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sabato 5 ottobre 2024

Dedicato a Jules Bianchi, dieci anni dopo

Anche se nel corso degli anni gli incidenti che a prima vista destavano preoccupazione erano sempre meno, non avevo quella sensazione, comune a molti, che nessuno potesse più morire in Formula 1, sia fanboy vintage secondo cui era troppo sicura quindi poco emozionante, sia ragazzini che non avevano mai visto nessuno morire se non nei vecchi video su Youtube. Ho sempre saputo che il disastro poteva essere dietro l'angolo, forse pronto a colpire in quei pochi punti di vuoto in cui non si era intervenuto, ma era un concetto vago: la morte, in un momento non definito, chissà dove e chissà quando, avrebbe bussato alla porta. Poteva essere l'indomani, poteva essere dopo anni. Di certo, quel 5 ottobre 2014, non avrei mai pensato che fosse giunto il momento.
Non avrei nemmeno mai immaginato che il pilota sarebbe stato Jules Bianchi, per ironia della sorte un pilota che avevo tanto sperato potesse arrivare in Formula 1. Avevo sperato che mettesse a tacere la gente che lo denigrava a random e, incredibile a dirsi, aveva fatto anche questo in grande stile, mettendo in top-ten una macchina dei nuovi team.

Quell'incidente è stato un duro colpo per me, quindi qualcuno mi vorrà scusare se parlo di lui e non di anniversari più importanti, cosa per la quale sono stata in passato criticata. Non obbligo altre persone a pensare a quel GP del Giappone con la mia stessa sensibilità, ma vorrei semplicemente che se qualcuno non è interessato a questo post semplicemente evitasse di leggerlo, invece di venire a dirmi che ho sbagliato a scriverlo.
Così come vedo appassionati che, giustamente, ricordano i piloti della loro generazione che non ci sono più, a distanza di decenni, credo di avere il diritto di ricordare un pilota della mia generazione, nel decimo anniversario dell'incidente che l'avrebbe portato alla morte dopo nove mesi di coma.
Amo il motorsport, anche se è pieno di storie tristi e senza lieto fine. Sono molto appassionata anche di vicende e piloti venuti prima della mia nascita. Non si può pretendere, tuttavia, che io riesca a mettere da parte quello che è stato il giorno che ho vissuto come più triste in assoluto come appassionata di Formula 1, e nel quale un ragazzo della mia età è venuto a mancare.


Sono passati dieci anni, ma non dimenticherò mai quelle ore trascorse in attesa di novità, poi al pomeriggio tornare con frequenza a controllare se ci fossero nuove notizie. Quando c'erano, non erano positive.
Poi, fuori contesto, ma incredibilmente incastrata nei drammi di quel giorno, è arrivata la notizia della morte di Andrea De Cesaris in un incidente stradale sul Raccordo Anulare. Perché evidentemente noi appassionati di motori siamo condannati alla sofferenza e quel giorno non ce n'era ancora stata abbastanza.


giovedì 5 ottobre 2023

5 Ottobre 2014

Era il 3 Ottobre ed era venerdì. Quel pomeriggio in ufficio, nel mio primo posto di lavoro, i miei due colleghi per qualche motivo si ritrovarono a parlare del loro lavoro dei sogni.
Lei gli chiese: "Quale sarebbe il tuo lavoro ideale?"
Lui rispose: "Pilota di Formula 1."
Quella risposta mi stupì. Lavoravamo insieme da quasi un anno e mai una volta l'avevo sentito parlare di Formula 1 o di corse automobilistiche in generale.
Peraltro era da tutto il giorno che parlava di un weekend alle terme(?) che aveva programmato per fare una sorpresa a sua moglie e mi venne da pensare che lui, il gran premio previsto per quel fine settimana neanche l'avrebbe guardato.
Io non pensavo ad altro. Quando uscii alle 17,30 corsi a casa e mi misi a passare l'aspirapolvere perché temevo che altrimenti mia madre me lo facesse fare il giorno dopo, a un orario inopportuno perché sovrapposto alle qualifiche.
Volevo disporre totalmente del mio tempo, quel fine settimana, incentrarlo sulla visione del gran premio.
Qualifiche in differita sulla Rai, gara in diretta su qualche sito non propriamente legittimo, quello era il mio piano.
Così iniziavo ad aspettare che fosse sabato e che venissero le 14.00.

Era il 4 Ottobre ed era sabato. Avevo deciso di andare in discoteca anche se la mattina dopo c'era il gran premio alle otto.
Avevo indossato un paio di scarpe che non avevo mai messo prima. Avevano delle cuciture che mi davano fastidio, me ne accorsi durante la serata.
Andai in bagno, per mettermi dei cerotti per evitare che i piedi mi si riempissero di vesciche.
Facevo un po' il countdown del tempo che mancava al gran premio, fregandomene del fatto che avrei dormito poche ore.
Rievocavo le 13.50, quando era iniziata la telecronaca - in differita - di Mazzoni.
Ai tempi non avevo lo smartphone, ma un cellulare anteguerra. Per essere sul pezzo con le ultime news dovevo accendere il computer oppure beccare un telegiornale.
Non avevo acceso il computer e, fino a quel momento, neanche la TV. Niente spoiler, avevo pensato, credendo che il momento clou fosse alla fine delle qualifiche.
Invece no, il momento clou, quello che spiazzava, era arrivato prima ancora che le vetture scendessero in pista, con una notizia bomba di mercato. Non mi aspettavo di sentire che un pluricampione del mondo stava per lasciare il team con cui aveva vinto quattro mondiali.
Le implicazioni erano chiare e l'impressione era che qualcosa stonasse. C'erano pezzi che non si incastravano, ma non potevo fare altro che evitare altri incastri.
Rimaneva comunque un weekend di gara. Non restava altro da fare, al momento, che pensava alla domenica mattina e alle otto che sarebbero arrivate di lì a qualche ora.

Era il 5 Ottobre, infine, ed era domenica, erano le otto, con le voci di mercato che si spegnevano, come invece non si spegnevano le luci della safety car, pronte a lasciare spazio alla bandiera rossa.
Venti minuti dopo le vetture si sarebbero riallineate dietro la safety car e diversi giri dopo si spegnevano anche le luci della safety car. La pioggia si era placata, iniziava la vera gara.
Sembrava uno di quei giorni già scritti, in cui la seconda guida di turno che si atteggiava a potenziale campione del mondo sarebbe stato ridicolizzato dal compagno di squadra, l'unico capace di essere preso sul serio. Ci fu un momento, in effetti, che pensai andasse davvero così, che fosse quello il succo della giornata.
Una volta deciso l'affare della leadership, si passava a quelle che vedevo come cose serie, come il contorno che non era solo un contorno. Poi ci fu quel pensiero, che ricordo con chiarezza. Arrivò più avanti, quando la pioggia aveva ripreso a cadere, i giri di soste venivano ultimati e ogni tanto il sentore che qualcosa stesse per accadere si faceva vivo: "ora sto iniziando a divertirmi".
Era raro che non mi succedesse, nel vedere un gran premio. Sono sempre stata capace di emozionarmi anche per il dettaglio che a molti sembra inutile. Non so nemmeno cosa mi divertisse, quella mattina, non me lo ricordo, probabilmente un dettaglio da nulla. O forse quel meteo incerto che poteva cambiare le carte in tavola.

C'eravamo noi, nelle nostre case, sui nostri divani, davanti ai televisori - oppure, nel mio caso e forse di parecchi altri, seduti sul letto con computer portatile sulle gambe in incrociate - che guardavamo il gran premio inoltrato, ancora ignari di cosa ci aspettava.
C'eravamo ancora noi, spaccati inesorabilmente in due sottogruppi, che non sapevamo che stavamo per diventare una cosa sola, mentre la pioggia controllata si faceva diluvio e una pagina oscura della storia del motorsport stava per essere scritta.
Le anime innocenti non mi avevano mai convinta con la loro teoria secondo cui in Formula 1 c'era un livello di sicurezza tale per cui nessuno poteva morire. Però, nonostante tutto, li capivo, semplicemente non erano mai stati messi di fronte alla realtà. Quando la realtà precipitò addosso a tutti noi, anime innocenti o meno, allora non ci furono più distinzioni.
Quella che era sempre stata un'ombra che stava sempre in agguato, da qualche parte, era una certezza. La verità è che prima o poi ci sarà sempre un prossimo incidente mortale. Il progresso della sicurezza serve per rimandare questo momento il più a lungo possibile, o almeno così funzionava.

L'incidente di Jules Bianchi e la sua morte mi portarono a suo tenpo a farmi delle domande dell'integrità del mondo della Formula 1 e, a distanza di anni, pur ritenendo corretti tutti i miei dubbi, inizio seriamente a temere che, pure in assenza di altri morti - per fortuna, il livello di integrità si sia di gran lunga abbassato.
Onde evitare fraintendimenti, ci tengo a specificare che ritengo siano stati fatti progressi dal 2014 a oggi, molti progressi. Se non altro, negli anni immediatamente successivi, la Formula 1 ha dimostrato di avere imparato almeno qualcosa dai propri errori.
Però, altrove, mi sembra ci sia un decadimento che personalmente trovo molto difficile da accettare. Si può discutere della poca moralità del "si corre a ogni costo in nome dei soldi, anche mettendo in conto la possibilità di incidenti gravi", ma se non altro posso riconoscere alla Formula 1 di quei tempi di avere avuto quantomeno la decenza di essersi limitata a strizzare un occhio al passato e non a un futuro ai limiti della distopia motoristica.
Se in quei giorni l'incidente era visto come un rischio che poteva essere accettato in nome delle ragioni economiche, pensiero sicuramente poco etico, al giorno d'oggi sembra sempre più visto come qualcosa di auspicabile, qualcosa da spettacolarizzare a ogni costo, qualcosa che deve essere desiderato e cercato e che magari esso stesso è alla base di introiti - questo lo trovo davvero raccapricciante, oltre che irrispettoso di chi in passato è stato vittima di questo sport.


Il 5 Ottobre 2014, stesso giorno in cui Jules Bianchi ebbe il devastante incidente per il quale morì dopo nove mesi di coma, Andrea De Cesaris perse la vita in un incidente in moto a Roma. Aveva 55 anni.
Un tempo, durante gli anni finali della sua carriera, Murray Walker lo definì come "il pilota che ha vinto più gare di tutti, senza vincerne nessuna". Era una gaffe, ma mi piace considerarla una metafora.



lunedì 25 maggio 2020

F1 The Golden Days: GP Monaco 2014

Questi giorni dovevano essere quelli del Gran Premio di Montecarlo, quello che ormai da diversi anni si sovrapponeva alla Indy 500 e che nel 2021 dovrebbe svolgersi una settimana prima della Indy 500.
Se vi dico Montecarlo, so cosa mi risponderete, so che cosa potrebbe venirvi in mente: la noiahhhh, il fascinohhhh, la vittoria di Panis, Massa che si schianta alla Sainte Devote, la vittoria della Ferrari che manca(va) dall'ormai lontano 2001, la curva più lenta e quella più veloce del mondiale, o da un punto di vista più "guida turistica", il fatto che si tratti di un circuito tortuoso (cit.) composto dalle anguste stradine del Principato (sempre cit.)...

Forse, però, non vi vengono in mente i duellihhhh e i sorpassihhhh, perduti nella piattezza monegasca, in cui davvero a volte solo il fascino e la location storica contribuiscono a salvarci da un clima da Ungheria 2004.
Eppure qualche momento si salva, qualche istante che trabocca epicità può rimanere, ogni volta in cui qualcuno si è infilato quasi tra i muri nel tentativo di strappare una posizione. Oppure, in assenza di epicità, di solito c'è qualcuno che si stampa contro il suddetto muro, ma è così che funzionano le cose laddove ci sono muri.
Non tutti i duellihhhh e i sorpassihhhh vanno a buon fine, come ben sapranno anche Michael Schumacher e Jean Alesi, che ricordo nel 1993(?) venire a contatto l'uno con l'altro mentre Schumacher tentava di superare Alesi alla Rascasse.

Sì, parlo di quella famosa curva in cui sorpassanohhhh solo gli eroihhhh, là dove forse ciò che contribuisce a far riuscire il sorpasso è la legge del caso: chi si infila lì è destinato a verniciare muri, però a volte non succede.
È lì che ricordo una scena epica, sempre per quella legge del caso: quella scena epica, in realtà, non doveva nemmeno apparire sugli schermi televisivi e non sarebbe mai arrivata in mondovisione se non fosse stato per un caso davvero fortuito.
Non che sia servito a molto: così come arrivano in mondovisione, certe scene vengono messe da parte.

Immaginate una vettura che ne affianca un'altra laddove non c'è quasi il posto per riuscire a passare, mentre le inquadrature sono tutte per un cubetto di ghiaccio che si trova lì nei pressi dopo varie peripezie.
Striscia contro l'altra vettura, forse anche più di una volta, passa laddove non sembrava destinata a passare.
Poi le telecamere se ne vanno, vanno a inquadrare le scene clou dell'evento, cose tipo duelli a distanza tra modelli fescion, uno dei quali sta duellando anche contro un presunto moscerino che gli è entrato in un occhio, cose tipo tortore di passaggio, a volte, per non farsi mancare niente...
Niente "you have to leave the space, all the time you have to leave the space" urlati via radio... oppure, anche se urlati via radio, destinati a non essere trasmessi.

A volte guardando un duello al limite ti viene da pensare "questo sorpasso dovrebbe essere incluso nella top-10 dei sorpassi più belli del secolo".
Solo che i sorpassi più belli del secolo vengono scelti tra quelli che hanno determinato una vittoria, ci sono sorpassi di serie A e di serie B, eppure forse aveva ragione Jacques Villeneuve quando diceva che dovrebbero inquadrare anche le vetture che stanno più indietro per rendere le gare interessanti. Molti non la penserebbero come lui, vista la convinzione che quello che succede dietro distragga dalle cose che contano davvero, ovvero i duellihhhh e i sorpassihhhh per la vittoria, specie se vinti da vetture rosse, cosa che in realtà non succede poi così spesso incrementando la noiahhhh percepita.

