Il motore si ammutolì all’improvviso, la vettura del campione del mondo si arrestò proprio quando sembrava ormai destinato alla vittoria. Leader per oltre metà percorrenza, non vi era stato segno che il suo dominio potesse essere scalfito. Il pubblico si lasciò andare a grida che coprivano il frastuono dei motori: il ritiro del campione del mondo in carica spianava la strada all’idolo locale, che ne ereditava la prima posizione.
Edward alzò gli occhi dallo schermo nel momento in cui Selena comparve al suo fianco.
«Cosa guardi?»
Edward le mostrò lo smartphone.
«Roba vecchia.»
«Diamond Formula?»
«No, la serie parallela.» Non si era mai abituato a considerarla altro che un’alternativa al campionato nel quale aveva militato per tanti anni. «Anche quella ha gareggiato a Valencia per qualche anno.»
Il video dei momenti migliori di una di quelle edizioni proseguiva, sullo schermo del telefono. L’idolo di casa era inseguito da uno dei tanti piloti che, di tanto in tanto, riuscivano a mettersi sulla strada di quelli che contavano, ma anche la monoposto guidata da costui fece la fine di quella del campione del mondo.
Il pilota locale rimase leader incontrastato, destinato alla vittoria e - così si credeva quel giorno - forse anche a quel meritato titolo mondiale su cui tutti avrebbero voluto che mettesse finalmente le mani. Ne aveva già vinti, in giovane età, ma con una squadra di minore rilievo ed era attesa con ansia la sua nuova conferma. Il campionato tanto atteso, Edward lo sapeva bene, non era mai arrivato, ma l’aura era rimasta e con essa una reputazione da “ultimo eroe” che non si sarebbe mai affievolita.
«Non faresti meglio a mettere via il cellulare?» gli chiese Selena. «Non dovresti distrarti proprio adesso.»
Edward sorrise, rivolto alla moglie.
«Da quando sei diventata una fonte di consigli non richiesti?»
«Da quando guardi con occhi sognanti highlight di una gara di una categoria nella quale non hai mai gareggiato un paio d’ore prima della sessione di qualifiche della tua gara.»
«So badare a me stesso.»
«Non lo metto in dubbio.»
Indicando a Selena il sole che tramontava, Edward affermò: «Prima che il buio scenda, sarò in grado di dimenticare tutto questo.»
Non stava guardando il video per puro sfizio. Quel filmato racchiudeva la storia di una delusione: il campione del mondo in carica, che alla fine della stagione si sarebbe confermato, quel giorno aveva subito un brusco stop ed era stato costretto a rinunciare a una vittoria, o quantomeno a un risultato di un certo spessore. Era bastato poco per trasformare il tutto in una narrazione a lieto fine: era stato sufficiente convincere il grande pubblico che un pluricampione del mondo fosse un usurpatore. Non era mai stato difficile scrivere una storia di successo, bastava innescare una serie di emozioni. Se queste erano negative, era tutto ancora più facile. Non servivano androidi, né Ghost Driver né Replacement che fossero.
«Sai, Selena» aggiunse Edward, «inizio a interrogarmi seriamente sul senso di quello che sto facendo.»
Come facilmente prevedibile, sua moglie cercò di rassicurarlo: «Stai dimostrando a te stesso che le squadre del campionato riunificato hanno sbagliato a non credere in te.»
«Avranno sbagliato davvero?» obiettò Edward. «Alla fine sono solo un pilota vestito di marrone ruggine che ha già raggiunto i quarant’anni e che ha ottenuto il massimo del successo vincendo il titolo in una categoria che, nello stesso giorno, è stata travolta da uno scandalo tale che l’ha fatta crollare.»
«Il marrone ruggine ti sta bene» replicò Selena.
Solo in quel momento Edward si accorse che il vestito che la moglie portava quel giorno, con un’immancabile decorazione floreale, richiamava i colori della R-Evolution Racing.
«Sta bene anche a te.»
Selena sorrise.
«Davvero, Edward, non devi preoccuparti. Se le squadre che contano non hanno puntato su di te, è perché non sempre tutti ottengono ciò che meritano. Vedrai, arriverà il tuo momento.»
«Non credo che ci sia più, il mio momento.»
Selena si avvicinò, guardando le immagini che scorrevano sullo schermo dello smartphone di Edward.
«Sbaglio o il pilota che si trovava in seconda posizione in questo momento era rimasto senza volante soltanto poche stagioni prima, per giunta dopo avere vinto un mondiale?»
«Che cosa c’entra?»
«E un altro, considerato un backmarker, stava per andare a infastidire un pilota importante per il terzo post-...»
Selena non fece nemmeno in tempo a terminare la frase che la monoposto blu del “backmarker” andò a centrare la vettura grigia del “pilota importante”, dando vita all’ennesima storia da raccontare, in quel caso un buon risultato sfumato e un’ennesima conferma alle ragioni per cui il diretto interessato avesse ormai una reputazione che lo precedeva.
Le immagini proseguirono, i due candidati al terzo e quarto posto ormai fuori dai giochi. Un altro backmarker, risalito in terza piazza a bordo di una monoposto dai colori che richiamavano la bandiera di uno stato asiatico, poteva andare a prendersi il primo podio della carriera.
Non successe: sopraggiungevano proprio in quel momento due vetture molto più veloci. Erano su una strategia alternativa, avevano effettuato un pitstop a gara inoltrata, rinunciando a parecchie posizioni in pista, ma nel finale avevano gomme molto più performanti. Apparsi fuori dai giochi, due piloti che fino a qualche giro prima avevano solo risalito le posizioni della bassa top-ten - occupate da piloti che dovevano vedersela con il degrado degli pneumatici - stavano mettendo in chiaro che sarebbero stati loro a lottare per il terzo posto.
«Il backmarker non va a podio» mormorò Edward, «e nemmeno quel ragazzetto che poteva conquistare un terzo posto inaspettato. Al giorno d’oggi detiene il record del maggior numero di presenze in quella che viene considerata la massima categoria senza avere mai conquistato un podio. Molto probabilmente non ci riuscirà mai, eppure tutti lo sognano.»
«La cosa assurda» ribatté Selena, «è che, se fosse arrivato terzo quella volta a Valencia, sarebbe stato considerato semplicemente il podio di un outsider come tanti. Se ce la facesse adesso, invece, diventerebbe un idolo delle folle.»
«Non ce la farà» sentenziò Edward.
«Non si può mai dire» replicò Selena, con fermezza. «In fondo, chi poteva prevedere il ritorno tra i grandi di Kai Silberblitz?»
Il pluricampione del mondo, a onore del vero, non era mai tornato a fare parte dei grandi. Considerato ormai un lontano passato, era sempre stato guardato con un po’ di ilarità, nel suo finale di carriera presso una squadra di medio livello in netta difficoltà.
Il video, però, terminava con Silberblitz sul podio, un imperatore ormai deposto, ma capace di ritagliarsi almeno l’attenzione dei nostalgici che tanto avevano atteso di rivederlo, almeno per un fugace istante, al centro della scena, laddove per tanti anni aveva impresso il proprio marchio vincente.
«Ne valeva davvero la pena? Assaporare una parvenza di vago successo e celebrare un terzo posto come se fosse un risultato al di sopra della sua portata? Per lui, che era aveva vinto così tanto, era davvero così importante?»
Selena suggerì: «Non si fa altro che parlare di outsider che un giorno potrebbero diventare campioni. Chissà che la vera felicità non sia quella dei campioni che un giorno diventeranno outsider.»
«Sei una designer» le ricordò Edward. «Come pensi di capire che cosa passi per la testa di un pilota?»
«Appunto, sono una designer» ribatté Selena. «Non ho mai preteso di comprendere che cosa passi per la testa di un pilota. Però, non puoi negarlo, nemmeno tu puoi capire davvero a che cosa pensasse Kai Silberblitz quel giorno.»
