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lunedì 4 gennaio 2021

Piloti sottovalutati random: campioni ignorati, midfielder snobbati e false chicane mobili

Da una domanda ricevuta in privato alla richiesta di ispirazione, in questo post ho deciso di stilare una lista di quelli che, a mio parere, sono i piloti più sottovalutati della storia della F1. Non deve essere considerata una lista esaustiva, né una classifica, ma limitarsi ad elencare piloti o situazioni in cui l'essere sottovalutato salta all'occhio.
Quindi buona lettura e grazie mille a G.S. che mi ha posto questo Ask Milly Sunshine, che saluto con queste testuali parole: si stava meglio quando c'era Alan Jones! E ora li immagino, i lettori, mentre si guardano intorno con aria smarrita, chiedendosi dove abbiano letto il nome di Alan Jones. Perché non possono averlo letto sull'albo d'oro della Formula 1, no, è totalmente impossibile!

Un grande classico, tutti i piloti che hanno vinto il titolo prima di Senna, con le sole eccezioni di Lauda e Fangio: questo non significa che tutti i campioni del mondo degli anni '50, '60, '70 e prima parte degli anni '80 siano degni della stessa identica considerazione, ma è sistematico come quando si tratta di stilare liste dei migliori piloti di sempre, la maggior parte di quelli di una generazione antecedente alla seconda metà degli anni '80 vengano tagliati fuori, senza mai essere citati, salvo momenti in cui arriva il fenomeno di turno che intende sfoggiare una grande cultura. Tra i grandi esclusi dalle liste dei migliori piloti di sempre si segnala anche gente tipo Clark, uno che ha delle statistiche niente male.

Un grande concentrato di falsi miti, Luca Badoer: sembrerà strano formulare questo pensiero, ma ricordiamoci che spesso e volentieri questo pilota viene citato nella lista dei peggiori piloti di sempre. Costui viene sistematicamente giudicato sulla base di due fattori: 1) il suo sventurato ritorno con la Ferrari al posto di Massa, 2) il fatto che non abbia mai ottenuto punti in carriera. Il suo ritorno, avvenuto in una F1 ben diversa da quella nella quale aveva gareggiato dieci o quindici anni prima, viene spesso considerato senza tenere conto di questo contesto. I punti non conquistati sono frutto del vecchio sistema di punteggio pre-2003: con il sistema di punteggio post-2009, avrebbe ottenuto oltre venti punti, roba non proprio da poco per una carriera spesa tra Scuderia Italia e Forti, per poi fare il salto di qualità approdando alla Minardi.

Un pilota poco tranquillo, ma spesso valutato per peggiore di quello che era effettivamente, Andrea De Cesaris: di lui si fa un gran parlare degli incidenti e dei tanti ritiri consecutivi, ma viene costantemente dipinto nel modo più negativo attribuendogli anche fatti non di sua responsabilità. La lunga sfilza di ritiri consecutivi è infatti avvenuta quando era al volante di una vettura estremamente inaffidabile. Sulla guida poco tranquilla non c'è ombra di dubbio, ma gli episodi negativi della sua carriera vengono messi in risalto molto più di quelli positivi e non si considerano mai come si dovrebbe le sfortune che ha avuto (ben più di una volta è stato costretto al ritiro per problemi tecnici mentre era in zona podio o addirittura in testa). Murray Walker lo definì come il pilota che aveva vinto più gare di tutti pur senza vincerne nemmeno una. Era una gaffe, ma ripensandoci al giorno d'oggi sembra anche una bellissima metafora.

Non veramente sottovalutato, ma Rubens Barrichello ha il suo perché: i suoi risultati non è che vengano sminuiti e spesso i suoi meriti sono riconosciuti, tuttavia c'è un atteggiamento che tende un po' a sminuirlo seppure non parlando direttamente contro di lui. Ogni volta in cui un pilota di un top team si dimostra di minore spessore rispetto al suo compagno di squadra ecco che immediatamente viene etichettato "come Barrichello". La conseguenza è poi che spesso i sostenitori del suddetto pilota paragonato a Barrichello, nel tentativo di difendere il loro idolo, contribuiscono ulteriormente a sminuire Barrichello nel tentativo di affermare che il loro amato pilota è superiore all'ex ferrarista.

Molto generica come definizione, ma aggiungerei la maggior parte dei piloti paganti che hanno gareggiato in F1 per due o tre stagioni negli anni 2010: la maggioranza sono arrivati in F1 con un curriculum almeno rispettabile seppure spesso non troppo esaltante e, ai giorni nostri, non avrebbero avuto eccessive difficoltà a ottenere i punti superlicenza per accedere alla massima serie. Seppure molti di loro non siano stati particolarmente entusiasmanti, nessuno di loro ha mai avuto performance scandalose tanto quanto certe loro controparti dei decenni precedenti. Alcuni di loro, inoltre, hanno avuto almeno occasionalmente qualche piccolo exploit in cui ci sono apparsi piloti migliori di come li dipingevamo.

Ciliegina sulla torta, Roberto Moreno: pilota ignorato dai più, ha ottenuto, passando inosservato, forse una delle performance più strabilianti della Formula 1 degli anni '90 per tanto è sconvolgente. Anzi, due delle performance più strabilianti: la prima è stata prequalificarsi al volante di un'Andrea Moda, la seconda, dopo essersi prequalificato, riuscire anche a qualificarsi, risultato che lui stesso ha definito in passato come l'apice della sua carriera, nonostante quando correva per la Benetton sia riuscito anche a salire una volta sul podio. Essere al volante di una simile auto ed essere riuscito ad andare almeno una volta in griglia è una performance che meriterebbe molto più rispetto e considerazione, ma che viene tendenzialmente ignorata.

Considerazione finale: ci sono piloti che pur non rientrando propriamente nella classifica, meritano una menzione. Sono quelli con "storie anomale", ovvero quelli che per forza di cose vengono valutati più per i risultati in sé che contestualizzando la loro storia personale. A titolo di esempio: fino a che punto il fatto di essere stato in cura per un tumore negli anni finali di F1 ha condizionato la carriera di Ukyo Katayama? Fino a che punto il fatto di avere iniziato a competere agonisticamente sui kart solo a vent'anni ha condizionato la carriera di Bruno Senna? ...e così di seguito si potrebbe spaziare per casi che non mi vengono in mente, ma senza ombra di dubbio ci sono vari altri piloti che vengono giudicati senza contesto.

lunedì 13 agosto 2018

Teorie del complotto?

Nell'ambito dell'#AskSunshineBlog, ho ricevuto la seguente domanda da parte di Great Saiyaman:
Hai mai creduto in alcune teorie del complotto legate al mondo dei motori (non solo F1, ma anche altre categorie)? Credi ancora ad esse? Se sì, per quali ragioni?

Prima di tutto credo che sia opportuno definire, prima di rispondere, che cosa NON faccio rientrare nelle teorie del complotto: tutti i casi in cui piloti o team negano le loro responsabilità in qualche azione per pararsi il cu*o, come in caso di responsabilità in un incidente, di messa in atto di un ordine di scuderia o di qualche genere di favoritismo nei confronti della prima guida. Questi per me non sono complotti, ma eventi di routine, per me le teorie del complotto sono quelle ad un livello più elevato.
Allo stesso modo non ritengo un complotto il modificare il regolamento da una certa stagione in poi per cercare di avere un maggior numero di team in competizione per il mondiale.

