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sabato 4 aprile 2026

Indycar 2026: #4 Barber

Nello scorso fine settimana si è svolto il quarto evento stagionale del campionato di Indycar a Barber, location dove l'anno scorso(?) una bambola gigante che penzolava su un ponte cone scenografia è caduta sul tracciato provocando una safety car. Ovviamente i puristi dell'Indycar, che avrebbero demonizzato la cosa se fosse accaduta in qualsiasi altra serie, specie se quella serie fosse stata 1) non americana, 2) la Formula 1, 3) la Formula E hanno deciso che la cosa è da very fighy. Questo è esattamente il tipo di atteggiamento per cui amando l'Indycar, trovo estremamente irritante la saccenza di quel mondo, che ogni tre per due ci tiene a ricordare che loro ce l'hanno più grosso e più duro di tutti. Ed è anche l'atteggiamento per cui sostengo a oltranza i piloti europei di provenienza Formula 1... di cui stavolta due elementi ci hanno fatto toccare vette altissime, e neanche dietro safety car in Azerbaijan! :-////
Detto questo, sostengo i piloti di europei di provenienza Formula 1, non necessariamente quelli delle relative formule minori, quindi lo dico apertamente: Alex Palou (Ganassi) mi ha abbondantemente rotto, ma cosa ci vuoi fare, si è preso la pole. XD

Nevermind la pole di Palou, ci sono altre faccende non di poco conto di cui dobbiamo occuparci, tipo in fatto che l'Indycar di oggi ogni tanto sfodera scene da very uominy e che, se ci fossero stati dei very uominy accostati alle reti, forse avremmo avuto una svolta splatter a una delle prime sessioni del fine settimana del "Children of Alabama Grand Prix" - posso dire che le gare americane hanno solitamente nomi trash? Sì, posso dirlo perché lo dico da anni, specie nei periodi della mia esistenza passata in cui seguivo categorie quali NASCAR e ARCA prima di convertirmi all'idea che il tempo che ho a disposizione è limitato e che dovevo fare una scrematura.
Torniamo a noi: Scott McLaughlin (Penske) ha avuto una brutta uscita di pista... ed è letteralmente uscito anche dalle barriere, sfondandole. Nessuno si è fatto male, ma qualche domanda sulla solidità delle stesse non sarebbe male farsela.



Come dicevo, Palou ha conquistato la pole position precedendo David Malukas (Penske), un sorprendente Graham Rahal (Rahal), Marcus Armstrong (Shank), Kyle Kirkwood (Andretti), il mio eroe Romain Grosjean (Coyne), Santino Ferrucci (Foyt), il best friend forever dell'eroe nominato poco fa Marcus Ericsson (Andretti), Josef Newgarden (Penske) e Christian Lundgaard (Arrow McLaren) a completare la top-ten.
La gara non ha visto incidenti particolarmente altisonanti, ma nelle sue prime battute ha visto Ericsson mettersi all'opera e speronate nientemeno che RoGro, colui che a Baku nel 2018 l'aveva accusato di averlo speronato in regime di safety car...
...
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...ecco, è giunto il momento di sfatare un mito. Quella frase, "I think Ericsson hit us", non è stata pronunciata da Grosjean come in tanti sostengono, bensì dal suo ingegnere Gary Gannon.
Di per sé, un pilota non aveva alcuna ragione per parlare al plurale, e soprattutto quella non è né la voce di Grosjean, né l'accento di un francese, ed è stata verosimilmente pronunciata prima che Gannon potesse vedere le immagini di quello che era realmente accaduto. RoGro ha comunque scherzato sull'avere avuto un incidente e dato la colpa a Ericsson durante un Grill the Grid negli anni seguenti.