«Conta davvero?»
«No. In fondo, è stato un bel giorno.»
Edward puntualizzò: «Non per quel povero disgraziato che è stato abbandonato dal motore poco dopo metà gara, mentre si trovava in testa, e si è pure preso gli insulti dei sostenitori del suo rivale.»
Selena obiettò: «Erano bei tempi, invece. Non c’erano Ghost Driver, non c’erano Replacement, non c’erano bibite corrotte sui tavoli...»
Edward si irrigidì. Quella storia continuava a non piacergli e si aggiungeva alla spiacevole sensazione di trovarsi di nuovo intorno Oliver Fischer proprio a Valencia. Chiamarlo sul posto era stato d’obbligo, visto che erano coinvolti entrambi in quella questione, ma Valencia era pur sempre il luogo in cui, due anni prima, il giornalista si era avvicinato a Selena.
Non solo, proprio in quella circostanza, dopo l’ennesima polemica, aveva anche osato fare insinuazioni ben poco piacevoli sulla vita privata di Edward. Sembrava passato un secolo da allora, ma la sensazione delle nuove tensioni che si mescolavano con quelle vecchie non era affatto piacevole.
Fischer non si era ancora fatto vedere, ma di certo si sarebbe presentato a momenti. Edward non si stupì affatto quando raggiunse lui e Selena. Oliver sapeva che questa sarebbe stata presente, ma Edward non poté fare a meno di notare il suo lieve sussulto quando lo salutò.
«Che piacere rivederti» rispose Oliver. «Naturalmente è un piacere rivedere anche te, Edward.»
Era un segnale? Dovevano passare a rivolgersi l’uno all’altro utilizzando i rispettivi nomi di battesimo? Dopo il modo in cui gli aveva detto che da lui gradiva essere chiamato Fischer, non gli avrebbe dato quella soddisfazione, in assenza di una richiesta esplicita.
«Dov’eri, finora?» volle sapere Edward.
«A litigare con un idiota all’ingresso» rispose Oliver. «Sosteneva che il mio pass non fosse valido e che dovessi dimostrargli che mi chiamo davvero Dirk Strauss.»
«Deve essere stato difficile dimostrarglielo.»
«No, affatto. Gli ho fatto vedere il mio profilo sul sito per cui scrivo ed è bastato: per questo dico che è un idiota.»
«Complimenti, Fischer. Adesso che sei qua, devo darti una grande notizia: la R-Evolution Racing domani avrà un ospite d’eccezione.»
«Chi?»
«Livio Santangelo.»
Oliver spalancò gli occhi.
«Ha deciso di uscire allo scoperto?»
Edward smorzò subito il suo entusiasmo: «No, sarà qui solo in qualità di amico di uno dei boss. Però sarà comunque interessante parlare con lui.»
«Cosa pensi di dirgli?»
«Devo correggerti, Fischer: che cosa pensiamo di dirgli. Ci andremo insieme, io e te.»
Selena lo ammonì: «Cerca di non metterti nei guai.»
«Non succederà» le assicurò Edward. «So quello che faccio.»
Oliver gli strizzò un occhio.
«Questo puoi raccontarlo a tua moglie, ma non a me.»
Edward alzò gli occhi al cielo.
«Maledetto il giorno in cui ti ho ribaltato lo zaino!»
«Maledetto per te, oppure per me?»
«Non so, Fischer, pensi che qualcun altro sarebbe stato in grado di procurarti un accesso sotto falso nome? O che sarebbe stato minimamente interessato anche solo a prenderti in considerazione? Io non credo. In questo momento saresti a casa a scrivere qualche frase fatta a proposito dei pilotini di qualche categoria di Formula 4 e magari a invocare la radiazione dalle competizioni di quello che ha osato dire che Ivana Blaze dovrebbe cambiare mestiere, sostenendo che avrebbe usato “insulti sessisti”.»
«Non invoco la radiazione di nessuno» obiettò Oliver. «Anzi, se c’è stato chi ha innescato incidenti di proposito ed è stato sanzionato, non vedo perché qualcuno dovrebbe pagare per avere espresso un pensiero assolutamente nei limiti della legalità. Quali insulti sessisti avrebbe usato quel ragazzo? Mi piacerebbe vedere ragazze competitive al volante, ma Ivana Blaze non lo è, questo lo si è già capito. Sta sfruttando il più possibile il proprio genere per prolungare una carriera che altrimenti sarebbe già finita molto tempo fa e si atteggia come se fosse la nuova Tina Menezes.»
Edward gli domandò: «A proposito, hai sentito i rumour su Tina Menezes alla Pink Venus?»
Oliver Fischer annuì.
«Scelta interessante. Spero che si concretizzi.»
«Anch’io» convenne Edward, «anche se sarà un posto libero in meno.»
«Punti al campionato unificato?»
«A che cosa dovrei puntare, secondo te? A gareggiare contro dei manichini telecomandati, senza sapere se il mio compagno di squadra sia un coglione francese in carne e ossa - con tutto il rispetto per i francesi, e soprattutto per le francesi, mia cara Selena - oppure se sia esso stesso un manichino telecomandato, per giunta con le sembianze di una persona reale?»
Oliver ribatté: «Non è detto che il prossimo anno ci saranno ancora manichini telecomandati. Magari possiamo ribaltare anche l’Evolution Grand Prix Series.»
«Così non esisterà più, come è successo alla Diamond Formula?» obiettò Edward. «È una ragione in più per puntare al campionato unificato, non trovi?»
Oliver Fischer ammise: «Mi pare sensato.»
***
Nonostante la sua presenza fosse prevista soltanto per l’indomani, Livio Santangelo era già a Valencia e si era già rivolto ad Annabelle. Era in contatto con lei da qualche tempo. Era una donna scaltra e non somigliava per niente a Remy Corvin.
Se non fosse stato necessario sperimentare l’utilizzo dei Replacement, Livio non avrebbe disdegnato la possibilità di convincere chi di dovere a cacciarlo a calci nel sedere. Corvin era un quasi quarantenne che cercava disperatamente il proprio posto nel mondo e che, non avendo altri scopi nella vita oltre al mettersi al volante di un’auto da corsa, non avrebbe mai trovato un equilibrio una volta terminata la carriera di pilota. Se si fosse rassegnato a essere tagliato fuori, non si sarebbe mai ritrovato a divenire una pedina nelle mani dell’Evolution Grand Prix Series. Sarebbe stato necessario, tuttavia, trovare un altro candidato altrettanto facilmente gestibile, il che era un’impresa più semplice a dirsi che a farsi. Perfino Vanessa Molinari era riuscita a tirarsi indietro, nonostante Livio avesse fatto di tutto per renderle allettante la prospettiva di una collaborazione.
Annabelle si presentò al loro appuntamento come previsto. C’era stato un momento in cui era stata piuttosto agguerrita. Si era perfino messa in contatto con Edward Roberts e addirittura con quel giornalista inopportuno e sgradevole che amava scombinare le carte in tavola e che, per qualche astrusa ragione, sembrava essere entrato in fissa con l’Evolution Grand Prix Series al punto da stare sempre appresso all’uomo che si era messo tra lui e la graziosa bambola bionda che amava gli abiti a fiori che da qualche tempo era divenuta la moglie dello stesso Roberts.
Annabelle sembrava tenere davvero a Remy Corvin. Non doveva esserci una passione travolgente, tra loro, ma era innegabile che vi fosse affetto, il quale era un sentimento ben più condizionante della mera attrazione sessuale.
«Buonasera, signorina Vincent» la salutò Livio.
«Buonasera, ingegnere» rispose Annabelle. «Che cosa posso fare per lei?»
Livio Santangelo non riuscì a trattenere un sorriso.
