venerdì 14 agosto 2026

Il Ritorno della Farfalla Perduta // blog novel ambientata nel mondo dell'automobilismo anni '50 - genere mystery (14/15)

POLVERE X

Alle 11.45 del venerdì mattina Oliver giunse sotto casa di Pietro. Esitò prima di suonare il campanello. Non gli piaceva presentarsi senza essere stato invitato, ma non vi erano altre soluzioni.
Anziché rispondere al citofono, Bruni si affacciò alla finestra.
«Cosa vuoi, Fischer?»
«Parlare con te.»
«Potevi farlo al telefono.»
«Non è una faccenda di cui si possa parlare al telefono. Scendi?»
«Sto lavorando.»
«Allora fammi salire.»
«Non cambierebbe le cose: sto sempre lavorando.»
Oliver insisté: «Sarò breve. Vieni giù un attimo, per favore.»
«Ti hanno mai detto che sei un gran rompicoglioni, Fischer?»
«Tante volte.»
«Vedrai che te lo diranno anche molte altre. Spero che tu abbia una buona ragione per...»
Il resto della frase fu inudibile. Pietro si era già allontanato dalla finestra. Oliver lo interpretò come un buon segnale, a quanto pareva Bruni era davvero intenzionato a scendere.
Arrivò poco più tardi. Non sembrava particolarmente dispiaciuto di avere dovuto abbandonare le questioni di lavoro almeno per qualche minuto.
«Perché sei qui, Fischer?»
«Ieri sera ti ho visto mentre eri a cena insieme a una donna.»
«Pensavo che andassi a caccia di assassini, non di coppie.»
«Quindi» azzardò Oliver, «tu e Ilaria siete una coppia?»
«Come sai il suo nome?» replicò Pietro. «Che cosa ti interessa di noi? Bada ai cazzi tuoi. Quando Dalila ti ha chiesto se volevi stare con lei le hai detto di no. Non dovresti intrometterti. Non è certo stata lei a chiederti se mi hai visto insieme ad altre donne.»
«Credi davvero che mi scomoderei di venire a casa tua per chiederti spiegazioni sulla tua vita privata?»
«È quello che stai facendo, Fischer.»
Oliver obiettò: «Non puoi dare la colpa a me, se esci con l’ex moglie di Ettore Chiari. Ho l’impressione che non si tratti davvero della tua vita privata.»
«Restane fuori» gli intimò Pietro.
«Neanche morto. Ieri sera sono andato ad aspettarla all’uscita della lavanderia. Volevo scambiare qualche parola con lei. Non ne ho avuto il tempo. Andava di fretta. Doveva venire a cena con te.»
«E allora?»
«Allora non sono nato ieri» insisté Oliver. «Corri dietro a Dalila da un anno e mezzo, mi sembra molto improbabile che, di punto in bianco, tu abbia deciso di invitare un’altra donna per un appuntamento galant-...»
Pietro lo interruppe: «Devi farti i cazzi tuoi. Sei l’ultima persona al mondo a potere parlare di quello che c’è tra me e Dalila.»
Oliver lo ignorò.
«Anche ammesso che tu abbia deciso di guardarti intorno, è molto improbabile che la prescelta sia proprio una donna che ha a che fare con il caso.»
«Ilaria non ha a che fare con il caso.»
«Il suo ex marito forse sì.»
Pietro gli scoccò un’occhiata di fuoco.
«E va bene, Fischer. Smettiamo di girarci intorno. Cosa sai?»
«L’ex marito di quella donna vorrebbe comprare l’agriturismo.»
«Tutto qui?»
«Forse Ottavia l’ha aiutato a sabotare i Pinardi, interpretando la parte del fantasma di Vittoria Montevecchio.»
«Considerazioni da detective dilettante.»
«Infatti non sono un professionista. Ti ricordo che il mio lavoro è un altro.»
«Appunto. Non hai nulla da andare a scrivere, invece di impicciarti?»
Oliver replicò: «Non ho niente da scrivere adesso. Se ti può consolare, un mio articolo piuttosto importante uscirà proprio oggi.»
«Cosa riguarda?» volle sapere Pietro, di certo un tentativo di cambiare discorso.
«L’anniversario di morte di un pilota molto promettente, per il quale il destino aveva in serbo tutt’altro... anche se non parlerei di destino. Sono stati commessi degli errori. Il livello di sicurezza raggiunto a quei tempi è stato sopravvalutato. I romantici non fanno altro che rievocare i bei vecchi tempi in cui le corse proseguivano con qualsiasi condizione meteo. Dicono che negli anni Sessanta e Settanta funzionava così. In realtà, prima che gli orari delle gare dovessero essere compatibili con le dirette televisive non era inusuale che si rimandasse la partenza se stava scendendo il diluvio universale. Anche negli anni Ottanta spesso le gare venivano sospese con la bandiera rossa e magari non riprendevano nemmeno, anche se non si era ancora raggiunto il settantacinque percento della percorrenza e non si poteva attribuire il punteggio pieno. Correre a qualunque costo, con qualsiasi condizione atmosferica, fa parte dell’epoca moderna, quasi contemporanea. Succederebbe ancora, se disputare una gara mentre un tifone si abbatteva nell’area circostante non fosse stato causa di un incidente mortale poco più di un decennio fa. Appassionati e addetti ai lavori non fanno altro che parlare di quanto un tempo le corse fossero per i “veri uomini”... e sai cosa ti dico? Che indispettirsi se una gara si conclude anzitempo per cause di forza maggiore non è un comportamento da vero uomo, ma da bimbominchia.» Oliver fece una pausa. «Sei contento, adesso che ti ho esposto il mio parere? Possiamo tornare a parlare della tua cena con Ilaria?»
Pietro sospirò.
«Non ti arrendi mai?»
«Non adesso.»
«Non sai niente, Fischer. Stai lontano da questa storia.»
Oliver spalancò gli occhi.
«Sei serio?»
«Mai stato più serio di così.»
«Credi davvero che intenda farmi da parte proprio adesso? Ti ricordo che stiamo parlando di un caso di omicidio.»
Pietro gli ricordò: «Ti interessava Vittoria Montevecchio. Sono abbastanza sicuro che la morte di Ottavia Mattioli non abbia nulla a che vedere con lei.»
«È morta nello stesso posto in cui si dice sia stata uccisa Vittoria.»
«Sappiamo che non è così.»
Oliver insisté: «Sono stato a curiosare sul luogo del delitto. Ho visto l’ex fienile e...»
Pietro lo interruppe: «Che cosa?! Come hai fatto?»
«Sono andato a cena con i miei amici all’agriturismo e, una volta che ero là, sono salito al piano di sopra, ho aperto la porta e sono entrato. C’era Selena con me. Siamo arrivati entrambi alla stessa conclusione.»
«Quale?»
«Se volessi ucciderti, non ti porterei nell’ex fienile per stordirti, sollevarti di peso e buttarti giù dalla finestra. Lascia perdere il fatto che Ottavia pesasse venti chili meno di te, sarebbe stato comunque più faticoso che scegliere altre strade. L’assassino voleva ricreare le stesse atmosfere del presunto delitto di Vittoria Montevecchio. Che possa essere l’unico collegamento non lo escludo, ma non puoi dirmi che Vittoria non c’entra e che devo farmi da parte.»
«Come vuoi, Fischer, ma ci sono tante cose che non sai.»
«Riguardano Ettore Chiari?»
«In parte.»
«È per questo che esci con la sua ex moglie?»
«Sì.»
«Quindi» dedusse Oliver, «seduci povere donne innocenti per i tuoi loschi scopi?»
Pietro si guardò intorno e abbassò la voce.
«Povere donne innocenti fino a un certo punto. Io e Dalila abbiamo certi sospetti su di lei che non la rendono esattamente una santa.»
«Ovvero?»
«Ho fatto un po’ di ricerche. Molto tempo fa, i coniugi Chiari hanno avuto un incidente in macchina. Ettore guidava e pare che avesse alzato un po’ troppo il gomito. Ilaria era sobria, immagino, dato che non poteva bene.»
«Era incinta?»
«Già.»
«Di Lucia?»
«Di una povera creatura che non ha superato l’incidente. È stato prima di Lucia. Per Ilaria è stato un trauma. Era molto giovane, poteva avere altri figli... o almeno è quello che faceva credere.»
«Vedi, Fischer, a volte le cose sono un po’ più complicate di come sembrano» affermò Pietro. «Dalila ci ha pensato per caso. Le è capitato, per pura coincidenza, di menzionare la maternità surrogata mentre parlava con il suo amico prete di canzoni trap.»
Oliver ripeté: «Maternità surrogata? Canzoni trap? Non capisco. Ilaria ed Ettore hanno fatto ricorso alla maternità surrogata? Immagino che l’abbiano fatto all’estero, dato che in Italia non è legale.»
«Dalila è arrivata alla conclusione – supportata dal fatto che Ottavia avesse una cicatrice compatibile con un taglio cesareo – che Lucia Chiari non sia la figlia naturale di Ilaria» gli spiegò Pietro, «e che a partorirla sia stata proprio la Mattioli. Certo, serviva un medico compiacente, ma...»
Oliver non lo lasciò finire: «Una cicatrice mi sembra una prova un po’ labile.»
Pietro chiarì: «Non c’è solo quella. Ottavia non aveva soldi con cui iscriversi all’università, ma li ha trovati improvvisamente proprio nel periodo in cui è stata concepita Lucia. Dalila ha trovato una foto che prova che la sua conoscenza con Ettore Chiari risale a molto tempo fa. Siamo convinti che, sentendosi colpevole per quello che era successo a Ilaria, Ettore abbia trovato un altro modo per darle la possibilità di diventare madre.»
«Trovare una ragazza incinta disposta a vendere il bambino?»
«O questo, o metterla incinta lui stesso. Sto cercando di capire se Ilaria fosse disperata a sufficienza per accettare un simile scenario.»
«Lo credi possibile?»
«Non lo so, Fischer. Siamo usciti una volta sola, ieri sera. Mi sembrava un po’ prematuro chiederle se avesse cresciuto come propria la figlia dell’amante di suo marito, oppure se Ottavia fosse già incinta quando si sono rivolti a lei.»
«Cosa farai?»
«Cercherò di scoprirlo, con i dovuti tempi. Tu, invece, cosa volevi da lei?»
«Farle qualche domanda sul suo ex marito. Ho bisogno di capire chi sia davvero Ettore Chiari. È un affarista senza scrupoli, disposto a tutto per avere quello che vuole, questo è palese. Se dici che lui e Ottavia si conoscevano, allora l’idea che sia stata proprio lei a impersonare il fantasma, su sua commissione, assume ancora più senso. La vera domanda è fino a che punto fosse disposto a spingersi.»
«Vuoi chiedere a Ilaria se pensi che Ettore possa avere ucciso Ottavia?»
«Ti pare che possa chiederglielo?»
«Lo farò io, con i dovuti tempi e i dovuti modi.»
Oliver replicò: «Potrebbe non esserci tempo. Chi ha ucciso una volta può uccidere di nuovo. Abbiamo a che fare con una persona pericolosa.»
Pietro gli assicurò: «Farò attenzione.»
Oliver sentenziò: «Non è detto che basti. Non sappiamo perché ha ucciso, quindi non sappiamo nemmeno chi si frapponga tra lui e il suo vero obiettivo. Potremmo non essere noi le sue vittime target.»

