OPENING III
MILLY SUNSHINE // Mentre la Formula 1 dei "miei tempi" diventa vintage, spesso scrivo di quella ancora più vintage. Aspetto con pazienza le differite di quella attuale, ma sogno ancora uno "scattano le vetture" alle 14.00 in punto. I miei commenti ironici erano una parodia della realtà, ma la realtà sembra sempre più una parodia dei miei commenti ironici. Sono innamorata della F1 anni '70/80, anche se agli albori del blog ero molto anni '90. Scrivo anche di Indycar, Formula E, formule minori.
martedì 14 aprile 2026
lunedì 13 aprile 2026
domenica 12 aprile 2026
sabato 11 aprile 2026
L'Età della Ruggine // blog novel sul motorsport thriller sci-fi: presentazione
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| Copertina realizzata con AI (ChatGPT) |
I capitoli in totale sono diciannove, che a pubblicazione terminata linkerò in coda al post. I primi cinque possono essere letti come "prequel" dei successivi quattordici e con questi sto partecipando a un contest organizzato su un forum dedicato alla scrittura che frequento.
LA TRAMA - L'Evolution GP Series promette di essere il futuro delle competizioni automobilistiche: progresso, ricerca, vetture comandate a distanza. Edward Roberts, pilota a fine carriera, scopre un'inquietante verità, con l'aiuto del giornalista Oliver Fischer, suo storico rivale ed ex fidanzato di sua moglie Selena: i Replacement sono veri e propri androidi progettati per gareggiare al posto degli esseri umani.
Cause di forza maggiore fanno naufragare il progetto. Dopo una fase di stallo lunga sette anni, Edward viene ingaggiato come coach di Ivana Blaze, "frontwoman" di un Replacement programmato per offrire al pubblico femminile una campionessa donna. Il Progetto Evolution, tuttavia, non è solo narrativa fatta di risultati costruiti ad arte, ma qualcosa di più pericoloso, che non si ferma nemmeno di fronte alla morte. Solo l'ostinazione di Oliver e lo charme di Selena potrebbero impedire conseguenze fatali...
RIFLESSIONI - ho lavorato a questo progetto tra gennaio, febbraio e marzo, mi sono allontanata un po' da quello che scrivo di solito, con mille dubbi. Alla fine, però, credo che tutto si sia incastrato e che abbia avuto il suo senso.
Ho adorato dedicare un'altra vicenda, del tutto slegata da SDF, agli stessi tre protagonisti. Ho inserito due personaggi del tutto nuovi - il tormentato pilota Remy Corvin e la sua fidanzata Annabelle - che hanno finito per avere una certa importanza e, in linea di massima, sono soddisfatta.
venerdì 10 aprile 2026
Conversazioni a tematica Formula 1 in pausa pranzo
Ogni giorno lavorativo, pranzo con i colleghi a una delle mense dell'interporto e, siccome in questi ultimi giorni faceva caldo, abbiamo iniziato a metterci ai tavoli esterni anziché dentro. Siccome sono più piccoli, siamo solitamente suddivisi in due o tre tavoli.
Ci sono persone che hanno allergie e quindi si portano qualcosa da casa che solitamente prendono per prime i posti per loro e per i loro "favoriti". Io appartengo a una terra di mezzo, non faccio parte né dei giovani, né dei quaranta/ cinquantenni, quindi tendenzialmente nessuno mi tiene il posto. Eccomi quindi all'uscita che sono andata a piazzarmi al tavolo accanto a quello già occupato da cinque o sei colleghi.
Mentre consumavo il pasto più appetitoso della settimana (al venerdì ci sono le specialità più caloriche) ecco che succede un evento raro: una conversazione sulla Formula 1 al tavolo attiguo, iniziata con qualcuno che chiedeva se fosse più bella la Formula 1 o la MotoGP.
Il mio radar si è acceso. Dato che ero comunque troppo lontana per mettermi a conversare con tono di voce normale, mi sono limitata a origliare. La ragazzina della reparto documentazione (ventidue anni, credo) che è una verstappina a quanto pare schifa Kimi Antonelli e ha detto che tutti sono meglio di lui.
Il responsabile degli acquisti (trentun anni) ha osservato che Verstappen dovrebbe "venire in Ferrari", cosa che sinceramente penso che farà, perché sta raggiungendo quel livello della carriera in cui si convincerà di potere riportare il titolo a Maranello. Poi si è definito un sainzino, con l'espressione "sono una bimba di Sainz", anche se ha raccontato le sue vicissitudini vintage.