«Può aiutarmi in una piccola faccenda. Conviene anche a lei o, per meglio dire, al suo fidanzato. Ha idea di cosa succederebbe se quell’impiccione di Fischer scoprisse la verità su Corvin? Sarebbe capace di fare chissà quali proclami e Roberts gli correrebbe dietro senza esitare.»
«La verità su Remy è una verità ancora più grande sull’intera categoria.»
«Sì, ma il suo uomo ne uscirebbe rovinato, non può negarlo. Sarebbe la fine della sua carriera. L’unica possibilità è che Fischer e Roberts accettino di tacere.»
«In che modo?»
«Mi farà un piccolo favore. Lei è l’unica persona che mi ha riconosciuto, quella sera al bar, a Pau.»
«Oh. Quando ha drogato Oliver Fischer, intende?»
Livio Santangelo non aveva tempo da perdere, né la volontà di spiegarle che non aveva mai desiderato che fosse Fischer a bere da quel bicchiere. Il suo piano prevedeva che a consumare la bevanda fosse Roberts e che, di conseguenza, sospettasse del giornalista. La loro collaborazione aveva fatto sì che le idee malsane dell’uno si confondessero con quelle dell’altro. Ciascuno dei due avrebbe considerato assurde certe teorie, se non fosse stato assecondato da un degno compare.
Non solo Edward non aveva creduto che il suo vecchio rivale avesse corrotto la sua bibita, ma addirittura l’aveva soccorso, azione che aveva innescato, tra i due, una pericolosa vicinanza.
Livio non poté fare altro che concludere: «Signorina Vincent, temo proprio che diventerà il mio alibi per quella serata.»
«Non è possibile» replicò Annabelle. «Edward Roberts ricorda di avermi vista, quella sera. Me l’ha detto lui stesso, quando abbiamo chattato.»
«Oh, no, signorina Vincent» replicò Livio. «Sono abbastanza convinto che Roberts non si ricordi di avere visto lei, ma che rammenti soltanto una donna bruna con i capelli striati di blu. Basteranno una parrucca, un paio di occhiali, un trucco pesante e altri simili accortezze per ingannarlo.»
Proprio come sospettava, Annabelle Vincent non ebbe il coraggio di dire di no.
***
La qualifica di Edward fu pessima. La R-Evolution sembrava avere sbagliato completamente l’assetto della macchina e non vi fu modo di andare oltre la nona posizione sulla griglia di partenza. L’essersi trovato davanti uno dei Ghost Driver durante il tentativo decisivo non era stato d’aiuto, ma Edward preferì non recriminare. Nonostante il forte sospetto che i piloti artificiali comandati da remoto venissero utilizzati per intralciare di proposito, preferì fingere che nulla fosse accaduto.
Al suo compagno di squadra andò poco meglio: Remy Corvin concluse la sessione al settimo posto, per poi defilarsi immediatamente e non farsi più vedere in giro se non molto più tardi all’incontro con i media. Edward lo avvicinò. Si trattava del vero Corvin, quello che permetteva ad altri individui di stargli intorno.
«Bel giro» si complimentò Edward, «sei riuscito a dare il massimo. Questo weekend ci toccherà soffrire!»
Remy gli lanciò un’occhiata fredda.
«È stato un giro pessimo. Avevo più velocità, ma poi c’è stata una bandiera gialla. McKay l’ha fatto di proposito, ne sono certo.»
Quella di Corvin sembrava una teoria del complotto da social media: secondo lui, il pilota anglo-americano, che alla fine della sessione aveva sfiorato le barriere, aveva impedito agli avversari di migliorarsi grazie a un’azione deliberata che potesse essere scambiata per un errore. Edward aveva visto parecchi casi simili, in passato, ma non vi era ragione per cui McKay avrebbe dovuto cercare di congelare un risultato che non gli era favorevole. Anche il British Team, infatti, era sembrato in netta difficoltà. Dylan era solo quinto, mentre la squadra italiana e quella francese occupavano interamente le prime due file dello schieramento.
«McKay poteva migliorarsi» obiettò Edward. «Non credo che abbia rinunciato di proposito a questa possibilità.»
«Si lamenta tanto dei Ghost Driver» borbottò Remy, «ma non mi sembra che faccia meno danni.»
In effetti, Dylan era il pilota più critico nei confronti delle vetture controllate da remoto. Nonostante i vertici della categoria gli avessero spesso consigliato il silenzio in materia, arrivando a minacciare ripercussioni se si fosse nuovamente scagliato contro i Ghost Driver, l’anglo-americano sembrava piuttosto convinto della propria battaglia contro i piloti artificiali, che a suo dire snaturavano l’essenza delle corse.
Edward obiettò: «Ho avuto a che fare con uno di loro, oggi. Ti assicuro che preferirei ci fossero venti McKay piuttosto che due soli manichini.»
Il francese borbottò qualcosa di incomprensibile. Per lui, la conversazione doveva essere finita.
Edward ne approfittò per cambiare discorso: «Ho sentito dire che la tua fidanzata è qui a Valencia. Non mi pare di averla vista.»
«Non le piace stare sotto ai riflettori» rispose Remy, «quindi ha scelto di restare nell’anonimato.»
Era una spiegazione plausibile e in linea con il personaggio, dato che la sospetta Lady Rust non si era mai fatta vedere nel corso degli eventi precedenti. Edward decise di non insistere oltre, per non destare sospetti.
Il pilota francese non gli ricambiò la cortesia, dato che osservò: «Tu, invece, hai portato tua moglie e permetti a quel giornalista di ronzarle intorno. Sei sicuro che sia una buona idea?»
«Sono abbastanza sicuro» obiettò Edward, «che in questo momento Selena si trovi insieme a Ella e alla signora che se ne occupa in sua assenza.»
«Oh, non lo metto in dubbio» ribatté Remy Corvin. «Ci sta che tu possa fidarti di tua moglie. Quello che non capisco è come fai a fidarti di Oliver Fischer... oppure devo chiamarlo Dirk Strauss?»
«Si chiama Fischer.»
«Però si fa chiamare Strauss. Finge di essere qualcun altro e tu lo stai coprendo.»
Edward puntualizzò: «Fischer si trova nella situazione di dovere lavorare nell’anonimato, quindi usa uno pseudonimo.»
«Chi non può usare il proprio nome ha qualcosa da nascondere» sentenziò Remy.
«Credo che ci sia chi nasconde segreti ben più inquietanti» ribatté Edward. Non avrebbe saputo dire se il suo scopo fosse difendere il giornalista, oppure smascherare il compagno di squadra. «Un nome è soltanto un nome. Non esiste alcun Dirk Strauss a cui Fischer abbia rubato l’identità. C’è chi, invece, mette altri al proprio posto, mantenendo il nome e prendendosi i meriti di qualcun altro.»
Remy sussultò.
«Cosa vuoi dire?»
«Niente.»
«Invece faresti meglio a parlare chiaro. Che cosa vuoi da me? Che cosa stai insinuando?»
«Rilassati, Remy» gli suggerì Edward. «A meno che tu non abbia un sosia che prende il tuo posto, mi sembra ovvio che non sto parlando di te.» Sorrise. «Un sosia nato il primo marzo, intendo.»
L’altro spalancò gli occhi.
«Di che sosia parli?»
«Non parlo di sosia reali» ribatté Edward. «E poi, anche tu sei nato il primo marzo, o sbaglio?»
Remy lo ignorò.
«Devo andare, Edward.»
«Anch’io. Buon proseguimento di serata.»
Senza aggiungere altro, voltò le spalle a Corvin. Era ormai giunta l’ora di lasciare il circuito.