La mia risposta è che, tendenzialmente, tendo a non credere nelle teorie del complotto più comuni, in quanto a mio parere è moooolto più probabile che la versione ufficiale sia quella più credibile e che, in certi casi, l'errore umano sia molto più frequente di quanto si tenda a pensare.
Per intenderci, c'è una tendenza a vedere sabotaggi ogni volta in cui in un top-team c'è un guasto, quando la realtà dei fatti è che è molto più improbabile che non ci siano MAI problemi tecnici, piuttosto che qualche episodio sporadico (e, in caso di certi motori, magari anche più frequente). Allo stesso modo, si urla spesso allo scandalo in caso di penalità, nonostante questa sia spesso lasciata alla valutazione personale dei commissari, che in genere cambiano da gran premio a gran premio.
Oppure, in caso di piloti che saltano un gran premio o due a causa di infortuni, ogni tanto escono teorie del complotto a proposito di "finti" problemi di salute, quando tecnicamente potrebbe bastare qualche indisposizione anche di lieve entità affinché un pilota venga fermato dai medici per motivi precauzionali.
In genere ho la tendenza ad essere abbastanza razionale, quando si tratta di Formula 1 o di altri campionati, quindi tendo a scartare le teorie del complotto che si contrappongono a teorie più sensate. A titolo di esempio, quando Hamilton si accorse in extremis di Raikkonen e di Kubica fermi al semaforo in pitlane e si gettò dalla parte di Raikkonen invece che da quella di Kubica, non sottovaluterei che buona parte della decisione dipendesse dalla necessità di evitare di falciare i quattro commissari che si trovavano dalla stessa parte della vettura di Kubica. Anche ammettendo che il pilota non fosse in buona fede, ho l'impressione che, quando si tratta di prendere una decisione in uno o due secondi, sia più facile dare ascolto all'istinto di conservazione che mettersi a calcolare chi abbia più probabilità di vincere il mondiale (peraltro non è neanche detto che, in una situazione del genere, un pilota abbia la certezza matematica di chi si trova davanti).

Ogni tanto mi è capitato, specie in passato, di credere in qualche teoria del complotto, ma più che altro per sentito dire o perché non ero abbastanza informata in proposito. Ricordo che all'epoca della gomma smarrita di Irvine in molti dicevano che la Ferrari gli aveva fatto perdere il titolo di proposito in quel modo e ci credevo, perché la spiegazione "Irvine è una seconda guida, quindi la Ferrari non vuole che vinca il titolo" mi convinceva. Al giorno d'oggi, con un po' di logica, mi convince molto meno, e quell'episodio in sé mi sembra anche poco determinante sul risultato finale, in quanto non mi risulta che Irvine fosse in una posizione tale da portare a casa chissà quale risultato, quel giorno. Inoltre, prima del GP d'Europa, era già accaduto che a Irvine fosse ceduta la leadership di una gara da Salo, il che non significa esattamente che il team non avesse già dimostrato di fare qualcosa di concreto per vincere il titolo.
Inoltre, guardando le gare con maggiore attenzione, nel corso degli anni mi sono accorta che errori del genere sono meno rari di quanto pensassi all'epoca, anche in situazioni in cui c'è tutto da rimetterci, ovvero in caso di team per cui fare punti è fondamentale per i big money della classifica costruttori. In un momento di particolare concitazione un pitstop può andare male e il fatto che il pilota a cui succede sia visto come "meno importante" può contribuire in parte, ma appunto perché se sbagli quando c'è un pilota "meno importante" corri il rischio di diventare una meme, più che di essere totalmente stroncato.

Pensavo anche che al GP degli Stati Uniti del 2002 il sorpasso di Barrichello su Schumacher sulla linea del traguardo avesse una spiegazione diversa da quella ufficiale, ma la realtà è che pare non esserci una spiegazione ufficiale, il che può lasciare una libera interpretazione su quello che è successo.
Al giorno d'oggi secondo me la cosa più plausibile è che Schumacher abbia confuso la linea prima di quella del traguardo con la linea del traguardo e che poi non l'abbia detto esplicitamente per non fare una figura di m*rda, oppure che fosse effettivamente un tentativo, tanto ormai il mondiale era già stato assegnato, di chiudere la gara con il minore gap possibile tra primo e secondo classificato. In ogni caso, se anche in realtà Schumacher e Barrichello avessero pianificato di proposito, prima della gara e all'insaputa del team, di giocarsi la vittoria all'ultima curva così, per sfizio, e poi abbiano negato di averlo fatto, non la considererei una cosa così "grave" da meritarsi teorie del complotto in proposito... anzi, in un contesto in cui, anche a titolo già assegnato, Barrichello non poteva lottare alla pari con Schumacher quando Schumacher era davanti perché doveva fare la figura del co***one e Schumacher non poteva lottare alla pari con Barrichello quando Barrichello era davanti perché altrimenti sarebbe sembrato un "sopruso", ma dovevano starsene buoni uno dietro all'altro sempre e comunque (quando peraltro dubito che avrebbero fatto dei danni), probabilmente la troverei una cosa stupenda, dato che avendo visto situazioni a mio parere più intriganti la mia unica deduzione è che, se fossero stati liberi di lottare alla pari almeno dopo l'assegnazione del titolo, probabilmente avremmo visto gare più interessanti (probabilmente la situazione sarebbe andata a favore più di MSC di quanto già non sia andata nella realtà, ma in ogni caso nulla toglie che potessimo toglierci lo sfizio di vedere duelli duraturi per la prima posizione senza dovere attendere il GP del Bahrein 2014).

Infine un'ultima teoria del complotto che come idea mi è sempre sembrata stimolante e da un certo punto di vista anche plausibile (ma non per questo la ritengo vera, per motivi che spiegherò presto) è che la McLaren abbia perso di proposito il titolo nel 2007, perché costretta a farlo oppure per evitare polemiche ulteriori dovute alla spy-story: in fin dei conti la teoria del complotto secondo cui la McLaren non sia stata squalificata per il bene dello spettacolo ma che le sia stato impedito di lottare per il titolo nel vero senso del termine ha sempre stuzzicato la mia immaginazione ancora prima che scoprissi che c'era davvero chi proponeva questa teoria del complotto.
Questa teoria spiegherebbe la debacle nelle ultime gare stagionali, tuttavia il modo in cui la McLaren ha buttato punti al vento negli ultimi gran premi della stagione non mi sembrano compatibili con il volere perdere il titolo di proposito. Non ritengo possibile in nessuna misura che l'incidente di Alonso in Giappone sia avvenuto di proposito, ritengo molto improbabile che quanto successo a Hamilton in Cina fosse qualcosa di diverso dal volere tentare di vincere a tutti i costi anche la gara oltre che il titolo, mentre il problema al cambio di Hamilton in Brasile... in una stagione in cui non ci sono MAI stati problemi tecnici, mi sembra verosimile che una volta succeda. Se un problema analogo fosse capitato qualche gran premio prima, nessuno ci avrebbe nemmeno dato peso. Darei molto più peso a questa spiegazione se per tre gare di seguito ci fossero stati problemi tecnici, invece che incidenti in due gare e un problema tecnico nell'ultima.
Inoltre l'assegnazione del titolo è stata dovuta anche a fattori sui quali nessuno dei contendenti al titolo aveva influenza diretta, ovvero il risultato di altri piloti che, in quelle occasioni, si sono trovati momentaneamente in posizioni di rilievo. Se Webber e Vettel non avessero avuto l'incidente del GP del Giappone, Raikkonen sarebbe stato a malapena in lotta per il mondiale dopo quello stesso gran premio. Se la gang del "carburante irregolare" in Brasile avesse combinato casini, mentre si sorpassavano a vicenda, e uno o due di loro fossero finiti fuori gioco, Hamilton avrebbe vinto il mondiale. Se si voleva simulare un problema tecnico per impedirgli di vincere, tanto valeva un problema che lo mettesse direttamente out.
In sintesi, potrei credere che la McLaren abbia, più o meno volutamente, buttato alle ortiche un mondiale già vinto, e forse sotto sotto un po' ci credo ancora, ma dal punto di vista razionale, la versione dei fatti ufficiale, ovvero che hanno commesso degli errori irreparabili quando era troppo tardi per commettere errori, sia decisamente più plausibile.

