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domenica 22 ottobre 2023

Euroformula Open 2023: Noel Leon vince il titolo

Questo fine settimana ha segnato la fine di diversi campionati minori e non restava da fare che sceglierne uno dal quale iniziare: la scelta è quella di parlare oggi dell'EUROFORMULA OPEN, serie discendente dalla Formula 3 spagnola, che in questi ultimi anni sta vivendo un periodo di poca presenza. Non ci sono mai stati più di dieci presenti e soltanto tre piloti hanno disputato l'intera stagione: si tratta del vincitore del titolo, il messicano con nome palindromo Noel Leon, il britannico Cian Shields e l'italiano Francesco Simonazzi. Al quarto posto in classifica, infatti, lo statunitense Bryce Aron risulta avere preso parte a tutti gli eventi del campionato eccetto il penultimo.

Gli eventi sono stati otto in totale: Algarve, Spa Francorchamps, Hungaroring, Le Castellet, Redbullring, Monza, Mugello e Montmelò. Con la sola eccezione dell'evento del Mugello, in cui si sono disputate soltanto due gare, negli altri se ne sono svolte tre, per un totale di ventitré gare nel corso della stagione.
Leon ne ha vinte sette, Shields quattro, Simonazzi due, Aron tre, mentre non ha vinto nessuna gara Jakob Bergmeister, rookie che si è classificato in quinta posizione in campionato con qualche podio all'attivo, saltando due eventi, precedendo i piloti part time Charlie Wurz e Joshua Dufek, entrambi vincitori di una gara nel corso degli eventi ai quali hanno preso parte.

Nella prima parte della stagione ha fatto molto discutere un punto del regolamento che permetteva a eventuali ragazze presenti di guidare una monoposto il cui peso totale regolamentare fosse di ben 26 chili inferiore a quello dei loro colleghi maschi, una regola che sembra non essere stata inserita in questa stagione, ma essere già esistente da quando sono state introdotte le attuali monoposto.
Lo scorso anno non c'erano ragazze, in questa stagione sì: Juju Noda al volante di una vettura del team di famiglia, la quale nonostante potesse approfittare di un aiuto non indifferente da parte del regolamento ha faticato a concretizzare, fino all'ottenimento di una vittoria nel weekend di Le Castellet.

Se Juju e il padre Hideki non hanno responsabilità in questa controversia legata al regolamento, non si può dire che il team dei Noda ne sia uscito con reputazione cristallina quando, a seguito del cambio di regolamento in corso d'opera, si è ritirato dal campionato a partire dall'evento al Redbullring al quale risultava regolarmente iscritto.
Uscita di scena da questo campionato, Juju gareggia a livello pressoché amatoriale e il suo percorso nel mondo delle formule minori a ruote scoperte sembra essere sempre più un miraggio. Talento precoce? Forse sì, ma certe scelte sembrano averne ormai stroncato un futuro non più promettente.

Superata questa parentesi, torniamo agli altri piloti del campionato. Altri tre piloti hanno vinto una gara ciascuno, nel corso di partecipazioni part time o addirittura one-off. Si tratta di Levente Revesz, Enzo Trulli e Josh Mason, mentre non ha conquistato vittorie, ma solo podi in ciascuna delle gare del primo evento a cui ha preso parte, Tim Tramnitz, di recente entrato nell'academy Redbull, nonché top driver in Formula Regional by Alpine.
Gli altri piloti che hanno preso parte alla stagione, alcuni dei quali a livello one-off, Vladimir Netusil, Paolo Brajnik, Vladislav Ryabov, Benjamin Berta, Attila Penzes e Gerrard Xie, non hanno ottenuto piazzamenti sul podio.


martedì 10 maggio 2022

W Series 2022: l'apertura della stagione a Miami

Parliamo di W Series? Sì, parliamo di W Series, dopo che il campionato è iniziato con un double header a Miami. La griglia di partenza di questa stagione è: Beitske Visser e Emely De Heus con Sirin Racing, Fabienne Wohlwend e Marta Garcia con Cordao Team, Emma Kimilainen e Tereza Babickova con Puma Team, Chloe Chambers e Jamie Chadwick con Jenner Racing, Bianca Bustamante e Juju Noda con Academy Team, Jessica Hawkins e Alice Powell con Click2Drive Bristol Street Motors Racing, Belen Garcia e Nerea Martì con Quantfury Team, Sarah Moore e Abbie Eaton con Scuderia W infine Abbi Pulling e Bruna Tomaselli con Racing X. Eaton è stata annunciata poco prima dell'inizio della stagione, evidentemente dopo essere guarita dal suo infortunio nella scorsa stagione, mentre Ayla Agren è stata scelta come riserva.
Il weekend, essendo un double header, ha visto una sola sessione di qualifiche, in cui il miglior tempo decretava la griglia della gara del sabato e il secondo miglior tempo quello della gara della domenica. La griglia di partenza di Gara 1 è stata la seguente:

Martì - Chadwick
Powell - Kimilainen
Wohlwend - Hawkins
B.Garcia - Moore
Pulling - M.Garcia
Chambers - Visser
Eaton - Tomaselli
De Heus - Babickova
Bustamante - Noda

Risultati in linea con le aspettative o sorprendenti? Non saprei dire, ormai non riesco più a capire, in questo campionato, cosa sia sorprendente e che cosa sia invece la prassi. Resta il fatto che la Martì sembrava l'unica possibilità per non assistere a una parata trionfale della due volte campionessa che punta a diventare infinite volte campionessa di questa serie. Martì ha però avuto, come varie altre presenti, una partenza "stile Webber" nel rallenty più totale, segno che le vetture continuano a stallare ogni tre per due, e Chadwick si è portata in testa a una gara nella quale la prima a uscire di scena è stata la sua avversaria della passata stagione, Powell, che è finita a muro, facendo entrare la safety car e poi esporre la bandiera rossa.

Siamo rimaste con Chadwick in testa alla gara ed effettivamente ci siamo ritrovate - stando almeno agli highlight - con Chadwick ancora in testa alla gara, mentre indicativamente a centro gruppo un incidente tra Eaton e Wohlwend, per cui quest'ultima è stata riconosciuta responsabile e penalizzata di cinque posizioni sulla griglia della seconda gara, scendendo al decimo posto, ha messo fine alla gara di entrambe e fatto entrare di nuovo la safety car. Nella parte finale della gara Kimilainen sembrava sul punto di potere lottare per la vittoria, è stata anche in testa alla gara, ma non era destinata a portare a casa né la vittoria né la seconda posizione, finendo in testacoda dopo un contatto con M.Garcia mentre lottavano per la seconda posizione. La Garcia ha quindi ottenuto il podio, per il momento.

Per il momento nel senso che la mattina del giorno seguente è stata penalizzata perdendo numerose posizioni. Hawkins che aveva concluso terza è risalita quindi seconda e Visser che non è salita fisicamente sul podio risulta terza classificata, con a seguire Pulling, Tomaselli, Martì, B.Garcia, Moore, Bustamante e De Heus a completare la zona punti. A seguire si sono classificate M.Garcia, Noda, Babickova, Chambers e Kimilainen. Come dicevo, Wohlwend è stata penalizzata, ma non avendo terminato la gara ha dovuto scontare la penalità sulla griglia di partenza di Gara 2, quella basata sul secondo miglior tempo che vedeva Chadwick partire dalla pole position, giusto per far capire che aria tirasse e chi fosse la favorita.

Chadwick - Martì
Kimilainen - Powell
B.Garcia - Hawkins
Visser - Pulling
Moore - Wohlwend
M.Garcia - Eaton
Tomaselli - Chambers
De Heus - Babickova
Bustamante - Noda

La gara della domenica ha visto Chadwick stavolta più incontrastata del sabato, mentre Martì e Kimilainen hanno inizialmente lottato per la seconda posizione. Tale posizione, però, se l'è aggiudicata Powell dopo avere rimontato in corso d'opera chiudendo di fatto terza (poi vi spiego, tra poco). La sua compagna di squadra Hawkins invece non ha finito la gara, essendo costretta al ritiro dopo il podio del giorno precedente. La gara è stata abbastanza ricca di azione, ben illustrata anche negli highlight, non per la prima piazza ma per quasi tutto il resto dello schieramento. Martì ha concluso in seconda posizione divenuta terza per una penalità, precedendo B.Garcia, Kimilainen, Pulling, Visser, Moore, M.Garcia e Chambers in top-ten, con a seguire Wohlwend, De Heus, Eaton, Bustamante, Noda, Babickova e Tomaselli.

Le ultime due citate sembrano avere fatto delle soste ai box, la Bustamante peraltro dopo avere ricevuto bandiera nera con cerchio arancione per danni sulla sua vettura. Non è chiaro come si fosse procurata tali danni, ma visto che in un primo momento Noda era staccata di cinquanta secondi dalla penultima non escluderei che possa esserci stato un contatto tra di loro nella prima fase di gara. A proposito, Noda ha iniziato la stagione con un botto nelle prove libere, e non è chiaro se la sua vettura fosse in condizioni tali da permetterle di fare una qualifica e due gare presentabili. Però su Twitter si è scatenato un comportamento piuttosto strano nei suoi confronti, che mi lascia pensare che molta gente non desideri altro che assistere al suo fallimento, tanto da trarre godimento per i suoi risultati negativi.