***
Quella sera, Annabelle era fredda e asettica come di solito. Non fece domande sulla sessione di qualifiche, né gli chiese quali fossero le sue sensazioni per l’indomani. Remy avrebbe voluto potersi confidare con lei, rivelarle la verità sul Replacement, ma era costretto al silenzio. Se l’accaduto fosse trapelato, sarebbe stata la fine per la sua carriera e per la sua reputazione. Non poteva permetterselo.
Si chiese, e non per la prima volta, se la ragione della distanza crescente tra lui e Annabelle fosse proprio quel segreto, che pesava come un macigno. Probabilmente sì, ma era convinto che ci fosse anche altro. Gli pareva di intravedere una certa tensione sul volto di Annabelle. Forse portarla con sé in Spagna era stato un errore.
Fece un tentativo: «C’è qualcosa che non va?»
Annabelle scosse la testa, accennando un’espressione che somigliava a un sorriso molto vago.
«No, va tutto bene.»
«Ne sei sicura?»
«Che cosa non dovrebbe andare bene?»
Remy ammise: «Non lo so. In fondo, non so niente di te.»
«Non scherzare. Sai tutto di me.»
«So il tuo nome, so qual è la tua professione, conosco il nome di tua madre... Questo è quanto. Non ho idea di chi sia davvero Annabelle Vincent. So solo che non mi importa davvero e che vorrei trascorrere tutto il resto della mia vita con Annabelle Vincent.» Preso da un impulso improvviso, Remy le fece una proposta avventata. «Vuoi sposarmi?»
Annabelle rise di gusto.
«Bello scherzo, Remy! Non ti facevo capace di un simile umorismo.»
Remy non replicò.
Annabelle lo ammonì: «Non si scherza su queste cose. Io non ci casco, ma un’altra, al posto mio, potrebbe crederti. Prima o poi, finirai per spezzare il cuore a una donna che ti ama.»
Remy raggelò. Non solo Annabelle non l’aveva preso sul serio, ma parlava con naturalezza della possibilità che un giorno ci fosse una nuova compagna nella sua vita.
La sensazione che tutto stesse andando a rotoli - sia la vita privata, sia la carriera - iniziò a farsi sempre più insistente.
***
Edward sedeva di fronte a Fischer, pronto a informarlo degli ultimi progressi fatti, a partire dalle accuse che Remy aveva rivolto allo stesso Oliver.
«A quel punto, ho detto a Corvin che è meglio essere sé stessi ma utilizzare uno pseudonimo, piuttosto che usare il vero nome ma farsi rimpiazzare da qualcun altro. Ovviamente, se non avesse avuto nulla da nascondere, mi avrebbe chiesto se ero pazzo. Non ha fatto nulla di simile. Anzi, sembrava preoccupato. Si sentiva smascherato.»
Proprio in quel momento, Selena li raggiunse. C’era una terza sedia su uno dei lati del tavolo. Si posizionò alla sinistra di Edward e alla destra di Fischer.
«Non avrai osato troppo?»
Edward smentì categoricamente l’insinuazione della moglie: «Ho accennato alla possibilità di un suo sosia nato il primo marzo. Corvin non ha apprezzato. Tutto, in lui, diceva: “sono colpevole”.»
«Se il nostro sospetto che sia stato sostituito da un Replacement è fondato» replicò Selena, «mi pare un po’ azzardato definirlo colpevole. Sarà stato messo in mezzo e si sarà accorto troppo tardi di avere commesso un errore.»
«Ciò non lo rende un’anima candida e innocente» obiettò Edward. «Sta comunque barando.»
«Quindi» intervenne Oliver, «stai affermando che il sosia di Corvin possa essere più performante di te e dei tuoi collegh-...»
Edward si affrettò a interromperlo: «Non perdiamo tempo con queste cazzate, Fischer!»
Oliver insisté: «Sto parlando sul serio. Pensi che un androide possa guidare meglio di un pilota vero?»
Edward sussultò. Non aveva mai pensato a quell’aspetto. Se il “sosia” di Corvin era stato programmato per rispondere alle interviste e presentarsi in pubblico in penombra, poteva davvero guidare in autonomia? L’idea era troppo assurda per essere reale.
«È controllato da remoto.»
«Però può comunque essere più performante di un pilota vero.»
«Un pilota vero deve confrontarsi con l’istinto di sopravvivenza, chi sta telecomandando un manichino no.»
«Ma deve comunque accertarsi di non sottoporre altri a rischi non accettabili» replicò Oliver. «Credi che questo non stia succedendo?»
Edward ammise: «Non so che cosa stia succedendo. Tutto quello che so è che nessuno si è ancora fatto male seriamente.»
Oliver sentenziò: «Per ora.»
Per un attimo rimasero tutti in silenzio. Edward, infine, sbottò: «Perché devi fare per forza l’uccellaccio del malaugurio? Deve per forza esserci qualcuno in pericolo, secondo i tuoi standard di appassionato di misteri?»
Oliver parve non prendersela per il modo in cui l’aveva descritto, ma ci tenne a ricordargli: «Abbiamo deciso di parlare in modo esplicito con l’ingegner Santangelo, domani.»
«E allora?»
«Allora potremmo essere noi a ritrovarci in pericolo.»
«Sono impressionato dal tuo ottimismo» ribatté Edward. «Se hai paura, puoi anche tornartene a casa.»
«Scordatelo. Non ti libererai di me tanto facilmente.»
«Purtroppo.»
«Piantala di lamentarti, Roberts. Ti ricordo che siamo complici in una caccia agli androidi.»
Selena intervenne: «Se posso fare qualcosa per aiutarvi, sono disponibile. Non so, magari potrei parlare con la fidanzata di Corvin...»
«La fidanzata di Corvin è più brava a nascondersi degli androidi stessi» replicò Edward. «Non credo ci siano grosse possibilità. Non le piace stare in mezzo alla gente, a quanto ho capito. Non la troverai.»
Oliver volle sapere: «Hai parlato con Remy Corvin della sua ragazza?»
«Sai, è abbastanza normale, se sai che una persona si trova sul posto, chiedere dove sia» rispose Edward, secco. «Ti assicuro che, almeno da quel punto di vista, Remy non ha sospettato niente. Non può certo immaginare tutta la faccenda di Lady Rust.»
«Sei molto categorico» osservò Oliver. «Non possiamo dare niente per scontato, non sapendo chi sia complice di chi.»
«Possiamo fare ipotesi» puntualizzò Edward. «È quello che fate voi investigatori o sbaglio?»
«Non sono un investigatore» mise in chiaro Oliver, «ma per il resto non sbagli.»
«Mi fa piacere sentirtelo dire» concluse Edward. «Ho detto tutto quello che dovevo dirti. Adesso puoi lasciarci soli.»
«Soli con la signora Aurelie» gli ricordò Oliver Fischer, «ma non sono nessuno per mettermi in mezzo alla vostra privacy.» Si alzò in piedi e si diresse verso la porta. «A domani, Roberts. Mi raccomando, trova un modo per avere una conversazione privata con Livio Santangelo.»
Edward annuì.
«Lo troverò, non dubitarne.»
L’indomani, l’ingegnere fu molto disponibile, forse troppo. Accettò di vederli nel tardo pomeriggio, in una fascia oraria perfettamente accessibile per entrambi. Non si presentò da solo. Insieme a lui c’era una donna molto più giovane. Aveva capelli tinto di un rosso molto acceso, un trucco e un abbigliamento vagamente goth e spessi occhiali da vista di colore nero che non le ingrandivano né le rimpicciolivano gli occhi.
Si incontrarono stesso, come proposto dall’ingegnere, in una zona isolata, accanto a dei vecchi bagni prefabbricati.
«È un piacere vederti, Edward» affermò Santangelo, «e anche conoscere il tuo amico giornalista. Fischer, mi pare di capire.»
«In persona» rispose Oliver, «ma forse questo lo sa già.»
L’ingegnere accennò un sorriso.