Plot twist: quando ha iniziato a seguire la Formula 1 negli anni Duemila gli piaceva la McLaren e tifava Coulthard, anche se successivamente da ragazzino è stato alonsista.
La ragazzina della documentazione mi pare abbia detto una cosa tipo: "quando ho iniziato a seguire la Formula 1, non c'era ancora l'Aston Martin". Se avessi preso parte alla discussione, forse il mio contributo avrebbe potuto essere una cosa tipo: quando ho iniziato a seguire la Formula 1, correva ancora Alboreto. Non che ai tempi avessi la minima idea di chi fosse, ma sono dettagli.
Poi niente, il responsabile degli acquisti ha detto che gli piacerebbe "Bearman in Ferrari". A Ber-... e Ferrari nella stessa frase ho avuto un attimo di stordimento, poi ho realizzato che non aveva nominato Berger.
Purtroppo tutte le cose belle finiscono, è arrivato un altro collega e si è messo a parlare di calcio.
Dopo pranzo, sono andata a sedermi sulle panchine del prato vicino alla mensa insieme allo stesso gruppetto. Si è parlato di argomenti random, tra cui del gioco Akinator (che indovina le persone) e il "sainzino" aveva proposto di giocare Verstappen come personaggio, per poi scegliere personaggi meno in vista. Mi è stato anche chiesto se sono sui social e ho detto di no, perché hanno posto questa domanda alla responsabile di uno dei reparti operativi e non a Milly Sunshine, blogger sul motorsport. Tecnicamente la me stessa della "real life" non ha profili social, a parte un instagram che non utilizzo da millemila anni, e che ho menzionato. Infine, a un certo punto, la hater di Antonelli ha detto che una sua conoscente andava a scuola con lo stesso Kimi.
Piccola nota a margine: quando Antonelli aveva vinto solo un gran premio, la sua hater aveva semplicemente detto di non essere stata molto contenta della sua vittoria, il "tutti meglio di Antonelli" deve essere dettato dal fatto che stia in testa alla classifica piloti.
Ci sono persone che hanno allergie e quindi si portano qualcosa da casa che solitamente prendono per prime i posti per loro e per i loro "favoriti". Io appartengo a una terra di mezzo, non faccio parte né dei giovani, né dei quaranta/ cinquantenni, quindi tendenzialmente nessuno mi tiene il posto. Eccomi quindi all'uscita che sono andata a piazzarmi al tavolo accanto a quello già occupato da cinque o sei colleghi.
Mentre consumavo il pasto più appetitoso della settimana (al venerdì ci sono le specialità più caloriche) ecco che succede un evento raro: una conversazione sulla Formula 1 al tavolo attiguo, iniziata con qualcuno che chiedeva se fosse più bella la Formula 1 o la MotoGP.
Il mio radar si è acceso. Dato che ero comunque troppo lontana per mettermi a conversare con tono di voce normale, mi sono limitata a origliare. La ragazzina della reparto documentazione (ventidue anni, credo) che è una verstappina a quanto pare schifa Kimi Antonelli e ha detto che tutti sono meglio di lui.
Il responsabile degli acquisti (trentun anni) ha osservato che Verstappen dovrebbe "venire in Ferrari", cosa che sinceramente penso che farà, perché sta raggiungendo quel livello della carriera in cui si convincerà di potere riportare il titolo a Maranello. Poi si è definito un sainzino, con l'espressione "sono una bimba di Sainz", anche se ha raccontato le sue vicissitudini vintage.
Plot twist: quando ha iniziato a seguire la Formula 1 negli anni Duemila gli piaceva la McLaren e tifava Coulthard, anche se successivamente da ragazzino è stato alonsista.
La ragazzina della documentazione mi pare abbia detto una cosa tipo: "quando ho iniziato a seguire la Formula 1, non c'era ancora l'Aston Martin". Se avessi preso parte alla discussione, forse il mio contributo avrebbe potuto essere una cosa tipo: quando ho iniziato a seguire la Formula 1, correva ancora Alboreto. Non che ai tempi avessi la minima idea di chi fosse, ma sono dettagli.
Poi niente, il responsabile degli acquisti ha detto che gli piacerebbe "Bearman in Ferrari". A Ber-... e Ferrari nella stessa frase ho avuto un attimo di stordimento, poi ho realizzato che non aveva nominato Berger.