Chiariamo una cosa, non sto parlando di critiche normali nei suoi confronti, per intenderci, critiche come quelle che a suo tempo ricevevano la Hoolbrook, la Gilkes o la Cook quando arrivavano nelle ultime posizioni e magari con notevole distacco dalle posizioni di testa. Anzi, ho sempre visto commenti molto comprensivi nei confronti anche delle backmarker, Juju Noda sembra essere l'eccezione che conferma la regola, con tanto di gente che afferma che sia da annoverare tra i piloti più scarsi della storia delle serie minori e che divulga teorie quantomeno abbastanza strane sui suoi risultati. Per intenderci, nessuno che dica cose plausibili tipo "la Formula 4 danese è un campionato con piloti davvero poco competitivi, quindi è normale che potesse svettare là ma non altrove" o "i piloti della Formula 4 SEA di cui sembra avere battuto i record sono gente che gareggia in una serie di basso livello".

No, c'è chi sostiene che abbia "barato nei test privati, usando una vettura irregolare", qualunque cosa questo significhi (trattasi di test privati, non di una competizione ufficiale, quindi non è chiaro cosa significhi regolare o irregolare) o addirittura che abbia corso in Formula 4 danese guidando una Formula 3. In pratica lei e suo padre vengono dipinti come gente che si è comprata finora i risultati, con tanto di persone che si lamentavano di essere stati silenziati mentre, senza avere alcuna prova di queste teorie, affermavano tali teorie. Sia chiaro, il fatto che Noda non sia il fenomeno che veniva dipinta sta iniziando a divenire evidente, ci sono argomentazioni decisamente più plausibili relativamente ai suoi risultati rispetto alla teoria che un team indipendente e pressoché sconosciuto abbia il potere di comprarsi i risultati oppure di barare senza andare incontro ad alcuna conseguenza.

Con questo non voglio dire che quanto affermato sia totalmente impossibile, quanto piuttosto che ci sono due spiegazioni molto più probabili, una di natura motoristica, una no. Quella di natura motoristica è che le scelte di carriera fatte dal suo entourage (probabilmente solo suo padre) siano dettate dal cercare di promuoverla il più possibile facendola correre in serie nelle quali ha possibilità di essere una front runner piuttosto che in campionati più competitivi. La seconda è l'eventualità che Noda non abbia mai desiderato diventare una pilota professionista. Non è così assurda l'idea che per lei testare monoposto a 12/13 anni fosse solo un hobby, oppure che il suo sogno fosse essere semplicemente una tester, o addirittura che abbia intrapreso la strada del motorsport in quanto imposizione da parte della famiglia. Pensateci, è davvero così assurdo?


sabato 4 settembre 2021

Formula 4 Danese 2021: continuano le peripezie di Juju Noda

Avevo parlato di Formula 4 Danese molto tempo fa, doveva essere giugno e avevamo appena assistito a una lite in diretta tra Emerson Fittipaldi e Hideki Noda dopo un incidente avvenuto tra i rispettivi figli Emmo Jr e Juju. Quel weekend per Juju Noda era stato piuttosto disastroso e non restava altro da fare che sperare che negli eventi successivi potesse ritrovare la retta via. Non è stata un'impresa così semplice, dato che due settimane fa a Jyllandsringen tutto ha iniziato a darle contro. Si è qualificata terza, ma ha avuto un guasto al motore in griglia e Gara 1 si è conclusa con un DNS. Gara 2 non è andata meglio: semplicemente partiva ultima, ma ancora una volta ha optato per un DNS.

La prima gara è stata vinta dalla pole position dal debuttante Noah Stromsend (che curiosamente era accompagnato in quell'evento dal padre... nel senso, il padre ha preso parte anche lui alla gara) che ha preceduto l'ormai eroico Mads Hoe e William Wulff. Emmo Junior ha vinto invece la seconda gara, in cui Stromsted e Hoe hanno completato il podio. Per la giovane e arrembante giapponese non restava altro da fare che sperare in ina buona Gara 3, impresa non facile essendo la griglia fatta per tempi aggregati delle prime due gare e dovendo partire ultima. È andata più che bene, viste le premesse: quarta, dietro al podio Stromsend/ Hoe/ Fittipaldi.

Questo fine settimana si gareggiava di nuovo a Padborg, sede dei primi due eventi, ed è tornato in pista anche Jesse Carrasquedo, già presente nel secondo evento stagionale ma assente a Jyllandsringen. Il weekend del messicano è stato a dir poco disastroso: le gare di per sé le ha chiuse con risultati sulla carta dignitosi, ma nell'ultima ha ignorato una penalità per jump start venendo squalificato non solo da quella gara, ma anche dalle due precedenti. Nel frattempo si stava consumando un altro weekend di peripezie per Juju Noda, ancora a secco di vittorie, anche se oggi avrebbe potuto essere la volta buona.

