Credo sia giunto il momento di parlare di una nuova faccenda che in questi ultimi giorni ha letteralmente infiammato il fandom della Formula 1 e non solo quello, perché rimango giorno dopo giorno sempre più sconcertata da certi accadimenti. Mi ritrovo a rimpiangere i bei vecchi tempi in cui il fandom, suddiviso saldamente in fanboy della Ferrari e fanboy della McLaren, litigava per lo spy-gate, con la fazione McLaren a sua volta suddivisa in fanboy di Hamilton e fanboy di Alonso. Poi, per non divenire ridondanti, si finiva per litigare a proposito di chi fosse stato il miglior pilota di sempre, candidati unici un certo sette volte campione del mondo che di titoli ne aveva vinti cinque con la Ferrari e un certo tre volte campione del mondo che di titoli ne aveva vinti tre tutti e tre con la McLaren.
Purtroppo quei giorni di raffinata cultura sono ormai lontani... e sì, "raffinata cultura" potrebbe sembrare un eufemismo, ma in confronto a certe cose che abbiamo visto di recente mi sembra che si possa parlare di cultura. Ai tempi, infatti, c'erano polemiche relative a faccende accadute in pista, non certo nel salone di un parrucchiere oppure davanti allo specchio del bagno della propria abitazione. C'erano polemiche legate a motori, rifornimenti di benzina, cambi gomme ed eventuali incidenti, non legate a un rasoio o a un paio di forbici per capelli. Ai tempi non si discuteva di cose totalmente random, che non c'entravano un accidente con le competizioni, e nessuno si sarebbe mai preoccupato sul serio della capigliatura di un pilota, figurarsi di stare addirittura a psicanalizzarla.
Le discussioni di allora sembrano pura poesia, spesso contornata da qualche -K di troppo, xké a quei tempi c'era ki kredeva ke skrivere kosì rendesse più fighi (che poi, a guardarci bene, la forma più comune era xke o xkè, ma non me la sono sentita di arrivare fino a quel punto, quindi ho optato per quel xké che, nei miei SMS di 14enne che aveva a disposizione 160 caratteri se no costavano 24 centesimi anziché 12, mi sembrava più grammaticalmente corretto), quindi a volte invece di litigare a proposito di Ferrari e McLaren o di Alonso e Hamilton si propendeva per il criticare l'ortografia altrui... e niente, forse qualcuno che perdeva i capelli c'era già anche allora, solo che nessuno ci faceva caso.
Circa due giorni fa è accaduto l'evento che ha fatto e sta facendo discutere: l'Aston Martin ha condiviso un video in cui Vettel appare seduto nell'abitacolo di una monoposto. Ebbene, in quella foto nell'abitacolo della monoposto, sfoggia una testa semi-calva, con tanto di enorme stempiatura e di qualche traccia dei capelli davanti, che sembrano essere stati rasati, quei pochi che c'erano. Grande sorpresa? Direi fino a un certo punto: era da un po', a mio parere, che si intuiva che sulla testa di Vettel di capelli non ce ne fossero tanti, ma visto quanto erano folti i suoi capelli un tempo, si poteva presupporre che, facendo molto volume, nascondessero una stempiatura che, con i capelli più corti, sarebbe stata molto più evidente. In più, almeno per tutto il mondiale 2020, i capelli di Vettel erano stati abbastanza incolti e scompigliati.
Il mondo, tuttavia, sembra essere piovuto dalle nuvole, con tanto di SITI GIORNALISTICI che hanno dedicato dei post ai capelli perduti di Vettel, definendolo irriconoscibile. Inoltre, quantità di appassionati di Formula 1 stimabili in qualche centinaio, se non migliaio, hanno iniziato a dibattere di tutto ciò come se fosse stato l'argomento più importante della storia del motorsport, con argomentazioni abbastanza improbabili o, per meglio dire, abbastanza improponibili, una delle quali che i pochi capelli di Vettel sono segno del fatto che sia troppo vecchio per gareggiare in F1 e che avrebbe dovuto ritirarsi per questa ragione. Non penso di avere mai sentito ragionamenti più assurdi, in questo ambito: scomodare l'età anagrafica dei piloti era altrettanto trash, ma quantomeno aveva maggiore senso. Tra l'altro questi hanno mai visto Tony Kanaan?
Comunque questa era solo la punta dell'iceberg e, andando a scavare nel ghiaccio, ne sono uscite considerazioni ancora più trash: l'insinuazione che i risultati di Vettel nell'ultimo anno siano stati dettati dall'incapacità psicologica di accettare la propria calvizie... e obiettivamente parlando, questo è il primo tentativo di psicanalizzare un pilota per i suoi capelli e sinceramente spero che si tratti dell'ultimo. Tentativi minori hanno indicato la calvizie o come il risultato dell'avere gareggiato per la Ferrari, oppure come la dimostrazione che non era all'altezza della Ferrari e che, di conseguenza, ha perso i capelli per lo stress. Che belli i tempi delle guerre fanboy Ferrari vs fanboy McLaren: gli ex piloti Ferrari venivano glorificati se ritirati, mentre se cambiavano team o ignorati o considerati traditori. Come vorrei riavere quei tempi.
Per il resto il fandom si è sbizzarrito: c'è chi è intervenuto sostenendo che anche il solo postare foto di Vettel con pochi capelli sia body shaming, chi ha dichiarato che non l'avrebbe più tifato perché ora sembra un V3KkYaCçY0 e tifare per i vecchihhhh è una cosa sbagliata, chi ha detto che un trapianto di capelli gioverebbe sicuramente ai suoi risultati... e perfino chi ha detto che l'Aston Martin non avrebbe dovuto ingaggiarlo perché ha meno capelli di Perez. Sono abbastanza basita da queste considerazioni, a volte mi viene spontaneo chiedermi dove sono capitata e se ci sia un modo per tornare com'eravamo prima, quando come fandom del motorsport sembravamo ancora dotati di un minimo di intelletto. Perché ora, in generale, come intelletto siamo in piena decadenza.
In conclusione, perché l'analfabetismo funzionale è così diffuso che spiegarsi è d'obbligo, vorrei dire come la penso. E dico questo: non so se l'Aston Martin abbia fatto bene a ingaggiare Vettel e non so se Vettel abbia fatto bene a continuare a correre in F1, ma senza ombra di dubbio nessuna di queste cose è determinata dalla quantità dei suoi capelli o il fatto che abbia scelto una rasatura parziale a un riporto. In più esistono sicuramente persone che vivono male la perdita di capelli (come del resto noi donne non viviamo tutte allo stesso modo l'arrivo dei capelli bianchi), ma dare per scontato che chiunque abbia pochi capelli debba viverla male al punto da non essere in grado di performare più come quando aveva i capelli folti mi sembra un volersi spingere troppo oltre.
MILLY SUNSHINE // Mentre la Formula 1 dei "miei tempi" diventa vintage, spesso scrivo di quella ancora più vintage. Aspetto con pazienza le differite di quella attuale, ma sogno ancora uno "scattano le vetture" alle 14.00 in punto. I miei commenti ironici erano una parodia della realtà, ma la realtà sembra sempre più una parodia dei miei commenti ironici. Sono innamorata della F1 anni '70/80, anche se agli albori del blog ero molto anni '90. Scrivo anche di Indycar, Formula E, formule minori.
venerdì 29 gennaio 2021
lunedì 25 gennaio 2021
L'eleganza di Sir Roscoe
Non ho mai amato particolarmente i cani, nemmeno quando ero bambina. Anzi, quando avevo circa dieci o undici anni un cane lasciato incustodito dal padrone mi ha inseguita spaventandomi a morte, quindi dai cani, specie quelli di larga taglia, cerco sempre di girare alla larga.
