Se la prima metà degli anni era stata caratterizzata, in scia alla proliferazione di team risalente alla seconda metà degli anni '80, da scuderie di bassa classifica che andavano e venivano, facendo sì che ci fossero griglie che variavano di numero anno dopo anno, con la seconda metà degli anni '90 - per l'esattezza dal 1997 una volta uscita di scena la Lola Mastercard - la Formula 1 è arrivata a un numero decisamente più statico: undici team, ventidue vetture, destinati a rimanere inviariati per diversi anni. O meglio, ci sono stati cambi di proprietà, come ad esempio Tyrrell/ B.A.R., oppure Stewart/ Jaguar, e quando è uscita di scena la Prost GP è stata rimpiazzata seduta stante dall'ingresso della Toyota nel 2001, ma sempre undici squadre rimanevano. La situazione è cambiata con il 2002: il fallimento della Arrows, team che non ha trovato un nuovo acquirente, ha portato il numero di squadre a scendere da undici a dieci, con solo venti vetture sulla griglia.
Ci sono stati ulteriori cambiamenti e passaggi di proprietà negli anni a venire, come ad esempio Jaguar divenuta Redbull o Minardi divenuta Toro Rosso, ma per alcune stagioni sono rimaste solo dieci scuderie. Fino al 2006, quando l'ex pilota Aguri Suzuki (celebre per essere giunto in terza posizione al GP del Giappone 1990 con la Lola Larrousse, alle spalle delle Benetton di Nelson Piquet e Roberto Moreno - probabilmente il podio più tamarro della storia della Formula 1) è entrato in Formula 1 con il proprio team, la Super Aguri, fondato acquistando gli asset della Arrows e cercando di adattare quel poco che c'era a disposizione agli standard, visto il cambiamento tecnologico avvenuto durante gli anni. Per il piccolo team giapponese, una sorta di B-team della Honda (che aveva frattanto acquisito la proprietà della B.A.R.), si prospettava un esordio molto difficile, in cui la stessa presenza sulla griglia poteva essere legata all'abolizione, risalente ad alcuni anni prima, della regola del 107%.
Sia chiaro, non stiamo parlando di roba tipo Life o Andrea Moda, se dovessimo fare un paragone odierno, nella sua prima stagione la Super Aguri poteva essere comparata a quello che sono state in anni successivi la Marussia e la Caterham. Vetture quindi destinate sicuramente all'ultima piazza, ma non al punto da essere ingiustificabile la loro presenza al via di un gran premio. Il pilota di punta, fortemente voluto dalla Honda, era Takuma Sato. All'epoca ventinovenne, ai tempi Taku non era la celebrità che è al giorno d'oggi: pilota di Indycar di successo e vincitore di due edizioni della Cinquecento Miglia di Indianapolis, negli States quando non combina danni eccessivi sono in molti a elogiare la sua guida aggressiva e scatenata. La stessa guida aggressiva e scatenata, tuttavia, a fine 2005, gli aveva fatto perdere il posto alla B.A.R., venendo rimpiazzato da Rubens Barrichello, appena arrivato dalla Ferrari. D'altronde la classifica parlava chiaro: Jenson Button faceva regolarmente punti, lui no.
Non solo non faceva punti, ma spesso e volentieri faceva danni, deludendo le aspettative dopo un 2004 in cui aveva ottenuto ottimi risultati - anche un podio all'Indianapolis Road Course - tanto che era stato brevemente considerato come un potenziale top-driver. Aguri Suzuki era fissato con l'idea di una line-up interamente giapponese... e non è stata una grande idea. Al fianco di Sato, pilota caotico ma che comunque aveva la concreta possibilità di ricostruire la propria immagine, è stato ingaggiato Yuji Ide, proveniente dalla Superformula (che ai tempi si chiamava Formula Nippon). Nonostante tutto quello che si è detto di lui in un secondo momento, in Giappone non era neanche malaccio: in Superformula non ha mai vinto titoli, ma ha lottato per il campionato, e neanche contro gente famosa solo da quelle parti: giusto per dire come stanno le cose, ai tempi uno dei suoi avversari era André Lotterer, che non è esattamente il primo che passa per la strada.
Detto ciò, Ide non aveva l'esperienza sufficiente per gareggiare in Formula 1, la Super Aguri non aveva soldi per fare test e a completare l'opera Yuji parlava solo giapponese, non certo il modo migliore per comunicare, seppure in un team in gran parte giapponese. In più, non essendo considerato abbastanza esperto per potere ottenere la Superlicenza in modo definitivo, gli è stata concessa in deroga. Un caso analogo era accaduto pochi anni prima con Kimi Raikkonen, voluto fortemente da Peter Sauber nel proprio team, quattro gran premi per dimostrare di non essere un incapace totale e di riuscire quantomeno ad arrivare ultimo senza essere doppiato dal penultimo. Raikkonen aveva brillantemente superato la prova fin dal primo giorno, qualificandosi regolarmente a centro griglia con una macchina da centro griglia, girando su tempi analoghi a quelli del compagno di squadra Nick Heidfeld e arrivando addirittura a ridosso della zona punti. Ide non ne ha esattamente imitato le gesta, anzi...
