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venerdì 15 maggio 2026

Oggetti al Volante Non Identificati: Daniil Kvyat

Il 15 maggio 2016, esattamente dieci anni fa, Max Verstappen vinceva il primo gran premio in carriera in occasione della prima apparizione alla Redbull: una scena degna di una fan fiction da forum degli old gold days. Non so se avete presente, quelle storie in cui il protagonista veniva promosso a caso nella squadra più tamarra del campionato e a sorpresa conquistava la vittoria dopo avere rimpiazzato il villain messo da parte. Ebbene, oggi come Oggetti al Volante Non Identificati andiamo a scoprire chi fosse il villain in questione.

La carriera di Daniil Kvyat ‐ nato a Ufa in Russia ma cresciuto a Roma - sulle monoposto inizia nel 2010 in Formula Renault, un po' in sordina, ma negli anni successivi iniziano finalmente le soddisfazioni, tanto che nel 2012 vincerà il campionato di F.Renault Alps. La vera svolta arriva con il passaggio in GP3 nel 2013. Il "russo di Roma" non solo non si trova in difficoltà dopo il passaggio di categoria, ma progredisce durante la stagione al punto di vincere tre gare a campionato inoltrato e a conquistare il titolo. Ciò gli vale la promozione in Formula 1, non ancora ventenne, per la stagione 2014.
Come tutti i Redbull junior che giungono nella massima categoria esordisce con la Toro Rosso, lo fa al fianco del più esperto Jean-Eric Vergne. È JEV a uscire vincente dal confronto, 13° vs 15° nel mondiale piloti, ma è Dany a conquistare il risultato più privilegiato: un volante in Redbull, al posto di Sebastian Vettel passato in Ferrari, per la stagione 2015. Vergne, invece, viene appiedato per fare posto a una nuova coppia di esordienti, Carlos Sainz jr e il diciassettenne Max Verstappen.

Il 2015 è negativo per la Redbull, ma molto positivo per Daniil Kvyat. Non solo non sfigura, ma si classifica settimo con pochi punti di vantaggio nei confronti del più blasonato compagno di squadra Daniel Riccardo, ottavo in graduatoria generale. La stagione è scarna di successi per il team di Milton Keynes, Kvyat e Ricciardo fanno doppio podio chiudendo 2/3 alle spalle di Vettel in Ungheria e l'australiano ottiene anche un ulteriore podio, ma sono lontani i fasti dell'epoca d'oro.
Il 2016 sembra l'anno della svolta. La Mercedes è dominante come nelle due passate stagioni, ma già al terzo gran premio della stagione Kvyat conquista il suo primo podio stagionale. È il 17 aprile e il gran premio è quello della Cina. Ancora non lo sappiamo, ma ciò che succede in questa giornata è l'inizio della fine.
Nel pre-podio passano alla storia le immagini di Kvyat che litiga con Vettel, una scena che ricorda il "prova a imparare"/ "prova tu a imparare" di Fernando Alonso e Felipe Massa nel 2007. Il ferrarista, arrivato secondo, sostiene di essere stato chiuso bruscamente da Kvyat alla partenza e che ciò abbia provocato una collisione tra sé e il compagno di squadra Kimi Raikkonen. Il suo "you came like a torpedo" passa alla storia.


Due settimane dopo, il 1° maggio, si svolge il GP della Russia, evento di casa per Kvyat. Inizia nella maniera meno opportuna per Daniil, con un incidente... e non con un incidente normale, dato che sperona ben due volte proprio il pilota con cui due settimane prima ha litigato in mondovisione, che con la Redbull ha vinto quattro mondiali e che nonostante la tuta rossa forse sotto sotto è ancora il golden boy della squadra bovina.
Coinvolge anche Ricciardo giusto per non farsi mancare niente e la gara è un disastro. Il vero disastro, tuttavia, è che la Redbull abbia un altro golden boy in attesa di promozione. Il 5 maggio 2016 viene annunciato che Max Verstappen prenderà il posto di Daniil Kvyat, il quale ritorna così in Toro Rosso.
Ciò che nessuno può immaginare, quel giorno, è cosa succederà dieci giorni più tardi al GP di Spagna. Al via, Nico Rosberg e Lewis Hamilton vengono a contatto: le due Mercedes sono out, è il giorno fortunato di un outsider... e così Verstappen finisce per conquistare la prima vittoria nella massima categoria.