***

In genere Flavio Bonetti provava una sola sensazione di fronte al fatto che la maggior parte delle persone sentisse il bisogno di mettere in piazza ogni singolo aspetto della propria esistenza, ovvero il più totale disinteresse. In rare circostanze, tuttavia, quell’abitudine poteva rivelarsi utile. Gli fu molto semplice scoprire dove lavorasse Lucia Chiari, la ragazza che all’incirca due mesi e mezzo prima aveva festeggiato il proprio matrimonio all’Agriturismo Farfalla Perduta.
Il fatto che fosse proprio la figlia dell’uomo che insisteva con Mirella Pinardi affinché accettasse l’idea che l’agriturismo potesse essere messo in vendita non lo toccava minimamente. Non gli importava di Mirella. Il fatto che lo zio di quella donna avesse preso parte a un piano criminale insieme a suo padre non lo riguardava minimamente. Tutto ciò che contava era che quella storia non venisse alla luce, obiettivo comune suo e di Mirella. Nessuno dei due aveva dimenticato che la necessità mettere in cattiva luce Dalila Colombari affinché avesse poca credibilità.
Tra le varie faccende che generavano soltanto disinteresse in Flavio vi era anche la propensione dell’individuo medio a fare un enorme calderone e di giudicare l’autorevolezza delle persone in base ad argomentazioni che nulla avevano a che vedere con la questione stessa. Anche quello, tuttavia, poteva venirgli utile: se Dalila Colombari fosse stata screditata professionalmente, era molto probabile che eventuali sue affermazioni a proposito di fatti che non avevano a che vedere né con la forografia né con il suo lavoro fossero considerate indegne di attenzione, se non un tentativo di distogliere il focus dalla sua cattiva condotta.
Lucia Chiari era stata una delle ultime clienti importanti di Dalila Colombari. Flavio intendeva chiederle aiuto. Per quella ragione si presentò davanti al negozio nel quale la ragazza lavorava pochi minuti prima delle 13.00, l’orario in cui avrebbe chiuso.
Non aveva mai visto la Chiari dal vivo, ma non gli fu difficile identificarla. Le si avvicinò e le chiese: «Sei Lucia?»
«Sì, perché?»
«Avrei bisogno di parlare con te.»
Lucia lo fissò a lungo, prima di chiedergli: «Per caso ci conosciamo?»
«No.» Dal momento che una negazione così diretta avrebbe potuto ritorcersi contro di lui, Flavio corresse il tiro: «Non propriamente.»
«Non mi ricordo di lei, mi scusi. Per caso conosce i miei genitori?»
«Tuo padre.»
«Capisco. Glielo saluto, se vuole.»
«Sarebbe meglio se tu facessi un’altra cosa.»
«Ovvero?»
«Hai seguito sui social?»
«Non tanto.»
«Saranno pur sempre centinaia di persone.»
«Qualche migliaio, a dire il vero.»
«Allora sfrutta la tua popolarità. Ho scoperto per caso che una certa signorina Colombari ha lavorato come fotografa al tuo matrimonio.»
Lucia obiettò: «Che importanza ha? Ha fatto le foto alla cerimonia e al ricevimento, non so altro di lei.»
Flavio mentì: «Io so molte cose, invece. Quella donna fa un brutto uso delle foto dei suoi clienti. Forse dovresti mettere in guardia i tuoi contatti e chiedere loro di diffondere notizie. La figlia di una mia cugina ha fatto l’errore di commissionarle un lavoro... per poi ritrovarsi immortalata in un film pornografico.»
Lucia strabuzzò gli occhi.
«La signorina Colombari realizza deep fake?»
«Non credo, ma sicuramente passa immagini a chi li realizza.»
«È terribile!»
«Per questa ragione è importante che la voce si diffonda il più possibile. Bisogna fermare quella donna, fare in modo che non possa più lavorare.»
«La ringrazio per avermi avvisata.»
Flavio Bonetti sorrise, accomodante.
«Dovere. Tu avvisa più persone che puoi e chiedi loro di fare altrettanto.»
Lucia Chiari gli rivolse un turbato saluto prima di allontanarsi. Era stato tutto molto semplice. In un’epoca nella quale il fact checking era stato brutalmente dimenticato, era molto probabile che la giovane sposa prendesse per oro colato le parole d’allarme di un perfetto sconosciuto che l’aveva fermata per strada senza presentarsi, che aveva acquisito una vaga autorevolezza fingendo di conoscere la sua famiglia e che non aveva mostrato alcuna prova a sostegno di una gravissima accusa nei confronti di una professionista. Bastava sperare che Lucia fosse rimasta indignata a sufficienza da decidere di infamare pubblicamente Dalila Colombari. Flavio era ottimista, la figlia di Ettore Chiari non sarebbe rimasta in silenzio.

