martedì 11 agosto 2026

Il Ritorno della Farfalla Perduta // blog novel ambientata nel mondo dell'automobilismo anni '50 - genere mystery (12/15)

POLVERE VIII

Non vi erano sensazioni peggiori dell’essere animati da buone intenzioni, ma non essere in grado di andare da nessuna parte. I giorni si susseguivano senza che Dalila riuscisse a pensare a una soluzione concreta. Tornare a parlare con Mirella Pinardi era fuori discussione, così come tentare un altro approccio con Flavio Bonetti. Gli incontri con Pietro e Oliver per discutere gli ultimi sviluppi c’erano ancora, di tanto in tanto, ma la conclusione era sempre la stessa: non vi erano mai nuovi sviluppi.
Una sera all’inizio di luglio Dalila si lasciò andare a un’esternazione inevitabile: «Sai una cosa, Fischer? Da quando Selena è tornata a casa ti stai rincoglionendo e non poco!»
Oliver non si offese. Si limitò a guardarla storto e ad affermare: «Non sono un indovino. Non ho il potere di comprendere i fatti magicamente. Purtroppo la verità è che non abbiamo nuovi indizi.»
«In sintesi» replicò Dalila, «stai dicendo che avere le idee molto più chiare su che cosa sia successo in passato non è utile per capire che cosa sia successo nel presente.»
Oliver scosse la testa.
«Non credo sia così. Dare una spiegazione all’omicidio di Vittoria Bonetti ha senz’altro la sua utilità, solo che non riusciamo ancora a inquadrarla nell’ottica di quello che è successo il mese scorso.»
Pietro era molto silenzioso, quella sera.
«Tu non hai niente da dire?» lo esortò Dalila.
«No.»
«Forse dovresti tornare a parlare con la fruttivendola.»
Pietro obiettò: «A quale scopo?»
«Se Ottavia interpretava la parte del fantasma della Montevecchio...» azzardò Dalila.
La sua considerazione venne interrotta sul nascere.
«Lucia non ne sa niente. Desiderosa com’è di sbandierare tutto ai quattro venti, me ne avrebbe senz’altro parlato fin dal primo momento.»
«Per dirti che aveva smascherato il piano di una vittima di omicidio?» replicò Dalila. «Non mi sembra una scelta molto saggia. È decisamente più ragionevole, nell’incapacità di contenersi, mettersi a raccontare storie risalenti a decenni fa, come quella di Vittorio Bonetti giocatore d’azzardo che sperperava anche gli incassi della bottega della moglie.»
«Ottavia non danneggiava Lucia, in qualità di finto fantasma» puntualizzò Pietro. «Anzi, avrebbe potuto aumentare la popolarità delle sue iniziative. Saranno anche state gratuite, ma non ho dubbi sul fatto che puntasse a like, condivisioni e, perché no, anche a un po’ di pubblicità gratuita per il suo negozio di frutta e verdura.»
Oliver intervenne: «Quella Lucia non ha niente a che vedere con l’omicidio, mi pare abbastanza palese. Dovremmo focalizzarci su quello che conta davvero, non perdere di vista il luogo del delitto...»
«Come pensi di fare?» replicò Dalila. «Di certo non posso tornare a invitare Mirella al cinema insieme a me!»
«Non siamo soli» le ricordò Oliver. «Tutto è iniziato quando io e Edward abbiamo deciso di metterci a fare ricerche su Vittoria Montevecchio. Non dobbiamo dimenticarci di lui e di Selena.»
«Selena se n’è andata diversi giorni fa» precisò Pietro. «Credo che ormai abbia altro per la testa.»
«Si vede che non la conosci bene. Quando si mette in testa qualcosa non c’è verso di farle cambiare idea. Mi assomiglia molto di più di quanto tu possa pensare.»
«A dire il vero, Fischer, credo che tu stia sopravvalutando di gran lunga le vostre somiglianze, ma penso sia meglio soprasseder-...»
Oliver lo interruppe: «Basta con le stronzate, Bruni. Sto parlando di una cosa seria. Tra pochi giorni Ella andrà in vacanza con i genitori di Edward. Selena tornerà e non lo farà da sola.»
«Non credo che in cinque si ragioni meglio che in tre» dichiarò Pietro. «Ho la vaga impressione che non caveremo comunque un ragno dal buco.»
«Selena tornerà all’Agriturismo Farfalla Perduta insieme a Edward» chiarì Oliver. «Il luogo del delitto sarà tenuto sotto stretta sorveglianza. Non ho dubbi, inoltre, che stavolta Selena si azzarderà a essere più esplicita.»
«Sei molto ottimista.»
«Non potrei fare altrimenti. Se non ci fosse stata Selena, non saremmo mai arrivati a raccogliere la testimonianza di Josephine Arquette.»
«Perché parli in prima persona? Tu non c’eri, Fischer.»
«Nemmeno tu.»
«Però sono stato io a portare Selena sulla strada giusta.»
Più interessata alle questioni pratiche che a chi dovesse prendersi i meriti della singola scoperta, Dalila domandò: «Quanto tempo si fermeranno?»
«Edward mi ha detto che possono rimanere per due settimane» rispose Oliver. «Arriveranno tra pochi giorni.»
«Come ci muoveremo quando ci saranno anche loro?»
«Saranno due turisti. Sarà più facile, per loro, fare domande sulle leggende locali. Voglio sperare che riescano a scoprire qualcosa di più sulle presunte apparizioni del fantasma.»
Pietro obiettò: «Bisognerebbe parlare con qualcuno che conosceva bene Ottavia.»
Dalila sbuffò.
«Ti pare facile?»
«Avrà pure avuto delle persone care, alle quali era legata!»
«Ottavia aveva dei legami, ma non era il tipo di persona che metteva a conoscenza gli affetti delle porcherie che combinava.»
«Non ti starai lasciando influenzare dal fatto che tu e lei siate state insieme?»
«Sono stata anche con voi due, ma non ho rivolto né a te né a Fischer le stesse accuse. Fidati di me. Se Ottavia ha fatto qualcosa di losco, di sicuro non l’ha raccontato né ai suoi amici né alla zia che le mandava i messaggi di buongiorno e buonasera sui social, o catene di Sant’Antonio scritte rigorosamente a caratteri cubitali in Comic Sans.»
«Potremmo provarci, però» insisté Pietro.
«Bruni ha ragione» gli fece eco Oliver. «Proviamo con la zia.»
«Va bene, proviamo con la zia» concesse Dalila. «Forse so dove trovarla.»
«Sai dove abita?»
«So dove lavora. Mi apposterò, con il rischio di sembrare una stalker.»
«Quando?»
«Domani. Ci troviamo qui alla stessa ora, se per voi va bene. Conto di portarvi qualche informazione in più, ma dubito che potrò fare molto.»
Sia Pietro sia Oliver cercarono di incoraggiarla, ma non bastò a convincere Dalila che si trattasse della giusta intuizione.
La zia di Ottavia si chiamava Antonietta, poteva avere intorno ai sessant’anni e lavorava come contabile nello studio di un commercialista. Dalila la attese con pazienza e le chiese se avesse cinque minuti per parlare con lei. Antonietta non mostrò alcuna diffidenza. Dalila le raccontò di essere stata legata a Ottavia, in passato, e di essere rimasta molto spiazzata dalla sua morte. Riferì di averla incontrata in un’occasione, qualche tempo prima dell’omicidio, ma di non essere al corrente di che cosa le passasse per la testa.
«Ho anche sentito cose strane, che mi hanno un po’ spaventata» ammise, timidamente. «Ho avuto l’impressione che fosse ossessionata dalla storia di Vittoria Montevecchio.»
«Me ne parlava spesso» convenne la signora Antonietta. «Mi diceva che la sua vicenda era più avvincente di quelle che capitavano nei film che piacciono a me. Ho gusti un po’ di nicchia in fatto di cinema...»
«Non è la sola» ribatté Dalila.