Ribadisco che la monoposto era la più scadente del lotto ed era lecito aspettarsi di trovare Sato e Ide penultimo e ultimo. È esattamente quello che succedeva, ma i tempi sui quali girava Ide in genere non si avvicinavano minimamente a quelli di Sato, talvolta sembrava faticare a tenere la vettura in pista e, al quarto gran premio della stagione, la goccia che ha fatto traboccare il vaso: un incidente con Christijan Albers, che ha lanciato in aria la Midland provocandone cappottamenti multipli. Prova non superata: Ide è diventato il primo pilota della storia a vedersi ritirare la Superlicenza dopo avere già preso parte a dei gran premi. È successivamente tornato a gareggiare in Giappone, ma l'esperienza alla Super Aguri sembra avere stroncato definitivamente la sua carriera: sembra non avere più ottenuto alcun risultato di spessore anche dopo il ritorno in Superformula. Al suo posto è arrivato provvisoriamente Franck Montagny, con l'intento di sostituirlo con un altro giapponese.
Il pilota francese ha disputato sette gran premi e, con sette gran premi ancora da svolgersi, è stato rimpiazzato: era arrivato il nuovo pilota giapponese, Sakon Yamamoto, non esattamente celebre per avere un palmares di alto grido. Comunque ogni tanto riusciva a portare la macchina al traguardo secondo lo standard secondo cui chi va piano va sano e va lontano e quando non finiva le gare aveva in genere l'accortezza di finire fuori pista da solo, quindi per come era partita la stagione tutto sommato non esponeva neanche il team a figure così pessime. A fine stagione, tuttavia, il sogno della line-up tutta giapponese è stato messo da parte. Accanto a Takuma Sato, che aveva performato abbastanza bene in confronto al mezzo, ottenendo anche una decima posizione al GP del Brasile (quando purtroppo prendevano punti solo i primi otto), per il 2007 è stato ingaggiato il britannico Anthony Davidson, terzo pilota della B.A.R. che aveva disputato una manciata di gran premi tra Minardi e B.A.R. quando occupava il ruolo di riserva.
Nella sua seconda stagione, la squadra giapponese ha fatto un enorme progresso rispetto all'anno precedente, non era più relegata sistematicamente all'ultima fila e anzi, tendeva ad avvicinarsi sempre di più al centro della griglia. Giusto per specificare cosa intendo, al GP d'Australia di apertura della stagione entrambe le vetture sono passate in Q2 senza difficoltà e, una volta qui, Davidson è stato il primo degli esclusi, mentre Sato ha avuto addirittura accesso alla Q3, rimediando una decima posizione sulla griglia. Certo, la zona punti rimaneva abbastanza un miraggio, ma c'era sempre la possibilità che potesse accadere qualche episodio fortunato. Ecco quindi che in Spagna, giungendo ottavo, Sato ha colto il primo punto della scuderia nipponica, venendo accolto come un eroe. Ormai i suoi trascorsi poco tranquilli del 2005 sembravano solo un ricordo lontano e anche agli occhi degli appassionati di motori Taku iniziava a mostrare di avere le sue qualità.
Non era finita, perché l'apoteosi è arrivata nel GP del Canada, quando gli incastri tra timing dei pitstop e ingressi della safety car hanno fatto risalire Davidson fino al quinto posto... e non un quinto posto qualsiasi: davanti a lui c'erano due piloti che dovevano fermarsi per scontare una penalità, che gli avrebbe permesso di risalire terzo e di lottare addirittura per il podio! Non è andata così. Una marmotta dalle manie suicide gli ha tagliato la strada e Davidson l'ha colpita, danneggiando la vettura. Costretto a rientrare ai box, è scivolato nelle retrovie al suo ritorno in pista. Occasione sfumata, ma a quel punto per la Super Aguri non c'era altro da fare che sperare che le cose andassero bene almeno a Sato... e allora il giapponese ha iniziato ad inanellare sorpassi sbarazzini ai danni di piloti decisamente più altolocati e titolati di lui: tra le sue vittime Fernando Alonso, campione del mondo in carica al volante di una McLaren, alla quale Sato ha sottratto la sesta piazza.
Il sesto posto di Sato ha garantito al team altri tre punti salendo a un totale di quattro. Sono gli stati gli unici piazzamenti in top-8 della stagione, ma hanno permesso al team di battere notevolmente la Spyker, che di punti ne ha portato a casa solo uno verso la fine della stagione. Con la cancellazione dei punti costruttori della McLaren, la Super Aguri si è classificata nona in classifica, dopo avere occupato fino a stagione inoltrata la settima piazza davanti anche a Honda e Toro Rosso, per poi essere sopravanzata da entrambe le squadre quando Sebastian Vettel, Jenson Button e Vitantonio Liuzzi sono arrivati quarto, quinto e sesto al GP della Cina. Purtroppo al finale di stagione un po' in difficoltà si è aggiunto anche un faticoso avvio di 2008, con il team indebitato, di nuovo stabilmente nelle retrovie e prossimo al fallimento. Quattro gran premi, miglior risultato un tredicesimo posto di Sato in Spagna, poi la fine, così come l'uscita di scena di Sato e Davidson dalla Formula 1.
In verità per Sato si parlava di un ipotetico ingaggio in Toro Rosso nel 2009 (nel 2008 inoltrato ha anche testato la vettura con la quale Vettel ha vinto il GP d'Italia), ma l'ipotesi è sfumata e si è reinventato oltreoceano con i risultati a cui ho accennato in precedenza. Davidson, invece, si è dato all'endurance ottenendo vari successi e poi al ruolo di commentatore televisivo nei pre- e post-gara in Gran Bretagna. Tornando al 2008, la Formula 1 è tornata ad avere una griglia composta da dieci team e venti monoposto, numero rimasto tale fino all'ingresso dei "nuovi team" e tornato tale dopo la loro definitiva sparizione (o per meglio dire, tornato tale dopo la sparizione della Caterham, per tornare a undici con l'ingresso della Haas, tornando a dieci dopo l'uscita di scena della Manor). Inutile dire che, come spesso accade ai piccoli team, anche quello di Aguri Suzuki è stato dimenticato dai più, venendo ricordato ormai solo dai nerd.