***

Il tentativo di dialogare con Ilaria poteva anche essere fallito, ma Oliver non aveva alcuna intenzione né di desistere, né di lasciare che fosse il solo Bruni a occuparsi di lei. La teoria di Dalila era molto interessante, seppure piuttosto fantasiosa, ma Oliver non era convinto che avesse a che vedere con il delitto. Era altro a dovere essere approfondito. Per quella ragion entrò in lavanderia al venerdì alle 15.30, orario dell’apertura pomeridiana.
Ilaria lo guardò a malapena.
«Come posso aiutarla?»
Oliver cercò di rompere il ghiaccio.
«È bello trovare un negozio come il suo. Al giorno d’oggi ci sono quasi solo lavanderie a gettoni. Sono luoghi asettici. La tecnologia è importante, ma preferisco interfacciarmi direttamente con le persone.»
«Mi fa piacere. Come posso aiutarla?»
«Immagino che si ricordi di me, signora.» Oliver le si avvicinò. «Ci siamo già visti ieri sera. È andata via di fretta perché aveva un appuntamento. L’ho vista a cena con un mio...» Esitò. «Con un mio amico.»
«Ha l’abitudine di presentarsi sul posto di lavoro di tutte le donne che vanno a cena con i suoi amici?» replicò la signora Ilaria.
«Si rilassi» ribatté Oliver, «non sono un malintenzionato. Vorrei soltanto scambiare qualche parola con lei.»
«Nella mia lavanderia non parlo con gli sconosciuti, a meno che non sia per illustrare i servizi che offro, che sono comunque molto maggiori di quelli delle lavanderie a gettoni. Ha qualcosa da lavare?»
«No.»
«Da stirare, allora?»
«Nemmeno... e poi, chi avrebbe voglia di stirare con questo caldo?»
«Fa parte del mio lavoro e, se non è qui per questo, la invito ad andarsene.»
«Lasci almeno che mi presenti. Mi chiamo Oliver Fischer e sono un giornalista sportivo.»
La signora Ilaria ribatté: «Io sono una lavandaia, non me ne intendo di sport.»
Oliver non si arrese.
«Scrivo di corse automobilistiche e ho avuto modo di approfondire la storia di Vittoria Montevecchio – non perda tempo a dirmi che non sa chi fosse. Il suo casolare è divenuto, ormai da molti anni, un agriturismo. Il proprietario è un certo Pinardi, la cui cugina lavora come direttrice. Diciamo che la signorina Mirella non è la titolare della Farfalla Perduta, ma ne fa le veci nella maggior parte delle circostanze – non si scomodi nemmeno di dirmi che non conosce quel posto: lo scorso primo maggio, proprio in quell’agriturismo, c’è stato il ricevimento di nozze di sua figlia.»
«Sì, Lucia ha festeggiato là.»
Oliver squadrò la signora Ilaria.
«Non le somiglia.»
La lavandaia sussultò.
«La conosce?»
Oliver non le rispose.
«So che il suo ex marito vorrebbe comprare l’agriturismo.»
«E allora?»
«Mi conferma che è così?»
«Non devo renderle conto di quello che fa Ettore. Non siamo più sposati e, anche se lo fossimo, sono fermamente convinta che ciascuno debba prendersi le proprie responsabilità individuali, non quelle del coniuge.»
«Mi piace il suo modo di pensare. Spero però che non le sia di disturbo se le chiedo quale sia la sua opinione sul fatto che al signor Chiari interessi così tanto l’agriturismo.»
«Lo considera un buon affare.»
«Anche se proprio là è stata assassinata una donna?»
«Forse dovrei dire che lo considerava un buon affare prima del fatto» rispose la signora Ilaria. «Non lo so, non ne abbiamo più parlato, negli ultimi tempi.»
«Conosceva Ottavia Mattioli, signora?»
Ilaria spalancò gli occhi.
«Perché me lo chiede?»
«Perché abbiamo appena accennato all’omicidio. È stata una domanda spontanea.»
«Parli al singolare, signor Fischer. Non sono stata io a scomodare il delitto, né tantomeno ho tirato in ballo l’agriturismo.»
«Non ha nemmeno citato Vittoria Montevecchio» aggiunse Oliver, «che fu assassinata settant’anni fa in circostanze che il delitto del presente ha richiamato.»
«Cosa vuole, signor Fischer?»
«Non mi ha detto se conosceva la signorina Mattioli. Forse ho sbagliato domanda: suo marito la conosceva?»
«Ex marito» lo corresse la signora Ilaria. «Non sono più sposata con lui da molti anni. Non sono al corrente di tutte le sue conoscenze.»
«Ho modo di credere che la signorina Mattioli fosse un’alleata di suo marito» insisté Oliver, «e che, per suo conto, abbia cercato di sabotare gli affari della signorina Pinardi.»
«Ho sentito dire che stavano insieme.»
«Mirella e Ottavia? Non sempre le relazioni sono geniune. A volte ci sono persone che hanno un secondo fine. Può darsi che Ottavia nascondesse qualcosa... dopotutto ciascuno di noi ha i propri segreti. Alcuni hanno semplicemente segreti molto più ingombranti rispetto ad altri.»
«Ciò non spiega il fatto che lei sia qui a parlarmi di segreti. Ha detto di essere un giornalista sportivo. Perché dovrebbe interessarsi alla signorina Mattioli e a mio marito? Solo perché la morte di quella poveretta richiama in qualche modo quella di Vittoria Montevecchio? Mi scusi se sono sfacciata, signor Fischer, ma penso che lei sia un impiccione di prima qualità e che, per qualche astruso motivo, abbia deciso di venire a tormentarmi.»
«Se vuole posso invitarla a cena per scusarmi della mia invadenza.»
«Non mi sembra il caso.»
«Va a cena con Pietro Bruni e non viene a cena con me?»
«Perché? Le donne che frequentano Pietro Bruni frequentano anche lei?»
«Più o meno.»
«Oh» esclamò la signora Ilaria. «Poteva dirlo subito.»
«Dirle che cosa?»
«Che non si occupa di sabotaggi agli affari degli agriturismi, ma di sabotare la vita privata del suo amico. Accetto l’invito.»
«Davvero?»
«Sì, signor Fischer. Tra me e Pietro c’è solo una semplice conoscenza. Non ho doveri nei suoi confronti. Per quanto mi riguarda, posso tranquillamente andare a cena insieme ad altri uomini.»
«Ha preso la decisione giusta, signora.»
«Ilaria, prego. Se andiamo a cena insieme, possiamo anche iniziare a darci del tu.»
«Va bene, Ilaria» concluse Oliver. «Posso passare a prenderla – o, per meglio dire, a prenderti – all’orario di chiusura? Naturalmente non la porterò di là dalla strada. Ho gusti più raffinati rispetto a Bruni.»
«Ah, sì? Permettimi di dubitarne.»
«Pietro è un uomo ricco con gusti da uomo del popolo.»
«E se a me piacessero i gusti degli uomini del popolo?» ribatté Ilaria.
«Sarai tu a giudicare» concluse Oliver. «Ci rivediamo tra quattro ore, okay?»
«Non fare tardi.»
«Non fare tardi nemmeno tu.»
Ilaria precisò: «Dipende dai clienti, non da me. Dato che non sei un cliente, ti chiedo la cortesia di andartene. Sarò molto contenta di rivederti stasera, ma adesso non devi stare qui.»
Oliver annuì.
«Va bene. Ti lascio al tuo lavoro.»