Il resto della stagione, per Kvyat, è un susseguirsi di bassi e altri bassi. Il 2017 va anche peggio, perché non solo il suo volante alla Redbull è ormai un ricordo lontano, ma perché anche quello in Toro Rosso rischia di non essere una certezza.
Sainz vuole lasciare il team, la squadra faentina promuove Pierre Gasly. Però il passaggio di Carlos alla Renault va per le lunghe, quindi appieda Kvyat e la coppia diviene Sainz/ Gasly. Quando finalmente Carlito se ne va, Kvyat viene richiamato a fare coppia con Gasly... almeno finché non viene appiedato di nuovo, stavolta per ingaggiare Brendon Hartley. Curiosamente, ogni volta in cui perde il volante, la gara successiva la vince Verstappen.
Kvyat occupa brevemente il ruolo di development driver Ferrari, per poi tornare a far parte dell'universo Toro Rosso nel 2019 (e Alpha Tauri nei due anni successivi). Riesce finalmente a togliersi una grande soddisfazione quando conquista il terzo posto al GP di Germania, salendo sul podio con i colori della squadra faentina nello stesso fine settimana in cui la sua compagna Kelly Piquet dà alla luce la loro figlia Penelope.

Molto riservato sulla vita privata, Daniil finisce ripetutamente al centro di gossip e prese per i fondelli sui social. Lui e Kelly si lasciano, infatti, ma lei torna nel paddock come compagna di nientemeno che Verstappen, con il quale avrà una figlia.
La nascita di Lily viene annunciata il 1° maggio 2025, giorno dell'anniversario del GP della Russia 2016. Si scoprirà in occasione del suo primo compleanno che è nata il 25 aprile, quindi alla vigilia del compleanno di Kvyat.
Dopo la fine della carriera in Formula 1, Daniil gareggia sporadicamente in NASCAR e nel 2023/2024 compete nel WEC. Da quando ai piloti russi non viene permesso di gareggiare con la propria bandiera nazionale, ha utilizzato licenza italiana e attualmente(?) monegasca, essendo residente a Montecarlo.


giovedì 23 aprile 2026

23 Aprile 2006: GP San Marino // duello tra gli Schumalonso... e una guest star da Oggetti al Volante Non Identificati

23 Aprile 2006 - il mondiale di Formula 1 arriva in Europa e vi arriva passando da Imola, per quello che sarà l'ultimo Gran Premio di San Marino della storia. Anche la pista di Imola uscirà di scena, almeno fino al 2020 quando per diversi anni sarà sede del GP dell'Emilia Romagna.
In questo gran premio avviene un duello tra Michael Schumacher e Fernando Alonso a parti invertite rispetto alla stagione precedente, in cui il pilota della Renault aveva vinto con il ferrarista negli scarichi, ma anche un altro evento, che non riguarda i top driver, ma che fa sì che questo post possa andare ad arricchire la rubrica Oggetti al Volante Non Identificati, dedicata a meteore della Formula 1 che si sono messe poco in luce, oppure che l'hanno fatto in maniera altisonante come il soggetto di cui parleremo nella seconda parte di questo post.

QUALIFICHE - Schumacher conquista la pole, precedendo le Honda di Jenson Button e Rubens Barrichello, la Ferrari del compagno di squadra Felipe Massa, nonché Alonso davanti alla Toyota di Ralf Schumacher e le McLaren di Juan Pablo Montoya e Kimi Raikkonen.
Così facendo, Michael conquista la 66^ pole position in carriera, ai tempi un record assoluto nella storia della Formula 1, e non un record qualsiasi: 65 erano infatti le pole position conquistate da Ayrton Senna in carriera e la 65^ era arrivata proprio nella stessa location dodici anni prima, nel weekend che si sarebbe concluso con la sua morte.

