Visualizzazione post con etichetta ##Brawn. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ##Brawn. Mostra tutti i post

domenica 27 novembre 2022

Super Aguri: la storia del team che ha inventato e mai usato il doppio diffusore

Se la prima metà degli anni era stata caratterizzata, in scia alla proliferazione di team risalente alla seconda metà degli anni '80, da scuderie di bassa classifica che andavano e venivano, facendo sì che ci fossero griglie che variavano di numero anno dopo anno, con la seconda metà degli anni '90 - per l'esattezza dal 1997 una volta uscita di scena la Lola Mastercard - la Formula 1 è arrivata a un numero decisamente più statico: undici team, ventidue vetture, destinati a rimanere inviariati per diversi anni. O meglio, ci sono stati cambi di proprietà, come ad esempio Tyrrell/ B.A.R., oppure Stewart/ Jaguar, e quando è uscita di scena la Prost GP è stata rimpiazzata seduta stante dall'ingresso della Toyota nel 2001, ma sempre undici squadre rimanevano. La situazione è cambiata con il 2002: il fallimento della Arrows, team che non ha trovato un nuovo acquirente, ha portato il numero di squadre a scendere da undici a dieci, con solo venti vetture sulla griglia.

Ci sono stati ulteriori cambiamenti e passaggi di proprietà negli anni a venire, come ad esempio Jaguar divenuta Redbull o Minardi divenuta Toro Rosso, ma per alcune stagioni sono rimaste solo dieci scuderie. Fino al 2006, quando l'ex pilota Aguri Suzuki (celebre per essere giunto in terza posizione al GP del Giappone 1990 con la Lola Larrousse, alle spalle delle Benetton di Nelson Piquet e Roberto Moreno - probabilmente il podio più tamarro della storia della Formula 1) è entrato in Formula 1 con il proprio team, la Super Aguri, fondato acquistando gli asset della Arrows e cercando di adattare quel poco che c'era a disposizione agli standard, visto il cambiamento tecnologico avvenuto durante gli anni. Per il piccolo team giapponese, una sorta di B-team della Honda (che aveva frattanto acquisito la proprietà della B.A.R.), si prospettava un esordio molto difficile, in cui la stessa presenza sulla griglia poteva essere legata all'abolizione, risalente ad alcuni anni prima, della regola del 107%.

Sia chiaro, non stiamo parlando di roba tipo Life o Andrea Moda, se dovessimo fare un paragone odierno, nella sua prima stagione la Super Aguri poteva essere comparata a quello che sono state in anni successivi la Marussia e la Caterham. Vetture quindi destinate sicuramente all'ultima piazza, ma non al punto da essere ingiustificabile la loro presenza al via di un gran premio. Il pilota di punta, fortemente voluto dalla Honda, era Takuma Sato. All'epoca ventinovenne, ai tempi Taku non era la celebrità che è al giorno d'oggi: pilota di Indycar di successo e vincitore di due edizioni della Cinquecento Miglia di Indianapolis, negli States quando non combina danni eccessivi sono in molti a elogiare la sua guida aggressiva e scatenata. La stessa guida aggressiva e scatenata, tuttavia, a fine 2005, gli aveva fatto perdere il posto alla B.A.R., venendo rimpiazzato da Rubens Barrichello, appena arrivato dalla Ferrari. D'altronde la classifica parlava chiaro: Jenson Button faceva regolarmente punti, lui no.

Non solo non faceva punti, ma spesso e volentieri faceva danni, deludendo le aspettative dopo un 2004 in cui aveva ottenuto ottimi risultati - anche un podio all'Indianapolis Road Course - tanto che era stato brevemente considerato come un potenziale top-driver. Aguri Suzuki era fissato con l'idea di una line-up interamente giapponese... e non è stata una grande idea. Al fianco di Sato, pilota caotico ma che comunque aveva la concreta possibilità di ricostruire la propria immagine, è stato ingaggiato Yuji Ide, proveniente dalla Superformula (che ai tempi si chiamava Formula Nippon). Nonostante tutto quello che si è detto di lui in un secondo momento, in Giappone non era neanche malaccio: in Superformula non ha mai vinto titoli, ma ha lottato per il campionato, e neanche contro gente famosa solo da quelle parti: giusto per dire come stanno le cose, ai tempi uno dei suoi avversari era André Lotterer, che non è esattamente il primo che passa per la strada.

Detto ciò, Ide non aveva l'esperienza sufficiente per gareggiare in Formula 1, la Super Aguri non aveva soldi per fare test e a completare l'opera Yuji parlava solo giapponese, non certo il modo migliore per comunicare, seppure in un team in gran parte giapponese. In più, non essendo considerato abbastanza esperto per potere ottenere la Superlicenza in modo definitivo, gli è stata concessa in deroga. Un caso analogo era accaduto pochi anni prima con Kimi Raikkonen, voluto fortemente da Peter Sauber nel proprio team, quattro gran premi per dimostrare di non essere un incapace totale e di riuscire quantomeno ad arrivare ultimo senza essere doppiato dal penultimo. Raikkonen aveva brillantemente superato la prova fin dal primo giorno, qualificandosi regolarmente a centro griglia con una macchina da centro griglia, girando su tempi analoghi a quelli del compagno di squadra Nick Heidfeld e arrivando addirittura a ridosso della zona punti. Ide non ne ha esattamente imitato le gesta, anzi...

Ribadisco che la monoposto era la più scadente del lotto ed era lecito aspettarsi di trovare Sato e Ide penultimo e ultimo. È esattamente quello che succedeva, ma i tempi sui quali girava Ide in genere non si avvicinavano minimamente a quelli di Sato, talvolta sembrava faticare a tenere la vettura in pista e, al quarto gran premio della stagione, la goccia che ha fatto traboccare il vaso: un incidente con Christijan Albers, che ha lanciato in aria la Midland provocandone cappottamenti multipli. Prova non superata: Ide è diventato il primo pilota della storia a vedersi ritirare la Superlicenza dopo avere già preso parte a dei gran premi. È successivamente tornato a gareggiare in Giappone, ma l'esperienza alla Super Aguri sembra avere stroncato definitivamente la sua carriera: sembra non avere più ottenuto alcun risultato di spessore anche dopo il ritorno in Superformula. Al suo posto è arrivato provvisoriamente Franck Montagny, con l'intento di sostituirlo con un altro giapponese.

