martedì 14 aprile 2026

L'Età della Ruggine // blog novel sul motorsport thriller sci-fi: capitolo 3/19

OPENING III

Edward si allontanò con Selena, stringendola a sé con fermezza. Non aveva mai preso in considerazione che potesse mettersi in mezzo alla sua collaborazione con Oliver Fischer e, dopo le teorie che aveva esposto, non poteva nemmeno fingere che nulla fosse accaduto.
L’idea che una persona potesse essere rimpiazzata da un sosia era, almeno sulla carta, totalmente assurda, solitamente relegata a ridicole teorie del complotto secondo cui celebrità ancora in vita fossero in realtà morte, a compensare quelle secondo cui altre celebrità ormai decedute fossero invece ancora in vita. In altre circostanze, Edward l’avrebbe scartata a prescindere, ma non dopo avere avuto a che fare con Remy Corvin, il cui modo di fare sembrava ben diverso da quello dell’uomo che aveva preso parte al filmato diffuso prima dell’inizio della stagione.
Selena lo invitò a ridurre la pressione: «Puoi anche lasciarmi andare, adesso. Fischer non può più vederci.»
Edward si irrigidì. Si chiese se l’avere stretto a sé Selena a quella maniera fosse una reazione al fatto di essere stati seduti tutti e tre su quella scala, Oliver Fischer così vicino a sua moglie. In realtà, non aveva nulla da dimostrare al giornalista, ma credeva di avere ancora molto da dimostrare a se stesso.
«Mi piace sentire il calore del tuo corpo» replicò.
«Ah, sì?» ribatté Selena. «Magari vorresti anche legarmi?»
«Perché no?» scherzò Edward, fermandosi.
Si voltò e fece girare anche Selena, la quale affermò: «Da te, mi farei legare molto volentieri.»
Cingendola a sé, Edward suggerì: «Allora fai come se ti avessi già legata.»
Si guardò rapidamente intorno, alla ricerca di un angolo poco illuminato. Senza allontanarla da sé, la condusse in una viuzza buia.
La spinse dolcemente verso la parete di un palazzo, le slacciò il foulard e prese a baciarla avidamente sul collo.
«Siamo in un luogo pubblico» gli ricordò Selena.
Edward la ignorò. Le gettò indietro la giacca e, smettendo per un attimo di baciarla, si lamentò: «Dovresti smetterla di vestirti così.»
«Perché?» obiettò Selena.
«Se tu indossassi una maglia e un gonna, invece di un abito intero, sarebbe molto più facile metterti le mani direttamente sulla pelle nuda. Così mi complichi troppo le cose!»
«Non hai che da aspettare di essere a casa.»
«Casa è ancora lontana» ribatté Edward, cingendole i fianchi, «E ho così voglia di sentire il calore della tua pelle.»
«Qui per strada?» obiettò Selena. «Non siamo adolescenti americani dopo il ballo scolastico in un B-movie.»
«Se lo fossimo, ti avrei già chiesto di inginocchiarti a terra e di succhiarmelo» replicò Edward, «ma non mi azzarderei mai a fare una simile proposta a una signora di classe, per giunta nelle tue condizioni.»
«Credo che la suddetta signora di classe sappia usare la bocca molto meglio di un’ochetta adolescente da B-movie» affermò Selena, leccandosi in maniera sensuale il labbro inferiore. «Facciamo così: quando arriviamo a casa, ci mettiamo comodi sul letto e ti do una bella dimostrazione pratica. Ci stai?»
Edward ammise: «La tua proposta è decisamente gustosa.»
«Se lo intendiamo in senso letterale» puntualizzò Selena, «sono io che dovrei trovarla gustosa.»
Edward non rispose. Si fiondò nuovamente sul collo della moglie e poi sulla sua bocca. Le loro lingue si intrecciarono. Edward la baciò a lungo, con avidità, senza mai smettere di stringerla a sé.
Quando le loro bocche si separarono, Selena precisò: «Mi dispiace per quello che è successo stasera. Spero che tu non ti sia fatto idee sbagliate. Anni fa, prima ancora che io lo conoscessi, Fischer ti aveva fatto domande scomode, intervistandoti. Temevo che stesse succedendo di nuovo e che stavolta stesse usando questioni private come pretesto.»
«È tutto a posto con Fischer» le assicurò Edward, «o almeno lo era, prima che tu ci raggiungessi.»
Selena obiettò: «Non ha detto o fatto nulla di sconveniente.»
«Non è questo il punto.»
«Qual è allora? Ti dà così fastidio che ci siamo visti?»
«Non mi dà fastidio il fatto che vi siate visti» rispose Edward, con sincerità. «So che mi ami e so che Fischer si è fatto da parte molto tempo fa. Io e te stiamo per diventare genitori, tempo poche settimane e ci sarà Ella con noi... È tutto così perfetto.»
«Qual è il problema, quindi? Che cosa posso fare per rimediare?»
«Il problema è proprio questo, Selena: non c’è nulla che tu possa fare.»
«Non capisco.»
«All’uscita dal circuito di Pau, mi sono scontrato accidentalmente con Fischer. Se non avesse avuto lo zaino con la cerniera aperta, forse il nostro incontro sarebbe durato soltanto qualche secondo. Invece ho dovuto aiutarlo a raccogliere le sue cose e...»
«Non capisco. Che cosa c’entro io con tutto questo?»
«Aspetta, lasciami finire. Abbiamo parlato, abbiamo deciso di rivederci più tardi, quella sera. Ho deciso di usare la scusa di una faccenda di sponsor perché non mi andava di dirti che dovevo incontrare il tuo ex ragazzo per parlare dell’Evolution. Ci siamo visti in un bar. Alla fine della serata, Fischer si è sentito male. Abbiamo dormito nella stessa stanza. Non era previsto, ma è successo. Siamo rimasti in contatto. Ci siamo scritti per giorni, sempre a proposito dell’Evolution. Ho perfino chiesto a Margaret di disegnarmi un unicorno da usare come avatar.»
Selena spalancò gli occhi.
«Un unicorno?»
Edward rise.
«È una lunga storia.»
«Lunga storia che ti impegnerai a raccontarmi» mise in chiaro Selena, «se vuoi che, una volta a casa, succeda quella cosa gustosa di cui abbiamo parlato poco fa.»
«Da quando baratti rapporti orali con rivelazioni a proposito di unicorni?»
«Da quando fai disegnare a tua figlia unicorni da usare come avatar per chattare con il mio ex ragazzo.»
«Mi sembra ragionevole.»
Selena confermò: «Certo, è molto ragionevole. Però baratto rapporti orali anche con spiegazioni più interessanti. Non mi hai ancora detto che cosa, esattamente, ti disturba di quello che è successo stasera. Il fatto che fossimo seduti tutti e tre insieme? Hai paura che Oliver riesca a mettersi tra di noi?»