La storia della Super Aguri, però, ha un risvolto molto curioso. Visto il suo ruolo di B-team della Honda, parte del suo personale è passato effettivamente alla Honda, che è anche entrata in possesso dei progetti della Super Aguri, che stava già lavorando al 2009 in vista del cambio regolamentare, ma fosse sopravvissuta avrebbe dovuto probabilmente gareggiare con una versione adattata della monoposto del 2008 per questioni di mancanza di fondi. Si vocifera (ma è solo un rumour per nerd) che alcuni staffer della Super Aguri possano essere finiti a lavorare per la Toyota e questo abbia diffuso un'invenzione della Super Aguri anche presso altri team. La Super Aguri, infatti, ha inventato il doppio diffusore (il cosiddetto "buco sul fondo") e solo dopo il suo fallimento Honda (e quindi Brawn) e altri team ne sono entrati in possesso. Non sapremo mai come sarebbe andata, ma il fallimento della Super Aguri potrebbe avere in qualche modo cambiato la storia del mondiale 2009.
Che poi, cambiato la storia del 2009 è un concetto limitativo. Ross Brawn ha deciso di proseguire nel 2009 per via della ferma convinzione di avere tra le mani una monoposto vincente. Da questo progetto vincente non è derivata solo la vittoria del titolo nel mondiale 2009, ma anche l'ingresso della Mercedes come costruttore rilevando proprio la Brawn (si era già parlato della Mercedes pronta a entrare come costruttore, ma comprando la McLaren - secondo quanto riferiva Mazzoni al GP d'Italia 2006, con Ross Brawn come team principal e Michael Schumacher come pilota rientrando dopo il ritiro, "fanta-Formula 1" - cit.) e tutto quello che ne è venuto dopo. Ovviamente non sappiamo come sarebbero andate le cose se la Super Aguri non fosse fallita. Difficilmente avrebbe avuto una monoposto vincente nel 2009 (e probabilmente non avrebbe neanche potuto gareggiare, vista l'uscita della Honda anche come motorista), ma ciò lascia pensare a molti what-if.
MILLY SUNSHINE // Mentre la Formula 1 dei "miei tempi" diventa vintage, spesso scrivo di quella ancora più vintage. Aspetto con pazienza le differite di quella attuale, ma sogno ancora uno "scattano le vetture" alle 14.00 in punto. I miei commenti ironici erano una parodia della realtà, ma la realtà sembra sempre più una parodia dei miei commenti ironici. Sono innamorata della F1 anni '70/80, anche se agli albori del blog ero molto anni '90. Scrivo anche di Indycar, Formula E, formule minori.
Visualizzazione post con etichetta #Franck Montagny. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta #Franck Montagny. Mostra tutti i post
domenica 27 novembre 2022
domenica 14 settembre 2014
Formula E 2014-2015 #1: BEIJING ePRIX, 13 Settembre 2014, COMMENTO IRONICO
Un cordiale saluto! È il momento di dedicarsi a qualcosa
di nuovo: la Formula E. Vista la presenza di numerosi ex piloti di Formula 1 ho
pensato che fosse più che opportuno insignire questa nuova categoria di un
onore inaspettato: i commenti ai gran premi!
L’intrigante scontro per la vittoria tra Nico Prost e
Nick Heidfeld, inoltre, è stato il secondo motivo che mi ha condotta a prendere
questa decisione.
...
...
...
...
...E l’ho detto: lo scontro.
Griglia di
partenza: 1. Nico Prost (Dams Renault), 2. Lucas Di Grassi (Audi Sport
ABT), 3. Daniel Abt (Audi Sport ABT), 4. Karun Chandhok (Mahindra Racing), 5.
Franck Montagny (Andretti Autosport), 6. Nick Heidfeld (Venturi), 7. Jaime
Alguersuari (Virgin Racing), 8. Charles Pic (Andretti Autosport), 9. Sebastien
Buemi (Dams Renault), 10. Nelsinho Piquet (China Racing), 11. Oriol Servià
(Dragon Racing), 12. Sam Bird (Virgin Racing), 13. Jerome D’Ambrosio (Dragon
Racing), 14. Takuma Sato (Amlin Aguri), 15. Ho Pin Tung (China Racing), 16.
Katherine Legge (Amlin Aguri), 17. Michela Cerruti (Trulli Racing), 18. Jarno
Trulli (Trulli Racing), 19. Bruno Senna (Mahindra Racing), 20. Stephane
Sarrazin (Venturi).
LA GARA
Confesso che al momento del via sono rimasta un po’
perplessa: mi sembravano solo vetture multicolori pronte a dare vita a un
interminabile trenino... e invece tutto sommato un po’ di divertimento c’è
stato fin dall’inizio! La cosa più divertente, lo ammetto, sono state in un primo
momento le pronunce dei nomi dei piloti da parte dei telecronisti di ITV4: dopo
due minuti avevo già sentito la pronuncia “ALGHERSHUARI” ed ero abbastanza
sconcertata. A fine gara peraltro avrei scoperto che uno dei due telecronisti
era nientemeno che Dario Franchitti!
Comunque la partenza è stata abbastanza tranquilla...
davanti. Di fatto davanti non è successo nulla di particolare. A metà gruppo,
invece, Montagnyyyy per poco non ha mandato Carletto Piccolo a muro, segno
evidente che dopo la sua accesa rivalità con Glock, per Carletto Piccolo c’è un
altro scontro epico con un compagno di squadra!
Montagnyyyy: “I’M THE BOOOOOOSSSSS!”
Carletto Piccolo: “Sarai ghigliottinato dalla mia
baguette, impostore! Sono io il the best dei the best!”
