Il ventitreesimo capitolo de "L'Eco della Vertigine".
Buona lettura! *-*
Nel tepore di una sera di giugno, Pietro rifletteva su come la sua vita fosse cambiata nelle ultime settimane. Non vedeva Dalila da più di un mese e mezzo e stava cercando, giorno dopo giorno, la propria strada. In perenne bilico tra il senso del dovere che gli imponeva di restare a lavorare presso l'azienda di famiglia e il desiderio di libertà che gli suggeriva di lasciarsi tutto alle spalle, un nuovo realismo iniziava a farsi strada dentro di lui.
Da quando Dalila l'aveva lasciato, si era posto molte domande. Ad alcune aveva trovato risposta, mentre altre erano destinate a restare dubbi di lunga durata. A poco a poco si era reso conto che, nonostante gli anni trascorsi a sognare piani B, non era mai esistito un piano B. Aveva immaginato tante volte di cambiare vita, ma non vi era mai stato un vero e proprio progetto. Tutto ciò che poteva ambire a fare era cercare di eludere il più possibile il controllo di Marina.
Non sempre era possibile, se n'era reso conto non appena aveva scoperto un importante retroscena. Si trovava a Le Mans, ormai alla vigilia della 24 Ore, per un evento promozionale durante il quale era riuscito a non annoiarsi troppo, quando gli era giunta la stessa voce ormai arrivata anche a Marina.
Quando rimasero soli, in tarda serata, fu costretto ad ascoltarla mentre lo informava: «La Colombari è riuscita a farsi accreditare come fotografa. Non so come ci sia riuscita, ma evidentemente ha le conoscenze giuste.»
Il suo tono era acido, ma Pietro non se ne sorprese. A Marina non era mai piaciuta Dalila, che non aveva mai considerato alla loro altezza, e il fatto che fosse stata vittima di un sequestro di persona non gliel'aveva certo fatta accettare più facilmente. Ai tempi della sua scomparsa, Marina aveva fatto il possibile per evitare scandali, cercando di tenerlo il più possibile lontano da Dalila e dal mistero che la riguardava.
Pietro si era chiesto più volte se fosse quella la ragione per cui era stato lasciato. Aveva temuto che Dalila avesse percepito la sua lontananza, specie considerato che, quando era riuscita a fuggire, non era stato tra i primi a raggiungerla, trovandosi ai tempi in un'altra città. A peggiorare la situazione, Oliver Fischer continuava a starle intorno e, dato che quei due avevano un figlio in comune, la faccenda non era destinata a cambiare.
Gli interrogativi che si era posto erano stati solo un vano tentativo di eludere la verità. Aveva sempre saputo che Dalila era innamorata di Fischer, anche se aveva finto di non essersene mai accorto. Dalila non l'aveva ammesso esplicitamente, ma glielo aveva fatto capire, la sera in cui l'aveva informato che la loro relazione era finita. Era successo a casa della signora Enrica, dal momento che, dopo l'accaduto con Maurizio Silvani, non se l'era sentita di tornare nel proprio appartamento. Eppure l'aveva invitato a seguirla proprio là, dove gli aveva chiesto di fare l'amore un'ultima volta.
Pietro aveva fatto di tutto per renderla un'esperienza memorabile ed era certo che Dalila fosse stata piuttosto soddisfatta. Però non aveva cambiato idea e chissà, magari aveva pensato a Fischer mentre si trovava insieme a lui.
Non replicò alle parole di Marina, che tuttavia insisté: «La rivedrai, a meno che tu non decida di tornartene a casa.»
«Non ho alcuna intenzione di perdermi la gara» mise in chiaro Pietro. «Vedrò Dalila? Pazienza. La vedrò insieme a Oliver Fischer? Molto probabile, ma penso di poterlo accettare. Mi dispiace solo per la bufera dalla quale sarà travolta. Fischer sarà qui per commemorare Tina Menezes e sicuramente qualcuno traviserà la situazione, ipotizzando qualche relazione proibita tra lei e il povero vedovo.»
«In effetti potrebbe non giovare alla nostra immagine» borbottò Marina. «Non ci avevo pensato. Qualcuno potrebbe insinuare che siamo a favore delle "relazioni proibite" e invocare il boicottaggio di Echos. Non si sa mai cosa aspettarsi.»
Pietro si irrigidì.
«Davvero sai pensare solo a questo?»
«Perché, a cosa dovrei pensare?» obiettò Marina. «Dobbiamo tenere a bada un branco di invasati che, di punto in bianco, potrebbero decidere che non rispecchiamo i loro valori. Non possiamo prevedere quali saranno i loro valori, ma c'è molto puritanesimo in termini di relazioni sentimentali. Di fatto, Fischer è vedovo, quindi nessuno dovrebbe impedirgli di stare insieme a un'altra persona, ma non...»
Pietro la interruppe: «Come puoi essere sempre così arida? Non pensi a Dalila e a tutto quello che ha passato?»
«Dalila Colombari è una donnetta che non appartiene al nostro ceto sociale e che ti ha lasciato perché innamorata di un giornalista da quattro soldi che l'ha messa da parte per la Menezes e a cui non sarebbe mai interessata se Tina non fosse morta. In più non sono così sicura che sia interesse genuino, quello di Fischer. È palese che la Colombari l'abbia incastrato.» Accennò una risata. «Meno male che è successo a lui e non a te.»
La freddezza di Marina era disarmante.
«Diversamente dalle altre donne che uo frequentato, Dalila non è totalmente vuota e priva di interessi» puntualizzò Pietro. «Non puoi sforzarti di un minimo di empatia? Sembra che per te le persone possano essere messe da parte come se non fossero mai esistite.»
«Qual è la differenza con la realtà? Dalila ti ha lasciato, è un po' come se non avesse mai parte della tua vita.»
«Invece no, ti sbagli. È vero, tra me e Dalila è finita e non ci sono possibilità di tornare indietro, ma io stesso non torno indietro. Dalila mi ha fatto capire che stavo vivendo un'esistenza che non era la mia. Credevo di avere tutto, ma invece ho capito di non avere niente.»