In generale ho l'impressione che una delle ragioni per cui esistono le teorie del complotto sul motorsport (che curiosamente sembrano esistere solo per le serie motoristiche più mainstream come la Formula 1) sia che quando non accettiamo un risultato tendiamo a farci molti più film mentali di quando non lo accettiamo (guarda caso, ci sono molte più teorie del complotto basate su vittorie falsate o su mondiali falsati che su altre cose, come ad esempio fallimenti di squadra di basso livello), come dimostra il fatto che, al di fuori dell'Italia, una delle teorie del complotto che va per la maggiore è che sia stato concesso alla Williams di utilizzare in un gran premio su una delle sue vetture qualche tipo di filtro magico (gomme o carburante molto più performanti che quelli utilizzati da tutte le altre vetture) che avrebbe fatto sì che la vittoria fosse assicurata. Le ragioni per cui ciò sarebbe stato fatto sono, secondo questa teoria del complotto, da cercare tra le seguenti:
1) obbligo da parte del presidente del Venezuela di far vincere un gran premio a Maldonado;
2) festeggiamento del settantesimo compleanno di Frank Williams;
3) strategia di marketing per attirare l'attenzione sulla Formula 1 suscitando clamore mediatico.
Al di là del fatto che la teoria del filtro magico che assicura la vittoria fa acqua da tutte le parti (anche per le circostanze in cui la vittoria è avvenuta, peraltro), anche le spiegazioni proposte mi sembrano una più folle dell'altra. La prima: che ruolo aveva il presidente del Venezuela nella Formula 1? nessuno, che io sappia, né si è mai parlato di organizzare un gran premio in Venezuela. La seconda: a parte che è la cosa più ridicola che abbia mai letto, il compleanno di Frank Williams è avvenuto due gran premi prima. La terza: se fosse vera, cioè se fosse vero che ci fosse un "filtro magico" per far vincere una gara a scelta a uno dei piloti Williams a caso per suscitare clamore mediatico, non vedo per quale motivo far vincere a Maldonado il GP di Spagna. Bastava aspettare due settimane e usare il filtro magico per far vincere a Bruno Senna il GP di Montecarlo. Quella è una cosa che, dal punto di vista del marketing, avrebbe generato clamore mediatico, invece di generare delle meme.
In sintesi: in genere non credo nelle teorie del complotto sul motorsport perché, anche quando ci sono alcune argomentazioni convincenti, tendono ad esserci molti plot-hole dal punto di vista della logica.
 

domenica 12 agosto 2018

La Formula E può spodestare la Formula 1?

Alla ricerca di spunti per il blog ho proposto un #Ask sul forum che frequento e questa è la prima domanda alla quale ho risposto:
Pensi che la Formula E possa seriamente diventare il campionato più seguito e blasonato del Motorsport, "spodestando" la Formula 1? E se sì, tra quanti anni più o meno? (domanda di Gio Van Carpentier 24°)

Non penso che la Formula E possa diventare il campionato più importante e seguito del motorsport e ogni volta in cui sento qualcuno dire che la carriera di Buemi è stata stroncata nel 2011 e da allora non ha mai più corso ad alti livelli (tra le varie cose, è il pilota più importante della Formula E) il momento in cui la Formula E spodesterà la Formula 1 è sempre più lontano.
A questo si aggiunge che per promuovere la Formula E in TV al telegiornale informano per prima cosa che ci corrono il figlio di Prost, il figlio di Piquet e il nipote di Senna (un anno e mezzo dopo che quest'ultimo ha lasciato la FE per l'endurance, peraltro), oppure che si cita il fatto che ci corrono tanti ex piloti di Formula 1.
Poi nella prima demo ufficiale di una vettura della vettura di nuova generazione hanno messo Rosberg al volante. E il debutto di Massa, che in Formula 1 era visto come un vecchio pensionato che non vinceva da dieci anni, è visto come l'avvento del Messia, perché è il primo "pilota importante" (AKA conosciuto al grande pubblico) che passa in Formula E.
Se queste sono le premesse, credo che il momento in cui la Formula E diventerà la serie più importante e conosciuta del motorsport, sia ancora talmente lontano da non essere temporalmente quantificabile. Il fatto che un giorno possano vincere dei titoli dei piloti che non sono stati "scartati dalla Formula 1" o che non abbiano scelto la FE come alternativa perché in F1 non sono riusciti ad arrivarci potrebbe dare il suo contributo, ma al momento attuale non mi sembra sufficiente.

Peraltro la Formula E non mi sembra che si sia mai posta l'obiettivo di "spodestare" la Formula 1, quanto piuttosto di essere una serie, progressivamente sempre meno di nicchia, che possa piacere agli appassionati di Formula 1. Mi sembra che siano di più gli appassionati di Formula 1 che ritengono che la Formula E faccia schifo e che non sia degna di essere guardata piuttosto che viceversa. Anzi, come dimostra quanto ho detto nel paragrafo precedente, mi sembra che la Formula E stia sfruttando la popolarità della Formula 1 per trasmettere questo messaggio: se vi piace la Formula 1, allora può piacervi anche la Formula E, che non si sovrappone mai alla Formula 1, che gareggia anche in periodi dell'anno in cui la Formula 1 non c'è (vedi campionato che inizia quando finisce quello di Formula 1) e che ha un'estensione più limitata nel tempo (tra i dieci e i dodici eprix, con in genere un vuoto di settimane tra l'uno e l'altro).
Penso che questa sia stata una decisione saggia, perché più che spodestarsi l'uno con l'altro bisognerebbe "insegnare" agli appassionati che guardare diverse serie di automobilismo non sono cose incompatibili l'una con l'altra. La Formula E, da questo punto di vista, sta facendo secondo me la cosa giusta, specie alla luce del fatto che gli appassionati di Formula E li devi andare a cercare tra gli appassionati di Formula 1, non tra quelli che non la seguono, e possibilmente tra quelli che hanno abbastanza senso critico da capire che si possono apprezzare in una serie cose diverse da quelle che ci sono nelle altre, invece che volere che i campionati siano repliche l'uno dell'altro.

Credo che la storia ci abbia già insegnato che cosa rende popolare una serie a scapito di un'altra e che ciò sia avvenuto durante gli anni dello split CART/IRL.
Al momento della scissione, la CART era vista come la serie di open-wheel americana più importante, nonostante di fatto la gara più importante e storica (la Indy 500) fosse toccata alla IRL. Questo dipendeva essenzialmente dal fatto che tutti i team più celebri e i piloti più celebri stavano nella CART e che, per quanto la gente sostenga, da sempre, di volere vedere genericamente duelli e sorpassi, la realtà dei fatti è che i duelli e sorpassi, per essere ritenuti entusiasmanti dai sostenitori, devono coinvolgere piloti celebri al volante di team celebri. Non è un caso che la popolarità della CART sia andata progressivamente calando e che la popolarità della IRL sia andata progressivamente crescendo quando team e piloti importanti della CART hanno iniziato a fare partecipazioni one-of alla Indy 500 e che la IRL abbia sovrastato la CART quando i vari team Penske, Ganassi, Andretti Green, ecc... hanno lasciato in massa la CART per la IRL, portando con loro i piloti più famosi di open-wheel made in USA.

