Nello scorso weekend si sono svolti l'11° e il 12° evento della stagione 2022 di Indycar con un double header a Iowa Corn che direi di raccontarvi tutto in un solo post, dato che ci avviciniamo anche al prossimo evento della stagione che si terrà questo sabato all'Indianapolis Road Course. Questo ritorno su un ovale ha anche portato all'avere gare con nomi pittoreschi quasi in stile NASCAR, oltre che due gare con durata diversa l'una dall'altra.
HY-VEEDEALS 250 - la gara di sabato è iniziata con Power in testa dopo essere partito dalla pole position e Newgarden immediatamente alle sue spalle, situazione che non è cambiata se non al restart dopo la prima caution, innescata da un testacoda di Johnson che si è concluso senza conseguenze, nel senso che si è girato di trecentosessanta gradi senza toccare niente e ha ripreso così come se niente fosse. A quel punto, al momento del restart, Newgarden ha preso la leadership e di fatto da allora è stato incontrastato fino alla fine.
Ci sono state altre caution nel corso della gara - una per incidente di Rosenqvist, una per detriti, una per incidente di Carpenter - e un momento in cui in realtà Newgarden non è stato incontrastato tanto quanto ho detto, dato che gli si è quasi affiancato Ericsson, con un lieve contatto tra i due mentre lottavano per la leadership. Ericsson ha dovuto desistere e in realtà nelle parti successivi della gara non è neanche che lo si sia rivisto nelle posizioni di primissimo piano.
Se Newgarden si è portato a casa la vittoria senza problemi, O'Ward è riuscito a strappare la seconda posizione a Power, che si è dovuto accontentare della terza posizione davanti a Veekay e Dixon, unici altri piloti a pieni giri (circuito breve, nessuna safety car nelle fasi finali, piloti costretti a rallentare per preservare le gomme e risparmiare carburante). Palou ha chiuso sesto davanti a Grosjean, Ericsson, Rahal e Lundgaard a completare la top-10. Johnson, che avevamo visto stazionare anche in sesta/ settima piazza è giunto undicesimo davanti a Ilott, Rossi, Malukas, Kirkwood, Castroneves, DeFrancesco, Harvey, Daly, Kellett, Sato, McLaughlin, Pagenaud e Herta, quest'ultimo ha avuto problemi ai box in un momento precedente della gara.
HY-VEE SALUTE TO FARMERS 300 - anche nella gara della domenica Power è partito dalla pole position e ha leaderato per almeno un terzo di gara, seguito da Newgarden che, appunto, dopo circa un terzo di gara l'ha superato prendendosi la prima posizione. Dietro di loro c'era O'Ward e sono rimasti comunque i primi tre anche quando, dopo un incidente di Kirkwood - il primo incidente della giornata - sono rientrati ai box in regime di safety car. Dopo una successiva sosta, tuttavia, O'Ward si è ritrovato secondo davanti a Power e questo gli ha aperto la strada per la vittoria.
Era già gara inoltrata quando Newgarden ha perso il posteriore della vettura, dopo la probabile rottura di una sospensione, finendo violentemente a muro. Power e McLaughlin completano il podio, mentre Dixon si classifica quarto. Dopo un acceso duello con il compagno di squadra Ericsson, Johnson si procaccia la prima top-5 relegando il leader del campionato in sesta posizione, con Rosenqvist e Malukas settimo e ottavo a frapporsi tra Ericsson e Grosjean, mentre Sato chiude la top-10. Dietro di lui ci sono Ilott, Herta, Palou, Rahal, DeFrancesco, Daly, Carpenter, Rossi, Veekay, Harvey, Castroneves, Kellett e Pagenaud. Oltre ai due piloti usciti per incidente, si segnala anche il ritiro per problemi tecnici di Lundgaard nella prima parte di gara.
Newgarden, portato al centro medico e subito dimesso, è in seguito svenuto nel parcheggio del circuito e per tale ragione portato in ospedale. Dimesso l'indomani, risulterebbe essersi perfettamente ripreso, ma la sua presenza al prossimo evento è al momento in dubbio. Qualora non fosse presente, il suo sostituto sarebbe Ferrucci.
MILLY SUNSHINE // Mentre la Formula 1 dei "miei tempi" diventa vintage, spesso scrivo di quella ancora più vintage. Aspetto con pazienza le differite di quella attuale, ma sogno ancora uno "scattano le vetture" alle 14.00 in punto. I miei commenti ironici erano una parodia della realtà, ma la realtà sembra sempre più una parodia dei miei commenti ironici. Sono innamorata della F1 anni '70/80, anche se agli albori del blog ero molto anni '90. Scrivo anche di Indycar, Formula E, formule minori.