«E adesso hai qualcosa?»
«No, ma so che esiste la possibilità di vivere una vita felice. Devo solo trovare un modo per raggiungere quello scopo.»
Marina rise di nuovo.
«Pensa di più a lavorare, piuttosto che pensare a queste stronzate!»
«Stai tranquilla, non ho alcuna intenzione di smettere di lavorare» replicò Pietro, «Ma non fingerò più che sia la mia ragione di vita. Non mi circonderò più di tutta quella gente che abbiamo intorno.»
Marina sbuffò.
«Poi cos'hai intenzione di fare, ancora? Qualche cazzata come metterti a scrivere poesie?»
Pietro le strizzò un occhio.
«Scriverei sicuramente versi migliori di quelli di molti trapper!»
Marina scosse la testa.
«Sei sempre il solito cazzone! Rimettiti insieme ad Anna e dimenticati di tutte queste tue seghe mentali.»
«Anna?» replicò Pietro. «No, grazie. Al mondo esistono anche donne eleganti, non solo le tamarre come lei.»
«Donne eleganti tipo la moglie di Edward Roberts?» ribatté Marina. «L'ho vista insieme al marito e alla loro bambina. Anche quella sembra una bambola esattamente come la madre. Non ti immagino proprio, accanto a una donna simile, e ancora meno come padre di bambini impeccabili.»
Pietro la ignorò.
Marina proseguì: «Mi è parso di capire che in passato Selena Roberts sia stata brevemente insieme a Oliver Fischer.»
Pietro annuì.
«Già.»
«Questo dovrebbe dirla lunga, sul fatto che ti voglia evitare quelle che definisci tamarre» puntualizzò Marina. «Se le altre corrono tutte dietro alla cerniera dei pantaloni di Fischer, ci sarà un motivo.»
«Diversamente da quanto valesse per Dalila, non provo attrazione romantica nei confronti di Selena Roberts» chiarì Pietro, «Quindi, in questo caso, la cosa non mi tocca.»
Stranamente quelle parole furono sufficienti a mettere fine alla conversazione con la sorellastra. Pietro non si illuse. Era molto probabile che Marina avesse altro di cui occuparsi. Si pentì di averle riferito i dettagli della fine della relazione con Dalila. Per fortuna, almeno, aveva evitato di riferirle la confidenza che la Colombari gli aveva fatto, ovvero l'intenzione di dichiararsi a Fischer con una lettera. Non sapeva se avesse effettivamente scritto a Oliver, ma gli sarebbe piaciuto venire a conoscenza dei contenuti di quella che immaginava essere una missiva dai contenuti scabrosi. Pur non essendo il destinatario, probabilmente l'avrebbe trovato eccitante. Si sforzò, comunque, di togliersi quel pensiero dalla testa, ricordandosi che Dalila apparteneva ormai al passato.
***
Caro Fischer,
se stai leggendo questa lettera è perché, in un modo o nell'altro, sono riuscita a farmi coraggio e ad accettare che non vi è altra soluzione possibile: è giusto che tu sappia quello che penso, quello che provo. Una persona che mi conosce molto bene mi ha consigliato di non tenermi tutto dentro, qualche tempo fa, ancora prima che accadesse quello che mi è successo. Avrei dovuto dargli ascolto, dato che lo stesso giorno mi ha suggerito di non mettermi a dare la caccia a un assassino, ma ormai è troppo tardi per cambiare il passato. Se non altro posso consolarmi con la consapevolezza che l'uomo che ha lasciato morire mio padre, che ha avvelenato il mio vecchio amico Alexandre Mercier e che ha spaccato la testa a quella venditrice di nulla che era Mara Mask sia stato smascherato anche grazie a me e al fatto che sia riuscita a scappare da quel posto disgustoso in cui mi aveva segregata.
Che lungo preambolo... immagino che ti sarai già stancato di leggere. Per fortuna sei un uomo d'altri tempi, per intenderci, di quei tempi in cui la capacità di attenzione non andava oltre le dieci parole. Non saprei come interfacciarmi con te, se appartenessi alla generazione dei ragazzini che al massimo leggono post di duecentottanta caratteri trovandoli troppo lunghi. Molti di loro amano la trap, magari potrei provare con qualche verso. Che cosa ne pensi di quelli sottostanti?
Mi dispiace, ma so
che non sei solo un bro,
potrai dirmi di no,
ma sei quello che ho
nella mia vita trash,
non mi importa del cash,
voglio solo scattare foto
e provare un terremoto
pensando all'ignoto
e al passato remoto
fatto di love e di sex,
vorrei non fossi un ex.
Mi vergogno per quello che ho scritto e penso che, se avessimo sentito alla radio una canzone con un simile testo, ci saremmo fatti quattro risate e avremmo invocato l'arrivo del giorno in cui un simile talento della musica avrebbe deciso di andare a zappare la terra. Però questa non è una canzone alla radio, ma quello che penso di provare per te.
Dico "penso di provare" e non "provo" perché vivo da sempre nella confusione più totale. È da quando ero ragazzina che inseguo l'amore. Ai tempi non ero la sola. Ance le mie coetanee non vedevano l'ora di innamorarsi, di avere una relazione, di fare esperienze sessuali... ero come tutte, eppure, all'improvviso, di punto in bianco mi sono ritrovata a non sentirmi più una di loro. Mi è stato rinfacciato di non essere indipendente abbastanza, di non avere seguito l'esempio di mia madre, di volere trascorrere la mia vita ad assecondare un uomo (quando peraltro non ho mai detto che come partner avrei necessariamente voluto un uomo). Mi hanno fatta sentire colpevole, mi hanno allontanata... e tutto perché non romanticizzavo il fatto di essere stata concepita da un uomo e una donna che non hanno mai avuto (o che non hanno mai davvero cercato) la possibilità di essere una coppia.
