giovedì 30 aprile 2026

La prima volta in cui tutto si ferma

(E LA SECONDA)

Il tubo catodico ha il potere di trascinare dentro altri mondi e di trascinare altri mondi dentro casa. Milly non ha ancora sei anni, quando alza gli occhi verso il teleschermo non sa ancora distinguere del tutto la finzione dalla realtà.
È un giorno di sole, fuori da casa di Milly, e lo è anche all'autodromo di Imola, che appare pieno di colori sullo schermo della televisione. È solo un sabato di aprile, è passata da poco l'ora di pranzo. Milly gioca con i Lego sul tappeto, mentre la seconda sessione di qualifiche è in corso.
La voce pacata del telecronista si confonde con il rumore dei motori. Le tonalità brillanti delle monoposto svettano. Milly conosce i nomi dei soliti noti, quelli che senz'altro partiranno dalle prime file dello schieramento alle 14.00 della domenica.
Il tempo del rumore finisce, arriva il tempo del silenzio. I replay scorrono con insistenza, l'impatto è stato devastante. Milly gioca con i Lego sul pavimento, la prima volta in cui tutto si ferma.
Alla televisione, qualcuno annuncia che il pilota è morto. Il papà di Milly ripete: "è morto".
"Chi è morto?"
"Era un pilota giovane" risponde il papà di Milly, e Milly prova sollievo. Non è uno dei soliti noti, quindi non sentirà la sua mancanza, si dice.
È il pensiero innocente di chi non ha nemmeno sei anni e gli ha incisivi centrali inferiori che dondolano.

In una domenica mattina di maggio, Milly si ritrova con una fessura nell'arcata inferiore. Prima di pranzo, saluta i nonni cercando di non aprire troppo la bocca. Non vuole farsi vedere con un dente di meno, almeno finché la mamma non annuncia che il primo dente da latte se n'è andato.
La giornata di ieri non è più nemmeno un ricordo, quando alle 14.00 in punto le sagome colorate delle monoposto - venticinque, anziché le ventisei che avrebbero il diritto di prendere il via - si allineano sulla griglia di partenza. Il tubo catodico filtra via la morte e mostra solo la vita che brilla.
Milly alza gli occhi verso lo schermo, nel soggiorno dei nonni. La voce pacata del telecronista si confonde con il rumore dei motori, finché non giunge di nuovo il tempo del silenzio. Stavolta è uno dei soliti noti, il leader della gara sbatte all'improvviso e perfino la mamma di Milly osserva che si è trattato di un impatto pesante.
La sua voce pare quasi sollevata, mentre osserva: "ha mosso la testa". E poi, non c'è più nulla.


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Una Milly adolescente ascolta il modem 56k borbottare, mentre si collega alla rete. Segue ancora le corse alla televisione, ma non conosce nessuno che sia qualcosa di più di un telespettatore casuale.
Ricorda il "pilota giovane" di diversi anni fa, digita il suo nome alla ricerca di una biografia. Tutto ciò che trova è: "Roland Ratzenberger (1962-1994) è stato un pilota di Formula 1". Correva per la Simtek, squadra arcana di cui è difficile trovare informazioni.
Secondo un sito amatoriale, era bianca, o almeno così scrive l'autore, che dice di ricordarsela bene. I pochi pixel delle foto trovate da Milly suggerirebbero il contrario.

Quel sito è specializzato in storia della Formula 1, ci sono perfino le biografie dei "soliti noti" di quando Milly era bambina. Ci sono addirittura le immagini.
Milly ha sempre associato il nome di Ayrton Senna al casco giallo e alla livrea bianco-rossa della McLaren Marlboro, anche se all'epoca della sua ultima gara guidava una Williams. Adesso scopre che era un uomo dai capelli scuri e dalla pelle lentigginosa, che non sorrideva quasi mai, un po' come Milly, anche se forse in comune hanno solo l'aria perennemente malinconica.


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Gli anni passano, dopo il modem 56k attivano le internet key, i costi si abbassano. Milly si iscrive a un forum che finirà per moderare. Ha scoperto, nel frattempo, che la Simtek era tutta viola e blu, con un grande logo di MTV. Era bellissima, ma quel 30 aprile di molti anni fa non si vedeva più nulla di quella bellezza.
Grazie ai ragazzi del forum, scopre che Youtube è una miniera di vecchie gare e sessioni di qualifica in bassa definizione, ottime da guardare la sera, anche se poi cala la notte e la sveglia suona alle sei, quando ci sono lezioni universitarie al mattino.
Brasile, il duello tra la Williams di Ayrton Senna e la Benetton di Michael Schumacher che Milly ricorda di avere raccontato un lunedì pomeriggio alla maestra d'asilo.
Giappone/ Pacifico, una gara mai vista, per questioni di fuso orario, la prima volta in cui Ratzenberger si è qualificato.
Imola, qualifiche del venerdì, un incidente devastante: un giovane pilota prende in pieno un cordolo rialzato, decolla e precipita malamente. Viene soccorso, la macchina viene sollevata brutalmente per tirarlo fuori.
Dovrebbe fare paura, ma quel ragazzo di ventun anni se l'è cavata con ferite lievi ed è arrivato, a un certo punto, a diventare il pilota più "anziano" in griglia, oltre che quello con il maggior numero di gran premi disputati.
Qualifiche del sabato: alle 13.21 del 30 aprile arriva il tempo del silenzio. Anni fa, Milly ha rivisto l'immagini dello schianto, in un video breve che mostrava la Simtek priva di controllo. Rivederlo così fa un altro effetto. Per due notti di seguito, Milly sogna il casco di Ratzenberger intriso di sangue, la testa che penzola in una posizione innaturale.

Domenica 1° maggio il tempo del silenzio arriva alle 14.17. Milly sa quando con esattezza quando succederà, visto che viene raccontato con dovizia di particolari, ma rivederlo è comunque spiazzante.
Ricorda tutto, ma non sa davvero che cosa sia un ricordo che risale al 1994 e che cosa dipenda dall'avere rivisto più di una volta le immagini di quel giorno.
A volte, Milly si chiede seriamente come sia riuscita a vedere due piloti morire in mondovisione in due giorni di fila e a essere comunque sempre pronta davanti alla televisione allo scattare di un gran premio.


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Milly sta per laurearsi e nel tempo libero scrive su un blog. Modera ancora il forum e la maggior parte dei ragazzi sono più giovani. Credono ancora a quello a cui tutti credevano prima del 30 aprile 1994. In fondo, prima delle 13.21, venivano decantati i progressi in termini di sicurezza recando come prova l'incidente del venerdì.
I ragazzi più giovani non trattengono mai il fiato, quando vedono un incidente più serio della media. Dicono di avere capito subito che il pilota era illeso. Inconsciamente ridicolizzano la sua apprensione.
La Milly appassionata di corse, quel sabato di aprile ha perso un pezzo della sua innocenza, gli altri ragazzi non hanno mai vissuto tutto questo e Milly spera che non lo vivano mai.

Sono passati vent'anni da Imola 1994 e Milly si ritrova ancora a catalogare i fatti come avvenuti prima o dopo - oppure durante, nel caso del primo dente da latte perduto. Milly scrive un accorato post per il suo blog, racconta di sentire ancora vivo quel ricordo perché adesso come allora c'è la sensazione che si sia già fatto tutto il possibile per rendere le corse più sicure. Basta sottovalutare un dettaglio, dice.
È quello che succederà di lì a pochi mesi, in un crepuscolo giapponese che coincide con l'alba europea. Jules Bianchi ha un anno in meno di Milly e corre per la Marussia, che per ironia della sorte ha la sede nella stessa città in cui sorgeva la sede della Simtek.


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A trent'anni e oltre di distanza, Milly ne ha abbastanza sia di chi si lamenta che Ratzenberger viene considerato solo come "quello che è morto il giorno prima di Ayrton Senna", sia di chi replica che è normale non considerarlo allo stesso modo. Per quanto sia vero che un backmarker non verrà mai messo allo stesso piano di un campione, non vede perché qualcuno debba scomodarsi di metterlo nero su bianco.

Milly ricorda il backmarker che sorrideva sempre e il campione che non sorrideva mai ogni anno, anche se ormai fanno parte di un passato lontano e non sono più una linea di spartiacque tra il prima e il dopo.
Ormai Milly ha da vent'anni un caro amico con cui parla dal vivo di corse automobilistiche vintage, ma con lui non saprebbe aprirsi fino in fondo. Scrive ancora sul suo blog e se dovesse aprirlo ora lo chiamerebbe "la zitella del motorsport". Sulle sue pagine riesce a essere più spontanea, perché in fondo, forse esistono davvero due Milly: una è quella della vita quotidiana, con sempre qualche capello bianco in più da nascondere e i trasporti intermodali da organizzare dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 17.30, l'altra è semplicemente la zitella del motorsport, quella che si commuove per un'azione di gara o magari perché un pilota ultracinquantenne che corre in un campionato sudamericano conquista un podio nella sua gara di casa. In fondo, poteva andargli molto peggio, quando saltò su quel cordolo trentadue anni fa.


Si ringrazia ChatGPT
(anche per l'AI la Simtek è bianca?)


PS. Per chi se lo chiedesse, quanto scritto nel paragrafo finale è vero, Rubens Barrichello ha chiuso terzo la gara di Stock Car Pro di Interlagos disputata domenica scorsa.






lunedì 27 aprile 2026

Ho comprato il modellino della Tyrrell sponsorizzata Candy!