Visualizzazione post con etichetta #Jimmie Johnson. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta #Jimmie Johnson. Mostra tutti i post
giovedì 28 luglio 2022
martedì 31 maggio 2022
Indycar 2022: #6 Indianapolis 500
Avete presente quella sensazione che si prova nel sapere che presto si svolgerà una delle gare automobilistiche più importanti e prestigiose al mondo e che solo i primi 33 qualificati avranno accesso alla griglia di partenza, mentre qualche povero sprovveduto la gara se la guarderà dall'esterno? Ecco, questa sensazione, quest'anno, non si può provare: il mese di maggio è già iniziato e non si arriva nemmeno ancora a 33, in un primo momento è difficile addirittura pensare a una griglia completa. Poi arriva il team Dragonspeed, che all'ultimo momento porta il pilota numero 33: si tratta di Stefan Wilson. Restano come facilmente prevedibile 33 e c'è la certezza che tutti quanti potranno andare sulla griglia. Credo ci siano sia lati negativi sia lati positivi in tutto ciò. Da un lato, quello negativo, non si raggiungerà mai quel turbine di emozioni provate nel vedere il confronto decisivo tra Kyle Kaiser e Fernando Alonso qualche anno fa, ma dall'altro è positivo sapere che appunto nessuno sarà escluso. Tutte le entry saranno in pista e le entry sono, nello specifico, queste:
- Penske: presente con tre vetture, guidate dai piloti titolari Josef Newgarden, Will Power e Scott McLaughlin;
- Chip Ganassi: oltre ai full time Alex Palou, Scott Dixon, Marcus Ericsson e Jimmie Johnson schiera una quinta vettura per Tony Kanaan;
- Andretti Autosport: oltre alle quattro vetture dei titolari Colton Herta, Alexander Rossi, Romain Grosjean e Devlin DeFrancesco, schiera una quinta vettura guidata da Marco Andretti;
- Arrow McLaren: porta tre vetture, guidate dai full time Felix Rosenqvist e Patricio O'Ward e da Juan Pablo Montoya che ha già preso parte anche al GP di Indianapolis Road Course;
- Carpenter: oltre alle due vetture di Conor Daly e Rinus Veekay è presente una terza vettura guidata da Ed Carpenter;
- Rahal Letterman: porta tre vetture guidate dai piloti titolari Graham Rahal, Jack Harvey e Christian Lundgaard;
- Meyer Shank: come da line-up full time schiera Helio Castroneves, quattro volte vincitore della Indy 500, e Simon Pagenaud;
- A.J.Foyt: oltre alle due vetture guidate dai titolari Dalton Kellett e Kyle Kirkwood, porta una terza vettura guidata da J.R. Hildebrand;
- Dale Coyne: è presente con due vetture, guidate dai piloti titolari Takuma Sato e David Malukas;
- Juncos: porta una sola vettura, guidata da Callum Ilott;
- come team one-off, Dreyer & Reinbold porta due vetture guidate da Sage Karam e Santino Ferrucci, mentre Dragonspeed ne porta una guidata da Stefan Wilson.
21/22 Maggio - è il fine settimana delle qualifiche, che hanno subito qualche modifica rispetto alle stagioni precedenti. Nello specifico al sabato vengono definite le posizioni della griglia eccetto le prime quattro file. Poi, la "Fast 12", alla domenica si qualifica di nuovo, per definire le prime quattro file della griglia. Veekay, O'Ward, Rosenqvist, Palou, Kanaan, Johnson, Carpenter, Ericsson, Grosjean, Dixon, Power e Sato sono i dodici piloti che conquistano questo onore e che sabato non sanno ancora da che casella della griglia partiranno otto giorni più tardi. La qualifica della Fast 12 in realtà è successivamente divisa in Fast 6, ma questo è un altro discorso. Quello che conta, alla fine, è che Dixon conquista la pole, la più veloce della storia della Cinquecento Miglia e che sono in tanti ad affermare che meriterebbe di vincere una seconda volta. Probabilmente qualcuno che fino a pochi giorni prima pensava che Dixon sia un V3KkYaCçY0 che dovrebbe ritirarsi cambia improvvisamente idea, in attesa che accada qualcosa che gli possa permettere di screditarlo ulteriormente.
Nel frattempo, nel weekend delle qualifiche, un simpaticone scredita la Indy 500 su Twitter, sostenendo che se "un backmarker della Formula 1" può classificarsi così avanti, allora deve essere una serie per piloti scarsi. Il suddetto backmarker della Formula 1 ne approfitta per rispondergli su Twitter, ricordandogli che tipo di monoposto guidava e che, nello stesso team, il suo ex compagno di squadra sta ottenendo grandi risultati. Mi piace questa ship Grosjean/ Magnussen, sarebbe bello prima o poi rivederli nello stesso team, anche se dubito che accadrà. In più credo che la carriera di RoGro abbia preso una svolta di un certo livello, rispetto a quando stava alla Haas. Ora però, credi sia meglio tornare a noi e occuparci della griglia di partenza:
1^ fila: Dixon, Palou, Veekay
2^ fila: Carpenter, Ericsson, Kanaan
3^ fila: O'Ward, Rosenqvist, Grosjean
4^ fila: Sato, Power, Johnson
5^ fila: Malukas, Newgarden, Ferrucci
6^ fila: Pagenaud, Hildebrand, Daly
7^ fila: Ilott, Rossi, Rahal
8^ fila: Karam, Andretti, DeFrancesco
9^ fila: Herta, McLaughlin, Castroneves
10^ fila: Kyrkwood, Kellett, Montoya
11^ fila: Lundgaard, Harvey, Wilson
29 Maggio - è il giorno della gara, che inizia nel tardo pomeriggio italiano (o primissima serata, a seconda di quale sia la nostra percezione del pomeriggio/ sera). Dixon parte dalla pole position e nella prima parte di gara sono lui e il compagno di squadra Palou ad alternarsi in prima posizione, con Veekay che cerca di inserirsi. Dopo la prima sosta sembra anche davanti ai due, ma sarà il primo pilota a uscire di scena. Ci si avvicina a un quarto di gara quando va a sbattere, provocando il primo ingresso della safety car (pare guidata da Sarah Fisher).