Il pilota francese ha disputato sette gran premi e, con sette gran premi ancora da svolgersi, è stato rimpiazzato: era arrivato il nuovo pilota giapponese, Sakon Yamamoto, non esattamente celebre per avere un palmares di alto grido. Comunque ogni tanto riusciva a portare la macchina al traguardo secondo lo standard secondo cui chi va piano va sano e va lontano e quando non finiva le gare aveva in genere l'accortezza di finire fuori pista da solo, quindi per come era partita la stagione tutto sommato non esponeva neanche il team a figure così pessime. A fine stagione, tuttavia, il sogno della line-up tutta giapponese è stato messo da parte. Accanto a Takuma Sato, che aveva performato abbastanza bene in confronto al mezzo, ottenendo anche una decima posizione al GP del Brasile (quando purtroppo prendevano punti solo i primi otto), per il 2007 è stato ingaggiato il britannico Anthony Davidson, terzo pilota della B.A.R. che aveva disputato una manciata di gran premi tra Minardi e B.A.R. quando occupava il ruolo di riserva.

Nella sua seconda stagione, la squadra giapponese ha fatto un enorme progresso rispetto all'anno precedente, non era più relegata sistematicamente all'ultima fila e anzi, tendeva ad avvicinarsi sempre di più al centro della griglia. Giusto per specificare cosa intendo, al GP d'Australia di apertura della stagione entrambe le vetture sono passate in Q2 senza difficoltà e, una volta qui, Davidson è stato il primo degli esclusi, mentre Sato ha avuto addirittura accesso alla Q3, rimediando una decima posizione sulla griglia. Certo, la zona punti rimaneva abbastanza un miraggio, ma c'era sempre la possibilità che potesse accadere qualche episodio fortunato. Ecco quindi che in Spagna, giungendo ottavo, Sato ha colto il primo punto della scuderia nipponica, venendo accolto come un eroe. Ormai i suoi trascorsi poco tranquilli del 2005 sembravano solo un ricordo lontano e anche agli occhi degli appassionati di motori Taku iniziava a mostrare di avere le sue qualità.

Non era finita, perché l'apoteosi è arrivata nel GP del Canada, quando gli incastri tra timing dei pitstop e ingressi della safety car hanno fatto risalire Davidson fino al quinto posto... e non un quinto posto qualsiasi: davanti a lui c'erano due piloti che dovevano fermarsi per scontare una penalità, che gli avrebbe permesso di risalire terzo e di lottare addirittura per il podio! Non è andata così. Una marmotta dalle manie suicide gli ha tagliato la strada e Davidson l'ha colpita, danneggiando la vettura. Costretto a rientrare ai box, è scivolato nelle retrovie al suo ritorno in pista. Occasione sfumata, ma a quel punto per la Super Aguri non c'era altro da fare che sperare che le cose andassero bene almeno a Sato... e allora il giapponese ha iniziato ad inanellare sorpassi sbarazzini ai danni di piloti decisamente più altolocati e titolati di lui: tra le sue vittime Fernando Alonso, campione del mondo in carica al volante di una McLaren, alla quale Sato ha sottratto la sesta piazza.

Il sesto posto di Sato ha garantito al team altri tre punti salendo a un totale di quattro. Sono gli stati gli unici piazzamenti in top-8 della stagione, ma hanno permesso al team di battere notevolmente la Spyker, che di punti ne ha portato a casa solo uno verso la fine della stagione. Con la cancellazione dei punti costruttori della McLaren, la Super Aguri si è classificata nona in classifica, dopo avere occupato fino a stagione inoltrata la settima piazza davanti anche a Honda e Toro Rosso, per poi essere sopravanzata da entrambe le squadre quando Sebastian Vettel, Jenson Button e Vitantonio Liuzzi sono arrivati quarto, quinto e sesto al GP della Cina. Purtroppo al finale di stagione un po' in difficoltà si è aggiunto anche un faticoso avvio di 2008, con il team indebitato, di nuovo stabilmente nelle retrovie e prossimo al fallimento. Quattro gran premi, miglior risultato un tredicesimo posto di Sato in Spagna, poi la fine, così come l'uscita di scena di Sato e Davidson dalla Formula 1.

In verità per Sato si parlava di un ipotetico ingaggio in Toro Rosso nel 2009 (nel 2008 inoltrato ha anche testato la vettura con la quale Vettel ha vinto il GP d'Italia), ma l'ipotesi è sfumata e si è reinventato oltreoceano con i risultati a cui ho accennato in precedenza. Davidson, invece, si è dato all'endurance ottenendo vari successi e poi al ruolo di commentatore televisivo nei pre- e post-gara in Gran Bretagna. Tornando al 2008, la Formula 1 è tornata ad avere una griglia composta da dieci team e venti monoposto, numero rimasto tale fino all'ingresso dei "nuovi team" e tornato tale dopo la loro definitiva sparizione (o per meglio dire, tornato tale dopo la sparizione della Caterham, per tornare a undici con l'ingresso della Haas, tornando a dieci dopo l'uscita di scena della Manor). Inutile dire che, come spesso accade ai piccoli team, anche quello di Aguri Suzuki è stato dimenticato dai più, venendo ricordato ormai solo dai nerd.

La storia della Super Aguri, però, ha un risvolto molto curioso. Visto il suo ruolo di B-team della Honda, parte del suo personale è passato effettivamente alla Honda, che è anche entrata in possesso dei progetti della Super Aguri, che stava già lavorando al 2009 in vista del cambio regolamentare, ma fosse sopravvissuta avrebbe dovuto probabilmente gareggiare con una versione adattata della monoposto del 2008 per questioni di mancanza di fondi. Si vocifera (ma è solo un rumour per nerd) che alcuni staffer della Super Aguri possano essere finiti a lavorare per la Toyota e questo abbia diffuso un'invenzione della Super Aguri anche presso altri team. La Super Aguri, infatti, ha inventato il doppio diffusore (il cosiddetto "buco sul fondo") e solo dopo il suo fallimento Honda (e quindi Brawn) e altri team ne sono entrati in possesso. Non sapremo mai come sarebbe andata, ma il fallimento della Super Aguri potrebbe avere in qualche modo cambiato la storia del mondiale 2009.

