mercoledì 15 aprile 2026

L'Età della Ruggine // blog novel sul motorsport thriller sci-fi: capitolo 4/9

OPENING IV

Era passato un po’ di tempo dall’ultima volta in cui Oliver aveva visto Keira Roberts. Non si aspettava che fosse tornata in Italia, né che intendesse fargli un’improvvisata.
Si erano conosciuti due anni prima, quando Oliver dava la caccia ai fantasmi della Diamond Series. Dopo la fine della relazione con Selena, si era concesso qualche bel momento insieme alla Roberts, ma entrambi avevano dedotto che una relazione tra loro non poteva funzionare.
Capitava, di tanto in tanto, che si sentissero, ma Keira non l’aveva mai informato dell’intenzione di andare a fargli visita.
«Stavo uscendo» le disse Oliver.
Keira accennò un sorriso.
«La cosa non è sorprendente, dato che non ho mai bussato alla porta e tu sei comparso sul pianerottolo.»
«Vuoi entrare?»
«Se non ti faccio perdere troppo tempo.»
«Ormai sei qui» replicò Oliver. «Immagino che ci sia un motivo ben preciso, se sei venuta.»
Keira annuì.
«Non si tratta di una semplice visita di cortesia.»
Oliver l’aveva immaginato. La fece entrare all’interno dell’appartamento, il quale era piccolo e non aveva spazi destinati all’accoglienza di ospiti. La condusse in cucina che, negli orari non destinati ai pasti, si trasformava nel suo studio. Il suo laptop, chiuso, si trovava sul tavolo, insieme a un blocco di appunti.
Keira osservò: «Usi ancora la carta? Sei proprio una persona di altri tempi.»
«Sono una persona nata negli anni Ottanta» ribatté Oliver, «quindi mi capita ancora di scrivere a mano, di tanto in tanto. Ma immagino che tu non sia qui per parlare di questo. Accomodati.» Guardò Keira sedersi, infine prese posto di fronte a lei. «Cos’è successo? Perché sei qui?»
«Immagino che tu sappia che lavoro come freelance per l’Evolution Grand Prix Series. Di recente, sono stata assegnata al British Team.»
«Dylan McKay è un pilota che va forte. È uno dei migliori.»
«Sì, può darsi.»
«Non mi sembri molto interessata alle sue performance.»
«Nemmeno Remy Corvin si è messo delle preoccupazioni per le sue performance, visto che l’ha buttato fuori senza troppi complimenti.»
Erano passate tre settimane da allora, la vicenda era ormai stata messa da parte sia dai soggetti coinvolti sia da chiunque, nei primi tempi, avesse sollevato polemiche per la guida troppo irruenta del pilota francese, il quale, durante gli anni della maturità, era sempre spiccato per una condotta di gara molto controllata e attendista.
Oliver osservò: «Non dai peso a McKay, però ne dai a Corvin. Posso chiederti come mai?»
«Non sono qui per parlare di Corvin» puntualizzò Keira, «o almeno, non credo.» Guardandolo fisso negli occhi, gli chiese: «Che cosa ci facevi a Montecarlo durante l’evento inaugurale?»
«Non devo renderti conto dei miei spostamenti.»
«Eri là per lavoro?»
Oliver affermò: «Diciamo che nutro un interesse giornalistico per l’Evolution Grand Prix Series. Ti sembra qualcosa di così improbabile?»
Keira ribatté: «L’interesse giornalistico ti ha permesso di procurarti, così, di default, un pass della stampa? Lo portavi appeso al collo nelle foto che ho visto. Però non ho trovato il tuo nome tra i giornalisti accreditati. Vuoi darmi spiegazioni o devo fare congetture finché non ci sarò arrivata da sola?»
Oliver obiettò: «Non credo che i miei affari professionali ti riguardino. Scusami se ti sembro scortese, ma non pensavo che tu fossi qui per sottopormi a un interrogatorio a cui non ho intenzione di rispondere.»
Keira Roberts non si perse d’animo.
«Che cosa state combinando tu e mio fratello?»
«Niente.»
«Scusami, Fischer, ma non è così normale che tu te ne vada in giro insieme all’uomo che si è sposato con la tua ex ragazza.»
Oliver rispose: «Sono aperto di vedut-...»
Keira lo interruppe: «Non prendermi in giro. Ti conosco bene, Fischer. Okay, magari non benissimo, ma so che, quando c’è qualcosa di misterioso, trovi sempre un modo per metterti in mezzo. Posso dedurre, senza troppe difficoltà, che ci sia qualcosa, dell’Evolution, che ti appare misterioso e ricco di interesse.»
«E se anche fosse?»
«Si tratta di una categoria nuova, che disputerà un vero e proprio campionato soltanto nella prossima stagione. Mi sembra palese che possano esserci aspetti che appaiono ancora poco chiari. Ti garantisco che tutto si sistemerà e che sarà una serie rivoluzionaria.»
«Anch’io non ti conosco benissimo» ribatté Oliver, «ma sono affatto convinto che tu non sia tornata in Italia soltanto per venire a parlare con me. Però il fatto che tu sia qui per parlare con me proprio dell’Evolution e che mi stia dicendo che qualcosa potrebbe sembrare non troppo chiaro, ma che tutto si sistemerà, non promette molto bene, devi ammetterlo.»
«Cosa stai insinuando?»
«Che tu sia qui per dirmi che non dovrei impicciarmi in questioni che non mi riguardano. È corretto?»
«L’Evolution non è il tuo lavoro. Scrivi di categorie minori. Sei riuscito a ricostruirti una carriera dopo lo scandalo...»
«Sai, Keira» la fermò Oliver, «anche tuo fratello, a un certo punto, mi ha detto che avrei dovuto pensare al mio lavoro.»
«Come sei riuscito a farti ammettere nel box della R-Evolution Racing?»
«Grazie a tuo fratello. Ha cambiato idea, sul fatto che non dovessi intromettermi.»
«Da quanto tempo sei in contatto con lui?» volle sapere Keira. «Che cos’è successo esattamente? Come sei riuscito a conquistare la sua fiducia?»
Oliver valutò se potesse riferirle almeno qualche dettaglio. Non ci sarebbe stato nulla di male, decise. Anzi, Keira si sarebbe convinta che non vi fossero chissà quali cospirazioni in atto.
«Ho incontrato Edward qualche tempo prima, in Francia. Ero là per un evento della Formula 3 Europea. C’era anche tuo fratello, per questioni di sponsor. Doveva consegnare il trofeo al vincitore, durante la premiazione. Ci siamo visti per caso all’uscita dal circuito. Quello sbadato di tuo fratello mi ha urtato, ribaltando tutto il contenuto del mio zaino. Per quanto possa sembrare assurdo, quello zaino è stato l’inizio di tutto.»
Keira non parve convinta.
«Mhm. Uno zaino che dà il via a una serie di eventi senza controllo?»
«Eventi senza controllo?» obiettò Oliver. «Ho solo visto da vicino il paddock dell’Evolution. Anzi, l’ho visto da dentro. È stata una gara interessante. Peccato per l’incidente al via tra McKay e Corvin, avrebbero potuto lottare per la vittoria. Immagino che Edward non possa avere fatto altro che ringraziare, però.»