I ricordi rimangono, eppure a volte non rimane nulla, perché quel sorpasso di cui ho parlato è quello avvenuto nell'edizione del 2014 tra Jules Bianchi e Kamui Kobayashi, l'uno sulla Marussia, l'altro sulla Caterham.
Ironia della sorte, è stato verosimilmente quel sorpasso a determinare quale dei due team dovesse ottenere punti quel giorno e, di conseguenza, chi tra la Marussia e la Caterham fosse destinata alla sopravvivenza (per il momento) e chi al fallimento.
Eppure le cronache non narrano altro di come, proprio quel giorno, Nico Rosberg e Lewis Hamilton (rispettivamente vincitore e secondo classificato) abbiano iniziato a tirarsi addosso tutti i pezzi del migliore servizio di piatti di proprietà di Toto Wolff.


giovedì 23 aprile 2020

Giappone 1994 tra la pioggia e le premonizioni

La gara del mercoledì, questa settimana, era ancora una volta uscita dal pieno degli anni '90 ed era Giappone 1994, quel penultimo appuntamento della stagione in cui, arrivato con cinque punti di svantaggio nei confronti di Michael Schumacher, Damon Hill vinceva davanti al suo avversario, portandosi a quota meno uno in vista del finale in Australia, mentre il mondo intero ignorava tutto il resto, compresa la grande premonizione del tredicesimo giro.
Si tratta di uno dei gran premi che ho visto negli scorsi mesi, su un profilo non ufficiale con telecronaca di RTL. A questo proposito, durante quella visione, ho scoperto che negli anni '90 sulla TV tedesca veniva trasmessa una canzone trash di quelle che al giorno d'oggi sarebbero perfette da condividere sui social. Si chiama "Hey Schumi gib gummi, hey Schumi gib gas" (che dovrebbe tradursi come "ehi Schumi brucia le gomme, ehi Schumi spingi sul gas") e pare perfino più trash dei pezzi di DJ Visage. Andate subito su Youtube ad ascoltarla, se non l'avete mai sentita e sappiate che, se mi ricordo ancora qualcosa di quello che ho studiato molti anni fa, ad un tratto la canzone afferma che Hill sia arrivato ancora secondo.

Non ho rivisto la gara durante il Rewatch ufficiale, avendola vista pochi mesi fa, ma credo sia giunto il momento di parlarne, così come tempo fa era giunto finalmente il momento di rivederla.
Si tratta di una delle prime gare che ho rivisto nel lontano 2011, ai tempi in cui, nonostante la mattina dopo dovessi alzarmi alle sei per andare all'università, spesso e volentieri passavo le prime ore della notte seduta sul letto guardando le gare con il portatile in bilico sulle ginocchia. Il 1994 era una delle stagioni di cui consideravo più importante vedere/rivedere qualche gara, perché ero confusa: la gente non faceva che dire che Schumacher non si era meritata quel mondiale ma che al contempo Hill era uno scarso, quindi il mio obiettivo era farmi un'idea mia, quella che la giovane età e la visione di qualche gara random senza un'idea del contesto non mi avevano mai permesso di maturare quando ero bambina. Ebbene, ho scoperto che Schumacher e Hill erano due championship contenders assolutamente normali. Non era gente uscita dai bassifondi del motorsport per andare a usurpare il posto che spettava ad altri. Semplicemente ai tempi non c'erano altri piloti che potessero lottare per il mondiale. Rappresentavano le due squadre più competitive dell'epoca, tutto qui. Poi non erano quelli del passato, ma questo è tipico di qualsiasi epoca. Se non vivessimo in un particolare momento in cui non esiste nulla che sia accaduto prima di novembre 2019, secondo il tifoso medio, probabilmente quei tempi al giorno d'oggi verrebbero glorificati in tutte le salse.

Giappone 1994 è famosa per essere stata una grande prova di maestria di Damon Hill sotto la pioggia. D'altronde ha vinto davanti a Michael Schumacher, colui che nel diluvio spagnolo di due stagioni più tardi si sarebbe mostrato capace di vincere, con una vettura palesemente inferiore alla Williams, con un vantaggio di circa un minuto e staccando Jacques Villeneuve di quattro secondi al giro. Va bene che Villeneuve era appena arrivato dalla Indycar e probabilmente non andava molto d'accordo con la pioggia, ma rimane il fatto che Schumacher, ai tempi, fosse verosimilmente il pilota che poteva ottenere performance migliori in caso di bagnato estremo. Ebbene, quel giorno, a Suzuka, in condizioni di bagnato estremo, ha dovuto accontentarsi di guardare, dopo essersi provvisto di un potente binocolo, il retrotreno della vettura di Hill. Niente male per quest'ultimo, più un numero uno quel giorno che un numero zero, quello che svettava sul musetto della sua monoposto.

Tre giapponesi al volante, tutti ritirati nei primi tre giri di gara: Hideki Noda (futuro padre di Juju), Ukyo Katayama (che nel GP successivo sarebbe stato descritto da Murray Walker come "il miglior pilota di tutti i tempi" invece che come "il miglior pilota giapponese di tutti i tempi") e, al volante di una Simtek, nientemeno che un esordiente di grande qualità, Taki Inoue. Quest'ultimo non è andato addosso a nessuna safety car, in compenso mentre si allontanava scavalcando un muretto, è praticamente finito addosso a Herbert, dimostrandosi pericoloso non solo come pilota ma anche come pedone.
Oltre a questo, la gara è famosa anche per essere stata l'ultima ad avere il proprio risultato stilato su tempi aggregati: dopo i primi tredici giri c'è stata bandiera rossa e il risultato finale è stato determinato sommando ai tempi dell'ultimo giro quelli della prima parte di gara. Ai tempi funzionava così per le gare che venivano redflaggate oltre il primo giro e che avevano un restart. Poi il regolamento è cambiato, con la prima parte di gara che determina solo l'ordine di partenza per il restart, modifica avvenuta dopo il 1994 e prima del 2001, anno in cui c'è stata la successiva bandiera rossa a gara in corso.
Per effetto dei tempi aggregati, accanto a Damon Hill e Michael Schumacher c'era sul gradino più basso del podio Jean Alesi, anche se di fatto era stato superato dopo un acceso duello da Nigel Mansell, che ha dovuto accontentarsi di arrivare quarto.

Eddie Irvine e Heinz-Harald Frentzen hanno concluso la gara nelle ultime due posizioni della zona punti e ben tredici vetture hanno visto il traguardo, anche grazie all'effetto della diminuzione della pioggia nella seconda metà della gara.
Dopo il restart ci sono stati solo un paio di ritiri per problemi tecnici, mentre i primi tredici giri, quelli disputati sotto la pioggia battente, avevano visto (al netto di due o tre ritiri dovuti a guasti random) parecchi piloti uscire di scena in anticipo a causa di incidenti: i tre giapponesi, ma non solo. Anche Herbert, poi investito a piedi da Inoue. Anche Alboreto, che ai tempi bazzicava ancora in Formula 1, veterano al volante di una Minardi. Anche Martini, anche Lagorce, tutti fuori per incidenti in quei giri con visibilità pressoché nulla e con rivoli d'acqua lungo il circuito. E poi loro, gli ultimi due, quelli che al tredicesimo giro hanno innescato la bandiera rossa.

Tutto è iniziato quando Gianni Morbidelli è finito in aquaplaning in uno dei punti più bagnati del circuito, tra le curve Degner e Dunlop, un punto dal quale, con le giuste inquadrature, si vede la ruota panoramica. Le immagini di cosa sia successo dopo non sono molto chiare, ma lo sono le parole di Martin Brundle nelle interviste d'epoca. Là dove era uscita la Footwork, è uscita anche la McLaren, nello stesso tratto.
C'erano in quel punto un trattore e dei commissari. In un'intervista del 1995 Brundle ha raccontato di avere visto il trattore e di avere creduto per qualche attimo che sarebbe andato a finire proprio lì, incastrato sotto al trattore, e di avere pensato sul momento di non avere possibilità di uscirne vivo. Ha raccontato di come, allo stesso modo in cui anni prima alla Race of Champions aveva frenato a inermittenza per cambiare la traiettoria della propria vettura dopo averne perso il controllo e non schiantarsi contro il muro della pitlane, ha cercato di fare la stessa cosa, un ultimo tentativo di evitare il trattore. Non ha evitato un commissario, che fortunatamente se l'è cavata con solo una frattura a una gamba. Solo allora è stata data bandiera rossa.

Per anni, in cabina di commento, Brundle ha parlato di quanto fosse pericoloso, in quelle condizioni meteo, rimuovere vetture con l'utilizzo di trattori a gara in corso, senza nemmeno la safety car in pista. Ironia della sorte, il 1994 era addirittura l'epoca in cui una vettura poteva rimanere a marcire nel punto in cui era uscita senza che nessuno si preoccupasse di rimuoverla.
I tempi cambiano e tutto si evolve, ma non sempre. Nonostante quanto accaduto in Giappone nel 1994, le cose non sono cambiate. In Brasile nel 2003 c'era un trattore che, per un tratto di gara, è rimasto PARCHEGGIATO A BORDO PISTA nel punto in cui le vetture uscivano a ripetizione per aquaplaning. In Europa 2007 abbiamo avuto addirittura Liuzzi che finiva con il posteriore contro le ruote di un trattore che attraversava la pista (un trattore venuto a recuperare la vettura di Hamilton in modo random, una delle scene più strane della Formula 1 moderna).
Ancora Brundle, vent'anni dopo il suo incidente, ha osservato in telecronaca come dovesse essere messa la safety car in pista, per rimuovere la vettura di Adrian Sutil, uscita di pista nello stesso tratto dell'incidente suo e di Morbidelli del 1994. Non tutto si evolve e, ogni volta in cui rileggo le dichiarazioni di Brundle di così tanti anni fa, mi rendo conto che ciò che Martin Brundle raccontava di avere visto e pensato nel 1994, è probabilmente l'ultima cosa che Jules Bianchi ha visto e pensato nella sua vita. Il tutto per evitare una safety car e una bandiera rossa che poi sono arrivate lo stesso: una leggerezza più da 1994 che da 2014.


sabato 21 marzo 2020

F1 The Golden Days: GP Bahrein 2014

Chi avrebbe mai pensato che una delle gare più epiche della Formula 1 contemporanea avrebbe potuto avvenire in Bahrein? Di sicuro erano in pochi a scommetterci e sono tuttora in pochi a riconoscerla come tale, perché non è avvenuta a Monza o a Spa!
Correva l'anno 2014 ed era l'inizio dell'epoca turbo, quella in cui stavamo iniziando a sospettare che la Mercedes avrebbe vinto gare a ripetizione e ottenuto doppiette. Era anche l'inizio della fine dell'epoca in cui Lewis Hamilton e Nico Rosberg pomiciavano alla fine dei gran premi, che avrebbe lasciato spazio a future polemiche e a futuri lanci di cappellini. A loro comunque è andata molto bene: mentre loro maltrattavano cappellini lanciandoli in aria, c'era chi contribuiva a lanciare in aria avversari... ma a questo ci arriveremo tra poco.

Il principe partiva dalla pole position, il gangster rapper non era intenzionato a lasciarlo davanti e infatti si è appropriato della prima posizione fin dalla partenza. L'avrebbe conservata fino al traguardo, in linea di massima, dove per "in linea di massima" si intende il fatto che il suo compare l'abbia affiancato più di una volta nel corso della gara e abbia anche tentato di strappargli la leadership, salvo poi subire un controsorpasso subito dopo.
Sfortunatamente il fatto che entrambi guidassero vetture dello stesso colore non viene contemplato sotto l'etichetta di duelli e sorpassi che rasentano l'epicità, ma ci siamo potuti consolare anche con un certo numero di altri duelli... curiosamente anch'essi tra compagni di squadra, per tutte le posizioni della top-ten.

La lotta per le zone meno altolocate della top-ten è andata nientemeno che ai piloti della Ferrari: non certo la massima ambizione quella di portare a casa un nono e un decimo posto, con quello che è uno dei pochi duelli mai riscontrati tra Fernando Alonso e Kimi Raikkonen: è stato breve e indolore, si è concluso a vantaggio di Alonso, ma è esistito ed è un momento da non dimenticare.
Purtroppo per loro, mentre si contendevano una nona piazza, in Williams si giocavano la settima e quella settima posizione era nelle mani di un loro comune ex compagno di squadra. Per nulla impressionato dal "Valtteri is faster than you", testuale, che aveva ignorato un paio di gran premi prima, Felipe Massa teneva dietro di sé il nuovo compagno di squadra. Bottas, da parte sua, gli stava incollato al fondoschiena... e correre con Bottas incollato al posteriore non deve essere una situazione molto agevole! Quindi Massa è corso verso il traguardo, con il suo settimo posto ben stretto in tasca.

Le Redbull di Daniel Ricciardo e Sebastian Vettel, nel frattempo, accennavano a lottare per la top-5, con il passo gara di quest'ultimo che non sembrava paragonabile a quello del pilota più sorridente del paddock. Vettel infatti si è limitato a una sesta posizione, mentre Ricciardo ha fatto carriera, andando incontro a una quarta posizione di tutto rispetto, sempre ammesso di non considerare i risultati della Redbull nel campionato precedente.
Quella quarta posizione se l'è portata a casa a spese di uno dei piloti della Force India che aveva in precedenza duellato con il compagno di squadra per il podio.
Il podio è andato a Checo Perez, mentre penso che sia intuitivo quale pilota della Force India sia arrivato quinto per andare poi a podio più tardi nel giorno del mai.

