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mercoledì 11 ottobre 2023

Tra caso e coincidenze: dieci anni senza Maria De Villota

Oggi è l'11 ottobre 2023, sono già passati dieci anni da quel giorno di prove libere del GP del Giappone in cui il pubblico, nella mattinata europea, fu accolto dalla freddezza della notizia della morte di Maria De Villota, ex tester occasionale di Lotus e Marussia, dove per Lotus si intende l'attuale Alpine e va specificato, perché era il 2011 e nel 2011 c'erano due team che si facevano chiamare Lotus. La notizia iniziale parlava di morte per cause naturali, ma successivamente i familiari della De Villota hanno confermato che la morte era sopraggiunta a causa dei danni cerebrali riportati nel 2012 in occasione del tremendo schianto di Duxford, incidente dopo il quale aveva fatto la prima apparizione pubblica proprio l'11 ottobre, un anno esatto prima della morte.
Ricordo pure qualche teoria del complotto in proposito, perché era un po' meno una mania che ai giorni nostri, ma anche in passato qualcuno si sbizzarriva.

Seppure mi piaccia ricordare gli anniversari, sia nel bene che nel male (come forse si sarà capito visto che neanche troppo occasionalmente pubblico sul blog post legati a qualche anniversario e, ancora più spesso, condivido via Twittelon e Zuckenbook post vecchi in occasione degli anniversari), per me una data è solo una data, essendo frutto del modo in cui misuriamo il tempo, della struttura del nostro calendario.
Non penso che il fatto che sia l'11 ottobre renda le cose diverse dall'essere il 10 o il 12, così come non penso ci sia nulla di speciale o di arcano nella data del 3 luglio, data passata in secondo piano dopo la sua morte, perché quella era solo la data del suo incidente, da cui la sua vita era ripartita, totalmente trasformata.
Sono giorni, solo giorni come tutti gli altri, e di date se ne potrebbero trovare tante e dare loro significati più profondi di quello che hanno.

Era il 3 luglio 2012 quando in Inghilterra, su un circuito ricavato da un aeroporto, Maria De Villota cozzava contro il portellone di un camion lasciato a bordo pista con il portellone aperto, appunto - e bisognerebbe chiedersi in che condizioni si svolgessero quei pochi test privati che avvenivano a quei tempi, poco più di un decennio fa, ma è un discorso che ho fatto tante volte e oggi vorrei focalizzarmi su altro: date e assurde coincidenze.
Dopo l'incidente ha detto di nutrire sentimenti ambivalenti nei confronti della Marussia (altresì nota negli anni a venire come Manor) e la sua unica presenza nel paddock è stata al GP di Spagna 2013, avvenuto solo pochi mesi prima della sua morte.
Ha assistito quindi in presenza all'ultima vittoria di Fernando Alonso in Formula 1, che è stata l'ultima vittoria di un suo connazionale avvenuta quando lei era ancora in vita.

Nel 2016 si è svolto un gran premio il 3 luglio, quarto anniversario dell'incidente di Maria. Era il GP d'Austria e, davvero, non me ne sono accorta fino a poco tempo fa, mi ci sono voluti sette anni e sono raggelata nel rendermi contro che la Manor, quel team per cui Maria nutriva sentimenti ambivalenti, ha ottenuto un punto quel giorno, ma è stato anche l'ultimo della sua storia - Pascal Wehrlein 10°.
Mi sono detta un caso, una coincidenza, e lo credo ancora, nonostante tutto il resto, perché c'è pure stato un altro gran premio il 3 luglio ed è stato Gran Bretagna 2022 e un'altra coincidenza che, come quella della Manor, nessuno sembra avere notato.
Il primo pilota spagnolo a vincere un gran premio dopo la morte di Maria De Villota è stato Carlos Sainz, suo concittadino, in Inghilterra, in una pista ricavata da un aeroporto, portando nel design del suo casco il logo della De Villota, nel decimo anniversario dell'incidente di Duxford.


Stamattina, mentre abbozzavo l'inizio di questo post, non ho fatto caso che si erano già fatte quasi le otto. Sono uscita di casa di corsa, salita in macchina sperando di non fare tardi al lavoro.
Ho acceso la radio. Stavano trasmettendo "Maria" di Blondie. Il caso rimane caso, ma ha un modo curioso di manifestarsi!



martedì 11 ottobre 2022

Maria De Villota, la ragazza della Superleague (13.01.1979?? - 11.10.2013)

11 ottobre 2013: è venerdì e sono circa le sette del mattino quando l'assistente personale di Maria De Villota entra nella stanza d'albergo in cui si trova a Siviglia, città dove nei giorni successivi dovrà presentare la sua autobiografia. La trova morta. Inizialmente viene diffusa dai familiari la notizia che il decesso dell'ex tester sia avvenuto per cause naturali, ma in un secondo momento viene dichiarato che la sua vita è stata stroncata dai danni al cervello riportati nell'incidente di Duxford.
Nel frattempo il mondo della Formula 1 va avanti: nel corso del weekend si sta svolgendo il GP del Giappone, che verrà vinto da Sebastian Vettel davanti a Mark Webber e Romain Grosjean. Il pilota della Lotus (l'attuale team Alpine) in questa occasione sarà il pilota che più di ogni altro si avvicinerà a interrompere la lunga striscia vincente del pilota della Redbull, nove vittorie consecutive. Il mondo della Formula 1 va avanti, certo, ma la storia di Maria De Villota rimane. Chi era? Come si è arrivati alla sua morte? Se siete neofiti, andiamo a scoprirlo. Se già la conoscete, ricordiamola insieme.


Maria De Villota Comba nasce a Madrid il 13 gennaio, non risulta chiaro se del 1979 (data indicata sul sito web postumo legadomariadevillota.com) o del 1980 (anno di nascita presente nelle sue biografie quando era in vita), figlia primogenita del pilota Emilio De Villota e della moglie Maria Isabel Comba, sorella maggiore di Isabel ed Emilio Jr, quest'ultimo a sua volta pilota.
Il padre Emilio è stato pilota con partecipazioni occasionali in Formula 1 tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80 con entry varie a bordo di vetture di team privati. Frattanto prendeva parte, con molto più successo, al campionato di Formula Aurora (serie che si svolgeva in Gran Bretagna a bordo di vetture di Formula 1), con numerose vittorie e la conquista del campionato nel 1980.
Maria segue le orme del padre divenendo a sua volta pilota. La sua carriera sembra iniziare non troppo presto e ha già più di vent'anni quando inizia a gareggiare sulle monoposto e tra il 2001 e il 2005 prende parte alla Formula 3 spagnola, sembra come compagna di squadra del fratello Emilio Jr e non in maniera continuativa.
A partire dal 2005 la sua carriera prosegue in campionati a ruote coperte, ma tornerà a bordo di monoposto qualche anno più tardi, ancora una volta prendendo parte a campionati vari come one-off o come pilota part-time. Disputa un evento di Euroseries Formula, parte del campionato di Formula Palmer (serie nella quale, nella stagione gareggia anche un'altra ragazza, con risultati decisamente più altisonanti, ovvero Emma Kimilainen che chiuderà il campionato al quinto posto), ma soprattutto fa il proprio esordio nella Superleague.
Questo campionato, nato nel 2008 e cancellato nel 2011 poco dopo l'inizio della stagione, ha una peculiarità: una sorta di fusione tra motorsport e calcio! Abbastanza di nicchia da non essere conosciuto dai fanboy del calcio, che comunque non avrebbero la possibilità di fare polemica in proposito sui social vista l'epoca, questo campionato prevede la presenza di vetture sponsorizzate da squadre di calcio.
Nella seconda metà del 2009 e fino all'inizio del 2011 Maria gareggia per il team dell'Atletico Madrid, che tra parentesi è anche la sua squadra del cuore. Il suo miglior risultato è un quarto posto al Nurburgring nel 2010, risultato non particolarmente altisonante, al quale fa da contorno una carriera non altrettanto altisonante - stessa cosa per il fratello Emilio Jr, a sua volta pilota dal palmares tutt'altro che memorabile.

I due, parallelamente alla loro carriera di piloti, sono anche coach presso la De Villota Racing School e coinvolti nella carriera dei piloti emergenti. Sembra che uno degli "allievi" di Maria sia nientemeno che Carlos Sainz Jr, attualmente uno degli ambasciatori del Legado Maria De Villota, l'associazione nata in sua memoria.
In un secondo momento, quando si avvicina al mondo della Formula 1, Maria diviene anche opinionista per la televisione spagnola, presso la quale commenta la Formula 1 prima del suo incidente e, in seguito, occasionalmente anche nei suoi ultimi mesi di vita.
Nell'estate del 2011 Maria guida per la prima volta una Formula 1: il team in questione è la Lotus (la Renault... sempre quella che adesso è Alpine). Il tutto sembra avvenire per ragioni promozionali, tanto che i tempi fatti registrare nel test non vengono divulgati, come del resto è tipico dei demo run. Ci sono voci a proposito di una futura collaborazione con il team come tester, ma non se ne farà niente.
Prima dell'inizio della stagione 2012 viene annunciato dalla Marussia il suo ingaggio come tester. Spesso compare al fianco di Timo Glock e Charles Pic, i piloti titolari, ma il suo non è un vero e proprio ruolo di riserva o terzo pilota. Anzi, non avendo la superlicenza, non può nemmeno essere presa in considerazione per la sostituzione di Glock quando quest'ultimo deve saltare un gran premio per motivi di salute (e anzi, la Marussia viene anche criticata per non avere un terzo pilota dotato di superlicenza - in seguito verrà ingaggiato Max Chilton, poi promosso a titolare nel 2013).
Il 3 luglio 2012 è il giorno in cui Maria De Villota guiderà per la prima volta una Marussia, in un test aerodinamico a Duxford. Sono le 9.30 del mattino quando all'improvviso Maria esce di pista a bassa velocità, apparentemente a causa dell'attivazione accidentale del sistema anti-stallo. Va a impattare contro un camion del team, per qualche assurda ragione parcheggiato con il portellone aperto in una via di fuga, e colpisce proprio il portellone.

L'incidente è molto grave, serve parecchio tempo per estrarla da quello che resta della monoposto. Ha il casco spezzato e ha riportato gravi ferite alla testa. Viene trasferita in ospedale e le notizie non sono incoraggianti: sembra sia rimasta cosciente, ma al momento è in pericolo di vita.
Maria sopravvive, ma il giorno dopo viene annunciato che ha perso l'occhio destro. Nei giorni successivi viene annunciato che a seguito di un intervento alla testa, le sue condizioni sono migliorate. Rimane in ospedale in Inghilterra per oltre due settimane, prima di ritornare in Spagna.
La sua prima apparizione pubblica avviene l'11 ottobre 2012, con la benda sull'occhio destro e i capelli tagliati cortissimi a seguito della rasatura per l'operazione alla testa. Non farà mai mistero delle proprie condizioni: afferma di avere riportato conseguenze permanenti, di soffrire di forti mal di testa e di avere perso gusto e olfatto.
Al GP di Spagna 2013, nel quale ci sarà quella che è ad oggi l'ultima vittoria di Fernando Alonso nella massima categoria, è presente al circuito: quella di Barcellona resterà la sua ultima presenza a un evento di Formula 1. Il 28 luglio dello stesso anno si sposa con il personal trainer Rodrigo Garcia Millan.
Pubblica un'autobiografia, intitolata "La vita è un regalo". La presentazione del libro è pianificata per il 14 ottobre. Per questa ragione Maria si trova a Siviglia. Non ci sarà alcuna presentazione: Maria viene appunto trovata morta la mattina dell'11 ottobre, esattamente un anno dopo la sua prima apparizione pubblica.
Nel GP del Giappone che si svolge nel corso del weekend, vari piloti applicano sui propri caschi il suo logo, una stella rossa asimmetrica. Anch'io, ai tempi, ho scelto di ricordarla così, con la sua stella nella grafica di questo blog, che è ormai diventata definitiva (e che, per ragioni estranee alla mia volontà, Blogger fa vedere di default in modo piuttosto diverso dalla versione desktop alla versione mobile).