«Sei andato là a impicciarti di qualcosa» lo accusò Keira. «Ti piace dare la caccia ai criminali, quindi vedi criminali dappertutto.»
«Caccia ai criminali? Non ti sembra di esagerare? O forse ci sono davvero dei criminali? Ti hanno mandato da me per suggerirmi di badare ai fatti miei? In tal caso, salutali da parte mia e ringraziali per avere corretto il mio drink.»
«Corretto il tuo drink?»
Oliver azzardò «Immagino che i tuoi datori di lavoro sappiano di che cosa sto parlando. Certo, forse non ero io la vittima designata, ma...»
«Le tue accuse sono inaccettabili» replicò Keira. «Sono sicura che nessuno abbia cercato di avvelenarti e, soprattutto, che nessuno dell’Evolution Grand Prix Series abbia intenzioni così becere. Perché dovrebbero fare del male a qualcuno?»
«Non lo so» rispose Oliver. «Forse dovresti spiegarmelo tu.»
«Sii ragionevole, Fischer. Mi occupo di questioni di marketing per una nuova categoria automobilistica. Il pubblico non ha ancora accettato del tutto la presenza dei Ghost Driver, nonostante siano il futuro...»
«Il futuro?»
«Non interrompermi, per favore. Ti stavo dicendo, mi occupo di marketing. Puoi dire che mettere dei robot comandati a distanza al volante per cercare di fare parlare di sé non sia coerente con la storia del motorsport, se vuoi, ma non venire a parlare di tentativi di avvelenamento! Se qualcuno ha cercato di avvelenarti, di certo non devi cercarlo nel mondo dell’Evolution Grand Prix Series!» Keira si alzò in piedi. «Credo che venire qui sia stata una perdita di tempo.»
Oliver le fece cenno di tornare a sedersi. La Roberts apparve palesemente riluttante, ma infine si accomodò.
«Credo che qualcuno abbia drogato quella bibita. Ho fatto qualche ricerca - Edward non lo sa, ma conto di dirglielo presto. Un certo Livio Santangelo, un rispettabile ingegnere che lavora per una squadra di Formula 3 da molti anni, sembra avere qualcosa a che vedere con il progetto italiano dell’Evolution. Non dico che fosse presente al bar, quella sera, ma di certo durante il giorno si trovava nello stesso posto in cui eravamo noi.»
«Non conosco la parte italiana del progetto» affermò Keira. «Non so se questo ingegner Santangelo abbia a che vedere con l’Evolution, ma dubito che qualcuno ti abbia drogato la bibita. Puoi dimostrare che c’era qualcosa, almeno?»
«No.»
«La cosa non mi sorprende.»
«Certe droghe, utilizzate soprattutto nei tentativi di stupro e non con l’intento di provocare la morte di chi le assume, non lasciano tracce nel sangue a distanza di giorni. Ho fatto le analisi, ma era troppo tardi per dimostrare alcunché.»
«Allora, se vuoi, posso provare a spiegarti io com’è andata.»
Oliver la invitò: «Prego, Keira. Sono molto curioso di sentire le tue teorie.»
«Sei andato in un bar con mio fratello - chissà come sei riuscito a conquistare la sua fiducia» rispose la Roberts, «e hai pensato che, se fossi riuscito, in qualche modo, a metterlo in cattiva luce, forse saresti stato in grado di mettere in difficoltà il suo matrimonio. Allora hai impacchettato bene la storia di un presunto tentativo di avvelenamento e hai pensato di propinarla a Selena. Immagino che tu non l’abbia ancora fatto. Stai cercando la mia complicità?»
Oliver spalancò gli occhi.
«Come ti viene in mente un’idea così assurda?»
«Non è assurdo pensare che tu abbia dei propositi di vendetta nei confronti di mio fratello.»
«Va bene, non mi conosci tanto bene, come tu stessa hai detto, ma mi riterresti davvero capace di questo?»
«Ce l’avevi con lui anche prima che si mettesse tra te e Selena. Hai usato il tuo lavoro per screditarlo in ogni modo possibile.»
«Penso che tu stia esagerando, Keira. È vero, io e tuo fratello abbiamo avuto dei contrasti, in passato, ma si tratta di questioni risolte molto tempo fa. Come ti viene in mente di pensare che io possa volere fare credere a sua moglie che abbia tentato di avvelenarmi?»
«Guardami negli occhi» lo pregò la Roberts, «e dimmi che Selena Bernard ti è del tutto indifferente.»
Oliver ammise, con sincerità: «Selena Bernard non mi è indifferente e mai lo sarà. Ti confesso che è l’unica donna che io abbia seriamente amato. Questo, però, non significa niente. È felicemente sposata con tuo fratello. Hanno appena avuto una bambina. So benissimo che tra me e lei non ci sarà mai più alcuna possibilità.»
«A meno che» insisté Keira, «tu non sia in grado di allontanarla da mio fratello. La tua storia del tentativo di avvelenamento potrebbe andare dritta in questa direzione.»
Oliver obiettò: «Le tue accuse non stanno né in cielo né in terra. Siccome ti piacciono certi tipi di ricostruzioni, adesso sarò io a fare la mia: lavori per il reparto marketing dell’Evolution Grand Prix Series, quindi non sei al corrente degli affari più scabrosi. Probabilmente ti hanno detto qualcosa di soft, tipo che i Ghost Driver intralciano gli altri piloti perché è quello che gli viene fatto fare da remoto. Credevi che io mi stessi occupando di questo, quindi mi hai detto di concentrarmi sul mio lavoro. Poi, quando ti ho accennato a cosa mi è successo in Francia, hai immaginato che possa esserci qualcosa di più e hai iniziato a inventare accuse prive di senso in modo da distogliere l’attenzione dall’Evolution.»
Keira abbassò lo sguardo.
«Ti prego, Fischer, non occuparti dei Ghost Driver.»
«Non ero a Montecarlo per occuparmi dei Ghost Driver» replicò Oliver, «e, in ogni caso, quella bibita non era mia. Era di Edward. Non l’ha finita, quindi l’ho bevuta io. Se volevano drogare qualcuno, la vittima designata non ero io.»
Keira sospirò.
«Facciamo finta che non ti abbia detto niente, okay?»
Si alzò di nuovo e Oliver comprese che non sarebbe stato possibile trattenerla, ma soltanto accompagnarla alla porta.
«Avevi un lavoro che ti piaceva» le ricordò, prima che se ne andasse. «Perché hai deciso di metterti al servizio di questa gente?»
«I Ghost Driver sono programmati per provocare solo piccoli intoppi» rispose Keira. «Bisogna tenere alta l’attenzione dei telespettatori.»
«Non ci sono solo scelte commerciali, dietro» insisté Oliver. «Lascia perdere. So che non ti sei ancora licenziata, puoi ancora riprendere il tuo vecchio posto.»
Keira replicò: «Pretendere di potermi dire che cosa devo fare solo perché abbiamo avuto una storia è segno di una personalità controllante. Penso che sia facile fare due più due.»
«Cosa vuoi dire? Credi davvero che io voglia controllarti?»
«No, ma credo che non sarebbe difficile dimostrare che vuoi controllare le tue ex, se qualcuno si impuntasse. Lo dico per te. Io ho accettato le regole che mi hanno imposto, ma so che non sono molto pazienti con chi non vuole stare alle regole. Non metterti nei guai.»