Ieri era la quarta domenica del mese, ovvero il giorno di uno dei mercatini dell'antiquariato che frequento, al quale mi sono recata senza nutrire troppe speranze di arricchire il mio "parco modellini". Per questioni di spazio, infatti, ho deciso di darmi un certo contegno e di limitarmi solo a quelli che mi convincono davvero o che stanno in cima alle mie wishlist.
In cima alla mia wishlist, ovviamente, c'è la Tyrrell a sei ruote, e mi sono ritrovata a pensare che mi sarebbe piaciuto anche un modellino della Tyrrell sponsorizzata Candy.
La legge del caso ha voluto che incappassi proprio in un modellino della Tyrrell sponsorizzata Candy. Ho chiesto al tale della bancarella quanto costassero i modellini piccoli. Costava cinque euro e li valeva tutti! *-*

Ammetto che sarebbe stato più poetic cinema se fosse stata quella del 1980, ovvero quella che Derek Daly cappottò a Montecarlo, ma non si può avere tutto dalla vita.
Il modellino è della Tyrrell del 1979, famosa per essere una scopiazzatura della Lotus della stagione precedente, ma senza emularne i risultati. I piloti titolari erano Jean-Pierre Jarier e Didier Pironi, ma fu guidata anche dallo stesso Daly in alcune occasioni, in un gran premio al posto di Jarier assente per malattia, infine alla fine della stagione quando venne schierata una terza vettura perché why not.

Verso sera ho beccato per caso un post di Daly su Xwitter, che pubblicava foto della Tyrrell sponsorizzata Candy all'Historic Monaco GP che di è svolto in questo fine settimana.
Ho risposto condividendo la foto del modellino... e niente, stamattina mi sono trovata un suo quote in cui mi informava di avere effettivamente guidato la Tyrrell 009!


Al momento essendo più piccola l'ho collocata tra il modellino dell'Alfa e quello della Ferrari, con la Brabham dietro girata di lato, ma specie l'Alfa girata di lato non mi convince, quindi studierò una disposizione più adeguata.


giovedì 23 aprile 2026

23 Aprile 2006: GP San Marino // duello tra gli Schumalonso... e una guest star da Oggetti al Volante Non Identificati

23 Aprile 2006 - il mondiale di Formula 1 arriva in Europa e vi arriva passando da Imola, per quello che sarà l'ultimo Gran Premio di San Marino della storia. Anche la pista di Imola uscirà di scena, almeno fino al 2020 quando per diversi anni sarà sede del GP dell'Emilia Romagna.
In questo gran premio avviene un duello tra Michael Schumacher e Fernando Alonso a parti invertite rispetto alla stagione precedente, in cui il pilota della Renault aveva vinto con il ferrarista negli scarichi, ma anche un altro evento, che non riguarda i top driver, ma che fa sì che questo post possa andare ad arricchire la rubrica Oggetti al Volante Non Identificati, dedicata a meteore della Formula 1 che si sono messe poco in luce, oppure che l'hanno fatto in maniera altisonante come il soggetto di cui parleremo nella seconda parte di questo post.

QUALIFICHE - Schumacher conquista la pole, precedendo le Honda di Jenson Button e Rubens Barrichello, la Ferrari del compagno di squadra Felipe Massa, nonché Alonso davanti alla Toyota di Ralf Schumacher e le McLaren di Juan Pablo Montoya e Kimi Raikkonen.
Così facendo, Michael conquista la 66^ pole position in carriera, ai tempi un record assoluto nella storia della Formula 1, e non un record qualsiasi: 65 erano infatti le pole position conquistate da Ayrton Senna in carriera e la 65^ era arrivata proprio nella stessa location dodici anni prima, nel weekend che si sarebbe concluso con la sua morte.

GARA - Schumacher e Button mantengono la posizione, Massa e Alonso scavalcano Barrichello. Le Honda saranno le prime a rientrare, quindi sono molto leggere, quindi sono fuochi di paglia, meglio seguire Alonso alle spalle di Massa. Non che cambi qualcosa, dobbiamo attendere l'overcut in occasione della prima sosta ai box.
Tornando alla partenza, le vetture si accordano, tutto sembra filare liscio sia nelle posizioni che contano, sia in quelle che contano un po' meno. Però si intravede qualcosa, laggiù in fondo, una macchina sollevata in una posizione abbastanza innaturale...
...
...
...va beh, di questo ne parliamo dopo. Sappiate solo che c'è un'iniziale safety car, mentre viene rimediato al danno capitato nelle ultime posizioni.
Il primo stint è tranquillo, mentre nel secondo Alonso si trova negli scarichi di Schumacher e sembra poterlo insidiare. Michael però procede un giro di più e si guadagna un po' di respiro. Alla seconda sosta di Button, il bocchettone della benzina rimane incastrato. Non succede nulla di troppo altisonante, ma Jenson perde terreno.
Mentre la situazione tra gli Schumalonso resta stabile, Montoya precede di un soffio Massa e Raikkonen, mentre Button chiude settimo alle spalle della Williams di Mark Webber. A chiudere la zona punti è Giancarlo Fisichella su Renault, che scattava undicesimo, dietro di lui concludono la top-10 Ralf Schumacher e Barrichello.
Nico Rosberg sulla seconda Williams è undicesimo davanti alle BMW Sauber di Jacques Villeneuve e Nick Heidfeld, alle Toro Rosso di Vitantonio Liuzzi e Scott Speed e alla Midland di Tiago Monteiro, ultimo classificato.
Mancano all'appello le Redbull, con David Coulthard e Christian Klien fermati da guasti, Jarno Trulli su Toyota che ha subito lo stesso destino molto prima, le Super Aguri di Takuma Sato per un testacoda e in precedenza di Yuji Ide per i danni riportati in un incidente, ma il primo di tutti è stato Christijan Albers su Midland, colui che è stato ribatato al via per mano del nostro disgraziato protagonista.

OGGETTI AL VOLANTE NON IDENTIFICATI:
YUJI IDE
Nel 2006 l'ex pilota Aguri Suzuki esordisce come costruttore con il suo team Super Aguri, una squadra Sato-centrica supportata dalla Honda che desidera che Taku continui ad avere un volante nonostante la B.A.R. l'abbia gentilmente messo alla porta visto un campionato 2005 abbastanza disastroso. Niente di male in questa decisione, anzi, Takuma sarà proprio il fiore all'occhiello di questa squadra nella sua breve storia, mentre lascia un po' a desiderare la scelta di una line-up interamente giapponese. Non che di per sé sia una pessima idea, il punto è che per realizzarla ci vorrebbero due giapponesi in grado di guidare una Formula 1.
Il problema è che due non ci sono, quindi il secondo volante viene affidato a un misterioso trentunenne nipponico sconosciuto a gran parte del pubblico europeo. Il problema è che a Ide invece pare essere pressoché sconosciuta la lingua inglese, il che non è d'aiuto. La sua esperienza nel motorsport occidentale, inoltre, è pressoché nulla.
Dopo vari anni in Formula 3 e GT in Giappone, finalmente ottiene risultati discreti a cavallo tra i due secoli, con occasionali vittorie, una delle quali nel 2002 anche in Formula 3 Francese, in una delle poche esperienze europee.
Dal 2003 in poi corre in Formula Nippon, l'attuale Superformula. Il primo anno è settimo. Il secondo anno è terzo con una vittoria e chiude a un solo punto dal campione Richard Lyons, ex equo con il secondo classificato che è nientemeno che André Lotterer!
Alla terza stagione è runner-up con due vittorie dietro al campione Satoshi Motoyama e, con gli standard attuali, avrebbe nientemeno che trentotto punti superlicenza, che non sarebbero sufficienti a procacciarsi un posto in Formula 1, ma che non sono neanche tanto lontani dai quaranta necessari per questo scopo. In sintesi, questo tizio sconosciuto ha un palmares mediocre ma con una certa rispettabilità.
Poi viene gettato nella mischia a random e gli viene concessa la superlicenza in deroga. Niente di eccezionale per i tempi, solo qualche anno prima la stessa sorte è toccata anche a Raikkonen, sorvegliato speciale almeno finché non è sceso in pista e non ha iniziato a ottenere buoni risultati. Il problema è che con Ide la storia non si ripete affatto. E che non è neanche un qualsiasi pippone che arriva ultimo senza fare danni, dato che nelle sue giornate migliori ha una guida segna di un'Alex Yoong qualsiasi, mentre nelle peggiori...
...
...
...ecco, le peggiori giornate sono quelle tipo Imola, dove sperona brutalmente Albers, il quale viene scagliato in aria in un cappottamento micidiale, facendo un quadruplo trecentosessanta gradi.