Mentre Perez portava a casa il gradino più basso del podio, facendo da tappezzeria a un abbraccio spassionato tra i piloti della Mercedes, non tutti i sudamericani se la passavano molto bene: Maldonado ed Gutierrez, infatti, al quarantesimo giro di gara erano stati protagonisti di un incidente che si era concluso con il cappottamento del pilota della Sauber. Pastorone sarebbe riuscito a proseguire, ma chiudendo la gara ben lontano dalla gloria, dietro alla Marussia di Chilton. Gutierrez, invece, sarebbe di lì a poco precipitato nel dimenticatoio, salvo passare di nuovo alle cronache nel 2016 in Australia, per un incidente con Alonso, in cui, almeno per una volta, non era Gutierrez il pilota cappottato.


sabato 5 ottobre 2019

Quando i sogni di una fangirl si scontrano con un destino incompiuto

"E poi ti ho perduto nell'alba gelata di ottobre
Non c'era giorno migliore" 
- Laura Pausini, "Frasi a metà" 

Il venerdì, a quei tempi, era per me un giorno bellissimo. Non solo era l'ultimo giorno di lavoro della settimana, ma spesso il mio capo, che di fatto aveva un contratto da collaboratore esterno, al venerdì non veniva al lavoro. Per quanto ai tempi nutrisse una certa stima nei miei confronti, almeno come segretaria, ero felice di non averlo intorno. Era nella scrivania accanto alla mia, alle 8.30 quando arrivavo al lavoro lo trovavo già intento a imprecare al telefono, e il pomeriggio consisteva nell'attendere con pazienza il momento in cui sarebbe andato via. Per fortuna si fidava di me abbastanza da andarsene abbastanza presto, ma era sempre bello quando mancava per l'intera giornata: di fatto facevo le stesse cose, ma generalmente non avevo mal di testa.
Alle 17.00 uscii dal lavoro e andai a casa. Lavoravo a tre passi da casa, ai tempi. Alle 17.15/17.20 ero già arrivata. Mi misi a fare un po' di pulizie, pensando che mia madre ne sarebbe stata soddisfatta. Quando arrivò a casa mi chiese come mai mi fossi messa a fare le pulizie quel tardo pomeriggio quando c'era tutto il giorno seguente. Dentro di me pensai che il giorno seguente il mio principale pensiero sarebbero state le qualifiche della Formula 1. Ero su di giri come non mai, mentre si avvicinava quel weekend, per vari motivi. Quello personale era che l'azienda per la quale lavoravo ai tempi stava andando a rotoli ed esserne lontana almeno per due giorni era comunque positivo. Quello non personale era appunto il gran premio imminente, con ogni suo strascico. Si parlava di Alonso che stava per lasciare la Ferrari e c'era qualcosa che, inconsapevolmente, mi stava facendo vedere la luce.

Poi arrivò il sabato. Arrivarono quelle qualifiche viste in differita, che a pensarci bene mi avrebbero consentito tranquillamente di fare le pulizie alla mattina, oppure nel pomeriggio dopo la replica sulla Rai. Arrivò Mazzoni che dichiarò che Kvyat avrebbe preso il posto di Vettel in Redbull nella stagione seguente.
Rimasi folgorata dal significato che quell'affermazione aveva. Fare due più due era facile anche per me, che non avevo pensato, fino a quel momento, nemmeno per un attimo, che Vettel potesse prendere il posto di Alonso in Ferrari se questo se ne fosse andato. Era capitato tutto molto in fretta: fino a poco tempo prima si parlava di Alonso in Ferrari vita natural durante, non del fatto che volesse andare via, e comunque non avevo fatto quel pensiero. Non mi ero chiesta se Vettel avrebbe lasciato la Redbull alla fine di quella stagione e per andare dove e, anche se l'avesse fatto, erano più altre le destinazioni a cui avrei pensato: in McLaren, per esempio, dove c'era Button del cui ipotetico ritiro si parlava da anni, dove c'era Magnussen che non convinceva al punto tale da spingere il team a confermarlo per la stagione a venire, oppure in Williams, che all'epoca stazionava intorno alla terza piazza nella classifica costruttori e in cui c'era Massa di cui, ugualmente, si parlava da anni di un ipotetico ritiro, in cui c'era Bottas che avrebbe potuto passare a un altro team... Ci rimasi malissimo, per Kvyat in Redbull, perché aveva un significato solo e non era il significato che avrei gradito sentire quel giorno.

Credo che sia opportuno, a questo punto, un piccolo disclaimer. Probabilmente in questi anni sarò sembrata al limite del borderline, nell'esprimere attaccamento altalenante nei confronti di squadre o piloti, nel prendermi a cuore le sorti di molti diseredati, nello smentire affermazioni poco sensate...
Il fatto è che non sono borderline. Semplicemente non sono nata ferrarista e non ho mai vissuto la Ferrari come qualcosa che dovevo tifare per forza. Ho sempre provato più attaccamento per l'individuo che per la squadra e soprattutto più attaccamento per lo sport in sé che per la squadra. L'avere iniziato a seguire altri campionati, qualche anno prima di quei giorni, ha contribuito ad aprirmi la mente. Mi capita anche adesso di guardare qualcosa di nuovo, di tanto in tanto, di guardare campionati che seguo soltanto occasionalmente oppure campionati minori in cui ci sono anche tanti esordienti di cui non ho mai sentito parlare prima di iniziare a seguire un certo campionato. Il primo campionato di Indycar che seguii, in un modo o nell'altro, anche se non con l'attenzione attuale, era quello del 2012. Vinse Ryan Hunter-Reay, dopo che Will Power era stato in testa alla classifica durante la stagione. Prima di iniziare a seguire il campionato di Indycar, perdonatemi per l'ignoranza, non avevo la più pallida idea di chi fossero RHR e Power, conoscevo solo Barrichello, Sato, Bourdais e Wilson che erano stati in Formula 1, oltre che Kanaan, Castroneves e Ana Beatriz perché partecipavano alla Desafio das Estrelas. Ovviamente non tifavo nessuno, soprattutto tra i piloti che potevano vincere il titolo. Se parlavo con qualcuno di Indycar, a questi non importava un fico secco del fatto che non tifassi nessuno. Era un bel progresso, considerando che relativamente alla Formula 1 chattando con dei ragazzi che avevo conosciuto su un forum che visitavo ogni tanto mi dissero che il forum che moderavo era ridicolo perché avevo scelto come immagine profilo una foto di Massa in tuta verde e di conseguenza "non era un forum su cui si parlava di piloti seri".

Cresciuta in un'epoca in cui la gente faceva l'associazione Ferrari = santihhhh subitohhhh, McLaren = kriminalihhhh (tranne Suzuka 1990, là evidentemente il mondo funzionava al contrario) era sorta in me la consapevolezza che la scelta fosse tra loro, oppure tra i loro piloti. Non sono mai stata vicinissima alla Ferrari, ai tempi. Tifavo Felipe Massa perché aveva qualcosa che mi attirava e credo che sia stato lui a farmi capire che i piloti e il team non sempre si completano a vicenda. Massa e la Ferrari avrebbero dovuto lasciarsi molto prima, sarebbe stato meglio per tutti, era questo che pensavo, anche se non sarebbe stato un avversario della Ferrari, anche se non avrebbe mai più potuto pensare di lottare per un mondiale. Ma dopotutto era meglio ottenere risultati da Williams in Williams piuttosto che ottenere risultati da Williams (non quella del 2014) in Ferrari. Fu un piacere vederlo ricostruirsi un'immagine positiva, ma sapevo che la Formula 1 è un mondo che va avanti in fretta.
Quando fu chiaro che Alonso se ne sarebbe andato, mi misi a lavorare in fretta, prendendo per accurati dei rumour che non lo erano. Si vociferava che Jules Bianchi potesse essere il suo successore e ne sarei stata molto felice. Era il leader dei team dei poveri, era quello che aveva portato la Marussia sul tetto del mondo, era quello che si era infilato tra Kobayashi e le barriere della Rascasse invece di limitarsi a sbraitare alla radio che Kobayashi avrebbe dovuto smettere di ostacolarlo, come invece succedeva davanti o ai piloti che lottavano per il podio.
Mi sarebbe dispiaciuto molto vedere un pilota come lui lasciare il team che avevo "adottato", ma sapevo che, se era per la Ferrari, ne valeva la pena. Ero affezionata sia a lui sia al team per il quale gareggiava, ma a maggior ragione nel suo caso avevo sempre saputo che ci sarebbe stato dell'altro, prima o poi.

La notte tra sabato e domenica andai a ballare, pronta a dormire pochissimo. Non avevo visto le qualifiche in diretta, ma la gara sì e non mi importava dormire poche ore, c'era sempre tempo per tornare a dormire.
Pensavo ancora a Kvyat. Pensavo alla Redbull che promuoveva i piloti del proprio junior team, mentre la Ferrari non faceva altrettanto, magari talvolta abbandonandoli a se stessi. Pensavo che comunque c'era ancora speranza, che forse un giorno Bianchi avrebbe preso il posto di Raikkonen e che potevo ancora essere la persona più felice del mondo. Chissà, magari poteva addirittura vincere con una Ferrari a Montecarlo, un giorno, o qualsiasi altro gran premio. Non mi importava che potesse essere una seconda guida, un'unica vittoria, un giorno, mi sarebbe bastata, ne ero certa.
Poi venne la domenica, che con le sue condizioni meteo proibitive sembrava dopotutto una domenica normale. Il mio pensiero era che, se Massa avesse vinto quella gara, avrebbe battuto il record di vittorie intercorse tra una vittoria e l'altra (record che invece ha battuto Raikkonen l'anno scorso), ma che quello scenario era impossibile. Le Marussia e la sola Caterham ancora in pista erano nelle retrovie, ignorate da tutto e da tutti, tranne il momento in cui durante il giro dei pitstop, nella prima parte di gara, Bianchi era stato tra gli ultimi a rientrare risalendo per un attimo fino al terzo posto. Avevo addirittura fatto uno screenshot e l'avevo postato su Twitter.
Poi Sutil finì fuori e tutto continuò come se niente fosse. Poco dopo le inquadrature della zona dell'incidente riportavano come didascalia il nome di Bianchi invece del suo. Nei distacchi lo si era visto precipitare giù.

Quello che accadde dopo appariva quasi come irreale. Si iniziava a parlare della dinamica dell'incidente, quella dinamica alla quale Martin Brundle era sopravvissuto vent'anni prima, in condizioni analoghe, nello stesso tratto del circuito, per avere avuto la freddezza di premere sull'acceleratore nel tentativo di deviare la traiettoria della propria monoposto.
Ciò che mi spaventò davvero non fu il sentire parlare della dinamica. Dire che una vettura aveva colpito un trattore poteva significare tutto o niente. Poteva essere un contatto di striscio, oppure poteva avere impattato contro una ruota del trattore stesso... Anche la bandiera rossa di per sé non significava molto, se non che era impossibile proseguire oltre e che essendo stato completato il 75% della gara era stato deciso di chiuderla lì, specie in condizioni di visibilità sempre più basse.
Però l'ho detto, mi ha sempre colpito di più l'aspetto umano. Quando vidi i primi tre classificati nella sala dietro al podio, compresi fino in fondo che non c'era niente di positivo nell'aria. Rosberg era l'unico girato verso la telecamera e aveva uno sguardo sconvolto. Hamilton e Vettel erano girati dall'altra parte, entrambi a contemplare il nulla per un periodo di tempo che sembrava infinito. Allora, in quel momento, compresi fino in fondo che dopotutto avere un volante in un top-team non era così importante e che diamo sempre per scontate troppe cose, quando guardiamo un gran premio: che nessuno si farà male, che nessuno morirà, che a nessun pilota di età inferiore ai quarant'anni venga mai da pensare che non glielo fa fare nessuno di continuare a gareggiare quando non sa nemmeno se tornerà sempre a casa vivo.

Purtroppo non solo il destino di Bianchi era quello di non guidare nemmeno la Sauber che a quanto pareva l'aveva ingaggiato per il 2015, ma era anche quello di essere lui quello che non sarebbe tornato a casa vivo. Fregatura nella fregatura, non gli toccò nemmeno una morte rapida, e passarono nove mesi tra il momento in cui chiuse gli occhi e quello in cui il suo cuore smise di battere. Era il 17 luglio, 17 come il suo numero di gara, 7 come il numero che per sua dichiarazione avrebbe scelto se fosse stato disponibile. Era un particolare piuttosto creepy (ma, al giorno d'oggi, è ancora più creepy pensare al fatto che quel 17.07 si è ripetuto, essendo l'orario - cfr. comunicato ufficiale FIA - in cui lo scorso 31 agosto è avvenuto l'incidente che è costato la vita ad Anthoine Hubert in Formula 2).
Il non avere mai saputo quello che sarebbe successo altrimenti mi ha impedito, nel corso degli anni, di avere una posizione ben precisa nei confronti della Ferrari. È il team che forse l'avrebbe ingaggiato, o forse il team che per questioni commerciali ha detto, dopo la sua morte, che l'avrebbe fatto.
Non è stato facile, in questi anni, pensare al suo destino incompiuto. Tante cose non sono state facili, nemmeno vedere Alex Rossi, colui che doveva prendere il suo posto alla Marussia, vincere la Indy 500 nel 2016. Me lo chiesi: ma se questo era semplicemente la sua riserva, quale futuro avrebbe potuto avere lui?