Tuttavia anch'io ho un cuore e mi è impossibile non notare l'infinita dolcezza della coppia Sir Prosciuttello Gangster & Roscoe, che di fatto si è trasformato nel bello addormentato del paddock, dato che sembra non fare altro che dormire.
Al fianco di Hammi fin dal lontano 2013 o giù di lì, per molti anni ha fatto coppia fissa con Coco, deceduta la scorsa estate. Da quando è rimasto solo Roscoe, sembra che il Gangster Rapper se lo porti costantemente ovunque e che trascorra ogni istante del proprio tempo libero insieme all'amico a quattro zampe.
In genere il suddetto amico a quattro zampe cerca di tenere gli occhi ben chiusi, ma è impossibile sfuggire al Prosciuttello molto a lungo, quindi ecco che sembra essersi specializzato in decine di modi per svegliare il cane! La sua modalità preferita sembra essere quello di afferrarlo per una zampa, venendo generalmente ignorato da Roscoe stesso.
Tuttavia anch'io ho un cuore e mi è impossibile non notare l'infinita dolcezza della coppia Sir Prosciuttello Gangster & Roscoe, che di fatto si è trasformato nel bello addormentato del paddock, dato che sembra non fare altro che dormire.
Al fianco di Hammi fin dal lontano 2013 o giù di lì, per molti anni ha fatto coppia fissa con Coco, deceduta la scorsa estate. Da quando è rimasto solo Roscoe, sembra che il Gangster Rapper se lo porti costantemente ovunque e che trascorra ogni istante del proprio tempo libero insieme all'amico a quattro zampe.
In genere il suddetto amico a quattro zampe cerca di tenere gli occhi ben chiusi, ma è impossibile sfuggire al Prosciuttello molto a lungo, quindi ecco che sembra essersi specializzato in decine di modi per svegliare il cane! La sua modalità preferita sembra essere quello di afferrarlo per una zampa, venendo generalmente ignorato da Roscoe stesso.
sabato 23 gennaio 2021
Donne e serie minori negli anni 2020
Mi rendo conto di avere già parlato tanto di donne nel motorsport negli ultimi tempi, ma gli ultimi eventi (Maya Weug che si è qualificata per l'Academy Ferrari diventando la prima ragazza a farne parte) mi sono stati d'ispirazione per una riflessione che, a mio parere, non credo sia più opportuno rimandare e parte dal presupposto che se il motorsport è competizione, non tutto ciò che avviene nel motorsport deve essere considerato come in diretta competizione.
Mi riferisco, nello specifico, alle varie iniziative femminili o orientate, in un modo o nell'altro, alle donne nel motorsport negli ultimi anni, e mi ritrovo a fare questo pensiero: al giorno d'oggi si parla tanto delle ragazze che gareggiano nelle serie minori del motorsport, incrementandone di gran lunga la popolarità rispetto a qualche anno fa. Detto in parole povere: mi sembra che al giorno d'oggi ci sia molta più conoscenza, da parte dell'appassionato/a medio/a, del panorama motoristico femminile europeo. Esempio pratico: Abbi Pulling e Reema Juffali sono molto più conosciute di quanto non lo fosse Carrie Schreiner quando correva nella F4 britannica, dove hanno corso loro in questa stagione.
Non saprei dire fino a che punto sia una questione di veri e propri numeri e fino a che punto sia invece una questione di popolarità, ma mi sembra inoltre che le ragazze che gareggiano al giorno d'oggi nelle formule minori europee siano un numero maggiore rispetto a quelle che vi gareggiavano fino a qualche anno fa.
Credo che questa sia una buona cosa, specie alla luce del fatto che, come per tutti i piloti indipendentemente dal genere, nelle formule minori c'è un ristretto numero di piloti che arriverà in alto, un numero maggiore che avrà una carriera a livello meh e tanta gente che si ritroverà a dovere cambiare mestiere. In sintesi, semplificando molto: se hai cento piloti junior e dieci sono destinati a fare carriera, il fatto che tra quei cento piloti non ci siano ragazze, ce ne sia una, ce ne siano cinque o ce ne siano dieci ha un grande influsso sulla probabilità che tra i piloti che fanno carriera possa esserci una ragazza.
In più, come penso si sia dimostrato in momenti storici in cui c'era una donna che aveva fatto molta strada del motorsport, la maggiore presenza femminile può essere stimolante sia per le giovani emergenti sia per i team: non credo sia un caso che, a seguito dell'enorme popolarità di Danica Patrick in Indycar, ci sia stato un periodo, negli anni successivi, in cui in molte serie ci sono state presenze femminili, compresa nella stessa Indycar che è arrivata in certi momenti ad avere quattro donne sulla griglia (in proporzione, per numeri, sarebbe un po' come se in Formula 1 corressero tre donne contemporaneamente).
Veniamo adesso al punto. Abbiamo visto, negli ultimi anni, un proliferare di iniziative orientate all'incentivare la presenza di ragazze al volante. Fermate un attimo la vostra esigenza di esprimere un giudizio su come siano state implementate, quale sia il loro obiettivo e fino a che punto tali obiettivi sembrino raggiunti oggi a gennaio 2021 e concentratevi su un solo elenco.
Abbiamo visto test di Formula E in cui era incentivata la presenza femminile. Abbiamo visto la nascita di un intero campionato femminile. Abbiamo visto la nascita di team di endurance che schierano un trio di sole donne. Abbiamo visto, più di recente, l'iniziativa del Girls on Track, con la quale la Ferrari ha ingaggiato una ragazza per la propria academy. Non vi abbiamo ancora assistito, ma la Formula Alpine, nata dalla fusione tra Formula Regional Europea e Formula Renault Eurocup, darà la possibilità ai team che sceglieranno di schierare una donna, di potere schierare una vettura in più di quelle consentite di base dal campionato.
Veniamo alla questione del giudizio: alcune di queste iniziative possono piacerci meno di altre, possiamo ritenere che alcune diano risultati maggiori, altre magari potrebbero piacerci come iniziative, ma non siamo convinte sulle modalità scelte per metterle in pratica, sulle ragazze scelte o quant'altro... ma alla fine tutte queste iniziative, e forse altre che mi sono sfuggite, portano a un risultato abbastanza inequivocabile: hanno preso delle ragazze che nessuno si filava e hanno contribuito, in un modo o in un altro, a renderle maggiormente popolari, aprendo in qualche modo la strada a una parte di loro.
Se da un lato può essere vero che ci siano iniziative migliori di altre, credo che sia doveroso non demonizzarne nessuna, anche alla luce del fatto che, in certi momenti, finiscono per incrociarsi, anche se fosse soltanto nel curriculum di alcune di loro (prendiamo ad esempio Beitske Visser, che è stata tester di Formula E, dopodiché pilota di W Series e pilota di endurance in un team che schiera solo ragazze). Anche quando incroci vari non ci sono, inoltre, la maggiore visibilità tende a fare più bene che male, quindi a mio parere ben venga tutto ciò che può garantire un futuro migliore a chi fa già parte del motorsport e a chi si appresta a fare il proprio debutto in campionati minori.
