venerdì 9 gennaio 2026

L'Eco della Vertigine // blog novel - capitolo 4/24

Il quarto capitolo de "L'Eco della Vertigine".
Buona lettura! *-*


Per quanto Oliver fosse sempre rimasto in contatto con Dalila, l'aveva vista molto raramente, nell'ultimo anno. Forse non ci sarebbero state ragioni valide per incontrarsi nemmeno quel giorno, se non fosse stato per la vicenda in cui Alysse Mercier li aveva coivolti, sempre ammesso che sparire nel nulla sia con l'una sia con l'altro potesse essere considerato una forma di coinvolgimento.
Se all'inizio Oliver era desideroso di scoprire in che modo Alysse fosse venuta a conoscenza del nome di Axel Frosch, le sue interazioni professionali con Tina potevano spiegarlo. Non dovevano esservi grossi motivi per cui Tina le raccontasse del proprio passato amoroso, ma evidentemente quello pseudonimo doveva essere stato menzionato, restando bene impresso nella mente della Mercier. I giorni si erano susseguiti e le preoccupazioni erano diminuite. Stava ancora aspettando di essere contattato, ma non aveva nulla di concreto tra le mani.
A chiamarlo, e anche più di una volta, era stata la Colombari. Oliver aveva declinato le prime proposte di incontro, ma alla fine aveva ceduto. Aveva percorso in automobile - con la Cinquecento di Tina - la trentina di chilometri che lo separava da lei e, dopo avere parcheggiato in fondo alla strada, si stava dirigendo verso casa sua.
Dalila si era trasferita l'anno precedente in una palazzina datata, ma non così tremendamente vecchia. Per quanto ne sapeva Oliver, abitava nell'appartamento accanto a quello della madre. La Colombari poteva sembrare fuori posto, in un luogo come quello, ma non vi erano dubbi sul fatto che avesse scelto bene. Il lato anteriore del condominio era circondato da un giardino ben tenuto, dove Dalila lo stava aspettando.
Gli fece un cenno di saluto, al quale Oliver rispose, per poi avvicinarsi a lei.
«Congratulazioni per il matrimonio» disse Dalila, prima si abbracciarlo.
Oliver ricambiò la sua stretta, nella quale non colse nulla di equivoco.
«Il piccolo Mirko dov'è?»
«Su con mia madre.»
«Potevi portarlo e farmelo conoscere.»
Dalila rise.
«Non fa altro che dormire. O urlare. Non ricaveresti molto dalla vostra conoscenza.» Gli indicò il lato posteriore. «Andiamo a sederci?»
«Dove?»
«Sul retro.»
«Pensavo che dietro ci fosse l'entrata per le macchine.»
«Esatto, nel cortile cementato» spiegò Dalila. «In fondo, però, c'è un prato con gli alberi... e, prima che tu me lo chieda, non ti sto chiedendo di arrampicarti su un albero. Ci sono dei tavoli e delle panchine. Vedrai, nessuno verrà a disturbare. D'estate c'era pieno di pensionati che invitano altri pensionati da fuori, ma adesso c'è troppo freddo, saranno tutti al bar a giocare a carte, oppure davanti alla televisione a guardare qualche programma di cucina.»
Oliver seguì la Colombari. La descrizione che gli aveva fatto era piuttosto accurata. Aveva avuto pochi istanti per immaginare ciò che avrebbe trovato e non venne smentito.
«Non è male come posto.»
«Molto migliore di quel rudere in cui abitavi, o di quell'altro palazzo in cui si era trasferita la Menezes quando si era messa in testa di conoscerti a tutti i costi.»
Oliver ridacchiò e ripeté, meccanicamente: «Ho sposato la mia stalker.»
«Come dici?»
«Lascia stare.»
«Stalker, eh? Non hai tutti i torti. Se hai bisogno di aiuto per scappare, non hai altro da fare che chiedere.»
«Non preoccuparti, non intendo scappare.»
Raggiunsero uno dei tavoli e si sedettero l'uno accanto all'altra su una panchina.
Oliver volle sapere: «Perché mi hai chiesto di venire da te proprio oggi? A proposito, se mi avessi dato un po' di preavviso, sarei riuscito a comprare un regalo per il bambino.»
«Hai tutto il tempo, davanti, per comprare un regalo al bambino» replicò Dalila. «Sono convinta, già da un po', che dobbiamo parlare di Alysse Mercier. Oggi, domani, cosa cambia... Mi hai detto che potevi, quindi ho pensato che potesse essere la volta giusta. Mi hai detto che l'hai incontrata al ristorante insieme a un uomo di una certa età.»
«Esatto.»
«Chi era?»
«Dovrei averne idea?»
«Potevi chiederglielo.»
«Ci ho provato» chiarì Oliver, «Ma Alysse non era molto convinta di volermi raccontare gli affari suoi. Del resto, perché avrebbe dovuto? Poteva essere al ristorante insieme a quell'uomo per qualsiasi ragione. Non è detto che, solo perché è convinta che suo marito sia stato assassinato, tutte le sue frequentazioni debbano avere come obiettivo quello di scoprire qualcosa.»
Dalila insisté: «Hai avuto l'impressione che ci fosse del tenero, tra di loro?»
«Sembravano in confidenza» rispose Oliver, «Ma non so se vadano a letto insieme o meno. È questo che volevi sapere, giusto?»
Dalila lo ignorò.
«Era un uomo attraente?»
«Poteva avere sessant'anni, o comunque più di cinquanta.»
«Questo l'ho capito, ma la mia domanda è un'altra. Ci sono attori di Hollywood che di anni ne hanno anche settanta, ma sono dei fighi da paura. Uno così potrebbe fare gola anche a una donna della mia età. Quel tipo era uno del genere? O era un uomo dall'aspetto del tutto normale, che potrebbe avere una donna come Alysse solo se fosse molto ricco, oppure se la donna in questione stesse cercando delle informazioni che non può trovare altrove?»