«Si riferisce forse a una certa Mirella?»
«Che cosa sa di lei?»
«Mia nipote la frequentava.»
«Tutto qui?»
«Diceva che si era innamorata di lei. Le sarebbe piaciuto farmela conoscere, dato che avevamo gusti comuni. Io, però, non avevo alcuna intenzione di fare da terzo incomodo. In più, quanto tempo sarebbe durata? Purtroppo Ottavia era molto brava a fare fallire le relazioni.»
«Anche a colpevolizzare l’altra parte per la fine della relazione stessa.»
La signora Antonietta replicò: «Ottavia non era una cattiva persona. Sentiva soltanto il bisogno di affermarsi sempre e comunque, senza preoccuparsi troppo di chi le stava intorno.»
«Frequentava amici?»
«Ultimamente no.»
«Quindi» osservò Dalila, «si teneva dentro tutti i segreti.»
«Dove vuole arrivare, signorina Colombari?»
«Ha ragione, forse dovrei essere più esplicita. Crede che Ottavia si sia mai cacciata in qualche guaio?»
«Mi sta chiedendo se è stata uccisa perché se l’è cercata?»
«Non voglio giudicare. Voglio solo capire. Come le ho detto, ho avuto a che fare con lei. Vorrei essere sicura di non essere io stessa in pericolo.»
«Ottavia non era più una ragazzina che si metteva nei guai» sentenziò la signora Antonietta. «Non era più quella di vent’anni fa, che...» Si interruppe. «Adesso era diversa. Non avrebbe mai fatto quello che faceva un tempo. Gli uomini non le interessavano più. Non le erano mai interessati. L’educazione che riceviamo ci condiziona. Ottavia era convinta di dovere trovare il principe azzurro...»
Dalila la interruppe: «Mi scusi, signora, ma non capisco dove voglia andare a parare.»
«Allora sarò molto chiara» replicò la zia di Ottavia. «Alle bambine viene messo in testa che dovranno emulare le eroine delle fiabe. E che cosa fanno le eroine delle fiabe? Niente. Aspettano solo che arrivi un tizio disposto a sposarsele, possibilmente ricco e nobile.»
«Non crede che il potere delle fiabe sia di gran lunga sopravvalutato?»
«A quell’età le menti sono molto labili.»
«Se lo dice lei. Venga al dunque.»
«Ottavia ha avuto relazioni con uomini, in passato, solo ed esclusivamente perché pensava fosse un suo dovere. Inconsciamente pensava di dovere prendere marito, un giorno. È questa la ragione per cui iniziò una relazione con un uomo che di certo non poteva sposarla.»
Dalila spalancò gli occhi.
«Ottavia è stata l’amante di un uomo sposato?»
«Perché, non lo sapeva, signorina Colombari? Non è forse venuta a parlare con me proprio di questo? Voleva sapere se mia nipote lo frequentava ancora? La risposta è no, non in quel senso, almeno. Diceva che erano rimasti amici e, del resto, dato che non era più sposato, non c’era più nulla di sconveniente nei confronti di un’altra donna.»
«Chi è quest’uomo? Pensa che abbia a che vedere con il delitto?»
«Temo che questo lo pensi lei, signorina Colombari. Mi dispiace darle una delusione, ma sono assolutamente convinta che Ottavia frequentasse soltanto persone perbene. Non si è messa deliberatamente in pericolo. Non se l’è cercata, se vogliamo metterla in questi termini. È molto probabile che fosse entrata per andare a prendere qualcosa che aveva dimenticato o per fare una sorpresa a Mirella. Magari voleva lasciarle là un regalo o qualcosa del genere. Deve essersi trattato di un furto: là dentro ha trovato un ladro che ha pensato bene di togliere di mezzo una testimone scomoda. È andata così, ne sono certa... e se ha conosciuto bene mia nipote dovrebbe esserne certa anche lei.»

***

«Perché mi hai chiesto di venire prima?»
Dalila si aspettava la domanda di Pietro, ma fu comunque colta più di sorpresa di quanto avrebbe desiderato.
«Volevo parlare con te, prima ancora che con Fischer» rispose Dalila. «È una questione un po’... come dire, intima.» Si guardò intorno. «Vieni con me, non sediamoci al tavolo.»
Lo portò dietro agli alberi, al limitare della zona in ombra del cortile.
Si appoggiò alla staccionata, con Pietro alla sua sinistra.
«Dimmi, Dalila.»
«Ho parlato con Antonietta, la zia di Ottavia, e devo ammettere di essere piuttosto confusa.»
«Da cosa?»
«Da tutto. Mi ha parlato di una relazione tra Ottavia e un uomo sposato, risalente a una ventina d’anni fa.»
«Interessante» ammise Pietro, «ma sono passati vent’anni.»
«Appunto. Antonietta dice che in realtà Ottavia non è mai stata attratta dagli uomini, anche se ne ha avuti per cercare di adeguarsi alla pressione sociale. Avrebbe scelto deliberatamente una relazione non ufficiale per non doversi sentire costretta a prendere impegni.»
«È così?»
«Perché lo chiedi a me?»
«Perché stavate insieme.»
«Quindi vuoi sapere da me se Ottavia fosse attratta sia dagli uomini sia dalle donne, oppure soltanto dalle donne?» azzardò Dalila.
«Potrebbe essere utile a capire che cosa ci fosse davvero tra lei e quell’uomo.»
«Io e Ottavia non parlavamo di potenziali altri partner. Vivevamo nel presente e credevamo fosse il nostro futuro... o almeno è quello che pensavo io. Mi dicevo che non aveva importanza da chi fossimo attratte prima, perché non ci sarebbero stati altri partner né per me né per lei. Pensavo che mi avrebbe salvata.»
«Salvata?» ripeté Pietro. «Da cosa?»
«Dall’essere vista come un semplice oggetto» rispose Dalila. «Avevo avuto una relazione difficile, te ne ho già parlato: uno stalker che mi ha fatto dubitare di tutto e di tutti. Credevo che Ottavia fosse la risposta a tutti i mali, che sapesse capirmi. Invece no, non mi capiva affatto. Non ho mai avuto una particolare alchimia con le donne nelle amicizie, a quanto pare anche nelle relazioni sentimentali si è verificata la stessa situazione.» Sbuffò. «Non hai idea di quanta competizione io abbia visto da parte di persone accomunate a me soltanto dal fatto di essere nate con una vagina.»
Pietro obiettò: «Secondo me è una tua fissazione.»
«No, affatto» insisté Dalila, «e temo che avere sempre frequentato ambienti di lavoro in prevalenza maschili abbia soltanto peggiorato le cose. Sai, Pietro, in questo mi ritrovo molto nelle parole di Tina Menezes. L’emancipazione femminile è importante, ma se mostrare alle altre che si può avere successo diventa l’unico scopo finisce per annullare la vera essenza delle persone. Tina Menezes non voleva essere in primo luogo una donna, voleva piuttosto essere se stessa. Per me è sempre stata la stessa cosa. Ho sempre avuto l’impressione che chi stava nel mio ambiente avesse la presunzione di essere migliore delle donne che non lavorano in un ambiente di soli uomini. Hanno quell’aura che sembra dire “io ce l’ho fatta” e non tengono conto del fatto che forse la merciaia che vende pizzi e merletti voleva davvero vendere pizzi e merletti.»
«È davvero così importante cosa volesse fare la merciaia?»
«Lo è, se la denigri perché non ha combattuto per i propri desideri e se lo fai senza nemmeno chiederti che cosa desiderasse.»
«Quindi» azzardò Pietro, «Ottavia era il tipo di donna che giudica le altre donne?»
