Il ventiquattresimo (nonché ultimo) capitolo de "L'Eco della Vertigine".
Buona lettura! *-*
Tra le tante ipotesi formulate quando si era alzato ed era uscito, non c'era quella di ritrovarsi davanti Dalila e Pietro. Oliver aveva ipotizzato che i due si fossero allontanati, ma quel pensiero era sbagliato. Non aveva alcun desiderio di essere coinvolto nella loro discussione, qualsiasi fosse l'argomento, e il fatto che Bruni desiderasse l'esatto contrario non lo toccava minimamente.
«Scusate, ma ho da fare» borbottò, non degnandoli di uno sguardo.
Dalila, nel frattempo, si mise a inveire contro Pietro. Oliver se li lasciò alle spalle, si allontanò e trascorse il resto della serata da solo. Rimase fuori per una mezz'ora, dopodiché scrisse un messaggio a Selena ed Edward avvertendoli che sarebbe rientrato in hotel.
Trovò Selena ad attenderlo, di fronte alla porta della sua stanza.
«Andiamo a fare due passi fuori?» gli domandò.
Oliver cercò di rifiutare.
«Sono appena rientrato.»
«Allora uscirai di nuovo, che problema c'è?» Selena sembrò non volere sentire ragioni. «Hai bisogno di parlare con qualcuno.»
«Oh, no, affatto.»
«Intanto andiamo fuori. Anch'io ho bisogno di parlare con te.»
Oliver si arrese. In fondo aveva pronunciato affermazioni sgradevoli nei confronti dei Roberts.
«Mi dispiace per quello che ho detto prima» ammise, quando furono all'esterno. «Chiedi scusa anche a Edward da parte mia.»
«Non c'è problema» rispose Selena, con quella gentilezza di cui solo lei sembrava capace. «Non avremmo dovuto essere così insistenti, soprattutto io.»
«Sì, hai ragione, quell'insistenza è stata sgradevole» convenne Oliver. «Entrambi sapete come ci si senta, quando si perde la persona amata. Tu stessa hai impiegato quindici anni, dopo la morte di Patrick Herrmann, per avvicinarti a un altro uomo.»
«Parli di te, oppure di Edward?»
«Parlo di Edward, ovviamente. Quello che è successo tra noi appartiene al passato ed è bene non parlarne più. Abbiamo sempre evitato situazioni imbarazzanti, sarebbe davvero triste se le cose cambiassero proprio ora.»
«Non cambieranno» lo rassicurò Selena. «Hai ragione sul fatto che, quando si perde il proprio partner, una parte di noi non voglia andare avanti. Nel tuo caso, poi, è passato davvero poco tempo.»
«E non ne abbiamo avuto tanto, da trascorrere insieme.» Oliver avvampò, ricordando di non essere stato l'unico a dovere affrontare quel destino. «Lo so, anche tu e Patrick eravate in una situazione simile, se non peggiore. Io, almeno, ho avuto la possibilità di trascorrere più un anno e mezzo insieme a lei e di arrivare a sposarla. Però tu avevi vent'anni, io ne ho trentanove. Potevi ancora sperare in qualcosa di positivo.»
Selena lo guardò negli occhi.
«Anche tu.»
Oliver scosse la testa.
«No, ormai è tardi. Ho già realizzato tutto quello che potevo. Non mi resta che attendere pazientemente di perdere tutte le persone a cui voglio bene.»
«Non perdi mai davvero nessuno, dovresti saperlo bene» replicò Selena. «Solo perché le persone a cui hai voluto bene non sono più con noi, non significa che non siano più da nessuna parte. Il loro affetto nei nostri confronti resta un punto saldo. Ci attendono. Sanno che ci rivedranno, anche se sperano che accadrà il più tardi possibile. E poi non è vero che non hai nulla, da questa parte. Tuo figlio non conta niente per te?»
«Lo adoro.»
«Ecco, appunto. Questo significa che anche gli imprevisti possono essere fonte di gioia.»
«Gli imprevisti, appunto» ribatté Oliver. «Non necessariamente lo sono anche le loro madri.»
«Però Dalila ti piace.»
«In un certo senso.»
«Se non ci fosse mai stata Tina...» azzardò Selena.
Oliver non le lasciò finire la frase: «È stato tutto diverso, con Dalila e con Tina. Con Dalila era passione pura, istinto.»
«Non c'è nulla di male nel lasciarsi guidare dall'istinto.»
«L'istinto ti guida verso una stanza da letto, non verso il condividere la propria vita insieme.»
«Sì, capisco. Quindi è stato solo sesso, per te?»
«Non so cosa sia stato, ma quando frequentavo Dalila nessuno dei due cercava una relazione stabile. È successo quello che è successo, semplicemente, e non ci siamo mai posti troppe domande. Poi è arrivata Tina. Con lei è stato tutto diverso. Non credo che sarò mai in grado di amare un'altra donna allo stesso modo.»
Selena replicò: «Non deve accadere, infatti. Il fatto che per te Dalila non sarebbe come Tina, significa che non sarebbe un semplice rimpiazzo. Io stessa non sono come Sharon, per Edward. Lo stesso Edward non è come era Patrick, per me. Tu stesso non eri come Patrick.»
Oliver sorrise.
«Non ho mai desiderato essere come lui.»
«Eppure, per certi versi, gli somigli così tanto.»
«Dici questo solo perché hai conosciuto il lato migliore di lui. Fidati, ho avuto modo di studiare parecchio il personaggio e non era quel santo che sembrava a te, né dal punto di vista professionale né privato.»
«Lo so» confermò Selena, «Ma l'ha messo in chiaro la prima volta che siamo usciti insieme. Mi ha detto che aveva fatto tanti errori. Voleva guardare avanti, non indietro... ed è quello che dovremmo fare tutti, pensare al futuro. Non possiamo sapere quello che succederà domani, ma sappiamo che ieri è già passato.»
Oliver guardò l'orologio che portava al polso, una vecchia abitudine che si portava dietro dall'epoca in cui non era stato sdoganato il controllo del telefono cellulare in ogni singolo contesto esistente e in cui, in certi luoghi, era ancora buona norma o tenerlo spento, oppure fingere che lo fosse.
«In senso letterale, è mezzanotte passata da cinque minuti. Credo sia meglio rientrare, adesso. Tuo marito si starà chiedendo che fine hai fatto.»
«Sapeva che sarei venuta da te.»
«Ecco, appunto. Gli hai detto che venivi a cercarmi nella mia stanza, immagino. Non pensi che questo sia assolutamente equivoco?»
«Edward sa che siamo solo amici.»
«Vorrei avere la sua certezza.»
«Intendi dire che non ne sei sicuro?»
«Intendo dire che non sarei stato totalmente tranquillo, se Tina mi avesse detto che incontrava Axel in una stanza d'albergo. Ero parecchio sollevato dal fatto che i loro unici contatti fossero delle videochiamate, e neanche da soli, dato che partecipava anche Silver Knight.»