Che poi, cambiato la storia del 2009 è un concetto limitativo. Ross Brawn ha deciso di proseguire nel 2009 per via della ferma convinzione di avere tra le mani una monoposto vincente. Da questo progetto vincente non è derivata solo la vittoria del titolo nel mondiale 2009, ma anche l'ingresso della Mercedes come costruttore rilevando proprio la Brawn (si era già parlato della Mercedes pronta a entrare come costruttore, ma comprando la McLaren - secondo quanto riferiva Mazzoni al GP d'Italia 2006, con Ross Brawn come team principal e Michael Schumacher come pilota rientrando dopo il ritiro, "fanta-Formula 1" - cit.) e tutto quello che ne è venuto dopo. Ovviamente non sappiamo come sarebbero andate le cose se la Super Aguri non fosse fallita. Difficilmente avrebbe avuto una monoposto vincente nel 2009 (e probabilmente non avrebbe neanche potuto gareggiare, vista l'uscita della Honda anche come motorista), ma ciò lascia pensare a molti what-if.


domenica 13 novembre 2022

Se 'The Riddle' fosse una canzone sul motorsport...

Sicuramente è capitato anche a voi: ascoltare una canzone che nulla ha a che vedere con il mondo dell'automobilismo, ma che solo nella vostra mente è in grado di assumere un significato motoristico. Oggi ho deciso di parlare di una di quelle canzoni che, per me, hanno iniziato ad assumere un significato legato alla Formula 1, "The Riddle" di Nik Kershaw, canzone del 1984 ripresa nei tardi anni '90 in chiave dance anche in due diverse versioni piuttosto celebri, una di Gigi D'Agostino e una di DJ Prezioso.
Il testo, di per sé dal significato piuttosto oscuro, ben combacia con il titolo - l'enigma - ma secondo quanto ho letto sembra che non ci sia alcun enigma da risolvere, tanto quanto che si tratti di un testo effettivamente nonsense. Pare che dovesse essere un testo provvisorio da mettere su quella melodia per poi essere cambiato. Venne presa poi la decisione di mantenerlo come definitivo, ne uscì una canzone che in apparenza non significa nulla, ma che io vedo bene come una premonizione sulla Formula 1 di 20/25 anni dopo.

I got two strong arms
Blessings of Babylon time
To carry on and try
For sins and false alarms
So to America the brave
Wise men says

Il testo inizia così, con "due braccia forti benedette dall'epoca di Babilonia". Una coppia molto vincente che nel passato ha dominato, forse? Una coppia che continua "per peccati e falsi allarmi", il che lascia pensare non siamo più di fronte a una coppia non più vincente, a causa forse di uno stravolgimento dei valori in pista, stravolgimento che porta a qualcosa di inconsueto in America, ma che appunto si rivela un falso allarme. La situazione di stallo non continuerà. Parliamo di "uomini saggi" e la saggezza è spesso associata all'età che avanza. Per effetto della saggezza, forse, qualcuno decide di andarsene, di cambiare strada. Forse non parliamo più di due membri di una line-up vincente, ma solo di uno di loro? Il ritornello suggerisce di sì.

Near a tree by a river
There's a hole in the ground
Where an old man of iron
Goes around and around
And his mind is a beacon
In the veil of the night
For a strange kind of fashion
There's a wrong and a right

Siamo "vicino a un albero accanto a un fiume" e piazzare gli alberi in un circuito non è molto facile. Quindi possiamo immaginarla come un'allegoria. Gli alberi sono verdi... e cosa c'è di verde in Formula 1? La Jaguar, destinazione di Eddie Irvine, dopo avere lasciato la Ferrari. L'Aston Martin, destinazione di Sebastian Vettel dopo avere lasciato la Ferrari. Però no, non ci siamo, non stiamo parlando né di Irvine né di Vettel. L'aver lasciato la Ferrari, però, magari sì, e anche con commozione e con un fiume di lacrime, per stare in tema con il testo della canzone.
E poi c'è un "buco a terra". O un buco sul fondo? "Dove un vecchio uomo d'acciaio gira in tondo e in tondo"... sì, siamo di fronte a un pilota della Brawn GP, in là con gli anni, che ha lasciato la Ferrari, "la sua mente è un faro nel velo della notte" perché è stato ripescato in extremis come punto di riferimento piuttosto che mettere al suo posto qualche esordiente ingaggiato dalla Honda. Poi c'è l'abitudine che ci sia "uno sbagliato e un giusto", a rappresentare le polemiche per il cambio regolamentare e le accuse di regolarità.

He'll never, never fight over you

Il ritornello si ripete più volte, aggiungendo in seguito un ulteriore verso. Quest'uomo non è destinato a lottare per il mondiale, il che lascia pensare a uno status dichiarato di seconda guida, o comunque a uno status in cui, almeno all'inizio o alla fine, non sia possibile puntare al titolo.

I got plans for us
Nights in the scullery
And days instead of me
I only know what to discuss
Oh, for anything but light
Wise men fighting over you
It's not me you see
Pieces of valentine
With just a song of mine
To keep from burning history
Seasons of gasoline and gold
Wise men fold

Ci sono dei piani, le "notti nel retrocucina" potrebbero rappresentare il fatto che, appunto, stiamo parlando di qualcuno che non doveva nemmeno essere lì. Però qualcosa è cambiato e, improvvisamente gli uomini saggi "per tutto tranne la luce" cercano di accaparrarsi lui e la sua esperienza di pilota "anziano".
In questo modo si riesce a non "bruciare la storia" ed ecco che iniziamo a vedere come vanno le cose: "stagioni di benzina e oro piegano gli uomini saggi". Questa stagione d'oro può rappresentare perfettamente tutto cò che abbiamo inseguito finora e lascia la parola nuovamente al ripetersi del ritornello. Infine abbiamo i versi conclusivi.