È il 2022, è di nuovo l'11 ottobre. Sono passati nove anni da quel giorno, nove anni da questa triste storia da sempre considerata un po' come di secondo piano. Maria non era un grande nome della Formula 1 o del motorsport in generale, il suo incidente è avvenuto lontano dai circuiti tradizionali, lontano dagli eventi ufficiali e perfino lontano dai semplici test ufficiali. La sua morte, avvenuta molto tempo dopo, seppure per effetto dei danni neurologici riportati nell'impatto, generalmente non è inserita tra quelli di piloti di Formula 1.
C'è stato anche chi, per screditare tutte le tester, a un certo punto ha dichiarato che nessuna donna ha mai effettivamente testato una monoposto di Formula 1, tra tutte quelle che sono state tester nell'epoca moderna/ contemporanea. Nel fanbase contemporaneo della Formula 1 ci sarà sicuramente gente che non sa nemmeno chi fosse e quanto, a suo tempo, la sua scomparsa abbia potuto turbarci, quanto il suo palmares non eccezionale sia divenuto qualcosa di totale secondo piano, di fronte a una vita che si spezzava. Per noi che c'eravamo, Maria De Villota è stata una delle tante pagine di sofferenza della storia del motorsport.



domenica 11 ottobre 2020

In memoria di Maria De Villota sette anni dopo

Correva l'anno 2013 ed erano passati alcuni mesi da quando, in occasione del GP di Spagna, Fernando Alonso aveva ottenuto la sua ultima vittoria per l'epoca che, al momento attuale, rimane anche la sua ultima vittoria in Formula 1, anche se la competitività della Renault/ Alpine, a cui solo lui e pochi altri sembrano credere, potrebbero cambiare le cose nel 2021. A Barcellona, quell'anno, ci fu la prima ricomparsa di Maria De Villota nel paddock, dopo il suo incidente dell'estate precedente. Quel giorno del GP di Spagna guardai la gara davanti alla TV della cucina, dopo essere salita in casa alle 14.00 in punto a seguito di una grigliata organizzata con i vicini in cortile e ricordo, in seguito, di avere commentato che la De Villota sembrava in qualche modo avere anticipato il podio: Alonso/ Raikkonen/ Massa. Era infatti vestita di rosso e portava una benda in tinta, a simboleggiare la Ferrari, e si ricollegava anche a Raikkonen per via dei capelli biondi sparati in aria.

Fu bellissimo rivederla davanti alle telecamere, fu bellissimo rivedere che stava ricominciando a vivere quella che in apparenza poteva sembrare qualcosa di simile a una vita normale. Ricordo che ogni tanto postava foto mentre andava in giro con il suo cane (Morgan, che se non sbaglio aveva un occhio pezzato), alcune in cui indossava un paio di occhiali da sole con le lenti a specchio, alcune nelle quali veniva paparazzata per strada da qualche parte in Spagna, poi le foto del suo matrimonio, nelle quali appariva vestita di verde, avvenuto il 29 luglio in una città chiamata Santander, evento sul quale ricordo di avere scherzato perché era avvenuto in occasione del compleanno di Alonso e in un luogo chiamato esattamente come lo sponsor di quest'ultimo (e vorrei specificarlo, la pronuncia corretta dovrebbe essere Santandèr, con l'accento sulla sillaba finale).

Fu bellissimo, ma non fu qualcosa che durò molto a lungo: il weekend del GP del Giappone (che si sarebbe concluso con Romain Grosjean che arrivava terzo dietro alle Redbull di Sebastian Vettel e Mark Webber dopo avere lottato con Vettel per la vittoria) si aprì, venerdì 11 ottobre 2013, con una notizia che arrivava dall'Europa, ovvero quella della sua morte. Arrivò come un fulmine a cielo sereno, nell'anniversario della sua prima apparizione pubblica dell'anno precedente, quando lasciò l'ospedale, proprio il 11 ottobre. Soltanto tre giorni più tardi avrebbe dovuto presentare pubblicamente la sua autobiografia, che era appena uscita.
Fu commemorata la domenica prima della gara, a quarantotto ore di distanza dalla morte, dalle foto sembra all'interno di qualcosa, un po' come a nascondersi, come a non mettere in risalto i lati più oscuri del motorsport, un po' come a sancire la regola non scritta secondo cui ci sono morti di serie A e di serie B. Poi ce ne sono che sono di serie C, o a malapena, e lei appariva come una di questi.

Ciò che mi fece rimanere male, comunque, furono certi commenti che lessi ai tempi in proposito e che mi lasciarono abbastanza senza parole. Ne ricordo uno, nello specifico (prima che fossero divulgate notizie ufficiali sulle cause di morte), che suonava più o meno così: "sono convinto che si tratti di un suicidio, dopotutto per una bella donna doveva essere difficile abituarsi ad avere il volto sfigurato da delle cicatrici".
A Maria De Villota mancava un occhio e aveva subito un grave trauma cranico a seguito del quale, stando a quanto da lei affermato, aveva perso l'olfatto e il gusto ed era tormentata da incessanti mal di testa. Sinceramente avanzare l'idea che una persona in queste condizioni possa fregarsene di queste condizioni e, solo perché è donna, focalizzarsi maggiormente su un paio di cicatrici, è un pensiero che mi fa abbastanza orrore.

A distanza di sette anni da quel giorno tante cose sono cambiate, anche nel mondo del motorsport. Non saprei dire se al giorno d'oggi una simile tematica sarebbe trattata in modo più serio e maturo, oppure se non ci sarebbe altro che un intensificarsi dei discorsi da bar, a causa della maggiore diffusione dei social network e del commentare a caso le cose sui social network stessi.
Quello che è certo è che, cicatrici o non cicatrici, la De Villota ci lasciò per problemi fisici provocati dal suo incidente dell'estate 2012. Una storia triste, ma che credo che valga la pena di ricordare, almeno per rispetto. Anche se era solo una tester. Anche se non aveva i numeri per ottenere la superlicenza (seppure i criteri ai tempi fossero più elastici). Anche se, seppure fosse stato possibile, forse non sarebbe mai diventata titolare. Anche se il suo incidente avvenne in un test su un circuito sconosciuto e non sotto i riflettori. Anche se l'avere vissuto per un anno oltre l'incidente non è considerata tra gli incidenti mortali della F1.

domenica 19 gennaio 2020

Sophia non al volante, auto-gloroficazione costante

"She moves like she don't care
Smooth as silk, cool as air
Oh, it makes you wanna cry
She doesn't know your name
And your heart beat like a subway train
Oh, she makes you wanna die"
- Blondie, "Maria"

Modelle sorridono ai box dopo essersi vendute al marketing
(didascalia comprensibile soltanto a fine post)
Carissimi motori al berilio (se non sapete di cosa sto parlando, non preoccupatevi), l'argomento donne nel motorsport, come avrete capito, mi tocca molto nel profondo, e oggi andiamo a parlare di un argomento che avrei voluto evitare, ma che non evito perché c'è un'altra questione che mi tocca nel profondo. Ci occupiamo di un articolo uscito sul sito in lingua inglese todayheadline.com, che cita altre testate.
L'argomento è relativo alle dichiarazioni di Binotto secondo cui la Ferrari ha intenzione di aprire il proprio junior team, nel futuro, anche alle ragazze, in quanto al giorno d'oggi è giusto non avere pregiudizi nei confronti delle ragazze che intraprendono una carriera motoristica. Per intenderci, sono le stesse dichiarazioni per cui qualche giorno fa non si sono sprecati commenti agghiaccianti contro probabili kartiste che frequentano al momento le scuole medie.

Indovinate quale ragazza del mondo del motorsport è stata l'unica voce fuori dal coro che trova disdicevole queste dichiarazioni? Secondo cui l'intento di "aprire alle ragazze" il proprio futuro è nientemeno che sessista? Esatto, la stessa che afferma che i ragazzi son piloti migliori delle ragazze.
Ho visto la prima parte di questa cosa accadere in diretta su Twitter e sono rimasta abbastanza basita, volevo commentare la cosa, poi mi sono detta "no, meglio non farlo, perché sicuramente non ho capito".
Credo che sia giusto precisare che non sono una grande amante del concetto di "quote rosa", perché generalmente mi sembra un contentino. Sono convinta che uomini e donne debbano avere le stesse opportunità e che se, in quanto donna, ho un'opportunità, debba essere perché sono in grado e non perché una legge o una consuetudine lo impone. Però non ho visto nulla di sgradevole nelle dichiarazioni che sono passate.

L'ho interpretato come: finora non abbiamo mai considerato molto le ragazze, ma adesso terremo gli occhi aperti sulle giovani kartiste, nel tentativo di ingaggiarne una che possa avere il suo valore di mercato. Stesso discorso che viene applicato a qualunque ragazzo, solo, decidendo di insistere anche a cercare talenti futuri tra le ragazze. La motivazione dichiarata è non avere più vecchi pregiudizi, o qualcosa del genere. Per quanto io possa sforzarmi, non riesco a vederci niente di negativo e, ve lo assicuro, sono una che, se vuole trovare qualcosa di negativo a tutti i costi, può riuscire a trovarlo.
Devo dire che Sophia Florsch c'è riuscita con successo, proprio quando c'era gente che sosteneva che potesse essere lei una potenziale junior Ferrari (la versione italiana di motorsport.com dice anche che si sia offerta personalmente alcune settimane fa quando la dichiarazione girò la prima volta e che sia stata rifiutata, facendo quindi commenti contrari, ma facciamo finta in questo post di non averlo mai letto, perché sono altri gli argomenti su cui voglio focalizzarmi).

All'indomani dei suoi tweet contro l'apertura della Ferrari alle donne, avrebbe rilasciato dichiarazioni che sono state riportate dall'articolo che stavo leggendo, appunto. Si iniziava con "l'utilizzo delle ragazze per questioni di big money è sessista". Sì, può essere, se stessimo parlando di una onlus o una cosa del genere. Il punto è che il mondo del motorsport non è una onlus. Gli sponsor investono su di te, pilota, perché hai un valore o come pilota o dal punto di vista commerciale. Questo succede sia che tu sia uomo sia che tu sia donna.
Svegliati, Sophia, non è che fino all'altro ieri hai vissuto in un monastero tibetano in cui ci si nutre dei frutti della propria terra coltivata in prima persona.

Sei pilota da quando eri bambina, hai pubblicato un'autobiografia a quindici anni e tu stessa ti sei sempre posta come un elemento di marketing. Vuoi essere trattata come pilota normale quando fa comodo, ma come donna quando è più conveniente, sostieni che non ci sono differenze tra uomini e donne, poi sei tutta un "girl power", "race girl", "racing against the boys", snobbi qualsiasi altra ragazza per hobby e dai per scontato che una futura ipotetica Ferrari junior (al giorno d'oggi probabilmente una kartista di 11 anni) si stia per guadagnare il posto vendendo la propria immagine.
Ma niente, lo sappiamo tutti che la gente non ti giudica come pilota, ma solo per le foto da fitness girl in top e shorts che posti sui tuoi canali social. E non vedo niente di male in tutto questo, né vedo per niente in chiave positiva il fatto che nessuno dica niente sul fatto che Alex Yoong una ventina d'anni fa sbattesse le proprie natiche in copertina, mentre la tua scollatura sia un grandehhhh scandalohhhh. Deciditi: se scegli di vendere la tua immagine, peraltro in maniera a mio vedere piuttosto rispettabile, sarebbe altrettanto rispettabile non scagliarsi a spada tratta contro chi la compra.