Selena precisò: «Gli ho detto che ti avrei convinto a fare una passeggiata fuori, così, nel caso avesse qualche dubbio, se lo toglierebbe subito dalla testa.» Abbassò la voce. «Edward sa che io e te siamo solo amici, ma altri no.»
«Cosa vuoi dire?» le chiese Oliver.
«Parla piano» lo ammonì Selena. «C'è Bruni, là in fondo. Si sta avvicinando. Assecondami, così ci lascerà in pace.»
«Cosa dovrei far-...»
Oliver non riuscì a finire la frase. Selena lo cinse in un equivoco abbraccio e, prima di allontanarsi, gli accennò un bacio su una guancia.
«Bruni penserà che ci sia qualcosa tra di noi» sussurrò Selena, «E ti lascerà in pace, almeno per stasera.»
«Speriamo» borbottò Oliver, senza esserne troppo convinto.
«Funzionerà» cercò di incoraggiarlo Selena. «Scusami se ho agito così, d'impulso, ma era l'unico modo per farlo andare via.»
Oliver domandò: «Se n'è andato, quindi?»
«No» rispose Selena, «Però ci stava fissando, quando ti ho abbracciato. Anzi, ci sta fissando tuttora e sembra si stia per avviare verso di noi.»
«Non credo sia stata una buona idea» ammise Oliver. «Andiamo via, prima che ci raggiunga.»
Senza aspettare che Selena replicasse, si avviò, certo che l'avrebbe seguito. Fecero tutto il giro dell'edificio, dopodiché si salutarono.
«A domani, Oliver.»
«A domani. Mi raccomando, dimentica quello che è successo.»
Selena sorrise.
«Anche tu.»
«Io ho già dimenticato» rispose Oliver, «E comunque, nonostante tutto, apprezzo le tue buone intenzioni.»
Selena ribatté: «Mi sarei inventata qualcos'altro, se mi fosse venuto in mente qualcosa di meglio. Però, almeno, siamo riusciti a darci alla macchia, ed è questo che conta.»
Oliver rimase da solo, ormai convinto che Pietro Bruni non fosse più nei dintorni. Si sbagliava di grosso, dato che il fratellastro di Marina Forti si palesò alle sue spalle mentre meno se lo aspettava.
«La tua amica se n'è già andata?»
Oliver si voltò di scatto.
«Cosa vuoi?»
«Ti ho visto insieme a Selena» puntualizzò Pietro. «Ci mancava poco che vi metteste a pomiciare. Devo ipotizzare che, quando Edward Roberts si è inventato che lui e la moglie sono una coppia aperta, ci fosse un fondamento di verità?»
Oliver avvampò. Sarebbe stato un guaio serio, sia per lui sia per Edward, ma in particolare per quest'ultimo, se quella voce fosse giunta alle orecchie di Selena.
«Non sono fatti tuoi» si limitò a precisare. «Anzi, non vedo nemmeno perché tu debba seguirmi come uno stalker. Devo supporre che, in realtà, tu sia innamorato di me?»
«Stai tranquillo, Fischer, non succederà mai.»
«Mi sento sollevato da questa notizia.»
«Fortunato te, che provi sollievo per così poco» replicò Pietro. «Io, invece, ho problemi più grossi e uno di questi sei tu. Sei sempre in mezzo, fin dalla prima volta in cui ci siamo incontrati. Sei sempre stato tra me e Dalila.»
«Ti ricordo che la prima volta in cui ci siamo incontrati, c'era ancora mia moglie e tra me e Dalila non c'era interesse reciproco.»
«Sul fatto che non ci fosse interesse reciproco tra di voi, se permetti, avrei qualche dubbio. Detto questo, il passato non ha importanza, quello che conta è il presente.»
«Cosa stai cercando di dirmi?»
«Che ne ho abbastanza della tua presenza silenziosa.»
Oliver gli ricordò: «Dalila è la madre di mio figlio. Se pensi che sia disposto a rinunciare a mio figlio per permetterti di vivere sereno la tua storia d'amore, ti sbagli di grosso.»
«No, Fischer, ti sto solo chiedendo di prenderti le tue responsabilità. Ne ho abbastanza di te che stai tra di noi senza mai fare il primo passo. Se vuoi stare con lei, diglielo. Se non vuoi stare con lei, sii chiaro e levati dai coglioni, nel limite in cui ti è consentito compatibilmente con le tue responsabilità di padre.»
«Tu mi chiedi chiarezza, io ti chiedo semplicemente di levarti dai coglioni. È mezzanotte passata e domani, per me, sarà un giorno di lavoro.»
«Anche per me.»
«Non mi risulta che tu sia nella sede della tua azienda di famiglia. Non sei qui per lavorare, ma per gironzolare ed essere d'intralcio a chi lavora.»
«Veramente sono qui per occuparmi di public relation» obiettò Pietro, «Ma questo non è, in ogni caso, un problema tuo.»
«Nemmeno quello che faccio io nella mia vita privata è un problema tuo» mise in chiaro Oliver. «Se non sei capace di tenerti stretto una donna, non devi venire a rompere il cazzo a me.»
«Però ti ho visto con la Roberts. Deve essere molto brava a consolare i vedovi inconsolabili, visto il modo in cui si atteggiava con te.»
«Sbaglio o ti ho già detto che non sono affari tuoi?»
«Il tuo punto di vista a questo proposito è totalmente irrilevante per me. L'ho vista strusciarsi contro di te davanti ai miei occhi, non vedo perché avrei dovuto girarmi dall'altra parte.»
«Anch'io vedo tante persone mostrare affetto le une con le altre, ma non per questo vado a impicciarmi nei loro fatti personali.»
«Capisco quello che vuoi dire, Fischer. Però non è elegante che tu ti metta a limonare con Selena Roberts, quando hai fatto credere a Dalila che la rifiuti perché nessuna donna può prendere il posto di tua moglie.»
Oliver non l'avrebbe mai ammesso apertamente, specie con un simile interlocutore, ma la considerazione di Pietro aveva senso e, come già gli era sembrato, Selena non aveva migliorato la situazione, ma l'aveva di gran lunga peggiorata. Si limitò a puntualizzare: «Io e Selena non stavamo limonando.»
«Lo so, non lo stavate facendo veramente, almeno» lo accusò Pietro. «Era tutta una finta, vero? Volevi continuare con la tua stupida idea di nascondere che sei sempre stato interessato a Dalila e...»
Oliver lo interruppe: «Ne ho abbastanza delle tue assurdità. Quello che è successo con Selena non sono fatti tuoi. Quello che faccio nella mia vita privata non ti riguarda e, a dire il vero, non è affare tuo nemmeno quello che fa Dalila.»
«Che non ti interessa, eppure continui sempre a parlare di lei.»