Le ragazze che frequentavo durante l'adolescenza avevano le idee molto chiare: a quindici anni, volevano sposare il principe azzurro una volta che fossero state adulte, crescendo hanno deciso che quello stile di vita non era abbastanza cool, dopodiché hanno finito per mettersi insieme a bevitori di birra che trascorrono l'ora dell'aperitivo al bar a litigare con i loro pari a proposito di squadre calcistiche. E sai cosa ti dico? Rispetto le loro scelte. Non tutte siamo destinate al principe azzurro, quindi non ho niente contro il fatto che poi abbiano sposato dei rospi. Io, però, non sono mai stata all'altezza delle loro aspettative. Non ero mai abbastanza puritana, né abbastanza sguaiata. Non aderivo mai a schemi precisi... ma a che cavolo di schema bisogna aderire? La vita ci chiede forse di compilare un modulo, per poi restituirci lo scenario che abbiamo sognato?
A me, un simile questionario non è mai arrivato. Non è nemmeno arrivato un "rospo" che dopo il lavoro andasse al bar a dibattere sulle partite della Champions League, ma che poi se ne tornasse a casa, quindi ho dovuto accontentarmi. Mi sono fatta da parte quando Sergio mi ha detto che io ero la donna ideale, ma che intendeva entrare in seminario. Mi sono fatta da parte quando Giovanni mi ha confidato, dopo sei mesi che stavamo insieme, che al suo paesello aveva una moglie e che, non appena avesse firmato il contratto a tempo determinato, avrebbe preso in affitto un appartamento più grande e sarebbe stato raggiunto dalla consorte. Mi sono fatta da parte quando Carmen mi ha detto testualmente che, se non aderivo a certi dettami, allora non ero una vera donna e che gli unici che avrebbero potuto interessarsi a me sarebbero stati uomini di basso intelletto che desideravano solo la mia vagina. Che poi, me lo sono sempre chiesta, perché desiderare la mia vagina avrebbe dovuto renderli di scarso intelletto?
Potrei andare avanti all'infinito, perché non ho ricevuto altro che due di picche, fino ad arrivare al giorno in cui ho iniziato a lavorare con Mirko De Rossi e, di conseguenza, con te. Non pensavo più, dopo tutte quelle delusioni, di potermi innamorare di nuovo. Invece temo che sia successo, che Mirko mi abbia coinvolta di più di quanto fosse coinvolto da me. Forse avrei dovuto puntare a te, anziché a lui, invece, ai tempi, quello che c'è stato tra noi non mi faceva né caldo né freddo. Tutto è cambiato poco meno di due anni fa, quando Mirko è stato ucciso e abbiamo avviato la nostra indagine insieme.
A quanto pare, tu dovevi finire al fianco di Tina Menezes. È una grande donna, e parlo al presente perché sono certa che ci sia ancora qualcosa di lei. L'ho sognata, quando ero rinchiusa in quel maledetto scantinato. Mi ha detto per filo e per segno come dovevo fare a scappare. Sono stata folle abbastanza da crederle e ho avuto ragione. Non so cosa penserai di me adesso, forse mi prenderai per una squilibrata. Ovviamente vorrei che questo discorso restasse riservato. Ci sono tante persone propense a credere nell'Aldilà o nei fantasmi, ma solo fintanto che rimane un discorso vago e accennato. Se mi mettessi a raccontare di avere parlato con uno spirito errante, mi verrebbe detto che ho seri problemi mentali. Non penso di averne. Forse è la Menezes che ha qualche problema mentale, dato che mi ha detto che sarei la donna ideale, accanto a te, adesso che non c'è più.
Ho lasciato Pietro, per te. È la prima volta che sono io a lasciare qualcuno. Sono stata illusa tante volte e non era giusto continuare a illuderlo. Non so se potrai mai ricambiarmi, se sarai mai pronto per passare oltre e per lasciarti la Menezes alle spalle. Io, però, ti aspetterò, nella speranza che un giorno il mio sogno potrà diventare realtà.
Un abbraccio,
Dalila
PS. Ho fatto leggere la lettera a Sergio, che è stato così gentile da farmi da editor. Mi ha detto che avrebbe evitato il pezzo in cui ho scimmiottato una canzone trap, ma non sono d'accordo. Gli ho chiesto cosa farebbe se ricevesse una lettera così da una sua ex, in un alternate universe in cui non si fosse fatto prete. Mi ha risposto che, in primo luogo, dovrei chiedere a me stessa se voglio davvero consegnarti questa lettera. Gli ho detto che lo farò, in ogni caso. Non si può andare avanti, se non si ha il coraggio di voltarsi indietro per chiudere le questioni in sospeso.
***
Una delle poche consolazioni di Dalila era che Oliver non le avesse mai detto frasi del tipo "ti vedo solo come un'amica". Si era illusa che, dopo la lettura di quanto gli aveva scritto, chiarisse almeno la propria posizione. Non ci sarebbe stato nulla di male, se avesse affermato di non sentirsi pronto per frequentare un'altra donna, così poco tempo dopo la morte di Tina Menezes. Tutto ciò che aveva saputo dirle, invece, era stato: «Sono spiazzato, non mi aspettavo una dichiarazione simile.»
Dalila non aveva potuto fare a meno di lasciarsi andare a un sorriso amaro, replicando: «Nemmeno io mi aspettavo di scriverti davvero quella lettera e di consegnartela. Non parliamone più, fai finta che non sia mai successo.»
Da settimane si chiedeva se non fosse stato piuttosto quello l'errore, volere fingere che nulla fosse mai accaduto. Era molto probabile, dato che Fischer l'aveva presa alla lettera.
Si vedevano, come due genitori dello stesso figlio che vanno d'accordo anche senza essere una coppia. Trascorrevano del tempo insieme a Mirko e conversavano abitualmente tra di loro. Discutevano di lavoro, Oliver era riuscito addirittura a darle una possibilità che non avrebbe mai creduto possibile.
«Come faremo?» aveva chiesto Dalila. «Chi si occuperà di Mirko?»