Terza in qualifica, seconda in Gara 1, terza in Gara 2, i tempi aggregati le garantivano la pole position per Gara 3. Il vincitore di ieri Stromsted si è rititato stamattina, il terzo classificato era giù dal podio. In mattinata ha vinto Emmo Junior davanti a Jacob Bjerring, tutti destinati dietro a Juju. È partita bene, avrebbe potuto staccare gli inseguitori. Poi la sua vettura è implosa. Nel senso, un pezzo enorme si è staccato su una fiancata, nel corso del primo giro, gara destinata a concludersi con un ritiro, mentre Mads Hoe vinceva davanti a Fittipaldi e Wulf. Non resta che sperare, a questo punto, che negli ultimi due eventi della stagione qualcosa possa cambiare e sperare che, almeno per una volta, le aspettative non vengano deluse.

sabato 19 giugno 2021

Formula 4 Danese 2021: i Fittinoda litigano in pista, i loro padri fuori!

È sabato, si sta facendo sera e la giornata di oggi ci avrà anche regalato una delusione dal punto di vista del motorsport al femminile, ma possiamo consolarci con una perla di trash epocale. Ma andiamo con ordine e occupiamoci di questo campionato, che non verrebbe preso in considerazione se non fosse per due piloti abbastanza quotati, quelli di cui la gente che ha un'infarinatura sulle serie minori conosce l'esistenza.
Una è Juju Noda, figlia quindicenne di Hideki Noda, più famoso per avere generato la suddetta figlia che per i suoi risultati al volante. Ha già corso lì una stagione, vincendo al debutto e collezionando poi una serie di alti e bassi. Doveva andare a correre negli States, ma non è chiaro cosa sia accaduto e la cosa non è andata a buon fine.
L'altro è Emmo Junior Fittipaldi, figlio quattordicenne di Emerson (sì, un figlio avuto in età abbastanza matura) nonché debuttante sulle monoposto. Completa il trio dei piloti internazionali un messicano, tale Jesse Carrasquedo, che ha mancato il primo evento e che comunque si filano in pochi, dopodiché c'è una di piloti danesi sconosciuti al grande pubblico.

Uno di questi è Mads Hoe, pluriveterano della categoria nei suoi mid 20s, possiede un team e corre lì da anni, che non passa inosservato perché il suo nome in inglese suonerebbe tipo "pu**ana dei matti" e con un nome del genere passi alla storia. Il mese scorso, a Padborg, ha vinto tre gare su tre. In due di queste Juju Noda è arrivata seconda precedendo lo stesso terzo classificato, Jacob Bjerring.
La terza gara, disputata sotto la pioggia, ha visto il ritiro della Noda e a podio, sui gradini più bassi, ci sono saliti William Wulf e il piccolo Emmo. Abbastanza convincente fin dalle qualifiche, aveva avuto sventure varie, ma si vedeva (o almeno si pensava, perché non c'era il livestreaming - stavolta invece sì) che poteva essere un nome da tenere d'occhio.
Stamattina sullo stesso circuito si è aggiudicato la pole, davanti a Noda e Carrasquedo, per l'unica griglia stilata sui tempi (la seconda gara parte con reverse grid parziale del risultato della prima, la terza sui tempi aggregati delle prime due gare), oggi pomeriggio ha tenuto la posizione al via, precedendo l'arrembante giapponese con la quale mi veniva anche voglia di shipparlo.

Emmo e Juju erano staccati di circa un secondo, a volte meno, mentre i loro padri venivano inquadrati mentre guardavano insieme la gara, di breve durata, quindici minuti più due giri. Nessuno a parte loro sembrava potere lottare per la vittoria (alla fine il vincitore è divenuto Carrasquedo, con Bjerring e Hoe secondo e terzo, ma questa è un'altra storia), poi il caos.
All'ultimo giro la Noda era vicinissima al giovane Fittipaldi, al punto da tentare il sorpasso. Il problema è che la sua idea di sorpasso doveva somigliare un po' ai sentimenti che Kvyat provava nei di Vettel alla partenza di quel gran premio in Russia di cinque anni fa.
I due si sono toccati, Fittilaldi Jr è finito fuori, la Noda è andata a tagliare il traguardo in prima posizione, ma i commissari le avrebbero comminato una squalifica di lì a poco... insomma, poco, quando la notizia è diventata di dominio pubblico neanche così poco, ma questo non ha importanza, perché dobbiamo parlare di quello che è successo fuori dalla pista.

Lo ricordo, in pista c'era stato un incidente (non me ne vogliano eventuali coetanei di questi piloti, a quei tempi anch'io mi sarei offesa di una simule definizione) TRA DUE BAMBINI DI QUATTORDICI E QUINDICI ANNI. E guess what? Fittipaldi padre, un uomo di oltre settant'anni, si è messo a sbraitare contro Hideki Noda, con il quale stava tranquillamente guardando la gara poco prima.
Noda non gli ha dato molto credito e si è allontanato. Fittipaldi gli è andato dietro gesticolando, poi un tizio random si è avvicinato e l'ha invitato a calmarsi. È stata una scena molto trash, dopo un incidente tra ragazzini in Formula 4 mi aspetterei che siano loro a litigare davanti alle telecamere, venendo presi per le orecchie dai rispettivi padri e invitati alla calma.
Invece no, sono stati i padri dei due ragazzini a mettersi a litigare in modo random davanti alle telecamere, finendo inevitabilmente sui social, laddove i fanboy hanno dato sfogo ai propri istinti, iniziando rigorosamente a fare ciò che fanno quando apprendono che qualcosa di controverso è accaduto: insultare piloti. E il weekend non è ancora finito, ci sarà una gara domani mattina (in cui i Fittinoda partiranmo vicini nelle retrovie) e una domani pomeriggio.

