Il ventiduesimo capitolo de "L'Eco della Vertigine".
Buona lettura! *-*
Ogni volta in cui Alysse faceva visita a Oliver Fischer, la casa di costui le sembrava sempre più spettrale. Nella solita stanza, ogni volta si soffermavano sullo stesso argomento, al quale non vi era più modo di sfuggire. Tempo prima, Fischer le aveva suggerito di accompagnare Yannick ai gran premi asiatici, in modo da essere il più lontana possibile da chi avrebbe potuto farle del male, ma Alysse non se l'era sentita di accontentarlo. Nonostante davanti al collega affermasse senza mezzi termini di essere convinta che Maurizio avesse ucciso Alexandre, una parte di lei si rifiutava di credere a quella teoria. Avrebbe di gran lunga preferito scoprire che suo marito si era tolto la vita, come tutti avevano sempre accettato, piuttosto che arrendersi a una simile ipotesi.
Non le sarebbe importato se Silvani avesse davvero lasciato che Valerio Villa morisse. Certo, non avrebbe avuto una buona opinione di lui, ma avrebbe potuto accettarlo. In fondo non sapeva nulla dei rapporti esistenti tra quei due. Ciò che non tollerava era il pensiero che proprio Maurizio, un uomo che Alex stimava e del quale si fidava, fosse l'assassino che per anni aveva sognato di riuscire a smascherare. La stessa Alysse aveva provato quella stima e si era fidata di lui, avere la certezza assoluta che si fosse la sua mano dietro la morte del marito sarebbe stato devastante.
Non l'avrebbe mai affermato in presenza di Oliver Fischer, ma sperava nella "femme fatale". Sarebbe stato estremamente sgradevole anche quel caso, dato che la Colombari era stata un'amica di Alex, in passato, ma in fondo suo marito non le aveva mai parlato di Dalila, poteva avere delle buone ragioni per averla estromessa dalla propria vita. L'amica di Fischer aveva sostenuto che la motivazione del loro allontanamento era stata un fidanzato geloso, ma non era così impossibile che si trattasse di una scusa che si era inventata affinché non le fossero chieste ulteriori spiegazioni. Negli anfratti più nascosti della propria mente, Alysse sperava che fosse scomparsa perché si era sentita a rischio di essere smascherata. Restava da chiedersi che fine avesse fatto Maurizio, allora, dato che da diversi giorni non dava notizie di sé, ma Alysse non si sarebbe stupita troppo di saperlo morto. Anzi, l'avrebbe preferito passato a miglior vita per mano della Colombari, piuttosto che assassino di suo marito. Il dolore sarebbe stato immenso, ma non tanto quanto quello che avrebbe provato se fosse stata certa di essere stata ingannata dalla persona che più di ogni altra le era stata vicina quando aveva messo in chiaro di volere arrivare alla verità.
Fischer, ovviamente, non prendeva nemmeno in considerazione l'idea che la madre di suo figlio potesse avere ucciso più persone e Alysse era propensa a ritenere che nulla sarebbe cambiato nemmeno se il piccolo Mirko non fosse mai stato concepito. La sua opinione era che, al di là del fatto che Oliver avesse sinceramente amato Tina Menezes, fosse irreparabilmente affascinato da Dalila. Non si sarebbe stupita affatto se un giorno quei due si fossero messi insieme, a condizione, ovviamente, che la Colombari non avesse morti sulla coscienza. In quel caso, il fascino femminile non avrebbe più avuto alcun valore: Alysse era certa che, messo di fronte a prove concrete, Oliver non avrebbe mai accettato di condividere la propria vita con una pluriomicida.
Oliver era preoccupato per Dalila, e non poteva essere altrimenti, considerando che aveva fatto perdere le proprie tracce di punto in bianco, senza avvisare nessuno, abbandonando il bambino in casa da solo e lasciando la porta aperta. Insisteva che fosse stato un rapimento, così come la signora Enrica Colombari, ma Alysse aveva il forte dubbio che fossero entrambi troppo di parte.
Per un attimo immaginò cosa sarebbe potuto accadere, se avesse osato formulare quei pensieri ad alta voce. Molto probabilmente, Oliver le avrebbe intimato di uscire da casa sua e di non tornarvi mai più, oppure avrebbe preteso delle prove, che Alysse ovviamente non aveva. In alternetiva, l'avrebbe tacciata di volere difendere Maurizio Silvani in nome di un'amicizia che non aveva più senso di esistere, quindi era meglio restare in silenzio e accettare l'idea che fosse Oliver a dettare un eventuale piano d'azione, se mai ce ne fosse stato uno di possibile attuazione.
Fisher sembrava averne già valutato uno, dato che affermò: «Dobbiamo scoprire cos'abbia fatto Dalila nei giorni antecedenti alla sparizione. So che un pomeriggio non è andata allo studio. Nessuno l'ha vista da quelle parti, nonostante avesse salutato il proprietario del negozio vicino, alle 12.30, con le parole "ci vediamo oggi pomeriggio". Gli ho parlato ieri, dice di essere assolutamente certo che sia stato proprio quel giorno, perché sono accaduti, nella stessa giornata, dei fatti privati che lo riguardano, quindi è sicuro di non sbagliare data. È sicuro anche che Dalila gli abbia rivolto quelle esatte parole.»
«Magari la Colombari ha cambiato idea» obiettò Alysse, «Oppure aveva un impegno fuori dallo studio, a cui non aveva pensato quando ha salutato il tizio del negozio vicino.»
«Sulla sua agenda non c'è nulla, me l'ha confermato la signora Enrica.»
«Non tutto si scrive su un'agenda.»
«Lo so, è avventato dare per scontato che abbia deciso di assentarsi per un impegno personale, ma credo sia opportuno valutare tutte le possibilità» insisté Oliver, «Specie considerate le assurde voci che girano su di lei.»
«Che abbia ucciso Mara Mask?»