Oliver spiegò: «Non era attraente al punto da giustificare l'interesse di una donna di vent'anni di meno, se non venticinque, specie se questa donna ha avuto una storia con Yannick Leroy, che sarà anche uno stronzo, ma è un gran figo. E poi credo sia stronzo solo con i giornalisti, non con le donne che frequenta.»
«Ma Alysse è giornalista!»
«Yannick non la frequentava certo in quella veste.»
Dalila convenne: «Hai ragione, almeno in linea teorica. Però, se tra loro avesse funzionato, probabilmente Alysse si sarebbe tolta dalla testa il marito morto. Chissà, magari Leroy l'ha allontanata proprio per il lavoro che svolge. Non deve essere facile stare insieme a una persona che scrive tutto il male possibile di te.»
«Non mi sembra che Alysse abbia mai criticato pesantemente Yannick Leroy, a dire il vero» ribatté Oliver. «Non l'ho fatto nemmeno io, anche se se lo sarebbe meritato.»
Dalila rise.
«Ricordo i vecchi tempi, quelli in cui avevi preso di mira Edward Roberts. Non mi hai mai raccontato per filo e per segno cosa sia successo. È stato prima che tu avessi una storia con la sua futura moglie, quindi non credo che c'entri Selena.»
Oliver sospirò.
«Dobbiamo per forza sempre tornare sui vecchi argomenti? Non ti basta sapere che mi ero fatto un'idea sbagliata di Roberts a proposito di certe questioni e, di conseguenza, ho finito per attaccarlo pubblicamente usando altri argomenti? So che non mi sono comportato in modo molto corretto, ma è successo anni e anni fa. Io e Roberts ci siamo già chiariti da molto tempo.»
«Ed è perfino stato il tuo testimone, al matrimonio. Quindi immagino che sappia perché ce l'avevi con lui.»
Messo di fronte all'insistenza della Colombari, Oliver le spiegò: «Ero convinto che, con certe sue scelte, avesse mancato di rispetto a Patrick Herrmann, che a suo tempo aveva cercato di aiutarlo. Come sai, provavo una grande ammirazione nei confronti di Herrmann e...»
Dalila lo interruppe: «Stai dicendo che attaccavi Roberts perché, secondo te, non era stato abbastanza rispettoso del tuo idolo d'infanzia?»
«Patrick Herrmann non era esattamente il mio idolo d'infanzia.»
«Quando è morto, dovevi essere un ragazzino! Se non era il tuo idolo d'infanzia, cosa rappresentava per te?»
Quella era una domanda alla quale Oliver non se la sentiva di rispondere, quindi cambiò strategicamente argomento, tornando su quello che aveva reso necessario il loro incontro.
«Cosa vuoi sapere a proposito del mio incontro con Alysse?»
Dalila non esitò a mettere da parte Roberts e Herrmann per tornare sulla Mercier.
«Raccontami tutto, per filo e per segno.»
Oliver obiettò: «Ti ho già raccontato tutto, per filo e per segno, quando ne abbiamo parlato al telefono.»
«Eppure» concluse Dalila, «Alysse Mercier non si è più fatta viva da allora. La cosa è un po' strana, non credi?»
«Non si è fatta viva nemmeno con te, mi pare.»
«Con me, ha detto subito che puntava a te. Voleva che ti convincessi a darle ascolto, tutto qui.»
Oliver ammise: «Su questo hai ragione. Devo dire, anzi, che ha cercato in tutti i modi di coinvolgermi, prima di sparire nel nulla.»
«Prova a chiamarla.»
«Non sono sicuro che sia una buona idea.»
Dalila insisté: «Alysse Mercier è davvero convinta che suo marito sia stato ammazzato. Se non si è più fatta viva, forse significa che qualcun altro la sta aiutando.»
Oliver azzardò: «Credi si sia rivolta a un detective privato?»
«Non so a chi possa essersi rivolta» ribatté Dalila, «Ma è probabile che costui ci porti via il caso.»
«Ci? Caso?»
«Certo, Fischer. Non mi escluderai da questa indagine. Prima, però, occorre che qualcuno ci affidi un'indagine. Perché non provi a telefonare ad Alysse e a chiederle quando potete vedervi?»
«Qui?»
«Qui e ora.»
Oliver sbuffò.
«Sei terribile, Dalila! Meno male che non mi sono sposato con te, ma con la Menezes!»
Dalila gli strizzò un occhio.
«Chi ti dice che ti avrei sposato?»
Oliver evitò di ricordarle certe proposte esplicite ricevute in passato.
«Va bene, chiamo la Merc-...» Si interruppe, vedendo una signora sui sessantacinque anni che, spingendo una carrozzina, si dirigeva nella loro direzione. «Quella è tua madre, immagino.»
Dalila sussultò.
«S-sì.»
«Tutto bene?»
«Certo, è tutto a posto.»
Oliver non ebbe modo di comprendere la ragione per cui Dalila si fosse alzata in piedi, correndo incontro alla madre e al bambino. Sembrava agitata. Era molto probabile che non lo desiderasse tra i piedi, in un momento simile, ma Oliver se ne rese conto solo dopo averle già raggiunte.
Dalila stava chiedendo, in tono concitato: «Perché sei venuta qui?»
«Volevo dirti che sto portando Mirko a fare un giro» rispose la donna. «Non...» Si rivolse a Oliver. «Fischer, vero?»
«Sì, sono io, Oliver Fischer.»
«Piacere di conoscerla, ho sentito parlare molto di lei. Io sono Enrica, la madre di Dalila... e ovviamente la nonna di questo bel bambolotto.»