Da notare la poesia finissima di questa scena: sul tabellone giallo, sembra che qualcuno abbia scritto "W IDE" con una bomboletta spray.
Dopo il botto, Ide riesce a proseguire per qualche giro, ma viene comunque costretto al ritiro. Sarà la fine della sua carriera in Formula 1, dato che viene "declassato a terzo pilota" e sostituito da Franck Montagny. Poche settimane più tardi, gli viene revocata la superlicenza. A quel punto torna in Giappone dove la sua carriera prosegue mestamente: al netto di qualche risultato di spessore nel Super GT, Yuji non rivive affatto lo splendore pre-Formula 1 e in Formula Nippon non ottiene più risultati degni di nota.
Risulta avere gareggiato almeno sporadicamente fino al 2022. Non si sa molto della sua vita privata, ma dal suo profilo instagram emerge che ha una figlia.



martedì 21 aprile 2026

Oggetti al Volante non Identificati: Max Chilton

Nel mondo dell'automobilismo esistono storie talmente banali che forse non vale nemmeno la pena di raccontare: un pilota mediocre ottiene una grande chance, viene deriso per il suo potenziale trash, poi si rivela semplicemente uno degli ultimi della classe, senza nemmeno essere trash, infine esce di scena come tutti quelli del suo calibro, venendo quasi rimosso dalla memoria collettiva. Poi, al loro fianco, esistono storie talmente poetiche e incredibili da sembrare uscite da un film o da un romanzo.
Quella di Maximilian Chilton, noto come Max, appartiene senza dubbio alla prima categoria. Ha vissuto qualcosa di simile per ben due volte, in Formula 1 e in Indycar. Tuttavia, in un giorno d'estate, all'Iowa Speedway, Chilton ha raggiunto suo malgrado quello che è stato il culmine della sua storia motoristica e che ha lanciato quella che all'inizio sembrava una promettente carriera in Indycar: qui si passa a pieno titolo alla seconda casistica, perché Max rientra tra i pochi eletti che, all'improvviso, un giorno hanno reso il motorsport simile a una poesia.

Inglese, nato il 21 aprile 1991, il giovane Max passa dai kart alle auto ad appena quattordici anni. Non è che abbia esattamente una carriera da enfant prodige. Ovunque vada, fatica nelle prime due stagioni e inizia a ingranare nella terza. Chi segue le serie minori saprà che solitamente non è un buon segnale: di solito i piloti veramente bravi brillano già al primo anno, mentre quelli discreti anche se faticano il primo anno, almeno nel secondo iniziano a fare bene.
In GP2, nel 2012, Max Chilton ottiene un quarto posto in classifica piloti, conquistando due vittorie. Lo precedono Davide Valsecchi, Luiz Razia ed Esteban Gutierrez. Nelle due stagioni precedenti ha portato a casa appena una manciata di punti, un palmares ben lontano dal ricevere apprezzamenti. Eppure Chilton viene scelto dalla Marussia per il 2013, dopo essere stato loro test driver. Non affianca il veterano Timo Glock, ma proprio Razia... ah no, quest'ultimo perde gli sponsor poche settimane prima dell'inizio del campionato, quindi Chilton farà coppia con Jules Bianchi, che nella stagione precedente è stato Friday Driver della Force India.

Chilton non combina nessuno dei disastri annunciati. Certo, solitamente si qualifica dietro a Bianchi, ma non così drammaticamente più indietro. Batte con frequenza anche le Caterham, o almeno una di esse. Così come Charles Pic e Giedo Van Der Garde - i piloti Caterham, appunto - il suo miglior risultato in gara è un quattordicesimo posto, i tre vengono battuti da Bianchi in virtù di un tredicesimo posto in Malesia, che farà sì che la Marussia batta la Caterham in classifica costruttori.
È pur vero che Max risulta ultimo in classifica piloti, ma è semplicemente un pilota meh come tanti. Al netto di un incidente innescato da lui stesso con Pastor Maldonado a Montecarlo, nel quale riesce a proseguire, non fa troppi danni e conclude la stagione senza nemmeno un ritiro. Completerà anche i primi sei della stagione successiva, un record di gran premi finiti dopo il debutto che gli verrà strappato soltanto da Esteban Ocon (il quale, però, debutta in corso d'opera e Chilton rimane ancora l'unico rookie con un'intera stagione senza DNF). A compensare, il primo ritiro è piuttosto altisonante: in Canada 2014, Max esce alla prima curva, il che non sarebbe neanche troppo grave, se la dinamica non fosse stata centrare in pieno il compagno di squadra Bianchi, reduce dalla storica nona piazza di Montecarlo.

Dopo il risultato del Principato, pare palese che la Marussia abbia una line-up composta da un pilota promettente e da uno meh. Il gap tra i due inizia quindi a essere attribuito ai meriti di Bianchi piuttosto che ai demeriti di Chilton, che nel frattempo deve vedersela con i nuovi piloti della Caterham, Kamui Kobayashi e Marcus Ericsson, senza mai andare oltre a qualche tredicesimo posto, stesso destino che tocca al pilota giapponese - lo svedese, invece, è arrivato undicesimo proprio a Monaco.
Grazie al risultato di Montecarlo, la Marussia non solo sta davanti alla Caterham, ma perfino alla Sauber. Per il team sembra andare tutto a gonfie vele (e Chilton fa perfino una Q2), almeno finché tutto non precipita, nel peggiore dei modi, quando in Giappone Bianchi esce di pista e colpisce il trattore.
L'ultima apparizione, con la sola vettura di Chilton, è al GP della Russia. Poi iniziano problemi di sponsor, la mancata trasferta sudamericana e, infine, perfino il gran premio finale salta all'ultimo. La Marussia tornerà nel 2015 come Manor, ma la carriera in Formula 1 di Chilton è finita. Pare che abbia rifiutato di disputare il gran premio finale con la Caterham, dopo la defezione di Ericsson, per non correre con la diretta avversaria della Marussia.

A quel punto, Chilton fa quello che fanno tanto piloti dopo essere rimasti senza volante in Formula 1: va in America. Però l'Indycar, la serie che nel corso degli anni accoglierà a braccia aperte un luminare come Esteban Gutierrez, che costruirà una storyline sul ritorno alle competizioni di Romain Grosjean dopo il rogo di Sakhir, che definirà Mick Schumacher come "Formula 1 veteran" e quant'altro, non ha alcun interesse per Max, il quale va a correre in Indylights con la Carlin, squadra in cui ha militato nelle formule minori.
Nella "GP2 dell'Indycar" Chilton non svetta particolarmente. L'inizio è difficile, salta anche un evento in corso d'opera per disputare la 24 Ore di Le Mans. Ottiene qualche sporadico podio. Eppure è proprio lì che avviene il turning point: Max conquista una vittoria dalla pole position, dopo avere brevemente perso la leadership a vantaggio del compagno di squadra Ed Jones, il quale viene prontamente relegato in seconda piazza.



È il 18 luglio 2015. Gli appassionati di automobilismo si sono svegliati con la notizia che la sera precedente Jules Bianchi è morto dopo nove mesi di coma. Vedere il suo compagno di squadra trionfare in Indylights all'Iowa Speedway è una di quelle emozioni che lasciano il segno.
Incredibile ma vero, Chilton finisce suo malgrado sotto i riflettori. Attira l'attenzione delle squadre di Indycar. Viene ingaggiato da Chip Ganassi per la stagione 2016, in cui ottiene un settimo posto come migliore risultato. Nel 2017, a Indianapolis, si ritrova addirittura leader di quella famosa 500 miglia alla quale si fa notare Fernando Alonso. Alla fine della giornata, Chilton è il pilota che passa in testa più giri. La vittoria, però, va a Takuma Sato, a Max non resta che un misero quarto posto.
La seconda stagione va meglio di quella precedente, poi avviene il passaggio alla Carlin. Il 2018 è l'ultima stagione in cui Chilton disputa tutta le gare. Nel 2019, per preoccupazioni legate alla sicurezza, decide di smettere di gareggiare sugli ovali, non certo l'ideale per un pilota di Indycar. Continua a prendere parte al campionato fino al 2021, dopodiché decide di lasciare gli States con l'obiettivo di tornare in Europa in endurance.
Ciò non si traduce in realtà, Chilton non disputa più alcuna gara a partire dal 2022 e al momento viene definito "ex pilota".



lunedì 20 aprile 2026

Indycar 2026: #5 Long Beach

Il Gran Premio di Long Beach si è svolto ieri in tarda serata, praticamente stanotte. Stamattina alle sei c'era già un extended highlight sul canale Youtube di "Indycar on Fox", che ho provveduto a guardare immediatamente, senza avere alcun tipo di spoiler perché ero andata a letto alle 23,45 e non avevo ancora aperto nulla che non fosse Youtube e, nello specifico, quel video.
Felix Rosenqvist (Shank) partiva dalla pole position precedendo Pato O'Ward (Arrow McLaren), Alex Palou (Ganassi), Kyle Kirkwood (Arrow McLaren), David Malukas (Penske), Scott Dixon (Ganassi), Will Power (Andretti), Scott McLaughlin (Penske), Kyffin Simpson (Ganassi), Graham Rahal (Rahal), Christian Lundgaard (Arrow McLaren), Rinus Veekay (Juncos), ecc...
La partenza è stata tranquilla. Rasmussen era davanti e davanti è rimasto, tra un'inquadratura della fontana che raffigura i delfini e l'altra.

Oserei dire che i delfini della fontana sono stati a lungo la massima attrazione, visto che perfino nei commenti (che ho letto dopo per evitare spoiler) la gente si lamentava della garahhhh noiosahhhh, specie per il vincitore. Immagino che stiate già iniziando a sospettare che vi stia servendo uno spoiler su un piatto d'argento, ma nevermind. Occupiamoci di cose serie.
C'erano venticinque vetture in pista e una curiosità poteva essere l'andare a scoprire dove si trovassero i piloti europei di provenienza Formula 1. Nel momento in cui ho avuto quella bella pensata, la classifica recitava: 23. Marcus Ericsson (Andretti), 24. Mick Schumacher (Rahal), 25. Romain Grosjean (Coyne)... non c'è che dire, sempre una garanzia di soddisfazioni! In particolare, a quel punto, RoGro reduce dal quarantesimo compleanno festeggiato tre giorni fa (quattro mentre scrivo, dato che è lunedì) era anche l'unico pilota doppiato presente in pista!
No worries, era solo una pitstop window sfavorevole, a fine gara almeno uno di loro ci avrebbe offerto la grazia di finire in top-20, ma nel frattempo le macchine in pista sarebbero rimaste solo ventiquattro e proprio per via del ritiro di Ericsson per qualche noia meccanica.