«No» ammise Edward. «Sei tu che ti sei messa in mezzo a noi.»
«Non capisco.»
«C’era un certo equilibrio, tra me e Fischer. Prevedeva che tu non fossi coinvolta. Eravamo animati dalle stesse intenzioni: comprendere su quali basi si fondi l’Evolution Grand Prix Series. Avevamo una sintonia tutta nostra, nella quale non aveva importanza che tu avessi avuto una relazione con lui, prima di metterti insieme a me. La tua irruzione avrebbe potuto mandare tutto all’aria.»
«Mi stai dicendo» concluse Selena, «che tu e Fischer stavate diventando amici e io potrei avere rovinato tutto?»
«Non sto dicendo che io e Fischer stavamo diventando amici.»
In fondo, rammentò Edward, proprio lo stesso Oliver non aveva esitato a mettere distanza tra di loro, chiedendogli di non utilizzare il suo nome di battesimo.
«A me sembra che il problema sia proprio quello, invece» obiettò Selena. «L’avatar con l’unicorno deve avere un significato che conoscete solo voi. Potrà anche sembrare un dettaglio da nulla, ma il semplice fatto di averlo scelto per rappresentarti indica che tra te e Oliver ci sono affinità che altri non possono comprendere.»
«Mhm.»
«Non c’è niente di male, Edward.»
«Lo so, ma è strano parlarne con te. Prima c’erano due realtà parallele: una in cui ero sposato con te e non c’era posto per Fischer, un’altra nella quale ero in contatto con lui e non c’era posto - in senso figurato - per te. Devi ammettere che adesso tutto è molto più complicato.»
«Solo se vuoi vederlo come tale» replicò Selena. «Il fatto che poco fa fossimo tutti e tre seduti insieme non ha impedito a noi due di metterci a pomiciare in una strada buia, né di farci proposte erotiche. Non mi impedirà di sbottonarti i pantaloni non appena entriamo in casa. Non mi impedirà di farti godere e di portarti all’orgasmo. Non...»
Edward la interruppe: «Infatti non ho mai messo in discussione la solidità del nostro rapporto. Il punto è: cosa succederà tra me e Fischer?»
«Magari un giorno mi inviterete nella vostra chat tra unicorni» azzardò Selena, «e vi darò qualche dritta. Senza di me, non sareste arrivati a ipotizzare che Corvin sia un “leapling”. Il mio contributo potrebbe essere fondamentale. Magari vi aiuterò anche a entrare in sintonia. In fondo siete gli uomini della mia vita.»
Edward si irrigidì.
«Cosa vuoi dire?»
«Prima di incontrare Oliver ero chiusa in me stessa, non mi sarei mai aperta all’amore» rispose Selena. «Se non avessi amato lui, molto probabilmente non sarei mai finita tra le tue braccia.»
«Oh, quindi adesso dovrei ringraziarlo per essere venuto a letto con te» borbottò Edward. «Ha collaudato il sistema, ti ha confermato che era funzionale e tu hai pensato che, a quel punto, potessi usufruirne io.»
«Lo sai che una donna normale ti direbbe che hai una visione davvero squallida dell’amore e del sesso?»
«Probabilmente aggiungerebbe che, a forza di sentire parlare di tecnologia, oppure di ricerca e sviluppo, sto perdendo la capacità di ragionare sui sentimenti.»
«Io, però, non ho alcun desiderio di essere una donna normale» ribatté Selena. «Hai ragione: Fischer ha collaudato il sistema di cui adesso usufruisci tu stesso. Hai solo dimenticato un dettaglio.»
«Quale?»
«È vero, Oliver ha collaudato la mia vagina. Ha fatto diversi rodaggi manuali, per assicurarsi che andasse bene in funzione. Una volta che è stato soddisfatto e ha ritenuto che avesse effettuato un buon riscaldamento, è passato a un utilizzo più intenso, utilizzando lo strumento più adeguat-...»
«Selena, per carità, taci!» sbottò Edward. «Ti pare il modo in cui dovrebbe esprimersi una signora della tua estrazione sociale?»
Sua moglie ribatté: «Ti sembra che un uomo di quarant’anni dovrebbe usare un unicorno come avatar?»
«Meglio usare un unicorno come avatar che parlare a quella maniera di petting e rapporti sessuali.»
«Scusami per essermi dilungata su quell’aspetto invece di essere venuta subito al dunque. Quello che volevo dire, in realtà è che Oliver non ha collaudato solo la mia vagina, ma anche il mio cuore. Se non ci fosse stato lui, non avrei mai capito che potevo amare davvero qualcuno. Sarei rimasta ferma nella mia convinzione che ogni mia possibilità di essere felice insieme a un uomo fosse svanita con la morte di Patrick, così che io e te non avremmo mai costruito nulla insieme.»
«Quindi Fischer sarebbe una sorta di Cupido grazie al quale ci siamo messi insieme?» azzardò Edward.
Anziché rispondergli, Selena osservò: «Dovremmo trovargli una ragazza.»
«Perché?»
«Perché così non ci sarebbero fraintendimenti tra di noi, di alcun tipo. Non ci sarebbero tensioni. Potremmo davvero diventare amici di Fischer e chissà, magari risolvere il mistero di Remy Corvin.»
«Ci credi davvero, quindi?»
«Credo che, se sei così preoccupato per i retroscena della nuova categoria, non sia perché hai una fantasia smisurata, quanto piuttosto perché c’è davvero qualcosa che non torna. Mi rendo conto che non è comune sostituire le persone con dei sosia, ma non possiamo fermarci a che cosa sia comune. Chi è l’informatrice di Oliver?»
«Non lo so. È convinto che possa trattarsi di una donna che lavora per la squadra. Si fa chiamare Lady Rust. Fischer dice che, se il suo nickname richiama la ruggine, allora deve avere qualche collegamento con la R-Evolution Racing.»
«È una considerazione interessante.»
Edward sospirò.
«Quindi le considerazioni interessanti sono prerogativa tua e di Fischer?»
«Smettila di volere competere con me a tutti i costi» ribatté Selena. «Potrei capire se tu avessi dei dubbi su quello che Oliver potrebbe ancora provare per me, ma è davvero incomprensibile che tu ti stia impuntando sul fatto che io mi sia inserita in qualcosa che doveva riguardare soltanto te e Fischer.»
Edward borbottò: «Che cosa ci vuoi fare? Ero convinto che io e Fischer saremmo stati una bella coppia investigativa. Non avevo mai pianificato che saremmo diventati un trio, o addirittura un apparente threesome.»
«Ma quale threesome!» replicò Selena. «In certe nostre questioni private, Oliver non c’entra nulla.»
«Andiamo a casa, allora» suggerì Edward. «Sono curioso di assistere a una dimostrazione pratica.»