EDIT 20/06 - aggiorno dopo le gare della domenica. Quella di stamattina si è svolta sotto la pioggia battente, la gente che partiva dalla prima fila è stata risucchiata in un nanosecondo, il podio è stato William Wulf, Mads Hoe, Mads Riis. Carrasquedo è arrivato quarto, mentre i Fittinoda si sono appropriati della quinta e sesta posizione senza grossi problemi, Juju non ha fatto nulla che mettesse in pericolo la posizione del piccolo Emmo.
La terza gara è terminata con la vittoria di Carrasquedo, davanti a Fittipaldi e Hoe. La gara della Noda è stata un disastro, anzi, lei stessa è stata un disastro. Lottando per la sesta posizione con Bjerring, ha fatto lo stesso identico errore di ieri. Solo, Bjerring se l'è cavata con un testacoda, mentre lei ha rotto l'ala anteriore, ha fatgo una sosta ed è tornata in pista nelle retrovie.
La questione della squalifica di ieri non è chiusa, il team Noda ha annunciato di avere fatto ricorso. Non ho idea di come funzionino queste cose, ma in qualche modo sembra in maniera non troppo coerente dato che per lo stesso errore Juju oggi non ha ricevuto alcuna penalità. A quanto pare anche lì sembrano essere sanzionati gli effetti degli incidenti e non gli errori che li hanno innescati.



martedì 6 aprile 2021

Something touched me deep inside the day the hope for women in motorsport died

Era da un po' di tempo che volevo parlarne, ma prima volevo schiarirmi le idee e magari aspettare qualche notizia ufficiale che non è mai arrivata. Veniamo al punto: una decina di giorni fa è iniziato il campionato statunitense di Formula 4, il campionato a cui Juju Noda doveva partecipare. È iniziato tutto benissimo: il miglior tempo nelle prove libere, con tanto di record, perché era la prima ragazza a farlo in quella serie.
Tempo poche ore e tutto è precipitato: arrivato il momento delle qualifiche non è scesa in pista e nessuna informazione è stata data fino all'indomani inoltrato. La comunicazione del suo account ufficiale è che si ritirava dall'evento per "delicate reasons" che alcuni hanno identificato come ipotetici episodi di razzismo anti-asiatico, smentiti dal suo account ufficiale.

A dieci giorni di distanza non si sa cosa sia accaduto a Juju Noda, se non che si è ritirata da un campionato in cui poteva essere una front runner. Qualcuno sostiene che amici di amici di amici che lavorano in F4 dicono che è stata squalificata per irregolarità tecniche, e che il suo sponsor ha minacciato di abbandonarla se non avesse lasciato il team di Jay Howard, ma di solito non è così che viene gestita una squalifica e poi quel team ha altre tre vetture che hanno partecipato senza alcun problema. In più lo sponsor era arrivato pari passo con l'ingaggio da parte di quel team.
Oggi come oggi non si sa quali siano i piani futuri della Noda, se e dove gareggerà quest'anno. Quello che è certo è che una potenziale grossa occasione sembra essere svanita nel nulla e che quello che è successo è passato pressoché inosservato... perché in fin dei conti è un campionato occidentale e se ci si pongono dei dubbi è giusto porseli solo sull'incivile oriente e di certo non su quello che avviene nella santissima America.

Un giorno, quando i figli dei vicini di casa mi chiederanno perché non ci sono donne che competono ad alto livello, racconterò loro anche questa storia. Dirò che a un certo punto c'era una ragazzina competitiva e che, non appena ha fatto il miglior tempo in una sessione di test, è accaduto qualcosa di grave abbastanza dallo spingere suo padre o chi per lui a ritirarla dal campionato.
Dirò che non avrò mai la certezza matematica le due cose siano collegate l'una all'altra, ma che il forte sospetto in proposito mi è venuto. E quando mi chiederanno se non c'erano altre ragazze in quel campionato specificherò che c'erano, ma che il problema di Juju Noda non è mai stato quello di essere una ragazza. È stato al massimo quello di sovvertire la regola aurea del motorsport, quella a cui credono anche tanti tifosi e, peggio ancora, tante tifose, secondo cui le ragazze devono scendere in pista per essere dolci, kawaii e fare da tappezzeria.
Dirò che per la legge dei grandi numeri con proporzioni di una ragazza ogni 15/20 piloti è difficile che se tra loro ce ne sono due competitivi uno dei due sia proproo la ragazza, ma che in me aleggia da sempre il sospetto che, se c'è una ragazza competitiva, o trova il modo di affondarsi da sola, o qualcuno trova il modo per affondarla.


