Oggi parliamo di cinema vintage e, nello specifico, parliamo di un film italiano del 1951, con un setting motoristico, quantomeno nella prima parte, perché nella seconda ci limitiamo a seguire le vicende di una coppia di sociopatici. Gli attori protagonisti erano Amedeo Nazzari e Alida Valli, nei panni di un ingegnere dell'Alfa Romeo e di sua moglie, in un film che inizia con la Formula 1 degli esordi, con tanto di fugaci apparizioni di veri piloti quali Nino Farina e Juan Manuel Fangio, il cui ruolo sarà tuttavia nullo.
Il film non è propriamente sportivo, anzi, è un drammone che parla di corna, ma il finale drammatico (e neanche troppo vagamente cringe) è una premonizione di un fatto che farà da contorno alla Formula 1 di quasi quarant'anni più tardi. Su questo ci torneremo in un secondo momento. Adesso occupiamoci della trama.
Piero Castelli è un ingegnere dell'Alfa Romeo, ed è anche un uomo piuttosto affascinante, distinto e con un paio di baffetti in stile Zorro. Sembra che sia un tipo importante, dato che in varie occasioni viene menzionato il fatto che la moglie va a fargli visita al lavoro. La signora Lina è la consorte di un uomo benestante degli anni '50, quindi non ha né un'occupazione, né alcunché da fare a casa dato che ci pensa la governante.
È una donna acqua e sapone altresì nota come gran gnocca ed è l'amante di tale Michele Bonesi, pilota dell'Alfa Romeo, che è a sua volta un uomo attraente. È combattuta. Non sa se rimanere accanto al marito o se scappare in Argentina con l'amante.
Gli scrive una lettera per lasciarlo, dato che non se la sente di abbandonare il marito. Michele la legge prima di un test a Monza. Molto scosso dell'accaduto, indovinate un po' cosa succede? Esce di pista, va a fuoco e muore. Lina apprende da Piero l'accaduto. Questo non ha idea del fatto che la signora l'abbia lungamente cornificato con il pilota e, quando Lina viene investita da un camion al quale si è letteralmente buttata sotto scappando dall'autodromo durante il gran premio d'Italia, i due coniugi si riavvicinano. Il loro modo di relazionarsi è da sociopatici. Sembra di stare in una fan fiction trash haters to lovers, quelle dove ci sono spintoni reciproci, sberle e poi si limona alla cazzum.
Attenzione che c'è un plot twist: un meccanico di Bonesi rimasto senza lavoro la informa di avere trovato la sua lettera e che, se non gli darà un bel po' di soldi di lì a due giorni, la consegnerà al marito. Non che la lettera della signora Lina fosse così esplicita. Una roba tipo "ti amo, ma non posso stare con te perché non voglio dare un dispiacere a mio marito", che potrebbe anche essere interpretata come un semplice trip mentale platonico. Però non pensa minimamente a denunciare il tizio, anzi, si mette all'opera per cercare di guadagnare soldi.
Vende la sua pelliccia, ma è una pelliccia da povery. Va in gioielleria e tenta di rubare un anello. Va nella banca presso la quale lavorava come impiegata in passato a chiedere un prestito, ma riceve avance sgradite dal direttore. Si appiglia quindi a una proposta dell'amica compiacente che favoriva i suoi incontri con Michele: "sai Lina, se vuoi guadagnare molti soldi conosco una sarta che potrebbe assumerti... ovviamente non fa solo la sarta, ma gestisce un giro di escort". Guess what? La signora Castelli accetta, paga una parte del debito e promette al ricattatore che lo salderà tutto entro la fine del mese.
Piero è per strada insieme a un ingegnere svizzero quando intravedono Lina. L'altro, del tutto ignaro che sia la sua consorte, lo informa di essere stato un suo cliente. A quel punto il film viaggia verso le sue battute finali con una serie di trip mentali del protagonista maschile.
Questo simula di dovere partire per lavoro, si fa accompagnare alla stazione dalla sua signora, scende alla prima fermata, si mette a parlare con il capostazione del posto, poi torna indietro e riesce a organizzarsi un incontro con la moglie nei panni di escort, facendosi ancora innumerevoli viaggi mentali e chiedendosi come mai questa sia finita a vendersi a uomini facoltosi.
L'incontro tra i due è ad alta tensione emotiva: "perché hai fatto una cosa simile? È perché sono un semplice meccanico dell'Alfa Romeo, anziché il socio di Gerard Larrousse?" ...e poi le spara, ferendola mortalmente. La signora, tuttavia, prima di morire, ha il tempo per confessargli di avere avuto un amante ed essere stata ricattata.
I due realizzano che il loro amore sociopatico è più forte di tutto e il film finisce con Piero che porta in braccio il cadavere di Lina. Purtroppo non è stato realizzato un sequel, che avrebbe potuto avere una simile trama: la squadra è scossa dall'uxoricidio, ma the show must go on, quindi andiamo a cercare uno sponsor sul quale pende un mandato di cattura internazionale.
MILLY SUNSHINE // Mentre la Formula 1 dei "miei tempi" diventa vintage, spesso scrivo di quella ancora più vintage. Aspetto con pazienza le differite di quella attuale, ma sogno ancora uno "scattano le vetture" alle 14.00 in punto. I miei commenti ironici erano una parodia della realtà, ma la realtà sembra sempre più una parodia dei miei commenti ironici. Sono innamorata della F1 anni '70/80, anche se agli albori del blog ero molto anni '90. Scrivo anche di Indycar, Formula E, formule minori.
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martedì 7 aprile 2026
lunedì 23 febbraio 2026
Non parliamo di motori, ma ci tenevo a parlare di questo film
Mi è capitato in diverse occasioni di parlare di film ambientati nel mondo del motorsport, ma oggi farò eccezione perché ho appena finito di vedere "Rosso volante", nel quale ci sono state alcune allusioni motoristoche, quindi si è conquistato uno spazio nonostante il protagonista sia un campione di bob.
In più su Zuckerbook ho visto dei post sul bob vintage in cui gli utenti dicevano che il bob era più bello una volta perché le gare erano più pericolose, perché c'erano incidenti mortali e perché i bobbisti erano very uominy quindi un po' di affinità c'è!
Eugenio Monti ha trentasei anni quando partecipa alle Olimpiadi Invernali del 1964 a Innsbruck. Siamo negli anni Sessanta quando oni trentaseienne che si rispetti dimostra almeno cinquant'anni. Infatti è interpretato dall'attore Giorgio Pasotti, che ne ha cinquantadue.
Eugenio Monti ha trentasei anni quando partecipa alle Olimpiadi Invernali del 1964 a Innsbruck. Siamo negli anni Sessanta quando oni trentaseienne che si rispetti dimostra almeno cinquant'anni. Infatti è interpretato dall'attore Giorgio Pasotti, che ne ha cinquantadue.
In vantaggio nel bob a due, a un passo da ottenere l'oro olimpico a causa delle difficoltà del team britannico, dà a questi un bullone per riparare il loro bob, venendo battuto proprio da questi ultimi.
Verrà duramente criticato per questo e poi in seguito riabilitato.
Prima allusione motoristica: lo vediamo testare un'auto da corsa, dopo essersi ritirato dagli sport invernali. Poi a un certo punto, dopo essere sceso dalla macchina ha un malore.
In ospedale incontra una dottoressa che aveva già visto in passato e che ha fatto colpo su di lui. C'è anche un altro paziente, con il quale si mette ad ascoltare - seconda allusione motoristica - la radiocronaca di una gara di motociclismo.
I due vengono cazziati dalla dottoressa perché a quanto pare se sei malato non puoi seguire il motorsport. :-////
Né il protagonista né l'altro tizio replicano che il motomondiale è più bello perché i sono i duellihhhh e i sorpassihhh. Ciò mi delude.
Dopo la diagnosi di una malattia cardiaca, il protagonista inizia a vivere come un eremita, fintanto che non viene convocato a gareggiare alle Olimpiadi Invernali del 1968 a Grenoble.
La dottoressa non ne è molto soddisfatta. Anche il protagonista non è soddisfatto, visto che la dottoressa sta per sposarsi con un altro e per trasferirsi a New York.
Ma attenzione... prima delle Olimpiadi al protagonista viene chiesto come mai all'età di quarant'anni stia ancora gareggiando e non lasci posto ai giovani. Ho già sentito qualcosa di simile.
Nonostante per un infortunio del co-pilota questo viene sostituito alla cazzum da un ragazzo che non è del mestiere, l'Italia chiude ex equo con la Germania, ma per il miglior tempo assoluto in una manche l'Italia vince l'oro... in presenza della dottoressa, che non si è sposata e non è andata a New York, ma su questo non c'era alcun dubbio.
Valutazione finale: who kers che è uno sport che non seguo, il film è stato molto piacevole da vedere.
sabato 7 febbraio 2026
Ho visto il film "Ferrari" del 2023: le mie impressioni
Già da qualche tempo avevo visto il film "Ferrari" uscito nel 2023, ma non era ancora capitata l'occasione di recensirlo, quindi procediamo.
Il film è una produzione americana e con questo potrei avere detto tutto. Scendendo più nel dettaglio, tuttavia, andiamo ad analizzare meglio il plot. Ambientato nel 1957, ha due grandi filoni di trama: da un lato c'è la vita privata di Enzo Ferrari con vicissitudini coniugali ed extraconiugali, dall'altro c'è la partecipazione alla Mille Miglia con quattro vetture iscritte.
Devo dire che non ho apprezzato molto il tono quasi voyeuristico della parte privata. L'ho anche trovato molto americaneggiante, specie nella scena in cui durante una lite la moglie gli spara mancandolo di un soffio e i presenti (la madre di Ferrari e la governante) hanno una reazione tipo: "nevermind, normalissima routine domestica". È un momento one-off, la moglie non verrà mai più descritta come una psicolabile, quanto piuttosto come una donna infastidita dal fatto che il marito sia addirittura andato a figliare in altri lidi e che abbia una relazione extraconiugale ancora in corso, con tanto di amante che insiste affinché il figlio abbia il suo cognome.
Questo dà vita a una serie di polemiche e ricatti, con la moglie che controlla una parte dell'impresa del marito a ridosso del fallimento.
Ho trovato anche molto clichettosa la scena in cui Ferrari si reca sulla tomba del figlio ufficiale, morto l'anno precedente, e si mette a parlare a lungo con la lapide. Se chi ha queste pensate si recasse in un vero cimitero, molto probabilmente sarebbe sorpreso di scoprire che nella real life generalmente la gente non si mette a tenere comizi al cospetto delle tombe dei parenti.
Nel frattempo c'è la Mille Miglia, ci sono quattro auto, guidate da Piero Taruffi, Peter Collins, Wolfgang Von Trips e Alfonso De Portago.
Ecco, parliamo un attimo di De Portago (nome completo Alfonso Antonio Vicente Eduardo Ángel Blas Francisco De Borja Cabeza de Vaca y Leighton y Carvajal y Are, marqués de Portago, secondo quanto afferma wikipedia), oltre che pilota è stato anche atleta olimpico e ha partecipato alle Olimpiadi Invernali disputate a Cortina nel 1956 nel bob... giusto per stare in tema con questi giorni.
Peccato che il personaggio di De Portago sia l'ennesima prova che anche il doppiaggio italiano del film lascia un po' desiderare: abbiamo infatti uno spagnolo che ha lo stesso accento - o assenza di accento - di... essenzialmente qualsiasi altro personaggio.
A proposito di doppiaggio, visto che non compare con la sua voce originale, a primo impatto non ho riconosciuto nemmeno il nuestro amigo!
Marc Gené interpreta una breve parte, è un collaudatore che viene rimproverato perché ha fatto bagnare con la pioggia la macchina che stava testando, destinata a un aristocratico con i big money.
Il film termina con la morte di De Portago in un devastante incidente alla Mille Miglia, nel quale muoiono anche diversi spettatori tra cui bambini. Ferrari viene incolpato dell'incidente dall'opinione pubblica, ma in realtà l'incidente è stato provocato da un tombino(?) sulla strada.
La situazione con la moglie si fa meno tesa sul finale: questa gli dà il denaro che controllava che, a quanto ho capito, viene utilizzato per pagare giornalisti che scrivano con un tono più soft nei confronti di Ferrari stesso.
Giusto per non farci mancare un po' di vita privata nel finale, gli fa anche promettere che, in cambio, non darà il cognome al figlio illegittimo fintanto che lei sarà viva.
A tale proposito, non sono un'esperta di diritto di famiglia vintage, ma mi sembra che questa parte di trama sia stata gestita in maniera abbastanza superficiale e senza neanche fare una piccola ricerca storica. Nel 1957 infatti, un uomo NON SPOSATO poteva riconoscere un figlio avuto fuori dal matrimonio, ma non era altrettanto fattibile per un uomo sposato (fino al 1975, quasi due decenni più tardi), che per giunta manteneva un'amante in una casa propria (reato penale di concubinato, estinto nel 1969, quindi tecnicamente passibile di denuncia a quei tempi).
lunedì 26 gennaio 2026
"Salut Champion/ Formule 1": un episodio di una serie TV francese del 1980 ambientato in Formula 1!
Non potete nemmeno lontanamente immaginare che cos'ho trovato: una puntata di una serie TV francese degli anni '80 intitolata "Salut champion" in cui a quanto pare a ogni episodio i protagonisti, una coppia di giornalisti, si occupavano di uno sport diverso. Una delle puntate finali è intitolata "Formule 1" ed è disponibile su Dailymotion, basta cercare titolo serie + titolo puntata. Se conoscete almeno un po' il francese, ve la consiglio assolutamente. È un mix spettacolare tra il trash più atroce e la poesia più pura. E come inizia? Con la partenza del GP di Montecarlo e con due giornalisti, un uomo e una donna, che sembrano commentare il volo di Daly, collocandolo temporalmente al 1978.
A onore del vero, la prima scena in assoluto mostra la Ligier numero 25 in testa alla gara, con dietro due Williams e la Ligier numero 26:
Non ve lo sto specificando a caso, ma la trama è incentrata sul fatto che la Ligier decida, prima del GP di Francia (presumo del 1980 dato che le vetture sono quelle), di schierare per la prima volta una seconda vettura accanto alla numero 26. Le premesse sono grandiose: abbiamo già visto la Ligier numero 25, ma ci viene detto che non è mai esistita!
Il pilota della numero 26 è un certo Alain Lefort, quello della 25 si chiama Joel Pasquier. Lefort non è per niente felice di avere un compagno di squadra dopo essere stato forever alone per anni e anni, con la trama che sembra essere incentrata sulla rivalità tra i due.
Lefort pare avere una love story con la giornalista donna, mentre il giornalista uomo se ne va in giro con un fotografo più anziano. Le immagini sono quelle di vere sessioni del GP di Francia e e un annunciatore elenca tutti i piloti francesi presenti in pista, che sono testualmente: Arnoux, Jabouille, Laffite, Pironi, Depailler, Prost, Pilota Fittizio numero 25, Pilota Fittizio numero 26.
Avrei due osservazioni da fare, la prima è che manca Jarier e la cosa è inaccettabile! La seconda è che cosa stiano guidando esattamente Laffite e Pironi, dato che erano i veri piloti della Ligier nel 1980 e sono stati rimpiazzati dai due piloti fittizi. Vi rispondo subito: vengono costantemente inquadrati a bordo delle rispettive vetture, il montaggio non tenta neanche minimamente di camuffarne l'identità, sulle macchine si leggono benissimo i nomi dei piloti veri, che nelle scene da vicino vengono rimpiazzati dai nomi dei personaggi fittizi. L'ho detto, oscilliamo tra il cringe e la poesia finissima.