Una volta Pippa Mann ha detto che il problema delle donne nel motorsport è che non vanno tutte nella stessa direzione. Personalmente sono completamente in disaccordo e che sia proprio questa la mentalità che deve cambiare, e in questo caso parlo di mentalità femminile: ci sono tante strade diverse che possono portare allo stesso risultato e non credo che sia giusto volere salire su un piedistallo e mettere costantemente in discussione le strade scelte da altre. Non c'è un solo modo giusto di essere. Non c'è un'unica scuola di pensiero. Non dovrebbe esserci un "io non sono come le altre, io sono speciale" come base d'appoggio.
Mi riferisco, nello specifico, alle varie iniziative femminili o orientate, in un modo o nell'altro, alle donne nel motorsport negli ultimi anni, e mi ritrovo a fare questo pensiero: al giorno d'oggi si parla tanto delle ragazze che gareggiano nelle serie minori del motorsport, incrementandone di gran lunga la popolarità rispetto a qualche anno fa. Detto in parole povere: mi sembra che al giorno d'oggi ci sia molta più conoscenza, da parte dell'appassionato/a medio/a, del panorama motoristico femminile europeo. Esempio pratico: Abbi Pulling e Reema Juffali sono molto più conosciute di quanto non lo fosse Carrie Schreiner quando correva nella F4 britannica, dove hanno corso loro in questa stagione.
Non saprei dire fino a che punto sia una questione di veri e propri numeri e fino a che punto sia invece una questione di popolarità, ma mi sembra inoltre che le ragazze che gareggiano al giorno d'oggi nelle formule minori europee siano un numero maggiore rispetto a quelle che vi gareggiavano fino a qualche anno fa.
Credo che questa sia una buona cosa, specie alla luce del fatto che, come per tutti i piloti indipendentemente dal genere, nelle formule minori c'è un ristretto numero di piloti che arriverà in alto, un numero maggiore che avrà una carriera a livello meh e tanta gente che si ritroverà a dovere cambiare mestiere. In sintesi, semplificando molto: se hai cento piloti junior e dieci sono destinati a fare carriera, il fatto che tra quei cento piloti non ci siano ragazze, ce ne sia una, ce ne siano cinque o ce ne siano dieci ha un grande influsso sulla probabilità che tra i piloti che fanno carriera possa esserci una ragazza.
In più, come penso si sia dimostrato in momenti storici in cui c'era una donna che aveva fatto molta strada del motorsport, la maggiore presenza femminile può essere stimolante sia per le giovani emergenti sia per i team: non credo sia un caso che, a seguito dell'enorme popolarità di Danica Patrick in Indycar, ci sia stato un periodo, negli anni successivi, in cui in molte serie ci sono state presenze femminili, compresa nella stessa Indycar che è arrivata in certi momenti ad avere quattro donne sulla griglia (in proporzione, per numeri, sarebbe un po' come se in Formula 1 corressero tre donne contemporaneamente).
Veniamo adesso al punto. Abbiamo visto, negli ultimi anni, un proliferare di iniziative orientate all'incentivare la presenza di ragazze al volante. Fermate un attimo la vostra esigenza di esprimere un giudizio su come siano state implementate, quale sia il loro obiettivo e fino a che punto tali obiettivi sembrino raggiunti oggi a gennaio 2021 e concentratevi su un solo elenco.
Abbiamo visto test di Formula E in cui era incentivata la presenza femminile. Abbiamo visto la nascita di un intero campionato femminile. Abbiamo visto la nascita di team di endurance che schierano un trio di sole donne. Abbiamo visto, più di recente, l'iniziativa del Girls on Track, con la quale la Ferrari ha ingaggiato una ragazza per la propria academy. Non vi abbiamo ancora assistito, ma la Formula Alpine, nata dalla fusione tra Formula Regional Europea e Formula Renault Eurocup, darà la possibilità ai team che sceglieranno di schierare una donna, di potere schierare una vettura in più di quelle consentite di base dal campionato.
Veniamo alla questione del giudizio: alcune di queste iniziative possono piacerci meno di altre, possiamo ritenere che alcune diano risultati maggiori, altre magari potrebbero piacerci come iniziative, ma non siamo convinte sulle modalità scelte per metterle in pratica, sulle ragazze scelte o quant'altro... ma alla fine tutte queste iniziative, e forse altre che mi sono sfuggite, portano a un risultato abbastanza inequivocabile: hanno preso delle ragazze che nessuno si filava e hanno contribuito, in un modo o in un altro, a renderle maggiormente popolari, aprendo in qualche modo la strada a una parte di loro.
Se da un lato può essere vero che ci siano iniziative migliori di altre, credo che sia doveroso non demonizzarne nessuna, anche alla luce del fatto che, in certi momenti, finiscono per incrociarsi, anche se fosse soltanto nel curriculum di alcune di loro (prendiamo ad esempio Beitske Visser, che è stata tester di Formula E, dopodiché pilota di W Series e pilota di endurance in un team che schiera solo ragazze). Anche quando incroci vari non ci sono, inoltre, la maggiore visibilità tende a fare più bene che male, quindi a mio parere ben venga tutto ciò che può garantire un futuro migliore a chi fa già parte del motorsport e a chi si appresta a fare il proprio debutto in campionati minori.
Una volta Pippa Mann ha detto che il problema delle donne nel motorsport è che non vanno tutte nella stessa direzione. Personalmente sono completamente in disaccordo e che sia proprio questa la mentalità che deve cambiare, e in questo caso parlo di mentalità femminile: ci sono tante strade diverse che possono portare allo stesso risultato e non credo che sia giusto volere salire su un piedistallo e mettere costantemente in discussione le strade scelte da altre. Non c'è un solo modo giusto di essere. Non c'è un'unica scuola di pensiero. Non dovrebbe esserci un "io non sono come le altre, io sono speciale" come base d'appoggio.
venerdì 22 gennaio 2021
Girls on Track Rising Stars: Maya Weug si aggiudica un posto in FDA
Il progetto Girls on Track Rising Stars, avviato nello scorso autunno e trascinato nel tempo per via del coronavirus ha lo scopo di scoprire nuovi talenti femminili, in collaborazione con la Ferrari, per avere una ragazza come membro dell'Academy e farle disputare due(?) stagioni di Formula 4.
Le partecipanti totali sono state venti, di età comprese tra i tredici e i sedici anni o giù di lì, sottoposte a un training e a una valutazione, in un primo luogo al volante di kart.
A quel punto è stata stilata una lista di dodici ragazze che sarebbero andate avanti, da cui ha fatto scalpore l'esclusione di Juju Noda, di fatto l'unica di loro nota ai più per via della sua precocità e per il fatto che fosse già presente in Formula 4. Ciò ha comportato addirittura proteste varie da parte di fanboy e fangirl del web, perché "il talentohhhh della Noda non è stato riconosciuto!!111!!!111!!", critica a mio parere del tutto fuori luogo, perché il fatto che la Noda già gareggiasse in F4 non significa che dovesse essere necessariamente che sia una kartista migliore delle altre.
Il mistero è stato tuttavia risolto quando dopo lo step successivo è stata stilata una lista delle otto ragazze destinate a passare oltre e in questa il nome di Juju Noda era ben presente: in realtà, avendo già esperienza sulle monoposto, era stata mandata direttamente alla fase successiva... di fatto, mentre il mondo si indignava per la sua esclusione, lei era già passata d'ufficio dalla selezione a cui le altre dovevano essere ancora sottoposte.