***

Lucia non aveva mai smesso di tenere il conto dei giorni. Ne erano passati esattamente quarantacinque dal 2 giugno e non aveva mai avuto il cuore leggero. L’orario di riapertura del negozio si avvicinava. Non se la sentiva di tornare al lavoro. Scrisse un messaggio alla responsabile: “Ho avuto un contrattempo, arrivo un po’ più tardi”.
La risposta non tardò ad arrivare: “Va bene, ma ultimamente hai spesso dei contrattempi. Iniziano a diventare un po’ troppi. Dobbiamo parlarne.”
Lucia sospirò. Erano passati esattamente quarantacinque giorni da quando poteva ancora stare in ansia per preoccupazioni comuni. Da allora era cambiato tutto. Perfino la faccenda di Dalila Colombari che vendeva fotografie a produttori di fotomontaggi la lasciava quasi indifferente. Non vi erano ragioni per cui l’uomo che l’aveva messa in guardia dovesse mentirle e sarebbe stato doveroso, da parte sua, esporre pubblicamente quella donna, ma non se la sentiva di affrontare le conseguenze di un simile gesto. Di certo qualcuno le avrebbe addirittura chiesto di mostrare delle prove, difendendo la signorina Colombari. Il mondo era pieno di vecchi boomer che non credevano alle nuove generazioni e che preferivano vivere nell’omertà piuttosto che isolare gli elementi corrotti. Come potevano pensare che chi accusava una persona sui social potesse mentire? Per fortuna, almeno, anche tra la gente di una certa età c’erano persone responsabili, come il signor... Lucia si rese conto di non sapere come si chiamasse. Non aveva importanza.
«Stasera farai un post» ordinò a se stessa, borbottando a bassa voce. «La signorina Colombari deve pagare. Non deve più avere un lavoro e deve perdere tutti i suoi amici.»
Quella donna aveva un figlio. Chissà, magari avrebbe avuto guai con la legge e ne avrebbe perso la custodia, stessa cosa che sarebbe capitata alla donna che aveva messo al mondo Lucia se non avesse scelto in prima persona di liberarsene e di affidarla a Ettore e Ilaria. Anche se aveva scoperto, per puro caso, da una conversazione origliata qualche tempo prima, di non essere la loro figlia biologica, per lei sarebbero sempre stati i suoi genitori. Avevano fatto tanto per lei. Le erano stati accanto nei momenti più difficili, soprattutto suo padre, che l’aveva aiutata quando temeva di non avere speranze.
Nessun altro, oltre a lui, conosceva il più inquietante dei suoi segreti, quello che non la faceva dormire la notte e che la consumava. Avrebbe voluto parlarne almeno con il marito, ma suo padre l’aveva fatta desistere.
«Gabriele deve sapere.»
«No.»
«Sono sua moglie. Non posso nascondergli una cosa del genere.»
«Non capirebbe. Vuoi perderlo?»
«Non lo perderò. Gabriele mi ama.»
«Pensi davvero che sia così comprensivo da continuare ad amarti?»
«Allora cosa devo fare?»
«Dimentica quell’incubo.»
«Non posso.»
«Sì che puoi. Sei una ragazza forte e io mi fido di te.»
Lucia aveva taciuto. Glielo doveva. Se non ci fosse stato lui, non avrebbe saputo come cavarsela. Non poteva ignorare i suoi consigli, era l’unico sul quale poteva contare in quella situazione.
Invece di avviarsi verso il negozio, si diresse verso la lavanderia della madre. Dei genitori che l’avevano cresciuta era l’unica che poteva ancora considerarla una ragazzina innocente, ma per quanto tempo sarebbe stato possibile fingere?
Lucia guardò dentro, prima di entrare. C’era un uomo. Conversava con sua madre. Tornò indietro, attese che se ne andasse. Si allontanò quel tanto che bastava da potere guardare verso di lui senza essere notata.
Lucia non era brava ad attribuire l’età alle persone. Quel tale poteva avere trentacinque anni, forse quaranta. Aveva sicuramente diversi anni in meno dei suoi genitori. Aveva i capelli biondi pettinati secondo la moda di vent’anni prima e l’aria vagamente da nerd.
Aspettò che sparisse, prima di tornare verso l’entrata. Aprì la porta ed entrò. Sua madre non si aspettava di vederla.
«Lucia, cosa ci fai qui? Non dovresti essere al lavoro?»
«Entro più tardi.»
«Il negozio non è come la scuola.»
Lucia sorrise, sforzandosi di apparire innocente come era sempre stata.
«Infatti quando andavo a scuola non entravo mai alla seconda ora.»
«Non fare finta di non capire. Non sai quanto sia difficile tenersi stretto un lavoro.»
«Non lo sai neanche tu. La lavanderia è tua, a meno che non fallisci non hai niente di cui preoccuparti.»
Sua madre la scrutò con attenzione e rimase in silenzio a lungo, prima di chiederle: «C’è qualcosa che non va, Lucia?»
«No, figurati. È tutto a posto.»
«Ti vedo un po’ strana.»
«Sono solo un po’ stanca.»
«È già da tempo che ti vedo strana.»
«È da un po’ che mi sento stanca, tutto qui. Forse non dormo abbastanza.»
«C’è qualcosa che non va con Gabriele?» azzardò sua madre. «Ti sei pentita di esserti sposata così giovane?»
Lucia replicò: «Con Gabriele va benissimo. E poi, quando ti sei sposata tu, avevi più o meno la mia età.»
«Erano altri tempi.»
«Erano già gli anni Duemila. Non ti sei sposata in un altro secolo.»
Sua madre sorrise.
«Sai, Lucia, non è che il mondo sia cambiato improvvisamente nel passaggio dal Novecento al Duemila. Quelli che ne capiscono dicono che il secolo scorso non sia finito il 31 dicembre 1999, ma il 31 dicembre 2000, nonostante tutti i proclami fatti nel 1999 sull’imminente inizio del nuovo millennio.»
«Come è stato?»
«Cosa?»
«Vivere il passaggio da un millennio all’altro, cosa importa se è accaduto un anno, oppure quello successivo...»
«All’epoca veniva fatta passare per una grande emozione. Poi, a un certo punto, guardavi indietro e ti accorgevi che non era cambiato niente. Quando è arrivato il nuovo millennio da noi, dall’altra parte del mondo era già successo da ore e ore. Il tempo è relativo.»
«Avresti preferito nascere in un’altra epoca?»
«Perché me lo chiedi?»
«Non lo so... forse è per quello che mi è successo oggi all’ora di pranzo. Una volta certi problemi non esistevano. Ho parlato con un amico di papà.»
«Chi è? Come di chiama?»