«Non in maniera esplicita, questo no. Però, secondo lei, il dovere di ogni donna era cercare di migliorarsi e di rendersi indipendente da tutti, ma non dal giudizio delle sue simili. Con lei non sono mai riuscita a sentirmi all’altezza.» Dalila sospirò. «Non ho mai avuto una preferenza tra gli uomini e le donne, per me sono tutti persone. Però voi uomini siete decisamente più semplici da gestire, in tutte le circostanze. Non escludo di avere relazioni con altre donne in futuro, ma non mi lascerò più incantare da una come lei.»
Pietro ribatté: «Invece dovresti escluderle, così come dovresti escludere l’idea di relazioni con uomini che non siano me. Siamo o non siamo anime gemelle?»
«Quando parli tu, non riesco mai a capire se stai scherzando o se sei serio.»
«Questo confermerebbe che noi uomini non siamo menti semplici come credi tu.»
«Non volevo essere offensiva. Anzi, volevo elogiarvi perché è più facile andare d’accordo con voi.» Dalila rise. «Se le cose si mettono male, basta solo spogliarsi ed è tutto risolto.»
Senza preavviso, Pietro scattò verso di lei.
Dalila avrebbe avuto il tempo di schivare la sua bocca, ma non si sottrasse al bacio. Lasciò che la lingua di Pietro si insinuasse tra le sue labbra, che le sue mani le stringessero con forza i fianchi.
I loro corpi erano vicini come mai lo erano stati negli ultimi tempi. Dalila avvertì un calore travolgente che non dipendeva dalla temperatura esterna. A posteriori, non avrebbe saputo dire se quel bacio fosse stato lungo o breve. Perse la cognizione del tempo, mentre la mano sinistra di Pietro le scivolava sotto la canottiera, accarezzandola direttamente sulla pelle nuda. La destra, invece, le si insinuò tra le cosce, sotto la gonna salendo sempre più in alto. Solo un sottile strato di biancheria separava la sua intimità dalle dita di Pietro, che prese a stuzzicarla con un tocco appena accennato che contrastava con l’intensità con cui si era avventato su di lei la sera del loro primo appuntamento.
Pietro le lasciò libera la bocca, ma solo per baciarla sul collo. Dalila lo ammonì: «Qualcuno potrebbe vederci!»
«E allora?» ribatté Pietro, allontanandosi per un attimo da lei. «Voglio che tutti sappiano quanto mi piaci e, se il tuo problema è solo che qualcuno possa vederci, ne deduco che quello che sento sia ricambiato.»
«Beh, sì...» azzardò Dalila.
Pietro le lambì il collo con la lingua, prima di affermare: «Ti farò tutto quello che vuoi.» Senza che Dalila proferisse parola, il tocco delle sue dita si fece più deciso. «Non vedo l’ora di averti sul letto con le gambe spalancate. Mi sei mancata tanto.»
«Mi sei mancato anche tu» replicò Dalila, «ma non ti sembra di correre un po’ troppo?»
«Se hai paura di fare la cosa sbagliata, posso rallentare un po’, come avrebbe fatto Laszlo con Vittoria. Però, quando avrai voglia di aprire le gambe, ci sarò ancora io. Non mi defilerò come ha fatto lui, lasciando il campo libero a Redgrave.»
Dalila avvampò.
«È un po’ imbarazzante il modo in cui parli del softcore porn tra Laszlo e Vittoria mentre mi tocchi lì sotto.»
«Se vuoi smetto.»
«Di parlare o di toccarmi?»
«A te la scelta.»
«Allora stai zitto. Fischer arriverà a breve.»
Pietro sbuffò, indietreggiando di scatto.
«Devi per forza parlare di Fischer in questo momento? Vuoi anche invitarlo per un threesome, già che ci sei?»
«Rilassati, Bruni» ribatté Dalila. «Intendevo dire che potrebbe sentire le nostre voci e coglierci sul fatto. Per quanto mi riguarda, puoi continuare a fare quello che stavi facendo.»
«Non vorrei mai scandalizzare Fischer» scherzò Pietro, «E poi c’è ancora così tanta luce.»
«Cosa vuoi dire?»
«Che caleranno le tenebre e allora potrò portarti nel mio mondo di perdizione.»
Dalila ridacchiò.
«Perdizione? Proprio tu che non hai mai scopato con una vera donna, prima di conoscere me?»
«Stai cadendo nello stesso errore di Ottavia. Perché le altre non avrebbero dovuto essere vere donne? In fondo desideravano davvero avere l’apparenza di bambole gonfiabili e considerarmi come una fonte inesauribile di regali costosi. Questo le rende forse meno donne di te?»
«Ma che cosa c’entra? Ottavia se la prendeva con le casalinghe, con le donne delle pulizie e con le lavandaie, le tue amiche di un tempo erano influencer che vendevano l’immagine del loro corpo rifatto sui social! Non puoi metterle sullo stesso piano.»
«Quindi» dedusse Pietro, «non stai denigrando le mie partner passate, ma semplicemente ti stai battendo per i diritti delle classi più disagiate. Non sapevo che fossi una sindacalista travestita da fotografa. »
«Hai paura?»
«Dovrei?»
«Sei un imprenditore senza scrupoli o sbaglio?»
«Sono un imprenditore che vorrebbe fare il barman ai Caraibi... e solo perché non ho la vocazione, quindi non posso andare a chiudermi in convento, come dicevo qualche tempo fa a Selena Roberts.»
«Selena Roberts?»
«Niente, lascia stare.»
«Ti ricordo che è sposata e che è amica di Fischer.»
«Anche tu sei amica di Fischer.»
«Ma non sono sposata.»
«Non hai nulla di cui preoccuparti. Ti ricordo che pochi minuti fa ti tenevo una mano in mezzo alle gambe e che non vedo l’ora di rimettermi nella stessa identica posa... a meno che, ovviamente, tu non mi conceda qualcosa di più hot.»
«Vedremo, Bruni. Io non mi unisco agli imprenditori senza scrupoli. Temo che prima dovrai farmi esaminare le condizioni contrattuali che offri ai tuoi dipendenti.»
«A queste cose pensa Marina.»
«E tu la lasci fare?»
«Te l’ho detto, preferirei di gran lunga fare il barman. Mi fido di lei, immagino che faccia quello che deve fare.»
«È maledettamente cinica.»
«Lo so.»
«Ha trattato la morte di Tina Menezes come un semplice danno di immagine.»
«Nelle mie vene non scorre il suo stesso sangue. Io non sono cinico come lei.»
Dalila sorrise.
«Non sei sotto accusa. E poi, ne sono certa, saresti perfettamente in grado di farmi dimenticare qualsiasi accusa nei tuoi confronti, giocando bene le tue carte.»
«Va bene. Allora vorrà dire che, se me la vedrò brutta, ti farò stare tranquilla facendoti qualcosa di indicibile, come avrebbe scritto Vittoria Montevecchio.»
«Sembra interessante.»
«Eccome se lo è.» Pietro sospirò. «Purtroppo non c’è posto solo per le cose piacevoli. Immagino che presto arriverà quella piattola di Fischer e che ci toccherà riprendere a parlare di morti ammazzati... cosa che per lui sarà piacevole.»
«Ci tocca farcelo piacere» rimarcò Dalila, «anche se penso che mi ridicolizzerà.»
«Perché dovrebbe?»
«Perché ho parlato con la zia di Ottavia e tutto ciò che ne ho ricavato è stato un vago accenno a un uomo sposato con cui ha intrapreso una relazione nel tentativo di conformarsi alla società.»
«Questa zia deve avere una strana idea di che cosa significhi conformarsi alla società» osservò Pietro. «Pensa solo a quello che abbiamo dovuto passare noi, colpevoli di esserci innamorati quando io ero ufficialmente fidanzato con Anna.»
«Onestamente lascerei perdere queste riflessioni» replicò Dalila. «Il punto di vista di Antonietta non è così rilevante. La vera domanda è: perché scomodare una storia di vent’anni fa? Questo amante respinto avrebbe deciso di vendicarsi a scoppio ritardato? Non mi pare molto probabile.»
«Quindi lo dimentichiamo?»
«No. Sarebbe da cercare.»