Lefort vince il GP di Francia, ma poco dopo si rompe una gamba in un incidente a bordo di un mezzo di natura non precisata - i titoli di coda riportano come l'episodio sia dedicato alla memoria di Patrick Depailler, quindi presumo possa essere un riferimento al suo incidente in deltaplano del 1979.
La rivalità tra i due piloti viene definitivamente messa da parte, poco importa che fosse ciò su cui verteva la trama. Da questo punto in poi, in effetti, non c'è una gran trama, ma ci sono altre scene da poetic cinema. Per esempio, in precedenza i due piloti fittizi erano stati inquadrati mentre tenevano in mano i caschi dei piloti veri, in modo di dare una parvenza di realismo alle scene di gara. Sulla 26 adesso c'è un nuovo pilota - che si dice essere rientrato in Formula 1 dopo essersi in precedenza ritirato - che sfoggia un casco dai colori completamente diversi. Però nelle scene di gara si vede perfettamente che i caschi dei piloti sono tali e quali a prima.
Nel frattempo dall'ospedale Lefort guarda le gare in TV, imprecando perché una Ligier sarebbe stata superata da una Ferrari. È tutto un collage di scene a caso, nelle quali ci becchiamo perfino i veri piloti Ligier ben distinguibili dalle tute indossate sui gradini di non meglio specificati podi.
Ve li specifico io dopo qualche ricerca fotografica, qui abbiamo Laffite accanto a Piquet sul podio del GP d'Olanda:
A rigore di logica, entrambi dovrebbero fare da "controfigure" al sostituto fittizio, che è un ragazzo con capelli scuri ricci e scarmigliati:
In un momento non precisato della stagione, ecco che Lefort torna al volante e si ritrova immediatamente a lottare per la vittoria. Tuttavia è affaticato per i postumi dell'incidente e viene battuto da Pasquier.
Si ritorna ovviamente alle immagini di gara in cui i nomi di Laffite e Pironi sono ben leggibili sulle vetture, con inquadrature frontali da vicino in cui i due protagonisti indossano i loro caschi (sempre ammesso che non siano inquadrature dei veri piloti, cosa che non posso escludere). E niente, dopo una cinquantina di minuti al cardiopalma(?) purtroppo questa gloriosissima puntata finisce qui, ammetto che avrei preferito fosse un po' più lunga!
A onore del vero, la prima scena in assoluto mostra la Ligier numero 25 in testa alla gara, con dietro due Williams e la Ligier numero 26:
Non ve lo sto specificando a caso, ma la trama è incentrata sul fatto che la Ligier decida, prima del GP di Francia (presumo del 1980 dato che le vetture sono quelle), di schierare per la prima volta una seconda vettura accanto alla numero 26. Le premesse sono grandiose: abbiamo già visto la Ligier numero 25, ma ci viene detto che non è mai esistita!
Il pilota della numero 26 è un certo Alain Lefort, quello della 25 si chiama Joel Pasquier. Lefort non è per niente felice di avere un compagno di squadra dopo essere stato forever alone per anni e anni, con la trama che sembra essere incentrata sulla rivalità tra i due.
Lefort pare avere una love story con la giornalista donna, mentre il giornalista uomo se ne va in giro con un fotografo più anziano. Le immagini sono quelle di vere sessioni del GP di Francia e e un annunciatore elenca tutti i piloti francesi presenti in pista, che sono testualmente: Arnoux, Jabouille, Laffite, Pironi, Depailler, Prost, Pilota Fittizio numero 25, Pilota Fittizio numero 26.
Avrei due osservazioni da fare, la prima è che manca Jarier e la cosa è inaccettabile! La seconda è che cosa stiano guidando esattamente Laffite e Pironi, dato che erano i veri piloti della Ligier nel 1980 e sono stati rimpiazzati dai due piloti fittizi. Vi rispondo subito: vengono costantemente inquadrati a bordo delle rispettive vetture, il montaggio non tenta neanche minimamente di camuffarne l'identità, sulle macchine si leggono benissimo i nomi dei piloti veri, che nelle scene da vicino vengono rimpiazzati dai nomi dei personaggi fittizi. L'ho detto, oscilliamo tra il cringe e la poesia finissima.
Lefort vince il GP di Francia, ma poco dopo si rompe una gamba in un incidente a bordo di un mezzo di natura non precisata - i titoli di coda riportano come l'episodio sia dedicato alla memoria di Patrick Depailler, quindi presumo possa essere un riferimento al suo incidente in deltaplano del 1979.
La rivalità tra i due piloti viene definitivamente messa da parte, poco importa che fosse ciò su cui verteva la trama. Da questo punto in poi, in effetti, non c'è una gran trama, ma ci sono altre scene da poetic cinema. Per esempio, in precedenza i due piloti fittizi erano stati inquadrati mentre tenevano in mano i caschi dei piloti veri, in modo di dare una parvenza di realismo alle scene di gara. Sulla 26 adesso c'è un nuovo pilota - che si dice essere rientrato in Formula 1 dopo essersi in precedenza ritirato - che sfoggia un casco dai colori completamente diversi. Però nelle scene di gara si vede perfettamente che i caschi dei piloti sono tali e quali a prima.
Nel frattempo dall'ospedale Lefort guarda le gare in TV, imprecando perché una Ligier sarebbe stata superata da una Ferrari. È tutto un collage di scene a caso, nelle quali ci becchiamo perfino i veri piloti Ligier ben distinguibili dalle tute indossate sui gradini di non meglio specificati podi.
Ve li specifico io dopo qualche ricerca fotografica, qui abbiamo Laffite accanto a Piquet sul podio del GP d'Olanda:
A rigore di logica, entrambi dovrebbero fare da "controfigure" al sostituto fittizio, che è un ragazzo con capelli scuri ricci e scarmigliati:
In un momento non precisato della stagione, ecco che Lefort torna al volante e si ritrova immediatamente a lottare per la vittoria. Tuttavia è affaticato per i postumi dell'incidente e viene battuto da Pasquier.
Si ritorna ovviamente alle immagini di gara in cui i nomi di Laffite e Pironi sono ben leggibili sulle vetture, con inquadrature frontali da vicino in cui i due protagonisti indossano i loro caschi (sempre ammesso che non siano inquadrature dei veri piloti, cosa che non posso escludere). E niente, dopo una cinquantina di minuti al cardiopalma(?) purtroppo questa gloriosissima puntata finisce qui, ammetto che avrei preferito fosse un po' più lunga!
domenica 25 gennaio 2026
Ho visto "Lamborghini, the man behind the legend", la recensione e le mie foto di alcuni dei luoghi delle riprese
Ho visto il film "Lamborghini, the man behind the legend" del 2022... diciamo una trashata e gran americanata, ma pur sempre un'americanata contenente scene girate a Cento e in alcuni comuni limitrofi del bolognese, tra cui nientemeno che il mio comune di residenza. Quindi sì, potrei tranquillamente scriverne una stroncatura, ma stamattina sono stata a farmi un giro e a documentare alcuni posti che si intravedono nel film, quindi non potrò parlarne solo male, di conseguenza prima parliamo del film, poi dei retroscena di "casa mia".
Anno 1945 - è appena finita la guerra, ma nelle campagne centesi che sfoggiano uno stile vintage potrebbero essere anche gli anni '50, '60 o '70, non si percepisce questa grossa differenza.
Il giovane Ferruccio Lamborghini, che dovrebbe avere ventinove anni quindi per gli standard dei tempi sembrare un cinquantenne dei giorni nostri, ma che appare come un ragazzetto, parla con il padre dei propri obiettivi per il futuro: fondare un'azienda di trattori, per facilitare il lavoro nelle campagne, e farsi pubblicità partecipando a una gara automobilistica chiamata "Terra dei Motori" insieme a un personaggio che possiamo ribattezzare Amico Generico.
Siamo negli anni '40 nelle campagne, era un'epoca in cui nella realtà i figli davano ancora del voi ai genitori, ma qui i due parlano in maniera del tutto colloquiale. Quindi let's go: troviamo il giovane Lamborghini in compagnia di Amico Generico e Ragazza Bionda, tutto sembra urlare "love triangle in arrivo", ma non succede. In compenso Lamborghini e Amico Generico partecipano alla gara, in cui a dare il via è Enzo Ferrari, in una versione cinematografica in cui non si è cercata nemmeno una somiglianza un minimo vaga.
Con Amico Generico al volante di una Topolino(?) elaborata e Lamborghini seduto al suo fianco, la gara scatta da una location che ho riconosciuto come una delle porte del centro storico di Pieve di Cento.
Mentre transitano per quelle che risultano essere le campagne di Massumatico, frazione di San Pietro in Casale, accade una scena già vista e rivista. Avete presente quando guidatore e passeggero si mettono a litigare in macchina e il passeggero inizia ad afferrare il volante a random inveendo contro il guidatore? Ecco, la bella pensata di Lamborghini porta i due a uscire malamente di strada e alle successive inquadrature in cui, piuttosto scossi, hanno entrambi il volto sporco di sangue già secco.
Nevermind, film must go on: Ragazza Bionda diventa la moglie di Lamborghini, poi muore di parto, Amico Generico si invaghisce di Ragazza Bruna e il progetto di Lamborghini e Amico Generico diviene reale: i trattori sono un successone.
I due ragazzetti vanno a festeggiare i successi professionali in un ristorante, dove vedono Ragazza Bruna. Eccolo il love triangle: Lamborghini invita Amico Generico a parlarle, ma Amico Generico sa di non piacerle e gli dice "aiutami tu"... che immagino essere la stessa cosa che Heinz-Harald Frentzen disse a Michael Schumacher cercando di riconquistare Corinna.
Come finisce? Immagino che dal riferimento di cui sopra possiate immaginarlo: Lamborghini parla con Ragazza Bruna, questa però gli dice che non le piace Amico Generico, ma Lamborghini in persona, che all'inizio la rifiuta, ma poi decide che costei diventerà la sua seconda moglie. Amico Generico non la prende molto bene e, dopo avere inveito contro Lamborghini, pretende che questo gli ceda il 25%... dell'azienda? del fatturato? non ne ho idea, ma è la condizione che offre per levarsi di torno e andare a rintanarsi diligentemente in un buco di trama.
Lo ammetto: non sono una romanticona, ma ho una soft spot per le storie d'amore complicate... ma non così! L'offerta di aiuto per conquistare Ragazza Bruna, la decisione di sposarla per dare una madre al figlioletto orfano e il litigio tra Lamborghini ed Ex Amico Generico sono eventi che accadono nella serata al ristorante! Almeno uno dei tre l'indomani dovrebbe quantomeno chiedersi se quanto accaduto sia sensato e propendere per il no, ma ciò non succede e Ragazza Bruna diventa la moglie numero due.
Fine prima parte, si passa alla seconda ambientata nei primi anni '60, con un cambio di attore protagonista: Lamborghini incontra Ferrari alla cazzum, i due litigano alla cazzum come se fossero due ubriachi al bar anziché due imprenditori vintage, Lamborghini decide che per ripicca inizierà a produrre auto sportive stylish. Poi non è che sia proprio molto fedele a Ragazza Bruna, quando questa ne sospetta l'infedeltà litigano a tavola lanciandosi addosso cibo di natura imprecisata.
La seconda parte è più breve della prima e la terza lo è ancora di più: è il 1968, epoca di grande agitazione e gli imprenditori non nutrono più la stima di un tempo. So what? Dove vogliamo andare a parare? Non si sa bene, ma nel finale abbiamo finalmente una spiegazione al perché il film fosse costellato di immagini in cui Enzo Ferrari e Ferruccio Lamborghini stanno gareggiando in strada su delle auto: è tutto un trip mentale del vecchio Lamborghini, che gioca con due modellini, immaginando di gareggiare contro il rivale storico, che questo lo batta e che poi gli faccia l'occhiolino tipo Schumacher nello spot in cui faceva evoluzioni tipo il maggiolino Herbie dentro un tunnel a bordo di una Mercedes rossa.
Direi che dal punto di vista della trama sia implicito che avrebbe potuto essere molto meglio, quindi andiamo a vedere i luoghi del film.
Questa è la partenza della gara, la porta è essenzialmente la prima cosa che si vede arrivando a Pieve di Cento da San Pietro in Casale.
Questa è la porta oggi:
Solitamente faccio un'altra strada per andare da un comune all'altro, ma oggi sono andata per quella che si vede nel film: Pieve, Poggetto, Massumatico, San Pietro, i due borghi citati in mezzo entrambe frazioni di San Pietro. Penso che la maggior parte delle scene di gara siano state fatte in località Massumatico, qui intravediamo nel film un ponte, un campanile e il piazzale della chiesa:
Credo che le riprese siano state fatte in entrambi i sensi: passano per in direzione Pieve di Cento quando fanno il ponte e in direzione San Pietro in Casale quando transitano davanti alla chiesa (che essenzialmente, insieme a un paio di case, costituisce l'intera località Massumatico, e davanti alla quale c'è ancora il presepe fatto):
Veniamo infine al luogo in cui il protagonista ha la brillante idea di afferrare il volante mentre l'amico guida, ritrovandosi nelle campagne circostanti:
Andando verso direzione San Pietro, dopo il ponte si svolta andando verso la chiesa e qui c'è un'intersezione con una strada che viene su dalle campagne:
Anno 1945 - è appena finita la guerra, ma nelle campagne centesi che sfoggiano uno stile vintage potrebbero essere anche gli anni '50, '60 o '70, non si percepisce questa grossa differenza.
Il giovane Ferruccio Lamborghini, che dovrebbe avere ventinove anni quindi per gli standard dei tempi sembrare un cinquantenne dei giorni nostri, ma che appare come un ragazzetto, parla con il padre dei propri obiettivi per il futuro: fondare un'azienda di trattori, per facilitare il lavoro nelle campagne, e farsi pubblicità partecipando a una gara automobilistica chiamata "Terra dei Motori" insieme a un personaggio che possiamo ribattezzare Amico Generico.
Siamo negli anni '40 nelle campagne, era un'epoca in cui nella realtà i figli davano ancora del voi ai genitori, ma qui i due parlano in maniera del tutto colloquiale. Quindi let's go: troviamo il giovane Lamborghini in compagnia di Amico Generico e Ragazza Bionda, tutto sembra urlare "love triangle in arrivo", ma non succede. In compenso Lamborghini e Amico Generico partecipano alla gara, in cui a dare il via è Enzo Ferrari, in una versione cinematografica in cui non si è cercata nemmeno una somiglianza un minimo vaga.
Con Amico Generico al volante di una Topolino(?) elaborata e Lamborghini seduto al suo fianco, la gara scatta da una location che ho riconosciuto come una delle porte del centro storico di Pieve di Cento.
Mentre transitano per quelle che risultano essere le campagne di Massumatico, frazione di San Pietro in Casale, accade una scena già vista e rivista. Avete presente quando guidatore e passeggero si mettono a litigare in macchina e il passeggero inizia ad afferrare il volante a random inveendo contro il guidatore? Ecco, la bella pensata di Lamborghini porta i due a uscire malamente di strada e alle successive inquadrature in cui, piuttosto scossi, hanno entrambi il volto sporco di sangue già secco.
Nevermind, film must go on: Ragazza Bionda diventa la moglie di Lamborghini, poi muore di parto, Amico Generico si invaghisce di Ragazza Bruna e il progetto di Lamborghini e Amico Generico diviene reale: i trattori sono un successone.
I due ragazzetti vanno a festeggiare i successi professionali in un ristorante, dove vedono Ragazza Bruna. Eccolo il love triangle: Lamborghini invita Amico Generico a parlarle, ma Amico Generico sa di non piacerle e gli dice "aiutami tu"... che immagino essere la stessa cosa che Heinz-Harald Frentzen disse a Michael Schumacher cercando di riconquistare Corinna.