***

Vanessa Molinari si sentiva al di sopra da ogni preoccupazione. L’incontro con Livio Santangelo risaliva a ormai più di quattro mesi prima. L’ingegnere non si era messo in contatto con lei in alcun modo, in tutto quel tempo. Averlo visto impegnato con una squadra di Formula 3 Europea, proprio come negli anni precedenti, l’aveva condotta a smettere di preoccuparsi per lui in una maniera più definitiva.
Trovarlo ad attenderla nel cortile di casa, proprio mentre si apprestava a rientrare, la fece sussultare. Santangelo di accorse del suo stato d’animo e la rassicurò: «Non sono qui per forzarla a fare nulla che non voglia, Vanessa. Vorrei soltanto metterla al corrente delle ultime novità.»
Quelle parole non furono sufficienti per calmarla.
«Avrebbe potuto mandarmi un’email.»
«L’email è un mezzo totalmente asettico» replicò l’ingegnere. «Preferisco guardare le persone negli occhi, quando si tratta di qualcosa di importante.»
«L’Evolution Grand Prix Series non è nulla di importante per me» gli ricordò Vanessa. «Il mondo delle corse non mi riguarda più.»
«Eppure, se solo lo volesse, potrebbe tornare nell’Olimpo del motorsport» ribatté Livio Santangelo. «Sarebbe la scelta giusta per un progetto importante. Senza di lei, l’Evolution sarà costretta a puntare su qualche ragazzetta senza né arte né parte come la Blaze.»
Vanessa conosceva di fama Ivana Blazevic, più celebre con lo pseudonimo di Ivana Blaze. Era ormai alla quarta stagione in Formula 4 e non aveva ancora mostrato alcun guizzo. Eppure, qualcuno aveva costruito per lei una retorica grazie alla quale gli sponsor non mancavano mai: veniva dipinta come votata alla vittoria, nonostante avesse conquistato appena una manciata di punti in tre stagioni complete. Millantava di avere subito un trattamento di sfavore in quanto, diversamente dalle sue colleghe di genere femminile, non aveva alcuna intenzione di uniformarsi a un non meglio precisato “sistema”.
A Vanessa, aveva fatto una pessima impressione. La Blaze sembrava semplicemente impegnata a nascondere il proprio status di pilota di bassa qualità dietro a presunti discorsi motivazionali a sfondo femminista, nei quali, tuttavia, screditava qualunque donna non le somigliasse abbastanza. A peggiorare la situazione, essendo la ragazza appena diciannovenne, era molto probabile che fosse manovrata da chi ne gestiva gli affari e che fosse destinata a divenire la prima vittima di quella narrazione.
«Cosa vuole dire?» chiese Vanessa.
«Gli appassionati di automobilismo vogliono una donna vincente» rispose Livio Santangelo. «È inutile negarlo, sarebbe un colpo di scena di successo. Le donne potrebbero sentirsi rappresentate e gli uomini non sarebbero comunque immuni al fascino femminile. Lei sarebbe l’opzione più credibile, Vanessa.»
«L’opzione più credibile sarebbe Christine Strauss» replicò Vanessa. «Ha ottenuto parecchio successo, nella Diamond Formula. Se la categoria non fosse naufragata subito dopo, sarebbe molto più considerata.»
«Christine Strauss ha criticato apertamente l’Evolution Grand Prix Series, non ci sarebbe alcuna possibilità, con lei. In più, bisogna essere realisti: Christine non è particolarmente bella, si veste da tomboy ed è lesbica, ciascuno di questi dettagli, preso singolarmente, è sufficiente a rendere inefficace una simile scelta.»
«Che cosa c’entrano il suo aspetto, il suo modo di vestire e il suo orientamento sessuale?»
«Tutto, di lei, la fa percepire, a ragione o a torto, come una donna mascolina, ovvero proprio il tipo di donna che potrebbe inserirsi bene in uno sport “da uomini”. La vera rivoluzione sarà avere una donna dall’apparenza molto femminile nelle posizioni che contano. L’Evolution Grand Prix Series punta a questo. Lei sarebbe la candidata ideale, Vanessa.»
«Io non sono più in attività da molto tempo, ormai.»
«Sarebbe il Replacement a guidare al posto suo, ma tutti vedrebbero soltanto Vanessa Molinari. È la sua occasione d’oro. Può prendersi le giuste rivincite.»
«Fingendo?»
«Non sarebbe finzione. Il Replacement diventerebbe come lei.»
«Il Replacement sarebbe sempre e comunque un androide» replicò Vanessa, incurante del fatto che l’ingegnere provasse repulsione per quel termine. «Mi dispiace, ma non mi avrà mai.»
Livio Santangelo sospirò.
«Come vuole, Vanessa. Però, quando vedrà un’altra donna diventare vincente al posto suo, non venga a lamentarsi con me. Non mi troverà nemmeno.»
«Perché nel frattempo continuerà a fingere di lavorare in Formula 3 Europea?»
«Non fingo, ci lavoro davvero. L’Evolution è un’occupazione secondaria per me. Non dubito, tuttavia, che un giorno diventerà quella più importante. Sento di essere destinato al successo.»
«Sembra di sentire parlare Ivana Blaze.»
L’ingegner Santangelo rise.
«Molto probabilmente quella ragazzina farà davvero successo, pur non avendo alcuna dote e nascondendosi dietro al fatto che potrebbe tacciare di sessismo chiunque osi criticarla. Alla fine, la sua strategia commerciale diventerà vincente. Peccato che sia ancora troppo giovane e non sia credibile farla esordire nella prima stagione ufficiale.»