Quando la gara riprende ci sono ancora Palou e Dixon nelle zone alte della classifica, ma la gara di Palou sta per prendere una piega poco positiva. Certo, è meno positiva la piega che prende la gara di Ilott, il secondo pilota a uscire di scena a causa di un incidente, che provoca il secondo ingresso della safety car. Ciò avviene nel bel mezzo di un giro di soste, quando Dixon è già rientrato ai box e Palou non ancora. La pitlane è chiusa ed è costretto a rientrare prima che riapra, per non finire la benzina. Dopo la sosta dovrà quindi scontare una penalità, il tutto mentre Dixon si trova in prima posizione, davanti adesso a Daly. Quest'ultimo risale brevemente in testa per poi essere passato nuovamente da Dixon.
Quando la gara arriva all'halfway point, i primi cinque sono Dixon, Daly, O'Ward, Ericsson e Kanaan.
Pochi giri più tardi Grosjean è protagonista del terzo incidente che provoca l'ingresso della safety car. In questo momento Daly è già rientrato ai box per il pitstop, mentre Dixon è uno dei piloti che rientrano in regime di safety car. Si deve accodare a Daly, ma al restart si porta di nuovo in testa, con Daly che perde la posizione anche a vantaggio di O'Ward. Quest'ultimo giunge anche a insidiare la posizione di Dixon e si porta in testa dopo un successivo giro di soste mentre la gara si avvia verso i tre quarti del proprio completamento. Nel frattempo risulta essersi ritirato Herta per un guasto: stava prendendo parte alla gara sulla vettura di riserva dopo un violento cappottamento due giorni prima nel Carb Day.
Siamo esattamente a tre quarti di gara quando McLaughlin sbatte, rischiando di essere colpito anche da una vettura che sopraggiunge ma che riesce a evitarlo. Entra di nuovo la safety car e al restart Dixon si porta in testa davanti a O'Ward, seguono Rosenqvist, Daly ed Ericsson a completare la top-5 prima dell'ultimo giro di pitstop, quando mancano circa venticinque giri alla fine della gara. In questo momento avviene un ennesimo colpo di scena: dopo avere leaderato la maggior parte della gara, Dixon arriva a ruote bloccate in pitlane, errore che si rivela fatale in quanto supera il limite consentito di velocità e viene penalizzato per questo.
Dal giro di pitstop sembrano uscirne vincenti le Arrow McLaren, ma non è detta l'ultima parola, perché in breve tempo Ericsson supera sia Rosenqvist sia O'Ward portandosi in testa alla gara. A quel punto, quando mancano sei giri alla conclusione, anche Johnson - che dopo una brutta partenza non è mai stato nelle zone alte della classifica nonostante la buona qualifica - finisce la propria gara a muro. Per evitare che la gara finisca in regime di safety car, viene data di lì a poco bandiera rossa. Dopo una serie di interminabili minuti finalmente le vetture, che sono in precedenza rientrate in pitlane, si riportano in pista alle spalle della safety car. Ericsson, O'Ward, Kanaan, Rosenqvist e Rossi sono i primi cinque in questo momento e alla bandiera verde ci saranno due giri da percorrere.
Ericsson sembra mantenere la posizione, mentre dietro di lui si vedono le due Arrow McLaren affiancate. Tra di loro la spunta O'Ward, che rimane il più vicino al leader. Un giro più tardi, quando passano sotto la bandiera bianca, O'Ward sembra affiancare Ericsson, ma è il pilota svedese a rimanere davanti e sembra anche allungare. A mettere definitivamente fine a ogni dubbio è Karam: sbatte nel corso dell'ultimo giro, congelando di fatto le posizioni: l'edizione numero 106 della Cinquecento Miglia di Indianapolis la vince Marcus Ericsson!
O'Ward, Kanaan, Rosenqvist, Rossi, Daly, Castroneves, Pagenaud, Palou e Ferrucci completano la top-ten, mentre dietro di loro si classificano Montoya, Hildebrand, Newgarden, Rahal, Power, Malukas, Kirkwood, Lundgaard, Carpenter e DeFrancesco nei primi venti. Seguono Dixon, Andretti e Karam, che viene classificato come ultimo pilota a pieni giri, mentre sono doppiati di uno o due giri Harvey, Sato, Wilson e Kellett. Il migliore dei rookie è Malukas, ma vedo che ci sono polemiche perché non è lui ad essere votato come Rookie of the Year, ma piuttosto Johnson.