Oliver abbassò lo sguardo. Il piccolo Mirko era sveglio e gli diede l'impressione di accennare a un sorriso. Non fu l'unica impressione, in realtà, così osservò: «È grande per essere un bambino di quattro mesi.»
«Cosa ne vuoi sapere tu di bambini?» ribatté Dalila. «Non mi pare che tu abbia dei figli. Ti assicuro che Mirko è nato lo scorso luglio. Non...»
La signora Enrica la interruppe: «Io e Mirko ci avviamo. Ci vediamo più tardi, Dalila. Arrivederci, Oliver.»
«Arrivederci, signora.» Oliver la guardò allontanarsi, prima di rivolgersi a Dalila: «Ti vedo turbata.»
«Turbata? Io?» obiettò la Colombari. «No, per niente. Piuttosto, dobbiamo chiamare la Mercier.»
Oliver la corresse: «Devo.»
Dalila convenne: «Devi, ma io ascolterò tutto con attenzione. Lo sai, questa storia mi intriga.»
Oliver la guardò negli occhi.
«Posso sapere la ragione di questo tuo interesse? Va bene, Alysse ti ha contattata prima ancora di rivolgersi a me, ma cosa c'entri tu? Non hai mai conosciuto Alexandre Mercier, non hai mai avuto a che fare con nessuna delle persone che potrebbero essere coinvolte e...»
Dalila non lo lasciò finire.
«Ha importanza?»
«Sì, cazzo, ha importanza. Hai un figlio di quattro mesi. Perché vuoi metterti a fare la detective? Tu stessa mi hai detto che non volevi stare in prima linea!»
«Non voglio correre rischi per il solo gusto di farlo, se è questo che ti spaventa. Diciamo che a volte bisogna cogliere la palla al balzo. Chiama Alysse.»
Oliver annuì.
«Va bene, la chiamo.»
La telefonata, che avvenne non appena si furono nuovamente seduti accanto al tavolo, non portò a nulla di fatto. La Mercier riferì di essere in vacanza fuori dall'Italia e che sarebbe tornata soltanto di lì a dieci giorni. Accettò, comunque, un incontro in una data da definirsi. Dalila non sembrava convinta. Prese fuori lo smartphone da una delle tasche della giacca a vento.
«Vediamo se dice la verità.»
«In che senso?»
«Diamo un'occhiata alle sue pagine social. Magari vediamo che si è scattata un selfie in piazza del duomo proprio stamattina.» Dalila trafficò per qualche istante. «Niente selfie. Non c'è nemmeno alcunché che lasci pensare che sia in vacanza. Deve essere molto discreta, se è davvero via.» Sospirò. «Pazienza, vorrà dire che passeremo al piano B.»
Quella locuzione aveva qualcosa di inquietante.
«Qual è il piano B?» volle sapere Oliver. «Mi stai preoccupando.»
«Non c'è nulla di cui tu debba preoccuparti» rispose Dalila. «Non ti fidi proprio di me?»
«Se vuoi una risposta totalmente onesta, non vedo perché dovrei fidarmi. Del resto, tu ti fideresti, se fossimo a parti invertite?»
«Ho conosciuto il figlio di Emilio Forti.»
La rivelazione di Dalila sarebbe stata spiazzante, se fosse stata plausibile, ma non lo era, per gli standard di Oliver.
«Emilio Forti aveva solo una figlia, Marina» la informò. «Non so chi sia il misterioso signor Forti che hai incontrato, ma...»
Dalila lo interruppe: «Non si chiama Forti, è il figlio della moglie. Questo, però, non cambia le cose.»
«Quando l'hai conosciuto?»
«Una settimana fa.»
Oliver spalancò gli occhi.
«Sei andata in giro a indagare?»
«Oh, no, è stato un caso» rispose Dalila, con aria innocente. «Va bene, ho dato un piccolo aiuto al caso, ma per buona parte si è trattato di una combinazione. Pietro Bruni si è fidanzato ufficialmente con una mia concittadina, ovviamente di alto rango e maledettamente snob. Gli serviva qualcuno che scattasse foto alla serata in cui hanno annunciato l'ufficialità agli amici. Non deve interessargli molto la snob. Mi ha lasciato il suo numero di telefono e mi ha chiesto di rivederci.»
Oliver avrebbe desiderato essere sorpreso, ma non lo era. Dalila Colombari era una donna molto affascinante, doveva essere di gran lunga più attraente dalle tizie ricche e snob dalle quali il figliastro di Forti era circondato. La sua bellezza naturale era di gran lunga preferibile a labbra e seni di silicone, così come i suoi argomenti dovevano essere di gran lunga più interessanti di quelli delle amiche di Pietro. Forse Oliver era prevenuto, ma se le immaginava a parlare di borse da migliaia di euro, di vacanze costose e poco altro.
«Non fare danni» si sentì di consigliarle.
«Non farò danni» gli assicurò Dalila. «Puoi fidarti di me. Ho in mente di accettare il suo invito. Devo vedere come giocarmela, perché non gli ho ancora detto che ho un figlio di pochi mesi.»
«Fai attenzione, però» insisté Oliver. «Non esporti troppo.»
Dalila sospirò.
«Cosa potrei mai fare per espormi? Per caso hai paura che ci vada a letto? Guarda che è un uomo piuttosto sexy. Capisco che sia fidanzato ufficialmente, ma è un problema suo, non mio. Deve essere lui a gestire la propria vita privata, non devo preoccuparmene io. In più, ti ricordo che ti sei sposato. Sei tu che mi hai lasciata andare. Il tuo matrimonio rende ancora più definitivo qualcosa che già lo era.»