Altre fonti che ho consultato per schiarirmi le idee riportano come la Florsch sia indignata perché nessuna donna viene presa in considerazione. Indovinate chi ha usato come esempio?
Questa era facile: Jamie Chadwick. Secondo la Florsch sta sprecando due anni della propria carriera a correre contro elementi di poco talento nella W Series, invece di gareggiare ina altri campionati.
No, fermi tutti. La Chadwick gareggia *ANCHE* nella W Series. Attualmente sta prendendo parte alla Formula 3 Asiatica, che è essenzialmente la variante asiatica della F3 Regional dove la Florsch gareggia in Europa. Ci sono sedici piloti, di cui quattordici ragazzi. In base al numero di peni e di testicoli, unità di misura del talento secondo la Florsch a quanto pare, c'è più talento nella F3 Asia che nella sua versione europea.
Veramente, cos'è questa storia del "o questo è quello"? Se corri nella W Series non corri davvero nella F3 Asia mi sembra la versione motorsport del se ti piace studiare allora non può piacerti andare in discoteca della tarda adolescenza. Sophia, ti prego, contieniti.

Invece no, non si contiene, perché accanto alla Chadwick che non gareggia contro uomini, sostiene che il Ferrari Junior Team non le darebbe le stesse chance che dà a Mick Schumacher e che questo è sessista.
Devo commentare?
Sì, devo.
Devo per forza, perché il mondo è pieno di gente che ha elogiato la Florsch per avere puntualizzato che, diversamente da altri che hanno un cognome famoso, lei non abbia la strada spianata.
Ora, il concetto di "cognome famoso" e "strada spianata" possono tranquillamente andare a braccetto l'uno con l'altro. Il fatto che Mick Schumacher non meriterebbe tutta questa attenzione ha il suo senso, così come a onore di cronaca non penso che se la meriti ugualmente Callum Ilott, con risultati analoghi ai suoi in F2 e ugualmente membro del Ferrari junior team, solo che conoscere Schumacher è mainstream, conoscere Ilott è da colti. Non so cosa dire, evidentemente criticare i piloti del Junior Team Ferrari e tacciarli tra le righe di rubare il volante a piloti di talento in Formula 1, nonostante gareggino in serie minori, è la nuova moda del momento. Oserei dire che non è la prima volta che un simile argomento viene di moda, ma andrei off topic e ci sono già abbastanza cose da dire senza inerpicarsi lungo una simile via.

Palmares a confronto
Torniamo al confronto totalmente a caso tra Schumacher e Florsch e... no, dai, non prendiamoci in giro. Questi qui sono i risultati di Schumacher e quelli della Florsch dal loro debutto a oggi. So che è uno stamp di Wikipedia, ma ho seguito una parte di quei campionati e vi posso assicurare che Wikipedia non se li è inventati, ho scelto uno screenshot di quel sito solo perché è schematico abbastanza da capire che aria tira. Aggiungo che, nel caso della Florsch, i risultati open wheel iniziano dalla Formula 4.
Ora, dimenticatevi per un attimo che uno ha un cognome famoso e l'altra è una ragazza. Questa sta dicendo tra le righe di *meritarsi la stessa attenzione* di uno che è arrivato secondo in un campionato in cui lei è arrivata diciannovesima (mi sono sbagliata sul sedicesima) e che ha vinto un campionato in cui è arrivata ventiduesima conquistando un solo punto, di uno che al giorno d'oggi conta ventiquattro vittorie su vetture a ruote scoperte, mentre lei controbilancia con due piazzamenti a podio. E hanno corso nelle stesse categorie, quindi il fatto che lei corresse in serie più difficili sarebbe inventato. Perfino fingendo che la Formula Regional 2019 fosse allo stesso livello della F3 Europea (e non lo era dato che c'erano tra le dieci e le tredici vetture di cui un paio guidate da piloti pseudo-amatori), dal confronto dei loro palmares ne, viene fuori un risultato univoco: al giorno d'oggi, se questa ragazza ha del potenziale, è ben lontana dall'averlo messo in mostra.

Sophia, sei sicura di quello che dici? Sostieni di volere essere scelta PER MERITO E NON PERCHE' DONNA. Pensi davvero che, se qualcuno ti offrisse le stesse possibilità che offre a un pilota che era un front runner nelle serie minori in cui tu stavi a centro gruppo nel migliore dei casi e in cui arrivavi tra gli ultimi nei peggiori, senza particolari miglioramenti durante il tuo percorso di crescita, lo farebbe *per merito e non perché sei donna*? Dai, ci vuole coerenza nella vita. Vuoi davvero fare carriera facendo la versione motorsport della femminista delle medie formato Tumblr (per intenderci, ragazzine che non sono mai uscite di casa e che conoscono la vita solo grazie ai reality show e ai social network bimbominchia-friendly, e che seppure spesso ispirate da idee positive finiscono per fare la figura delle cretine perché si limitano a parlare spesso a caso di cose che conoscono solo in teoria)?
Ti ricordo che perfino Pippa Mann è in grado di mettere in luce positiva i propri risultati e, considerando che ha un curriculum peggiore del tuo in Europa e che l'ha salvato dimostrandosi presentabile sugli ovali, non è che non riuscire a fare la stessa cosa ti renda onore.
Ti ricordo inoltre che, se vuoi fare qualcosa per le donne nel motorsport, ne hai la possibilità. Però evidentemente spargere m*rda su di loro, perché non sono te, è un'alternativa più facile.

Adesso parliamo del punto dolente, perché tutto quello che ho detto finora fa parte delle cose che posso tollerare senza difficoltà. Certo, tollerare qualcosa non significa dovere dire "sìsì, hai ragionehhhh!!11!!!1! idolahhhh!!!11!" e ignorare la palese incoerenza di certi ragionamenti, ed è per questo che ho parlato degli argomenti che sembrano interessare a Sophia più di qualsiasi altra cosa. La Chadwick è vista come donna immagine della W Series e non è la prima volta che la Florsch fa commenti su di lei. Schumacher invece è cugino del fidanzato di Vivien Keszthelyi, a suo tempo screditata dalla Florsch stessa: il fatto che abbia parlato di lui e non di altri piloti del Junior Team Ferrari (tra cui un avversario contemporaneo di Sophia che ha ugualmente un cognome famoso) mi fa sentire una certa puzza di bruciato. Ma freghiamocene, perché qualunque cosa abbia contro la stirpe dei Keszthmacher non ci tocca.

Adesso cito le testuali parole riportate da Today Headline. Preciso che, ovviamente, non ho la *prova* che la Florsch le abbia dette, però così sono state riportate... e niente, ho la pelle d'oca solo a pensarci.
"There have been a few women in the past that were supported by F1 teams, but only stood to grim and smile at the camera". Essenzialmente, ci sono stati team di F1 che hanno ingaggiato delle donne, ma queste donne si facevano solo inquadrare dalle telecamere facendo smorfie o sorridendo.
Ammetto che questa definizione mi ricorda molto quello che faceva Carmen Jordà nel box della Lotus/Renault... ma la Florsch sta cadendo pienamente nello stesso tranello del presunto tifoso ignorante, quello tacciato di conoscere solo la Jordà e di pensare che tutte le donne siano la Jordà.

Per quanto costei e il team per il quale posava abbiano a suo tempo avviato una collaborazione alquanto discutibile per i proclami che facevano, che sarebbe stata evitata ingaggiando ufficialmente la Jordà come spokewoman e facendola passare per pilota semi-amatoriale che non aveva avuto successo in GP3 e che si era reinventata come modella, quello che la Florsch avrebbe affermato dovrebbe riguardare *SOLTANTO LA JORDA'*, non essere esteso in modo assolutamente random ad altre.
Questo non significa che le donne che sono arrivate in F1 come tester non abbiano avuto la strada aperta dal fatto di essere donne, perché per una parte è stato così. Però ci vuole un po' di rispetto nella vita e, cara Sophia, fammi il piacere di tacciare di avere solo sorriso o fatto smorfie invece di guidare solo chi non ha guidato.

Correva l'anno 2014/2015. Susie Wolff, peraltro capo della Florsch nel progetto Dare to be Different di cui Sophia stessa è ambasciatrice, dopo avere completato brillantemente un rookie test, girando su tempi ritenuti sorprendenti per una che aveva pochi e lontani anni di open wheel alle spalle e anni di scarso successo nel DTM, partecipava ad occasionali sessioni di prove libere e a test prestagionali. Non so se mi spiego: scendeva in pista e guidava come tutti gli altri, non stava nel box a grattarsi la fi*a, cosa di cui le tue parole la tacciano.
Correva l'anno 2019: Tatiana Calderon non ha speranze di arrivare nemmeno a quei livelli, però ha guidato la Sauber/Alfa Romeo in test esterni. Capisco che magari era lenta abbastanza da pensare che si stesse grattando la fi*a nel momento in cui guidava.

Correva ancora una volta l'anno 2014: Simona De Silvestro, pilota di discreto successo negli Stati Uniti, con un podio all'attivo in Indycar, dove non era una Dixon 2.0 però aveva risultati di tutto rispetto, venendo considerata particolarmente ferrata sui circuiti cittadini, a mia memoria mai vista nel box della Sauber, è diventata pilota affiliata del team. Probabilmente la donna di maggiore successo che sia salita su una Formula 1 di recente, partecipava a due sessioni di test con lo scopo di arrivare al chilometraggio che serviva, ai tempi, per ottenere la superlicenza e diventare friday driver, con un potenziale qualcosa di più in futuro. Poi perdeva la propria sponsorizzazione (qualcosa che aveva a che vedere con le centrali nucleari, credo) e il progetto si arenava una volta per tutte. Però, ne sono certa, nemmeno lei si stava grattando la fi*a.

Ma niente, ancora una volta, con un po' di sforzo, posso arrivare a considerare tutto questo come una debolezza umana comprensibile. Quello che non capisco arriva adesso e lo capisco ancora di meno da parte di una che ha spiccato il volo, si è ribaltata al di là di una rete ed è sopravvissuta senza danni permanenti. A questo punto dovrebbe essere almeno in grado di portare un minimo di rispetto alla vita altrui...
Invece no, a quanto pare. Correva l'anno 2012: Maria De Villota, terza pilota Marussia, sprovvista di superlicenza, prendeva parte a un test aerodinamico. Uscita di pista dopo un testacoda, si schiantava contro un camion del team parcheggiato in una via di fuga. L'impatto era violento al punto tale da spezzarle in due il casco, provocarle la perdita di un occhio e un gravissimo trauma cranico. Sopravvissuta all'incidente, moriva un anno più tardi, per le conseguenze dei danni cerebrali riportati nell'incidente.
Avanti, Sophia, proprio tu che hai visto la morte in faccia, fai uno sforzo e datti una risposta: credi che la De Villota sia morta perché aveva fatto troppe smorfie o troppi sorrisi davanti alle telecamere?
Per soli tre giorni, la Florsch ha evitato di fare la sua dichiarazione sulle donne che in F1 in occasione di quello che sarebbe stato il quarantesimo compleanno della De Villota.

NOTE:
- la foto della De Silvestro viene da motorsport.com, chiedo scusa al sito per avere tagliato a metà il loro logo, ma non sono riuscita a fare altrimenti facendo il collage con una app;
- le foto delle altre le ho trovate su Google e non sono riuscita a risalire alla fonte originale.


venerdì 11 ottobre 2019

Il mio ricordo di Maria De Villota

L'11 Ottobre di sei anni fa era venerdì, proprio come oggi. Era un giorno come tanti della mia vita di disoccupata che stava attendendo con ansia l'esito di un colloquio di lavoro fatto di recente (per quello che poi fu il mio primo posto di lavoro) e il venerdì era il giorno delle pulizie condominiali a cui seguivano le pulizie in casa.
Fu esattamente l'attività a cui mi dedicai quella mattina e, se non ricordo male, finii nel primo pomeriggio. Poi, dopo essermene liberata, abbastanza sicura di avere "già dato" (il che significava che probabilmente mia madre non mi avrebbe rotto le scatole nelle ore a venire) decisi che avrei cazzeggiato un po' al computer.
Entrai sul forum, che moderavo e che modero tuttora, e nella chat in homepage qualcuno aveva riportato la notizia che girava da quella mattina: Maria De Villota era stata trovata morta in una stanza d'albergo nelle prime ore del mattino, del giorno in cui avrebbe dovuto presentare la sua autobiografia.