Per "team importanti" non ritengo necessariamente tali solo team storici, ma anche team molto più di recenti seppure di successo: essenzialmente per rendere la Formula E più appetibile della Formula 1 bisognerebbe che tutti i top team emigrassero in Formula E portando con sé i piloti più celebri dell'attuale Formula 1 e che lo facessero tutti nel giro di breve tempo, in modo che non si venga a creare un ricambio generazionale tale per cui altri piloti o team acquisiscano lo status di top-driver o top-team.
Nel probabilissimo caso in cui ciò non succeda, è molto improbabile che la Formula E possa spodestare la Formula 1, in quanto vedere piloti una lotta per il titolo tra Vergne sulla Techeetah e Bird sulla DS Virgin non è considerato nemmeno un centesimo di quanto non lo sia vedere Hamilton e Vettel lottare per il titolo al volante di Mercedes e Ferrari, e il fatto che la Formula E possa essere visibile più liberamente in TV e su internet potrebbe contare relativamente, specie tenendo conto del fatto che più avanti andiamo e più è facile riuscire a seguire la Formula 1 in modo meno convenzionale: basta pensare al fatto che fino a pochi anni fa era improbabile trovare gran premi contemporanei anche in low quality su Youtube, mentre oggi sia verosimilmente facile riuscire a vedere tramite internet un gran premio che non si è potuto seguire in televisione. Inoltre, se non si riesce a guardare una gara, seguendo su Twitter (il social con cui ho più affinità, probabilmente si riesce anche altrove) il profilo ufficiale della F1 e siti di news, ci si può tenere informati quasi in tempo reale sugli eventi salienti di un gran premio in corso, al punto che la copertura televisiva rischia seriamente, da parte della gran parte di pubblico che ha accesso alla rete, di non essere più una discriminante.

In sintesi: non penso che la Formula E possa spodestare la Formula 1, a meno che non parliamo di un futuro molto lontano, non credo che alla Formula E convenga in qualche modo spodestare la Formula 1, dal momento che ha conquistato una larga fetta di pubblico proprio grazie all'avere così tanti piloti che sono passati per la Formula 1.
Non solo, secondo me più si va avanti e più questo trend è destinato a incrementare in termini di "importanza" dei piloti che arrivano in Formula E dalla Formula 1.
Avere una griglia di partenza maggiormente conosciuta, con piloti che in Formula 1 hanno gareggiato per scuderie importanti e che hanno vinto gare o addirittura mondiali, è probabilmente quello che potrebbe aiutare la Formula E a diventare una serie meno di nicchia.

giovedì 27 luglio 2017

#AskSunshineBlog: la Formula 1 agli occhi dell'americano medio che segue Indycar e NASCAR

Senza nulla togliere a tutte le altre domande, per l'#Ask ho ricevuto una domanda bellissima, da parte di PilotiMotori. La domanda è la seguente:

Secondo te la F1 attuale (considerate gare, approccio coi tifosi, piloti presenti) come potrebbe essere vista da un americano medio che ha una conoscenza discreta di Indycar e di NASCAR?
Ho pensato molto al modo in cui rispondere a questa domanda e ho deciso di utilizzare il seguente: fingerò di essere una tifosa media americana di NASCAR e Indycar, anche abbastanza fanatica, che di recente si è appassionata di F1, ha iniziato a seguirla e cerca di spiegare che cosa sia la Formula 1 ad altri americani che non hanno la più pallida idea di che cosa sia! In pratica farò l'opposto di quello che farei per spiegare alla mia amica telespettatrice occasionale della F1 che cos'è la NASCAR, ma più da niubba. La mia alter-ego americana ha iniziato a seguire la Formula 1 da pochi anni, la guarda occasionalmente per questioni di fuso orario, vede degli highlights, non ha la più pallida idea di che cosa sia accaduto davvero fino a pochi anni fa, non ha ancora le idee molto chiare sul fatto che la Formula 1 sia la massima serie di automobilismo internazionale e, per spiegare come funziona a un pubblico ignorante, di tanto in tanto si concede un po' d'ignoranza. Oppure è ignorante anche lei, a seconda dei punti di vista.