La gara procedeva più tranquilla che mai, senza che nessuno avesse la bella intenzione di finire in testacoda in un tratto cieco generando un ingorgo di quelli belli come quelli che ogni tanto si vedono a Lungaspiaggia.
Naaaahhhh, il plot twist è stato rappresentato da un detrito bello grosso, che in realtà pare fosse un pezzo di gomma, che ha portato immediatamente ai ripari, con doppie bandiere gialle, caution, gente che rientrava in branco ai box perché era il momento dell'ultimo pitstop...
...
...
...e niente, mi sono soffermata a guardare con attenzione la monoposto di Rosenqvist ferma ai box


giungendo alla stessa conclusione a cui è arrivato anche un utente che commentava il video degli extended highlight: sembra la livrea della Benetton con cui Michael Schumacher vinse il suo primo mondiale... e a onore del vero non si contano più le livree di Indycar che mi ricordavano o l'una o l'altra livrea Benetton.

Guess what? Rosenqvist ha avuto una sosta un po' troppo lenta. E guess what? Ha perso la leadership. Provate a fare uno sforzo di immaginazione. Chi potrebbe averlo sopravanzato? Ma ovviamente Palou, che fino a quel momento era stato buono e tranquillo in seconda piazza. Ha staccato Rosenqvist e gli inseguitori, andando a procacciarsi la vittoria. Dixon ha chiuso sul gradino più basso del podio, dietro a Felix.
Seguivano Kirkwood, O'Ward, McLaughlin, Malukas, Rahal, un Alexander Rossi (Carpenter) partito in bassa classifica che non fa testo per gli ex Formula 1 dato che è americano e in Formula 1 c'è stato per una manciata di gran premi, infine Simpson a completare la top-ten. Dennis Hauger (Coyne) ha chiuso undicesimo precedendo Nolan Siegel (Arrow McLaren), Veekay e Josef Newgarden (Penske) solo quattordicesimo dopo avere fatto il figo per qualche giro in testa alla gara essendo su una diversa finestra di pitstop... sarebbe comunque andata ancora peggio a Power.
Prima di arrivare a lui, passiamo a Christian Rasmussen (Carpenter), quindicesimo al traguardo, davanti a Louis Foster (Rahal) e a Schumacher che con una diciassettesima piazza teneva alto(?) il buon nome degli ex Formula 1. Come già detto, solo uno tra i primi venti, quindi per noi grosjeanine erranti (con "errare" inteso non come vagare, ma come sbagliare, perché abbiamo commesso l'errore di credere in lui) proprio nessuna gioia.
Venivano infatti Santino Ferrucci (Foyt), il già citato Power, Lundgaard e solo ventunesimo il nostro eroe RoGro! :-//// Seguivano Caio Collet (Foyt), Sting Ray Robb (Juncos) e Marcus Armstrong (Shank) che credo abbia avuto qualche problema dato che non era stato così disgraziatamente ultimo nelle fasi precedenti.



domenica 19 aprile 2026

Modellini di monoposto francesi tamarre decisamente stylish!

Oggi era la terza domenica del mese, quindi giorno di mercatino dell'antiquariato nel paese accanto al mio. Tra i mercatini che frequento, non è esattamente quello in cui fioccano maggiormente modellini vintage, quindi non nutrivo grandi speranze in tal senso.
Percorro i portici, scambio qualche parola con il mio amico che vende trapani, attrezzi e cianfrusaglie varie, proseguo lungo i portici, vado in piazza...
...
...
...e in piazza c'è una bancarella, accanto alla quale c'è una serie di biciclette usate, sulla quale ci sono nell'ordine: riviste che parlano di moto, modellini di Formula 1, oggetti di ceramica.

Lì accanto, un signore anziano sta parlando con una donna che intende comprare una bicicletta. Mi metto a guardare i modellini, adocchiando in particolare la Renault di René Arnoux e la Ligier di Jacques Laffite. La donna che ha comprato la bicicletta intanto se ne va e il venditore invita un altro potenziale cliente nei pressi del suo furgone, passando dieci minuti buoni a mostrargli qualcosa.
Quando finalmente il venditore riemerge, riesco ad attirare la sua attenzione e no, non faccio finta di volere comprare una bicicletta. Gli chiedo quanto costino i modellini, mi dice che li vendeva a dieci euro l'uno, ma li fa a otto.
Gli dico che voglio comprare quei due e da sedici euro si passa a quindici. Mi racconta che fanno parte della sua collezione personale che sta vendendo perché a suo nipote non interessa. Poi mi chiede: "li conosci tutti?"
Gli dico che ne conosco una parte, più anni '80 che '70. L'unica piccola delusione della giornata è che mi pare di capire che il venditore sia in primo luogo appassionato DI MODELLINI e non di Formula 1 in quanto tale.

Dopo una ripulita, le due new entry finiscono direttamente nel "garage" che sta davanti ai miei trofei di pesca sportiva risalenti all'infanzia (l'ho già detto in altre occasioni, credo, ho smesso a nove anni, non l'ho mai detto invece, ma la società di pesca aveva sede a Casalecchio di Reno, nei pressi di Bologna, che pare essere la zona di provenienza di Kimi Antonelli - che ai tempi non era neanche un pensiero lontano, dato che nove anni li avevo nel 1997).


Guess what? Ho messo la Renault accanto al modellino della Ferrari di Gilles Villeneuve. Non potevo fare altrimenti. ARNEUVE VIBES. <3




sabato 18 aprile 2026

Formula E 2026: Recap di Jeddah (#4 e #5) e Jarama (#6)

Nello scorso fine settimana e in quello attuale la Formula 1 avrebbe dovuto correre in Bahrain e in Arabia Saudita, eventi cancellati a causa della guerra in Medio Oriente. Il circuito di Jeddah, due mesi fa, era stato protagonista nella Formula E, quindi proprio in questo weekend ho deciso di andare a ripercorrere quel double header, oltre che il successivo evento in Spagna, che si è svolto nel mese di marzo, in vista del ritorno della categoria elettrica nei primi giorni di maggio.

#4 JEDDAH - Edoardo Mortara (Mahindra) ottiene la pole position, ma fa una pessima partenza e lascia Maximilian Gunther (DS Penske), Norman Nato (Nissan), Pascal Wehrlein (Porsche) e Taylor Barnard (DS Penske) nelle posizioni che contano. Siamo in un double header, quindi c'è l'obbligo del pitboost e, dopo il pitboost, non è più Gunther il favorito, neanche da lontano, ma Wehrlein che accumula un notevole vantaggio.
L'ex pilota di Manor e Sauber si invola verso la vittoria del suo centesimo eprix in carriera, mentre Mortara riesce a chiudere secondo, con il podio completato da Mitch Evans (Jaguar). Terminano la gara a punti anche Nico Muller (Porsche), Antonio Felix Da Costa (Jaguar), Nick Cassidy (Citroen), Sebastien Buemi (Envision), Jean-Eric Vergne (Citroen), Jake Dennis (Andretti) e solo undicesimo Barnard che precede il compagno di squadra Gunther.
Tra i protagonisti iniziali, Nato chiude solo tredicesimo, tra Dan Ticktum e Pepe Martì (entrambi piloti Kiro Cupra). Seguono Felipe Drugovich (Andretti), Lucas Di Grassi (Lola), Oliver Rowland (Nissan), Joel Eriksson (Envision), mentre si ritira subito Zane Maloney (Lola) e non riesce nemmeno a prendere il via Nyck De Vries (Mahindra).

#5 JEDDAH - l'indomani Mortara è di nuovo in pole e stavolta la sua partenza è buona, ma in un proseguimento di gara che ha un tocco di vintage ad alternarsi in prima posizione sono Buemi, Da Costa e Rowland.
È Da Costa a imporsi, dopo avere staccato gli inseguitori, Buemi e Rowland devono accontentarsi dei gradini più bassi del podio, ma soprattutto il poleman stavolta deve accontentarsi solo della quarta piazza, anziché del podio come nella gara precedente. Un Ticktum scatenato in zona podio scivola in quinta posizione davanti al compagno di squadra Martì, mentre Evans, Wehrlein, Vergne e Barnard completano la zona punti.
Seguono Gunther, Drugovich, Eriksson, Cassidy, Di Grassi, Muller, Nato, Maloney, Dennis e De Vries.

#6 JARAMA - Cassidy e De Vries sono affiancati in prima fila, quest'ultimo però rimane subito coinvolto in un contatto con Wehrlein. Martì e Ticktum sfilano Cassidy per il quale il peggio deve comunque ancora venire, con il pubblico spagnolo entusiasta per la momentanea leadership del pilota di casa.
C'è il pitboost in questa gara e una buona strategia mette Da Costa in una situazione di vantaggio, tanto che alla fine andrà a vincere davanti al compagno di squadra Evans, in una volata finale con quattro macchine in meno di un secondo e Wehrlein che strappa la terza piazza a Ticktum.
Mortara completa la top-5 mentre vanno a punti anche Dennis, Buemi, Muller, Martì ed Eriksson. Seguono Nato, Di Grassi, Gunther, Vergne, Drugovich, Rowland, Cassidy che appunto chiude nelle retrovie, De Vries, Barnard e Maloney.


sabato 11 aprile 2026

L'Età della Ruggine // blog novel sul motorsport thriller sci-fi: presentazione

Copertina realizzata con AI
(ChatGPT)
Questo racconto è una vicenda indipendente ambientata nel Diamond Universe, nel quale avevo già ambientato "Il Sussurro della Farfalla", "Miss Vegas" e "L'Eco della Vertigine". Diversamente dalle vicende precedenti, vi saranno sfumature sci-fi.
I capitoli in totale sono diciannove, che a pubblicazione terminata linkerò in coda al post. I primi cinque possono essere letti come "prequel" dei successivi quattordici e con questi sto partecipando a un contest organizzato su un forum dedicato alla scrittura che frequento.

