa al Nurburgring e lo vinse Fernando Alonso su Renault. Causa anni bisestili venuti in mezzo, era la prima volta dal 1994 che il mio compleanno cadeva di domenica. Quella sera dovevo andare a cena in una pizzeria vicino casa insieme alle mie amiche di scuola. Siccome eravamo ancora minorenni, per evitare che sorgessero problemi di sorta avevo preso due accortezze: 1) i miei genitori avrebbero cenato nella stessa pizzeria in un tavolo interno mentre noi eravamo sotto la tettoia, 2) saremmo rimaste lì finché le due invitate non fossero state venute a prendere dai rispettivi genitori.
Erano tempi diversi, non mi preoccupavo del fatto che, oltre al GP d'Europa, ci fosse un mondo. Ricordo che cercai di parlare di motori con le invitate, ma con poco successo. Una delle due disse che considerava Michael Schumacher un uomo attraente. Non ero propriamente d'accordo con lei, ma nevermind!

Mentre noi eravamo là, a cena sotto la tettoia della pizzeria, si consumava una pagina che avrebbe potuto condizionare la storia del motorsport e renderlo diverso da quello che è ora. Dall'altra parte dell'oceano, come ogni Memorial Sunday che si rispetti (2020 escluso) si stava svolgendo la Cinquecento Miglia di Indianapolis.
È una delle gare più storiche e importanti al mondo, una di quelle che all'occorrenza potevano catalizzare l'attenzione anche qui, in Europa, dove ai tempi non avevamo molti mezzi e fonti per seguire la Cinquecento Miglia di Indianapolis.
Quella era proprio una di quelle occasioni e, a undici giri dalla fine, la storia dell'automobilismo avrebbe potuto cambiare per sempre.
Si usciva da un periodo di neutralizzazione dietro la safety car e, al momento della bandiera verde, la vettura che si trovava in seconda posizione, fece uno scatto felino per prendersi la testa della gara. Il pubblico urlava e si alzava in piedi, perché stava assistendo, comunque fosse andata, a un evento storico.
Per la prima volta in 90+ anni di storia, a undici giri dalla fine, una donna era una seria concorrente per la vittoria.

Quella donna era Danica Patrick, una ragazza di 23 anni, originaria dell'Illinois. Autrice di vari piazzamenti a podio nelle categorie minori americane e di buoni risultati in classifica, era una rookie appena arrivata in Indycar, che si era qualificata quando qualcuno l'aveva già data per spacciata.
Di lei i giornali avrebbero scritto che era sposata con il suo fisioterapista e che metteva sempre il rossetto per scaramanzia quando doveva gareggiare. Insomma, cose non troppo utili per capire che cosa fosse accaduto in pista, ma penso che, per un bene maggiore, si possa soprassedere.
Danica Patrick era la stessa che una decina d'anni più tardi sarebbe stata citata come esempio dell'insuccesso delle donne nel mondo dell'automobilismo, la sua poca simpatia, la sua lunga parentesi poco positiva in NASCAR e il fatto che l'essere donna le avesse aperto più strade che a un uomo di simili performance eletti come prova della sua incapacità al volante. Non si sprecavano articoli trash con liste di donne più vincenti di lei, incluse magari delle dilettanti che avevano vinto una gara per maggiolini d'epoca alla sagra parrocchiale di un borgo di campagna.

Se c'è una verità per ognuno di noi, la verità di molti di noi è che quel 29.05.2005 una ragazza che non era una pluricampionessa ma che se la sapeva cavare era nelle posizioni di testa di una delle gare automobilistiche più importanti e fascinose al mondo e che avrebbe potuto seriamente vincerla, se qualcosa fosse andato in un'altra maniera.
Non era stata la sua migliore gara e aveva potuto sfruttare episodi fortunati per arrivare fino a lì, ma se fosse stata Helio Castroneves o Juan Pablo Montoya o qualsiasi altro pilota considerato rispettabile ci si sarebbe piuttosto focalizzati sulla sua capacità di rovesciare un destino avverso.
Il destino avverso, comunque, era dietro l'angolo ed era rappresentato dalla spia del carburante, che non era abbastanza per arrivare in fondo con quella velocità.
A pochi giri dalla fine, la Patrick si arrese, venendo sopravanzata da Dan Wheldon, poi vincitore (ironia della sorte  anche nel 2011 e sempre il 29 Danica avrebbe leaderato qualche giro nelle fasi finali dell'altra Indy vinta da Wheldon), e da altri due piloti. Il quarto posto le valse un trafiletto su La Repubblica, di cui veniva distribuita una copia nelle classi a scuola da me ai tempi delle superiori per educare noi studenti alla lettura del giornale, e probabilmente su altri giornali.

Voci di corridoio raccontano (non so se sia vero o no) che avrebbe avuto carburante a sufficienza per mantenere la leadership, ma che un'avaria dell'indicatore abbia invece indicato il contrario. Ad ogni modo, forse le cose avrebbero potuto andare diversamente se la Patrick avesse fatto quello che hanno fatto in altre occasioni anche altri piloti: fregarsene del carburante che scarseggiava, perché la Indy 500 è una gara in cui non fa differenza arrivare al quarto posto, arrivare ventesimi per avere dovuto rifornire a due giri dalla fine oppure fermarsi senza benzina lungo la pista all'ultimo giro.
Non so precisamente cosa sarebbe successo se quel giorno, invece di limitarsi a mettersi in mostra, Danica fosse riuscita a vincere, ma ho la sensazione che qualcosa, per le donne del motorsport, sarebbe cambiato molto più profondamente di quanto possa succedere adesso. Perché Danica Patrick è arrivata più in alto di chiunque altra e già questo aveva, a suo tempo, aperto le porte a molte ragazze, ma i numeri avrebbero contato di più: una vittoria a Indy sarebbe stata molto di più di quella vittoria a Motegi che ha ottenuto e che viene spesso screditata (perché c'erano 18 vetture in pista invece che 24!!11!!!1!! - di fatto mancavano Will Power, Justin Wilson e una manciata di signori nessuno che molti non saprebbero neanche nominare).

Forse non ci sarebbe bisogno di un campionato femminile per promuovere le donne nel motorsport. Forse non ci sarebbero donne che affermano che gli uomini sono più forti delle donne mettendo se stesse come eccezione. Forse non ci sarebbero nemmeno donne che affermano che gli uomini sono più forti per giustificare i propri fallimenti.
Ci sarebbero anche lati negativi, per esempio nessuno farebbe complimenti spropositati a una ragazza per essere arrivata terzultima, sostenendo che sia stato un risultato di spessore. Però, ad ogni modo, qualcosa sarebbe cambiato e forse non avremmo l'impressione che, nel 2020, ci sia addirittura meno apertura mentale al motorsport al femminile di quanta non ce ne fosse nel 2005... il che, comunque non mi sorprende.
Danica Patrick ha avuto anche una personalità abbastanza dirompente, come pilota, era una che sapeva rispondere a tono, che sfruttava il proprio potenziale di marketing ma che non avrebbe mai lasciato passare il messaggio che i suoi risultati fossero il massimo ai quali poteva ambire.
Se fosse arrivata quindicesima in una gara in cui Dario Franchitti arrivava sedicesimo, non si sarebbe andata a vantare davanti alle telecamere di avere battuto un campione o di avere lottato alla pari contro di lui. Avrebbe detto che non era il risultato a cui ambiva, oppure si sarebbe inventata una scusa, come qualsiasi altro pilota: un messaggio che possiamo dare per scontato, ma che spesso non viene fatto passare dalle ragazze del motorsport di oggi.


sabato 21 luglio 2018

Dieci anni fa da Hockenheim a Mid-Ohio

E' il 20 Luglio e probabilmente vi chiederete perché tutto ciò abbia qualche rilevanza dal punto di vista motoristico e, in effetti, non ha rilevanza, è soltanto il decimo anniversario di un gran premio come tutti gli altri.
Tuttavia il 20 Luglio 2008 accadde qualcosa che non ci aspettavamo e, in particolare, accadde quando Timo Glock fece un gran botto ed entrò in pista una safety car che, di fatto, non avrebbe sconvolto la gara di nessuno, se non quella di uno specifico pilota.
All'epoca funzionava diversamente, quando entrava la safety car: la pitlane veniva chiusa e la cosa andava a vantaggio, in caso di strategie diverse, di chi aveva un pitstop di vantaggio sugli altri. In pratica è quasi il contrario di quello che avviene oggi, che in caso di safety car hanno tutti il tempo di rientrare ai box in branco e, anzi, dato che chi sta in pista deve andare più piano, magari guadagna anche posizioni.
Personalmente credo che la soluzione attuale sia meno inadatta alla Formula 1 di quanto non lo sia quella del 2008, che invece vedo bene sugli ovali in Indycar, per il semplice fatto che, essendoci generalmente più ingressi della safety car, esiste la possibilità di inventarsi qualcosa per recuperare le eventuali posizioni perdute.

Ad ogni modo Glock uscì di pista, quel giorno, e in realtà nessuno se lo filò nemmeno più di tanto.
Il grande sconvolgimento fu piuttosto quello di vedere un outsider ritrovarsi all'improvviso in testa alla gara...
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...e, non mi stancherò mai di dirlo, se quell'outsider fosse stato qualcuno tipo Button o Barrichello (che all'epoca correvano per la Honda) o comunque qualcuno con una reputazione positiva, non ci sarebbe stato uno sconvolgimento particolare.
Invece l'outsider era Nelsinho Piquet, costantemente criticato per le sue performance, che grazie a una safety car entrata a caso nel momento a lui più propizio, si era ritrovato all'improvviso dallo stare nelle retrovie al lottare per le posizioni che contavano. Giunse al traguardo in seconda posizione, facendo passare il bellissimo messaggio che, per quanto un pilota potesse apparire senza speranza, bastava che accadesse qualcosa di improvviso nel momento più opportuno per stravolgere completamente la situazione.
Purtroppo a volte i messaggi bellissimi sono messaggi bellissimi soltanto a metà: quel giorno tutti abbiamo tratto degli insegnamenti...
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...la Renault compresa, oserei dire. Inizio seriamente a chiedermi, se quel giorno Piquet non fosse riuscito ad arrivare secondo grazie a una safety car random, qualcuno avrebbe mai pensato che per far vincere un gran premio ad Alonso bastasse fare entrare una safety car random grazie a Piquet?

Curiosità: quel giorno in studio post-gara erano tutti scandalizzati perché Piquet aveva approfittato della situazione per arrivare davanti a Massa e ciò era probabilmente oltraggioso secondo il loro punto di vista.
Obiettivamente parlando, a parità di tutti gli altri eventi avvenuti in seguito, se Piquet non si fosse messo "in mezzo", Massa sarebbe arrivato secondo e avrebbe chiuso il campionato con un punto in più di Hamilton.
Alla luce di queste considerazioni, è quantomeno curioso che tutti se la siano presa con Piquet e non con il pilota che facendo uno svarione aveva innescato tutto il caos. Considerato che quel pilota era Glock, sarebbe stato divertente.

Non è tutto. In SoVrApPoSiZiOn3 con il GP di Germania di Formula 1, c'era quel weekend anche il GP di Mid-Ohio di Indycar, tanto che il podio di Nelsinho Piquet è andato a sovrapporsi con un evento storico piuttosto memorabile, sempre ammesso di avere una passione per il trash, evento al quale anche le notizie del TGCom riportate sul televideo della Mediaset, che all'epoca leggevo dopo avere terminato la lettura di eventuali articoli motoristici sul televideo Rai, diedero una certa rilevanza, tanto che poi a casa di un'amica scaricai anche il video per farglielo vedere.
Danica Patrick, infatti, si recò al cospetto di Milka Duno e, al grido di "blue flags, blue flags" o qualcosa del genere, accusò la collega di averla ostacolata e di essere stata troppo lenta quando era davanti a lei. Voci di corridoio narrano che fece accenno alle sue origini messicane, nonostante Milka sia una connazionale di Pastorone. Dopo avere urlato degli "ai si iu" in Cepu English, Milka lanciò un asciugamano in faccia a Danica. Fossero state due uomini, le fungirl le avrebbero shippate per l'eternità.

mercoledì 30 maggio 2018

Commento alla 102esima edizione della Indy 500

La SoVrApPoSiZiOn3 MoNaCo/iNdY formato Indianapolis /// 27 Maggio 2018

Quando il Gran Premio di Montecarlo finisce, non rimane altro da fare che guardare oltre, perché c'è qualcos'altro che ci aspetta. Si tratta della 500 Miglia di Indianapolis, la gara automobilistica più importante al mondo e forse una delle gare automobilistiche che danno più ansia quando le guardi.
Nelle edizioni più caotiche, tutto può cambiare da un momento all'altro, ma ogni volta hai l'illusione che le cose non cambieranno. Ti prepari a trattenere a stento gli one-one-one oppure ti metti il cuore in pace, a seconda di quello che sta succedendo, ma non pensi che da un momento all'altro potrebbe succesere qualsiasi cosa. Poi succede. E succede di nuovo. Continua a succedere. Funziona così per 200 giri: soltanto quando arriva il momento della bandiera a scacchi sai come andrà a finire, nel senso più letterale del termine. Quando sei a metà gara, sai che potrebbe vincere tanto il pilota che è in testa in quel momento quanto chi si trova doppiato. Dipende da tante cose che, non potendo prevedere il futuro, non puoi prevedere. C'è chi farà un sorpasso impossibile, c'è chi finirà la benzina nel momento meno opportuno e chi finirà a muro. Oppure c'è chi farà un sorpasso impossibile, finirà la benzina nel momento meno opportno e poi finirà a muro.
L'anno scorso abbiamo assistito alla vittoria di Takuma Sato, che è diventato il giapponese più altolocato della storia del motorsport, in cu*o a quelli che sostenevano che in Indycar si era sempre rivelato un flop. Se ne era stato tranquillo tra la top-5 e la top-10 per tutto il tempo, pronto a sfoderare la zampata finale, per poi presentarsi in victory lane con una bandiera giapponese al seguito, cosa che non è andata giù ai fanboy americani: il Memorial Weekend è una ricorrenza in cui si commemorano i militari morti in guerra e il Giappone e gli Stati Uniti erano avversari durante la seconda guerra mondiale!!!11!!1!! <--- punteggiatura scelta in base al livello intellettivo della gente che faceva queste affermazioni scandalizzandosi per la bandiera che un pilota si è portato sul podio.
Ogni anno, tuttavia, viene scritta una storia diversa, quindi è opportuno passare oltre e parlare un po' del 2018, iniziando dalla entry list, nella quale siamo stati purtroppo sprovvisti della presenza illuminante di Buddy Lazier (pilota cinquantenne che vinse l'edizione del 1996 e che ha gareggiato a Indy, seppure non in tutte le edizioni, fino al 2017), di cui ci eravamo quasi illusi all'inizio della stagione, ma ne è venuto fuori che di vetture ce n'erano anche troppe, con diversi team che hanno schierato più vetture rispetto alla media, con un picco massimo di sei vetture del team Andretti, se consideriamo anche quella in partnership Andretti/Herta.
Nello specifico, l'entry list era la seguente:

PENSKE: Josef Newgarden, Simon Pagenaud, Will Power, Helio Castroneves ---> tre piloti titolari, più l'ultimo ex pilota titolare che è stato appiedato dal suo volante full season;
ANDRETTI: Ryan Hunter-Reay, Alexander Rossi, Zach Veach, Stefan Wilson, Carlos Muñoz, Marco Andretti ---> i tre titolari, due guest star e una palla al piede;
GANASSI: Scott Dixon, Ed Jones ---> solo i due titolari, nessuna vettura aggiuntiva;
FOYT: Tony Kanan, Matheus Leist, James Davison ---> il vecchio titolare, il giovane titolare e una guest star;
SCHMIDT: James Hinchcliffe, Robert Wickens, Jay Howard, Jack Harvey ---> un pilota di ormai vecchia data, il rookie iper-promettente e due versioni formato Indy di Who's that Guy;
CARPENTER: Ed Carpenter, Spencer Pigot, Danica Patrick ---> il pilota vecchio ma non troppo, il pilota giovane ma non troppo e la donna più chiacchierata del paddock;
RAHAL: Graham Rahal, Takuma Sato, Oriol Servià ---> i due titolari e uno talmente importante nel contesto della Indycar che non si è parlato d'altro che delle sue presunte opinioni politiche a proposito dell'indipendenza catalana;
COYNE: Sebastien Bourdais, Conor Daly, Zachary Claman De Melo, Pippa Mann ---> il pilota che porta gli occhiali sotto al casco, uno che il casco se lo mette raramente perché per tutto il resto dell'anno non ha un volante, quello con il cognome interminabile che non doveva nemmeno essere lì (il titolare era Pietro Fittipaldi, ma si è fratturato le gambe nell'endurance a Spa) e la guest star eletta a precious cinnamon roll del paddock;
CARLIN: Charlie Kimball, Max Chilton ---> i due ex Ganassi Boyssss;
DREYER & REINHBOLD: Sage Karam, J.R. Hildebrand ---> il Verstappino formato Indycar e il secondo classificato del 2011 (meglio non spiegare in che modo sia arrivato secondo);
JUNCOS: Kyle Kaiser ---> uno che gareggia per un team pittoresco;
HARDING: Gabby Chaves ---> uno che gareggia per un altro team pittoresco...
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...sì, anche in Indycar ci sono dei team pittoreschi, con il dettaglio ancora più pittoresco che talvolta compaiono a caso, disputando solo una certa parte della stagione.

BUMP DAY: Il Month of May giunge al culmine ben prima che arrivi il grande giorno e, nello specifico, il weekend prima della gara si svolgono le qualifiche. Il sistema, in apparenza complesso, è abbastanza semplice. Il risultato è la velocità media di alcuni giri lanciati e, in base alla velocità, viene stilata la classifica. Al sabato ciascun pilota ha più di un tentativo e, all'occorrenza, può abortire il proprio tentativo e riprovarci.
Quella del sabato non è la classifica definitiva. I piloti vengono ripartiti in due gruppi: quelli della top-9 la domenica andranno a lottare per la pole position, sulla base di una sessione in cui ciascuno dei nove ha a disposizione un tentativo con quattro giri, e quella sessione assegnerà le prime nove posizioni sulla griglia, mentre i piloti che al sabato hanno ottenuto i tempi dal decimo al trentatreesimo prenderanno parte a una sessione per assegnare le posizioni dalla decima alla trentatreesima in griglia. Il problema è che a volte ci sono più di trentatré vetture, che vanno per qualificarsi. Non accadeva dal 2011, ma è accaduto quest'anno: di vetture ce n'erano trentacinque, il che significava che sarebbe tornato il "bump day", il che tradotto vuole dire che, sabato 19 maggio, i primi nove si qualificavano per andare a lottare per la pole, i piloti dal decimo al trentatreesimo si qualificavano per andare a occupare le caselle dalla decima in poi, mentre gli ultimi due se ne tornavano a casa.
Non mi era mai capitato di assistere a un "bump day" (e in realtà ho visto solo gli ultimi venti minuti a tratti perché lo streaming non funzionava molto bene) e non mi ero mai resa conto di quanto fosse un'esperienza terribile, da vedere: ci sono quelli che contano, ci sono quelli che entrano in griglia senza problemi e ci sono i backmarker che si aggrappano all'ultimo disperato tentativo di stare tra i primi trentatré.
Mentre i top-driver sognano la victory lane, ci sono dei poveri sfigati che corrono il rischio di non arrivare nemmeno sulla griglia. La loro qualificazione o no non dipende solo da loro e dalla loro vettura: non è come il 107%, in cui sei dentro o sei fuori ma solo in base al tempo che fai e non conta quello che fanno gli altri. Nel bump day c'è una graduatoria, i primi trentatré passano oltre e chi sta oltre non entra in griglia. Chi sta in fondo alla classifica corre il rischio di finire fuori, se non si migliora e invece si migliora qualcun altro...
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...e a peggiorare la situazione, ci sono rischi anche per chi si qualifica, a condizione che non si tratti di top-driver. Giusto a titolo di esempio, se Jay Howard (pilota "occasionale") si fosse qualificato e James Hinchcliffe (pilota titolare, altolocato in classifica) no, il team Schmidt avrebbe potuto decidere tranquillamente di cacciare via Howard a calci e di mettere Hinchcliffe sulla sua macchina, domenica 20. Non solo: se anche non l'avesse fatto, avrebbe potuto decidere in un momento qualsiasi, prima di domenica 27, di cacciare via a calci Howard anche dopo che si era qualificato per una posizione tra la decima e la trentatreesima e rimpiazzarlo con Hinchcliffe, a condizione di far partire Hinchcliffe dall'ultima posizione invece che da quella in cui Howard si era qualificato...
...
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...ma Howard non correva questo genere di rischi, dopotutto quante possibilità c'erano che Hinchcliffe non si qualificasse? Pochissime, direi.
Eppure, mentre nelle retrovie James Davison, Conor Daly e Pippa Mann si prendevano a spintoni per accedere all'ultima casella della griglia di partenza, si consumava il dramma: Hinchcliffe, che fino a quel momento aveva lottato con problemi alla vettura, rischiava seriamente di rimanere fuori.
Mancavano pochi minuti, poteva andare in pista... ma durante il bump day, non è così semplice. Si va in pista uno per volta e, arrivati a un certo punto, il cronometro dice che è finita.
Sono andati in pista Alex Non Sono Valentino Rossi e Grammo Reale, l'uno per tentare di entrare nel Fast Nine, l'altro per tentare di migliorarsi, dato che era nelle retrovie. A quel punto soltanto un pilota avrebbe avuto il tempo di fare l'ultimo tentativo. Pippa Mann, la più senza speranze dei backmarker senza speranze, è scesa in pista per un ultimo tentativo. Nemmeno per un attimo i suoi tempi hanno lasciato pensare che potesse arrivare sulla griglia di partenza. Intanto il cronometro continuava a scorrere e per Hinchcliffe, autore della pole position nel 2016, non rimaneva altro da fare che scendere dalla vettura.
Sui social erano tutte lamentele e recriminazioni: fanboy di Hinchcliffe, fanboy della Mann, gente che si disperava, gente che si chiedeva perché Rossi, Rahal e la stessa Mann fossero scesi in pista, quando ormai non cambiava nulla. Poi c'era Bruno Junqueira, che dichiarava che sperava che, se Hinchcliffe non si era qualificato, non gli venisse affidato il volante di nessun altro. Junqueira era nello stesso team di Hunter-Reay, nel 2011, quando Hunter-Reay non superò il bump day. Junqueira si qualificò, ma gli toccò di essere mandato via a calci nel cu*o ed essere rimpiazzato da RHR.
Nel weekend del 19/20 Maggio, nel pensare alla situazione Howard/Hinchcliffe, ho seriamente pensato, per la prima volta, che alla fine il trattamento non paritario di prime e seconde guide è una cosa da niente. Che cosa significa essere malvisti quando si batte il compagno di squadra e doversi sacrificare per i risultati di quest'ultimo, dopotutto? Mentre ci commuoviamo per le sorti di quelli a cui è consentito lottare solo per il podio e non per la vittoria, o a cui è consentito puntare ai punti quando i loro compagni di squdra possono salire sul podio, ci sono piloti che, in un'apparizione one-off, si conquistano il diritto di accedere alla griglia di partenza della gara automobilistica più prestigiosa al mondo e potrebbero ritrovarsi a farsi da parte per essere rimpiazzati da compagni di squadra non qualificati.
Ad ogni modo Howard è andato avanti, Domenica 20 Maggio si è qualificato e, per l'esattezza, si è classificato in 28esima posizione, solo cinque posizioni più avanti di quella che avrebbe occupato Hinchcliffe se l'avesse rimpiazzato nei giorni a venire. Però ho iniziato a vedere la luce, perché sembrava che potesse davvero conservare il posto per la gara.

QUALIFICHE: la qualifica delle ultime ventiquattro posizioni non l'ho vista, ma il migliore di loro era Kanaan e il più arretrato di tutti era Daly, con un paio di "outsider" delle retrovie come Grammo Reale e Alex Non Sono Valentino Rossi.
Poi è venuto il momento dei primi nove e quella parte di qualifica l'ho seguita. Ciascuno faceva quattro giri e la media della velocità dei quattro giri andava a costituire l'ordine di partenza. Sulla chat di Youtube c'erano dei simpaticoni che commentavano le porformance di Danica Patrick con osservazioni del calibro di "women belong to the kitchen", perché sono troppo lente per guidare monoposto di Indycar. Infatti, essendo troppo lenta per guidare una indycar, la Patrick è andata ad affiancare, in terza fila, Scott Dixon, uno che ha vinto quattro titoli, e H3lio Castroneves, uno che sostiene testualmente di non avere mai vinto un titolo perché tutte le volte in cui poteva riuscirci è stato battuto da Dixon. Però H3lio ha vinto la Indy 500 tre volte, il che fa più notizia che avere vinto quattro titoli.
In seconda fila c'era Nuovo Giardino davanti a Bourdeeeeeyyyyyy e a Spencer Maialotto, il che implica che c'erano rimaste soltanto due Penske, quelle di Saimon e quella di Willpowaaaahhhhh, in prima fila. Nessuno dei due ha portato a casa la pole position. Quella è andata a Ed Carpentahhhhhh, che è la terza volta che otteneva la pole alla Indy 500. Peccato che la pole alla Indy 500 voglia dire tutto e niente, ma generalmente niente, ma nevermind. Carpentahhhh è Carpentahhhh e sarebbe un po' come vedere Petra Ecclestone in pole position in un gran premio di Formula 1, dato che è il figlio del Bernie della Indycar.

GRIGLIA DI PARTENZA:
1^ fila: Carpenter - Pagenaud - Power
2^ fila: Newgarden - Bourdais - Pigot
3^ fila: Patrick - Castroneves - Dixon
4^ fila: Kanaan - Leist - Andretti
5^ fila: De Melo - Hunter-Reay - Kimball
6^ fila: Sato - Kaiser - Wickens
7^ fila: Davison - Chilton - Muñoz
8^ fila: Chaves - Wilson - Karam
9^ fila: Veach - Servia - Hildebrand
10^ fila: Howard - Jones - Rahal
11^ fila: Harvey - Rossi - Daly

LADIES AND GENTLEMEN, START YOUR ENGINES: lo "scattano le vetture" Made in USA è stato dato dal Bernie della Indycar in persona, mentre dopo vari giri di formazione la bandiera verde è stata sventolata nientemeno che dall'attore che interpretava James Hunt in "Rush".
La gara è partita in modo calmo. Ed Carpentahhhh è rimasto in testa e nulla è cambiato nella top-5. Dietro di loro, invece, Kanaan ha recuperato qualche posizione, mentre io mi sentivo mooooolto sollevata per la presenza di Howard in pista.
Tutto è stato estremamente tranquillo più a lungo di quanto pensassi: davanti la top-5 è rimasta invariata per un bel po', il che ha dato modo alla gente che commentava la gara in chat di scatenarsi scrivendo tutte le peggiori porcherie che aveva per la testa, compreso augurarsi che ci fossero incidenti mortali. Sarò sincera, trovo che gran parte di quello che veniva scritto in chat fosse più di cattivo gusto del solito.
Dopo il primo pitstop, la top5 era Carpentahhhh, Kanaan, Nuovo Giardino, Saimon e Helio e si sono susseguiti alcuni giri di calma piatta.

BANZAAAAAAIIIIII: al 49° giro è arrivato il momento del primo crash. Guess what? Il Grande Samurai Taku è stato uno dei piloti coinvolti. Noooooooohhhhhhhh!!!!! ç___ç L'altro pilota era James Davison... e non Anthony Davidson come diceva la gente della chat. Lo streaming precedente non era di qualità particolarmente elevata, quindi ero su un altro streaming e su un'altra chat. C'era la telecronaca spagnola e sia in telecronaca sia in chat la gente parlava di Servià. Poi, ogni tanto, avevo l'impressione di avere allucinazioni sonore, perché i telecronisti stavano pronunciando un po' troppo spesso il nome "Fernando".
Zachary Claman Hanno Disboscato La Foresta Amazzonica Per Le Venti Pagine Dell'Elenco Telefonico Che Servono Per Il Mio Nome si è ritrovato in testa non essendosi fermato ai box, pronto a farsi superare like a boss dai piloti che sopraggiungevano alle sue spalle. Risultato: al restart Carpentahhhhh si è riportato in testa alla gara.
Un giro più tardi Ed Jones ha crashato ed è entrata di nuovo la safety car. I telecronisti spagnoli hanno parlato del suo terzo posto dell'anno scorso e delle polemiche per il fatto che non sia stato eletto Rookie of the Year nonostante il risultato. Sono certa che non vedevano l'ora di poterne parlare: Rookie of the Year 2017 è stato votato Alonso e non potevano lasciarsi sfuggire l'occasione di menzionarlo.
Poi c'è stato di nuovo il restart.
Kanaan ha superato Carpentahhhh.
Poi Carpentahhhh si è ripreso la posizione un giro dopo.