Furono le ultime parole che Keira rivolse a Oliver prima di lasciare casa sua. Qualche giorno più tardi l’avrebbe chiamato per chiedergli scusa per avere avuto un comportamento invadente, poi sarebbe sparita per parecchio tempo.

***

Remy Corvin era seduto al tavolo della cucina, teneva in mano lo smartphone e leggeva distrattamente i post che passavano sulla bacheca di uno dei suoi profili social.
Erano passate settimane dall’EvoPrix di Montecarlo, ormai. Il tempo intercorso lo portava a chiedersi, almeno di tanto in tanto, se avesse sognato. Quanto accaduto non poteva essere reale. Il fatto che un manichino identico a lui potesse avere parlato in un video era plausibile. Un filmato poteva essere artefatto e corretto prima della pubblicazione, ma la realtà non poteva essere alterata.
Un Replacement aveva disputato il weekend di gara al posto suo. Il fatto che avesse innescato un incidente con McKay non era rilevante. Perfino lo stesso Dylan gli aveva detto di non preoccuparsi, che gli incidenti potevano succedere.
Remy avrebbe tanto desiderato svegliarsi da un incubo, ma sapeva che, nonostante l’incredulità nella quale viveva, non sarebbe accaduto. Il Replacement era reale, così come le pressioni che riceveva.
Pochi giorni dopo la gara si era lasciato andare, con chi contava davvero. Aveva detto che non se la sentiva, che viverlo sulla propria pelle non era come discuterne a un livello teorico.
«Non si tirerà indietro, signor Corvin» gli aveva detto l’uomo che l’aveva reclutato, con un tono che non ammetteva repliche.
Laurent Marchand era molto soddisfatto di avere battuto la concorrenza del collega italiano e di quello inglese. Seppure fossero finiti tutti, in un modo o nell’altro, a manovrare la R-Evolution Racing, si consideravano rivali, prima ancora che alleati.
C’erano anche l’inglese e l’italiano, a quell’incontro. Remy aveva parlato nella propria lingua madre, quindi l’inglese non aveva potuto comprendere il suo scambio con l’ingegner Marchand.
Livio Santangelo, invece, aveva capito eccome. Aveva replicato ugualmente nella propria lingua madre, ma Remy era riuscito a intenderlo benissimo, nonostante non avesse una grossa padronanza dell’italiano.
«Eravamo stati tutti molto chiari. Nessuno deve dare problemi, qui. Chi si è opposto è rimasto fuori.»
Remy non era certo che fosse accaduto davvero, ma gli era giunta voce, da Marchand, che Santangelo avesse tentato un’impresa impossibile: l’ingaggio di Vanessa Molinari.
Se non fosse stato per il suo nome associato indirettamente agli scandali della Diamond Formula, Remy non si sarebbe nemmeno ricordato della sua esistenza. La Molinari doveva avere qualche anno in più di lui. Era ancora in attività, quando Remy aveva iniziato a gareggiare nei campionati minori europei, ma non si avevano mai preso parte alle stesse competizioni.
Quella dell’ingegner Marchand non avrebbe dovuto essere considerata come una rivelazione, quanto piuttosto come un semplice pettegolezzo, ma Remy aveva sentito il bisogno di qualcosa a cui appigliarsi e quel nome era una stato una risposta. Era disposto a tutto, pur di riuscire a parlare con quella donna e, fin dal primo momento, si era attivato per renderlo possibile.
Vanessa Molinari abitava in una città del Nord Italia, il che non rendeva troppo agevole un loro incontro, ma nemmeno impossibile. Remy l’aveva contattata e Vanessa era stata così gentile da rispondere al suo messaggio. Le aveva dato un numero di telefono, chiedendole di chiamarlo. La Molinari gli aveva detto che ci avrebbe pensato e, infine, si era convinta. Quando si era offerto di recarsi nella sua città per parlare di persona, Vanessa non gli aveva detto di no. Era stato tutto molto facile, non restava che superare un ultimo scoglio.
Remy udì i passi di Annabelle che si avvicinava. Non avevano mai discusso della sua imminente partenza, prevista per l’indomani, ma sapeva che prima o poi sarebbe arrivata una raffica di domande in proposito - o almeno lo sperava.
«Dove vai, quindi?»
Remy posò il telefono sul tavolo e si girò a guardare Annabelle.
«Come dici?»
«Ti ho chiesto dove devi andare. È domani che parti?»
Remy annuì.
«Te l’ho già detto, vado a trovare un amico.»
«Quale amico?»
«Non lo conosci.»
«Okay» rispose Annabelle, in tono asettico. «Divertiti.»
Remy attese che dicesse qualcos’altro. Non riteneva possibile che non seguissero altre domande. Annabelle, invece, rimase in silenzio a lungo e, quando parlò, fu soltanto per chiedergli: «Che cosa mangiamo per cena?»
Remy non si era mai posto troppi dubbi. Annabelle gli era sembrata, fin dal primo momento, la donna perfetta per lui. Come poteva non dare alcuna importanza a tutto ciò che lo riguardava? Non avrebbe mai desiderato una relazione con una persona troppo pressante, ma non si aspettava nemmeno un simile estremo.
Rimase in attesa di un ripensamento da parte della sua fidanzata, ma non accadde nulla. Non arrivarono altre domande da parte di Annabelle. La stessa Vanessa Molinari, quando si incontrarono al tavolo all’aperto di un bar, gli parve meno fredda e distaccata di lei.
«Che scusa ha usato per venire qui?»
«Cosa intende dire?»
«Non ha una donna a cui dare spiegazioni?»
Remy sorrise.
«Legge le pagine di pettegolezzi?»
«Ho fatto qualche ricerca su di lei» lo informò Annabelle. «Ho visto le foto della ragazza con cui è stato in vacanza lo scorso inverno.»
«E quindi?»
«Immagino che quella donna non sappia proprio tutto dell’Evolution.»
Remy azzardò: «Lei, invece, che cosa ne sa dell’Evolution?»
«Ne abbiamo già parlato, al telefono» gli ricordò Vanessa Molinari. «Le ho detto che hanno cercato di coinvolgermi.»
«E che non poteva dirmi nulla di più finché non ci fossimo visti dal vivo.»
«Anche lei non mi ha detto tutto. Mi scusi per l’impertinenza, Remy, ma è sicuro di non sapere già che cosa mi avessero chiesto? Ho avuto l’impressione che abbiano preteso la stessa cosa da lei e che abbia accettato.»
Remy si irrigidì.
«Era così evidente?»
«Non si preoccupi» ribatté Vanessa. «Se non mi fosse stato spiegato che cosa sia un Replacement, non avrei mai potuto immaginare che fosse qualcosa di così reale. Avrei pensato che lei è un pilota veloce, ma troppo desideroso di mettersi in mostra. Del resto, non mi aspetterei niente di diverso da chi ha un folle desiderio di riprendersi il proprio posto nel mondo. Mi perdoni per la domanda: è proprio sicuro che abbia funzionato?»
«Mi sta chiedendo se me ne sono pentito?»