Il taglio da otto a quattro, tuttavia, è stato fatale alla giapponese, in quanto le selezionate, dopo un test avvenuto al volante di monoposto di Formula 4, sono state altre quattro: Julia Ayuob, Antonella Bassani, Doriane Pin e Maya Weug, rispettivamente due brasiliane, una francese e un'olandese. Guess what, qualcuno sui social ha scritto che le due brasiliane erano state scelte dalla Ferrari per vendere le Fiat in Brasile, stessa ragione per cui in passato la Ferrari era stata tacciata di avere ingaggiato Barrichello e Massa (cosa di cui comunque dubito che le generazioni attuali siano al corrente e probabilmente anche le vecchie generazioni si sono già dimenticate di quei vecchi pettegolezzi).
A quel punto è entrato in scena il coronavirus, in quanto la fase finale doveva originariamente svolgersi in dicembre, ma è stata rinviata dopo che una delle quattro partecipanti è risultata positiva. Le cose, comunque, si sono sistemate e la scorsa settimana il Girls on Track Rising Stars è giunto alla sua conclusione. Pochi giorni fa è arrivato un importante annuncio: avremmo scoperto il nome della prescelta venerdì pomeriggio, stesso giorno in cui peraltro Lola Lovinfosse (che aveva superato la prima selezione a dodici, ma non quella a otto) ha annunciato il suo debutto tra qualche mese in F4 spagnola.
Non mi sembra di avere visto polemiche random a proposito di chi fosse la più meritevole delle quattro finaliste, sarà che non sono ancora famose abbastanza da avere una schiera di ultrà pronti a non solo a idolatrarle ma anche a spargere quintali di letame su chiunque non abbiano elevato a loro idolahhhh, quindi se non altro almeno da questo punto di vista abbiamo chiuso in bellezza, in attesa dell'annuncio della nuova Ferrari Junior. Tale annuncio è arrivato nel corso di una diretta sui social(?): è Maya Weug. Pazienza per le Fiat che non saranno vendute in Brasile e buona fortuna sia a lei, sia alle altre affinché possano comunque avere un'altra chance.
Le partecipanti totali sono state venti, di età comprese tra i tredici e i sedici anni o giù di lì, sottoposte a un training e a una valutazione, in un primo luogo al volante di kart.
A quel punto è stata stilata una lista di dodici ragazze che sarebbero andate avanti, da cui ha fatto scalpore l'esclusione di Juju Noda, di fatto l'unica di loro nota ai più per via della sua precocità e per il fatto che fosse già presente in Formula 4. Ciò ha comportato addirittura proteste varie da parte di fanboy e fangirl del web, perché "il talentohhhh della Noda non è stato riconosciuto!!111!!!111!!", critica a mio parere del tutto fuori luogo, perché il fatto che la Noda già gareggiasse in F4 non significa che dovesse essere necessariamente che sia una kartista migliore delle altre.
Il mistero è stato tuttavia risolto quando dopo lo step successivo è stata stilata una lista delle otto ragazze destinate a passare oltre e in questa il nome di Juju Noda era ben presente: in realtà, avendo già esperienza sulle monoposto, era stata mandata direttamente alla fase successiva... di fatto, mentre il mondo si indignava per la sua esclusione, lei era già passata d'ufficio dalla selezione a cui le altre dovevano essere ancora sottoposte.
Il taglio da otto a quattro, tuttavia, è stato fatale alla giapponese, in quanto le selezionate, dopo un test avvenuto al volante di monoposto di Formula 4, sono state altre quattro: Julia Ayuob, Antonella Bassani, Doriane Pin e Maya Weug, rispettivamente due brasiliane, una francese e un'olandese. Guess what, qualcuno sui social ha scritto che le due brasiliane erano state scelte dalla Ferrari per vendere le Fiat in Brasile, stessa ragione per cui in passato la Ferrari era stata tacciata di avere ingaggiato Barrichello e Massa (cosa di cui comunque dubito che le generazioni attuali siano al corrente e probabilmente anche le vecchie generazioni si sono già dimenticate di quei vecchi pettegolezzi).
A quel punto è entrato in scena il coronavirus, in quanto la fase finale doveva originariamente svolgersi in dicembre, ma è stata rinviata dopo che una delle quattro partecipanti è risultata positiva. Le cose, comunque, si sono sistemate e la scorsa settimana il Girls on Track Rising Stars è giunto alla sua conclusione. Pochi giorni fa è arrivato un importante annuncio: avremmo scoperto il nome della prescelta venerdì pomeriggio, stesso giorno in cui peraltro Lola Lovinfosse (che aveva superato la prima selezione a dodici, ma non quella a otto) ha annunciato il suo debutto tra qualche mese in F4 spagnola.
Non mi sembra di avere visto polemiche random a proposito di chi fosse la più meritevole delle quattro finaliste, sarà che non sono ancora famose abbastanza da avere una schiera di ultrà pronti a non solo a idolatrarle ma anche a spargere quintali di letame su chiunque non abbiano elevato a loro idolahhhh, quindi se non altro almeno da questo punto di vista abbiamo chiuso in bellezza, in attesa dell'annuncio della nuova Ferrari Junior. Tale annuncio è arrivato nel corso di una diretta sui social(?): è Maya Weug. Pazienza per le Fiat che non saranno vendute in Brasile e buona fortuna sia a lei, sia alle altre affinché possano comunque avere un'altra chance.
mercoledì 20 gennaio 2021
Le ragazze delle serie minori della NASCAR
Sembra ormai passata una vita, e forse è proprio così, da quando facevo battute su Danica Patrick e Ricky Stenhouse Jr, che ai tempi erano fidanzati, a proposito di ferri da stiro vari. Al giorno d'oggi la Patrick non è più fidanzata con Stenhouse e nemmeno con il giocatore di football americano(?) con cui si era messa insieme dopo essersi lasciata con Ricky, ma soprattutto non è più pilota di NASCAR e non è più pilota in generale. Nella Sprint Cup non ha lasciato una grande eredità, ma occasionalmente le giovani ragazze che gareggiano nelle serie minori della NASCAR vengono tacciate di potere essere "la nuova Danica". Andiamo a scoprire, senza preoccuparci troppo di Danica Patrick in realtà, chi siano le giovani promesse (di cui qualcuna un po' più promettente di altre) del motorsport americano.
Hailie Deegan - classe 2001, ha disputato la stagione 2020 di ARCA Menards classificandosi terza nel campionato piloti, alle spalle del vincitore Brett Holmes e del veterano Michael Self. Dopo tre vittorie ottenute tra 2018 e 2019 in K&N ProSeries West (oggi ARCA Menards West), nella sua stagione da rookie nell'ARCA ha ottenuto qualche podio, ma non è mai salita sul gradino più alto. In compenso è balzata agli onori delle cronache non esattamente per meriti sportivi, ma per il suo uso dei social network: è passata dal definire il coronavirus una bufala al fare una live mentre era alla guida in autostrada criticando il fatto che fossero presenti persone con auto troppo da poveri per i suoi gusti, per più di recente avere utilizzato un linguaggio inappropriato durante una gara virtuale. Nel 2021 gareggerà in NASCAR Trucks... ma probabilmente sentiremo parlare di lei più frequentemente per polemiche varie.