UNHAPPY ENDING: a volte succedono cose di un certo livello. Una delle cose di un certo livello che sono accadute in questa Indy 500 era il ritorno di Danica Patrick, per la sua ultima gara in carriera, ancora con la vettura verde fluo sponsorizzata GoDaddy. Ho trovato molto romantico fin dal primo momento il suo ritorno: dopo anni passati a combinare poco e niente in NASCAR, tornava finalmente a gareggiare in una serie in cui ha ottenuto in passato risultati positivi. Ho trovato molto bello il fatto che decidesse di chiudere tutto a Indianapolis in cu*o a quelli che, sulla base dei suoi risultati in NASCAR, sostenevano che fosse incapace di guidare una indycar.
Penso che sia abbastanza evidente che Danica ha molti difetti, quello di essere acida come uno yogurt scaduto compreso, così come quello di essere stata un'inequivocabile backmarker in NASCAR, ma considerando che in Indycar ha ottenuto a suo tempo una vittoria, alcuni piazzamenti sul podio, delle pole position e ha chiuso in top-ten all'incirca la metà delle gare che ha disputato, non vedo come la si possa definire incapace di guidare in Indycar. Dal punto di vista generale, non mi sembra tanto inferiore alla media e sono certa che è vero che se fosse stata un uomo non sarebbe stata così in vista, ma è altrettanto vero che se fosse stata un uomo nessuno avrebbe nemmeno fatto caso al suo ritorno sostenendo che non meritava di stare dov'era e, dopo la mancata qualificazione di Hinchcliffe, che rubava il posto di Hinchcliffe. Mi dispiace che costui non sia riuscito a qualificarsi, nonostante sia un pilota di un certo livello, questo sì...
...
...
...
...ma se sulla griglia di partenza ci sono trentatré posti, com'è possibile che chi si piazza in SETTIMA posizione sulla griglia di partenza non meriti di stare su quella griglia di partenza? Allo stesso modo sperare che avesse un incidente mortale perché non si riusciva ad accettare l'idea che una persona che non possiede un pene si permettesse di stare in pista ma non in ultima posizione come Pippa Mann quando c'era, mi sembra abbastanza trash. Dove sono andate a finire le mezze misure e il contegno? C'era anche chi ha scritto nello specifico che si augurava che Danica si ribaltasse contro un muretto, come successe a Wheldon. Detta come va detta, trovo questo commento DISGUSTOSO, perché va bene, puoi fare l'hater finché vuoi e scrivere ca**ate, ma descrivere la dinamica di un VERO incidente mortale e trovare figo il fatto che potrebbe ripetersi dice molte cose su di te come persona.
Fine dell'invettiva, torniamo a Danica: quando correva in Indycar io non seguivo ancora la Indycar, seppure in seguito ho visto tutte le gare della sua epoca, le prime volte che l'ho vista gareggiare in diretta è capitato all'epoca della NASCAR. Di recente avevo l'abitudine di prendere per i fondelli lei e il suo fidanzato pilota (attualmente ex fidanzato), Ricky Stenhouse Jr, con la storia di "chi fa il peggior risultato, fa tutti i lavoro di casa fino alla prossima gara". Mi sono affezionata abbastanza agli Stenpatrick, anche se si trattava comunque di una serie in cui non avevo particolari simpatie (a parte Dale Jr).
Il fatto che la sua carriera terminasse questo weekend non è una cosa che mi ha lasciata indifferente. Volenti o nolenti, Danica Patrick è stata la migliore donna del motorsport di questo secolo, anche se non è una persona che brilla per simpatia, e anche grazie ai suoi risultati i team hanno iniziato a prendere sul serio anche altre donne. Il fatto che io preferisca di gran lunga i Castronaan a lei non significa che debba per forza augurarle il malehhhh assolutohhhh. Speravo che potesse finire in modo dignitoso la sua carriera...
...
...
...e purtroppo la sua carriera è finita anzitempo, quando è finita in testacoda esattamente a un terzo di gara, andando a sbattere. Non era esattamente l'idea che avevo in mente. Ci sono rimasta abbastanza male, ma eravamo solo a un terzo di gara e c'erano tante altre cose destinate a farmi rimanere male: una di queste è stata la foratura di Kanaan.

SAMBA PARTY: Kanaan, dopo questa terza safety car, era passato in testa e lo è rimasto fino al momento dei successivi pitstop. Poi si è dovuto fermare un'altra volta. Alla fine della fiera, quando avevano appena superato metà gara, in testa c'era Willpowahhhh. Carpentahhhh era secondo, ma ben lontano. Seguivano Pagenaud, RHR e Helio.
Poi è arrivata la calma. Una fiammata si è alzata dalla vettura di Veach ma senza conseguenze, dopodiché al 116° si è visto Kyle Kaiser ai box, fuori dalla vettura, che abbracciava i meccanici.
In seguito si sono svolti nuovi pitstop in regime di green flag, con Nuovo Giardino, Grammo Reale, Wickens e qualcun altro che facevano i fighi davanti per qualche giro. A quel punto ho avuto il sospetto che non stessero semplicemente cercando di fare i fighi, ma che fossero su una strategia diversa e che potessero essere le schegge impazzite della gara. Nel frattempo ai box stavano spruzzando qualcosa che sembrava liquido per estintori sulla vettura di Veach e mi sono chiesta se fosse andato a fuoco un'altra volta.
A nessuno importava. Tutti aspettavano un colpo di scena. Il colpo di scena c'è stato al 139° giro: una vettura ha dato un bacio alla francese al muro. Bourdeeeeeeyyyyyy nooooooohhhhhhhh! ç_____ç Non mi restava che sperare che almeno si fosse sacrificato per una giusta causa, ovvero sabotare la gara di Willpowahhhh, per vendicarsi dei guanti che Willpowahhhh gli lanciò addosso diversi anni fa e che all'epoca del suo incidente dell'anno scorso tutti gli hanno augurato di guarire presto, mentre Willpowahhhhh non ha detto una sola parola su di lui.
Ad ogni modo dietro la safety car Willpowahhhh era ancora in testa, con a seguire Carpentahhhh, Saimon, RHR e H3lio. La grafica mi informava anche che Howard era sotto di sei giri e che probabilmente era fermo ai box. Però quello che conta è partecipare, quando rischi di essere messo a piedi dopo esserti qualificato. Peraltro la gara era destinato a finirla, seppureu ltimo.
Poi è arrivato il momento del restart e, al 146° giro, è stato il momento del colpo di grazia: giusto il tempo di eccitarmi nel vedere Castroneves recuperare una posizione risalendo al quarto posto, poi l'ho visto fare un gran botto. In quel momento ho fatto mente locale, mi sono chiesta se qualcuno dei miei piloti preferiti potesse ancora farmi un regalo per il mio imminente trentesimo compleanno e ho raggiunto la consapevolezza che quest'anno non avrei ricevuto nessun regalo motoristico.

NOOOOOOOOHHHHHHHHH: di nuovo la safety car, poi il restart. Alex Non Sono Valentino Rossi era quinto ed è risalito in terza posizione dietro a Willpowahhhh e a Carpentaaaahhhhh. Ho pensato che i miei *fave* erano impossibilitati a vincere, ma almeno c'era chi avrebbe portato un po' di verve e un po' di brio... ma il peggio doveva ancora venire ed è venuto un nanosecondo più tardi, quando ho visto qualcosa che mi ha traumatizzata al punto che ho pensato di chiudere quella pagina web e di smettere di seguire la gara.
Sage Karam ha strisciato contro un muro.
Una ruota si è staccata dalla sua vettura ed è finita in pista.
Non ho potuto fare a meno di pensare a quella volta in cui Karam finì a muro, perse un pezzo di macchina e quel pezzo di macchina finì sul casco di Justin Wilson.
In quel momento ho iniziato a pensare che quella che stavo guardando era la peggiore Indy 500 che avessi mai visto.
Mentre mi preparavo per andare fuori (dopo la gara sono andata a una sagra di paese dove c'era a cantare una compaesana di mio padre) ho fatto in tempo a vedere gente che in chat chiedeva se Rossi era italiano e gente che rispondeva di sì, piloti che rientravano ai box in regime di green flag... e al 188° mi sono persa l'incidente di Tony Kanaan. Ci mancava solo quello, ormai.

LA LUCE IN FONDO AL TUNNEL: soltanto alla fine, mentre non vedevo l'ora che la gara terminasse perché dovevo andare fuori e volevo vedere almeno il momento della bandiera a scacchi prima di andare via, ho avuto la concreta sensazione che stesse per accadere qualcosa di epico.
C'erano piloti su strategie diverse e, quando ci sono strategie diverse, non è chiaro che cosa possa succedere, dipende tutto dal momento in cui i piloti su strategie anomale finiranno la benzina. Potrebbero finirla con qualche giro d'anticipo e rientrare. Oppure potrebbero essere agli sgoccioli e tentare di arrivare fino al traguardo.
Dietro la safety car c'era in testa Oriol Servià, con tanto di telecronsti spagnoli completamente su di giri. Non so se mi spiego, c'era in testa Servià, uno di cui fino a quel momento si era parlato solo per via della bandiera catalana dipinta sul suo casco, altrimenti nessuno se lo sarebbe proprio finato.
Servià, tuttavia, non era destinato a vedere la luce. È stato superato e affiancato da un'altra vettura. Quell'altra vettura era guidata da Stef Wilson, fratello minore di Justin, pilota occasionale in Indycar, che non vedevamo al volante dalla Indy 500 del 2016. Per intenderci: era uno su cui nessuno avrebbe scommesso un centesimo.
Mi si è riempito il cuore di gioia nel vederlo in testa alla gara e ho pensato che, se fosse arrivato in fondo, avrebbe stravolto completamente il senso della giornata.
Cinque giri alla fine, tutto okay: Willpowahhhh aveva ormai superato Servià, ma era lontano da Wilson.
Quattro giri alla fine, ancora tutto okay: Wilson davanti, Willpowahhhh secondo.
Tre giri alla fine, un destino già scritto: la benzina iniziava a calare al punto tale che Stef è stato costretto a rientrare a box per un'ultima sosta.
Willpowahhhh.
Servià.
Carpentaaaahhhhh.
Poi anche il catalano errante è rientrato ai box e a quel punto non c'era storia. O meglio, non c'era già storia neanche prima, ma i telecronisti spagnoli sono stati su di giri finché hanno potuto.
Meno due giri.
Meno un giro, bandiera bianca.
Un altro giro, poi la bandiera a scacchi, sotto alla quale Willpowaaaahhhh, campione del mondo di sventolamento del dito medio e di titoli persi all'ultima gara stagionale dopo essere stato in testa per tutto il campionato, è passato da vincitore.
Meh.
Poi, alla fine, un piccolissimo spiraglio di luce, quando i telecronisti mi hanno ricordato che Willpowahhhh ha trentasette anni. A quell'età, se fosse stato in Formula 1 sarebbe già stato appiedato per essere rimpiazzato da Sirotkin.

COCA COLA 600: la Indy 500 si SoVrApPoNe tradizionalmente, non in termini di orario, alla gara di NASCAR più lunga di tutto il campionato.
Wikipedia mi informa che è durata quattro re, ventitré minuti e ventidue secondi. Ha vinto Kyle Busch, che è rimasto in testa per quasi tutto il tempo.
Ricky Stenhouse, celebre per essere l'ex fidanzato di Danica, ha chiuso in 10^ posizione. Se Danica fosse stata a Charlotte, probabilmente le sarebbe toccato stirare...

RISULTATO INDY 500: 1. Will Power (Penske), 2. Ed Carpenter (Carpenter), 3. Scott Dixon (Ganassi), 4. Alexander Rossi (Andretti), 5. Ryan Hunter-Reay (Andretti), 6. Simon Pagenaud (Penske), 7. Carlos Muñoz (Andretti), 8. Josef Newgarden (Penske), 9. Robert Wickens (Schmidt), 10. Graham Rahal (Rahal), 11. J.R. Hildebrand (Dreyer & Reinbold), 12. Marco Andretti (Andretti/ Herta), 13. Matheus Leist (Foyt), 14. Gabby Chaves (Harding), 15. Stefan Wilson (Andretti), 16. Jack Harvey (Schmidt/ Shank), 17. Oriol Servià (Rahal), 18. Charlie Kimball (Carlin), 19. Zachary Claman De Melo (Coyne), 20. Spencer Pigot (Carpenter), 21. Conor Daly (Coyne), 22. Max Chilton (Carlin), 23. Zach Veach (Andretti), 24. Jay Howard (Schmidt), 25. Tony Kanaan (Foyt), 26. Sage Karam (Dreyer & Reinbold), 27. Helio Castroneves (Penske), 28. Sebastien Bourdais (Coyne), 29. Kyle Kaiser (Juncos), 30. Danica Patrick (Carpenter), 31. Ed Jones (Ganassi), 32. Takuma Sato (Rahal), 33. James Davison (Foyt).

lunedì 28 maggio 2018

Viviamo in un mondo dei motori in cui le donne del motorsport sono viste come decorazioni (e parlo di quelle che guidano)

Per il weekend appena trascorso, speravo di assistere a qualcosa di positivo, ma la realtà dei fatti è una sola: se guardiamo al mio lato di tifosa, posso affermare senza mezzi termini che i miei piloti preferiti non hanno cavato un ragno dal buco, ma dal punto di vista di appassionata le cose non sono andate molto meglio. Rimango convinta che il gran premio di Montecarlo non sia così tanto brutto così come lo si descrive (anche se ci sono state edizioni senza dubbio migliori), così come sono convinta di avere assistito a edizioni della Indy 500 più movimentate e meno prevedibili, ma non tutte le gare vengono per trasmettere emozioni positive. Quando ho visto Karam andare a sbattere e qualcosa di grosso staccarsi dalla sua macchina ho pensato che non sarei riuscita a finire di guardare la gara, ed è raro che io abbia questo genere di pensieri.
Tuttavia questo weekend mi ha lasciata molto scoraggiata anche come donna, per via dei commenti a cui sono stata sottoposta più di quanto avrei voluto e che mi hanno fatto comprendere una realtà che si nasconde molto bene dietro tanta ipocrisia.