La gara è stata un susseguirsi di Palou leader, essenzialmente ha trascorso tutta la durata in testa, con Lundgaard che si faceva largo fino alla seconda posizione. Rahal, che non vedeva il podio da tempo immemore, ha difeso fino alla bandiera a scacchi la posizione da Malukas che ha dovuto accontentarsi del quarto posto, con Kirkwood a completare la top-5, seguito da Armstrong.
Scott Dixon (Ganassi) ha chiuso settimo davanti a Ferrucci, mentre Ericsson e Newgarden hanno completato i primi dieci. Seguivano Alexander Rossi (Carpenter), Will Power (Andretti), Felix Rosenqvist (Shank), Rinus Veekay (Juncos) e Grosjean soltanto quindicesimo. :-((((
Dietro di lui si sono classificati McLaughlin, grande protagonista delle free practice come già discusso, Pato O'Ward (Arrow McLaren), Nolan Siegel (Arrow McLaren), Christian Rasmussen (Carpenter), Kyffin Simpson (Ganassi), Caio Collet (Foyt), Sting Ray Robb (Juncos), Dennis Hauger (Coyne), Mick Schumacher (Rahal) e Louis Foster (Rahal).


Da quanto ho visto nei giorni successivi su Twittelon, sembra che RoGro non abbia preso proprio bene l'incidente con il suo best friend forever.



sabato 25 ottobre 2025

Il GP di Gran Bretagna 1959, con un contorno di miti da sfatare

Il 25 ottobre 1997, quando Jacques Villeneuve, Michael Schumacher e Heinz-Harald Frentzen hanno fatto registrare lo stesso tempo di qualifica, l'umanità intera si è convinta che fosse la prima volta. In realtà, in numerose occasioni precedenti, quando i tempi erano meno precisi (al decimo di secondo, invece che al millesimo), era capitato molto spesso, cosa di cui mi sono resa conto stamattina, quando facevo ricerche su quella che avevo stanato come prima tied pole. Ho scoperto, tuttavia, che ce n'erano già state sei in precedenza, quando è iniziato il weekend del GP di Gran Bretagna sul circuito di Aintree. Questo evento, tuttavia, è passato alla storia per una sua piccola peculiarità: Roy Salvadori è stato il primo pilota nella storia della Formula 1 a fare un tempo ex-equo con la pole position - ottenuta da Jack Brabham - senza mai conquistare una pole position in Formula 1.

In una gara di quelle poco importanti, perché non ci ha corso la Ferrari (a causa di scioperi in Italia), trenta vetture puntavano alla griglia, ma solo ventiquattro si sono qualificate. La Cooper di Brabham e l'Aston Martin di Salvadori erano 1/2, ma con lo stesso tempo. Stando all'informazione che mi è stata passata - @Bob Simbel: grazie mille, peraltro ti citerò di nuovo non appena menzionerò i Parnell - ai tempi il miglior tempo veniva assegnato con parametri diversi rispetto a quelli di Jerez 1997/ Canada 2024, ovvero semplicemente sulla base del secondo miglior tempo effettuato dal pilota.
Quella di Salvadori, tra una cosa e l'altra, è stata anche l'ultima prima fila di un'Aston Martin fino al GP dell'Arabia Saudita 2023 con Fernando Alonso, che curiosamente menzionerò di nuovo prima della fine di questo post.
La gara non è andata molto bene, per il povero Salvadori, che ha iniziato a perdere posizioni fin dalle prime battute. È difficile ricostruire cosa sia accaduto esattamente, quello che sappiamo per certo è che Brabham, invece, è stato in testa per tutta la durata della gara.