Montagnyyyy: “La mia baguette ha più retrogusto d’ascella
rispetto alla tua!”
Carletto Piccolo: “La mia baguette invece ha il
retrogusto del cu*o di........”
L’Autrice: “Ehi, cosa sono questi discorsi nel mio
commento?! Taci, è meglio passare ad altro, tanto c’è anche qualcun altro che
merita di essere menzionato.”
Intanto c’era Trulliiii che aveva non poche difficoltà
(mi è parso di vedere che ripartiva a spinta), mentre Ho Pin Tung che doveva
scattare dalla pit-lane aveva delle difficoltà a partire e rischiava di perdere
il giro.
Tungggg: “Nooooo! Io avevo intenzione di vincere la gara
di casa mia e del mio team... adesso per puntare alla vittoria non mi resta che
sperare che il mio compagno di squadra inneschi un incidente al momento più
opportuno.”
Nelsinhoooo: “ma io non farei mai una cosa del genere per
far vincere il mio compagno di squadra...” Si guarda intorno fischiettando. “Come
mai do questa impressione?”
Tungggg: “In effetti non saprei... a volte mi vengono
strane idee... pensavo che fosse un buon modo per celebrare l’imminente gran
premio di Singapore, che tra una settimana verrà vinto da Max Chilton!”
Nelsinhoooo: “Secondo me lo vincerà Guido Per Il
Giardino!”
Tungggg: “Cos’è questa ignoranza?! O.O Guido Per Il
Giardino non guida più per il giardino. Al massimo vincerà Sonyericsson, dopo
una gara calma e priva di incidenti come quella che stiamo vivendo in questl
momento!”
Gara priva di incidenti e poi... THE POWER OF
DOUBLE-KAMIKAZE STYLE!
Gillette Fusion: “The power of dancing samba while
shaking a Katana! I’m the Brazilian Sato!”
Takuuuu: “And I’m the original Sato!”
Gillette Fusion: “OMG! O________O La fine è vicina!”
Takuuuu: “Penso di sì, specialmente quella della tua
gara.”
Gillette Fusion: “Risparmiami! Potremmo allearci e
combattere quei disgraziati dei nostri 18 colleghi abbattendoli a colpi di
baguette.”
Takuuuu: “E come pensi di procurarti la baguette?”
Gillette Fusion: “Io distraggo Buemiiii ballando la samba
e tu gliela rubi. Non ti pare una buona idea?”
Takuuuu: “L’idea di mandarti a muro è molto più bella!”
Gillette Fusion: “Nobody loves me!”
Takuuuu: “Ma come, mi amor brasileiro? Io e te siamo il
Kobayashi e il Feliiiii della Formula E.”
Gillette Fusion: “Okay, a questo punto ho due
alternative: 1. Tagliarmi le vene, 2. Scappare a gambe levate. Credo che
propenderò per la seconda.”
Dopo lo scontro tra queste nostre due vecchie conoscenze,
la vettura di Gillette Fusion ferma nel bel mezzo della pista ha comportato l’ingresso
della safety car e quindici minuti buoni, se non di più, per spostare la
vettura.
Finalmente la gara è ripartita, al 5° di 25 giri. Tutto è
andato per il meglio anche se devo ammettere che, quando ho visto un detrito
nel bel mezzo della pista (opera di Buemiiii, si sarebbe scoperto in un secondo
momento) ero terrorizzata dalla prospettiva di un altro quarto d’ora di
interruzione. Tutto è comunque andato per il meglio, le vetture producevano lo
stesso rumore che si sente quando qualcuno sta passando l’aspirapolvere al
piano di sopra e non ‘era neanche l’ombra di un colpo di scena... almeno per il
momento.
Qualche giro dopo Takuuuu è rimasto fermo nel bel mezzo
della pista, ma non abbiamo più saputo niente del suo destino: probabilmente è
stato fatto ripartire a spinta.
A metà gara abbiamo assistito ai pit-stop, che sono
letteralmente epici, perché i piloti scendono da una macchina e salgono su un'altra.
A quel punto, dopo tutte le soste, ci siamo ritrovati di
nuovo Nicoooo in testa davanti a Heidiiiii che invece era più indietro. Da notare
che i due sono compagni di squadra nel WEC e corrono nella stessa categoria
dove corre anche Webbiiii.
Webbiiii: “Oh, miei cari colleghi! Che gioia vedervi
nelle prime posizioni! Sono sicuro che otterrete un glorioso risultato.”
Nicoooo: “Okay, forse è arrivato il momento di grattarmi
utilizzando la baguette.”
Heidiiii: “Me la presti?”
Nicoooo: “Tu non sei francese, su di te le baguette non
fanno effetto.”
Voce fuori campo: “A meno che qualcuno non gliela metta
su per il........”
L’autrice: “BASTAAAAAA! Perché i miei commenti devono
sembrare il delirio di una fungirl 13enne fanatica dello slash?”
Voce fuori campo: “Perché lo scopo della tua vita è
sfottere le fungirl 13enni fanatiche dello slash.”
Nicoooo: “Heidi, non basteranno tutte le tue caprette per
raggiungermi!”
Heidiiii: “Io invece sono convinto del contrario! E mi
farò anche prestare le pecore del Divino Pastor!”
Nicoooo: “Venezuela my love!”
Heidiiii: “Cos’è questo improvviso interesse per il
Venezuela? O.O”
Nicoooo: “Temo di essere un venezuelano in incognito!”
Chandyyyy: “Ecco chi si è fumato la mia erba indiana!”
Nicoooo: “Esatto, e quella messico-venezuelana è molto
migliore. Voi indiani siete degli attentatori! A proposito, dove sei Chandyyyy?”