Da quando avevo scoperto della sua esistenza mi ero appassionata alla sua storia. Sapevo che il suo curriculum nelle open wheel non era proprio di altissimo livello e che già da tempo era divenuta una coach per piloti emergenti (tra i suoi "allievi" anche nientemeno che Carlos Sainz Jr durante il suo primo test su una monoposto), ma al momento rappresentava per me l'unica possibile opzione di avere una donna in Formula 1, almeno con un ruolo "di contorno". Non sono mai stata in fissa con il desiderare una donna al volante di una F1 a tutti i costi, ma da ragazza appassionata di motori mi ha sempre fatto piacere cercare di approfondire sulle ragazze che gareggiano nel motorsport e che, in parte, mi fanno sentire "rappresentata".
Di Maria De Villota sapevo che aveva preso parte a una demo sulla Lotus Renault nel 2011 e che da mesi svolgeva il ruolo di terzo pilota per la Marussia, ruolo che, nello specifico, in genere consisteva nell'indossare indumenti del team e nel frattempo fare l'inviata per la TV spagnola.

In quel giorno di luglio in cui doveva effettuare il suo primo test per la Marussia ricordo vagamente che ero su twitter quando iniziò a circolare la notizia dell'incidente di cui era stata protagonista.
Ricordo che cercai informazioni sull'accaduto. Ricordo che aprii anche una domanda su Answers Yahoo e un tipo rispose qualcosa che suonava come "chi se ne frega".
Erano altri tempi, quelli, erano tempi in cui non seguivo altre serie di automobilismo e l'idea che qualcuno potesse rischiare la vita al volante di una Formula 1 era sempre concreta nella mia mente, ma sapere che era successo, per me, era come un fulmine a cielo sereno.
Il fatto che fosse una donna, poi, la esponeva a molti commenti cretini sulle donne al volante e cose del genere, il tutto mentre giravano notizie tutt'altro che confortanti sulle sue condizioni dopo il botto contro il portellone del camion.

Rimasi agghiacciata dalla dinamica dell'incidente. Non riuscivo a spiegarmi come fosse possibile che un mezzo del team fosse presente nel luogo in cui si stava svolgendo un test aerodinamico, come fosse possibile che la De Villota avesse riportato conseguenze così gravi per quella che, di fatto, era stata un'uscita di pista a bassa velocità.
All'epoca non ci pensai, ma oggi me lo chiedo seriamente: siamo sicuri che quella sia stata un'eccezione o i test si svolgevano così anche in altri casi, in cui nessuno finiva fuori pista e, di conseguenza, non ci si preoccupava della sicurezza?
Ricordo che, qualche giorno più tardi, mentre ero al mare insieme a mia madre andai a sedermi al bar e scrissi su un foglio la bozza di un post che volevo postare sul blog una volta fossi tornata a casa a proposito degli standard di sicurezza a quel test. Ero talmente incazzata che, quando uscii dal bar, stavo ancora pensando a come era andato a finire quel test. Inciampai sul passaggio che portava fino alla riva del mare, sbattendo un ginocchio proprio sul bordo.

Maria sopravvisse all'incidente, seppure riportando la perdita di un occhio e danni cerebrali permanenti. C'era chi accusava lei e la Marussia di avere simulato tutto per questioni pubblicitarie, tra i tanti fenomeni che giravano per la rete.
La sua prima apparizione pubblica fu in ottobre del 2012, esattamente un anno prima della sua morte, avvenuta per probabili complicazioni relative ai danni cerebrali riportati un anno e tre mesi prima nell'incidente.
Non era la più veloce tra i piloti e per la Formula 1 c'è passata soltanto alla lontana, ma credo che meriti di essere ricordata come tutti gli altri.

mercoledì 11 ottobre 2017

Quattro anni dopo :-(((

Quattro anni fa, l'11 Ottobre 2013, ci lasciava Maria De Villota.
Dopo avere gareggiato per diversi anni nella Formula 3 spagnola, prese parte, spesso non full time, a vari campionati, con una partecipazione fulltime invece alla Superleague Formula, competizione motoristica in cui i team erano sponsorizzati da squadre calcistiche. La De Villota era sponsorizzata dall'Atletico Madrid, che pare fosse la sua squadra del cuore.

Nell'estate del 2011 fece per la prima volta un test su una Formula 1, al volante di una Renault del 2009.
Per la stagione seguente venne ingaggiata dalla Marussia come terzo pilota e il 3 luglio 2012 fece la sua prima - e ultima - apparizione al volante della scuderia anglo-russa, in un test aerodinamico a Duxford.
Dopo avere completato il primo giro, mentre stava rallentando, impattò contro un camion del team, lasciato parcheggiato a lato del circuito con il portellone spalancato.
Lo schianto avvenne a bassa velocità (tra i 50 e i 60 km orari), ma le provocò lesioni gravi, che la portarono alla perdita dell'occhio destro e a danni neurologici permanenti (lei stessa citò la perdita del senso dell'olfatto e del gusto e il fatto di soffrire di forti mal di testa).

L'11 Ottobre 2012 fece la sua prima apparizione pubblica dopo l'incidente. Nel 2013 divenne opinionista(?) per la TV spagnola e dichiarò il proprio intento di impegnarsi in programmi per l'incremento della sicurezza nel motorsport. Inoltre pubblicò la propria autobiografia.
Esattamente un anno più tardi, l'11 Ottobre 2013, fu ritrovata morta per un'emorragia cerebrale, probabilmente dovuta ai danni riportati nell'incidente, in una stanza d'albergo a Siviglia, città nella quale si trovava per la presentazione del proprio libro, che sarebbe dovuta avvenire di lì a pochi giorni.

Per quanto riguarda l'incidente di Duxford, secondo un'indagine ufficiale l'incidente sarebbe stato provocato dal fatto che la De Villota non aveva ricevuto un opportuno training sulla procedura di spegnimento della vettura e che, durante un tentativo di arresto, si sarebbe attivato accidentalmente il sistema anti-stallo, facendo sobbalzare la vettura contro il portellone del camion.

giovedì 26 febbraio 2015

I social network e le polemiche su Carmen Jordà


Sono reduce da un pomeriggio in cui ho assistito a una certa dose di polemiche, su quel magico luogo che è Tumblr. Per chi non sapesse di cosa sto parlando, non preoccupatevi: è una sorta di blog/ social network dove in genere scrivono quasi solo ragazze che sanno l'inglese (perché il 95% di Tumblr è in inglese) e in cui c'è la possibilità di condividere quello che hanno pubblicato gli altri, oltre che pubblicare cose proprie. Generalmente vengono postate foto e, tra le appassionate di Formula 1, si postano foto connesse all'argomento, oppure screenshot dei tweet di team o piloti. Qualcuno ogni tanto fa commenti. Il commento che va per la maggiore è "oh, che carino che è NOME DEL PILOTA".

Oggi nel fandom della Formula 1 si è sollevato un certo polverone. Il motivo? Carmen Jordà è stata ingaggiata come "development driver" dalla Lotus.

Per chi non avesse ben chiaro il concetto di "development driver" in genere:
- il suo ruolo è quello di posare nelle foto di gruppo del team, indossando i colori e gli sponsor del team stesso;
- nel 90% dei casi non ha la superlicenza, quindi è impossibile vederlo in pista anche nelle prove libere del venerdì;
- in rari casi, se ha buoni sponsor, prende parte ai cosiddetti "test dei giovani piloti", sempre ammesso che il team decida di affidargli la vettura.

In pratica, per fare un paragone, il "development driver" in un team serve tanto quanto il pupazzo di Gatto Silvestro attaccato allo specchietto retrovisore di una Panda.

Il caso di Carmen Jordà, però, ha fatto scalpore. Effettivamente, diversamente dagli altri "development driver" Carmen è una donna. Ed è anche gnocca. Per chi non sapesse di chi si tratta, correva in GP3 negli anni scorsi e i suoi risultati erano sul livello medio-basso per non dire scarso. In ogni caso, ad arrivare davanti all'obiettivo della macchina fotografica e a mettersi in posa, perché sarà questo il suo ruolo, credo che ne sia capace.

Cosa c'è che non va, quindi? Mhm... per il popolo di Tumblr, tutto: hanno criticato Carmen perché è una donna ed è un insulto alle donne pilota, l'hanno criticata perché è gnocca e quindi è un insulto alle donne pilota dall'aspetto meno vistoso.
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...per quanto riguarda le sue prestazioni, sempre che qualcuno si degnasse di parlare delle sue prestazioni, cosa che accadeva raramente, il commento medio era "è una merda". E i like fioccavano come se ci si trovasse davanti a commenti di elevatissimo spessore e come se non fosse insultare i piloti, qualunque siano le loro prestazioni, il vero insulto.
Qualcuno l'ha anche paragonata a Susie Wolff, accusando quest'ultima di avere fatto chissà quale cosa per abbassare la reputazione delle donne pilota. Obiettivamente parlando, mi pare che la Wolff vada ad aggiungersi alla collezione dei tanti piloti di cui tra qualche decennio nessuno ricorderà nel bene e nel male. Che poi vada più lenta dei piloti titolari lo sappiamo, ma non mi pare così grave girare un po' più lenta di uno che ha ottenuto 16 pole position o di uno che viene visto come una delle più grandi promesse per il futuro.

Torniamo a noi. Personalmente non me ne frega un cavolo di Carmen Jordà e anch'io sono sul parere espresso da altre che "se dobbiamo avere una donna in Formula 1 sarebbe meglio averne una migliore". Io stessa ci sono rimasta male quando la Sauber ha messo alla porta Simona De Silvestro, che in Indycar andava niente male. Se il discorso fosse "metti la donna che preferisci al volante di una Formula 1", il mio voto andrebbe a Simona, su questo non ho dubbi.

Però lo stesso vale anche per gli uomini e non è detto che quelli che io preferisco siano tutti in Formula 1 e quelli che mi piacciono meno siano tutti fuori. E' stato questo su cui mi sono soffermata, quando ho finalmente deciso di intervenire. Poi mi sono soffermata anche sul fatto che tra l'essere "development driver" e guidare in un gran premio, anche solo nelle prove libere, passa un abisso. Quest'ultimo fatto è stato totalmente ignorato, mentre il fatto che, secondo il mio parere, nessuno avrebbe fatto caso neanche da lontano a un uomo ingaggiato come "development driver" (a meno che non sia un figo e in tal caso nessuno ha niente da dire nemmeno se è il più scarso dei piloti) ho ricevuto una risposta molto ben argomentata che suonava tipo: guarda che a suo tempo ci indignammo quando Bianchi pagò per rubare il volante a Sutil e quando Maldonado pagò per rubare il volante a Hulkenberg.

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...wait, wait, wait.

Veniamo al primo caso: Bianchi avrebbe rubato il volante a Sutil. Mhm... si riferiscono per caso al fatto che era terzo pilota della Force India mentre Sutil era rimasto fuori dalla Formula 1 per la piccola sottigliezza che era impegnato in tribunale a difendersi dall'insignificante accusa di avere ferito un altro tizio con un bicchiere rotto? No, perché se si riferiscono all'epoca in cui entrambi stavano testando la Force India nei test prestagionali del 2013, vorrei far notare che alla fine la Force India scelse Sutil.
Piccolo dubbio esistenziale: perché se Sutil è così migliore di Bianchi con una macchina superiore si è classificato dietro di lui in classifica?