«Proprio quelle.»
Alysse si morse la lingua per non replicare che quelle voci non erano poi così assurde. Anzi, il fatto che potesse avere eliminato l'influencer era di gran lunga più spiegabile rispetto all'avvelenamento di Alexandre, nonostante quell'idea potesse essere allettante. Il fatto che i due si fossero conosciuti piuttosto bene non era sufficiente. La maggior parte della gente non avvelenava con il cianuro il tè dei propri amici, nemmeno dopo l'eventuale fine dell'amicizia. Sarebbe servito qualche indizio concreto, se proprio non si potevano trovare prove.
«Non dici niente, Alysse?» le chiese Oliver, facendola avvampare.
Per caso le aveva letto nella mente? Voleva evitare polemiche e incomprensioni, quindi si limitò a domandare: «Come pensi di scoprire dove sia stata o chi abbia visto?»
«Andando per esclusione» rispose Oliver. «Ho già chiesto a Pietro Bruni se l'abbia incontrata. Non si sono visti, quel giorno. Bruni veva una riunione di lavoro e, prima che tu me lo chieda, si è svolta in presenza. Era molto lontano da qui e lo era anche il giorno della scomparsa quindi, qualunque cosa sia successa, non c'è dietro lui, a meno che, ovviamente, Dalila non sia andata volontariamente a raggiungerlo. Però non sarebbe andata via volontariamente lasciando Mirko da solo, tenendo la porta aperta e senza portare con sé i propri effetti personali.»
«Vuoi fare la stessa domanda a tutti quelli che la conoscono?» obiettò Alysse. «Vuoi chiedere loro se avevano visto Dalila quel giorno? Mi sembra un po' avventato.»
«Voglio iniziare dai suoi amici» puntualizzò Oliver, «Quindi è giunto il momento di andare a parlare con don Sergio.»
«Con chi?»
«Con il prete che ha celebrato il funerale di Tina. È un caro amico di Dalila. Dobbiamo andare da lui. Vieni con me?»
«Intendi dire adesso?»
«Sì.»
«Ci sta aspettando?»
«No, ma la casa del Signore è sempre aperta.»
«La casa del Signore, appunto, non quella del prete! A meno che non sia il rappresentante di Dio in Terra, ma mi risulta che quel ruolo spetti al Papa.»
«Credo sia più facile farsi ricevere da don Sergio che non dal Papa. Comunque sia, dobbiamo andare da lui. Non saprei chi altro possa aiutarci. Dalila è una persona aperta e socievole, ma non ha molti amici stretti.»
Alysse borbottò: «Chissà perché, ma la cosa non mi stupisce affatto.»
Oliver le riservò un'occhiata gelida, ma ebbe l'accortezza di non dire nulla, oppure semplicemente ritenenne che non fosse il momento per farlo: era molto probabile che anche la madre di suo figlio divenisse per lui un mero argomento di indagine e che ogni allusione negativa nei suoi confronti, anziché infastidirlo in quanto tale, gli sembrasse una perdita di tempo, se fuori contesto.
Alysse tornò a osservare: «Potrebbe essere avventato precipitarsi da uno sconosciuto.»
«Non è un totale sconosciuto, per me» replicò Oliver. «Certo, è molto probabile che non si aspetti una mia visita, ma non mi interessa che cosa si aspettino gli altri da me, in questo momento. Tutto ciò che conta è aiutare Dalila.»
«E credi che il suo amico prete possa farlo?»
«Non lo so. Posso limitarmi a sperare che Dalila fosse in contatto con lui o che si siano visti, di recente.»
Alysse obiettò: «E se non si fossero visti e sentiti, negli ultimi tempi?»
«Se non gli andiamo a parlare, non lo scopriremo mai» replicò Oliver. «Se non hanno avuto contatti, sarà necessario seguire un'altra strada.»
«Quale?»
«Non ci ho ancora pensato. Per il momento tentiamo con questa. Tutto il tempo che perdiamo potrebbe giocare a nostro svantaggio, oppure a svantaggio di Dalila. Ti ricordo che è sparita in circostanze inquietanti e che potrebbe essere nelle mani di un assassino plurimo.»
«Se siamo così convinti che Maurizio Silvani sia un assassino» azzardò Alysse, non riuscendo più a trattenersi, «Perché non facciamo qualcosa di concreto per smascherarlo?»
Oliver le ricordò: «Non abbiamo in mano nulla, se non dei semplici sospetti. Al momento non credo ci sia qualcosa che possiamo fare. Dobbiamo solo sperare che Dalila sia ancora viva.»
***
Dalila barcollava, mentre gettava da parte l'asciugamano e indossava quelli che dovevano essere indumenti puliti. Sembrava stordita abbastanza da lasciare pensare che presto sarebbe crollata. Tina non attendeva altro. Quando la vide sdraiarsi sulla solita coperta, sperò di riuscire a stabilire un contatto. Fu molto più facile di quanto pensasse. Keith Harrison le aveva spiegato che, se qualcuno aveva ragioni valide per cercarla, sarebbe stato più facile.
Tina, che la fissava dalla finestra, scese giù e attese che Dalila si palesasse di fronte a lei. La Colombari la fissava e appariva lucida, almeno in quella dimensione.
«Menezes, sei tornata.»
«Ti sei decisa, finalmente. Devi trovare un modo per andartene da qua. Io posso aiutarti.» Tina le fece un cenno. «Vieni con me.» La portò dall'altro lato dello stabile. «Il caro amico di Alysse si sposta a bordo di una bicicletta. Sono positivamente impressionata. Molti criminali sembrano non prendere minimamente in considerazione la facilità con cui si viene controllati.»
Dalila sbuffò.
«I complotti su scie chimiche e vaccini non possiamo proprio tenerli fuori?»