martedì 19 gennaio 2021

Dalla F4 danese alla F4 americana: Juju Noda cambia continente

In questi giorni stanno circolando un bel po' di notizie sugli ingaggi nelle formule minori, con molti piloti che vengono annunciati non solo per i campionati imminenti, ma anche e soprattutto per quelli che si svolgeranno a partire dai mesi primaverili.
In questo contesto ieri sera è arrivato l'annuncio che molti stavano aspettando in quanto destava parecchia curiosità, visto di chi stiamo parlando: Juju Noda. La quattordicenne giapponese, ormai prossima ai quindici anni, ha gareggiato nella scorsa stagione in Formula 4 Danese, unica serie che glielo permetteva vista la sua età, e per questa stagione si apprestava a cambiare categoria, questo lo sapevamo.

Fallito il tentativo di qualificarsi per la FDA durante le selezioni dell'evento Girls On Track (iniziato qualche mese fa, probabilmente a breve dovremmo scoprire chi, tra le quattro finaliste, sia la prescelta - la Noda era stata scartata con il secondo taglio, da otto a quattro), ci si aspettava comunque di vederla gareggiare in un campionato di Formula 4. Quello che, almeno personalmente, per me è stato un po' uno shock, è stato l'annuncio che gareggerà nella Formula 4 degli Stati Uniti.
Non che sia la prima volta che, di fatto, Juju Noda gareggia oltreoceano. All'età di tredici anni, prima del suo debutto ufficiale, sembra avere preso parte ad almeno un evento o due della Lucas Oil Racing School, dove pare gareggino alcuni baby piloti come fase intermedia tra il mondo dei kart e quello della Formula 4. Non sarà la prima volta, tuttavia, ma personalmente mi sarei aspettata molto di più un proseguimento di carriera in Europa, dove di campionati di F4 ce ne sono diversi di alto livello.

Al momento non saprei come inquadrare questa notizia, se la F4 americana sia una fase intermedia prima di puntare a un nuovo ritorno in Europa, oppure se l'obiettivo sia quello di allargarsi verso altri orizzonti, nello specifico un futuro nella Road to Indy e il tentativo di arrivare, tra qualche anno, non in Formula 1 ma in Indycar.
Potrebbe essere uno scenario meno suggestivo ai nostri occhi, ma ugualmente interessante, specie al giorno d'oggi, in cui la presenza femminile nelle corse americane open-wheel sembra essersi ridotta e non di poco nel corso degli ultimi anni. Poi la Noda è giapponese e ha il suo perché, incrocio le dita per lei, chissà che un giorno non possa bombardare Indianapolis nel giorno del Memorial Day!

sabato 31 ottobre 2020

Formula 4 danese 2020: Conrad Laursen vince il titolo in una stagione troncata dal lockdown

La Formula 4 danese è un mondo a sé stante, che ha poco da spartire con gli altri campionati di Formula 4. Siccome anche l'occhio vuole la sua parte, partiamo dagli aspetti comunicativi: questa serie, semplicemente, non comunica. Ha un sito web che esiste solo in versione danese, con date del calendario non aggiornate, sono in ritardo su tutto e quant'altro, un po' come se dessero per scontato che nessuno li segue e non cercassero in alcun modo di farsi seguire.
Dal punto di vista strettamente agonistico, si riscontrano due particolarità, la prima è che ci sono due classi di vetture che competono insieme, le Formula 4 e le Formula 5, che di fatto possono puntare a risultati più o meno analoghi, solo le F5 sembrano meno reattive in partenza, mentre la seconda riguarda i piloti presenti: mentre le altre serie di Formula 4 schierano piloti che puntano a progredire nel panorama motoristico europeo, questo campionato ha una varietà di piloti che spaziano da gente che punta a costruirsi un futuro altrove a gente che sta lì da anni senza che si capisca bene se corre per mestiere o per hobby, generalmente con team privati, e presenza occasionale anche di piloti di cinquanta o sessant'anni.