Preferisco concentrarmi non sulle polemiche ma su ciò che c'è di positivo... e di spunti positivi ce ne sono tanti. Nel vedere Ericsson tagliare il traguardo da vincitore (sono riuscita a vedermi gli ultimi giri in diretta su uno streaming non ufficiale su Youtube - il resto l'ho recuperato tramite extended highlights) mi sono commossa. Quando era in Formula 1 veniva considerato una nullità, perché non era brillante abbastanza per piacere alla gente. Adesso ha vinto una delle gare automobilistiche più importanti al mondo dopo essersi costruito una carriera di successo. In un mondo in cui la tifoseria motoristica e gli addetti ai lavori sembrano dividere sempre più i piloti in predestinati e falliti, Ericsson è la dimostrazione che c'è qualcosa di più.
- Penske: presente con tre vetture, guidate dai piloti titolari Josef Newgarden, Will Power e Scott McLaughlin;
- Chip Ganassi: oltre ai full time Alex Palou, Scott Dixon, Marcus Ericsson e Jimmie Johnson schiera una quinta vettura per Tony Kanaan;
- Andretti Autosport: oltre alle quattro vetture dei titolari Colton Herta, Alexander Rossi, Romain Grosjean e Devlin DeFrancesco, schiera una quinta vettura guidata da Marco Andretti;
- Arrow McLaren: porta tre vetture, guidate dai full time Felix Rosenqvist e Patricio O'Ward e da Juan Pablo Montoya che ha già preso parte anche al GP di Indianapolis Road Course;
- Carpenter: oltre alle due vetture di Conor Daly e Rinus Veekay è presente una terza vettura guidata da Ed Carpenter;
- Rahal Letterman: porta tre vetture guidate dai piloti titolari Graham Rahal, Jack Harvey e Christian Lundgaard;
- Meyer Shank: come da line-up full time schiera Helio Castroneves, quattro volte vincitore della Indy 500, e Simon Pagenaud;
- A.J.Foyt: oltre alle due vetture guidate dai titolari Dalton Kellett e Kyle Kirkwood, porta una terza vettura guidata da J.R. Hildebrand;
- Dale Coyne: è presente con due vetture, guidate dai piloti titolari Takuma Sato e David Malukas;
- Juncos: porta una sola vettura, guidata da Callum Ilott;
- come team one-off, Dreyer & Reinbold porta due vetture guidate da Sage Karam e Santino Ferrucci, mentre Dragonspeed ne porta una guidata da Stefan Wilson.
21/22 Maggio - è il fine settimana delle qualifiche, che hanno subito qualche modifica rispetto alle stagioni precedenti. Nello specifico al sabato vengono definite le posizioni della griglia eccetto le prime quattro file. Poi, la "Fast 12", alla domenica si qualifica di nuovo, per definire le prime quattro file della griglia. Veekay, O'Ward, Rosenqvist, Palou, Kanaan, Johnson, Carpenter, Ericsson, Grosjean, Dixon, Power e Sato sono i dodici piloti che conquistano questo onore e che sabato non sanno ancora da che casella della griglia partiranno otto giorni più tardi. La qualifica della Fast 12 in realtà è successivamente divisa in Fast 6, ma questo è un altro discorso. Quello che conta, alla fine, è che Dixon conquista la pole, la più veloce della storia della Cinquecento Miglia e che sono in tanti ad affermare che meriterebbe di vincere una seconda volta. Probabilmente qualcuno che fino a pochi giorni prima pensava che Dixon sia un V3KkYaCçY0 che dovrebbe ritirarsi cambia improvvisamente idea, in attesa che accada qualcosa che gli possa permettere di screditarlo ulteriormente.
Nel frattempo, nel weekend delle qualifiche, un simpaticone scredita la Indy 500 su Twitter, sostenendo che se "un backmarker della Formula 1" può classificarsi così avanti, allora deve essere una serie per piloti scarsi. Il suddetto backmarker della Formula 1 ne approfitta per rispondergli su Twitter, ricordandogli che tipo di monoposto guidava e che, nello stesso team, il suo ex compagno di squadra sta ottenendo grandi risultati. Mi piace questa ship Grosjean/ Magnussen, sarebbe bello prima o poi rivederli nello stesso team, anche se dubito che accadrà. In più credo che la carriera di RoGro abbia preso una svolta di un certo livello, rispetto a quando stava alla Haas. Ora però, credi sia meglio tornare a noi e occuparci della griglia di partenza:
1^ fila: Dixon, Palou, Veekay
2^ fila: Carpenter, Ericsson, Kanaan
3^ fila: O'Ward, Rosenqvist, Grosjean
4^ fila: Sato, Power, Johnson
5^ fila: Malukas, Newgarden, Ferrucci
6^ fila: Pagenaud, Hildebrand, Daly
7^ fila: Ilott, Rossi, Rahal
8^ fila: Karam, Andretti, DeFrancesco
9^ fila: Herta, McLaughlin, Castroneves
10^ fila: Kyrkwood, Kellett, Montoya
11^ fila: Lundgaard, Harvey, Wilson
29 Maggio - è il giorno della gara, che inizia nel tardo pomeriggio italiano (o primissima serata, a seconda di quale sia la nostra percezione del pomeriggio/ sera). Dixon parte dalla pole position e nella prima parte di gara sono lui e il compagno di squadra Palou ad alternarsi in prima posizione, con Veekay che cerca di inserirsi. Dopo la prima sosta sembra anche davanti ai due, ma sarà il primo pilota a uscire di scena. Ci si avvicina a un quarto di gara quando va a sbattere, provocando il primo ingresso della safety car (pare guidata da Sarah Fisher).