«Ne farei volentieri a meno, dato che è mezzanotte e un quarto. E farei a meno, in generale, di parlare con te a qualsiasi orario e di qualsiasi argomento. Lasciami in pace. Non abbiamo più scene del crimine da andare a esaminare.»
Pietro ribatté: «Deve essere il tuo atteggiarti a detective dilettante a fare impazzire le donne per te. Eppure...»
Oliver gli voltò le spalle e fece per allontanarsi.
Pietro cercò di fermarlo: «Non ho finito, Fischer.»
«Io sì» replicò Oliver. «Ci vediamo domani, se proprio non è possibile farne a meno.»
Si aspettava una replica da parte di Bruni, o che tentasse ancora una volta di trattenerlo, ma l'altro lo lasciò andare via.
Rientrò, salì in camera e, prima di andare a dormire, compose un messaggio per Edward, scusandosi per la propria reazione al bar. Lo rilesse e gli parve poco appropriato, quindi lo cancellò senza inoltrarlo.
***
Era tardi. Era molto tardi e Pietro aveva appena ricevuto una telefonata piuttosto invadente da parte di Marina. Non le era piaciuto il fatto che si fosse allontanato con Dalila, quella sera. Dopo la fine della loro relazione, non aveva fatto altro che ricordargli che la Colombari non era "alla sua altezza". Alla fine, aveva riattaccato sostenendo di essere stanco e di non avere tempo da perdere. Gli dispiaceva essere stato poco elegante nei suoi confronti, ma Marina non sembrava intenzionata a rinunciare a esercitare il proprio controllo su di lui.
Pietro era perfettamente consapevole di quanto fossero basse le possibilità di tornare insieme a Dalila, ma iniziava a temere che la presenza costante di Marina nella sua vita potesse ulteriormente abbassarle. Dopo la fine della telefonata, gli sarebbe piaciuto gettare via il cellulare, per non essere ricontattato, ma si trattenne e cercò di comportarsi come facevano la maggior parte delle persone normali per allentare la tensione: andò a controllare i propri profili social, dove tendenzialmente trovava soltanto notifiche inutili.
Trovò un messaggio diretto in attesa di approvazione. Il mittente era il trapper Cya'N'Hyde. Pietro spalancò gli occhi. Non aveva idea di cosa potesse desiderare da lui. Nonostante ai tempi in cui era fidanzato con Anna Russo avesse avuto a che vedere con certi personaggi, non si aspettava certo di essere contattato un giorno da un cantante dal dubbio talento canoro, dove dubbio era un complimento, considerato che Pietro riteneva il talento di Cya'N'Hyde totalmente nullo.
Il trapper gli scriveva, testualmente: "Ehi bro, ho un video che potrebbe interessarti."
Il messaggio era stato mandato pochi minuti prima. Esisteva la concreta possibilità che, rispondendo al messaggio, Cya'N'Hyde potesse dargli subito ulteriori delucidazioni.
Pietro non era davvero interessato ai filmati di cui il cantante era in possesso, ma il fatto che si fosse scomodato di contattarlo, per giunta a quell'ora, portava a pensare che ci fosse una ragione che, almeno al suo interlocutore, appariva valida.
"Di che video parli?" gli chiese.
Cya'N'Hyde visualizzò subito il messaggio, ma non gli scrisse, almeno per qualche minuto. Pietro vi aveva già rinunciato, quando trovò la replica del trapper.
"Stai ancora insieme alla fotografa?"
Pietro si irrigidì. Non si aspettava una simile domanda.
"Non sono cazzi tuoi."
"Scusa, bro... non voglio farmi i cazzi tuoi. Il video la riguarda, almeno credo."
"Bro lo dici a tuo fratello, in caso qualcuno abbia avuto la disgrazia di nascere dai tuoi stessi genitori. Non credo che tu abbia qualche video su Dalila."
"Bel nome, adatto a una bella figa come lei."
"Se mi hai contattato per fare delle allusioni sgradevoli sulla mia ex, puoi tornartene sulla strada a rapinare i passanti, cosa che nelle tue cosiddette canzoni sostieni di avere fatto fin dall'adolescenza prima del successo, nonostante in realtà tu abbia frequentato un liceo classico privato e poi ti sia laureato in lettere."
"Vedo che sei informato sul mio conto."
"Sì, e penso che tu sia un cretino a cantare certa roba. Non ti vergogni neanche un po' di come riesci a deturpare al contempo la lingua italiana e quella inglese?"
"Deturpare la lingua italiana e quella inglese mi consente di vivere senza lavorare. A te, invece, tocca affiancare tua sorella nella gestione dell'azienda di famiglia. Non ti invidio per niente. Secondo me non sei affatto contento della tua vita statica e priva di emozioni."
Pietro sbuffò. Non aveva idea di cosa desiderasse da lui quel cantante da quattro soldi con un nome ridicolo, ma iniziava già a rimpiangere la discussione con Oliver Fischer. Se non altro, in quel momento aveva avuto la fortuna di ritrovarsi a tu per tu con una persona in possesso di un certo buonsenso, il che non valeva per Cya'N'Hyde. Il fatto che avesse ragione sulla poca soddisfazione che provava rendeva il tutto ancora più irritante, anche se Pietro aveva una certezza: meglio imprenditore che cantante trap. Peraltro, sostenendo testualmente di non lavorare, l'ex fidanzato di Mara Mask sminuiva senza alcuna remora ciò che faceva il nome del successo.
Gli scrisse: "Se hai un video di cui parlarmi, abbi la decenza di venire al dunque. Altrimenti, per quanto mi riguarda, puoi tranquillamente andare a cagare."
Cya'N'Hyde scrisse quello che sembrava uno username. Dopodiché aggiunse: "Hai ST? Cercami là."
Pietro impiegò qualche istante prima di capire a che cosa il cantante si stesse riferendo. Quando gli fu tutto chiaro, iniziò ad avvertire una certa preoccupazione. Perché voleva essere contattato su SilentText? Che cosa c'era in quel video? Il fatto che Dalila fosse stata nominata non era affatto rassicurante.
Doveva scoprirne di più, e non solo per senso del dovere. Sia Cya'N'Hyde avesse avuto in mano qualcosa di compromettente e il suo intervento fosse riuscito a fermarlo, forse le possibilità che Dalila si dimenticasse una volta per tutte di Fischer e decidesse di tornare insieme a lui sarebbero aumentate.
Contattò Cya'N'Hyde su SilentText e rimase in attesa. Il trapper, tuttavia, non rispose. Era tardi, forse era già andato a dormire. Pietro decise di fare lo stesso e di tentare un nuovo contatto nella giornata che sarebbe seguita. Il tentativo, tuttavia, non sarebbe andato a buon fine.
***
Alysse Mercier sembrava serena. Del resto, dopo avere trascorso anni alla ricerca della verità sulla morte del marito, aveva finalmente ottenuto ciò che desiderava. Quanto scoperto non poteva che essere stato profondamente doloroso per lei, ma doveva essere arrivata alla conclusione che fosse meglio sapere, piuttosto che continuare a vivere nel dubbio.
