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domenica 9 luglio 2023

GP Gran Bretagna 1999: Schumacher si infortuna, Irvine si ritrova in lotta per il mondiale (in sottofondo, l'ipotetico ritiro di Hill)

Un profilo youtube che spesso pubblica interi gran premi con telecronaca brasiliana (per poi metterli in privato pochi giorni dopo, ragione probabile per il quale ha ancora il canale attivo) ha recentemente caricato il GP di Gran Bretagna 1999, che ho guardato a intendo raccontarvi. Mi sembra di averlo già fatto agli albori di questo blog, ma sono passati undici anni, il mio modo di raccontare le cose è cambiato e ritengo opportuno farlo di nuovo. È uno dei gran premi di cui ricordo bene la parte che ha preceduto l'interruzione, che ho visto a casa dei nonni. La seconda parte a suo tempo non l'ho vista in diretta (quindi diciamo pure che non ho visto quasi nulla della gara nel 1999), ma appunto, l'avevo guardata in versione integrale nel 2012 e adesso l'ho rivista, perché ogni tanto nella vita bisogna ripetersi. Quindi vi invito a seguirmi, per andare a scoprire gli eventi di quell'11 luglio 1999 che mi è rimasto bella mente.
Uno dei grandi luoghi comuni del mondiale 1999 è che Michael Schumacher avesse il titolo praticamente in tasca, quantomeno non in quel momento. A mio parere non è così: Mika Hakkinen è arrivato a Silverstone con otto punti di vantaggio (e in un'epoca in cui il vincitore prendeva dieci punti e il secondo sei non erano pochi), approfittando dell'incidente di Schumacher in Canada e di una gara sfortunata di quest'ultimo in Francia.
Al momento il mondiale era aperto, diciamo che Hakkinen con la pole poteva apparire quasi come il favorito. Schumacher gli stava accanto, McLaren e Ferrari accoppiate in prima fila e poi anche in seconda, con David Coulthard e il testimonial della Valleverde Eddie Irvine. La Rossa non era fuori dai giochi, assolutamente, ma c'era molta strada da fare. Effettivamente l'ha fatta, ma Schumacher non ci sarebbe stato, come vi racconterò in questo post.

I semafori rossi si sono prima accesi uno per uno e poi spenti, venti monoposto hanno lasciato la griglia di partenza e la gara è iniziata bene per le McLaren, un po' meno per le Ferrari. Hakkinen ha mantenuto la testa, Schumacher è stato sfilato non solo da Coulthard, ma anche da Irvine.
Venti monoposto, ho detto, perché le inquadrature sono andate sulla B.A.R. di Jacques Villeneuve, che si era spenta in griglia, e subito dopo sulla Williams di Alessandro Zanardi, che aveva avuto lo stesso destino. La gara è stata redflaggata, o almeno così diceva la grafica.
Le vetture, tuttavia, proseguivano come se i piloti non ne fossero stati avvertiti e di conseguenza neanche i team lo sapessero al momento. Schumacher ha accennato una manovra di sorpasso su Irvine e, appena completata, è uscito di colpo di pista alla curva Stowe, in apparenza senza frenata.
Qualcuno ha osservato, nei commenti del video, che si erano viste le bandiere gialle sulla griglia e che ci sarebbe stato il tempo per un aborted start (non saprei valutarlo), quindi la storia di quella stagione e di Michael Schumacher avrebbe potuto cambiare.
Non so cosa dire, posso solo limitarmi ai fatti e aggiungere qualche screenshot (a scopo documentativo, che poi i driverstosurvivers vengono a dirmi che mi facciohhhg pubblicitàhhhh usando una doppia frattura di un pilota e ciò è immoralehhhh - dubito che succeda, quattro gatti mi leggono e dubito siano driverstosurvivers), a cominciare dall'inquadratura posteriore dell'impatto contro le barriere:


Quando le inquadrature sono andate su Schumacher all'interno della macchina, i commissari di percorso erano già sopraggiunti sul posto. Si è intravisto qualche movimento provenire dall'abitacolo, ma è stato chiaro fin dai primi momenti che il pilota non era in grado di uscire dall'abitacolo.
I soccorritori sono intervenuti ed è stata condotta sul posto una barella. I soccorsi sono avvenuti con telecamere che inquadravano la scena dall'alto lasciando vedere solo la dinamica di quanto stava succendo. Vari teli sono stati alzati per coprire le immagini di Schumacher spostato sulla barella e poi, a seguire, per coprire la scena mentre veniva caricato sull'ambulanza:





I telecronosti brasiliani hanno raccontato in un secondo momento che, giunta al centro medico, l'ambulanza è entrata dal retro, per evitare l'ingresso principale affollato di reporter. Nel frattempo la gara rimaneva sospesa, perché doveva essere rimessa in sesto la barriera dell'incidente.
Al centro medico, è stato riferito, era stato lasciato entrare solo Jean Todt, mentre pare che fuori ad attendere notizie ci fossero vari membri della Ferrari e il trainer di Schumacher, un fisioterapista indiano che qualche volta ricordo che Mazzoni aveva menzionato in telecronaca e che mi sembra in seguito abbia lavorato anche per altri piloti.
La gara è ricominciata qualcosa come tre quarti d'ora rispetto alla partenza iniziale e solo dopo che era già partita si è visto che, Schumacher veniva portato in ambulanza verso l'elicottero, con ancora teli a coprire la scena, e poi l'elicottero che si alzava in volo:



La seconda partenza è filata liscia, a parte per una Arrows rimasta ferma, e qui ho identificato subito il casco di Pedro De La Rosa, perché i colori erano gli stessi anche ai tempi della HRT. La vettura è stata rimossa in regime di safety car, mentre i primi tre erano Hakkinen, Irvine e Coulthard.
Dietro di loro a completare la zona punti c'erano le Jordan di Heinz-Harald Frentzen e Damon Hill con in mezzo al quinto posto la Williams di Ralf Schumacher. Ne approfitto per segnalarvi il profilo twitter @frentzen_hh laddove da pochi giorni l'ex pilota condivide foto e aneddoti risalenti ai suoi giorni in Formula 1 e formule minori.
La gara è proseguita alquanto tranquilla, con il primo stint a posizioni invariate. In occasione del primo pitstop, tuttavia, per Hakkinen sono iniziati i problemi: sosta lunga, scivolato dietro Coulthard che già si era fermato, destinato verosimilmente a perdere una posizione anche a vantaggio di Irvine, il tutto con una ruota fissata male e un ulteriore pitstop.
Irvine, frattanto, ai box è arrivato lungo nella sua piazzola, il che ha rallentato le operazioni e ha perso la posizione nei confronti di Coulthard, che ha guadagnato così la leadership e la possibilità di tornare alla vittoria dopo un anno, per giunta nel suo gran premio di casa. Nel secondo stint Irvine gli sarebbe stato molto vicino, mentre dopo il secondo rifornimento il gap si sarebbe stabilizzato sui tre secondi. Dal primo pitstop Ralf Schumacher è emerso davanti a Frentzen: era terzo.
Torniamo a Hakkinen: tornato in pista dopo il problema che l'aveva forzato di nuovo ai box, undicesimo, ha perso una ruota, che si è staccata finendo fuori pista e poi rimbalzandovi, venendo schivata giusto in tempo dalle Benetton di Giancarlo Fisichella e Alexander Wurz. Tornato in pitlane su tre ruote - non era così lontano - era ultimo una volta rientrato in pista, poi si è ritirato poco dopo ai box per i danni riportati dalla monoposto nel girare su tre ruote.