«Ma quali scie chimiche e vaccini!» sbottò Tina. «La gente che crede che l'antitetanica abbia effetti di controllo dovrebbe vedere in che condizioni sei. Chi vuole tenerci in pugno usa ben altre sostanze.»
«Allora di che complotti parli?»
«Non parlo di complotti. Semplicemente mi fa piacere vedere un delinquente sveglio abbastanza da utilizzare un mezzo di trasporto senza targa.»
Dalila obiettò: «Questo che importanza ha? Per me sarebbe meglio se si facesse cogliere sul fatto.»
«Ma la sua bicicletta puoi prenderla anche tu, per darti alla fuga» replicò Tina. «Non la chiude mai a chiave. Sarà più facile che impossessarsi di un'auto. A proposito, la tua ha fatto una brutta fine.»
Dalila reagì con indifferenza.
«Anch'io farò una brutta fine.»
«Non se lo stordisci e scappi.»
«La fai molto facile.»
«Ti sto dando istruzioni. Lascia qui la bicicletta, quando viene da te. Tiragli una botta in testa, nel momento in cui apre a porta di quella topaia, e scappa. Sono certa che ce la puoi fare. Per quanto ti conosco, sei una persona che non si spaventa di fronte a nulla.» Tina valutò se aggiungere altro. Era meglio di no, ma non riuscì a trattenersi. «Ovviamente ti spaventa il vero amore. Quando hai capito che a Oliver interessavo io, ti sei fatta da parte e hai capito che non saresti mai stata all'altezza.»
«Sembra quasi che ti dispiaccia.»
«Oh, no, affatto, anche se adesso non ha più importanza. Sono certa che Oliver potrebbe ancora essere felice, insieme a te.»
Dalila azzardò «Mi stai suggerendo di mettermi insieme al povero vedovo?»
«Ti sto suggerendo di non precluderti questa possibilità. Sono assolutamente certa che la scelta di Oliver di stare con me fosse definitiva. Tuttavia, non eravamo destinati a stare insieme molto a lungo.» Tina sospirò. «Non si può cambiare il passato. Però si può intervenire sul futuro e desidero un futuro felice per Oliver. Non dovete mettervi dei problemi a causa mia.»
Dalila cambiò discorso.
«Cosa dicevi? Che devo colpirlo alla testa e poi scappare? E per andare dove? Non so dove mi trovo.»
«Prendi la strada e seguila» ribatté Tina. «Ti porta sempre da qualche parte, anche se non hai idea di dove vada.»
Dalila abbassò lo sguardo.
«Non ce la posso fare. Quel bastardo non mi ha uccisa solo perché prima vuole vendicarsi di mio padre, che non gli ha dato i soldi che voleva.»
«Sapeva di te?»
«Sì. Solo che anche Aurelia lo sapeva e questo ha influito sulla sua decisione di non pagare.»
«E Mercier? In che modo si incastrava con tutto questo?»
«Immagino che Alexandre abbia riconosciuto nel suo caro collega l'uomo visto quel giorno e che questo gli sia stato fatale. Non...»
Le parole di Dalila svanirono. Anche la stessa Dalila svanì e Tina rimase da sola.
***
«Sei sicuro che sia stata una buona idea venire qui?» domandò Alysse, a bassa voce, quando la signora con i capelli bianchi che aveva aperto la porta tenendo in mano una scopa fece dietrofront pregandoli di aspettare sulla porta. «Questa donna è inquietante.»
«Ti spaventi con poco» ribatté Oliver. «Ti ricordo che stiamo indagando su una serie di omicidi e su un probabile rapimento. Una donna che se ne va in giro con la scopa in mano non dovrebbe essere così terrificante.»
«Non hai visto come ci guardava?»
«In modo del tutto normale.»
«Oh, no!» ribatté Alysse. «Ci stava scrutando, come se pensasse chissà che cosa, su di noi.»
«Era un normalissimo sguardo da impicciona che avrebbe voluto di gran lunga sapere qualcosa in più su di noi.»
Nonostante Fischer avesse ragione, Alysse non poté fare a meno di sentirsi a disagio. Era ancora convinta che presentarsi a casa di un perfetto sconosciuto non fosse la migliore delle alternative.
Dall'interno si udirono delle voci e poco dopo un uomo sulla quarantina si presentò alla porta. Doveva essere l'amico di Dalila.
«Chiedo scusa per l'attesa» furono le prime parole che pronunciò, «E anche per il fatto che la signora Brunilde non vi abbia fatto entrare. Di solito è un po' prevenuta con gli sconosciuti...» Si rivolse a Oliver: «Lei, però, non è uno sconosciuto. Ci siamo già incontrati, signor Fischer, purtroppo non in belle circostanze.»
«Già» convenne Oliver. «Le chiedo scusa per essermi precipitato qui senza preavviso, ma ho bisogno di parlarle. Permetta, prima, che le presenti la mia collega Alysse Mercier.»
Don Sergio fece un cenno.
«Prego, venite a sedervi. Per quanto riguarda lei, signora Mercier, è un piacere conoscerla.» Lo seguirono, accomodandosi intorno a un tavolo. «Cosa posso fare per voi?»
Alysse decise di mettere le cose in chiaro: «Non ero molto convinta di venire, personalmente, ma Fischer ha insistito. Siamo qui per Dalila Colombari.»
«Oh.» Anche don Sergio prese posto. «Inizio a capire. O meglio, non capisco affatto, ma le ragioni della vostra visita mi sono leggermente più chiare. Non comprendo ancora quale sia il suo ruolo, signora Mercier...» Esitò. «Forse è meglio se mettiamo da parte le formalità e ci diamo del tu.»
Alysse obiettò: «Non mai dato del tu a un prete.»
Don Sergio ribatté: «Allora siamo nella stessa situazione, dato che io non ho mai dato del tu a una giornalista sportiva. Si occupa anche lei di automobilismo?»
«Già. Sono stata anche telecronista di gare di endurance, ultimamente, ma in realtà scrivo su varie categorie. E comunque, non dovevamo darci del tu?»