Quando la gara riprende ci sono ancora Palou e Dixon nelle zone alte della classifica, ma la gara di Palou sta per prendere una piega poco positiva. Certo, è meno positiva la piega che prende la gara di Ilott, il secondo pilota a uscire di scena a causa di un incidente, che provoca il secondo ingresso della safety car. Ciò avviene nel bel mezzo di un giro di soste, quando Dixon è già rientrato ai box e Palou non ancora. La pitlane è chiusa ed è costretto a rientrare prima che riapra, per non finire la benzina. Dopo la sosta dovrà quindi scontare una penalità, il tutto mentre Dixon si trova in prima posizione, davanti adesso a Daly. Quest'ultimo risale brevemente in testa per poi essere passato nuovamente da Dixon.
Quando la gara arriva all'halfway point, i primi cinque sono Dixon, Daly, O'Ward, Ericsson e Kanaan.
Pochi giri più tardi Grosjean è protagonista del terzo incidente che provoca l'ingresso della safety car. In questo momento Daly è già rientrato ai box per il pitstop, mentre Dixon è uno dei piloti che rientrano in regime di safety car. Si deve accodare a Daly, ma al restart si porta di nuovo in testa, con Daly che perde la posizione anche a vantaggio di O'Ward. Quest'ultimo giunge anche a insidiare la posizione di Dixon e si porta in testa dopo un successivo giro di soste mentre la gara si avvia verso i tre quarti del proprio completamento. Nel frattempo risulta essersi ritirato Herta per un guasto: stava prendendo parte alla gara sulla vettura di riserva dopo un violento cappottamento due giorni prima nel Carb Day.
Siamo esattamente a tre quarti di gara quando McLaughlin sbatte, rischiando di essere colpito anche da una vettura che sopraggiunge ma che riesce a evitarlo. Entra di nuovo la safety car e al restart Dixon si porta in testa davanti a O'Ward, seguono Rosenqvist, Daly ed Ericsson a completare la top-5 prima dell'ultimo giro di pitstop, quando mancano circa venticinque giri alla fine della gara. In questo momento avviene un ennesimo colpo di scena: dopo avere leaderato la maggior parte della gara, Dixon arriva a ruote bloccate in pitlane, errore che si rivela fatale in quanto supera il limite consentito di velocità e viene penalizzato per questo.
Dal giro di pitstop sembrano uscirne vincenti le Arrow McLaren, ma non è detta l'ultima parola, perché in breve tempo Ericsson supera sia Rosenqvist sia O'Ward portandosi in testa alla gara. A quel punto, quando mancano sei giri alla conclusione, anche Johnson - che dopo una brutta partenza non è mai stato nelle zone alte della classifica nonostante la buona qualifica - finisce la propria gara a muro. Per evitare che la gara finisca in regime di safety car, viene data di lì a poco bandiera rossa. Dopo una serie di interminabili minuti finalmente le vetture, che sono in precedenza rientrate in pitlane, si riportano in pista alle spalle della safety car. Ericsson, O'Ward, Kanaan, Rosenqvist e Rossi sono i primi cinque in questo momento e alla bandiera verde ci saranno due giri da percorrere.
Ericsson sembra mantenere la posizione, mentre dietro di lui si vedono le due Arrow McLaren affiancate. Tra di loro la spunta O'Ward, che rimane il più vicino al leader. Un giro più tardi, quando passano sotto la bandiera bianca, O'Ward sembra affiancare Ericsson, ma è il pilota svedese a rimanere davanti e sembra anche allungare. A mettere definitivamente fine a ogni dubbio è Karam: sbatte nel corso dell'ultimo giro, congelando di fatto le posizioni: l'edizione numero 106 della Cinquecento Miglia di Indianapolis la vince Marcus Ericsson!
O'Ward, Kanaan, Rosenqvist, Rossi, Daly, Castroneves, Pagenaud, Palou e Ferrucci completano la top-ten, mentre dietro di loro si classificano Montoya, Hildebrand, Newgarden, Rahal, Power, Malukas, Kirkwood, Lundgaard, Carpenter e DeFrancesco nei primi venti. Seguono Dixon, Andretti e Karam, che viene classificato come ultimo pilota a pieni giri, mentre sono doppiati di uno o due giri Harvey, Sato, Wilson e Kellett. Il migliore dei rookie è Malukas, ma vedo che ci sono polemiche perché non è lui ad essere votato come Rookie of the Year, ma piuttosto Johnson.