«Non lo so» ammise Lucia, «non gliel’ho chiesto. Mi ha detto che la fotografa che c’era al mio matrimonio usa le immagini dei suoi clienti a loro insaputa. Le passa a gente che realizza deep fake. Magari qualcuno mi ha già vista in qualche video hard sul dark web, come diceva quella canzone.»
«Quale canzone?»
«Si chiamava “Miss Vegas”, la cantava Baby Dumbaby. Era la mia cantante preferita qualche anno fa. Peccato che abbia fatto solo quella e che sia sparita dal panorama musicale, era una delle migliori artiste italiane.»
Sua madre rispose: «Credo di avere rimosso, ma dubito che si trattasse di una grande artista. Sei sicura che quello che ti ha detto quell’uomo sia vero?»
«Sì, certo. Perché avrebbe dovuto mentirmi?»
«Non lo so, però al posto tuo non mi fiderei così tanto.»
«Stai difendendo Dalila Colombari? Quella donna è marcia e deve pagare per quello che ha fatto! Sfruttare l’immagine altrui per quegli scopi è immorale.»
«Non puoi essere sicura che l’abbia fatto. Forse dovresti parlarne con lei. Magari quell’uomo sta cercando di metterla in cattiva luce.»
«Una sua parente ne è stata vittima. Me l’hai sempre detto anche tu che se non ascoltiamo le vittime non andiamo da nessuna parte.»
«Infatti è giusto ascoltare le vittime. Però per ascoltarle bisogna che esistano. Non ti sembra un po’ strano che un uomo che non conosci ti si avvicini e ti racconti che la fotografa che c’era al tuo matrimonio usa foto dei suoi clienti per la pornografia?»
«No. Quell’uomo avrà avuto più di sessant’anni. Non ha modo per farla pagare a quella donna. Io sono giovane, ho dei follower sui social.»
«Se la parente di quell’uomo ha scoperto una cosa così grave perché non ha sporto denuncia?»
Lucia si disse che sua madre era rimasta indietro con i tempi. A che cosa serviva rivolgersi subito alle autorità? Andare per vie legali comportava un certo grado di segretezza controproducente. Era giusto che la signorina Colombari pagasse anche davanti alla giustizia per le proprie azioni, ma prima doveva essere punita in maniera più appropriata, perdendo la reputazione, i legami sociali e quelli affettivi.
Con un po’ di fortuna, qualcuno le avrebbe addirittura fatto del male. C’erano persone capaci di affrontare simili situazioni. Lucia avrebbe tanto voluto essere come loro, invece che vivere con il rimorso.
Sua madre, nel frattempo, la guardava con aria interrogativa. Era evidente che si aspettasse una risposta.
«Non lo so. Devo pensarci io. Anch’io sono una vittima.»
«Non puoi saperlo. La signorina Colombari non mi sembrava una malintenzionata.»
«Cosa credi, che sia nata ieri? Che i malintenzionati si riconoscano così, a prima vista?»
«Parla con quella donna, Lucia» le suggerì sua madre. «Non fare niente che possa portarti a essere denunciata per diffamazione.»
«La verità emergerà» replicò Lucia, con fermezza. «La verità viene sempre fuori... anche se tu non lo sai.»
Aveva il bisogno represso ma disperato di metterla al corrente di quello che aveva scoperto, di informarla che sapeva di non essere davvero figlia sua, secondo quanto affermavano le stupide leggi della biologia.
«Cosa vuoi dire?»
«Io...» Lucia si interruppe. «Niente, lascia perdere.»
Sua madre obiettò: «Non posso lasciare perdere. Sei strana, lo sei da settimane. Dai fiducia a un perfetto sconosciuto che ti ha raccontato una storia assurda su quella fotografa. Parli di verità...»
«E va bene» si lasciò andare Lucia. «So che tu e papà mi avete adottata. Però non sono strana per questo, per me va bene così. Anzi, almeno adesso sono sicura che mi avete voluta davvero e che non sono capitata per caso.»
«Chi te l’ha detto?»
«L’ho scoperto da sola. So che mi consideri un’ochetta svampita perché non capisci i giovani di oggi, ma ti assicuro che sono molto più sveglia di quanto tu creda.»
«Non dirlo a nessuno, Lucia. Non dire che non siamo stati noi a concepirti.»
«Perché me lo stai chiedendo?»
«Io e papà abbiamo voluto che nessuno sapesse dell’adozione. Ci teniamo che tutti ti credano la nostra figlia naturale. Sai bene che la gente mormora. Non vogliamo che qualcuno insinui che tu non sia una vera figlia per noi.»
«Non lo faranno, mamma. Puoi stare tranquilla. Nessuno può più farci del male.»
«Cosa vuoi dire?»
«Volevo infamare quella donna sui social, ma poi ci ho ripensato. Le ho parlato. Le ho detto quello che pensavo. Mi ha detto che si era liberata di me perché ero un problema e che non dovevo diventarlo adesso. Non potevo infangare il suo nome online. Qualcuno l’avrebbe difesa, perché aveva avuto il coraggio di ribellarsi alle regole e di essere una donna libera a cui non importa niente dei figli. Sarebbe stata messa su un piedistallo perché ha rifiutato la gabbia della famiglia e a nessuno sarebbe importato niente dei miei sentimenti. Va benissimo che ci sia gente che non vuole avere figli, ma va bene finché si tratta di figli teorici e mai concepiti, non di persone vere! Dovevo risponderle in modo calmo e pacato che non ne volevo sapere di lei e che non sarei stata un problema. Non ce l’ho fatta. Non so cosa mi sia successo. L’ho spinta a terra e...»
Lucia si interruppe, rendendosi conto di tremare.
Sua madre, con gli occhi strabuzzati, esclamò: «Sei stata tu?!»
«Non volevo» ammise Lucia. «Non pensavo che fosse così facile uccidere una persona. Cerco di dirmi che è stato un incidente e che in fondo se lo meritava, perché non c’erano altri modi per punirla, ma...»
Non finì la frase. Sua madre scosse la testa.
«No, non è vero. Non può essere vero. Lo dici perché vuoi vendicarti del mio silenzio... del silenzio mio e di tuo padre.»
Lucia insisté: «No, non c’è nulla di cui io mi debba vendicare. Vi voglio bene, i miei genitori siete voi, non quella donna. Ho sistemato tutto, nessuno saprà mai che sono stata io.»
«Hai fatto tutto da sola?»
«Non importa che cos’ho fatto »
«Sì che importa, Lucia» ribadì tua madre. «Ti prego, dimmi tutto.»
Non poteva.
«Stai tranquilla, mamma. Quella donna ha avuto quello che si meritava. Non ci sono tracce mie sul luogo del delitto, ne sono sicura.»