Domenica mattina faceva caldo e non riuscivo a dormire, quindi mi sono messa a fare zapping in TV e ho visto che c'era una gara di Formula 1 che si svolgeva in Europa. Hai presente cos'è la Formula 1? No? Hai presente quella serie che corre in paesi europei tipo Francia, Germania, Olanda... hanno auto che somigliano un po' a quelle di Indycar, però non hanno gli ovali. Corrono su dei circuiti strani, molti di quelli sono permanenti. Poi hanno qualche circuito cittadino, ma non sono squadrati come quelli di Indycar e in genere sono più lunghi. Corrono quasi sempre quando qua è mattina presto, a parte quando ci sono le gare asiatiche quando qui è sabato sera.
Le vetture sono tutte accoppiate due per due nei team, hanno gli stessi colori e i compagni di squadra si fermano nella stessa piazzola, ma non nello stesso momento, per i cambi gomme e i rifornimenti di benzina. Anzi, in realtà in F1 non ci sono rifornimenti di benzina, ma solo cambi gomme, che durano circa due o tre secondi.
Per qualche motivo vincono sempre gli stessi e arrivano ultimi sempre gli stessi. In particolare negli ultimi anni ha vinto la Mercedes, un team di proprietà di quella casa automobilistica che sostiene di avere inventato le auto, per il semplice dettaglio che già le produceva quando la Ford ha costruito il modello T. I piloti sono un rapper caraibico amante dei bulldog che nel tempo libero fa il modello per Hugo Boss e un nordico con lo sguardo da serial killer.
Poi c'è la Ferrari, che penso che sia un team di mafiosi che non mangiano altro che pineapple pizza, che ha le vetture rosse e per qualche strano motivo non cambia mai colore. La Ferrari è la dimostrazione che i piloti di F1 sono degli scarsi, figurati che si vantano di essere la squadra più famosa al mondo e hanno ingaggiato quel pilota nordico che in NASCAR Trucks non ha mai vinto nulla. Il suo compagno di squadra è stato anche compagno di squadra di Bourdeeeeeyyyyy, hanno detto una volta in telecronaca, e l'ha battuto notevolmente. Visto che i piloti di F1 sono degli scarsi e che questo andava molto più veloce di Bourdeeeeeeyyyyy, finalmente da purista della IRL ho avuto le prove che i piloti di Champ Car sono sempre stati degli scarsi.
C'è un'altra squadra importante, ovvero la Redbull, quella delle bibite. Uno dei suoi piloti sorride sempre e beve lo champagne dalle scarpe ogni volta che va sul podio. L'altro è un ragazzino e, quando va sul podio, gli danno comunque lo champagne nonostante non abbia ancora 21 anni! Trovo che tutto ciò sia scandaloso.
A proposito, quel ragazzino si chiama Max Verstappen. I piloti di F1 si chiamano tutti con nomi stranissimi: Max Verstappen, Jolyon Palmer, Kevin Magnussen... insomma, non hanno nomi normali come Jos Verstappen Jr, Jonathan Palmer Jr, Jan Magnussen Jr... tutti a parte uno, che si chiama Carlos Sainz Jr ma nessuno sa bene di chi sia figlio dato che suo padre è un pilota di rally e non di F1.
Le altre squadre non vincono mai, quindi suppongo che siano tutte poco importanti e senza storia. In realtà anche la Redbull non vince mai, ma mi pare che prima della Mercedes vincesse sempre la Redbull e prima ancora la Ferrari. In mezzo ci sono stati dei titoli vinti da squadre che non hanno mai contato nulla.
La squadra più scarsa è la McLaren e ha motori giapponesi, il che è un vero oltraggio. Come si permette una squadra di F1 di mettersi in combutta con il Giappone? Non hanno paura che la Honda decida di bombardare il porto di Montecarlo? E no, prima che mi si accusi di razzismo, ce l'ho solo con i giapponesi, non con tutti gli asiatici con gli occhi a mandorla. Se fossero cinesi non li odierei così, per hobby. E' anche vero che non saprei distinguerli dai giapponesi e probabilmente li odierei lo stesso, ma non fa niente. In Cina c'è anche un gran premio, che si svolge al sabato verso la mezzanotte.
I piloti debuttano intorno ai vent'anni, alcuni anche prima, e quando debuttano prima tutti si lamentano che sono troppo giovani. Quando hanno più di trent'anni sono tutti dei vecchi decrepiti, ma alcuni se ne fregano e continuano a gareggiare anche oltre i trentacinque. Ci sono piloti che si ritirano a caso, altri piloti che ritornano a caso, gente che sostituisce piloti che vengono a correre la 500 miglia di Indianapolis e piloti che non trovano un volante perché ci sono appena dieci team. I fan europei, però, sostengono che la colpa è tutta di quel vecchiaccio che correva in NASCAR Truck perché non intende ritirarsi. I piloti rimangono gli stessi per tutta la stagione, a parte nelle squadre minori dove ogni tanto qualcuno perde gli sponsor e viene sostituito da qualcuno che porta altri sponsor. Per qualche strano motivo in Europa nessuno trova che queste cose siano normali e sia chi perde il volante sia chi ne prende il posto viene considerato sponsorizzato e quindi scarso. Altri piloti scarsi sono quelli giapponesi, per fortuna non vincono nessuna gara e, quando arrivano sul podio, generalmente lo fanno sul podio del gran premio di casa. In questo secolo, però, è capitato una volta che quell'usurpatore che ha vinto la Indy 500 abbia fatto un terzo posto al GP degli Stati Uniti, mentre nessun americano è mai salito sul podio del GP del Giappone. In realtà nessun americano ha neanche mai fatto punti, in questo secolo, ma questi sono dettagli.
Le gare sono stranissime: partono da fermi, quando c'è pioggia la partenza somiglia a una partenza lanciata ma con fila singola, non c'è la bandiera verde, non c'è la bandiera bianca all'ultimo giro, usano termini strani tipo "virtual safety car" invece che "full course yellow", chiamano safety-car la pace-car e non la fanno entrare in pista quasi mai. Ancora più strano, generalmente le gare non vengono interrotte dalla bandiera rossa, a parte quando vengono sfondate delle barriere o capitano situazioni molto caotiche. Quando c'è un incidente verso la fine, la gara può finire in regime di safety-car come in Indycar, invece di andare in overtime e durare potenzialmente all'infinito e quando viene esposta bandiera rossa la gara può anche non riprendere, invece di essere rimandata per ore e ore finendo al lunedì pomeriggio.
Quando la safety-car entra a gara in corso, vengono fatti sdoppiare tutti i doppiati e non solo il lucky dog. Le vetture non hanno il push-to-pass ma il DRS. Le gare sono cortissime, durano circa un'ora e mezza e le vetture fanno in media due pit-stop per gara. Quando piove mettono le gomme da pioggia e continuano, a meno che non scenda il diluvio universale. Il massimo obiettivo che i piloti possono raggiungere è crashare sotto la pioggia durante il gran premio di casa ed essere acclamati come eroi.
Alla mattina ci sono gare di GP2 e GP3 che sono un po' come la Indylights e la ProMazda o come la Nationwide e la Xfiniti. Quelle sono gare ancora più corte.
I piloti a quanto pare sono costretti a seguire corsi di buone maniere. Invece che risolvere le loro controversie innescando risse con una ventina di persone o lanciandosi addosso dei caschi, in genere preferiscono lamentarsi via radio chiedendo che i loro avversari vengano squalificati, si mandano a ca*are in mondovisione invitandosi a vicenda a "imparare a imparare", si lanciano addosso i cappellini, bestemmiano via radio o si lamentano delle presunte scorrettezze altrui durante le riunioni dei piloti, dove nessuno ascolta minimamente quello che gli altri hanno da dire. In certi rarissimi casi accade addirittura che chi ha innescato un incidente si scusi per averlo fatto, invece di andare a picchiare i meccanici del pilota speronato da lui stesso.
Ci sono team divertenti, ovvero tutti tranne la Ferrari, che scrivono battute su Twitter e che ogni tanto rispondono ai tifosi, e team noiosi, ovvero la Ferrari, che non fanno niente di tutto ciò. I tifosi passano gran parte del loro tempo a lamentarsi che i mondiali sono falsati, essenzialmente perché i loro piloti o team preferiti non vincono abbastanza spesso secondo il loro punto di vista. Più i loro piloti preferiti o team preferiti hanno probabilità di vittoria e più si lamentano se queste probabilità non si concretizzano.
I tifosi sono sempre convinti che i piloti del passato fossero personaggi più interessanti di quelli attuali e definiscono il passato come "l'epoca di Senna" o "l'epoca di Schumacher", che dovrebbero coincidere più o meno con l'epoca di Dale Earnhardt Sr perché anche quello è stato un pilota del passato. Nessuno si lamenta che i figli d'arte sono più scarsi dei loro padri, perché i loro padri erano più scarsi di loro oppure perché non ne conoscono l'esistenza.
Non c'è un vero Jimmy Johnson odiato da tutti in F1, ciascuno dei piloti più importanti, oltre che degli hater, ha anche una vasta schiera di fanboy pronti a difenderlo.
Le mogli dei piloti principali non vengono mai inquadrate, essenzialmente perché il rapper amante dei bulldog non ha una moglie e perché quella dell'ex compagno di Bourdeeeeyyyyy se ne rimane sempre a casa. Nessun pilota è fidanzato con una collega, ma il team principal della Mercedes è sposato con Susie Wolff. Le giovani tifose sostengono che Susie Wolff è la loro role model, perché anche loro vorrebbero sposarsi con un team principal.

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...Okay, non mi viene in mente null'altro da aggiungere. Credo che l'americana con una conoscenza discreta di Indycar e NASCAR che è in me abbia saputo spiegare ai suoi compari ignoranti che cosa sia la Formula 1 vista con i suoi occhi!

domenica 23 luglio 2017

#AskSunshineBlog: livree che cambiano e line-up che cambiano?

Sottotitolo: #94IsTheWay...

È arrivato il momento di rispondere a un'altra domanda, stavolta dell'utente PilotiMotori, autore dell'omonimo blog.
La domanda recita, testualmente: Ti piacerebbe vedere una F1 con livree che cambiano ogni domenica e piloti che vanno e vengono a seconda del tipo di tracciato (like Carpenter/Pigot)?

Questa è una domanda molto interessante, che merita una risposta lunga e articolata! Credo che, al di là delle difficoltà di fondo, ci si possa costruire intorno un bell'universo distopico (o utopico, a seconda dei punti di vista).
In realtà di difficoltà di fondo ce n'è solo una: l'alternanza Carpenter/Pigot in Indycar dipende dal fatto che Ed Carpenter gareggia soltanto sugli ovali, quindi altrove ci vuole qualcuno al posto suo, in questo caso Pigot. In Formula 1, diversamente che in Indycar, ci sono circuiti diversi ma non così significativamente diversi. Gareggiare a Montecarlo è molto diverso da gareggiare a Monza, ma non così tanto diverso quanto gareggiare a Mid-Ohio è diverso dal gareggiare a Iowa Corn. E' difficile che ci siano piloti che gareggiano soltanto su circuiti tradizionali, in Formula 1, e piloti che gareggiano soltanto su circuiti cittadini; sarebbe più plausibile alternare i piloti a caso... o almeno, a caso secondo ciò che vede l'appassionato medio.