GARA - Schumacher e Button mantengono la posizione, Massa e Alonso scavalcano Barrichello. Le Honda saranno le prime a rientrare, quindi sono molto leggere, quindi sono fuochi di paglia, meglio seguire Alonso alle spalle di Massa. Non che cambi qualcosa, dobbiamo attendere l'overcut in occasione della prima sosta ai box.
Tornando alla partenza, le vetture si accordano, tutto sembra filare liscio sia nelle posizioni che contano, sia in quelle che contano un po' meno. Però si intravede qualcosa, laggiù in fondo, una macchina sollevata in una posizione abbastanza innaturale...
...
...
...va beh, di questo ne parliamo dopo. Sappiate solo che c'è un'iniziale safety car, mentre viene rimediato al danno capitato nelle ultime posizioni.
Il primo stint è tranquillo, mentre nel secondo Alonso si trova negli scarichi di Schumacher e sembra poterlo insidiare. Michael però procede un giro di più e si guadagna un po' di respiro. Alla seconda sosta di Button, il bocchettone della benzina rimane incastrato. Non succede nulla di troppo altisonante, ma Jenson perde terreno.
Mentre la situazione tra gli Schumalonso resta stabile, Montoya precede di un soffio Massa e Raikkonen, mentre Button chiude settimo alle spalle della Williams di Mark Webber. A chiudere la zona punti è Giancarlo Fisichella su Renault, che scattava undicesimo, dietro di lui concludono la top-10 Ralf Schumacher e Barrichello.
Nico Rosberg sulla seconda Williams è undicesimo davanti alle BMW Sauber di Jacques Villeneuve e Nick Heidfeld, alle Toro Rosso di Vitantonio Liuzzi e Scott Speed e alla Midland di Tiago Monteiro, ultimo classificato.
Mancano all'appello le Redbull, con David Coulthard e Christian Klien fermati da guasti, Jarno Trulli su Toyota che ha subito lo stesso destino molto prima, le Super Aguri di Takuma Sato per un testacoda e in precedenza di Yuji Ide per i danni riportati in un incidente, ma il primo di tutti è stato Christijan Albers su Midland, colui che è stato ribatato al via per mano del nostro disgraziato protagonista.

OGGETTI AL VOLANTE NON IDENTIFICATI:
YUJI IDE
Nel 2006 l'ex pilota Aguri Suzuki esordisce come costruttore con il suo team Super Aguri, una squadra Sato-centrica supportata dalla Honda che desidera che Taku continui ad avere un volante nonostante la B.A.R. l'abbia gentilmente messo alla porta visto un campionato 2005 abbastanza disastroso. Niente di male in questa decisione, anzi, Takuma sarà proprio il fiore all'occhiello di questa squadra nella sua breve storia, mentre lascia un po' a desiderare la scelta di una line-up interamente giapponese. Non che di per sé sia una pessima idea, il punto è che per realizzarla ci vorrebbero due giapponesi in grado di guidare una Formula 1.
Il problema è che due non ci sono, quindi il secondo volante viene affidato a un misterioso trentunenne nipponico sconosciuto a gran parte del pubblico europeo. Il problema è che a Ide invece pare essere pressoché sconosciuta la lingua inglese, il che non è d'aiuto. La sua esperienza nel motorsport occidentale, inoltre, è pressoché nulla.
Dopo vari anni in Formula 3 e GT in Giappone, finalmente ottiene risultati discreti a cavallo tra i due secoli, con occasionali vittorie, una delle quali nel 2002 anche in Formula 3 Francese, in una delle poche esperienze europee.
Dal 2003 in poi corre in Formula Nippon, l'attuale Superformula. Il primo anno è settimo. Il secondo anno è terzo con una vittoria e chiude a un solo punto dal campione Richard Lyons, ex equo con il secondo classificato che è nientemeno che André Lotterer!
Alla terza stagione è runner-up con due vittorie dietro al campione Satoshi Motoyama e, con gli standard attuali, avrebbe nientemeno che trentotto punti superlicenza, che non sarebbero sufficienti a procacciarsi un posto in Formula 1, ma che non sono neanche tanto lontani dai quaranta necessari per questo scopo. In sintesi, questo tizio sconosciuto ha un palmares mediocre ma con una certa rispettabilità.
Poi viene gettato nella mischia a random e gli viene concessa la superlicenza in deroga. Niente di eccezionale per i tempi, solo qualche anno prima la stessa sorte è toccata anche a Raikkonen, sorvegliato speciale almeno finché non è sceso in pista e non ha iniziato a ottenere buoni risultati. Il problema è che con Ide la storia non si ripete affatto. E che non è neanche un qualsiasi pippone che arriva ultimo senza fare danni, dato che nelle sue giornate migliori ha una guida segna di un'Alex Yoong qualsiasi, mentre nelle peggiori...
...
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...ecco, le peggiori giornate sono quelle tipo Imola, dove sperona brutalmente Albers, il quale viene scagliato in aria in un cappottamento micidiale, facendo un quadruplo trecentosessanta gradi.