***

Oliver si presentò con dieci minuti di anticipo, ma la serranda era già abbassata. Non aveva chiesto a Ilaria il suo numero di telefono, quindi non aveva modo di contattarla, poteva solo aspettare e sperare che tornasse all’orario dell’appuntamento.
Erano già le 19.45 e Oliver stava già perdendo le speranze, quando udì una voce alle sue spalle: «Che cosa ci fai qui, Fischer?»
Si girò lentamente.
«Forse dovrei chiederlo io a te» replicò, squadrando Pietro Bruni. «Non mi sembra che tu debba uscire con la madre della “sposa bimbaminchia” anche stasera... o sbaglio? Forse mi sono perso qualcosa? Ilaria non mi ha detto di avere impegni.»
L’altro spalancò gli occhi.
«Che cazzo sei venuto a fare? Le hai parlato?»
«Perché, la cosa ti infastidisce?»
«Mi pareva che fossimo d’accordo: di Ilaria mi sarei occupato io.»
Oliver obiettò: «Non abbiamo fatto alcun tipo di accordo. Oggi sono venuto in lavanderia e le ho parlato, tutto qui.»
«Poi sei tornato?»
«Sì, perché anch’io ho deciso di invitarla a cena.»
«Ilaria, però, sembra essersi data alla macchia, invece di presentarsi all’incontro» ribatté Pietro. «Con le donne sei una frana.»
«Parla quello che stava per sposare un’oca svampita influencer pensando di non avere altre possibilità.»
«Tutti abbiamo i nostri scheletri nell’armadio. Ammetto di avere commesso i miei errori, ma non saranno mai gravi quanto lo sbaglio che hai commesso tu oggi. Tornatene da dove sei venuto e stai lontano da Ilaria.»
«Mi pare che anche restando qui io sia lontano da Ilaria» replicò Oliver. «Per caso l’hai sentita? Sai se le è successo qualcosa? Mi viene il dubbio che...»
Pietro non lo lasciò finire: «Vattene, Fischer, tu non c’entri un cazzo! Sono io il nipote di Virginio Bruni. È stato la prima vittima di questa fottuta storia. Tu sei solo un coglione che vuole mettersi in mezzo a tutti i costi.»
Oliver puntualizzò: «In certi casi non ti è dispiaciuto più di tanto chiedere il mio aiuto. Quando la smetterai di interpretare la parte del badboy borderline?»
«Quando tu ti sarai levato di torno e sarai tornato a piangere sulla tomba di tua moglie.»
«Farò finta di non avere sentito quello che hai detto, Bruni.»
«E io farò finta di non averti visto, a condizione che tu te ne vada immediatamente e che non ti avvicini più a Ilaria» rispose Pietro, con freddezza.
Oliver azzardò: «Ti sei forse messo in testa che, se riuscirai a risolvere questo caso da solo, Dalila cadrà finalmente ai tuoi piedi? Sei talmente privo di personalità da volere somigliare a me?»
«Preferisco essere la prossima vittima dell’assassino di Ottavia, piuttosto che somigliare a te» gli assicurò Pietro, «e tu non dovresti neanche nominare Dalila. Se non l’avessi incastrata mettendola incinta, a quest’ora saresti soltanto un ricordo lontano per lei.»
«So che ti piacerebbe, ma non si può avere tutto dalla vita.» Oliver fece per voltargli le spalle. «Per tua informazione, non ho alcuna intenzione di farmi da parte.»
Pietro lo bloccò afferrandolo per un braccio.
«Mi stai dicendo che intendi metterti tra me e Dalila?»
«Ma che cazzo hai capito, cretino?» replicò Oliver, liberandosi dalla sua stretta. «Parlo di Ilaria, dell’indagine. Non riuscirai a liberarti di me. Scoprirò chi ha ucciso Ottavia. Lo farò sia per lei sia per Vittoria Montevecchio, sia per Virginio Bruni. E sai cosa ti dico? Che diversamente da te lo faccio perché voglio scoprire la verità, non perché mi sto giocando le ultime carte per conquistare una donna.»
«Sei scorretto. Io ti ho detto quali fossero i sospetti miei e di Dalila e tu ne hai approfittato. Per caso hai avuto la sfacciataggine di chiedere a Ilaria se Lucia è davvero figlia sua?»
«Certo che no.»
«Ne dubito. Deve essere questa la ragione per cui è scappata a gambe levate anziché vederti come avevate programmato.»
«Dammi il suo numero.»
«Neanche per sogno.»
«Voglio solo chiamarla per chiederle se va tutto bene. Non mi sembra il tipo di persona che chiude la serranda prima dell’orario stabilito, rischiando di dare un pessimo servizio ai suoi clienti.»
«Tutto questo» azzardò Pietro, «l’hai capito parlando con lei per pochi minuti? Immagino che non ci sia voluto tanto per convincerla a venire a cena con te. Io ci ho messo pochi minuti. Certo, tu non hai il mio stesso fascino, ma...»
Oliver lo mise a tacere: «Piantala di fare il pagliaccio, Bruni. È vero, non abbiamo parlato a lungo, ma penso di essere riuscito a inquadrarla. Se non vuoi darmi il suo numero, almeno chiamala tu. Chiedile se sta bene, se è successo qualcosa.»
«Perché dovrei farlo?»
«Perché magari è stata lei a uccidere Ottavia e in questo momento sta pianificando di scappare in Messico.»
«Non è così facile, dall’Italia. Non siamo in un film ambientato in Texas... anche perché, rompicoglioni come sei, qualcuno ti avrebbe già freddato con una scarica di colpi d’arma da fuoco molto tempo fa. Da quelle parti hanno metodi piuttosto sbrigativi.»
«Ti prego, Bruni. Chiama quella donna. In cambio sono disposto a fare tutto quello che vuoi.»
«Anche a scappare in Messico sotto falso nome abbandonando per sempre Dalila?»
«Con o senza mio figlio?»
«Non importa, scegli tu. O spezzi il cuore a Dalila portandole via il bambino lasciandomi il compito di consolarla, oppure te ne vai senza lasciare tracce. Mi posso adattare al ruolo di family man, se necessario.»
«Mi correggo: sono disposto a fare quasi tutto, ma non intendo espatriare, né rapendo mio figlio, né abbandonandolo per sempre.»
Pietro sbuffò.
«Sapevo che c’era una fregatura.»
«Va bene, allora ti dico io che cosa posso offrirti in cambio» concesse Oliver. «Scopriamo insieme la verità, poi davanti a Dalila ti prendi tutti i meriti tu.»
«Non lo faresti mai.»
«Voglio scoprire la verità, non utilizzarla per apparire. Quello lo lascio fare a te. Ti chiedo solo una chiamata in cambio della possibilità di esaltare il tuo ego, che è senza ombra di dubbio molto più grande del tuo cazzo.»
«Pensa alle dimensioni del suo.» Pietro prese fuori lo smartphone. «Ti accontento subito, vedrai che mi risponderà e mi dirà che un coglione le ha chiesto di uscire insieme stasera, ma ci ha ripensato e non sa come avvisarlo.» Cercò il numero in rubrica e gli mostrò lo schermo. «Ecco, guarda qui, se non ti fidi.» Fece partire la telefonata. «Metto anche il vivavoce, così puoi stare certo che non ti sto fregando.»
Uno squillo, due squilli, tre squilli, quattro squilli, cinque squilli...
«Non risponde» borbottò Pietro. «Non risponde nemmeno a me.»
Sei squilli, sette squilli, otto squilli, dopodiché seguì un messaggio registrato.
«Mi dispiace, Fischer, ha la segreteria. Penso che non ci sia niente da fare.»
Oliver sbuffò.
«Perché non mi ha semplicemente detto di no, invece di scappare? E perché non ha risposto nemmeno a te? Deve essere successo qualcosa, per forza.»
«Se le è successo qualcosa lo scopriremo.»
«Ti vedo molto tranquillo.»
«Certo che lo sono. Mi sono appena assicurato la tua collaborazione, ma sarò io a prendermi i meriti. Non potevo aspirare a niente di meglio.»
«Non c’è stata alcuna telefonata. Quello che abbiamo stabilito prima non vale più.»
«Una chiamata senza risposta vale tanto quanto una telefonata.»
«Non avevamo concordato niente di tutto ciò!»
Pietro concluse: «Non abbiamo concordato nemmeno il contrario, Fischer. Adesso vattene a casa e cerca di farti venire in mente una mossa sensata.»
«Tu che cosa fai, il free rider totale?»
«Io aspetto. Stavo seguendo una pista specifica, ma non voglio insistere con Ilaria. Se non mi ha risposto, rispetto la sua volontà.»
«Dobbiamo inventarci qualcos’altro» insisté Oliver. «Forse può darci una mano Selena.»
«È ancora qui?»
«Non per molto, ma per ora c’è.»
Pietro obiettò: «Cosa può fare per noi? Vuoi raccontarle che Lucia non è davvero figlia di Ilaria e di Ettore?»
Oliver rifletté un istante e decise che non era il caso.
«Meglio di no. Incontriamoci con lei e Edward stasera.»
«Dove?»
«Ho dato un’occhiata. Sembra che ci sia un torneo di poker importante stasera, allo stesso pub in cui siamo andati a cercare Bonetti qualche tempo fa.»
Pietro obiettò: «Che cazzo c’entra Bonetti con Ilaria? E perché dovrebbero venire con noi anche Selena e suo marito?»
«Perché può essere che la pista di Ilaria sia sbagliata» rispose Oliver, «e che Bonetti decida di eliminarci, se ci spingiamo troppo. Più testimoni scomodi ci sono e più è probabile che riusciamo a cavarcela.»
«Come uomo d’azione sei scarso. La verità è che vuoi mettere in mezzo a tutti i costi la tua amica per sbavarle dietro.»
«L’azione è sopravvalutata. Perché rischiare la vita quando possiamo semplicemente starcene tranquilli a discutere di che cosa sia accaduto? La deduzione è tutto. Aggiungo che, in quanto a dedurre, tu sei più scarso di me come uomo d’azione. Come puoi pensare che io abbia pensato a Selena soltanto perché è una bella donna?»
«Ti conosco, Fischer. Ormai ti conosco abbastanza da avere capito che la Roberts non ti sarà mai indifferente. Del resto, la sera in cui ci siamo conosciuti avete fatto finta di essere amanti. Forse non lo sarete mai davvero per rispetto di Edward, ma non vi dispiace interpretate quella parte.»
«Stai zitto, testa di cazzo. Ti aspettiamo al pub per le dieci.»
Pietro obiettò: «Come fai a sapere che Selena e Edward ci saranno?»
«Fidati, ci saranno?»
«È sempre deduzione?»
«Sono entrambi qui per il caso» rimarcò Oliver. «Entrambi vogliono scoprire che cosa sia successo a Ottavia. Non dimenticare che c’era anche Edward nel momento in cui ho ricevuto quella telefonata.»
Pietro ripeté le parole della giornalista uccisa: «“Chi sei”. Ha detto, testualmente: “chi sei?” Come abbiamo fatto a non pensarci prima?»
«Cosa vuoi dire?»
«Quando chiedi a qualcuno chi sia, o non lo conosci, o gli vuoi fare sapere che lo ritieni irrilevante.»
Oliver convenne: «Giusta osservazione, anzi, giustissima. Peraltro subito dopo ha aggiunto: “come hai fatto a entrare?” Non avrebbe mai rivolto né l’una né l’altra domanda a Mirella. A Ettore Chiari avrebbe potuto chiedere come fosse entrato, ma non gli avrebbe mai chiesto chi fosse.»
Pietro concluse: «Rimangono due possibilità.»
Oliver annuì.
«Bonetti, oppure Ilaria.»
«A Ilaria ci penseremo in un altro momento» rispose Pietro. «Stasera occupiamoci di Flavio. Augurati che prenda parte a quel maledetto torneo, perché non ho voglia di entrare in quel pub di merda senza un valido motivo!»

