Nella settimana appena passata si è svolto il Festival di Sanremo e, per quanto non c'entri un fico secco con il motorsport, non per la prima volta mi ritrovo a parlarne su un blog dedicato alla Formula 1. Le ragioni? Da quel poco che vedo sui social, c'è una strana affinità tra la Formula 1 e il Festival di Sanremo.
Abbiamo eserciti di fanboy e di fangirl di cantanti, in particolare i corrispondenti canori dei "figonihhhh beliximihhhh", che non fanno altro che idolatrare i loro idoli, ritenendo che tutto ciò che non va in loro favore sia un'ingiustizia.
Chiunque vinca, ci sarà sempre qualcuno che si lamenta, sia del cantante, sia dei contenuti della canzone.
Per esempio, quest'anno ha vinto Sal Da Vinci, quindi un ultracinquantenne che ruba il posto ai figonihhhh beliximihhhh. E ha vinto con una canzone dal testo banale con richiami a voti matrimoniali. C'è chi di e che quando i cantanti erano very uominy non sarebbe accaduto nulla di tutto ciò, perché sia mai che siano state cantate canzoni d'amore a Sanremo.
C'è chi nega che al tempo dei very uominy ci siano mai state canzoni pietose o che cantanti pressoché sconosciuti siano mai saliti sul palco dell'Ariston. Poi ci sono quelli che ripetono 24/7 che loro non guardano Sanremo perché non c'è più la verahhhh musicahhhh. Ora, capisco bene io stessa che guardare per cinque ore di fila e oltre millemila cantanti che si esibiscono a lungo andare stanchi, ma sinceramente non comprendo molto questo tipo di atteggiamento, perché presuppone il ritenere che i propri gusti personali siano un argomento di interesse collettivo (spoiler: no).
Infine, domanda seria: mazzonianamente parlando, il vincitore (oltre ad avere un nome che sembra un invocazione al nostro Mika preferito - ex equo con Hakkinen, ovviamente) sarebbe il "napoletano di New York" o il "newyorkese di Napoli"?
Abbiamo eserciti di fanboy e di fangirl di cantanti, in particolare i corrispondenti canori dei "figonihhhh beliximihhhh", che non fanno altro che idolatrare i loro idoli, ritenendo che tutto ciò che non va in loro favore sia un'ingiustizia.
Chiunque vinca, ci sarà sempre qualcuno che si lamenta, sia del cantante, sia dei contenuti della canzone.
Per esempio, quest'anno ha vinto Sal Da Vinci, quindi un ultracinquantenne che ruba il posto ai figonihhhh beliximihhhh. E ha vinto con una canzone dal testo banale con richiami a voti matrimoniali. C'è chi di e che quando i cantanti erano very uominy non sarebbe accaduto nulla di tutto ciò, perché sia mai che siano state cantate canzoni d'amore a Sanremo.
C'è chi nega che al tempo dei very uominy ci siano mai state canzoni pietose o che cantanti pressoché sconosciuti siano mai saliti sul palco dell'Ariston. Poi ci sono quelli che ripetono 24/7 che loro non guardano Sanremo perché non c'è più la verahhhh musicahhhh. Ora, capisco bene io stessa che guardare per cinque ore di fila e oltre millemila cantanti che si esibiscono a lungo andare stanchi, ma sinceramente non comprendo molto questo tipo di atteggiamento, perché presuppone il ritenere che i propri gusti personali siano un argomento di interesse collettivo (spoiler: no).
Infine, domanda seria: mazzonianamente parlando, il vincitore (oltre ad avere un nome che sembra un invocazione al nostro Mika preferito - ex equo con Hakkinen, ovviamente) sarebbe il "napoletano di New York" o il "newyorkese di Napoli"?
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Milly Sunshine