Penso che le vetture dei top team dovrebbero mantenere invariata la loro livrea, perché almeno la Ferrari deve essere rossa, la Mercedes deve essere grigia, ecc... in modo da non generare eccessiva confusione. Però sarei disponibile, per quanto riguarda le altre scuderie, a cambiamenti di tonalità nel corso della stagione.
La Haas ha già cambiato colore. Potrebbe alternare i colori nuovi e quelli vecchi a seconda dei gran premi e a seconda delle sponsorizzazioni, invece che una volta sola nel corso della stagione.
Se anche ci fosse qualche cambiamento nelle line-up dei team che non competono per il campionato, non sarebbe eccessivamente disorientante.

Quindi sì alla Haas che rimpiazza Kmag con Leclerc nel bel mezzo della stagione salvo poi ripensarci e sostituire Leclerc con Gutierrez dopo poche settimane. Il posto di Gutierrez, poi, andrà a Wehrlein che è nel frattempo stato rimpiazzato da Massa alla Sauber. La Williams ha ingaggiato Nasr al posto di Massa.
Ma perché fermarci ai team che competono al massimo per i punti? No, secondo me le cose dovrebbero essere fatte in grande stile. Quindi via Raikkonen e dentro Gené, poi di nuovo Raikkonen al posto di Gené, poi Gené con Raikkonen che sta lì pronto a prendere il posto di Vettel nel caso questo venga squalificato.
Non perdiamo di vista la Haas, perché nel frattempo anche Grosjean perde il volante a vantaggio di Ferrucci, mentre Massa viene rimpiazzato da Kobayashi, intanto in oltre la metà delle altre scuderie i piloti cambiano in modo altrettanto decontestualizzato passando da una squadra all'altra o rimanendo a piedi dopo il debutto a caso di numerosi esordienti.
Alla fine della stagione a Raikkonen non resta altro da fare che prendere il posto di Webber in Toro Rosso: è previsto il ritorno di Kvyat, ma c'è stato un intoppo e la Toro Rosso voleva confermare Webber, ma quest'ultimo si è già dato alla macchia, decidendo di mettere fine alla propria carriera.
Scartati definitivamente Raikkonen e Gené, la Ferrari ingaggia Massa per le ultime gare stagionali. La Mercedes nel frattempo mette a piedi Bottas e lo sostituisce con Button, il quale verrà a sua volta messo a piedi alla fine della stagione, a maggior ragione perché colpevole di non avere vinto un campionato di Indycar prima di tornare in F1 in modo decontestualizzato.

Lo ammetto, nell'alternate universe qui sopra sono stata abbastanza estrema, ma avevo le mie buone ragioni per farlo.
Quando ho letto la domanda e ho pensato ai team che cambiavano livrea, il primo pensiero che ho avuto è stato quello della Forti nel 1996, che cambiò radicalmente colore a causa di un cambio di sponsorizzazione e, se non sbaglio, anche di proprietà. Poi me ne è venuto in mente uno ancora più bello, quello della Larrousse del 1994: nei gran premi analcolici era verde, in quelli alcolici era mezza grigia e mezza arancione e non somigliava neanche minimamente a quella verde.
Poi mi è venuto in mente che la Larrousse ha cambiato i propri piloti, quell'anno, qualcosa come tre o quattro volte, il tutto mentre in Benetton Lehto e Verstappen si alternavano al volante, per poi essere rimpiazzati da Herbert che aveva lasciato la Ligier per la Benetton dopo avere lasciato la Lotus per la Ligier e mentre Mansell disputava gare a caso mentre non era impegnato in Indycar e mentre qualcosa come nove o dieci team hanno finito il campionato con una line-up diversa rispetto a quella di inizio stagione.
Ora, io non ho idea di come facesse la gente a capire qualcosa di quello che stava accadendo con così tanti avvicendamenti (a me bastava vedere le vetture che "giravano in tondo", a molti altri non credo), ma credo che una situazione così esagerata possa essere disorientante (anche se infinitamente pittoresca).

Mi rendo conto che ho parlato un po' troppo di un passato vintage che in teoria non c'entrava nulla con la domanda (ma la prima cosa che ho pensato quando ho letto la domanda è stata davvero "ah, vetture che cambiano colori a caso e piloti che vengono alternati e scambiati a caso? un po' come nel '94"), quindi vediamo di dare una risposta coerente con la domanda stessa.
Quello che non sarebbe disorientante è una situazione come quella di Mehri e Rossi in Marussia 2015, oppure andando più indietro nel tempo quella di Klien e Liuzzi in Redbull nel 2005. Se i team che non competono per il titolo lo facessero, non sarei particolarmente disturbata da tutto ciò.
Questo consentirebbe a più piloti di gareggiare in F1 in un periodo in cui le scuderie sono poche, darebbe un senso al ruolo di "terzo pilota" e peraltro potrebbe permettere ai piloti che intendono gareggiare anche in altri eventi in S0VrApP0S1Z10n3 di farlo.
Tornando al discorso delle livree che cambiano di weekend in weekend, credo che gradirei che, almeno a grandi linee, le vetture potessero essere riconoscibili.

#AskSunshineBlog: la narrativa motoristica

E' giunto il momento di rispondere a un altro #Ask e stavolta si tratta di una domanda dell'utente Great Saiyaman, The Big Dreamer.

Perché presso la narrativa sportiva italiana la Formula 1 viene presa così poco in considerazione, nonostante si tratti a tutti gli effetti del secondo/terzo sport nazionale in termini di diffusione tra il grande pubblico?

Confesso che, quando ho letto la domanda per la prima volta, non sono stata capace di interpretarla nella giusta maniera. Ho chiesto delucidazioni a Great Saiyaman, che mi ha spiegato che non si riferiva a telegiornali e giornali, sportivi e non, quanto piuttosto al fatto che, entrando in una grande libreria ed entrando nel reparto dedicato allo sport, ci sono pochi libri su piloti o scuderie o sulla Formula 1, a meno che non si tratti di libri tecnici, e che non ci sono opere di fantasia legate alla Formula 1. Per altri sport succede molto di più.
Personalmente ho molti dubbi su quale sia una risposta a questa domanda, ma ho provato a schiarirmi le idee e a farmi un'idea.

Oserei dire che, per quanto mi capiti raramente di entrare in grandi librerie, all'epoca in cui frequentavo la città molto più di adesso mi è capitato varie volte di andarmi a fare un giro dentro a delle grandi librerie, in zona universitaria. Effettivamente in certe circostanze sono andata a farmi un giro nel reparto dedicato ai libri sullo sport e non ricordo di avere visto libri su piloti, escluso uno. Il pilota in questione non era il primo Will Stevens che passava per la strada, ma un pilota di successo di cui anche i muri sanno dell'esistenza.
Credo che se le librerie sono sprovviste o quasi di libri su piloti e/o team e la gente non sembra particolarmente interessata a leggerli dipenda da una combinazione di due fattori:
1) la Formula 1 è nazionalpopolare, ma non tanto quanto il calcio, quindi è più probabile che il lettore medio sia interessato a leggersi un libro su un calciatore o su una squadra di calcio, piuttosto che su un pilota o una scuderia di Formula 1;
2) la Formula 1 è nazionalpopolare molto di più rispetto ad altri sport di nicchia di cui si tende a parlare di meno, pertanto c'è anche molta gente che non ha voglia di leggersi un libro che parla di argomenti di cui può tranquillamente informarsi anche guardando la TV o leggendo il giornale, da qui minore domanda e quindi anche minore offerta.
Inoltre c'è un altro dettaglio di cui secondo me dovremmo tenere conto: quando si parla di Formula 1, in generale, si parla della Ferrari e degli altri team importanti di turno, oppure si parla di piloti come Alonso, Hamilton e Vettel. Intorno a loro in genere c'è un buco nero nel quale si accumulano piloti e squadre alle quali viene prestata poca attenzione.
Ciò è diverso da come potrebbe avvenire ad esempio per il calcio, dove almeno a livello locale anche squadre minori hanno comunque un buon seguito, o per gli sport basati su scontri uno vs uno in cui, per forza di cose, è più facile che gli sportivi abbiano visibilità anche se non sono di primissimo piano.