Vorrei fare una premessa: non sono una persona che sostiene che le donne debbano andare difese a tutti i costi, ma allo stesso tempo penso che le critiche che si rivolgono nei confronti delle donne debbano essere il più possibile obiettive, tanto quanto dovrebbe succedere per gli uomini. Non ho mai sentito nessuno commentare con un "vattene a casa a cucinare!!!11!!11!!!!" una performance negativa di un pilota uomo, nonostante ce ne sia peraltro uno che si dichiara grande appassionato di cucina e che, volenti o nolenti, pare anche un grande appassionato di testacoda e incidenti.
Non ho nemmeno mai sentito nessuno rivolgere l'accusa di "vendere sesso" a piloti uomini che abbiano posato in biancheria intima, né nel valutarne i loro risultati si tiene conto del fatto che in certi scatti in mutande venisse lasciato ben poco spazio all'immaginazione...
...
...
...Ma veniamo alle cose serie. Oserei dire che nutrivo una certa preoccupazione nei confronti di come sarebbe stato trattato l'argomento "donne nel mondo dell'automobilismo" in questi giorni. Ero convinta che il bump subito da Pippa Mann durante le qualifiche della Indy 500 venisse strumentalizzato per affermare che quelli che sostengono che le donne sono inferiori a TUTTI gli uomini contro i quali gareggiano, dal migliore al più scarso, ma non è accaduto. Anzi, ho letto di molte persone che l'hanno difesa o che hanno espresso dispiacere per la sua mancata qualificazione. Non erano solo fungirl, c'erano anche persone che dimostravano di capirne qualcosa di motori. Non avevano tutti i torti, a mio parere: Pippa Mann è una backmarker, ma non vedo in lei nulla di peggio che in altri backmarker. Ho pensato che ci fossimo salvati da commenti decontestualizzati, per una volta... invece non era destino che andasse così e dovrò girare un po' intorno alla questione per farmi capire.

A suo tempo ho ricevuto le mie critiche per avere espresso troppa poca attenzioni nei confronti del concetto di "donna decorativa" relativo alle grid girl e non intendo dilungarmi in proposito. L'ho già detto: non vedo il senso di avere persone "decorative" su una griglia di partenza, e anche se ci sono non vedo perché dovrebbero essere solo donne e nessun uomo, così come vedrei più azzeccata la scelta di abiti tradizionali locali (quindi grid boy con il turbante e grid girl con il velo in Bahrein, per esempio), ma non intendo mettermi problemi esistenziali per l'utilizzo a scopo decorativo di persone che hanno scelto liberamente di intraprendere una professione "decorativa".
Ciò che ho notato, e che ha iniziato davvero a infastidirmi, è che dietro all'obsolescenza della figura della grid girl utilizzata a scopo decorativo si nasconda solo l'obsolescenza *della grid girl come decorazione*, non della *donna come decorazione*. I tempi cambiano e cambia ciò la *decorazione* mainstream: non più una gnocca che regge un cartello, quanto una ragazza che sta al volante...
...
...
...
...perché è così che vengono viste quelle come Pippa Mann e colleghe delle retrovie: un addobbo, non nella figura di una gnocca che sta a fare da contorno, ma nella figura di una ragazza, preferibilmente acqua e sapone, che sta al volante in una posizione che non dà fastidio a nessuno. Un backmarker, dopotutto, a meno che non abbia la malsana abitudine di ostacolare chi lo sta doppiando, è un precious cinnamon roll, giusto per far capire cosa intendo.

So che il mio discorso può sembrare campato in aria, ma questo weekend è stata la prova definitiva che non lo è.
Qualche tempo fa, quando nell'ARCA ci fu una ragazza, tale Natalie Decker, che ottenne una pole position, ci fu *indignazione*, da parte anche di molte donne, perché "vendeva sesso" (uno scatto promozionale in cui indossa un abito da sera con un ampio spacco, abbinate a foto personali in costume da bagno nei pressi di una piscina), perché aveva i capelli troppo in ordine e perché di conseguenza i suoi risultati erano immeritati e rubava il volante a ragazze più meritevoli.
Questa era l'accoglienza che veniva riservata all'autrice di una pole position, che ha concluso la gara in top-5 e che non sta ottenendo risultati inferiori a quelli della concorrenza maschile (anzi, ha ottenuto sia l'anno scorso sia quest'anno varie top-ten). Peraltro non mi pare nemmeno che questa Decker sia così tanto appariscente come la descrivono, ad ogni modo non mi pare che vada oltre il livello Susie Wolff.
Questa è stata la prima volta in cui, in tempi recenti, ho notato un atteggiamento negativo nei confronti della donna che sta almeno a centro gruppo, accostata alla solita santificazione della donna backmarker, perché quelle ci mettono l'anima.
Ora, sicuramente le donne backmarker ci mettono l'anima quanto tutti gli altri e molte di loro, un po' ovunque, non hanno mai avuto qualcuno che credesse in loro abbastanza da affidare loro un volante che non fosse per eventi one-off o che non fosse in una squadra dei bassifondi, ma i commenti ai quali sono stata sottoposta mi hanno definitivamente aperto gli occhi sul fatto che le donne backmarker vengono santificate *proprio per via della loro funzione decorativa*: non quella tradizionale che non piace alle donne e che non piace alle nuove generazioni, ma una funzione decorativa più moderna, in cui lo scopo decorativo a prima vista non si vede, ma lo si nota soltanto dopo anni di esposizione a certe dinamiche.

Questa è, di base, la ragione per cui l'incapacità delle donne al volante non viene dimostrata, come temevo, dalla mancata qualificazione di Pippa Mann per la Indy 500, quanto piuttosto dal fatto che Danica Patrick sia entrata in top-9 "rubando il posto a piloti più meritevoli" o "provocando l'esclusione della Mann" (che, avendo il 35° tempo, sarebbe stata esclusa anche se la Patrick a Indianapolis non ci fosse andata).
Non parliamo poi della gara e dei commenti che ho letto in chat: "women belong to the kitchen" a non finire, gente che si augurava che fosse vittima di un incidente mortale per terminare in bellezza la sua carriera, gente che sosteneva che stesse dimostrando di non essere in grado di guidare una indycar mentre era a metà gruppo e a pieni giri...
...
...
...ma non perché fosse donna, sia chiaro, solo perché non è simpatica e perché in NASCAR non ha cavato un ragno dal buco, questa è la giustificazione.
Solo che se sei uomo, non sei simpatico e non cavi un ragno dal buco in NASCAR vieni offeso sulla base della tua poca simpatia e sulla base dei tuoi risultati in NASCAR, se sei donna non è così che funziona, con l'approvazione degli uomini e di una buona parte delle donne, che vogliono vedere donne nel motorsport solo ed esclusivamente perché possano aggirarsi intorno alla ventesima posizione e far parlare di sé più perché sono delle cinnamon roll, che perché si fanno vedere in top-ten e ogni tanto addirittura in top-5, che portano su un piedistallo quelle che non si qualificano perché ci hanno provato, mentre danno contro a quelle che la qualificazione l'hanno superata, perché come si permettono?! adesso anche le altre dovranno qualificarsi, per essere prese in considerazione.
Poi sì, è vero: Danica Patrick un tempo e Natalie Decker nel prossimo futuro hanno sfruttato/ sfrutteranno la propria immagine per guadagnare più soldi di quanti ne avrebbero potuti guadagnare se fossero stati uomini, questo è vero... ma siamo così sicuri che funzioni in senso univoco?
Pensate solo alla rilevanza mediatica che il campionato di Indycar ha ricevuto nel resto del mondo all'epoca della Patrick: a titolo di esempio, prima del boom dei social media, in Italia si sentiva parlare di Indycar soltanto in due circostanze, 1) risultati di alto livello da parte di Danica Patrick, 2) incidenti mortali.
Oppure pensate a quanta gente, nel mondo, avrà guardato la Indy 500, ieri sera, oppure highlight della Indy 500, al solo scopo di vedere che cos'avrebbe combinato Danica Patrick, fosse anche solo per prenderla per i fondelli. Quindi sì, "she's a marketing machine", ma non mi pare né che l'unica donna che ha vinto una gara di Indycar possa essere considerata a cuore leggero un soggetto irrilevante al punto tale da non giustificarne almeno in parte il clamore mediatico, né che sia stata l'unica, nel corso degli anni, a guadagnarci.
A volte bisogna accettare dei compromessi, specie laddove non l'audience non ruota tutta intorno a un team. In questo caso piloti attira-click non servirebbero, basterebbe solo il diritto di veto...


Scritto per doppia pubblicazione
sul mio blog e sul forum F1GC.

giovedì 24 maggio 2018

Un pezzo di storia che se ne va

Avendo seguito i campionati di automobilismo fin da quando ero molto piccola, è passato del tempo prima che sapessi distinguere i piloti dall'auto che guidavano. Per intenderci, quando ero molto piccola mi immaginavo Alesi come una macchina rossa, Senna come una macchina bianca e rossa, e cose del genere. Soltanto in un secondo momento ho iniziato a identificarli come persone, allo stesso modo in cui magari identificavo come persone i calciatori o altri sportivi più "visibili".

Quando si parlava molto dell'argomento grid girls, c'erano molte ragazze che sostenevano che fosse diseducativo per le bambine, perché queste sono propense a credere che nell'automobilismo solo gli uomini possano guidare e le donne abbiano funzione "decorativa". Ora, al di là del fatto che da bambina non avevo la più pallida idea di cosa fossero le grid girl (pre-gara e dopo-gara visti in casa mia durante la mia infanzia: siamo a ridosso dello zero) e che sono sicura che in qualche momento della mia infanzia mio padre mi disse che c'erano state delle donne, peraltro italiane, in Formula 1, il pensiero che *solo gli uomini possono diventare piloti* non mi ha mai sfiorata minimamente... nel senso, non mi sono MAI minimamente posta il problema, allo stesso modo in cui quando guardavo "Quelli che il calcio" insieme a mio padre, da bambina, non mi sfiorava mai minimamente il pensiero che esistessero squadre di calcio femminili.
Sarà che non ho mai avuto il desiderio di diventare una sportiva, in nessun ambito, ma tbh le donne nel motorsport le ho prese come una rarità e tale rarità è stato un dato di fatto, non ho mai pensato che non esistessero, semplicemente che fossero di meno. Non è che quando ero bambina o ragazzina attendessi con ansia l'arrivo di una donna o cose del genere. Semplicemente era l'ultimo dei miei pensieri, guardavo le gare e non mi importava chi guidasse. Anzi, in realtà penso che tutti i piloti che non si chiamavano Schumacher, Hakkinen, Montoya e altri pochi eletti fossero l'ultimo dei miei pensieri. Avere sulle vetture restanti degli uomini o delle donne non mi avrebbe fatto differenza.

Poi venne il 2005. Venne una copia della Repubblica su cui lessi un trafiletto sulla 500 miglia di Indianapolis. Non mi era MAI capitato di sentire parlare della 500 miglia di Indianapolis da fonti di informazione italiane. Parlava di una ragazza che era arrivata quarta. Quella ragazza era Danica Patrick.
Ho iniziato a seguire la Indycar nel 2012/2013 e, sebbene in un secondo momento abbia visto praticamente tutte le gare della sua carriera, avendo visto quasi tutte le gare dallo split CART/IRL in poi eccetto quelle poche mai trovate su Youtube, nell'epoca in cui ho seguito i campionati in tempo reale o quasi la Patrick non c'era più (andò via a fine 2011). L'ho vista gareggiare in NASCAR e obiettivamente parlando mi è bastato, pochi giorni fa, vederla qualificarsi per la Indy 500 per chiedermi perché sia rimasta così tanti anni in NASCAR a non cavare un ragno dal buco, quando in Indycar avrebbe potuto verosimilmente puntare a risultati di migliore livello e puntare almeno a piazzamenti in top-10 o addirittura sul podio.

Al di là di questo, mi rendo conto che ciascun pilota sa quello che desidera davvero e che non spetta a noi decidere chi deve gareggiare dove, fino a che età e se un pilota sia pronto per il ritiro oppure no.
Al di là di questo, non direi che Danica Patrick sia mai stata in cima alle mie preferenze, nemmeno tra le donne. Come personalità, Bia Figueiredo per tutta la vita.
Il punto è che, in qualche modo, suo malgrado la Patrick è stata "rivoluzionaria". E' stata forse la prima ragazza femminile a non essere una backmarker, almeno nella nostra epoca. E' stata la prima che in questo secolo ha dimostrato che le donne possono arrivare ai risultati ottenuti mediamente dagli uomini (dove vorrei ricordare che non solo Schumacher e Franchitti sono uomini) e questo ha aperto la strada a tante altre ragazze che forse avrebbero avuto maggiori difficoltà ad emergere.
Non è un caso che negli anni in cui la Patrick gareggiava in Indycar ci sia stato un boom di presenze femminili in molte serie e che le ragazze della sua generazione o poco più giovani siano emerse di più di quelle della generazione precedente e della generazione successiva.

E' brutto che il futuro di tutto il genere femminile nel motorsport debba dipendere dai risultati di una singola donna, ma è anche vero che la "representation" può dare il suo contributo.
Per questa ragione, così come per il fatto che all'epoca delle prese per i fondelli mie a Danica e al suo ex (Ricky Stenhouse, suo collega ai tempi della NASCAR - cfr. il commento ricorrente secondo cui chi otteneva il risultato peggiore in gara doveva stirare per entrambi fino alla gara successiva) alla fine mi ci sono affezionata e che a vederla su una indycar mi sembri tutto tranne che una pensionata, nonostante le critiche che ha ricevuto (mentre seguivo le qualifiche in streaming su Youtube c'erano commenti del calibro di "le donne dovrebbero stare in cucina perché non sono veloci abbastanza per stare in pista", quando si è classificata settima, peraltro davanti a gente tipo Castroneves e Dixon), che mi fa un effetto un po' diverso (e poco piacevole) da come avevo pensato.
Trovo bellissimo il fatto che abbia deciso di correre la Indy 500 per l'ultima volta, dopo anni, prima del ritiro definitivo dalle competizioni, ma l'impressione è quella di assistere a un pezzo di storia che se ne va.

mercoledì 2 maggio 2018

Il numero 13

A volte me lo chiedo: sono l'unica che trova immensamente figo il fatto che Danica Patrick guida una vettura con il numero 13?

venerdì 30 marzo 2018

Green, green, green!