Non ho mai creduto che un giorno potesse diventare uno dei nomi di primo livello della Forula 1, ma ho sempre pensato che un giorno potesse darmi qualche gioia. Ho finito per affezionarmi al suo pupillo Leclerc, oppure ho VOLUTO farlo, perché avevo l'illusione che quel destino incompiuto fosse stato, seppure indirettamente, completato. Poi quattro settimane fa, seduta da sola nel soggiorno di casa di mia nonna, ho visto Leclerc vincere il gran premio d'Italia e ho finalmente capito che si trattava soltanto di una stupida illusione: un destino incompiuto rimane sempre un destino incompiuto, senza che ci siano "rimpiazzi".
Ci sono piloti ai quali sono stata affezionata che gareggiano ancora da qualche parte e sono ancora affezionata a loro, ma spero che non ce ne saranno mai altri, tra quelli nuovi.
Ho visto un pilota al quale tenevo tanto sopravvivere a un incidente solo per poi vedere, qualche anno più tardi, un altro pilota al quale tenevo fare una fine così triste. E alla fine la cosa più triste è che magari la prossima volta sarà qualcuno a cui non tenevo così tanto, che magari ignoravo... ma che in fondo, una prossima volta, ci sarà sempre, per quanto lontana nel tempo.

giovedì 5 ottobre 2017

In the Shadows

Era la settimana in cui si parlava del fatto che Fernando Alonso avrebbe lasciato la Ferrari alla fine della stagione. Non si parlava di ufficialità, ma si faceva il nome della McLaren. C'erano stati un paio di giorni in cui avevo davvero creduto che avrei visto la luce.
Aspettavo con ansia l'arrivo del weekend e ricordo che, al venerdì mattina, per puro caso al lavoro venne accennato alla Formula 1. Non capitava mai. Ricordo che i miei colleghi dell'ufficio traffico stavano parlando e lei chiese a lui quale sarebbe stato il lavoro dei suoi sogni. Lui rispose pilota di Formula 1. Fino a quel momento non avrei mai immaginato che fosse un appassionato di automobilismo. Il discorso finì lì, con lei che replicava qualcosa del tipo: no, io intendevo una professione seria, o qualcosa di questo genere.
Uscii dal lavoro alle quattro e mezza o alle cinque del pomeriggio. All'epoca iniziavo a lavorare presto e venivo a casa presto; il venerdì ancora prima del solito perché la mattina arrivavo prima in assenza del mio capo.
Ero già in attesa.
Facevo quasi il countdown.
Era il weekend in cui si parlava di Alonso sul punto di lasciare la Ferrari e in cui Massa avrebbe videobomberato una sua intervista chiedendogli se intendesse andare alla Marussia o alla Caterham nell'anno a venire.
Era anche il weekend in cui, mentre il mio collega parlava del fatto che la professione dei suoi sogni sarebbe stata pilota di F1, Max Verstappen disputava per la prima volta una sessione di prove libere al volante di una Toro Rosso e si parlava del suo imminente debutto come titolare in Toro Rosso nell'anno a venire.

In quel contesto, quando al sabato pomeriggio guardai le qualifiche in differita su Raidue, si inserì una notizia a cui non avrei mai pensato prima di sentirla riferire da Mazzoni, che ci informava che era ufficiale: il passaggio in Redbull di Kvyat nell'anno a venire.
Io, su F1GC, la commentai così, quella sera:
Il riferimento al fatto che la Ferrari non ingaggiasse piloti provenienti dalla Ferrari Drivers Academy non era un caso.
Prima di fare due più due e realizzare che, anche se non era ancora ufficiale, il fatto che Kvyat andasse in Redbull al posto di Vettel significava che Vettel sarebbe andato in Ferrari al posto di Alonso, avevo avuto un'unica speranza: quella che quel volante andasse a Jules Bianchi.

Qualcuno potrebbe chiedersi il perché.
Non lo so perché.
So solo che già nel 2012 una volta su Answers Yahoo qualcuno chiese chi avremmo voluto in Ferrari (all'epoca la domanda continuava con "al posto di Massa", il che sarebbe stato anacronistico nel tardo 2014) e tra le mie opzioni citai, tra i piloti che all'epoca gareggiavano, Perez o Kobayashi, mentre guardando oltre, sostenevo che avrei dato una chance a Bianchi se fosse andato bene nel suo primo anno in Force India (all'epoca si vociferava che dovesse essere titolare nel 2013).
All'epoca veniva snobbato perché il suo manager era Nicolas Todt e c'era la convinzione generale che tutti i piloti a cui Todt Jr faceva da manager fossero degli scarsi. Anzi, mi correggo, c'era la convinzione che Massa e Bianchi fossero scarsi, mentre il nome di quell'altro (quello venezuelano) non veniva mai associato a Nicolas Todt perché di ragioni per cui sparlare di lui se ne trovavano già talmente tante che non c'era bisogno di andare a informarsi e scoprire chi fosse il suo manager per trovare ulteriori spunti.
In uno dei commenti ai test prestagionali del 2013 scrivevo che non vedevo l'ora che Bianchi potesse debuttare e che avesse buoni risultati per mettere a tacere i suoi detrattori. In generale si può dire che, al di là del duello epico tra Pic e Glock, fu lui che, insieme a Chilton, mi fece appassionare così tanto alla Marussia. Erano il mio dream-team ed erano bene assortiti: uno che forse aveva un futuro in Formula 1 e uno che proprio non ce l'aveva.
Poi passò in Q2 in più di una circostanza.
Poi fece punti.
Maledizione, fece punti al volante di una Marussia, mi sembra più che logico che il mio desiderio fosse quello di fargli una statua.
C'era chi in Ferrari voleva Vettel, c'era chi in Ferrari voleva Hulkenberg, c'era chi in Ferrari voleva qualcun altro e, sinceramente, non tifando Ferrari non mi ero mai chiesta *seriamente* chi volessi in Ferrari. Per me era un discorso teorico, non un: se X andasse in Ferrari andrei in brodo di giuggiole e sarei la persona più felice del mondo.
Poi era venuto il giovedì che introduceva quel weekend. Si faceva un gran parlare del fatto che Bianchi avrebbe potuto prendere il posto di Alonso in Ferrari. Il tutto nasceva da una domanda che gli era stata posta nella conferenza stampa del giovedì. Quel giorno andai davvero in brodo di giuggiole. Mi resi conto che, per quanto non avessi apprezzato molto la Ferrari negli ultimi anni, se avessi visto Bianchi in tuta rossa non sarei mai più stata capace di vedere la Ferrari così negativamente come prima.
Poi, in realtà, avrebbe avuto anche un altro effetto positivo: con Bianchi che lasciava la Marussia, pensavo, forse Chilton avrebbe avuto più chance di essere confermato per la stagione seguente e in un colpo solo uno dei miei favoriti sarebbe stato in un top-team, mentre l'un altro dei miei favoriti si sarebbe procacciato un volante per l'anno a venire.

Dopo le qualifiche e la delusione per il fatto che avremmo avuto una coppia Raikkonen / Vettel in Ferrari nel 2015 venne il resto del sabato pomeriggio, venne il sabato sera, venne il sabato notte in cui dormii molto poco e vennero le otto della domenica mattina.
La gara partì, poi ci fu subito una bandiera rossa e un rain delay di venti minuti.
Si ripartì più o meno alle otto e mezza ora italiana, la pioggia era calata e ci fu un giro di pitstop in cui accadde qualcosa di molto pittoresco: seppure non sia stato ufficialmente considerato terzo nel timing ufficiale in quanto aveva già perso una posizione al termine del giro, ci fu un momento in cui la grafica informò che Bianchi, uno dei pochi piloti che non erano ancora rientrati, era in terza posizione. Feci uno screenshot - stavo seguendo la gara al computer - e qualche minuto più tardi lo postai su Twitter.
Intanto leggevo commenti molto pittoreschi, cose del tipo: "Chilton ha appena fatto segnare il miglior tempo" (era stato uno dei primi a cambiare gomme, credo) "e Bianchi è terzo".
Per il resto, mi stavo genuinamente divertendo.
Niente più safety car, soltanto competizione e, peraltro, neanche troppa confusione.
Poi, qualcosa come un'ora dopo il momento dello screenshot, tutto andò a rotoli. Sutil uscì di pista, per qualche oscura ragione non venne mandata in pista la safety car.
Ricordo che, poco dopo, vidi che nelle posizioni che scorrevano in sovrimpressione nella parte bassa dello schermo c'era Bianchi che stava scendendo. Pensai che ci fossero problemi per lui, ma pazienza, perché tanto le possibilità di ottenere un risultato epico non c'erano, quel giorno.
Poi fu inquadrata la scena dell'incidente di Sutil, con una didascalia che recitava "Jules Bianchi, Marussia Ferrari". I telecronisti dissero che evidentemente la didascalia era sbagliata.
Non lo era.
Su Twitter c'era la Renault che prendeva twittava prendendo per i fondelli la Marussia (tweet che venne poi rimosso) dopo avere appreso che Bianchi era rimasto fermo da qualche parte sul tracciato.
Di lì a poco arrivò qualche notizia leggermente più chiara.
La gara fu interrotta, ma quel particolare, in sé, non mi fece né caldo né freddo. Una gara in condizioni meteo proibitive in cui c'erano stati incidenti poteva essere interrotta anche per molto meno, senza che nessuno si fosse fatto male sul serio.
Ciò che fu molto eloquente, per me, fu quello che si vide sul retro del podio, l'atteggiamento molto diverso dal solito che i piloti avevano in quel momento.
Rosberg era l'unico girato verso la telecamera che lo inquadrava e aveva un'espressione completamente stravolta.
Hamilton voltava le spalle all'inquadratura e sembrava fissare la parete davanti a sé. Lo fece per un tempo che mi parve incredibilmente lungo.
Vettel, che arrivò quando gli altri erano già lì, appariva del tutto inespressivo. Si mise a fissare, sempre con aria inespressiva, il monitor con i risultati, stessa cosa che stava facendo Hamilton dopo avere smesso di fissare la parete.
Fu in quei momenti che mi resi conto, fino in fondo, che se un incidente non era stato particolarmente grave avrebbe potuto provocare l'interruzione di una gara, ma non avrebbe suscitato particolari reazioni.

Sono passati esattamente tre anni da quella domenica mattina.
Tante cose sono cambiate e oggi, per la prima volta, ho deciso di aprirmi di più su come vissi, personalmente, gli eventi di quel giorno.
Quella mattina rimasi al computer finché lo streaming non smise di funzionare e finché mia mamma non mi disse di prepararmi per andare a pranzo dalla nonna.
A pranzo mia nonna mi chiese se avessi visto il gran premio e mi chiese in che posizioni fossero finite le Ferrari, perché aveva letto le notizie sul televideo e non si ricordava esattamente dove fosse arrivato Raikkonen.
Rimasi spiazzata.
Rimasi molto spiazzata da quella domanda.
Avrei voluto ricordarle che, se aveva letto le notizie del televideo, forse avrebbe dovuto sapere che c'era un pilota di 25 anni in bilico tra la vita e la morte e che non c'era ragione per interessarsi di quale fosse la posizione, fuori dalla top-ten, che Raikkonen occupava quando la gara era stata interrotta.
Non lo feci.
Mi limitai a risponderle a proposito della posizione di Raikkonen, andando un po' a caso perché non me lo ricordavo con esattezza. Ci azzeccai, comunque.
Quando tornai a casa mi collegai in cerca di notizie.
Quelle che c'erano non erano per niente positive.
Non ricordo come trascorsi il resto della giornata. Ricordo solo che alla sera decisi di fare un video su Jules Bianchi e che scelsi "In the Shadows" dei The Rasmus come colonna sonora.
Al lunedì mattina, al notiziario delle nove, sentii che veniva menzionato Jules Bianchi. Il mio capo, che era appena arrivato al lavoro, coprì la voce del notiziario rivolgendosi al nostro collega. Non sentii nulla.

Passarono oltre nove mesi tra il momento dell'incidente di Bianchi e quello della sua morte. Fu un'attesa abbastanza straziante e il mio rapporto con l'automobilismo per certi versi cambiò.
Al giorno d'oggi, quando guardo le gare, riesco a non pensarci più, ma sono ancora fermamente intenzionata a non affezionarmi più a nessuno (anche se non sempre ci riesco). A volte vivere il motorsport in modo più distaccato è la scelta migliore.
Scoprii che era morto da GPUpdate, entrando per verificare l'orario di una gara di Indycar. Vidi che la notizia principale era corredata da una sua foto e, ancora prima di leggere il titolo dell'articolo, capii subito. Fu un bene essermi collegata a GPUpdate, perché altrimenti avrei sentito di lì a poco la notizia nei titoli del telegiornale che stava per iniziare dopo le previsioni del tempo che mia mamma stava guardando in quel momento.
Quella sera ci fu una gara di Indylights e Max Chilton la vinse.
La settimana dopo la Formula 1 gareggiò in Ungheria e, quando le due Ferrari scattarono in testa alla partenza, scoppiai a piangere per l'emozione.
So perfettamente che, se anche quell'incidente non ci fosse mai stato, difficilmente Jules Bianchi avrebbe indossato una tuta rossa, ma è più forte di me: da quando lui non c'è più, le vittorie della Ferrari mi fanno un altro effetto. Mi lasciano addosso sensazioni contrastanti. Non so mai se sono felice oppure no, so solo che quando non c'erano speranze di vittoria (2016) era tutto molto più facile: non c'era quel mix di sensazioni positive e di sensazioni negative che quest'anno ho già provato diverse volte.

Chiudo questo post spiegando perché ho scelto di intitolarlo "In the Shadows".
Lo scorso luglio, il giorno del secondo anniversario di morte di Jules Bianchi, una volta arrivata al lavoro accesi la radio.
Una delle prime canzoni che sentii fu proprio quella dei The Rasmus, il che fu una sorpresa, dato che penso che mi sia capitato soltanto quella volta di sentirla sul canale che ascoltiamo di solito.
Mi fece pensare al video che avevo realizzato la sera del 5 Ottobre 2014.
Tra parentesi, alcuni versi di quella canzone - I've been walking, I've been waiting, in the shadows for my time -, seppure riferiti verosimilmente a qualcosa di completamente diverso, mi fanno pensare un po' ai piloti delle scuderie che stavano in fondo alla griglia di partenza, proprio come lui.

sabato 1 luglio 2017

Mille giorni...

"La giornata di oggi è iniziata con le occhiaie di chi ha dormito per appena la metà della notte e terminerà con le solite stupide battute sul fatto che tutti parlano della ruota panoramica di Singapore e nessuno parla della ruota panoramica di Suzuka."

Sono pressoché certa di averlo pensato alle otto di quella mattina di mille giorni fa, precisi e contati.
Sono certa, in questi mille giorni, di essermi fatta tante domande e sono certa che, a un certo punto, non debba esserci più spazio per le domande. Però le domande tornano sempre, anche se meno frequentemente di un tempo, e credo che giorno dopo giorno continueranno a tornare.

lunedì 2 febbraio 2015

Cosa resterà di questi primi anni 2010...