Chandyyyy: “Sto superando Birddddd, che ora vola via
disperato!”
Un parente di Chandyyyyy ai box: “Grande Chandy! Sapevo che,
grazie al potere delle tue sopracciglia, avresti spaccato il culo a tutti!”
Chandyyyy: “Con la baguette è più facile! L’ho sottratta
a Nicoooo per vendicarmi del suo furto dell’erba indiana.”
La fase conclusiva della gara è stata resa alquanto
interessante dal fatto che Heidiiii si stava avvicinando consistentemente e
stava inseguendo la vittoria.
Tutti: “OH. MY. GOD. Perché ho il presentimento che tutto
finirà molto male?”
Webbiiii: “Non so perché, ho lo stesso presentimento anch’io.”
Nicoooo: “Heidiiii, temo che il nostro destino sia
segnato. In ogni caso sappi che battagliare con te è stato un piacere.”
Heidiiii: “Anche per me. Specie in questo momento, in cui
sto per strapparti la leadership.”
Nicoooo: “Ti ricordo che il tuo destino è segnato tanto
quanto il mio. Anzi, forse è segnato molto più del mio.”
Heidiiii: “Non illuderti! I’M THE BOSS!”
Di Gratis: “Io sono terzo. Perché nessuno mi caga?”
Heidiiii: “Perché non sei protagonista di uno scontro
epico.”
Il telecronista: “Uno di questi due otterrà la vittoria.”
Mazzoniiii: “Oh, mio socio! *-* Lo penso anch’io!”
L’Autrice: “Siamo al penultimo giro! Mi spiegate che
senso ha inquadrare gente ai box che se la ride senza un motivo ben preciso?!”
Il telecronista: “L’ho già detto, uno dei due otterrà la
vittoria.”
Nicoooo: “E adesso?! O.O Ho barattato la mia baguette con
l’erba indiana, con che cosa mi gratto?!”
Il telecronista: “Non c’è bisogno che ti gratti, stai
ottenendo la vittoria e..... OHHHHHHHHHHH!”
Heidiiii ha tentato il sorpasso sul Devastatore, che l’ha
speronato. Questo, però, è solo una parte del tutto: Heidiiii è rimbalzato su
un cordolo, ha spiccato il volo ed è cappottato!
In un secondo momento lo si è visto correre dietro al suo
socio ed esprimergli il suo disappunto in un modo molto controllato rispetto a
quanto avrebbe fatto un pilota di Nascar.
In conclusione Di Gratis ha colto l’occasione per vincere
davanti a Montagnyyyyy e Abt che però è stato penalizzato per qualche motivo e
il terzo posto è andato a Birdddd, che evidentemente non era stato
particolarmente condizionato dal sorpasso di Chandyyyy.
Successivamente a quanto ho capito il Devastatore è stato
penalizzato per l’incidente: al prossimo gran premio, tra due settimane,
partirà dal bagno, dopo averlo pulito con il Lisoform. C’è chi, essendo venuto
a sapere dell’incidente per via del fatto che ha coinvolto anche Heidiiii,
invoca la sua radiazione a vita dalla Formula E. Chissà, magari ha davvero
lontane origini venezuelane! U.U
Si segnala che i due hanno commentato l’incidente
scrivendosi su twitter e che Heidiiii ha scritto il suo tweet nella versione
inglese del bimbominchiese.
Tornando a Di Gratis, ho avuto un’inequivocabile
sensazione di deja-vu: ho visto un pilota in tuta rossa con strisce bianche
laterali e casco verde-oro che camminava sulla carrozzeria della propria
monoposto per celebrare una vittoria e mi sono chiesta che cosa ci facesse lì
un giovane Feliiii. Per un attimo ho pensato che l’Apocalisse Maya fosse
imminente.
In realtà è tutto proseguito regolarmente, con Di Gratis
che è salito sul podio. Ho risentito dopo secoli l’inno brasiliano in onore del
pilota. Poi ho provato un’altra sensazione di deja-vu e mi sono chiesta: “ma
questa melodia che è iniziata ora, perché la conosco?” Poi mi sono resa conto
che era l’inno tedesco in onore del team.
RISULTATO: 1.
Lucas Di Grassi (Audi Sport Abt), 2. Franck Montagny (Andretti Autosport), 3.
Sam Bird (Virgin Racing), 4. Charles Pic (Andretti Autosport), 5. Karun
Chandhok (Mahindra Racing), 6. Jerome D’Ambrosio (Dragon Racing), 7. Oriol
Servià (Dragon Racing), 8. Nelsinho Piquet (China Racing), 9. Stephane Sarrazin
(Venturi), 10. Daniel Abt (Audi Sport Abt), 11. Jaime Alguersuari (Virgin
Racing), 12. Nico Prost (Dams Renault), 13. Nick Heidfeld (Venturi), 14.
Michela Cerruti (Trulli Racing), 15. Katherine Legge (Amlin Aguri), 16. Ho Pin
Tung (China Racing), 17. Takuma Sato (Amlin Aguri), 18. Sebastien Buemi (Dams
Renault), 19. Jarno Trulli (Trulli Racing), 20. Bruno Senna (Mahindra Racing).
Etichette:
#Bruno Senna,
#Charles Pic,
#Franck Montagny,
#Ho-Pin Tung,
#Lucas Di Grassi,
#Nick Heidfeld,
#Nico Prost,
#Sam Bird,
#Takuma Sato,
Formula E
mercoledì 15 febbraio 2012
Indycar 2009: #14 Sonoma (23 agosto 2009)
[REVIEW INDYCAR 2009]
Il secondo appuntamento consecutivo su un circuito
stradale vede la presenza dell’ex pilota della Super Aguri Franck Montagny
(pronunciato dai telecronisti americani Montani).