Romanzi che parlano di Formula 1 proprio non ne parliamo... anzi, diciamo che non mi è mai capitato di trovare un romanzo che parlasse di automobilismo in una libreria italiana o in una biblioteca italiana, con l'unica eccezione del romanzo "L'arte di correre sotto la pioggia", autore Garth Stein. La realtà dei fatti, comunque, ci dice che quel romanzo (che quando l'ho letto mi è piaciuto molto, peraltro) parla di automobilismo meno di quanto parli di cani e di malattie terminali.
Dal punto di vista delle opere di fantasia credo che la ragione non dipenda soltanto dal fatto che viviamo in Italia in sé, ma anche dal fatto che non mi sembra che l'automobilismo sia uno sport molto esplorato nei romanzi.
Ricordo, in passato, di avere fatto ricerche a proposito di romanzi ambientati in Formula 1 o in altri campionati di automobilismo, perché mi sarebbe piaciuto leggere qualcosa del genere. Ho cercato direttamente in inglese, nella speranza che ci fosse qualcosa che in Italia non era mai stato tradotto, ma mi sono resa conto abbastanza in fretta che non è che i romanzi sul motorsport in Italia non arrivino e non vengano tradoto, è proprio che sembrano scarseggiare anche nelle loro lingue originali.
Nelle pagine web che elencavano romanzi ambientati nel mondo dell'automobilismo ho trovato come suggerimenti soltanto romanzetti americani che non hanno mai varcato la frontiera degli States, le cui trame non mi sembravano tanto diverse dalle fan fiction self insert, ma ambientate genericamente in campionati di stock car e con personaggi ovviamente immaginari dal primo all'ultimo. Di fatto, stando alla trama riportata in copertina, erano romanzetti d'amore o erotici in cui la protagonista era una pilota/ team manager/ addetta stampa/ ecc... che si innamorava di un pilota/ team manager/ membro di qualche team, in cui c'erano elevatissime possibilità che l'aspetto legato ai motori fosse ignorato perché serviva solo da contorno.
Di romanzi sulla Formula 1 ne ho trovato uno su Wattpad, da parte di un autore che ha anche pubblicato una serie su Kobo, mettendo a disposizione su Wattpad il primo della serie (Skid, autore Doug Solter) che ho iniziato a leggere, ma che non mi è sembrato né particolarmente intrigante né realistico. È di fatto un teen drama ambientato in Formula 1 con personaggi immaginari, come protagonista c'è una ragazza di diciassette anni che arriva in Formula 1 dal nulla dopo avere partecipato a un test spacciandosi per qualcun altro e si innamora del nipote del suo team principal... insomma, non troppo diverso dalle fan fiction, nemmeno in questo caso.
Con l'eccezione del romanzo di Garth Stein, che rimane comunque la storia di un ex pilota la cui moglie si ammala di cancro, vista con gli occhi del loro cane, in cui ci sono numerosi accenni alla Formula 1, ad Ayrton Senna e a Donington 1993, e non un romanzo effettivamente ambientato in un campionato di automobilismo, non mi sembra che, in generale, ci sia molta offerta. Ciò che non c'è nemmeno all'estero, di conseguenza, non può arrivare nelle librerie.
Verrebbe da chiedersi perché romanzi ambientati nel mondo dell'automobilismo siano così difficili da trovare mentre romanzi ambientati in altri sport invece siano più facilmente reperibili. Chissà, forse l'esperienza personale conta qualcosa: le persone che nella loro vita hanno preso a calci un pallone o tenuto in mano una racchetta da tennis sono infinitamente di più che quelle che nella loro vita hanno guidato una vettura da competizione, quindi per chi ha vissuto uno sport, anche se nel suo piccolo, è più facile forse scrivere di quello sport che di uno che conosce solo a livello più teorico.

venerdì 21 luglio 2017

#AskSunshineBlog: l'effetto Alonso

Alla ricerca di spunti per post per questo blog ho organizzato un #AskSunshineBlog sul forum F1GC. La prima a proporre una domanda (più di una, in realtà, ma strettamente collegate le une alle altre), è stata l'utente Ransie, che mi ha posto queste domande:

Escludendo la F1, qual è la tua serie motoristica preferita, e perché?
Come sei venuta alla conoscenza della sua esistenza?
Ritieni che vi siano altri piloti di F1 che possano dare un "effetto Alonso" su queste serie motoristiche, o il fanboost ricevuto dalla 500 Miglia di Indianapolis è legato esclusivamente alla natura del personaggio in questione?


Premesso che la Formula 1 è e resterà sempre la mia serie preferita nel bene e nel male, con il traction control e senza, con le gomme slick e come le gomme scanalate, se fa molto rumore e se non ne fa, se vince la Ferrari e se vince chiunque altro, con l'halo o con lo shield o senza nulla, con Bernie o con Liberty Media, ecc... se devo votare per la mia serie preferita che non sia la Formula 1 il mio voto va insindacabilmente alla Indycar (e subito dietro la Formula E).
La Indycar sta agli Stati Uniti come la F1 sta all'Europa, il livello dei piloti è altissimo, ci sono nomi altisonanti, ecc...
In generale, fin da quando la seguo con regolarità, mi è sembrato un format di successo, anche se ovviamente non tutto quello che succede in Indycar è analogo a quello che potrebbe essere apprezzato in Formula 1.
In Formula 1 siamo abituati a un numero ristretto di team e di piloti che possono puntare alle vittorie nei singoli gran premi e a una competizione per il campionato che generalmente è abbastanza prevedibile: spesso basta attendere i test prestagionali per capire chi potrà avere qualche chance di competere per il titolo e chi invece non ne avrà. In Indycar le cose funzionano abbastanza diversamente. A questo punto della stagione soltanto due piloti hanno vinto più di una gara, il pilota in testa alla classifica ne ha vinta solo una, il pilota secondo in classifica anche, i due piloti che hanno lottato per il titolo l'anno scorso sono più indietro in classifica e il pilota attualmente secondo è il compagno di squadra di questi due, da loro regolarmente battuto nella scorsa stagione.
In Formula 1 se ci fosse una situazione del genere a molti non piacerebbe. Immagina un campionato che dall'inizio alla fine è come la prima parte del 2012, a me potrebbe piacere, ma dubito che sia quello che gli appassionati di F1 vogliono vedere. Agli appassionati di Indycar, invece, quello che vedono in Indycar piace.
Altra cosa che mi piace della Indycar è la variabilità dei circuiti: ci sono gare su circuiti cittadini in gran parte, ma anche gare su ovali, sia lunghi sia brevi. Ciò rende le gare molte diverse le une dalle altre e, di fatto, c'è poca ripetitività e da una gara all'altra si assiste a un tipo di spettacolo molto diverso.
Il diverso tipo di circuiti, inoltre, apre la strada, specie nei team "minori", a un maggior numero di piloti. Ci sono piloti che gareggiano solo su circuiti cittadini o tradizionali e altri che gareggiano su ovali. Ci sono molte presenze che durano poco nel tempo e, avendo piloti che prendono parte a un numero ristretto di eventi, c'è un ricambio maggiore e la possibilità per un maggior numero di piloti di mettersi in mostra.
Una delle gare è la 500 miglia di Indianapolis, che viene considerata ancora di più del campionato. È una di quelle gare in cui NESSUNO si accontenta di arrivare secondo o terzo e nessuno pensa ai punti in classifica in una simile occasione, cosa che non avviene per nessuna gara di Formula 1, perché va bene, magari c'è chi ci tiene a vincere il gran premio di casa, i ferraristi ci tengono a vincere il gran premio d'Italia, vincere i gran premi storici è ugualmente ben visto, ma nessuno che sia in lotta per il titolo e che sia dotato di buonsenso rischierebbe di buttare un buon risultato alle ortiche per tentare un sorpasso impossibile per la prima posizione. Non è che una cosa sia il bene assoluto e che l'altra sia il male assoluto, è solo che sono situazioni completamente diverse.