«Dove?»
«Bella domanda, Bruni. Temo di non avere una risposta. Vent’anni fa è l’epoca in cui avevo appena finito di frequentare la scuola e l’Italia stava per vincere i mondiali di calcio. È passata una vita. Non esistevano nemmeno i social che si usano adesso. Come facciamo a trovare questo uomo misterioso? Siamo finiti di nuovo in una situazione senza né capo né coda e non c’è verso di uscirne, se non ci capita un colpo di fortuna!»
Pietro ribatté: «Noi crediamo nei colpi di fortuna. Vedrai, avremo un’intuizione, prima o poi.»
Dalila preferì non replicare. Non avrebbe avuto niente di positivo da dire.

***

«Credo che dovremmo parlare, io e te.»
Mirella sussultò. Conosceva bene quella voce, anche se era passato parecchio tempo dall’ultima volta in cui l’aveva sentita.
«Cosa vuoi?»
Flavio Bonetti le lanciò un’occhiata penetrante.
«Possiamo andare fuori?»
«Sto lavorando.»
«Solo cinque minuti.»
Sbuffando, Mirella girò intorno al banco della reception e, senza aggiungere altro, si diresse verso la porta.
Flavio la seguì.
«Sapevo che sei una persona comprensiva.»
Mirella parlò soltanto quando furono entrambi fuori, uno di fronte all’altra.
«Cos’è successo?»
Flavio le spiegò «Ci ho pensato molto, prima di venire da te. Credo sia necessario affrontare certe questioni scomode alle quali, in passato, abbiamo già accennato.»
Mirella si irrigidì.
«Sono passati settant’anni. Io non ero ancora nata... e tu nemmeno.»
«Credi che la cosa importi a certi impiccioni?» obiettò Flavio. «È vero, non si fanno vivi da un po’, ma non riesco a stare tranquillo, da quando ho parlato con quell’individuo.»
«Quale individuo?»
«Pietro Bruni di Echos.»
«Mi sembra un tipo inoffensivo» affermò Mirella. «Avresti semplicemente potuto metterlo a tacere.»
«Ti pare facile?» ribatté Flavio. «Mi ha chiesto se mio padre ha ucciso Vittoria Montevecchio con la complicità di un altro meccanico! Come potevo fare finta di niente o dirgli di stare zitto? Non potevo negare, non mi avrebbe creduto. La cosa che mi dà più fastidio è il tono con cui mi parlava... come se avessi chiesto io di essere il figlio di un giocatore d’azzardo indebitato fino al collo che ha pensato bene di sabotare l’auto della nipote alla Corsa della Polvere insieme a un altro disgraziato del suo stesso rango che in precedenza, proprio in nome della popolarità di Vittoria, aveva mandato a morire un altro pilota! Puoi capirmi, vero? Almeno tu, che sei comunque discendente di...»
Mirella lo interruppe: «Tuo padre ha ucciso una donna. Mio zio ha solo comprato un casolare.»
«Tuo zio ha testimoniato. Chissà, magari mio padre gli ha venduto questo posto a un prezzo scontato, in cambio della sua preziosa collaborazione! Ha avuto la decenza di non raccontarmi questo dettaglio. Avrebbe potuto evitare di raccontarmi anche tutto il resto. Se proprio voleva lavarsi la coscienza, poteva andare a confessarsi da un prete, anziché fare certe rivelazioni a me!»
«Lo so, è brutto trovarsi in una posizione scomoda a causa di crimini commessi da altri. Pietro Bruni, però, non ha in mano niente di concreto, né contro di me né contro di te.»
«Come fai a saperlo?»
«Fidati, non può averne le prove. Non le aveva nemmeno Ottav-...»
Flavio Bonetti non la lasciò finire: «Per carità, non pronunciare quel nome! Quella donna era una disgrazia da viva e lo è anche da morta.»
«La conoscevi bene?»
«No, grazie al cielo. Se almeno non si fosse fatta ammazzare...»
Mirella azzardò: «Non sarai stato tu?»
Flavio ribatté: «In effetti, se volessi ammazzare qualcuno sceglierei un posto che non può essere collegato a me. Venire a ucciderla nel tuo agriturismo sarebbe stato perfetto per fare cadere su di te ogni sospetto.» Rise. «Peccato non averci pensato prima.»
«Stai dicendo che avevi una buona ragione per volerla vedere morta?»
«Se davvero si è intromessa in questioni che non la riguardavano...»
Mirella obiettò: «Ha solo visto il rottame e ne ha dedotto che Vittoria Montevecchio sia morta in un incidente, non poteva certo immaginare che il caro zio Bonetti l’avesse fatta fuori. Quello lo sapevano solo pochi intimi.»
«Tra cui tuo zio.»
«Chi può dirlo con certezza?»
«Puoi fare la spavalda tanto quanto vuoi» ribatté Flavio, «ma è palese che tu sia spaventata a morte. Ti faccio io la stessa domanda: non sarai stata tu a ucciderla?»
«Io e Ottavia stavamo insieme.»
«E quindi?»
«Cosa c’è, non credi che due donne possano amarsi?»
«Il fatto che tu e quella tizia foste entrambe donne non ha alcuna rilevanza. Non credo, piuttosto, che l’amore venga prima di tutto, e vale per ogni tipo di amore e di legame. Mio padre era molto legato a sua nipote, era l’unica parente vivente che gli era rimasta, eppure non ha esitato ad ammazzarla per soldi. A volte gli affetti vengono sacrificati, quando si pensa di non avere un’altra prospettiva.»
«Stai legittimando l’omicidio?»
«Sto dicendo che non è raro che venga legittimato per interesse.»
«Tu uccideresti, Flavio?»
«Lo faresti tu, Mirella?»
«Non mi hai risposto.»
«Nemmeno tu l’hai fatto. Sai, Mirella, ai miei tempi si diceva che chi tace acconsente.»
«Anche tu hai taciuto, Flavio.»
Il figlio di Vittorio Bonetti rise.
«Lo vedi come è facile?»
«Cosa?»
«Sospettare di qualcuno. Credi che io abbia ucciso una donna che non aveva niente contro mio padre, né contro di me, nonostante sia morta all’interno della tua proprietà.»
Mirella replicò: «Il modo in cui ti comporti è molto ambiguo, non lo puoi negare.»
«Ambiguo?» obiettò Flavio. «Preoccuparmi perché un perdigiorno che non ha voglia di occuparsi delle aziende di famiglia gioca a fare il detective con il solo scopo di infamarmi è essere ambiguo? Per non parlare di quella tizia ossigenata che gli ronza intorno. Dalila Colombari ha messo al mondo un figlio insieme a un certo Oliver Fischer, che non fa altro che intromettersi in presunti casi di omicidio avvenuto nel mondo dell’automobilismo. Se questa gente fa un solo passo contro di me, rischio di passare guai seri.»
«Non hai ucciso nessuno, dici. Tuo padre è morto da anni. A quali guai ti riferisci?»
«Hai mai sentito parlare della reputazione? Sono un noto pokerista. Vengo ammesso a ogni tipo di torneo. Cosa pensi che succederebbe se si iniziasse a raccontare che mio padre ha ucciso una donna? E non una donna qualsiasi, ma Vittoria Montevecchio! Sarebbe la fine, per me.»
«Non sapevo che ai tornei di poker accettassero solo gente totalmente pulita. Se te la vedi brutta, comunque, puoi sempre ammazzare Bruni, Fischer e l’ossigenata.»
«Non sei divertente.»
«Ottavia non sopportava l’ossigenata. Io stessa non trovo niente in lei.»
«È una buona ragione per convincermi a ucciderla?»
Mirella gli scoccò un’occhiata di fuoco.
«Ma no, ti pare?»
«Eppure quella donna è un problema anche per te» sentenziò Flavio. «Credo che, se ci pensiamo bene, entrambi possiamo arrivare alla conclusione che sia più utile essere alleati che nemici.»