«Giusta osservazione, Alysse. Ti piace il tuo lavoro?»
«Sì, anche se a volte rischia di diventare stressante.»
«Posso immaginare. Hai fatto la telecronista, hai detto, quindi avrai fatto delle lunghe dirette.»
«Eccome, e all'inizio temevo di non essere all'altezza, ma poi ci ho fatto l'abitudine.»
Oliver mise un freno ai loro convenevoli, affermando: «Dalila è scomparsa.»
Don Sergio annuì.
«Lo so.»
«E che impressione ti sei fatto?» domandò Oliver. «Questo, ovviamente, a condizione che l'idea di darsi del tu fosse riferita anche a me.»
«Non mi sono fatto impressioni. Ho sentito quello che dicono alla televisione, letto quello che scrive la gente che commenta la notizia sui social media. Preferisco non espormi, dato che non sono abbastanza informato. Non so cosa passasse esattamente per la testa di Dalila, perché se ne sia andata.»
Alysse chiarì: «Un uomo al quale ero molto legata è stato ucciso, parecchi anni fa. Era un conoscente di Dalila. Diciamo pure che sono stati amici, quando erano più giovani.»
«Anche una nota influencer è stata uccisa» puntualizzò don Sergio, «E i malpensanti sostengono che possa essere stata Dalila.»
Oliver intervenne: «Abbiamo forti sospetti a proposito di chi possa essere il colpevole e del perché abbia agito. Non ne abbiamo mai parlato con Dalila, ma...»
Il prete lo interruppe: «So che Dalila aveva dei sospetti a propria volta, a proposito di un caso di omicidio. Me ne ha parlato, anche se non mi ha informato di tutti i dettagli. Non so quanto ci fosse di vero, la sua storia era un po' strana e non mi sembrava del tutto credibile. Quando me ne ha parlato, ho avuto l'impressione che stesse lavorando un po' di fantasia. Magari un fondamento di verità c'era, ma potrebbe averla romanzata senza rendersene conto. Ci siamo visti, alcuni giorni prima della sua sparizione.»
Oliver volle sapere: «Quale giorno, precisamente?»
Don Sergio rimase in silenzio per qualche istante. Alysse ipotizzò che si fosse dimenticato della data esatta, quindi non sapesse dare una risposta. Un attimo più tardi, tuttavia, l'amico della Colombari chiamò a gran voce: «Signora Brunilde, può venire un momento?»
Di lì a poco la signora con i capelli bianchi si presentò nella stanza, senza portare la scopa.
«Desidera qualcosa, don Sergio? Vuole che prepari un tè per i suoi ospiti?»
Alysse sussultò, ripensando alla fine che aveva fatto Alex.
«No, vorrei solo che mi aiutasse a fare mente locale. So che non si dimentica mai una data. Si ricorda per caso che giorno è stato il funerale di Ernesto Salvatori?»
«Mhm... lo stesso giorno in cui è venuta a farle visita quella signorin-...» La donna di servizio arrossì vistosamente. «Sì, insomma, la...»
Il prete intervenne in suo aiuto: «La signorina Colombari. I miei ospiti la conoscono piuttosto bene, in particolare il signor Fischer, non c'è bisogno di fare tutti questi misteri. Sono venuti qui per lei, appunto.»
«Hanno parlato di nuovo di lei, al telegiornale locale» affermò la signora Brunilde. «È proprio una brutta storia, però, mi perdoni per la schiettezza, a me aveva fatto fin da subito una cattiva impressione.»
«Glielo dico sempre, signora Brunilde, dovrebbe essere meno malfidente e prevenuta» ribatté don Sergio. «In ogni caso, mi serve la data.»
La donna di servizio lo illuminò prontamente. Era proprio lo stesso giorno in cui, al pomeriggio, Dalila non era tornata allo studio.
Alysse attese che la signora Brunilde si allontanasse - e notò che se ne andava con enorme riluttanza - prima di osservare: «Dalila è stata qui e ha messo in chiaro di avere dei sospetti, quindi. Non ha detto proprio nient'altro?»
Don Sergio aggiunse: «Ho avuto l'impressione che volesse seriamente andare a parlare con il presunto colpevole. Mi ha detto di sapere dove abita.»
Alysse spalancò gli occhi.
«E non l'hai fermata?!»
«Dalila è una donna adulta» affermò don Sergio, «E non posso fare niente per controllare le sue azioni. Le ho suggerito di non fare danni, non potevo fare molto di più. Mi ha mandato un messaggio, più tardi, quella sera, raccontandomi che, insieme a suo figlio, aveva aggiustato una statuina del presepe che aveva accidentalmente rotto parecchio tempo prima. Ho pensato che non ci fosse nulla di cui preoccuparsi, che non avesse più in mente colpi di testa.»
«Nemmeno quando è scomparsa, ti sei posto qualche dubbio?» obiettò Alysse.
«Di dubbi me ne sono posti tanti, a dire il vero» rispose l'amico della Colombari, «Ma, come ho già detto, Dalila è una donna adulta. Oltre che di un presunto assassino, mi ha parlato anche di un periodo di crisi personale, sul quale preferisco mantenere il riserbo più assoluto. È vero, io e Dalila siamo amici di vecchia data, ma non posso sapere per certo che cosa le passasse per la testa quando è andata via. Ho provato a parlare con sua madre, ma...»
Alysse lo interruppe: «Quindi hai deciso di tenere tutto per te, quando Dalila potrebbe essere in pericolo?»
Don Sergio rimarcò «È la stessa cosa che avete fatto voi, mi pare di capire.»
«Noi non abbiamo prove.»
«Io ne ho ancora meno di voi. Non possiamo escludere che si tratti di un allontanamento volontario.»
«Dalila se ne sarebbe andata lasciando il figlio da solo?»