Purtroppo tutte le cose belle finiscono, è arrivato un altro collega e si è messo a parlare di calcio.
Dopo pranzo, sono andata a sedermi sulle panchine del prato vicino alla mensa insieme allo stesso gruppetto. Si è parlato di argomenti random, tra cui del gioco Akinator (che indovina le persone) e il "sainzino" aveva proposto di giocare Verstappen come personaggio, per poi scegliere personaggi meno in vista. Mi è stato anche chiesto se sono sui social e ho detto di no, perché hanno posto questa domanda alla responsabile di uno dei reparti operativi e non a Milly Sunshine, blogger sul motorsport. Tecnicamente la me stessa della "real life" non ha profili social, a parte un instagram che non utilizzo da millemila anni, e che ho menzionato. Infine, a un certo punto, la hater di Antonelli ha detto che una sua conoscente andava a scuola con lo stesso Kimi.
Piccola nota a margine: quando Antonelli aveva vinto solo un gran premio, la sua hater aveva semplicemente detto di non essere stata molto contenta della sua vittoria, il "tutti meglio di Antonelli" deve essere dettato dal fatto che stia in testa alla classifica piloti.
mercoledì 8 aprile 2026
Oggetti al Volante Non Identificati: la breve carriera di Charles Pic
Ho deciso di avviare una nuova rubrica, dedicata a quei piloti che in Formula 1 sono state meteore, o hanno disputato al massimo due o tre stagioni. Credo sia bello aprirla con nientemeno che Charles Pic, pilotino francese classe 1990 che abbiamo visto al volante nelle stagioni 2012 e 2013, rispettivamente alla Marussia e alla Caterham, protagonista anche di una teoria del complotto relativa ai fatti del GP del Brasile 2012, il suo ultimo gran premio disputato con la Marussia.
Ai tempi della Formula 1 era una sorta di idolo delle fangirl di Tumblr, con diversi blog a lui dedicati, alcuni al solo Charles, altri a Charles e al fratello pilota di GP2, oppure in threesome insieme al loro fisioterapista(?). Eppure sono abbastanza certa che le fangirl odierne non siano al corrente della sua esistenza.
I fratelli Pic sono stati i primi fratelli a correre stabilmente in Formula 1 e GP2, prima che accadesse lo stesso ai fratelli Leclerc. La curiosità risiede nei loro nomi, in entrambi i casi Charles e Arthur (per essere precisi, anche altri due fratelli hanno corso l'uno in Formula 1 e l'altro in Formula 2, ma l'uno in Formula 1 c'è stato solo per due gran premi, si tratta di Pietro ed Enzo Fittipaldi).
Prima della Formula 1, Charles Pic ha ottenuto risultati di buon livello in Formula Renault, World Series Formula... e un quarto posto in classifica piloti in GP2 nel 2011, dietro a Romain Grosjean, Luca Filippi e Jules Bianchi. Ha disputato due stagioni in GP2, vincendo tre gare in corso d'opera, oltre che una nella GP2 Asia.
Il debutto alla Marussia, ovviamente, non è segno di potenziale gloria: l'ex Virgin Racing, infatti, era in diretta competizione con la Caterham per il decimo posto in classifica finale, solitamente senza successo, e nella sua prima stagione doveva addirittura guardarsi le spalle dalla HRT. Questo pericolo sembrava ormai scampato nel 2012, ma per il giovane Pic non c'era molto in cui sperare.
Faceva coppia con Timo Glock, in una squadra che in corso d'opera ha dovuto affrontare la disgrazia dell'incidente di Maria De Villota, la test driver, al cui posto è poi arrivato Max Chilton, colui che nella stagione successiva sarebbe divenuto pilota titolare (e che meriterebbe un Oggetti al Volante Non Identificati tutto suo).
Diversamente dai predecessori Lucas Di Grassi e Jerome D'Ambrosio, rimasti senza un volante, se non si considera la presenza one-off di D'Ambrosio al posto di Grosjean per il race ban di quest'ultimo nel 2012, Pic ha ottenuto ciò che per gli altri piloti della stessa squadra non era stato possibile, una seconda chance in un'altra squadra una volta terminato il campionato. Certo, una squadra disastrata come la Marussia, ma sono dettagli.