«Cosa stai cercando di dirmi?»
«Dobbiamo fare in modo che quella gente perda credibilità.»
«Come?»
«Non lo so, ma abbiamo bisogno che nessuno li prenda sul serio, se mai dovessero dire qualcosa contro di noi.»
«Non sono un’influencer. Non sono capace di sputtanare qualcuno rendendolo virale. Non sarebbe una cattiva idea, ma temo di non poterla mettere in atto.»
«Non stavo pensando a cazzate da influencer, ma a qualcosa di più serio. Dobbiamo fare qualcosa che la spaventi, che le faccia capire che deve stare al posto suo e che devono fare lo stesso anche i due principi azzurri che le corrono dietro.»
«Non ti sembra di parlare in modo un po’ troppo astratto?» obiettò Mirella. «Dobbiamo fare qualcosa, ma non abbiamo idea di come muoverci! A peggiorare la situazione, una certa signora Roberts amica loro, che è stata qui tempo fa, ha prenotato per due settimane e arriverà tra qualche giorno. Avrei voluto dirle che era tutto pieno, ma non sono nelle condizioni di potere dire di no ai clienti.»
«Chi è questa signora Roberts?»
«È una francese dell’alta società. È sposata con un ex pilota automobilistico inglese, Edward Roberts, il nipote di Teddy Redgrave – sai bene quanto me chi fosse, visto che hai accennato a lui poco fa.»
Flavio Bonetti sbottò: «Siamo fottuti! C’è una maledetta congiura contro di noi!»
Mirella avrebbe voluto continuare a mostrarsi sicura di sé, ma sentiva che presto sarebbe caduta sotto il peso di una situazione che rischiava di sfuggire al suo controllo. Accolse implicitamente la proposta di Flavio di essere alleati e mormorò: «Penso che sia lei.»
«Chi?» volle sapere Bonetti. «Di cosa parli?»
«Di Vittoria.»
«Non ti seguo.»
«È Vittoria Montevecchio a volere che la verità venga alla luce. Li ha chiamati lei. Il suo spirito è qui, da qualche parte...»
«Sai, Mirella» la interruppe Flavio, «ho l’impressione che tu ti stia lasciando condizionare da quella vecchia storia... neanche troppo vecchia, a dire il vero. Per un certo periodo sei stata perseguitata da una pazza che fingeva di essere il fantasma di Vittoria e lanciava pietre contro le finestre e contro le macchine, ma si trattava soltanto di una squilibrat-...»
Mirella non lo lasciò finire.
«So chi era.»
«Hai smascherato la colpevole?»
«L’ho riconosciuta, anche se troppo tardi. A casa sua teneva degli abiti che potevano stare bene indossati da una donna degli anni Cinquanta.»
Flavio Bonetti spalancò gli occhi.
«La squilibrata era Ottavia?»
«Non era affatto una squilibrata» replicò Mariella. «Non ho mai capito perché l’abbia fatto ed è morta troppo presto perché io potessi chiederle delle spiegazioni, ma non mi riferivo a lei. C’è il fantasma, quello vero. L’ho visto la sera del primo maggio. Doveva essere un gioco di luci, ma ho visto illuminarsi il suo stemma con la farfalla... ed era il suo fottutissimo anniversario di morte, dato che è morta quel giorno e non durante la notte successiva! C’era Dalila che lavorava come fotografa e c’era quell’impiccione di Bruni. Vittoria li ha chiamati e quei due non si daranno pace finché non avranno modo di risolvere il mistero. Deve essere questa la ragione per cui hanno insistito così tanto con noi. Adesso, mentre noi parliamo di loro, probabilmente sono da qualche parte a complottare contro di noi.»
«Dobbiamo trovare un modo per fermarli, appunto» ribadì Flavio. «Dobbiamo tutelare noi stessi a ogni costo.»

***

«Quindi» sintetizzò Oliver, «abbiamo la zia di Ottavia che, interpellata da Dalila, crede che questa voglia delucidazioni a proposito di un amante risalente a vent’anni fa. La zia sostiene che, tanto tempo dopo la fine della loro relazione, con lui ormai separato o divorziato, sarebbero ancora amici.»
«Proprio così, Fischer» confermò Pietro. «Secondo Antonietta, a Ottavia non sarebbero mai piaciuti gli uomini. Ha senso.»
«Che cosa?»
«Il legame che si conserva nel tempo. Tra loro non è finita perché ci fosse qualcosa che non andava, perché le sia stata preferita la moglie o perché Ottavia si sia stancata. Semplicemente ha accettato l’idea di essere lesbica e il suo amante non ha potuto fare altro che rassegnarsi: lasciarsi era l’unica possibilità. Non ci sono state tensioni tra loro, quindi sono rimasti amici e capita che continuino a vedersi anche a distanza di molto tempo.»
Dalila intervenne: «Sei bravo a ricostruire i fatti, ma ti sei dimenticato che siamo nell’epoca dell’esasperazione digitale. È possibile che non vi sia traccia di questo legame? Noi stessi abbiamo scandagliato i profili social di Ottavia senza notare nulla.»
«Perché, tu metti forse le foto dei nostri incontri sui social?» obiettò Oliver. «Non mi sembra che Ottavia fosse il tipo di persona che metteva in piazza le proprie faccende personali, specie se scottanti. Anzi, devo ammettere che me la immagino di più a incontrarsi con qualcuno in un posto specifico, senza contatti che lasciano tracce.»
«Quell’uomo non era più sposato, stando a quanto ha riferito Antonietta» puntualizzò Dalila. «Non c’era motivo di nascondersi... a meno che, ovviamente, l’ex amante non avesse qualche ragione precisa per non volere essere ricondotto a lei.»
«Viviamo nell’epoca in cui tutti ritengono di potere chiamare chiunque a qualsiasi ora del giorno e della notte e che questo debba tassativamente rispondere» obiettò Pietro. «Se non si sentivano, ma si vedevano in un posto concordato senza contatti, dovevano essere d’accordo entrambi. E poi non c’entra il fatto che costui non fosse più sposato con la moglie di vent’anni fa. Potrebbe avere avuto un’altra relazione, oppure una famiglia, e buone ragioni per non volere essere sorpreso in compagnia di Ottavia Mattioli.»
Dalila sospirò: «Stiamo di nuovo lavorando di fantasia. La verità è che dovremmo arrenderci e lasciare perdere. Se solo...» Si interruppe, ripensando alla farfalla che svettava contro la parete. «Se solo non l’avessi vista.» Guardò Pietro negli occhi. «Mi sento come se Vittoria mi avesse chiamata a scoprire la verità. Avere letto il suo diario mi fa sentire come se l’avessi conosciuta. Lo so, Ottavia non c’entra con quello che è successo a Vittoria, ma fa comunque parte di un quadro completo che non posso ignorare.»
«Non lo ignoreremo» le assicurò Oliver. «Al momento non abbiamo idee e non sappiamo a chi rivolgerci, ma sono sicuro che avremo modo di rifletterci. Selena e Edward ci aiuteranno. Saranno due turisti interessati a quello che succede da queste parti. Avranno molto più di noi la possibilità di fare domande senza destate sospetti.» Si alzò in piedi. «Si è fatto tardi. Vi lascio da soli, che tanto è quello che desiderate fin dal primo momento in cui sono arrivato.»
Dalila si sentì avvampare.
«Ma no, cosa dici?» Si tirò su. «Ti accompagno fino al cancello.»
«Ti aspetto qui» le disse Pietro. «Ci vediamo presto, Fischer.»
Dopo un cenno di saluto, Oliver si allontanò. Dalila lo seguì.
«Non era necessario» mise in chiaro Fischer, non appena furono lontani a sufficienza da Pietro.
«Era necessario, invece» insisté Dalila. «Non ho capito la tua allusione.»
«Invece l’hai capita benissimo» obiettò Oliver, «e io penso di avere capito quello che succede. Noto una certa vicinanza tra di voi. Il modo in cui vi guardate è diverso.»