«Lo porteremo con noi» aveva risposto Oliver, come se fosse la cosa più naturale del mondo. «Ci saranno anche i Roberts. Possiamo organizzarci insieme alla baby-sitter di Ella.»
Dalila avrebbe voluto replicare che Mirko era troppo piccolo per passare così tanto tempo insieme a una baby-sitter, ma sapeva che non vi sarebbero state altre occasioni. Essere una fotografa accreditata per l'evento più importante del campionato di endurance non aveva prezzo.
Aveva scelto di partire insieme a Oliver in modo da prendere parte alla commemorazione dedicata a Tina Menezes. C'erano i Forti, Fischer, Alysse Mercier, i piloti della Vertigo, nonché Edward e Selena Roberts. Evitare Pietro Bruni non fu troppo complicato, anche perché Marina sembrava vegliare su di lui come un falco affamato. Non ci fu nemmeno il tempo per un saluto fugace e a Dalila non rimase altro da fare che sperare che tutto potesse procedere nella maniera migliore, riuscendo a evitarlo fino all'ultimo.
Non fu per niente fortunata, da quel punto di vista. Quella sera stessa, quando con Oliver raggiunse i Roberts in un bar di gran lunga troppo elegante per i suoi standard, trovò Pietro e Marina seduti al tavolo accanto. Si limitò a un fugace cenno di saluto, a causa del quale si procacciò un'occhiata di fuoco da parte della Forti. Ricambiò lo sguardo, ripensando alla freddezza e al cinismo di Marina la sera in cui era avvenuto l'incidente della Menezes.
Più tardi, davanti a un drink analcolico, cercò di essere partecipe alla conversazione tra Oliver, Edward e Selena. Non le fu molto facile, almeno finché la Roberts non fece un'allusione vaga alla vicenda di Maurizio Silvani.
Dalila non provava alcun disturbo nel sentire parlare di lui, il che appariva strano a molti. C'era chi si sorprendeva, chiedendole se non fosse stato un trauma, per lei, essere coinvolta in prima persona. Lo era stato, ovviamente, ma il menzionare l'accaduto non le faceva né caldo né freddo. Ormai era successo e non spettava ad altri decidere come avrebbe dovuto reagire.
«Sai, Fischer» azzardò, «Sarebbe stato bello se tu fossi riuscito a smascherare il colpevole un po' prima e avessi esposto pubblicamente la soluzione del caso. Sarebbe stato molto in stile giallo classico e mi avrebbe ricordato i bei vecchi tempi in cui avevi fatto qualcosa di simile.»
Oliver accennò un sorriso.
«Potrei farlo ora. In fondo Edward e Selena non conoscono ogni singolo dettaglio.»
«Conosco abbastanza da sapere che avresti dovuto tenersi alla larga da questa storia, a dire il vero» puntualizzò Edward. «Se tu non avessi deciso di intrometterti a tutti i costi, magari non ci sarebbe andata di mezzo anche Dalila.»
«Questa è la dimostrazione che dovrei cominciare proprio dall'inizio» obiettò Oliver, «Perché sai bene che Dalila mi ha contattato prima ancora che incontrassi la Mercier. Si erano già viste e Alysse aveva chiesto aiuto a Dalila per mettersi in contatto con me. Nel frattempo, con la scusa di un'intervista a puntate, Alysse aveva avvicinato anche mia moglie Tina.» Sorrise. «È un po' come se avesse voluto adescarmi a tutti i costi.»
«Tu, ovviamente, non ti sei tirato indietro» gli ricordò Edward, con tono tagliente. «Non fai altro che andare in cerca di casini!»
Oliver sospirò.
«Non è necessario che lo fai passare per forza per qualcosa di negativo. Senza il mio intervento, forse, quel criminale sarebbe ancora in giro a fare danni. Il mio errore, casomai, è stato non attivarmi prima. Non potevo essere certo al cento per cento che Alysse ci avesse visto giusto, sulla morte di Alexandre. Non sapevo niente di lui e magari Alysse poteva avermi nascosto qualcosa. Era proprio così, in effetti, dato che Dalila aveva conosciuto Alexandre Mercier e io non ne ero informato. È proprio vero che, nella realtà così come nei gialli classici, tutti hanno qualche piccolo scheletro nell'armadio!»
Dalila si irrigidì. Non le piaceva che le proprie amicizie giovanili venissero dipinte sotto quella luce, né che una simile definizione venisse applicata alla ragione per cui aveva conosciuto Alexandre.
Per fortuna, Selena intervenne in suo aiuto: «Su questo punto, ormai, è tutto chiaro. Un giorno di molti anni fa, Dalila e Alexandre sono andati a incontrare Valerio Villa, il padre di lei, senza riuscire a vederlo. Si sarebbe scoperto di lì a poco che era morto.»
«Esatto» convenne Oliver. «I due hanno parlato con un uomo scambiato per un dipendente dell'albergo, che li ha allontanati sostenendo che Villa non poteva riceverli. Pare che quello stesso uomo fosse stato visto anche da Tina, il giorno precedente, mentre discuteva con Villa a proposito di denaro. È stato appurato che Maurizio Silvani, che conosceva i segreti privati di Villa avendo lavorato per la famiglia della signora Aurelia, avesse cercato di estorcergli del denaro. Valerio, tuttavia, non si era piegato al ricatto. Posso ipotizzare che avesse minacciato Silvani di denunciarlo e che questo, quando Villa si è sentito male, abbia preferito lasciarlo morire piuttosto che dare l'allarme. Purtroppo per lui, una cameriera dell'hotel doveva sospettare qualcosa, ma di questo ne parleremo in un successivo momento.»
«La cameriera doveva sospettare qualcosa, ma non Alexandre Mercier» replicò Selena. «Mi sfugge un dettaglio: perché Maurizio Silvani ha deciso di ucciderlo?»