Come finisce? Immagino che dal riferimento di cui sopra possiate immaginarlo: Lamborghini parla con Ragazza Bruna, questa però gli dice che non le piace Amico Generico, ma Lamborghini in persona, che all'inizio la rifiuta, ma poi decide che costei diventerà la sua seconda moglie. Amico Generico non la prende molto bene e, dopo avere inveito contro Lamborghini, pretende che questo gli ceda il 25%... dell'azienda? del fatturato? non ne ho idea, ma è la condizione che offre per levarsi di torno e andare a rintanarsi diligentemente in un buco di trama.
Lo ammetto: non sono una romanticona, ma ho una soft spot per le storie d'amore complicate... ma non così! L'offerta di aiuto per conquistare Ragazza Bruna, la decisione di sposarla per dare una madre al figlioletto orfano e il litigio tra Lamborghini ed Ex Amico Generico sono eventi che accadono nella serata al ristorante! Almeno uno dei tre l'indomani dovrebbe quantomeno chiedersi se quanto accaduto sia sensato e propendere per il no, ma ciò non succede e Ragazza Bruna diventa la moglie numero due.
Fine prima parte, si passa alla seconda ambientata nei primi anni '60, con un cambio di attore protagonista: Lamborghini incontra Ferrari alla cazzum, i due litigano alla cazzum come se fossero due ubriachi al bar anziché due imprenditori vintage, Lamborghini decide che per ripicca inizierà a produrre auto sportive stylish. Poi non è che sia proprio molto fedele a Ragazza Bruna, quando questa ne sospetta l'infedeltà litigano a tavola lanciandosi addosso cibo di natura imprecisata.
La seconda parte è più breve della prima e la terza lo è ancora di più: è il 1968, epoca di grande agitazione e gli imprenditori non nutrono più la stima di un tempo. So what? Dove vogliamo andare a parare? Non si sa bene, ma nel finale abbiamo finalmente una spiegazione al perché il film fosse costellato di immagini in cui Enzo Ferrari e Ferruccio Lamborghini stanno gareggiando in strada su delle auto: è tutto un trip mentale del vecchio Lamborghini, che gioca con due modellini, immaginando di gareggiare contro il rivale storico, che questo lo batta e che poi gli faccia l'occhiolino tipo Schumacher nello spot in cui faceva evoluzioni tipo il maggiolino Herbie dentro un tunnel a bordo di una Mercedes rossa.
Direi che dal punto di vista della trama sia implicito che avrebbe potuto essere molto meglio, quindi andiamo a vedere i luoghi del film.
Questa è la partenza della gara, la porta è essenzialmente la prima cosa che si vede arrivando a Pieve di Cento da San Pietro in Casale.
Questa è la porta oggi:
Solitamente faccio un'altra strada per andare da un comune all'altro, ma oggi sono andata per quella che si vede nel film: Pieve, Poggetto, Massumatico, San Pietro, i due borghi citati in mezzo entrambe frazioni di San Pietro. Penso che la maggior parte delle scene di gara siano state fatte in località Massumatico, qui intravediamo nel film un ponte, un campanile e il piazzale della chiesa:
Credo che le riprese siano state fatte in entrambi i sensi: passano per in direzione Pieve di Cento quando fanno il ponte e in direzione San Pietro in Casale quando transitano davanti alla chiesa (che essenzialmente, insieme a un paio di case, costituisce l'intera località Massumatico, e davanti alla quale c'è ancora il presepe fatto):
Veniamo infine al luogo in cui il protagonista ha la brillante idea di afferrare il volante mentre l'amico guida, ritrovandosi nelle campagne circostanti:
Andando verso direzione San Pietro, dopo il ponte si svolta andando verso la chiesa e qui c'è un'intersezione con una strada che viene su dalle campagne:
martedì 1 luglio 2025
Ho visto il documentario "Andrea Moda Formula, la scuderia più folle di sempre": la mia recensione
Avevo ovviamente sentito parlare del documentario sull'Andrea Moda uscito lo scorso anno, tuttavia non avendo dimestichezza con le varie piattaforme (ovvero non avendo abbonamenti vari) non ho avuto occasione di vederlo fintanto che non è passato in TV su Motor Trend, nella serata del 30 Giugno. Il documentario, della durata complessiva di più di due ore, era uscito a puntate, mentre nella sua versione televisiva è stato trasmesso integralmente a partire dalle 22.15.
Ero molto curiosa di vederlo, da appassionata di storie di Formula 1 vintage e di piccoli team. Ne avevo sentito parlare su Zuckerbook nel corso dei mesi e adesso che l'ho visto ovviamente ne parlo anche io stessa.
Prima di partire vorrei complimentarmi con Zoofactory, produttore di "Andrea Moda Formula, la scuderia più folle di sempre" per avere deciso di fare conoscere la storia di questa piccola squadra, che ha fatto parlare di sé nel corso del 1992 e che fa tuttora parlare di sé.
Tutto nasce dall'idea di Andrea Sassetti, un piccolo imprenditore marchigiano produttore di scarpe (con la passione per i motori derivante dai trattori che da bambino vedeva nelle campagne dalle sue parti) il cui brand Andrea Moda è divenuto di punto in bianco celebre e fonte di grosse entrate economiche. E che cosa c'è di meglio da fare, quando si ha improvvisamente un'enorme disponibilità economica? Ovviamente comprarsi una squadra di Formula 1! Del resto, cosa potrà mai andare storto?
E in effetti va proprio così: Sassetti acquista gli asset della scuderia Coloni, i test si svolgono in una zona industriale del marchigiano, e salta i gran premi di Sudafrica e Messico perché 1) non ha pagato la tassa di iscrizione, 2) le monoposto della stagione precedente della Coloni non sono costruite da Andrea Moda e ciascun costruttore deve costruire le proprie monoposto.
Bene ma non benissimo. I piloti Enrico Bertaggia (amico della famiglia Antonelli che in seguito avrebbe deciso che Kimi doveva essere il middle name di "AKA") e Alex Caffi decidono di scappare a gambe levate e al loro posto vengono ingaggiati Roberto Moreno e Perry McCarthy.
I due sono entrambi lungamente presenti nel documentario. Moreno parla esattamente come il mio tecnico di computer di fiducia di origini brasiliane, mentre McCarthy ha quel tono eccessivamente entusiasta che hanno certi professori madrelingua durante le lezioni di lingue straniere, direttamente proporzionale alla loro volontà di incentrare le lezioni sul parlare di tematiche leggere in lingua o alla traduzione di testi di canzoni pop, piuttosto che su lunghi pipponi a proposito di argomenti colti.
Le nuove monoposto sono progettate dalla Simtek Research, in base a un progetto del 1990 per la BMW, che poi ha rinunciato all'intenzione di entrare in Formula 1. Quindi non è che siano proprio all'avanguardia, in più possiamo affermare che la squadra stessa non sia propriamente all'avanguardia.
A quanto pare, sembra che Bernie Ecclestone proponga a Sassetti di entrare con una sola macchina, ma questo rifiuta perché "la Ferrari corre con due macchine". Inutile dire che i mezzi a disposizione sono un po' diversi, ma nevermind. In Brasile, McCarthy non ha ancora la Superlicenza, mentre Moreno può scendere in pista. Percorre appena tre giri, ma intanto la nera vettura marchigiana è uscita dalla pitlane! Non si prequalifica, ma questi sono dettagli, accadrà molto spesso di non prequalificarsi, anzi pressoché sempre. Piccolo dettaglio: non siamo più ai tempi in cui c'erano trentanove macchine, adesso ce ne sono solo trentadue, di cui trenta passano in qualifica. In estrema sintesi, le Venturi, la seconda Footwork e la seconda Fondmetal hanno la certezza quasi matematica di potere almeno passare alla sessione di qualifica, in cui ventisei piloti su trenta si procacceranno una posizione in griglia.
In Spagna anche McCarthy riesce a salire in macchina e a percorrere... quindici metri. Le cose non cambiano nell'immediato futuro ed essere secondo pilota dell'Andrea Moda sembra leggermente peggio che essere secondo pilota in un top team!
A Montecarlo, poi, succede un evento che ha del miracoloso: su sei piloti presenti alle prequalifiche, Moreno strappa il terzo tempo e supera brillantemente il primo scoglio a spese della Venturi di Ukyo Katayama (mentre McCarthy non è pervenuto per palese inguidabilità del mezzo, ma questo non lo diciamo per non perdere la magia del momento).
Incredibile ma vero, in qualifica Robertone nostro ottiene una gloriosa ventiseiesima piazza, che nonostante problemi tecnici nella fase finale della sessione rimane imbattuta dalle Brabham, da una Fondmetal e da una March. La gara dura appena dodici giri: Judd non fornisce nuovi motori, quindi non ci sono speranze. Il motivo per cui non fornisce nuovi motori è che a quanto pare la squadra è indietro con i pagamenti.
La gara di Moreno finisce in fumo, ma può dire di avere disputato una gara con l'Andrea Moda, cosa che non è mai accaduta prima nella storia e che mai più succederà. Segnalo che, secondo quanto detto nel documentario, Moreno avrebbe girato "più veloce delle Ferrari", cosa che tuttavia stride con il quarto e l'ottavo posto in griglia ottenuti da Jean Alesi e Ivan Capelli.
Il documentario racconta un retroscena curioso: una certa Valerie Jorquera che lavorava per la Elf, avrebbe fornito carburante più performante, lo stesso che potevano permettersi i top team, secondo Moreno in cambio di un profumo di Chanel.
Inoltre prima del GP di Montecarlo il team aveva fatto un test serio dopo avere affittato un kartodromo, il che ha contribuito all'essere pronti per affrontare le stradine del Principato.
Si tratta di un acuto che non viene ripetuto, si va di nuovo in pista con il solo Moreno, non ci si prequalifica, in Francia il camion del team non riesce ad arrivare a causa delle strade bloccate per uno sciopero su scala nazionale degli autotrasportatori francesi... Viene intervistato l'allora camionista del team, che racconta l'accaduto, e a tale proposito è doveroso specificare che anche altre squadre hanno avuto problemi logistici a portare il proprio materiale a quel gran premio, ma Andrea Moda è stata l'unica squadra le cui monoposto non sono arrivate.
Poi si va in Gran Bretagna, a casa di McCarthy... ecco, per McCarthy sarebbe stato meglio andarsene direttamente a casa. Per la sua macchina non ci sono gomme nuove, perché è quello quello che succede quando si è indietro con i pagamenti alla Goodyear. Quindi cosa si fa? Ma ovviamente si montano sulla macchina le gomme usate di Moreno. Da pioggia. In Inghilterra piove spesso, ma non in questa occasione. McCarthy completa il giro di prequalifica ai due all'ora, ma è già tanto per gli standard a cui è stato abituato.
Nel successivo evento in Germania, Perry completa un giro, ovviamente valevole dell'ultimo tempo in prequalifica, ma non si ferma alle operazioni di peso e viene escluso dall'evento, cosa che comunque non cambia l'andazzo.
Non viene citato nel documentario, ma al GP d'Ungheria una Brabham prossima al fallimento schiera una sola monoposto, facendo sì che solo cinque vetture prendano parte alle prequalifiche. In questo caso Moreno quindi si prequalifica, ma ovviamente ha il trentesimo tempo al sabato e non va in griglia.
Con il fallimento della Brabham a partire dal GP del Belgio non ci saranno più le prequalifiche. Anche questo non è citato, così come non è citato che l'incidente di Erik Comas riduce da trenta a ventinove i piloti che tentano di qualificarsi: 28/29esimo tempo.
Sono tuttavia altri i fatti che spiccano del weekend belga, l'inizio della fine per l'Andrea Moda. Dal punto di vista agonistico, Moreno racconta di come la sua macchina non curvasse per problemi di sterzo. Tutto questo passa comunque in secondo piano quando Sassetti viene arrestato nel paddock a causa di una vicenda legata a fatture non pagate, per la quale viene accusato di avere falsificato dei documenti. Viene rilasciato due giorni dopo e, secondo quanto riferisce, sarebbe un complotto di Bernie Ecclestone nei suoi confronti.
Curiosità: questo gran premio è lo stesso nel quale Michael Schumacher conquista la prima vittoria in Formula 1, cosa che viene anche citata nel documentario. Questa considerazione la aggiungo io: trovo tutto ciò estremamente poetico dal punto di vista etimologico, non sarà che le stelle si sono allineate e hanno voluto mandare un messaggio subliminale? Una cosa tipo: "non è meglio che torni a produrre scarpe?"
Il danno, comunque, ormai è fatto e per l'Andrea Moda è finita: al GP d'Italia, la squadra non viene accettata e viene radiata per avere danneggiato la reputazione della Formula 1. È definitivamente la fine e il sogno di Sassetti di fare il team owner svanisce mestamente.
Le due monoposto rimarranno in suo possesso per anni, saranno esposte a fiere e sagre marchigiane e le guiderà lui stesso occasionalmente sul circuito di Misano. Una delle due pare essere stata confiscata per un provvedimento giudiziario, mentre l'altra secondo Sassetti è sparita. Secondo quanto riportato dal video, è stata ridipinta dal suo nuovo proprietario come una Williams con livrea Rothmans... che detto sinceramente mi pare un'idea abbastanza malsana.
In sintesi, il documentario racconta la vera storia dell'Andrea Moda, allontanando certe leggende metropolitane quali presunti operai del calzaturificio improvvisati come meccanici in Formula 1. Ciò non trova alcun riscontro nel documentario.
Detto questo, ho trovato molto avvincente questo racconto di una scuderia di Formula 1 nata praticamente in un capannone nelle campagne e di come quello che è stato dipinto per anni come il peggiore team della storia fosse in realtà una squadra che ha avuto sfortuna e che ha avuto tutti contro. Ritengo tuttavia che sia molto facile arrivare a questa conclusione, se si intervistano solo il fondatore, i vertici del team e soggetti che dal team non hanno subito alcun danno. Ci sono infatti testimonianze da parte di Ivan Capelli, Nigel Mansell, Stefano Domenicali giusto per citare i soggetti più altisonanti.
Si menzionano spesso mancati pagamenti e non sono sicura che i fornitori dell'Andrea Moda condividerebbero il ritratto totalmente positivo e favorevole che viene tracciato durante la narrazione. Allo stesso modo, trovando abbastanza semplicistica l'accusa di complotto contro una squadra che stava "cambiando la Formula 1" e che spaventava (qualificandosi mezza volta? chissà che terrore incutevano...) sarebbe stato bello sentire anche qualcuno che contestasse questa accusa, invece di limitarsi a elevare l'ipotesi di complotto a verità ineluttabile.
Per quanto riguarda Sassetti, non conosco il personaggio se non per quanto riguarda la sua breve esperienza in Formula 1. Sostiene di essere sempre stato pulito e gli do fiducia, non avendo mezzi per farmi un'idea. Però deve essere una persona molto sfortunata, a questo punto, dato che ha avuto guai con la legge in almeno altre due occasioni, tra cui una condanna per bancarotta.
In più, la faccenda dello sterzo danneggiato del GP del Belgio è stata raccontata, anche in altre sedi e pare anche dallo stesso McCarthy in un modo diverso dal "ahahah, che team rustico, Moreno guidava e la macchina non curvava, pura poesia!" Pare che la monoposto di McCarthy venisse utilizzata in primis per avere pezzi di ricambio per quella di Moreno e che, di conseguenza, il piantone malfunzionante sia stato consapevolmente montato sulla macchina di Perry e questo sia stato mandato in pista, dove ha avuto un incidente all'Eau Rouge.
Quello che posso dire è che una volta sono rimasta con il volante bloccato a bordo della Punto dei miei genitori mentre ero in un tratto rettilineo della provinciale e non è stata una bella esperienza percorrere i quindici chilometri che mi separavano da casa con il volante che praticamente non girava. Penso che sia decisamente peggio se succede su una monoposto di Formula 1 all'Eau Rouge-Radillon.