«Non è cambiato niente.»
«Ti avverto, Dalila, non voglio problemi. Se Bruni verrà a lamentarsi da me perché mi metto in mezzo a voi due, o qualcun’altra delle sue solite stronzate, ti riterrò responsabile.»
«Perché dovresti? Non posso controllare le azioni di Pietro.»
«Però puoi essere chiara con lui e mi auguro che tu lo sia.»
«Cosa c’è, Fischer? Hai paura di perdermi? Temi che io stia per finire tra le braccia di Pietro e, di punto in bianco, hai deciso che non deve succedere?»
«Ti sbagli, Dalila» rispose Oliver. «Io e te siamo stati uno splendido errore che ha avuto una bellissima conseguenza, ma non era destino che ci amassimo.»
«Hai deciso tutto tu.»
«Non mi hai nemmeno detto che aspettavi un bambino!»
«Come potevo?» replicò Dalila. «C’era Tina nella tua vita. Era la donna giusta per te, dovevo farmi da parte. Se ti avessi detto del bambino, ti saresti sentito costretto a rivedere le tue scelte. Dopo la sua morte ho sperato in un futuro tra noi. Sono certa che non le sarebbe dispiaciuto, ma la verità è che non conta quello che avrebbe voluto Tina, ma solo quello che vogliamo noi. Credevo che sarebbe successo, che ci sarebbe stata una possibilità per noi. Volevo avere finalmente un’esistenza tranquilla ed eri la mia più grande possibilità di realizzare quell’obiettivo. Ho passato anni e anni a inseguire le grandi emozioni, solo per scoprire che spesso l’amore è solo un adattarsi all’altro lato della coppia. Io non sono mai riuscita ad adattarmi con nessuno e con nessuna. Credevo che con te ci fossero buone possibilità e che potessimo crescere Mirko in una vera famiglia. Tu hai rifiutato e io non ho potuto fare altro che prenderne atto. È andata così, ma se vuoi che mi allontani da Pietro sei ancora in tempo. Chiedimi adesso di stare con te e lo farò. Sono disposta a buttare via tutto, ma deve succedere stasera. Se mi dici adesso “no, grazie, per me sei solo un’amica” sarà la tua decisione definitiva e non ti permetterò di distruggere la mia relazione con lui.»
Oliver rimase in silenzio a lungo. Ogni istante di attesa pesava come un secolo. Quando parlò, si limitò ad affermare: «Penso che dovresti fare chiarezza dentro di te.»
Dalila aggrottò le sopracciglia.
«Non capisco.»
«È proprio questo il problema. Che futuro pensi di avere con lui, se sei qui e mi stai implorando di fermarti?»
«Non ti sto implorando. Ti sto solo chiedendo se ti stia bene farti da parte e lasciarmi vivere la mia vita.»
«L’ho sempre fatto, Dalila.»
«Lo so, ma devo essere sicura che continuerai a farlo. Come sai bene, la mia vita sentimentale è stata un disastro. Tutte le mie relazioni più importanti sono finite nel peggiore dei modi. Devo essere sicura che non ci saranno intromissioni da parte tua. Non...» Un fruscio alle sue spalle la interruppe. Dalila si girò, trovandosi faccia a faccia con Pietro. «Che cosa ci fai qui? Pensavo che mi stessi aspettando là dietro, dal tavolo.»
«Pensavi male» rispose Pietro, con freddezza. «Me ne vado.»
«No, aspetta, fermati un attimo» lo supplicò Dalila. «Avevamo detto che...»
«Quello che avevamo detto» replicò Pietro, «non conta più. Io non ho intenzione di essere un ripiego per te... e prima che tu mi chieda a che cosa mi stia riferendo, sì, ho sentito quello che vi siete detti.» Si rivolse a Oliver. «Alla fine hai vinto tu, Fischer, nonostante tu non abbia fatto altro che restare fermo nell’attesa. La cosa più ridicola è che non l’hai nemmeno fatto in modo subdolo, ma che semplicemente sei un totale incapace con le donne. Buon proseguimento di serata a entrambi. Se scoprite chi ha ucciso Ottavia Mattioli chiamatemi. Se avrò un po’ di tempo per voi vi risponderò. Se non dovessi farlo non preoccupatevi: prima o poi scoprirò tutto dai giornali.»
Dalila non riuscì a pronunciare una sola parola. Lo guardò andare via e solo quando fu ormai lontano domandò a Oliver: «Secondo te cosa dovrei fare adesso?»
«Ripensare a quello che ti ho detto poco fa.»
«Ci siamo detti tante cose. Potresti essere più specifico.»
«Va bene, allora ti rinfresco la memoria. Ti ho detto che non volevo sorbirmi eventuali cazzate di Pietro per colpa tua. Mi ha tacciato addirittura di essere un incapace con le donne, ti rendi conto? Ho avuto delle ex che uno come Bruni se le può solo sognare!»
Dalila replicò: «Non prendertela. Sappiamo entrambi che Pietro salta spesso a conclusioni affrettate. Non...»
Oliver la interruppe: «Basta così. Mi sono rotto di trovarmi in mezzo ai vostri tira e molla. I casi sono due: o vuoi stare con lui, oppure no. Fai chiarezza dentro di te, ma per favore non farlo in mia presenza! Ne ho abbastanza di tutto questo.»
Fece per avviarsi.
«No, Fischer, ti prego, non andartene anche tu!»
«È tardi, devo andare a casa.»
«Aspetta ancora un attimo» lo pregò Dalila, «non voglio restare da sola adesso.»
«Devo andare» ribadì Oliver, «e comunque sì, io e te siamo solo amici.»
Dalila annuì.
«Va bene. Mi farò bastare questa risposta.»
Lo guardò andare via, poi si voltò e tornò a sedersi da sola al tavolo sul retro del cortile. La solitudine non durò a lungo. Si accorse della presenza di Oliver solo quando questo prese posto di fronte a lei.
Gli sorrise.
«Sei tornato.»
«Non per la ragione che credi tu.»
«Allora perché sei qui?»
«Perché è giusto che tu abbia delle spiegazioni da parte mia, dopo tutto questo tempo. Ti chiedo scusa se non sono mai stato abbastanza esplicito. Ho dato per scontate troppe cose e forse è stato un errore.»
Dalila lo esortò: «Ti ascolto.»
Oliver iniziò: «C’è stato un punto di rottura nella mia vita, un netto confine tra il prima e il dopo. È stata la sera in cui la donna in tenuta da runner che abitava di fronte a casa mia mi ha rivelato di essersi trasferita di fronte lì di proposito per me, perché aveva bisogno del mio aiuto.»
«Tina Menezes.»
«Avrei dovuto scappare a gambe levate, dato che si era presentata come una vera e propria stalker, ma non l’ho fatto. Ho deciso che volevo conoscere la sua storia. Mi ha parlato di quello che le stava succedendo, di qualcuno che la tormentava con un video erotico registrato a sua insaputa nel quale era riconoscibile. Mi ha chiesto di aiutarla a scoprire la verità. Ecco, quello è stato il mio punto di rottura. L’Oliver Fischer che esisteva prima di Tina Menezes non c’era più, anche se quella sera non potevo immaginare che poco più di un anno più tardi quella donna sarebbe diventata mia moglie. Non so se tu abbia capito che cosa sto cercando di dirti...»
Dalila azzardò: «Che fai iniziare tutto con il momento in cui l’hai conosciuta e non con quello in cui l’hai persa?»