***

«Chi sei? Come hai fatto a entrare?»
Lucia tentò di scacciare la voce di Ottavia Mattioli. Le parole che le aveva rivolto la sera in cui l’aveva seguita, sorprendendola mentre entrava di soppiatto all’Agriturismo Farfalla Perduta, chiuso per lavori di ristrutturazione.
Tentò di scacciarla, camminando lungo la strada buia, ma non riuscì.
Lucia le si era gettata addosso. Ottavia era caduta a terra e...
...
...
...non voleva pensare a che cosa fosse successo dopo.
Aveva varcato la soglia credendo di riuscire a mantenere i nervi saldi e a chiedere alla donna che l’aveva messa al mondo – non sarebbe mai stata sua madre, per lei, e del resto non vi era dubbio che nemmeno la Mattioli ci tenesse ad avere qualche genere di legame affettivo con lei – che cosa volesse dalla sua famiglia. L’aveva vista più volte in compagnia di suo padre, voleva una spiegazione da lei.
Lucia era uscita dell’agriturismo con la consapevolezza che la sua vita non sarebbe mai più stata come prima, anche se la sera del 2 giugno non le era ancora chiaro fino a che punto sarebbe stata stravolta.
Non ce la faceva più. Non ce la faceva a tenersi dentro un segreto così grande. Così come si era aperta con suo padre subito dopo il misfatto, aveva sentito la necessità di confessare tutto anche alla madre. Non era certa che le avesse creduto. Di certo l’aveva scioccata e non poteva darle torto.
Il telefono squillò.
Lucia avrebbe fatto volentieri a meno di rispondere.
Era Gabriele.
Se l’avesse ignorato, si sarebbe preoccupato per lei, forse avrebbe addirittura contattato suo padre o sua madre per chiedere loro se l’avessero vista.
Rispose.
«Lucia, che fine hai fatto?»
«Scusa, ho fatto tardi.»
«Ma adesso dove sei?»
«Sono da mia madre. Arrivo presto.»
«No, non sei da lei» replicò Gabriele. «È stata da noi un’ora fa. Mi ha chiesto se fossi già arrivata a casa.»
Lucia mentì: «Sono passata da lei dopo.»
«Sembrava preoccupata.»
«Sai com’è mia madre. Si preoccupa per tutto come quando ero bambina.»
Gabriele insisté: «Arrivi presto?»
Lucia lo rassicurò: «Arrivo presto.»
Non era affatto sicura che ce l’avrebbe fatta. Suo padre le aveva consigliato di non dire niente al marito, perché non l’avrebbe capita. L’aveva messo in guardia: avrebbe rischiato di perderlo. Era un rischio che Lucia sentiva di dovere correre. Non poteva svegliarsi ogni mattina accanto a un uomo che non conosceva il segreto che la tormentava.
Con quei pensieri in testa si preparò a salire il ponte che conduceva verso il centro abitato. Le parve di udire dei passi alle sue spalle. Si voltò, ma non vide nulla di sospetto. L’unica illuminazione era quella che si innalzava dalla strada sottostante, quindi non si sentì troppo sicura: era plausibile che un malintenzionato potesse nascondersi bene.
«Non preoccuparti, Lucia» cercò di rassicurarsi. «L’unica criminale qui sei tu.»
Continuò a camminare.
I passi alle sue spalle si fecero più distinti.
Una voce la chiamò.
«Lucia?»
Si fermò all’istante.
Si girò.
«Che cosa ci fai qui?»
«Lucia, stai bene?»
Rassicurata da una presenza sulla quale poteva contare, ammise: «No, non sto bene. È una maledizione. Io non so più che cosa fare. Devo...»
Venne interrotta all’istante: «Non devi fare niente, Lucia. Si sistemerà tutto, fidati di me.»
«Si sistemerà tutto? E come dovrebbe sistemarsi? Non c’è via d’uscita.»
«Hai detto tu stessa che se lo meritava, che non c’era possibilità di punirla con lo shaming online perché sarebbe stata senz’altro difesa.»
«Quindi secondo te ho sempre avuto ragione io?»
«Certo, Lucia. È stata una scelta un po’ estrema, ma hai avuto un grande coraggio.»
Lucia abbassò lo sguardo.
«Non è stata una scelta! Non ho mai avuto intenzione di ucciderla!»
Si voltò. Da quando Ottavia Mattioli era morta sentiva sempre il bisogno di guardarsi alle spalle. Era bello avere qualcuno di cui potersi fidare.
Si rese conto dell’errore soltanto quando era troppo tardi.
«Mi dispiace tanto, Lucia» sussurrò la voce familiare. «Non avrei mai voluto arrivare a tanto, ma c’è un solo modo per sistemare tutto.»