«Hai altro da dire?» replicò Oliver. «Perché non mi pare di avere criticato l'eventualità che tu possa andare a letto insieme a lui. Ti ho solo fatto notare che è meglio andarci cauti. Incontrando Marina Forti e il suo fratellastro, Alysse Mercier ha deciso di indagare sulla morte del marito, stando a quanto dice. Deve essere successo qualcosa che le ha fatto scattare una molla.»
«L'unica molla scattata è che, incontrandoli, deve avere avuto finalmente qualche contatto con gente che aveva a che vedere con suo marito. Alexandre Mercier lavorava per Echos. Questo non significa che Marina, oppure Pietro, possano avere a che fare con il delitto.»
«Lo immagino. Però è sempre meglio fare attenzione.»
Dalila alzò gli occhi al cielo.
«Cosa vuoi che succeda, Fischer?»
«Non lo so, cosa possa succedere» ammise Oliver, «Ma non bisogna immischiarsi così, a cuore leggero, in certi affari. E soprattutto, non bisogna farlo solo perché c'è coinvolta una persona esteticamente attraente.»
Dalila dedusse: «Ti infastidisce il fatto che mi interessi un altro uomo.»
«No, per niente.»
«Non importa che tu lo ripeta altre volte, non ti credo.»
Oliver sbuffò.
«Pensa pure a quello che ti pare! Ho per caso detto qualcosa, quando ho scoperto che avevi concepito un figlio con uomo già fidanzato? Non mi sembra. Però adesso la questione è diversa, vuoi avvicinare quel tizio per indagare su un presunto omicidio! Ti ricordo che avevi detto tu stessa che non volevi scendere in prima linea. Mi sembra che stia succedendo, invece. Se almeno tu riuscissi a convincerlo a uscire insieme a degli amici, piuttosto che da soli...»
Dalila rise.
«So dove vuoi andare a parare, Fischer.»
«Dove? Sono curioso.»
«Vuoi che lo inviti a uscire con me, te e Tina.»
«Non proprio. Conosce già Tina. Sarebbe meglio se vi portaste un'altra coppia. Ho già un'idea, anche se sarà un po' difficile da mettere in pratica. Però non mi fermo di fronte a qualche piccola complicazione, quindi, al momento, rimane la strada principale.»
«Tu mi spaventi, Fischer. Non mi dire che conosci gente di classe, all'altezza di uno come Pietro, e che tra loro c'è una coppia che potrebbe uscire con noi. A proposito, le serate a quattro non si facevano quando avevamo la metà degli anni che abbiamo ora, nella speranza di convincere l'amico e l'amica di turno a mettersi insieme?»
«Non ho mai organizzato quel tipo di serate.»
«Mi sembra difficile crederci.»
«Per quanto ti possa sembrare strano, gli amici o le amiche di turno si sono sempre arrangiati, se volevano mettersi insieme a qualcuno.»
«Va bene» si arrese Dalila, «Non c'è bisogno che mi racconti le tue abitudini giovanili. Torniamo a noi: quello che hai in mente mi sembra una grande cazzata, scusami per la schiettezza.»
Oliver puntualizzò: «La mia idea potrebbe essere l'unico modo per avvicinare quel tizio un po' più gradualmente che andandoci a letto dopo cinque minuti. Non che ci sia niente di male, sia chiaro, ma ti ricordo che potrebbe essere invischiato in un caso di omicidio, e se non lui, potrebbe esserlo qualche suo familiare. Non ti sentiresti più sicura, se ci fossero altre persone?»
Dalila osservò: «Quindi questa coppia che potrebbe non sfigurare al cospetto del figliastro di un colosso della moda esiste davvero?»
«Eccome se esiste.»
«Ti sottovalutavo, Fischer. Pensavo che conoscessi solo giornalisti, o piloti automobilistici, o team principal, o...»
«Lasciami finire, Dalila» la interruppe Oliver. «So che all'inizio di dicembre Selena deve venire da queste parti. Come sai, è una designer d'interni molto quotata. Deve venire da una sua cliente, un'influencer che non ha mai fatto un cazzo in vita propria ma vive grazie alle migliaia e migliaia di follower, una parte dei quali sono sicuramente spambot, e forse si fermerà per un paio di giorni. Se accettasse di portare con sé Edward e di uscire con voi...»
«Oh!» esclamò Dalila. «Questi Roberts spuntano ovunque, sono peggio del prezzemolo! Che poi, vogliamo parlarne?» Indicò una direzione non ben identificabile. «Laggiù c'è l'orto condominiale. Mia madre ha tentato di piantare del prezzemolo, tempo fa, ma tutte le piante sono morte. Credo che la teoria secondo cui crescerebbe ovunque sia assolutamente da rivedere.»
«Grazie per questi spunti interessanti, con te non mancano mai. Mi auguro ovviamente che il prezzemolo della signora Enrica possa crescere rigoglioso, prima o poi. Venendo a noi, ti alletta la mia ipotesi?»
«Sei sicuro che i Roberts ne siano entusiasti?»
A Oliver non sfuggì come, di colpo, il problema fosse quello che avrebbero potuto pensarne Edward e Selena, e non più il parere di Dalila, a cui quell'ipotesi sembrava non dispiacere poi più di tanto. Le doveva, tuttavia, una risposta sincera: «No, non ne sono affatto convinto, ma al momento sono la nostra strada più plausibile. A proposito, mi sembra doveroso informarti che quell'influencer inutile, di cui mi sfugge il nome, è fidanzata con un trapper.»
«Quale?»
«Ma che cazzo ne so! Secondo te mi tengo in mente i nomi dei trapper?»
«Hai ragione. Però, se parliamo di influencer e trapper, mi viene da pensare che Selena Roberts sia una donna di classe, ma che non frequenti gente altrettanto di classe.»