Natalie Decker - classe 1997, balzata agli onori della cronaca per una pole position nell'ARCA nel 2018, ma come miglior risultato in gara un misero quinto posto, nel 2020 l'abbiamo trovata nel campionato Trucks, dove aveva già gareggiato anche se non full time nelle stagioni precedenti e dove ha ottenuto un quinto posto a Daytona, il miglior risultato per una donna nella categoria su quel circuito... ma l'unico buon risultato, finora, della sua carriera. Nel corso degli anni si è rivelata tutt'altro che eccezionale e ormai è rientrata di diritto tra quelle considerate promesse non mantenute. I suoi problemi di salute, che l'hanno costretta a vari ricoveri in ospedale durante la stagione, hanno ulteriormente complicato le cose. Curiosità: in passato ha tentato un passaggio alle monoposto prendendo parte alla selezione per la W Series 2019, dove ha superato il primo turno, ma non il secondo.
Gracie Trotter - classe 2001, ha esordito nel 2020 nell'ARCA Menards West, classificandosi terza in campionato e raggiungendo l'apice della stagione con una vittoria. Ha anche preso parte come one-off a tre eventi dell'ARCA (dove gareggerà part time anche nel 2021) e a uno dell'ARCA East.
In ARCA West ha gareggiato tra gli altri contro altre due ragazze, tali Holley Hollan e Bridget Burgess, che tuttavia non hanno ottenuto nemmeno un piazzamento in top-5.
Brittney Zamora - classe 1999, nella stagione 2020 sembra non avere gareggiato full time, ma l'aveva fatto l'anno precedente, quando si era classificata quinta nel campionato K&N Pro West nel quale la Deegan era giunta terza. Nessuna vittoria per lei nel 2019, ma due pole position, che si sono entrambe tradotte in piazzamenti a podio, per l'esattezza due terzi posti, che costituiscono al momento i suoi migliori risultati.
Dominique Van Wieringen - classe 1995, diversamente dalle altre canadese anziché statunitense, alterna la carriera di pilota a quella di studentessa di ingegneria meccanica. Ha disputato la K&N Pro Series East (oggi ARCA Menards East) come full time nel 2016 ottenendo come migliori risultati due terzi posti e si è ripetuta con un terzo posto nella sua unica partecipazione del 2017. Nel 2020 ha fatto il proprio debutto, come one-off, nel campionato ARCA Menards.
PS. Non propriamente pilota di questa categoria, ma dato che vi ha fatto qualche comparsa one-off un paio d'anni fa, mi sento di citare anche Toni Breidinger. Classe 1999, insieme a Natalie Decker è stata brevemente compagna di squadra dell'ormai ritirata dalle competizioni Leilani Munter. Proprio come la Decker ha tentato un debutto nelle open wheel prendendo parte alla selezione della W Series, tuttavia, diversamente dalla Decker, non ha superato nemmeno la prima selezione. Non è chiaro se tornerà mai a gareggiare nell'ARCA, ma ha preso parte pochi giorni fa a un test di questa categoria.
Hailie Deegan - classe 2001, ha disputato la stagione 2020 di ARCA Menards classificandosi terza nel campionato piloti, alle spalle del vincitore Brett Holmes e del veterano Michael Self. Dopo tre vittorie ottenute tra 2018 e 2019 in K&N ProSeries West (oggi ARCA Menards West), nella sua stagione da rookie nell'ARCA ha ottenuto qualche podio, ma non è mai salita sul gradino più alto. In compenso è balzata agli onori delle cronache non esattamente per meriti sportivi, ma per il suo uso dei social network: è passata dal definire il coronavirus una bufala al fare una live mentre era alla guida in autostrada criticando il fatto che fossero presenti persone con auto troppo da poveri per i suoi gusti, per più di recente avere utilizzato un linguaggio inappropriato durante una gara virtuale. Nel 2021 gareggerà in NASCAR Trucks... ma probabilmente sentiremo parlare di lei più frequentemente per polemiche varie.
Natalie Decker - classe 1997, balzata agli onori della cronaca per una pole position nell'ARCA nel 2018, ma come miglior risultato in gara un misero quinto posto, nel 2020 l'abbiamo trovata nel campionato Trucks, dove aveva già gareggiato anche se non full time nelle stagioni precedenti e dove ha ottenuto un quinto posto a Daytona, il miglior risultato per una donna nella categoria su quel circuito... ma l'unico buon risultato, finora, della sua carriera. Nel corso degli anni si è rivelata tutt'altro che eccezionale e ormai è rientrata di diritto tra quelle considerate promesse non mantenute. I suoi problemi di salute, che l'hanno costretta a vari ricoveri in ospedale durante la stagione, hanno ulteriormente complicato le cose. Curiosità: in passato ha tentato un passaggio alle monoposto prendendo parte alla selezione per la W Series 2019, dove ha superato il primo turno, ma non il secondo.
Gracie Trotter - classe 2001, ha esordito nel 2020 nell'ARCA Menards West, classificandosi terza in campionato e raggiungendo l'apice della stagione con una vittoria. Ha anche preso parte come one-off a tre eventi dell'ARCA (dove gareggerà part time anche nel 2021) e a uno dell'ARCA East.
In ARCA West ha gareggiato tra gli altri contro altre due ragazze, tali Holley Hollan e Bridget Burgess, che tuttavia non hanno ottenuto nemmeno un piazzamento in top-5.
Brittney Zamora - classe 1999, nella stagione 2020 sembra non avere gareggiato full time, ma l'aveva fatto l'anno precedente, quando si era classificata quinta nel campionato K&N Pro West nel quale la Deegan era giunta terza. Nessuna vittoria per lei nel 2019, ma due pole position, che si sono entrambe tradotte in piazzamenti a podio, per l'esattezza due terzi posti, che costituiscono al momento i suoi migliori risultati.
Dominique Van Wieringen - classe 1995, diversamente dalle altre canadese anziché statunitense, alterna la carriera di pilota a quella di studentessa di ingegneria meccanica. Ha disputato la K&N Pro Series East (oggi ARCA Menards East) come full time nel 2016 ottenendo come migliori risultati due terzi posti e si è ripetuta con un terzo posto nella sua unica partecipazione del 2017. Nel 2020 ha fatto il proprio debutto, come one-off, nel campionato ARCA Menards.
PS. Non propriamente pilota di questa categoria, ma dato che vi ha fatto qualche comparsa one-off un paio d'anni fa, mi sento di citare anche Toni Breidinger. Classe 1999, insieme a Natalie Decker è stata brevemente compagna di squadra dell'ormai ritirata dalle competizioni Leilani Munter. Proprio come la Decker ha tentato un debutto nelle open wheel prendendo parte alla selezione della W Series, tuttavia, diversamente dalla Decker, non ha superato nemmeno la prima selezione. Non è chiaro se tornerà mai a gareggiare nell'ARCA, ma ha preso parte pochi giorni fa a un test di questa categoria.
martedì 19 gennaio 2021
Dalla F4 danese alla F4 americana: Juju Noda cambia continente
In questi giorni stanno circolando un bel po' di notizie sugli ingaggi nelle formule minori, con molti piloti che vengono annunciati non solo per i campionati imminenti, ma anche e soprattutto per quelli che si svolgeranno a partire dai mesi primaverili.
In questo contesto ieri sera è arrivato l'annuncio che molti stavano aspettando in quanto destava parecchia curiosità, visto di chi stiamo parlando: Juju Noda. La quattordicenne giapponese, ormai prossima ai quindici anni, ha gareggiato nella scorsa stagione in Formula 4 Danese, unica serie che glielo permetteva vista la sua età, e per questa stagione si apprestava a cambiare categoria, questo lo sapevamo.