Il campionato si è svolto tra giugno e, avremmo scoperto in questi giorni, settembre: i due eventi di ottobre in Danimarca sono stati annullati e quello sostitutivo, che si doveva svolgere in questo weekend di fine ottobre/ inizio novembre in Svezia, è stato annullato pochi giorni prima per via delle restrizioni di viaggio che limitano gli spostamenti tra la Danimarca e la Svezia. Quindi è stato decretato che i tre eventi, da tre gare ciascuno, che si sono svolti nei mesi scorsi costituiscono l'intero campionato e che Conrad Laursen, il pilota che si trovava in testa alla classifica, è il campione 2020. Se la serie fosse proseguita avrebbe dovuto vedersela con Benjamin Frislund, Sebastian Ogaard, Mads Hoe, William Wulff e Juju Noda... già, proprio lei, il nome più famoso di questa categoria, ragione per cui questo campionato ha avuto più successo di quelli precedenti (e anche la trasmissione su youtube di una parte delle gare). A fine stagione è difficile fare una valutazione complessiva della Noda e, anche se la posizione in classifica *sembra* non riflettere l'aura che si porta dietro, esistono ragioni che possono spiegare tranquillamente la sua posizione in classifica.

Innanzi tutto si può dire che, dal punto di vista delle qualifiche, la giovanissima Juju non abbia problemi. Per ciascun weekend c'è una griglia con qualifica, una reverse grid dei primi sei e una griglia abbastanza complessa stilata sui tempi aggregati delle due gare precedenti o qualcosa del genere. Su tre pole position da qualifica ne ha portate a casa tre. Sfortunatamente solo la prima di esse si è concretizzata in vittoria, proprio nella prima gara da lei disputata.
Il vero problema non è la velocità, la poca esperienza. O meglio, ha tantissima esperienza come tester, ma girare in tondo è un po' diverso dal competere contro altri piloti e, specie nei duelli ruota contro ruota, spesso si vedeva che era una quattordicenne che gareggiava contro piloti più avanti come percorso di carriera o come età, considerato che aveva anche qualch avversario di vent'anni o oltre. Quindi in certe situazioni sono arrivati occasionali incidenti dettati dall'inesperienza, uscendone spesso come la parte più danneggiata dall'incidente stesso.

In generale, come prima stagione nel panorama motoristico internazionale, non credo ci si possa lamentare: solo due piloti hanno ottenuto vittorie multiple, si tratta di Ogaard con tre su sei gare disputate (uno degli eventi si sovrapponeva alla F4 italiana nella quale gareggia) e il campione Laursen con due. Gli altri piloti con una vittoria ciascuno sono il runner-up Frislund, il veterano Hoe (classe F5) e Wulf. Il migliore fine settimana è stato il primo, come già detto, nonostante una squalifica rimediata nella seconda gara per un'irregolarità legata alle gomme. Nel secondo weekend della stagione Noda ha ottenuto altri due piazzamenti a podio, un terzo e un secondo posto nelle prime due gare del fine settimana, mentre purtroppo è stato abbastanza disastroso l'ultimo evento, con incidenti vari.
Curiosità: la F4 danese è stata forse la serie open-wheel con la maggior presenza femminile, dato che oltre a lei anche altre due ragazze erano presenti, seppure rientrino verosimilmente in quei piloti che non si capisce se corrano per mestiere o per hobby, si tratta di Mille Hoe (sorella di Mads) e di Lina Sonderskov, già viste negli scorsi anni.

lunedì 22 giugno 2020

Il debutto di Juju Noda

Uno degli sport preferiti della gente, in particolare di quella che affolla i social network, deve essere quello di affondare tutto ciò per cui le altre persone sembrano provare un minimo di interesse.
È il caso della Formula 4 danese, che è partita in questo weekend, unica serie minore a partire adesso, e che ha guadagnato il suo quarto d'ora di popolarità grazie alla presenza di un nome passato ben poco inosservato.
Curiosamente il campionato stesso ha deciso di non sfruttare quel nome per vendere la propria immagine nel resto del mondo. Il loro sito è aggiornato al 2019 in termini di piloti e al calendario pre-coronavirus in termini di date. Nessuna traccia del nome di Juju Noda, ragazzina di quattordici anni giapponese, celebre perché accompagnava il padre sul lavoro e guidava le monoposto del suo team a tempo perso, ma lo faceva a dieci anni e occasionalmente batteva record ottenuti dai piloti titolari.

Non mi sembra così strano che una quattordicenne vista come un futuro nome importante del motorsport e che detiene il record di essere stata la più giovane tester di monoposto non passi inosservata, anche se gareggia in un campionato che pare dimenticato dai suoi stessi fondatori.
La F4 danese è una delle F4 meno sotto ai riflettori, non offre punti superlicenza e ci sono due categorie di vetture, le Formula 4 e le Formula 5. Queste ultime sono di fatto delle Formula Ford e, stando alle spiegazion tecniche, hanno gli stessi cavalli delle Formula 4, ma sono più pesanti e quindi meno scattanti. Per il resto possono competere più o meno alla pari e non è così strano trovare piloti di F5 nelle posizioni che contano sia in qualifica sia in gara.
Un weekend pare essere così composto:
- una sessione di prove libere;
- una sessione di qualifica che determina la griglia di partenza di Gara 1;
- Gara 2 con reverse grid delle prime otto posizioni;
- Gara 3 la cui griglia di partenza è stilata sui tempi aggregati delle due gare precedenti.