«No, se ne sarebbe andata lasciando il figlio con la signora Enrica. Sappiamo quello che sua madre ha rivelato. Non possiamo avere la certezza che non la stia coprendo.»
Per quanto Alysse non ne andasse fiera, quelle parole la riempirono di speranza, dato che le suggerivano una versione dei fatti che non accusava Silvani almeno del recente omicidio.
«Stai dicendo che Dalila potrebbe avere ucciso Mara Mask ed essere fuggita, e che sua madre lo sappia? Credi che la signora Colombari potrebbe essersi resa sua complice?»
«Sto dicendo che Dalila potrebbe essersene andata volontariamente a causa di qualche problema personale» spiegò don Sergio, «Proprio poco tempo dopo essere stata interrogata a proposito dell'omicidio dall'influencer. Forse, temendo che Dalila potesse essere accusata dell'omicidio, Enrica Colombari ha inscenato un possibile rapimento.»
Oliver obiettò: «Ho avuto modo di conoscere meglio la madre di Dalila, in questi ultimi tempi, e una cosa del genere non mi sembra nel suo stile.»
«Nemmeno io credo sia nel suo stile» puntualizzò don Sergio, «Ma stiamo parlando di una situazione complessa, in cui magari la signora Enrica si è sentita costretta ad agire in modo diverso da come sarebbe stato più saggio fare.»
«Ritengo assurda l'idea che Dalila se ne sia andata di punto in bianco abbandonando Mirko.»
«Anche a me sembra strano. Però, come ho detto, non posso sapere che cosa avesse in testa.»
Alysse era certa che quel punto fosse già stato esplorato a sufficienza, quindi ritenne opportuno cambiare argomento: «Per caso Dalila ti ha parlato di Pietro Bruni?»
Don Sergio si girò verso di lei e la fissò per qualche istante, prima di confermare: «Sì, è il suo fidanzato.»
«Cosa ti ha detto di lui?»
«Questioni private. Non posso ripeterle davanti a voi.»
Alysse insisté: «Sei proprio sicuro che non abbia mai accennato al fatto che possa essere stato Pietro Bruni a uccidere Alexandre e Mara Mask?»
«Uccidere Alexandre?» Don Sergio sembrava geniunamente sorpreso, ma del resto era la prima volta in cui lo sentiva menzionare per nome. «E poi uccidere anche Mara Mask?»
Oliver gli fece eco: «Non ha senso, Alysse.»
«Invece ne ha eccome» replicò Alysse. «Può darsi che abbiamo sbagliato tutto. Magari è stato davvero Pietro a commettere quegli omicidi, come sospettavamo quando ancora Mariarosa Mariani non era stata uccisa. Dalila l'ha scoperto ed è scappata per paura che le facesse del male.»
Non era una grande idea, ma era sempre un'opzione migliore rispetto alla colpevolezza di Maurizio Silvani.
Oliver non la pensava a quella maniera, dal momento che replicò, con freddezza: «Credo che dovresti accettare la realtà.»
«Non abbiamo alcuna prova, quindi non possiamo affermare con certezza quale sia la realtà» rispose Alysse. Tornò a rivolgersi al prete: «Sei proprio sicuro che Dalila non abbia insinuato, nemmeno lontanamente, che Pietro potesse essere pericoloso?»
«Sono abbastanza sicuro che non lo pensi, o almeno che non lo pensasse quando ci siamo visti» confermò don Sergio. «Mi ha parlato di loro come coppia. Poi, dopo una serie di digressioni, ha cambiato totalmente argomento e mi ha riferito di sospettare qualcosa di serio a proposito di un fatto di cronaca. Non mi ha dato troppe delucidazioni su quel fatto di cronaca, ma...»
Alysse non lo lasciò finire: «E tu non gliene hai chieste?»
«Mi aveva detto che pensava che il marito di una sua conoscente fosse stato ucciso da un collega.»
«E ce lo dici adesso?» sbottò Oliver. «La vittima è il marito di Alysse! E il collega...»
Non finì la frase, ma Alysse aveva ben chiaro a chi si stesse riferendo Fischer.
«Mi avete chiesto di Dalila, finora» gli ricordò don Sergio. «Non abbiamo ancora parlato di cosa credesse di sapere, né mi era stato specificato che quell'Alexandre fosse il marito di Alysse.» Si rivolse a lei. «Mi dispiace per la tua perdita.»
Alysse abbassò lo sguardo.
«Anche Dalila credeva che Maurizio fosse colpevole.»
«Non ho idea di chi sia questo Maurizio» ammise don Sergio, «Ma mi ha detto di avere riconosciuto il potenziale colpevole da delle vecchie fotografie.»
«Come Tina» osservò Oliver. «Voleva dirmi di avere riconosciuto Maurizio Silvani.» Sembrò rendersi conto di quanto quell'affermazione potesse turbarla e precisò, con una delicatezza che Alysse non si sarebbe aspettata: «Mi dispiace. So che non riesci ancora a credere che possa davvero essere andata così e che, anche se con la testa l'hai accettato, con il cuore ti stai sforzando in tutti i modi di negare. Hai sempre considerato Silvani una persona di fiducia e gli hai sempre voluto bene. Eri convinta che fosse legato ad Alexandre e per questa ragione gli hai permesso di starti vicino in un momento come questo. La verità è che, con tutta probabilità, Maurizio ha messo il cianuro nel tè a tuo marito. So che non ti rassegnerai mai, ma ti chiedo di sforzarti di rimanere lucida: quell'uomo è pericoloso. Potrebbe fare del male a Dalila e, quando scoprirà che sospettiamo di lui, anche a te. Non dobbiamo permetterglielo, Alysse.»
***
Era troppo presto. Del resto, come stupirsi? Dalila Colombari era esattamente il tipo di persona che non aveva mezze misure. Tina avrebbe dovuto immaginarsi la sua totale assenza di cautela. Tutto ciò che era stata in grado di fare era stato non crollare come già accaduto in precedenza. Sembrava tutt'altro che lucida, anche se dopo essersi lasciata scorrere l'acqua fredda sul volto per diversi minuti appariva più concentrata.