Coulthard/ Irvine/ Ralf Schumacher, questo il podio, con David che finalmente azzeccava un risultato e si metteva al riparo dalle critiche. Irvine, frattempo, raggiungeva Michael Schumacher a otto punti di distacco da Hakkinen, rimasto a secco.
Frentzen ha dovuto accontentarsi del quarto posto negli scarichi di Ralf Schumacher, mentre Hill ha chiuso quinto, a lungo piuttosto vicino al compagno di squadra, anche se poi ha rallentato il ritmo: un risultato di tutto rispetto dopo le difficoltà di quella stagione (per le quali probabilmente la gente gli dà tuttora dello SkArS0).
Doveva essere il suo ultimo gran premio in carriera, per quest'ultimo, con Jos Verstappen o Mika Salo potenziali sostituti, ma lo sponsor Benson and Hedges (che appariva in Gran Bretagna con il logo rinominato 'buzzin hornets', 'calabroni che ronzano', per via del divieto di promuovere tabacco) ha minacciato di fargli causa.
Salo ha trovato presto un volante, seppure temporaneo: è a lui che è stato affidato il volante di Schumacher, la cui diagnosi era frattura di tibia e perone della gamba destra. Tra gli altri papabili, si erano fatti i nomi di Luca Badoer e di Pedro Diniz, quest'ultimo peraltro sesto classificato con la Sauber a Silverstone.
Nel frattempo Irvine si è ritrovato da un giorno all'altro in lotta per il titolo (e peraltro con la chance di riportare il titolo a Maranello dopo vent'anni), mai preso in considerazione come candidato al mondiale prima di quel momento. Sapete com'è andata, immagino!
Piccola curiosità: in un video sul GP di Gran Bretagna 1999 un utente ha commentato parlando di una presunta visita di Hill a Schumacher in ospedale. Ho la viva reminiscenza di averlo letto in passato in un articolo, anche se non ne ho trovato traccia. Cosa dire, la coppia che non ti aspetti: Schumill vibes.


lunedì 27 marzo 2023

25 anni dopo: 1998 (GER, HUN, BEL), la svolta per la Jordan... e la sua prima vittoria

Vi ho raccontato nelle puntate precedenti di come i piloti McLaren avessero iniziato molto bene la stagione, sembrando destinati a un dominio senza sosta, fintanto che Michael Schumacher non si è fatto strada verso la lotta per il titolo arrivando ad avvicinarsi alla vetta della classifica, comandata da Mika Hakkinen, emerso come pilota di punta della McLaren. Siccome nel giorno in cui questo post vede la luce del blog è il 27 marzo, ne approfitto per menzionare anche il suo compare David Coulthard, informandovi prima di proseguire che oggi è il suo compleanno.
Ci ritroviamo adesso, nel frattempo, con il GP di Germania a Hockenheim, nel quale Hakkinen e Coulthard sono andati a monopolizzare la prima fila: la farò abbastanza breve su di loro, in una gara non troppo ricca di avvenimenti salienti, sono rimasti 1/2 senza mai essere insidiati da nessuna delle altre venti vetture, anzi diciannove dato che c'era solo una Tyrrell guidata da Tora Takagi in pista: Ricardo Rosset si era infortunato nelle prove libere(?) il che comunque non ha cambiato necessariamente il numero di monoposto sulla griglia, spesso era oltre il 107%. All'evento seguente all'Hungaroring, per esempio, non si è qualificato, quando a parità di monoposto Takagi si è messo dietro altre tre vetture. E ho detto Takagi, non Hakkinen o Schumacher.
A proposito di quest'ultimo, lui ed Eddie Irvine non se la passavano benissimo in quel weekend in Germania, mentre le Jordan invece erano in grande spolvero, con Ralf Schumacher e Damon Hill qualificati quarto e quinto alle spalle di Jacques Villeneuve. Su una strategia a due soste - tutti gli altri erano su una - Ralf ha anche superato il pilota Williams al via e nel primo stint ha inseguito le McLaren. A soste ultimate, tuttavia, si è ritrovato sesto alle spalle di Michael quinto. L'altra Ferrari, quella di Irvine, era fuori dai punti, ottava dietro a Giancarlo Fisichella, dopo che il pilota della Benetton aveva superato Eddie.
Tornando indiero, una volta uscito di scena Ralf Schumacher con la sua strategia anomala, Villeneuve si è ritrovato stabilmente terzo, posizione mantenuta fino alla bandiera a scacchi, avvicinandosi anche alle McLaren: Hakkinen sembrava avere qualche problemino e Coulthard faceva da tappo. A vari secondi, c'era invece Damon Hill, quarto, in viaggio versi i primi punti della stagione, dopo che Ralf Schumacher finalmente nelle occasioni precedenti aveva già raccolto qualche punto per la Jordan.

Il doppio arrivo in zona punti era un bel segnale, ma la realtà dei fatti è che la Jordan era pur sempre solo la Jordan e quindi devo parlarvi ancora di Hakkinen, Coulthard e Michael Schumacher. Partivano nelle prime tre posizioni in Ungheria, con i piloti McLaren stabilmente in prima e seconda posizione nel corso del primo stint. In sintesi, Schumacher non avrebbe potuto facilmente schiodarsi da lì, se non fosse stato per qualche intuizione di tipo strategico.
Quello che è successo dopo è storia: la strategia da due soste come per la McLaren è stata trasformata in strategia a tre. Viaggiando più leggero, Schumacher ha preso la testa della gara dopo la seconda sosta, allungando al punto da mantenerla quando si è dovuto fermare per la terza volta. Frattanto Hakkinen iniziava ad accusare problemi ed era costretto a rallentare. Coulthard è andato a viaggiare verso il secondo posto mentre Jacques Villeneuve ha superato Hakkinen per la terza piazza.
Il finlandese ha perso due ulteriori posizioni, venendo superato da Damon Hill e Heinz-Harald Frentzen, accontentandosi del sesto posto. Partito quarto sulla griglia, il pilota della Jordan ha ottenuto il suo secondo quarto posto consecutivo, insomma quello che per la squadra poteva sembrare il massimo a cui aspirare. Insomma, se sei Eddie Jordan non puoi aspettarti certo di fare doppietta. Va bene così, è... tutto regolare.

Tutto regolare, sino a questo momento. Immagino conosciate queste parole e quello che è venuto dopo, in Belgio. Gli Hakkoulthard erano 1/2 sulla griglia e si partiva con una pioggia battente. Hakkinen è partito bene, Coulthard un po' meno, arrivando a un mezzo contatto con Irvine. Michael Schumacher e Villeneuve erano secondo e terzo, Damon Hill partito dalla terza casella della griglia sembrava attardato.
Poi, poche curve più avanti, Coulthard è partito in testacoda, finendo a muro, e ciò ha scatenato il panico: mentre Johnny Herbert sulla Sauber finiva in testacoda, la Ferrari di Irvine veniva a contatto con la Benetton di Alex Wurz. Venivano coinvolte anche la Stewart di Rubens Barrichello e le due Prost di Jarno Trulli e Olivier Panis, le Arrows di Mika Salo e Pedro Diniz, la Tyrrell di Tora Takagi, la Stewart di Jos Verstappen, la Minardi di Shinji Nakano... e poi niente, a completare l'opera Rosset che centrava l'incidente: ufficialmente tredici piloti coinvolti. Molti di loro sono corsi ai box a piedi per andare a raggiungere il muletto. Panis, Barrichello, Salo e Rosset non hanno potuto prendere il muletto, perché guidato dai loro compagni di squadra.
Tre quarti d'ora dopo la gara è ripresa sempre con il diluvio e un duello Hakkinen vs Schumacher: un lieve contatto tra i due ha mandato Hakkinen in testacoda e Herbert gli è cozzato addosso. Hill frattanto stava in testa seguito dalle Ferrari, con Alesi quarto davanti alle Williams. Coulthard e Wurz sono venuti a contatto e solo David ha proseguito. È entrata la safety car e dopo la sua uscita di scena le Williams hanno superato Alesi.
M.Schumacher ha poi superato Hill portandosi in testa e ha iniziato a viaggiare molto più veloce della Jordan. Irvine invece è precipitato indietro per un testacoda, mentre altri piloti uscivano definitivamente di scena: Verstappen per il motore, Takagi e Villeneuve per incidenti, Tuero per un guasto... le vetture diminuivano drasticamente, mentre Michael Schumacher portava avanti la propria cavalcata trionfale e Ralf Schumacher risaliva al terzo posto a debita distanza dal compagno di squadra.
L'episodio più famoso è quello avvenuto poco oltre la metà della gara, Coulthard sul punto di essere doppiato e nelle retrovie prima ha ignorato le bandiere blu, poi ci si è ritrovati con Michael Schumacher su tre ruote. Rientrati ai box, si è diretto inferocito in quello della McLaren, dove è stato cortesemente scortato fuori. Coulthard intanto stava per scendere dalla vettura, ma poi è stato rimandato in pista.
Poco dopo un incidente dalla dinamica molto simile è andato in scena tra Nakano e Fisichella, con il pilota romano costretto al ritiro. C'è stato anche il ritiro di Irvine per un testacoda e poi la safety car. Di otto vetture in pista, solo Hill, Ralf Schumacher, Alesi e Diniz erano a pieni giri, con Trulli, Coulthard e Nakano doppiati a vario titolo. I distacchi annullati rendevano le Jordan molto vicine e un congelamento di posizioni ha reso più tesi i rapporti tra Ralf - già annunciato come pilota Williams per il 1999 - e la squadra.
Per il team di Eddie Jordan è stata la prima vittoria nella sua storia, per Hill l'ultima della sua carriera. Ironia della sorte era il 30 agosto, giorno in cui era stato disputato l'evento del 1992: nell'anniversario della prima vittoria di Michael Schumacher, Damon Hill ha vinto la sua ultima sullo stesso circuito. L'ho detto che dovevano essere *LA* coppia: senza le polemiche del 1994, chissà cosa avrebbero potuto essere... ma per una ship che svanisce, bisogna focalizzarsi su quella che c'è, sette punti di gap tra Hakkinen e Schumacher. Con tre gran premi ancora da disputare, tutto poteva succedere.