***

Nel pomeriggio, quando si erano svolte le due sessioni di prove libere, la temperatura era ancora piuttosto mite, ma dopo il tramonto aveva iniziato a fare fresco e il vento che proveniva dal mare peggiorava la situazione.
Oliver Fischer indossava la stessa felpa della sera precedente, ma sopra a una polo anziché a una camicia a quadri. Selena portava un vestito autunnale a maniche lunghe, che le arrivava fin sotto alle ginocchia. Aveva il foulard al collo, mentre aveva lasciato la giacca nel retrobox.
Mancava poco più di mezz’ora all’inizio della sessione di qualifiche e in casa R-Evolution Racing regnava un cauto ottimismo.
I tempi ottenuti nelle due sessioni di prove libere non erano stati eccezionali, ma il team aveva preferito lavorare sul setup, piuttosto che fare giri record al solo scopo di innescare emozioni.
Fischer portava un pass al collo, gentile concessione di Edward, il quale era convinto che permettergli di vedere Remy Corvin da vicino fosse la scelta migliore. Il pilota francese non si era fatto vedere molto in giro, ma appariva teso tanto quanto il giorno precedente alla conferenza stampa.
Soltanto la sera prima, la teoria del sosia era apparsa come sensata. Nella giornata di sabato, tuttavia, Edward non aveva potuto fare a meno di chiederselo: perché Corvin avrebbe dovuto essere rimpiazzato da un sosia in occasione di un’intervista? Quale poteva essere la ragione alla base di una simile scelta? La “teoria sensata” perdeva a poco a poco il proprio motivo di esistere.
Al cospetto dei due, Edward si lasciò andare a una considerazione: «Abbiamo lavorato troppo di fantasia.»
Selena abbassò lo sguardo.
«Eppure sembrava tutto così plausibile...»
Si capivano al volo. Il fatto che accadesse davanti a Fischer avrebbe dovuto riempirlo di soddisfazione, ma in quel momento Oliver sembrava concentrato su altro.
«Abbiamo comunque avuto il sospetto fondato che ci sia qualcosa che non va, in Corvin. Non dobbiamo fare finta di niente. Credo che sia opportuno non perderlo di vista.»
«Come pensi di fare?» obiettò Edward. «Si è chiuso da qualche parte e non uscirà prima dell’inizio delle qualifiche, non abbiamo grandi possibilità.»
«Non essere sempre così disfattista» replicò Oliver. «Vedrai che, in un modo o nell’altro, ce la faremo.»
«Speriamo» fu la rapida considerazione di Edward. Il suo ingegnere di gara lo stava chiamando. «Devo andare, ci vediamo dopo.»
«Buona fortuna per le qualifiche, Edward» lo incoraggiò Selena.
Oliver le fece eco: «Buona fortuna, Roberts. Dimostra a tutti che non hai bisogno di un sosia che guidi al posto tuo!»
Era una semplice battuta, ma lo fece raggelare. E se...
“No, è assurdo” si disse Edward, con fermezza.
Doveva evitare di formulare ipotesi ai limiti dell’assurdo. Anzi, doveva smettere di formulare ipotesi, anche se di buon senso: doveva disputare una sessione di qualifiche che si preannunciava di fondamentale importanza, non solo per l’EvoPrix di Montecarlo, ma anche per confermare quella supremazia della R-Evolution Racing di cui si era dibattuto tanto a lungo nelle settimane precedenti, non aveva più tempo per le congetture.
La sessione di qualifica iniziò alle 21.00 spaccate. La luce rossa all’uscita della pitlane si spense. Accodandosi alla vettura verde del British Team guidata da Dylan McKay, Edward scese in pista.
L’illuminazione era buona. Per quanto il tracciato non risultasse interamente illuminato a giorno, come avveniva altrove per altre competizioni, non vi erano disturbi per la vista, grazie anche al fatto che le monoposto stesse avessero luci posteriori.
Il giro di installazione si svolse senza intoppi. Edward lasciò andare McKay per non esserne rallentato.
Come concordato con la squadra, Edward ne eseguì un secondo, prima di effettuare il tentativo di qualifica. Via radio, venne informato che McKay aveva fatto registrare un tempo di 1’31’’383. Era un buon giro, ma poteva essere molto migliorato.
Edward si lanciò. Era pronto per replicare al tempo del pilota anglo-americano. Percorse senza intoppi la Sainte-Dévote, la curva che stava dirimpetto alla chiesa nella quale si era unito in matrimonio a Selena.
Proseguì con pista libera lungo Beau Rivage e poi imboccò Massenet e le curve che seguirono senza intoppi di sorta.
Imboccò il tunnel, l’unico tratto della pista in cui l’illuminazione era molto scarsa. Uscì, tornando alle luci dei lampioni e dei LED.
Fu allora, mentre era diretto verso Nouvelle Chicane, che intravide per la prima volta la sagoma che di lì a poco avrebbe compromesso il suo giro.
All’inizio, Edward non si rese conto di che cosa fosse sul punto di accadere. Proprio McKay, dopo le prove libere, si era lamentato vocalmente dei Ghost Driver.
«Per assurdo» aveva affermato, «riescono a ostacolare perfino di più dei piloti veri.»
Le sue parole erano state stigmatizzate dai vertici del campionato. Un comunicato aveva affermato che l’Evolution Grand Prix Series non tollerava che la ricerca tecnologica e i suoi frutti venissero sbeffeggiati pubblicamente dai piloti che gareggiavano nella serie.
McKay era stato costretto a scuse pubbliche di circostanze, ma la realtà dei fatti non cambiava: qualche curva più tardi, Edward si ritrovò a uscire dalla Rascasse con un Ghost Driver che zigzagava davanti a lui.
Rallentò, al fine di evitare contatti. Il Ghost Driver parve tagliargli la strada di proposito, tanto che Edward rischiò l’impatto contro le barriere.
A quel punto l’avversario non umano si fece da parte, gli permise di percorrere l’ultima curva e infine il rettilineo intitolato ad Anthony Noghès, colui che negli anni Venti del Novecento aveva ideato il Gran Premio di Montecarlo.
Il cronometro si fermò su 1’35’’002, il primo tentativo di qualifica buttato al vento a causa di manichino controllato da remoto. Non si poteva dire che l’avventura nella Evolution GP Series stesse iniziando nel migliore dei modi.
Dopo avere rallentato, Edward percorse la pista assicurandosi di non essere d’intoppo per i colleghi impegnati nei loro giri lanciati, dopodiché rientrò nella pitlane, consapevole che la maggior parte dei suoi avversari avrebbero ottenuto un tempo migliore del suo.
I Ghost Driver diedero ancora qualche problema. Entrambi i piloti di Italia Racing se li ritrovarono davanti, con conseguenti difficoltà nel terminare i rispettivi giri, mentre una delle Emerald Star cozzò addirittura contro le barriere quando si ritrovò un manichino comandato a distanza a fare da ostacolo.
Il crono realizzato non fu sufficiente a McKay per mantenere la testa della classifica. Quando tutti i piloti ebbero effettuato il primo tentativo, Dylan scivolò al quarto posto.
Il ritorno in pista, per Edward, fu decisamente più incoraggiante. Il suo ingegnere di gara lo informò che le due vetture del Ghost Team si trovavano ancora ai box e lo esortò a dare il massimo.
Al termine di un giro pulito, strappò un 1’31’’195 che lo collocò al terzo posto. La sessione non era ancora terminata - avrebbe avuto il tempo per migliorarsi, in condizioni ottimali - ma Edward poteva finalmente essere ottimista.
I Ghost Driver non si resero protagonisti di altri intoppi. Uno di loro strappò addirittura l’ottavo tempo provvisorio. In casa Italia Racing vi sarebbe stata ben poca soddisfazione, dato che entrambi i piloti erano ancora fuori dalla top-ten, diversamente dal migliore dei due Ghost.