Veniamo al secondo caso: Maldonado è stato ingaggiato alla Williams subito dopo avere vinto il titolo in GP2, e tra l'essere nelle retrovie in GP3 ed essere tra i migliori in GP2 passa un abisso che certa gente a quanto pare neanche si immagina. Tra l'altro la scelta della Williams pare non essere neanche stata così azzardata, dato che Maldonado ha vinto un gran premio dopo anni e anni che il team vedeva i gradini più bassi del podio con la stessa frequenza con cui ci saliva Massa.
Piccolo dubbio esistenziale: se l'aspetto di Hulkenberg fosse stato quello di Maldonado e se l'aspetto di Maldonado fosse stato quello di Hulkenberg, qualche fangirl di tumblr si sarebbe per caso lamentata?
Altro piccolo dubbio esistenziale: perché se Hulkenberg è così tanto migliore di Maldonado non è ancora riuscito nemmeno a conquistarsi un podio (cosa che il suo compagno di squadra ha fatto) e, nell'unica occasione in cui aveva la possibilità di vincere un gran premio, diversamente da Maldonado, è andato a sbattere da qualche parte? Sempre per la storia che i numeri contano, ma solo quando bisogna tenere il conto degli incidenti di Maldonado? Mentre per quanto riguarda i risultati di Hulkenberg bisogna sempre chiudere un occhio?

A proposito di chiudere un occhio, quello che ho appreso oggi è che, nel mondo dei social network, se sei una donna spagnola che nelle serie minori non si è mai fatta notare, ingaggiata da un team come riserva della riserva della riserva, meriti di essere insultata da chiunque...
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...almeno fino al giorno in cui si schianterà contro il portellone di un camion, dopodiché verrà eletta a donna-immagine delle competizioni motoristiche.

Credo che la mia maestra di vita si stia rivoltando nella tomba.

sabato 11 ottobre 2014

11.10.2014: In ricordo di Maria De Villota un anno dopo

Ci sono casi in cui le impressioni a mente lucida, quando è già passato un po’ di tempo, possono essere a loro volta più lucide di quelle immediate. Stavolta è passato un anno, ma non credo che sia troppo tardi.
Un anno fa ci lasciava Maria De Villota e la notizia della sua morte fece il giro del mondo, tra chi sapeva tutti di lei e chi non ne sapeva niente.

Era il weekend del gran premio del Giappone, un gran premio del Giappone che negli ultimi anni mi sta producendo una certa orticaria, e la notizia bomba com’era arrivata svanì, perché era più importante quello che accadeva in pista.
Era come se la Formula 1 si fosse spezzata in due: c’era quella sotto gli occhi di tutti e c’era quella dei test organizzati dove capitava a causa dello stesso regolamento a cui sottostava “la F1 sotto gli occhi di tutti”. Anche la maggior parte dei piloti sembrarono, a dire il vero, non del tutto colpiti (tranne quei pochi che Maria la conoscevano davvero bene) dal fatto che una loro collega “di serie B” fosse deceduta a causa delle conseguenze indirette dell’incidente di un anno e tre mesi prima. Mentre i primi tre classificati festeggiavano così come se niente fosse, mi domandai se si rendessero conto che, in una F1 a parti invertite, dall’altra parte avrebbe potuto esserci uno di loro.

Fu la morte di Maria, come il suo incidente del 2012, ad aprirmi gli occhi sulla “Formula 1 di serie B”. È inutile girarci intorno: come pilota Maria non era particolarmente veloce e per un futuro in F1 non era più tanto giovane. Ma importa davvero così tanto? Un anno fa ho visto una ragazza che per tutta la vita aveva inseguito il proprio sogno e la propria passione, in un mondo in cui c’è sempre qualcuno che è qualche decimo più veloce di te, qualcuno che paga più di te, qualcuno che pensa che, in quanto donna, dovresti stare fuori dall’auto a reggere un ombrello, sempre ammesso che tu sia attraente abbastanza.
Alla fine Maria vide il proprio sogno materializzarsi: anche se per un test aerodinamico, anche se per la Marussia che era il fanalino di coda della Formula 1. Durò qualche secondo e si ritrovò a lottare tra la vita e la morte. Fu lei a spuntarla, anche se con conseguenze irreversibili, che finirono per condurla al decesso quindici mesi più tardi. In quei quindici mesi reinventò una vita, forse sapendo che non sarebbe durata a lungo, dimostrando che al di là dei risultati c’è tanto altro. Maria non rinnegò i propri sogni, ebbe il coraggio di continuare ad essere se stessa e cercò nuovi stimoli e un nuovo senso per la propria vita.

Ancora oggi, un anno dopo, mi è difficile rimanere impassibile. Oggi, forse più di ieri, mi rendo conto di quanto il filo invisibile che lega la Formula 1 di “serie B” da quella di “Serie A” sia indissolubile e che girare un paio di decimi o di secondi più veloce degli altri non sia sufficiente per sfuggire al proprio destino.

Riposa in pace, Maria, e, ovunque tu sia, non guardare quello che ti sei lasciata alle spalle. Finirebbe per non piacerti.


Milù Sunshine
(Articolo scritto sia per il mio blog sia per F1GC)

lunedì 14 ottobre 2013

465 GIORNI DOPO

Ho pensato che fosse opportuno scrivere questo post, con qualche riflessione più lucida rispetto a quelle del momento, a proposito di una persona che purtroppo non è più tra noi.

3 Luglio 2012: a Duxford, in Gran Bretagna, su un circuito ricavato da un aeroporto, per la prima volta la tester Maria De Villota scende in pista su una Marussia per un test aerodinamico. Era il suo secondo test su una Formula 1, dopo uno effettuato l’anno precedente su una Lotus Renault.
Il suo sogno era quello di avere un volante come titolare, ma il sogno s’è trasformato ben presto in un incubo: le circostanze esatte dell’incidente mi sembra che non siano mai state chiarite del tutto, ma sta di fatto che in una via di fuga (se così la possiamo chiamare) era parcheggiato un camion del team, per giunta con il portellone spalancato. È stato proprio contro quel camion che Maria s’è schiantata, a una velocità nemmeno troppo elevata, mentre stava rientrando ai box.
Il casco appariva praticamente squarciato. Le condizioni di Maria sono apparse fin da subito gravi. Il bilancio è stato piuttosto pesante: gravi ferite alla testa e la perdita dell’occhio destro. È rimasta in ospedale per mesi e, proprio l’11 ottobre di un anno fa, c’era stata la sua prima apparizione pubblica, dove era apparsa con i capelli corti a spazzola e una benda sull’occhio destro.
Sembrava si fosse ripresa... e invece è morta, 465 giorni dopo l’incidente, a causa delle conseguenze dell’incidente stesso.

Giorni successivi: mentre Maria lotta tra la vita e la morte, il web è pieno di chiacchiere di poco conto. È figlia d’arte, non ha mai ottenuto risultati degni di nota nelle serie minori... Verissimo, ma è altrettanto vero che s’è schiantata contro un camion che non doveva essere lì, su un circuito in cui gli standard minimi di sicurezza non c’erano. Il team s’è affrettato a declinare ogni responsabilità: la vettura e a posto, è stato un errore del pilota. Okay, la vettura era a posto, ma torniamo sempre allo stesso discorso: perché quel camion era lì, col portellone spalancato?

11 Ottobre 2012: sembra passato un secolo dal momento dell’incidente quando Maria, reduce da almeno due interventi chirurgici, fa la sua prima apparizione pubblica.
Fin da subito appare evidente che non ha perso il sorriso e la voglia di vivere, anzi, dalle sue prime dichiarazioni emerge che per lei è iniziata una nuova vita, diversa da quella precedente, ma che vale ugualmente la pena di essere vissuta.

11 Ottobre 2013: è passato un anno dal giorno della sua prima apparizione dopo l’incidente. Maria è a Siviglia, dove lunedì 14 dovrà partecipare a una conferenza stampa per presentare la sua autobiografia, dall’emblematico titolo “La vita è un dono”.
A quella conferenza stampa non prenderà mai parte. Sono le sette del mattino quando la sua assistente entra nella stanza in cui Maria dormiva e scopre che la sua seconda vita è finita. Maria è morta intorno alle sei, con tutta probabilità a causa di un aneurisma, dovuto alle conseguenze dell’incidente avvenuto 465 giorni prima.


Maria De Villota aveva un curriculum abbastanza mediocre alle spalle, ma a mio parere in quest’ultimo anno ha dimostrato che non serve essere il più veloce dei piloti per poter essere una fonte di ispirazione e che, di fronte alla morte, i risultati ottenuti in pista non hanno poi così tanta importanza.

ADDIO, MARIA. :’-(

venerdì 11 ottobre 2013

Maria De Villota è deceduta in un hotel di Siviglia

Mi ritrovo a dover comunicare una notizia piuttosto scioccante: Maria De Villota, ex terza pilota della Marussia, è deceduta nelle prime ore di stamattina in un albergo di Siviglia, dove lunedì avrebbe dovuto tenere la presentazione della propria autobiografia.
Il ritrovamento del corpo senza vita è avvenuto intorno alle sette di stamattina, quando l'assistente personale di Maria è entrata nella stanza in cui dormiva.

Il 3 luglio 2012 era rimasta coinvolta in un grave incidente mentre effettuava un test al volante della Marussia. Aveva perso l'occhio destro.
La sua prima apparizione pubblica dopo l'incidente risale proprio all'11 ottobre di un anno fa.

Sembra sia morta per cause naturali, forse per disturbi legati all'incidente dello scorso anno, in cui aveva riportato pesanti fratture al cranio.


R.I.P.

venerdì 16 agosto 2013

#10 Commento al Gran Premio d’Ungheria: Hungariring, 26-28 luglio 2013

Esistono due modi in cui la Formula 1 può andare in vacanza: nel modo più tranquillo, cioè non facendo parlare di sé per un mese, oppure in modalità soap-opera, con polemiche, commenti sulle polemiche e quant’altro. Era da un po’ che, tutto sommato, c’era una certa tranquillità. Eppure, dopo il mass-damper, i rallentamenti tra Alonso e Hamilton in concomitanza con le fotocopie dei progetti della Ferrari, il ritorno che non era un ritorno di Schumacher, i relativi problemi al collo e il concomitante licenziamento di Nelsinho Piquet con polemiche sul crashgate, avevamo avuto un po’ di calma. Dopo il GP d’Ungheria la calma s’è interrotta, con grande disappunto degli iscritti ad Answers Yahoo, che nella categoria Formula 1 si ritrovavano davanti ogni giorno una dozzina di domande tutte uguali, in cui generalmente rispondevano parecchi fanboy.
Le polemiche attuali, tra Alonso e Montezemolo, per giunta mettono in crisi molti FàNb0Y!!!111!!!!11! dato che l’alleanza indissolubile tra i tifosi da bar è messa a dura prova: c’è infatti chi è un accanito sostenitore della teoria secondo la quale Ferniiii, in qualità di pilota divino, è inattaccabile, mentre c’è chi, stanco che Ferniiii non abbia ancora vinto un mondiale e che l’immediato futuro non sembri particolarmente promettente, sta iniziando a comportarsi come quando, nel 2009, fu lampante che né Raikkonen né Massa potessero lottare per il titolo.