«Credo che questo sia molto semplice e ci dimostri quanto può essere perversa la mente umana, in particolare quella di un assassino» rispose Oliver. «Silvani aveva fatto visita a Villa scoprendo dove si trovasse da qualcuno che, al lavoro, aveva condiviso questa informazione semplicemente in quanto tale. Nessuno sapeva che si fosse recato là in quel fine settimana. Con l'assunzione di Mercier, tuttavia, Silvani si è ritrovato a tu per tu proprio con una delle poche persone che avrebbe potuto ricollegarlo a quel giorno. Diversamente dalla cameriera, che non conosceva la sua identità, Mercier sapeva perfettamente chi fosse Maurizio Silvani. Parlando con Alysse, siamo riusciti a ricostruire quello che potrebbe essere successo: Silvani avrebbe inventato di sana pianta di avere un fratello molto somigliante che faceva il cameriere da quelle parti. Mercier, che non sospettava minimamente un legame tra l'uomo dell'hotel e la morte di Villa, non si è minimamente insospettito, almeno finché gli è giunta voce che il fratello di Silvani fosse totalmente inventato. Perché mentire su questo, se non aveva nulla da nascondere? Deve essere stato allora che Maurizio si è sentito in pericolo.»
«Come ha fatto, esattamente, Maurizio a commettere il delitto?» si informò Edward. «Immagino che tu sia riuscito a ricostruire tutto alla perfezione.»
«Sì, effettivamente sono riuscito a...»
Una voce, alle spalle di Dalila, si intromise: «Siamo riusciti.»
Non si era accorta che Pietro fosse dietro di lei. Sentì il cuore rimbalzarle nel petto. Non poteva certo dire che le fosse indifferente. Abbassò lo sguardo, per evitare quello di Oliver. Non voleva che Fischer la vedesse turbata, questo avrebbe precluso le loro già poche possibilità di essere un giorno una coppia.
«Siamo riusciti» confermò Oliver. «Devo ringraziare Pietro Bruni per avermi permesso di vedere in prima persona il luogo del delitto.»
Dalila aveva ancora lo sguardo fisso sul tavolo quando Selena annunciò: «Scusate, ma dovrei andare un attimo alla toilette. Vieni con me, Dalila?»
Non se lo fece ripetere due volte. Quell'iniziativa capitava proprio nel momento giusto e, quando varcarono la soglia dell'antibagno, non ne fece mistero.
La Roberts chiarì: «Ti ho vista in difficoltà. Mi sembrava carino aiutarti.»
«Oh... si vedeva così tanto?» chiese Dalila. «Purtroppo non riesco a fare finta di niente.»
«E chi potrebbe mai fare finta di niente?» ribatté Selena. «Ci sono passata anch'io, a un certo punto, un mio ex, in fondo al cuore, mi piaceva ancora, nonostante fossi certa che il mio futuro era con Edward.»
«Beata te!» sbottò Dalila. «Almeno tu avevi un partner e un ex, io ho solo due ex!»
«Ed entrambi ti piacciono per ragioni diverse» sentenziò Selena, «Ma qualsiasi decisione tu possa prendere ci saranno delle conseguenze.»
«Ovvero?»
«Ovvero potresti tranquillamente rimetterti insieme a Pietro Bruni. Sono certa che non veda l'ora che tu gli faccia delle avance. Proverebbe anche un piacere quasi sadico, nel mostrarsi insieme a te davanti a Fischer, se ho inquadrato bene il soggetto. E tu non puoi semplicemente escludere Oliver dalla tua vita, per evitare problemi, dato che avete un figlio insieme.»
Dalila non replicò. Avrebbe voluto obiettare che Selena non poteva saperne niente, ma non vi era nulla di troppo scorretto in quella ricostruzione.
La Roberts proseguì: «In alternativa c'è Oliver Fischer. Non ha la stessa aria da badboy di Bruni, ma è innegabile che abbia fascino. Lo so, perché ci sono passata anch'io. Forse ti spaventa il fatto che abbiate un figlio insieme? Temi di essere vista dalla società come una madre invece che una donna? O che qualcuno pensi che tu voglia solo rimediare al "danno" che avete fatto?»
«Anche» ammise Dalila. «Ci sarà sempre qualcuno che penserà che il mio interesse dipenda solo dal fatto che abbiamo un figlio. Ci sarà chi penserà che non sono abbastanza affermata e...»
Selena la interruppe: «Osservazione sbagliata. Devi sbattertene di quello che pensano gli altri. Non dico che tu debba fiondarti addosso a Oliver, se non è quello che desideri. Però, se è quello che vuoi, è il tuo parere che conta, non quello degli altri.»
Dalila obiettò: «Anche quello di Oliver... e di sicuro non è pronto per una nuova relazione.»
«E tu, invece?» chiese Selena. «Sei pronta per aspettare?»
Era una domanda molto interessante, ma non era il momento di formulare una risposta.
***
Edward doveva ammettere di essere ammirato. La ricostruzione di Oliver e di come la data in cui recarsi sul luogo del delitto fosse stata scelta sulla base dell'assenza di Marina, che nel fine settimana incriminato era a Melbourne, dove si stava svolgendo il Gran Premio d'Australia, era eccezionale. Seppure non avesse mai visto la sede di Echos, riuscì a immaginarla dalle sue parole. Pietro Bruni, che si era accomodato sulla sedia lasciata vacante da Dalila, si limitava ad aggiungere qualche dettaglio. Uno di questi era l'incontro con Gabrielle Delacroix Fiorucci, un semplice retroscena, a dire il vero, ma alquanto affascinante.
«Ho parlato con quella donna» riferì Pietro, alla fine. «Ho cercato di rassicurarla, di farle capire che davvero non c'è mai stata alcuna maledizione, ma solo un assassino che, per fortuna, adesso non è più nella condizione di nuocere.»
«Non me lo aspettavo da te» ribatté Oliver, con una certa freddezza. «Non ti ci vedo proprio nella parte dell'uomo sensibile che consola le donne attempate in crisi ormai da decenni.»
«Il modo in cui descrivi la signora Gabrielle lascia pensare che tu sia meno sensibile di me» replicò Pietro. «Chi l'avrebbe mai detto... eppure c'è chi giurerebbe che tu sia l'uomo perfetto.»