LA TRAMA - L'Evolution GP Series promette di essere il futuro delle competizioni automobilistiche: progresso, ricerca, vetture comandate a distanza. Edward Roberts, pilota a fine carriera, scopre un'inquietante verità, con l'aiuto del giornalista Oliver Fischer, suo storico rivale ed ex fidanzato di sua moglie Selena: i Replacement sono veri e propri androidi progettati per gareggiare al posto degli esseri umani.
Cause di forza maggiore fanno naufragare il progetto. Dopo una fase di stallo lunga sette anni, Edward viene ingaggiato come coach di Ivana Blaze, "frontwoman" di un Replacement programmato per offrire al pubblico femminile una campionessa donna. Il Progetto Evolution, tuttavia, non è solo narrativa fatta di risultati costruiti ad arte, ma qualcosa di più pericoloso, che non si ferma nemmeno di fronte alla morte. Solo l'ostinazione di Oliver e lo charme di Selena potrebbero impedire conseguenze fatali...

RIFLESSIONI - ho lavorato a questo progetto tra gennaio, febbraio e marzo, mi sono allontanata un po' da quello che scrivo di solito, con mille dubbi. Alla fine, però, credo che tutto si sia incastrato e che abbia avuto il suo senso.
Ho adorato dedicare un'altra vicenda, del tutto slegata da SDF, agli stessi tre protagonisti. Ho inserito due personaggi del tutto nuovi - il tormentato pilota Remy Corvin e la sua fidanzata Annabelle - che hanno finito per avere una certa importanza e, in linea di massima, sono soddisfatta.



venerdì 10 aprile 2026

Conversazioni a tematica Formula 1 in pausa pranzo

Ogni giorno lavorativo, pranzo con i colleghi a una delle mense dell'interporto e, siccome in questi ultimi giorni faceva caldo, abbiamo iniziato a metterci ai tavoli esterni anziché dentro. Siccome sono più piccoli, siamo solitamente suddivisi in due o tre tavoli.
Ci sono persone che hanno allergie e quindi si portano qualcosa da casa che solitamente prendono per prime i posti per loro e per i loro "favoriti". Io appartengo a una terra di mezzo, non faccio parte né dei giovani, né dei quaranta/ cinquantenni, quindi tendenzialmente nessuno mi tiene il posto. Eccomi quindi all'uscita che sono andata a piazzarmi al tavolo accanto a quello già occupato da cinque o sei colleghi.
Mentre consumavo il pasto più appetitoso della settimana (al venerdì ci sono le specialità più caloriche) ecco che succede un evento raro: una conversazione sulla Formula 1 al tavolo attiguo, iniziata con qualcuno che chiedeva se fosse più bella la Formula 1 o la MotoGP.

Il mio radar si è acceso. Dato che ero comunque troppo lontana per mettermi a conversare con tono di voce normale, mi sono limitata a origliare. La ragazzina della reparto documentazione (ventidue anni, credo) che è una verstappina a quanto pare schifa Kimi Antonelli e ha detto che tutti sono meglio di lui.
Il responsabile degli acquisti (trentun anni) ha osservato che Verstappen dovrebbe "venire in Ferrari", cosa che sinceramente penso che farà, perché sta raggiungendo quel livello della carriera in cui si convincerà di potere riportare il titolo a Maranello. Poi si è definito un sainzino, con l'espressione "sono una bimba di Sainz", anche se ha raccontato le sue vicissitudini vintage.
Plot twist: quando ha iniziato a seguire la Formula 1 negli anni Duemila gli piaceva la McLaren e tifava Coulthard, anche se successivamente da ragazzino è stato alonsista.
La ragazzina della documentazione mi pare abbia detto una cosa tipo: "quando ho iniziato a seguire la Formula 1, non c'era ancora l'Aston Martin". Se avessi preso parte alla discussione, forse il mio contributo avrebbe potuto essere una cosa tipo: quando ho iniziato a seguire la Formula 1, correva ancora Alboreto. Non che ai tempi avessi la minima idea di chi fosse, ma sono dettagli.
Poi niente, il responsabile degli acquisti ha detto che gli piacerebbe "Bearman in Ferrari". A Ber-... e Ferrari nella stessa frase ho avuto un attimo di stordimento, poi ho realizzato che non aveva nominato Berger.

Purtroppo tutte le cose belle finiscono, è arrivato un altro collega e si è messo a parlare di calcio.
Dopo pranzo, sono andata a sedermi sulle panchine del prato vicino alla mensa insieme allo stesso gruppetto. Si è parlato di argomenti random, tra cui del gioco Akinator (che indovina le persone) e il "sainzino" aveva proposto di giocare Verstappen come personaggio, per poi scegliere personaggi meno in vista. Mi è stato anche chiesto se sono sui social e ho detto di no, perché hanno posto questa domanda alla responsabile di uno dei reparti operativi e non a Milly Sunshine, blogger sul motorsport. Tecnicamente la me stessa della "real life" non ha profili social, a parte un instagram che non utilizzo da millemila anni, e che ho menzionato. Infine, a un certo punto, la hater di Antonelli ha detto che una sua conoscente andava a scuola con lo stesso Kimi.

Piccola nota a margine: quando Antonelli aveva vinto solo un gran premio, la sua hater aveva semplicemente detto di non essere stata molto contenta della sua vittoria, il "tutti meglio di Antonelli" deve essere dettato dal fatto che stia in testa alla classifica piloti.


mercoledì 8 aprile 2026

Oggetti al Volante Non Identificati: la breve carriera di Charles Pic

Ho deciso di avviare una nuova rubrica, dedicata a quei piloti che in Formula 1 sono state meteore, o hanno disputato al massimo due o tre stagioni. Credo sia bello aprirla con nientemeno che Charles Pic, pilotino francese classe 1990 che abbiamo visto al volante nelle stagioni 2012 e 2013, rispettivamente alla Marussia e alla Caterham, protagonista anche di una teoria del complotto relativa ai fatti del GP del Brasile 2012, il suo ultimo gran premio disputato con la Marussia.
Ai tempi della Formula 1 era una sorta di idolo delle fangirl di Tumblr, con diversi blog a lui dedicati, alcuni al solo Charles, altri a Charles e al fratello pilota di GP2, oppure in threesome insieme al loro fisioterapista(?). Eppure sono abbastanza certa che le fangirl odierne non siano al corrente della sua esistenza.
I fratelli Pic sono stati i primi fratelli a correre stabilmente in Formula 1 e GP2, prima che accadesse lo stesso ai fratelli Leclerc. La curiosità risiede nei loro nomi, in entrambi i casi Charles e Arthur (per essere precisi, anche altri due fratelli hanno corso l'uno in Formula 1 e l'altro in Formula 2, ma l'uno in Formula 1 c'è stato solo per due gran premi, si tratta di Pietro ed Enzo Fittipaldi).

Prima della Formula 1, Charles Pic ha ottenuto risultati di buon livello in Formula Renault, World Series Formula... e un quarto posto in classifica piloti in GP2 nel 2011, dietro a Romain Grosjean, Luca Filippi e Jules Bianchi. Ha disputato due stagioni in GP2, vincendo tre gare in corso d'opera, oltre che una nella GP2 Asia.
Il debutto alla Marussia, ovviamente, non è segno di potenziale gloria: l'ex Virgin Racing, infatti, era in diretta competizione con la Caterham per il decimo posto in classifica finale, solitamente senza successo, e nella sua prima stagione doveva addirittura guardarsi le spalle dalla HRT. Questo pericolo sembrava ormai scampato nel 2012, ma per il giovane Pic non c'era molto in cui sperare.
Faceva coppia con Timo Glock, in una squadra che in corso d'opera ha dovuto affrontare la disgrazia dell'incidente di Maria De Villota, la test driver, al cui posto è poi arrivato Max Chilton, colui che nella stagione successiva sarebbe divenuto pilota titolare (e che meriterebbe un Oggetti al Volante Non Identificati tutto suo).
Diversamente dai predecessori Lucas Di Grassi e Jerome D'Ambrosio, rimasti senza un volante, se non si considera la presenza one-off di D'Ambrosio al posto di Grosjean per il race ban di quest'ultimo nel 2012, Pic ha ottenuto ciò che per gli altri piloti della stessa squadra non era stato possibile, una seconda chance in un'altra squadra una volta terminato il campionato. Certo, una squadra disastrata come la Marussia, ma sono dettagli.