Charles Pic si è fatto notare ottenendo un miglior tempo a random in una sessione di prove libere quando era sceso in pista un attimo prima che arrivasse la pioggia, che ha condizionato invece il risultato di tutti gli altri, oltre che per un lungo duello scatenato con il compagno di squadra Timo Glock finito chissà come immortalato dalle telecamere invece che ignorato.
Il suo miglior risultato stagionale è stato - esattamente come per Glock, che però l'avrebbe preceduto in classifica per via del secondo miglior piazzamento - un dodicesimo posto al GP del Brasile, quello finale della stagione, dove è stato immortalato mentre lottava tenacemente con la Caterham di Vitaly Petrov. Al momento, la Marussia era davanti alla Caterham, l' uscire vincente da quel duello avrebbe cambiato completamente le sorti del campionato povery.
Petrov ha vinto il duello giungendo undicesimo, la Caterham si è classificata decima nel mondiale costruttori e ha conquistato una quota dei big money dei diritti televisivi, diversamente dalla Marussia. Dai vertici di questa squadra sono arrivate accuse a Charles, di avere fatto qualcosa di poco edificante: favorire la squadra per cui sarebbe andato a correre piuttosto per quella per la quale gareggiava ancora quel giorno, perdendo deliberatamente il duello con Petrov.
Non sapremo mai la verità, tutto ciò che sappiamo è il ventunesimo posto di Pic nel mondiale piloti con la Marussia, dopodiché il ventesimo l'anno dopo con la Caterham. Ha ottenuto due quattordicesimi posti che non hanno potuto fare nulla contro la tredicesima piazza di Bianchi in Malesia: per la prima volta, la Caterham è restata fuori dai primi dieci in classifica, mentre la Marussia si è aggiudicata una quota di big money.
Dopo una stagione come test driver alla Lotus (attuale Alpine), Pic è uscito dal mondo della Formula 1. Nel 2014/15 ha disputato cinque eventi del campionato inaugurale di Formula E, uno con Andretti e gli altri con China Racing. Il suo miglior risultato è stato un quarto posto alla gara inaugurale.
All'età di venticinque anni, Pic ha abbandonato le gare. Attualmente occupa un ruolo manageriale in un'azienda di logistica e trasporti francese e, a partire dal 2022, è il proprietario del team DAMS di Formula 2. Ho fatto qualche ricerca, ma non vi è alcuna menzione più recente di queste. Dopo tre stagioni in GP2, conquistando una sola vittoria, anche Arthur Pic sembra essere definitivamente uscito di scena e non avere più gareggiato da nessuna parte dopo il 2016.
Tornando a Charles, non ha lasciato il segno, come la maggior parte dei signori nessuno delle retrovie. Ha fatto due stagioni senza macchia e senza gloria, dopodiché è sparito dal radar: a volte succede anche questo.
Ai tempi della Formula 1 era una sorta di idolo delle fangirl di Tumblr, con diversi blog a lui dedicati, alcuni al solo Charles, altri a Charles e al fratello pilota di GP2, oppure in threesome insieme al loro fisioterapista(?). Eppure sono abbastanza certa che le fangirl odierne non siano al corrente della sua esistenza.
I fratelli Pic sono stati i primi fratelli a correre stabilmente in Formula 1 e GP2, prima che accadesse lo stesso ai fratelli Leclerc. La curiosità risiede nei loro nomi, in entrambi i casi Charles e Arthur (per essere precisi, anche altri due fratelli hanno corso l'uno in Formula 1 e l'altro in Formula 2, ma l'uno in Formula 1 c'è stato solo per due gran premi, si tratta di Pietro ed Enzo Fittipaldi).
Prima della Formula 1, Charles Pic ha ottenuto risultati di buon livello in Formula Renault, World Series Formula... e un quarto posto in classifica piloti in GP2 nel 2011, dietro a Romain Grosjean, Luca Filippi e Jules Bianchi. Ha disputato due stagioni in GP2, vincendo tre gare in corso d'opera, oltre che una nella GP2 Asia.
Il debutto alla Marussia, ovviamente, non è segno di potenziale gloria: l'ex Virgin Racing, infatti, era in diretta competizione con la Caterham per il decimo posto in classifica finale, solitamente senza successo, e nella sua prima stagione doveva addirittura guardarsi le spalle dalla HRT. Questo pericolo sembrava ormai scampato nel 2012, ma per il giovane Pic non c'era molto in cui sperare.