Se quanto si racconta in altre sedi è vero, ammetto di non approvare molto la scelta di ometterlo. Se è falso, mi aspetterei invece che venisse smentito, come sono state smentite altre dicerie.
Tornando a noi, a questo punto non mi resta che esprimere il mio parere su questo documentario: a mio parere è ottimo e si sarebbe meritato di passare su un canale ben più altisonante di Motor Trend. L'ho trovato molto un documentario per nerd, ma d'altronde bisogna essere molto nerd per interessarsi all'Andrea Moda.
Mi è parso molto ben fatto e contenente video piuttosto interessanti. Il grande lavoro di ricerca che c'è stato dietro appare molto evidente e il prodotto finale è molto godibile. Nonostante fosse stato ideato per essere visto in tre puntate, la visione completa non è pesante, nonostante la durata superiore alle due ore.
L'unico lato che non ho apprezzato, è la totale assenza di contradditorio e l'immagine estremamente candida che viene data di una squadra che, palesemente, ha avuto grossi problemi di gestione e organizzazione, dettati in gran parte dall'inesperienza nel settore e dall'eccessiva ambizione del suo fondatore... Ma dato che ho faticato perfino a comprendere la santificazione a oltranza di Ayrton Senna da parte del famoso documentario di Asif Kapadia, ritengo si possa capire se ho dei dubbi sul glorificare senza alcuna esitazione il "che bello debuttare in Formula 1 perché sì".
Ero molto curiosa di vederlo, da appassionata di storie di Formula 1 vintage e di piccoli team. Ne avevo sentito parlare su Zuckerbook nel corso dei mesi e adesso che l'ho visto ovviamente ne parlo anche io stessa.
Prima di partire vorrei complimentarmi con Zoofactory, produttore di "Andrea Moda Formula, la scuderia più folle di sempre" per avere deciso di fare conoscere la storia di questa piccola squadra, che ha fatto parlare di sé nel corso del 1992 e che fa tuttora parlare di sé.
Tutto nasce dall'idea di Andrea Sassetti, un piccolo imprenditore marchigiano produttore di scarpe (con la passione per i motori derivante dai trattori che da bambino vedeva nelle campagne dalle sue parti) il cui brand Andrea Moda è divenuto di punto in bianco celebre e fonte di grosse entrate economiche. E che cosa c'è di meglio da fare, quando si ha improvvisamente un'enorme disponibilità economica? Ovviamente comprarsi una squadra di Formula 1! Del resto, cosa potrà mai andare storto?
E in effetti va proprio così: Sassetti acquista gli asset della scuderia Coloni, i test si svolgono in una zona industriale del marchigiano, e salta i gran premi di Sudafrica e Messico perché 1) non ha pagato la tassa di iscrizione, 2) le monoposto della stagione precedente della Coloni non sono costruite da Andrea Moda e ciascun costruttore deve costruire le proprie monoposto.
Bene ma non benissimo. I piloti Enrico Bertaggia (amico della famiglia Antonelli che in seguito avrebbe deciso che Kimi doveva essere il middle name di "AKA") e Alex Caffi decidono di scappare a gambe levate e al loro posto vengono ingaggiati Roberto Moreno e Perry McCarthy.
I due sono entrambi lungamente presenti nel documentario. Moreno parla esattamente come il mio tecnico di computer di fiducia di origini brasiliane, mentre McCarthy ha quel tono eccessivamente entusiasta che hanno certi professori madrelingua durante le lezioni di lingue straniere, direttamente proporzionale alla loro volontà di incentrare le lezioni sul parlare di tematiche leggere in lingua o alla traduzione di testi di canzoni pop, piuttosto che su lunghi pipponi a proposito di argomenti colti.
Le nuove monoposto sono progettate dalla Simtek Research, in base a un progetto del 1990 per la BMW, che poi ha rinunciato all'intenzione di entrare in Formula 1. Quindi non è che siano proprio all'avanguardia, in più possiamo affermare che la squadra stessa non sia propriamente all'avanguardia.
A quanto pare, sembra che Bernie Ecclestone proponga a Sassetti di entrare con una sola macchina, ma questo rifiuta perché "la Ferrari corre con due macchine". Inutile dire che i mezzi a disposizione sono un po' diversi, ma nevermind. In Brasile, McCarthy non ha ancora la Superlicenza, mentre Moreno può scendere in pista. Percorre appena tre giri, ma intanto la nera vettura marchigiana è uscita dalla pitlane! Non si prequalifica, ma questi sono dettagli, accadrà molto spesso di non prequalificarsi, anzi pressoché sempre. Piccolo dettaglio: non siamo più ai tempi in cui c'erano trentanove macchine, adesso ce ne sono solo trentadue, di cui trenta passano in qualifica. In estrema sintesi, le Venturi, la seconda Footwork e la seconda Fondmetal hanno la certezza quasi matematica di potere almeno passare alla sessione di qualifica, in cui ventisei piloti su trenta si procacceranno una posizione in griglia.
In Spagna anche McCarthy riesce a salire in macchina e a percorrere... quindici metri. Le cose non cambiano nell'immediato futuro ed essere secondo pilota dell'Andrea Moda sembra leggermente peggio che essere secondo pilota in un top team!
A Montecarlo, poi, succede un evento che ha del miracoloso: su sei piloti presenti alle prequalifiche, Moreno strappa il terzo tempo e supera brillantemente il primo scoglio a spese della Venturi di Ukyo Katayama (mentre McCarthy non è pervenuto per palese inguidabilità del mezzo, ma questo non lo diciamo per non perdere la magia del momento).
Incredibile ma vero, in qualifica Robertone nostro ottiene una gloriosa ventiseiesima piazza, che nonostante problemi tecnici nella fase finale della sessione rimane imbattuta dalle Brabham, da una Fondmetal e da una March. La gara dura appena dodici giri: Judd non fornisce nuovi motori, quindi non ci sono speranze. Il motivo per cui non fornisce nuovi motori è che a quanto pare la squadra è indietro con i pagamenti.
La gara di Moreno finisce in fumo, ma può dire di avere disputato una gara con l'Andrea Moda, cosa che non è mai accaduta prima nella storia e che mai più succederà. Segnalo che, secondo quanto detto nel documentario, Moreno avrebbe girato "più veloce delle Ferrari", cosa che tuttavia stride con il quarto e l'ottavo posto in griglia ottenuti da Jean Alesi e Ivan Capelli.
Il documentario racconta un retroscena curioso: una certa Valerie Jorquera che lavorava per la Elf, avrebbe fornito carburante più performante, lo stesso che potevano permettersi i top team, secondo Moreno in cambio di un profumo di Chanel.
Inoltre prima del GP di Montecarlo il team aveva fatto un test serio dopo avere affittato un kartodromo, il che ha contribuito all'essere pronti per affrontare le stradine del Principato.
Si tratta di un acuto che non viene ripetuto, si va di nuovo in pista con il solo Moreno, non ci si prequalifica, in Francia il camion del team non riesce ad arrivare a causa delle strade bloccate per uno sciopero su scala nazionale degli autotrasportatori francesi... Viene intervistato l'allora camionista del team, che racconta l'accaduto, e a tale proposito è doveroso specificare che anche altre squadre hanno avuto problemi logistici a portare il proprio materiale a quel gran premio, ma Andrea Moda è stata l'unica squadra le cui monoposto non sono arrivate.
Poi si va in Gran Bretagna, a casa di McCarthy... ecco, per McCarthy sarebbe stato meglio andarsene direttamente a casa. Per la sua macchina non ci sono gomme nuove, perché è quello quello che succede quando si è indietro con i pagamenti alla Goodyear. Quindi cosa si fa? Ma ovviamente si montano sulla macchina le gomme usate di Moreno. Da pioggia. In Inghilterra piove spesso, ma non in questa occasione. McCarthy completa il giro di prequalifica ai due all'ora, ma è già tanto per gli standard a cui è stato abituato.
Nel successivo evento in Germania, Perry completa un giro, ovviamente valevole dell'ultimo tempo in prequalifica, ma non si ferma alle operazioni di peso e viene escluso dall'evento, cosa che comunque non cambia l'andazzo.
Non viene citato nel documentario, ma al GP d'Ungheria una Brabham prossima al fallimento schiera una sola monoposto, facendo sì che solo cinque vetture prendano parte alle prequalifiche. In questo caso Moreno quindi si prequalifica, ma ovviamente ha il trentesimo tempo al sabato e non va in griglia.
Con il fallimento della Brabham a partire dal GP del Belgio non ci saranno più le prequalifiche. Anche questo non è citato, così come non è citato che l'incidente di Erik Comas riduce da trenta a ventinove i piloti che tentano di qualificarsi: 28/29esimo tempo.
Sono tuttavia altri i fatti che spiccano del weekend belga, l'inizio della fine per l'Andrea Moda. Dal punto di vista agonistico, Moreno racconta di come la sua macchina non curvasse per problemi di sterzo. Tutto questo passa comunque in secondo piano quando Sassetti viene arrestato nel paddock a causa di una vicenda legata a fatture non pagate, per la quale viene accusato di avere falsificato dei documenti. Viene rilasciato due giorni dopo e, secondo quanto riferisce, sarebbe un complotto di Bernie Ecclestone nei suoi confronti.
Curiosità: questo gran premio è lo stesso nel quale Michael Schumacher conquista la prima vittoria in Formula 1, cosa che viene anche citata nel documentario. Questa considerazione la aggiungo io: trovo tutto ciò estremamente poetico dal punto di vista etimologico, non sarà che le stelle si sono allineate e hanno voluto mandare un messaggio subliminale? Una cosa tipo: "non è meglio che torni a produrre scarpe?"
Il danno, comunque, ormai è fatto e per l'Andrea Moda è finita: al GP d'Italia, la squadra non viene accettata e viene radiata per avere danneggiato la reputazione della Formula 1. È definitivamente la fine e il sogno di Sassetti di fare il team owner svanisce mestamente.
Le due monoposto rimarranno in suo possesso per anni, saranno esposte a fiere e sagre marchigiane e le guiderà lui stesso occasionalmente sul circuito di Misano. Una delle due pare essere stata confiscata per un provvedimento giudiziario, mentre l'altra secondo Sassetti è sparita. Secondo quanto riportato dal video, è stata ridipinta dal suo nuovo proprietario come una Williams con livrea Rothmans... che detto sinceramente mi pare un'idea abbastanza malsana.
In sintesi, il documentario racconta la vera storia dell'Andrea Moda, allontanando certe leggende metropolitane quali presunti operai del calzaturificio improvvisati come meccanici in Formula 1. Ciò non trova alcun riscontro nel documentario.
Detto questo, ho trovato molto avvincente questo racconto di una scuderia di Formula 1 nata praticamente in un capannone nelle campagne e di come quello che è stato dipinto per anni come il peggiore team della storia fosse in realtà una squadra che ha avuto sfortuna e che ha avuto tutti contro. Ritengo tuttavia che sia molto facile arrivare a questa conclusione, se si intervistano solo il fondatore, i vertici del team e soggetti che dal team non hanno subito alcun danno. Ci sono infatti testimonianze da parte di Ivan Capelli, Nigel Mansell, Stefano Domenicali giusto per citare i soggetti più altisonanti.
Si menzionano spesso mancati pagamenti e non sono sicura che i fornitori dell'Andrea Moda condividerebbero il ritratto totalmente positivo e favorevole che viene tracciato durante la narrazione. Allo stesso modo, trovando abbastanza semplicistica l'accusa di complotto contro una squadra che stava "cambiando la Formula 1" e che spaventava (qualificandosi mezza volta? chissà che terrore incutevano...) sarebbe stato bello sentire anche qualcuno che contestasse questa accusa, invece di limitarsi a elevare l'ipotesi di complotto a verità ineluttabile.
Per quanto riguarda Sassetti, non conosco il personaggio se non per quanto riguarda la sua breve esperienza in Formula 1. Sostiene di essere sempre stato pulito e gli do fiducia, non avendo mezzi per farmi un'idea. Però deve essere una persona molto sfortunata, a questo punto, dato che ha avuto guai con la legge in almeno altre due occasioni, tra cui una condanna per bancarotta.
In più, la faccenda dello sterzo danneggiato del GP del Belgio è stata raccontata, anche in altre sedi e pare anche dallo stesso McCarthy in un modo diverso dal "ahahah, che team rustico, Moreno guidava e la macchina non curvava, pura poesia!" Pare che la monoposto di McCarthy venisse utilizzata in primis per avere pezzi di ricambio per quella di Moreno e che, di conseguenza, il piantone malfunzionante sia stato consapevolmente montato sulla macchina di Perry e questo sia stato mandato in pista, dove ha avuto un incidente all'Eau Rouge.
Quello che posso dire è che una volta sono rimasta con il volante bloccato a bordo della Punto dei miei genitori mentre ero in un tratto rettilineo della provinciale e non è stata una bella esperienza percorrere i quindici chilometri che mi separavano da casa con il volante che praticamente non girava. Penso che sia decisamente peggio se succede su una monoposto di Formula 1 all'Eau Rouge-Radillon.
Se quanto si racconta in altre sedi è vero, ammetto di non approvare molto la scelta di ometterlo. Se è falso, mi aspetterei invece che venisse smentito, come sono state smentite altre dicerie.
Tornando a noi, a questo punto non mi resta che esprimere il mio parere su questo documentario: a mio parere è ottimo e si sarebbe meritato di passare su un canale ben più altisonante di Motor Trend. L'ho trovato molto un documentario per nerd, ma d'altronde bisogna essere molto nerd per interessarsi all'Andrea Moda.
Mi è parso molto ben fatto e contenente video piuttosto interessanti. Il grande lavoro di ricerca che c'è stato dietro appare molto evidente e il prodotto finale è molto godibile. Nonostante fosse stato ideato per essere visto in tre puntate, la visione completa non è pesante, nonostante la durata superiore alle due ore.
L'unico lato che non ho apprezzato, è la totale assenza di contradditorio e l'immagine estremamente candida che viene data di una squadra che, palesemente, ha avuto grossi problemi di gestione e organizzazione, dettati in gran parte dall'inesperienza nel settore e dall'eccessiva ambizione del suo fondatore... Ma dato che ho faticato perfino a comprendere la santificazione a oltranza di Ayrton Senna da parte del famoso documentario di Asif Kapadia, ritengo si possa capire se ho dei dubbi sul glorificare senza alcuna esitazione il "che bello debuttare in Formula 1 perché sì".
sabato 28 giugno 2025
Ho visto "F1 - il film": la mia recensione
25 Giugno 2025: esce "F1, il film", in cui Brad Pitt e Damson Idris interpretano la parte di un veterano tornato alle competizioni e di un debuttante, nonostante la loro età non li renda molto credibili in tali ruoli.
Due giorni più tardi sono andata a vederlo al cinema insieme ai miei amici, uno dei quali da un anno mi aveva proposto di andare a vederlo. Siamo andati a cena alle sette di sera come dei nonni, per essere al cinema per lo spettacolo delle 20.30, e il biglietto è costato la non proprio modica cifra di 13,90 euro. L'autore della proposta ha anche preso una bibita spendendo in totale 20,90 euro, il che significa che ha pagato sette euro una Fanta. Non sono riuscita a capire se la cassiera si sia rivolta a noi dandoci del lei perché tecnicamente sarebbe la cosa più normale tra sconosciuti adulti che si incontrano a una cassa per un pagamento, oppure perché ci considerava vecchi per i suoi standard.