lunedì 7 novembre 2022

GP San Marino 1999: il crash italiano di Hakkinen dalla leadership che tutti hanno dimenticato

Dopo un inizio di stagione in Australia e Brasile, il campionato 1999 si sposta in Europa dove il primo evento europeo è il GP di San Marino. Le due McLaren iniziano bene, Mika Hakkinen ottiene la pole affiancato dal compagno di squadra David Coulthard. Michael Schumacher ed Eddie Irvine sulle Ferrari sono terzo e quarto, mentre ottiene un ottimo quinto posto in qualifica Jacques Villeneuve sulla B.A.R., rimanendo però fermo sulla griglia perché è scontato che la B.A.R. non possa avere una gioia. Viene evitato da tutti, ma la sua gara è già finita mentre Hakkinen si invola verso il dominio. Coulthard viene presto distanziato, in seconda posizione, così come i piloti Ferrari dietro di lui. Tutto fila liscio, ma per neanche un quarto di gara: Hakkinen infatti finisce fuori pista da solo andando a muro.

Il pubblico esulta come se avesse appena assistito a un incidente di Riccardo Patrese, mentre è la mascella di Coulthard che adesso si trova in prima posizione. Schumacher però ha un asso nella manica, lo coglie di undercut ed ecco che si ritrova davanti. Può iniziare a spingere in vista del momento in cui si fermerà per la seconda volta e, quando effettua il secondo riferimento, ecco che riesce a mantenere la posizione: la Ferrari andrà a prendersi la vittoria nel gran premio di casa che mancava da tipo trecento anni. Infatti fino a quel momento l'ultima vittoria Ferrari a Imola era quella ottenuta nel 1983 da Patrick Tambay. La Ferrari potrebbe anche mettere due vetture sul podio dal momento che Irvine è terzo alle spalle di Coulthard, ma il destino decide diversamente: il folletto irlandese viene abbandonato dal motore a tre quarti di gara ed è costretto al ritiro.

Heinz-Harald Frentzen sulla Jordan becca in pieno la macchia d'olio sparsa dalla vettura di Irvine, finisce in testacoda e la sua gara finisce lì. Schumacher, frattanto, si appresta a salire sul podio in compagnia di Coulthard e di una bandiera del Brasile. La tiene tra le mani Rubens Barrichello: è il pilota della Stewart infatti a chiudere in terza posizione e sul podio si metterà a festeggiare in modo piuttosto scatenato, cercando di esibirsi in una capriola sul podio stesso. Sul podio sembrano tutti felici e sorridenti, ma non deve sfuggirci qualcosa che va oltre: quella di Schumacher è la quindicesima vittoria con i colori della Ferrari, eguaglia quindi il record di vittorie con la Rossa ottenute da Niki Lauda negli anni '70. Siccome resterà in Ferrari fino al 2006 vincendo anche cinque mondiali in corso d'opera, il record aumenterà a dismisura nel corso del tempo.

Torniamo alla gara e torniamo a una delle Jordan, l'unica che rimane ancora in pista: è quella di Damon Hill che riesce a concludere la gara al quarto posto. A pochissimi giri dalla fine Johnny Herbert su Stewart e Alex Zanardi su Williams si trovano inoltre quinto e sesto, ma accade un fattaccio che li mette fuori gara entrambi: Herbert rompe il motore, si sparge olio sulla pista e Zanardi finisce fuori come un Frentzen qualsiasi. Giancarlo Fisichella (Benetton) e Jean Alesi (Sauber) ringraziano, chiudendo la gara in quinta e sesta posizione cogliendo punti. L'unica B.A.R. superstite la guida Mika Salo (sostituto dell'infortunato Ricardo Zonta) e giunge doppiato di vari giri in settima piaza, precedendo le uniche altre due vetture ancora in pista, le due Minardi. Ottavo giunge Luca Badoer (sarebbero punti dal 2003 in poi), mentre nono è Marc Gené. Wow, non ho mai visto questo!

venerdì 14 ottobre 2022

13.10.1996: Hill vince il mondiale, Walker si commuove... e il tifoso medio non capisce perché!

Spesso quando si parla di quale sia il limite entro cui un telecronista può spingersi nell'esprimere il proprio "tifo" viene citato Murray Walker che, mentre Damon Hill tagliava il traguardo da vincitore del GP del Giappone, il 13 ottobre 1996, e conquistava al contempo il titolo mondiale (già comunque suo con il ritiro del compagno di squadra Jacques Villeneuve nel corso della gara, dopo che comunque il canadese, che arrivava a Suzuka con nove punti di gap e poteva conquistare il titolo solo vincendo con Hill fuori dalla zona punti, era già comunque formalmente fuori dai giochi dalla propria posizione in pista confrontata con quella di Hill), faceva una pausa sostenendo di doversi fermare perché non riusciva a parlare per l'emozione. In molti, tuttora, fanno un gran parlare di come Walker, in qualità di amico personale di Damon Hill, fosse un suo sostenitore. Ebbene, vedendo gli extended highlight di quel finale di stagione ho avuto una piacevole sorpresa: chi sostiene che in quell'occasione Walker si stesse mostrando, seppure con moderazione, tifoso di Hill in diretta televisiva, probabilmente si limita a ripetere qualcosa che ha sentito dire estrapolando quella singola frase da un contesto molto più profondo.

La gara in breve: nove punti di gap tra Hill e Villeneuve, il pilota dai capelli non ancora platinati doveva vincere la gara con Hill ritirato o fuori top-6 per diventare campione del mondo nella sua stagione da rookie. Partiva dalla pole, ma aveva influenza solo sul proprio risultato... e niente, le partenze non erano proprio il suo forte. Mentre Hill si è involato verso la prima posizione, Hill è scivolato sesto alle spalle anche della Benetton di Gerhard Berger, della McLaren di Mika Hakkinen e delle Ferrari di Michael Schumacher ed Eddie Irvine. Nel frattempo perdevamo per strada Jean Alesi, il pilota della Benetton a muro dopo un probabile contatto con qualcuno, ma non troppo considerato perché era il finale di stagione e nel finale di stagione contano solo i championship contenders. Hill sembrava controllare bene la gara, anche se Berger a un certo punto gli si è installato negli scarichi e non sembrava molto promettente come presenza. Il tutto si è risolto con Berger che danneggiava l'ala anteriore, mi pare non contro il retrotreno della vettura di Hill, ed era costretto a una sosta anticipata. Villeneuve recuperava così una posizione, da sesto si ritrovava quinto.

