sabato 31 gennaio 2026

L'Eco della Vertigine // blog novel - capitolo 10/24

Il decimo capitolo de "L'Eco della Vertigine".
Buona lettura! *-*


Fin dal loro incontro la sera del matrimonio, Oliver si era reso conto di come Alysse Mercier fosse brava a scomparire nel nulla. Tina non l’aveva più sentita da ormai due settimane, quando le aveva mandato il resoconto dei fatti accaduti a Indianapolis, mentre Oliver aveva chattato con lei su SilentText per parlarle di Pietro Bruni. La collega si era congedata con un “sarò io a farmi viva”, asserendo anche che avrebbe messo entrambi al corrente di eventuali novità, ma non aveva più dato proprie notizie. Facendo qualche ricerca, Oliver aveva scoperto una sua presunta collaborazione con un noto vlogger. Dal momento che Alysse non dava segni di vita, decise di contattarla in prima persona.
La chiamò, convinto che non gli avrebbe risposto. La Mercier, tuttavia, smentì il suo innato pessimismo e, dopo appena due squilli, arrivò la sua voce squillante: «Fischer, cosa posso fare per te? Hai qualche novità? Per caso Dalila ha incontrato di nuovo il suo cavaliere?»
«So che si sono visti la settimana scorsa» la informò Oliver, «Ma non credo ci sia stato nulla di nuovo. Dalila non me l’ha detto.» Del resto, di recente, avevano avuto ben altro di cui parlare, ma era opportuno che Alysse non ne venisse a sapere nulla. «Che cosa stai combinando con 107% Racing Hearts?»
«Vedo che le notizie volano» borbottò Alysse. «Per caso sei uno stalker?»
«Seguire profili social pubblici non è stalking, che io sappia» replicò Oliver. «Se non volevi che scoprissi quali sono le tue intenzioni, potevi fare a meno di condividere i post di 107% Racing Hearts. Non che tu possa nasconderlo molto a lungo, se intendi comparire sul loro canale...»
Alysse lo interruppe: «Credo sia meglio se continuiamo il discorso su SilentText.»
Oliver rise.
«Mi sembra esagerato. Anche questo è un segreto di stato, adesso? Certo, lo ammetto, non ti immaginavo a collaborare con un tizio che hai sempre criticato, ma...»
Alysse non lo lasciò finire: «Fischer, non dirmi con chi dovrei o non dovrei collaborare. Ti spiego tutto in separata sede.»
Oliver rispettò la richiesta di Alysse. Dopo averla salutata, riattaccò informandola che aspettava che fosse lei a contattarlo su SilentText. Venti minuti più tardi, la Mercier non si era ancora fatta viva. Le scrisse, quindi: “Sei ancora viva?”
Alysse ribatté, secca: “Sì, sono viva. Tu, invece, sei ancora un impiccione?”
Oliver non aveva voglia di perdere tempo in chiacchiere, quindi le chiese: “Come hai conosciuto 107% Racing Hearts e che cos’hai in mente?”
La risposta non fu immediata, ma dopo qualche minuto Alysse lo accontentò, anche se non scese nel dettaglio: “Non ho mai apprezzato molto Matteo, perché secondo me racconta i fatti con troppo sensazionalismo, ma ho pensato che fosse meglio averlo come alleato. Quando ho scoperto che è stato invitato a un evento di fine anno organizzato dalla Vertigo e che si lamentava di non avere un’accompagnatrice, mi sono offerta di andare con lui. Dovrebbe esserci Marina Forti. Non mi spiego, a proposito, perché Tina non sia stata invitata.”
Oliver chiarì: “Tina è stata invitata, ma ha scelto di mandare la sua manager a rappresentarla. Era una decisione già presa e non voleva destare sospetti. Sono d’accordo con lei. In un evento di quel tipo, non sarà per niente facile avere una conversazione privata con la Forti. Dobbiamo studiare un altro piano d’azione, per il futuro.”