Comunque prima del gran premio d’Ungheria ci sono stati i famosi test per giovani piloti a Silverstone, dove anche i piloti titolari potevano testare le gomme.
In particolare si sono verificati i seguenti fatti:                                     
- La Mercedes non ha partecipato per la squalifica dovuta al test segreto (io ancora mi chiedo come sia possibile fare un test SEGRETO su un circuito dopo il gran premio);
- Ferniiii ha deciso di non partecipare ai test;
- Webbiiii doveva partecipare, ma non ha partecipato, e nei tre giorni al volante della R3dKù£!!!111!!! si sono alternati Antonio Felix Da Costa, Carlos Sainz Jr., Sebbiiii e nientemeno che Ricciardo;
- Vergne nel frattempo affilava la baguette per il duello col compagno di squadra;
- Kimiiii doveva partecipare ai test, ma non ha partecipato, e nei tre giorni al volante della Lotus si sono alternati soltanto Davide Valsecchi e Nicolas Prost, e quest’ultimo nel WEC è compagno di squadra di Neel Jani che se non sbaglio è stato un tester della Sauber intorno al 2005;
- Susie Wolff ha partecipato ai test in tuta da pilota anziché in bikini, perciò i fanboy non se ne sono nemmeno accorti.

Poi è arrivato l’ultimo weekend di luglio, in cui la Formula 1 si è spostata su un circuito intrigante come l’Hungaroring, una sorta di Montecarlo senza muretti, che quindi non ha nemmeno il diversivo di qualche bandiera rossa dovuta a qualche pilota rimasto conficcato nelle barriere dopo un provvidenziale incontro ravvicinato del terzo tipo come Chilliiii. Ma pazienza, possiamo sempre sperare che Button vinca e strabuzzi gli occhi come in occasione dell’unico GP movimentato che io ricordi all’Hungaroring, che coincise anche con la sua unica vittoria alla Honda nonché prima in carriera.
Ma invece di riepilogare il passato è meglio concentrarsi sul presente: le Caterham in penultima fila e le Marussia in ultima hanno dato il via alle qualifiche, con il solito GutiX2 affiancato da Di Restaaaa in terza fila. Davanti a loro si sono piazzate le due Williams, mentre Sutil, Hulk, Jensiiii e Vergne erano tra l’11° e il 14° tempo, il che non era promettente:
- nulla faceva pensare che Vergne avesse chance di mettere il culo su una Redbull un giorno;
- nulla faceva pensare che Jensiiii avesse qualche chance di vittoria;
- nulla faceva pensare, dato che Checoooo passava in Q3, che potesse avere un incidente con Maldiii l’indomani.
Era uno scenario poco roseo, soltanto una prima fila tutta rossa poteva cambiare l’essenza della giornata, e infatti...
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l’essenza della giornata non è cambiata: c’est la vie.
Ma facciamo un passo indietro: Webbiiii s’era salvato in extremis perché aveva avuto un problema al kers in Q2! In Q3 non ha concluso molto, anzi, è rimasto ai box a rigirarsi i pollici e ha conquistato il decimo tempo. Ciò significa che ha avuto tempo per riflettere, e infatti la prima cosa che ha fatto è stato lamentarsi che tutti i problemi più assurdi capitano a lui. Povero Webbiiii... ç_ç A quanto pare soffre di sdoppiamento di personalità: a quanto pare quello che in Gran Bretagna era in testa alla gara e poi ha rotto il cambio quando la vittoria era ormai sicura era lui.
Specifichiamo una cosa: non ho niente contro la teoria secondo la quale la RB favorisce Sebbiiii nel confronti di Webbiiii, ma l’atteggiamento di quest’ultimo negli ultimi tempi mi urta un po’ i nervi. E che cavolo, Webbiiii, sei stato tu a scegliere di rimanere in RB come seconda guida piuttosto che eventualmente passare in qualche team senza speranze, almeno degnati di tacere invece di lamentarti a ogni soffio di vento almeno finché resterai lì, perché tanto se sei nelle retrovie ti lamenti, se sei sul podio ti lamenti e se vinci ti lamenti ugualmente (CFR. “not bad for a number two driver”). D’altronde, se Grosjiiii e Feliiii non passano tutta la loro esistenza a rosicare, esiste anche questa possibilità e forse si fa anche più bella figura. Comunque Webbiiii ha avuto il suo momento di gloria: grazie ai tempi realizzati con un’auto di Top Gear, gli utenti di Answers Yahoo hanno determinato all’unanimità o quasi che Webbiiii è sicuramente un pilota migliore di Sebbiiii e che Sebbiiii va meglio di Webbiiii soltanto perché guida una Redbull. E qui mi sorge un dubbio, ovvero che vettura guidi Webbiiii. Dopo un’accurata analisi mi sono resa conto che, dal momento che lo vediamo al volante di una vettura blu con sfumature violacee, se non si tratta di una Redbull (cosa che i fanboy a quanto pare danno per sicura), deve trattarsi per forza, per via dei colori, di una Simtek. Quindi Webbiiii è l’erede di Jos The Stalker, e tutto questo apre scenari molto interessanti, ma dato che non ho voglia di parlare dei guai giudiziari di Jos The Cess direi di lasciar perdere.
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Jos The Cess però non c’entra niente, quindi direi di passare oltre: Hammiiii e Sebbiiii hanno ottenuto la prima fila, davanti a Grosjiiii, Rosbiiii, Ferniiii, Kimiiii, Feliiii, Ricciardo e Checo. Per la Ferrari si prospettava una strada tutta in salita... o magari in discesa.

VIAAAAAA!
Hammiiii e Sebbiiii scattano bene, Grosjiiii cerca di spazzare via tutti ma per una vola non fa danni e Ferniiii risale in quarta posizione. Dietro c’è un po’ di macello, ci sono Rosbiiii, Feliiii e Kimiiii molto vicini, quest’ultimo alza un po’ di polvere e Mazzoni declama “c’è stato un contatto”.
Il punto è che, in quel momento, non c’era stato nessun contatto. L’aura mazzoniana, però, è devastante: tempo un paio di secondi e:
- Feliiii aveva l’ala anteriore danneggiata e se la sarebbe tenuta così fino al traguardo;
- Rosbiiii aveva perso almeno una decina di posizioni.
Fortunatamente nessuno dei due s’è ritirato, se no una visita in cabina di commento era probabile che la facessero. Ah, no, Feliiii e Rosbiiii sono due piloti che prendono con molta filosofia qualunque risultato (per intenderci, penso che quando King e Gio parlavano di “nice guy” avessero in mente loro), specie se c’è l’eventualità di prendere per i fondelli Stella Bruno dando risposte che passeranno alla storia.
La cosa più assurda in tutto questo, comunque, è che nessuno, in tutto questo caos, ha ancora fatto notare come Webbiiii 2.0 sia entrato in scena facendo un’ottima partenza.

Il resto della gara si è svolto in clima di “calma piatta ungherese dovuta all’assenza di muretti”, in cui si riscontra comunque che:
- Grosjiiii ha avuto una collisione con Button e l’ha superato tagliando una chicane, guadagnandosi un drive through;
- Grosjiiii ha fatto un gran sorpasso su Massa a metà tra il prato e la pista;
- ritardando le soste Kimiiii e Webbiiii hanno recuperato parecchio, conquistando rispettivamente la 2° e la 4° posizione;
- nel finale si prospettava uno scontro epico Kimiiii vs. Sebbiiii ma le gomme di quest’ultimo non gli hanno permesso di far sì che lo scontro fosse ancora più epico;
- Pic e Glock si sono lamentati, perché soltanto i piloti della Marussia o della Caterham possono essere protagonisti di uno scontro epico;
- Rosbiiii ha rotto il motore quando la gara era ormai finita, ma diversamente da altri non s’è messo a rosicare lamentandosi che i problemi sono capitati solo a lui;
- Mazzoni ci ha provvidenzialmente informati che Alonso sarebbe andato in vacanza a Dubai, mentre Massa sarebbe andato in Brasile e poi a Miami.
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Ah, già, c’è anche Maldiiii che è arrivato a punti, conquistando il primo punto della stagione. In Williams hanno sicuramente festeggiato, magari con un tuffo in piscina da parte di tutto il team... ah, no, non siamo a Montecarlo: non solo niente muretti, ma anche niente piscina. Poveri fanboy: erano già pronti per vedere la Wolff in bikini...

POST GARA: Grosjiiii è stato penalizzato un'altra volta a fine gara, ma non mi ricordo perché, gli sono stati aggiunti 20 secondi, ma ne aveva 21 e mezzo di vantaggio su Jensiiii e ha conservato la posizione.

Il risultato
1) Hamilton (Mercedes), 2) Raikkonen (Lotus), 3) Vettel (Redbull)
4) Webber (Redbull), 5) Alonso (Ferrari), 6) Grosjean (Lotus), 7) Button (McLaren), 8) Massa (Ferrari), +1 giro: 9) Perez (McLaren), 10) Maldonado (Williams)
11) Hulkenberg (Sauber), 12) Vergne (Toro Rosso), 13) Ricciardo (Toro Rosso), +2 giri: 14) Van Der Garde (Caterham), 15) Pic (Caterham), +3 giri 16) Bianchi (Marussia), 17) Chilton (Marussia)
Non hanno finito la gara: +4 giri Di Resta (Force India), +6 giri Rosberg (Mercedes), RIT. Bottas (Williams), Gutierrez (Sauber), Sutil (Force India)

CLASSIFICHE A METÀ STAGIONE
PILOTI: Vettel 172, Raikkonen 134, Alonso 133, Hamilton 124, Webber 105, Rosberg 84, Massa 61, Grosjean 49, Button 39, Di Resta 36...
TEAM: Redbul 277, Mercedes 208, Ferrari 194, Lotus 183, Force India 59, McLaren 57...

GOSSIP
Pensavate di esservela cavata con le vacanze di Ferniiii e Feliii? Vi sbagliate alla grande. Innanzi tutto il 29 luglio era il compleanno di Ferniiii e in quel giorno sono capitati anche due eventi molto significativi non solo per la Formula 1 ma per l’intera esistenza umana.
- Maria De Villota s’è sposata (anzi, no, s’è sposata il 28, ma il 29 l’ha comunicato su Twitter) con un certo Rodrigo suo preparatore atletico, in una località chiamata Santander;
- è nato l’Erede, figlio di Grosjiiii e di sua moglie Marion Jolles, a cui è stato dato il nome di Sacha.

Aspettando Spa...
A rendermi meno inconsolabile del solito per la lunga durata della pausa estiva ci ha pensato il campionato di Indycar, dove tra l’altro una settimana più tardi rispetto al GP d’Ungheria, a Mid-Ohio ha debuttato Luca Filippi, ex secondo classificato nel campionato di GP2 ed ex telecronista della Indycar su Sky.
Per onore di cronaca la gara è stata vinta da Charlie Kimball, che è il quarto pilota a ottenere quest’anno la prima vittoria in Indycar (uno degli altri tre è stato Takuuuu! *-*)... se i FàNb0Y seguissero la Indycar, presumo che avrebbero già iniziato a parlare di complotti. Per qualche strana ragione, però, la stragrande maggioranza dei fanboy che seguivano la Indycar hanno smesso di seguirla a partire da quando tra le donne che vi gareggiano non ce n’è più nemmeno una che abbia fatto un calendario...

martedì 30 luglio 2013

Auguri, Maria!

L'ex tester della Marussia Maria De Villota ha annunciato su Twitter di essersi sposata, domenica, con il suo preparatore atletico.