Quinto e poi quarto dopo il primo giro di soste, quando è riuscito a liberarsi di Irvine. Hill nel frattempo era ancora davanti, con Schumacher secondo e Hakkinen terzo, le posizioni di questi due invertite sempre nel corso del giro di soste. Su chi fosse il favorito non c'era il benché minimo dubbio, ormai, anche se Hill non avesse completato la gara, per Villeneuve sarebbe stato difficile sbarazzarsi della gente che aveva davanti e andare a conquistarsi la vittoria. Poi è arrivato il momento del secondo giro di soste, sempre con posizioni pressoché invariate e Villeneuve ben lontano dal conquistare il titolo (attenzione, con questo non voglio esprimere giudizi sulla sua stagione, anzi per essere un rookie appena arrivato dall'Indycar se la stava cavando decisamente bene), quando per Jacques le cose sono andate di male in peggio, dato che è stato inquadrato in una via di fuga, ritirato. Una ruota gli si era staccata in corso d'opera, peraltro arrivando a superare pericolosamente le reti e a scomparire laddove c'era il pubblico, scena piuttosto agghiacciante, ma che sembra non avere fatto danni. Ormai il discorso titolo era chiuso, con Hill che procedeva, inseguito dagli Schukkinen che si inseguivano a loro volta tra di loro.

La situazione era stabile negli ultimi giri, con loro tre in zona podio e Berger risalito in quarta piazza, con la Jordan di Martin Brundle e la Sauber di Heinz-Harald Frentzen a completare la zona punti. Gli occhi, però, non erano su chi completava la zona punti, ma sul pilota che, all'età di trentasei anni, stava per diventare ufficialmente campione del mondo. Walker ha passato l'ultimo giro di gara a parlare di come stesse accadendo un evento storico per la Formula 1, perché per la prima volta il figlio di un campione del mondo - "Graham Hill, campione del mondo 1962 e 1965", perché Walker doveva sempre farsi riconoscere visto che il secondo titolo era nel 1968 - stava seguendo le orme paterne diventando campione del mondo a sua volta. Per di più, segnalava Walker, i colori del suo casco erano gli stessi del casco di Graham, le cui gesta, viste le tempistiche, dovevano essere state narrate da Walker a suo tempo, non so se in TV ma sicuramente quantomeno alla radio. Poi è arrivato il momento in cui Damon tagliava il traguardo ed è stato lì, dopo avere parlato di tutto questo, che Walker ha detto di non riuscire a parlare per la commozione (salvo poi in realtà ricominciare a parlare poco dopo).

Ci sono due narrative possibili. Una è quella del campione di seconda generazione, britannico e su una monoposto britannica, che faceva emozionare il telecronista che a suo tempo aveva narrato le vittorie del padre. Una è quella del "sì, il telecronista e il pilota sono amici, quindi è normale che ne sia un tifoso, ma fintanto che lo fa con moderazione non c'è problema". Non dubito che la seconda narrativa sia quella più intuitiva per chi viene sottoposto al solo piccolo estratto in cui Walker affermava di essersi emozionato per la vittoria di Hill, specie se già gli viene presentata la situazione a quel modo. Però, lasciatemelo dire, propendere per questa spiegazione, cancellandovi tutto il contesto e tutto il discorso che c'era dietro, ignorando volutamente che in quel momento stava accadendo un evento storico e che il mondiale stava andando a un pilota che, all'inizio della sua carriera in Formula 1, non era mai stato preso in considerazione tanto quanto meritava, finendo per essere spesso snobbato, significa mancare totalmente di quel romanticismo che a mio parere serve per vedere tutte le sfaccettature del motorsport. Ci sono le considerazioni superficiali e c'è la poesia. Io sto dalla parte della poesia.


domenica 2 ottobre 2022

Lo sventurato exploit ungherese di Damon Hill sulla Arrows

Quando arriva il 10 agosto, c'è chi trascorre la sera nella speranza di vedere stelle cadenti ed esprimere desideri con la consapevolezza che non si avvereranno. Perché alla fine, se chiedi di potere trascorrere almeno un giorno vivendo nella vita di qualcun altro, perfino la più magnanima delle stelle cadenti ti dice "go home, you're drunk". Quando è arrivato il 10 agosto 1997, tuttavia, senza attendere la sera e le stelle cadenti, i pianeti si sono allineati, mettendosi alla ricerca di qualcuno a cui fare davvero vivere la giornata di un'altra persona. I pianeti, all'unisono, hanno adocchiato il prescelto. Hanno visto Damon Hill, che partiva terzo sulla Arrows, dietro a Michael Schumacher e Jacques Villeneuve e gli hanno detto: "Sarai secondo dietro a Schumacher, ma dopo un quarto d'ora inizierà ad avere problemi di gomme. Allora lo supererai, ti porterai in testa e, indisturbato, finirai per dominare la gara. Poi, quando inizierai ad assaporare l'imminente vittoria e sognerai di portare la Arrows per la prima volta sul gradino più alto del podio, capirai di essere destinato ad avere di più. Per un giorno, e proprio nel finale di gara, ti concederemo la grazia di diventare Jean Alesi."

In certe situazioni bisognerebbe scappare a gambe levate così sulla fiducia, ma Hill ha affrontato coraggiosamente una simile maledizione, installandosi appunto alle spalle del suo best friend forever fin dal via. Da buon pilota di Indycar, Villeneuve probabilmente stava aspettando l'arrivo della safety car per fare una partenza lanciata, dato che se ne stava imbambolato sulla griglia. Sono passati Eddie Irvine e Mika Hakkinen, con il ferrarista che dopo pochi giri ha anticipato la sosta. Anche M.Schumacher non era nel massimo della performance, aveva già problemi con le gomme e ha finito per fare da tappo. Hill gli si è messo negli scarichi, inseguito dalla McLaren, dalle Williams e poi anche dall'altra McLaren di David Coulthard. Hill, frattanto, attendeva pazientemente che Schumacher finisse addosso a un muretto per passare e finire il tutto a sportellat-... ah, no, quello era un altro gran premio. Stavolta è andato tutto bene e, come più si addice a ogni pilota di scuderie improbabili, si è portato in testa alla gara a caso giusto per ricordarci che i vincitori random sono quelli che finiremo per apprezzare più a lungo.

Hill ha iniziato a viaggiare like a boss, Hakkinen si è ritirato per un guasto, M.Schumacher è rientrato ai box in largo anticipo: in Ferrari facevano una sosta in più. Chi ne faceva invece una in meno era il secondo pilota della Williams, Heinz-Harald Frentzen, che così facendo si è ritrovato per un breve tratto in testa alla gara, prima di essere messo fuori gioco dalla rottura di uno scarico con tanto di principio di incendio per la fuoriuscita del carburante. Hill si è ritrovato di nuovo in testa con un vantaggio abissale su Villeneuve, anche dopo la sosta, ormai lontane le prime fasi di gara in cui battagliava con Michael Schumacher. Quest'ultimo era in bassa zona punti a lottare con la Jordan di Ralf, comandando un trenino con la Prost di Shinji Nakano e la Ferrari del compagno di squadra, che poi avrebbe superato il giapponese, salvo poi finire fuori pista all'ultimo giro e cedere a Nakano la posizione da lui perduta in precedenza. Hill da parte sua proseguiva con mezzo minuto di vantaggio sul duo Villeneuve/ Coulthard e poi sul solo Villeneuve dopo il ritiro del pilota McLaren. Tutto sembrava andare bene...