Faceva coppia con Timo Glock, in una squadra che in corso d'opera ha dovuto affrontare la disgrazia dell'incidente di Maria De Villota, la test driver, al cui posto è poi arrivato Max Chilton, colui che nella stagione successiva sarebbe divenuto pilota titolare (e che meriterebbe un Oggetti al Volante Non Identificati tutto suo).
Diversamente dai predecessori Lucas Di Grassi e Jerome D'Ambrosio, rimasti senza un volante, se non si considera la presenza one-off di D'Ambrosio al posto di Grosjean per il race ban di quest'ultimo nel 2012, Pic ha ottenuto ciò che per gli altri piloti della stessa squadra non era stato possibile, una seconda chance in un'altra squadra una volta terminato il campionato. Certo, una squadra disastrata come la Marussia, ma sono dettagli.
Charles Pic si è fatto notare ottenendo un miglior tempo a random in una sessione di prove libere quando era sceso in pista un attimo prima che arrivasse la pioggia, che ha condizionato invece il risultato di tutti gli altri, oltre che per un lungo duello scatenato con il compagno di squadra Timo Glock finito chissà come immortalato dalle telecamere invece che ignorato.
Il suo miglior risultato stagionale è stato - esattamente come per Glock, che però l'avrebbe preceduto in classifica per via del secondo miglior piazzamento - un dodicesimo posto al GP del Brasile, quello finale della stagione, dove è stato immortalato mentre lottava tenacemente con la Caterham di Vitaly Petrov. Al momento, la Marussia era davanti alla Caterham, l' uscire vincente da quel duello avrebbe cambiato completamente le sorti del campionato povery.
Petrov ha vinto il duello giungendo undicesimo, la Caterham si è classificata decima nel mondiale costruttori e ha conquistato una quota dei big money dei diritti televisivi, diversamente dalla Marussia. Dai vertici di questa squadra sono arrivate accuse a Charles, di avere fatto qualcosa di poco edificante: favorire la squadra per cui sarebbe andato a correre piuttosto per quella per la quale gareggiava ancora quel giorno, perdendo deliberatamente il duello con Petrov.
Non sapremo mai la verità, tutto ciò che sappiamo è il ventunesimo posto di Pic nel mondiale piloti con la Marussia, dopodiché il ventesimo l'anno dopo con la Caterham. Ha ottenuto due quattordicesimi posti che non hanno potuto fare nulla contro la tredicesima piazza di Bianchi in Malesia: per la prima volta, la Caterham è restata fuori dai primi dieci in classifica, mentre la Marussia si è aggiudicata una quota di big money.
Dopo una stagione come test driver alla Lotus (attuale Alpine), Pic è uscito dal mondo della Formula 1. Nel 2014/15 ha disputato cinque eventi del campionato inaugurale di Formula E, uno con Andretti e gli altri con China Racing. Il suo miglior risultato è stato un quarto posto alla gara inaugurale.
All'età di venticinque anni, Pic ha abbandonato le gare. Attualmente occupa un ruolo manageriale in un'azienda di logistica e trasporti francese e, a partire dal 2022, è il proprietario del team DAMS di Formula 2. Ho fatto qualche ricerca, ma non vi è alcuna menzione più recente di queste. Dopo tre stagioni in GP2, conquistando una sola vittoria, anche Arthur Pic sembra essere definitivamente uscito di scena e non avere più gareggiato da nessuna parte dopo il 2016.
Tornando a Charles, non ha lasciato il segno, come la maggior parte dei signori nessuno delle retrovie. Ha fatto due stagioni senza macchia e senza gloria, dopodiché è sparito dal radar: a volte succede anche questo.
martedì 7 aprile 2026
Ultimo incontro (1951): un film ambientato nel mondo dell'automobilismo... con un finale Larrousse-friendly!
Oggi parliamo di cinema vintage e, nello specifico, parliamo di un film italiano del 1951, con un setting motoristico, quantomeno nella prima parte, perché nella seconda ci limitiamo a seguire le vicende di una coppia di sociopatici. Gli attori protagonisti erano Amedeo Nazzari e Alida Valli, nei panni di un ingegnere dell'Alfa Romeo e di sua moglie, in un film che inizia con la Formula 1 degli esordi, con tanto di fugaci apparizioni di veri piloti quali Nino Farina e Juan Manuel Fangio, il cui ruolo sarà tuttavia nullo.
