lunedì 13 aprile 2026

L'Età della Ruggine // blog novel sul motorsport thriller sci-fi: capitolo 2/19

OPENING II


“Ritorno alle competizioni per Remy Corvin: sarà in EGPS con R-Evolution Racing”, titolava uno dei principali siti web internazionali sull’automobilismo. Non essere più un ricordo lontano era una bella soddisfazione. A trentanove anni, non aveva più troppe possibilità: Remy sentiva di avere fatto la cosa giusta, seppure consapevole di rappresentare qualche genere di attrattiva soltanto in funzione di compagno di squadra di Edward Roberts.
Qualcuno doveva essersi ricordato di quel loro unico incidente, avvenuto tanti anni prima al Gran Premio di Pau. L’inglese era stato scorretto, Remy non aveva mai cambiato idea anche se, ovviamente, quel fatto non aveva più alcun genere di importanza ormai da vari lustri.
Si era vendicato facendo cadere Roberts mentre saliva sul podio, dopo avere fallito un tentativo di speronamento durante il giro d’onore. Gli era andata di lusso: un contatto in pista avrebbe potuto procurargli parecchie grane, quello che era accaduto prima della premiazione, invece, era passato inosservato, anche se era probabile che qualche testimone oculare se ne ricordasse. Remy non era particolarmente fiero delle azioni commesse quel giorno di tanti anni prima, ma non gli dispiaceva che fossero alla base del suo ingaggio. Sarebbe stato dipinto o come il cattivo ragazzo, oppure come il pilota oltraggiato desideroso di vendetta. Non importava quale delle due narrazioni sarebbe stata scelta, tutto ciò che contava era essere di nuovo qualcuno.
Non gli era dispiaciuto, due anni prima, vedere Edward Roberts diventare campione del mondo, seppure di una categoria che subito dopo aveva smesso di esistere. Gli aveva lasciato addosso anche un po’ di amarezza, perché almeno Roberts, alla fine, ce l’aveva fatta, ma non gli aveva trasmesso soltanto sensazioni negative. Gli aveva fatto capire che, se il pilota inglese non si era mai arreso, allora poteva comportarsi allo stesso modo e vivere nella certezza che il meglio dovesse ancora venire.
Remy Corvin riteneva di non essere stato molto fortunato, durante gli anni di carriera. Per qualche ragione, riusciva ad attrarre soltanto sponsor di breve durata che, per un motivo o per l’altro, lo abbandonavano senza troppi complimenti, indipendentemente dai risultati e dell’effettiva esposizione mediatica. Molti anni prima, per non apparire totalmente sprovvisto di patrocinatori, aveva addirittura preso l’abitudine di inventarne uno di sana pianta. Per un certo periodo, sulla tuta aveva portato il logo di una rana stilizzata, all’interno della quale svettava il numero 1461. Proprio qualche settimana prima, facendo ricerche in internet, aveva trovato un vecchio forum sul quale alcuni utenti cercavano di capire a quale marchio facesse riferimento, dato che non riuscivano a rintracciare alcun brand con quel numero come nome.
Remy si era detto che le loro ricerche sarebbero durate all’infinito, ma aveva maturato la convinzione che fosse giusto riportare in auge quello stemma. Certo, non poteva dedicargli lo spazio che aveva avuto ai vecchi tempi, vista la presenza degli sponsor della R-Evolution, ma poteva tranquillamente mettere quel logo in versione ridotta in cima al casco che avrebbe sfoggiato per le foto di rito che precedevano l’ormai imminente stagione. Non avrebbe fatto ulteriori ricerche: che qualcuno si chiedesse o meno il significato di quel numero era del tutto irrilevante. Ciò che contava era riaverlo bene in vista, dato che aveva fatto parte di lui in passato.
Le fotografie che corredavano l’articolo sul suo ingaggio non si soffermavano troppo su quel particolare, ma Remy fu compiaciuto di vederlo comparire, seppure in secondo piano. Preso com’era dalla contemplazione di quelle immagini, non si accorse di Annabelle fintanto che questa, alle sue spalle, non parlò.
«Tutto a posto, con l’annuncio ufficiale?»
«Tutto a posto» confermò Remy, girandosi a guardarla.
Annabelle sorrideva. Il suo bel viso era incorniciato dai capelli corvini. Le poche ciocche blu elettrico dalle quali la sua chioma era striata sembravano in tinta con il vestito blu elettrico a maniche lunghe che portava sopra a leggings neri e stivali dello stesso colore.
Oltre che nella propria carriera, Remy riteneva di non essere mai stato troppo fortunato nemmeno nella vita sentimentale, ma l’arrivo di Annabelle era stata una bella novità. Per lui era stato amore a prima vista e sperava che anche per Annabelle fosse la stessa cosa. Gli amici, di tanto in tanto, gli facevano notare che la sua fidanzata sembrava un po’ troppo fredda, calcolatrice e sfuggente, ma Remy preferiva andare oltre le apparenze, specie quando c’era l’amore di mezzo. Non si sarebbe mai fatto scoraggiare dall’idea che Annabelle potesse non piacere agli altri.
«Manca poco, ormai» affermò la sua amata. «Non vedo l’ora. Sarà la tua prima gara, da quando stiamo insieme. È un’emozione che non ho mai provato.»
In effetti, Remy doveva riconoscerlo, il suo tono era abbastanza piatto e non dava affatto l’impressione di essere in qualche modo emozionata. Non importava, era solo la maniera in cui Annabelle parlava, non ciò che era. Proveniva da una famiglia importante nel mondo dell’automobilismo ed era stata lungamente costretta a restare in secondo piano, lontano dai riflettori, era lecito aspettarsi che fosse solita simulare distacco.
Le cose non erano cambiate molto, rispetto a un tempo. Annabelle era sempre stata caldamente invitata a non lasciare trapelare chi fosse sua madre e si atteneva ancora alle vecchie disposizioni. Del resto, come darle torto? La società moderna non perdonava nulla, chissà quali atrocità si sarebbero dette e scritte su una povera disgraziata che non aveva fatto altro che scegliere di portare a termine una gravidanza non programmata durante l’adolescenza.
Per una serie di ragioni, anche Remy si sentì costretto a utilizzare un tono piuttosto freddo: «Anche per me sarà bello averti al mio fianco. Non ci sarai fisicamente, ma con il cuore mi sarai vicina.»
«Puoi contarci» rispose Annabelle, con la stessa voce con cui avrebbe potuto chiedergli se gli andasse bene andare alla rosticceria sotto casa a comprare del pollo arrosto per cena, oppure se preferisse mangiare un’insalata di lattuga e pomodori. «Sai bene che non ho atteso altro, fin dal giorno in cui mi hai detto che eri stato scelto dalla R-Evolution Racing per la nuova serie.»
In apparenza, Annabelle aveva dimostrato di non provare molto interesse per la nuova categoria, almeno in merito a ciò che non era strettamente connesso al suo ingaggio, ma Remy l’aveva sorpresa a fare ricerche in proposito. Si era avvicinato a lei, arrivandole alle spalle, mentre consultava il sito ufficiale dell’Evolution Grand Prix Series.
Annabelle aveva simulato indifferenza, poi si era messa a parlare dell’intenzione di recarsi a Pau per la Formula 3 Europea. Ci sarebbero stati degli amici di famiglia che non vedeva da parecchio tempo. Gli aveva chiesto se desiderasse accompagnarla, ma Remy aveva rifiutato. Gli era sembrato che Annabelle fosse quasi sollevata dal potervi andare da sola.
In quell’occasione non sembrava essere accaduto nulla di altisonante. Annabelle era stata via per tutto il fine settimana e, quando era tornata, era fredda e asettica esattamente quanto prima. Remy le aveva chiesto se avesse incontrato gli amici di famiglia e Annabelle gli aveva risposto di averli visti e trovati noiosi esattamente come un tempo.
Remy mise da parte il telefono, lasciando perdere le foto con lo storico logo. Annabelle si impossessò dello smartphone, proprio per guardare le immagini.
«Ti sta bene quel colore.»
«Sul serio?»
«Sì.»
«È così piatto e banale.»
«Per niente, invece.»
Remy obiettò: «Davvero credi che mi stia bene il marrone ruggine?»
Annabelle confermò: «Non sta bene solo su di te. Anche la livrea della vettura è molto bella.»
Remy spalancò gli occhi.
«Ma è color ruggine!»
«Appunto» convenne Annabelle. «A volte sembra quasi che le squadre facciano a gara per stabilire chi mette in pista la macchina più colorata e pacchiana. La R-Evolution Racing ha fatto la scelta opposta. È proprio questo che rende la sua livrea così bella e pittoresca. Sembra che l’obiettivo sia mettere fine all’età del giallo limone, del verde brillante e del rosa shocking e inaugurare, finalmente, l’età della ruggine.»
«La ruggine richiama qualcosa di datato e obsoleto» obiettò Remy. «L’Evolution Grand Prix Series si pone come obiettivo quello di inseguire la tecnologia più all’avanguardia. Anzi, non dovrebbe essere la serie a inseguire la tecnologia, quanto piuttosto la tecnologia a inseguire la serie.»