Charles Pic si è fatto notare ottenendo un miglior tempo a random in una sessione di prove libere quando era sceso in pista un attimo prima che arrivasse la pioggia, che ha condizionato invece il risultato di tutti gli altri, oltre che per un lungo duello scatenato con il compagno di squadra Timo Glock finito chissà come immortalato dalle telecamere invece che ignorato.
Il suo miglior risultato stagionale è stato - esattamente come per Glock, che però l'avrebbe preceduto in classifica per via del secondo miglior piazzamento - un dodicesimo posto al GP del Brasile, quello finale della stagione, dove è stato immortalato mentre lottava tenacemente con la Caterham di Vitaly Petrov. Al momento, la Marussia era davanti alla Caterham, l' uscire vincente da quel duello avrebbe cambiato completamente le sorti del campionato povery.
Petrov ha vinto il duello giungendo undicesimo, la Caterham si è classificata decima nel mondiale costruttori e ha conquistato una quota dei big money dei diritti televisivi, diversamente dalla Marussia. Dai vertici di questa squadra sono arrivate accuse a Charles, di avere fatto qualcosa di poco edificante: favorire la squadra per cui sarebbe andato a correre piuttosto per quella per la quale gareggiava ancora quel giorno, perdendo deliberatamente il duello con Petrov.

Non sapremo mai la verità, tutto ciò che sappiamo è il ventunesimo posto di Pic nel mondiale piloti con la Marussia, dopodiché il ventesimo l'anno dopo con la Caterham. Ha ottenuto due quattordicesimi posti che non hanno potuto fare nulla contro la tredicesima piazza di Bianchi in Malesia: per la prima volta, la Caterham è restata fuori dai primi dieci in classifica, mentre la Marussia si è aggiudicata una quota di big money.
Dopo una stagione come test driver alla Lotus (attuale Alpine), Pic è uscito dal mondo della Formula 1. Nel 2014/15 ha disputato cinque eventi del campionato inaugurale di Formula E, uno con Andretti e gli altri con China Racing. Il suo miglior risultato è stato un quarto posto alla gara inaugurale.
All'età di venticinque anni, Pic ha abbandonato le gare. Attualmente occupa un ruolo manageriale in un'azienda di logistica e trasporti francese e, a partire dal 2022, è il proprietario del team DAMS di Formula 2. Ho fatto qualche ricerca, ma non vi è alcuna menzione più recente di queste. Dopo tre stagioni in GP2, conquistando una sola vittoria, anche Arthur Pic sembra essere definitivamente uscito di scena e non avere più gareggiato da nessuna parte dopo il 2016.
Tornando a Charles, non ha lasciato il segno, come la maggior parte dei signori nessuno delle retrovie. Ha fatto due stagioni senza macchia e senza gloria, dopodiché è sparito dal radar: a volte succede anche questo.


martedì 7 aprile 2026

Ultimo incontro (1951): un film ambientato nel mondo dell'automobilismo... con un finale Larrousse-friendly!

Oggi parliamo di cinema vintage e, nello specifico, parliamo di un film italiano del 1951, con un setting motoristico, quantomeno nella prima parte, perché nella seconda ci limitiamo a seguire le vicende di una coppia di sociopatici. Gli attori protagonisti erano Amedeo Nazzari e Alida Valli, nei panni di un ingegnere dell'Alfa Romeo e di sua moglie, in un film che inizia con la Formula 1 degli esordi, con tanto di fugaci apparizioni di veri piloti quali Nino Farina e Juan Manuel Fangio, il cui ruolo sarà tuttavia nullo.
Il film non è propriamente sportivo, anzi, è un drammone che parla di corna, ma il finale drammatico (e neanche troppo vagamente cringe) è una premonizione di un fatto che farà da contorno alla Formula 1 di quasi quarant'anni più tardi. Su questo ci torneremo in un secondo momento. Adesso occupiamoci della trama.

Piero Castelli è un ingegnere dell'Alfa Romeo, ed è anche un uomo piuttosto affascinante, distinto e con un paio di baffetti in stile Zorro. Sembra che sia un tipo importante, dato che in varie occasioni viene menzionato il fatto che la moglie va a fargli visita al lavoro. La signora Lina è la consorte di un uomo benestante degli anni '50, quindi non ha né un'occupazione, né alcunché da fare a casa dato che ci pensa la governante.
È una donna acqua e sapone altresì nota come gran gnocca ed è l'amante di tale Michele Bonesi, pilota dell'Alfa Romeo, che è a sua volta un uomo attraente. È combattuta. Non sa se rimanere accanto al marito o se scappare in Argentina con l'amante.
Gli scrive una lettera per lasciarlo, dato che non se la sente di abbandonare il marito. Michele la legge prima di un test a Monza. Molto scosso dell'accaduto, indovinate un po' cosa succede? Esce di pista, va a fuoco e muore. Lina apprende da Piero l'accaduto. Questo non ha idea del fatto che la signora l'abbia lungamente cornificato con il pilota e, quando Lina viene investita da un camion al quale si è letteralmente buttata sotto scappando dall'autodromo durante il gran premio d'Italia, i due coniugi si riavvicinano. Il loro modo di relazionarsi è da sociopatici. Sembra di stare in una fan fiction trash haters to lovers, quelle dove ci sono spintoni reciproci, sberle e poi si limona alla cazzum.

Attenzione che c'è un plot twist: un meccanico di Bonesi rimasto senza lavoro la informa di avere trovato la sua lettera e che, se non gli darà un bel po' di soldi di lì a due giorni, la consegnerà al marito. Non che la lettera della signora Lina fosse così esplicita. Una roba tipo "ti amo, ma non posso stare con te perché non voglio dare un dispiacere a mio marito", che potrebbe anche essere interpretata come un semplice trip mentale platonico. Però non pensa minimamente a denunciare il tizio, anzi, si mette all'opera per cercare di guadagnare soldi.
Vende la sua pelliccia, ma è una pelliccia da povery. Va in gioielleria e tenta di rubare un anello. Va nella banca presso la quale lavorava come impiegata in passato a chiedere un prestito, ma riceve avance sgradite dal direttore. Si appiglia quindi a una proposta dell'amica compiacente che favoriva i suoi incontri con Michele: "sai Lina, se vuoi guadagnare molti soldi conosco una sarta che potrebbe assumerti... ovviamente non fa solo la sarta, ma gestisce un giro di escort". Guess what? La signora Castelli accetta, paga una parte del debito e promette al ricattatore che lo salderà tutto entro la fine del mese.

Piero è per strada insieme a un ingegnere svizzero quando intravedono Lina. L'altro, del tutto ignaro che sia la sua consorte, lo informa di essere stato un suo cliente. A quel punto il film viaggia verso le sue battute finali con una serie di trip mentali del protagonista maschile.
Questo simula di dovere partire per lavoro, si fa accompagnare alla stazione dalla sua signora, scende alla prima fermata, si mette a parlare con il capostazione del posto, poi torna indietro e riesce a organizzarsi un incontro con la moglie nei panni di escort, facendosi ancora innumerevoli viaggi mentali e chiedendosi come mai questa sia finita a vendersi a uomini facoltosi.
L'incontro tra i due è ad alta tensione emotiva: "perché hai fatto una cosa simile? È perché sono un semplice meccanico dell'Alfa Romeo, anziché il socio di Gerard Larrousse?" ...e poi le spara, ferendola mortalmente. La signora, tuttavia, prima di morire, ha il tempo per confessargli di avere avuto un amante ed essere stata ricattata.
I due realizzano che il loro amore sociopatico è più forte di tutto e il film finisce con Piero che porta in braccio il cadavere di Lina. Purtroppo non è stato realizzato un sequel, che avrebbe potuto avere una simile trama: la squadra è scossa dall'uxoricidio, ma the show must go on, quindi andiamo a cercare uno sponsor sul quale pende un mandato di cattura internazionale.


lunedì 6 aprile 2026

Ho visto il GP degli Stati Uniti Ovest 1981 a Long Beach: ve lo racconto!

Qualche tempo fa, in occasione dell'anniversario del GP degli Stati Uniti Ovest 1981, evento inaugurale della stagione, mi sono accorta che non avevo mai scritto una cronaca dettagliata, e mi sono detta che avrei rimediato.
Ne approfitto per rimediare proprio oggi, avendo trovato nientemeno che il gran premio con telecronaca italiana su Youtube, con il video che inizia con Mario Poltronieri in versione guida turistica spiegando che Long Beach si trova "35 km a sud del centro di Los Angeles".
Prosegue accennando a Ferrari e Alfa Romeo, alla speranza che l'Alfa possa ottenere una buona performance, poi ci ricorda che la Ferrari è la squadra che ha ottenuto i migliori risultati considerando la storia del circuito e che questo potrebbe essere buon auspicio - spoiler, non lo sarà. Però noi stiamo tutti dalla parte dei maschi alfa, specie se sono americani di origini italiane, quindi who kers.

La gara dura ottanta giri e mezzo. No, non vi sto prendendo in giro, è proprio così, in quanto la linea di partenza è stata anticipata rispetto a quella d'arrivo per evitare probabili ingorghi. In effetti la partenza, quando sarà il momento, sarà abbastanza pulita. Ci sarà solo un contatto che lascerà ferme la Renault di Alain Prost e... guess what? la McLaren di Andrea De Cesaris, quindi direi che sta andando tutto in maniera molto consueta
Torniamo a noi, mentre Poltronieri segnala il buon rientro di Patrick Tambay che dopo una lunga assenza scatterà diciassettesimo con una bagnarola come la Theodore (questa definizione l'ho inserita io, non l'ha detto Poltronieri), Riccardo Patrese si appresta a scattare dalla pole position. La Arrows non ha più la livrea dorata delle passate stagioni, ma quella arancione e bianca. A completare l'opera, lo sponsor è Ceramiche Ragno.
Tutti si allineano sulla griglia di partenza. O meglio, tutti si dispongono alla cazzum, soprattutto la sagoma nera della Lotus di Elio De Angelis.