Preferisco concentrarmi non sulle polemiche ma su ciò che c'è di positivo... e di spunti positivi ce ne sono tanti. Nel vedere Ericsson tagliare il traguardo da vincitore (sono riuscita a vedermi gli ultimi giri in diretta su uno streaming non ufficiale su Youtube - il resto l'ho recuperato tramite extended highlights) mi sono commossa. Quando era in Formula 1 veniva considerato una nullità, perché non era brillante abbastanza per piacere alla gente. Adesso ha vinto una delle gare automobilistiche più importanti al mondo dopo essersi costruito una carriera di successo. In un mondo in cui la tifoseria motoristica e gli addetti ai lavori sembrano dividere sempre più i piloti in predestinati e falliti, Ericsson è la dimostrazione che c'è qualcosa di più.
giovedì 29 aprile 2021
Indycar 2021: Gran Premio di St. Petersburg
Parliamo di Indycar e parliamo del Gran Premio di St.Pete, recuperato grazie al Fast Forward, il recap di trenta minuti che viene postato sul canale Youtube della Indycar indicativamente al martedì.
Questo evento si è svolto domenica scorsa, secondo appuntamento della stagione 2021, su quella che in passato è stata spesso e volentieri la sede del primo evento del campionato (non nel 2020, anche se di fatto doveva esserlo, essendo stato cancellato in corso d'opera).
Non ci sono stati cambiamenti di line-up rispetto alla gara precedente, anche se qualcuno è previsto per l'evento del prossimo fine settimana trattandosi di un ovale, ma non mettiamo le mani troppo avanti e concentriamoci su quello che è successo stavolta.
Immaginate di avere un enfant prodige, più giovane vincitore nella storia del campionato, figlio di un ex pilota degli anni '90, con risultati decisamente più altolocati di quelli del padre... e no, il padre non ha l'abitudine di provocare risse tra familiari. In realtà neanche Colton Herta sembra avere lo stesso caratterino di Verstappino, ma a parte in questo me lo ricorda parecchio.
Il suddetto enfant prodige, classe 2000, recentemente arrivato alla drinking age, ha conquistato la pole position e ha deciso di non schiodarsi dalla prima posizione fino alla fine della gara. Dietro di lui partivano Harvey, Newgarden e Pagenaud, con i due piloti Penske che si sono ritrovati davanti alla vettura fucsia di Harvey dopo la prima sosta. Dietro di loro nel primo stint di gara c'era Bourdais, che tuttavia è scivolato in seguito dietro ad altre vetture su diversa strategia. Nello specifico, una volta che è arrivato il momento della bandiera a scacchi, vi è transitato sotto in decima posizione, dietro a Herta, Newgarden, Pagenaud, Harvey, Dixon, Sato, Ericsson, Power e Veekay.
Durante la gara non sono mancati i momenti pittoreschi: 1) Johnson a muro ripartito da solo ma dopo tipo un paio di giri e ingresso della safety car (in questa circostanza Power partito dalle retrovie si è fermato ai box), 2) contatto di minore entità tra Sato e Hinchcliffe, 3) durante un duello con Jones e Power, Grosjean ha strisciato le ruote contro un muretto e la sua vettura ne è uscita illesa, 4) contatto Rahal vs Rossi senza ingresso della safety car ma costa comunque un bel po' a Rossi che ritorna in pista doppiato, 5) Kellett fermo per le vie di fuga senza che nessuno lo prenda in considerazione, 6) nuova safety car a gara inoltrata entrata dopo un testacoda di Johnson, annullando il vantaggio accumulato fino a quel momento da Herta, 7) altra safety car verso la fine per incidente Jones vs Hinchcliffe vs O'Ward. A proposito di Hinchcliffe, si è dedicato dopo la gara a una delle attività preferite di certi piloti di Indycar, ovvero lamentarsi di Sato per la sportellata ricevuta nella prima parte di gara.
PS. Dato che pensavo a Sato e mi ricordavo qualcuno che l'aveva criticato per simili ragioni in passato, avevo erroneamente identificato tale pilota come Daly (invece era Karam), quindi ne approfitto per ricordare che Daly, pilota del team Carpenter sui circuiti stradali, il prossimo weekend lascerà il volante a Ed Carpenter, disputando le gare su ovali con il team Carlin al posto di Chilton. Non saranno inoltre presenti Johnson e Grosjean, sostituiti da Kanaan e Fittipaldi.
Questo evento si è svolto domenica scorsa, secondo appuntamento della stagione 2021, su quella che in passato è stata spesso e volentieri la sede del primo evento del campionato (non nel 2020, anche se di fatto doveva esserlo, essendo stato cancellato in corso d'opera).
Non ci sono stati cambiamenti di line-up rispetto alla gara precedente, anche se qualcuno è previsto per l'evento del prossimo fine settimana trattandosi di un ovale, ma non mettiamo le mani troppo avanti e concentriamoci su quello che è successo stavolta.
Immaginate di avere un enfant prodige, più giovane vincitore nella storia del campionato, figlio di un ex pilota degli anni '90, con risultati decisamente più altolocati di quelli del padre... e no, il padre non ha l'abitudine di provocare risse tra familiari. In realtà neanche Colton Herta sembra avere lo stesso caratterino di Verstappino, ma a parte in questo me lo ricorda parecchio.