«È così» confermò Oliver. «Non nego che io e te abbiamo avuto un significato. Anzi, sarebbe assurdo insinuare che quello che c’è stato tra noi non sia servito a niente, se consideri il risultato finale. Abbiamo commesso una “leggerezza” che ci ha legati per tutta la vita. Però non siamo a un gioco a incastri dove tutto coincide perfettamente e in cui c’è un posto predefinito in cui andare a collocarci. Sarebbe più facile se lo fosse, ma non lo è. Se io e te ci fossimo messi insieme, tu per me non saresti mai stata la donna della mia vita, ma la mia seconda scelta. Sono aperto alla possibilità di una nuova relazione importante, ma non con te. C’è stato un periodo in cui c’eravate sia tu sia lei e ho deciso di stare con lei. Non sarebbe giusto nei tuoi confronti usarti come rimpiazzo. Tu meriti di essere felice. Come pensi di poterlo essere accanto a un uomo che sta con te soltanto perché sua moglie non c’è più?»

***

«E così...» Dalila abbassò la voce. «E così mi hanno fatto capire entrambi che non volevano più saperne di me.»
Sergio azzardò: «Ti stupisce?»
«Certo che mi stupisce!» Dalila si guardò intorno. «Perché quella vecchia che sta seduta laggiù in fondo mi guarda?»
«Si starà chiedendo perché sei qui» azzardò Sergio. «Abbiamo appuntamento tra cinque minuti. Mi ha telefonato chiedendomi di riceverla, perché deve confessarsi.»
Dalila la guardò di sottecchi.
«Immagino di quali nefandezze possa essersi macchiata. Avrà imprecato quando le sono caduti i ferri da calza? Oppure avrà insultato uno squinternato che ha rischiato di investirla mentre zigzagava in monopattino? Sono sicura che, specie in quest’ultimo caso, Nostro Signore l’avrà già perdonata. Facesse anche venire un colpo al tizio sul monopattino...»
«Per cortesia, smettila» la interruppe Sergio. «Hai altro da dirmi? In tal caso, è necessario farlo adesso? Non possiamo sentirci al telefono più tardi?»
«Preferirei parlare di persona.»
«Non qui e adesso.»
«Va bene. Mi accomodo fuori. Tu cerca di liberarti il prima possibile di quella pia donna. O devo supporre che, non appena avrai finito con lei, sarà già ora della messa serale?»
«Non sarà ora della messa serale. Adesso, però, accomodati fuori.»
Dalila annuì.
«Come vuoi. E ringrazierò il cielo per la tua vocazione, perché non ti avrei sopportato come compagno di vita.»
«Nemmeno io avrei sopportato te» ribatté Sergio, «quindi è andata bene a tutti e due. Adesso sloggia, che ho da fare.»
Dalila uscì dalla chiesa e si accomodò su una panchina nel piazzale. L’attesa le parve snervante. Quando vide l’anziana signora andare via fu tentata di rientrare, ma attese con pazienza. Sapeva che Sergio si sarebbe presentato da lei.
Questo la raggiunse sulla panchina.
«Scusami per l’attesa, Dalila. Mi stavi dicendo che sia Fischer sia Bruni si sono scocciati di te? E come dare loro torto...»
«Se sei venuto qui per sfottermi, puoi anche tornare in chiesa ad assolvere sopravvissute a incidenti con sfaccendati in monopattino.»
«Non sono qui per questo. Come ti è venuto in mente di chiedere a Fischer di fermarti proprio adesso? Mi sembrava di capire che le cose stessero andando bene tra te e Pietro.»
«Infatti andavano bene.»
«E allora perché hai cercato di correre tra le braccia di Oliver?»
«Volevo solo essere certa che tra noi fosse tutto finito. Vedi, Sergio, la verità è che ho fatto un sacco di errori e che volevo evitarne un altro ancora più grosso.»
«Amare Pietro è un errore, per te?»
«Amare Pietro senza essere certa che non vi fosse un futuro per me e Oliver lo era» rispose Dalila. «Non voglio che le mie scelte feriscano qualcuno. Sono disposta a sacrificare la mia felicità per evitare l’infelicità di altri. Oliver ha già perso sua moglie e...»
Sergio la interruppe: «Appunto, ha perso sua moglie. Non pensi che questo l’abbia ferito molto di più di quanto possano ferirlo le tue decisioni?»
«Quindi cosa dovrei fare? Fregarmene di quello che prova e sbattergli in faccia la mia felicità? Dirgli: “guarda, Fischer, la mia vita va avanti anche senza di te, non ho bisogno dell’amore che mi hai rifiutato”.»
«Sei sempre così drastica, Dalila.»
«Sono realista.»
«Non credo che Fischer faccia gli stessi pensieri che fai tu. Perché non provi semplicemente a parlargli con calma?»
«Perché è l’ultimo argomento del quale vorrebbe discutere. Tutto ciò che ci siamo detti negli ultimi giorni riguarda nostro figlio. Temo che non ci sia più alcun margine di recupero, tra di noi, e che anche la nostra amicizia sia ormai compromessa.»
«Te l’ha fatto capire Fischer o è una convinzione tua?»
«Metti in dubbio le mie convinzioni, Sergio?»
«Hai dimostrato spesso di avere delle idee un po’ strane.»
Dalila sbuffò.
«Quando dici che ho delle idee strane, ricordati che sono la stessa persona che ha pronosticato la nascita della Christian Trap! Ammettilo, non vedi l’ora di sentire individui dal talento canoro inesistente che nei loro testi sbroccano contro tutte le cose che infastidiscono voi preti, come l’eutanasia o la maternità surrogata.»
Sergio obiettò: «Forse ti sei dimenticata che noi preti siamo normali esseri umani, quindi la cosa che ci infastidisce più di ogni altra è proprio la musica trap.»
«Quindi non ti piacerebbe sentire qualcuno che gracchia versi incomprensibili facendo invettive contro presunte compravendite di bambini?»
«Mi piacerebbe non sentire te mentre ti nascondi dietro ad argomenti leggeri per sfuggire ai tuoi sentimenti.»
«La maternità surrogata non è un argomento leggero.»
«Ma tu non stai esprimendo alcuna opinione su quell’argomento, stai piuttosto vaneggiando su presunti testi di presunte canzoni cantate da presunti “christian trapper”.»
«E va bene!» sbottò Dalila. «Vuoi un’opinione seria? Sono una persona pragmatica: perché dovresti portare avanti una gravidanza per nove mesi in cambio di un compenso una tantum? Forse sono io a essere troppo lungimirante, ma sceglierei un tipo di carriera più orientata al futuro, non qualcosa che genera un’unica entrata economica.»
«Perché non cerchi di orientare al futuro anche la tua vita privata?» le suggerì Sergio. «Credo che dovresti essere chiara prima di tutto con te stessa. Vuoi rinunciare a Pietro perché temi che Fischer possa rimanerci male, oppure vuoi stare con lui? Dovresti decidere prima che sia troppo tardi. Non sono la persona ideale per dare consigli sulle relazioni amorose, ma non credo che Bruni sia disposto ad aspettarti per anni e anni.»
Dalila si alzò.
«Vedrò cosa posso fare. Mi è stato utile parlare con te... o almeno credo.»
«Cosa pensi di fare?» volle sapere Sergio.
Dalila sorrise.
«Chissà, magari risolvo un caso di omicidio e poi penso anche a tutto il resto. Sono completamente in alto mare, ma magari avrò un’intuizione.»

***

Non vi furono intuizioni né contatti con Pietro, che non fece nulla per cercarla nei giorni che seguirono. Nel frattempo, Selena tornò insieme al marito Edward. Dalila si guardò bene dall’andare a farle visita all’Agriturismo Farfalla Perduta, preferiva evitare di incontrare di nuovo Mirella Pinardi. Invitò i Roberts e Oliver nello stesso bar nel quale era andata con Ottavia molte settimane prima. Proprio la sera in cui si era recata in quel locale aveva avuto l’intuizione che la figura in nero vista al cimitero fosse una suora. Dal momento che quella teoria si era rivelata corrispondere a realtà, considerava il luogo d’incontro come di buon auspicio, nonostante la poca simpatia della barista.