Alysse concluse: “Perfetto. È un piacere sapere che non ti metterai in mezzo. L’evento sarà lunedì sera. Ti farò sapere se succede qualcosa di nuovo. Tu concentrati su Pietro, io cerco di occuparmi di Marina, nei limiti del possibile. Tieni d’occhio Dalila. Mi dà l’idea di pensare troppo al cazzo e troppo poco alle indagini. Di sicuro ha messo gli occhi sul suo bocconcino e non intende dedicarsi cuore e anima a questioni più grandi.”
Oliver non apprezzò il commento di Alysse a proposito di Dalila. Se avesse saputo le ragioni che avevano spinto la Colombari a infilarsi in quella storia, probabilmente avrebbe evitato di scrivere certe affermazioni. Avrebbe voluto ribattere, ma non poteva. Allo stesso modo, avrebbe voluto informare la Mercier di non credere che si fosse scomodata di mettersi in contatto con il vlogger 107% Racing Hearts per una semplice serata di gala. Doveva avere delle mire ben precise, ma farle presente che sospettava ci fosse dell’altro avrebbe significato mettere a repentaglio anche i propri segreti: se voleva conservare i propri, doveva accettare che anche Alysse ne avesse.
Valutò bene cosa rispondere. Alla fine optò per un’osservazione banale: “Ci siamo io e Tina, accanto a Dalila. Stai sicura che non ci lasceremo sfuggire Pietro, se ha fatto qualcosa di male. Mi raccomando, tieni d’occhio Marina e cerca di non coinvolgere troppo il tuo amico vlogger.”
Alysse lo rassicurò: “So quello che faccio... e in ogni caso Matteo non è un mio amico.”
Fu l’ultimo dei messaggi che si scambiarono, Oliver preferì non aggiungere altro. Aveva appena riposto il telefono sul tavolo, quando Tina comparve alle sue spalle.
«Tutto bene?»
«Tutto bene» rispose Oliver, senza girarsi, «O almeno così credo.»
«È successo qualcosa?» volle sapere Tina.
«Alysse Mercier esiste, ecco cos’è successo» ribatté Oliver. «Sai che bella pensata ha avuto? È riuscita a farsi invitare alla serata della Vertigo.»
«Alla serata della Vertigo?!» esclamò Tina. «Quella donna ha molti assi nelle maniche. Mi chiedo cosa si sia messa in testa di fare.»
«Me lo chiedo anch’io, ma inizio a chiedermi fino a che punto si fidi di noi» ammise Oliver. «Mi aveva proposto di indagare sulla morte di suo marito. Credevo che l’avremmo fatto insieme, invece mi sembra sempre di più che siano in corso due mezze indagini parallele.»
Tina balzò sul bordo del tavolo, rischiando di sedersi sul suo smartphone.
«Sei sicuro che sia un male?»
«Non lo so.»
«Secondo me è meglio tenerla a distanza. In fondo sappiamo cose di cui non è al corrente.»
Oliver sorrise. Tina gli aveva raccontato di come, a casa di Dalila, avesse scoperto la sua parentela su Valerio Villa e fosse stata supplicata di non mettere Alysse Mercier a conoscenza di quello scabroso argomento. Non aveva idea del perché Tina fosse andata a fare visita a Dalila, ma aveva preferito non indagare, tanto non avrebbe cavato un ragno dal buco. Tina gli avrebbe senz’altro detto di essere passata da quelle parti per caso e, sempre per caso, di averla incontrata, accettando di salire nel suo appartamento. Sarebbe riuscita ad avere un tono credibile e Oliver non avrebbe osato metterle in discussione quella spiegazione.
Non avevano, ovviamente, pensato di coinvolgere Alysse. Non avevano idea di che cosa sapesse davvero, ma entrambi avevano convenuto l’elevata improbabilità che, per una serie di coincidenze, si fosse messa in contatto con la figlia segreta di colui che era stato il compagno di scuderia del vero padre di Alexandre.