I got time to kill
Sly looks in corridors
Without a plan of yours
A black bird sings on blue bird hill
Thanks to the calling of the wild
Wise man's child

Come finisce la storia? Con qualcuno che ha "tempo di uccidere", con "sguardi subdoli in corridoio", con il nostro soggetto lasciato senza un piano suo: qualcuno lo sta per rimpiazzare, magari qualcuno con cui ha già avuto a che fare, ecco perché le allusioni a una coppia vincente, è il suo ex compagno di squadra che sta per appropriarsi del volante che è stato suo e che ha avuto tempo per pianificare il proprio ritorno in scena.
Non è finita, però, ce lo ritroviamo su una "collina di uccelli blu", che potrebbe simboleggiare un passaggio alla Williams "grazie alla chiamata del figlio di un uomo saggio". In sintesi, eccolo che va in Williams a prendere il posto di Nico Rosberg! Ebbene, la canzone di Nik Kirshaw sarà anche senza significato, ma se fosse davvero un enigma da risolvere io avrei la risposta: la vedrei bene come una canzone su Rubens Barrichello! Anzi, diciamo proprio che, ogni volta in cui la sento, penso a Rubinho.

domenica 5 aprile 2020

F1 The Golden Days: GP Malesia 2009

In questi giorni in cui avrebbe dovuto esserci la prima edizione del Gran Premio del Vietnam, in assenza di gran premi del Vietnam di cui parlare, andiamo a rievocare che cosa è successo in un'altra location asiatica, laddove a suo tempo si gareggiava in questo periodo dell'anno (almeno nell'occasione di cui andiamo a parlare oggi).
Parliamo del 2009, quella stagione in cui, dal nulla, era uscita la Brawn GP e in cui, quasi dal nulla, sarebbe uscita anche la Redbull, prima e seconda forza di un mondiale che, fino a poche settimane prima, avremmo immaginato con ben altre dinamiche.

GP della Malesia, seconda gara della stagione: in quei giorni faceva tanto discutere la cosiddetta "banda del buco", Brawn GP (piloti Jenson Button e Rubens Barrichello), Toyota (piloti Jarno Trulli e Timo Glock) e Williams (piloti Nico Rosberg e un altro che non ha mai fatto punti nonostante fosse tacciato di avere una vattura con vantaggio irregolare, che mi astengo dal citare per non intaccare la sua immagine, dato che al giorno d'oggi è diventato uno dei giapponesi più importanti del panorama motoristico internazionale). Curiosità: pare che il famoso buco sul fondo fosse stato progettato dalla Super Aguri. Quindi, se non fosse fallita un anno prima, forse i suoi piloti avrebbero potuto anche fare qualche punto, a differenza di Nak-... ehm, facciamo che non ho menzionato nessuno.

La gara è partita quando erano le undici di mattina nel fuso orario dell'Europa centrale, decisione di portare il gran premio a svolgersi in un orario che potesse piacere al pubblico europeo e che non comportasse di dovere gareggiare in notturna, con conseguenti traumi all'arrivo della bolletta della luce.
Purtroppo è stato scelto l'orario più sfavorevole dal punto di vista delle piogge monsoniche, che arrivano puntuali alle 17.00 come l'ora del tè a casa di Damon Hill (non perché io sia certa del fatto che ogni giorno Damon Hill beva il tè a quell'ora, ma perché la sua aria da gentleman inglese lo rilancia come candidato per questa citazione).

La pioggia è arrivata un po' più tardi dell'orario della partenza del gran premio, ha permesso a Button di fare una partenza epocale: anticipando l'imminente ascesa della Redbull ha fatto il Webber della situazione perdendo posizioni a vantaggio dei loschi individui che aveva nei dintorni.
È stato così che, dalla quarta casella della griglia di partenza, Rosberg si è portato in testa... e peraltro davanti a nientemeno che Trulli.
C'era anche la Renault di San Fernando da Enstone nemico giurato di Ron Dennis nei paraggi, ma Alonso è stato il primo a soccombere alla rimonta di Button.

Nel frattempo succedevano cose che andavano oltre l'umana immaginazione: Kimi Raikkonen veniva chiamato ai box per montare gomme da bagnato estremo, mentre la pista era asciutta. Michael Schumacher, che gironzolava per il box affacciato alla finestra con una mano fuori per sentire se piovesse, è stato in seguito velatamente accusato di essere l'autore di quella sciagurata decisione. Non so cosa pensare di quel fatto, anche se ammetto che l'alternativa era fidarsi di Meteofrance, il che poteva avere risultati addirittura peggiori. In ogni caso la scelta di quelle gomme da bagnato estremo, a un certo punto, ha iniziato a pagare: quando si erano logorate al punto tale da essere lisce come delle slick, Raikkonen ha preso a girare like a boss. Peccato che poi sia venuto a piovere davvero.

Avevamo lasciato Rosberg in testa e c'era ancora, è rimasto lì per quindici giri per poi rientrare ai box per il rifornimento, lasciando strada a Trulli. Quest'ultimo c'è rimasto un paio di giri, rientrando a sua volta. I due sono stati superati quindi da Button che ha prolungato il proprio stint (era il 2009, quindi non si usava il termine "overcut") e finalmente si è ripreso la testa della gara... o per meglio dire, si è preso la testa della gara, dato che di giri da leader fino a quel momento non ne aveva fatti.
Nel frattempo la pioggia scombinava le carte in tavola e in BMW Sauber cercavano un modo per recuperare posizioni con le loro vetture... o meglio, con la loro unica vettura ancora in pista, quella di Nick Heidfeld, che persisteva a non cambiare gomme mentre gli altri facevano numerosi pitstop.

Altro pilota che recuperava posizioni era #IsThatGlock, che con gomme intermedie quando gli altri erano sulle heavy rain si trovava nelle giuste condizioni meteo per ritrovarsi coinvolto all'improvviso in un festino brasiliano.
Button, Heidfeld, Glock, questi sarebbero stati i piloti sul podio, al termine di una gara durata solo trentuno giri invece dei previsti cinquantasei.
Al giorno d'oggi viene definita una gara dominata da Button, ma di fatto è stato in testa per la metà dei giri percorsi, segno che, senza nulla togliere al campione del mondo 2009, che nel corso della propria carriera si è dimostrato parecchie volte signore e padrone delle condizioni meteo che cambiano in modo random, abbiamo una nostra personale visione del mondo.

Come siamo arrivati alla bandiera rossa? Essenzialmente ci siamo arrivati perché in breve tempo una lunga serie di piloti iniziavano a finire in aquaplaning. Tra di loro è provato che ci siano finiti Fisichella, Buemi e Vettel, perché risultano ufficialmente ritirati. Siccome la regola impone che un caso di bandiera rossa il risultato venga stilato sulla base del penultimo giro completato, i piloti che hanno avuto lo stesso destino nel corso del trentaduesimo e di quella parte di trentatreesimo che si è svolta, si sono ritrovati decurtati del loro ritiro.