Come ho scoperto dell'esistenza della Indycar è una bella domanda, in effetti. Quando ho iniziato a seguirla era da molti anni che ero consapevole della sua esistenza, solo che fino al 2012 non ero al corrente dell'esistenza di un modo per guardarla e non avevo il giusto traino per guardarla (il passaggio in Indycar di Barrichello è stata la causa scatenante che mi ha portata a interessarmene, anche se dopo le ragioni si sono moltiplicate tanto che quando Barrichello è andato a gareggiare in un'altra serie il mio interesse per la Indycar è rimasto immutato).
Per fare un piccolo recap delle mie conoscenze in fatto di Indycar/Formula Cart, posso dire che:
> ho sentito parlare fin dall'infanzia del fatto che da qualche parte in America esistesse una serie con vetture simili alle F1 che gareggiava sugli ovali, ma credo che il fatto di abitare a 15 km di distanza dal paese natale di un ex campione di Indycar abbia dato il suo contributo (che poi anche qui Zanardi non venga definito come uno che ha vinto in una serie americana, ma come uno che ha perso le gambe gareggiando in una serie americana e che quasi nessuno sappia minimamente quali siano stati i suoi risultati prima di quel momento è un altro discorso);
- le serie americane ricevono qualche minima attenzione da parte dei giornali italiani in caso di 1) risse a bordo pista, 2) prestazioni di un certo livello ottenute da donne specie se di bell'aspetto, 3) incidenti mortali, quindi negli anni a seguire mi è capitato sia di leggere trafiletti di giornale sia notizie del TGcom che parlavano di Indycar.

La Formula E, invece, l'ho praticamente vista nascere, leggendo le notizie sul web. L'ho seguita fin dal primo eprix, inizialmente attirata dalla presenza di molti ex piloti di Formula 1.
Il format mi piace, le gare (che ricordano un po' quelle di Indycar svolte sui circuiti cittadini) sono spesso abbastanza movimentate e trovo molto divertente il fatto che il pit-stop consista nel cambiare vettura perché la batteria dura solo per metà gara. Nelle prossime stagioni, purtroppo, verranno introdotte batterie più potenti e questo tipo di pit-stop scomparirà, ed è una cosa che mi dispiace parecchio.

L'effetto Alonso credo che si possa ottenere solo ed esclusivamente con piloti famosi tanto quanto Alonso. Gente tipo Hamilton o Vettel farebbe molto comodo per lo scopo, specie Hamilton che ha dietro tutto il fanbase britannico, fanbase britannico che è più rilevante di quello delle altre nazioni in quanto parlano la lingua più studiata al mondo e di conseguenza, invece di essere ignorati dal resto del mondo, vengono presi in considerazione dal resto del mondo. Altri piloti con un buon livello di popolarità potrebbero comunque contribuire in modo forse un po' meno accentuato, ma avere gente come Button o come Raikkonen in Indycar darebbe senz'altro un contributo ad aumentarne la popolarità. Questo è quanto posso dire a livello di personaggio in sé.
Nel caso di Alonso, tuttavia, credo che abbia contribuito anche una serie di altri fattori. Innanzi tutto non è che Alonso sia andato in Indycar perché in Formula 1 era rimasto senza volante o perché si era ritirato per cambiare aria. Il fatto che un pilota di Formula 1 salti un gran premio (per giunta celebre come quello di Montecarlo) per andare a correre una gara di Indycar è un evento più unico che raro, destinato ad avere maggiore attenzione mediatica. A questo si aggiunge che a Indianapolis ha gareggiato grazie a una partnership tra il team Andretti e la McLaren, due nomi di un certo livello, uno per la Indycar, l'altro per la Formula 1.
Tutte queste cose hanno fatto sì che la sua partecipazione a Indy fosse pubblicizzata sia in Europa sia in America e che gli americani stessi hanno visto l'evento come la venuta del Messia...
Poi c'è un altro dettaglio da considerare, che probabilmente è il più importante di tutti: Alonso si è qualificato in seconda fila e per parte della gara è stato in lotta per la prima posizione. Si fosse qualificato ultimo e fosse stato irrilevante in gara, l'entusiasmo si sarebbe verosimilmente placato in largo anticipo.
Infine la stessa commissione della Indycar l'ha votato come Rookie of the Year nonostante un altro debuttante, tale Ed Jones, sia arrivato sul podio, segno che anche a loro Alonso è rimasto impresso e che gli addetti ai lavori erano probabilmente più alonso-centrici dei fan stessi (a questo proposito, se posso dire la mia, non credo che la votazione in sé sia stata sbagliata, ma che lo sia il sistema stesso di far votare un titolo importante a una commissione, senza specificare quali sono i parametri e che cosa si intenda esattamente per rookie: Jones è uno che gareggia sugli ovali da anni ma non aveva mai preso parte alla Indy 500, per Alonso era la prima volta in assoluto su un ovale... c'è una bella differenza tra le due cose e nessun parametro che spiega se nel decidere a chi attribuire il titolo di R.o.t.Y. se ne debba tenere conto oppure no).

In conclusione l'effetto che ha fatto Alonso lo potrebbero fare anche altri personaggi, a condizione che stiamo parlando di personaggi dello stesso spessore, ma per avere un effetto così tanto vasto la cosa dovrebbe accadere in modo che sembri che il pilota in questione stia snobbando la Formula 1 per un'altra serie...
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...ma rimane il fatto che il "fanboost" dovuto ad Alonso sia stato talmente elevato che anche se il traino fosse minore potrebbe comunque esserci un traino di un certo livello: il clamore mediatico dovuto ad Alonso ha portato moltissime persone a interessarsi alla Indycar e a continuare a interessarsene anche dopo che Alonso è tornato "a casa", ma è pur vero che ci sono diversi gradi di aumento dell'interesse. Invece di far appassionare nove persone su dieci magari ne fa appassionare cinque su dieci o una su dieci, ma è già un aumento.
Per stare in tema di fanboost, più che per la Indycar, che comunque ha già un buon seguito e ha già piloti celebri, potrebbe fare comodo a serie come la Formula E che, essendo soltanto alla sua terza stagione, per ora basa gran parte della popolarità (oltre che per il format e per la vicinanza con il pubblico) al fatto di avere tra i propri piloti molti ex piloti di Formula 1. Un grosso problema è che non viene ancora vista come un campionato "serio", ma se al posto di ex piloti della Toro Rosso, della Sauber, della Marussia e della HRT ci avessero gareggiato piloti più popolari, probabilmente ci avrebbe guadagnato. Se hai tra i piloti Buemi, Di Grassi, Heidfeld e D'Ambrosio (gente che i tifosi mainstream non si sono mai filati neanche di striscio quando erano in F1), verosimilmente hai meno seguito di quanto ne avresti se al posto loro ci fossero Button, Webber, Massa e Raikkonen (ovvero gente che anche i tifosi mainstream sono spesso stati costretti a filarsi).