«Non so se sentirmi indispettito o lusingato da certe insinuazioni. Mi è giunta voce che lei sia convinto che io abbia degli interessi nell’Evolution Grand Prix Series.»
«Perché dovrebbe sentirsi indispettito?» obiettò Oliver. «A meno che non abbia qualcosa di grosso da nascondere, non ha nulla di cui preoccuparsi. L’Evolution è una rispettabile categoria automobilistica appena nata, che punta a fare un grosso salto di qualità il prossimo anno. Forse c’è dell’altro?»
«Non so di cosa stia parlando.»
«Invece lo sai molto bene» lo accusò Edward. «Succedono cose strane. Ci sono androidi che guidano al posto di veri piloti. Poi è accaduto un episodio molto strano, a Pau. Il mio amico giornalista», mise volutamente enfasi su quella definizione, «ha commesso l’errore di bere una bibita che non io avevo intenzione di finire. Non sono riuscito a fermarlo per tempo. Il bicchiere non era dove lo avevo lasciato. All’inizio mi sono detto che non era successo niente, ma poi Fischer si è sentito male. Tu eri a Pau, quel fine settimana. Volevi drogarmi, magari per fare ricadere i sospetti su di lui ed evitare che parlassi con la sola persona che avrebbe potuto prendermi sul serio?»
La rossa si intromise: «Accuse ridicole. Io e Livio siamo stati insieme tutta la sera. Non va certo in giro a mettere droga nei bicchieri.»
«Già» convenne Santangelo, «e soprattutto non drogo le persone per cui nutro una certa stima. Credevo fosse reciproca, ma evidentemente mi sbagliavo... come del resto mi sbagliavo a stimare te, Edward.» Si rivolse a Fischer: «A meno che, ovviamente, non sia stato lei a fargli il lavaggio del cervel-...»
Oliver non lo lasciò finire: «Non importa chi mi ha drogato, quello che conta è l’Evolution Grand Prix Series. Ha cercato di convincere Vanessa Molinari a fingere il ritorno alle competizioni, per mettere un androide a guidare al posto suo. Non c’è riuscito. Adesso è Remy Corvin che viene sostituito da un androide!»
«Stupide illazioni» sentenziò l’ingegner Santangelo. «Andiamocene, Veronica. Abbiamo solo perso tempo.»
Prese per mano la giovane goth e si allontanò insieme a lei, non prima che Veronica si fosse lasciata andare a un sussulto, proprio nell’udire Livio pronunciare il suo nome.
«Allora?» chiese Oliver. «Che cosa ne pensi?»
«Forse avresti dovuto essere un po’ meno diretto.»
«E perché mai? Quell’uomo ti ha messo della droga nel bicchiere e...»
Edward lo interruppe: «Non abbiamo prove. Vuoi diventare un “unicorno”? Vuoi affermare cose che non puoi dimostrare nella speranza di generare una shitstorm? In tal caso accomodati, ma non contare su di me!»
«Dovresti stare calmo, Roberts» gli suggerì Oliver. «Ti vedo un po’ teso, già da ieri. Cosa c’è, è il fatto che tua moglie sia qui a Valencia con noi a infastidirti? Credi davvero che...»
Edward non lo lasciò finire: «Non dire una parola di più, Fischer. Vai a fingere di lavorare e lasciami in pace. Ho una fottuta gara davanti a me... E non fare più allusioni a quello che c’è stato tra te e mia moglie. Non farmi pentire di averti soccorso quella sera.»
«Buona fortuna, Unicorn Ed» replicò Oliver, in tono pacato, addirittura esibendosi in un radioso sorriso. «Buona fortuna per la tua fottuta gara.»
***
Remy Corvin si sentiva come stretto in una morsa d’acciaio. Non aveva speranza di uscirne e non era certo di riuscire a restare in silenzio.
«Non ne posso più!» esplose, mentre il programmatore preparava il Replacement. «Non so come, ma Roberts ha capito tutto! Ha iniziato a farmi discorsi strani, ieri sera, parlava di un sosia nato il primo marzo!»
«Forse sei tu che hai travisato» replicò il programmatore. «E poi, non sei tu che sei nato il primo marzo?»
Il Replacement l’aveva affermato pubblicamente, quindi era meglio non replicare che, in realtà, era venuto alla luce il giorno precedente. Insisté, piuttosto: «È stato terribile. Non puoi immaginare quanto avrei desiderato prenderlo per il collo e metterlo a tacere.»
«Roberts non è qui. Non può chiederti nulla.»
«Questo non cambia la situazione. Vorrei soltanto che tutto finisse! A volte mi chiedo se non sarebbe stato meglio schiantarmi e morire da eroe, piuttosto che ritrovarmi in questa situazione!»
«Parla piano!» gli intimò il programmatore.
«Nessuno può sentirci» replicò Remy.
Il programmatore gli indicò il Replacement.
«Potrebbe prenderti sul serio.»
Remy fu scosso da un brivido violento. Per l’ennesima volta, si domandò come avesse fatto a ritrovarsi intrappolato in un simile incubo.
«Questa è la mia ultima gara» dichiarò, quando riuscì a essere lucido abbastanza per pronunciare una frase di senso compiuto. «Non voglio più avere niente a che fare con l’Evolution Grand Prix Series.»
«Non è affare mio, così come non lo è il fatto che tu abbia un contratto valido per la prossima stagione» puntualizzò il programmatore. «Non è con me che ne devi parlare.»
«Non so se mi permetteranno di tirarmi indietro.»
«Non posso farci niente, Corvin.»
«Ne uscirò distrutto, se non riesco a tirarmene fuori.»
«Il fatto che tu sia convinto di uscirne distrutto significa che sei convinto di uscirne. Non metterti preoccupazioni inutili, Corvin. Il Replacement sa quello che deve fare.»
«Il Replacement non è umano» precisò Remy. «Sa che cosa deve fare perché qualcuno glielo ordina.»
«Riconosce la tua voce, può comprendere quello che dici» gli ricordò il programmatore.
«Quindi, se dico che vorrei buttarmi contro un muro nella speranza di morire, si butterà contro un muro di cemento o contro una barriera?»
«Non è avanzato al punto tale da replicare che la solidità delle monoposto contemporanee e la riduzione dell’effetto della decelerazione dato dall’utilizzo dell’HANS rendano molto improbabile la morte di un pilota per un semplice impatto, anche violento, contro un muro o una barriera.»
«Quindi» ripeté Remy, «è davvero plausibile che il manichino decida di sbattere di proposito?»
«Il “manichino” è una grande invenzione, il simbolo del grande lavoro di ricerca portata avanti da chi ha ideato questa categoria» rispose il programmatore, «ma questo non significa che debba essere istigato. Obbedisce a un algoritmo, il quale gli impone, tra le varie cose, di obbedire ai tuoi comandi. Come ben sai, riconosce la tua voce ed è in grado di imitarla. Può imitare azioni e reazioni di un pilota umano, senza essere frenato da paure o insicurezze. Tu non avresti mai il coraggio di buttarti contro un muro di proposito, mentre il Replacement non ha la percezione del pericolo. Cerca di non dimenticartelo.»
Remy avrebbe voluto rimanere in silenzio, ma non fu più capace di trattenersi: «Qual è il senso di tutto questo? Perché proprio io?»
«Me lo chiedo anch’io, in effetti» ribatté il programmatore. «Non credo che tu faccia parte di un piano futuro.»