«No, sarebbe solo una grande perdita di tempo. Mi direbbe di no, che tutto sta andando alla grande. Però, ne sono certa, non direbbe la verità. Sta diventando succube del suo Replacement e dell’intero sistema, non è vero?»
Remy fu scosso da un brivido. Come poteva una perfetta sconosciuta avere compreso così bene che cosa gli stesse succedendo?
Vanessa Molinari chiarì: «Mi è stato chiesto di simulare un mio ritorno alle competizioni, fingendo di avere gareggiato sotto falso nome per tutti questi anni. Mi è stato proposto di farmi rimpiazzare da un Replacement. Non volevano me, volevano una storia da raccontare.»
«Non è paradossale?»
«Che cosa?»
Remy spiegò: «Hanno in mente la ricerca tecnologica più sfrenata, che a loro dire è al centro di tutto, per poi cadere sempre nella trappola della narrativa. Mi sembra un controsenso.»
«Un controsenso che, però, non la disturbava così tanto, all’inizio» lo accusò Vanessa. «È diventato un problema in un secondo momento, quando si è accorto che essere una storia da raccontare non è tutto questo privilegio.»
«Perché ha accettato di incontrarmi?»
«Perché la sua storia mi affascina. In fondo, avrei potuto esserci io, al posto suo. La vera domanda è perché lei abbia voluto parlarmi. È stato lei a cercarmi, Remy. Non ribalti la situazione.»
«Le assicuro che non voglio ribaltare nulla. Sto solo cercando di capire se qualcuno possa aiutarmi.»
«Oh, certo» dedusse la Molinari. «Le hanno vietato di parlare e, di conseguenza, cerca qualcuno che possa farlo al posto suo. In tal caso, temo che abbia sprecato il suo tempo.»
«La prego, Vanessa, non so come uscirne. Se raccontasse la richiesta che le è stata fatta...»
«No. Ho dimenticato quella proposta nel momento stesso in cui l’ho rifiutata. Ora mi scusi, ma ritengo che sia meglio se ci salutiamo.»
Remy insisté: «Ho fatto tanta strada per lei. Sembrava interessata, quando abbiamo parlato al telefono. Mi ha dato una speranza.»
«Rinunci» lo esortò Vanessa. «Lasci il campionato. Dovrà rinunciare anche ai suoi sogni, ma vale forse la pena di inseguirli, se il prezzo da pagare è mettersi nelle loro mani?»
«Stavo solo cercando un modo per non essere tagliato fuori. Ormai non ero più nessuno.»
«Non si deve giustificare con me. Molto probabilmente deve farlo con se stesso, ma io non c’entro nulla.»
Remy convenne: «Lo so. Io e lei siamo due perfetti estranei, eppure c’è qualcosa che ci lega l’uno all’altra.»
Vanessa Molinari scosse la testa.
«No, Remy. Nulla ci lega. Io ho compreso di essere vittima di un raggiro, lei no. Non siamo nella stessa situazione.»
«Non mi dica che le hanno concesso di rifiutare senza mai tornare alla carica. Li conosco bene abbastanza per ritenerlo improbabile, se non impossibile.»
Quando Vanessa abbassò lo sguardo, Remy comprese di averci visto giusto. La stessa Molinari non riuscì a fingere che nulla fosse accaduto.
«Uno di loro è venuto perfino a cercarmi sotto casa.»
«Un certo Livio Santangelo, immagino.»
«Sì. È stato il mio contatto. Come lo sa?»
«Santangelo voleva prendersi tutti i meriti e l’avrebbe fatto con un pilota italiano, se l’affare fosse andato in porto. L’affare, però, è sfumato.»
«Immagino che lei sia il candidato di Laurent Marchand.»
«Immagina bene.»
«Santangelo non ha preso bene il mio rifiuto. Mi auguro che, almeno lei che ha accettato, non venga tenuto sotto assedio come l’ingegnere italiano ha cercato di fare con me.»
«Quell’uomo lavora in incognito» affermò Remy. «Non ha mai lasciato il suo posto in Formula 3. Nessuno, fuori dal mondo dell’Evolution, sa fino a che punto sia coinvolto.»
«No, certo» convenne Vanessa. «Non gli piace esporsi. Ha grandi ambizioni per il futuro. Vuole che una donna vinca il campionato, prima o poi. È sempre questione di narrazione, sia chiaro. Diceva che ero la candidata ideale, ma c’è già un rimpiazzo. Sarà solo necessario aspettare un paio di stagioni, massimo tre.»
«È una ragazzina della Formula 3?»
«No, è ancora in Formula 4.»
«Forse dovremmo aiutarla a non cadere nella trappola dell’Evolution.»
«C’è caduto anche lei, Remy. Come pensa che una mente facilmente influenzabile possa esserne immune?»
«Non penso che possa esserlo, ma lo spero. Chi è?»
«Non sono il suo ufficio informazioni personale.»
«A che gioco sta giocando, Vanessa? Prima si presta, poi tenta la fuga...»
La Molinari gli strizzò un occhio.
«Un po’ come lei: prima ha accettato un Replacement, poi ha capito che non era una buona idea e sta cercando di uscirne.» Si alzò in piedi. «La saluto.»
«Va già via?» obiettò Remy. «Non posso nemmeno offrirle da bere?»
«Può offrirmi la cena, se vuole. A meno che non tema che la sua amica delle vacanze invernali si offenda.»
Chissà che cosa stava facendo Annabelle in quel momento. La proposta di Vanessa era molto allettante, anche se Remy non aveva secondi fini.
«Come vuole.»
«A che ora e dove?»
«Non lo so. A che ora vuole cenare?»
«Alle diciannove e trenta è troppo presto per lei?»
«No. Decida lei il posto, io non conosco ristoranti, qui.»

***

Vanessa Molinari e Remy Corvin sedevano a un tavolo in un angolo della sala. Il pilota voltava le spalle a Oliver, quindi non si accorse della sua presenza fintanto che questo non la annunciò con un saluto rivolto ai due: «Buonasera, sono in ritardo?»
Corvin sobbalzò. Si girò a guardarlo, poi tornò a voltarsi verso la sua accompagnatrice.
«Che cosa sta succedendo?» chiese a Vanessa, in inglese.
Senza aspettare indicazioni da parte dei due, Oliver si accomodò sulla sedia vuota a una delle estremità del tavolo.
«È un piacere rivederti, Remy» disse al pilota.
Costui replicò: «Non posso dire la stessa cosa, Der-... ti chiami Derek? No, scusa, Dirk. Dirk Strauss, è corretto?»
«Mi chiamo Oliver Fischer, a dire il vero, e ho conosciuto Vanessa qualche anno fa nel corso di una mia indagine sui segreti della Diamond Formula. Questo, però, non ci riguarda.»
Remy Corvin lo fissò con gli occhi spalancati.
«Fischer?! Tu sei l’ex fidanzato della signora Roberts? Quello che, secondo certi gossip, è il vero padre di sua figlia?»
«Dovresti leggere meno rotocalchi» asserì Oliver. Rendendosi conto che una simile affermazione apparteneva a un’altra epoca, si corresse: «Voglio dire, dovresti leggere meno pagine social. Io e Selena stavamo insieme due anni fa. Una gravidanza umana dura nove mesi. Alla luce di questo dettaglio, suppongo che la bambina sia figlia di suo marito.»