Il film non è propriamente sportivo, anzi, è un drammone che parla di corna, ma il finale drammatico (e neanche troppo vagamente cringe) è una premonizione di un fatto che farà da contorno alla Formula 1 di quasi quarant'anni più tardi. Su questo ci torneremo in un secondo momento. Adesso occupiamoci della trama.
Piero Castelli è un ingegnere dell'Alfa Romeo, ed è anche un uomo piuttosto affascinante, distinto e con un paio di baffetti in stile Zorro. Sembra che sia un tipo importante, dato che in varie occasioni viene menzionato il fatto che la moglie va a fargli visita al lavoro. La signora Lina è la consorte di un uomo benestante degli anni '50, quindi non ha né un'occupazione, né alcunché da fare a casa dato che ci pensa la governante.
È una donna acqua e sapone altresì nota come gran gnocca ed è l'amante di tale Michele Bonesi, pilota dell'Alfa Romeo, che è a sua volta un uomo attraente. È combattuta. Non sa se rimanere accanto al marito o se scappare in Argentina con l'amante.
Gli scrive una lettera per lasciarlo, dato che non se la sente di abbandonare il marito. Michele la legge prima di un test a Monza. Molto scosso dell'accaduto, indovinate un po' cosa succede? Esce di pista, va a fuoco e muore. Lina apprende da Piero l'accaduto. Questo non ha idea del fatto che la signora l'abbia lungamente cornificato con il pilota e, quando Lina viene investita da un camion al quale si è letteralmente buttata sotto scappando dall'autodromo durante il gran premio d'Italia, i due coniugi si riavvicinano. Il loro modo di relazionarsi è da sociopatici. Sembra di stare in una fan fiction trash haters to lovers, quelle dove ci sono spintoni reciproci, sberle e poi si limona alla cazzum.
Attenzione che c'è un plot twist: un meccanico di Bonesi rimasto senza lavoro la informa di avere trovato la sua lettera e che, se non gli darà un bel po' di soldi di lì a due giorni, la consegnerà al marito. Non che la lettera della signora Lina fosse così esplicita. Una roba tipo "ti amo, ma non posso stare con te perché non voglio dare un dispiacere a mio marito", che potrebbe anche essere interpretata come un semplice trip mentale platonico. Però non pensa minimamente a denunciare il tizio, anzi, si mette all'opera per cercare di guadagnare soldi.
Vende la sua pelliccia, ma è una pelliccia da povery. Va in gioielleria e tenta di rubare un anello. Va nella banca presso la quale lavorava come impiegata in passato a chiedere un prestito, ma riceve avance sgradite dal direttore. Si appiglia quindi a una proposta dell'amica compiacente che favoriva i suoi incontri con Michele: "sai Lina, se vuoi guadagnare molti soldi conosco una sarta che potrebbe assumerti... ovviamente non fa solo la sarta, ma gestisce un giro di escort". Guess what? La signora Castelli accetta, paga una parte del debito e promette al ricattatore che lo salderà tutto entro la fine del mese.
Piero è per strada insieme a un ingegnere svizzero quando intravedono Lina. L'altro, del tutto ignaro che sia la sua consorte, lo informa di essere stato un suo cliente. A quel punto il film viaggia verso le sue battute finali con una serie di trip mentali del protagonista maschile.
Questo simula di dovere partire per lavoro, si fa accompagnare alla stazione dalla sua signora, scende alla prima fermata, si mette a parlare con il capostazione del posto, poi torna indietro e riesce a organizzarsi un incontro con la moglie nei panni di escort, facendosi ancora innumerevoli viaggi mentali e chiedendosi come mai questa sia finita a vendersi a uomini facoltosi.
L'incontro tra i due è ad alta tensione emotiva: "perché hai fatto una cosa simile? È perché sono un semplice meccanico dell'Alfa Romeo, anziché il socio di Gerard Larrousse?" ...e poi le spara, ferendola mortalmente. La signora, tuttavia, prima di morire, ha il tempo per confessargli di avere avuto un amante ed essere stata ricattata.
I due realizzano che il loro amore sociopatico è più forte di tutto e il film finisce con Piero che porta in braccio il cadavere di Lina. Purtroppo non è stato realizzato un sequel, che avrebbe potuto avere una simile trama: la squadra è scossa dall'uxoricidio, ma the show must go on, quindi andiamo a cercare uno sponsor sul quale pende un mandato di cattura internazionale.