Si parte, capita quanto detto prima tra Prost e De Cesaris, ma soprattutto Gilles Villeneuve fa una partenza a cannone dopo la quale sarebbe tranquillamente in testa, se non si trovasse alla sinistra dei leader e non ci fosse una curva verso destra.
Carlos Reutemann, che scattava dalla terza casella della griglia, si porta secondo dietro a Patrese, il suo compagno di squadra Alan Jones, che invece partiva secondo, deve accodarsi in terza piazza.
Per il momento siamo in linea con gli standard dei tempi: posizioni retrostanti what, anche se Poltronieri a un certo punto se ne esce snocciolandone almeno una quindicina: "il 29 Patrese, il 2 Reutemann, l'1 Jones, il 27 Villeneuve... ecc... ecc... ecc... e poi via via tutti gli altri", mettendo i numeri di gara di tutti, tanto che sembra un po' un'estrazione del lotto, tipo: esce il numero 27 sulla ruota delle marmotte assassine del Quebec, e nessuno ancora lo sa, ma questo è il primo gran premio in cui la numerazione iconica Ferrari 27/28 diventerà canon. Direi di soprassedere sul fatto che diventerà canon per via di anni e anni di delusioni, ma nevermind.

Fermi tutti, è ora del TG1 Sera, al quale Poltronieri lascia la parola. Si ritorna in onda dopo un numero imprecisato di giri e il telecronista ci informa che le cose stanno andando abbastanza bene in casa Ferrari, perché le macchine sono 5/6. A un certo punto dalle vaghe inquadrature che occasionalmente lasciano il leader a se stesso mi sembra di vederne solo una, ma se lo dice Poltronieri chi sono io per affermare il contrario?
Forse il conteggio delle posizioni non era aggiornato, perché difatti poco dopo sembra che Villeneuve manchi all'appello. Seguono diversi giri nel corso dei quali si cercherà di scoprire che cosa gli sia successo, a quanto pare un problema tecnico.
È in buona compagnia, dato che risultano ritirati anche il già citato De Angelis, John Watson su McLaren e, per verniciate di muro che non abbiamo visto, Nigel Mansell su Lotus e Beppe Gabbiani su Osella. Questo, però, non ci deve fare perdere di vista il "drama" delle prime posizioni.


Ogni volta in cui vi lamentate dell'apparire sullo schermo la notifica di un cambio di leadership, sappiate che non è qualcosa di puramente contemporaneo. Negli old gold days capitava che, quando Patrese veniva scavalcato dal gigachad argentino con gli occhi di ghiaccio, la grafica segnalasse "new leader Reutemann". Non solo: era anche una delle poche cose segnalate dalla grafica.
Riccardo va incontro a questo triste destino e poi al destino ancora più triste di dovere rientrare ai box e tornare in pista a quasi un giro, tanto che viene doppiato dalle Williams. Adesso ci sono le Williams 1/2, Nelson Piquet distante su una Branham seguito dalla Ferrari di Didier Pironi, seguono a completare la zona punti Eddie Cheever su Tyrrell e Mario Andretti su Alfa Romeo, che però ha negli scarichi la Ligier di Jacques Laffite.
E niente... altro cambio di leadership segnalato dalla grafica quando Jones supera Reutemann e inizia a staccarlo. Patrese, invece, è costretto al ritiro.

Nel frattempo, durante il doppiaggio di Hector Rebaque, Poltronieri ci informa che nel gran premio non championship del Sudafrica è stato sostituito da Ricardo Zunino perché convalescente in seguito a un'epatite virale. Critica inoltre la scelta della Brabham di affiancare a Piquet questi grandi fenomeni, invece di un altro pilota che possa ottenere risultati di un certo spessore.
Poi arriva De Angelis in cabina di commento, il quale inizia a lamentarsi delle pessime condizioni della pista. Poltronieri gli chiede che cosa ne pensi delle Williams e De Angelis osserva che sono performanti. Niente insinuazioni sul fatto che potrebbero essere irregolarihhhh. Nessuna insinuazione sul fatto che gli avversari dei Jonestemann siano uominihhhh contro la macchinahhhh, pronti a essere declassati l'anno seguente quando saranno in difficoltà.
Nel frattempo da un'osservazione casuale scopriamo che adesso i primi sei sono Jones, Reutemann, Piquet, Pironi, Cheever e Laffite, mentre Gabbiani arriva brevemente come guest star in cabina di commento.


Andretti sembra essere scivolato al settimo posto, ma lo ritroviamo più avanti all'inseguimento di Cheever e Laffite. Mentre il compagno di squadra Jean-Pierre Jarier viene criticato da Poltronieri per una gara "incolore" quando a bordo della Ligier numero 25 subisce il doppiaggio da Jones, ormai leader incontrastato con ampio vantaggio nei confronti di Reutemann, Laffite tampona Cheever e si ritira dopo avere girato bremevente con l'ala anteriore penzolante. Pare che nel frattempo Bruno Giacomelli, che si trovava in bassa top-ten con l'Alfa, vada a sbattere, sia costretto al ritiro e riporti un infortunio lieve a un polso. Anche Keke Rosberg su Copersucar e Jan Lammers su ATS vengono a contatto, con il ritiro di entrambi, ma nulla di tutto ciò viene inquadrato.
Attenzione, arriva in cabina di commento anche Patrese, al quale Poltronieri chiede se abbia buone speranze per il futuro e al quale Riccardo lascia intendere che vorrebbe evitare gufate. Segue un'intervista a Daniele Audetto, direttore sportivo della Brabham, fintanto che Poltronieri non si accorge che la regia sta inquadrando Andretti negli scarichi di Pironi, e considerando che Marione era ben lontano da tutto e da tutti fino a poco prima, sembra decisamente l'uomo da tenere d'occhio.

Quando Andretti supera Pironi, il pubblico festeggia agitando giornali(?), ma segue l'immediato controsorpasso, con tanto di Poltronieri che inizia una dissertazione sulle differenze tra le auto con motori aspirati, come l'Alfa, e motori turbo, come la Ferrari. Un giro più tardi, Andretti ci riprova. Stavolta si prende la quarta piazza, mentre Pironi inizia a rallentare, il che non è poi così sorprendente guidando appunto una Ferrari turbo. Verrà superato da Cheever e da Tambay prima di essere costretto al ritiro, non prima che nel box Ferrari si sia fatto un cambio gomme totalmente alla cazzum.
Ci troviamo con la Theodore in zona punti e Poltronieri si mette a parlare del titolare Teddy Yip, un cinese che vive a Singapore e che possiede "case di gioco e case di tolleranza". In mezzo a tutto ciò abbiamo visto anche Rebaque piantarsi nel bel mezzo della pista dopo un testacoda ed essere inizialmente scambiato per Piquet visto il ritardo della grafica. Non l'abbiamo visto succedere, ma Jarier risulta ritirato, a causa di un guasto, il che è comunque sempre meglio che essere morto nel 1975 come sosterrà il Vanz durante le qualifiche del GP del Giappone 2026.
L'ultimo ritiro segnalato è quello della Ensign di Marc Surer. I primi sei rimangono stabilmente Jones, Reutemann, Piquet, Andretti, Cheever e Tambay, tutti ben lontani gli uni dagli altri. In totale ci sono altre due macchine in pista, chiudono settimo e ottavo Chico Serra sulla Copersucar e René Arnoux sulla Renault turbo.


Quando Jones taglia il traguardo, le inquadrature vanno sulla Queen Mary, il transatlantico divenuto albergo che fa da scenografia. Non c'è giro d'onore, si va direttamente al parc fermé. Jones ha la tuta nera, Reutemann ce l'ha rossa. Trattandosi di un ex ferrarista, sarà considerato un traditore della patria? E soprattutto, sarei tacciata di body shaming, se dicessi che il look all black che solitamente dimagrisce non ha questo effetto su Jones? Non è chiaro frattanto dove sia Piquet, probabilmente nel momento in cui Poltronieri deve dare la linea al programma della notte non è ancora arrivato.
Segnalo l'uso della locuzione "la montagna ha partorito il topolino" da parte del telecronista, per commentare il fatto che il cambio regolamentare non sia servito per cambiare i valori in pista. Mette come candidati al titolo i Williams Bros, Piquet, poi forse Andretti con l'Alfa... sempre detto che Poltronieri era un alfista in incognito!
Decanta nel frattempo la prestazione di Patrese sulla Arrows... Arrows che tuttavia ha un grosso problema di fondo: due macchine, di cui una in pole e una non qualificata, Siegfrid Stohr ha difatti avuto prima un incidente e poi un guasto che lo hanno lasciato a piedi come altri loschi individui non qualificatk quali Kevin Cogan su Tyrrell, Miguel Angel Guerra su Osella ed entrambi i piloti della March, ovvero il nostro eroe Derek Daly ma soprattutto l'idolo incontrastato delle folle Eliseo Salazar.