«Grazie per la spiegazione scientifica, ma non era necessaria. Che cosa ci facevi nel box della R-Evolution sotto falso nome?»
«Mi facevo un’idea di che cosa sia la nuova categoria.»
«Che cosa c’entra Edward Roberts in tutto questo?» Remy si rivolse alla Molinari: «Vanessa, perché questo giornalista è qui?»
«Voleva che parlassi di quello che mi è successo, magari grazie a una persona che potesse essere presa sul serio. Chi meglio di Oliver Fischer?»
«Perché ha voluto che lo incontrassi?»
«Perché sarà lei a parlare dell’esperienza che sta vivendo con l’Evolution. È l’unico modo che ha per liberarsi di loro una volta per tutte: essere esplicito.»
Remy Corvin si alzò in piedi.
«Non posso. Non avrebbe dovuto ordire questa trappola. Ha sempre avuto in mente di farmi incontrare Strauss, non è vero?»
Oliver lo corresse: «Fischer.»
Remy lo ignorò.
«Ho fatto male a fidarmi di lei, Vanessa.»
La Molinari scosse la testa.
«Ha fatto male a fidarsi di quella gente.»
«Cerchi di capirmi» la supplicò Remy Corvin. «Non avevo altre possibilità. Ero un pilota finito e mi hanno offerto la possibilità di rimettermi in gioco.» Si rivolse a Oliver: «Mi dispiace, Fischer, ma non posso parlare.»
Senza aggiungere altro, voltò le spalle ai due e se ne andò.
Oliver azzardò: «Non fai niente per fermarlo?»
Vanessa alzò le spalle, con indifferenza.
«Non è compito mio aiutare chi si rifiuta di essere aiutato.»
«Non sono sicuro che sia il caso di Corvin.»
«Oh, ti assicuro che è proprio il caso suo. Si è venduto all’Evolution Grand Prix Series e non ha intenzione di tornare sui suoi passi, anche se è insoddisfatto delle condizioni. Vuole uscirne pulito. Non si è ancora reso conto che non succederà e che l’unico modo per fare crollare il sistema è crollare in prima persona. Io non intendo tirarmi indietro. Tu, invece? Sei per caso convinto che Corvin non si meriti di finire nella merda?»
Oliver obiettò: «Non sono qui per parlare di chi si meriti che cosa. Immagino che tu capisca che, per dichiarare che l’Evolution Grand Prix Series ha sostituito Corvin con una sorta di Ghost Driver che ha guidato controllato da remoto al posto suo, servano delle prove.»
«Livio Santangelo mi ha proposto di fingere di guidare, con un Replacement che sarebbe sceso in pista al mio posto» replicò Vanessa. «Mi pare che abbiamo già qualcosa.»
«E come dimostriamo che è stata fatta una simile proposta anche a Remy Corvin, il quale l’ha accettata rendendo la teoria qualcosa di concreto?»
«Stai dubitando della storia che ti ho raccontato?»
«Se vuoi alzarti in piedi e andartene come ha fatto Corvin, ritieniti pure libera di andare via. Questo non cambierà le cose. Il semplice fatto che Santangelo ti abbia fatto quella proposta non prova nulla. Potrebbe trattarsi di una farneticazione senza riscontro reale. Puoi forse provare che non sia semplicemente un individuo dotato di una fantasia smisurata? Che quello che ti ha proposto sia vero e che non se lo sia semplicemente inventato?»
«Quindi, Fischer, cosa proponi?»
«Non posso proporre nulla, se non di parlare io stesso con questo ingegner Santangelo. Hai un suo contatto?»
«Non mi sembra una buona idea.»
Oliver azzardò: «Hai paura di subire delle ripercussioni?»
«No, certo che no.»
«Avere paura può essere normale. Quell’uomo ti ha praticamente stalkerata nella speranza di farti cambiare idea.»
«Livio Santangelo non è un criminale» replicò Vanessa. «È solo ossessionato dai suoi deliri tecnologici. Crede di avere tra le mani qualcosa di estremamente redditizio.»
«Dammi un indirizzo a cui io possa trovarlo» la pregò Oliver.
Vanessa strabuzzò gli occhi.
«Quindi siamo passati direttamente all’indirizzo, Fischer? Non ti basterebbe più un’email privata?»
«Dubito che, se gli scrivessi, poi mi invierebbe un indirizzo a cui incontrarlo.»
«Ci devo pensare.»
«Possiamo ordinare, nel frattempo» suggerì Oliver. «Ormai siamo qui. A proposito, ti ringrazio per non avere scelto un ristorante di alto rango.»
«Per portarci Corvin?» Vanessa accennò una risata, la quale non fu sufficiente a stemperare la tensione. «Non è proprio il mio tipo. Poi ha già una donna, almeno credo. Chissà, magari potrebbe sapere qualcosa. Se solo sapessimo come si chiama, dove rintracciarla... Se non è sufficiente quello che posso dirti io, magari potrebbe esserci d’aiuto almeno lei.»
«Credo sia meglio non coinvolgere altre persone» affermò Oliver. «Penserò io a Santangelo, se ti degnerai di dirmi dove posso trovarlo.»
«Quando desideri qualcosa, non ti arrendi mai, vero?»
«Dipende.»
«L’hai fatto con Selena Bernard, però. Perché?»
«Ho dovuto. Non eravamo fatti per stare insieme.»
«L’hai capito tu» azzardò Vanessa, «o è stata Selena a mettertelo in testa?»
«Preferisco non rispondere a questa domanda.»
«Provi ancora qualcosa per lei?»
«Ecco, questa è un’altra domanda a cui preferisco non risponder-...» Oliver si interruppe, vedendo una cameriera avanzare verso di loro. «Possiamo ordinare, adesso.»
Smisero di pensare all’Evolution GP Series almeno finché la cena non fu finita. Quando si salutarono, Oliver non era certo di avere fatto molti progressi, ma ci tenne a riferirli a Edward, il quale era già stato messo al corrente delle sue indagini su Livio Santangelo.

@Oliver19_Fischer86: Disturbo?
@UnicornEd: Ti offendi se ti dico di sì? :-PPP Stavo per andare a dormire.
@Oliver19_Fischer86: Sei a casa?
@UnicornEd: Purtroppo no. Domani ho un impegno: public relations in una noiosissima location piovosa dell’Inghilterra.
@Oliver19_Fischer86: Dovresti essere abituato al piovoso clima inglese. Magari sarai invitato per un tè delle cinque con tanto di avvelenamento.
@UnicornEd: Dato che hai i romanzi polizieschi sempre in mente, che cosa ne dici di aggiornarmi sui tuoi progressi? Mi hai detto che dovevi andare a cena con Corvin.
@Oliver19_Fischer86: A proposito, perché Corvin non ha impegni di public relations in Inghilterra?
@UnicornEd: Perché è nato dall’altra parte della Manica, quindi lo sponsor ancora più noioso della pioggia con cui sono impegnato domani non prova alcun interesse nei suoi confronti. Basta un solo pilota a rappresentare la R-Evolution... e indovina a chi è toccato questo onore?
Com’è andata la cena? La tua amica italiana è riuscita a fare da tramite tra di voi?
@Oliver19_Fischer86: La mia amica italiana, come la chiami tu, è una semplice conoscente.