La prima gara, Juju Noda l'ha iniziata dalla pole position, dopo avere dovuto saltare le prove libere e dopo la penalizzazione di Conrad Laursen, che aveva ottenuto il miglior tempo in regime di bandiere gialle.
Ha vinto, davanti allo stesso Laursen, con Mads Hoe (F5) a completare il podio.
Solo che la Noda ha i suoi limiti, è una ragazzina di quattordici anni che ne dimostrerà al massimo dodici, quindi indegna di considerazione. Oppure degna di commenti del cavolo tipo "ma se corresse in Formula 2 non avrebbe vinto"... e grazie al cavolo, di solito i piloti in Formula 2 ci arrivano dopo qualche anno di esperienza, che al momento attuale la Noda non ha.
La F4 danese, ovviamente, non è uno dei campionati più all'avanguardia, ma la Noda non l'ha scelto per "vincere facile" quanto piuttosto perché è l'unico a cui può partecipare prima di arrivare a quindici anni. Altrimenti avrebbe potuto tranquillamente restare in Giappone e costruirsi una carriera da quelle parti.

Dopo l'ottavo posto di partenza dalla reverse grid è risalita fino alla terza posizione in una gara vinta da Sebastian Ogaard, per poi essere squalificata per un'irregolarità tecnica relativa alle gomme utilizzate nella seconda gara.
Di conseguenza, la pole per tempi aggregati per l'ultima gara è stata annullata e ha dovuto partire dalla dodicesima piazza. È giunta in quarta posizione, alle spalle di Laursen, Ogaard e Hoe.
Nel corso del weekend è diventata la quinta ragazza a vincere una gara di Formula 4 (le altre erano Alexandra Monhaupt, Belen Garcia ed entrambe le sorelle Al Qubaisi), oltre che la persona più giovane a vincerne una.
Ovviamente questo è stato solo l'inizio, ma non penso che un inizio del genere possa essere così facilmente snobbato. Teniamola d'occhio e magari smettiamola con le solite guerre tra fan e hater. Quello che Juju Noda un giorno farà in altre serie non ha una grossa rilevanza adesso. Oggi come oggi gareggia in Danimarca e ha fatto un buon esordio. Osservazioni del tipo "però non vincerebbe il mondiale di Formula 1 a quattordici anni" non hanno tutto questo gran senso...


domenica 2 febbraio 2020

La Racing Age di Juju Noda

2 Febbraio 2020: scritto così, non dice nulla. Scritto in forma numerica, invece, appare decisamente più figo: 02.02.2020. Non solo, anche nella sua forma americana, quella che antepone il mese al giorno, rimane invariato, sempre 02.02.2020, sempre una data palindroma e, nello specifico, l'unica del millennio in corso ad essere palindroma in entrambi i formati.
I giorni con una data bella sono semplicemente giorni con una data bella, ma per noi appassionati di motorsport, questo giorno palindromo rappresenta qualcosa di importante, una linea di demarcazione, che separa l'epoca in cui Juju Noda non poteva gareggiare in Formula 4 da quella in cui può farlo.

Ne avevo già parlato: Hideki Noda, brevemente backmarker della Formula 1 e talent scout come fondatore della Noda Racing School dopo la sua modesta carriera motoristica, ha sempre avuto, in parole povere, l'abitudine di portare con sé la figlia kartista al lavoro e di farle testare vetture di Formula 4 e, in seguito di Formula 3. La giovane Noda si è distinta per precocità, sono passati ormai diversi anni dal suo primo test al volante di una monoposto e, all'età di undici anni, ha battuto il record del circuito di Okayama per la F4 SEA.
In questa data pittoresca, Juju ha compiuto quattordici anni, l'età minima che le consentirà di prendere parte a un campionato di Formula 4, nello specifico la F4 danese, perché è ancora troppo giovane per gareggiare in Giappone/ nel Sud-Est Asiatico o in altri campionati europei.

Per via della sua precocità, la sua storia si è sempre guadagnata un po' di attenzione, al punto tale che addirittura si sta iniziando a parlare della F4 danese, tra i campionati di Formula 4 quello che ha avuto sempre meno popolarità in Europa. Se non altro la presenza della Noda potrà essere d'aiuto per mettere questo campionato sotto i riflettori.
Per il resto Juju ha già superato un grande scoglio, ovvero quello di dimostrarsi davvero appassionata di quello che faceva e di non essersi messa al volante soltanto per scelte familiari.
Il percorso che avrà davanti, tuttavia, è ancora incerto: potrebbe essere la nuova star del motorsport asiatico e del motorsport al femminile, oppure non rivelarsi nulla di tutto ciò e non essere niente di più dei piloti normali. Quello che sappiamo per certo è che, al 99%, rimarrà a lungo la persona più giovane ad avere mai guidato una monoposto in un test privato.