La porta si aprì all'improvviso. Tina ebbe l'impressione che Dalila avesse udito Maurizio avvicinarsi. Si fece trovare gettata a terra, sulla solita coperta stesa in maniera disordinata.
«Perché sei qui?» mormorò. La sua voce appariva distante e confusa, ma Tina comprese che, almeno in parte, stava recitando. «Cosa vuoi ancora? Perché non ti limiti a uccidermi? Tanto è questo che succederà. Morirò.»
«Non adesso» replicò Maurizio Silvani, secco. «Prima dovranno dimenticarti. Non puoi morire prima che smettano di cercarti.»
«Che cosa mi hai messo nell'acqua?» sussurrò Dalila. «Mi stai avvelenando lentamente? Non riesco a stare in piedi. Sono già morta.»
«Mara Mask è morta» ribatté Maurizio, «E in tanti sono disposti a credere che tu l'abbia uccisa. Il fatto che tu non abbia più dato tue notizie non fa altro che generare dubbi nei tuoi confronti.»
Quindi era quella la strategia di Silvani. Non aveva eliminato Dalila solo perché gli faceva comodo che fosse considerata colpevole dell'assassinio dell'influencer, dal momento che, diversamente da quando era morto Alexandre Mercier, non vi erano dubbi sul fatto che si fosse trattato di omicidio.
Dalila non disse nulla, ma si lasciò andare a un semplice gemito. Il suo sguardo era stralunato, Maurizio Silvani doveva essere convinto che fosse tutto sotto controllo.
«Ti ho portato una bottiglia d'acqua» la informò, posandola a terra, in un angolo di quell'ambiente malmesso.
«Aiutami ad alzarmi» lo pregò Dalila, ancora con voce confusa. «Devo andare dal lavandino, ma non riesco a stare su.»
Un sorriso inquietante si fece strada sul volto di Silvani.
«Ogni tuo desiderio è un ordine, dolcezza.» Senza alcuna delicatezza, la afferrò per un braccio e la tirò su. «Ce la fai da sola, adesso?»
Dalila barcollò.
«N-no.»
Maurizio Silvani trascinò Dalila verso il lavandino. Questa finse di controllare la propria immagine riflessa in quello che un tempo doveva essere stato uno specchio, la cui superficie appariva opaca e graffiata.
Accadde tutto in un attimo. Dalila afferrò un portasapone e colpì brutalmente Maurizio alla testa.
Lo guardò accasciarsi. Con passo incerto, si infilò un paio di scarpe e si diresse verso la porta. Tina udì una serratura che scattava. Silvani aveva commesso l'errore di lasciare la chiave nella toppa, all'esterno, e ne avrebbe pagato le conseguenze.
«Ottimo lavoro, Dalila» osservò, seppure consapevole che la Colombari non potesse udirla.
Tina si recò dall'altro lato dello stabile. Attese che Dalila uscisse. Era certa che, se avesse atteso pazientemente, sarebbe accaduto. L'altra non la deluse. Doveva ricordare le istruzioni ricevute, dato che si diresse verso la bicicletta di Maurizio Silvani con quella che, per una persona sotto l'effetto di droghe, doveva essere un'andatura decisa e spedita.
Dalila salì a bordo di quel mezzo di fortuna, che le avrebbe consentito di allontanarsi più velocemente dal luogo in cui Silvani l'aveva tenuta rinchiusa.
Tina tornò alla finestra dalla quale poteva vedere Maurizio. Si stava rialzando a fatica, portandosi una mano alla testa. Imprecò tra i denti, prima di affermare: «Ti faccio fare la fine di quella cogliona di Mara Mask!»
Parlava al vuoto, ma ancora non lo sapeva. Si diresse verso la porta e abbassò la maniglia. Solo a quel punto si rese conto del fatto che era chiusa a chiave e si lasciò andare a una lunga serie di improperi.
***
Alysse guardò il messaggio, scritto su SilentText: "Dove sei? Non riesco più a contattarti da giorni, ho bisogno di vederti". Il destinatario era Maurizio Silvani, ma non era sicura di quale fosse la cosa giusta. Premere invio, oppure tornare indietro, cancellare tutto e lasciarsi alle spalle il passato collega di Alex?
Ciò che Dalila aveva riferito a don Sergio non lasciava spazio ai dubbi: anche la Colombari aveva dei chiari sospetti nei confronti di Maurizio, che doveva avere riconosciuto come l'uomo incontrato in albergo il giorno in cui Valerio Villa era morto. Alysse, tuttavia, coltivava ancora qualche speranza.
Aveva cercato di fare ragionare sia Fischer sia il prete, soltanto qualche ora prima: «È vero, molto probabilmente Maurizio c'era, quando Alex e Dalila hanno cercato di incontrare Villa. Può darsi che non abbia soccorso Valerio e che sia responsabile di quello che gli è accaduto. In questo caso, trovo assolutamente accettabile che Dalila lo consideri colpevole. Però non significa che abbia necessariamente ucciso mio marito. Vi supplico di non fare niente. Lasciate che gli parli io, sono certa che mi ascolterebbe.»
Non era affatto sicura di quanto aveva affermato, ma tutto ciò di cui le era importato al momento era che quei due non prendessero iniziative. Non era successo. Anzi, entrambi le avevano concesso di cercare di contattare Maurizio, prima di prendere qualsivoglia decisione.
Alysse ne era stata sollevata, ma quel sollievo era andato svanendo proprio nel comporre un messaggio che non avrebbe mai inviato. Sapeva che sarebbe stato tutto inutile, che Maurizio non le avrebbe risposto. Non poteva salvare quell'uomo da se stesso, poteva solo fare il possibile affinché non potesse più nuocere.