Oliver ci tenne a precisare: «L'influencer è solo una cliente. Ha un sacco di soldi da spendere, probabilmente guadagnati producendo tutorial su come applicarsi le ciglia finte - come se al giorno d'oggi fossero di moda le ciglia finte - e vuole che Selena le arredi la casa, tutto qui. Quando la gente ti paga, non importa che sia fine o meno.»
«Sì, certo, posso immaginare» rispose Dalila. «Dunque, se ho ben capito, cercherai di convincere i Roberts a uscire con me e con Pietro. È così?»
«Ho pensato a un simile piano d'azione: tu ti tieni in contatto con Pietro, lasciando intendere che sei molto impegnata e non puoi uscire con lui nell'immediato. Se tutto va a buon fine, gli dirai che una coppia di tuoi amici ti ha chiesto di uscire con loro e che ti serve un accompagnatore. Cosa ne pensi?»
«Penso che non tutto potrebbe andare a buon fine. Cosa facciamo se i Roberts dicono di no?»
«A questo, ci penseremo una volta che i Roberts avranno detto di no. È meglio non fasciarsi la testa prima di essersela rotta. Conto che tutto possa andare bene.»
Oliver non era affatto sicuro della buona riuscita del piano, ma non aveva molte alternative. Il caso di cui si stavano occupando, se mai ne fosse esistito uno, era molto vago. La famiglia Forti poteva essere coinvolta, ma non vi era alcuna prova. Se qualcuno di loro fosse stato a conoscenza di informazioni rilevanti sul presunto delitto, o l'avesse commesso in prima persona, risvegliarlo dopo undici anni di torpore avrebbe potuto essere una pessima idea.
«Se tutto andrà bene e non dovessero esserci collegamenti tra Pietro e l'omicidio di Alexandre Mercier» volle sapere Dalila, «Mi lascerai vivere la mia vita come meglio credo?»
«Non ti ho certo chiesto il permesso, per sposarmi con la Menezes» ribatté Oliver. «Perché dovrebbe interessarmi con chi vai a letto? Il mio consiglio è solo di non limitarti a fargli da amante. Se vorrai stare con lui, chiedigli di più. Non fare da numero due solo quando non c'è l'ennesima tizia inutile e scroccona che gli gira intorno.»
Dalila confermò: «Non succederà. Pietro è sprecato, accanto a una come Anna. Non so che cosa possa trovarci in lei. È un uomo così interessante, mentre lei è così scialba.»
«Certi misteri non hanno una spiegazione, ma non spetta a noi trovarla» concluse Oliver. «A noi interessano ben altri misteri.»
«Già. Siamo sulla stessa lunghezza d'onda, io e te.»
«Dici?»
«Sì, Fischer. Avremmo quasi potuto essere anime gemelle.»
«Ne dubito.»
«Non credi nelle anime gemelle?»
«Credo che tu amassi Mirko De Rossi. Da quando non c'è più, cerchi disperatamente di colmare il vuoto che ha lasciato. Prima l'hai fatto con il padre di tuo figlio - che, ti faccio notare, hai chiamato come De Rossi - e adesso ti piacerebbe fare la stessa cosa con il tizio di Echos.»
Dalila puntualizzò: «Come hai detto anche tu, Mirko è morto. Niente e nessuno potrà mai riportarlo indietro. Mi sembra più che ovvio che io cerchi di guardare oltre.»
«Guardare oltre non significa fingere che la persona amata non sia mai esistita» replicò Oliver. «Bisogna bilanciare il passato in cui c'era e il presente in cui non c'è più.»
Dalila si alzò in piedi, sospirando.
«Questa è filosofia e, a me, la filosofia non piace. Credo sia meglio se me ne torno a casa. Presto tornerà mia madre insieme al piccolo Mirko e non voglio abusare della sua disponibilità. Fa già tanto per me, quasi troppo.»
«Sono certo che tua madre sia felice di aiutarti.» Oliver si tirò su a propria volta. «Ci sentiamo, okay?»
«Va bene.»
«Io contatto i Roberts, nel frattempo.»
«Quando hai detto che vengono?»
«Ho detto che verrà Selena. Non so dirti nulla di Edward.»
«Fammi sapere presto.»
«Certo.»
«E salutami la Menezes.»
Oliver abbassò lo sguardo.
«Non sono certo di poterlo fare.»
«Perché no?» obiettò Dalila. «Non ho niente contro di lei. Anzi, sono felice che vi siate sposati.»
Oliver precisò: «Tina non sa che Alysse Mercier mi ha chiesto di indagare sul presunto omicidio di suo marito, per poi sparire nel nulla. Sa che ci siamo visti, ma pensa che dobbiamo scrivere insieme un articolo o più. Non saprei in che modo giustificare il fatto di essere venuto a trovarti a casa tua.»
«Non sei salito in casa mia» lo corresse Dalila. «Non è successo niente di irreparabile, tra noi.»
«La scelta di indagare su un vecchio delitto è decisamente irreparabile. Anzi, non mi viene in mente nulla che sia più irreparabile di questo.»
«Tina capirà.»
«Può darsi, ma non sono sicuro di essere pronto per raccontarle tutto.»
«Ce la puoi fare, Fischer. Sarebbe molto più pratico, se tu spiegassi a tua moglie cos'hai in mente.»
«Mhm.» Oliver rifletté. «Ci penserò e ti farò sapere.»
Non poteva immaginare, in quel momento, che avrebbe avuto ben poco tempo a disposizione per ragionarci su. Del resto, a volte era tutta una questione di cogliere l'attimo.
Quando rincasò, trovò Tina seduta al tavolo del soggiorno sul quale l'entrata si affacciava. Teneva davanti a sé il computer portatile e digitava incessantemente. Non si accorse di lui, finché non le fu alle spalle.