Ci è stato assegnato un posto accanto a dei ragazzini che hanno ruminato dei popcorn per tutta la durata del film, quindi fino all'incirca alle 23.30, e che prima del film si erano lamentati per il fatto che, essendo stato girato nel 2023/24, non ci sarebbero state inquadrature di "Aka", hanno chiamato Antonelli così. Segnalo anche che tra il primo e il secondo tempo, in bagno ho visto una ragazza in maglietta della Ferrari.
Ma il film, vi chiederete? È così eclatante come lo descrivono quelli che non hanno mai guardato un gran premio in vita loro? O è così terribile come lo descrivono invece quelli che la Formula 1 la seguono? Andiamo a scoprirlo.
LA TRAMA // Sonny Hayes è Martin Donnelly, ma siccome essere protagonisti di un botto devastante da soli non è stylish, ha un grave incidente, sempre e comunque da solo, mentre insegue la McLaren di Ayrton Senna per la vittoria al GP di Spagna 1993, mentre sopraggiunge una Benetton con la livrea di fine anni '80.
Per effetto delle ferite riportate, diviene un Jos Verstappen che non ci ha creduto abbastanza. Avrebbe potuto generare un discendente che potesse prendersi le soddisfazioni che a lui sono mancate, ma non avendo figli decide di farlo lui stesso, lasciandoci nel dubbio: non sarebbe stato meglio se si fosse semplicemente auto-abbandonato in autogrill?
Divenuto uno squattrinato giocatore d'azzardo che vive a bordo di un camper perché non possiede più una casa, fa l'eroe alla 24 Ore di Daytona in cui il suo team vince solo grazie a lui, poi ottiene un ingaggio per tornare in Formula 1 dopo trent'anni, nella squadra Apex GP, che è alla terza stagione ed è una sorta di Caterham piena di debiti, che non ha ottenuto alcun punto, ma ha la certezza della vittoria imminente. Per qualche motivo, in un mondo in cui ci sono piloti disposti a sborsare milioni per gareggiare in Formula 1, i piloti scappano a gambe levate dalla suddetta squadra, nonostante questa squadra addirittura li paghi.
Scappano tutti ma non lui: Joshua Pearce rookie ultratrentenne, con la madre costantemente al seguito e di cui viene millantata a ogni soffio di evento la giovane età nonostante ci siano quattro piloti contati più vecchi di lui. Descritto come estremamente talentuoso, è in realtà un pilota piuttosto scarso, ma avremo modo di vedere che Hayes non è da meno quando a nove gran premi dalla fine della stagione viene messo in pista a caso per risollevare le sorti della Apex.
Hayes e Pearce si esibiscono in una serie di prodezze memorabili. In Gran Bretagna si speronano a vicenda durante un duello acceso per la penultima posizione, dopo che Hayes ha ignorato un ordine di scuderia, dopodiché utilizzano il termine "pavone" per insultarsi. In Ungheria Hayes si rifiuta di ripartire dai box perché gli hanno messo gomme dure anziché morbide. Quando gli mettono gomme morbide e va in pista, si mette a speronare chicchesia (Kevin Magnussen, Valtteri Bottas e Sergio Perez) per spianare la strada a Pearce e provoca bandiere gialle e safety car al fine di farlo entrare in zona punti. Poi pretende dalla direttrice tecnica degli aggiornamenti che, a quanto dicono, non rispettano gli opportuni standard di sicurezza.
A Monza, quando scoppia un improvviso temporale monsonico, Hayes convince la squadra a tenere Pearce sulle gomme da asciutto. Pearce nel frattempo risalito secondo per non essersi fermato tenta una manovra folle nei confronti di Max Verstappen, esce di pista venendo scagliato in aria, finisce fuori dal circuito, la macchina prende fuoco e viene soccorso dallo stesso Hayes per poi finire in ospedale.
Mentre Pearce è infortunato, Hayes dopo essere stato insultato dalla madre di lui, combina un po' meno danni di prima, ottiene punti, ma no problem, Pearce torna dopo tre gran premi di stop - Olanda, Giappone e Messico - e tra i due c'è subito un incidente al ritorno di Joshua in Belgio (il calendario è molto ballerino), seguito da insulti e spintoni. Mi stavo un po' preoccupando del fatto che non ci fosse ancora stata una rissa, ma per quanto non sia stata particolarmente cruenta ci siamo messi in pari.
A Las Vegas, per iniziativa della direttrice tecnica, che nel frattempo ha una love story con Hayes (con mia delusione, perché speravo nella ship Hayes x madre di Pearce, visto che sono entrambi sessantenni), i due piloti si giocano a poker il ruolo di prima guida. Sì, succede proprio quello che ho scritto. A carte vince Pearce, ma la cosa diviene irrilevante dato che in gara Hayes ha il solito incidente, stavolta un gran botto con Sergio Perez, finisce in ospedale e il titolare del team - un suo vecchio avversario di nome Ruben - gli impone uno stop forzato dopo avere scoperto i danni permanenti riportati quando era ancora un Donnelly qualsiasi al volante della Lotus del 1990 in Spagna nel 1993.
Un investitore che non ne sa mezza di Formula 1 organizza una mezza spy story per danneggiare il team e costringere Ruben a venderglielo, ma il piano viene sventato da Hayes che va ad Abu Dhabi e disputa l'ultimo gran premio della stagione. Qui i due compagni di squadra partono dall'ultima fila come solito, ma risalgono nelle posizioni di vertice rallentando deliberatamente chiunque, restando però in pista verso fine gara con gomme ormai logore.
Hayes sperona Russell e si butta a muro per provocare una redflag al giro 55 di 58. Riesce a tornare ai box quindi può ripartire e lui e il suo compare hanno a disposizione gomme nuove e tre giri per battere i loro avversari. Si riparte dopo un giro di formazione per tre giri...
...
...
...wait, wait, wait. Questo è un errore bello grosso: il 55 viene completato rientrando, il giro di formazione vale come 56 in quanto dovrebbe essere ridotto un giro, quindi le tornate rimanenti dovrebbero essere due, ma chi se ne frega tanto è fentasi.
I due superano Charles Leclerc e si mettono a caccia di Lewis Hamilton. In teoria Pearce dovrebbe vincere e Hayes arrivare secondo, ma quando se la vedono brutta, Pearce va addosso a Hamilton perché Hayes possa finalmente vincere un gran premio ed essere acclamato come un eroe, per poi finire a vagare nel deserto a guidare mezzi che sembrano usciti dalla Extreme E.
La trama in estrema sintesi, riassunta in una frase: non importa se sei la squadra più scarsa e hai i due piloti più scarsi della griglia, se i tuoi piloti sono i più scorretti della storia e organizzi una ventina di mini-crashgate nell'arco temporale di pochi gran premi, magari riesci anche a vincerne uno barando, allora verrai acclamato come un eroe.
IL MIO PARERE SUL FILM // le scene di gara sono molto belle, quando non scadono in incidenti nonsense, ma siamo al livello Racing Without Plot. La trama non ha un fondamento logico, basti pensare che Hayes viene ingaggiato come pilota di Formula 1 sulla base che Louis Chiron e Philippe Etancelin vi hanno gareggiato a 50+ anni, senza considerare che ciò sia accaduto circa tre quarti di secolo fa. A ciò si aggiunge il fatto che la Apex venga presentata come una sorta di Caterham, ciò nonostante le telecronache sono *interamente* incentrate su di essa, al punto che non abbiamo nemmeno idea di chi abbia vinto il mondiale.
Il fatto che, al posto del solito eroe che smaschera i kattivihhhh che barano e poi vince, ci sia un eroe che vince barando avrebbe potuto rendere originale la trama, se si fosse dato al film un tono dark, un'atmosfera noir o se si fosse basata questa scelta su una qualsiasi idea sensata che potesse supportare questa scelta, come per esempio un protagonista desideroso di rivalsa perché in precedenza danneggiato deliberatamente dal mondo della Formula 1.
Per non parlare del fatto che Hayes e Pearce vengono dipinti come due grandi campioni senza che *nulla* li qualifichi come tali. E che in un campionato in cui perfino le violazioni più minime comportano penalità, essenzialmente questi due, Hayes in particolare, vadano avanti a sportellate, incidenti dettati dalla foga e addirittura incidenti deliberati senza subire la minima ripercussione. Pearce riceve addirittura i complimenti di Toto Wolff per la propria performance subito dopo avere speronato Hamilton per fare in modo che la Apex vincesse un gran premio con Hayes.
Quasi tutto, nella trama, riesce ad apparire come prevedibile, a parte l'errore di conteggio dei giri ad Abu Dhabi. I miei momenti preferiti? Sicuramente durante il film mi ha impressionato quello in cui inquadrano Gunther Steiner, perché ha un'espressione tale da sembrare sul punto di chiedere: "per caso volete in prestito Pietro Fittipaldi? Perché ce l'abbiamo ancora nello scantinato per ogni evenienza e sicuramente guiderebbe meglio di quei due."
Venendo invece ai dialoghi veri, mi è piaciuto questo tra una ragazza random e Joshua Pierce a un concerto che precede il GP di Las Vegas:
"Sei un pilota?"
"Sì."
"Per che squadra corri?"
"Apex."
"Mi presenti Carlos Sainz?"
Effettivamente ha molto senso che, incontrando uno sconclusionato come Pearce, una fangirl gli chieda se sia possibile incontrare il figonehhhh beliximohhhh di turno. Però, riflettendoci oggi, sarebbe ancora più bello se quella ragazza volesse fondare un team e il Sainz che vuole conoscere sia il padre, dato che ha la stessa età di Brad Pitt quindi sarebbe perfetto per la Formula 1!
Due giorni più tardi sono andata a vederlo al cinema insieme ai miei amici, uno dei quali da un anno mi aveva proposto di andare a vederlo. Siamo andati a cena alle sette di sera come dei nonni, per essere al cinema per lo spettacolo delle 20.30, e il biglietto è costato la non proprio modica cifra di 13,90 euro. L'autore della proposta ha anche preso una bibita spendendo in totale 20,90 euro, il che significa che ha pagato sette euro una Fanta. Non sono riuscita a capire se la cassiera si sia rivolta a noi dandoci del lei perché tecnicamente sarebbe la cosa più normale tra sconosciuti adulti che si incontrano a una cassa per un pagamento, oppure perché ci considerava vecchi per i suoi standard.
Ci è stato assegnato un posto accanto a dei ragazzini che hanno ruminato dei popcorn per tutta la durata del film, quindi fino all'incirca alle 23.30, e che prima del film si erano lamentati per il fatto che, essendo stato girato nel 2023/24, non ci sarebbero state inquadrature di "Aka", hanno chiamato Antonelli così. Segnalo anche che tra il primo e il secondo tempo, in bagno ho visto una ragazza in maglietta della Ferrari.
Ma il film, vi chiederete? È così eclatante come lo descrivono quelli che non hanno mai guardato un gran premio in vita loro? O è così terribile come lo descrivono invece quelli che la Formula 1 la seguono? Andiamo a scoprirlo.
LA TRAMA // Sonny Hayes è Martin Donnelly, ma siccome essere protagonisti di un botto devastante da soli non è stylish, ha un grave incidente, sempre e comunque da solo, mentre insegue la McLaren di Ayrton Senna per la vittoria al GP di Spagna 1993, mentre sopraggiunge una Benetton con la livrea di fine anni '80.
Per effetto delle ferite riportate, diviene un Jos Verstappen che non ci ha creduto abbastanza. Avrebbe potuto generare un discendente che potesse prendersi le soddisfazioni che a lui sono mancate, ma non avendo figli decide di farlo lui stesso, lasciandoci nel dubbio: non sarebbe stato meglio se si fosse semplicemente auto-abbandonato in autogrill?
Divenuto uno squattrinato giocatore d'azzardo che vive a bordo di un camper perché non possiede più una casa, fa l'eroe alla 24 Ore di Daytona in cui il suo team vince solo grazie a lui, poi ottiene un ingaggio per tornare in Formula 1 dopo trent'anni, nella squadra Apex GP, che è alla terza stagione ed è una sorta di Caterham piena di debiti, che non ha ottenuto alcun punto, ma ha la certezza della vittoria imminente. Per qualche motivo, in un mondo in cui ci sono piloti disposti a sborsare milioni per gareggiare in Formula 1, i piloti scappano a gambe levate dalla suddetta squadra, nonostante questa squadra addirittura li paghi.
Scappano tutti ma non lui: Joshua Pearce rookie ultratrentenne, con la madre costantemente al seguito e di cui viene millantata a ogni soffio di evento la giovane età nonostante ci siano quattro piloti contati più vecchi di lui. Descritto come estremamente talentuoso, è in realtà un pilota piuttosto scarso, ma avremo modo di vedere che Hayes non è da meno quando a nove gran premi dalla fine della stagione viene messo in pista a caso per risollevare le sorti della Apex.
Hayes e Pearce si esibiscono in una serie di prodezze memorabili. In Gran Bretagna si speronano a vicenda durante un duello acceso per la penultima posizione, dopo che Hayes ha ignorato un ordine di scuderia, dopodiché utilizzano il termine "pavone" per insultarsi. In Ungheria Hayes si rifiuta di ripartire dai box perché gli hanno messo gomme dure anziché morbide. Quando gli mettono gomme morbide e va in pista, si mette a speronare chicchesia (Kevin Magnussen, Valtteri Bottas e Sergio Perez) per spianare la strada a Pearce e provoca bandiere gialle e safety car al fine di farlo entrare in zona punti. Poi pretende dalla direttrice tecnica degli aggiornamenti che, a quanto dicono, non rispettano gli opportuni standard di sicurezza.
A Monza, quando scoppia un improvviso temporale monsonico, Hayes convince la squadra a tenere Pearce sulle gomme da asciutto. Pearce nel frattempo risalito secondo per non essersi fermato tenta una manovra folle nei confronti di Max Verstappen, esce di pista venendo scagliato in aria, finisce fuori dal circuito, la macchina prende fuoco e viene soccorso dallo stesso Hayes per poi finire in ospedale.
Mentre Pearce è infortunato, Hayes dopo essere stato insultato dalla madre di lui, combina un po' meno danni di prima, ottiene punti, ma no problem, Pearce torna dopo tre gran premi di stop - Olanda, Giappone e Messico - e tra i due c'è subito un incidente al ritorno di Joshua in Belgio (il calendario è molto ballerino), seguito da insulti e spintoni. Mi stavo un po' preoccupando del fatto che non ci fosse ancora stata una rissa, ma per quanto non sia stata particolarmente cruenta ci siamo messi in pari.
A Las Vegas, per iniziativa della direttrice tecnica, che nel frattempo ha una love story con Hayes (con mia delusione, perché speravo nella ship Hayes x madre di Pearce, visto che sono entrambi sessantenni), i due piloti si giocano a poker il ruolo di prima guida. Sì, succede proprio quello che ho scritto. A carte vince Pearce, ma la cosa diviene irrilevante dato che in gara Hayes ha il solito incidente, stavolta un gran botto con Sergio Perez, finisce in ospedale e il titolare del team - un suo vecchio avversario di nome Ruben - gli impone uno stop forzato dopo avere scoperto i danni permanenti riportati quando era ancora un Donnelly qualsiasi al volante della Lotus del 1990 in Spagna nel 1993.
Un investitore che non ne sa mezza di Formula 1 organizza una mezza spy story per danneggiare il team e costringere Ruben a venderglielo, ma il piano viene sventato da Hayes che va ad Abu Dhabi e disputa l'ultimo gran premio della stagione. Qui i due compagni di squadra partono dall'ultima fila come solito, ma risalgono nelle posizioni di vertice rallentando deliberatamente chiunque, restando però in pista verso fine gara con gomme ormai logore.