«Spero che tu ti renda conto che quella che hai appena pronunciato è una frase senza alcun senso logico» ribatté Annabelle. All’improvviso, il suo tono di voce sembrava un po’ meno piatto. «Immagino che sia uno slogan che ti hanno messo in testa.»
«A dire il vero» confermò Remy, «penso che tu abbia ragione e che sia uno slogan che ho dovuto ripetere più di una volta.»
«Ripetere?» si interessò Annabelle.
Errore madornale, non avrebbe dovuto fare una simile allusione. Cercò di cavarsela come meglio poteva: «Abbiamo parlato molto.»
In fondo era la verità. Annabelle se la sarebbe senz’altro fatta bastare, allo stesso modo in cui Remy si era accontentato dello scarno resoconto sui noiosi amici di famiglia.
Proprio come si aspettava, la sua fidanzata rispose, banalmente: «Mi fa piacere che ci sia una buona comunicazione, tra te e la squadra.»
Non le aveva detto, ovviamente, di avere avuto contatti anche con altre persone, oltre che con il team. Era in presenza di costoro che aveva dovuto parlare fino allo sfinimento. Gli avevano fatto raccontare un sacco di aneddoti, tanto che Remy aveva dovuto arrampicarsi sugli specchi per trovare qualcosa di interessante da riferire.
Incoraggiato a riferire anche episodi che gli sembravano banali, aveva comunque faticato a trovare qualcosa di significativo.
«All’epoca della scuola ero molto timido con le ragazze. La prima che si è interessata a me si è dichiarata il giorno in cui sono diventato maggiorenne. Era il primo marzo.»
Era stato quello il momento in cui a Remy era sembrato di avere toccato il fondo, ma la sua rivelazione era stata accolta con molta soddisfazione e gli era stato chiesto di continuare su quello stampo.
«A me non piaceva. La trovavo davvero irritante, però ho deciso di darle una possibilità. Siamo stati insieme poco più di tre mesi: i cento giorni peggiori della mia vita. È stata una relazione infelice.»
Dopo quel chiarimento, gli era stato chiesto di passare a dettagli più banali sulla sua vita. Aveva dovuto perfino elencare quali fossero i suoi piatti preferiti in generale e quelli che invece preferiva tra i cibi che un atleta professionista poteva consumare liberamente senza preoccuparsi della dieta.
I vertici dell’Evolution GP Series avevano immagazzinato dettagli su di lui sufficienti a tracciare un suo profilo ben delineato, o almeno così gli era stato riferito. All’inizio Remy era scettico, ma poi si era ricordato di quella volta in cui aveva letto un articolo intitolato “scopri quello che il tuo browser sa di te” e, dopo una verifica, si era reso conto che ciò che digitava sui motori di ricerca era più che sufficiente per raccontare chi fosse. Se un’applicazione per smartphone, grazie ai cookie, pareva conoscere tutto di lui, era molto probabile che i pezzi grossi dell’Evolution sapessero perfino quanto di frequente andasse in bagno.
Quell’aspetto non era allettante, a dire il vero, ma Remy era ben disposto a passarvi sopra. Nonostante la posizione privilegiata, quello che svolgeva per la R-Evolution Racing e per la categoria stessa era soltanto lavoro. C’era chi, pur di avere un’occupazione, accettava compromessi di gran lunga più frustranti di quelli a cui aveva scelto di sottostare. In fondo, che importanza potevano mai avere faccende come ciò che mangiava per colazione o il giorno in cui aveva dato il suo primo bacio a una ragazza?
A proposito di ragazze, Annabelle lo fissava, come se si aspettasse che aggiungesse qualcosa. Remy si limitò ad affermare: «Sì, la comunicazione è davvero ottima.»
Annabelle passò oltre: «Cosa mangiamo per cena?»
«Potremmo prendere del pollo arrosto alla rosticceria qui sotto» suggerì Remy.
Annabelle annuì, esclamando: «Ottima idea!»
Remy si era sbagliato, quando aveva ipotizzato che Annabelle utilizzasse lo stesso tono sia per il suo imminente debutto sia per il pollo arrosto. Quest’ultimo suscitava in lei un entusiasmo di gran lunga maggiore.
Si defilò poco dopo, proprio per andare in rosticceria, lasciandolo solo. Remy si mise a cercare distrattamente informazioni su cosa ne fosse stato di Edward Roberts. Conosceva bene i suoi risultati sportivi, ma non si era mai messo troppe preoccupazioni per la sua vita privata. Scoprì che si era sposato da pochi mesi con una certa Selena Bernard, di professione designer e arredatrice d’interni. Secondo alcune fonti, era una francese che viveva nel Principato di Monaco, secondo altre era una cittadina monegasca.
Il matrimonio era avvenuto nella chiesa di Sainte-Dévote. Secondo uno degli articoli, Edward Roberts era nato in una famiglia anglicana, ma si era convertito al cattolicesimo molti anni prima, quando si era sposato con rito religioso con la sua prima moglie Sharon, una donna irlandese della quale era rimasto vedovo già da diversi anni. Secondo un’altra fonte, la prima signora Roberts non era affatto irlandese, ma inglese proprio come il marito, anche se proveniva da una famiglia di fede cattolica.
La seconda signora Roberts, invece, era ormai in avanzato stato di gravidanza, i cui segni erano già ben visibili nelle fotografie ufficiali delle nozze. Portava un abito da sposa molto bello, di un grigio chiaro con riflessi color argento. Anche Selena Roberts, a dire il vero, era una donna molto bella, nonostante non corrispondesse agli ideali di bellezza di Remy.
Non vi erano dubbi che, quando non stava guidando una vettura da competizione, Edward interpretasse a tempo pieno la parte del marito modello. Doveva averlo fatto anche con la precedente consorte. Parallelamente, era molto probabile che fosse anche un padre perfetto, dato che veniva menzionata una figlia di nome Margaret nata dalla sua precedente unione. Pareva che anche Selena avesse un figlio, tale Thomas, messo al mondo quando era appena ventenne.
Da quanto trapelava, era molto probabile che Edward venisse dipinto come il bravo ragazzo di turno e che, di conseguenza, a Remy toccasse la parte dell’avversario cattivo, a meno che certi pettegolezzi non impedissero all’inglese di aggiudicarsi il ruolo di “protagonista”.
Selena Roberts, che a quanto pareva nei primi anni Duemila era stata la ragazza di Patrick Herrmann, il quale era sospettato di essere il padre di Thomas, aveva avuto una relazione con un giornalista sportivo, tale Oliver Fischer, poco prima di divenire la compagna di Roberts. La relazione con quest’ultimo veniva occasionalmente definita controversa e sembrava che, in particolare sui social media, fosse stata piuttosto contrastata dal fanbase della Diamond Formula. Remy era convinto che la gente che scriveva sui social senza alcuna cognizione di causa non fosse meritevole di considerazione, ma il suo pensiero stava diventando sempre più di nicchia.
Digitò nel motore di ricerca anche il nome di Oliver Fischer, curioso di scoprire qualcosa di più sul suo conto. Lo conosceva per fama, ovviamente: era colui che aveva scoperchiato il vaso di Pandora e fatto emergere la verità su due gravissimi incidenti accaduti molti anni prima nella Diamond Formula. Non restava altro da fare che scoprire chi fosse, quando non andava a caccia di misteri che si erano consumati tra la benzina e l’asfalto.
Oliver Fischer non aveva mai scritto alcunché contro Selena Bernard. Anzi, sembrava avere affermato, a più riprese, che la loro relazione era già terminata, quando Selena aveva iniziato a frequentare Edward Roberts. In estrema sintesi, non sembrava dare corda alle polemiche che infiammavano i social e non avrebbe contribuito a fare sì che intorno al pilota inglese venisse cucito il ruolo di antagonista.
Dopo le vicende della Diamond Formula, Fischer sembrava avere smesso di scrivere sull’argomento motorsport. Remy non si sarebbe stupito troppo, se avesse scoperto che utilizzava uno pseudonimo. Dubitava fortemente che avesse cambiato del tutto mestiere, era molto probabile che volesse semplicemente restare lontano dai riflettori. Come dargli torto, del resto? Se scriveva per mestiere, era molto probabile che desiderasse che a svettare fossero i suoi articoli, non un nome associato a uno scandalo che non lo riguardava nemmeno da vicino.
Remy stava ancora curiosando, quando Annabelle rientrò in casa e gli chiese se avesse già apparecchiato il tavolo.
«Lo faccio subito» rispose, mettendo via il telefono. «Hai fatto presto.»
«Non c’era ancora nessuno, in rosticceria» rispose Annabelle, con quel suo tono asettico.
Remy lasciò da parte Selena Roberts e Oliver Fischer. Non facevano parte del suo mondo. Quella sera non aveva bisogno di pensare a loro.