Come da buona tradizione, a quel punto, non è stato optato per andare a casa subito, ma è seguita un'oretta con le vetture ferme sulle griglia (quelle superstiti, almeno) e molti dubbi amletici sul da farsi.
L'unica Ferrari presente sulla griglia era quella di Massa, al momento nono, che attendeva che la gara riprendesse perché davanti a lui in zona punti c'erano almeno due piloti che figuravano, di fatto, ritirati per ragioni random (Rosberg e Barrichello). Aveva un grosso problema, però, infatti si è lanciato in un'accorata protesta a proposito della visiera scura del suo casco, ottimale in condizioni di sole, non tanto in condizioni di bagnato estremo. Via radio, Rob Smedley gli ha risposto con quel celebre "Felipe Baby, stay cool" che ha fatto la storia.
Il suo compagno di squadra, nel frattempo, ritirato ai box per un problema al kers, gustava un Cremino Algida davanti alle telecamere...


mercoledì 28 marzo 2018

A proposito di McLaren...

...il 28 Marzo 2010 Jenson Button vinceva il suo primo gran premio in McLaren, al GP d'Australia, secondo appuntamento stagionale.
Era dal biennio 2009/2010 che il GP d'Australia non veniva vinto per due volte di seguito dallo stesso pilota, a quanto pare, prima che accadesse a Vettel lo scorso weekend.
L'anniversario della prima vittoria di Button in Australia, con la Brawn GP, è imminente: il 28 Marzo 2009, infatti, otteneva la pole position in vista della gara inaugurale che si svolse il 29 Marzo.

giovedì 13 giugno 2013

Riflessioni motoristiche sulla spiaggia...

Proprio ieri ho parlato di una serie pressoché sconosciuta in Italia, ma penso che sia il caso di aggiornare un’altra volta il blog, stavolta per un argomento meno “strettamente” legato ai motori, ma che toccherà il mondo dei motori in un altro senso.
Oggi ho trascorso buona parte della giornata al mare, e in qualche modo anche quella località è legata - come tutto il mondo che ci circonda, d’altronde - alla Formula 1.
Ci sono stata con mia madre, che ieri sera mi ha chiesto se oggi avevo degli impegni e, quando le ho detto di no (vedermi la gara di NASCAR che si è svolta domenica scorsa a Pocono - che si pronuncia Pòcono e non Pocòno come credevo - non era qualcosa di così improrogabile, a meno che nel frattempo non l’abbiano cancellata da Youtube), mi ha chiesto, se c’era bel tempo, se mi andava di andarci (da qui dove stiamo alla località in questione si impiega circa un’ora in macchina).
È dal 2003 che ogni tanto vado in quella località - che per privacy definirò in questa sede “lido di X” - ed è specie nel periodo 2006-2009 che devo andare a cercare per riepilogare certi ricordi... volevo farlo subito dopo cena, ma ero impegnata e quindi l’ho fatto ora.

Partiamo però da una considerazione semplice: nel periodo 2003-2004 si vedevano un sacco di persone con teli da bagno della Ferrari, cappelli della Ferrari, ecc... successivamente sono lentamente spariti, calando progressivamente di anno in anno. Per molto tempo mi ero chiesta il motivo, oggi finalmente ci sono arrivata: nel periodo 2003-2004 la Ferrari era verso la fine di un ciclo ininterrotto di vittorie, e di solito funziona così: meno vittorie, meno fan che vogliono dimostrarsi fan.

Saltiamo al 2006: era il giorno successivo al gran premio d’Italia, giornata strappalacrime perché qualcuno aveva appena annunciato che non avrebbe mai lasciato la Ferrari ma che di gareggiare non ne voleva più sapere.
So che sentendo queste parole vi è parso di sentire qualcuno che si avvicinava dietro di voi per accoltellarvi alle spalle, ma cosa volete farci? I traditori della società ci sono sempre stati e ci saranno per sempre, purtroppo non tutti giocavano solo con le macchinine rosse da bambini e continueranno a giocare con le macchinine rosse anche quando saranno all’ospizio.
Torniamo a noi, ovvero a quel giorno: ero in spiaggia libera e sono passata per andare al bar in mezzo a una fila di ombrelloni di uno stabilimento balneare. C’era un tizio che aveva in mano la Gazzetta dello Sport. In prima pagina c’era una foto di nonno Schumiiii, il che è abbastanza inconsueto dato che di solito per finire in prima pagina sulla Gazzetta bisogna essere calciatori.

Si passa al mese di agosto 2007. È raro per me andare al mare nel weekend, ma quella volta era sabato e c’erano le qualifiche del gran premio d’Ungheria. La mia amica E., che all’epoca seguiva la Formula 1 perché era talmente esasperata dal fatto che gliene parlassi da anni che aveva deciso di guardarci una volta e da quella volta aveva provato un colpo di fulmine motoristico per Kimi Raikkonen, mi teneva aggiornata su come stavano andando le qualifiche via SMS, all’epoca avevamo entrambe la Summer Card (o come si chiamava) della Vodafone.
Fu un giorno di grandi domande per me e di dubbi che mi tormentavano. In particolare uno di questi era: ma è stato Alonso a rallentare Hamilton o è stato Hamilton a rallentare Alonso? Credo che nessuno, nemmeno Hamilton e Alonso, sappiano dare una risposta.
Per la cronaca, il giorno dopo a casa di mia nonna a pranzo i miei zii si misero a guardare il “telegiornale” su Italia 1, dove ci furono ben due servizi in proposito. Meglio che non dica nulla su quei servizi, perché ho la vaga impressione che, dopo quanto hanno detto quel giorno, dal 30 settembre 2009 in poi abbiano mostrato di non possedere la dote della coerenza.