Hayes sperona Russell e si butta a muro per provocare una redflag al giro 55 di 58. Riesce a tornare ai box quindi può ripartire e lui e il suo compare hanno a disposizione gomme nuove e tre giri per battere i loro avversari. Si riparte dopo un giro di formazione per tre giri...
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...wait, wait, wait. Questo è un errore bello grosso: il 55 viene completato rientrando, il giro di formazione vale come 56 in quanto dovrebbe essere ridotto un giro, quindi le tornate rimanenti dovrebbero essere due, ma chi se ne frega tanto è fentasi.
I due superano Charles Leclerc e si mettono a caccia di Lewis Hamilton. In teoria Pearce dovrebbe vincere e Hayes arrivare secondo, ma quando se la vedono brutta, Pearce va addosso a Hamilton perché Hayes possa finalmente vincere un gran premio ed essere acclamato come un eroe, per poi finire a vagare nel deserto a guidare mezzi che sembrano usciti dalla Extreme E.
La trama in estrema sintesi, riassunta in una frase: non importa se sei la squadra più scarsa e hai i due piloti più scarsi della griglia, se i tuoi piloti sono i più scorretti della storia e organizzi una ventina di mini-crashgate nell'arco temporale di pochi gran premi, magari riesci anche a vincerne uno barando, allora verrai acclamato come un eroe.
IL MIO PARERE SUL FILM // le scene di gara sono molto belle, quando non scadono in incidenti nonsense, ma siamo al livello Racing Without Plot. La trama non ha un fondamento logico, basti pensare che Hayes viene ingaggiato come pilota di Formula 1 sulla base che Louis Chiron e Philippe Etancelin vi hanno gareggiato a 50+ anni, senza considerare che ciò sia accaduto circa tre quarti di secolo fa. A ciò si aggiunge il fatto che la Apex venga presentata come una sorta di Caterham, ciò nonostante le telecronache sono *interamente* incentrate su di essa, al punto che non abbiamo nemmeno idea di chi abbia vinto il mondiale.
Il fatto che, al posto del solito eroe che smaschera i kattivihhhh che barano e poi vince, ci sia un eroe che vince barando avrebbe potuto rendere originale la trama, se si fosse dato al film un tono dark, un'atmosfera noir o se si fosse basata questa scelta su una qualsiasi idea sensata che potesse supportare questa scelta, come per esempio un protagonista desideroso di rivalsa perché in precedenza danneggiato deliberatamente dal mondo della Formula 1.
Per non parlare del fatto che Hayes e Pearce vengono dipinti come due grandi campioni senza che *nulla* li qualifichi come tali. E che in un campionato in cui perfino le violazioni più minime comportano penalità, essenzialmente questi due, Hayes in particolare, vadano avanti a sportellate, incidenti dettati dalla foga e addirittura incidenti deliberati senza subire la minima ripercussione. Pearce riceve addirittura i complimenti di Toto Wolff per la propria performance subito dopo avere speronato Hamilton per fare in modo che la Apex vincesse un gran premio con Hayes.
Quasi tutto, nella trama, riesce ad apparire come prevedibile, a parte l'errore di conteggio dei giri ad Abu Dhabi. I miei momenti preferiti? Sicuramente durante il film mi ha impressionato quello in cui inquadrano Gunther Steiner, perché ha un'espressione tale da sembrare sul punto di chiedere: "per caso volete in prestito Pietro Fittipaldi? Perché ce l'abbiamo ancora nello scantinato per ogni evenienza e sicuramente guiderebbe meglio di quei due."
Venendo invece ai dialoghi veri, mi è piaciuto questo tra una ragazza random e Joshua Pierce a un concerto che precede il GP di Las Vegas:
"Sei un pilota?"
"Sì."
"Per che squadra corri?"
"Apex."
"Mi presenti Carlos Sainz?"
Effettivamente ha molto senso che, incontrando uno sconclusionato come Pearce, una fangirl gli chieda se sia possibile incontrare il figonehhhh beliximohhhh di turno. Però, riflettendoci oggi, sarebbe ancora più bello se quella ragazza volesse fondare un team e il Sainz che vuole conoscere sia il padre, dato che ha la stessa età di Brad Pitt quindi sarebbe perfetto per la Formula 1!
lunedì 9 giugno 2025
Ho visto "Le Mans" (film del 1971): la mia recensione
Molti anni fa, quando stilavo ancora i buoni propositi per l'anno nuovo, avevo messo nella mia lista guardare il film "Le Mans". Guess what? Non avevo mai guardato Le Mans, ma a inizio giugno ho deciso che, per avvicinarmi alla 24 Ore, sarebbe stato più che opportuno colmare la mia lacuna.
L'ho fatto, ho visto lo storico film del 1971, che contiene una lunga serie di riprese effettuate durante l'edizione del 1970 della 24 Ore di Le Mans, circondate da una tram-... ecco, non sono sicura di poterlo affermare.
In sintesi, il film rispecchia molto bene la sua citazione più celebre: RACING IS LIVE, EVERYTHING BEFORE OR AFTER IS JUST WAITING. Difatti vediamo ottime scene di gara, direi un quantitativo enorme di ottime scene di gara, ma la trama che vi ruota intorno è appena accennata.
I dialoghi sono per gran parte del film quasi inesistenti, se non si escludono le voci degli annunciatori o quelli dei membri dei team che parlano, e per arrivare a un dialogo passa almeno un terzo di film. Come si suol dire, is just waiting.
Nella sfida Porsche vs Ferrari, il personaggio interpretato da Steve McQueen, è un pilota Porsche rimasto coinvolto in passato in un incidente nel quale ha perso la vita un suo collega. La (bellissima) vedova di costui è presente a Le Mans, parla poco ma sfoggia una serie di espressioni tristi e pare unita da un rapporto di amicizia a uno dei piloti della Ferrari.
Su un'altra Ferrari c'è un vecchio rivale del protagonista, con il quale viene occasionalmente visto scambiare qualche parola. Questo, in gara, dopo uno scroscio di pioggia, ha una sbinnata. Sia l'amico della vedova sia il protagonista escono di strada, il primo nel tentativo di evitare di colpire l'auto in testacoda, il secondo distratto dalle fiamme che si innalzano dal luogo in cui è divampato l'incendio della macchina guidata dal primo.
L'amico della vedova è riuscito a uscire dall'auto prima che questa prendesse fuoco, ma è rimasto comunque gravemente ferito. La vedova è molto scossa, ma viene rincuorata dal protagonista al centro medico dove entrambi i piloti sono stati condotti.
Dopo il ritiro, il protagonista viene assegnato a un'altra delle Porsche, uno dei cui piloti ha annunciato alla moglie di volere lasciare le competizioni dopo la gara. Dopo la foratura a due minuti dal termine dalla Ferrari che era in testa, due Porsche si ritrovano 1/2, con il protagonista sulla seconda. Terzo c'è il vecchio rivale su una Ferrari e il protagonista si concentra sul parare il fondoschiena al compagno di squadra leader piuttosto che mettere a repentaglio la posizione di entrambi nei confronti del rivale.
In sintesi, di questo film ho apprezzato molto sia il realismo delle scene di gara, sia l'assenza dei classici cliché tipo avversari che si odianohhhh a random (bonus se innamorati della stessa donna che alla gine si metterà insieme chi dovesse prevalere), oppure una vittoria del protagonista quando questo non aveva alcuna speranza, cose che solitamente si vedono nei film sull'automobilismo.
Ciò che ho apprezzato di meno è il fatto che l'aspetto umano sia appena accennato e che, di fatto, non sappiamo pressoché nulla dei vari personaggi, se non le poche informazioni che ci vengono fornite come dato di fatto.
Secondo me, con una maggiore caratterizzazione dei personaggi e con qualche dialogo in più, che ne consentisse un'introspezione, il film sarebbe stato più coinvolgente e avrebbe potuto apparire interessante anche ai non appassionati di motori. Dubito fortemente che, così com'è, possa essere apprezzato da chi non è un nerd dell'automobilismo.
domenica 8 giugno 2025
"Adrenalina Blu, la leggenda di Michel Vaillant": quando cinema, fumetto e motorsport si fondono
Ho scoperto questo film nel 2012/2013 e l'ho visto alcune volte, in passato, ma era da parecchio tempo che non lo rivedevo. Ho deciso di riguardarlo adesso, per due ragioni principali: la prima accertarmi se il mio giudizio di un tempo sia ancora valido, la seconda raccontarvelo.
"Adrenalina Blu, la leggenda di Michel Vaillant" è un film francese del 2003 tratto liberamente dal fumetto Michel Vaillant e contiene alcune riprese girate alla 24 Ore di Le Mans del 2002. La vicenda inizia con un incubo della signora Elisabeth Vaillant, nel quale il figlio Michel, gareggiando a Le Mans con la vettura color blu francese del team di famiglia, resta coinvolto in un grave incidente con un'auto rossa numero 13, del team Leader, storico avversario del team Vaillant, e resta intrappolato tra le fiamme.
Il team Vaillant, al momento, non è impegnato in endurance e Michel è impegnato in un rally sul ghiaccio, nel quale in combutta con i suoi compagni di squadra rallentano deliberatamente l'avversario Bob Cramer, il quale, in seguito, a una premiazione minaccia il navigatore di Michel, un certo David Wood, irlandese, sposato con la rallista Julie. Alla suddetta premiazione, Steve Warson, il fedele zerbino americano di Michel, si mette a flirtare con un'altra rallista, la belga Gabrielle Spangenberg.
Poco dopo, Michel si reca in visita ai suoi familiari, in cui suo padre gli comunica che, grazie a un accordo con la Peugeot, avranno un motore per Le Mans nella squadra gestita dal fratello maggiore di Michel. Poco dopo viene annunciato che il team Leader, assente da anni dalle competizioni motoristiche, farà il proprio ritorno in gara proprio a Le Mans, sotto la guida di Ruth Wong, la figlia del defunto e disonesto fondatore, e che ha accettato di gareggiare con il numero 13, mettendo in tavola tutti gli elementi che renderebbero possibile il realizzarsi dell'incubo della signora Elisabeth.
David Wood, nel frattempo viene scelto come uno dei compagni di squadra da Michel a Le Mans, ma durante una gara di rally, dopo avere accusato problemi con la macchina ed essere stato speronato da Cramer, esce di strada insieme al proprio navigatore, che esce illeso dall'incidente. David, invece, dopo essere riuscito a uscire dalla vettura, muore nell'esplosione della stessa. Al funerale, il gioco di sguardi tra Michel e la signora Julie fa intuire un possibile coinvolgimento sentimentale tra i due, dato che il film è iniziato da appena mezz'ora e proseguirà per un'altra ora e dieci.
Dato che siamo in un universo in cui la 24 Ore di Le Mans pare essere disputata interamente da piloti di rally, Michel convincerà il fratello team principal Jean-Pierre, a ingaggiare Julie come rimpiazzo per David. Schiereranno quindi due vetture, una guidata da Michel, Julie e il navigatore italiano di Wood, mentre sull'altra macchina ci saranno Steve, Michel e un giapponese.
Nel periodo che passa in attesa della 24 Ore, come facilmente prevedibile cresce la vicinanza tra Michel e Julie. Come ugualmente facilmente prevedibile abbiamo delle avvisaglie in cui scopriamo che la signorina Wong del team Leader è la kattivahhhh di turno, che Cramer corre per lei e che la macchina esplosa di Wood era stata sabotata. Nel frattempo c'è chi tenta di impedire la partecipazione del team Vaillant a Le Mans causando un incidente al camion della scuderia che trasporta le macchine per le qualifiche.
In una scena trashissima, ovviamente, le vetture verranno guidate su strada in direzione del circuito scortate da un elicottero, fermandosi peraltro da un benzinaio. La reazione della signorina Ruth nel vedere le macchine arrivare in pista lascia intendere che non ne sia soddisfatta e infatti ordina subito dopo alla sua assistente di trovare un modo per impedirne la partecipazione. Questa tenta un nuovo sabotaggio, ma viene colta sul fatto da Steve.
La notte prima della gara, Ruth Wong seduce il pilota americano e va a letto con lui per procurarsi un alibi, mentre la sua assistente rapisce Henri Vaillant, padre di Michel e Jean-Pierre. Ruth informa Michel che suo padre morirà, a meno che il team Vaillant non accetti di essere deliberatamente sconfitto da Leader alla 24 Ore.
Quando manca poco più di mezz'ora al termine del film, inizia la gara. Nessuno sa del rapimento del signor Henri, a parte Michel e Steve, i quali in attesa di delineare un piano per scoprire dove si trovi, hanno una guida estremamente attendista, al punto che Michel perde deliberatamente la leadership conquistata azzeccando il timing corretto per il passaggio alle gomme da pioggia durante un'acquazzone. Nel corso della notte, Michel confida a Jean-Pierre l'accaduto e, dopo essersi fatto sostituire al volante da Julie che si spaccia per lui, scopre che il padre è rinchiuso in uno stabile accanto al circuito.
Sorpreso dall'entourage di Ruth, viene rapito a propria volta e costretto a guidare al posto di Cramer, rimasto ferito dopo che un piccione l'ha colpito sul casco. La Wood gli comunica che adesso, per rivedere vivo il signor Henri, deve spacciarsi per Cramer e vincere la gara.
Nel frattempo, poco prima che inizi lo stint in cui Julie si spaccerà per Michel, uno dei compagni di squadra di Cramer la raggiunge e, vedendola con il casco di Vaillant in testa, la scambia per lui e lo mette in guardia da Cramer, riferendo che a suo tempo ha sabotato la macchina di David.
La signora Elisabeth giunge nel box e chiede dove sia il marito, così Jean-Pierre si inventa una scusa. Frattanto, correndo al posto di Michel, decisa a vendicare il marito, Julie giunge a ridosso della leader numero 13, che crede guidata da Cramer e inizia a penderlo a sportellate, nel tentativo di farlo uscire di strada. Dopo numerosi contatti, le due vetture hanno un violento incidente, la Vaillant si è ribaltata e la dinamica è stata tale e quale a quella del sogno della signora Elisabeth.
Michel tira fuori Julie dalla macchina prima che questa esploda, poi si reca insieme a Steve e alla stessa Julie nell'edificio in cui suo padre è rinchiuso. È ormai giorno inoltrato quando riescono a liberarlo. L'entourage della signorina Wong, tuttavia, inizia a sparare e Steve riceve un colpo a un braccio proprio quando dovrebbe tornare sul circuito e prendere parte all'ultimo stint di gara, sostituendo Gabrielle.
Al momento c'è un testa l'altra Leader, che nessuno si è filato di striscio per tutto il film, ma la gioia di Ruth dura poco, non solo perché la macchina ha problemi, ma anche perché si ritrova davanti il signor Henri nel paddock. Intanto Michel scende in pista spacciandosi per Steve, si trova in seconda posizione e si lancia all'inseguimento della Leader superstite, forando però nelle fasi conclusive.
Pochi metri prima del traguardo la Leader ormai prosegue ai due all'ora emanando fumo e ammutolendosi. Il pilota scende e tenta di spingerla fino al traguardo, mentre la signorina Ruth inveisce contro di lui, mentre la Vaillant con una ruota a terra, riesce a portare a termine la gara vincendola. Sceso dalla macchina, Michel si rifugia in un bagno dove si scambia di nuovo di posto con Steve, il quale sale sul podio insieme a Gabrielle e al giapponese. Mentre questo festeggia con lo champagne, Steve e Gabrielle limonano, mentre Michel e Julie si abbracciano sotto al podio.