***

Rintanato in uno stanzino di pochi metri, Remy si sentiva soffocare. Sapeva di non essere chiamato a uno sforzo così grande, ma restare chiuso tra quattro pareti per tutta la durata della sessione di qualifiche e oltre gli sembrava insopportabile.
Indossò gli occhiali da sole, nonostante fosse sera, infilò un cappellino e, per ulteriore sicurezza, tirò su il cappuccio della felpa. Si sentiva un po’ ridicolo. Nei film bastava per non farsi riconoscere, ma era sicuro che non funzionasse allo stesso modo nella realtà. Rinunciò al cappuccio, senza il quale si sarebbe fatto notare di meno. Le lenti scure non lo preoccuparono troppo: chi l’avesse visto, avrebbe pensato che indossasse gli occhiali su richiesta di uno sponsor e non avrebbe fatto troppo caso a lui.
Aprì la porta e sgusciò fuori. Respirò a pieni polmoni l’aria umida. Si sentì vivo e finalmente libero di muoversi. Nessuno si accorse di lui, a parte la moglie di Roberts. Per quale ragione se ne stava andando in giro per il paddock in compagnia di quel tizio che Edward si era portato ai box? Sarebbe stato più lecito aspettarsi che se ne stesse tranquilla a seguire la sessione davanti al monitor, tenendo le dita incrociate per il risultato del marito.
Remy Corvin non conosceva Selena Roberts, non l’aveva mai incontrata prima di quel giorno. A primo impatto, non sembrava una persona pericolosa. Se avesse affermato di averlo visto in quel momento, sarebbe stata tacciata o di essere una visionaria, o quantomeno di avere seri problemi di vista e di avere scambiato per lui un’altra persona. Remy, però, non era nella condizione di fermarsi alle apparenze.
Selena Roberts lo fissava. Stava sussurrando qualcosa al suo accompagnatore. Senza pensare troppo, Remy voltò le spalle a entrambi e si allontanò a passo spedito.
Non fu sufficiente. Senza nemmeno avere bisogno di guardare dietro di sé, ebbe la certezza che l’amico dei Roberts lo stesse seguendo.
Gli parve perfino di udire la voce di Selena, che lo pregava: «Aspettami, Oliver!»
Remy si chiese se avesse sentito male. Gli era sembrato che quel tale si chiamasse Dirk Strauss.
Ovviamente non poté fare alcunché per approfondirlo. Si augurò, anzi, che fosse stata un’altra donna a chiamare un certo Oliver, che Strauss non lo stesse seguendo e di avere anche Selena Roberts ben lontana da sé.
Quando fu al sicuro, lontano da occhi indiscreti, gli parve di avere percepito, sul momento, un pericolo maggiore di quello effettivo. Non vi era ragione affinché Selena Roberts dovesse ritenere che il vero Remy Corvin non fosse al volante.
D’altronde, il vero Remy Corvin era davvero al volante. Non avrebbe mentito, se l’avesse affermato. Il Replacement sapeva tutto di lui. O meglio, sapeva ciò che Remy aveva detto, in modo che il database immagazzinasse informazioni sul suo conto. Aveva menzionato di avere raggiunto la maggiore età il primo marzo, di conseguenza quella era stata indicata come sua data di nascita. Il sistema non prendeva in considerazione che si potesse venire alla luce il 29 febbraio e, di conseguenza, vedere la propria età aumentare in un giorno diverso dal proprio anniversario di nascita, in assenza dello stesso.
Una voce femminile lo fece sussultare. In quello stesso momento sentì bussare alla porta.
«C’è qualcuno?»
Remy rimase immobile. Non poteva fare alcun rumore.
Doveva essere Selena Roberts. Perché si fosse messa in testa di smascherarlo era un mistero. Per caso agiva per conto del marito? Eppure Edward non sospettava minimamente la verità. Non poteva immaginare che i Ghost Driver non fossero gli unici piloti artificiali a essere scesi in pista.
La Roberts, al di là della porta, bussò di nuovo con una certa insistenza. Per fortuna Remy aveva fatto scattare la serratura subito dopo essere entrato, quindi non sarebbe stata in grado di fare irruzione nella stanza.
Non si mosse. Non fece alcun rumore. Chiunque ci fosse là fuori, se ne andò senza dare ulteriori segni di vita. Remy tirò un sospiro di sollievo e rimase in attesa. Il rischio corso al di fuori non valeva quella boccata di aria fresca che aveva respirato con tanto sollievo.
Come gli era stato assicurato, il Replacement fu in grado di esibirsi in una guida perfetta. Con 1’29’’998 ottenne l’unico tempo al di sotto del minuto e mezzo, precedendo un ottimo Dylan McKay, soltanto un decimo più lento. Edward Roberts conquistò il terzo posto in griglia, con 1’30’’152, proprio sul finire della sessione.
Le interviste post-gara avvenivano in una sala scarsamente illuminata, i primi tre classificati erano ben distanziati gli uni dagli altri. McKay e Roberts non si sarebbero accorti di nulla. Remy era stato rassicurato più volte. Non gli rimaneva altro da fare che sperare che al Replacement non venissero poste domande sul suo quarantesimo compleanno, ma era piuttosto improbabile che accadesse.
Tutto filò liscio. Quando la conferenza stampa terminò e il Replacement fu messo a riposo, Remy poté finalmente ripresentarsi all’esterno. Incontrò Selena Roberts. Le parlò. La moglie di Edward parve non avere alcun sospetto nei suoi confronti.
Gli sembrò pallida. Chissà, magari l’indomani avrebbe preferito rimanere a casa. Remy non aveva idea di quanto tempo mancasse al parto, ma nel suo stato Selena avrebbe fatto meglio a non presentarsi nel paddock.
Anche Edward Roberts si approcciò in maniera assolutamente normale. Dirk Strauss, invece, non ebbe la decenza di fare lo stesso.
«Ottimo giro» affermò, con una nota tagliente nella voce.
«Davvero ottimo» convenne Remy. «Posso esserne molto soddisfatto.»
«La tua traiettoria è stata perfetta» insisté Dirk Strauss. «C’era qualcosa di inumano in essa.»
Remy ricordò che i Ghost Driver avevano provocato un po’ di problemi, quindi affermò: «Si è visto come guidano i piloti non umani. Onestamente, credo di avere fatto l’esatto contrario.»
Strauss stava per replicare, ma per fortuna arrivò Edward, che sembrava in grado di tenerlo a bada: «Dirk, smettila di infastidire Corvin.» Si rivolse a Remy: «Ti chiedo scusa per le sue paranoie. È un mio fan sfegatato, è convinto che chiunque mi batta stia barando.»
«Ma no!» ribatté Dirk Strauss. «Non mi permetterei mai di fare insinuazioni del genere a proposito di un pilota serio e professionale come Dylan McKay.»
«Che cosa significa questo?» obiettò Remy. «Per caso mi stai tacciando di avere barato io stesso?»
«Non ho prove per affermarlo» puntualizzò Strauss. «Certo, non sono convinto che tu sia un pilota più veloce di Roberts, ma...»
Remy lo interruppe: «Non è detto che io sia un pilota più veloce di Edward sempre. Però lo sono stato in questa sessione di qualifiche e te ne dovrai fare una ragione.»
Non aveva barato. Si era semplicemente prestato per un esperimento. Un giorno ne avrebbe tratto vantaggio, certo, ma chi si sarebbe fatto sostituire al volante di un androide se non ci fosse stato qualche genere di tornaconto?
Dirk Strauss parve finalmente fare un passo indietro: «Ti chiedo scusa, Corvin, se le mie parole ti hanno offeso. Non volevo in alcun modo insinuare che ci fosse qualcosa di poco chiaro.»
A Remy sembrava l’esatto opposto, ma preferì non replicare. Era l’unico modo per mettere fine a quella conversazione.