@UnicornEd: Ti ha confermato il coinvolgimento di L.S.? Ha qualcosa a che vedere con l’EGPS?
@Oliver19_Fischer86: Ha molto a che vedere con l’EGPS. Secondo quanto dice Vanessa, è a capo della divisione italiana, anche se preferisce agire in incognito. Sembra che sia stato lui a lasciarsi sfuggire il nome di Vanessa con Corvin.
@UnicornEd: Corvin cos’ha detto?
@Oliver19_Fischer86: Niente. Si è alzato in piedi e se n’è andato.
@UnicornEd: Mi dispiace. Non ha funzionato, quindi. :-((((
@Oliver19_Fischer86: No. :-//// Del resto, era troppo bello per essere vero. Non ammetterà mai di avere avuto un Replacement. Bisognerebbe coglierlo sul fatto.
@UnicornEd: Non succederà. Per non correre rischi, sono sicuro che a Londra faranno guidare lui.
@Oliver19_Fischer86: Ne è in grado?
@UnicornEd: Tutto bene, Fischer? Non è che sei stato drogato anche stavolta? Ti ricordo che Remy è un pilota professionista e che l’EGPS è sicuramente alla sua portata.
@Oliver19_Fischer86: Non mi riferisco a questo. Perché ha accettato un Replacement? Forse non è nelle condizioni di guidare. Ha avuto un infortunio, in passato. Magari non si è ripreso bene come dice.
@UnicornEd: Ti assicuro che Corvin può guidare.
@Oliver19_Fischer86: Lo vedremo.
@UnicornEd: Lo vedrò. Mi dispiace, ma non ho mezzo di farti entrare di nuovo nel paddock, per il momento. Mi piacerebbe che tu ci fossi, ma non credo che sia possibile.
@Oliver19_Fischer86: Non c’è problema. Non riuscirei a organizzarmi né per Londra né per Berlino. Buona fortuna contro il tuo compagno di squadra! ;-)
Venendo a noi, Vanessa non ha aggiunto altro. So solo quello che mi ha già raccontato: che L.S. le ha proposto un ingaggio con un Replacement. Ha rifiutato. L.S. ha insistito, per battere la concorrenza del collega francese e di quello inglese, ma Vanessa non ne voleva sapere. Pensa che, se avesse accettato, gli altri sarebbero stati senz’altro d’accordo. In effetti, sarebbe stata una storyline brillante, che avrebbe senza dubbio catturato molta attenzione.
@UnicornEd: Cosa pensi di fare?
@Oliver19_Fischer86: Ho chiesto a Vanessa di darmi un indirizzo a cui io possa trovare L.S., dato che il mio intento è parlargli di persona, cercare di capire cosa si sia messo in testa.
@UnicornEd: Credi davvero che possa funzionare?
@Oliver19_Fischer86: No, ma gli ricorderò che eravamo tutti quanto a Pau, la sera in cui ho bevuto la bibita corrotta.
@UnicornEd: Non pensi che possa essere pericoloso?
@Oliver19_Fischer86: Era la tua bibita. ;-) Anche se hai sempre cercato di sviare l’argomento e hai insistito che, se nelle mie analisi non c’era niente, allora non era successo niente, non sei riuscito a convincermi.
Purtroppo per te, tua sorella ha deciso di scomodarsi e di venire a casa mia per suggerirmi di badare ai fatti miei e di continuare a fare il mio lavoro. Abbiamo parlato anche del drink drogato. A proposito, cerca di parlarle tu. Non ha voluto stare a sentirmi.
@UnicornEd: Credi che a Keira interessi qualcosa del mio parere?
@Oliver19_Fischer86: Temo di no.
@UnicornEd: Come a te non interessa del mio. Non dovresti andare da L.S., lo sai.
@Oliver19_Fischer86: Puoi stare tranquillo. Vanessa non mi ha dato il suo indirizzo. Non ho nemmeno un’email o un numero di telefono, quindi sarebbe come cercare un ago in un pagliaio.
Anche quello che mi ha detto Vanessa non è di alcuna utilità. Come dimostrò che L.S. le ha fatto davvero quella proposta? E soprattutto, non meno importante, come dimostro che quella proposta potesse essere concretizzata? Ti ricordo che, per il momento, non abbiamo modo di provare che ci sia davvero un Replacement, né che ci fosse l’intenzione di metterne uno al posto di Vanessa.
@UnicornEd: Non lo avremo a breve, credimi.
@Oliver19_Fischer86: Non stai semplicemente cercando di farmi desistere, vero?
@UnicornEd: Noi unicorni ci teniamo al bene dei nostri amici, ma nel nostro caso si tratta soltanto di una collaborazione ispirata da questioni professionali, non certo di amicizia. Sei libero di farti ammazzare, se è quello che desideri.

Oliver sorrise, nel leggere la risposta di Edward. Si limitò a inviargli una serie di emoticon, alle quali Roberts rispose con un like. Il giorno seguente si sentirono per una breve telefonata, nella quale non vi fu molto da aggiungere. Ogni ulteriore tentativo di convincere Vanessa Molinari ad aiutarlo fu un buco nell’acqua, tanto che Oliver si ritrovò costretto a desistere, rimanendo in attesa.
L’EvoPrix di Londra si svolse senza troppi colpi di scena. Un Remy Corvin molto meno spavaldo e impulsivo di quello visto nel Principato di Monaco si accontentò di una posizione in bassa top-ten in griglia e di un sesto posto in gara. Dylan McKay si aggiudicò la pole position davanti al proprio compagno di squadra e conclusero l’evento in prima e seconda posizione. Edward Roberts, scattato dalla quinta casella della griglia, conquistò il gradino più basso del podio.
In quella circostanza, Oliver e il pilota inglese optarono per una telefonata per discutere dell’accaduto. Concordarono sul fatto che la teoria di Roberts fosse verosimilmente corretta.
«Sembrava che ci fosse al volante un pilota diverso da quello di Montecarlo» sentenziò Oliver, «eppure sono certo che Corvin riuscirà tranquillamente a inventare una scusa.»
«Ha già detto che, visto l’errore dello scorso evento, che hanno pagato a caro prezzo sia lui sia McKay, è stato più attendista e che la scelta si è rivelata corretta» rispose Edward. «È ineccepibile. Non credo si possa ipotizzare che un Replacement fosse al volante al posto suo.»
«Temo di no.»
«Siamo ancora allo stesso punto di partenza.»
«Quindi cosa proponi?»
«Perché dovrei essere io a proporre?»
«Perché sei stato tu a ribaltarmi lo zaino» rispose Oliver.
«Ti ricordo» ribatté Edward, «che sei stato tu ad andartene in giro con lo zaino aperto. Non sarebbe mai successo, se ti fossi degnato di chiudere la zip.»
«Non pensavo che uno sbadato mi sarebbe venuto addosso» puntualizzò Oliver. «Non sono colpevole delle tue scarse capacità di locomozione.»
«Va bene» si arrese Edward, «accetto la responsabilità per lo zaino rovesciato. Però, se vuoi delle idee da parte mia, non sono un indovino, non posso inventarmi una soluzione che non esiste.»