***


Era primavera inoltrata, quel periodo dell’anno in cui poteva fare ancora molto freddo, oppure essere già molto caldo. Secondo Oliver, la temperatura di quella sera poteva essere collocata esattamente a metà di una scala tra i due estremi.
Era trascorsa ormai una settimana da quando si era sentito male a Pau. Dopo essere tornato in Italia, dove viveva fin dall’estate di due anni prima, si era sottoposto alle analisi del sangue, nelle quali non era risultata alcuna anomalia. Non che si potesse fidare troppo: certe droghe lasciavano tracce soltanto per breve tempo. Non vi era alcun modo per escludere interamente che la bibita fosse stata drogata. Se era successo, la vittima designata doveva essere Edward. Nessuno avrebbe potuto prevedere in anticipo che non fosse lui a consumare quello che restava della propria bevanda.
Roberts si era messo in contatto con lui nei giorni immediatamente successivi. Si erano sentiti sia al telefono, sia tramite messaggi. Alla fine, avevano stabilito che, in assenza di urgenze, la maniera più pratica per comunicare fosse il messenger di un noto social media.
«Ti scrivo io da un account con un nome di fantasia che ho appena aperto» gli aveva detto Edward.
«Va bene» aveva convenuto Oliver. «Ti aspetto quando vuoi.»
Edward gli aveva mandato un messaggio diretto poco dopo. Da allora c’era stata una serie di interazioni, che Oliver stava rileggendo, non senza qualche sorriso quando restava focalizzato più a lungo del dovuto sul nickname che il pilota inglese aveva scelto, a quale aveva abbinato un avatar altrettanto fantasioso.


@UnicornEd: Indovina chi sono!
@Oliver19_Fischer86: Spero che tu non sia un mentecatto che sparge notizie fasulle sul web.
@UnicornEd: Lo faccio solo quando voglio rovinare la vita a qualcuno. :-PPP
Non fa parte dei miei piani attuali, ma potrei sempre cambiare idea.
@Oliver19_Fischer86: Mi sento sollevato. Dove hai trovato la tua “foto profilo”? A proposito, è molto carina. Potrebbe esserti utile per qualificarti come esperto del settore.
@UnicornEd: Ho chiesto a mia figlia se potesse farmi il disegno di un unicorno tutto rosa, con le ali rosse e circondato da cuoricini dello stesso colore delle ali. Mi ha chiesto se mi sentivo bene, ma sono riuscito a convincerla che non ero completamente uscito di senno. O almeno, credo di averla convinta!
@Oliver19_Fischer86: È una vera artista. Ha fatto un ottimo lavoro.
Parlando di cose serie, ho letto che Corvin sarà il tuo nuovo compagno di squadra. Ammetto che non ne sono sorpreso. Era molto prevedibile, ormai.
@UnicornEd: Lo sapevo già, ma non potevo dirlo.
@Oliver19_Fischer86: Anche questo è molto prevedibile.
@UnicornEd: Domani lo rivedrò, per la prima volta dopo tanti anni. Devo ammettere che sto un po’ in ansia. Non sarà facile.
@Oliver19_Fischer86: C’erano delle tensioni tra voi, in passato. Ho letto che una volta ti ha fatto lo sgambetto mentre salivate sul podio. C’era stato un contatto tra voi, in gara. L’avevi superato e, secondo Corvin, non era stata una manovra corretta.
@UnicornEd: Vedo che sei andato a scandagliare i retroscena più torbidi del mio passato.
Che poi, retroscena torbidi fino a un certo punto! È stato un normale incidente di gara. Siamo stati fortunati a rimanere entrambi in pista. Io sono stato leggermente più fortunato di Remy, ma è così che vanno le corse.
@Oliver19_Fischer86: Non ho scandagliato proprio niente. Ho già visto diversi post sul fattaccio. C’è anche chi discute sulla veridicità dell’accaduto, ma immagino che sia tutto vero, visto che non hai smentito.