***

Era ormai notte inoltrata quando Edward bussò alla porta di Fischer. L’aveva avvisato dell’arrivo imminente con un messaggio, quindi l’altro si fece trovare pronto ad aprire.
«Posso entrare?» chiese Edward.
Oliver si fece da parte.
«Prego.»
«Sei solo?»
«Il mio compagno di stanza è appena andato a letto.»
«Se parliamo piano, può sentirci?»
«Se parliamo piano, direi di no. Se dorme, non dovremmo nemmeno svegliarlo. Tu sei solo?»
«Sì.»
«Come mai Selena non ti ha accompagnato?»
«Mi ha detto che si sentiva un po’ stanca, dato che si è affaticata inseguendo un presunto sosia di Remy Corvin.» Edward scoccò a Oliver un’occhiata di fuoco. «Perché le hai permesso di fare uno sforzo simile?»
«Perché Selena ha trentasette anni ed è una persona senziente» rispose Fischer. «Non le ho detto di mettersi a seguire quel tizio. L’ho fatto io stesso. Le ho detto di aspettarmi dove eravamo in quel momento. Tua moglie non mi è stata a sentire.»
Edward varcò la soglia, entrò e richiuse la porta.
«Augurati che domani stia bene.»
«Selena starà bene, domani» profetizzò Fischer. «Da parte mia, ti posso assicurare che quel tale somigliava molto a Remy Corvin.»
«Cosa intendi per “assomigliava molto”?»
«Esattamente quello che ho detto.»
«Sei sicuro al cento per cento che fosse un suo sosia, invece di essere, che ne so, suo fratello?»
«Corvin ha un fratello?»
Edward rispose: «Non ne ho la minima idea. Non ne ha mai parlato.»
Oliver Fischer lo fissò con fermezza.
«Sai qual è il problema, Roberts?»
«Quale?»
«Che non abbiamo idea di quale sia l’utilità di un sosia di Corvin. Perché avrebbe dovuto prendere parte al video prestagionale al posto del vero Remy? Perché avrebbe dovuto essere qui, rischiando di farsi scoprire? La cosa non ha alcun senso logico, non trovi?»
Edward annuì.
«Lo so. La cosa non ha senso, almeno in apparenza. A meno che...»
Si interruppe. Non poteva certo confidare a Oliver il suo sospetto che un manichino avesse disputato la sessione di qualifiche al posto di Corvin e conquistato la pole position. Il progresso tecnologico, per quanto avanzato, non poteva rendere possibile qualcosa di simile. Eppure proprio lo stesso Fischer aveva affermato che le traiettorie di Remy erano state perfette, quasi impossibili per un essere umano.
Non era la prima volta che la guida di un pilota veniva descritta in quella maniera. Succedeva spesso ai grandi dell’automobilismo. Il punto era che Remy Corvin, al pari dello stesso Edward o di Dylan McKay, difficilmente poteva essere considerato tra i migliori piloti della storia del motorsport. Aspettarsi che avesse una guida come quella di Kai Silberblitz, uno dei più vincenti della storia, tacciato alla sua epoca di essere sovrumano, era di gran lunga improponibile.
Fischer lo esortò: «A meno che...?»
«Niente, lascia stare.»
«Non mi freghi, Roberts. Tu sai di più di quanto ci tieni a farmi credere. La domanda, in questo caso, è: perché tenermi all’oscuro? Siamo entrambi dalla stessa parte.»
Edward gli domandò: «Possiamo andare fuori?»
«Perché?» obiettò Oliver. «Non possiamo parlarne qui?»
«No. Il tuo compagno di stanza potrebbe svegliarsi e sentirci. Non deve succedere. È una questione molto delicata.» Edward si sforzò di parlare con un tono che non ammetteva repliche. «Se vuoi parlarne, dobbiamo uscire.»
Oliver Fischer lo seguì senza esitare. Si limitarono a scendere le scale e a uscire. Non c’era più nessuno, in strada a quell’ora.
Il giornalista protestò: «Non mi avevi detto che ci fosse così freddo, adesso.»
Edward non replicò a una simile affermazione, ma annunciò: «Temo che ci siano dei Ghost Driver ben più avanzati di quelli ufficiali.»
«Cosa vuoi dire?»
«La mia impressione è che Remy Corvin sia stato rimpiazzato da un androide.»
Oliver spalancò gli occhi.
«Sei serio?»
«Purtroppo sì.»
«Suvvia, Roberts, non siamo in un romanzo di fantascienza.» Il giornalista voleva farlo tornare alla realtà. «Sono sicuro che ci sia una spiegazione molto meno elaborata.»
«Remy non è sempre rimpiazzato da un androide, ovviamente. Il video prestagionale doveva essere una sorta di test, per vedere se poteva essere credibile. Oggi l’androide ha guidato e ha preso parte alla conferenza stampa. Puoi dirmi che sono pazzo, se preferisci, ma non cambio idea... e sono sicuro che, messa di fronte al fatto compiuto, anche Selena finirà per darmi ragione.»
Oliver fece un mezzo sorriso.
«Farsi dare ragione dalla propria moglie non è così complicato.»
Edward gli strizzò un occhio.
«Facile a dirsi, quando non sei sposato! A proposito, Selena dice che dovremmo trovarti una ragazza.»
Oliver lo guardò storto.
«Perché dovreste?»
«Per evitare “fraintendimenti tra noi tre”.»
«Non ci sono fraintendimenti, da parte mia.»
«Mi fa piacere sentirtelo dire» ammise Edward, «perché non ce ne sono nemmeno da parte mia. Tu e Selena vi siete lasciati quasi due anni fa e non ho mai messo in dubbio i sentimenti che mia moglie prova nei miei confronti.»
«Non li metto in dubbio nemmeno io» mise in chiaro Oliver, «diversamente dalla tua assurda storia secondo cui un androide piuttosto avanzato scenderebbe in pista al posto del tuo compagno di squadra.»
«Ti porterò delle prove» propose Edward.
«Va bene» concesse Oliver. «Le aspetto.»
Edward fu costretto ad arrendersi. Non gli rimase altro da fare che tornare a casa, consapevole che il percorso da intraprendere per dimostrare quell’assurda follia fosse ancora lungo.
Quando rientrò, Selena era già andata a dormire. Edward non riuscì a prendere sonno. Nella speranza che le palpebre gli si abbassassero, commise addirittura quella che poteva essere un’imprudenza: controllare i profili social ufficiali. Invece che un’imprudenza, si rivelò una scelta sensata. Una certa @LadyRust gli aveva scritto.
Erano passate alcune ore e avrebbe potuto ignorarla, ma decise di darle una risposta.