«Chi lo pensa sbaglia» chiarì Oliver, «Dato che non ho mai ambito alla perfezione. Il tuo giudizio, comunque, non mi riguarda. L'indagine è finita e con quella anche la nostra collaborazione.»
Pietro accennò un sorriso.
«Non posso dire che mi dispiaccia.»
«Nemmeno a me. Anzi, dato che abbiamo spiegato a Roberts come sono andate le cose...»
Oliver aggiunse qualcosa in italiano, che Edward non comprese.
Pietro gli suggerì: «Parla inglese, il tuo amico altrimenti non capisce.»
Oliver puntualizzò, abbandonando l'italiano: «Sto parlando con te e ti ho appena detto che puoi lasciarci soli. La tua presenza non è più richiesta... e a dire il vero non lo era neanche prima.»
Pietro obiettò: «Forse bisognerebbe chiederlo a Dalila, se desidera la mia presenza.»
«Da come è andata via non appena sei arrivato, dubito che la desiderasse così tanto» rispose Oliver. «Nessuno, tuttavia, ti impedisce di trascorrere il resto della serata insieme a lei, se lo desidera. Semplicemente non ho intenzione di passare personalmente il resto della serata insieme a te.»
Pietro si alzò in piedi.
«Come desideri» affermò, prima di tornare al tavolo al quale lo aspettava Marina Forti.
Edward osservò: «Avresti potuto essere meno sgradevole nei suoi confronti.»
«Non gli devo niente» obiettò Oliver. «Mi comporto gentilmente solo con chi fa altrettanto. Non mi pare questo il caso.»
Edward vide Pietro Bruni girarsi verso di loro e suggerì: «Parla più piano.»
«Non me ne frega un cazzo, se sente!» puntualizzò Oliver. «È solo un coglione pieno di soldi che crede di potere fare tutto quello che vuole solo perché è ricco. Come ho detto, la nostra collaborazione è finita, per quanto mi riguarda.»
Edward precisò: «Vorrei solo evitare risse o altri problemi, tutto qui.»
«Non ci saranno problemi» gli assicurò Oliver, «A meno che Bruni non decida che vuole provocarne a tutti i costi.»
Proprio in quel momento Selena e Dalila fecero ritorno dalla toilette. La Colombari non ebbe il tempo di sedersi. Pietro le si avvicinò e qualche istante dopo i due si avviarono fuori dal bar.
«Tutto bene?» chiese Selena, guardando prima Edward e poi Oliver. «Vi vedo un po' tesi, è successo qualcosa?»
«È successo che, per quanto non lo ammetta, Fischer ricambia l'interesse di Dalila e non sopporta che Bruni le ronzi ancora intorno» rispose Edward, guadagnandosi un'occhiata di fuoco da parte di Oliver.
Quest'ultimo suggerì: «Possiamo tornare a parlare di Maurizio Silvani? Non avevo ancora finito di spiegare quello che è successo.»
«Certo, detective» lo esortò Edward. «Sei libero di illuminarci.»
Oliver raccontò di come Tina gli avesse telefonato, il giorno stesso in cui aveva trovato la morte a Jeddah, per avvertirlo di avere notato qualcosa. Gli era parso di capire che avesse riconosciuto qualcuno, ma non aveva idea di chi.
«Mi è servito parecchio tempo per realizzare che la stessa Tina poteva avere visto e riconosciuto lo stesso uomo che anche Dalila e Alexandre avevano visto in albergo» proseguì, «Anche se sotto un altro ruolo. Mentre parlava di tutt'altro, Tina aveva narrato ad Alysse un fatto a cui, all'inizio, non avevo dato peso: l'uomo che parlava di denaro con Valerio Villa, appunto, da lei incontrato anche il giorno stesso della morte dell'ex campione del mondo. Aveva guardato dei profili sui social, amici di Alysse. Uno di questi era Maurizio Silvani. Vi erano fotografie di quando era più giovane. Mi sono chiesto se, per caso, Tina l'avesse riconosciuto in una di queste. Non potevo sapere, invece, che Dalila aveva ugualmente riconosciuto l'uomo dell'hotel, ma in un tale che stava sullo sfondo in una foto pubblicata dall'ex fidanzata di Pietro Bruni e condivisa da Mara Mask fino a farla diventare virale. Sapevo invece, avendolo scoperto proprio da Dalila, che Mara Mask, quando era ancora una ragazza sconosciuta che rispondeva al nome di Mariarosa Mariani, aveva lavorato come cameriera proprio nell'albergo incriminato.»
«Quindi» dedusse Selena, «Avrebbe potuto incastrare Maurizio Silvani, se l'avesse voluto.»
Oliver affermò: «La scelta più saggia sarebbe stata senz'altro quella di badare ai propri affari. Se non aveva parlato a quei tempi, non aveva molto senso farlo a distanza di anni e anni. Però Mara Mask aveva la malsana abitudine di volere tenere le persone sotto il proprio controllo. Non era più una semplice cameriera, ma una donna famosa e amata. Poteva intromettersi nei fatti altrui e tenerli sotto scacco per il semplice gusto di divertirsi alle loro spalle. Temo che abbia fatto proprio questo con Silvani, condividendo la fotografia pubblicata da Anna Russo, per poi cancellarla e spingere Anna a fare lo stesso.»
«A quel punto, Silvani deve avere maturato l'idea di sbarazzarsi di lei» osservò Edward. «Povera Mara. Alla fine il suo atteggiamento, per il quale era tanto apprezzata e ammirata dai follower, le è stato fatale.» Rifletté, cercando di non dire nulla di troppo sgradevole, nel rispetto della vittima. «Mi dispiace che quella poveretta sia morta, ovviamente, ma non si può dire che il suo modo di comportarsi fosse ammirevole.»
«Purtroppo no, ma non è solo colpa sua. È vero, Mara Mask ha fatto successo con il nulla più totale e cercando di prevaricare le persone che non erano di suo gradimento. Questo sistema, però, non se l'è inventato lei. Se nella nostra contemporaneità il nulla più assoluto può essere monetizzato, la colpa non è di chi "crea contenuti", ma del fatto che il nulla stesso sia considerato un "contenuto" anziché quello che davvero è, cioè il vuoto più totale.»