Però non era così, a tre giri dalla il disastro: un guasto al sistema idraulico ha mandato in tilt il cambio e l'acceleratore della Arrows e il povero Damon, ormai in piena fase Alesi, ha visto il proprio vantaggio sgretolarsi sempre più, superato dai doppiati come se fosse stato un Timo Glock qualsiasi su gomme slick sotto al diluvio a Interlagos. I pianeti allineati avevano le idee piuttosto chiare: Hill quel gran premio proprio non lo doveva vincere. E infatti, quando ormai mancava solo un giro, ecco Villeneuve arrivare con impeto e superarlo di forza sollevando polvere a bordo pista, un po' come se non fosse un sorpasso facile. Niente da fare, sul podio Hill era destinato a sentire l'inno canadese. Era comunque destinato a una consolatoria seconda piazza (non dimentichiamoci che aveva ottenuto finora un solo punto dopo una stagione iniziata con tanti ritiri e che sei punti erano preziosi per la Arrows, che con le vettura di Pedro Diniz, prima del suo ritiro, aveva occupato non di meglio della decima piazza) visto il vantaggio abissale nei confronti della Sauber di Johnny Herbert, terza piazza abbastanza da outsider.

Mentre con il ritiro Irvine gettava alle ortiche la sesta posizione a vantaggio di Nakano, i fratelli Schumacher hanno terminato la gara praticamente al photofinish, con Ralf che dopo tanti giri negli scarichi di Michael ha cercato di passarlo, ma sentendosi dire "stai al posto tuo, portami rispetto e ricordati di tutte le volte che ti ho aiutato a fare i compiti, altrimenti saresti finito come i piloti degli anni 2020, quelli che non si fanno un minimo di cultura e nelle challenge non sanno niente". Ralf, accettando suo malgrado il quinto posto, ha verosimilmente osservato: "ah sì, ho sentito Jos Verstappen affermare che spera che suo figlio che nascerà tra qualche settimana intraprenda esattamente quel tipo di carriera". Le immagini, però, non lasciavano fare altro che immaginare queste conversazioni, quello che abbiamo visto concretamente sono stati i due che, dai gesti post-traguardo, si stavano complimentando l'uno con l'altro. La giornata finiva così, consacrata alla futura memoria del motorsport, senza ragioni di polemica o complott-... ah no.

So che non bisognerebbe dare troppo spazio alla gente che scrive commenti nonsense, ma questo ci tenevo a metterlo nero su bianco: "Hill ha regalato la vittoria a Villeneuve così che Jacques potesse sfidare Schumacher per il campionato, non c'era niente che non andava sulla Arrows, solo Hill non poteva lasciar svanire il ricordo di Adelaide". Anzi, no, questo è quello che voleva scrivere. Nella realtà dei fatti questo utente, invece di scrivere che Hill ha regalato la vittoria a Villeneuve, ha scritto che gli ha regalato il vino! ...bevanda che è stata sicuramente consumata in grosse quantità dall'autore di questo commento, perché non puoi essere sobrio e formulare un pensiero tipo: "sicuramente Hill si è auto-sabotato fingendo un problema cedendo la vittoria del proprio team alla squadra che l'aveva appiedato perché OMG!!!111!!!11!!! Quel tipo brutto e kattivohhhh che gli aveva tirato uno spintone in gara in passato doveva perdere il più possibile punti nei confronti del suo rivale". Riconoscere la differenza tra la realtà e le trame in stile "Driven" non sarebbe un male. Di per sé non sono contro le fan fiction, ma bisognerebbe saperle distinguere dalla realtà.

Mentre finiva così la giornata ungherese, non intendo finire così questo post, perché sicuramente sarete interessati a scoprire cosa sia successo in seguito ai protagonisti degli eventi sopra narrati. Ebbene, Villeneuve si sentiva sicuramente in stato di grazia, ma i pianeti si sono disallineati e gli hanno detto: "guarda che la prossima volta in Belgio facciamo piovere a dirotto giusto per ricordare al mondo che i piloti di Indycar devono soffrire". Platinum Jacques ha avuto la consolazione di partire, dalla pole, dietro alla safety car, seguito da Jean Alesi, Michael Schumacher e Giancarlo Fisichella. Non appena la safety car si è levata di mezzo, la Ferrari e la Jordan si sono portate davanti alla Benetton e Schumacher ha anche superato Villeneuve iniziando a fare il largo. Era su gomme intermedie invece che full wet e ciò gli ha permesso, dato che la pioggia è prima calata poi terminata, di andare più a lungo degli altri. Villeneuve, il primo a fermarsi, ha subito overcut da Fisichella e Alesi, con il francese frattanto davanti all'italiano. In più ha messo le intermedie e non le slick, quindi ha dovuto fermarsi una seconda volta!

Verso metà gara un nuovo acquazzone ha provocato un po' di confusione, con incidenti vari che hanno coinvolto Coulthard, Ralf Schumacher e Verstappen. Poi è spuntato fuori il sole, mentre Michael Schumacher, Alesi e Fisichella erano i primi tre, il leader con un ampio gap sugli inseguitori. Fisichella è passato secondo di overcut su Alesi nello stint successivo, mentre Jean è stato costretto a fermarsi ai box per una foratura, perdendo la possibilità di andare a podio. Hakkinen ha vinto il suo duello per la terza piazza con Frentzen, ma è stato successivamente squalificato per uso di carburante irregolare nelle qualifiche (infrazione per cui la McLaren aveva fatto appello per impedire che il pilota fosse retrocesso in fondo alla griglia, fosse partito ultimo avrebbe evitato la squalifica). Frentzen è risalito quindi terzo, con Herbert quarto e Villeneuve quinto. Una Benetton ha chiuso sesta, ma è stata quella di Gerhard Berger, quando Alesi si è nuovamente fermato ai box. Incidente Diniz/ Irvine in finale di gara, con Diniz settimo, unica Arrows al traguardo: Hill ritirato verso fine gara quando stava nelle retrovie, una giornata ben lontana dai fasti dell'exploit ungherese.

sabato 27 agosto 2022

Michael Schumacher vince dalla sedicesima piazza // GP Belgio 1995

Oggi è il 27 Agosto ed è il compleanno di due piloti che hanno scritto la storia della Formula 1 o quantomeno ci hanno provato: parlo di Mark Webber e del suo alter-ego nelle telecronache mazzoniane Gerhard Berger. Classe 1959, il pilota austriaco compie trentasei anni nel giorno in cui parte dalla pole al GP del Belgio affiancato dal compagno di squadra Jean Alesi. Due Ferrari 1/2 in una gara che si prevede dalle condizioni meteo mutevoli, cosa potrà mai andare male? Per Berger già la partenza, viene infatti superato sia da Alesi sia da una Benetton. La guida Johnny Herbert che poi si porta subito dopo un testa con un sorpasso su Ales. Il ferrarista tornerà in testa poco dopo, ma lo vedremo solo in replay: in quel momento la regia sarà impegnata a mostrarci Mika Hakkinen, il pilota McLaren partito in testacoda davanti alle Williams, con David Coulthard che peraltro precede Damon Hill.

La gara di Alesi dura una manciata di giri, poi è costretto al ritiro per la rottura di una sospensione. Lascia via libera a Herbert, il quale poco dopo finisce in testacoda. Passano le Williams, passa Berger che adesso è dietro alle Williams, quelli dietro faticano a passare ed ecco che passa Schumacher recuperando la quinta piazza alle spalle della Jordan di Eddie Irvine, dopo avere rimontato dal sedicesimo posto a causa di un problema al cambio nella sessione di qualifiche del sabato. Herbert si accoda in sesta posizione. Schumacher nel frattempo è alle prese con Irvine superando dopo vari giri. Ritarda la sosta nei confronti degli altri piloti, alcuni dei quali non se la passano bene. Ritito per Coulthard, ritiro anche per Berger. Dei front runner ritroviamo nel secondo stint solo Hill e Schumacher, che si trovano in prima e seconda posizione. 