Edward non aveva risposto fino al giorno successivo. Avevano scelto di utilizzare il messenger di quel social, anziché telefonate o messaggi ai rispettivi numeri di telefono proprio per evitare di essere troppo invadenti. A meno che non ci fossero ragioni urgenti per mettersi in contatto, era decisamente più pratico non entrare troppo l’uno negli spazi personali dell’altro e scambiarsi messaggi che non si tramutassero in fastidiose notifiche.


@UnicornEd: Scusami se non ti ho più risposto ieri sera, ma mi sono addormentato.
Alla fine ho incontrato Corvin. È andato tutto bene. Abbiamo scambiato qualche parola. È stato piacevole conversare con lui.
@Oliver19_Fischer86: Non ti ha fatto lo sgambetto, stavolta?
@UnicornEd: No. :-DDD
@Oliver19_Fischer86: Meno male. Sei ottimista a proposito della vostra possibilità di lavorare insieme senza fare troppi danni?
@UnicornEd: Ho sempre avuto buoni rapporti con i miei compagni di squadra, non vedo perché non dovrebbe andare così anche con Remy.
@Oliver19_Fischer86: Ti trovo molto convinto.
@UnicornEd: Sto per iniziare una nuova avventura in un nuovo campionato. Come potrei non essere ottimista?
@Oliver19_Fischer86: Non è ancora successo niente di strano?
@UnicornEd: No. La tua fonte segreta, invece? Ti ha detto qualcos’altro?
@Oliver19_Fischer86: Non ci siamo sentiti, ultimamente.
@UnicornEd: Chi è? Si tratta di un insider?
@Oliver19_Fischer86: È una donna. Mi ha contattato su questo social. Si fa chiamare Lady Rust. Scrive sia in inglese sia in francese.
@UnicornEd: In che senso si fa chiamare Lady Rust?
@Oliver19_Fischer86: Così come tu ti fai chiamare Unicorn Ed.
@UnicornEd: Però sai benissimo chi sono! Quella Lady Rust, sai come si chiama o potrebbe tranquillamente non esistere?
@Oliver19_Fischer86: Mi rendo conto che non è esattamente l’approccio più credibile e che non sia il caso di prendere per oro colato tutto quello che dice.
Questo, però, non significa che avrei dovuto ignorarla di sana pianta senza stare a sentire che cosa avesse da dirmi. Abbiamo avuto scambi molto interessanti e mi viene il sospetto che non si sia inventata tutto.
È proprio per causa di Lady Rust, se ho deciso che avrei fatto il possibile per parlare con qualcuno che sia dentro al mondo dell’EGPS. Tu hai solo facilitato le cose, quando mi hai ribaltato lo zaino a Pau.
@UnicornEd: Che cosa ti ha detto Lady Rust?
@Oliver19_Fischer86: Credo sia meglio parlarne al telefono. Quando sei libero?
@UnicornEd: Posso chiamarti tra dieci minuti.


Avevano discusso a voce di Lady Rust. Circa un mese prima, la donna misteriosa si era messa in contatto con lui per chiedergli che cosa sapesse del nuovo campionato. Non tanto, aveva ammesso Oliver, ma aveva iniziato a informarsi quasi subito. L’Evolution GP Series si definiva “categoria motoristica orientata al cambiamento e alla continua ricerca tecnologica, con l’obiettivo di ridefinire i confini delle competizioni automobilistiche”. Non era la prima volta che Oliver leggeva o sentiva simili parole, bastava solo cambiare qualche termine per adattare la definizione alle circostanze.
In un primo momento, aveva ritenuto che l’Evolution fosse solo un campionato come tutti gli altri. Perfino la questione dei Ghost Driver l’aveva lasciato indifferente. Lady Rust, però, gli aveva chiesto: “Non temi che una simile svolta possa divenire pericolosa? Che cosa succederebbe se al posto del binomio tra uomo e macchina si arrivasse a un binomio tra macchina e macchina?”
Edward aveva minimizzato, ma Oliver aveva insistito. Secondo Lady Rust, i vertici della nuova categoria stavano facendo esperimenti pericolosi.
«Dovresti dire a questa Lady Rust» aveva suggerito Edward, «di essere più specifica, invece di limitarsi a mezze rivelazioni.»
Oliver era stato costretto ad ammettere: «Il fatto che non sia più esplicita, in effetti, mi ha sempre insospettito. Non sono convinto delle sue intenzioni. Mi chiedo perché sia venuta a cercare proprio me.»
«È molto probabile che conosca i tuoi trascorsi» aveva osservato Edward. «In fondo, hai lasciato il segno.»
Oliver si era irrigidito, ripensando ai vecchi tempi. Non gli dispiaceva avere riportato alla luce gli scandali della Diamond Formula, ma era consapevole di come, a causa sua, fossero precipitate anche persone che non erano mai state coinvolte nei fatti di rilievo, alcune delle quali venivano tormentate online dagli “unicorni” di turno.
«Dovresti cercare di farla parlare di più» gli aveva suggerito Roberts, senza aspettare una replica, da parte sua. «Le hai mai parlato a voce?»
«Mi ha mandato qualche messaggio vocale.»
«Com’è il suo accento?»
«Neutro.»
«Quindi non hai idea nemmeno della sua nazionalità.»
Oliver aveva confermato: «Non so niente di lei. So che scrive in inglese e in francese e che parla in maniera fluente entrambe le lingue.»
«E tu» aveva concluso Edward, «non hai proprio idea di chi sia?»
Oliver si era lasciato andare a un sospiro.
«Te l’ho detto, Roberts, non ho idea di chi sia. So solo che, per forza di cose, deve avere a che fare, almeno indirettamente, con l’Evolution.»
La loro conversazione telefonica era terminata di lì a breve. Edward si era rimesso in contatto con lui con un messaggio diretto due giorni più tardi.


@UnicornEd: Posso disturbarti?
@Oliver19_Fischer86: Nessun disturbo. Mi fa sempre piacere parlare con gli unicorni rosa. Tutto a posto con le ali, o stanno perdendo la loro tonalità color cremisi?
@UnicornEd: Le mie ali sono a posto, grazie. Mi sto solo pentendo di avere scelto questo nome utente. Mi sento un po’ ridicolo.
@Oliver19_Fischer86: Puoi scrivermi con il tuo vero account, se preferisci.
@UnicornEd: Preferisco non entrarci troppo spesso. Come puoi immaginare, di tanto in tanto ricevo messaggi davvero sgradevoli. Preferisco evitare di leggerli.
@Oliver19_Fischer86: Conosco bene la sensazione. Vorrei dirti che li devi ignorare, ma so bene quanto sia difficile. Io stesso ho faticato molto, quando ho dovuto imparare a conviverci.
@UnicornEd: Hai visto il video che è uscito ieri?
@Oliver19_Fischer86: Quale?
@UnicornEd: Vai sul sito ufficiale dell’EGPS, oppure sulle loro pagine social. È la presentazione della R-Evolution Racing. Ci siamo io e Corvin. Vorrei sapere che cosa ne pensi.
@Oliver19_Fischer86: Vado a vederlo e poi torno.