«Mi sembra una considerazione ragionevole» convenne Oliver. «L’EvoPrix di Berlino è previsto a breve. Magari può essere d’aiuto tenere sotto controllo la situazione ancora un po’, prima di decidere come procedere.»
«Non è che sia d’aiuto, ma non abbiamo altre possibilità. Credo che dovremo arrenderci, Fischer.»
«Arrendermi non fa al caso mio. Cerca di scoprire qualcosa di più.»
L’evento successivo fu un altro flop, dal loro punto di vista. Giunsero alla conclusione che, per motivi precauzionali, non si fosse fatto ricorso all’utilizzo del Replacement.
A Berlino suscitò molta polemica la condotta di gara dei Ghost Driver, che - dopo una certa tranquillità, da parte loro, nel corso dell’evento londinese - ostacolarono i doppiaggi provocando alcuni incidenti alquanto altisonanti. Anche lo stesso Edward vide la propria gara terminare a causa di una delle vetture controllate da remoto. McKay conquistò senza troppe difficoltà una seconda vittoria, venendo acclamato come la grande sorpresa della nuova categoria. Diverse testate online convinte che una simile osservazione potesse apparire divertente notavano come la R-Evolution Racing fosse apparsa “arrugginita” come non mai. Da parte della squadra internazionale, inoltre, l’ottimismo mostrato nei primi tempi stava sfumando lentamente.
Oliver sentì Edward, nei giorni successivi alla gara. Il bilancio non fu troppo diverso da quello precedente.
«Anche stavolta» affermò Roberts, «non hanno voluto correre rischi.»
«Cosa pensi che succederà adesso?» chiese Oliver.
«Non ho la sfera di cristallo» replicò Edward, «ma immagino che non ci saranno grosse possibilità di rivedere il Replacement in pista, almeno fino al prossimo anno.»
In effetti, mancava solo uno dei quattro eventi sperimentali, che si sarebbe tenuto in Spagna nel mese di settembre: una lunga attesa nel corso della quale l’Evolution Grand Prix Series sarebbe verosimilmente passata in secondo piano. Nel frattempo, Oliver fece un altro tentativo con Vanessa Molinari, il quale si concluse con un nulla di fatto che lo portò a una definitiva rinuncia. Non era sua abitudine arrendersi, ma talvolta non vi erano alternative possibili.

***

Remy Corvin sapeva che la scelta di mettere da parte il Replacement era soltanto temporanea, dovuta ai rischi percepiti da parte dei vertici dell’Evolution GP Series. Chiunque avesse osato insinuare, dall’esterno, ciò che era vero sarebbe stato ridicolizzato senza troppi complimenti, ma ciò non significava che chi contava davvero temesse che qualcosa andasse storto.
Il Replacement doveva essere ancora perfezionato. Il primo esperimento era andato bene, ma si poteva migliorare in vista del secondo. Remy era già stato avvertito che in Spagna l’androide sarebbe stato pronto per un nuovo tentativo. Quel termine, “esperimento”, aveva un peso che non aveva messo in conto.
Si era illuso, all’inizio, di essere parte di un progetto. Ci credeva ancora, quando si era messo in contatto con Vanessa Molinari e aveva cercato il suo aiuto, vedendosi invece comparire davanti Oliver Fischer. Aveva appreso, da quella disavventura, che nessuno sarebbe mai stato dalla sua parte. Era stato uno dei primi tasselli che l’avevano condotto verso la totale disillusione.
Il colpo di grazia era stato rendersi conto di non valere poi così tanto, come storia da raccontare. Accanto al progresso continuo tanto millantato, l’Evolution GP Series dipendeva dalla capacità di generare narrazioni. L’idea di due vecchi rivali che tornavano ad affrontarsi alla soglia dei quarant’anni poteva anche avere colpito l’immaginario collettivo, in un primo momento, ma era un tipo di interesse destinato a sfumare fin troppo rapidamente. Non vi era stato alcuno scontro diretto tra Edward Roberts e Remy Corvin e il mondo era sopravvissuto lo stesso. Proprio l’incidente tra il Replacement e Dylan McKay aveva fatto sì che la rivalità tra i due piloti delle macchine color ruggine fosse considerata non sorpassata, ma addirittura del tutto inesistente.
Remy Corvin, per il poco dorato mondo dell’Evolution, non era altro che una semplice cavia. Aveva contribuito a confermare la possibilità di affidare una monoposto a un Replacement, il quale poteva dedicarsi anche a piccole apparizioni fuori pista. Sarebbe arrivata una storia più interessante e, con essa, un nuovo Replacement.
Che senso aveva compromettersi per un progetto del quale non si faceva davvero parte? A quale motivazione poteva ancora appigliarsi? Remy non aveva più risposte e, a poco a poco, gli sembrava di vedere il mondo sgretolarsi sotto ai suoi piedi. Annabelle continuava a comportarsi in maniera asettica e sfuggente e gli amici che un tempo lo mettevano in guardia nei suoi confronti sembravano allontanarsi l’uno dopo l’altro. Remy non se ne sorprendeva. Si rendeva conto di respingere le persone, forse perché non se la sentiva di averle intorno, ignare del suo grande segreto.
Il mese di settembre, che dopo gli EvoPrix di Londra e Berlino gli era sembrato così lontano, era sempre più alle porte. Presto il quarto evento “non ufficiale” dell’Evolution Grand Prix Series sarebbe andato in scena in terra spagnola. Remy prevedeva che non sarebbe stato facile. Ciò che non poteva prevedere era invece un inaspettato supporto da parte della donna che amava.
Dieci giorni prima dell’evento, mentre si trovava in cucina insieme ad Annabelle e si aspettava che questa gli chiedesse che cosa potessero preparare per cena, questa lo informò: «Sono riuscita a organizzarmi.»
«Per cosa?»
«Per Valencia.»
Remy sussultò.
«Di cosa parli?»
«Te l’avevo detto» rispose Annabelle, «che mi sarebbe piaciuto accompagnarti a una gara. Quale occasione migliore?»
Remy era sicuro che non ne avessero mai parlato, ma preferì evitare di farglielo notare. Si rendeva conto di essere distratto e di avere altri pensieri per la testa. Era plausibile che Annabelle glielo avesse davvero accennato, ma che il suo tono piatto l’avesse portato a non recepire il messaggio.
«Mi fa piacere» affermò.
In realtà, non era affatto soddisfatto della decisione di Annabelle. In quel fine settimana, il Replacement sarebbe sceso in pista al posto suo. Non vi era alcuna possibilità di riuscire a nasconderle tutto, a meno che la sua fidanzata non si rifiutasse categoricamente di accettare la verità.
«Fa piacere anche a me» disse Annabelle. «Va bene se vado a comprare del pollo in rosticceria?»
«Non possiamo preparare qualcos’altro?» obiettò Remy. «Come mai hai deciso di venire proprio in Spagna?»
«È l’ultima possibilità.»
«C’è la prossima stagione.»
«Non sei ancora sicuro di avere un volante per la stagione che verrà» puntualizzò Annabelle. «Da qui a sei mesi possono succedere tante cose.»
Remy replicò, seppure senza alcuna certezza: «Conto sulla speranza di essere ancora al via dell’Evolution Grand Prix Series. Mi dispiacerebbe molto disputare solo gli eventi che non fanno punteggio.»