Appariva molto più sorridente di quanto Oliver la ricordasse e la sua serenità non sembrava scalfita dai piccoli inconvenienti del suo status di telecronista e partner ufficiale di Yannick Leroy.
«Ho letto dei commenti davvero acidi su di me» gli confidò, nel primo pomeriggio di sabato. «C'è chi dice che non dovrebbe essermi permesso commentare la gara, dato che sto insieme a uno dei piloti della 101. Sono stata accusata di essere faziosa prima ancora di entrare in cabina di commento.»
«Non lamentarti troppo» ribatté Oliver. «Mi piacerebbe essere nelle tue condizioni. Invece l'unica ragione per cui mi è stato chiesto un intervento in una telecronaca è che sulla 101 svetta anche un riferimento a mia moglie, nonostante non sia presente.»
L'omaggio era stato deciso dai vertici della Vertigo. Dal momento che Tina avrebbe dovuto disputare la 24 Ore insieme a Leroy e Watanabe, il suo nome era stato aggiunto accanto a quello dei due titolari e del pilota che aveva preso il suo posto, già finito nell'occhio del ciclone per non essersi qualificato per la Cinquecento Miglia di Indianapolis, stesso destino toccato a Tina nella stagione precedente.
Alysse annuì.
«Sì, immagino che la mia situazione sia migliore della tua.»
Lo era di gran lunga, dal momento che Oliver avrebbe dovuto commentare la prima ora della gara insieme a Edward Roberts e a un telecronista che quest'ultimo considerava un incompetente, senza avere tutti i torti, a onore del vero. Non aveva potuto rifiutare, dato che gli era stato chiesto di parlare in memoria della moglie, ma l'idea di essere associato a un esaltato che faceva telecronache sensazionaliste non lo allettava più di tanto. In più, anche sedersi accanto a Roberts non era la migliore delle prospettive, dopo quanto era accaduto la sera precedente. Si era pentito di non avere inviato il messaggio che gli aveva scritto e, a ripensarci a mente più lucida, si rendeva conto che Edward, così come Selena, avevano semplicemente cercato di incoraggiarlo.
Dopo avere salutato Alysse, chiamò Dalila e le chiese se fosse impegnata. La Colombari gli assicurò che per lui avrebbe sempre trovato un po' di tempo e accettò di vederlo. Non diede spiegazioni per i fatti della sera precedente, ma si limitò a riferirgli: «Sono felice. Non vedo l'ora di raggiungere i miei colleghi a una delle postazioni dei fotografi. Ti ringrazio per avermi aiutata. È anche grazie a te, se sono qui.»
«Te lo meriti, i tuoi scatti sono bellissimi» ribatté Oliver. «Chissà, magari avrai qualcosa di nuovo da appendere nel tuo studio, accanto alla foto di Junior Silberblitz ai tempi della Formula 4.»
Dalila sorrise.
«Hai fatto lo stesso errore di Tina.»
«Ovvero?»
«Non è Silberblitz. Hanno caschi molto simili, ma non è lui. A quei tempi, Junior era già in Formula 2.»
«Oh.»
«Però chissà, magari potrò davvero aggiungere uno scatto di Junior Silberblitz» osservò Dalila. «Del resto, guida una delle hypercar, e anche una di quelle più belle.»
«Ti piace la livrea blu e rosa?»
«Moltissimo. Credo sia proprio la più adatta a un principe delle fiabe come lui.»
Oliver ridacchiò.
«Ricordo che un giorno, molti anni fa, anch'io e Roberts l'abbiamo paragonato a un principe delle fiabe, se non sbaglio. È stato poche ore prima che Roberts vincesse il titolo in Diamond Formula. È stata una delle prime conversazioni civili che ho avuto con Edward.»
«Salutalo da parte mia.»
«Quando?»
«Tra poco, quando lo raggiungerai.»
«Saremo in diretta. Non riuscirò nemmeno a dirgli quello che gli dovrei dire io.»
Più tardi Roberts gli rivolse un freddo cenno di saluto, quando Oliver prese posto per il proprio intervento in telecronaca. Lo speaker principale gli parve subito come un egocentrico che costruiva la narrazione su se stesso, anziché sulla competizione. Lo lasciò parlare a malapena, interrompendolo mentre raccontava di come Tina avesse deciso di ritirarsi dalle gare, l'anno precedente, per poi cambiare idea, convinta di avere ancora delle soddisfazioni da togliersi:
«Il suo sogno era quello di riuscire a prendere il via alla Cinquecento Miglia di Indianapolis, dopo la mancata qualificazione della stagione precedent-...»
«Una brutta ombra su una carriera altrimenti di successo! Ricordiamo che questa doveva essere invece l'ultima stagione di Tina Menezes, che il prossimo 9 luglio avrebbe compiuto quarant'anni! Non aveva ancora annunciato il ritiro, ma tutti sapevano.»
Oliver abbassò lo sguardo, cercando di non replicare. Tina era felice di essere stata scelta dalla Rocket-Vertigo. Per quanto avesse valutato la possibilità di lasciare dopo Indianapolis e Le Mans, questo era accaduto prima della chiamata. Il telecronista, tuttavia, aveva deciso che una propria opinione personale fosse la verità assoluta, mettendolo in una condizione in cui non potesse fare molto per replicare.
Cercò, tuttavia, di non fare passare quel messaggio come ufficiale: «A dire il vero, nonostante Tina avesse valutato il ritiro, non aveva ancora deciso al cento per cento che cosa fare. Ci sono piloti di quell'età in Formula 1 e, ancora di più, in Indycar. Per non parlare del mondiale di endurance, dove...»
Il telecronista lo interruppe di nuovo: «Sì, ma nel caso della Menezes tutti sapevano. I suoi giorni migliori erano ormai lontani e non c'erano grosse prospettive per lei. Si vocifera addirittura che Marina Forti stia valutando di uscire di scena con Echos, il main sponsor della Vertigo. Una simile scelta avrebbe affondato definitivamente la carriera di Tina.»
Senza lasciare a Oliver il tempo di pronunciare una sola parola, si affrettò a cambiare discorso, mettendoci in mezzo anche qualche teoria del complotto mai udita prima e in apparenza sprovvista di alcun senso logico.
Oliver si sentì addosso lo sguardo di Edward. Leggendogli il labiale, capì ciò che gli disse senza quasi emettere suono: «Lascialo perdere, non farci caso.»
Oliver fu molto sollevato di potere uscire dalla cabina di commento, alla fine del proprio intervento. Quando si allontanò, scrisse un messaggio a Edward, chiedendogli di vedersi, quando gli fosse stato possibile.
Roberts era impegnato nella telecronaca fino alle prime ore della serata, quando sarebbe stato sostituito da un collega. Quando terminò il proprio turno, gli rispose dandogli appuntamento per un'ora più tardi.