Da notare la poesia finissima di questa scena: sul tabellone giallo, sembra che qualcuno abbia scritto "W IDE" con una bomboletta spray.
Dopo il botto, Ide riesce a proseguire per qualche giro, ma viene comunque costretto al ritiro. Sarà la fine della sua carriera in Formula 1, dato che viene "declassato a terzo pilota" e sostituito da Franck Montagny. Poche settimane più tardi, gli viene revocata la superlicenza. A quel punto torna in Giappone dove la sua carriera prosegue mestamente: al netto di qualche risultato di spessore nel Super GT, Yuji non rivive affatto lo splendore pre-Formula 1 e in Formula Nippon non ottiene più risultati degni di nota.
Risulta avere gareggiato almeno sporadicamente fino al 2022. Non si sa molto della sua vita privata, ma dal suo profilo instagram emerge che ha una figlia.



martedì 21 aprile 2026

Oggetti al Volante non Identificati: Max Chilton

Nel mondo dell'automobilismo esistono storie talmente banali che forse non vale nemmeno la pena di raccontare: un pilota mediocre ottiene una grande chance, viene deriso per il suo potenziale trash, poi si rivela semplicemente uno degli ultimi della classe, senza nemmeno essere trash, infine esce di scena come tutti quelli del suo calibro, venendo quasi rimosso dalla memoria collettiva. Poi, al loro fianco, esistono storie talmente poetiche e incredibili da sembrare uscite da un film o da un romanzo.
Quella di Maximilian Chilton, noto come Max, appartiene senza dubbio alla prima categoria. Ha vissuto qualcosa di simile per ben due volte, in Formula 1 e in Indycar. Tuttavia, in un giorno d'estate, all'Iowa Speedway, Chilton ha raggiunto suo malgrado quello che è stato il culmine della sua storia motoristica e che ha lanciato quella che all'inizio sembrava una promettente carriera in Indycar: qui si passa a pieno titolo alla seconda casistica, perché Max rientra tra i pochi eletti che, all'improvviso, un giorno hanno reso il motorsport simile a una poesia.