Il suddetto enfant prodige, classe 2000, recentemente arrivato alla drinking age, ha conquistato la pole position e ha deciso di non schiodarsi dalla prima posizione fino alla fine della gara. Dietro di lui partivano Harvey, Newgarden e Pagenaud, con i due piloti Penske che si sono ritrovati davanti alla vettura fucsia di Harvey dopo la prima sosta. Dietro di loro nel primo stint di gara c'era Bourdais, che tuttavia è scivolato in seguito dietro ad altre vetture su diversa strategia. Nello specifico, una volta che è arrivato il momento della bandiera a scacchi, vi è transitato sotto in decima posizione, dietro a Herta, Newgarden, Pagenaud, Harvey, Dixon, Sato, Ericsson, Power e Veekay.
Durante la gara non sono mancati i momenti pittoreschi: 1) Johnson a muro ripartito da solo ma dopo tipo un paio di giri e ingresso della safety car (in questa circostanza Power partito dalle retrovie si è fermato ai box), 2) contatto di minore entità tra Sato e Hinchcliffe, 3) durante un duello con Jones e Power, Grosjean ha strisciato le ruote contro un muretto e la sua vettura ne è uscita illesa, 4) contatto Rahal vs Rossi senza ingresso della safety car ma costa comunque un bel po' a Rossi che ritorna in pista doppiato, 5) Kellett fermo per le vie di fuga senza che nessuno lo prenda in considerazione, 6) nuova safety car a gara inoltrata entrata dopo un testacoda di Johnson, annullando il vantaggio accumulato fino a quel momento da Herta, 7) altra safety car verso la fine per incidente Jones vs Hinchcliffe vs O'Ward. A proposito di Hinchcliffe, si è dedicato dopo la gara a una delle attività preferite di certi piloti di Indycar, ovvero lamentarsi di Sato per la sportellata ricevuta nella prima parte di gara.
PS. Dato che pensavo a Sato e mi ricordavo qualcuno che l'aveva criticato per simili ragioni in passato, avevo erroneamente identificato tale pilota come Daly (invece era Karam), quindi ne approfitto per ricordare che Daly, pilota del team Carpenter sui circuiti stradali, il prossimo weekend lascerà il volante a Ed Carpenter, disputando le gare su ovali con il team Carlin al posto di Chilton. Non saranno inoltre presenti Johnson e Grosjean, sostituiti da Kanaan e Fittipaldi.
Etichette:
#Alexander Rossi,
#Colton Herta,
#Graham Rahal INDY,
#Jack Harvey,
#James Hinchcliffe INDY,
#Jimmie Johnson,
#Takuma Sato,
Indycar anni 2020
venerdì 27 novembre 2020
Il titolo e lo split con Penske: la stagione di Helio Castroneves
Il 2020 è stato ed è tuttora un anno molto particolare per il motorsport, che ci ha riservato anche delle sorprese non da poco (a condizione di non focalizzarsi solo ed esclusivamente sulla Formula 1, dove le cose stanno andando esattamente come le avevamo lasciate l'anno scorso - no, okay, non del tutto, abbiamo avuto anche una vittoria della Tororossodifaenzahhhh, qualcosa che andasse contro le aspettative c'era anche lì), una delle quali dobbiamo andare a stanarla negli States.
IMSA, nello specifico, campionato che iniziava lo scorso gennaio con la 24 Ore di Daytona (vincitori Renger Van Der Zande, Ryan Briscoe, Scott Dixon e Kamui Kobayashi), rimaneva sospeso nel limbo per quasi un semestre e poi riprendeva fino a una decina di giorni fa, terminando con la 12 Ore di Sebring. Questo campionato è stato vinto dal team Penske, con i piloti Ricky Taylor e Helio Castroneves. Magari così, a primo impatto, potrebbe essere scontato pensare: "va beh, perché questo dovrebbe fare notizia?"... e c'è una ragione per cui fa notizia: incredibile a dirsi, dato che stiamo parlando di uno che ha vinto ben tre Indy 500, ma si tratta della prima volta nella storia in cui Castroneves vince un campionato di automobilismo.
Di per sé già questo basterebbe per fare notizia, ma ancora più incredibilmente non è tutto: al termine di questa stagione si è consumato anche un evento che poteva apparirci impossibile soltanto fino a pochi mesi fa, ovvero lo split tra Penske e Castroneves, dopo appena vent'anni. Correva infatti l'anno 2000 quando, ancora durante gli anni della scissione IRL/CART, Helio iniziava a vestire i colori del team Penske, con il quale, appunto, sarebbe rimasto fino a quarant'anni suonati e oltre, vincendo per tre volte una delle gare più importanti al mondo, appunto.