Rileggendo la conversazione con Edward Roberts, Oliver decise di guardare nuovamente il filmato. Le sue sensazioni, dopo la prima visualizzazione, erano state piuttosto contrastanti.
Quando fece partire il video, lo schermo si fece marrone, della stessa tonalità della ruggine. Non era un colore che venisse associato spesso al motorsport. Le livree delle automobili da competizione avevano in prevalenza tonalità piuttosto sgargianti. Quando non lo erano, apparivano grigio-nere, ma si trattava di una scelta dettata dalla necessità di non aggiungere il peso della vernice.
Il color ruggine iniziò a sfumare, prima più leggermente, poi al punto di sparire del tutto. Comparvero i due piloti, Roberts e Corvin, seduti su due sedie che distavano tra loro un metro o due. Avevano un’espressione seria stampata sul volto, o almeno così sembrava, dato che si trovavano in penombra. Dietro di loro, una schiera di LED intermittenti abbagliava. Era quasi come trovarsi in una stanza piena di alberi di Natale.
Non vi erano dettagli che suggerissero il luogo in cui si trovavano. Roberts venne inquadrato da vicino e fece un vago sorriso. Corvin, ripreso da maggiore distanza, strinse per un attimo il casco che teneva appoggiato sulle ginocchia, prima di posarlo a terra. Gli occhi di Oliver si posarono sul logo con la rana e il numero 1461. Si era chiesto di che sponsor si trattasse, in passato, ma non aveva mai trovato risposta.
Una voce metallica, fuori campo, domandò a Edward Roberts: «Perché è importante, per un pilota, gareggiare nell’Evolution Grand Prix Series?»
Edward rispose: «L’Evolution Grand Prix Series è una categoria motoristica all’avanguardia. Il suo orientamento al progresso è innegabile ed è ciò per cui si distinguerà.»
La voce metallica chiese: «Ritieni che, per un pilota che ha già raggiunto i quarant’anni, ci sia ancora qualcosa da dimostrare?»
«Non si smette mai di avere qualcosa da dimostrare.»
«Credi che la decisione della R-Evolution Racing di puntare su di te, invece che su una giovane promessa, possa innescare delle critiche?»
Edwards sentenziò: «Non bisogna preoccuparsi delle critiche.»


@Oliver19_Fischer86: Video interessante, ma non sono tanto convinto che tu abbia potuto dire quello che pensi davvero. Sono certo che le critiche ti spaventino molto più di quanto hai lasciato credere.
@UnicornEd: A dire il vero, anche se non ho potuto scegliere liberamente le risposte, quel tipo di critiche non mi preoccupa affatto. Ho quarant’anni, è un dato i fatto. Ci sono piloti più giovani di me ai quali potrebbe fare comodo, se io decidessi di ritirarmi dalle competizioni. Riconoscerlo significa portare argomentazioni serie. È quello che si faceva anche prima che le voci degli “unicorni” cercassero di prendere il sopravvento. Sono maggiormente spaventato da ciò che viene inventato per screditarmi, piuttosto che da quello che, entro certi limiti, può essere considerato vero.
@Oliver19_Fischer86: In effetti le critiche argomentate sembrano appartenere al passato, ormai. Per fortuna, almeno ogni tanto, la gente si ricorda che, invece di stare a sparare sentenze sui social, può anche uscire di casa per prendere una boccata d’aria, oppure per divertirsi. È questo che ci salva.
@UnicornEd: Stai affermando che, se per qualche ragione, le persone fossero costrette a rimanere a casa senza altre forme di svago, gli “unicorni” finirebbero per moltiplicarsi a dismisura?
@Oliver19_Fischer86: Temo di sì. Il lato positivo è che non si intravedano all’orizzonte ragioni per cui potrebbe accadere qualcosa di simile. Diciamo che questo ci salva.
@UnicornEd: Effettivamente, a meno che non accada qualcosa di apocalittico, la diffusione degli “unicorni” è ancora soggetta a un certo controllo delle nascite!
@Oliver19_Fischer86: L’età di Corvin non è tanto diversa dalla tua. Hai apprezzato il fatto che gli sia stato fatto notare?


La voce metallica si rivolse a Remy: «Anche tu, come il tuo compagno di squadra, arrivi da un periodo di stop dalle competizioni. C’era chi ti dava addirittura per ritirato. Ritieni importante che sia proprio l’Evolution Grand Prix Series la categoria con la quale ti appresti a fare il tuo ritorno alle corse?»
Il pilota francese rispose: «L’Evolution Grand Prix Series è il futuro del motorsport. È molto positivo gareggiare con piloti di alto rango, ma anche con giovani promesse e, perché no, anche con i Ghost Driver. La guida gestita da remoto può essere malvista, ma la storia dell’automobilismo è piena di innovazioni che, in un primo momento, sono state malviste.»
La sua voce appariva molto piatta e scostante. Nonostante non avesse detto niente che potesse fare accapponare la pelle, Oliver avvertì un brivido anche durante la seconda visione.
Non riuscendo a spiegarsi la propria sensazione, ascoltò la voce robotica passare alla domanda successiva: «Diversamente da Edward, tu non sei ancora arrivato ai quarant’anni, ma non sei comunque una “giovane promessa”, per citarti. Quando compirai quarant’anni?»
«Il prossimo primo marzo» rispose Corvin, con voce asettica.


@UnicornEd: Non mi interessa l’età di Corvin. Alla fine, quando arrivi a quarant’anni, ti accorgi che non è cambiato nulla, rispetto a quando ne avevi trentanove. A marzo dell’anno prossimo anche Remy acquisirà questa consapevolezza.
@Oliver19_Fischer86: È così solo davanti alle telecamere?
@UnicornEd: In che modo?
@Oliver19_Fischer86: Gelido.
@UnicornEd: Non ha niente di gelido, a dire il vero. È stato piacevole parlare con lui, l’altro giorno.
@Oliver19_Fischer86: Il video è stato girato allora?
@UnicornEd: No. È stato confezionato qualche tempo fa.
@Oliver19_Fischer86: Hai detto di non avere incontrato Corvin, prima dell’altro giorno. Vuoi dire che non vi trovavate nella stessa stanza? Che si tratta di un montaggio?
@UnicornEd: Proprio così.
@Oliver19_Fischer86: Devi ammettere che non è una cosa tanto normale.
@UnicornEd: In realtà sei tu che devi ammettere di non sapere nulla. Non è la prima volta che mi succede qualcosa di simile. Del resto, sia io sia Corvin siamo molto impegnati. Convocarci entrambi al solo scopo di registrare un video sarebbe stata una grossa perdita di tempo.
@Oliver19_Fischer86: Sai cosa sia 1461?
@UnicornEd: Lo sponsor di Corvin? Mi sembra di avere visto un numero a quattro cifre, sul suo casco.
@Oliver19_Fischer86: L’ho cercato. Non trovo niente.
@UnicornEd: Ha importanza?
@Oliver19_Fischer86: Non lo so. Non posso escluderlo.
@UnicornEd: Sei sempre così sospettoso!
@Oliver19_Fischer86: Senza una natura sospettosa si rimane esclusi da tutto. ;-))) Pensi che Lady Rust mi avrebbe contattato, se avessi avuto una personalità diversa?
@UnicornEd: Ti ha scritto di nuovo?
@Oliver19_Fischer86: Ancora niente.
@UnicornEd: Se si fa viva, cerca di farla parlare.
@Oliver19_Fischer86: Ci proverò, ma non ti assicuro niente.