"Ha ucciso Alex" cercò di ricordare a se stessa, "Anche se ti ostini a negarlo e hai cercato di scaricare le colpe su Dalila. Non devi provare compassione per lui."
Cancellò il testo e rinunciò all'idea di scrivere il messaggio. Chiuse SilentText e, per togliersi dalla testa quello che fino a poco prima era stato il suo intento, aprì un'altra applicazione. Voleva distrarsi, dimenticare tutto per un attimo, ma non fu molto fortunata.
Commentare le notizie sui social media era, ormai da anni, comportamento comune. Accadeva talora che, proprio su quei mezzi di comunicazione, certe informazioni trovassero, ancora non confermate, la loro iniziale diffusione. Anziché trovarsi tra i post suggeriti le solite scie chimiche o le citazioni astruse di qualche parlamentare, Alysse si ritrovò Dalila Colombari al centro dell scena. Si vociferava che avesse fatto la propria ricomparsa quella sera stessa, giungendo a bordo di una bicicletta vecchia davanti a un bar, dove aveva chiesto aiuto prima di accasciarsi a terra. Era citata la località, vicina al luogo da cui la Colombari era scomparsa, ma vi era un errore di battitura nel nome del paese.
Alysse lesse i commenti, per cercare di capire se vi fosse qualche fondamento di verità o se la persona che aveva scritto il post originale fosse semplicemente a caccia di like. I commenti non la illuminarono. Andò a cliccare sul profilo di chi aveva divulgato la notizia. Aveva pochi follower, ma non un numero tale da sembrare un account fasullo. Il numero di post inviati, inoltre, era consistente. La maggior parte di essi non aveva ottenuto like, né ricevuto risposte. Era plausibile che l'utente in questione non avesse intenzione di divenire virale, né di diffondere consapevolmente fake news. Nulla confermava che ci fosse qualcosa di vero, nella notizia del ritrovamento di Dalila, ma era molto probabile che chi aveva pubblicato il post ritenesse seriamente che lo fosse.
Alysse riaprì SilentText e scrisse a Oliver Fischer: "Ci sono novità?"
Non fu necessario aspettare a lungo, prima che il collega desse segni di vita. Le chiese: "A quale proposito?"
Alysse lo informò: "Ho letto una cosa strana su Dalila."
Fischer non fu altrettanto rapido, nel reagire a quel messaggio. Non le arrivò mai alcuna risposta tramite SilentText. Oliver preferì telefonarle.
Alysse accettò la chiamata, ma si lamentò immediatamente: «Perché qui?»
«Ho informazioni ufficiali, Alysse» la avvertì Oliver. «Dalila è riuscita a scappare.»
«Quindi» dedusse Alysse, «Era davvero stata rapita.»
«Non conosco i dettagli» rispose Oliver, prima di raccontarle una storia molto simile a quella che aveva già letto. «Prima di svenire, Dalila è riuscita a dire chi era e che doveva mettersi in contatto con la sua famiglia. Il barista ha chiamato un'ambulanza e, dato che conosce di vista la madre di Dalila, è riuscito a mettersi in contatto con lei per avvisarla di quello che era successo.»
«Ne sei certo?»
«Sì. Mi ha appena chiamato la signora Enrica. L'hanno contattata anche dall'ospedale. Dalila è tornata tra noi e può testimoniare.»
«Come sta? Hai detto che si è accasciata a terra.»
«Adesso è cosciente. Sua madre sta andando da lei. Spera che la facciano entrare. Dalila avrà un sacco di cose da spiegare alle autorità, ovviamente.»
Alysse rabbrividì. Avrebbe testimoniato contro Maurizio Silvani, se c'era lui dietro al suo rapimento. Presto la verità sarebbe stata messa nero su bianco.
«Non sono pronta» mormorò.
«Per cosa?»
«Per accettare che tutto questo sia vero.»
«Lo è, non c'è altro che abbia importanza» replicò Oliver. «Anzi, dovresti essere contenta che Dalila sia tornata.»
«Non fraintendermi, non ho niente contro di lei» rispose Alysse. «Mi fa piacere che sia ancora viva. Però, cerca di capirmi... Non sono sicura di riuscire a spiegartelo...»
Oliver la interruppe: «Me l'hai già spiegato e, te lo assicuro, ti capisco. Non mi è mai successo di scoprire che una persona di cui mi fidavo ciecamente avesse fatto del male a qualcuno che amavo, ma ho visto situazioni in cui è accaduto ad altri. Deve essere terribile. Però bisogna guardare avanti.»
«E come posso guardare avanti?» obiettò Alysse. «Posso accettare tutto. Posso accettare che le persone a cui voglio bene mi deludano, o addirittura che mi ingannino... ma non posso accettare questo, non posso accettare che Maurizio abbia ucciso Alex.»
«Hai ragione» ammise Oliver. «È semplicemente inaccettabile. Però non sei da sola.»
Alysse sorrise.
«Ci sei tu?»
«Anche» rispose Oliver, «Ma penso che, in primo luogo, ci sia Leroy. Non dimenticarti che non c'è solo il passato, ma anche il futuro.»
Alysse gli assicurò: «Ci proverò, anche se non sarà facile.»
***
L'aveva trovata. Tina sapeva che, prima o poi, si sarebbe nuovamente messa in contatto con Dalila, ma non poteva accadere in quel momento. Nonostante lo sguardo assente, la Colombari aveva gli occhi aperti.
Il fatto che si trovasse in una stanza di ospedale, anziché nella topaia in cui Silvani l'aveva segregata, era un notevole passo avanti. Non era da sola, insieme a lei vi era una donna che Tina identificò come la signora Colombari. Doveva essere appena arrivata, dato che Dalila le chiese: «Dov'è Mirko?»
«È con Oliver» rispose la signora Enrica Colombari.
«Perché non l'hai portato?» si lamentò Dalila. «Devo vederlo.»