Non è mai stato definitivamente messo alla porta, anche se a suo tempo sosteneva di aspettarsi di fare un'altra stagione completa in Indycar. Le sue aspettative non sono state confermate, ma è rimasto un pilota Penske, seppure in un altro campionato, e in Indycar ha fatto delle presenze one-off. Niente e nessuno si sarebbe mai aspettato di vedere Castroneves indossare altri colori. Invece è esattamente quello che è successo, già verso la fine della scorsa stagione di Indycar, quando ha gareggiato per Arrow McLaren in sostituzione dell'infortunato Askew.
Di recente è stato annunciato il suo ritorno in Indycar, con un programma part-time per disputare sei gare su una seconda vettura del team Shank nel 2021. Lo ammetto, ho accolto questa notizia con una certa soddisfazione, anche se si tratta di un V3KkYaCçY0 MaL3FìK0!!11!!11!!!1!! che si tingehhhh i capellihhhh per sembrare più giovane!!11!!!111!!!111!!1! O almeno, che si tinga i capelli è stata un'insinuazione del suo best friend forever Tony Kanaan pochi giorni fa su Twitter, quando veniva annunciato tra una cosa e l'altra anche l'ingaggio di Kanaan da parte di Ganassi, per disputare le gare su ovali al volante della vettura che nelle altre occasioni è riservata a Jimmie Johnson.
In una sola frase, il campionato di Indycar ci insegna che alla fine l'età è solo un numero e che, se i Castronaan saranno ancora in Indycar nel 2021, significa che tutto sommato sono ancora due giovanihhhh promessehhhh. Solo una cosa mi dispiace parecchio, da loro shipper (dopotutto anche loro si shippano da soli, perché non dovremmo shipparli noi comuni mortali?): in molte delle gare di Castroneves non ci sarà Kanaan e viceversa. Però questo ha anche dei lati positivi: dato che gareggeranno uno per volta, potranno tifare l'uno per l'altro in stile cheerleader.
IMSA, nello specifico, campionato che iniziava lo scorso gennaio con la 24 Ore di Daytona (vincitori Renger Van Der Zande, Ryan Briscoe, Scott Dixon e Kamui Kobayashi), rimaneva sospeso nel limbo per quasi un semestre e poi riprendeva fino a una decina di giorni fa, terminando con la 12 Ore di Sebring. Questo campionato è stato vinto dal team Penske, con i piloti Ricky Taylor e Helio Castroneves. Magari così, a primo impatto, potrebbe essere scontato pensare: "va beh, perché questo dovrebbe fare notizia?"... e c'è una ragione per cui fa notizia: incredibile a dirsi, dato che stiamo parlando di uno che ha vinto ben tre Indy 500, ma si tratta della prima volta nella storia in cui Castroneves vince un campionato di automobilismo.
Di per sé già questo basterebbe per fare notizia, ma ancora più incredibilmente non è tutto: al termine di questa stagione si è consumato anche un evento che poteva apparirci impossibile soltanto fino a pochi mesi fa, ovvero lo split tra Penske e Castroneves, dopo appena vent'anni. Correva infatti l'anno 2000 quando, ancora durante gli anni della scissione IRL/CART, Helio iniziava a vestire i colori del team Penske, con il quale, appunto, sarebbe rimasto fino a quarant'anni suonati e oltre, vincendo per tre volte una delle gare più importanti al mondo, appunto.
Non è mai stato definitivamente messo alla porta, anche se a suo tempo sosteneva di aspettarsi di fare un'altra stagione completa in Indycar. Le sue aspettative non sono state confermate, ma è rimasto un pilota Penske, seppure in un altro campionato, e in Indycar ha fatto delle presenze one-off. Niente e nessuno si sarebbe mai aspettato di vedere Castroneves indossare altri colori. Invece è esattamente quello che è successo, già verso la fine della scorsa stagione di Indycar, quando ha gareggiato per Arrow McLaren in sostituzione dell'infortunato Askew.
Di recente è stato annunciato il suo ritorno in Indycar, con un programma part-time per disputare sei gare su una seconda vettura del team Shank nel 2021. Lo ammetto, ho accolto questa notizia con una certa soddisfazione, anche se si tratta di un V3KkYaCçY0 MaL3FìK0!!11!!11!!!1!! che si tingehhhh i capellihhhh per sembrare più giovane!!11!!!111!!!111!!1! O almeno, che si tinga i capelli è stata un'insinuazione del suo best friend forever Tony Kanaan pochi giorni fa su Twitter, quando veniva annunciato tra una cosa e l'altra anche l'ingaggio di Kanaan da parte di Ganassi, per disputare le gare su ovali al volante della vettura che nelle altre occasioni è riservata a Jimmie Johnson.
In una sola frase, il campionato di Indycar ci insegna che alla fine l'età è solo un numero e che, se i Castronaan saranno ancora in Indycar nel 2021, significa che tutto sommato sono ancora due giovanihhhh promessehhhh. Solo una cosa mi dispiace parecchio, da loro shipper (dopotutto anche loro si shippano da soli, perché non dovremmo shipparli noi comuni mortali?): in molte delle gare di Castroneves non ci sarà Kanaan e viceversa. Però questo ha anche dei lati positivi: dato che gareggeranno uno per volta, potranno tifare l'uno per l'altro in stile cheerleader.
Iscriviti a:
Commenti (Atom)