Tra gli inseguitori più diretti le BRM: nelle prime fasi Harry Schell e Jo Bonnier, con questo che a gara più avanzata si sarebbe ritirato per un guasto, poi Stirling Moss che avrebbe ottenuto la seconda piazza in precedenza appartenuta a Schell. Le Cooper di Bruce McLaren e Maurice Trintignant si sono inserite in zona punti e McLaren è anche riuscito a prendersi la terza piazza, giungendo al traguardo negli scarichi di Moss.
Brabham, Moss, McLaren, Schell, Trintignant, questa la zona punti, ai tempi contenuta ai soli primi cinque. Nessuna gioia per quel povero disgraziato di Salvadori, risalito fino alla sesta piazza. Gli è comunque andata meglio che al compagno di squadra Carroll Shelby, ritirato a pochi giri dalla fine mentre si trovava in settima piazza.
Curiosità: McLaren ha ottenuto il giro più veloce e, all'età di 21 anni e 322 giorni divenendo il più giovane pilota della storia a ottenere un fastest lap, record che sarebbe stato battuto nel GP del Canada 2003, quando Alonso avrebbe ottenuto un giro veloce a 21 anni e 321 giorni!
Dato che essere nati o meno in un anno bisestile avrebbe potuto cambiare le cose contando i giorni, sono anche andata a verificare. McLaren e Alonso sono tuttavia nati rispettivamente nel 1937 e nel 1981, cioè tutti e due nell'anno successivo a un anno bisestile. Avevano entrambi cinque anni bisestili all'attivo: 1940, 1944, 1948, 1952 e 1956 per Bruce, 1984, 1988, 1992, 1996 e 2000 per Fernando.

Se abbiamo sfatato il mito del GP d'Europa 1997 come prima tied pole della storia, non abbiamo ancora detto nulla sul fatto che sempre sul circuito di Aintree, ma due anni dopo, c'è stato un pareggio a quattro tra Phil Hill, Richie Ginther, Jo Bonnier e Wolfgang Von Trips. A parte Bonnier in Porsche, gli altri tre erano in Ferrari, quindi non oso immaginare le teorie del complotto se fosse accaduto qualcosa di simile in anni odierni.
Direi che a questo punto possiamo ammettere che Jerez 1997 ha la peculiarità di essere stata la prima tied pole al millesimo di secondo, nonché l'unica con tre piloti al millesimo, dato che in Canada 2024 Max Verstappen e George Russell hanno fatto una tied pole a due.
Rimane un'altra peculiarità, che riguarda il duo Schumacher/ Frentzen e Verstappen/ Russell. Siccome sono una gossippara impenitente, vi ricordo che Frentzen era l'ex fidanzato della signora Corinna, mentre Russell agli albori della propria carriera in Formula 1 stava insieme alla sorella di Nyck De Vries, ovvero la fidanzatina adolescenziale del giovanissimo Verstappen! Così, a primo impatto, non mi risulta che nella carrellata di tied pole a un decimale, ci fossero piloti che avevano in comune una partner!

Torniamo a noi. In Gran Bretagna nel 1959 tra i trenta piloti che hanno tentato di qualificarsi c'era anche Tim Parnell, DNQ, che sarebbe stato per la prima volta sulla griglia nel 1961 sempre in Gran Bretagna. Il già citato Bob Simbel, esperto di statistiche con cui ho una corrispondenza via email in cui parliamo di Formula 1 e di questioni di nicchia a essa inerenti, mi ha fatto notare che il nome completo di costui era Reginald Harold Haslam Parnell. Da dove provenga il diminutivo Tim non ci è dato saperlo, ma si chiamava tale e quale al padre Reg, pilota di Formula 1 tra il 1950 e il 1954 e podium finisher in Gran Bretagna nel 1950.
L'ultima entry del padre è avvenuta il 17 luglio 1954, stesso giorno in cui il figlio non si è qualificato per l'edizione 1959 e a pochi giorni di gap dall'edizione 1961 nella quale il figlio ha gareggiato. Cinque anni di gap, o sette se consideriamo solo le gare disputate, si tratta del minor gap temporale tra padre e figlio in Formula 1, comunque probabilmente reso possibile anche dal fatto che tra i due ci fossero solo ventun anni di differenza.
Curiosità: l'unico altro duo padre/ figlio degli old gold days con meno di dieci anni di gap tra le rispettive carriere è quello di André e Teddy Pilette, con nove anni e nove mesi intercorsi tra la fine della carriera del padre e quella del figlio - i due avevano ventitré anni e mezzo di differenza d'età. Nella Formula 1 moderna e contemporanea si sono aggiunti Michael e Mick Schumacher, con otto anni e cinque mesi tra le rispettive carriere, che è comunque notevole considerando che sono separati da trent'anni d'età.