C’era confusione, quel tardo pomeriggio. In un tavolo accanto al loro un gruppo di uomini sulla sessantina parlava a gran voce dei mondiali di calcio. La barista, giunta al tavolo di Dalila e dei suoi amici, declamò una considerazione non richiesta: «Voi sì che siete persone serie. Non capisco questo interesse per le partite quando l’Italia non si qualifica da anni.» Per qualche assurda ragione si rivolse a Selena: «Lei cosa ne dice?»
Selena, che non le stava prestando attenzione, alzò lo sguardo verso di lei.
«Non seguo i mondiali di calcio, nonostante la mia nazionale ci sia.»
«Non è italiana?»
«No, sono francese.»
La barista, che a parole provava totale disinteresse per l’argomento, dimostrò l’esatto contrario, affermando con tono soddisfatto: «Ricordo ancora la finale di vent’anni fa. L’anniversario è proprio oggi. Vi abbiamo battuto ai calci di rigore. C’era una confusione incredibile, quella sera.» Indicò una bacheca in un angolo. «Teniamo ancora alla parete le fotografie dei festeggiamenti qui al bar.»
«Mi fa piacere che sia stata una bella serata» rispose Selena. «Mi auguro che la nazionale italiana possa avere altri successi in futuro, per il bene del calcio, ma soprattutto del suo bar.»
«La ringrazio.»
Senza aggiungere altro, la barista si allontanò.
Oliver borbottò: «Speriamo che adesso ci lasci in pace, invece di chiederci pareri su argomenti per cui non proviamo alcun interesse.»
Dalila si alzò.
«Sai cosa ti dico? Che vado a dare un’occhiata alle foto, così la faccio contenta.»
Non attese repliche. Tutto ciò che desiderava era vedere come fosse la barista vent’anni prima, per una semplice questione di curiosità. Di certo non si aspettava di vedere immortalata Ottavia Mattioli all’età di ventidue anni, gli occhi ridotti a due pallini rossi per il flash di una macchina fotografica analogica. L’uomo che si trovava insieme a lei era girato di spalle, ma i colori della sua T-shirt erano inconfondibili e lo rendevano riconoscibile. In un altro scatto, lo si vedeva inquadrato da vicino. Poteva avere una decina d’anni in più di Ottavia e aveva un’aria vagamente familiare.
Dalila tornò al tavolo e non disse niente né a Oliver né ai coniugi Roberts. Quando Fischer le chiese se andasse tutto bene, simulò indifferenza. Quando venne ora di andare a casa, chiese a Oliver se quella sera potesse tenere Mirko.
«Qualche impegno galante improvviso?» le chiese Oliver.
«Non sono fatti tuoi» ribatté Dalila, con un sorriso forzato.
«Devi vedere Pietro?»
«Sì.»
Era vero, anche se Bruni ancora non lo sapeva.
«Mi raccomando, non voglio noie» ribadì Oliver. «Fai quello che ti pare con lui, ma non deve assolutamente venire a rompere i coglioni a me.»
«Stai tranquillo, Fischer, è tutto sotto controllo» rispose Dalila.
Non era certa che lo fosse, ma per ragioni ben diverse da quelle ipotizzate da Oliver. Non appena le fu possibile si diresse a casa di Pietro, sperando di trovarlo. Suonò il campanello più volte, fintanto che questo non si presentò al citofono.
«Chi è?»
«Sono Dalila. Puoi scendere subito?»
Pietro rispose: «Dammi cinque minuti.»
Dalila lo attese con pazienza, sperando che fossero solo cinque. Bruni si presentò puntuale, un’espressione di gioia stampata sul volto.
«Dalila, finalmente! Temevo di non rivederti più!»
«Ti devo parlare. Subito.»
«Ti ascolto.»
«Si tratta dell’amante menzionato da Antonietta.»
Pietro parve deluso.
«Sei qui per parlare del caso?»
«Sì, Bruni. Penso di averlo trovato.»
«Dove?»
«In una foto. Non posso essere certa che fossero amanti, ma sono insieme in un bar a guardare la finale dei mondiali. Si conoscevano anche vent’anni fa e...» Dalila si interruppe, riflettendo per qualche istante. «Faresti una cosa per me?»
Pietro ribatté: «Perché proprio io e non Fischer?»
«Perché magari ci mettiamo nei guai e ci facciamo ammazzare. Vorrei che a Mirko rimanesse almeno un genitore vivo.»
«Come vuoi. Di cosa si tratta?»
Dalila lo informò: «Devi venire con me in un bar. Devi metterti a guardare delle foto appese in bacheca. Devi far credere alla barista che in una di queste sia ritratta una persona a te cara che non c’è più, chiederle se ha conservato il negativo e se te lo può prestare perché vorresti farne una copia.»
Pietro obiettò: «Non è una richiesta che la gente si senta fare spesso al giorno d’oggi.»
Dalila tagliò corto: «Non me ne importa un fico secco. Devo vedere quell’uomo in faccia, in un formato più grande e in un’immagine che non sia scolorita dal tempo.»
Pietro azzardò: «Posso chiederti chi pensi che sia? Mi pare palese che tu sia convinta di averlo conosciuto.»
Dalila annuì.
«È Ettore Chiari, il padre della sposa bimbaminchia.»
«L’esperto di fantasmi?»
«Possibile amico – o ex amante – proprio di colei che impersonava il fantasma della Montevecchio nella speranza di sabotare l’agriturismo. È curioso, non trovi?»
«Pensi che l’abbia uccisa lui?» volle sapere Pietro.
«Non vedo perché avrebbe dovuto» rispose Dalila. «Mi focalizzavo piuttosto sul fatto che potessero essere in combutta per spingere il cugino di Mirella a vendere.»
«In effetti ha senso. Secondo te è davvero possibile che, quando era ancora molto giovane, tu-sai-chi possa avere avuto una relazione con lui?»
«Non so niente di chi fosse davvero noi-sappiamo-chi da giovane. So solo quel poco che mi ha detto, ovvero che dopo essersi diplomata non poteva permettersi di continuare gli studi, ma che era stata determinata abbastanza da trovare i soldi. Non ha mai voluto dirmi niente su come se li fosse procurati, ma so che era una grossa somma. Una volta ha accennato qualcosa di vago a proposito di avere “fatto tredici al Totocalcio”, ma penso che fosse solo una scusa, dato che non l’ho mai vista giocare una sola schedina.»
Pietro osservò: «Pare che quella donna avesse parecchi scheletri nell’armadio.»
«È sempre stata piuttosto misteriosa.»
«Sarebbe stato interessante conoscerla meglio. Magari era una criminale in incognito. Chissà che traffici gestiva. Non ci sono altri indizi? Non so, magari qualcuno ha tentato di farle del male. Aveva cicatrici strane o qualcosa del genere?»
«Solo una di un intervento chirurgico.» Era stata piuttosto vaga anche su quella, naturalmente. Dalila raggelò. «Oh cazzo!»
«Cosa succede adesso?» si informò Pietro.
«Succede che mi è venuta un’idea assurda» rispose Dalila, «e che non sono più tanto sicura che la ragione per cui tu-sai-chi è morta sia l’essersi intromessa in faccende vintage che riguardavano l’omicidio di Vittoria Montevecchio.»
«Di che idea stai parlando?»
«È molto campata in aria. Sono disposta a parlartene, però deve rimanere un segreto tra noi due.»
Pietro confermò: «Va bene. Ti ascolto.»
Nonostante non ci fosse nessuno, Dalila abbassò la voce più che poteva: «Dobbiamo trovare un modo per parlare con l’ex moglie di Ettore Chiari, la madre della sposa bimbaminchia.»
Pietro spalancò gli occhi.
«Pensi che abbia ucciso la presunta amante dell’ex marito? Perché farlo proprio adesso, se nessuna delle due sta più insieme a lui?»
Dalila scosse la testa.
«Non penso niente di tutto ciò, ma vorrei cercare di capire che tipo di rapporto avesse con lei, se ne aveva uno.»

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Milly Sunshine