Inglese, nato il 21 aprile 1991, il giovane Max passa dai kart alle auto ad appena quattordici anni. Non è che abbia esattamente una carriera da enfant prodige. Ovunque vada, fatica nelle prime due stagioni e inizia a ingranare nella terza. Chi segue le serie minori saprà che solitamente non è un buon segnale: di solito i piloti veramente bravi brillano già al primo anno, mentre quelli discreti anche se faticano il primo anno, almeno nel secondo iniziano a fare bene.
In GP2, nel 2012, Max Chilton ottiene un quarto posto in classifica piloti, conquistando due vittorie. Lo precedono Davide Valsecchi, Luiz Razia ed Esteban Gutierrez. Nelle due stagioni precedenti ha portato a casa appena una manciata di punti, un palmares ben lontano dal ricevere apprezzamenti. Eppure Chilton viene scelto dalla Marussia per il 2013, dopo essere stato loro test driver. Non affianca il veterano Timo Glock, ma proprio Razia... ah no, quest'ultimo perde gli sponsor poche settimane prima dell'inizio del campionato, quindi Chilton farà coppia con Jules Bianchi, che nella stagione precedente è stato Friday Driver della Force India.

Chilton non combina nessuno dei disastri annunciati. Certo, solitamente si qualifica dietro a Bianchi, ma non così drammaticamente più indietro. Batte con frequenza anche le Caterham, o almeno una di esse. Così come Charles Pic e Giedo Van Der Garde - i piloti Caterham, appunto - il suo miglior risultato in gara è un quattordicesimo posto, i tre vengono battuti da Bianchi in virtù di un tredicesimo posto in Malesia, che farà sì che la Marussia batta la Caterham in classifica costruttori.
È pur vero che Max risulta ultimo in classifica piloti, ma è semplicemente un pilota meh come tanti. Al netto di un incidente innescato da lui stesso con Pastor Maldonado a Montecarlo, nel quale riesce a proseguire, non fa troppi danni e conclude la stagione senza nemmeno un ritiro. Completerà anche i primi sei della stagione successiva, un record di gran premi finiti dopo il debutto che gli verrà strappato soltanto da Esteban Ocon (il quale, però, debutta in corso d'opera e Chilton rimane ancora l'unico rookie con un'intera stagione senza DNF). A compensare, il primo ritiro è piuttosto altisonante: in Canada 2014, Max esce alla prima curva, il che non sarebbe neanche troppo grave, se la dinamica non fosse stata centrare in pieno il compagno di squadra Bianchi, reduce dalla storica nona piazza di Montecarlo.

Dopo il risultato del Principato, pare palese che la Marussia abbia una line-up composta da un pilota promettente e da uno meh. Il gap tra i due inizia quindi a essere attribuito ai meriti di Bianchi piuttosto che ai demeriti di Chilton, che nel frattempo deve vedersela con i nuovi piloti della Caterham, Kamui Kobayashi e Marcus Ericsson, senza mai andare oltre a qualche tredicesimo posto, stesso destino che tocca al pilota giapponese - lo svedese, invece, è arrivato undicesimo proprio a Monaco.
Grazie al risultato di Montecarlo, la Marussia non solo sta davanti alla Caterham, ma perfino alla Sauber. Per il team sembra andare tutto a gonfie vele (e Chilton fa perfino una Q2), almeno finché tutto non precipita, nel peggiore dei modi, quando in Giappone Bianchi esce di pista e colpisce il trattore.
L'ultima apparizione, con la sola vettura di Chilton, è al GP della Russia. Poi iniziano problemi di sponsor, la mancata trasferta sudamericana e, infine, perfino il gran premio finale salta all'ultimo. La Marussia tornerà nel 2015 come Manor, ma la carriera in Formula 1 di Chilton è finita. Pare che abbia rifiutato di disputare il gran premio finale con la Caterham, dopo la defezione di Ericsson, per non correre con la diretta avversaria della Marussia.