Non si erano scambiati ulteriori messaggi, nei giorni successivi, né Oliver era stato interpellato da Lady Rust, il cui profilo non dava segno di nuove attività. Edward aveva ragione: non poteva fidarsi di quella donna, in assenza di dettagli più precisi. Il modo in cui si faceva chiamare, inoltre, era inquietante: Rust, Ruggine.
Oliver valutò la possibilità di scrivere un messaggio diretto a Roberts, ma ritenne più opportuno telefonargli. Sentiva di avere bisogno di parlare con lui. Cercò il suo numero nella rubrica dello smartphone e, senza esitazione, fece partire la chiamata.
Attese diversi squilli. Era ormai convinto che non avrebbe ricevuto risposta e stava per desistere, quando sentì la voce del pilota inglese.
«Ehi, Fischer!»
«Disturbo?»
«No. Non mi aspettavo di sentirti stasera, ma...»
Edward si interruppe. Era palese che non sapesse cosa dire. Non aveva importanza, Oliver avrebbe parlato al posto suo.
«C’è qualche donna alla R-Evolution?»
«Cosa vuoi dire?»
«Ci sono donne nella squadra?»
«Come mai questo tuo improvviso interesse per le quote rosa?»
«Signora Ruggine. È una di voi.»
«Non ci sono donne che occupano posizioni di primo livello. Non credo che...»
Oliver interruppe le proteste di Edward sul nascere: «Non importa che occupi una posizione di prima fascia o meno. Basta anche una semplice addetta stampa o qualcosa del genere.»
«Non credo che qualcuna di loro possa corrispondere al tuo profilo» insisté Roberts. «Stai prendendo una cantonata.»
«Può darsi» ammise Oliver, «ma mi sembrava opportuno, almeno, condividere con te le mie sensazioni. Mi raccomando, tienile d’occhio. Da qualche parte bisogna iniziare.»
«Sì» convenne Edward.
«Ti sento più deciso del solito» osservò Oliver. «Per caso stai iniziando a convincerti che ci sia qualcosa di torbido?»
«Dire che ne sono convinto è un po’ un azzardo» obiettò Edward, «ma mi piacerebbe che tu avessi modo di farti un’idea della situazione un po’ più dall’interno.»
«Cosa vuoi dire?»
«Vieni all’EvoPrix di Montecarlo. Forse riesco a fare accreditare Dirk Strauss come giornalista.»


***


Remy si allacciò la tuta del colore della ruggine. Era stato scelto per prendere parte alla conferenza stampa dei piloti che precedeva l’evento inaugurale dell’Evolution Grand Prix Series. Aveva scoperto soltanto la sera precedente di dovere partecipare. Del resto, avrebbe dovuto essere intervistato in una sala illuminata, seduto a meno di un metro di distanza dagli altri partecipanti, non poteva farlo il Replacement.
Uno degli altri convocati era Edward Roberts. La R-Evolution Racing si era dipinta come una squadra destinata alla vittoria, quindi vi era molto interesse nei confronti di entrambi. Il campionato sembrava ancora circoscritto a un fanbase piccolo, che faceva poco rumore, ma all’interno di quel fanbase non si parlava che di loro due.
Remy nutriva una fiducia totale nel progetto. Il suo nome sarebbe finalmente ritornato in auge. Se fosse riuscito a svettare nell’Evolution, gli si sarebbero aperte le porte di campionati più privilegiati che l’avevano ormai tagliato fuori.
Si sentiva più teso di quanto avrebbe voluto, ma gli bastò poco per accorgersi che nemmeno Roberts appariva rilassato. Durante le interviste, mantenne un tono pacato e non si spinse mai troppo oltre. Remy Corvin lo imitò. Non aveva ricevuto disposizioni specifiche su come comportarsi in caso di difficoltà, ma era meglio non dare nell’occhio. Perfino quando un giornalista accennò ai quarant’anni che avrebbe compiuto il primo marzo dell’anno seguente riuscì a non mostrare emozioni.
Aveva commesso un errore, quando aveva parlato della ragazza che si era dichiarata il giorno della sua maggiore età. Certo, un errore da poco e che coincideva con quanto scritto nella maggior parte delle biografie non ufficiali, ma cosa sarebbe accaduto se qualcuno si fosse insospettito?
Riuscì a comportarsi con naturalezza: non doveva dimenticare che la maggior parte dei sospetti nei suoi confronti avrebbero potuto essere innescati proprio dalle sue stesse azioni. Doveva prestare la massima attenzione a ciò che affermava.
Tutto finì senza ulteriori drammi. Remy scambiò qualche parola con Edward, il quale ebbe la pessima idea di scherzare sulla loro età: «Sembra che tutti vogliano dire che siamo vecchi, non ti pare?»
«Sì, può essere» borbottò Remy, «ma non ci faccio caso. Non sono altre le cose che contano?»
«Per esempio?»
«Per esempio, in questi giorni si svolgerà l’evento motoristico più affascinante della storia e ne faremo parte.»
Edward sorrise.
«Non sapevo di questa tua natura romantica. La scelta di gareggiare sullo stesso tracciato sul quale a fine mese si svolgerà uno dei gran premi più storici, ma farlo di notte, ha ricevuto anche una certa dose di critiche.»
Ciò che Roberts rimarcava era vero. I commenti negativi non erano mancati, specie dagli appassionati più tradizionalisti e da chi puntava ad avere il loro consenso. Correre a Montecarlo di notte era una scelta puramente commerciale, dettata dalla volontà delle televisioni e delle piattaforme di streaming: quella era la principale argomentazione contro ciò che sarebbe andato in atto entro un paio di giorni. Il fatto che, per l’Evolution GP Series, le gare in notturna fossero destinate a divenire la prassi veniva trattato come totalmente irrilevante.
Vi era inoltre chi mostrava preoccupazione per l’illuminazione. Visto che si gareggiava lungo le strade della città, non era stato possibile, ovviamente, installare un impianto fisso, come avveniva sui circuiti permanenti. Non vi era nulla da temere: l’illuminazione temporanea - grazie a pannelli LED nei punti più ostici - era più che sufficiente per l’Evolution GP Series. Perfino l’asfalto aveva subito un trattamento antiriflesso.
Se un tale argomento fosse stato trattato durante la conferenza stampa, Remy sarebbe stato ben lieto di fare certe precisazioni. Purtroppo non vi era stata alcuna menzione a quell’aspetto: d’altronde era una polemica soltanto per esperti, mentre nelle interviste ufficiali si tendeva sempre di più a parlare di argomenti che potessero catturare l’attenzione anche dello spettatore casuale senza cognizione di causa.
Tutto ciò che gli fu concesso fu di esprimere il proprio parere favorevole in presenza di Edward Roberts: «Non è questione di romanticismo, o almeno non solo. Stiamo per scrivere la storia e saremo ricordati per questo... io, almeno, dato che tu hai già un palmares di tutto rispetto.»
«Hai un’idea molto positiva dell’Evolution» osservò il pilota inglese.
«Se non fossi stato convinto delle sue potenzialità» rispose Remy, «mi sarei guardato bene dall’unirmi alla squadra destinata a diventarne la punta di diamante.»
«Sei molto ottimista» osservò Edward, «specie considerato che non hai nemmeno partecipato all’unica sessione di test collettivi.»
«Ho disputato diversi test privati» replicò Remy. «Bastano quelli per rendersi conto delle potenzialità della macchina che andremo a guidare.»
Edward non parve molto convinto della sua affermazione. Era molto probabile che lo considerasse un ingenuo destinato a ricredersi in tempi molto brevi. Non aveva importanza: Roberts sarebbe stato il primo ad ammirare i risultati della R-Evolution Racing, ma l’avrebbe fatto quasi come uno spettatore esterno, incapace di spiegarsi il gap di risultati tra di loro. Remy era assolutamente certo del successo, gli era stato garantito.
Edward si congedò e si diresse verso uno dei giornalisti che, seduto tra le ultime file, si era limitato ad ascoltare senza fare domande. A Remy parve che avesse un’aria familiare. Biondo, non particolarmente alto, sulla trentina, indossava una camicia a quadri e un paio di jeans. Teneva con sé uno zaino, che per qualche astrusa ragione Edward Roberts indicò subito dopo essergli andato incontro.
Remy si scervellò per capire dove l’avesse già visto. Solo molte ore più tardi, in un improvviso flash, ricordò di avere visto la sua fotografia mentre leggeva alcuni articoli insieme ad Annabelle, qualche tempo prima. La sua ragazza gli aveva detto che quel tale si chiamava Dirk Strauss, come il padre di quella Christine che fino a due anni prima aveva gareggiato nella Diamond Formula, andando vicina a conquistare il titolo, una performance di tutto rispetto per una donna in un campionato per monoposto, purtroppo passata in secondo piano quando la serie aveva perso d’importanza nell’immaginario collettivo, a seguito della sua brusca interruzione.
Non era chiaro che cosa ci facesse Dirk Strauss a Montecarlo: sembrava fosse un esperto di Formula 3, Formula 4 e campionati affini. Che cosa aveva a che vedere con l’Evolution? Perché Roberts era andato a parlare con lui? Per quanto l’idea gli sembrasse poco sensata, inviò un messaggio ad Annabelle per informarla di ciò che aveva visto.