«Non adesso, non in quelle condizioni.»
«Non lo vedo da giorni! Non ho fatto che pensare a lui, che pensare a tutti voi! Perché non posso vederlo?»
La signora Enrica insisté: «Si spaventerebbe. Ti ha cercata ogni giorno. Non puoi vederlo adesso. Sei così...» Parve esitare, come alla ricerca di un termine con cui definire lo stato della figlia. «Sei frastornata.»
«Grazie al cazzo» replicò Dalila. «Un'infermiera ha avuto l'indecenza di chiedermi se ho assunto droghe. Se le ho assunte, non se qualcuno me le ha messe dentro a forza. Le ho chiesto se ha preso la laurea con la raccolta punti del supermercato.»
La madre la ammonì: «Dovresti essere più gentile con chi sta lavorando per te.»
«Sono gentile con chi non si comporta in maniera irritante» ribatté Dalila. «Chi insinua che mi sia messa nei casini da sola non merita il mio rispetto.»
La signora Enrica le ricordò: «Sei tu che hai voluto giocare a fare la detective.»
«Quindi adesso la colpa è mia. Fantastico, se sei venuta per dirmi questo, potevi anche restartene a casa!»
«Non ho detto che sia colpa tua. Però non è che te ne stavi tranquillamente in giro per la strada, quando sei stata sequestrata. Ti ci sei cacciata deliberatamente, in questo casino. Oliver dice che, qualche giorno prima, sei andata a cercare quell'uomo.»
«E ho anche ignorato le chiamate anonime che ho iniziato a ricevere poche ore dopo, con cui mi ha tartassata per giorni» ammise Dalila. «Non ero certa che fosse lui. Sicuramente mi avrà chiamata da un numero non riconducibile a lui, quindi non sarebbe cambiato niente, se anche avessi sporto denuncia. In più, ho preferito occuparmene io, in prima persona. Quel tizio ha commesso il primo omicidio ormai parecchi anni fa. Fare di testa mia era l'unico modo che avevo per fermarlo.»
«A rischio della tua stessa vita?» obiettò la signora Enrica. «Tu e Oliver Fischer siete due incoscienti! Ho settant'anni, non potrò occuparmi di Mirko per sempre, se vi farete ammazzare.»
Dalila non replicò. Nemmeno Tina ne sarebbe stata in grado, di fronte a una simile osservazione. La Colombari si arrese ad ascoltare la madre, che a poco a poco si fece più accomodante. In seguito la salutò raccomandandole di riposare, perché l'indomani avrebbe portato Mirko da lei.
Sul volto di Dalila rimase un lieve sorriso, quando sprofondò nel sonno. Tina si sentì vicina a lei come non mai e poco dopo riuscì a stabilire un contatto.
«Ancora tu, Menezes?» le chiese Dalila, quando si trovarono l'una di fronte all'altra, ma il suo tono era cordiale.
«Ancora io» confermò Tina, «Ma voglio solo complimentarmi con te perché ce l'hai fatta.»
Dalila sospirò.
«A quale prezzo?»
«Il prezzo da pagare sarebbe stato più alto, se tu fossi ancora là» replicò Tina. «Pensa positivo, adesso puoi ricominciare a vivere.»
«Mi basta esistere.»
«Non fartelo bastare. Cerca di realizzare i tuoi desideri.»
Dalila scosse la testa.
«Non c'è spazio per i miei desideri. Sono una contraddizione costante, non ci sono schemi nei quali io possa rientrare.»
«Lo pensavo anch'io, di me stessa» replicò Tina, «E sai perché? Perché c'era qualcuno che mi faceva sentire tale. Non aderivo agli stereotipi di genere, ma al contempo non li ribaltavo abbastanza. Non ero abbastanza femminile, oppure non ero abbastanza tomboy. Non c'era mai nessuno che andasse oltre, nessuno che si chiedesse chi ero davvero. Ci appioppano etichette, a volte in contrasto le une con le altre, che non riusciamo a toglierci di dosso. Si sentono traditi da noi perché non aderiamo all'immagine che si erano fatti. Hanno deciso chi dobbiamo essere, senza preoccuparsi di chi siamo.»
«Che cosa vuoi dire?» obiettò Dalila. «Io non sono una personalità pubblica.»
«Certe cose funzionano così anche per la gente comune» rispose Tina. «Posso immaginare che ci sia chi ti vedeva come la Ragazzahhhh Ribellehhhh con le -HHHH finali, che adesso ti disprezza perché tutto ciò che sogni è una vita sentimentale più felice di quella dei tuoi genitori. Allo stesso tempo c'è chi ti considera troppo fuori dagli schemi per essere una buona professionista, oppure una buona madre. Lasciali perdere. Non devi niente a nessuno. Sii chi ti senti di essere e invita chi ti giudica ad andarsene a cagare.»
«E dopo che l'avrò fatto?»
«Dopo che l'avrai fatto, tutto il resto verrà spontaneo. Forse ci vorrà tempo, ma credo che succederà. Eri la seconda migliore opzione per Oliver. Adesso sei diventata la prima.»
Dalila alzò gli occhi al cielo.
«Davvero vorresti vedermi accanto a lui?»
«Sei l'unica persona che potrebbe avere senso, accanto a lui» puntualizzò Tina, «E voglio che Oliver possa vivere una vita felice.»
MILLY SUNSHINE // Mentre la Formula 1 dei "miei tempi" diventa vintage, spesso scrivo di quella ancora più vintage. Aspetto con pazienza le differite di quella attuale, ma sogno ancora uno "scattano le vetture" alle 14.00 in punto. I miei commenti ironici erano una parodia della realtà, ma la realtà sembra sempre più una parodia dei miei commenti ironici. Sono innamorata della F1 anni '70/80, anche se agli albori del blog ero molto anni '90. Scrivo anche di Indycar, Formula E, formule minori.
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