Il giudizio che posso dare è quello di chi ha visto il film senza avere mai letto il fumetto. Non posso sapere, quindi, se la trama sia in linea con questo. Mi auguro di sì, non per altro, ma perché la storia, di per sé, è molto fumettistica. Michel è un pilota che vince su qualsiasi macchina e in qualunque categoria, sempre seguito dai suoi fedeli gregari. Il mondo delle corse è nettamente diviso in buonihhhh vs kattivihhhh, dove i buoni sono quelli che hanno come unico obiettivo la vittoria di Michel (o più in generale, amici e parenti) e i kattivihhhh sono pronti a qualsiasi azione, generalmente in netto contrasto con il codice penale, pur di ottenere il proprio scopo, al punto da rapire i parenti degli avversari e minacciare di ucciderli se non saranno soddisfatti del risultato finale. Una simile trama può essere accettata solamente se si accetta di essere in un mondo fumettistico e non nel mondo reale.
L'innalzarsi della tensione, in corso d'opera, mi è piaciuto, così come ho apprezzato il sogno premonitore e l'escamotage con cui questo sia stato tradotto in qualcosa di concreto. Mi sembra tuttavia che, nel vedere tutto dal punto di vista dei protagonisti, o al massimo dei krudelihhhh antagonistihhhh, si sia perso per strada quello che potrebbe accadere nella realtà se le due macchine che occupavano la prima e seconda posizione uscissero di pista prendendo fuoco dopo una serie di contatti multipli. Mondo reale o fumetto che sia, mi sembra che certi aspetti siano rimasti senza una conclusione.
In sintesi, a rivederlo adesso il film mi è piaciuto, anche se probabilmente non lo metterei in una classifica dei miei film preferiti, come invece avrei fatto ai vecchi tempi. A mio vedere si tratta di un prodotto assolutamente godibile, a condizione di accettare l'idea che siamo in un fumetto e, di conseguenza, possono accadere cose che nel nostro mondo sarebbero assolutamente ridicole, oppure prive di logica.
sabato 7 giugno 2025
Ho visto il film del 1970 "Le Mans, scorciatoia per l'inferno" /// la mia recensione
Qualche giorno fa, mentre girovagavo senza meta su Youtube, mi è sbucato fuori nei film suggeriti "Le Mans, scorciatoia per l'inferno", produzione italiana orientata al mercato internazionale. Il titolo americano era in origine "Le Mans, shortcut to hell", ma poi è uscito come "Summer love", titolo che non c'entra assolutamente nulla né con quello originale né con la trama. A onore del vero, tuttavia, nemmeno il titolo originale ha a che vedere con la trama. Le Mans - seppure citata - non c'entra nulla con l'ambientazione e il film è ambientato in Formula 1, nonostante la Formula 1 di per sé non venga mai menzionata.
LA TRAMA // ex pilota British, ritirato dalle competizioni a seguito del coinvolgimento in un devastante incidente, partecipa a un'intervista in un salotto televisivo, insieme a un ingegnere convinto che le corse automobilistiche siano utili al progresso tecnologico e un sociologo(?) che invece le considera un inutile rischio. L'ex pilota, protagonista di un mai meglio precisato incidente risalente ad "anni fa a Le Mans", che sembrerebbe essere il disastro del 1955, sostiene di non volere parlare della ragionr per cui ha deciso di ritirarsi. L'argomento cadrà nel dimenticatoio perché allo spettatore medio probabilmente interessa di più vedere case da ricchi nelle cui piscine troviamo donne in costume.
La wag dell'ex pilota non apprezza l'idea che il marito voglia rientrare nel mondo delle competizioni, stavolta come costruttore, ma questo fa di testa sua, si mette in società con un vecchio ingegnere con baffi stile Vittorio Emanuele, che ha un passato come co-pilota nel 1907, quando i piloti avevano un meccanico a bordo. Decide di ingaggiare un giovane pilota biondo che piace molto alle donne e che, tanto per cambiare, viene detestato dagli avversari.
Le scene di gara sono tante, con vere riprese di gran premi del 1970, compreso l'incidente tra Jackie Oliver e Jacky Ickx al gran premio di Spagna, con tanto di incendio e commissari che dall'altro lato del circuito cercano di domarlo con degli idranti, mentre nel mezzo la gara continua come se niente fosse con le monoposto che passano accanto ai commissari di percorso. Sono tante anche, specie nella prima parte del film, le scene in cui c'è gente che fuma a caso nei posti più disparati, compreso l'ex pilota adesso team owner nella stanza d'ospedale in cui il pilota biondo è ricoverato a seguito di un incidente.
Questo se ne va poi in Marocco, dove vediamo una corsa di cavalli e poi un demolition derby che si svolge verosimilmente sulla pista sterrata dove hanno corso i cavalli. Ci sono macchine che si ribaltano, perfino qualcuno che guida con il cofano interamente alzato... Qui il team owner va a raccattare il giovane biondo.
Mentre assistiamo alle tensioni tra il team owner e la sua wag, sembra che il giovane provi un interesse per la signora, giusto perché un love triangle non deve mai mancare. In questo caso rimane completamente accennato, al punto tale che l'utilità per la trama sembra del tutto inesistente. Proseguono nel frattempo inquadrature di gare e addirittura si vede Jean-Pierre Beltoise in primo piano, nei pressi di personaggi secondari!
Le belle scene motoristiche, tuttavia, sono decontestualizzate: non capiamo mai davvero quali siano i risultati, tranne quando scopriamo che il giovane biondo è giunto secondo alla penultima gara che viene mostrata e ha ambizioni di vittoria a Monza. A Monza effettivamente vince, superando un altro pilota un metro prima del traguardo, mentre nel frattempo il team owner e la sua signora ritrovano la loro sintonia.
LE MIE IMPRESSIONI // belle scene di gara, anche se la scelta di inserire le immagini dell'incidente Ickx/ Oliver a Jarama l'ho trovata eccessiva, specie in assenza del benché minimo dubbio sulle condizioni di sicurezza dei tempi - e neanche, a dire il vero, considerazioni quali "si corre con un incendio a bordo pista e commissari ugualmente a bordo pista perché siamo very uominy" che avrebbero potuto giustificare tale decisione. La trama mi è sembrata un po' labile e interamente basata su trope visti e rivisti nei film motoristici: il pilota d'esperienza che fa da guida al giovane, le corse che allontanano il protagonista dalla donna amata, l'evento in location esotica... anche se, a onore del vero, la scena con i fantini marocchini è una sorpresa positiva proprio in quanto totalmente out of context.
martedì 29 aprile 2025
Ho visto "Alboreto" (documentario indipendente 2025): le mie impressioni
Qualche giorno fa, in occasione del suo anniversario di morte, è uscito su un canale youtube chiamato @benjiconstant un documentario dedicato a Michele Alboreto, che a quanto ho capito è interamente fanmade. L'avevo già adocchiato nei giorni scorsi e, come spesso accade quando vedo un documentario, ho deciso di parlarvene, oltre che di consigliarvelo.
Il documentario, come spiegato nella descrizione, è un "collage" realizzato tramite video reperibili su Youtube che vengono citate nei credits. Alla luce del fatto che tali video siano in gran parte provenienti da "canali non ufficiali", vi consiglio di guardarlo quanto prima, perché ho forti dubbi sulla lunga permanenza di questo video.
Al di là di queste sottigliezze, possiamo entrare nel vivo e partire con il recap di quanto ho visto nel 99 minuti di durata del documentario.
Si parte da Las Vegas 1982. Del resto è la prima vittoria di Alboreto in Formula 1, non poteva mancare, così come non poteva mancare il podio al cospetto di Diana Ross. L'inizio a mio vedere è un po' macchinoso: si parte con la telecronaca che annuncia come Keke Rosberg, John Watson e Niki Lauda siano ancora in lotta per il titolo, cosa alla quale non verrà data alcuna spiegazione (ve la do io, ed è che Lauda, pur escluso dalla classifica, aveva fatto ricorso per una squalifica avvenuta millemila mesi prima e, se avesse vinto la gara e vinto il ricorso, avrebbe potuto vincere il mondiale).
Si fa a questo punto un passo indietro, con la presenza della moglie, conosciuta all'età di sedici anni, e con il fratello. C'è una piccola digressione all'epoca delle formule minori e perfino una premonizione: in una breve intervista ai tempi della Formula 2(?) compare Alboreto con un outfit profetico: indossa infatti un maglione rosso. E parla anche di Alain Prost in McLaren, giusto per non farsi mancare nulla.
Si torna al 1982, ovvero al GP Las Vegas al quale un'intera stagione fa da contorno. La parte dedicata alla Tyrrell non è eccessivamente lunga, seppure compaia ovviamente anche la seconda vittoria, conquistata a Detroit nel 1983.
La parte più importante, alla quale viene dedicato maggiore spazio, sono gli anni in Ferrari, squadra alla quale approda nel 1984 e in cui resterà per cinque stagioni. Conquisterà tre vittorie, la prima delle quali nel 1984 a Zolder, dopo essere partito per la prima volta dalla pole position, dove conclude con 40+ secondi di vantaggio sul secondo classificato Derek Warwick.
Se nel 1984 c'è una sola vittoria all'attivo, le cose vanno meglio nel 1985, stagioni sulla quale c'è il maggiore approfondimento in assoluto, non solo delle gare vinte. Viene dedicato parecchio spazio al GP di Montecarlo, in cui Michele era secondo alle spalle della Lotus di Ayrton Senna e, dopo il ritiro di costui per un guasto al motore, leader. Uscito vincente da un duello con Prost, la necessità di un pitstop l'ha fatto precipitare terzo dietro all'altra Lotus di Elio De Angelis e a seguito di un'intensa rimonta risale secondo.
Arrivano due vittorie, a Montreal e al Nürburgring. In Canada fa anche doppietta insieme a Stefan Johansson. È il principale avversario di Prost e potrebbe giocarsi il mondiale. In Ferrari, tuttavia, decidono di cambiare fornitore di turbine, sospettando il loro fornitore tedesco di essere in combutta con Porsche, motorista della McLaren, e autore di sabotaggi. L'inseguire il #NonCieloDikono potrà sicuramente soddisfare molti cuggggini insaider, ma si rivela un flop e il mondiale viene vinto anzitempo dalla McLaren e da Prost.
Gli anni seguenti va molto peggio. La Ferrari non vincerà più una gara fino alla fine del 1987, ma a ottenere due vittorie consecutive sarà Gerhard Berger. L'avventura di Alboreto alla Rossa si conclude nel 1988, stagione dominata dal duo Prost/ Senna con la McLaren. Quando Senna cozza su un doppiato al GP d'Italia, poche settimane dopo la morte di Enzo Ferrari, il duo Berger/ Alboreto fa doppietta. Michele è ormai in rotta con il team e pare gli venga data la comunicazione fasulla che sta esaurendo la benzina, in modo che non intacchi la leadership di Berger.
Tra il 1989 e il 1993, Alboreto gareggia per Tyrrell, Lola Larrousse, Arrows/ Footwork - restando protagonista di un notevole schianto a Imola - e Lola Scuderia Italia. Viene dato pochissimo spazio a questi anni (eccetto il citato incidente), tranne per il 1993 in cui proprio non ne viene dato nessuno.
Nel 1994 c'è il passaggio in Minardi, l'interesse per la sicurezza dopo il tragico GP di San Marino e, dopo che nello stesso gran premio ha perso una ruota in pitlane, la decisione di entrare ai box a 50 kmh perché ritiene che la successiva imposizione di 80 kmh sia comunque ancora troppo pericolosa.
C'è un solo arrivo a punti, a Montecarlo, dopodiché l'addio alla Formula 1, spaziando in altre categorie. Ho apprezzato il fatto che, oltre DTM ed endurance venga menzionato il breve periodo trascorso in Indy Racing League, anche se molto out of context dato che non si parla dello split.
Insieme all'ex compagno di squadra della Formula 1 Johanssen e a Tom Kristensen, Alboreto vince la 24 Ore di Le Mans nel 1997, all'età di quarant'anni. Continua a gareggiare in endurance sia in Europa sia negli States, con la vittoria a Sebring nel 2001.
Solo qualche mese più tardi, il 25 aprile, perde la vita al Lausitzring durante un test con Audi. Il documentario sceglie di raccontare questa parte tramite estratti di telegiornali dell'epoca, oltre che con interviste rilasciate ai tempi da personaggi del motorsport.
Si conclude così questo viaggio nella storia di Michele Alboreto. Vi consiglio assolutamente di vedere questo documentario (dimenticavo: è in inglese, con parti in italiano), che personalmente ho apprezzato. Se posso menzionare un lato stonato, tuttavia, è l'avere dedicato davvero pochissimo spazio agli anni trascorsi in squadre non altolocate della Formula 1.
Il documentario, come spiegato nella descrizione, è un "collage" realizzato tramite video reperibili su Youtube che vengono citate nei credits. Alla luce del fatto che tali video siano in gran parte provenienti da "canali non ufficiali", vi consiglio di guardarlo quanto prima, perché ho forti dubbi sulla lunga permanenza di questo video.
Al di là di queste sottigliezze, possiamo entrare nel vivo e partire con il recap di quanto ho visto nel 99 minuti di durata del documentario.
Si parte da Las Vegas 1982. Del resto è la prima vittoria di Alboreto in Formula 1, non poteva mancare, così come non poteva mancare il podio al cospetto di Diana Ross. L'inizio a mio vedere è un po' macchinoso: si parte con la telecronaca che annuncia come Keke Rosberg, John Watson e Niki Lauda siano ancora in lotta per il titolo, cosa alla quale non verrà data alcuna spiegazione (ve la do io, ed è che Lauda, pur escluso dalla classifica, aveva fatto ricorso per una squalifica avvenuta millemila mesi prima e, se avesse vinto la gara e vinto il ricorso, avrebbe potuto vincere il mondiale).
Si fa a questo punto un passo indietro, con la presenza della moglie, conosciuta all'età di sedici anni, e con il fratello. C'è una piccola digressione all'epoca delle formule minori e perfino una premonizione: in una breve intervista ai tempi della Formula 2(?) compare Alboreto con un outfit profetico: indossa infatti un maglione rosso. E parla anche di Alain Prost in McLaren, giusto per non farsi mancare nulla.
Si torna al 1982, ovvero al GP Las Vegas al quale un'intera stagione fa da contorno. La parte dedicata alla Tyrrell non è eccessivamente lunga, seppure compaia ovviamente anche la seconda vittoria, conquistata a Detroit nel 1983.
La parte più importante, alla quale viene dedicato maggiore spazio, sono gli anni in Ferrari, squadra alla quale approda nel 1984 e in cui resterà per cinque stagioni. Conquisterà tre vittorie, la prima delle quali nel 1984 a Zolder, dopo essere partito per la prima volta dalla pole position, dove conclude con 40+ secondi di vantaggio sul secondo classificato Derek Warwick.
Se nel 1984 c'è una sola vittoria all'attivo, le cose vanno meglio nel 1985, stagioni sulla quale c'è il maggiore approfondimento in assoluto, non solo delle gare vinte. Viene dedicato parecchio spazio al GP di Montecarlo, in cui Michele era secondo alle spalle della Lotus di Ayrton Senna e, dopo il ritiro di costui per un guasto al motore, leader. Uscito vincente da un duello con Prost, la necessità di un pitstop l'ha fatto precipitare terzo dietro all'altra Lotus di Elio De Angelis e a seguito di un'intensa rimonta risale secondo.
Arrivano due vittorie, a Montreal e al Nürburgring. In Canada fa anche doppietta insieme a Stefan Johansson. È il principale avversario di Prost e potrebbe giocarsi il mondiale. In Ferrari, tuttavia, decidono di cambiare fornitore di turbine, sospettando il loro fornitore tedesco di essere in combutta con Porsche, motorista della McLaren, e autore di sabotaggi. L'inseguire il #NonCieloDikono potrà sicuramente soddisfare molti cuggggini insaider, ma si rivela un flop e il mondiale viene vinto anzitempo dalla McLaren e da Prost.