A quel punto, Chilton fa quello che fanno tanto piloti dopo essere rimasti senza volante in Formula 1: va in America. Però l'Indycar, la serie che nel corso degli anni accoglierà a braccia aperte un luminare come Esteban Gutierrez, che costruirà una storyline sul ritorno alle competizioni di Romain Grosjean dopo il rogo di Sakhir, che definirà Mick Schumacher come "Formula 1 veteran" e quant'altro, non ha alcun interesse per Max, il quale va a correre in Indylights con la Carlin, squadra in cui ha militato nelle formule minori.
Nella "GP2 dell'Indycar" Chilton non svetta particolarmente. L'inizio è difficile, salta anche un evento in corso d'opera per disputare la 24 Ore di Le Mans. Ottiene qualche sporadico podio. Eppure è proprio lì che avviene il turning point: Max conquista una vittoria dalla pole position, dopo avere brevemente perso la leadership a vantaggio del compagno di squadra Ed Jones, il quale viene prontamente relegato in seconda piazza.



È il 18 luglio 2015. Gli appassionati di automobilismo si sono svegliati con la notizia che la sera precedente Jules Bianchi è morto dopo nove mesi di coma. Vedere il suo compagno di squadra trionfare in Indylights all'Iowa Speedway è una di quelle emozioni che lasciano il segno.
Incredibile ma vero, Chilton finisce suo malgrado sotto i riflettori. Attira l'attenzione delle squadre di Indycar. Viene ingaggiato da Chip Ganassi per la stagione 2016, in cui ottiene un settimo posto come migliore risultato. Nel 2017, a Indianapolis, si ritrova addirittura leader di quella famosa 500 miglia alla quale si fa notare Fernando Alonso. Alla fine della giornata, Chilton è il pilota che passa in testa più giri. La vittoria, però, va a Takuma Sato, a Max non resta che un misero quarto posto.
La seconda stagione va meglio di quella precedente, poi avviene il passaggio alla Carlin. Il 2018 è l'ultima stagione in cui Chilton disputa tutta le gare. Nel 2019, per preoccupazioni legate alla sicurezza, decide di smettere di gareggiare sugli ovali, non certo l'ideale per un pilota di Indycar. Continua a prendere parte al campionato fino al 2021, dopodiché decide di lasciare gli States con l'obiettivo di tornare in Europa in endurance.
Ciò non si traduce in realtà, Chilton non disputa più alcuna gara a partire dal 2022 e al momento viene definito "ex pilota".



mercoledì 8 aprile 2026

Oggetti al Volante Non Identificati: la breve carriera di Charles Pic

Ho deciso di avviare una nuova rubrica, dedicata a quei piloti che in Formula 1 sono state meteore, o hanno disputato al massimo due o tre stagioni. Credo sia bello aprirla con nientemeno che Charles Pic, pilotino francese classe 1990 che abbiamo visto al volante nelle stagioni 2012 e 2013, rispettivamente alla Marussia e alla Caterham, protagonista anche di una teoria del complotto relativa ai fatti del GP del Brasile 2012, il suo ultimo gran premio disputato con la Marussia.
Ai tempi della Formula 1 era una sorta di idolo delle fangirl di Tumblr, con diversi blog a lui dedicati, alcuni al solo Charles, altri a Charles e al fratello pilota di GP2, oppure in threesome insieme al loro fisioterapista(?). Eppure sono abbastanza certa che le fangirl odierne non siano al corrente della sua esistenza.
I fratelli Pic sono stati i primi fratelli a correre stabilmente in Formula 1 e GP2, prima che accadesse lo stesso ai fratelli Leclerc. La curiosità risiede nei loro nomi, in entrambi i casi Charles e Arthur (per essere precisi, anche altri due fratelli hanno corso l'uno in Formula 1 e l'altro in Formula 2, ma l'uno in Formula 1 c'è stato solo per due gran premi, si tratta di Pietro ed Enzo Fittipaldi).