«Sono tornato.»
Tina sussultò.
«Non ti avevo sentito!»
«Me ne sono accorto» ribatté Oliver. «Cosa scrivi di bello?»
Era una domanda del tutto innocente, ma Tina si comportò come se fosse stata colta sul fatto nello svolgere un'azione poco edificante.
«Io n-non...» Sospirò. «È una lunga storia.»
Oliver diede una rapida occhiata allo schermo.
«Stai cercando di abbozzare qualcosa di autobiografico? Hai bisogno di aiuto?»
Tina scosse la testa.
«No, non voglio scrivere altro di autobiografico e non ho bisogno di un ghost writer. È solo che... ricordi quando ti ho detto che avevo in mente qualcosa insieme ad Alysse Mercier?»
«Oh.»
«Si è messa in testa di pubblicare una lunga intervista a puntate su quello che mi è successo da quando ho incontrato Marina Forti in poi.»
A Oliver sfuggì una mezza risata. Forse era destino che Tina dovesse essere informata. Prima, però, le chiese, per valutare se ci fosse qualche secondo fine, da parte della Mercier: «Stai scrivendo della Vertigo, di Indianapolis e di Le Mans?»
«Magari si accontentasse solo di questo!» sbottò Tina. «A proposito, se vuoi leggere qualcosa su Indianapolis...» Si alzò in piedi. «Mettiti pure al posto mio. Leggi, poi mi fai sapere cosa ne pensi. Dopo ti racconto tutte le assurde pretese di Alysse.»
Oliver avrebbe voluto chiederle di narrargliele subito per filo e per segno, ma non gli parve il caso. Era questione di pazientare solo qualche minuto in più, poteva farcela senza problemi.

***

[...] A ripensarci, non posso fare altro che constatare che la vita è imprevedibile. Non mi ero recata negli Emirati per discutere il mio futuro, invece era successo. L'incontro con Veronica Young e Marina Forti fu provvidenziale. Non pensavo di essere pronta a pendere dalle labbra della Young, ma la verità è che non avevo troppe opzioni davanti. Anzi, a onore del vero non c'erano altre opzioni, se non quella che andava delineandosi.
Silver Knight si rivelò entusiasta, quando gli raccontai tutto. Avvenne il sabato, alcune ore dopo la sessione di qualifica, quando andai nuovamente a raggiungerlo nella stessa stanza in cui avevamo fatto la videochiamata con Axel Frosch soltanto due sere prima.
Si accorse che c'era qualcosa di diverso in me e azzardò: «Hai sentito di nuovo Axel? Senza di me, intendo.»
Scossi la testa.
«No, perché?»
«Hai la stessa aria che avresti se Axel ti dicesse che intende lasciare definitivamente sua moglie per te.»
«Oh, no, per niente. Non desidero affatto che Axel lasci sua moglie per me. Quando siamo stati insieme, si erano lasciati. Non mi sarei mai messa tra di loro e non mi ci metterei adesso. E poi Axel è solo un amico, ormai, la mia vita è insieme a Oliver Fischer.»
«Se me lo dici con quel tono» ribatté Silver Knight, «Allora ti credo.»
«Fai bene a credermi, perché ti assicuro che è la verità. È successo qualcos'altro. Ci sono buone probabilità che io possa tornare al volante.»
«Hai incontrato la fata madrina, che ha deciso di trasformare una zucca in una monoposto?»
Ridacchiai.
«Sei sempre il solito cretino!»
«Non posso fare altro che andare per ipotesi, se non mi dici niente. Torni alla Pink Venus? Eppure gira voce che non sarà in griglia, la prossima stagione.»
«No, non torno alla Pink Venus, né tornerò a gareggiare in questo campionato. Ormai ho avuto la mia occasione e non ce ne saranno altre. Però l'ho incontrata davvero, la fata madrina. Si chiama Marina Forti, hai mai sentito parlare di lei?»
«No, chi è?»
«Ti dice niente Echos?»
«No.»
Silver Knight mi deludeva.
«Pensavo che un re del fashion come te conoscesse quel marchio. Indossi sempre capi all'ultima moda.»
Cercai di apparire credibile, mentre pronunciavo quelle parole. Vestirsi alla moda, in linea teorica, voleva dire indossare capi simili a quelli portati dalla maggioranza. Silver Knight non faceva nulla di tutto ciò, si limitava a portare indumenti pacchiani, tamarri e kitsch alla massima potenza, sostenendo di volere esprimere liberamente la propria personalità. In realtà si limitava, nella maggior parte delle occasioni, a portare capi firmati di una bruttezza improponibile, solo perché tra i suoi numerosi sponsor vi erano anche stilisti dal gusto del tutto nullo.
Il mio amico ribadì: «Non ho idea di chi sia Marina Forti.»
«Echos è un marchio italiano di abbigliamento» gli spiegai. «Sponsorizza la Vertigo in endurance e adesso vuole sponsorizzare anche me.»
«Quindi ti vedremo in endurance?»
Ci tenni a precisare: «Non mi vedresti, perché non penso che ti guardi le gare.»
Silver Knight rise.
«Sai com'è, non posso dedicare così tanto tempo alle gare degli altri.»
Andai dritta al punto.
«Indianapolis.»
Silver Knight spalancò gli occhi.
«No, aspetta... gareggerai alla Cinquecento Miglia?!»
«Perché? Trovi la cosa affascinante? Eppure hai detto che l'Indycar non ti interessa, come categoria.»