Fallito il tentativo di qualificarsi per la FDA durante le selezioni dell'evento Girls On Track (iniziato qualche mese fa, probabilmente a breve dovremmo scoprire chi, tra le quattro finaliste, sia la prescelta - la Noda era stata scartata con il secondo taglio, da otto a quattro), ci si aspettava comunque di vederla gareggiare in un campionato di Formula 4. Quello che, almeno personalmente, per me è stato un po' uno shock, è stato l'annuncio che gareggerà nella Formula 4 degli Stati Uniti.
Non che sia la prima volta che, di fatto, Juju Noda gareggia oltreoceano. All'età di tredici anni, prima del suo debutto ufficiale, sembra avere preso parte ad almeno un evento o due della Lucas Oil Racing School, dove pare gareggino alcuni baby piloti come fase intermedia tra il mondo dei kart e quello della Formula 4. Non sarà la prima volta, tuttavia, ma personalmente mi sarei aspettata molto di più un proseguimento di carriera in Europa, dove di campionati di F4 ce ne sono diversi di alto livello.
Al momento non saprei come inquadrare questa notizia, se la F4 americana sia una fase intermedia prima di puntare a un nuovo ritorno in Europa, oppure se l'obiettivo sia quello di allargarsi verso altri orizzonti, nello specifico un futuro nella Road to Indy e il tentativo di arrivare, tra qualche anno, non in Formula 1 ma in Indycar.
Potrebbe essere uno scenario meno suggestivo ai nostri occhi, ma ugualmente interessante, specie al giorno d'oggi, in cui la presenza femminile nelle corse americane open-wheel sembra essersi ridotta e non di poco nel corso degli ultimi anni. Poi la Noda è giapponese e ha il suo perché, incrocio le dita per lei, chissà che un giorno non possa bombardare Indianapolis nel giorno del Memorial Day!
In questo contesto ieri sera è arrivato l'annuncio che molti stavano aspettando in quanto destava parecchia curiosità, visto di chi stiamo parlando: Juju Noda. La quattordicenne giapponese, ormai prossima ai quindici anni, ha gareggiato nella scorsa stagione in Formula 4 Danese, unica serie che glielo permetteva vista la sua età, e per questa stagione si apprestava a cambiare categoria, questo lo sapevamo.
Fallito il tentativo di qualificarsi per la FDA durante le selezioni dell'evento Girls On Track (iniziato qualche mese fa, probabilmente a breve dovremmo scoprire chi, tra le quattro finaliste, sia la prescelta - la Noda era stata scartata con il secondo taglio, da otto a quattro), ci si aspettava comunque di vederla gareggiare in un campionato di Formula 4. Quello che, almeno personalmente, per me è stato un po' uno shock, è stato l'annuncio che gareggerà nella Formula 4 degli Stati Uniti.
Non che sia la prima volta che, di fatto, Juju Noda gareggia oltreoceano. All'età di tredici anni, prima del suo debutto ufficiale, sembra avere preso parte ad almeno un evento o due della Lucas Oil Racing School, dove pare gareggino alcuni baby piloti come fase intermedia tra il mondo dei kart e quello della Formula 4. Non sarà la prima volta, tuttavia, ma personalmente mi sarei aspettata molto di più un proseguimento di carriera in Europa, dove di campionati di F4 ce ne sono diversi di alto livello.
Al momento non saprei come inquadrare questa notizia, se la F4 americana sia una fase intermedia prima di puntare a un nuovo ritorno in Europa, oppure se l'obiettivo sia quello di allargarsi verso altri orizzonti, nello specifico un futuro nella Road to Indy e il tentativo di arrivare, tra qualche anno, non in Formula 1 ma in Indycar.
Potrebbe essere uno scenario meno suggestivo ai nostri occhi, ma ugualmente interessante, specie al giorno d'oggi, in cui la presenza femminile nelle corse americane open-wheel sembra essersi ridotta e non di poco nel corso degli ultimi anni. Poi la Noda è giapponese e ha il suo perché, incrocio le dita per lei, chissà che un giorno non possa bombardare Indianapolis nel giorno del Memorial Day!
venerdì 15 gennaio 2021
F4 Emirati 2021: il primo evento a Dubai
Che cosa c'è di meglio di un weekend di gara per iniziare la stagione 2021 relativamente alle serie su monoposto? Forse solo un "weekend" di gara che si svolge midweek, con i motori che si accendono già al giovedì: è iniziata la Formula 4 Emirati ed è iniziata nel midweek 14/15 Gennaio sul circuito di Dubai. Per via della concomitanza con la 24 Ore di Dubai, eccezionalmente, per questo primo evento, c'è stato qualcosa che (salvo stravolgimenti dell'ultima ora) non ci sarà per i prossimi: la copertura mediatica, con tanto di livestreaming su Youtube e di telecronaca. Però per ora abbiamo iniziato bene, quindi non guardiamo troppo al futuro e concentriamoci su questo roseo presente.
A questo primo evento hanno preso parte quattordici piloti, dei quali otto al volante di vetture del team Xcel: Dilano Van't Hoff, Pepe Marti, Kirill Small, Jamie Day, Nikita Bedrin (il pilota più giovane presente in pista, è un 2006 e ha raggiunto la fatidica età di 15 anni, che serve per gareggiare sulle F4 dei campionati gestiti dalla FIA, da qualcosa come una settimana), Tasanapol Inthrapovasak (nome di facile pronuncia), Matias Zagazeta e Oleksandr Partyshev.
Mucke Motorsport schierava invece due vetture, una guidata da Jonas Ried e l'altra dal nostro connazionale Francesco Braschi. I nostri connazionali in pista erano ben due, di cui uno abbastanza illustre: si tratta di Enzo Trulli, figlio di Jarno, che ha fatto il proprio debutto con il team Cram Durango come compagno di squadra di Enzo Scionti. C'erano poi due team monovettura, il team Abu Dhabi in partnership con Prema(?) con al volante Hamda Al Qubaisi, infine 3Y Technology, che schierava il pilota pressoché sconosciuto Saud Al Saud.
Tra i presenti molti piloti alla prima esperienza sulle monoposto, uno dei quali si è mostrato subito velocissimo: si tratta di Dilano Van't Hoff, che ha conquistato la pole position per tutte e quattro le gare, giovedì mattina non appena le vetture sono scese in pista per le qualifiche.
Credo a questo punto che sia opportuno spiegare come viene composta la griglia di partenza delle varie gare quest'anno: la prima sessione di qualifica serve a determinare la posizione in griglia della prima e della seconda gara (classifica dei migliori tempi e classifica dei secondi migliori tempi, rispettivamente), mentre la seconda qualifica determina la griglia di partenza della terza gara. La quarta invece è con reverse grid, i primi otto della terza gara invertiti.
Venendo ai risultati, Van't Hoff si è messo dietro gente tipo Marti, Braschi, Al Qubaisi... con quest'ultima al secondo posto nella seconda sessione di qualifiche e, come facilmente prevedibile, gli occhi abbastanza puntati su di lei.
Giovedì mattina, ore 10.50: Gara 1 prima di andare a lavorare, in diretta su Youtube, vista come meglio potevo mentre mi preparavo. Partenza abbastanza meh di Van't Hoff, Marti in testa alla gara, una vettura rosa da me identificata come Braschi che tentava di chiudere la Qubaisi senza raggiungere per niente l'obiettivo che si era preposto... dietro qualcuno che finiva in testacoda, vagamente identificato come Al Saud, già precedentemente identificato come potenziale fanalino di coda di questa serie.