Per la prima volta dopo tanti anni mi sembra di vedere una spaccatura, tra la Formula 1 degli anni precedenti e quella di oggi. Mi rendo conto, con una certa preoccupazione, che secondo la mia ottica le “spaccature” coincidono clamorosamente con i cambi di scuderia di Fernando Alonso. In effetti, però, la prima metà degli anni 2010 è stata legata da un filo conduttore comune:
- Alonso in Ferrari, appunto;
- Vettel in Redbull (anche se in effetti lui c’era già nel 2009);
- spaccatura in tre, tra le scuderie: team domante/i - team di media fascia - team che prendono 7 secondi al giro.
Questo filo conduttore è venuto meno con la fine del campionato 2014, convincendomi a stilare un bilancio di quelli che, nel bene e nel male, sono i momenti che, con tutta probabilità, finiranno in un futuro “cose di cui una parte di me sente la mancanza”, ovvero quelli che, nel bene e nel male, non dimenticherò tanto facilmente.

Campos Meta AKA Hispania Racing
Il nome originario era Campos Meta (da me rinominata Campos senza meta), poi divenne Hispania Racing Team, infine HRT Racing Team. Nel 2010 aveva un colore alquanto innovativo, era sul marrone(?), beige(?)... effettivamente era talmente diversa dal solito che non la saprei nemmeno definire. Sulle fiancate delle vetture c’erano scritti a caratteri cubitali i nomi dei piloti, il che ricordava vagamente l’epoca in cui in McLaren sostituivano il nome dei piloti allo sponsor della West nei gran premi dove non si potevano sponsorizzare i marchi di tabacco.
Da una scuderia del genere non ci si poteva aspettare altro che l’ultimo posto in classifica, eppure le non andarono esattamente così, anche perché era l’epoca in cui la Virgin/Marussia costruiva vetture il cui serbatoio talvolta non conteneva abbastanza carburante per arrivare alla fine del gran premio.
Bonus: i piloti originari erano Karun Chandhok e Bruno Senna, che erano già stati compagni di squadra in GP2 e che attualmente sono compagni di squadra in Formula E.
Doppio bonus: a un certo punto della stagione Senna fu appiedato per una gara (e sostituito da Yamamoto) perché aveva erroneamente inviato al team principal un’email, destinata a qualcun altro, contenente degli insulti sul team principal stesso (l’erba indo-brasiliana ha effetti mooooolto devastanti).
Triplo bonus: Yamamoto, quando disputava le gare conclusive al posto di Chandhok, a Singapore rimase intossicato mangiando pesce avariato.

La conga bibitara
Per chi è cresciuto con Juan Pablo Montoya e Ralf Schumacher come Williams Boyssss, l’appuntamento con il classico incidente tra compagni di squadra in una scuderia importante era un must, ma vista l’assenza di scalatori di tombini eravamo a digiuno già da un po’.
Nel corso del gran premio di Turchia 2010 i Redbull Boyssss pensarono bene di interrompere i lunghi anni di digiuno: i due erano primo e secondo quando decisero di ballare la conga, con Vettel che fu costretto al ritiro e con Webber che riuscì ad arrivare terzo dietro alle McLaren.
Bonus: qualche giorno dopo l’incidente i due vennero costretti a farsi immortalare in una foto in cui avevano un’espressione alquanto trollona.
Doppio bonus: per tutti gli anni successivi, ogni volta in cui Vettel e Webber si sono ritrovati a distanza ravvicinata l’uno dall’altro, Mazzoni ha SEMPRE ricordato quello che era successo in quell’occasione.
Triplo bonus: i due non hanno mai più avuto incidenti insieme, forse temendo di dover posare di nuovo per altre foto analoghe.

La nascita dei dialoghi immaginari nei commenti ai gran premi
Agli albori del 2010 nei miei commenti ai gran premi si trovava regolarmente qualcosa che, in un momento successivo, ne divenne l’impostazione principale: i dialoghi immaginari tra i piloti coinvolti.
Il più memorabile che ho scritto, rimane senz’altro quello che, dopo il gran premio di Turchia disputato a fine maggio, scrissi a proposito di una collisione tra Alonso e Petrov che mi fece rabbrividire quando lo rilessi post-Abu Dhabi.
Alonso: "Sono il campione del mondo!"
Petrov: "Dovrai passare sul mio cadavere per sorpassarmi."
Alonso: "Ti ricordo che tu sei già un cadavere, quindi la cosa non sarà particolarmente difficile!"
Petrov: "Invece ti assicuro che lo sarà. Ti terrò dietro fino a farti pentire di essere nato!"
Per la serie “dialoghi immaginari da what the fuck” e “we belong to Mazzoni”...
Da allora periodicamente rileggo i dialoghi immaginari dei vecchi commenti, ma gufate altrettanto micidiali non ne ho mai trovate.

Il migliore pit stop di tutti i tempi
Una volta, nel corso del 2011, Jerome D’Ambrosio all’epoca pilota della Virgin/Marussia, finì in testacoda proprio mentre si stava per fermare ai box. Sfortunatamente per lui, fu il momento culmine della sua breve carriera in Formula 1.
Bonus: non mi ricordo nemmeno in che gran premio sia capitato.
Doppio bonus: D’Ambrosio ebbe un’altra chance di dare il meglio di sé, nel corso del gran premio del Belgio 2012 quando sostituì Grosjean, ma anche lì non si fece notare granché. Almeno, però, non finì in testacoda.

Abbiamo già superato il 75% quindi la gara potrebbe essere interrotta, è quello che spera Vettel...
Di fronte alle parole profetiche di Mazzoni il mondo si fermò... a guardare una nuvola di fumo grigio che usciva dal retrotreno della vettura di Sebastian Vettel. Era il gran premio della Corea del 2010, la gara era stata interrotta da uno scroscio di pioggia che dava più l’idea di essere un nuovo diluvio universale, e Vettel era in testa. La gufata fu micidiale: tempo un paio di minuti il motore esplose e la gara fu vinta da Fernando Alonso.
Bonus: Massa, che era arrivato terzo, inciampò in mondovisione mentre saliva i gradini che conducevano al podio.

Gufate mazzoniane e piloti trolloni
MAZZONI STRIKES BACK! Era la volta del gran premio del Belgio 2011, in cui Michael Schumacher celebrava i 20 anni di carriera. Durante la telecronaca, Mazzoni non si risparmiò, trasformandolo immediatamente in uno degli argomenti portanti: a suo dire, Schumacher in quell’occasione avrebbe cercato di ottenere un risultato memorabile, in modo da festeggiare al meglio la ricorrenza. Tempo due secondi contati e il telecronista fu costretto a interrompersi per notare come una Mercedes avesse appena perso per strada una ruota e fosse finita a muro.
Bonus: per un istante, nel vedere il casco giallo, pensai che fosse Rosberg e che Mazzoni non avesse superato sé stesso... E invece no: Schumacher in quell’occasione portava un casco dello stesso colore.
Doppio bonus: intervistato da Stella Bruno dopo l’incidente, Michael era sorprendentemente in versione trollone e si mise a scherzare sul fatto che ormai era abituato a girare su tre ruote su quel circuito, riferendosi all’incidente con Coulthard di parecchi anni prima.

Il meccanico con gli occhi spalancati e il bullone in mano
Era il gran premio della Cina 2012, era la prima volta in cui le Mercedes scattavano entrambe dalla prima fila ed era la prima volta in cui Nico Rosberg e Michael Schumacher erano più o meno stabilmente primo e secondo... almeno fino al primo pit-stop, quando Schumacher ripartì con solo tre ruote imbullonate (ormai era un habitué) mentre uno dei meccanici guardava davanti a sé con aria basita, rendendosi conto di avere ancora il bullone in mano!
Bonus: è raro vedere un pilota che, quando ha una ruota non imbullonata, ha l’accortezza di fermarsi in una via di fuga prima che questa si alzi in volo.

Maldonado for the win!
Era il gran premio di Spagna 2012 e Maldonado vinse. C’è davvero bisogno di aggiungere altro, per descrivere l’evento?
Solo per accontentare chi lo pensasse, posso aggiungere che la Williams non vinceva più dal 2004 e che non ha più vinto successivamente. Posso aggiungere anche che Maldonado è stato il primo pilota venezuelano a vincere un gran premio.
Bonus: per quasi tutto il resto della stagione, non fece più punti.
Doppio bonus: Maldonado vinse un gran premio nel 2012 e Perez no, pur essendoci andato vicino.
Triplo bonus: al di là del fatto che certi eventi fortuiti gli hanno facilitato le cose, è bene ricordare ai tanti hater che nessun pilota è responsabile di errori di altri team commessi nelle qualifiche o durante la gara, che aveva fatto segnare il secondo tempo e che condusse una gara senza errori dall’inizio alla fine; gara che se l’avesse fatta qualcun altro, invece di essere bollato come uno a cui era piovuta un’immeritata vittoria dal cielo, sarebbe stato descritto come il salvatore della patria.
Quadruplo bonus: al giorno d’oggi quasi nessuno sembra conoscere l’identità del manager di Maldonado; altrimenti sarebbero fioccate ulteriori critiche.

Sette vincitori in sette gran premi
La stagione 2012 iniziò con una vittoria di Button, seguirono poi a ripetizione Alonso, Rosberg, Vettel, Maldonado, Webber e Hamilton. La situazione si ristabilì con l’ottavo gran premio stagionale, di cui si parlerà nel prossimo paragrafo.
Quella situazione così variegata favorì la nascita di molteplici teorie del complotto, secondo le quali le vittorie di certi piloti, in particolare Rosberg e Maldonado, sarebbero state stabilite a tavolino per rendere il mondiale più avvincente.
Bonus: quelle teorie vennero prontamente rimosse quando a fine stagione Vettel vinse di continuo, tanto da far rimpiangere la situazione iniziale.

Valencia, un circuito dove salgono sul podio piloti partiti in prima e seconda fila
MAZZONI STRIKES BACK! In un gran premio d’Europa 2012 alquanto ricco di colpi di scena, di piloti abbandonati dalle loro vetture e di incidenti innescati da piloti latino-americani e asiatici, la profezia secondo cui i piloti che salivano sul podio fossero piloti partiti dalla prima e dalla seconda fila venne a mancare.
Vinse Alonso, partito 11°. Raikkonen arrivò secondo dopo essere partito 10° e il podio fu completato da Schumacher partito 13°. Dietro di lui Webber gli stava col fiato sul collo, dopo essere partito nelle retrovie dato che non aveva superato la Q1 in qualifica.
Bonus: a un certo punto Mazzoni descrisse la differente strategia di Schumacher, Webber e Rosberg, come una “strategia suicida” che li aveva fatti precipitare nelle retrovie dopo l’ultimo cambio gomme. Superarono (quasi) tutti e arrivarono rispettivamente 3°, 4° e 6°.
Doppio bonus: Alonso diede il via a delle celebrazioni in stile Valentino Rossi, mentre nel frattempo Raikkonen e Schumacher aspettavano, parlando tra di loro, che si degnasse di raggiungerli per salire sul podio.
Triplo bonus: quella tra lui e Schumacher, nell’attesa, potrebbe essere stata una delle conversazioni più lunghe a cui Raikkonen abbia partecipato negli ultimi anni.

Il miglior tempo di Pic
Nel gran premio del Belgio 2012, Charles Pic su Marussia ottenne il miglior tempo nella prima sessione di prove libere. È opportuno ricordare che quel risultato fu possibile grazie alle condizioni meteo alquanto instabili e al fatto che soltanto pochissimi piloti fossero riusciti a completare un giro, ma rimane comunque un miglior tempo conquistato dalla Marussia in una sessione di prove libere.
Bonus: nello stesso gran premio ci fu un duello epico per la 14^(?) posizione tra Pic e Glock, che fu vinto da Glock, con mia profonda delusione.
Doppio bonus: il giro più veloce fu ottenuto da Bruno Senna, che divenne il primo ex pilota della HRT a conquistare un giro più veloce.

C’è Alonso fuori, c’è Hamilton fuori... sono tutti fuori! E ci sono le Force India tra i primi!
Quelle qui sopra riportate sono più o meno le parole testuali che pronunciai quando mi accorsi che, incurante del fatto che il gran premio fosse partito, mio padre rimaneva in un’altra stanza. Nonostante tutto non mi raggiunse davanti alla TV.
Parlo sempre del gran premio del Belgio e del caos innescato da Grosjean, che quell’anno in realtà ne aveva già combinate di tutti i colori nel corso di antecedenti partenze.
Bonus: quando Grosjean fu squalificato per il gran premio successivo, la motivazione era che aveva messo fine alla gara di piloti in lotta per il titolo, facendomi pensare che, se fosse partito dalle retrovie, avrebbe potuto rischiare di decapitare i vari De La Rosa e Karthikeyan di turno senza che nessuno battesse ciglio.
Doppio bonus: a causa dei contatti a catena innescati dalle acrobazie di Grosjean, Maldonado e Perez si ritrovarono l’uno addosso all’altro senza che la colpa fosse di nessuno dei due.
Triplo bonus: Maldonado nel frattempo aveva anche anticipato la partenza e, dopo che si ritirò per un successivo ulteriore incidente, quando Stella Bruno gli chiese cos’avesse visto allo start, con aria da trollone le ricordò che essendo partito in anticipo, non aveva visto niente.
Quadruplo bonus: Webber perse diverse posizioni alla partenza.
Quintuplo bonus: Grosjean fu sostituito da D’Ambrosio.

Perez alla McLaren
Dopo tutte le volte in cui avevamo sentito dire che Sergio Perez faceva parte del Ferrari Young Drivers Academy, eravamo convintissimi che, dopo la Sauber, per lui ci sarebbe stata la Ferrari. Invece non andò esattamente così e, di punto in bianco, fu annunciato il suo ingaggio da parte della McLaren, dove in teoria si proponeva di fare sfaceli.
In realtà, a guardarci bene, Perez non fece sfaceli, ragione per cui venne messo a piedi dopo appena un anno, prima di passare alla Force India. A guardarci ancora meglio, però, appare evidente che il suo successore Magnussen non abbia fatto una figura così tanto migliore (eccetto il fatto di essere riuscito ad arrivare sul podio una volta)...
Bonus: per qualche strana ragione, nonostante Magnussen abbia causato uscite di pista a numerosi piloti nel corso della stagione e abbia fatto collezione di penalità, non ha mai avuto la reputazione da bad boy, diversamente da Perez (forse perché, diversamente da Perez, Magnussen non ha litigato con chiunque nel corso di pochi anni).