Tre(?) settimane più tardi le cose sono andate peggio. La Summer Card era scaduta e non mi andava di tartassare E. facendole domande sulle qualifiche del gran premio di Turchia. Ebbi una brillante idea: andare a cercare uno stabilimento balneare in cui ci fosse una TV accesa, perché doveva esserci. U.U Risultato: due o tre chilometri di spiaggia percorsi. Numero di televisori accesi: uno. Programma su cui era sintonizzato: documentario di “Linea verde”. #MomentiDaEpicFail.
Passai tutto il resto del pomeriggio a cercare un posto in cui ci fosse una radio che trasmetteva un notiziario. Quando intorno alle 16.20 sentii la notizia della pole position di Massa, non stavo in me dalla gioia. Considerando la lunga ricerca di un’informazione sul gran premio, perfino sentire di una pole position di Montoya (non correva più in Formula 1, ma facciamo finta che fosse così) mi avrebbe fatta sentire al settimo cielo.

Per quanto riguarda l’estate del 2008, ricordo le innumerevoli volte in cui ho sorseggiato lentamente granite al limone per avere il tempo di sfogliarmi i giornali che trovavo al bar. Sì, in spiaggia andavo al bar solo per leggere gli articoli di Formula 1 sulla Gazzetta dello Sport, e se non trovavo la Gazzetta al bar non ci andavo neanche.
Al giorno d’oggi mi sento inorridita dall’avere sfogliato quei giornali, ma quella era ancora l’epoca in cui pensavo “sono di parte, ma almeno sono coerenti e dicono sempre le stesse cose”. Non avevo mai pensato seriamente al fatto di vedere un giorno Alonso in Ferrari (o meglio, credevo che sarebbe successo, ma in quello che vedevo come un futuro ancora lontano - prima del quale speravo che capitassero anche certi eventi che non sono mai successi - e non mi ponevo domande su cosa sarebbe successo dopo) e Schumacher in Mercedes, anche perché Schumacher era ritirato e perché all’epoca c’era solo la Honda sulla quale Button e Barrichello inseguivano il miraggio di finire a punti.

Domenica di maggio di un anno in cui a maggio non si andava più in giro col piumino già da tempo: era il 2009 e i miei genitori decisero che non sarebbe stata una brutta idea andare al mare una domenica. Peccato che ci fosse il gran premio di Spagna.
Me lo guardai per buona parte nello stabilimento balneare in cui andavo a leggere la Gazzetta l’anno precedente. C’erano alcuni anziani in stato di pseudo-depressione perché Raikkonen s’era ritirato per un problema al kers e a Massa non avevano messo abbastanza benzina per arrivare alla fine e altri anziani che per sfuggire allo stato di pseudo-depressione una volta che si erano accorti che la Ferrari non avrebbe cavato un ragno dal buco si erano provvidenzialmente allontanati dal televisore per occuparsi di partite a briscola o chiacchiere varie.
Tra l’altro tutto ciò che interessava a questa gente era solo ed esclusivamente la posizione in cui Massa avrebbe concluso la gara, di chi avrebbe vinto se ne sbattevano altamente. Poi era il 2009, l’anno in cui la Brawn GP coi diffusori e la Redbull disegnata a mano andavano più veloci di tutti, e dubito fortemente che quella gente conoscesse dell’esistenza della Brawn GP, della Redbull e dei loro piloti, con l’eccezione di Rubinho per la Brawn GP, perché Rubinho aveva guidato la Ferrari e correva in F1 già da diverse ere geologiche.
Tra l’altro, quando sentii, per voce di Mazzoni, che al pit-stop di Massa non gli avevano messo abbastanza benzina, mi sfuggì di pronunciare a voce alta abbastanza da essere udita da chi mi era seduto di fianco: “certo che è stato proprio sfigato”.
Da sfiga = sfortuna, facendo 2+2 deriva che sfigato = sfortunato.
Tra l’altro E. sarebbe stata d’accordo con me, secondo lei Feliiii attira la sfiga lontano un miglio.
Quei tipi, però, evidentemente avevano interpretato il termine “sfigato” sotto un’accezione diversa e fui costretta, nei minuti che seguirono, a difendermi dall’accusa di avere commesso il tremendo reato di potenziale insulto nei confronti di un pilota della Ferrari, con l’aggravante che era l’unico pilota Ferrari rimasto in pista in quel momento.

A luglio di quell’anno, poi, tornai al mare il giorno dopo (o un paio di giorni dopo) il gran premio di Germania. Andai al bar a leggere la Gazzetta dello Sport. C’era un articolo che sosteneva che sul podio al posto di Massa che era finito terzo doveva salirci il kers. Quella sì che era un’epoca diversa: se al giorno d’oggi un pilota della Ferrari arrivasse terzo dietro alle Redbull, com’era accaduto quel giorno (dato che era luglio, se avete seguito con attenzione le telecronache di Mazzoni in questi anni saprete sicuramente chi era stato il vincitore tra i due), non solo nessuno insinuerebbe che il merito non è suo ma solo ed esclusivamente del kers, ma anzi, credo che qualcun altro si prenderebbe critiche maggiori! :D
È stata una delle ultime volte in cui sono stata interessata a vedere come la Gazzetta avesse commentato un gran premio. Visto l’imminente passaggio di Alonso in Ferrari, di lì a poco mi sarei accorta di quanto la coerenza non fosse il loro forte.

Come omaggio alla Gazzetta, vorrei concludere questo articolo con “chi sale” e “chi scende”. #ParodiaTime!
Dunque, sale sicuramente Alonso, perché sebbene non c’entrasse nulla, di fatto, con i miei ricordi, eccetto il fatto del 2007, è stato citato più di una volta. Scende ovviamente Hamilton. Perché? Perché è Hamilton, e questo basta a farlo scendere. U.U

Va beh, gente, io vi abbandono con un dubbio esistenziale: quanto tempo passerà prima che Mazzoni  ripeta per la milionesima volta che Vettel non ha mai vinto una gara a luglio?


mercoledì 28 marzo 2012

Ecco come la Brawn GP ha cambiato il corso degli eventi

Sembra una banalità, a dirlo ora, eppure è così. Lo scorso weekend, nel corso del commento al gran premio della Malesia, mi è venuto questo dubbio e ho iniziato a chiedermi: ma se una volta che la Honda aveva chiuso i battenti il team non fosse passato alla proprietà di Ross Brawn e se non avesse parte al campionato 2009, come sarebbe cambiata la carriera di Jenson Button?
Quel dubbio ha sollevato profonde riflessioni e mi sono accorta di una cosa a cui non avevo mai fatto caso: se la Brawn GP non ci fosse mai stata, non sarebbe cambiata radicalmente soltanto la carriera di Button, ma anche quella di numerosi altri piloti (e anche di certi team). Sembra assurdo, a pensarci così, ci si chiede “ma com’è possibile?”... Eppure lo è, e seppure io non sia una grande amante delle realtà alternative, non posso fare a meno di notare che certe cose che non sono mai accadute avrebbero potuto succedere, così come tante altre che sono capitate si sarebbero verificate difficilmente se al via della stagione 2009 ci fossero stati soltanto nove team e quello assente fosse stata la Brawn GP – cosa tutt’altro che impossibile, se la Honda si fosse limitata ad abbandonare la Formula 1 allo stesso modo in cui l’ha fatto la Toyota un anno dopo.