In un primo momento sembrava una giornata tranquilla, invece no, circa dieci minuti dopo l'inizio della prima gara per monoposto dell'anno 2021 ci siamo ritrovati con nientemeno che 1) pezzi di pannelli sparsi per la pista, 2) una vettura con il retrotreno in fiamme, 3) una bandiera rossa. Autore di tutto ciò era Pepe Marti, il pilota che avevamo visto in testa alla gara.
Nel frattempo nasceva in me una consapevolezza non proprio soddisfacente: l'imminente sovrapposizionehhhh tra la seconda parte della gara e l'orario in cui avrei dovuto mettermi in macchina per andare a lavorare.
A tutto c'è una soluzione, invece di ascoltare la radio ho ascoltato, nella prima parte di strada, la telecronaca della gara, tenendo Youtube con il volume al massimo sul cellulare che avevo opportunamente messo dentro la borsa: l'arte di non fare a meno del motorsport, almeno a livello audio, nemmeno quando la vita impone di fare a meno del motorsport decidendo che non puoi vedere la fine della gara! Di solito non sono fuori fino a questo punto, ma cercate di capirmi, la prima gara open wheel dell'anno solare merita il suo rispetto.
Quello che non avevo ancora valutato era che stavamo per "assistere" a un evento pieno di romanticismo: nel giorno del compleanno di Fisichella, stavamo assistendo alla prima vittoria del figlio di Trulli! È stato Enzo infatti a svettare dopo la bandiera rossa, con Van't Hoff e la Qubaisi a completare il podio. Nel frattempo Al Saud balzava agli onori della cronaca per l'incidente che ha fatto terminare la gara in regime di safety car. Giù dal podio sono arrivati Smal, Braschi, Zagazeta, Inthra-cognome interminabile, Bedrin, Ried, Partyshev, Scionti e Day.
Pausa pranzo opportunamente rimandata rispetto al solito (non c'è un orario preciso, ci fermiamo nei momenti in cui c'è meno lavoro), ore 14.05: Gara 2 con dodici vetture al via, perché Marti e Al Saud avevano semi-demolito le proprie vetture un paio d'ore prima. Stavolta Vant'Hoff non si è fatto trollare da nessuno ed è rimasto in testa alla gara, seguito da Braschi in seconda posizione: i due hanno poi chiuso al primo e al secondo posto.
Hamda Al Qubaisi, inseguita da Enzo Trulli, ha passato quasi tutta la gara al terzo posto, ma i giri conclusivi sono stati controproducenti per i due: Smal e Day hanno superato entrambi, chiudendo terzo e quarto, la Qubaisi si è classificata quinta e Trulli soltanto sesto. Bedrin, Inthra-cognome impronunciabile, Ried, Zagazeta, Scionti e Partyshev hanno occupato le posizioni rimanenti e i motori delle F4 si sono spenti dandoci appuntamento alla giornata di venerdì.
Vibrazione della sveglia del cellulare, ore 7.00 di venerdì mattina: Gara 3 scattava proprio in quei frangenti, Hamda Al Qubaisi ha avuto uno scatto migliore di Dilano Van't Hoff, che però è tornato davanti in un nanosecondo, mentre dietro iniziavano le peripezie di Enzo Trulli, di cui parlerò tra un po'. Per il momento concentriamoci su Marti... che si è ritirato, fermandosi in mezzo alle scatole e facendo sì che entrasse la safety car. A quel punto sembrava che Van't Hoff stesse scappando a gambe levate, ma dopo il restart non è stato esattamente così. Seppure abbia conservato la testa della gara fino alla bandiera a scacchi, ci sono stati momenti in cui la Qubaisi gli è arrivata quasi negli scarichi, dovendo tuttavia accontentarsi della seconda posizione, con Kirill Smal a completare la zona podio. Hanno completato la reverse grid i piloti classificati fino all'ottava posizione, ovvero Day, Braschi, Inthrapuvasak, Bedrin e Trulli: la gara di quest'ultimo era iniziata con una partenza molto al rallenty e dopo la safety car con un contatto con Scionti, secondo ritirato della gara. Fuori reverse grid, ma giunti al traguardo, Zagazeta, Partyshev, Al Saud e Ried.
Un po' prima di prepararmi per andare a lavorare, ore 10.20: Gara 4 è iniziata con Trulli in pole position da reverse grid e ha trascorso tutta la prima parte della gara in prima posizione, mentre Van't Hoff dietro era uno dei piloti che sembravano rimontare di più... ma solo perché non tenevamo gli occhi molto puntati su Smal.
Nella seconda parte della gara, dopo una safety car entrata a seguito del ritiro di Partyshev, si è lanciato all'inseguimento di Trulli e gli ha strappato la leadership, diventando quindi il terzo vincitore della stagione. Trulli ha chiuso secondo, con terzo il pilota dal cognome di "facile" pronuncia chiamato per comodità con il first name Tasanapol da telecronisti e gente che commentava in chat su Youtube. Van't Hoff ha chiuso quarto, mentre Bedrin ha vinto un duello per il quinto posto contro la Qubaisi. Braschi, Ried, Zagazeta e Al Saud hanno completato la top-ten, Scionti è arrivato undicesimo e ultimo, Day sembra essere rientrato ai box(?) verso fine gara dopo che l'avevamo visto aggirarsi per la pista con il posteriore sfondato (prima era bassa top-ten)... mentre si era già ritirato Marti, che non ha concluso nessuna delle quattro gare di questo fine settimana.
Van't Hoff al momento sembra il favorito per il titolo, con i suoi 83 punti. Precede Smal, Trulli e Al Qubaisi rispettivamente a 67, 56 e 51, mentre Braschi completa la top-5 con 44. Sia quest'ultimo sia il suo compagno di squadra Ried sono stati confermati, prima della stagione, come piloti che avrebbero disputato il primo round con Mucke Motorsport, quindi non è chiaro al momento se li rivedremo in pista oppure no. Gli altri piloti, invece, sembrano confermati per l'intera stagione, che proseguirà nei prossimi quattro weekend (di solito si gareggerà venerdì e sabato, a giudicare dalle date), con il campionato che si concluderà tra circa un mese, a metà febbraio.
A questo primo evento hanno preso parte quattordici piloti, dei quali otto al volante di vetture del team Xcel: Dilano Van't Hoff, Pepe Marti, Kirill Small, Jamie Day, Nikita Bedrin (il pilota più giovane presente in pista, è un 2006 e ha raggiunto la fatidica età di 15 anni, che serve per gareggiare sulle F4 dei campionati gestiti dalla FIA, da qualcosa come una settimana), Tasanapol Inthrapovasak (nome di facile pronuncia), Matias Zagazeta e Oleksandr Partyshev.
Mucke Motorsport schierava invece due vetture, una guidata da Jonas Ried e l'altra dal nostro connazionale Francesco Braschi. I nostri connazionali in pista erano ben due, di cui uno abbastanza illustre: si tratta di Enzo Trulli, figlio di Jarno, che ha fatto il proprio debutto con il team Cram Durango come compagno di squadra di Enzo Scionti. C'erano poi due team monovettura, il team Abu Dhabi in partnership con Prema(?) con al volante Hamda Al Qubaisi, infine 3Y Technology, che schierava il pilota pressoché sconosciuto Saud Al Saud.
Tra i presenti molti piloti alla prima esperienza sulle monoposto, uno dei quali si è mostrato subito velocissimo: si tratta di Dilano Van't Hoff, che ha conquistato la pole position per tutte e quattro le gare, giovedì mattina non appena le vetture sono scese in pista per le qualifiche.