Dopo un incidente a base di fuoco nel box della Jordan, in cui a Eddie Irvine le cose vanno comunque meglio che a Jos Verstappen la stagione precedente in Germania, inizia a piovere e Hill si ferma per montare gomme da pioggia, uscendo dai box alle spalle di Schumacher. Va palesemente più veloce, ma il pilota della Benetton tenta una strenua difesa che regge... almeno per un po'. Hill riesce a passare in testa e ci rimarrà finché a causa del ritorno dell'asciutto le gomme da pioggia non inizieranno a essere un intoppo. A quel punto sarà superato da Schumacher e in occasione del successivo rifornimento, Hill tornerà sulle gomme slick... un attimo prima che inizi a scendere il diluvio universale, al punto da spingere la direzione gara a mandare in pista la safety car per qualche giro, causa pista troppo scivolosa.

Siamo nel 1995 e non c'è ancora l'abitudine di far entrare la safety car, cosa molto visibile dato che succedono cose a caso. Inizialmente sembra che le vetture facciano ciò che farebbero oggi con la virtual, mentre un veicolo si aggira a caso per il circuito, facendosi superare da doppiati vari. Gli Schumill vanno ai box, Schumacher per rifornire e cambiare gomme, Hill solo per tornare alle wet. Alla fine ben cinque vetture su un totale di quattordici si sono riallineate quando viene dato il restart, ci sono i primi tre ciascuna coppia con un doppiato in mezzo, ovvero gli Schumill e la Ligier di Martin Brundle, che poi risale secondo quando Hill viene penalizzato per eccesso di velocità nella pitlane. Ne esce terzo, dal quarto in poi sono tutti doppiati, ma prima della fine della gara riesce a riprendersi la seconda posizione.

Al parc fermé gli Schumill conversano amabilmente, o almeno è quello che appare dalle immagini che ci vengono mostrate. Non è chiaro cosa si dicano, quindi possiamo immaginare quello che vogliamo. DH: "Oggi abbiamo fatto una pessima gara, non trovi? Ci siamo superati più di una volta e non siamo riusciti a fare neanche un solo incidente." MS: "Azz, dobbiamo assolutamente rimediate la prossima gara a Monza." DH: "Assolutamente! Dobbiamo regalare alla Ferrari una doppietta su un piatto d'argento e fare in modo che Alesi possa vincere." MS: "Ahahah, come sei divertente, non ho mai sentito un pronostico così comico. Alesi e vittoria a Monza nella stessa frase!" Arriva poi Brundle: "Dai, smettetela di pensare a vincitori impossibili, neanche io se fossi in cabina di commento mi spingerei a tanto."

Heinz-Harald Frentzen (Sauber) si classifica quarto e nell'extended highlight che ho trovato con telecronaca francese viene elogiato da Alain Prost, che racconta anche di come in altre categorie fosse più veloce di Schumacher. Non ci racconta del love triangle tra Schumacher, Frentzen e Corinna, ma per i suoi standard deve essere roba da rookie, dato che vi ricordo che proprio nei mid-90s Prost ha avuto una figlia insieme all'ex signora Laffite. Tornando a noi seguono Mark Blundell su McLaren e Rubens Barrichello su Jordan a completare la zona punti, mentre Herbert rimane a secco: il pilota della Benetton è solo settimo. Precede la Tyrrell di Mika Salo, la Ligier di Olivier Panis, la Minardi di Pedro Lamy, la Sauber di Jean-Christophe Boullion, la Footwork di Taki Inoue e le Forti di Pedro Diniz e dell'evergreen Roberto Moreno.

PS. Domani proprio sullo stesso circuito Max Verstappen e Charles Leclerc partiranno 15/16 causa sostituzione motore. Chissà se qualcuno riuscirà a vincere dall'ottava fila...


venerdì 19 agosto 2022

Michael Schumacher vs Damon Hill: una struggente mattina in collegamento con l'Australia

Quando avevo l'abitudine di scrivere racconti di fantasia e aspiranti romanzi, avevo spesso a che fare con il "point of view". Per chi non se ne intende di scrittura creativa, il POV è essenzialmente stare dentro alla testa del personaggio e narrare, non necessariamente in prima persona, gli eventi nel modo in cui vengono visti dal personaggio stesso, che in caso di multi-POV può significare che a turno i personaggi vedono gli eventi in maniera anche molto diversa gli uni dagli altri. Così ho raccontato storie dal POV dei personaggi più disparati, personaggi che non mi somigliavano e che vivevano nella mia immaginazione vite completamente diverse dalla mia.
Eppure per anni, mentre per esigenze di scrittura entravo nella mente di gente che in universi finti fuggiva, si innamorava o uccideva, non mi rendevo conto che in fondo, un finale di stagione in cui viene assegnato un titolo, dopotutto, è un susseguirsi di POV. Mi sono focalizzata su quello che ritenevo più valido, che curiosamente rispecchiava quello dell'appassionato medio che riscopriva un enfant prodige quando era poco enfant e tanto prodige e lo eleggeva a proprio idolo, litigando su faccende che lo riguardavano risalenti ad anni prima con gente che affermava che in realtà l'enfant prodige non meritava così tanto e l'outsider era meglio.
Due POV contrastanti, la leggenda del "both sides" e che una debba essere la fonte della verità. Ebbene no, non è così, quando un mondiale viene assegnato, specie in maniera controversa, non ci sono solo due diversi schieramenti nelle due parti opposte del bar spesso virtuale. Ci sono un enfant prodige, un outsider, la gente che sta intorno a loro, i burattinai che hanno portato il mondiale a finire lì e in quella maniera... una lotta per il titolo non è un dualismo tra tifosi, è un "multiple sides". Anche se troppo spesso la vediamo in maniera semplicistica, una lotta per il titolo è un insieme di storie che si fondono in una sola, ma che può essere raccontata da diverse prospettive.
Sarebbe impossibile per me vedere tutto da ogni prospettiva. Però posso vederlo da una prospettiva molto migliore di quella che avevo eletto a prospettiva personale... perché è andata così e in una notte di luglio, rivedendo un gran premio vintage in cui veniva assegnato un mondiale, ho scoperto una nuova me stessa, una nuova appassionata di motori, una patita di motorsport retrò che non ha più paura di una verità un tempo inimmaginabile per lei. Quale verità? Arriveremo anche a questo. Adesso però, enfant prodige dalle vetture tamarre e sobri rockettari con aria da gentleman, seguitemi nei mid-90s. Oggi facciamo tappa in Australia.