«Sai com'è, quando mi fanno certe domande, mi limito a rispondere che qualcosa non rientra nei miei piani, né per il futuro immediato, né per quello più lontano. Perché dovrei lasciare tutto e cambiare categoria? Ma soprattutto, perché avrei dovuto farlo qualche anno fa, quando gareggiavo per il migliore team della serie? E non parlarmi della necessità di trovare ogni giorno delle nuove sfide. Il fatto che io non abbia interesse per l'andare personalmente a gareggiare dall'altra parte dell'oceano non significa che non possa essere felice per te.»
Parlava come se fosse tutto sicuro, quando in realtà non lo era affatto. Ero piuttosto ottimista, ma non vi erano certezze.
«Rallenta, Silver. Ho detto che forse tornerò in pista, ma per il momento è tutta teoria.»
«Allora trasformala in pratica» ribatté Silver Knight. «Non hai idea di quanto sarebbe emozionante vederti sulla griglia di partenza alla Cinquecento Miglia. Sarebbe bellissimo. Io tiferò per te. Non è detto che guarderò la gara, ovviamente, ma potrei fare un'eccezione per te.»
Mi militai a sorridere e a mormorare: «Grazie.»
«Di nulla. Per te questo è altro. Chissà, magari anche Axel vedrà la gara.»
Non mi aspettavo un simile commento, quindi mi limitai a replicare: «Se non sarà impegnato con le sue caprette o con le sue anatre.»
Silver Knight azzardò: «O con i suoi lama.»
«Lama?! Axel ha dei lama?»
«No, ma a Indianapolis si corre a fine maggio. Mancano ancora sei mesi, mi sembrano più che sufficienti per decidere che nella sua fattoria mancano proprio dei lama.»
Sei mesi potevano apparire come un'infinità di tempo, oppure il Memorial weekend poteva apparire vicino come l'indomani. Tutto ciò che sapevo era che il progetto della Vertigo mi aspettava. Mi aspettava in modo molto vago, al momento, ma comunque era un punto di partenza.
Nel mese di dicembre quel futuro che esisteva solo sulla carta divenne qualcosa di reale. Veronica lavorò molto bene, meglio di quanto avesse fatto chiunque altro in passato. Poco prima della fine dell'anno fu annunciato il mio ingaggio da parte della Vertigo. Avrei gareggiato con i loro colori sia a Indianapolis sia a Le Mans e sarebbero state le ultime due gare della mia carriera. Questo lo decise la Young, convinta che le mie partecipazioni one-off agli eventi più importanti del campionato di Indycar e del mondiale di endurance avrebbero avuto maggiore impatto dal punto di vista mediatico.
«Tanto non devi ritirarti per forza» mi disse, con molta schiettezza, per mettere fine alle mie rimostranze. «Ti basterà dire che hai cambiato idea, al netto dei tuoi successi.»
Nulla mi assicurava che la mia mossa sarebbe stata un successo... e infatti non lo fu. Stavo per precipitare nella spirale che mi avrebbe portata a scegliere davvero il ritiro dalle competizioni. [...]

***

Quando Oliver si allontanò dallo schermo, Tina gli spiegò: «Non tutto questo sarà pubblicato, ovviamente, ma Alysse Mercier dice che, se deve pubblicare qualcosa su di me, allora deve conoscermi a tutto tondo.»
«Capisco» rispose Oliver. «Mi sembra un po' strano che voglia sapere tutto nel dettaglio, devo ammetterlo, ma avrà sicuramente i suoi buoni motivi.»
«Pensa che si è lamentata perché non ho parlato abbastanza di Marina Forti» gli confidò Tina. «Però, che cosa c'era da dire? Niente.»
«Non hai parlato abbastanza di Marina Forti, eh...»
«Già. Assurdo, vero?»
Oliver scosse la testa.
«Non tanto assurdo, oserei dire, e credo sia ora di giocare a carte scoperte. Ho incontrato Alysse, la sera del nostro matrimonio. Non è successo di proposito e non c'è modo di ritenere che sapesse dove trovarmi, ma ci siamo incontrati e abbiamo parlato.»
«Di lavoro?»
«No, di suo marito.»
«Ho sentito dire che ha lavorato per il gruppo Echos, ai tempi in cui era sposato con Alysse. L'ha menzionato Yannick. Deve essere passato parecchio tempo da quando si sono lasciati, se ho ben capito Alysse si è sposata quando era ancora piuttosto giovane.»
«Non si sono lasciati.»
Tina spalancò gli occhi.
«Alysse ha ancora un marito? E ha fatto credere a Yannick di non essere più impegnata? Non me lo aspettavo da lei, sembra una persona così perbene.»
Oliver precisò: «Alysse Mercier non ha più un marito.»
«Oh, mi dispiace per lui.»
«Dovrebbe dispiacerti soprattutto per noi. Ufficialmente si è suicidato, ma Alysse crede che sia stato ammazzato.»
Tina osservò: «Interessante. Sembra che il crimine ci insegua, quando non siamo noi a inseguire il crimine.»
«Ammetto che ne avrei fatto volentieri a meno, ma Alysse ha risvegliato le mie domande e c'è solo un modo in cui può andare a finire. O almeno, così credevo, perché prima la Mercier mi ha chiesto di aiutarla a indagare, poi si è defilata inventando scuse. Quello che ha chiesto a te, però, lascia intuire il motivo: ha pensato bene che potessi aiutarla tu, e senza neanche esserne consapevole!»
«Aiutarla? E come? Raccontandole del mio ingaggio da parte della Vertigo?»
Oliver spiegò: «Alexandre Mercier è morto sul posto di lavoro, avvelenato. Si è parlato subito di suicidio, forse per non complicarsi troppo la vita. Del resto, chi avrebbe potuto uccidere un semplice impiegato? Non doveva essere al corrente di fatti rilevanti.»
«Quindi, se è stato ucciso, deve essere accaduto per questioni lavorative?» replicò Tina. «Non ci sono altre possibilità?»