Griglia di
partenza: Franchitti, Briscoe, Castroneves, Andretti, Mutoh, Rahal, Kanaan,
Montagny, Conway, Dixon, Patrick, Wheldon, Viso, Moraes, Doornbos, Hunter-Reay,
Servia, Matos, Wilson, Antinucci, Carpenter, Duno. Numero di giri: 75.
Cronaca della gara
La partenza è piuttosto movimentata, con numerose vetture
coinvolte in un incidente e l’ingresso della pace-car a causa dei numerosi
detriti in pista. Tra i piloti coinvolti Andretti, Montagny, Patrick, Kanaan,
Rahal, Viso e Dixon che ha danneggiato visibilmente la vettura.
La gara rirprende al quinto giro con Franchitti, Briscoe,
Castroneves, Mutoh e Wheldon nelle prime posizioni. Wheldon sarà successivamente
superato da Moraes.
Per i piloti su una strategia a due soste i primi
pit-stop avvengono dopo un terzo di gara, mentre dopo una trentina di giri di
gara si fermano i piloti che avevano effettuato una prima sosta nella fase
iniziale della gara. A questo punto la
top-five è invariata: Franchitti, Briscoe, Castroneves, Mutoh e Moraes.
È da segnalare intorno al trentesimo giro un contatto tra
Hunter-Reay e Servia, nel quale il primo dei due danneggia leggermente la
vettura ed è costretto a una sosta ai box.
Al 45° giro c’è un contatto tra Montagny e Antinucci (che
è il nipote di Eddie Cheever, come ha ricordato il telecronista in una passata
occasione), con il francese che danneggia la vettura e deve rientrare ai box.
Nel frattempo Castroneves, che è terzo, si avvicina
sempre più al compagno di squadra Briscoe che si trova in seconda posizione.
Mentre si avvicina il secondo pit-stop Franchitti,
Briscoe e Castroneves, nelle prime tre posizioni, sono tutti vicinissimi, nello
spazio di un secondo. Castroneves è il primo a rientrare(53° giro), seguito un
giro pià tardi da Briscoe e successivamente da Franchitti. Prima del rientro di
quest’ultimo (che tornerà in pista in prima posizione), inoltre, vi è un
contatto tra Castroneves e Kanaan, con quest’ultimo che era risalito in quarta
posizione prima di fermarsi ai box.
A 15 giri dalla fine Mutoh supera Castroneves portandosi
al terzo posto e il brasiliano verrà poi superato anche da Moraes, mentre
davanti tra Briscoe e Franchitti c’è meno di un secondo di gap.
A nove giri dall fine si ritirano sia Hunter-Reay sia
Castroneves (che era quinto dietro a Conway, dal quale era stato recentemente
superato) per la rottura di una sospensione già danneggiata dal contatto con
Kanaan. Entra la pace-car.
La gara riparte a quattro giri dalla fine e Conway supera
Moraes per la quarta posizione; un giro più tardi supererà anche anche Mutoh e
quest’ultimo perderà a breve una posizione nei confronti di Moraes.
All’ultima curva Dixon, che era ai margini della top-ten,
finisce in testacoda e perde diverse posizioni.
Il risultato
1 Dario
Franchitti 10 Honda
75
2 Ryan
Briscoe 6 Honda
75
3 Mike
Conway 24 Honda
75
4 Mario Moraes 5
Honda 75
5 Hideki
Mutoh 27 Honda
75
6 Oriol
Servia 06 Honda
75
7 Justin
Wilson 18 Honda
75
8 Tony
Kanaan 11 Honda
75
9 Raphael
Matos 2 Honda
75
10 Robert
Doornbos 33 Honda
75
11 Ed
Carpenter 20 Honda
75
12 Dan
Wheldon 4 Honda
75
13 Scott
Dixon 9 Honda
75
14 Marco
Andretti 26 Honda
75
15 Richard
Antinucci 98 Honda
75
16 Danica
Patrick 7 Honda 74
17 Milka
Duno 23 Honda
71
18 Helio
Castroneves 3 Honda
66
19 Ryan
Hunter-Reay 14 Honda
65
20 Franck
Montagny 25 Honda
57
21 Graham
Rahal 02 Honda
30
22 E.J. Viso 13
Honda 0
23 Will
Power 12 Honda
DNS
24 Nelson
Philippe 34 Honda
DNS
martedì 7 febbraio 2012
Indycar 2008: #3 Twin Ring Motegi (IRL) & #3 Long Beach (ex Champ Car)
[REVIEW INDYCAR 2008]
Prima del campionato 2008 la Champ Car è stata acquisita dalla Indycar Racing League, dando vita a un unico campionato. Per quanto riguarda il terzo appuntamento stagionale, nel weekend del 20 aprile, però, è rimasta la data di Long Beach della Champ Car, dove si svolge quella che è l’ultima gara della storia a svolgersi col regolamento della Champ Car (compreso il fatto che la gara si svolgerà a tempo e non per numero di giri). Nello stesso weekend, però, era fissato anche l’appuntamento giapponese della IRL. Conclusione: due gran premi in un solo weekend, i team che erano nella IRL nel 2007 sull’ovale di Motegi, i team della Champ Car 2007 sul circuito cittadino di Long Beach.