Il film non è propriamente sportivo, anzi, è un drammone che parla di corna, ma il finale drammatico (e neanche troppo vagamente cringe) è una premonizione di un fatto che farà da contorno alla Formula 1 di quasi quarant'anni più tardi. Su questo ci torneremo in un secondo momento. Adesso occupiamoci della trama.
Piero Castelli è un ingegnere dell'Alfa Romeo, ed è anche un uomo piuttosto affascinante, distinto e con un paio di baffetti in stile Zorro. Sembra che sia un tipo importante, dato che in varie occasioni viene menzionato il fatto che la moglie va a fargli visita al lavoro. La signora Lina è la consorte di un uomo benestante degli anni '50, quindi non ha né un'occupazione, né alcunché da fare a casa dato che ci pensa la governante.
È una donna acqua e sapone altresì nota come gran gnocca ed è l'amante di tale Michele Bonesi, pilota dell'Alfa Romeo, che è a sua volta un uomo attraente. È combattuta. Non sa se rimanere accanto al marito o se scappare in Argentina con l'amante.
Gli scrive una lettera per lasciarlo, dato che non se la sente di abbandonare il marito. Michele la legge prima di un test a Monza. Molto scosso dell'accaduto, indovinate un po' cosa succede? Esce di pista, va a fuoco e muore. Lina apprende da Piero l'accaduto. Questo non ha idea del fatto che la signora l'abbia lungamente cornificato con il pilota e, quando Lina viene investita da un camion al quale si è letteralmente buttata sotto scappando dall'autodromo durante il gran premio d'Italia, i due coniugi si riavvicinano. Il loro modo di relazionarsi è da sociopatici. Sembra di stare in una fan fiction trash haters to lovers, quelle dove ci sono spintoni reciproci, sberle e poi si limona alla cazzum.
Attenzione che c'è un plot twist: un meccanico di Bonesi rimasto senza lavoro la informa di avere trovato la sua lettera e che, se non gli darà un bel po' di soldi di lì a due giorni, la consegnerà al marito. Non che la lettera della signora Lina fosse così esplicita. Una roba tipo "ti amo, ma non posso stare con te perché non voglio dare un dispiacere a mio marito", che potrebbe anche essere interpretata come un semplice trip mentale platonico. Però non pensa minimamente a denunciare il tizio, anzi, si mette all'opera per cercare di guadagnare soldi.
Vende la sua pelliccia, ma è una pelliccia da povery. Va in gioielleria e tenta di rubare un anello. Va nella banca presso la quale lavorava come impiegata in passato a chiedere un prestito, ma riceve avance sgradite dal direttore. Si appiglia quindi a una proposta dell'amica compiacente che favoriva i suoi incontri con Michele: "sai Lina, se vuoi guadagnare molti soldi conosco una sarta che potrebbe assumerti... ovviamente non fa solo la sarta, ma gestisce un giro di escort". Guess what? La signora Castelli accetta, paga una parte del debito e promette al ricattatore che lo salderà tutto entro la fine del mese.
Piero è per strada insieme a un ingegnere svizzero quando intravedono Lina. L'altro, del tutto ignaro che sia la sua consorte, lo informa di essere stato un suo cliente. A quel punto il film viaggia verso le sue battute finali con una serie di trip mentali del protagonista maschile.
Questo simula di dovere partire per lavoro, si fa accompagnare alla stazione dalla sua signora, scende alla prima fermata, si mette a parlare con il capostazione del posto, poi torna indietro e riesce a organizzarsi un incontro con la moglie nei panni di escort, facendosi ancora innumerevoli viaggi mentali e chiedendosi come mai questa sia finita a vendersi a uomini facoltosi.
L'incontro tra i due è ad alta tensione emotiva: "perché hai fatto una cosa simile? È perché sono un semplice meccanico dell'Alfa Romeo, anziché il socio di Gerard Larrousse?" ...e poi le spara, ferendola mortalmente. La signora, tuttavia, prima di morire, ha il tempo per confessargli di avere avuto un amante ed essere stata ricattata.
I due realizzano che il loro amore sociopatico è più forte di tutto e il film finisce con Piero che porta in braccio il cadavere di Lina. Purtroppo non è stato realizzato un sequel, che avrebbe potuto avere una simile trama: la squadra è scossa dall'uxoricidio, ma the show must go on, quindi andiamo a cercare uno sponsor sul quale pende un mandato di cattura internazionale.
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