«Ovvero cercare di calmare orde di fanboy che piangono perché i piloti sono quasi tutti occidentali, o al più giapponesi?» azzardò Remy. «O perché non ci sono abbastanza donne che siano al contempo belle per questioni commerciali, ma non troppo appariscenti in modo da non suscitare il disprezzo delle tifose che vorrebbero al volante donne belle ma acqua e sapone nelle quali identificarsi? A nessuno importa niente di avere un quarantenne francese dimenticato come pilota vincente. Però potrebbe essere molto interessante avere in vetta alla classifica, per esempio, una donna malese che si veste all’orientale, magari originaria per un quarto del Ruanda e per un altro quarto dello Sri Lanka. Sarebbe un prodotto commerciale notevole. Se non è in grado di guidare, pazienza. L’importante è che faccia la frontwoman, mentre un manichino guida al posto suo.»
«Frontwoman?»
«Hai presente le finte cantanti dei progetti eurodance? Belle donne che salivano sul palco e cantavano in playback brani incisi con le voci di vere cantanti meno appariscenti e, di conseguenza, meno appetibili. Cosa succederà quando la ragazza malese in abiti tradizionali si dimenticherà di spegnere il microfono durante un concerto e tutti sentiranno la sua vera voce?»
«Non succederà, Corvin» rispose il programmatore. «Hai capito perfettamente quale sia l’intento del progetto, ma non sarà estremo tanto quanto lo pensi tu. Non andranno a prendere dalla strada ragazze malesi vestite all’orientale, a meno che non abbiano un’effettiva credibilità e una carriera nell’automobilismo. Ci si dovrà accontentare: magari sarà un ragazzo malese, oppure in parte originario del Ruanda, oppure sarà una ragazza dalla provenienza meno intrigante. Bisogna procedere per piccoli passi, in modo da costruire storie che abbiano un senso logico.»
«Il candidato che sceglieranno non resisterà» sentenziò Remy. «È una maledizione. Non vi è alcuna via di scampo... tranne la morte, ovviamente. Quando non ci saremo più né io né il Replacement...»
«Non dire cazzate, Corvin.»
«Cosa succederebbe se il Replacement avesse un incidente grave al punto che un pilota umano non potrebbe sopravvivere?»
«È tutto relativo, Corvin» ribatté il progettista. «Ufficialmente, nessun pilota muore davvero in pista. Remy Corvin sarà sopravvissuto in maniera miracolosa, dopo l’apprensione di tutti gli appassionati.»
«E se il Replacement bruciasse?»
«Non siamo negli anni Settanta. Passerebbero pochi secondi tra il momento in cui divampa l’incendio e quello in cui arrivano i soccorritori armati di estintore.»
«Se invece il Replacement restasse decapitato?»
«L’halo rende pressoché impossibile questa eventualità.»
«Pressoché.»
«Stai tranquillo, Corvin. Il Replacement non perderà la testa. Non sarà necessario decapitare anche te per mantenere una parvenza di credibilità, se è questo che ti spaventa.»
***
Edward vide subito il fuoco che si alzava dal retrotreno. I replay avrebbero mostrato che si trattava soltanto di un principio di incendio, ma quando vide la fiamma scintillare gli parve che potesse travolgerlo da un momento all’altro.
Si slacciò le cinture. Staccò il volante, scese da quello che restava della vettura marrone ruggine con la quale stava disputando l’EvoPrix di Valencia. Non era certo di avere capito che cosa fosse successo.
Era stato travolto da McKay, forse. La sagoma verde della monoposto del British Team giaceva ferma contro le barriere, dal lato opposto della pista.
Edward fece mente locale. Poco prima di avvertire l’impatto, gli erano stati comunicati i distacchi esigui dei piloti che lo seguivano: dietro di lui c’era Dylan e, dietro all’anglo-americano, c’era Remy Corvin, o qualsiasi cosa fosse dentro l’abitacolo al posto suo.
Seppure senza sapere che cosa fosse accaduto, Edward immaginò che a innescare l’impatto fosse stato Corvin.
Ignorando il dolore al polso sinistro e al ginocchio destro, approfittò del fatto che le altre monoposto fossero lontane per attraversare velocemente la pista. Era contro le regole imposte per ragioni di sicurezza, ma non aveva alcuna intenzione di fare il giro del mondo per tornare ai box.
Non si girò indietro a guardare l’auto color ruggine lambita dalle fiamme - ben più lievi di quanto credesse e già sotto il controllo degli estintori dei commissari, avrebbe scoperto guardando il replay - e si avviò verso la pitlane.
Dylan McKay comparve al suo fianco all’improvviso.
«Ehi, scusami!» esclamò l’anglo-americano. «Non ho potuto farci niente. Quel pazzo del tuo compagno di squadra mi ha centrato in pieno e non sono riuscito a evitarti. Gli puoi riferire che, se proprio vuole ammazzarsi, potrebbe avere almeno la decenza di non coinvolgere altre persone?»
Edward azzardò: «Perché non glielo dici tu?»
«Perché i miei principi etici mi impongono di evitare la violenza e non sono sicuro che ne sarei in grado. Mi piacerebbe sapere che cazzo ha in testa!» Algoritmi, probabilmente, ma non era un’informazione che potesse essere condivisa con Dylan McKay, il quale proseguì: «Sembrava che si fosse calmato, a Berlino, e ancora prima a Londra. Qui a Valencia, invece, è di nuovo il pazzo scatenato che era a Montecarlo... anzi, molto peggio.»
Edward non sapeva cosa dire. Per quanto Remy Corvin si fosse lasciato coinvolgere in qualcosa che doveva, per forza di cose, essergli sfuggito totalmente di mano, gli dispiaceva che dovesse pagare le conseguenze di un sistema che lo stava soltanto sfruttando.
«Gli farò notare che non può guidare come un Ghost Driver.»
«Quelli, almeno, si limitano a danzarti davanti come se non ci fosse un domani» ribatté Dylan. «Corvin guida come se volesse uccidere chiunque abbia intorno. Tu che lo conosci da molto tempo, è sempre stato fuori controllo?»
«No.»
«Ho sentito certe storie, su di voi... era il Gran Premio di Pau?»
Edward minimizzò: «Banale polemica tra giovani esuberanti. Non è successo niente di che e, a dire il vero, sono stato io a provocare il contatto tra di noi.» Ovviamente non era stato volontario, né si era trattato di un’azione diversa da quelle che si vedevano con grande frequenza durante le corse. «Sia chiaro, è stato solo un incidente di gara, ma io avrei potuto evitarlo, Corvin no.»
Dylan McKay si accontentò di quella spiegazione, pertanto Edward non ritenne necessario aggiungere altro.
Appena giunto ai box, scoprì che Corvin era riuscito a proseguire, anche se girava su tempi molto alti e non vi era alcuna possibilità che terminasse la gara. Lo attese. Aspettò l’unica possibilità di intercettarlo.
Remy rientrò e scese dalla vettura. Prima che potesse andare a rintanarsi da qualche parte, Edward gli andò incontro.
«Che cazzo hai fatto?» gli chiese, fissandolo con fermezza.
Corvin, che aveva alzato la visiera del casco, gli restituì uno sguardo artificiale.
«Che cosa ne è stato del vero Remy?» sibilò Edward. «Chi ti sta manovrando e perché?»
«Non so di che cosa tu stia parlando, Roberts» rispose l’altro, in tono asettico e piatto. «Restane fuori. L’incidente è stato tra me e McKay.»
«So cosa sei» replicò Edward. «Dimmi perché sta succedendo tutto questo. Qual è il tuo scopo?»
Remy Corvin - l’androide che stava al suo posto - gli voltò le spalle e si allontanò. Edward era certo che stesse andando a rintanarsi dentro qualche stanzino che fungeva da sala dei bottoni.
Lo seguì senza esitare, sperando che, lontano da occhi indiscreti, il “sosia” fosse meno reticente. Lo vide fare esattamente ciò che si aspettava.
Fu rapido, più di quanto il finto Corvin si aspettasse. L’androide non riuscì a fermarlo, si ritrovarono da soli entro quattro pareti. Era molto probabile che, proprio lì, Remy Corvin andasse a raggiungere il surrogato per riprendersi il proprio posto, magari in presenza di qualche esperto che spegnesse o disattivasse il Replacement.