Prima del campionato 2008 la Champ Car è stata acquisita dalla Indycar Racing League, dando vita a un unico campionato. Per quanto riguarda il terzo appuntamento stagionale, nel weekend del 20 aprile, però, è rimasta la data di Long Beach della Champ Car, dove si svolge quella che è l’ultima gara della storia a svolgersi col regolamento della Champ Car (compreso il fatto che la gara si svolgerà a tempo e non per numero di giri). Nello stesso weekend, però, era fissato anche l’appuntamento giapponese della IRL. Conclusione: due gran premi in un solo weekend, i team che erano nella IRL nel 2007 sull’ovale di Motegi, i team della Champ Car 2007 sul circuito cittadino di Long Beach.
MOTEGI
(ovale, 200 giri)
Tutto inizia col diluvio universale, che fa sì che la
gara venga posticipata di ben 24 ore. Le
condizioni meteo il giorno successivo sono buone e questo permette che la Indy
Japan 300 possa avere luogo.
Griglia di
partenza: Castroneves, Dixon, Kanaan, Andretti, Wheldon, Patrick,
Carpenter, Foyt, Mutoh, Hunter-Reay, Rice, Manning, Meira, Howard, Briscoe,
Bell, Roth, Yasukawa.
VIA: mentre
Castroneves mantiene la prima posizione, Andretti finisce in testacoda e va a
sbattere, provocando il primo ingresso della safety-car, che rimane fino alla
fine del settimo giro. Al restart Castroneves rimane in testa, seguito da
Dixon, mentre poco dopo Wheldon supera Kanaan (dalla cui vettura usciva del
fumo durante il giro di formazione) per la terza posizione. Si prosegue in
regime di verde, con Castroneves, Dixon, Wheldon, Kanaan e Danica in top5, fino
al 48° giro, quando alcune vetture erano già rientrate ai box. La ragione della
seconda caution è un incidente di Mutoh e un altro incidente di Roth. Chi
ancora non era rientrato ai box si ferma durante la neutralizzazione. La
top-ten, in attesa del restart, è: Castroneves, Briscoe, Dixon, Wheldon,
Kanaan, Bell, Manning, Danica, Carpenter e Hunter-Reay.
Il restart è al 57° giro, e subito dopo Dixon riesce a
risalire in seconda posizione, mentre successivamente anche Wheldon supererà
Briscoe, così come Kanaan intorno al 75° giro.
Tutto procede senza colpi di scena finché al 91° giro
Meira finisce a muro; un paio di giri più tardi quando la pit-lane viene aperta
tutti rientrano ai box e nella pit-lane c’è un po’ di confusione. Chi ci
guadagna è Dixon che si ritrova in testa al restart quando ci si avvicina a
metà gara, con la top5 completata da Castroneves, Kanaan, Wheldon e Danica.
Briscoe successivamente risalirà in quinta posizione superando la Patrick.
Intorno al 130° giro, inoltre, Kanaan perderà due posizioni, venendo
sopravanzato da Wheldon e Briscoe.
Al 142° Yasakawa si ritira per un problema ai freni
rimanendo fermo sulla pista: caution. Di nuovo i pit-stop avvengono in regime
di giallo, Dixon torna in pista in prima posizione, davanti a Briscoe, Kanaan,
Wheldon e Danica in top5, seguono Carpenter, Castroneves, Manning, Bell e
Hunter-Reay a pieni giri, quando la gara riparte al 151° giro. Danica perde
alcune posizioni al restart, mentre Briscoe verrà successivamente superato sia
da Kanaan sia da Wheldon. A trenta giri dalla fine in top5 ci sono Dixon,
Kanaan, Wheldon, Briscoe e Hunter-Reay, che ha appena superato Carpenter.
Dal momento che la gara procede senza incidenti nelle
fasi conclusive appare chiaro che molto dipenderà da chi riuscirà a evitare di
fermarsi per un ultimo pit-stop e riuscirà a proseguire fino alla fine.
Hunter-Reay, a 11 giri dalla fine, è il primo a doversi
fermare ai box dopo essere risalito fino alla quarta posizione, si fermano
pochi giri dopo anche Bell, Manning e Carpenter, con solo sei vetture che
rimangono a pieni giri. A 5 giri dal termine Dixon rientra ai box lasciando al
leadership al compagno di squadra Wheldon, che però rientra un giro dopo,
seguito da Kanaan.
Castroneves è in testa quando mancano quattro giri al
termine, venendo superato un giro più tardi dalla Patrick, che aveva
risparmiato carburante nei giri subito dopo il restart. Sono gli unici due che
non si sono fermati, mentre completano la top5 Dixon, Wheldon e Kanaan.
Dopo tre giri le telecamere vanno a inquadrare la madre
di Danica che urla come una gallina. O.O Come se non bastasse vanno
immediatamente a intervistarla... Per favore, qualcuno le dia un calmante.
Danica arriva in victory lane e piange come una fontana,
dimostrando per la prima volta di non essere un cyborg. È imbarazzante comunque
il fatto che le mettano il microfono davanti alla bocca mentre sta gemendo.