Cambiamento numero 1: Jenson Button, quale futuro per lui?
Partiamo dalle ovvietà: se la Honda si fosse semplicemente ritirata, anziché trasformarsi in Brawn GP, non sarebbe diventato campione del mondo, questa è la conclusione più ovvia. Ma ce ne sono altre due, di cui la prima, immancabilmente, è che nel 2009 sarebbe rimasto a piedi. Nel 2010 forse sarebbe rientrato in Formula 1, ma dal momento che si è conquistato un posto in un top team grazie al risultato del 2009, difficilmente sarebbe stato al volante di una McLaren. Questo gli avrebbe probabilmente precluso la possibilità, almeno nel giro di pochi anni, di vincere quei potenziali altri titoli che potrebbe ottenere.

Cambiamento numero 2: la fine della carriera di Barrichello
Se per Button, all’epoca nemmeno trentenne, le possibilità di rientrare in Formula 1 erano comunque abbastanza concrete, che ne sarebbe stato del caro vecchio Rubens? Aveva trentasette anni nel 2009, ne avrebbe compiuti trentotto l’anno successivo e, seppure non decrepito, avrebbe comunque avuto difficoltà a rientrare. Bisogna tenere conto, inoltre, che prima della Brawn GP la sua carriera sembrava ormai volgere verso il termine e che, se ha avuto un posto in Williams per la stagione successiva, molto probabilmente ciò è dovuto ai risultati ottenuti nell’anno alla Brawn.
Quindi, nel 2010, chi avrebbe trovato un posto in Williams? Magari lo stesso Button (che peraltro alla Williams esordì nel 2000), oppure uno dei piloti che invece sono finiti ai nuovi team. Di conseguenza anche la carriera di un altro pilota (senza identità precisa) avrebbe potenzialmente potuto essere diversa.

Cambiamento numero 3: niente Brawn GP, niente Mercedes
La Mercedes è entrata nel 2010, dopo avere acquistato la Brawn GP. Questo significa che se la Brawn GP non ci fosse stata, la Mercedes non sarebbe entrata come team indipendente. Questo ipotizza delle sottoconseguenze che, per la loro rilevanza, andranno trattate nei due punti successivi. Inoltre, possibilità concreta, se non si fosse resa indipendente, probabilmente non avrebbe interrotto la propria partnership con la McLaren.

Cambiamento numero 4: niente Mercedes = niente rientro per Schumacher?
È difficile immaginare come, senza la Mercedes sulla griglia di partenza della stagione 2010, Schumacher avrebbe potuto rientrare in Formula 1.
Inoltre non dimentichiamoci che il suo rientro, in linea teorica, avrebbe essere dovuto nel 2009 in Ferrari, per sostituire Massa dopo l’infortunio; e che quindi sarà limitato dalle considerazioni fatte al successivo punto numero 10.

Cambiamento numero 5: niente Mercedes = Rosberg in McLaren?
Personalmente mi pare la soluzione più probabile. La Mercedes aveva messo gli occhi addosso a Nico, si vociferava già da parecchio tempo. Se la Mercedes non fosse esistita come team e se la McLaren non avesse ingaggiato Button (cosa che ho data per scontata al precedente punto numero 1) molto probabilmente sarebbe stato proprio lui a prendere il posto di Kovalainen, che con tutta probabilità sarebbe stato ugualmente messo a piedi alla fine dell’anno.

Cambiamento numero 6: Vettel o Webber campione del mondo?
La seconda forza del mondiale era palesemente la Redbull, che ad un certo punto nella stagione sembrava anche messa meglio (non in classifica) della Brawn GP. È quindi decisamente probabile che uno dei due piloti della Redbull avrebbe vinto il mondiale. A fine stagione fu Vettel ad essere davanti – e non di pochissimo – a Webber in classifica, ma non possiamo escludere che, se ci fosse stata la concreta possibilità di vincere il titolo, sia l’uno sia l’altro avrebbero potuto evitare di sprecare parecchi risultati...
La conseguenza sarebbe quindi o che Vettel avrebbe vinto tre titoli, al giorno d’oggi, oppure che Webber ne avrebbe vinto uno. A mio vedere la prima delle due opzioni è più probabile, ma non posso escludere matematicamente l’altra.

Cambiamento numero 7: la carriera di Glock
Una volta chiusi i battenti la Toyota, per Glock non ci sarebbe stato altro che una carretta come la Virgin anche se avesse avuto una vittoria a proprio carico? Non dimentichiamoci che nel 2010 ci sarebbe stato un posto vacante in McLaren (nonostante l’abbia decretato molto probabile al punto 5, non abbiamo la certezza che ci sarebbe andato Rosberg) e che la Mercedes avrebbe puntato a metterci un pilota tedesco – cosa di cui, almeno, si vociferava da anni...
Questo non lo sapremo mai, ma essendo arrivato terzo, dietro ai due piloti della Brawn GP, nel gran premio d’Australia, sarebbe probabilmente stato il vincitore se i due piloti in questione non avessero gareggiato. E dal gran premio d’Australia si passa al gran premio di Malesia...