«Mi devi delle spiegazioni, Corvin.»
«Nessuna spiegazione ti è dovuta. Lasciami stare. Non dovresti essere qui.»
Edward non si arrese.
«Ci sei solo tu o ce ne sono altri? Remy è d’accordo con tutto questo o è stato costretto?»
L’androide non rispose. Si gettò su di lui, con la furia di chi vuole distruggere e annientare.
Solo a quel punto, una presenza si rivelò. Non erano soli. Una terza persona si mise in mezzo. Edward non si rese conto fino in fondo di cosa stesse succedendo. Di punto in bianco, il Replacement lo lasciò andare, si bloccò e assunse una posizione perfettamente eretta e immobile.
Con gli occhi spalancati, Edward fissò la donna che aveva difeso Livio Santangelo soltanto poche ore prima. Non portava più gli occhiali da vista e, al posto della chioma di colore rosso acceso, sfoggiava capelli corvini striati di blu elettrico.
«Veronica?»
«Annabelle» lo corresse la goth, che molto probabilmente nella vita quotidiana né si vestiva né si truccava da goth.
«Che cosa ci fai qua? Chi sei davvero?» volle sapere Edward. «Fino a che punto sei coinvolta in questa storia?»
«Non lo so, fino a che punto sono coinvolta» ammise Annabelle. «Vorrei che ne parlassimo, ma non qui. Soli, io e te. Non voglio che ci sia Fischer di mezzo. Tienilo fuori. Ovunque vada, solleva un polverone. È stato un errore, da parte mia, rivolgermi a lui, ma non sapevo ancora fino a che punto potessero spingersi.»
Edward annuì.
«Va bene, come vuoi.»
«Quando possiamo vederci?»
«Tra un paio d’ore le formalità post-gara dovrebbero essersi già concluse. Possiamo discuterne allora.»
«Va bene, come vuoi. Ti scrivo io dove. Ho riattivato l’account di Lady Rust.»
Si incontrarono più tardi in un posto riservato, decisamente migliore rispetto a quello suggerito da Livio Santangelo. Annabelle era ingegnere informatico e da qualche mese aveva una relazione con Remy Corvin. Affascinata dalla figura dei Ghost Drivers, aveva fatto qualche ricerca e aveva finito per mettersi in contatto con persone da lei definite “esaltate, quasi pericolose”.
«Livio Santangelo è uno di questi. Mi ha insospettito soprattutto il fatto che non sia mai stato associato pubblicamente all’Evolution Grand Prix Series. Ho approfittato di circostanze favorevoli per incontrarlo e parlargli. Nel frattempo, ho intuito che cosa bollisse in pentola. Remy non mi ha messa conoscenza di nulla, ma ho iniziato a vederlo sempre più sfuggente e preoccupato. In lui, c’era qualcosa che mi respingeva e che mi respinge tuttora. Non sono davvero felice con lui, ma sento di doverlo aiutare.»
«Un Replacement ha guidato al posto suo, sia a Montecarlo sia qui» affermò Edward. «È inutile che neghi, ormai ne ho le prove, lo sai bene anche tu.»
«Non lo nego» puntualizzo Annabelle, «credo sia inutile girarci intorno. Sono venuta qui a Valencia anche per questo: volevo essere certa che il mio sospetto fosse fondato.»
«Perché eri nascosta in quella stanza?»
«Perché sapevo che là sarebbe avvenuto lo “scambio”. Volevo vederlo con i miei occhi. Non mi aspettavo che tu facessi irruzione e che quel manichino ti aggredisse.»
«Grazie. Non so come sarebbe finita, senza di te. Era totalmente senza controllo.»
«Non ha i freni inibitori di un essere umano. Per fortuna sono riuscita a spegnerlo.»
Era il momento di approfondire un’altra questione, la quale non poteva essere messa da parte: «Perché Santangelo ti ha chiamata Veronica?»
«Per nascondere la mia vera identità» rispose Annabelle.
«Mi è sembrato che quel nome non ti fosse indifferente.»
«È stata una tua impressione.»
«Eri davvero con l’ingegnere quella sera?» volle sapere Edward.
«Ti dovrei dire che ero con lui, questi sono gli accordi. Se vuoi, posso raccontarti tutto. Tu, però, devi promettermi che non ne farai parola con nessuno, nemmeno con Fischer. Anzi, soprattutto con Fischer, è la mia condizione.»
«Non sono sicuro di poterla rispettare.»
Annabelle suggerì: «Allora facciamo così, puoi parlare, ma solo se qualcuno muore o va molto vicino a morire. Ci stai?»
Edward rifletté.
«Va bene. Quello che stai per dirmi resterà tra noi.»
Annabelle iniziò a raccontare. Si trovava a Pau, dove aveva incontrato Livio Santangelo. Aveva cercato di metterlo alle strette, di farsi confidare qualcosa sui Replacement. Era stato un buco nell’acqua, ma si era accorta di come l’ingegnere stesse tenendo d’occhio un uomo che anche lei stessa aveva riconosciuto come Oliver Fischer. Per semplice curiosità, aveva scelto di seguire Santangelo, quella sera. Aveva assistito per caso a una strana scena: Livio che trafficava intorno al tavolo di Edward e Oliver, quando questi si erano allontanati.
Non aveva certezze su cosa fosse accaduto, ma le era stato facile fare due più due, dopo avere chattato con Edward: Santangelo voleva impedire una collaborazione tra lui e Fischer.
«Non voleva farti del male, voleva solo che ti allontanassi da quel tale. Non condivido i suoi mezzi, ovviamente, ma non ho prove per dimostrare quello che è successo: sarebbe la mia parola contro la sua... o peggio.»
Indovinare cosa volesse dire Annabelle non fu troppo difficile.
«Ha minacciato ritorsioni nei confronti del tuo compagno e tu non vuoi che questo succeda.»
«Già.»
«Quindi ti ha chiesto di dargli un alibi e tu hai accettato, dopo esserti travestita da goth affinché io non ti riconoscessi come la potenziale Lady Rust.»
«Devi ammettere che ha funzionato: non credevo che un diverso colore di capelli e un paio di occhiali potessero fare la differenza.»
Edward le ricordò: «Ti avevo vista solo una volta, per pochi istanti... diciamo intravista. Ti ricordavo bruna con i capelli striati di blu.»
«È lo stesso ragionamento che ha fatto Santangelo» ribatté Annabelle. «Devo preoccuparmi?»
«No. Non ho alcuna intenzione di ordire complotti con androidi che sostituiscono piloti. A proposito, che intenzioni hanno, quegli esemplari individui che stanno ai vertici dell’Evolution Grand Prix Series?»
«Niente di particolarmente truculento: non intendono mettere in piedi un esercito di androidi che facciano danni, come accidentalmente è successo con questo. Mi auguro, peraltro, che la tecnologia venga perfezionata. Al momento i Replacement sembrano ancora troppo acerbi. Utilizzarli per questioni di marketing è ancora troppo difficile.»
«Che cosa vogliono farne?»
«Perfezionare le prestazioni. Fare in modo che i piloti più commercialmente appetibili possano apparire come vincenti.»
«Come sospettavo» concluse Edward. «È un’idea così distorta...»
«Lo so, ma Remy è caduto nella loro trappola e succederà anche a qualcun altro.»
«Non se il loro piano viene smascherato. Se Corvin parlasse...»
Annabelle lo interruppe: «Remy non parlerà. Non è nella posizione di poterlo fare. Non c’è solo la sua carriera di mezzo. Non dico che l’ingegner Santangelo sia un uomo pericoloso, ma ce ne sono altri, esaltati come lui o più di lui, dentro al Progetto Evolution. Non voglio che facciano del male a Remy. Non posso permettere che gli succeda qualcosa per via di fatti che sono accaduti durante una gara. Spero che tu possa capirmi.»