Risultato
1 7 Danica Patrick Andretti Green Racing 200
1:51:02.6739
2 3 Hélio Castroneves Penske Racing
200 +5.8594
3 9 Scott Dixon
Target Chip Ganassi 200 +10.0559
4 10 Dan Wheldon
Target Chip Ganassi 200 +13.1116
5 11 Tony Kanaan
Andretti Green Racing 200 +16.0731
6 20 Ed Carpenter
Vision Racing 200 +16.2872
7 17 Ryan Hunter-Reay (R) Rahal Letterman Racing 200
+17.5193
8 14 Darren Manning A.J. Foyt Enterprises 199 +1
Lap
9 6 Ryan Briscoe Penske Racing
199 +1 Lap
10 23 Townsend Bell
Dreyer & Reinbold Racing
199 +1 Lap
11 27 Hideki Mutoh (R) Andretti Green Racing 199 +1
Lap
12 15 Buddy Rice
Dreyer & Reinbold Racing
198 +2 Laps
13 24 Jay Howard
Roth Racing 192 +8 Laps
14 77 Roger Yasukawa CURB/Agajanian/Beck Motorsports 134 Brakes
15 2 A.J. Foyt IV
Vision Racing 103 Accident
16 4 Vitor Meira
Panther Racing 92 Accident
17 25 Marty Roth
Roth Racing 44 Accident
18 26 Marco Andretti Andretti Green Racing 0
Collision
LONG BEACH
(circuito cittadino, 1 ora e 45)
Sono passate meno di 24 ore dalla gara di Motegi e, dall’altra
parte del mondo, gareggiano i team che nel 2007 erano in Champ Car. Se avete
sentito la mancanza di Bernoldi, è il momento giusto per ammirare la sua
presenza. E non è tutto: ci sono anche Montagny, Pizzonia e Moreno!
Griglia di
partenza: Wilson, Tagliani, Perera, Power, Tracy, Montagny, Philippe, Bernoldi,
Rahal, Dominguez, Junqueira, Servia, Vasser, Viso, Pizzonia, Figge, Moreno,
Martinez, Moraes, Annala.
VIA: si parte
da fermi come nella Champ Car, giusto il tempo che si spengano i semafori e
Power supera tutti portandosi in testa, mentre Servia rimane fermo ed entra la
safety-car. Al restart Power tiene la prima posizione davanti a Wilson e
Tagliani, mentre dietro di loro ci sono Tracy e Perera, con quest’ultimo che un
giro più tardi finisce in una via di fuga durante un tentativo di sorpasso su
Tracy, approfittando di un errore di quest’ultimo che ha danneggiato la vettura
ed è costretto a rientrare ai box.
Dopo circa dieci minuti di gara Moraes va a sbattere contro
il muro: seconda caution. Nel frattempo viene intervistato Castroneves, tornato
dal Giappone appositamente per assistere al GP di Long Beach. Al restart tutto
procede regolarmente, ma dopo qualche giro ci sono problemi per Wilson, che è
costretto al ritiro parcheggiando in una via di fuga. Top-5 al momento: Power,
Tagliani, Perera, Montagny, Rahal.
Dopo 40 minuti di gara Pizzonia ha un problema ai box, mentre
poco dopo si ritira Philippe. Tra i piloti di testa Power era l’unico a non
essersi ancora fermato per il pit-stop quando entra in pista la safety-car.
Power, Tagliani, Montagny, Rahal, Bernodi, Junquera,
Viso, Servia, Moreno e Vasser sono in top-ten quando la gara riparte e mancano
58 minuti alla scadenza del tempo.
Diversi giri dopo c’è n contatto tra Montagny e Rahal che
manda quest’ultimo in testacoda: perde diverse posizioni, mentre per il
francese sembrano non esserci conseguenze.
Quando manca mezz’ora al termine, ovvero a circa una
sessantina di giri di gara, c’è il secondo giro di pit-stop, dopo il quale
Power si ritrova ancora in testa mentre Tagliani, uscito dai box dietro a
Montagny(?), lo supera tornando secondo. Successivamente però Montagny si riprende il secondo posto. Tagliani perde
terreno, in seguito, ritrovandosi Perera e Bernoldi negli scarichi (verrà
superato da entrambi e anche da altre due vetture nei giri conclusivi).
In cabina di commento frattanto arriva Danica che
raggiunge i telecronisti. Stando a quanto dice, è scesa da una ventina di minuti
dall’aereo proveniente dal Giappone.
Power vince e, proprio mentre lui taglia il traguardo,
Rahal finisce a muro. Per Power, già vincitore di due gare in Champ Car nel
2007, si tratta della terza vittoria in carriera, la prima valida per il
campionato di Indycar.
Risultato
1 8 Will Power
KV Racing Technology 83 1:45:25.415
2 7 Franck Montagny (R) Forsythe/Pettit Racing 83
+5.094
3 96 Mario Domínguez Pacific Coast Motorsports 83
+15.516
4 36 Enrique Bernoldi (R) Conquest Racing 83
+25.677
5 5 Oriol Servià
KV Racing Technology 83 +26.276
6 34 Franck Perera (R) Conquest Racing 83
+28.067
7 15 Alex Tagliani
Walker Racing 83 +36.518
8 37 David Martínez (R) Forsythe/Pettit Racing 83
+37.127
9 33 Ernesto Viso (R) HVM Racing
83 +44.944
10 12 Jimmy Vasser
KV Racing Technology 83 +48.635
11 3 Paul Tracy
Forsythe/Pettit Racing 83 +55.956
12 18 Bruno Junqueira Dale Coyne Racing 83
+1:07.553
13 06 Graham Rahal
Newman/Haas/Lanigan Racing
82 +1 Lap
14 29 Alex Figge
Pacific Coast Motorsports 82 +1 Lap
15 4 Nelson Philippe HVM Racing
80 +3 Laps
16 9 Antônio Pizzonia (R) Rocketsports
80 +3 Laps
17 14 Roberto Moreno HVM Racing
63 Mechanical
18 10 Annala (R)
Rocketsports 42 Mechanical
19 02 Justin Wilson
Newman/Haas/Lanigan Racing
12 Engine
20 19 Mario Moraes (R) Dale Coyne Racing 5
Accident
Etichette:
#Alex Tagliani INDY,
#Danica Patrick INDY,
#Franck Montagny,
#Graham Rahal INDY,
#Helio Castroneves INDY,
#Scott Dixon INDY,
#Will Power INDY,
Indycar fine anni 2000
Iscriviti a:
Commenti (Atom)