Chissà che non sia il caso di informare una certa ex pilota di GP3 che ci saranno ben due donne in pista alla gara automobilistica più importante del mondo.
E chissà che non sia anche il caso di informare quella certa ex pilota di GP3 che una di queste due donne, in passato, è arrivata anche sul podio della gara automobilistica più importante del mondo e che un terzo posto alla Indy 500 è *infinitamente* di più di ciò che quella ex pilota di GP3 ritiene che sia possibile fare da chi non possiede un'asta tra le gambe. *roll eyes*

lunedì 19 febbraio 2018

Commento alla Daytona 500

#DanicaDouble, destinazione ferro da stiro /// 18 Febbraio 2018

Un cordiale saluto miei cari lettori, questo è il commento alla Daytona 500, arrivata alla sua sessantesima edizione, gara inaugurale della stagione 2018 della NASCAR Monster Cup che, essendo una delle sue gare più storiche e importanti, ha anche una procedura di qualifica abbastanza complicata da spiegare.
Tuttavia nulla è troppo complicato per essere spiegato in un commento, quindi direi che possiamo procedere:
> c'è una sessione di qualifica, in cui il più veloce ottiene la pole position;
> in questa sessione di qualifica, il pilota che ottiene il secondo tempo ottiene il secondo posto sulla griglia di partenza;
> le posizioni dalla terza in poi vengono assegnate in base ai risultati dei Can-Am Duels, delle mini-gare di sessanta giri;
> il Can-Am Duel 1 vede la presenza vede la presenza dei piloti che si erano qualificati nelle posizioni dispari nella sessione di qualifica e, in base al risultato della gara, vengono assegnate le posizioni dispari della griglia di partenza dalla terza in poi;
> il Can-Am Duel 2 è la stessa cosa per le posizioni pari e assegna le posizioni dalla quarta in poi;
> vista la presenza di quaranta vetture totali, a ciascuno dei Can-Am Duels prendono parte venti vetture (e il risultato dei primi due qualificati è irrilevante per la griglia di partenza, dato che rimangono comunque primo e secondo qualunque sia la loro posizione di qualifica.
Tutto chiaro? Spero di sì, altrimenti fingete che lo sia e accontentatevi dei duellihhhh e dei sorpassihhhh, anche se in assenza della Ferrari e soprattutto di Valentino Rossi non potranno rendere la gara spettacolarehhhh e avvincentehhhh.
Partiamo da un concetto chiaro e semplice: la pole position è andata ad Alex Blowman, classe 1993, nato il 25 Aprile. Di conseguenza è un Gufo di Interlagos onorario, un Jev onorario e, onorariamente, guida per il giardino commentando le gare altrui e la presenza/ assenza di grid girl, essendo sprovvisto di un volante. Guida la vettura numero 88, quindi porta lo stesso numero di Dale Jr, ed era dal 2015 che non correva full-time nella Sprint Cup. La seconda posizione è andata a Denny Hamlin, mentre abbiamo dovuto attendere la notte tra giovedì e venerdì per scoprire chi avrebbe occupato le altre posizioni.

Giovedì sera, alle due di notte inoltrate ero ancora sveglia, ma non avevo la più pallida idea che in quel momento si stesse svolgendo il Can-Am Duel 1 e me lo sono persa. #EpicFail. O meglio, ho visto solo gli ultimi tre giri, poi sabato pomeriggio sono andata a recuperare la gara intera su Vkontakte, un social network russo sul quale ho trovato il video introvabile sul tubo.
Voce fuori campo: "Orrorehhhh!!11!!! Come ti sei permessa?! I russi sono degli orribilihhhh usurpatorihhhh che rubano il volante ai piloti polacchi!!11!!!!"
L'Autrice(C): "Quelli che passano il loro tempo a caricare video su Vkontakte dubito che abbiano mai guidato alcunché, ma nevermind..."
La gara è iniziata tranquillamente, con Logano in testa fin dai primissimi giri. Ce ne sono voluti una deicna perché capitasse un po' di caos. Come da tradizione, l'incidente è avvenuto durante la pubblicità: piloti coinvolti Daniel Suarez, Aric Almirola e Jimmie Johnson.
Il pilota più odiato dal fanbase della NASCAR si è ritirato ed è accaduto lo stesso ad Almirola, il rimpiazzo di Danica Patrick presso il team lasciato dalla Patrick al termine della scorsa stagione. Daniel Suarez è riuscito a proseguire e ciò mi ha lasciata molto soddisfatta: rimango della speranza che Suarez, che viene screditato dai murricani perché messicano (stessa ragione per cui screditavano JMP, con la differenza che Suarez è davvero messicano), possa spaccare il cu*o a tutti, prima o poi. Tra parentesi, grazie a Wikipedia ho scoperto che Almirola, invece, pur essendo un cittadino degli States ha origine cubana. Ho scoperto anche che studiava ingegneria meccanica, anche se poi ha lasciato gli studi per concentrarsi sulla sua carriera di pilota.
Archiviata la faccenda incidente di Johnson e Almirola la gara è ripresa sempre con Logano in testa, avanti a Blaney. C'erano Keselowski, Newman e Wallace a completare la top-5.
Parliamo di Wallace: il suo nome è Darrell Jr, si chiama come suo padre ma è altresì noto come Bubba. Ora, io avrei una piccola perplessità da esprimere. Potrei capire se un povero bambino innocente fosse stato registrato all'anagrafe come Bubba e si facesse chiamare Bubba... ma se il suo vero nome non è quello, perché deve farsi chiamare con un nome così imbarazzante?! Ad ogni modo questo Bubba Wallace è un soggetto molto interessante: nel 2015, mentre gareggiava nella Xfinity, è stato coinvolto in un incidente con Brian Scott (colui al quale anni fa Nelsinho Piquet tirò un calcio nelle parti intime) e in una successiva lite con Brian Scott e con la moglie di quest'ultimo. Secondo wikipedia, Bubba Wallace è il migliore amico di Ryan Blaney.
Quest'ultimo era ancora secondo, davanti a Keselowski, McMurray, Wallace, con Newman sesto, quando a due terzi di gara c'è stato un crash di William Byron. Il primo pensiero che ho fatto è andato a Byron Moreno (qualcuno se lo ricorda? ho qualche dubbio perché sono passati abbastanza anni dai mondiali 2002) e, di conseguenza, per assonanza ho pensato a Roberto Moreno. <3 Purtroppo, però, Roberto Moreno non si è materializzato dal nulla, mentre tra una cosa e l'altra, dopo la safety car sono arrivati i giri che ho visto in diretta l'altra notte.
C'era la chat su Youtube e ho assistito a numerose perle di ignoranza motoristica, perché i fanboy della NASCAR mi sembrano molto più trash di quelli della Formula 1. C'era anche chi si augurava che Keselowski crashasse...
Keselowski: "Okay."
L'ha fatto a tre giri dalla fine, mandando la gara in overtime. Blaney frattanto è passato in testa davanti a Logano, mentre Wallace è risalito al terzo posto e, al restart, era anche piuttosto scatenato. C'era gente che pensava che tutto ciò fosse comico.
Blaney , Logano e Wallace hanno chiuso in top-3, mentre la top-5 è stata completata da Stenhouse e KuBusch.
Ricky: "Chi se ne frega di KuBusch. Pensi di fare meglio di me, Danica? Vai a stirare!!!111!!!1"
Danica: "Ti ricordo che non siamo più fidanzati."
Ricky: "Ah, già. Se vedi Allmendinger in pista, gli puoi consegnare questo bigliettino? C'è scritto: vuoi metterti insieme a me e stirare quando arrivi dietro di me? sì, no, forse, rispondi con una crocetta."
Danica: "Volentieri. Sono certa che metterà la crocetta sul forse."
AJ: "Esatto, come hai fatto a indovinare?"
Ricky: "Aaaaawwww, grazie per non avere stroncato la mia proposta sul nascere. *-* Mi raccomando, asfalta Danica nel Can-Am Duel 2!"

Il Can-Am Duel 2 immagino che sia stato disputato quando da noi era piena notte e, in altri momenti. Non avevo idea di quando sarebbe iniziato, quindi sono andata a letto prima di scoprirlo, terrorizzata dall'idea che avrei potuto arrivare a rimanere alzata a guardarlo.
La gara l'ho vista sabato nel tardo pomeriggio sempre sullo stesso sito, visto che ancora una volta era irreperibile su Youtube. Non ho capito se non ci fosse perché i video erano stati bloccati, oppure se nessuno avesse preso i Can-Am Duels abbastanza sul serio da pubblicare i video. Sul canale ufficiale della NASCAR non c'erano, anche se il mio sospetto è che prima o poi arriveranno: le gare del 2017 si trovano tutte, su Youtube, anche sul canale ufficiale, e c'è scritto che sono state trasmesse in live streaming, quindi il mio sospetto è che vengano sbloccate solo in un secondo momento al di fuori dagli States, ma che ci siano già.
Tutto questo, comunque, non ha importanza adesso, devo parlare di cose serie, come ad esempio la gara.
Hamlin era in testa davanti a KyBusch e alla sua macchina degli M&M's. Le posizioni, davanti, non sono cambiate almeno finché KyBusch non ha iniziato a perdere qualche posizione: si sono alternati Harvick e poi Menard al secondo posto, dopodiché nelle retrovie c'è stato un crash, piloti coinvolti Larson e Di Benedetto.
L'Autrice(C): "Quindi Di Benedetto esiste davvero, non è solo un nome scritto per abbellire la grafica."
Di Benedetto: "Perché, avevi qualche dubbio?"
L'Autrice(C): "Sì, dato che se tu esistessi davvero Danica si sarebbe fidanzata con te per avere qualche probabilità che fossi tu a stirare."
Danica: "Smettila di prendermi per i fondelli, Autrice(C). Non vedi che sono qui nella mia scintillante vettura verde-fluo? #GoDaddyReturns. In questa gara intendo spaccare il cu*o a D.J. Kennington."
Douglas James Kennington, altresì noto come D.J. Kennington, l'avevo già notato una volta l'anno scorso, per poi scoprire che essendo nato nel 1977 aveva quarant'anni. Ha partecipato a tre gare l'anno scorso, mentre gareggia full-time nel campionato canadese di Stock Car. D.J. è infatti un connazionale della Villeneuve-family, di Strollino e delle marmotte di Montreal.
Frattanto c'è stato il restart e Danica ha fatto qualche giro in top-ten, prendendosi anche il lusso di stare davanti a Kyle Busch. Però è durata poco e, appunto, si è ritrovata subito abbastanza indietro. Però era a pieni giri, mentre Kennington era doppiato e nessuno, a parte me, aveva una visione Kennington-centrica della gara, nemmeno lo stesso Kennington.
Frattanto Hamlin era scivolato in seconda posizione, mentre in testa c'era Chase Elliott, definito dai telecronisti come un pilota di seconda generazione. Suo padre è Bill Elliott, vincitore del titolo nel 1988, anno in cui Chase non era neanche un pensiero lontano (è del 1995). Il vero nome di Bill Elliott è William Clyde Elliott. Il vero nome di Chase Elliott, ho scoperto googlandolo, è nientemeno che William Clyde Jr. Mi rimangono due domande: 1) perché i piloti americani si chiamano in un modo ma vengono chiamati con nomi completamente diversi?, 2) perché i piloti hanno così poca fantasia nel dare nomi ai propri figli?
...Intanto, per parlare di Chase Elliott, mi stava sfuggendo un dettaglio di grande importanza: terzo c'era Harvick e questo non è importante, quarto c'era Bowyer e nemmeno questo è importante, mentre al quinto posto c'era nientemeno che Allmendinger! Era un momento da standing ovation, ma c'era poco da essere felici, perché non è durata a lungo.
Hamlin è stato secondo fino al penultimo giro, ma ha perso posizioni, anche se la cosa non ha intaccato, ovviamente, la sua seconda posizione in griglia. Harvick ha quindi concluso secondo dietro a William Clyde Jr, con Bowyer che si è fatto sottrarre in extremis la terza piazza da Erik Jones, ritrovandosi quarto, davanti a KyBusch. AJ 10°, Danica 14°.
AJ: "A stirare!!!11!!!!1!"
Danica: "Non dirlo così, davanti a tutti. La nostra liaison segreta deve rimanere segreta."
Ricky: "Wait, wait, wait, ero io che dovevo fidanzarmi con AJ."
D.J. Kerrington: "Se vuoi puoi fidanzarti con me. Dopotutto le foto attestano che ho gli occhi azzurri."
Ricky: "Gli occhi azzurri! *________* Aaaaaaawwwwww!"