AUGURI!

lunedì 20 maggio 2013

#5 Commento al Gran Premio di Spagna: Montmelò, 10-12 maggio 2013


È giunto il momento più atteso e di maggiore livello culturale che segue un gran premio: un commento brillante, ma non sempre troppo politically-correct, in quanto viene generalmente dato più peso a Guido Per Il Giardino che perde ruote lungo la pista piuttosto che a Ferniiii che vince e a Kimiiii che arriva secondo... Oops! Ho appena svelato i momenti salienti del gran premio e il risultato... va beh, vediamo di andare oltre e di svelare tutto ciò che ancora non è stato scritto a proposito del weekend spagnolo, gran premio di casa di Ferniiii nonché di DJ Jaime... ah, già, quest’ultimo non ha un volante da tempo immemore!
Partiamo quindi dalle informazioni di un certo rilievo: ancora una volta il nostro Angry Bird di fiducia ha preso parte alle prime libere, dove sfortunatamente già da tempo non c’è più la presenza di un certo presunto talento cinese che un giorno dominerà le ultime file, sempre ammesso che possa ottenere un volante e soprattutto sempre ammesso che un pilota che si è rivelato più lento di Karthikeyan possa entrare nel 107%.
Direi però a questo punto di lasciare Ma Qing Hua al proprio destino così come prima ancora lasciammo al proprio destino Ho Pin Tung e di pensare al presente, in cui la Mercedes ha finalmente risolto i propri problemi alle gomme.
...
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Perché mi guardate così? Ho detto qualcosa di sbagliato? Adesso che non c’è più il nonno traditore la Mercedes non ha più alcun problema!
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Va beh, torniamo seri (sempre se i miei commenti sono mai stati seri, cosa di cui dubito fortemente), e concentriamoci sul weekend in cui qualcosa è cambiato per sempre, ed è cambiato per sempre grazie a Van Der Garde, a Pic e alla Caterham: il team malese ha dimostrato di avere qualche chance di battere la Marussia (o MARASSIA, come lo pronunciano gli inglesi, cosa che mi ha fatto perdere diversi anni di vita)! Sono i momenti come questi, appunto, in cui rimpiango la Accaerretì e De La Rosa, che a quanto ho scoperto è tornato a fare il telecronista, ora su Antena 3, come ho avuto modo di leggere in un forum spagnolo in cui gli utenti si insultavano a vicenda sui seguenti argomenti:
– gradimento o non gradimento delle telecronache;
– differenze tra le telecronache di un tempo su Telecinco (simpaticamente denominato “Telecirco” da alcuni di loro) e quelle attuali su Antena 3;
– presunta incompetenza e atteggiamento da ultrà del principale telecronista;
– aspetto fisico non soddisfacente di inviate e opinioniste di sesso femminile.
Tutto ciò mi rende molto lieta: anche in Italia si parla dei seguenti argomenti, ma perlomeno è raro che i tifosi da bar si insultino per queste ragioni.
Nonno Pedrooooo, dove sei?! Ma la ragione per cui mi manca la Accaerretì non è ovviamente solo nonno Pedro, ma anche il suo strabiliante compagno di squadra, il sommo Karthy. Tutto ciò, però, c’entra poco, anzi, niente, con il gran premio di Spagna, che si disputa a Montmelò dove eccetto nel 1996 ha sempre vinto qualcuno che partiva dalla prima fila [CIT. Mazzoni], quindi cari Rosberg e Hamilton, perché invece di fischiettare con aria indifferente non vi date una bella grattata? No? Allora fate come vi pare, ma non dite che non vi avevo avvertiti!

DIRETTA RAI! Al sabato alle 14.00 ho guardato le qualifiche dalla TV della cucina insieme a mio padre, con mio padre che in un’ora ha parlato almeno sei o sette volte dell’aspetto fisico di tutte le donne inquadrate e a un certo punto non solo delle donne, dato che ha anche elogiato l’aspetto di Nico Rosberg in confronto a quello di Keke. Altri argomenti di cui mio padre ha parlato mentre guardavamo le qualifiche sono una potenziale futura vittoria della Force India, un potenziale arrivo in zona punti della “Toro Rosso di Faenza” [CIT. mio padre] nonché dei vigneti di Trulli. Il resto del tempo l’ho passato a spiegare a mio padre che Patrick Head e Toto Wolff sono due persone diverse e al giorno d’oggi non c’entrano un bel nulla con la Williams eccetto la moglie di quest’ultimo (ma non ho accennato il fatto che Head anni fa sia naufragato con il suo yacht) e successivamente di spiegargli che la Indycar e la NASCAR sono due serie diverse l’una dall’altra, ma credo che sia stato fiato sprecato. Nel frattempo con un orecchio ascoltavo la telecronaca di Mazzoni.
Tutto è iniziato con una Q1 in cui le Williams hanno fatto veramente pietà. Da un paio d’anni mi sembrava che qualche spiraglio di luce di tanto in tanto si vedesse, ma adesso l’unica illuminazione che ho avuto dalla Williams è stata accorgermi che la Wolff somiglia a Kovalainen.
Poi Guido Per Il Giardino ha fatto un tempone mettendolo in quel posto alle Marussia, Bianchiiii s’è qualificato davanti a Chilliiii nonostante il suo manager sia Nicolas Todt e purtroppo Carletto Piccolo si è ritrovato in ultima posizione. È comunque un segnale positivo che perfino VDG abbia battuto le Marussia e lascia ben sperare per il futuro... anzi, no: la prospettiva di un ritorno di Kovaaaa si allontana.
In giro per il paddock c’era la De Villota: che sia stata lei a gufare il suo ex team (e il suo ex-pseudo-compagno di squadra Pic)? E soprattutto, dato che indossava una benda rossa ed era pettinata come Kimi Raikkonen, ha per caso poteri precognitivi sui risultati dei gran premi e voleva lanciare messaggi subliminali per avvertirci su quali piloti avremmo trovato sul podio?
Passiamo oltre: si passa infatti alla Q2 dove le McLaren lo metteranno in quel posto a tutti... ehm, no! Comunque le cose vanno meglio di quanto si poteva pensare e quantomeno Speedy Gonzales riesce a raggiungere la Q3, mentre Jensiiii... povero Jensiiii, ultimamente sembra un po’ frastornato, spero per lui che quest’anno a Montecarlo gli vada meglio che l’anno scorso, anche se comunque lottare con una Caterham per la quindicesima posizione per tutto il gran premio e uscire perdente dallo scontro (il termine “scontro” può essere interpretato a vostro piacimento visto come andò a finire) è una prestazione difficilmente eguagliabile... anzi, no, come ci ha mostrato Feliiii qualche mese dopo a Valencia. C’è da dire, però, che quantomeno Feliiii in quella posizione ci era finito per un incidente e una successiva foratura, mentre Jensiiii ci era arrivato “al naturale”, quindi per il momento la performance di Jensiiii ha ancora qualche chance di entrare nella storia.
I migliori dei peggiori, altrimenti detti primi degli esclusi, sono i piloti della “Toro Rosso di Faenza” [CIT. mio padre], il che è negativo perché non sono andati in top-ten, ma positivo perché l’anno scorso rischiavano di non arrivare nemmeno in Q2. Poi c’era subito dietro Sutil, Jensiiii, nonché le Sauber, con Mazzoniiiii che ha parlato tutto il tempo di Gutierrez, del fatto che potrebbe essere sostituito da Buemiiii o da un altro svizzero che si chiama Laimer o qualcosa del genere se le sue prestazioni non miglioreranno. Stranamente, quando si è arrivati alla fine del weekend, Gutiiii ha dimostrato di avere ottenuto un risultato quantomeno apprezzabile nonostante tutte le gufate. Quindi o è immune alla gufata, o la gufata gli fa effetto uguale anziché contrario, oppure le gufate su di lui hanno effetto su Hulkenberg. A proposito di Gutiiii comunque ha dovuto affrontare qualche peripezia: ha infatti rallentato Rosberg(?) nella Q2 ed è stato retrocesso di tre posizioni, in modo che perfino VDG è avanzato di una!

LET’S GO! Si passa alla Q3, dove le Mercedes sembrano metterlo in quel posto a tutti, il che generalmente è un presagio della Mercedes che si appresta a prenderlo in quel posto da tutti in gara. Nel frattempo, in attesa che passino le fatidiche 24 ore che decreteranno quale dei due scenari si metterà in atto la gente non si chiede cosa combinerà la Mercedes, ma chi uscirà vincente da questo weekend tra Alonso e Vettel. Tutto ciò è molto indicativo: nessuno prende la Mercedes sul serio. Sembra che nessuno prenda nemmeno la Lotus sul serio, ma questo è un altro discorso ed è anche più preoccupante.
In conclusione Rosbiiii ottiene la seconda pole position consecutiva, davanti a Hammiiii: MERCEDES FOR THE WIN! [CIT. uno stormo di un centinaio di gufi.] Sebbiiii e Kimiiii si appropriano quindi della seconda fila mentre quinto e sesto si piazzano Ferniiii e Feliiii staccati di un solo millesimo di secondo, segno evidente che la vettura di Ferniiii è stata sabotata, se no sarebbe stato cinque secondi più avanti, il che è quantomeno curioso dato che sembra che senza Ferniiii la Ferrari di questa stagione potrebbe andare alla stessa velocità della Marussia o MARASSIA [CIT. inglesi] che dir si voglia. Allora forse la spiegazione è diversa: magari Feliiii è stato rapito dagli alieni mentre andava a caccia di rane ed è stato sostituito al volante da un alieno... o da una rana.
L’alieno e/o rana che dir si voglia (magari era una rana aliena!) però ha rallentato Webbiiii e dopo un paio d’ore di partite a briscola i commissari decideranno di retrocederlo di tre posizioni sulla griglia di partenza, così che si ritrova davanti Grosjiiii (che in effetti è meglio averlo davanti che dietro), lo stesso Webbiiii (che averlo davanti o dietro non cambia, perché tanto dopo la partenza sarà sempre e puntualmente dietro) nonché il presidente onorario del club dei piloti messico-venezuelani con la meglio qualificata delle due McLaren. L’ultimo che completa la top-ten è Di Restaaaaa, pilota che talvolta fa addormentare tanto quanto Anthony Davidson ma che porta sempre a casa dei risultati apprezzabili, e che – per chi negli ultimi tre anni si forse perso l’area “gossip dei piloti” dedicata alle parentele – è il cugino di Dario Franchitti, che tra parentesi sarà anche per le basette ma a me sembra un sosia di Ferniiii.