La stagione 1994 è stata molto lunga e travagliata, ma stiamo per assistere alla sua conclusione. Da un lato c'è Michael Schumacher, pilota della Benetton, dominatore per gran parte della stagione, dall'altro c'è Damon Hill, pilota della Williams, ritornato prepotentemente in auge dopo le peripezie del rivale a proposito di squalifiche varie. Siamo in una di quelle situazioni che piacerebbe tanto a Liberty Media ventotto anni più tardi, forse una situazione che ha addirittura ispirato Liberty Media: la legge del caso, o forse neanche troppo del caso, vuole che in classifica i due giungano quasi appaiati, un solo punto mette Schumacher davanti a Hill, in un contesto in cui chi arriverà davanti all'altro in gara diventerà campione del mondo.
L'unica differenza tra il 1994 e gli anni 2020 è che nessuno ha l'audacia di affermare tra le righe che sarebbe bellissimo se il mondiale terminasse con un incidente tra i due championship contenders e magari continuare a operare ad arte affinché possa succedere. In tutto questo, comunque, Nigel Mansell mette i suoi baffi in pole position, mettendosi dietro Schumacher e Hill. Segue la McLaren di Mika Hakkinen con alle sue spalle le Jordan di Eddie Irvine e Rubens Barrichello. Johnny Herbert, compagno di squadra di Michael Schumacher a partire dal gran premio precedente è settimo in griglia, precedendo la Ferrari di Jean Alesi, la McLaren di Martin Brundle e la Sauber di Heinz-Harald Frentzen. Devono essere all'incirca le quattro e mezza di notte in Italia e probabilmente molta gente sta dormendo, invece di guardare il gran premio, che viene trasmesso dalla Rai con telecronaca di Mario Poltronieri (in questa versione l'ho trovato su Youtube qualche tempo fa - l'ho visto la sera del giorno in cui Sebastian Vettel ha annunciato il proprio ritiro a fine stagione, ma di questo ve ne parlerò alla fine). D'altronde le faccende che interessano agli italiani, nello specifico le posizioni delle Ferrari in griglia perché who kers della lotta per il titolo, non promettono molto bene, ho già specificato quale sia la posizione in griglia di Jean Alesi, mentre Gerhard Berger è solo undicesimo, precede la Ligier di Olivier Panis e le Tyrrell di Mark Blundell e Ukyo Katayama ai quali si frappone la Lotus di Alessandro Zanardi. Le Minardi di Michele Alboreto e Pierluigi Martini sono sedicesima e diciottesima con in mezzo a loro J.J.Lehto, adesso pilota della Sauber, mentre Christian Fittipaldi su Footwork e Franck Lagorce su Ligier completano i primi venti in una griglia che prevede la bellezza di ventisei vetture. A seguire c'è l'altra Footwork di Gianni Morbidelli, poi la Lotus di Mika Salo e le ultime due file in formato Larrousse/ Simtek, con Hideki Noda affiancato da David Brabham e Jean-Denis Deletraz affiancato da Domenico Schiattarella. Tanto per cambiare in griglia non ci sono le Pacific, con Paul Belmondo che ha fatto registrare il ventisettesimo tempo e Bertrand Gachot senza un tempo, ma se anche ci fossero nessuno se li filerebbe, come succede a chi in pista è invece presente.


Mansell fa una brutta partenza, poi mette anche le ruote sull'erba e si ritrova nella prima parte di gara a duellare prima con Barrichello poi con Hakkinen, mentre gli occhi di tutti sono concentrati su Schumacher e Hill, indipendentemente da tutto quello che accade sul circuito. Vediamo a malapena Herbert rientrare ai box per ritirarsi, è il primo a vedere la propria gara terminare, dopo di lui tocca anche a Irvine, Morbidelli, Noda, Katayama e Schiattarella, ma la cosa non ci tocca, perché Schumacher e Hill sono 1/2 ed è tutto quello che la regia intende mettere davanti ai nostri occhi, dato che non sono 1/2 in modo normale, nel senso di ben distanti l'uno dall'altro. No affatto, l'enfant prodige è in testa alla gara e l'outsider gli sta attaccato alla "coda", per dirla come la direbbe Poltronieri, insomma, uno negli scarichi dell'altro.
Sono attaccati prima di fermarsi ai box, sono attaccati quando rientrano ed escono nello stesso giro, sono attaccati quando iniziano ad arrivare le prime vetture da doppiare. Poltronieri ne approfitta per raccontarci, quando si apprestano a superare una sagoma nera che si fa anche un po' i fatti propri, che quello è Frentzen, l'ex compagno di squadra di Schumacher nelle formule minori, perché non siamo ancora ai tempi di Mazzoni che dopo "ex compagno di" non ci avrebbe messo il nome di Schumacher ma quello della sua signora. Ironia della sorte, è forse il doppiaggio di Frentzen il punto di non ritorno... non perché avvicini Schumacher e Hill mentre sono 1/2, ma perché sembra allontanarli.
Secondo Poltronieri, infatti, in un primo momento sembra che Frentzen non renda per niente facile il doppiaggio a Schumacher, ma poi in realtà succede la stessa cosa anche a Hill, forse in modo anche più accentuato rispetto a quanto accaduto a Schumacher - verosimilmente è l'effetto di dovere doppiare una vettura che, per quanto più lenta della loro, è pur sempre una Sauber e non una Simtek o una carriola di quel calibro, un avversario che, se anche avesse l'accortezza di farsi da parte, sarebbe comunque un po' più ostico dei piloti di fondo classifica, e Hill è quello che se lo ritrova da doppiare nel momento peggiore.
Il gap tra l'enfant prodige e l'outsider sembra aumentare più che diminuire e, anzi, di lì a poco una delle voci che fanno il loro ingresso occasionale in telecronaca osserva addirittura come Schumacher e Hill, nel corso della gara, non siano mai stati tanto lontani. Ed è proprio lì che suonano le trombe dell'Apocalisse. O suonano le trombe e basta, perché ci ritroviamo, di colpo, all'improvviso, con i due che si toccano e con Schumacher che si alza da terra, uscendo di pista e venendo costretto al ritiro. Cos'è successo? Come si è arrivati a tutto questo? La risposta, quella più lampante, la conosciamo tutti: Schumacher urta un muretto, Hill coglie l'opportunità per infilarsi, Schumacher non lo lascia infilare ed è lì che succede tutto quello che succede. C'è tuttavia un aspetto meno lampante, di cui non si parla e di cui non si parlerà mai negli anni a venire, una curiosità che in una notte di luglio noto per la prima volta, dopo quella considerazione, e finisco per farci caso grazie alla "gufata" di cui sopra: Schumacher e Hill sono attaccati e tutto va per il meglio, poi si allontanano ed ecco il grande caos.


A questo punto ci sono due narrazioni parallele che vorrei portare avanti, di cui una spezzettata in molteplici narrazioni parallele (per questo parlavo di diversi POV). Si tratra di quella strettamente legata all'incidente di Schumacher e Hill, che di fatto è la narrazione al centro della scena sia mentre avviene sia dopo, ma per esigenze di trama metterò da parte per qualche momento. Per ora accontentatevi di sapere che Schumacher si ritira sul posto, mentre Hill procede fino ai box dove è a sua volta costretto al ritiro. Immaginate di essere dei robot senza sentimenti e di non provare nulla di fronte a queste vicende e torniamo alla prospettiva più semplice, quella degli altri piloti ancora in pista.
Abbiamo infatti ancora poco più di metà gara da percorrere e la percorriamo con Mansell che in questo momento si trova in testa alla gara, ma si ritrova dietro a Berger per questione di differenza di strategia, con i telecronisti che osservano come sia Alesi il ferrarista su cui di solito si concentrano le aspettative, ma poi per un motivo o per un altro (problemi ai box, in questa occasione) è Berger quello che occasionalmente va a giocarsi la vittoria. Berger potrebbe anche portarsela a casa, questa vittoria (ma non succederà, quindi se siete ferraristi che si sono svegliati alle 4.30 nella speranza di una vittoria a caso mettetevi il cuore in pace), mentre nel frattempo ci sono tanti ritiri "poco importanti" per guasti vari, tra cui Zanardi, D.Brabham, Salo e Deletraz.
Si ritireranno anche Blundell per un incidente con Frentzen in cui il pilota della Sauber riuscirà a proseguire e Alboreto dopo un cedimento sulla sua vettura a causa di un contatto nella prima parte di gara, ma questi ultimi due ritiri sono successivi al momento decisivo in cui la leadership della gara cambia: Berger mette le ruote sull'erba (o per meglio dire, finisce in una via di fuga, erba zero), perdendo la testa della gara e ritrovandosi secondo alle spalle di Mansell.
Frattanto Hakkinen ha dovuto scontare uno stop and go per motivi imprecisati, tornando in pista quarto alle spalle del compagno di squadra di Brundle che andrà ad aggiudicarsi il podio. Hakkinen, invece, a pochi giri dalla fine sarà protagonista di un brutto incidente e costretto al ritiro. Barrichello arriverà quindi quarto, con Panis quinto e Alesi a completare la zona punti, rimontando dopo i problemi durante la sosta. Frentzen giungerà settimo, seguito da Fittipaldi, Martini, Lehto e Lagorce, undici vetture arrivate al traguardo sulle ventisei che hanno preso il via.