Kobayashi, wannabe samurai!!!!
Nello stesso anno, in Giappone, Kamui Kobayashi conquistò la terza posizione davanti al pubblico di casa, diventando il terzo giapponese a salire sul podio e il secondo, dopo Aguri Suzuki, a salire sul podio proprio in Giappone. Il pubblico giapponese tra l’altro si rivelò molto più educato rispetto a quello di altre parti del mondo, senza fischiare nessuno e limitandosi ad acclamare i vari piloti.
Bonus: tornò sul podio anche Massa, arrivato 2°, che non saliva più sul podio dal giorno della caduta di due anni prima sui gradini al gran premio della Corea.

La cavalcata trionfale di Hulkenberg
Era il 2012, era in corso il gran premio del Brasile in cui sarebbero accadute sottigliezze come l’assegnazione del titolo mondiale, Meteofrance estraeva a sorte responsi sulle previsioni meteo e nel frattempo Nico Hulkenberg era in lotta per la vittoria. Sarebbe stato un risultato epico per la Force India, sarebbe stata la vittoria più pittoresca dai tempi in cui Vettel vinse al volante di una Toro Rosso... invece Hulkenberg fece una cavolata che lo mise fuori dai giochi. La Force India sta ancora aspettando di vincere un gran premio, cosa che di questo passo dubito fortemente che possa accadere.
Bonus: presa com’ero dall’eccitazione per il gran premio imminente smarrii il telecomando pochi minuti prima del gran premio (mezz’ora più tardi scoprii che era finito dietro ai cuscini del divano) e mi sentii sollevata nel constatare che, essendo il telecomando della TV che abbiamo in cucina identico (le TV sono della stessa marca) funzionasse anche per quella del soggiorno.
Doppio bonus: in quello stesso gran premio Massa arrivò terzo, si mise a piangere sul podio e io, che ero da sola in soggiorno, mi misi a piangere davanti alla TV.
Triplo bonus: l’evento più importante avvenuto in quel gran premio è comunque un duello epico tra Vitaly Petrov sulla Caterham e Timo Glock sulla Marussia, per l’11^ posizione; tale duello epico fu vinto da Petrov e grazie al risultato ottenuto la Caterham batté la Marussia nella classifica costruttori.

L’abbattimento delle barriere
In un gran premio di Montecarlo 2013 in cui Massa si impegnò per abbattere il muro della Sainte Devote e Grosjean collaborò tentando di abbattere tutti gli altri, il momento clou arrivò però quando Maldonado si ritrovò dietro a una Marussia e davanti all’altra.
Affiancò Chilton per tentare il sorpasso, ma le cose non andarono esattamente nel migliore dei modi, dato che si ritrovò a volare contro le barriere, che crollarono giù nel bel mezzo della pista, giusto in tempo per ritrovarsi sulla traiettoria di Bianchi che venne ulteriormente coinvolto nell’incidente.
Bonus: i telecronisti inglesi andarono in tilt peggio di quelli italiani, mettendoci qualcosa come mezz’ora per capire chi dei due piloti della Marussia fosse l’attentatore che aveva buttato fuori Maldonado.
Doppio bonus: Chilton riuscì senza problemi a concludere la gara, tanto che a fine stagione sarebbe diventato il primo debuttante ad avere completato tutte le gare nella stagione di debutto.

Lo scandalo Multi 22-23
Proprio come gli ordini di scuderia rispettati danno origine a polemiche, anche gli ordini di scuderia non rispettati danno origine a polemiche... in certi casi.
Nel 2013 purtroppo tutta l’attenzione si concentrò sullo scandalo Multi 2-1 (quando in Malesia Vettel superò Webber nonostante il team gli avesse ordinato di non farlo, e Mazzoni rievocava la conga bibitara di cui ho già parlato - poi stranamente nelle ricostruzioni inesatte dei mesi successivi lessi su diverse fonti e più di una volta che Webber aveva dovuto cedere la posizione a Vettel, il che non era esattamente quello che era accaduto), quando in realtà ci fu un ordine di scuderia non rispettato molto più pittoresco.
Era il 37° giro del gran premio di Singapore (37, come i minuti che la Singapore Flyer impiega per percorrere il proprio giro... doveva essere un segno del destino) quando successe qualcosa di veramente epico. Era una delle poche volte in cui si udivano, durante il gran premio, le comunicazioni radio della Marussia. A Bianchi fu detto che Chilton l’avrebbe fatto passare. A Chilton fu detto che Bianchi era più veloce di lui (purtroppo le parole usate furono “quicker than you” e non “faster than you”) e di lasciarlo passare. Chilton, rivelandosi estremamente epico e badass, non disse nulla e rimase lì nella posizione in cui era. D’altronde non so come in Marussia, dove i piloti sono abituati ai duelli epici, potessero aspettarsi che uno facesse passare l’altro così come se niente fosse.
Bonus: in precedenza, in quello stesso gran premio, Bianchi aveva dovuto sostituire il volante durante un pitstop, cosa accaduta un anno più tardi anche a Rosberg sempre a Singapore.

La tuta celebrativa di Massa
Era il gran premio del Brasile del 2013, in cui Felipe Massa disputava l’ultima gara con la Ferrari. Per l’occasione portava un casco dello stesso colore della tuta e una tuta che invece aveva i colori del casco.
La mia reazione, quando vidi su twitter la foto della tuta, fu estremamente controllata e per nulla fangirlistica: mi misi a saltare per la stanza e mi trattenni dall’urlare di gioia per il solo fatto che non ero da sola in casa.
Bonus: in quel gran premio Felipe si contraddistinse per avere alzato un braccio per mandare a quel paese i commissari, mentre attraversava la pitlane per scontare un drive through, rendendo l’evento molto più memorabile di quanto non fosse.
Anti-bonus: ci sono rimasta male nello scoprire che al gran premio del Brasile 2014 anche Alonso aveva una tuta estremamente simile, con solo i colori della bandiera spagnola anziché quelli della bandiera brasiliana; se anche Raikkonen dovesse indossare una tuta simile in occasione del suo ultimo gran premio in Ferrari credo che potrei rimanerne profondamente delusa.

La barzelletta erotica più celebre di tutti i tempi
La stagione 2014 si aprì con un botto: era il gran premio d’Australia e alla partenza Massa non ebbe uno scatto molto fulmineo, mentre dietro di lui Kobayashi invece ebbe esattamente il problema opposto. Fu prontamente notato come il retrotreno della vettura di Massa fosse stato urtato dall’appendice anteriore dalla forma equivoca della Caterham.
Bonus: Massa commentò il fatto sul suo profilo instagram pubblicando foto dell’accaduto più o meno alle tre o alle quattro di notte, ora australiana.

Val77eri is fas77er than you
Era il gran premio di Malesia 2014, Massa e Bottas erano l’uno davanti all’altro e, a guardarci bene, tra di loro c’era già stata un po’ di confusione al via, con uno che si lamentava di essere stato attaccato dall’altro e uno che si lamentava di non essere stato lasciato passare.
A parte che quando udii l’ingegnere di Massa dire testualmente “Valtteri is faster than you” mi piegai in due dalle risate e pensai che non avrei più smesso fino alla fine del campionato, mi stupii quando Massa, in perfetto Chilton-style, fece finta di non sentire e classificai quel momento come “da standing ovation”.
Credo che, contrariamente a tutte quelle aspettative, questa sia stata la prima volta in cui un ordine di scuderia, invece di far rincoglionire Massa per tutti i gran premi a venire, abbia contribuito a dargli una svegliata.

Il miglior tempo di Chilton in una giornata di test
A maggio ci fu una sessione di test a Montmelò e, nel leggere i risultati, rimasi alquanto sconcertata: in uno dei giorni fu Max Chilton, su Marussia, a ottenere il miglior tempo.
Secondo, in quello stesso giorno, si classificò Pic, ma era ormai al volante di una Lotus e non poteva essere considerato un risultato altrettanto pittoresco.
Bonus: quella fu la seconda e ultima volta in cui un pilota della Marussia si ritrovò in testa a una qualche classifica.

La gufata per una giusta causa più micidiale e fulminea che io abbia mai tirato
Qualcuno potrebbe chiedersi se limito il mio fangirlismo a quando vedo Massa indossare tute dai colori particolari, generalmente inneggianti alla bandiera del Brasile, e la mia risposta è NO. Nel corso di un pomeriggio poco successivo al miglior tempo di Chilton decisi di fare un’eccezione, stabilendo che la gara automobilistica più importante al mondo disputata il 25 maggio 2014 non era la Indy 500 bensì il gran premio di Montecarlo.
La gufata più micidiale, a cui faccio allusione, è ancora reperibile sul mio profilo twitter e risale a quando Bianchi si trovava in 10^ posizione, ma avrebbe dovuto essere arretrato di 5 secondi per una penalità. Affranta dal fatto che i primi punti della Marussia fossero sul punto di sfumare proprio in quel momento, scrissi su twitter che desideravo con tutta me stessa che qualcuno dei piloti che erano davanti si ritirasse o andasse a sbattere. Un nanosecondo più tardi, Magnussen e Raikkonen accontentarono il mio desiderio, consentendomi di continuare a fangirleggiare.
Confesso che, dopo la gara, stavo per commentarla online con le testuali parole “Bianchi è un uomo da sposare” e ho dovuto impegnarmi profondamente per trattenermi dal premere Invio.
Va da sé che ritengo i punti conquistati dalla Marussia come l’evento più importante capitato tra il 2010 e il 2014.
Bonus: nel momento in cui per la penalità di cui sopra Bianchi fu declassato da 8° a 9°, per la prima volta nella mia vita pensai che tutto sommato aver eliminato il sistema di punteggio 2003-2009 e averlo sostituito con quello che attribuiva punti ai primi 10 classificati fosse stata un’ottima decisione.
Doppio bonus: quell’evento si può considerare una sorta di “mini crashgate involontario” in quanto Raikkonen ebbe a che fare con Magnussen perché prima era stato coinvolto in un incidente proprio con l’altra Marussia di Chilton.

Who’s that guy?
Will Stevens esordì al gran premio di Abu Dhabi 2014 al volante di una Caterham e, in un intricato giro di pitstop, Alonso si ritrovò dietro di lui. Stupendosi che Stevens non si comportasse come un doppiato pur non essendolo, Fernando si mise a sbraitare via radio chiedendo delucidazioni su chi fosse il pilota che aveva davanti (il che mi portò a pormi dei dubbi: non avrebbe dovuto sapere chi c’era al volante della Caterham??) e, quando gli dissero che era Stevens, disse che, essendo un debuttante, aveva ancora molte cose da imparare.
In effetti è proprio così, ma a quanto pareva le stava imparando da Petrov...
Bonus: prima di passare alla Caterham, Stevens era la riserva di Rossi alla Marussia.

I meccanici Lotus che ridevano mentre la vettura di Maldonado andava a fuoco
Finita la partnership tra Lotus e Renault, nel gran premio conclusivo della stagione 2014, i meccanici della Lotus (team che si è dimostrato nel corso degli anni piuttosto trollone, superando in qualche occasione il limite della decenza) si sono lasciati andare a una gran risata mentre il motore dell’auto di Maldonado (scusate, volevo dire la power unit) andava in fumo.
Per quanto l’affermazione successiva di Pastor al microfono di Stella Bruno, secondo cui “finalmente” la macchina l’aveva lasciato a piedi, sia presumibilmente un neologismo imparato da Barrichello quando erano compagni di squadra (probabilmente con il significato di “infine” o “alla fine”), è ugualmente epica.
Bonus: nell’ultimo gran premio stagionale del 2014 era stato Grosjean ad essere abbandonato dalla vettura per il cedimento del motore.

L’abbraccio strappalacrime tra Hamilton e Rosberg
Il mondiale 2014 si concluse così: con la Mercedes che ancora una volta dava la prova (come se non fosse già accaduto più volte nel corso dell’anno) della sua grande(?) e inequivocabile(?) affidabilità. Fu strappalacrime il momento in cui Rosberg scelse di rimanere in pista, facendosi superare da tutti tranne che dalle Caterham, così come fu strappalacrime il momento in cui andò ad abbracciare il neo-campione del mondo Lewis Hamilton.
Una sorta di epoca si concluse così, con il mondo che si chiedeva se quello che era accaduto avesse finalmente(?) relegato Rosberg nell’universo delle seconde guide.
C’erano altri, nel frattempo, che si auguravano che nel 2015 potesse esserci ancora competizione tra i due... e possibilmente che non fossero gli unici due candidati al titolo.

Per chiudere in bellezza, tutte le volte in cui una Caterham o una Marussia è arrivata in Q2
Dopo lunghe ricerche, l’elenco completo dovrebbe essere questo:
-Heikki Kovalainen, Lotus/Caterham 15° (Gran Premio di Malesia 2010)
-Timo Glock, Virgin/Marussia 16° (Gran Premio di Malesia 2010)
-Heikki Kovalainen, Lotus/Caterham 15° (Gran Premio di Spagna 2011)
-Heikki Kovalainen, Lotus/Caterham 17° (Gran Premio di Gran Bretagna 2011)
-Heikki Kovalainen, Lotus/Caterham 17° (Gran Premio del Belgio 2011)
-Heikki Kovalainen, Caterham 17° (Gran Premio del Bahrein 2012)
-Heikki Kovalainen, Caterham 17° (Gran Premio d’Europa 2012)
-Giedo Van Der Garde, Caterham 15° (Gran Premio di Montecarlo 2013)
-Giedo Van Der Garde, Caterham 14° (Gran Premio del Belgio 2013)
-Jules Bianchi, Marussia 15° (Gran Premio del Belgio 2013)
-Max Chilton, Marussia 16° (Gran Premio del Belgio 2013)
-Kamui Kobayashi, Caterham 15° (Gran Premio d’Australia 2014)
-Jules Bianchi, Marussia 12° (Gran Premio di Gran Bretagna 2014)
-Max Chilton, Marussia 13° (Gran Premio di Gran Bretagna 2014)
-Jules Bianchi, Marussia 16° (Gran Premio d’Ungheria 2014)
-Jules Bianchi, Marussia 16° (Gran Premio del Belgio 2014)
Tutte queste occasioni meritano di essere ricordate negli anni che verranno e prontamente rievocate e questi piloti, in particolare Kovalainen che è il leader incontrastato degli accessi in Q2, meritano di essere ricordati come i più significativi piloti dei primi anni 2010.