GOOOOOOOOOO! Mentre approfittando della solitudine guardavo la gara stando appollaiata sul tavolo della cucina, il che mi consentiva di poter leggere senza lente di ingrandimento le scritte che passavano in sovrimpressione con i distacchi (altro che Schumacher, sono io che perdo diottrie!), Rosbiiii si apprestava a dare vita a un’ora e mezza di dominio insindacabile, mentre Webbiiii conservava abilmente la posizione.
*Risate in sottofondo.*
Sebbiiii, con il suo biberon in bocca e il bavaglino, si è installato in seconda piazza facendo una pernacchia a Hammiiii; al coro si è unito poco dopo Ferniiii, mentre Gigino declamava: “Andate pure avanti, che tanto vinco iooooo! M3Rç3d3S 4tH3 WìNnN!!!11!!!!1oneoneone!!!11!!!”
E mentre la Mercedes si apprestava a dominare, l’aura della potentissima gufata mazzoniana cercava di fare effetto su Gutierrez, che rispondeva lanciando peperoncini. Proprio perché era impegnato a lanciare una tonnellata di peperoncini piccanti si è dimenticato di finire fuori alla prima curva, mentre davanti Rosbiiiii manteneva la posizione, cosa che qualche fila più indietro anche Webbiiii non stava facendo. È commovente la consapevolezza che nessuno abbia tirato fuori una delle solite teorie del complotto.
A proposito di teorie del complotto, esprimo il mio ringraziamento a un grandissimo fan di Chilton (ora mi lancia sul naso una banana sottratta a Rosso Marrone!) per avermi informato di una chicca risalente al gran premio di Spagna dell’anno scorso: qualche complottista ha infatti ipotizzato non solo che la vittoria di Maldiiii sia stata decisa a tavolino (certo, convincere Ferniiii a non vincere una gara per lasciar vincere Maldonado deve essere semplicissimo...) ma anche l’incendio della vettura ai box sia stato creato ad arte per fare pubblicità alla Williams in concomitanza della vittoria.
Non è ben chiaro come sia possibile avere previsto l’incendio in anticipo, dato che questo è scatenato dall’esplosione del kers sulla vettura di Bruno Senna, e il kers a sua volta era stato danneggiato dopo che era stato tamponato da nonno Schumiiii, a meno che non si voglia ipotizzare anche che si sia fatto tamponare apposta. Non è chiaro, in tal caso, come mai Schumiiii sarebbe stato retrocesso sulla griglia di partenza della gara successiva... magari l’avevano pagato, dato che Schumiiii fa tutto per soldi, compreso accoltellare alle spalle i suoi sostenitori.
Torniamo a noi. Rosbiiii manteneva la posizione ma non si può dire altrettanto di Hammiiii, davanti al quale si sono infilati Sebbiiii, il pilota con più culo di tutti i tempi perciò denominato Culettel, e Ferniiii, il pilota più cool di tutti i tempi perciò denominato Coolonso. Le cose andavano comunque ancora bene perché almeno i piloti che gli stavano dietro erano destinati a rimanere dietro in lungo e in largo.
*Risate in sottofondo.*
Okay, come non detto, mi dispiace, Hammiiii, ma il Monopoli non è il tuo forte: dovrai retrocedere di due posizioni. Viene infatti superato dal suo ex compagno di autoscontri nella corsia dei box del gran premio del Canada davanti ai semafori eternamente rossi, che si rifiutano di diventare verdi finché nonno Jacques Senza Capelli non diventerà una delle voci più importanti del panorama musicale internazionale, nonché subito dopo dal suo ex compagno di autoscontri. E Kimiiii e Feliiii si lanciano all’inseguimento di chi sta davanti e salutano Hammiiii con un cenno della mano prima di abbandonarlo al suo triste destino che diverrà ancora più triste.
È passato intanto più o meno un nanosecondo dal momento dello start e puntualmente le gomme stanno iniziando a sfaldarsi. Paul Hembery frattanto s’è nascosto, dato che non lo stanno più intervistando. Il fatto è che anche la Stellona sembra essersi nascosta, dato che non sta intervistando nessuno. Sul perché entrambi fossero spariti nello stesso momento, non siamo tenuti a saperlo.
Dopo il primo pit-stop viene mostrato che il 4 è il numero della morte, secondo i giapponesi, e che i giapponesi hanno ragione: la possibilità di vittoria per la Mercedes è morta e sepolta, in quanto ben quattro dominatori di campionati lo superano. Nell’ordine si tratta di Ferniiii, Sebbiiii, Feliiii (ehi, ma non stavamo parlando di dominatori di campionati?!) e Kimiiii. Rosbiiii si guarda intorno con aria perplessa e poi va a nascondersi dietro a un cespuglio per non far notare il declino della M3Rç3d3S 4tHà WìNnNn!!!!111!!, dichiarando che, se dovesse arrivare fuori dalla zona punti dopo essere partito dalla pole position, si trafiggerà il cuore con una freccia d’argento avvelenata. A questo punto abbandoniamo pure Princess Nico al suo destino e occupiamoci della gente che conta, tipo Hammiiii: in questo momento sta avendo a che fare con una Toro Rosso, quella di Ricciardoooo, che lo supera facendogli una pernacchia. Già una volta è capitato a Hammiiii di ritrovarsi dietro a una Toro Rosso (veramente capitò anche il giorno in cui certi tifosi da bar decretarono che Sebbiiii era un potenziale salvatore della patria, ma quel giorno è stato ormai rimosso), anzi due: quella volta però aveva anche uno strascico di erba sintetica da portare in giro. Stavolta invece l’erba era solo quella messico-venezuelana e nessuno se l’era fumata: Checoooo e Maldiiii non provocavano incidenti e Gutiiii si è perfino permesso di fare il figo ritardando la sosta e facendosi qualche giro al comando. Un giorno forse qualcuno si ricorderà di lui. Tipo Mazzoni, nel 2030, potrebbe esordire una telecronaca così: “Un cordiale saluto ai nostri telespettatori da Gianfranco Mazzoni, Ivan Capelli, ecc... ecc... ecc... Siamo a Montmelò, un circuito importante nella storia della Formula 1 perché Gutierrez per la prima volta si è trovato in testa a un gran premio, nello stesso gran premio in cui Crashjean si ritirò per la rottura di una sospensione senza avere avuto incidenti con nessuno, con una certa delusione da parte di un certo Gio24°.”
Tutti inizieranno a struggersi con un dubbio interiore: chi è Gutierrez? E il nostro caro baby Esteban Gutierrez Gutierrez (non è un errore: si chiama davvero così, ha Gutierrez come primo cognome e come secondo cognome) non passerà mai alla storia...

Finiamola qui con le gloriose imprese di Crasherrez e passiamo oltre: un nanosecondo dopo i primi pit-stop, quando siamo a un terzo di gara, alcuni piloti rientrano ai box, tra questi ci sono Feliiii e un pilota che nel suo team ha un evidente status di seconda guida e che ha dovuto cedere alcuni risultati al compagno di squadra.
*Sguardi perplessi.*
Che eretici! Come osano questi pensare che si tratti della stessa persona? Stiamo parlando di Webbiiii, mi pare evidente! Stranamente però era in fase di gara accettabile e quindi ignorato dalla maggior parte della popolazione mondiale. Quando è in fase di gara disastrosa, invece, viene acclamato come una delle sette meraviglie del mondo e ritenuto una vittima del sistema (vedi “teoria della santificazione dei secondi piloti dei team avversari”).

INTERMEZZO: show guidando per il giardino!
In casa Caterham, dato che non se li fila nessuno, riescono a conquistare un attimo di gloria. VDG rientra ai box per la sua sosta e gli imbullonano tre ruote. L’altra no, ma non importa, viene mandato in pista e... durante la comunicazione radio subito trasmessa gli comunicano che deve rientrare ai box. Stranamente Guido Per Il Giardino invece di mandarli a quel paese pensa che si tratti di un’ottima idea quella di fare un giro intero con tre ruote avvitate e una no, del resto tutti i piloti in situazioni analoghe lo pensano, eccetto Schumiiii quella volta che vinse Rosbiiii, e forse perché già una volta era andato a schiantarsi per un problema analogo associato a gufata mazzoniana.
Risultato: VDG inizia a guidare per il giardino... vaga su tre ruote, nel senso che tre sono imbullonate, l’altra saltella per la pista. Fortunatamente anche stavolta nessuno è stato centrato dalla ruota, e dato che nessuno si è fatto male il pubblico che guardava e applaudiva era più vasto. Una Caterham se n’è andata... CARLETTO, PENSACI TU!

Continuano i pit-stop e... SORPRESA! Sebbiiii esce dai box dietro Feliiii di vari secondi, mentre in testa c’è Kimiiii che s’è fermato una volta in meno e Ferniiii secondo. Sebbiiii è sul punto di scagliare il biberon addosso a Feliiii, ma è troppo lontano, anche solo per girarsi e fargli una pernacchia. Hammiiii però è quello messo peggio: nelle retrovie sta lottando con Maldiiii.
Kimiiii si ferma comunque una volta in meno, ma questo non gli garantirà la prima posizione e, quando mancherà ancora a un pit-stop sia a lui che è su tre sia a Ferniiii che è su quattro sarà proprio lo spagnolo a ritrovarsi in testa, con un pubblico festante che copriva i motori proprio come qualche settimana fa quando il pubblico urlava sfegatatamente mentre Kanaan era in testa alla Sao Paulo Indy 300. L’unica differenza è che poi Kanaan è rimasto senza benzina e Ferniiii no mentre in Formula 1 non ci sono i rifornimenti di benzina.

INTERMEZZO: show nella pit-lane!
È il terzo pit-stop per Hulkiiiino che viene fatto ripartire dai meccanici che si dimenticano di guardare che non stia sopraggiungendo nessuno. Hulk a sua volta si dimentica come si usano i freni, va a sbattere contro Veeeergne (che poi si ritirerà nell’anonimato in seguito), danneggia l’ala anteriore e un giro dopo torna ai box per un’altra sosta. Ci tornerà anche successivamente per uno stop and go, mentre Gutiiii intanto fa una figura apprezzabile.

La quarta sosta di Ferniiii avviene a circa quindici giri dalla fine: ha forato senza forarla la gomma posteriore destra, e questo sì che è cool! Nel senso di figo, ovviamente! Purtroppo Vergne, in uno dei due momenti in cui era stato inquadrato (l’altro era il tamponamento di Hulkino) non aveva avuto altrettanto cool era stato altrettanto cool, spiattellando una gomma.
Gli altri sono ancora più cool di tutti, quelli non forano nemmeno e arrivano ai box senza problemi. Una volta fuori dai box Feliiii (ah, no, è una rana o un alieno) si lancia al disperato inseguimento di Kimiiii che non è esattamente a portata di mano, ma tutto finisce con un nulla di fatto: o meglio, con qualcosa di fatto, dato che è riuscito quantomeno a conservare le gomme al punto tale da non farsi superare da nessuno.
Intanto in ottava e nona posizione ci sono Jensiiii e Checoooo che sono costretti a contenere i danni, che sono dietro l’angolo qualora qualcuno non suggerisca a Checoooo di non fare manovre da kamikaze e che per fare il culo al compagno di squadra può aspettare che arrivi la prossima era geologica.

Il finale è sconcertante: da un lato c’è Rosbiiii sesto che si difende da Di Resta (che è il cugino di Franchitti, per chi non se lo ricordasse, e il cui manager era il padre di Hamilton, ma poi gli ha fatto causa), mentre Hammiiii era indietro come i meloni e si difende da Sutil che ce l’ha a portata di bottiglia rotta.
*Sguardi perplessi: la gente di chiede che cosa ci sia di sconcertante.*
Ma è ovvio, no? Mazzoniiii non ha narrato la storia strappalacrime di Sutil che è un pianista, figlio di un violinista uruguayano, che era il migliore amico di Hamilton ma che i due non si parlano da quando Sutil è finito in tribunale a causa dell’aggressione a Eric Lux e...
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Il muro completa, recitando a memoria: “...e Hamilton non è andato a testimoniare”.
Hammiiii comunque conclude doppiato, scappando a gambe levate da Sutil e dalle sue bottiglie.

Ferniiii vince la gara, si ferma per farsi dare una bandiera della Spagna da sventolare nel giro d’onore, cosa per cui verrà convocato dai commissari a fine gara O.O, mentre completano il podio Kimiiii e l’alieno/rana travestito da Feliiii. Quest’ultimo, è da segnalare, aveva al suo seguito la moglie e il figlio. L’ultima volta si erano visti in Brasile, quindi può darsi che gli portino bene.

Frattanto certi fanboy, dopo una vittoria di Ferniiii, stanno già decretando che questo ha indiscutibilmente e insindacabilmente il mondiale in tasca e che Sebbiiii non vincerà più, perché stavolta è arrivato quarto.
Cari fanboy, fate attenzione prima di azzardarvi a fare certi pronostici: se in Spagna producono bende che rappresentano tori (e in onore alle corride potrebbero farlo), le vostre previsioni potrebbero crollare una per una!

Il risultato
1. Alonso (Ferrari), 2. Raikkonen (Lotus), 3. Massa (Ferrari)
4. Vettel (Redbull), 5. Webber (Redbull), 6. Rosberg (Mercedes), 7. Di Resta (Force India), 8. Button (McLaren), 9. Perez (McLaren), +1 giro: 10. Ricciardo (Toro Rosso),
11. Gutierrez (Sauber), 12. Hamilton (McLaren), 13. Adrian Sutil (Force India), 14. Maldonado (Williams), 15. Nicolas Hulkenberg (Sauber), 16. Valtteri Bottas (Williams), 17. Charles Pic (Caterham), +2 giri: 18. Bianchi (Marussia), 19. Chilton (Marussia).
RIT. Vergne (Toro Rosso) +14 giri, Van Der Garde (Caterham) +45 giri, Grosjean (Lotus) +58 giri.