«Mhm.»
«Non sei d'accordo, Roberts?»
«Sì, sono d'accordo. Continua, per favore.»
«Temo che, dopo avere incontrato per caso Alysse e Maurizio, quella volta dell'aperitivo insieme a Selena, Mara si sia scavata la fossa da sola. Non deve avere resistito all'idea di tormentare attivamente Silvani, facendogli presente che, quando era morto Villa, l'aveva visto sul posto. Maurizio, allora, ha fatto un pensiero ancora più perverso del solito. Deve avere creduto che ucciderla e tentare di far ricadere i sospetti su Alysse Mercier gli avrebbe permesso di sbarazzarsi sia dell'una sia dell'altra. Le avrà dato appuntamento vicino a casa di Alysse, senza sapere che questa era a tre o quattro centinaia di chilometri di distanza e aveva un alibi di ferro. Non si poteva dire lo stesso, tuttavia, di Dalila. O meglio, anche questa è riuscita a dimostrare di non essere sul posto, ma la sua posizione era sicuramente più facile da ribaltare.»
«E così anche la stessa Dalila c'è andata di mezzo» concluse Selena. «Aveva riconosciuto Maurizio, posso immaginare.»
Oliver annuì.
«Esatto, e ha commesso l'imprudenza di mettersi in contatto con lui. Anzi, è andata direttamente a fargli visita, senza pensare a quanto potesse essere pericoloso prendere una simile iniziativa. A quel punto Silvani ha iniziato a tormentarla ed è arrivato addirittura a rapirla.»
«Non dico che Dalila abbia fatto una cosa molto sensata» intervenne Selena, «Ma ha avuto un coraggio notevole. Io, al suo posto, non credo che me la sarei sentita di avere a che fare con Silvani, se l'avessi sospettato di essere autore di più di un omicidio. E se avesse rapito me...» Abbassò lo sguardo. «Non credo proprio che sarei stata capace di liberarmi.»
«Non possiamo mai sapere che cosa potremmo essere in grado di fare quando siamo disperati» obiettò Edward. «Forse nemmeno la stessa Dalila credeva di essere capace di quello che ha fatto, ma ha sentito di doverci provare, perché non aveva alternative.»
«Concordo» convenne Oliver, «Anche perché pare che l'intento di Maurizio Silvani fosse quello di ammazzare anche lei, prima o poi. Voleva solo tenerla in vita abbastanza da renderla sospettabile per l'omicidio di Mara Mask.»
Selena rialzò gli occhi.
«Dalila si è dimostrata una donna molto decisa, in quella situazione. Sono certa che lo sarebbe anche in altre circostanze, se gliene fosse data la possibilità.»
«Cosa vuoi dire?»
«Ti piace, vero?»
«In un certo senso.»
«E allora smettila di tentennare! Vuoi davvero che si rimetta insieme al badboy?»
Oliver dichiarò: «Non credo di poterlo impedire.»
«Sì, invece» lo esortò Selena. «Quei due sono andati fuori insieme. Vai a fermare Dalila. Falle capire che l'uomo della sua vita sei tu.»
«Ho perso mia moglie tre mesi fa» replicò Oliver. «Come posso io, considerare Dalila la donna della mia vita? È vero, mi piace, ma quello che mi suggerisci di fare non è possibile. Non butterò il mio passato in un cassonetto per il semplice desiderio di evitare che Dalila si metta insieme a un altro uomo.»
Selena insisté: «Così facendo, la perderai!»
«Lo so» ammise Oliver, «Ma mi sembra un'opzione preferibile al perdere me stesso.»
«Sono convinta che dovresti davvero andare da lei adesso» ribadì Selena.
Edward obiettò: «A me, invece, non sembra un'idea così eccezionale. Aspetterei almeno che Pietro si levi di torno. Comunque, Fischer, per il resto concordo con Selena. Non pensavo che fossi così arrendevole, quando una donna ti piace davvero.»
«Penso semplicemente che non abbia molto senso gettarsi in qualcosa che non funzionerebbe» mise in chiaro Oliver. «E sai cosa ti dico? Che se non fossi stato arrendevole, in passato, tu e Selena non vi sareste mai sposati.» Si alzò in piedi. «Scusate, ma è meglio che vada a fare un giro fuori. Ho bisogno di prendere un po' d'aria.»
***
Sembrava passata ormai una vita da quando Dalila era stata così audace da chiedere a Pietro un ultimo incontro erotico prima del loro definitivo addio. Ritrovarsi di fronte a lui, dentro al bar, era già stato abbastanza imbarazzante, ma essere a tu per tu con lui, all'esterno, la rendeva ancora più vulnerabile. Non c'era verso di rassicurarsi, nemmeno con gli incoraggiamenti che cercava di trasmettere a se stessa: "hai vissuto momenti peggiori, come quando eri nello scantinato dove ti aveva chiusa Silvani, com'è possibile che tu abbia paura di essere qui, insieme al tuo ex?"
Se ripensava ai loro giorni insieme, apprezzava tutti di lui, perfino i difetti e, con un po' di sforzo, la puzza asfissiante delle sigarette che si ostinava a fumare - naturalmente fuori casa, dato che Dalila non avrebbe mai permesso che ciò accadesse nell'appartamento in cui viveva insieme a Mirko.
Pietro le aveva chiesto di uscire dal bar con la scusa di volere fumare, ma non aveva messo in pratica quel proposito. Si limitava a fissarla in silenzio e Dalila non poteva fare altro che ringraziare di essere all'aperto. Se fosse stata in un luogo chiuso, da sola insieme a Bruni, sarebbe sicuramente finita alla solita maniera. Avrebbe apprezzato la sua foga, ma sarebbe tornata sempre allo stesso punto di partenza e le sarebbe bastato chiudere gli occhi per immaginare che fosse Oliver Fischer a possederla.