«Sì» convenne Annabelle, «ma in sei mesi possono succedere tante cose.»
«Che cosa dovrebbe mai accadere?» ribatté Remy. «A meno che tu non ti sia messa in testa di lasciarmi...»
Era solo una battuta e Annabelle la prese come tale.
«Perché dovrei lasciarti? Pensavo piuttosto che tutto cambia molto in fretta. Siamo davvero sicuri che l’Evolution Grand Prix Series possa davvero permettersi di partire con un vero e proprio campionato?»
«Tutto lo lascia pensare.»
«Sì, ma non sappiamo davvero che cosa ci sia dietro. Non sarebbe il primo campionato che parte con grandi proclami per poi finire in niente.»
Remy realizzò: «Stai dicendo che i fondi potrebbero mancare e che qualche evento potrebbe essere cancellato, oppure addirittura l’intera stagione. Non credo che ci sia questo rischio.»
«Per il momento non sembra» convenne Annabelle, «ma non si può mai sapere. Gli eventi inaugurali sono stati seguiti, ma non tanto quanto ci si poteva aspettare da una nuova categoria tanto pubblicizzata.»
«I proclami sulla ricerca, sul progresso e sulla tecnologia non attaccano con tutti. C’era da aspettarsi che non fosse così facile fare breccia nel cuore del pubblico più tradizionalista.»
«Pensi che sia per i Ghost Driver?»
Remy rabbrividì.
«Perché questa domanda?»
«È solo una domanda.»
«Perché me l’hai chiesto?»
«Non capisco.» Annabelle accennò un sorriso. «Qual è il tuo problema con i Ghost Driver?»
Remy cercò di reagire come avrebbe fatto un pilota normale.
«In realtà avrei tanti problemi con i Ghost Driver: intralciano quando non dovrebbero, fanno perdere tempo, innescano incidenti con i “piloti veri”... e non puoi nemmeno toglierti la soddisfazione di prenderli per le palle e strizzare!»
Annabelle ribatté: «Per caso hai l’abitudine di strizzare le palle ai tuoi colleghi?»
«No.»
«Qualcuno le ha strizzate a te?»
«Nemmeno.»
«Qualcuno ha forse minacciato di farlo?»
«No, certo che no.»
«Nemmeno McKay dopo l’incidente di Montecarlo?»
Non avevano mai parlato del fattaccio accaduto tra il Replacement e il pilota anglo-americano. Remy non si aspettava una simile allusione da parte di Annabelle, ma non poteva chiederle di nuovo perché gli avesse posto quella specifica domanda.
Purtroppo commise l’errore di non rispondere subito, quindi la sua fidanzata insisté: «È successo qualcosa che non so, tra te e Dylan McKay?»
Remy scosse la testa. Era bello potere dire la verità, quindi si affrettò ad affermare: «Tutto regolare, è stato solo un incidente piuttosto banale, non ci sono stati problemi tra di noi.»
Annabelle annuì.
«Lo immaginavo.» Rimase in silenzio per qualche istante, a fissarlo, infine affermò: «Vado in rosticceria.»
«Come vuoi» rispose Remy, «ma compra qualcos’altro, non il pollo.»
Annabelle fece un sorriso smagliante.
«Va bene.»
Gli voltò le spalle e uscì dalla stanza. Remy la intravide mentre afferrava la borsa e scattava verso la porta. Quando la sentì uscire, si sentì per un attimo più leggero. Era riuscito a eludere tutte le complicazioni. Certo, aveva avuto l’impressione che le domande di Annabelle fossero un po’ troppo mirate, ma forse si stava preoccupando più del dovuto.
“Va tutto bene” si disse, “non può sospettare niente.”

***

A mesi di distanza dall’incontro con Keira, a Oliver era capitato, di tanto in tanto, di sentirla. Si erano scambiati solo messaggi brevi, banali e senza grossi contenuti, conversazioni del tipo: “come stai?”, “tutto bene, spero anche tu”.
La sorella di Edward Roberts tornò a farsi viva pochi giorni prima del quarto evento dell’Evolution Grand Prix Series. Lo fece con una telefonata improvvisa, alla quale Oliver rispose molto volentieri.
«Keira, che piacere! Come stai?»
«Bene, grazie. Spero anche tu.»
Oliver cercò di evitare che quella chiamata diventasse banale come i loro scambi di messaggi, quindi le chiese: «Come procede il nuovo lavoro?»
«Non lo so» rispose Keira. «Non mi trovo più molto bene. Forse avevi ragione tu, quando mi hai detto che farei meglio a tornare in Italia e a tornare da dove sono venuta.»
«Dovresti farlo» insisté Oliver. «Ne abbiamo già parlato. Sai bene che...»
Keira lo interruppe: «Volevo chiederti scusa, è per questo che ti ho chiamato.»
«Chiedermi scusa? Per cosa?»
«Per quello che ti ho detto. Accusarti di avere finto un avvelenamento per incastrare Edward: non so come mi sia venuta un’idea simile.»
«Eri tesa e preoccupata» rispose Oliver, «quindi hai cercato di arrampicarti sugli specchi. Non è grave. Diciamo tante cazzate, quando non siamo lucidi.»
«Non avrei dovuto dire una cazzata di quel tipo» ribadì Keira. «Avrei potuto scegliere un’altra maniera di arrampicarmi sugli specchi.»
Oliver cambiò discorso: «Cosa succede davvero nell’Evolution?»
Keira replicò: «Non succede niente. Ci sono auto che girano in tondo, due delle quali pilotate da remoto.»
«È davvero così?»
«Come dovrebbe essere?»
Oliver convenne: «Hai proprio ragione, come dovrebbe essere? Scusami per la domanda assurda, ma è qualcosa a cui non sono abituato. Come puoi immaginare, non è facile abbandonare certi preconcetti.»
«Lo vedo.»
«In ogni caso, cerco di essere di vedute aperte.»
«Cosa vuoi dire?»
«Sarò presente all’EvoPrix di Valencia»
«Oh!» esclamò Keira. «Come mai questa decisione?»
«Mi è stata data su un piatto d’argento la possibilità di imbucarmi nel paddock un’altra volta» la informò Oliver. «Come ben sai, ho i miei agganci.»
«Mio fratello?»
«Edward ha deciso di aiutarmi.»
Keira replicò: «Prima o poi, dovrai spiegarmi questa tua collaborazione con mio fratello.»
«Io e tuo fratello abbiamo obiettivi comuni.»
«Tu e mio fratello amate la stessa donna.»
«La quale» ribatté Oliver, «è felicemente sposata con tuo fratello. Preferirei che tu non andassi a rivangare ogni volta una relazione passata. In fondo, la maggior parte delle storie d’amore finisce. È quello che è successo tra me e Selena.» Solo troppo tardi si rese conto di non avere smentito l’affermazione di Keira, ma forse poteva ancora rimediare. «Amavo Selena, ma adesso le cose sono cambiate.»
«Ah, sì?» obiettò la Roberts. «Le cose sono cambiate, ma fino a che punto? Puoi davvero dire di non amarla più?»
Oliver rispose, con fermezza: «Sì, posso dirlo, Keira. Sono contento che Selena si sia sposata con Edward e che sia nata Ella. Si meritano di essere felici.»


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