GRIGLIA DI PARTENZA:
1^ fila: Blowman - Hamlin
2^ fila: Blaney - Elliott
3^ fila: Logano - Harvick
4^ fila: Wallace - Jones
5^ fila: Stenhouse - Bowyer
6^ fla: KuBusch - KyBusch
7^ fila: Newman - A.Dillon
8^ fila: Ragan - Menard
9^ fila: Suarez - Bayne
10^ fila: McMurray - Allmendinger
11^ fila: Buescher - McDowell
12^ fila: T.Dillon - Truex
13^ fila: Gaughan - Kahne
14^ fila: J.Earnhard - Patrick
15^ fila: Marks - Kennington
16^ fila: Keselowski - Lajoie
17^ fila: Byron - Gaulding
18^ fila: Johnson - Di Benedetto
19^ fila: Almirola - Larson
20^ fila: Gilliland - Thompson

Domenica è finalmente arrivato il #RaceDay e nel tardo pomeriggio ho iniziato a cercare informazioni sull'orario in cui sarebbe partita la gara. Ho trovato 14.00 Eastern Time o 14.30/14.40 Eastern Time, il che significava alle nostre otto di sera o, al più, alle nostre 20-30/20.40... ma non è andata esattamente così. Quando mi sono messa a seguire la gara in streaming su un canale Youtube, in realtà la gara non era ancora iniziata e ho dovuto attendere circa mezz'ora, nonostante fossero già le otto e mezza passate... Questa cosa di iniziare fuori orario è una cosa che mi auguro ardentemente che per la Formula 1 non succeda mai...
...
...
...
...ma non siamo qui per parlare di Formula 1, siamo qui per parlare dell'ultima gara di stock car di Danica Patrick, nonché la sua prima gara di stock car dopo la fine della sua relazione con Ricky!
La gara prevedeva un totale di 200 giri, di cui 60 nel primo stage, 60 nel secondo e i restanti 80 nel terzo ed è iniziata, come ho già detto in tutte le salse, con Alex Bowman in prima posizione.
Hamlin: "E questo chi è?"
Bowman: "Sono un outsider quindi nessuno mi odia, come invece succede ai personaggi di spicco."
Hamlin: "Però noi personaggi di spicco ti asfaltiamo facendoti una pernacchia."
Hamlin ha fatto la suddetta pernacchia a Bowman portandosi in testa, mentre Bowman perdeva altre posizioni, tanto che ci siamo ritrovati con Bubba Wallace secondo (ma che cavolo di nome è Bubba?!), mentre in lotta per il terzo posto c'erano Blaney e Ricky! #Inchino.
Tutto è stato tranquillo per una decina di giri, poi la vettura di Cory La Joie ha iniziato a perdere fumo... ed è curioso che uno che ha un cognome del genere sia uno da mai una gioia.
Safety car, tutti ai box, Hamlin si è fermato fuori dalla propria piazzola ed è stato penalizzato con un drive through!
Bowman: "Che goduria! *-* E anche molta gente che commenta nella chat di Youtube sembra essere molto soddisfatta."
La gente della chat del video di Youtube, in realtà, mi sembrava un po' più acculturata del solito, non ho letto tanti insulti o minacce di morte, in quel momento, anzi, ho letto di gente che parlava di Alonso e del fatto che erano dispiaciuti che non partecipasse alla Indy 500 quest'anno. Considerando la cultura motoristica media degli appassionati di NASCAR sono stata piacevolmente sorpresa del fatto che nessuno abbia chiesto chi è Alonso o che cosa sia la Indy 500.
Al restart c'era in testa Kurt Busch, davanti a Ricky!!!111!!!11 e Wallace. KuBusch è comunque durato poco in testa, plot-twist è tornato a lottare per la leadership nientemeno che Bowman, dopo che la gara aveva superato indenne uno svarione di Kahne che temevo facesse entrare la safety car.
Uscito vincente da un duello con Bowman, Jones si è piazzato in testa alla gara, mentre Bowman è sparito di nuovo nel dimenticatoio. Ricky e "Bubba" erano comunque nelle prime posizioni almeno finché quest'ultimo, dopo una trentina di giri di gara, ha iniziato a perdere terreno.
Kyle Busch: "Ma gli ruberò la scena, nonostante lo si sia appena visto mentre veniva superato dalla nostra Fluo-Green Lady!"
KyBusch ha forato mentre era in quinta posizione ed è stato costretto a rientrare ai box mentre i telecronisti parlavano di detriti e io speravo che non entrasse la safety car. Non è entrata la safety car e ciò mi ha riempita di gioia.
Quando è arrivata la pubblicità, più o meno per la decima volta nell'ultima mezz'ora, Bowman era in testa. Quando è finita la pubblicità... OH MY FELIIII CRY! In testa c'era nientemeno che Ricky! *______*
L'Autrice(C): "Sarebbe bellissimo se Ricky vincesse e se sul podio, alla fine, venisse invitata Danica in Feliiii-style, quindi potessero incontrarsi lì."
C'erano alcuni intoppi: 1) mancavano più o meno centosessanta giri di gara, in quel momento, e poteva succedere di tutto, 2) i tifosi di NASCAR non hanno per Danica la stessa considerazione che i tifosi brasiliani di F1 hanno per Massa, 3) dubito fortemente che il podio, come entità fisica, esista in NASCAR. La gloria è tutta per il primo classificato che fa burnout e va in victory lane, mentre al secondo e al terzo non pare che non sia destinata nessuna consolatoria bottiglia di champagne. In realtà nemmeno al vincitore sembra destinata una bottiglia di champagne, deve essere questa la ragione per cui a suo tempo Raikkonen ha avuto risultati di dubbio valore in NASCAR Trucks.
Raikkonen: "Erano già stati nominati Alonso e Massa, stasera, mi sembrava strano non avere ancora fatto la mia comparsa. Sebby dov'è?"
Hamilton: "È qui con me. Sto ammirando i suoi meravigliosi occhioni azzurri."
Vettel: "Io sono ancora convinto che tu nasconda l'amante sotto al letto, dato che di recente ho visto il Principe Leo ricoperto di polvere, ma non fa niente."
William Clyde detto Chase: "Chi siete tutti quanti voi? Cosa volete?! Ho superato Ricky e adesso in testa ci sono io. Il mondo sta invocando una mia vittoria."
Heidfeld: "Io sono il primo a sperarci."
Ricky: "Io sto perdendo posizioni. Credo che sia tutta colpa di Danica che mi ha fatto il malocchio."
Logano: "Adesso in testa ci sono io!!111!!11!"
William Clyde detto Chase: "Levati di mezzo, oppure mando Kyle Busch a picchiarti!"
Ricky: "Tunz tunz tunz, sono di nuovo terzo!"
Kurt Busch: "Adesso non lo sei più!"
Quella è stata una fase abbastanza movimentata della gara, con Elliott e Logano che lottavano per la leadership con altri piloti random e con gente che in chat parlava di "copywrite". E sono anche madrelingua...
Quando mancavano una decina di giri alla fine dello stage c'è stato un crash di Kyle Busch. Probabilmente ha scambiato un muro per Logano. È entrata la safety car per la seconda volta: tutti ai box.
Ancora una volta Kurt Busch ci ha guadagnato dalla safety car, ritrovandosi in testa.
Dietro di lui c'era Elliott. Poi c'era Jones. Poi c'era Ricky. Poi c'era Suarez in quinta posizione e ha anche superato Ricky per il quarto posto! #MexicanPower. Poi è risalito al terzo posto! #SemprePiùMexicanPower. Poi, all’ultimo giro del primo stage, ho visto Ricky risalire in seconda posizione, varie vetture cambiare traiettoria più di una volta... E POI IL CAOS! La gloria di Suarez è terminata allo stesso modo in cui termina spesso la gloria dei piloti messico-venezuelani durante i gran premi. Con lui si sono incidentati altri cinque, ma né la grafica né le voci dei telecronisti intendevano informarci di chi si trattasse. Kurt Busch ha ottenuto la stage win e pare che si sia trattato della sua prima stage win di sempre, davanti a Ricky e a Blaney.
Le altre vetture coinvolte nell'incidente pare fossero quelle di Jones, Byron, Larson e Ty Dillon, stando ai tweet che ho visto. Però io ho visto venire coinvolto anche Jimmie Johnson, con probabile gioia dei suoi detrattori.

La safety car, l'ingresso ai box in branco e il fatto che ci fossero piloti su diverse strategie ha rimescolato un po' le carte in tavola all'inizio di uno stage 2 che sembrava decisamente più tranquillo della fine dello stage 1. Ci siamo ritrovati con Bowman e Blaney a lottare per la prima posizione: quest'ultimo ne è uscito vincente e Bowman è successivamente sprofondato di alcune posizioni. Al secondo posto è risalito Menard, che secondo la sua pagina wikipedia si è laureato in business all'università di Wisconsin-Eau Claire, nome che mi ricorda l'Eau Rouge e Claire Williams. Nel 2014, ha saltato una sessione di qualifiche per via della sovrapposizionehhhh di tali qualifiche con la nascita di sua figlia... ed è stato così che, parlando dei fatti privati di Paul Menard, mi sono accorta di Almirola in top-5!
Almirola: "Se la gara finisse adesso e se io fossi fidanzato con Ricky, toccherebbe a Ricky stirare."
Menard: "E qui è tornato Bowman che sta cercando di infastidire la mia seconda piazza."
Keselowski: "E io sto cercando di infastidire la sua terza piazza."
Menard: "Tu somigli a Dany Kvyat, perché non sei ancora stato appiedato e rimpiazzato da tutti i Verstappini, i Pokemon e i Brendon Bitch di turno?"
Keselowski: "Io sono un pilota di NASCAR. Non so chi sia Kvyat. Non so nemmeno chi sia Verstappino, chi sia Brendon Bitch e soprattutto chi siano i Pokemon. E non so nemmeno di chi sia il posteriore che sto ammirando in questo momento."
Almirola: "è il mio!"
Keselowski: "Orrorehhhh! Io non voglio guardare né il tuo posteriore né quello di Blowman. Adesso supero entrambi."
La trafila è continuata fino a poco dopo la metà del secondo stage, quando Byron, evidentemente sopravvissuto all'incidente, aveva la vettura che strisciava a terra per una foratura: è entrata per la quarta volta la safety car. Stavolta, dopo la trafila dei pitstop, in testa c'era Truex. Keselowski era secondo, ma poi Blaney l'ha superato andando a prendersi almeno la seconda posizione.
Meno tre.
Meno due.
Meno uno.
Finito il momento di gloria di Truex, Blaney è tornato in testa, Keselowski secondo, Elliott terzo...
Poi Elliott si è infilato tra Keselowski e il muretto, è risalito al seonco posto, ha fatto uno svarione, ha cozzato contro Keselowski, è finito a muro e varie vetture sono finite fuori. Ed è stato così che William Clyde Elliott Jr detto Chase ha contribuito a mettere fine, con novantotto giri d'anticipo, alla carriera di Danica Patrick come pilota di stock car. Firefox ha protestato andando in palla, mentre io realizzavo che l'altro pilota coinvolto era Kasey Kahne.
Quando sono riuscita a tornare a seguire lo streaming, Danica veniva intervistata e indossava un paio di Ray-Ban, segno evidente che non aveva a disposizione l'ombretto bianco perlato.
La gara è ripresa con tredici giri alla fine dello stage e Blaney era ancora in testa, mentre Truex, Menard e Bayne lottavano per la seconda posizione, con Stenhouse poco dietro, anche se quest'ultimo è rientrato ai box, mi pare.
Blaney è andato dritto fino alla stage win, che ha ottenuto davanti a Menard e a Logano, con quest'ultimo che ha trollato Almirola che era stato al terzo posto nei momenti immediatamente precedenti.

Evidentemente era destino che Firefox dovesse rompermi l'anima, mentre seguivo la Daytona 500 (mi rendo conto che dopo due ore e mezza iniziava a non poterne più, però che rottura...), quindi poco dopo la fine dello stage 2 è andato in palla un'altra volta, facendo andare in palla anche gli altri programmi che avevo aperti in quel momento. Ho resistito alla tentazione di sbattere la testa contro uno spigolo soltanto perché poco prima avevo visto una cosa bellissima.
Essendo lo stage 2 finito in regime di bandiera verde, si era passati a una "competition caution" o come si chiama e tutti sono rientrati ai box.
Ho visto chiaramente che la grafica indicava, in quel momento, Allmendinger in testa davanti a Buescher con Gilliland terzo. Suppongo che non si fossero ancora fermati. Oppure che io fossi nel pieno di un trip allucinogeno. Peraltro mi sono ricordata che il team per cui corrono Allmendinger e Buescher nel pomeriggio aveva lanciato un concorso in cui qualcuno poteva essere sorteggiato per vincere un milione di dollari che gli sponsor avrebbero offerto se Allmendinger o Buescher avessero vinto la gara. Conor Daly ha scritto su Twitter che intendeva partecipare al concorso nella speranza di vincere i soldi che avrebbero potuto finanziargli qualche gara in Indycar, dal momento che è rimasto senza volante.
Quando sono tornata a seguire la gara, dodici giri più tardi, ho avuto il sospetto che o quegli eroici piloti si fossero fermati ai box con un po' di ritardo, oppure che fosse stato appunto un trip allucinogeno. In testa c'era Blaney, seguivano Logano, Hamlin, Bowman e... plot-test, Di Benedetto era in quinta posizione! Poi ho riavviato il computer perché Firefox aveva crashato un'ulteriore volta e quando finalmente ho avuto la possibilità di riprendere a seguire la gara, superato anche uno stacco pubblicitario, la top-5 era tale e quale a prima. Seguiva Bubba Wallace. Seguiva Ryan Newman. Seguiva, in ottava posizione, AJ Allmendinger! Anche Buescher era in top-ten, alle spalle di KuBusch. Non appena me ne sono accorta, tuttavia, ha pensato bene di perdere qualche posizione, mentre anche Allmendinger si faceva superare da Busch. Però ha superato Newman, mantenendo l'ottavo posto.
Intanto c'è stata un'ulteriore interruzione pubblicitaria. Quante ce n'erano già state? Qualcosa come sessanta o settanta?
Frattanto Hamlin era in lotta con Blaney per la leadershp, dietro di loro c'era Truex, ma Blaney stava sprofondando... KuBusch era terzo e, mentre stavo leggendo chi ci fosse quarto, c'è stato un nuovo stacco pubblicitario. Ad ogni modo dietro di lui dovevano esserci, a vario titolo, Bowman e qualcun altro, dove per qualcun altro c'era anche Allmendinger in settima posizione.
Allmendinger: "Vorrei annunciare a tutti che mi sono fidanzato con il mio compagno di squadra Buescher. Ho l'impressione che oggi dovrà stirare."
Buescher: "Se fossi al posto tuo non ne sarei così convinto. La gara non è ancora finita, potrebbe capitare qualsiasi cosa."
Voce fuori campo: "Oh, è finita la pubblicità. Quel qualcun altro che c'era dietro a Bowman era Newman e quell'altro qualcun altro che c'era dietro a Newman era Allmendinger!"
Altra voce fuori campo: "Ora c'è di nuovo la pubblicità."
L'Autrice(C): "Che pa**e... ma quando finisce? Oh, vedo che Allmendinger ne ha approfittato per farsi superare da Hamlin e Di Benedetto."
Poi, a undici giri dalla fine, Byron ha crashato, facendo entrare la safety car.
Al restart KuBusch e Hamlin hanno affiancato Blaney, che è stato superato anche da Almirola. Le posizioni sono cambiate molto in fretta, ho visto Di Benedetto, Allmendinger e Buescher alternarsi in top-5! Poi Allmendinger è sprofondato, mentre davanti KuBusch e Blaney procedevano fianco a fianco, con anche Almirola che tentava di infilarsi!
Poi, a due giri dalla fine, KuBusch si è girato e si è scatenato il caos! Ho visto Ricky incidentato e qualcosa come una dozzina di altri piloti. Fuori anche Blaney, che aveva praticamente dominato la gara, Bowman, Di Benedetto e Gaughan. Solo loro? Mi sembravano di più, a vista d'occhio.
La gara è andata in overtime e in quel momento non avevo la più pallida idea di chi ci fosse in testa, però ero molto soddisfatta di fronte alla prospettiva che gente tipo Allmendinger, Buescher e Newman fossero ancora in pista!
Twitter mi ha informata che in top-ten c'erano Hamlin, Almirola, Buescher, A.Dillon, Menard Wallace, Logano, Allmendinger, Blaney e Newman, al che ho iniziato a sperare che potesse vincere qualche pilota pittoresco. Ho visto le mie speranze concretizzarsi quando Almirola è passato in testa, mentre Hamlin perdeva la posizione anche a vantaggio di Austin Dillon.
Il penultimo giro è terminato.
È stata esposta bandiera bianca, il che significava che, qualora qualcun altro avesse crashato, la gara sarebbe comunque terminata regolarmente senza andare in overtime un'altra volta.
Il crash c'è stato e l'autore è stato nientemeno che il leader Almirola, poi classificato in 11^ posizione. La vittoria è andata quindi a Dillon, davanti a nientemeno che Bubba Wallace! Hamlin ha chiuso terzo, mentre Buescher ha vinto il confronto con Allmendinger: 5° vs 10°. A quel punto, dopo tre ore e mezza, la gara è terminata.
Buescher: "A stirareeeeeehhhhhhh!"
A proposito di stirare, se fosse stato ancora fidanzato con Danica, Ricky non avrebbe più dovuto stirare vita natural durante... Credo che si possa intuire a quale attività si sia quindi dedicato mentre io scrivevo il Commento alla Daytona 500 (o meglio, mentre finivo di ultimarlo, l'ho iniziato sabato pomeriggio e buona parte l'ho scritto mentre seguivo la gara, altrimenti non sarei riuscita a terminarlo poco più di un'ora dopo).
Come già specificato, questo è stato un commento bonus, perché d'ora in avanti intendo parlare di NASCAR come off topic all'interno dei commenti alla Indycar (anche se, non per scrivere commenti ironici alle gare, sarò lieta di parlare di NASCAR in altre occasioni), quindi non fateci l'abitudine.