Si incontrarono da soli, il che fu un sollievo per Oliver. Avrebbe evitato volentieri di fare certi discorsi in presenza di Selena.
Si fissarono in silenzio per qualche istante, infine Edward affermò: «È stato un successo. Sono riuscito a resistere tutte queste ore insieme a quel cretino! Non so come tu sia riuscito a sopportare, quando si è messo a dire stronzate su tua moglie!»
Oliver sospirò.
«Tutti diciamo qualche stronzata, ogni tanto, non credi?»
«Ti riferisci a me? Non avrei dovuto insistere, ieri sera.»
«Veramente parlavo di me. Non avrei dovuto prendermela così tanto, solo perché tu e Selena mi avere consigliato di fare qualcosa, se mi piace Dalila.»
«Quindi ti piace?»
«Non ti ho chiesto di vederci per parlare di questo. Volevo scusarmi per quello che ho detto, a proposito di quando stavo insieme a Selena. Non...»
Edward lo interruppe: «Se Selena è sposata con me da anni, aveva le sue buone ragioni, non credi? Non importa quello che hai detto. Parla con Dalila. Dille chiaramente che, al momento, non sei sicuro di potere iniziare una relazione con un'altra donna, ma che non sei indifferente a quello che provi per lei.»
«E se non le bastasse?» obiettò Oliver.
«Non sei il suo unico spasimante» replicò Edward. «Non penso che resterà da sola a vita, se non è quello che desidera.»
«Mhm.»
Oliver stava pensando a qualcosa di sensato da dire, quando Selena si palesò accanto a loro. Sorrideva con aria angelica, tanto che, anche se fossero stati soli, Oliver non avrebbe avuto il coraggio di riferirle che il suo tentativo di aiutarlo, la sera precedente, non era andato a buon fine.
«Tutto bene?» chiese Selena.
Oliver annuì.
«Diciamo di sì.»
Selena spostò lo sguardo dall'uno all'altro.
«Sicuri?»
«È tutto a posto, Selena» la rassicurò Oliver. «Ho detto a Edward quello che gli dovevo dire. Ho sistemato tutto.»
Selena sorrise.
«Com'è andata la telecronaca?» domandò allora, rivolta al marito. Volle sapere, poi, da Oliver: «È stata molto dura?»
«Uno strazio» ammise Edward.
Oliver cercò di essere accomodante: «Poteva andare peggio.»
«E Dalila?» chiese Selena.
«Immagino stia lavorando» rispose Oliver.
«A dire il vero, circa un'ora fa l'ho vista mentre beveva un drink insieme a Bruni» precisò Selena.
Edward osservò: «Potevi anche evitare brutte notizie.» Posò una mano su una spalla a Oliver. «Mi dispiace, Fischer, temo che sia ormai troppo tardi.»
Selena chiarì: «Ho detto che stavano bevendo qualcosa insieme, non che stavano amoreggiando.» Si rivolse a Oliver. «Non essere pessimista, secondo me hai ancora la possibilità di giocare le tue ultime carte.»
Oliver alzò gli occhi al cielo.
«Non credo ci siano carte da giocare. In più, temo che sarei un pessimo giocatore.»
***
Per l'ennesima volta, dalla notte tra venerdì e sabato, Pietro si sedette e controllò SilentText. Non aveva ancora ricevuto nulla da parte di Cya'N'Hyde, e dire che questo non aveva esitato, quando si era trattato di metterlo al corrente di un presunto video che avrebbe potuto apparirgli interessante. Chissà se quel filmato esisteva veramente. Pietro iniziava a dubitarne e, nonostante avesse ben altro di cui preoccuparsi, almeno in linea teorica, la sua mente tornava a focalizzarsi sui messaggi che si era scambiato con il trapper.
Si chiese Cya'N'Hyde non avesse letto quanto gli aveva scritto. Forse non aveva accesso a SilentText? Il fatto che l'avesse contattato tramite un comune social network non significava che, necessariamente, potesse accedere a un'applicazione che doveva avere installata solo sul telefono personale. Decise, quindi, di tornare a contattarlo laddove il cantante l'aveva cercato, ricordando solo all'ultimo momento che il messaggio su SilentText risultava visualizzato da più di un giorno e mezzo.
Si chiese, per un attimo, se fosse meglio desistere. Tuttavia, alle 18.00 passate della domenica, intendeva chiudere un discorso ormai in sospeso da tanto. In bacheca trovò numerosi post sul risultato della 24 Ore di Le Mans, terminata da un paio d'ore, incluso qualcuno che criticava "il pessimo risultato della Vertigo". Pietro sospirò. A quanto pareva il mondo era pieno di gente che non sapeva nulla, che riteneva opportuno dibattere a proposito di qualsiasi argomento.
Avrebbe voluto scrivere a uno di quei soggetti: "Sei un cretino, la Vertigo non si è mai posta come un top-team. Non poteva competere con le hypercar delle squadre di prima fascia, e se tu non fossi una testa di cazzo lo capiresti da solo."
Non sarebbe stato opportuno. Era un profilo con tanto di nome, cognome e fotografia: se solo avesse osato macchiarsi di un simile misfatto e avesse dato scandalo, Marina gliel'avrebbe rinfacciato per anni e anni.
Aprì i messaggi privati e scrisse a Cya'N'Hyde: "Ti ho contattato su ST, ma non mi hai risposto. Che fine hai fatto? Per caso quel video non esiste?"
Rimase in attesa, ma non accadde nulla. Aggiunse un secondo messaggio: "Ti sei inventato tutto?"
Rilesse la loro conversazione della notte tra venerdì e sabato. Le allusioni su Dalila lo fecero rabbrividire per un attimo, ma bastò poco per tornare alla realtà e alla conversazione che aveva avuto con Dalila la sera precedente. Per un attimo, quando la sua ex gli aveva proposto di bere qualcosa, si era illuso che ci fosse ancora qualche speranza per loro. Non era andata così e, anzi, Dalila aveva approfittato di quell'occasione per mettere in chiaro una volta per tutte che la loro relazione era terminata.
Mentre pensava ancora a quello che si erano detti, Cya'N'Hyde gli scrisse: "Avevo da fare."
Pietro sospirò.
«Che deficiente! Perché non se ne va a lavorare, se proprio non sa cosa fare?»
Gli ricordò: "Sei tu che mi hai cercato e mi hai dato il tuo contatto su SilentText. Mi hai detto che hai un video che riguarda Dalila!"
Cya'N'Hyde ribatté: "Ho visto che era a Le Mans. È stata pubblicata una sua foto insieme a quel giornalista che è stato sposato con la Menezes."
Pietro sussultò.
"Cosa vuoi da me?"
"Assolutamente niente" gli assicurò Cya'N'Hyde.
"Allora perché non fai altro che alludere a Dalila, come se volessi convincermi a starti a sentire a tutti i costi?"