sabato 4 aprile 2026

Indycar 2026: #4 Barber

Nello scorso fine settimana si è svolto il quarto evento stagionale del campionato di Indycar a Barber, location dove l'anno scorso(?) una bambola gigante che penzolava su un ponte cone scenografia è caduta sul tracciato provocando una safety car. Ovviamente i puristi dell'Indycar, che avrebbero demonizzato la cosa se fosse accaduta in qualsiasi altra serie, specie se quella serie fosse stata 1) non americana, 2) la Formula 1, 3) la Formula E hanno deciso che la cosa è da very fighy. Questo è esattamente il tipo di atteggiamento per cui amando l'Indycar, trovo estremamente irritante la saccenza di quel mondo, che ogni tre per due ci tiene a ricordare che loro ce l'hanno più grosso e più duro di tutti. Ed è anche l'atteggiamento per cui sostengo a oltranza i piloti europei di provenienza Formula 1... di cui stavolta due elementi ci hanno fatto toccare vette altissime, e neanche dietro safety car in Azerbaijan! :-////
Detto questo, sostengo i piloti di europei di provenienza Formula 1, non necessariamente quelli delle relative formule minori, quindi lo dico apertamente: Alex Palou (Ganassi) mi ha abbondantemente rotto, ma cosa ci vuoi fare, si è preso la pole. XD

Nevermind la pole di Palou, ci sono altre faccende non di poco conto di cui dobbiamo occuparci, tipo in fatto che l'Indycar di oggi ogni tanto sfodera scene da very uominy e che, se ci fossero stati dei very uominy accostati alle reti, forse avremmo avuto una svolta splatter a una delle prime sessioni del fine settimana del "Children of Alabama Grand Prix" - posso dire che le gare americane hanno solitamente nomi trash? Sì, posso dirlo perché lo dico da anni, specie nei periodi della mia esistenza passata in cui seguivo categorie quali NASCAR e ARCA prima di convertirmi all'idea che il tempo che ho a disposizione è limitato e che dovevo fare una scrematura.
Torniamo a noi: Scott McLaughlin (Penske) ha avuto una brutta uscita di pista... ed è letteralmente uscito anche dalle barriere, sfondandole. Nessuno si è fatto male, ma qualche domanda sulla solidità delle stesse non sarebbe male farsela.



Come dicevo, Palou ha conquistato la pole position precedendo David Malukas (Penske), un sorprendente Graham Rahal (Rahal), Marcus Armstrong (Shank), Kyle Kirkwood (Andretti), il mio eroe Romain Grosjean (Coyne), Santino Ferrucci (Foyt), il best friend forever dell'eroe nominato poco fa Marcus Ericsson (Andretti), Josef Newgarden (Penske) e Christian Lundgaard (Arrow McLaren) a completare la top-ten.
La gara non ha visto incidenti particolarmente altisonanti, ma nelle sue prime battute ha visto Ericsson mettersi all'opera e speronate nientemeno che RoGro, colui che a Baku nel 2018 l'aveva accusato di averlo speronato in regime di safety car...
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...ecco, è giunto il momento di sfatare un mito. Quella frase, "I think Ericsson hit us", non è stata pronunciata da Grosjean come in tanti sostengono, bensì dal suo ingegnere Gary Gannon.
Di per sé, un pilota non aveva alcuna ragione per parlare al plurale, e soprattutto quella non è né la voce di Grosjean, né l'accento di un francese, ed è stata verosimilmente pronunciata prima che Gannon potesse vedere le immagini di quello che era realmente accaduto. RoGro ha comunque scherzato sull'avere avuto un incidente e dato la colpa a Ericsson durante un Grill the Grid negli anni seguenti.

La gara è stata un susseguirsi di Palou leader, essenzialmente ha trascorso tutta la durata in testa, con Lundgaard che si faceva largo fino alla seconda posizione. Rahal, che non vedeva il podio da tempo immemore, ha difeso fino alla bandiera a scacchi la posizione da Malukas che ha dovuto accontentarsi del quarto posto, con Kirkwood a completare la top-5, seguito da Armstrong.
Scott Dixon (Ganassi) ha chiuso settimo davanti a Ferrucci, mentre Ericsson e Newgarden hanno completato i primi dieci. Seguivano Alexander Rossi (Carpenter), Will Power (Andretti), Felix Rosenqvist (Shank), Rinus Veekay (Juncos) e Grosjean soltanto quindicesimo. :-((((
Dietro di lui si sono classificati McLaughlin, grande protagonista delle free practice come già discusso, Pato O'Ward (Arrow McLaren), Nolan Siegel (Arrow McLaren), Christian Rasmussen (Carpenter), Kyffin Simpson (Ganassi), Caio Collet (Foyt), Sting Ray Robb (Juncos), Dennis Hauger (Coyne), Mick Schumacher (Rahal) e Louis Foster (Rahal).


Da quanto ho visto nei giorni successivi su Twittelon, sembra che RoGro non abbia preso proprio bene l'incidente con il suo best friend forever.



giovedì 2 aprile 2026

02.04.2006: GP Australia, il quinto posto di Button finisce in fumo

2 Aprile 2006 - Jenson Button parte dalla pole position per la terza volta in carriera. Potrebbe essere l'inizio di un bel sogno, per il pilota della Honda, ma il destino ha in serbo altro per lui, per esempio quello di conquistare un nuovo tifoso. Di questo, tuttavia, ne riparleremo alla fine del post, per il momento concentriamoci sul testacoda di Juan Pablo Montoya nel formation lap.
Ciò lo condannerebbe a partire dalle retrovie(?) se non fosse che la Renault di Giancarlo Fisichella rimane ferma sulla griglia e c'è un aborted start. Quando si parte, Fernando Alonso si accoda a Button, mentre un incidente tra la Williams di Nico Rosberg e la Ferrari di Felipe Massa mette fine alla gara di entrambi.
Entra la safety car. Quando si leva di torno, Alonso passa in testa, mettendo fine alla leadership di Button. Le McLaren di Kimi Raikkonen e di JPM sono 3/4, segue la Williams di Mark Webber che poi si ritirerà più avanti per un guasto.

Dopo una safety car entrata per l'incidente della Redbull di Christian Klien, anche Raikkonen supera Button relegandolo in terza piazza. Questo rientra prima dei piloti della McLaren, i quali faranno un doppio pitstop in regime di safety car, quando un incidente di Schumacher ci lascia senza alcuna Ferrari in pista - e poco dopo anche Vitantonio Liuzzi sulla Toro Rosso farà un bel botto.
Michael si allontana scavalcando una rete e ho il vago ricordo di rumour a proposito del fatto che a un certo punto si sia allontanato passando per il box della Toyota - reminiscenze ventennali, non datelo per scontato, dato che ne è passata di acqua sotto ai ponti.
Purtroppo di acqua in pista non ne abbiamo, quindi Button non può ancora scoprirsi mago del tempo instabile, ma Montoya ha perso tempo ai box, quindi non gli ha portato via la posizione. Per ora, almeno, Button scivola anche dietro alla Toyota di Ralf Schumacher e alla BMW di Nick Heidfeld.

Montoya è quarto dietro all'ex compagno di squadra Ralf, che si trova in zona podio nonostante una penalità per eccesso di velocità nella pitlane scontata in corso d'opera.
Il duello termina con Montoya che saltella malamente sui cordiali proprio laddove Michael Schumacher è andato a sbattere malamente contro il muro. Riesce a proseguire, ma non per molto, dato che la sua macchina si ammutolisce, lasciandolo a scavalcare le reti come se fosse un MSC qualsiasi.
Alonso si avvicina al conquistare la vittoria, che sarà la terza su tre gran premi per la Renault, Raikkonen e Ralf Schumacher viaggiano verso il podio, che sarà l'ultimo per Ralf, Heidfeld viaggia verso la quarta piazza, mentre Button...
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...va beh, di lui ne parliamo alla fine, vi basti sapere che la zona punti viene completata da Fisichella quinto, dalla BMW di Jacques Villeneuve, dalla Honda di Rubens Barrichello e, sembrerebbe, dalla Toro Rosso di Scott Speed, che porterebbe così il primo punto alla squadra faentina. Convocato dai commissari per un presunto sorpasso in regime di bandiere gialle, che già non promette bene, insulta i commissari stessi. La penalità non tarda ad arrivare e a guadagnare l'ultimo punto è David Coulthard sulla sorella maggiore Redbull. Speed scala nono, Button è classificato decimo.

Cos'è successo a Jenson? Essenzialmente la cosa più probabile per un pilota che sta disputando un gran premio di Formula 1 a bordo di una Honda. Si ritrova infatti con la macchina lambita dalle fiamme, dopo che il motore l'ha salutato prematuramente. È routine, ma qualche volta la routine ha strani modi di manifestarsi. Il guasto al motore, infatti, arriva quando mancano ormai pochi metri al traguardo, tanto che Button potrebbe anche tentare di arrivare al traguardo e racimolare non dico il quinto posto, ma almeno qualche punto, invece di fermarsi mestamente.
Jenson, invece, sceglie proprio di fermarsi mestamente, e lo fa per una ragione ben precisa: il motore deve durare per due gran premi, altrimenti in quello successivo scatta la retrocessione in griglia. L'unico modo per eludere questo cupo destino? Ritirarsi dal primo gran premio. Per quella ragione, Button parcheggia.



È il 2006, frequento la quarta superiore e da alcuni mesi ho un nuovo compagno di classe, nel banco davanti al mio. Ancora non posso saperlo, ma è l'unico compagno di classe delle scuole superiori che continuerò a vedere con frequenza nei vent'anni a venire (ci sono altre due persone con cui sono in contatto, ma una la vedo raramente e l'altra praticamente mai).
Stiamo iniziando a intuire che a entrambi piace la Formula 1. Capita sempre più spesso che ne parliamo e allora, una volta, racconta di come abbia visto Button fermarsi con il motore in fumo a pochi metri dal traguardo e deciso di tifarlo "per solidarietà". Quindi Jensinho, no worries, che ti sei procacciato un sostenitore!