@LadyRust: Buonasera Edward, non ci conosciamo, ma avrei bisogno di parlare con te. So che questa mia richiesta può apparire strana, ma sono in contatto con un tuo conoscente, un certo Fischer.
Ti ho visto insieme a lui in un bar di Pau. Quando siete andati fuori, ho notato che ti sei soffermato qualche istante a guardarmi. Sono abbastanza convinta che tu sia la persona giusta per discutere di quello che succede nell’EGPS. Forse ti chiederai come faccia a esserne al corrente, ma per il momento preferirei evitare grosse spiegazioni. Non dobbiamo parlare di chi sono io, ma di che cosa succeda nel campionato.
@ERobertsOfficial: Buonasera Lady Rust, o buongiorno se leggerai il mio messaggio domani mattina. Il mio conoscente in questione mi ha parlato di te. Mi verrebbe da chiederti che cosa ci facessi in quel bar di Pau. Chi stavi tenendo d’occhio, me o lui? A che cosa dobbiamo l’onore di questo tuo interessamento nei nostri confronti?

Si chiese se valesse la pena di chiamare Fischer per avvisarlo, ma optò per attendere l’indomani. Non vi era alcuna urgenza. Era improbabile che quella donna, chiunque fosse e ammesso che fosse una donna, li avesse seguiti anche a Montecarlo, se esterna alla squadra.
Fino a che punto poteva fidarsi di quel “non ci conosciamo”? Passò in rassegna le esponenti del gentil sesso che si trovavano sul posto con la R-Evolution Racing. Nessuna di loro sembrava una candidata plausibile per il ruolo di signora della ruggine.
Edward ripose lo smartphone sul comodino. Poco dopo riuscì finalmente a sprofondare nel sonno.
L’indomani, Selena si sentiva ancora affaticata. Era molto dispiaciuta, ma non se la sentiva di accompagnarlo, per la gara di quella sera. Edward le chiese di non rimanere da sola. Selena gli rispose che aveva già pensato a tutto: aveva chiesto ad Aurelie se potesse andare da lei, in cambio di una giornata libera all’inizio della settimana.
Soddisfatto della sua risposta, Edward la lasciò riposare. Dal momento che Lady Rust gli aveva scritto poco prima, le diede una risposta, sperando che fosse ancora in linea.

@LadyRust: Non vi stavo tenendo d’occhio, ci mancherebbe! Mi trovavo a Pau per incontrare una persona e poi ho seguito questa persona al bar.
Per caso hai avuto qualche problema, quella sera? Ti sei sentito male o qualcosa del genere?
@ERobertsOfficial: No, perché?
@LadyRust: Niente, lascia stare.
@ERobertsOfficial: Per caso hai visto quella persona trafficare nei pressi del mio bicchiere?
@LadyRust: Come ti viene in mente una simile ipotesi, se non sei stato intossicato? Mi sembra un po’ improbabile giungere a questa conclusione.
@ERobertsOfficial: A un certo punto mi sono alzato dal tavolo. Quando sono tornato, il bicchiere non era più al suo posto. Non sono rimasto intossicato, ma ho preferito non bere, per evitare problemi.
@LadyRust: Ho visto Fischer bere dal tuo bicchiere. Si è sentito male?
@ERobertsOfficial: Credo che dovresti chiedere al diretto interessato. Hai detto che sei in contatto con Fischer. Può risponderti meglio di me.