RISULTATO: 1. Austin Dillon (Richard Childress), 2. Darrell Wallace Jr (Richard Petty), 3. Denny Hamlin (Joe Gibbs), 4. Joey Logano (Penske), 5. Chris Buescher (JTG Daugherty), 6. Paul Menard (Wood Brothers), 7. Ryan Blaney (Penske), 8. Ryan Newman (Richard Childress), 9. Michael McDowell (Front Row), 10. A.J. Allmendinger (JTG Daugherty), 11. Aric Almirola (Stewart Haas), 12. Justin Marks (Rick Ware), 13. Trevor Bayne (Roush Fenway), 14. David Gilliland (RBR Enterprises), 15. Clint Bowyer (Stewart Haas), 16. Jamie McMurray (Chip Ganassi), 17. Alex Bowman (Hendrick), 18. Martin Truex (Furniture Row), 19. Kyle Larson (Chip Ganassi), 20. Gray Gaulding (BK), 21. Jeffrey Earnhardt (Starcom), 22. Mark Thompson (MBM), 23. William Byron (Hendrick), 24. D.J. Kennington (Gaunt Brothers), 25. Kyle Busch (Joe Gibbs), 26. Kurt Busch (Stewart Haas), 27. Matt Di Benedetto (Go Fas), 28. Brendan Gaughan (Beard Motorsport), 29. Ricky Stenhouse (Roush Fenway), 30. David Ragan (Front Raw), 31. Kevin Harvick (Stewart Haas), 32. Brad Keselowski (Penske), 33. Chase Elliott (Hendrick), 34. Kasey Kahne (Levine Family), 35. Danica Patrick (Premium Motorsports), 36. Erik Jones (Joe Gibbs), 37. Daniel Suarez (Joe Gibbs), 38. Jimmie Johnson (Hendrick), 39. Ty Dillon (Germain Racing), 40. Corey Lajoie (Tristar).

OSSERVAZIONI FINALI:
> sono profondamente commossa dal fatto che il telecronista americano abbia definito Danica Patrick come la donna più vincente di questo secolo, invece di venirsene fuori con sparate del tipo “Danica ha vinto solo una gara di Indycar, mentre [tizia sconosciuta] ha vinto molto più di lei imponendosi in molteplici corse di trattori alle sagre parrocchiali”;
> sono profondamente infastidita dal fatto che i fanboy americani siano piovuti dalle nuvole perché OMG!!11!!! non hanno mai visto un pilota nero salire sul podio di una gara automobilistica (Wallace / so che il podio non esiste come entità fisica ma ci siamo capiti), perché questo significa che non hanno mai guardato la Formula 1 negli ultimi undici anni;
> sono rimasta profondamente ammaliata nello scoprire che il team per cui gareggia McMurray si chiama Front Row, ovvero prima fila;
> o sono io che non capisco nulla di queste cose, o Austin Dillon mi sembra (dal punto di vista estetico) una versione Made by NASCAR di nientemeno che Will Stevens! Purtroppo non penso di potere chiedere ad altri se abbiano avuto questa impressione, perché immagino che non abbiano nessuna consapevolezza dell’esistenza di Will Stevens;
> probabilmente molti miei conoscenti non hanno nemmeno idea di chi sia Austin Dillon, ma ciò va a compensare il fatto che tanti fanboy americani non seguano minimamente la Formula 1, quindi va bene così.

venerdì 16 febbraio 2018

Commento prestagionale al Campionato di Indycar

Ready. Set. Go. /// Febbraio 2018

DOMANDA 1: Wait, wait, wait... Da quando scrivi un Commento Prestagionale alla Indycar? Come ti è venuta in mente questa novità?
RISPOSTA: Non si tratta di una novità perché, per la Formula 1, è da anni ormai che scrivo commenti non appena vengono disputati i test prestagionali. Ho semplicemente deciso di riprendere lo stesso format anche per la Indycar, in modo da illustrare quello che vedremo quest’anno, sia in pista sia nei miei commenti alle gare.

DOMANDA 2: Come ti organizzerai quest’anno per guardare la Indycar? Seguirai le gare in diretta oppure le guarderai in seguito? Quando scriverai i commenti?
RISPOSTA: Tendenzialmente ho l’abitudine di vedere in diretta quello che mi è possibile vedere in diretta e di andare a vedere su Youtube, dove le gare sono facilmente reperibili, quello che mi è difficile o addirittura impossibile vedere in diretta, per questioni di fuso orario o per altri problemi. Ovviamente ci sono delle “difficoltà logistiche” quando si tratta di seguire un campionato le cui gare vengono disputate quando qui è sera o notte, ma nel corso degli anni sono sempre riuscita a superare le avversità a cui noi appassionati di Indycar veniamo messi di fronte. L’obiettivo sarebbe quello di scrivere i Commenti in tempi abbastanza brevi, nel giro di pochi giorni, direi.
Ho intenzione, inoltre, di coprire anche il campionato di Sprint Cup, per il quale non ho però intenzione di scrivere commenti per ogni evento: ci sarà un Commento bonus per la Daytona 500, mentre delle restanti gare della regular season ne parlerò come off topic nei commenti alla Indycar. Per i playoff, che avranno luogo dopo la fine del campionato di Indycar, vedremo.

DOMANDA 3: Perché hai deciso di scrivere i Commenti Ironici non solo alla Formula 1 ma anche alla Indycar?
RISPOSTA: essenzialmente perché intendo parlare del campionato di Indycar sul mio blog e scrivere cronache che abbiano il format dell’articolo di giornale non è una cosa che fa per me. Ci ho provato e l’ho anche fatto per anni, ma il mio vero obiettivo è un altro. Le cronache semi-serie fanno molto più per me di quanto non lo facciano gli articoli e, sebbene io non abbia mai avuto problemi a scrivere pseudo-articoli quando capitava l’occasione, non trovo nella stesura di articoli la stessa soddisfazione che ho nello scrivere cronache semi-serie e nel salvare i miei lettori da lunghe notti insonni.

DOMANDA 4: Come ti definisci nei confronti della Indycar? Tifosa, appassionata, ecc...
RISPOSTA: Tifosa non sarebbe il termine giusto, perché sebbene io abbia delle simpatie in prevalenza verso gli ex piloti di Formula 1 (e verso i brasiliani), è l’interesse per la serie che mi spinge a guardarla. Non credo che l’interesse che provo per la Indycar raggiungerà mai l’interesse quasi morboso che provo nei confronti della Formula 1 (vedere una gara di Indycar al lunedì senza essere al corrente del risultato è una cosa che sono riuscita a fare, mentre non riuscirei a guardare una gara di Formula 1 addirittura il giorno dopo senza provare sensazioni sgradevoli nel non sapere che cosa sia accaduto), ma rimane pur sempre una serie per la quale provo molto interesse.

DOMANDA 5: Pensi che ci sia un modo per incrementare il fanbase italiano della Indycar?
RISPOSTA: Sì, ma è di impossibile realizzazione, dato che per incrementare il fanbase italiano bisognerebbe prendere due vetture, verniciarle di rosso e appioppargli sopra lo stemma del Cavallino. Poi, per conservare il fanbase, bisognerebbe in un secondo momento che quelle vetture si rivelassero vincenti.

DOMANDA 6: Perché non la smetti di rispondere a queste domande e non inizi il vero e proprio commento introduttivo alla stagione 2018?
RISPOSTA: Questa mi pare un’ottima idea...
...
...
...quindi iniziamo dall’inizio e andiamo a dare un’occhiata a dare un’occhiata al calendario, ai team e ai piloti che disputeranno questa stagione. Ci tengo a precisare che questo commento è stato scritto in gran parte il 13 Febbraio, anche se ultimato la sera del 15, pertanto soltanto nelle ultime fasi ci saranno accenni a una certa notizia.

CALENDARIO: il campionato inizierà l'11 Marzo con il circuito cittadino di St.Petersburg, dopodiché ci sarà una lunga pausa fino al 7 Aprile, quando si svolgerà, di sabato sera, la gara di Phoenix, il primo degli ovali. Il 15 e il 22 Aprile si riprenderà con il circuito cittadino di Long Beach e con il road track di Barber.
Il mese di Maggio sarà dedicato a Indianapolis: sabato 12 sarà la volta dell'Indianapolis Road Track, mentre nel Memorial Weekend, il 27 Maggio, sarà disputata la 102esima edizione della Indy 500 di cui, vista l'assenza di Alonso, forse sentiremo parlare un po' di meno. *roll eyes*
Le due settimane che seguiranno saranno molto intense: nel weekend el 2/3 Giugno ci sarà il gran premio sul circuito cittadino di Detroit, doppio evento come negli anni scorsi, mentre sabato 9 ci sarà la Texas Indy 600 sull'ovale di Fort Worth. Si tornerà in pista sul road track di Road America il 24 Giugno, mentre ci saranno tre eventi anche nel mese di luglio: l'ovale di Iowa Corn l'8, il circuito cittadino di Toronto il 15 e, infine, il 29 si correrà sul road track di Mid-Ohio.
Dopo tre settimane di pausa, il 19 e il 25 Agosto ci saranno gli ultimi due ovali della stagione: Pocono e Gateway. In quest'ultimo si gareggerà di sabato. La stagione terminerà con due road track: Portland il 2 Settembre e Sonoma il 16.