Prima della Formula 1, Charles Pic ha ottenuto risultati di buon livello in Formula Renault, World Series Formula... e un quarto posto in classifica piloti in GP2 nel 2011, dietro a Romain Grosjean, Luca Filippi e Jules Bianchi. Ha disputato due stagioni in GP2, vincendo tre gare in corso d'opera, oltre che una nella GP2 Asia.
Il debutto alla Marussia, ovviamente, non è segno di potenziale gloria: l'ex Virgin Racing, infatti, era in diretta competizione con la Caterham per il decimo posto in classifica finale, solitamente senza successo, e nella sua prima stagione doveva addirittura guardarsi le spalle dalla HRT. Questo pericolo sembrava ormai scampato nel 2012, ma per il giovane Pic non c'era molto in cui sperare.
Faceva coppia con Timo Glock, in una squadra che in corso d'opera ha dovuto affrontare la disgrazia dell'incidente di Maria De Villota, la test driver, al cui posto è poi arrivato Max Chilton, colui che nella stagione successiva sarebbe divenuto pilota titolare (e che meriterebbe un Oggetti al Volante Non Identificati tutto suo).
Diversamente dai predecessori Lucas Di Grassi e Jerome D'Ambrosio, rimasti senza un volante, se non si considera la presenza one-off di D'Ambrosio al posto di Grosjean per il race ban di quest'ultimo nel 2012, Pic ha ottenuto ciò che per gli altri piloti della stessa squadra non era stato possibile, una seconda chance in un'altra squadra una volta terminato il campionato. Certo, una squadra disastrata come la Marussia, ma sono dettagli.

Charles Pic si è fatto notare ottenendo un miglior tempo a random in una sessione di prove libere quando era sceso in pista un attimo prima che arrivasse la pioggia, che ha condizionato invece il risultato di tutti gli altri, oltre che per un lungo duello scatenato con il compagno di squadra Timo Glock finito chissà come immortalato dalle telecamere invece che ignorato.
Il suo miglior risultato stagionale è stato - esattamente come per Glock, che però l'avrebbe preceduto in classifica per via del secondo miglior piazzamento - un dodicesimo posto al GP del Brasile, quello finale della stagione, dove è stato immortalato mentre lottava tenacemente con la Caterham di Vitaly Petrov. Al momento, la Marussia era davanti alla Caterham, l' uscire vincente da quel duello avrebbe cambiato completamente le sorti del campionato povery.
Petrov ha vinto il duello giungendo undicesimo, la Caterham si è classificata decima nel mondiale costruttori e ha conquistato una quota dei big money dei diritti televisivi, diversamente dalla Marussia. Dai vertici di questa squadra sono arrivate accuse a Charles, di avere fatto qualcosa di poco edificante: favorire la squadra per cui sarebbe andato a correre piuttosto per quella per la quale gareggiava ancora quel giorno, perdendo deliberatamente il duello con Petrov.

Non sapremo mai la verità, tutto ciò che sappiamo è il ventunesimo posto di Pic nel mondiale piloti con la Marussia, dopodiché il ventesimo l'anno dopo con la Caterham. Ha ottenuto due quattordicesimi posti che non hanno potuto fare nulla contro la tredicesima piazza di Bianchi in Malesia: per la prima volta, la Caterham è restata fuori dai primi dieci in classifica, mentre la Marussia si è aggiudicata una quota di big money.
Dopo una stagione come test driver alla Lotus (attuale Alpine), Pic è uscito dal mondo della Formula 1. Nel 2014/15 ha disputato cinque eventi del campionato inaugurale di Formula E, uno con Andretti e gli altri con China Racing. Il suo miglior risultato è stato un quarto posto alla gara inaugurale.
All'età di venticinque anni, Pic ha abbandonato le gare. Attualmente occupa un ruolo manageriale in un'azienda di logistica e trasporti francese e, a partire dal 2022, è il proprietario del team DAMS di Formula 2. Ho fatto qualche ricerca, ma non vi è alcuna menzione più recente di queste. Dopo tre stagioni in GP2, conquistando una sola vittoria, anche Arthur Pic sembra essere definitivamente uscito di scena e non avere più gareggiato da nessuna parte dopo il 2016.
Tornando a Charles, non ha lasciato il segno, come la maggior parte dei signori nessuno delle retrovie. Ha fatto due stagioni senza macchia e senza gloria, dopodiché è sparito dal radar: a volte succede anche questo.