***

«Quel tipo» sentenziò Edward, «non sembra affatto un assassino. Sembra solo un giocatore di poker seriale.»
«È un giocatore di poker seriale» puntualizzò Pietro, «anche se sembra molto più accorto del padre. Ciò non toglie che possa anche essere un assassino.»
Oliver annuì.
«Quello che dice Bruni è esatto.»
Pietro ridacchiò.
«Lo vedi, Roberts? Se Fischer mi dà ragione, allora significa che la mia idea non è così tanto insensata.»
Oliver obiettò: «Non è una tua idea. È una nostra idea.» A quelle parole, Pietro gli allungò un calcio sotto al tavolo. Guardandolo storto, Oliver gli ricordò: «Ti prenderai tutti i meriti davanti a Dalila, abbiamo deciso. Non mi pare che Dalila sia presente.»
Selena intervenne: «In che senso Pietro si prenderà tutti i meriti? Di che cosa state parlando?»
«Niente che ti riguardi.»
«Eh, no, Oliver, non te la cavi così. Che cosa state complottando voi due?»
Pietro le spiattellò tutto: «Ho fatto un grosso favore a Fischer, anche se lo nega. In cambio si farà docilmente da parte quando sarà il momento giusto.»
A Oliver non piaceva il modo in cui Bruni aveva sintetizzato il loro accordo.
«Non vorrei che tu fraintendessi, Selena. Per me la soluzione di un delitto non è qualcosa di cui vantarsi, ma è un modo per ristabilire un ordine che si è spezzato. Evidentemente Pietro la pensa diversamente. Crede che, se scoprirà chi ha ucciso Ottavia, Dalila cadrà ai suoi piedi. Non condivido questo modo di pensare, ma ho accettato. Glielo devo, dato che, mio malgrado, mi sono messo in mezzo.»
«Quindi lo ammetti, Fischer. Stavi in mezz-...»
Pietro non riuscì a finire la frase, dato che Selena lo interruppe: «Smettetela di litigare per lei. Provo a parlare io con Bonetti stasera, se per voi va bene.»
Oliver spalancò gli occhi.
«Perché proprio tu?»
«Perché a mio parere è più probabile che ceda al mio fascino, che non al vostro.»
Pietro intervenne: «Non credo, Selena. A quel tipo interessa solo il fascino delle carte. Però, se vuoi fare un tentativo...»
Edward si rivolse alla moglie: «Ti prego, non metterti in pericolo.»
Selena si alzò in piedi.
«Che cosa vuoi che mi succeda? Siamo in un locale pubblico. Se proprio Flavio Bonetti tenta di farmi del male, avrò due principi azzurri e mezzo pronti a difendermi.»
Pietro obiettò: «In che senso due e mezzo?»
Selena ribatté: «Pensi di essere un principe azzurro in piena regola come Edward e Oliver? A me non pare proprio! Il mezzo principe, ovviamente, sei tu.»
Si allontanò. Pietro rimase interdetto per qualche istante prima di osservare: «La tua amica è tale e quale a te, Fischer! Senza offesa per Roberts, siamo sicuri che abbia sposato l’uomo giusto?»
«A dire il vero, Bruni» replicò Oliver, «non mi salterebbe mai in testa di definirti un mezzo principe azzurro. Sei un rompicoglioni tutto intero, questo sì, ma non sei nemmeno una frazione di un principe.»
«Fischer, ringrazia che siamo qui per un’indagine, altrimenti ne usciresti con le ossa rotte» lo ammonì Pietro.
«Se fossi al posto tuo» si intromise Edward, «non sarei così sicuro di riuscire a fargli del male e a sopravvivere. Dovresti vedertela con Selena. Indossa tacchi a spillo molto affilati.»
«Quindi» dedusse Pietro, «in realtà non sei affatto preoccupato per la sua incolumità. Sei solo spaventato dall’idea che in questo momento si trovi di là in compagnia di uno stuolo di uomini.»
Edward rise, sprezzante.
«Secondo te potrei essere geloso di una gang di giocatori d’azzardo?»
«Perché no?»
«Non hai capito proprio un cazzo, Bruni.»
«Parole sante» convenne Oliver.
«Perché, Fischer?» chiese Pietro. «Sai per caso che cosa passa per la testa del tuo amico?»
«No, però se dice che non hai capito un cazzo ha ragione di default. Non...»
Oliver si interruppe. Selena era già di ritorno. Si alzò e le andò incontro.
«Allora?»
«Allora Bonetti è andato via.»
«Quando?»
«Un quarto d’ora fa.»
«Non è possibile!» sbottò Oliver. «È la seconda volta che me lo faccio scappare.»
Tornarono entrambi al tavolo, dove ripresero posto.
«Com’è andata?» volle sapere Pietro.
«Ci siamo persi il nostro amico» borbottò Oliver. «Il tentativo è fallito.»
Bruni sbuffò.
«Sei proprio un coglione, Fischer! Potevi rimanere a casa a scrivere uno dei tuoi articoli del cazzo! Non dovevi disquisire del fatto che non fosse del tutto vero che un tempo le corse venivano disputate qualsiasi fossero le condizioni meteo? Forse ti sei arreso all’evidenza che i lettori al massimo ti diranno: “no, non è vero, te lo sei inventato perché non ti piacciono i veri uomini”? Oppure ti sei reso conto che il tuo lavoro è del tutto inutile perché tanto la maggior parte della gente legge solo i titoli?»
«Io almeno ho scelto di che cosa occuparmi» gli ricordò Oliver. «Non sono come te, che hai dovuto seguire i dettami di un uomo che non era nemmeno tuo padre e che adesso obbedisci senza fiatare agli ordini di una sorella maggiore che non è nemmeno tua sorella.»
«Tu sei un uomo morto, Fischer» sibilò Pietro. «Non permetterti mai più di giudicar-...»
Selena li mise a tacere: «Avete rotto tutti e due! Bonetti è andato via. Pazienza, ce ne faremo una ragione. Non sarà certo andato a commettere un altro delitto!»
«Immagino di no» ammise Oliver. «Dubito che domani ci sveglieremo con la notizia di un omicidio.»
Non sbagliò, ma soltanto perché a sconvolgere la quiete fu un suicidio. Una giovane di ventidue anni, identificata dai giornali come L.C., si era buttata giù da un ponte. Non passò molto prima che il nome completo fosse sbandierato ai quattro venti su una moltitudine di pagine web.

***

Alle 21,57 Lucia ha scritto:
È da settimane che mi tengo dentro questo peso.
Ho ucciso una donna. Credevo che stesse tormentando mio padre. Non volevo, eppure è caduta a terra e non si muoveva più.
Sono disperata. Non posso più vivere con la consapevolezza di avere messo fine alla vita di un’altra persona.
Mi dispiace, Gabri. Meriti una persona migliore di me. Ti prego di stare vicino ai miei genitori adesso che tutti scopriranno la verità su di me.

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