Questo riepilogo è di proprietà della sua Autrice©, che l’ha scritto sia per F1GC sia per il proprio blog, illuminato dalla grazia e dalla leggiadria della Sacra Cenerentola, che mi ha illuminata nel corso degli anni, quando era guidata da piloti badass che andavano incontro a una 20esima posizione con maggiore entusiasmo di quanto i piloti di testa andassero ad affrontare un sorpasso.


sabato 29 novembre 2014

Epilogo del 2014: COMMENTO IRONICO ALLA STAGIONE

STAGIONE 2014 - Clicca sul link di ciascun GP se non ricordi di cosa stiamo parlando

16 Marzo - AUSTRALIA, MELBOURNE | Vincitore: NICO ROSBERG (Mercedes)
30 Marzo - MALESIA, SEPANG | Vincitore: LEWIS HAMILTON (Mercedes)
6 Aprile - BAHREIN, SAHKIR | Vincitore: LEWIS HAMILTON (Mercedes)
20 Aprile - CINA, SHANGHAI | Vincitore: LEWIS HAMILTON (Mercedes)
11 Maggio - SPAGNA, MONTMELO' | Vincitore: LEWIS HAMILTON (Mercedes)
25 Maggio - MONACO, MONTECARLO | Vincitore: NICO ROSBERG (Mercedes)
8 Giugno - CANADA, MONTREAL | Vincitore: DANIEL RICCIARDO (Redbull)
20 Giugno - AUSTRIA, REDBULLRING | Vincitore: NICO ROSBERG (Mercedes)
6 Luglio - GRAN BRETAGNA, SILVERSTONE | Vincitore: LEWIS HAMILTON (Mercedes)
20 Luglio - GERMANIA, HOCKENHEIM | Vincitore: NICO ROSBERG (Mercedes)
27 Luglio - UNGHERIA, HUNGARORING | Vincitore: DANIEL RICCIARDO (Redbull)
24 Agosto - BELGIO, SPA FRANCORCHAMPS | Vincitore: DANIEL RICCIARDO (Redbull)
7 Settembre - ITALIA, MONZA | Vincitore: LEWIS HAMILTON (Mercedes)
21 Settembre - SINGAPORE, MARINA BAY | Vincitore: LEWIS HAMILTON (Mercedes)
5 Ottobre - GIAPPONE, SUZUKA | Vincitore: se pensi che me ne importi, ti sbagli di grosso
12 Ottobre - RUSSIA, SOCHI | Vincitore: LEWIS HAMILTON (Mercedes)
2 Novembre - USA, AUSTIN | Vincitore: LEWIS HAMILTON (Mercedes)
9 Novembre - BRASILE, INTERLAGOS | Vincitore: NICO ROSBERG (Mercedes)
23 Novembre - ABU DHABI, YAS MARINA | Vincitore: LEWIS HAMILTON (Mercedes)

***

Epilogo del 2014: COMMENTO IRONICO ALLA STAGIONE

“BANZAAAAAAAAAAAAIIIIIIIIIIII!”
- Cit. Pastor Maldonado

Quando è stata l’ultima volta che ho fatto un commento conclusivo a un’intera stagione? Mhm... qualcosa come nel vicino e piuttosto lontano 2009 [X], epoca in cui non esistevano ancora Accaerretì, Sacre Cenerentole e Coccodrilli Rombanti... o meglio, l’epoca in cui esistevano già ma non avevano ancora progettato le loro vetture ed eravamo convinti che potessero essere le nuove Brawn GP dominando le stagioni successive. Devo dire che ci abbiamo azzeccato in pieno...
Dopo avere pensato con immenso rimpianto ai 21 piloti (li ho contati al volo e potrei avere sbagliato il conto, se qualcuno vuole verificare e darmi la conferma è libero di farlo) che in questi anni hanno gareggiato per quei tre gloriosi team ed essermi resa conto di sentire la mancanza di Yamamoto come non mai, ho deciso di procedere: il 2014 dopotutto è la stagione giusta per ricominciare, dato che quest’anno sono sempre stata puntuale con i commenti ai gran premi, mentre nel 2013 ho passato troppe serate a fissare le zanzare in volo.
Tornando al 2009, il mio modo di scrivere i commenti è molto cambiato. Da quando, nel 2013, ho incominciato a scrivere anche cronache completamente serie, nei commenti ho preferito lasciarmi possedere totalmente dal mio lato ironico. Quindi, se qualcuno cinque anni fa fosse stato salvato da una lunga notte insonne a causa di un mio commento alla stagione, spero che non se ne ricordi, perché se si ricorda quello probabilmente non leggerà più i miei commenti da cinque anni.

Ora però basta, passiamo alle cose serie, del tipo... BANZAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAIIIIII!
La stagione inizia con un bel botto...
Grosjiii: “Wait, wait, wait... attends, attends, attends... dimentichi che io e il mio esimio collega ci siamo qualificati in ultima fila prendendolo notevolmente in quel posto dai Coccodrilli Rombanti e dalle Sacre Cenerentole. Non so se mi spiego: sono stato talmente lento che in confronto Sonyericsson sembra veloce!”
Kobyyyy: “Infatti Sonyericsson è piuttosto veloce. Deve essere questo il motivo per cui le fangirl preferiscono me!”
La leader del Comitato delle Fangirl: “Ma quali fangirl preferiscono te?! Tu non sei né biondo né sudamericano, né finto-maggiorenne [CIT. Ransie], né hai fratelli che corrono in altre serie.”
Kobyyyy: “Niente fangirl? Allora opterò per Feliiii. Dove sei mi amor brasileiro? Banzaaaaaaiiiiii!”
Feliiii: “Samb-aaaaaaaiiiiiiiiii!”
Bo77as: “1 a 0 per me. Sono io il più stylish.”
Kobyyyy: “Ti ricordo che avevamo concordato 99 euro e 99 centesimi per questo autoscontro.”
Bo77as: “Ti farò un vaglia non appena sarà finita la gara.”
Gianfriiii: “Per distogliere l’attenzione da questi scambi di favori del tutto inopportuni direi di ricordare che nessun australiano vince il gran premio d’Australia da quando è stata scoperta l’Australia... ma vediamo che Daniiii-Smile è sul podio davanti al Magnuuuum che diventerà la rivelazione di questa stagione e che è davanti a Jensinho.”
Daniiii-Smile: “Oh my Daniiii-Smile.” ...E fu così che venne squalificato.
Magnuuuum: “Oh my Daniiii-Smile.” ...E fu così che lo prese sempre in quel posto dal compagno, che spesso e volentieri non cavò un ragno dal buco e che attivò la raccolta fedeltà delle penalità. A sua difesa va detto che la vettura era un catorcio ambulante come quella della stagione precedente, ma se può valere per il non cavare un ragno dal buco non vale per l’avere accompagnato numerosi avversari in lunghe passeggiate per le campagne.
Gianfriiii: “Aggiungo anche che la Mercedes ha dimostrato di avere notevoli problemi di affidabilità.” ...E fu così che vedemmo talmente tante doppiette che ho perso il conto.

Dopo l’Australia c’è sempre la Malesia fin dai tempi in cui qualcuno si è accorto che mettere il gran premio di Sepang in ottobre durante il periodo monsonico non era un’idea geniale. Infatti l’hanno spostato in marzo/aprile ma in effetti ci sono stati comunque un paio di temporali monsonici, però anche quelli hanno il loro fascino: l’ultima volta in cui ce ne fu uno, al momento della bandiera rossa c’era Karthyyyy che per qualche strano motivo era decimo. Purtroppo la gara riprese, altrimenti sarebbe stato un risultato epico.
Feliiii: “Ma Karthyyyy in questo momento non c’entra assolutamente nulla. Siamo nella terra dello scandalo 2-1, in cui chiunque un anno fa si scandalizzò perché Sebbiiii si era opposto a un ordine di scuderia che gli intimava di non attaccare Webbiiii.”
Box Williams: “Infatti non rispettare ordini di scuderia è scandaloso. Ah... dimenticavo: Val77eri is fas77er 77han you.”
Feliiii: “ARE YOU KIDDING ME?!”
Box Williams: “Felipe Baby, stay cool.”
Feliiii: “Poi, se faccio passare Bo77as, mi dici anche: Well done Sunshine?”
Box Williams: “Esatto.”
Feliiii: “Va bene, allora faccio passare Bo77as a una condizione. Voglio la Susina nuda nel mio armadio, per la fine del gran premio.”
Box Williams: “Te lo scordi. È già in quelle condizioni in quello dell’Altro Felipe.”
Feliiii: “Allora non se ne fa niente. Io farò finta di non sentire quello che mi dite, le fangirl di Bo77as si incazzeranno di brutto, ma poi mi perdoneranno e inizieranno a scrivere fan fiction Val7719e in onore dello scandalo 77-19.”
Bo77as: “Ma il mio parere non interessa a nessuno? E se io preferissi la Susina?”
L’Altro Felipe: “La Susina appartiene a me! Voi dovete accontentarvi di consolarvi a vicenda.”
Feliiii & Bo77as: “Nobody loves us.”
Una rana: “Secondo me hanno dato l’ordine di scuderia a Feliiii proprio per farlo svegliare, il che è un grosso problema, dato che significa che io perderò il lavoro...”
Gutiiii: "Io, invece, molto presto perderò la terra sotto i piedi... o sotto le ruote... anche se non so perché."
Maldiiii: "Perché è più figo così! Siamo nella notte di Al Sakhir ed è il momento migliore per un bel cappotto!"
Gutiiii: "Da queste parti preferiscono le tovaglie e i turbanti ai cappotti..."
Maldiiii: "Ma il nostro stile è più da FìGh3tTìNì!!111!!!!11!!oneoneone!!111!!!11 Tunz tunz tunz... crash crash crash!"
Gutiiii si ritrova a testa in giù. "Estoy el bossssssss! ma un giorno l'altro mi riscatterò."
Maldiiii: "Inscenando un valoroso scontro con il tuo compagno di squadra?"
Gutiiii, girandosi di nuovo a testa in su: "Maldiiii, di me si può dire tutto, ma non sono un muro! U.U"
Lo Spaccabottiglie: "Voglio abbattere le barriere del suono, le barriere architettoniche, le barriere commerciali e le barriere di tutti i circuiti! BANZAAAAAAAAAAIIIIIIIII! We don't need no broken glasses, we don't need to lose control, no dark sarcasm by the Authoress©, drivers leave the cars alone! Hey drivers, leave the cars alone! All in, all it's just another car in the wall, all in, all it's just another car in the wall!"
Maldiiii: "Taci, impostore! I nostri scontri messico-venezuelani hanno la priorità su tutto. Tra il Messico e il Venezuela, l'amore è Checo."
Checoooo: "Cosa c’entro io?! o.O Tra l’altro, perché nessuno mi caga? Anch'io voglio avere degli incidenti con qualcuno."
Hulkkkk: "Pensavo che volessi mettere in atto un duello epico tra di noi."
Checoooo: "La Force India non è più un team epico, purtroppo. Sarebbe molto bello giocarsi il podio a partire dalla fine, ma pensavo di salire sul podio a partire dall'inizio, prima o poi, e di proclamarmi potenziale vincitore nel caso in cui scoprissimo che in realtà le Mercedesssss non sono mai esistite."
Maldiiii: "Nessuno caga più gli scontri messico-venezuelani, adesso. Questi impostori non sanno che, nonostante i loro condizionamenti, non mi allontanerò mai dalla retta via: anche quando c'è una curva, continuo ad andare dritto."
Lo Spaccabottiglie: "Procurati una bottiglia rotta, perché la tua è una sfida."
Grosjiiii si para davanti a Maldiiiii: "Come osi, Spaccabottiglie da strapazzo, sfidare a duello il mio altolocato compagno di squadra?"
Maldiiii: "Perché altolocato?"
Grosjiiii: "Perché prima o poi spiccherai il volo!"
Lo Spaccabottiglie: "Non chiudete mai gli occhi, perché io vi sorveglio e un giorno vi scambierò per muri e barriere. D’altronde è l’unico modo che ho per farmi notare: sembra che a nessuno importi più niente del fatto che suono il pianoforte e sono stato il migliore amico di Hammiiii."
Lo Spaccabottiglie ha perfettamente ragione, ma in ogni stagione c’è sempre un punto di svolta. Il punto di svolta è stato nei test post-GP di Spagna: non si sa bene come sia accaduto e quali siano le dinamiche che hanno portato a questo evento paranormale (forse qualcuno aveva manomesso i cronometri), ma pare che Chilliiii abbia ottenuto il miglior tempo.
Lo Spaccabottiglie: “WHAT?! E magari adesso la Sacra Cenerentola fa anche il salto di qualità, e non staccandosi da terra dopo un incontro ravvicinato del terzo tipo con Maldiiii?”