Credo a questo punto che sia opportuno spiegare come viene composta la griglia di partenza delle varie gare quest'anno: la prima sessione di qualifica serve a determinare la posizione in griglia della prima e della seconda gara (classifica dei migliori tempi e classifica dei secondi migliori tempi, rispettivamente), mentre la seconda qualifica determina la griglia di partenza della terza gara. La quarta invece è con reverse grid, i primi otto della terza gara invertiti.
Venendo ai risultati, Van't Hoff si è messo dietro gente tipo Marti, Braschi, Al Qubaisi... con quest'ultima al secondo posto nella seconda sessione di qualifiche e, come facilmente prevedibile, gli occhi abbastanza puntati su di lei.
Giovedì mattina, ore 10.50: Gara 1 prima di andare a lavorare, in diretta su Youtube, vista come meglio potevo mentre mi preparavo. Partenza abbastanza meh di Van't Hoff, Marti in testa alla gara, una vettura rosa da me identificata come Braschi che tentava di chiudere la Qubaisi senza raggiungere per niente l'obiettivo che si era preposto... dietro qualcuno che finiva in testacoda, vagamente identificato come Al Saud, già precedentemente identificato come potenziale fanalino di coda di questa serie.
In un primo momento sembrava una giornata tranquilla, invece no, circa dieci minuti dopo l'inizio della prima gara per monoposto dell'anno 2021 ci siamo ritrovati con nientemeno che 1) pezzi di pannelli sparsi per la pista, 2) una vettura con il retrotreno in fiamme, 3) una bandiera rossa. Autore di tutto ciò era Pepe Marti, il pilota che avevamo visto in testa alla gara.
Nel frattempo nasceva in me una consapevolezza non proprio soddisfacente: l'imminente sovrapposizionehhhh tra la seconda parte della gara e l'orario in cui avrei dovuto mettermi in macchina per andare a lavorare.
A tutto c'è una soluzione, invece di ascoltare la radio ho ascoltato, nella prima parte di strada, la telecronaca della gara, tenendo Youtube con il volume al massimo sul cellulare che avevo opportunamente messo dentro la borsa: l'arte di non fare a meno del motorsport, almeno a livello audio, nemmeno quando la vita impone di fare a meno del motorsport decidendo che non puoi vedere la fine della gara! Di solito non sono fuori fino a questo punto, ma cercate di capirmi, la prima gara open wheel dell'anno solare merita il suo rispetto.
Quello che non avevo ancora valutato era che stavamo per "assistere" a un evento pieno di romanticismo: nel giorno del compleanno di Fisichella, stavamo assistendo alla prima vittoria del figlio di Trulli! È stato Enzo infatti a svettare dopo la bandiera rossa, con Van't Hoff e la Qubaisi a completare il podio. Nel frattempo Al Saud balzava agli onori della cronaca per l'incidente che ha fatto terminare la gara in regime di safety car. Giù dal podio sono arrivati Smal, Braschi, Zagazeta, Inthra-cognome interminabile, Bedrin, Ried, Partyshev, Scionti e Day.
Pausa pranzo opportunamente rimandata rispetto al solito (non c'è un orario preciso, ci fermiamo nei momenti in cui c'è meno lavoro), ore 14.05: Gara 2 con dodici vetture al via, perché Marti e Al Saud avevano semi-demolito le proprie vetture un paio d'ore prima. Stavolta Vant'Hoff non si è fatto trollare da nessuno ed è rimasto in testa alla gara, seguito da Braschi in seconda posizione: i due hanno poi chiuso al primo e al secondo posto.
Hamda Al Qubaisi, inseguita da Enzo Trulli, ha passato quasi tutta la gara al terzo posto, ma i giri conclusivi sono stati controproducenti per i due: Smal e Day hanno superato entrambi, chiudendo terzo e quarto, la Qubaisi si è classificata quinta e Trulli soltanto sesto. Bedrin, Inthra-cognome impronunciabile, Ried, Zagazeta, Scionti e Partyshev hanno occupato le posizioni rimanenti e i motori delle F4 si sono spenti dandoci appuntamento alla giornata di venerdì.
Vibrazione della sveglia del cellulare, ore 7.00 di venerdì mattina: Gara 3 scattava proprio in quei frangenti, Hamda Al Qubaisi ha avuto uno scatto migliore di Dilano Van't Hoff, che però è tornato davanti in un nanosecondo, mentre dietro iniziavano le peripezie di Enzo Trulli, di cui parlerò tra un po'. Per il momento concentriamoci su Marti... che si è ritirato, fermandosi in mezzo alle scatole e facendo sì che entrasse la safety car. A quel punto sembrava che Van't Hoff stesse scappando a gambe levate, ma dopo il restart non è stato esattamente così. Seppure abbia conservato la testa della gara fino alla bandiera a scacchi, ci sono stati momenti in cui la Qubaisi gli è arrivata quasi negli scarichi, dovendo tuttavia accontentarsi della seconda posizione, con Kirill Smal a completare la zona podio. Hanno completato la reverse grid i piloti classificati fino all'ottava posizione, ovvero Day, Braschi, Inthrapuvasak, Bedrin e Trulli: la gara di quest'ultimo era iniziata con una partenza molto al rallenty e dopo la safety car con un contatto con Scionti, secondo ritirato della gara. Fuori reverse grid, ma giunti al traguardo, Zagazeta, Partyshev, Al Saud e Ried.
Un po' prima di prepararmi per andare a lavorare, ore 10.20: Gara 4 è iniziata con Trulli in pole position da reverse grid e ha trascorso tutta la prima parte della gara in prima posizione, mentre Van't Hoff dietro era uno dei piloti che sembravano rimontare di più... ma solo perché non tenevamo gli occhi molto puntati su Smal.
Nella seconda parte della gara, dopo una safety car entrata a seguito del ritiro di Partyshev, si è lanciato all'inseguimento di Trulli e gli ha strappato la leadership, diventando quindi il terzo vincitore della stagione. Trulli ha chiuso secondo, con terzo il pilota dal cognome di "facile" pronuncia chiamato per comodità con il first name Tasanapol da telecronisti e gente che commentava in chat su Youtube. Van't Hoff ha chiuso quarto, mentre Bedrin ha vinto un duello per il quinto posto contro la Qubaisi. Braschi, Ried, Zagazeta e Al Saud hanno completato la top-ten, Scionti è arrivato undicesimo e ultimo, Day sembra essere rientrato ai box(?) verso fine gara dopo che l'avevamo visto aggirarsi per la pista con il posteriore sfondato (prima era bassa top-ten)... mentre si era già ritirato Marti, che non ha concluso nessuna delle quattro gare di questo fine settimana.
Van't Hoff al momento sembra il favorito per il titolo, con i suoi 83 punti. Precede Smal, Trulli e Al Qubaisi rispettivamente a 67, 56 e 51, mentre Braschi completa la top-5 con 44. Sia quest'ultimo sia il suo compagno di squadra Ried sono stati confermati, prima della stagione, come piloti che avrebbero disputato il primo round con Mucke Motorsport, quindi non è chiaro al momento se li rivedremo in pista oppure no. Gli altri piloti, invece, sembrano confermati per l'intera stagione, che proseguirà nei prossimi quattro weekend (di solito si gareggerà venerdì e sabato, a giudicare dalle date), con il campionato che si concluderà tra circa un mese, a metà febbraio.
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