"Si chiama Oliver Fischer, vero? Ho raccolto un po' di informazioni su di lui."
"Non ti riguarda."
Il trapper gli intimò: "Vieni su ST. Ho molte cose da dirti."
Pietro azzardò: "Mi darai buca di nuovo?"
Cya'N'Hyde non rispose più a quella chat. In compenso si fece vivo su SilentText.
"Eccomi qua."
"Bene. Mi fa piacere che ti sia deciso. Vuoi farmi perdere dell'altro tempo o vuoi venire al dunque?"
"Stai già perdendo abbastanza tempo da solo, nella tua vita privata. Con tutti i soldi che hai, non sei capace di pagare qualcuno che tagli la gola a Fischer? Così te lo toglieresti di torno una volta per tutte."
Pietro si alzò in piedi, appoggiando il telefono sul tavolo. Iniziò a camminare avanti e indietro, consapevole di quanto la situazione stesse degenerando. Per quale motivo un cantante con il quale non aveva mai avuto contatti personali fino a quel weekend gli stava consigliando di commissionare l'omicidio del suo rivale in amore? Quanto c'era di serio in quelle parole?
Tornò al proprio posto. Si sedette, riprese in mano lo smartphone e digitò: "Non capisco che cosa vuoi da me. Perché non cerchi di essere un po' più chiaro?"
Cya'N'Hyde insisté: "Sei proprio sicuro di non volerti sbarazzare di quel giornalista e di vivere il tuo sogno d'amore insieme alla tua cara fotografa?"
Pietro sbuffò.
"Stai iniziando a stancarmi! Non siamo dentro al testo di una delle tue volgari canzoni di merda!"
Il trapper chiarì: "Non sto parlando di ammazzarlo. A quello, ci devi pensare tu, io non mi sporco le mani per faccende che non mi riguardano. Per come la penso io, Dalila Colombari può anche sposarselo, quel giornalista. Però ho un certo grado di popolarità, potrei infamarlo pubblicamente e mettere fine alla sua carriera professionale, se tu fossi disposto a fare qualcosa per me."
"E il video?" volle sapere Pietro.
"Vorrei condividerlo, ma non vorrei che si sapesse che ci sono io dietro la sua condivisione" affermò Cya'N'Hyde. "Araceli non vuole che mi comprometta e, in effetti, non voglio compromettermi nemmeno io."
"Cosa c'è in questo video?"
"Lo diffonderai, se mi invento qualcosa che danneggi Oliver Fischer?"
"Perché lo stai chiedendo proprio a me, e in cambio della tua diffamazione bei suoi confronti?"
"Perché non mi vengono in mente altre persone che possano essermi d'aiuto. Tu, con una buona motivazione, potresti farlo. Di Fischer non mi interessa nulla. Se preferisci qualcos'altro, in cambio, possiamo parlarne."
Per l'ennesima volta, Pietro pensò che una persona sana di mente e con la testa sulle spalle avrebbe messo fine quella chat e avrebbe bloccato Cya'N'Hyde, per avere la certezza che non si facesse vivo di nuovo. Non aveva alcuna intenzione di ricorrere ai suoi servizi per mettere fine alla carriera professionale di Oliver. Per quanto lo riguardava, Fischer poteva continuare a fare il giornalista per i decenni a venire. Il filmato che il trapper continuava a menzionare, però, suscitava il suo interesse e desiderava scoprirne di più.
Gli scrisse: "Stasera parto per tornare in Italia. Dimmi dove e quando possiamo vederci, poi ci incontriamo."
Cya'N'Hyde gli domandò: "Stai accettando la mia proposta?"
"Prima voglio sapere in che cosa potrei esserti d'aiuto" scrisse Pietro. "Non faccio mai accordi a scatola chiusa e non accetto proposte prima di sapere che cosa mi venga effettivamente proposto."
Cya'N'Hyde rispose con un'emoticon sorridente, prima di aggiungere che si sarebbe messo in contatto con lui per decidere in che luogo e con quali modalità incontrarsi.
Pietro spense lo schermo del telefono, borbottando: «Questo coglione mi trascinerà nella merda.»
Proprio in quel momento, la porta si spalancò.
«Marina!» esclamò Pietro. «Non usa più bussare?»
«Con chi parlavi?» gli chiese la sua sorellastra. «È da mezz'ora che ti cerco! Che cosa ci fai qui? Dobbiamo vedere i vertici della Vertigo!» Sorrise, compiaciuta. «Un ultimo sforzo, presto non avremo più niente a che fare con questa gente. Resistere fino a commemorare Tina Menezes qui a Le Mans era il minimo, per ripulire la nostra immagine...»
Pietro la interruppe: «Ho un forte mal di testa. Vai tu e chiedi scusa per la mia assenza.»
Marina lo guardò con aria di disapprovazione, ma gli voltò le spalle e se ne andò senza dire nulla. Pietro si lasciò andare a un sospiro, per poi chiedersi subito per quanto tempo avrebbe avuto la fortuna di essere lasciato in pace. Sperava gli fosse concesso almeno qualche minuto di tregua.
***
Oliver stava lavorando incessantemente da un paio d'ore, o almeno ci stava provando. Il fatto che vi fosse Mirko, sul seggiolone accanto a lui, l'aveva portato a intraprendere altre scelte. Stava mostrando al figlio un cartone animato sullo schermo del computer portatile, sul quale, in linea teorica, avrebbe dovuto continuare a scrivere. Aveva accettato di realizzare un pezzo in cui riflettere, a posteriori, sull'edizione della 24 Ore di Le Mans disputata dieci giorni prima e su quanto certi valori mostrati a Sarthe avrebbero potuto influenzare gli equilibri futuri del World Endurance Championship.
Avrebbe dovuto rimettersi a lavorare, ma Mirko rideva guardando le scene del cartone animato e non se la sentiva di tornare alla realtà. Si limitò ad affermare: «Alla fine dell'episodio, torno a riprendere le mie faccende.»
Proprio in quel momento il campanello suonò. Oliver non aspettava nessuno. Si alzò e, senza nemmeno togliere gli occhiali che portava quando usava il computer, si diresse verso la porta.
L'ospite inatteso doveva essere dentro, e non fuori dal cancello, dal momento che iniziò a bussare alla porta.
«Chi è?»
«Aprimi» gli intimò una voce, che Oliver riconobbe come quella di Pietro Bruni.
«Cosa vuoi?»
«Ti ho detto di aprire la porta.»
«Non mi sembra di averti invitato, quindi prima fammi il piacere di dirmi che cazzo vuoi.»
«Apri, Fischer» insisté Pietro. «Ti devo parlare subito.»
«Non sono sicuro di avere qualcosa da dirti» replicò Oliver.
«Beh, io sì, quindi apri questa porta. Non me ne vado finché non hai aperto e, dal momento che prima o poi dovrai uscire, presto o tardi succederà.»