Lady Rust smise di scrivergli. Edward controllò più di una volta l’eventuale arrivo di una risposta, trovando solo silenzio. Non gli piaceva la piega che la loro conversazione aveva preso. Si chiese se avesse sbagliato approccio, ma giunse alla conclusione che non vi fosse una maniera più giusta dell’altra di gestire quella faccenda.
Quando venne l’ora di recarsi al circuito, incontrò Fischer. Grazie al suo intervento, era ospite della R-Evolution Racing anche quel giorno.
Oliver gli si avvicinò subito e lo informò: «Corvin non si è ancora visto.»
Edward azzardò: «Un androide che gli somiglia, invece?»
«Non mi risulta.»
«Che peccato, ci avrebbe facilitato di gran lunga le cose!»
«Niente risultati facili, oggi» ribatté Fischer. «Chissà, magari andrà diversamente in gara. Può darsi che all’androide si scarichino le batterie.»
«Fai poco lo spiritoso, Dirk» lo ammonì Edward. «È una questione seria.» Valutò per qualche istante che cosa potesse confidargli a proposito della chat avuta con la loro comune “conoscenza”. «C’è una cosa che devo dirti.»
«Anche tu sei stato sostituito da un androide, nella qualifica di ieri? Oppure manderai un androide in pista al posto tuo in gara?»
«Non essere ridicolo. Mi ha contattato Lady Rust.»
«Interessante.»
«Molto.»
«Cosa ti ha detto?»
«Era a Pau.»
«Al circuito?»
«Non lo so. Ha detto che era al bar e che dovrei averla notata mentre ce ne andavamo.»
«Hai notato qualche donna?» volle sapere Oliver. «Risposte tipo “non guardo altre donne da quando sono sposato” non valgono. Sicuramente ti accorgi comunque della loro presenza.»
«C’era una ragazza con i capelli neri, poteva avere una trentina d’anni» rispose Edward. «Mi pare avesse dei colpi di luce blu.»
«Oh.»
«La cosa ti stupisce, Dirk?»
Oliver annuì.
«Un po’.» Prese fuori lo smartphone, si mise a cercare qualcosa con una certa frenesia, infine glielo mise davanti agli occhi. «Potrebbe essere lei?»
Edward raggelò.
«Sì.»
Oliver Fischer gli stava mostrando un articolo risalente alla fine di dicembre. Il tono era scandalistico. L’argomento era l’identità della misteriosa giovane donna bruna con mèche blu fotografata in una località sciistica in compagnia di Remy Corvin.
«Cosa ti ha detto?» volle sapere Oliver.
Edward mentì: «Niente di interessante.»
Voleva approfondire l’inatteso retroscena con la stessa Lady Rust, prima di mettere Fischer al corrente di ciò che questa gli aveva chiesto. Il giornalista parve accettare la sua spiegazione. Non gli domandò altro, fintanto che rimase in sua compagnia. Infine, giunse il momento di passare oltre.
Durante il pre-gara, Remy Corvin rimase in disparte. Edward non riuscì ad avvicinarlo, né a valutare se si trattasse del “vero Remy”. Il tempo continuò a trascorrere. Fu tentato di fare una breve telefonata a Selena, ma non ne ebbe il tempo materiale.
La gara iniziò con un ottimo scatto di Dylan McKay, il quale passò in testa, ma venne ben presto affiancato da Corvin. L’anglo-americano tentò di opporre resistenza, con il risultato che il francese lo speronò brutalmente.
Edward ne approfittò per prendere il comando, senza preoccuparsi troppo del destino dei due avversari. La gara proseguì tranquilla, senza un’effettiva pressione da parte degli inseguitori alle sue spalle.
Poco dopo la metà della percorrenza, fu necessaria una bandiera rossa. Uno dei Ghost Driver aveva innescato un contatto alla Rascasse che aveva provocato un ingorgo a causa delle vetture retrostanti rimaste coinvolte in seconda battuta. Tra queste, vi era anche quella di Corvin, il quale si trovava ancora in gara, doppiato di un giro. Anche McKay era riuscito a proseguire, ma con evidenti danni alla monoposto, tanto che non riuscì a giungere al traguardo.
La gara riprese dopo essere stata ferma per venticinque minuti. Anche nella sua seconda parte fu piuttosto tranquilla per Edward, che si tradusse nel primo vincitore della storia della R-Evolution Racing.
Fu una soddisfazione, dopo due anni di stop forzato. L’unica piccola pecca fu la mancanza di Selena.
Dopo tutte le formalità post-gara, le telefonò, ma a rispondergli fu Aurelie. Per un attimo, Edward sentì la terra mancargli sotto ai piedi.
Andò a cercare Fischer, per avvisarlo di ciò che stava succedendo. Oliver spalancò gli occhi per lo stupore.
«Wow!» esclamò. «Selena sta bene?»
«La governante dice di sì» rispose Edward, «e che non ci sono pericoli, ma non so se crederle.»
«Vedrai che andrà tutto bene» cercò di incoraggiarlo Fischer.
«Facile a dirsi, quando non hai figli!»
«Vorrà dire che, quando sarà il mio turno, mi dirai simili parole di circostanza.»
Edward replicò: «Spero che, quando metterai al mondo dei figli, avrai già avuto la decenza di levarti di torno.»
«Se tu non mi avessi ribaltato lo zaino a Pau, non sarei qui, adesso» gli ricordò il giornalista. «Sei tu stesso la causa dei tuoi mali.»
Edward si limitò a lanciargli un’occhiata di fuoco e a dirgli che l’avrebbe messo al corrente degli sviluppi futuri. Nonostante tutto, non se la sentiva di tagliarlo fuori.
«Fammi sapere» concluse Oliver.
Edward annuì, prima di voltargli le spalle e allontanarsi.
Più tardi, quando poté lasciare il circuito, riuscì a ricostruire gli eventi. La sensazione di stanchezza di Selena era gradualmente peggiorata, tanto che nel tardo pomeriggio Aurelie l’aveva accompagnata in ospedale.
Ella Roberts era venuta alla luce con parto cesareo a serata inoltrata, proprio nei frangenti in cui Edward tagliava da vincitore il traguardo del primo EvoPrix della storia.
Più tardi, nella notte, Lady Rust tornò a farsi viva per un altro breve scambio.

@LadyRust: Non so se posso fidarmi di Fischer. Ho delle informazioni importanti, ma non sono sicura che mi crederebbe. È un esterno, non lavora per l’EGPS e potrebbe pensare che io sia fuori di testa.
@ERobertsOfficial: Io e Fischer abbiamo trovato la foto di una donna che a Natale è stata a sciare insieme a Remy Corvin. Sei tu?
@LadyRust: Come ti viene in mente una simile insinuazione?
@ERobertsOfficial: Me l’hai detto tu stessa, ci siamo visti al bar a Pau, quella sera. Ho visto una cliente che le somigliava.
@LadyRust: Non importa chi sono.
@ERobertsOfficial: Se permetti, importa eccome. Se stai insieme al mio compagno di squadra, perché non confidi i tuoi dubbi a lui? Per caso i tuoi dubbi riguardano proprio Remy?

Ancora una volta, di fronte a domande troppo altisonanti, Lady Rust non rispose. Edward la mise da parte. Scrisse a Fischer, per annunciargli la nascita di Ella e che madre e figlia stavano bene. Oliver proruppe subito in mille complimenti, tanto che Edward non si sorprese vederlo comparire in ospedale l’indomani, recando con sé un mazzo di fiori per Selena.
Viste le circostanze, non ci fu modo di parlare di androidi e di sosia. Per il momento la questione, pur non essendo chiusa, era stata quantomeno messa da parte.
Nei giorni che seguirono, Edward tenne sotto controllo la chat con Lady Rust. Si scambiarono qualche rapido messaggio, ma la donna misteriosa fu piuttosto riluttante e si rifiutò di parlare in maniera esplicita.
Remy Corvin, tramite le proprie pagine social, si scusò con Dylan McKay e con il British Team per l’incidente provocato al primo giro dell’EvoPrix di Montecarlo. L’argomento venne ben presto dimenticato e anche l’interesse collettivo per il ritorno alla vittoria di Edward si spense molto velocemente.
I due eventi successivi erano previsti per la fine di giugno a Londra e per l’inizio di luglio a Berlino. Per lunghe settimane, non vi fu più alcuna possibilità di approfondire la questione del potenziale sosia o androide.
Lady Rust disattivò il proprio account. Di punto in bianco, una vicenda piena di ombre parve non essere mai davvero accaduta.
Nelle serate di primavera inoltrata e inizio estate, spesso Edward si perdeva a contemplare il nulla, sul balcone dell’appartamento che condivideva con Selena, domandandosi se non fosse stata tutta un’assurda fantasia. Una voce, dentro di lui, gli ripeteva che non lo era e che la bevanda manomessa a Pau era un segnale che non poteva ignorare.
«Non hai prove» gli diceva spesso Selena. «Le analisi di Oliver non hanno segnalato nulla di anomalo.»
«Lo so» rispondeva Edward, «ma l’ho visto, quella sera, ho visto come stava.»
«Allora diglielo esplicitamente» gli suggeriva Selena.
Sarebbe stato opportuno, Edward se ne rendeva conto, ma era convinto che Oliver non fosse la vittima designata. In cima ai suoi sospetti, c’era proprio Lady Rust, che peraltro non era ancora stata identificata dal popolo dei social media nel suo altro ruolo di graziosa donna bruna immortalata in compagnia di Corvin in montagna. Non doveva essere troppo abituata a mettersi in mostra, il che era inusuale per la società di quei tempi.


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