Che cosa ci fosse di così speciale in quel maledetto giornalista non le era mai stato del tutto chiaro, ma sentiva di desiderarlo. Non le importava che ci fosse una moglie defunta, del resto anche Mirko De Rossi era morto e Dalila non l'avrebbe mai dimenticato. Non le importava nemmeno che fosse necessario aspettare. Se Fischer le avesse calato i pantaloni quella sera stessa ne sarebbe stata molto lieta, ma si sarebbe accontentata anche di un "sono legato a te, ma per il momento non riesco a mettermi alle spalle Tina".
I suoi pensieri vennero interrotti, finalmente, dalla voce di Pietro, che le chiese: «Come ti senti?»
«Bene» rispose Dalila.
Era sincera. Soltanto due mesi prima aveva rischiato che Silvani la ammazzasse, non poteva lamentarsi della situazione nella quale si trovava. Era viva, aveva trascorso tanto tempo insieme al piccolo Mirko e ricevuto una proposta di lavoro irripetibile, era molto di più di quanto avrebbe mai potuto sperare. Aveva anche risposto a tono alla signora Brunilde, quando questa aveva giudicato sconveniente il fatto che si recasse a fare visita a un prete.
Le aveva detto, testualmente: «Guardi che non sono così disperata, ci sono molti uomini che mi desiderano. Non sono come lei, che probabilmente non avrà mai visto un uomo in tutta la sua vita!»
Purtroppo anche la signora Brunilde le aveva risposto a tono, replicando: «Con il mio povero Roberto, che è mancato due anni fa, ho avuto tre figli, che hanno più o meno la sua età... e sa cosa le dico? Che sono tutti molto più educati di lei. E forse anche lei avrebbe imparato come comportarsi, se fosse stata mia figlia, dato che certi atteggiamenti non li avrei tollerati!»
Sergio le aveva raggiunte proprio in quel momento e aveva sorriso, compiaciuto.
«Ben detto, signora Brunilde» aveva affermato. «La prego di scusare Dalila, a volte ha davvero la lingua troppo lunga.»
Inutile dire che Sergio le aveva consigliato di fare chiarezza con se stessa, piuttosto che sprecare il proprio tempo litigando con signore di una certa età che non apprezzavano il suo modo di comportarsi. Le aveva addirittura suggerito di evitare del tutto certi atteggiamenti, cosa che Dalila, con un certo sforzo, aveva cercato di mettere in pratica.
Ancora una volta, Pietro la distolse dai pensieri, chiedendole: «Sei proprio sicura di stare bene?»
Dalila confermò: «Sì, adesso mi sento bene, anche con me stessa.»
«È stato difficile?»
«Convivere con quello che mi è successo?»
«Sì, è stato un trauma.»
«Dillo a mia madre. Non perde mai l'occasione di rimproverarmi per la mia incoscienza, nonostante le abbia assicurato che non mi metterò più nei guai. Se fosse per lei, non dovrei andare da nessuna parte che non sia lo studio, quando non sono a casa.»
Pietro le strizzò un occhio.
«Quindi ostacolerebbe la nostra relazione, se ci rimettessimo insieme? Sarebbe molto eccitante.»
«No, non credo» ribatté Dalila. «Probabilmente è convinta che una relazione stabile potrebbe farmi mettere la testa a posto.»
«Allora proviamoci.»
«Oh.»
«Ti ho lasciata senza parole?»
«No, ma ti ho già spiegato come stanno le cose.»
Pietro annuì.
«Sì, sei ancora presa da Fischer. Ti dirò, lo potrei accettare. Però è assurdo che tu debba rinunciare a noi due per un uomo che nemmeno ti prende in considerazione. Chi sei per lui? Solo la madre di suo figlio, quella che a suo tempo ha lasciato per un'altra donna.»
Dalila gli ricordò: «Non sapeva che fossi incinta. Quando è successo, non lo sapevo nemmeno io.»
Pietro insisté: «Però ha comunque scelto Tina, piuttosto che te. Se avesse saputo della gravidanza, forse avrebbe preso una decisione diversa, ma sarebbe stata dettata solo dall'interesse del bambino. Tu sei sempre stata dietro a Tina Menezes, per lui. Io, invece, ti ho messa in cima alle mie priorità.»
«Io, però, non ho fatto la stessa cosa con te» gli ricordò Dalila. «Vorresti davvero stare con me, sapendo che non riesco a togliermi Fischer dalla testa? Non credi di meritare di meglio?»
«Forse sì» ammise Pietro, «Ma potrei dire la stessa cosa di te. Mi piacerebbe vivere in un mondo in cui non c'è Oliver Fischer, ma so che non sarà mai così. Lo possiamo superare.»
«Non credo che...» Dalila si interruppe. «Eccolo, sta uscendo proprio adesso. Se non possiamo nemmeno stare dieci minuti senza vederlo mentre parliamo di lui, come pensi che potremmo affrontare il futuro insieme, fingendo che quello che provo per lui non abbia rilevanza?»
«In sintesi, il padre di tuo figlio è una grande seccatura» concluse Pietro. «Mi piacerebbe dirgli quello che penso di lui. Anzi, è il momento giusto per metterlo in pratica.» Si girò verso Oliver. «Fischer, sai una cosa? Hai rotto il cazzo. Avresti potuto attaccarti come una sanguisuga a quella bambola della Roberts, invece non fai altro che stare in mezzo a noi! Non è Dalila che ha incastrato te, sei tu che hai incastrato Dalila!»
MILLY SUNSHINE // Mentre la Formula 1 dei "miei tempi" diventa vintage, spesso scrivo di quella ancora più vintage. Aspetto con pazienza le differite di quella attuale, ma sogno ancora uno "scattano le vetture" alle 14.00 in punto. I miei commenti ironici erano una parodia della realtà, ma la realtà sembra sempre più una parodia dei miei commenti ironici. Sono innamorata della F1 anni '70/80, anche se agli albori del blog ero molto anni '90. Scrivo anche di Indycar, Formula E, formule minori.
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