***


«Buon pomeriggio, Dirk» aveva esordito Edward Roberts. «Vedo che hai portato lo stesso zaino che avevi a Pau.»
«Mi ha portato fortuna» aveva replicato Oliver, in maniera molto candida, «o sfortuna, dipende da che prospettiva guardi le cose. Non mi è andata così male. In questo fine settimana, dividerò una stanza con un collega italiano che lavora come freelance. Siamo riusciti a contenere le spese.»
«Guarda al lato positivo» aveva scherzato Edward. «Magari, grazie a me, riuscirai a portare a casa lo scoop del secolo, diventando ricco e famoso.»
«Non lo vedo molto probabile, ma sono lieto di essere qui a ficcare il naso in una faccenda interessante.»
«Ho un po’ di cose da dirti, però non qui.»
Oliver aveva annuito.
«Sono d’accordo. Non è il posto migliore per fare conversazione. Dove possiamo incontrarci e quando?»
«Stasera. Ti do un indirizzo a cui raggiungermi.»
«Va bene. Aspetto un tuo messaggio. Per che ora possiamo trovarci?»
Edward aveva suggerito: «Per le nove, se per te non è un problema.»
Oliver aveva confermato. L’orario si stava avvicinando e, per tale ragione, si stava preparando per presentarsi all’appuntamento. Indossò una felpa sopra la camicia a quadri, salutò il collega italiano e uscì.
Quando mancavano pochi minuti alle 21.00, giunse nei pressi di quello che doveva essere il luogo dell’incontro. Ebbe bisogno di ricorrere a un’applicazione dello smartphone per identificare la posizione esatta: Edward lo stava aspettando sul retro di un cortile, seduto sulla scala esterna di un edificio.
«Buonasera, Roberts» lo salutò Oliver. «Sei sicuro che possiamo stare qui?»
«Nessuno verrà a mandarci via, Dirk.»
«Preferirei che tu non usassi questo pseudonimo, almeno quando siamo da soli.»
«Certo, Oliver» si corresse Edward.
«Preferirei essere chiamato Fischer» replicò Oliver. «Di solito sono i miei amici a chiamarmi per nome, non le persone con cui ho a che fare solo per lavoro.»
«Come preferisci, Fischer» concesse Edward. «Forse hai ragione, è più appropriato.»
Si fece da parte, per permettergli di sedersi sulla scala. Oliver si accomodò alla sua destra.
«Come hai scelto questo posto?»
«Ti ho sognato, l’altra notte» lo informò Edward. «Eri vestito secondo la moda degli anni Ottanta ed eri qui insieme a una donna con lunghi capelli neri, forse sudamericana. Ti baciava.»
«Non sapevo che facessi sogni romantici con me come protagonista.»
«Non è mai successo altre volte. Nel sogno eravate qui, quindi ho pensato che fosse un buon posto in cui parlare.»
Oliver ribatté: «Spero che, diversamente dalla donna sudamericana, tu non abbia intenzione di baciarmi.»
«Stai tranquillo, Fischer, non succederà. Se avessi provato attrazione nei tuoi confronti, te l’avrei dimostrato quella sera a Pau.»
Dato che Edward era tornato su quell’argomento, Oliver ci tenne a ringraziarlo di nuovo per averlo soccorso: «Se non ci fossi stato tu, me la sarei vista molto brutta.»
Edward continuò a minimizzare: «I miei principi etici mi impongono di aiutare i giornalisti in difficoltà. Venendo a noi e al motivo per cui ho bisogno di parlar-...»
Si interruppe. Oliver non ne capì il motivo, almeno finché non guardò davanti a sé e non vide una donna che si avvicinava a loro. Non era una donna qualsiasi, era Selena Roberts.
I suoi capelli, un tempo molto più lunghi, erano tagliati pari all’altezza delle spalle. Portava un abito grigio con una fascia sotto al seno, sotto la quale si allargava, ma non abbastanza da nascondere una gravidanza ormai avanzata. Sopra al vestito, portava una giacca elegante dello stesso colore. Ai piedi calzava un paio di ballerine, anziché i soliti tacchi alti. Erano nere, come il foulard che portava al collo.
Continuò a camminare verso di loro, arrestandosi solamente quando arrivò davanti alla scala. Si rivolse immediatamente a Oliver: «Si può sapere che cosa vuoi da mio marito?»
Il suo tono era piuttosto tagliente. Non c’era da stupirsi che Edward non le avesse parlato del loro incontro ed era molto probabile che Selena avesse travisato le intenzioni di quell’appuntamento.
«Buonasera anche a te» la accolse Oliver. «Posso chiederti che cosa ti turba così tanto?»
Edward domandò alla moglie: «Perché sei qui? Come hai fatto a trovarmi?»
«Hai lasciato il telefono in bella vista, avevi aperta la chat con Fischer e mi è caduto lo sguardo» rispose Selena. «Non volevo spiarti, ma mi sono incuriosita. Gli avevi appena mandato questo indirizzo. Nessuno si incontrerebbe qui, invece che in un posto più normale, se non ci fosse qualcosa di oscuro. Sono giorni che ti vedo cupo e preoccupato, anche se fai finta che vada tutto bene. Che cosa vuole da te questo torbido giornalista?»
Oliver sospirò.
«Adesso sono addirittura un torbido giornalista?» Si alzò in piedi e la invitò a prendere il proprio posto. «Prego.»
Selena lo guardò storto.
«Perché ti stai facendo da parte per me? Vuoi defilarti di soppiatto, ora che sei stato smascherato?»
«Veramente mi risulta che sia buona educazione, oltre che caldamente incoraggiato, fare sedere al proprio posto le donne incinte» rispose Oliver, «la mia intenzione era soltanto questa, niente fughe rocambolesche in vista. Vorrei precisare, peraltro, che il “torbido giornalista” in questione non sarebbe nemmeno qui se tuo marito non gli avesse ribaltato accidentalmente lo zaino al Gran Premio di Pau, spargendo a terra tutto il suo contenuto.»
Selena si rivolse a Edward: «Vi siete visti al Gran Premio di Pau?»
Roberts annuì.
«Per caso.»
«E stasera vi siete ritrovati qui.»