Sbuffando, Oliver aprì. Pietro Bruni rimase immobile sulla soglia. Aveva l'aria impeccabile come al solito. Giorno dopo giorno, iniziava a capire come mai Dalila avesse perso la testa per lui, in passato.
«Sono in casa con mio figlio» puntualizzò Oliver. «Di qualunque cosa tu voglia discutere, cerca di farlo in toni civili. Non voglio che Mirko si spaventi.»
Pietro accennò un sorriso e replicò, in tono sprezzante: «Hai un'idea così bassa di me, Fischer? Non sono venuto per turbare la quiete pubblica. Lo so che se fossimo in un film di bassa lega, non appena mi hai aperto la porta, avrei dovuto tirarti un cazzotto in faccia e metterti a terra. È esattamente quello che avrei voluto fare quando Dalila mi ha detto che tra noi era definitivamente finita, perché ti ama ed è disposta ad aspettarti per tutta la vita, ma non sono un personaggio di un B-movie... purtroppo, mi verrebbe da dire, perché in tal caso la mia azione immediatamente successiva sarebbe mollare tutto e reinventarmi come barman ai Caraibi.»
«E allora perché non lo fai?»
«Sbatterti a terra come un sacco di patate o lasciare l'azienda per andare a fare il barista? Nel primo caso, preferisco scegliere avversari alla mia altezza, quindi non un intellettuale come te. Nel secondo, non ho la più pallida idea di come si prepari un cocktail e forse sono un intellettuale anch'io.»
«Bene, ora che abbiamo appurato questo, puoi spiegarmi cosa vuoi?» chiese Oliver. «Stavo lavorando. Anzi, a onore del vero stavo facendo vedere un cartone animato a mio figlio sul computer con cui avrei dovuto lavorare, ma in ogni caso non mi aspettavo questa visita. Immagino che ci sia un motivo serio, se sei qui.»
«Non sono innamorato di te, se è questo che ti stai chiedendo.»
«La cosa mi rende sollevato. Se fossimo in una storia, tuttavia, i lettori potrebbero esserne molto delusi. Magari speravano che al ventiquattresimo e ultimo capitolo io e te saremmo diventati una coppia.»
Pietro azzardò: «Perché ventiquattro capitoli?»
«Omaggio a Le Mans» rispose Oliver. «Se vuoi sapere perché sia l'ultimo, è perché non c'è nulla da aggiungere: il mistero che stavo inseguendo è risolto, ormai ho chiaro quale sia la mia strada...»
Pietro non lo lasciò finire: «Non aggiungere altro. So cosa stai per dirmi, basta lavorare un po' di fantasia. Immagino che Dalila si sia dichiarata, che tu abbia finito per baciarla e che le abbia detto qualche stronzata a proposito del fatto che vuoi andarci piano perché non sai se è la cosa giusta, anche se dentro di te sai già che vuoi stare con lei. Hai solo paura che sia troppo presto, di quello che penserebbe Tina se potesse vederti.»
Oliver avrebbe voluto replicare, ma non ne ebbe la forza. Si limitò a chiedere: «Cosa sei venuto a fare? Non puoi semplicemente metterti il cuore in pace e levarti di mezzo?»
«Non hai capito un cazzo, Fischer. Sono qui perché il mistero non è risolto, non del tutto, almeno.» Finalmente Pietro varcò la soglia e si richiuse la porta alle spalle. «Posso entrare?»
«Ormai sei già entrato.»
Oliver lo invitò a seguirlo e, quando tornò nella stanza nella quale lavorava, trovò Mirko immerso nella contemplazione del monitor senza più immagini, dopo la fine del cartone animato.
Senza aspettare un invito, Pietro scostò una sedia e si accomodò.
«Ho ricevuto un video interessante da una persona che vorrebbe renderlo pubblico, ma non se la sente di diffonderlo in prima persona. Mi ha chiesto di farlo io e, in cambio, ti avrebbe distrutto.»
Oliver sussultò.
«Che cosa?!»
«Siediti, Fischer» lo pregò Pietro. «Non hai nulla di cui preoccuparti.»
«Qualcuno mi vuole distruggere e io dovrei stare tranquillo?» Oliver si mise a sedere. «Perché me lo stai riferendo?»
«Perché ho solo finto di accettare il suo scambio per impossessarmi del video» chiarì Pietro.
«E se il tuo amico decidesse di distruggermi lo stesso?»
«Per prima cosa, Cya'N'Hyde non è mio amico. In secondo luogo, non ha niente contro di te. Ha solo fatto il tuo nome come esca.»
«Cosa c'è in quel video?»
«In quello integrale, che purtroppo non possiedo, Cya'N'Hyde e Mara Mask decidono di raccontarsi un segreto scabroso, su proposta di lui. Cya'N'Hyde racconta una mezza stronzata. Mara Mask, invece, riferisce qualcosa che dà i brividi. Pare che quel mezzo cantante l'abbia ripresa a sua insaputa e che abbia usato quello stratagemma per estorcerle una confessione compromettente. Mara amava diffamare le persone. Cya'N'Hyde avrà voluto tutelarsi, avere in mano qualcosa da usare contro di lei, casomai gli si fosse rivoltata contro. Infatti, quando si è messo insieme ad Ara Sky, Mara ha usato una certa moderazione nei suoi confronti.»
Oliver volle sapere: «Cosa c'è in quel video?»
Pietro prese fuori lo smartphone dalla tasca dei pantaloni e lo posò sul tavolo. Digitò qualcosa, poi passò il telefono a Oliver.
«Guarda tu stesso.»
Mara Mask fece la propria comparsa trionfale. Non sembrava avere né le ciglia finte né il solito trucco pesante. La sua voce era chiara e tagliente: «Il mio segreto più scabroso è qualcosa a cui probabilmente non crederai, ma ti assicuro che è tutto vero. È stato molto tempo fa, quando ancora non ero famosa, ma desideravo diventarlo. Ho partecipato a delle sfide sul dark web. Senza i social era più difficile, ma il mio desiderio di celebrità era forte e non mi sarei fermata davanti a difficoltà di poco conto. Non potevo immaginare, però, di prendere parte a una challenge di cui avrei perso il controllo. Era tutto molto semplice. Nell'albergo dove lavoravo c'era un cliente che aveva seri problemi di salute. Ho letto i suoi referti, aveva già avuto un infarto e doveva sottoporsi a un intervento a cuore aperto, qualche mese dopo. Ho scoperto che, oltre ai farmaci che prendeva ogni giorno per quella condizione, gli erano state prescritte delle pillole da portare sempre con sé, una sorta di "salvavita" in caso si fosse sentito male.»
Oliver domandò: «Che cazzo mi stai facendo ascoltare? Ormai Mara Mask è morta, non...»
Pietro lo interruppe: «Non solo lei! Ascolta quello che dice! È entrata di nascosto nella stanza di quel cliente mentre questo era in bagno e gli ha rubato le pillole d'emergenza, per una stupida challenge!»