Edward non esitò a confermarle: «Sì, ti capisco.»
Rimase fedele alla richiesta di Annabelle. Non riferì a Fischer di essere stato assalito dal Replacement del suo compagno di squadra, dopo averlo smascherato. Parlò con Corvin, quando lo incontrò qualche tempo dopo, senza lasciare trapelare nulla di quello che era successo.
Rinunciò a un ingaggio per la stagione successiva con la R-Evolution Racing, ma il fatto non destò alcun sospetto, dato che una squadra della massima categoria stava mostrando interesse nei suoi confronti. Anche Keira decise di chiudere con l’Evolution GP Series e tornò in Italia, dove riprese a svolgere il lavoro di un tempo.
Con Selena, Edward si comportò come se l’accaduto fosse stato soltanto un frutto della loro fantasia smisurata. Conservò l’account @UnicornEd, ma la chat con Fischer venne messa da parte e poi, in seguito, utilizzata solo occasionalmente per parlare del più e del meno.
L’argomento tornò in auge all’improvviso, ma senza alcun intento serio, la sera del 31 dicembre.
@UnicornSel: Posso fare gli auguri di buon anno a due unicorni?
@Oliver19_Fischer86: Che cosa ci fai in questa chat?
@UnicornSel: Mi sono aggiunta di nascosto dal profilo di Edward. Purtroppo non ho un avatar. Chissà, magari Margaret ne realizzerà uno anche per me!
@Oliver19_Fischer86: Dov’è Edward?
@UnicornEd: Sono nella stanza accanto a guardare un video. Il programma che Selena sta guardando alla televisione è di una noia mortale.
@UnicornSel: Sempre meglio che guardare video dell’EGPS come senz’altro stai facendo.
@UnicornEd: Si tratta di semplice curiosità. Hanno fatto tanti proclami per l’inizio imminente della prima “vera stagione”, ma non sembra che abbiano colpito più di tanto l’immaginario collettivo.
@Oliver19_Fischer86: Il primo appuntamento sarà a febbraio a Pechino, giusti? È troppo lontano per fare un sopralluogo sul posto. In più, devo ammettere che ho un po’ perso l’interesse. Forse ci siamo fatti troppe viaggi mentali.
@UnicornEd: Sono ancora convinto che qualcosa di vero ci sia fosse, ma abbiamo senz’altro travisato molte cose.
@Oliver19_Fischer86: Seguirai le gare della stagione che verrà?
@UnicornEd: Non credo, avrò ben altro da fare! Tu?
@Oliver19_Fischer86: Una volta, un unicorno rosa mi ha detto che farei meglio a concentrarmi sul mio lavoro, anziché su questioni che non mi riguardano. È quello che farò. Non escludo di dedicarmi anche ad altri progetti, ma al momento non intendo occuparmi dell’EGPS. Quel blog a cui avevo pensato non ci sarà.
Edward accolse con sollievo quella prospettiva, realizzando che non era stato poi così terribile avere ribaltato lo zaino del suo “amico” giornalista. Se Oliver Fischer fosse stato intenzionato ad andare a fondo nella faccenda che avevano sfiorato qualche mese prima, trattenerlo sarebbe stato molto difficile, ma il suo momentaneo disinteresse per l’Evolution Grand Prix Series - forse destinato a divenire un disinteresse duraturo - avrebbe potuto quantomeno salvare Remy Corvin da grosse preoccupazioni. Il pilota francese, nel frattempo, affermava di essere soddisfatto di disputare la prima stagione ufficiale con la R-Evolution Racing, la quale aveva già lasciato intendere che il colore principale sarebbe stato, ancora una volta, il marrone ruggine.
Durante le prime settimane dell’anno, la nuova categoria fece una campagna di marketing massiccia, iniziando a suscitare un po’ di interesse da parte del grande pubblico. Il fatto che il campionato dovesse iniziare alla fine di febbraio, ovvero qualche settimana prima di quelli ritenuti più importanti dall’appassionato medio, lo rendeva un po’ più appetibile di quanto lo sarebbe stato in un periodo più ricco di eventi motoristici.
***
A distanza di un anno da quando aveva cercato con ogni mezzo di convincere Vanessa Molinari a unirsi al progetto, Livio Santangelo era ben felice che l’ex pilota di Formula 3 avesse rifiutato la sua proposta. Remy Corvin era la cavia perfetta. Da quando Annabelle Vincent l’aveva lasciato, era ancora più facile manipolarlo.
Le sfide della tecnologia erano ancora tante e i progressi dovevano essere tenuti sotto controllo giorno dopo giorno. L’esperimento sarebbe proseguito con Corvin fintanto che fosse stato necessario, mentre chi di dovere teneva gli occhi puntati su Ivana Blaze.
Dopo un’ennesima stagione in Formula 4, nella quale aveva mostrato qualche lievissimo miglioramento, era stato annunciato il suo passaggio alla Formula 3 Europea. Era necessario che facesse almeno qualche apparizione in Formula 3 Internazionale, o addirittura in Formula 2, prima di poterla dichiarare pronta per l’Evolution Grand Prix Series, ma prima o poi quel giorno sarebbe arrivato.
Per quanto Livio non fosse sempre stato un uomo paziente, stava imparando ad avere pazienza, al punto da essere disposto ad aspettare anni, se fosse stato necessario. Non faceva che ripetersi che quello che contava era fare parte del progetto e vederlo crescere. Nulla esplodeva nello splendore dall’oggi al domani e gran parte del tempo veniva trascorso nell’attesa e nel continuo cercare di mescolarsi alla gente comune, quella che pubblicava meme sulle polemiche del Festival di Sanremo o che vaneggiava su quanto sembrassero irreali le immagini provenienti da quella metropoli, da qualche parte dall’altro lato del mondo, in quarantena dopo che un virus sconosciuto aveva iniziato a espandersi a macchia d’olio.
Livio non ci riusciva proprio, a essere come la gente comune, quella che giorno dopo giorno appariva più propensa a pontificare su qualsiasi argomento, poco importava l’avere o meno qualche conoscenza in merito. Attendeva solo che le settimane trascorressero, per vedere i frutti della ricerca continua. Non aspettava altro che di vedere le vetture dell’Evolution GP Series sfrecciare nella notte, bramava il Replacement, che nel suo inconscio riusciva a tenersi lontano dai guai.
Non avrebbe mai smesso di credere nel Progetto Evolution. Si sarebbe interrogato sull’etica delle proprie scelte, avrebbe rimpianto quello che era stato un tempo, prima di divenire una sorta di estremista della tecnologia, ma avrebbe deprecato soltanto i mezzi scelti, mai lo scopo tanto a lungo perseguito. Avrebbe fatto in tempo a vedere svanire le fantasie che l’avevano animato, ma non si sarebbe mai davvero arreso. Nulla poteva essere davvero cancellato: ce le aveva davanti, le monoposto dell’Evolution GP Series. Il Replacement era il più veloce di tutti. Livio sudava per l’eccitazione, quella vista gli dava i brividi. Gli mancava il respiro, di fronte a quello splendore... o almeno era la versione dei fatti che si sforzava di raccontarsi nei momenti in cui la febbre scendeva e riusciva a controllare quegli assurdi deliri.
Infine, si sarebbe consegnato al destino, animato dalla dolceamara certezza che morire per mano della stessa causa che aveva affossato la nascente Evolution Grand Prix Series fosse una prospettiva migliore che sopravvivere alla fine del progetto al quale aveva così tanto creduto. Senza l’EGPS, era giusto che non vi fosse più nemmeno l’ingegner Santangelo.
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Milly Sunshine