Questo è tutto, per l'aspetto legato alla gara "degli altri", adesso è il momento di tornare sui protagonisti, Schumacher e Hill, e su chi sta intorno a loro: torniamo al momento del fattaccio. Schumacher scende dalla vettura e vaga senza meta con aria struggente: è un enfant prodige che pensa di avere appena gettato al vento il titolo mondiale, un titolo che solo qualche mese prima sembrava così vicino. Hill nel frattempo rientra ai box: per aggiudicarsi il mondiale deve portare a casa una zona punti, ma è palese che non ci sia verso.
I meccanici si affrettano intorno alla sua monoposto, ma il verdetto è inequivocabile mentre il pilota scuote la testa e anche lui ha un'aria struggente: la Williams numero zero non è in condizioni tali da permettere al suo pilota di tentare un ultimo assalto a un titolo che qualche tempo prima sembrava impensabile. Hill scende dalla macchina, il suo destino ormai segnato: è un outsider che, venuto a trovarsi improvvisamente nelle condizioni di lottare per il mondiale è arrivato contro le aspettative vicinissimo a quel mondiale. Vicinissimo, ma gli è sfuggito, unica consolazione la certezza che adesso può essere preso sul serio.
Frattanto, mentre nel box della Williams regna la delusione (anche se comunque il titolo costruttori è invece certo visto il ritiro di entrambe le Benetton), mentre nel box della Benetton si inizia a esultare, nella quasi incredulità, perché al momento del ritiro di Schumacher sembrava un titolo perso. Poi un commissario di percorso rivela a Schumacher il ritiro di Hill. L'enfant prodige ha vinto il titolo che pochi minuti prima sembrava perso, un turning point che noi sapevamo già, ma di cui lui non era ancora al corrente, l'ultimo colpo di scena. 
È una sola grande storia, ma può essere vista da molteplici prospettive e solo in quella notte di luglio, rivedendo questa gara, che avevo già guardato circa dieci anni fa, ho visto finalmente le cose da più punti di vista, compreso quello dei telecronisti: Poltronieri e soci hanno raccontato tutto come se fosse qualcosa di assolutamente normale e non destinato a generare polemiche quasi tre decadi più tardi, addirittura affermando che *non* fosse andata come ai tempi degli incidenti tra Prost e Senna! Anzi, sembrava quasi un volere dire: bene, il mondiale è stato assegnato, adesso assistiamo alle altre storie che questa gara ha da offrirci.
Altre storie, quella di un pilota Ferrari alla ricerca della vittoria che getta al vento la vittoria - oggi il povero Berger verrebbe massacrato per un simile errore - e quella di un over-40 che ottiene invece la suddetta vittoria, ultima consolazione per un team che ha appena perso il mondiale piloti, finiscono per intrecciarsi tutte in qualcosa di molto più grande. Ed è allora, in quella notte di luglio, che all'improvviso tutto, di farsi più confuso, finisce per farsi nettamente più chiaro. Ho visto questa gara perché, con l'annuncio del ritiro del primo pilota della mia età ad arrivare in Formula 1, ho pensato si stesse aprendo una fase di passaggio... e dopo averla vista credo di essere davvero passata oltre.

Quando avevo visto questa gara per la prima volta, una decina d'anni fa, pur conoscendone gli eventi, ne conoscevo in prevalenza una narrazione: quella dei ferraristi che, con l'avvento dell'era Schumacher, facevano loro i suoi successi pre-Ferrari, mescolati con gli antiferraristi o detrattori di Schumacher che per giustificare i suoi numeri affermavano che avesse gareggiato e vinto con piloti scarsi, insomma, una retorica secondo cui, in fin dei conti, o Schumacher era un fenomeno oppure non era granché, era un genio oppure uno che aveva commesso errori di gioventù, ma comunque la si vedesse Hill era uno scarso.
A questo si mescolava la mia passione infantile per la tamarraggine delle monoposto anglo-venete, contrapposta alla sobrietà della Williams. Poi ho conosciuto l'altra narrativa, quella benehhhh assolutohhhh vs malehhhh assolutohhhh portata avanti dai sostenitori britannici di Hill. Non mi hanno mai convinto questo tipo di retoriche, quindi ho dato scontato che la narrativa che conoscevo in precedenza fosse da considerarsi un di partenza. All'improvviso mi sono accorta che non lo era e che aveva ragione Murray Walker quando si limitava ad affermare qualcosa che suonava come "che peccato che sia finita così", se ben ricordo le parole che pronunciava proprio in telecronaca.
Concordo, quel mondiale poteva finire in modo molto migliore, con storie molto migliori da raccontare, ma visto al giorno d'oggi e dopo tutto il caos capitato nella scorsa stagione, penso che il GP d'Australia 1994 metta bene in chiaro quali sono i pericoli di prendere due piloti che lottano per il titolo, ingigantire ogni polemica o crearne ad hoc (peraltro tra gli Schumill non mi risulta ci fossero polemiche *dirette* in precedenza), poi piazzarli uno accanto all'altro inculcando loro in testa che devono vincere il mondiale a tutti i costi. Purtroppo non sempre si impara dal passato.
La consolazione, a volte, rimane quella di avere imparato qualcosa su sé stessi, che è esattamente quanto successo a me. Ho capito che non sempre bisogna scegliere da che parte stare, che solo perché qualcuno vince e qualcuno perde non significa che solo uno dei due potesse meritarsi una vittoria. E no, non ho più paura di ammettere che vedere questo gran premio mi ha fatto scoprire che non sono più quella che ero un tempo. C'è un enfant prodige in salsa tamarra considerato il futuro che va a giocarsi un mondiale contro un outsider su cui fino a un anno o due prima nessuno avrebbe scommesso un solo centesimo. E c'è la Milly di oggi che vede esattamente questo: un enfant prodige e un outsider screditato.
Non so come mi comportarei ora di fronte a un simile scontro mondiale (scontro in senso metaforico), però non ci sono dubbi su quale dei due, oggi come oggi, rappresenti meglio i piloti per i quali sento qualche genere di affinità. Non posso dire di essere certa che tiferei per Damon Hill, ma non è un'ipotesi che escludo a priori, specie adesso che mi rendo conto del fatto che, effettivamente, sia sempre stato, sia agli albori della propria carriera, sia in seguito sull'eco del finale deludente della sua carriera, molto snobbato e sminuito, forse nel finale proprio perché era stato poco preso in considerazione fin dal primo momento.
La sua posizione era molto diversa da quella di Michael Schumacher, pilota per il quale nutro tuttora molto rispetto, ma preferendolo di gran lunga, come personaggio, negli anni finali della sua carriera quando era un pilota come tutti gli altri e nonostante i successi passati si comportava esattamente come un pilota qualsiasi. In sintesi, Hill è per l'epoca retrò-moderna, un pilota a sé stante, difficile da emulare. Anche se non avremo mai un nuovo campione come lui, chissà, magari un giorno avremo un nuovo figlio sfigato di campione del mondo, discreto e con l'aria da gentleman, che debutta al volante di una carriola e la gente che lo accusa di stare lì per il cognom-... oh ca**o c'è già ed è il figlio dell'altro.

PS. So che non dovrei rovinare un post così lungo, riflessivo e struggente con una considerazione di infimo livello, ma devo raccontarvi una cosa che mi è rimasta impressa a distanza di moltissimi anni. All'università avevo un esame di idoneità di lingua inglese e in una prova d'ascolto c'era un dialogo tra due personaggi che venivano chiamati Nigel e Adelaide. Mi piace pensare che l'autore di quella prova abbia voluto omaggiare Mansell per la sua ultima vittoria in Australia, anche se probabilmente è stato casuale.