«È morto in ufficio.»
«Sì, ma magari lavorava con qualcuno che frequentava anche nel privato.»
«Secondo Alysse, nella vita privata non c'erano persone che volessero ammazzarlo.»
«E non è possibile che sia davvero un suicidio? A volte la soluzione più semplice è anche quella corretta.»
La considerazione di Tina aveva molto senso, ma Oliver ci tenne a puntualizzare: «Se non approfondiamo quello che è davvero successo, non ne saremo mai sicuri. La vera domanda è: vogliamo approfondire quello che è successo? Personalmente, io non ho alcun dubbio.»
«Pensi che ne valga la pena?»
«Non so se valga la pena di indagare du Alexandre Mercier, ma senza ombra di dubbio c'è una situazione interessante, innescata proprio dalla stessa Alysse: ha contattato Dalila per chiederle di coinvolgermi, ma poi ha preferito farlo da sola, è sparita nel nulla sia con me sia con Dalila e nel frattempo ha tirato in mezzo anche te. Siamo di fronte a una persona molto confusa. Chissà...» Oliver fu scosso da un brivido, nel pronunciare quelle parole. «Magari l'ha ucciso lei.»
Tina rimase interdetta per un attimo, poi scoppiò a ridere.
«Non puoi essere serio!»
«Io non scarto mai alcuna ipotesi» replicò Oliver. «Mi sembra una possibilità, anche se non troppo concreta. Non escludo che, per un motivo o per un altro, possa essere andata a trovare suo marito al lavoro, senza essere vista da altri, e che l'abbia avvelenato. Però, appurato che tutti ritengono che Alexandre Mercier si sia suicidato e che il caso è chiuso da undici anni, perché cercare di riaprirlo? Non ha senso.»
Tina annuì.
«Infatti, non ha alcun senso. Se Alexandre Mercier è stato ucciso, è molto improbabile che sia stata sua moglie.»
«Moglie che, però, è assolutamente confusa. La sua confusione non porterà a nulla di buono. Pensa che Dalila, dopo averne sentito parlare, è riuscita ad andare a stanare il fratellastro di Marina Forti. Lo conosci Pietro Bruni?»
«L'ho incontrato qualche volta.»
«Cosa ne pensi di lui?»
«Sembra d'accordo con le politiche di sponsorizzazione di Marina. È tutto quello che posso dirti di lui.»
«Secondo Dalila, si tratta di un uomo molto affascinante.»
«Evidentemente io e Dalila notiamo cose diverse. Però sì, è un bell'uomo. Credo che abbia più o meno la nostra età. Ha un sacco di soldi, come tutti i membri di quella famiglia. Dalila dovrebbe prendere in considerazione l'idea di fidanzarsi con lui.»
«È già fidanzato.»
«Questo, effettivamente, è un problema che non avevo preso in considerazione.»
Oliver le riferì: «Non troppo un problema, a dire il vero. Pietro Bruni vorrebbe frequentarla e Dalila non sembra disposta a tirarsi indietro. Le ho detto di fare attenzione.»
«Quando?»
«Prima. Sono andato da lei per discutere di questa faccenda.»
Tina gli ricordò: «Mi avevi detto di avere un impegno di lavoro.»
Oliver ribatté: «Un lavoro nell'ombra. Se Alexandre Mercier è stato ammazzato da qualcuno che ha legami con il main sponsor della Vertigo, diventa automaticamente uno scoop di cui posso scrivere.»
Tina volle sapere: «Però, perché le hai detto di fare attenzione?»
«Perché magari è stato proprio Pietro ad ammazzare Mercier. Non vorrei gettare Dalila tra le braccia di un assassino. Le ho detto di andarci cauta e le ho suggerito di non uscire da sola con lui.» Oliver raccontò, in breve, il piano che aveva elaborato e che prevedeva la presenza dei Roberts. «Cosa te ne pare?»
Il giudizio di Tina fu piuttosto tagliente.
«Credo che Selena sia gentile a sufficienza da non mandarti a cagare. Però Edward lo farà sicuramente. Per non parlare del fatto che, secondo te, dovrebbe venire qua per uscire con Dalila Colombari e il figliastro di Emilio Forti.»
«Lo so, non ho molte possibilità» ammise Oliver. «Quando glielo proporrò, come minimo mi insulterà. Io, però, non mi faccio spaventare dagli insulti. Continuerò a insistere.»
«Non sono certa che funzioni.»
«Nemmeno io, ma vale la pena tentare.»
Tina annuì.
«Sì, prova, poi mi fai sapere cosa ti dice. Io, intanto, continuo il mio resoconto per Alysse Mercier. Lo so, dovrei dirle che so tutto, ma non me la sento di mandare tutto all'aria.»
Tornò a mettersi al computer e riprese a digitare. Oliver ne approfittò per fare una telefonata a Edward Roberts. Come Tina aveva previsto, non fu molto soddisfatto. Mise in chiaro di avere un impegno improrogabile nei giorni in cui Selena doveva raggiungere l'influencer e concluse con un laconico "per quanto mi riguarda, fuori con quel tizio puoi andarci tu".


Nessun commento:

Posta un commento

Grazie per essere arrivato/a fino in fondo. Se vuoi, fammi cosa ne pensi con un commento. :-) Puoi farlo anche in maniera anonima.

Se sei capitato/a qui per caso ti invito a visitare il mio blog, in particolare le etichette "Commenti ai GP" e "F1 vintage".

Se invece mi leggi abitualmente e sei arrivato/a qui di proposito, ti ringrazio per l'apprezzamento e spero continuerai a leggermi.

Buon proseguimento di giornata (o a seconda dell'orario, di serata, o buona notte). <3

Milly Sunshine