Senza alcun turbamento, Mara Mask riferiva quanto successo in seguito: «Più tardi, in corridoio, l'ho visto sentirsi male. È stato divertente, all'inizio. Sembrava gli mancasse il respiro. Si è portato una mano sul petto, poi si è avviato a fatica verso la sua camera. Mi sono detta: "è suggestione, ha una paura marcia che gli stia succedendo qualcosa". E invece stava male davvero. Non so se una di quelle pillole avrebbe potuto salvargli la vita ma, per non correre rischi, quando sono entrata nella sua stanza e l'ho trovato accasciato a terra, gliele ho messe sul tavolo. Poi sono andata fuori. Poco dopo un uomo è andato da lui. Ammetto che allora ho avuto un po' di paura. Però non mi ha vista. Io, invece, ho visto lui, quando è uscito senza dare l'allarme. Penso che mi tema ancora, ma a dire il vero, al momento, avevo in testa solo un dubbio: era meglio rinunciare alla challenge? Era meglio di sì, anche se mi costava tanto. Alla fine del turno sono andata a svagarmi in un bar, o almeno ci ho provato: il barista e alcuni clienti non facevano altro che fare caciara parlando di Rocket Boy. Uno mi ha chiesto qualcosa che non ricordo e gli ho risposto che era scandaloso che il suo rivale, barando, fosse riuscito a batterlo, vincendo il titolo. Era quello che volevano sentirsi dire. I fanboy sono gentaglia. Se solo fossero interessati alle ciglia finte, sarebbero il mio pubblico target. I migliori, però, li ho trovato poco tempo fa, leggendo un articolo su Xavier Delacroix e Valerio Villa. Non avevo più pensato alla faccenda dell'albergo. Quell'uomo era Villa. Alcuni fan di Delacroix erano compiaciuti che fosse morto. Mi sarebbe piaciuto dire loro che forse avevo contribuito a realizzare il loro sogno.»
Oliver aveva ascoltato quelle parole con gli occhi spalancati e la cosa non cambiò nel sentire che l'articolo era suo e che Mara Mask aveva ingaggiato Selena Roberts perché era amica sua.
Il video si concludeva con quell'ultima rivelazione. A quel punto, Pietro gli domandò: «Cosa ne pensi?»
Oliver abbassò lo sguardo.
«Non so cosa pensare.»
«Non so cosa fare» gli confidò Pietro. «Se sono qui, è perché il detective sei tu.»
«Quindi sei venuto a portarmi la patata bollente?»
«Valerio Villa era il padre di Dalila. Io non sto più con lei, adesso. La decisione spetta a te.»
Il campanello suonò. Oliver guardò l'orologio.
«Cazzo, deve essere lei!»
«Ti preoccupa che mi trovi qui?» ribatté Pietro.
«Mi preoccupa il fatto che dovremo spiegarle perché sei qui» rispose Oliver. «Non penso che crederebbe alla scusa della visita di cortesia.»
«Dille tutto» gli suggerì Pietro. «Lascia che decida lei. Ti mando il video via e-mail, okay?»
Oliver non rispose. Andò ad aprire la porta a Dalila, che si avviò a passo spedito verso quella che pensava fosse la stanza in cui si trovava Mirko. Purtroppo era la stessa in cui era presente anche Pietro. Dalila rimase senza parole per qualche istante, infine volle sapere da Bruni: «Cosa ci fai qua? Sei venuto a dare problemi?»
Pietro scosse la testa.
Dalila insisté: «Sei venuto a dare problemi! Eppure mi sembrava di essere stato chiaro. Devi lasciare in pace Oliver. E adesso alza il culo da quella sedia e vattene!»
Oliver intervenne: «Non è come pensi. Mi ha portato un video che riguarda tuo padre. Devi vederlo anche tu.»
Dalila parve comprendere la serietà della situazione. Guardò il filmato in silenzio e rimase in silenzio alla fine, con le lacrime agli occhi.
«Mi dispiace» affermò Pietro. «Non potevo fare finta di niente.»
«No, ti ringrazio» rispose Dalila. «Dovevo sapere.»
«Invio il video a tutti e due» concluse Pietro, prima di alzarsi in piedi. «Lascio ogni decisione a voi.» Si rivolse a Oliver. «Non preoccuparti di Cya'N'Hyde. Ormai si sarà già dimenticato di te.» Accennò un sorriso. «È stato un piacere indagare con te, Fischer. Se mai dovesse capitare sulla mia strada qualche altro cadavere, verrò a cercarti.»
Oliver scosse la testa, accennando a Mirko.
«Non ci pensare nemmeno. Sono un family man, adesso.»
Pietro ammise: «In effetti, questo complica le cose. Cerca di non farti ammazzare, almeno per lui. Se tu dovessi venire a mancare, sono sicuro che sarei in grado di consolare Dalila, ma non penso che me la caverei bene come padre.»
Oliver gli scoccò un'occhiata di fuoco.
«Manda quel maledetto filmato e vattene fuori da casa mia, prima che ti butti fuori io a calci nel culo!»
«Rilassati, scherzavo» ribatté Pietro. «Vi ho già inoltrato il video. È abbastanza pesante, ci metterà qualche minuto, prima di arrivare.» Si allontanò. «Non importa che mi accompagni, Fischer, conosco la strada.»
Oliver rimase solo con Dalila, ancora in lacrime.
«Possiamo fare finta che non sia mai successo» le assicurò.
«Oh, no, non possiamo» replicò Dalila. «Hai sentito Mara. Hai sentito la sua indifferenza... addirittura il suo compiacimento, nell'affermare che forse era stata responsabile della morte di mio padre. Ha scaricato le colpe su Maurizio, che ha fatto scelte deplorevoli, e se ne vantava. Silvani è un bastardo, ma non possiamo far passare Mara Mask per una vittima innocente. Non lo è mai stata.»
Oliver annuì.
«Suppongo che tu abbia ragione.»
Il suo telefono vibrò. Doveva essere la notifica dell'e-mail ricevuta da Pietro. Il video registrato dal trapper Cya'N'Hyde era finalmente in possesso suo e di Dalila. Non sapeva ancora con esattezza come muoversi, ma aveva la certezza che rendere nota la verità fosse la cosa giusta.
*** FINE ***
MILLY SUNSHINE // Mentre la Formula 1 dei "miei tempi" diventa vintage, spesso scrivo di quella ancora più vintage. Aspetto con pazienza le differite di quella attuale, ma sogno ancora uno "scattano le vetture" alle 14.00 in punto. I miei commenti ironici erano una parodia della realtà, ma la realtà sembra sempre più una parodia dei miei commenti ironici. Sono innamorata della F1 anni '70/80, anche se agli albori del blog ero molto anni '90. Scrivo anche di Indycar, Formula E, formule minori.
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Milly Sunshine