TEAM & PILOTI: quest'anno ci saranno delle novità, dal punto di vista dei top team, in quanto sia il team Penske sia il team Ganassi hanno ridotto il numero delle loro vetture. In casa Penske sono passati da quattro a tre e come piloti sono rimasti il campione in carica Made in USA Josef Newgarden, l'australiano Will Power e il francese Simon Pagenaud. Il "vecchio" brasiliano H3lio Castroneves, che guidava la quarta vettura nel 2017, è stato molto felice di farsi da parte e di rimanere a piedi, stando alle sue dichiarazioni! Non rimarrà del tutto senza volante: impegnato nel campionato IMSA, farà comunque la sua comparsa in Indycar, gareggiando in entrambi gli eventi di Indianapolis.
Ganassi avrà solo due vetture anziché quattro, quest'anno. Resterà il kiwi-man Scott Dixon, affiancato dal giovane Ed Jones, pilota di nazionalità incerta, britannico nato(?) negli Emirati Arabi Uniti, che corre con licenza degli Emirati, ma pare abbia corso anche con licenza britannica. Al momento non risulta che Ganassi intenda affiancare una terza vettura per Indianapolis, ma mai dire mai: per la Indy 500 si aggiungono spesso vetture a caso.
Rimanendo in tema di top team, Andretti schiererà tre vetture, quattro se consideriamo quella della partnership Andretti/Herta che fino all'anno scorso era guidata da Alexander Rossi. L'ex pilota della Sacra Cenerentola, tuttavia, quest'anno è passato nel team ufficiale, dove affiancherà i suoi connazionali Ryan Hunter-Reay e il rookie Zach Veach, che comunque abbiamo già visto al volante occasionalmente nella scorsa stagione. Marco Andretti, il pilota che più di ogni altro preferisco prendere per i fondelli per la sonnolenza che induce, è stato "parcheggiato" al team Andretti/Herta e porta il numero 98, quello con cui Dan Wheldon e Alex Rossi vinsero la Indy 500. Se non c'è due senza tre, potrebbe essere colui che metterà fine alla maledizione! #FacciamoFintaDiCrederci. Per la Indy 500 ci saranno una quinta e una sesta vettura, guidate dal colombiano Carlos Muñoz e dal britannico Stef Wilson (fratello minore di Justin), che saranno le uniche due vetture del team guidate da piloti non americani.
Il piccolo samurai Takuma Sato, vincitore della Indy 500 per il team Andretti nel 2017, ha lasciato il team per tornare al team Rahal: qui farà coppia con Graham Rahal, alto all'incirca venticinque centimetri più di lui. Per i piloti “scaricati” da Ganassi, invece, l’ex pilota della Sacra Cenerentola Max Chilton e Charlie Kimball guideranno il debuttante team Carlin, mentre Tony Kanaan è passato al team Foyt, dove sarà affiancato dal debuttante brasiliano Matheus Leist, proveniente dalla Indylights. È del 1998, potrebbe comodamente essere figlio di Tony, che è del 1974, e ho già iniziato a shipparli come father/son. Con il fatto che H3lio non correrà più in Indycar, Tony mi dà un po’ l’impressione di quelle persone che hanno figli sulla ventina e che, dopo essere stati lasciati dal partner, iniziano ad andare in giro insieme ai figli, e in questo caso il figlio è ovviamente Leist.
Parlando di piloti seri (di gente importante, insomma), Sebastien Bourdais continuerà ad agitare la sua baguette al volante del team Coyne, mentre sull’altra vettura si alterneranno nel corso della stagione un canadese e un brasiliano, entrambi debuttanti. Il canadese è Zachary Claman De Melo, proveniente dalla Indylights, che ha già debuttato nel 2017 all’ultima gara stagionale, mentre il brasiliano è nientemeno che il campione in carica della World Series By Renault che continuo a chiamare così nonostante non c’entri più con la Renault, anzi, non c’entrasse più con la Renault, perché parlarne al presente è nonsense, essendo una serie ormai defunta. Il pilota in questione è Pietro Fittipaldi, nipote di Emerson. Alla Indy 500 ci sarà una terza vettura guidata da Pippa Mann.
Spencer Pigot, da me ribattezzato Spencer Maialotto, che diventerebbe un Porcellino d’India se guidasse una vettura rosa (certe battute sono talmente trash, pur essendo immensamente colte, che è bene ripeterle più di una volta) disputerà tutta la stagione nel team Carpenter sponsorizzato da un marchio di vodka. Ed Carpenter prenderà parte alle gare su ovali, mentre al suo posto ci sarà Jordan King sugli altri circuiti. Il britannico, che peraltro è un ex tester della Sacra Cenerentola, ha gareggiato in GP2 (o meglio, in Formula 2) fino al 2017 e debutterà quest’anno in Indycar.
Ci saranno due canadesi al team Schmidt Peterson (e, pare, una terza vettura per la Indy 500, guidata non si sa ancora da chi): si tratta di James Hinchcliffe e del rookie Robert Wickens. Quest'ultimo aveva già disputato una sessione di prove libere nel corso della seconda stagione, se non ricordo male al posto di Mikhail Aleshin (ad oggi pilota di endurance) dopo che quest'ultimo aveva rischiato di non potere rientrare negli States per tempo per problemi con il passaporto. Ci sarà inoltre una partnership Schmidt/Shank, che metterà in pista il pilota britannico Jack Harvey, la cui presenza è prevista in sei eventi.
Il team Harding prenderà parte a tutta la stagione con il colombiano Gabby Chaves al volante, mentre il team Juncos, apparentemente, intende disputare otto eventi, alternando due rookie, l'americano Kyle Kaiser proveniente dalla Indylights e l'austriaco René Binder che ha gareggiato nella World Series by Renault.
Con questo si esauriscono i team che disputeranno il campionato, ma ci saranno comunque delle comparse random alla Indy 500: ci sarà il vincitore dell'edizione 1996 Buddy Lazier al volante dell'omonimo team, mentre pare che il team Dreyer & Reinbold schiererà due vetture per Indianapolis. Ci sono stati numerosi rumour a proposito del fatto che una di queste due vetture avrebbe potuto essere guidata da Danica Patrick, la cui presenza alla Indy 500 - ultima gara della sua carriera - pareva ormai quasi certa. A proposito di Danica, purtroppo lei e Ricky Stenhouse si sono lasciati. Se quest’ultimo vuole continuare a stirare poco, dovrebbe prendere seriamente in considerazione l’idea di fidanzarsi con A.J. Allmendinger.
Danica: “Adesso posso annunciare la novità?”
Voce fuori campo: “No.”
Danica: “Ma devo dirlo. Il mondo deve sapere. Alla Indy 500 guiderò una vettura di Ed Carpentahhhh, l’ex socio di Sarah Fisher!”
Voce fuori campo: “Ma ora Sarah Fisher guida la safety car.”
Danica: “Dovremmo presentarle Bernd Maylander, così finalmente si toglierà dalla testa Marco Sonniferetti e Marco potrà essere mio.”
Sarah: “Oh my Ferniiii, trovo tutto ciò molto inquietante.”
Ferniiii: “Anch’io trovo tutti quanti voi inquietanti. #WecRules, ma non preoccupatevi, un giorno o l’altro sono certo che rientrerò dalla finestra. Spero che a quel punto vi sarete tutti ritirati, in modo da non avere più niente a che fare con voi.”

HOT TOPIC: il campionato di Indycar, di per sé, ha un po’ meno di quello di Formula 1 le caratteristiche della soap-opera, ovvero ai piloti, ai membri dei team e, in generale, ai soggetti del mondo della Indycar sembra essere consentito esistere senza che la loro esistenza sia 24/7 oggetto di dibattito. Ci sono ovviamente degli argomenti di dibattito, tuttavia tali argomenti di dibattito sono in genere strettamente Indycar-centrici, invece di riguardare gossip o presunti gossip.
Voce fuori campo: “Deve essere per questo che ci tieni a inserirne comunque nel commento, in modo da non sentirne la mancanza.”
L’Autrice(C): “Non penso che tu possa capire. Il duello tra gli Stenpatrick a cui i campionati americani hanno fatto da contorno negli ultimi anni è stato qualcosa di molto importante per il mio lato di trash-reporter del motorsport.”
Voce fuori campo: “Confermo, non posso capire.”
A proposito degli Stenpatrick, in particolare a una di loro, l’argomento #DanicaDouble è stato (ed è tuttora) ovviamente uno degli oggetti di dibattito che hanno catalizzato maggiormente l’attenzione, specie in ambienti fanboy friendly. Per chi non sapesse di che cosa stiamo parlando, nonostante io abbia già accennato la cosa poco fa, Danica Patrick ha annunciato circa tre mesi fa il proprio ritiro dalle competizioni al termine del campionato 2017 di NASCAR, sostenendo, tuttavia, di volere terminare la propria carriera disputando per un’ultima volta sia la Daytona 500 sia la Indy 500. Il suo sponsor storico, GoDaddy, quello delle vetture verde fluo, ha deciso di sponsorizzarla per gli ultimi eventi della sua carriera.
Purtroppo parlare dell’argomento dimenticandosi che, diversamente dai colleghi, Danica Patrick non possiede un pene sembra non essere contemplato. Purtroppo per lei, inoltre, Danica non è più nei suoi mid-20s, che anzi, sono già passati da un decennio buono. L’atteggiamento del fanbase motoristico nei suoi confronti è più o meno lo stesso atteggiamento che hanno le fungirl nei confronti di Kimi Raikkonen: finché era giovane era figo, adesso ha le zampe di gallina intorno agli occhi, quindi la sua figaggine è sparita nel nulla e sembra che nessuno l’abbia mai trovato figo.
Chiariamo come la penso sulla Patrick come pilota: nelle open-wheel se la cavava (come dimostra il fatto che in Indycar abbia ottenuto una vittoria, un paio di pole position mi pare, alcuni piazzamenti sul podio, una serie di top-ten e che a fine anno occupasse posizioni dignitose in classifica, tbh penso che se non fosse stata una donna, o anche solo non fosse stata una donna attraente, in pochi si sarebbero scomodati di parlare delle sue prestazioni. Il discorso stock car è diverso e, come caratteristica comune ad altri ex piloti di open wheel (che talvolta scelgono la NASCAR per guadagnare più soldi), è riuscita nell’eroica impresa di non cavare un ragno dal buco; l’aspetto più negativo di tutto ciò, inoltre, è che non sembra avere mai dimostrato un miglioramento, nel corso del tempo, e se non fosse stata un personaggio in vista avrebbe molto probabilmente perso un volante full-time molto tempo fa. La conseguenza di tutto ciò è che la sua presenza alla Daytona 500 non mi sembra diversa da tutte le gare di NASCAR che ha disputato finora, non è che fino a novembre 2017 andava bene che ci fosse e adesso, a febbraio 2018, diventa improvvisamente uno scandalo. In realtà sono stati in molti ad avere accolto in questo modo la notizia. Ciò che hanno accolto male è il fatto che vada a gareggiare per un’ultima volta in Indycar e che ci siano dei commenti del calibro di: 3’ Tr0pP0 SkArSa X La iNdYkAr DaT3 1 VoLaNt3 a NeWgArDeN NoN a LeY!!!11!!!1!! ...non mi è chiaro che cosa c’entri Newgarden in tutto ciò dato che un volante ce l’ha e anche in un top team e non c’entra assolutamente nulla con la Patrick, però una cosa mi sfugge. La Patrick ha avuto una carriera dignitosa in Indycar il fatto di non avere avuto una carriera altrettanto dignitosa in NASCAR la rende improvvisamente troppo scarsa per la categoria dove non ha sfigurato (e dove, se proprio vogliamo tirare fuori la questione di non possedere un pene, mi risulta che sia tuttora la donna di maggiore successo, risultati alla mano)? Tra parentesi, mi sembra di essere l’unica persona sulla faccia della Terra che trova romantica l’idea che vada a terminare la propria carriera proprio laddove la sua carriera raggiunse il suo apice. Però se lo dico sono una sua OrRyByLe FaN!!!11!!!1!! perché quando si tratta della Patrick, in apparenza, è consentito essere suoi fan accaniti oppure suoi hater incalliti (anzi, diciamo che è consentito solo essere suoi hater incalliti) e il fatto che possa non fare né caldo né freddo non è contemplato...
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...A quanto pare la Patrick è l’unica persona in grado di far decadere la regola portante della Indycar: “questa non è Formula 1, quindi nessuno dovrebbe mandarti messaggi piccati/ rifiutarsi di interagire con te/ interrompere un’amicizia virtuale se sei tifoso/ hater/ spettatore neutrale di qualcuno, insinuando che tu in realtà voglia nascondere simpatie non consentite”. Consoliamoci con il fatto che tra circa cento giorni la sua carriera nel mondo dei motori sarà terminata.
Danica Patrick non è stata l’unica fonte di attenzione, ma c’è stata anche la fastidiosa questione delle polemiche per l’assenza di piloti statunitensi al volante della Haas in Formula 1. La chiamo fastidiosa questione perché per gli americani (al netto delle dichiarazioni di Gunther Steiner, che approfondirò in un secondo momento, quindi non mettetemi in bocca parole che non ho detto, per cortesia) sembra essere una questione di vita o di morte avere un loro connazionale in Formula 1. Me ne sono già accorta ai tempi di Tumblr, quando le americane stravedevano nel vero senso della parola per Alex Rossi e avevano una visione Rossi-centrica dei gran premi quando Rossi era pilota della Sacra Cenerentola. Ora, il fatto di mettere in primo piano un pilota di un team di ultimissima fascia non è una cosa sbagliata, il punto è che hanno iniziato a farlo dall’oggi al domani anche persone che prima stavano a parlare di quanto il fatto che Vettel stesse battendo Ricciardo nonostante fosse al volante di una vettura scarsa come la Ferrari e Ricciardo fosse al volante di una vettura competitiva come la Redbull era la conferma del fatto che Ricciardo fosse un fenomeno e Vettel uno scarso (mi rendo conto che la frase nel suo complesso appare nonsense, ma quella era un’argomentazione che veniva molto considerata su Tumblr). Ci sono state anche persone, su quel sito di perdizione, che hanno deciso di smettere di seguire la Formula 1 perché la Haas non ha ingaggiato piloti americani fin dalla sua prima stagione. Ad oggi, dalle reazioni che vedo in giro per il web, ho l’impressione di essere una delle poche persone al mondo che trovano normale in fatto che un francese e un danese siano piloti di una squadra statunitense. Perché mai se una scuderia italiana può ingaggiare un tedesco e un finlandese senza che nessuno batta ciglio, una scuderia Made in Usa non può ingaggiare piloti francesi o danesi senza polemiche o senza che l’orgoglio patriottico degli americani venga tradito?
Passiamo a Steiner: secondo lui non c’è nessun pilota americano pronto per la Formula 1, in Indycar. Trovo la sua dichiarazione discutibile, dato che uno degli attuali piloti di Indycar c’è stato e almeno un Will Stevens qualsiasi lo valeva, forse anche di più. Dato che quello comunque pare non interessato a tornarci, in Formula 1, la Haas avrebbe potuto al massimo puntare su un rookie. Una cosa vorrei farla notare: quella di Steiner è un’opinione dalla quale si può dissentire, però la storia insegna che non sempre chi ha fatto bene in Indycar ha fatto bene in Formula 1 e viceversa (per la cronaca, non sto pensando a Montoya, che in Formula 1 ha anche vinto un certo numero di gare e ottenuto numerosi piazzamenti sul podio senza mai dimostrare di non essere pronto, il mio concetto di non fare bene è un tantino diverso), quindi finché non vedremo un pilota americano proveniente dalla Indycar al volante di una Formula 1 non avremo nessun mezzo per stabilire a priori se possa fare bene o no.
Il mondo, in generale, ha ignorato questo aspetto e ha preferito polemizzare. Grazie all’indignazione generale, tuttavia, mi sono accorta di un dettaglio che fino a quel momento avevo ignorato: non filarsi neanche di striscio i piloti statunitensi di Indycar è un crimine contro l’umanità e se ne deve dibattere all’infinito, non filarsi neanche di striscio i piloti di altre nazionalità che corrono in Indycar è la prassi da seguire...
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...perché se la vogliamo dire tutta, la gente che si scandalizza perché Newgarden non ha ricevuto nessuna chiamata da team di Formula 1 venendo costretto a una vita di stenti al volante di un top-team in Indycar, dov’era quando gente del calibro di Dixon non veniva ugualmente considerata? Dov’era all’epoca dei titoli vinti da Power e Pagenaud? Tutta dispersa, immagino, in attesa che il titolo lo vincesse un americano per potersi indignare della poca considerazione ricevuta da costui. #SorryNotSorry.
Finiti gli hot topic, le acque si sono calmate in vista dei test. Il Piccolo Samurai ha fatto registrare il miglior tempo assoluto, ma la prassi è dare ai test la stessa considerazione che viene data ai piloti australiani o francesi che vincono il campionato di Indycar.
Arrivati a questo punto, credo che questo commento possa terminare qui. Ci sentiamo presto, per il commento bonus alla Daytona 500.