Gli anni seguenti va molto peggio. La Ferrari non vincerà più una gara fino alla fine del 1987, ma a ottenere due vittorie consecutive sarà Gerhard Berger. L'avventura di Alboreto alla Rossa si conclude nel 1988, stagione dominata dal duo Prost/ Senna con la McLaren. Quando Senna cozza su un doppiato al GP d'Italia, poche settimane dopo la morte di Enzo Ferrari, il duo Berger/ Alboreto fa doppietta. Michele è ormai in rotta con il team e pare gli venga data la comunicazione fasulla che sta esaurendo la benzina, in modo che non intacchi la leadership di Berger.
Tra il 1989 e il 1993, Alboreto gareggia per Tyrrell, Lola Larrousse, Arrows/ Footwork - restando protagonista di un notevole schianto a Imola - e Lola Scuderia Italia. Viene dato pochissimo spazio a questi anni (eccetto il citato incidente), tranne per il 1993 in cui proprio non ne viene dato nessuno.
Nel 1994 c'è il passaggio in Minardi, l'interesse per la sicurezza dopo il tragico GP di San Marino e, dopo che nello stesso gran premio ha perso una ruota in pitlane, la decisione di entrare ai box a 50 kmh perché ritiene che la successiva imposizione di 80 kmh sia comunque ancora troppo pericolosa.
C'è un solo arrivo a punti, a Montecarlo, dopodiché l'addio alla Formula 1, spaziando in altre categorie. Ho apprezzato il fatto che, oltre DTM ed endurance venga menzionato il breve periodo trascorso in Indy Racing League, anche se molto out of context dato che non si parla dello split.
Insieme all'ex compagno di squadra della Formula 1 Johanssen e a Tom Kristensen, Alboreto vince la 24 Ore di Le Mans nel 1997, all'età di quarant'anni. Continua a gareggiare in endurance sia in Europa sia negli States, con la vittoria a Sebring nel 2001.
Solo qualche mese più tardi, il 25 aprile, perde la vita al Lausitzring durante un test con Audi. Il documentario sceglie di raccontare questa parte tramite estratti di telegiornali dell'epoca, oltre che con interviste rilasciate ai tempi da personaggi del motorsport.
Si conclude così questo viaggio nella storia di Michele Alboreto. Vi consiglio assolutamente di vedere questo documentario (dimenticavo: è in inglese, con parti in italiano), che personalmente ho apprezzato. Se posso menzionare un lato stonato, tuttavia, è l'avere dedicato davvero pochissimo spazio agli anni trascorsi in squadre non altolocate della Formula 1.
sabato 18 gennaio 2025
Ten laps to go (film del 1936): la mia recensione
Continua la mia ricerca sui film motoristici vintage, stasera ne ho visto uno americano del 1936 intitolato "Ten laps to go", uscito anche con il titolo "King of the Speedway", prodotto da Fanchon Royer, nome che personalmente non essendo esperta di cinema non mi diceva nulla, ma che facendo una piccola ricerca risulta essere una donna.
Il film è di durata molto breve, poco più di un'ora. Ciò nonostante riesce a racchiudere una quantità notevole dei cliché che nei quasi novant'anni a venire si sono visti nei film motoristici e nelle fan fiction motoristiche in cui la presenza femminile si limita ad avere un ruolo sentimentale. In compenso comprende scene di gara vintage, di un'epoca molto remota... giusto per intenderci, vediamo vetture girare sull'ovale con tanto di meccanico caricato a bordo, letteralmente si respira un'altra epoca.
Nonostante ciò, la storyline ci dice che non importa se sia il 1936 o il 2025, il protagonista sarà il Best Drivahhhh Evahhhh e il suo avversario sarà il Kattivo. Tra i due c'è un odio feroce perché sì. Qui ci superiamo, perché il film inizia con una rissa tra i due dopo che il Kattivo ha criticato il meccanico del protagonista. Le leggi della fisica non vengono smentite in macchina, ma fuori, basta infatti una lieve spintatella per fare stramazzare l'altro a terra.
Dopodiché troviamo il Best Drivahhhh a pranzo al bar, dove litiga con la barista che lo accusa di mettere in pericolo la vita del suo meccanico, con il quale è fidanzata. Bella donna non più giovanissima = partner dell'aiutante del protagonista, ruolo aggiudicato come da prassi. Il Best Drivah, intanto, firma un autografo a un appassionato, il quale gli dice che spera che non morirà nella gara imminente. Il Best Drivahhhh, per nulla turbato, invita ad andare a cena con lui la bella figlia del team owner, appena conosciuta.
A cena incontrano il Kattivo che sembra mettere gli occhi su di lei. Mi aspettavo l'ennesimo cliché del triangolo amoroso, ma non c'è. Peccato, sarebbe stato divertente. Invece qui protagonista e meccanico cappottano, il protagonista rischia di perdere l'uso delle gambe e il meccanico, per amore della cameriera con cui si sta per sposare, decide di andare a lavorare nelle competizioni di midget car, dove il meccanico non viene caricato a bordo.
La figlia del team owner, che alla cena era stata indispettita quando il protagonista aveva annunciato pubblicamente un imminente matrimonio in realtà inesistente, solo perché quel gossip finisse sui giornali, litiga con lui ancora una volta quando questo in ospedale sostiene di non volerla vedere.
Nelle midget car tutti si ritrovano: il team owner cerca un pilota affinché guidi la sua macchina, il protagonista si rifiuta perché psicologicamente traumatizzato dal suo incidente, il Kattivo ordisce un kompl8 mandando due complici a rubare il progetto della macchina - una spaistory! - e trovando un pilota che si offra di guidare per il team owner allo scopo di sabotarlo. Dopo un inseguimento, il protagonista salva la situazione.
Irrompe a causa dei due complici e, dopo essere uscito vincente da una rissa due contro uno in cui i suoi due avversari erano armati, recupera il progetto che si trova dentro un mobile del soggiorno, e che purtroppo non è stato dimenticato in una copisteria di Maranello. Poi si dirige verso la pista e così a random, a dieci giri dalla fine, comunica al team il sabotaggio, fa fermare il pilota sabotatore e, infilato un casco in testa, sale in macchina in abiti borghesi con tanto di cravatta al collo. Nonostante non gareggi da tempo immemore, come nelle migliori trame rimonta, vince la gara e ottiene finalmente l'amore della figlia del team owner.
Il film è di durata molto breve, poco più di un'ora. Ciò nonostante riesce a racchiudere una quantità notevole dei cliché che nei quasi novant'anni a venire si sono visti nei film motoristici e nelle fan fiction motoristiche in cui la presenza femminile si limita ad avere un ruolo sentimentale. In compenso comprende scene di gara vintage, di un'epoca molto remota... giusto per intenderci, vediamo vetture girare sull'ovale con tanto di meccanico caricato a bordo, letteralmente si respira un'altra epoca.
Nonostante ciò, la storyline ci dice che non importa se sia il 1936 o il 2025, il protagonista sarà il Best Drivahhhh Evahhhh e il suo avversario sarà il Kattivo. Tra i due c'è un odio feroce perché sì. Qui ci superiamo, perché il film inizia con una rissa tra i due dopo che il Kattivo ha criticato il meccanico del protagonista. Le leggi della fisica non vengono smentite in macchina, ma fuori, basta infatti una lieve spintatella per fare stramazzare l'altro a terra.
Dopodiché troviamo il Best Drivahhhh a pranzo al bar, dove litiga con la barista che lo accusa di mettere in pericolo la vita del suo meccanico, con il quale è fidanzata. Bella donna non più giovanissima = partner dell'aiutante del protagonista, ruolo aggiudicato come da prassi. Il Best Drivah, intanto, firma un autografo a un appassionato, il quale gli dice che spera che non morirà nella gara imminente. Il Best Drivahhhh, per nulla turbato, invita ad andare a cena con lui la bella figlia del team owner, appena conosciuta.
A cena incontrano il Kattivo che sembra mettere gli occhi su di lei. Mi aspettavo l'ennesimo cliché del triangolo amoroso, ma non c'è. Peccato, sarebbe stato divertente. Invece qui protagonista e meccanico cappottano, il protagonista rischia di perdere l'uso delle gambe e il meccanico, per amore della cameriera con cui si sta per sposare, decide di andare a lavorare nelle competizioni di midget car, dove il meccanico non viene caricato a bordo.
La figlia del team owner, che alla cena era stata indispettita quando il protagonista aveva annunciato pubblicamente un imminente matrimonio in realtà inesistente, solo perché quel gossip finisse sui giornali, litiga con lui ancora una volta quando questo in ospedale sostiene di non volerla vedere.
Nelle midget car tutti si ritrovano: il team owner cerca un pilota affinché guidi la sua macchina, il protagonista si rifiuta perché psicologicamente traumatizzato dal suo incidente, il Kattivo ordisce un kompl8 mandando due complici a rubare il progetto della macchina - una spaistory! - e trovando un pilota che si offra di guidare per il team owner allo scopo di sabotarlo. Dopo un inseguimento, il protagonista salva la situazione.
Irrompe a causa dei due complici e, dopo essere uscito vincente da una rissa due contro uno in cui i suoi due avversari erano armati, recupera il progetto che si trova dentro un mobile del soggiorno, e che purtroppo non è stato dimenticato in una copisteria di Maranello. Poi si dirige verso la pista e così a random, a dieci giri dalla fine, comunica al team il sabotaggio, fa fermare il pilota sabotatore e, infilato un casco in testa, sale in macchina in abiti borghesi con tanto di cravatta al collo. Nonostante non gareggi da tempo immemore, come nelle migliori trame rimonta, vince la gara e ottiene finalmente l'amore della figlia del team owner.
domenica 5 gennaio 2025
6000 km di paura: film del 1978 ambientato al rally del Kenya
Pellicola italiana del 1978, "6000 km di paura" è reperibile su Youtube e si tratta dell'ultimo film motoristico che ho visto, proprio oggi, e di cui intendo parlare stasera. È ambientata al rally del Kenya e prevede sia un buon numero di scene si gara, sia un buon numero di animali esotici, in particolare enormi branchi di elefanti, oppure giraffe che attraversano la strada. Il film è incentrato rivalità tra due compagni di squadra, il veterano Paul Stark, sposato con la propria navigatrice Sandra, e il giovane Joe Massi, che gareggia insieme a un navigatore keniota che risponde al nome di Alì e ricopre un ruolo di numero due all'interno del team, ruolo che inizia a stargli stretto. Come un Heinz-Harald Frentzen qualsiasi, inoltre, è stato in precedenza lasciato dalla fidanzata Sandra, che appunto si è sposata con il suo rivale.
Uscito seriamente infortunato da un incidente al rally di Montecarlo, Joe è pronto per tornare al volante soltanto pochi mesi più tardi, quindi si reca in Kenya dove conosce una giornalista della quale si innamora, sempre seguita da una fotografa che invece si mette insieme ad Alì.
Paul Stark, tuttavia, non tollera la presenza del giovane compagno di squadra ed escogita uno stratagemma per farlo licenziare. Per Massi sembra non esserci niente da fare, ma viene in tempi record ingaggiato da un'altra squadra, che ingaggia anche il suo meccanico. Riceve inoltre delle avance da parte di Sandra, che gli propone di rimettersi insieme, essendo disposta a lasciare il marito per lui, ma Joe rifiuta.
Le varie tappe del rally sono spesso un susseguirsi di Joe e Paul che si ritrovano a tu per tu l'uno con l'altro, cercando di ostacolarsi a vicenda, entrambi determinati a raggiungere la vittoria... che a dire il vero sembra stabilmente nelle mani di un altro pilota, ma who kers, l'importante è prendersi a sportellate come se non ci fosse un domani.
L'ultima tappa vede i due impegnati ancora una volta in un confronto serrato, il pubblico ai bordi della strada si sporge pericolosamente, tanto che Alì mette in guardia Joe. Al contempo anche Sandra dice a Paul di fare attenzione, ma il disastro è dietro l'angolo.
Per non investire un bambino, Paul finisce in una scarpata e la macchina prende fuoco. Le scene finali alternano i festeggiamenti per il vincitore con la scena delle fiamme e di Joe e Alì che, scesi dall'auto, guardano l'incendio, Joe ripensando ai propri trascorsi con Sandra.
Il film è stato una piacevole scoperta e l'ho trovato coinvolgente, nonostante le dinamiche tra i personaggi non abbiano nulla di nuovo o di particolarmente innovativo. Ho apprezzato anche il fatto che si svolga in Kenya, location abbastanza inusuale per un film in generale e ancora di più per un film sul motorsport.
Il finale mi ha lasciata un po' spiazzata. Mi dicevo: manca un minuto alla fine del film, perché il protagonista e il navigatore se ne stanno così imbambolati? Perché nessuno dei due si getta tra le fiamme per salvare gli avversari, come vorrebbe la prassi? O perché non si passa direttamente al funerale degli avversari?
Niente, il film finisce proprio così, con i due che assistono imbambolati alla scena della macchina che va a fuoco, poi partono i titoli di coda. Possiamo dedurre che i coniugi Stark siano morti, ma non possiamo averne la certezza. Obiettivamente, non mi sembrava un film adatto a un finale aperto.
Uscito seriamente infortunato da un incidente al rally di Montecarlo, Joe è pronto per tornare al volante soltanto pochi mesi più tardi, quindi si reca in Kenya dove conosce una giornalista della quale si innamora, sempre seguita da una fotografa che invece si mette insieme ad Alì.
Paul Stark, tuttavia, non tollera la presenza del giovane compagno di squadra ed escogita uno stratagemma per farlo licenziare. Per Massi sembra non esserci niente da fare, ma viene in tempi record ingaggiato da un'altra squadra, che ingaggia anche il suo meccanico. Riceve inoltre delle avance da parte di Sandra, che gli propone di rimettersi insieme, essendo disposta a lasciare il marito per lui, ma Joe rifiuta.
Le varie tappe del rally sono spesso un susseguirsi di Joe e Paul che si ritrovano a tu per tu l'uno con l'altro, cercando di ostacolarsi a vicenda, entrambi determinati a raggiungere la vittoria... che a dire il vero sembra stabilmente nelle mani di un altro pilota, ma who kers, l'importante è prendersi a sportellate come se non ci fosse un domani.
L'ultima tappa vede i due impegnati ancora una volta in un confronto serrato, il pubblico ai bordi della strada si sporge pericolosamente, tanto che Alì mette in guardia Joe. Al contempo anche Sandra dice a Paul di fare attenzione, ma il disastro è dietro l'angolo.
Per non investire un bambino, Paul finisce in una scarpata e la macchina prende fuoco. Le scene finali alternano i festeggiamenti per il vincitore con la scena delle fiamme e di Joe e Alì che, scesi dall'auto, guardano l'incendio, Joe ripensando ai propri trascorsi con Sandra.
Il film è stato una piacevole scoperta e l'ho trovato coinvolgente, nonostante le dinamiche tra i personaggi non abbiano nulla di nuovo o di particolarmente innovativo. Ho apprezzato anche il fatto che si svolga in Kenya, location abbastanza inusuale per un film in generale e ancora di più per un film sul motorsport.
Il finale mi ha lasciata un po' spiazzata. Mi dicevo: manca un minuto alla fine del film, perché il protagonista e il navigatore se ne stanno così imbambolati? Perché nessuno dei due si getta tra le fiamme per salvare gli avversari, come vorrebbe la prassi? O perché non si passa direttamente al funerale degli avversari?
Niente, il film finisce proprio così, con i due che assistono imbambolati alla scena della macchina che va a fuoco, poi partono i titoli di coda. Possiamo dedurre che i coniugi Stark siano morti, ma non possiamo averne la certezza. Obiettivamente, non mi sembrava un film adatto a un finale aperto.
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