Cambiamento numero 8: quello che sarebbe stato il momento più eclatante di sempre
Glock non sarebbe stato l’unico pilota a vincere un gran premio, senza la Brawn GP. Nella successiva gara, in Malesia (quella di “Felipe baby stay cool” pronunciato da Rob Smedley e del Magnum mangiato da Raikkonen dopo il ritiro), Button vinse dopo la bandiera rossa e l’impossibilità di riprendere per via della pioggia torrenziale. Se lui non ci fosse stato, la vittoria sarebbe andata al secondo classificato, che automaticamente sarebbe stato primo. Non ci sarebbe nulla di sconvolgente in tutto ciò, se in seconda posizione non fosse arrivato Nick Heidfeld. Ebbene sì, senza la Brawn GP, l’impossibile sarebbe accaduto: Heidfeld vincitore di un gran premio!
Sempre relativamente alla vittoria conquistata, forse avrebbe potuto influire in qualche modo sul suo futuro. Anche questo, però, non lo sapremo mai.

Cambiamento numero 9: doppietta Ferrari a Montecarlo
I primi quattro classificati, al gran premio di Monaco, furono Button, Barrichello, Raikkonen e Massa. Senza le due Brawn GP, le Ferrari avrebbero conquistato una doppietta, che avrebbe interrotto gli anni di assenza dal gradino più alto del podio tra “le anguste stradine del principato” [CIT. Gianfranco Mazzoni]. Anche questo sarebbe stato un risultato piuttosto storico.

Cambiamento numero 10: il momento che ha cambiato la storia di quattro piloti
Siamo giunti a un ulteriore cambiamento che si sarebbe verificato in assenza della Brawn GP, che ha avuto conseguenze relative a diversi piloti e probabilmente anche alla classifica generale.
Vista l’impossibilità che una monoposto non presente in pista si lasci dei detriti dietro, l’incidente di Felipe Massa e il relativo infortunio al gran premio d’Ungheria non ci sarebbero stati. Visto il notevole gap di prestazioni prima dell’incidente e dopo, la sua storia personale come pilota sarebbe molto probabilmente stata diversa. Ma non solo la sua.

Cambiamento numero 11: il mancato rientro di Luca Badoer
Senza l’infortunio di Massa, vedo molto difficile trovare un motivo plausibile per cui Badoer avrebbe dovuto prendere il suo posto. Di conseguenza, chiaramente, il suo rientro in gara dopo dieci anni, si sarebbe difficilmente verificato. Non sono convinta che per lui sarebbe stato un male...

Cambiamento numero 12: Fisichella resta in Force India, Liuzzi non torna
Sempre dal cambiamento numero 10 scaturisce un ulteriore stravolgimento: con Massa al suo posto in Ferrari, continuo a trovare difficile vedere un motivo plausibile per cui la Ferrari avrebbe dovuto ingaggiare Fisichella. Anche in questo caso, visto l’ultimo risultato che ha fatto vedere in Force India, non sono sicura che per lui sarebbe stato un male.
Con Fisichella in Force India, anche per Liuzzi non ci sarebbe stato un rientro, almeno per la stagione 2009. È difficile dire chi dei due avrebbe avuto un volante nel 2010 e, a dirla tutta, dal momento che la posizione finanziaria della Force India migliorò con la cessione di Fisichella alla Ferrari (in cambio di debiti non saldati risalenti a quando la Ferrari forniva motori al team indiano) non è chiaro quale sarebbe stato in futuro della Force India altrimenti.

Cambiamento numero 13: secondo posto in classifica costruttori per la Ferrari
Di questo non vi è la certezza matematica, ma senza la Brawn GP, l’ordine in classifica sarebbe stato probabilmente 1) Redbull, 2) Ferrari, 3) McLaren. È vero, la McLaren a conti fatti ebbe un punto in più della Ferrari e si piazzò terza dietro Brawn e Redbull, ma dobbiamo tenere conto che, dall’Ungheria in poi, la Ferrari poté contare sui punti ottenuti da un solo pilota (Badoer e Fisichella non fecero alcun punto). Di conseguenza, se prendiamo per scontato il punto 10, ovvero che Massa avrebbe terminato la stagione, è ragionevole pensare che le sue prestazioni sarebbero state in linea con quelle che aveva ottenuto nella prima parte della stagione (o perlomeno avrebbe molto probabilmente ottenuto almeno quei due punti che servivano per stare davanti alla McLaren).

Cambiamento numero 14: vittoria Ferrari a Monza, con Sutil sul podio
Raikkonen e Sutil arrivarono terzo e quarto a Monza, dietro a Barrichello e a Button. Questo significa che, in assenza della Brawn GP, Raikkonen avrebbe vinto e Sutil sarebbe arrivato sul podio.

Cambiamento numero 15: sempre a proposito di Sutil...
A proposito di Sutil, c’è un altro cambiamento che avrebbe potuto esserci, in alternativa al punto 5: avrebbe potuto essere proprio lui a prendere il posto di Kovalainen in McLaren alla fine della stagione. E, a conti fatti, sia il punto 5 sia il punto 15, avrebbero potuto potenzialmente produrre degli ulteriori effetti, riassunti al successivo punto.

Cambiamento numero 16: niente compagno di squadra campione del mondo per Hamilton
Ce ne siamo accorti nel corso della stagione 2011, di come la presenza di un compagno di squadra che si è dimostrato al suo livello abbia avuto effetti sui risultati di Hamilton. Il dubbio è: cosa sarebbe accaduto, se al posto di Button, che non sarebbe né diventato campione del mondo né probabilmente passato alla McLaren, Hamilton si fosse ritrovato come compagno di squadra un pilota come Rosberg o Sutil? Ho l’impressione che sarebbe stato leader incontrastato della McLaren, cosa che ultimamente ha dimostrato di non essere.

È strano come la presenza o assenza di un team possa arrivare a stravolgere, di fatto, quello che sarebbe stato il presente, eppure è così. Mi è chiara l’inutilità di tutte queste osservazioni, il passato è già stato scritto e nulla ci dirà se sarebbero mai potute accadere tutte queste cose, ma... ecco, mi sono ritrovata a pensare a quante cose avrebbero potuto cambiare (e c’è il rischio notevole che me ne siano sfuggite altre) e ho realizzato che è difficile dire se la Brawn GP sia stata un bene o un male per la Formula 1. Il dato di fatto più lampante è che, dalla sua assenza, c’è chi avrebbe avuto conseguenze positive, chi ne avrebbe avute di negative e chi è difficile stimare se ne abbia avuto vantaggi o svantaggi.

Grazie per la lettura, se siete arrivati fino a qui. *-*