A questo punto giungiamo in uno scenario suggestivo, dove Maldiiii preoccupato di essere lui a fare un altro salto di qualità sulle barriere, manomette di proposito la propria macchina (tanto una noia meccanica in più non fa testo) per non prendere parte alla gara.
Gutiiii: “Oh, che bel panorama e quante anguste e deliziose stradine! È proprio il posto ideale per fare un selfie e devo ammettere che nella mia piazzola la luce è piuttosto scadente, quindi potrei occupare abusivamente quella di Maldiiii.”
Bianchiiii: “Ehiiiiii! Dove vai?! Torna subito qui, altrimenti vengo avanti io! Devo farti le corna da dietro con le mie baguette!”
Chilliiiii: “Aspettatemi! Io devo fare il photobomber!”
Il direttore di gara: “Che cos’è, una sfida? Mi dispiace, ma non rimando la partenza per voi! Tornatevene a casa, che il mondo è delle Mercedes. Tra l’altro non ci metterete nemmeno tanto, dato che mi pare che abitiate tutti qui dietro l’angolo.”
Gianfriiii: “E Hammiiii e Rosbiiii abitano nello stesso condominio.”
Eddie Jordan: “Vogliamo dirlo a tutti? Ci abito anch’io! E qualcuno mentre innaffiava le piante ha bagnato le mie camicie variopinte stese sul balcone!”
Rosbiiii: “Vogliamo parlare di Roscoe che abbaia dalla mattina alla sera?”
L’Autrice©: “No, non vogliamo parlarne. Gutiiii è il soggetto più rilevante tra quelli presenti in pista in questo momento e non m’importa niente se sei in testa al gran premio. Questa è un’occasione fondamentale per la Sauber, che può ottenere i primi punti stagionali e...”
Lo Spaccabottiglie: “POWEEEEEEERRRRRRR!”
Gutiiii: “Oh, ora il destino del mondo è nelle mie mani.”
Tutti: “OH. MY. MARUSSIA.”
Gutiiii: “Ehi... perché non credete nelle mie potenzialità? O.O Sapete qualcosa che io non so? Qualcosa che magari è capitato prima della gara?” Si guarda intorno. “Perché nessuno mi risponde? Kimiiii, almeno tu?”
Kimiiii: “Non ho niente da dire. Non.............. ehi, chi è che mi tampona? COMPLOTTOOOOO!”
...
...
Infatti mezz’ora prima del gran premio, nel retrobox della Sacra Cenerentola...
Chilliiii, riflettendo da almeno cinque minuti, tenendo in mano l’asso di coppe, il cinque di spade e il tre di bastoni: “Ho appena avuto un’idea geniale.”
Bianchiiii: “Non credo proprio. Qualunque carta tu abbia appena pescato - e appena è un eufemismo, dato che questa partita è iniziata da venti minuti buoni - non riuscirai mai a vincere questa partita.”
Chilliiii: “Ma io non pensavo alla briscola. Pensavo a un modo per portare il nostro glorioso team nella storia, conquistando punti.”
Bianchiiii: “Pensi che non ci abbia già pensato anch’io? Abbattere tutti i nostri avversari a colpi di baguette non servirà.”
Chilliiii: “Infatti dobbiamo usare tutte le nostre carte... e non quelle che ho in mano. Dobbiamo intervenire in Renault-style e innescare un secondo crashgate. Uno di noi va addosso a Kimiiii, che precipita nelle retrovie e balla la conga con il Magnuuuum, mentre l’altro va a punti, a condizione che Gutiiii si ritiri a sua volta... e Gutiiii si ritirerà a sua volta.”
Bianchiiii: “Che bella idea! *_______* Propongo un duello a colpi di baguette e chi perderà diventerà il nuovo crashgateur!” Senza aspettare la risposta del collega, afferra la propria baguette e si mette in azione, costringendo Chilliiii a nascondersi sotto al tavolo. “E il nuovo crashgateur, c’est toi!”
Chilliiii: “WHAT. THE. FUCK.” Medita vendetta...

Gutiiii: “Sì, è proprio un complotto e un giorno lo dimostrerò... e io e la mia vettura siamo due fantasmi, e ora dimostrerò che possiamo passare attraverso i muri e..........” THE POWER OF CRASH!
Chilliiii: “Il mondo è nostro! *-* Sono il Crashgateinho dei poveri!”
Gutiiii: “Il mondo non è tuo, perché stranamente con tutto l’impegno che ci potrei mettere per starti dietro in classifica, in un modo o nell’altro riuscirò a finirti davanti, nonostante tu non ti ritiri mai.”
Chilliiii: “Già, io non mi ritiro mai...” Riflette sul senso della vita e decide di rimediare. “BANZAAAAAAAIIIII!”
Bianchiiii: “Io posso capire tutto, ma che devi trascinarmi con te perché ritieni più epico fare anche un numero da giocoliere con la mia baguette mentre vai a sbattere mi sembra un po’ esagerato!”
Feliiii: “È esagerato lo spazio che è stato dato al Sacro Imper4tore e al Piccolo Alfiere della Sacra Cenerentola, quando c’è una metà dei componenti del quartetto latino-americano che ancora non ha avuto un minimo di spazio in questo commento. Vero, Checoooo?”
Checoooo: “Samba party!”
Feliiii: “Se permetti, questo devo dirlo io. BANZAAAAAAAAIIIIII!” ...e vanno a sbattere entrambi.
Checoooo: “Sei un attentatore. Ora chiederò AI MIEI FAN, sul MIO SITO, chi ritengono responsabile, tra me e te, dell’incidente.”
I fan di Checoooo: “Il colpevole è Checoooo.”
Checoooo: “Okay, facciamo che cancello il sondaggio.”

L’incidente Feliiii-Checoooo ha fatto discutere giusto fino al gran premio successivo, poi la Formula 1 ha ripreso la propria normale strada. Si segnala che l’indifferenza dei fan all’incidente tutto Made in Marussia in Canada si è trasformata nell’indifferenza dopo un analogo episodio tra i Force India Boyssss nella Montecarlo senza muretti di Budapest, ma che l’effetto è stato molto diverso quando, a Spa, è stato il momento della verità. Si sono susseguiti, nel frattempo, evento di vario genere: un tentativo malriuscito di Gutiiii di rendere Maldiiii altolocato tanto quanto lui, vari podi conquistati da Bo77as, varie Q2 conquistate dalle Sacre Cenerentole, varie barriere ammaccate da Maldiiii, una barriera abbattuta da Kimiiiii riparata nel tempo record di un’ora e un quarto... eccetera. Ma abbiamo parlato di momento della verità, ed è dunque arrivato: Hammiiii e Rosbiiii, a grande richiesta, si sono incidentati l’uno con l’altro. Il colpevole è parso che fosse Rosbiiii e l’opinione pubblica si è scatenata contro di lui, complice il fatto che era in testa alla classifica. A fine stagione, poi, dopo che Hammiiii ha vinto il titolo, qualcosa è cambiato: tutto sommato Rosbiiii è diventato di nuovo il pilota bello, simpatico e che parla bene l’italiano che tutti adorano.
Il Gangster Rapper: “Sarà anche il pilota che tutti adorano, ma chi è quello a cui hanno rifilato il volante della Chicco?”
Rosbiiii: “OH. MY. MICHAEL. La notte incombe su di me... anzi, è già notte!”
Il Gangster Rapper: “Yo yo! I’m the boss! You’re the cess!”
Rosbiiii: “Chiedilo a tutte le pit-baby che abbiamo intorno.”
Il Gangster Rapper: “Vediamo di trovarne una... ehi, tu, baby, che cosa ne pensi? Chi ha più stile tra me e lui?”
Fel19e Baby: “Mhm... secondo me il più figo di tutti è Kobyyyy.”
Kobyyyy: “Coccodrilli for the win! Coccodrilli for the win! Coccodrilli for the win! Coccodrilli for the wiiiiiiiiiiiinnnnnn!”
Lo Spaccabottiglie: “Gutiiii, cosa ne dici? Facciamo il malocchio ai Coccodrilli in modo che falliscano e noi siamo sicuri della nostra decima posizione in classifica?”
Gutiiii: “Ottima idea!”
Alex Non Sono Valentino Rossi: “Tutto ciò mi rende molto sollevato. Ho lasciato il Sacro Coccodrillo prima che fallisse, ritrovandomi in un team che può offrirmi una vettura su cui mettere il culo.”
Chilliiii: “Ti faccio notare che anche la Sacra Cenerentola è fallita e che non abbiamo più un volante...”
Il padre di Chilliiii: “Cosa?! O.O E io adesso come li spendo i miei soldi?”
I fan del Coccodrillo Rombante: “Noi non abbiamo dubbi. Adesso sappiamo come spenderli. Paghiamo al nostro team del cuore gli alloggi per i suoi ospiti vip nella terra del deserto, dei cammelli e dei turbanti.”
Voce fuori campo: “Ehm... Abu Dhabi è un insieme di un centinaio di piccole isole. I cammelli non nuotano.”
Altra voce fuori campo: “Ma possono sempre invitarne un paio giusto per dare un po’ di stile e far vedere che siamo negli Emirati Arabi. L’hotel a sette stelle, ad esempio, potevano costruirlo a forma di tenda da cammelliere.”
Kobyyyy: “Siamo a Yas ma non c’è Sonyericsson. Ora ce Steviiii, che è un I-phone.”
Ferniiii: “È un modello appena uscito? Non me lo ricordavo così verde!”
Alex Non Sono Valentino Rossi: “Datemi un volante, vi prego. Ç_ç”
La Lotus: “Abbiamo qui quello che ha perso Petriiii anni fa. Te lo offriamo come premio di consolazione per questa gloriosa stagione.”
Alex Non Sono Valentino Rossi: “Oh my Dani-Smile.”
Sebbiiii: “A proposito, dopo quattro pagine di cronaca, di cui una dedicata al cappottamento di Gutiiii e una al nono posto di Bianchiiii, l’Autrice© non ha ancora menzionato il fatto che Daniiii-Smile mi abbia costantemente battuto e che abbia vinto tre gran premi.”
L’Autrice©: “Oh, già, è vero... me ne ero completamente scordata ma, come hai detto, questa stagione ha avuto delle priorità.”
Sebbiiii: “E ti sei dimenticata anche che sto per passare alla Ferrari, dove troverò tanta ferraglia ad attendermi nel prossimo futuro.”
Kimiiii: “Muito normau!”
Ferniiii: “Io invece sto per ritornare in McLaren.”
Ron Dennis: “Bene, questo significa che è giunto il momento di vendere le mie azioni. Grazie, Ferniiii, se non ci fossi stato tu, non avrei mai pensato che andare in pensione fosse la soluzione migliore.”
Il Gangster Rapper: “Sì, però adesso smettetela di parlare d’altro. Non vedete che Britney Bitch sta perdendo posizioni perché la vettura non ne vuole più sapere e che io sto per vincere il mondiale? A proposito, cosa ci fa una rana che gracida alle mie spalle?”
Feliiii: “Cerco di far notare la mia presenza, cosa che non mi è riuscita quando a Monza e a Interlagos - sì, anche a Interlagos, anche se l’autrice© non ha minimamente menzionato quel fatto, dandoci la prova che cercavamo dell’apocalisse imminente - quando sono arrivato terzo, arrivando invece secondo.”
Gianfriiii: “Secondo me puoi anche vincere.”
Feliiii: “OH. MY. IVAN. Il mio destino è segnato. Ora lascio il mio volante alla Susina e vado a fare il telecronista.”
Gianfriiii: “Ed ecco che Feliiii ci svela i segreti del tracciato. Quello di Abu Dhabi è un circuito che si percorre in senso antiorario, vero Feliiii?”
Feliiii: “Certo, e questa gara la vincerà sicuramente Ferniiii davanti al Gangster Rapper e a Daniiii-Smile.”
Ferniiii, il Gangster Rapper e Daniiii-Smile: “OH. MY. SEBBIIII. Per fortuna che la stagione è finita.”
Rosbiiii: “Già, per fortuna. Ç_ç”

Adesso mancano ben tre mesi e mezzo alla nuova stagione... godiamoci l’attesa!
Chiudo con le classifiche, notando che in certi casi (tre su ventiquattro tutto sommato non sono così pochi, considerando che ci sono piloti che hanno scelto numeri impossibili da rispecchiare in classifica), quando scegli il tuo numero di gara, scegli anche la tua posizione in classifica!

CLASSIFICA PILOTI:
1. LEWIS HAMILTON / il Gangster Rapper - 384 (Mercedes)
2. NICO ROSBERG / Britney Bitch - 317 (Mercedes)
3. DANIEL RICCIARDO / Daniiii-Smile - 235 (Redbull)
4. VALTTERI BOTTAS / Bo77as - 186 (Williams)
5. SEBASTIAN VETTEL / Sebbiiii - 167 (Redbull)
6. FERNANDO ALONSO / Ferniiii - 161 (Ferrari)
7. FELIPE MASSA / Feliiii - 134 (Williams)
8. JENSON BUTTON / Jensinho - 126 (McLaren)
9. NICO HULKENBERG / Hulkkkk - 96 (Force India)
10. SERGIO PEREZ / Checoooo - 59 (Force India)
11. KEVIN MAGNUSSEN / il Magnuuuum - 55 (McLaren)
12. KIMI RAIKKONEN / Icemaaaan - 55 (Ferrari)
13. JEAN-ERIC VERGNE / Jev - 22 (Toro Rosso)
14. ROMAIN GROSJEAN / Grosjiiii - 8 (Lotus)
15. DANIIL KVYAT / il Kiwi - 8 (Toro Rosso)
16. PASTOR MALDONADO / Maldiiii - 2 (Lotus)
17. JULES BIANCHI / lo Sk4rS0n3 - 2 (Marussia)
18. ADRIAN SUTIL / lo Spaccabottiglie - 0 (Sauber)
19. MARCUS ERICSSON / Sonyericsson - 0 (Caterham)
20. ESTEBAN GUTIERREZ / lo Scoiattolo - 0 (Sauber)
21. MAX CHILTON / il Sommo Imper4tore - 0 (Marussia)
22. KAMUI KOBAYASHI / Kamikaze Kid - 0 (Caterham)
23. WILL STEVENS / E questo chi è? - 0 (Caterham)
24. ANDRÉ LOTTERER / Lotteria - 0 (Caterham)

CLASSIFICA COSTRUTTORI:
1. MERCEDES - 701
2. REDBULL - 405
3. WILLIAMS - 320
4. FERRARI - 216
5. MCLAREN - 181
6. FORCE INDIA - 155
7. TORO ROSSO - 30
8. LOTUS - 10
9. MARUSSIA - 2
10. SAUBER - 0
11. CATERHAM - 0

 ...dall’Autrice© un cordiale saluto.
L’appuntamento con i commenti ironici è fissato per la prossima stagione.