«Sono successi dei fatti» affermò Oliver. «Hanno a che vedere con l’Evolution Grand Prix Series. Come vedi, la tua irruzione ha impedito a me e a tuo marito di portare avanti una conversazione a proposito di argomenti di lavoro assolutamente legittimi.»
«Oh.» Selena si sedette, avvicinandosi più che poteva al marito. «Ti ho lasciato un po’ di posto, torbido giornalista. Non c’è bisogno che tu stia in piedi. Scusami se sono partita prevenuta. Dato che Edward non ti ha smentito, immagino che tu abbia detto la verità.»
«È così» confermò Roberts. «Non c’era bisogno che intervenissi in mio soccorso. Potevo cavarmela benissimo da solo.»
«Adesso, però, sono qui» puntualizzò Selena. «Credo che dovreste mettermi al corrente degli intrighi dell’Evolution Grand Prix Series. C’è per caso di mezzo qualche storia di spionaggio industriale in merito ai Ghost Driver?»
«La verità» ammise Oliver, «è che non sappiamo esattamente che cosa ci sia di mezzo.» Tornò a sedersi, nonostante la vicinanza con Selena potesse apparire equivoca. «Sono in contatto - o meglio, lo sono stato - con una persona che mi ha avvertito di faccende poco chiare. Non so chi sia questa persona, ma ho deciso di fare luce sulla vicenda. A Pau, ho chiesto a Edward di parlarne. All’inizio era tutto molto campato in aria, ma poi tuo marito ha iniziato a ritenere che quelle che gli stavo riferendo non fossero solo fantasie.»
«È così» convenne Roberts. «Sono rimasto a Pau fino al giorno dopo per questo. In realtà non solo per questo...»
«Mi avevi detto che era una questione di sponsor» puntualizzò Selena.
Edward replicò: «Non potevo dirti, testualmente, “Oliver Fischer si è sentito male dopo avere bevuto il mio drink e l’ho accompagnato in albergo, temo che mi addormenterò nella sua stanza”.»
«Che cosa?!» Selena si rivolse a Oliver: «Adesso stai bene?»
«Ti sembra che io stia ancora male?»
«No, ma...»
«Sto bene, Selena» la rassicurò Oliver, «e sto cercando di capire che cosa debba dirmi Edward. È da oggi pomeriggio che mi tiene sulle spine.»
Roberts lo informò: «Remy Corvin si comporta in modo molto strano. Temo che sia stato plagiato, o che qualcuno possa controllarlo.»
«In che senso controllarlo?» volle sapere Oliver.
«Un ricatto o qualcosa del genere» rispose Edward. «Sai, come succede spesso nei gialli classici. Ho l’impressione che stia recitando una parte perché non può fare altrimenti. L’ho visto perfino sussultare quando gli è stato menzionato il suo quarantesimo compleanno.»
«Il primo marzo dell’anno prossimo deve essere una data che teme. È molto strano, sia perché la citava nel video ufficiale, sia perché, stando ai suoi profili social, che ho controllato in questi giorni, sembra che abbia festeggiato il suo compleanno per ben due volte, quest’anno, forse in due giorni consecutivi, quindi deve essere una ricorrenza che non lo disturba affatto. Anche l’anno scorso ha fatto la stessa cosa, così come l’anno prima ancora. In quello precedente, invece, ha pubblicato le foto di una torta sola, mentre andando indietro di un altro anno c’erano due torte. Deve avere una sorta di kink per gli anfibi, dato che tutte le sue torte raffigurano rane in versione cartoon. Adesso che ci penso, perfino il suo sponsor misterioso ha il logo di una rana.»
«Sì, è vero, “1461”.»
Selena intervenne: «Potete ripetere, per cortesia?»
«Che cosa?» chiese Oliver. «Il compleanno il primo marzo?»
«La rana, le due torte» rispose Selena, «e il numero 1461.»
«È un suo sponsor» le spiegò Edward, «e ha il logo di una rana. Nessuno sa cosa sia. Potrebbe essere qualcosa che si è inventato lui stesso.»
«Mhm. E ha festeggiato i suoi trentanove anni due volte in due giorni consecutivi? Stessa cosa per i trentotto e per i trentasette, ma non per i trentasei? I trentacinque, invece, li aveva ugualmente festeggiati due volte?»
«Già.»
Selena domandò: «Riuscireste a farmi vedere il video ufficiale in cui parla del suo quarantesimo compleanno?»
Edward precisò: «È quello che abbiamo già visto insieme.»
«Non me lo ricordo a memoria» replicò Selena. «Mi piacerebbe rivederlo.»
Oliver prese fuori lo smartphone e andò a cercarlo. L’aveva salvato nei preferiti, pensando che gli sarebbe tornato utile. Lo mostrò a Selena, la quale lo guardò con attenzione.
Alla fine commentò: «Non vorrei sembrare una pazza complottista, ma questo non sembra nemmeno il vero Remy Corvin. Non fraintendetemi, i lineamenti sono gli stessi, ma si muove in modo innaturale. In più, afferma che compirà quarant’anni il primo marzo. A giudicare dagli indizi in nostro possesso, direi che non è così. »
«Quali indizi?» domandò Oliver.
«I compleanni festeggiati due volte, verosimilmente il 28 febbraio e il primo marzo» rispose Selena, «ma non i trentasei anni. La rana, il numero 1461... porta tutto nella stessa direzione.»
«Remy Corvin» dedusse Edward, «in realtà potrebbe essere nato il 29 febbraio. La rana è il simbolo del giorno che salta dal calendario.»
Selena aggiunse: «Il suo “sponsor” 1461 altro non è che il numero di giorni che compongono quattro anni, ovvero quello che intercorrono tra un 29 febbraio e l’altro. Essendo nato a febbraio, Corvin festeggia il compleanno il 28 quando non c’è il 29. Dal punto di vista legale, però, la sua età cambia il primo marzo, motivo che potrebbe averlo spinto a scegliere di celebrare entrambi i giorni.»
«Se questo ragionamento è corretto, compirà quarant’anni il 29 febbraio, non il primo marzo» osservò Oliver.
«Il presunto sosia, però, non lo sa» ipotizzò Selena.
Edward concluse: «L’ipotesi di un sosia è pazzesca, direi quasi inverosimile... però sembra incastrarsi tutto così bene!»

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