«In linea teorica hai ragione» convenne Oliver, «Ma preferirei non abbandonarla del tutto. È meglio tenere un piede in due scarpe e monitorare bene la situazione. Non dobbiamo dimenticare che la stessa Alysse ha coinvolto tutti quanti noi. Se credeva di potere fare da sola con l’aiuto del vlogger 107% Dico Cose Ovvie Perché In Questo Modo Posso Diventare Famoso E Vivere Di Rendita Invece Di Cercarmi Un Lavoro Come Fanno Tutti, allora perché contattare Dalila, poi te, infine anche me?»
«Infine?» ripeté Tina. «Sei proprio sicuro che non abbia chiesto il salvifico intervento anche di altri? Io non ne sarei del tutto certa. Alysse ha molto da nascondere.»
«Mhm, sì, può darsi» borbottò Oliver. «A dire il vero, sono in molti ad avere tanto da nascondere. Peraltro non capisco perché coinvolgere quel 107% Racing Hearts. Se voleva presenziare a quella serata della Vertigo, perché non rivolgersi a Yannick Leroy? Capisco che non voglia apparire come sua fidanzata ufficiale, ma avrebbe avuto più senso.»
«Chi è esattamente questo 107%?»
«Un tizio secondo cui “creare contenuti” è un mestiere, ma che in realtà si guadagna da vivere parlando di Formula 1 come se fosse al bar. Non in modo volgare, sia chiaro, ma si limita a dire un sacco di cose dette e ridette spacciandole per verità assolute. Per esempio, il suo ultimo video è intitolato “i mondiali vinti con monoposto illegali”. Devo ammettere che quello precedente era di gran lunga più interessante... e forse spiega l’interesse di Alysse nei suoi confronti.»
Tina volle sapere: «Di cosa si tratta?»
Oliver la informò: «Quel famoso mondiale combattuto fino alla fine tra i due piloti della Vertigo. Non importa da che parte guardiamo la faccenda, in un modo o nell’altro torniamo a vedere Xavier Delacroix e Valerio Villa.»
«Forse è il giusto punto di partenza.»
«Non so. Mi sembra tutto così assurdo.»
Tina obiettò: «Non c’è nulla di assurdo. Quei due avevano entrambi una vita privata piuttosto incasinata. Più darsi che, nella vita privata dell’uno o dell’altro, ci sia la causa scatenante di tutto. Sappiamo che Alexandre Mercier era il figlio segreto di Xavier Delacroix e...»
Oliver la interruppe: «Sappiamo questo, appunto. E sappiamo anche che Alexandre Mercier, insieme a Dalila, è andato a cercare Valerio Villa in un hotel il giorno stesso in cui Villa è morto, ufficialmente per cause naturali. È vero che Dalila non ha visto niente di compromettente, ma non possiamo essere certi che per Mercier fosse la stessa cosa. Però, come puoi facilmente immaginare, c’è un problema enorme.»
Tina annuì.
«Sì, hai ragione, posso immaginarlo pienamente. Alexandre Mercier è morto in ufficio, dove solo un numero ristretto di persone avrebbero potuto introdursi. Se qualcuno ha ucciso Valerio Villa, difficilmente avrebbe anche potuto spingersi fino a là per uccidere Mercier. A meno che non si tratti di Marina Forti. Era a Misano, quel fine settimana, ed è molto probabile che potesse andarsene in giro liberamente per la sede della ditta, essendo la figlia del titolare.»
Oliver sospirò.
«È un casino. Chissà se guardare il video di 107% Nullafacente Cronico può avere qualche utilità.» Sorrise. «Nel dubbio me lo guardo. Non è tardi, vero?»
Tina replicò, secca: «Vado a lavarmi i capelli. Quando ho finito, mi preparo per il battesimo di Mirko. Mi aspetto che faccia la stessa cosa anche tu. Guarda pure il video, ma non metterci troppo. Non possiamo mancare.»
Oliver fu scosso da un brivido. Ultimamente, quando Tina menzionava il figlio di Dalila, aveva un tono strano. Chiederle spiegazioni avrebbe potuto essere controproducente. La lasciò andare, poi aprì il video incriminato. Iniziava con le prime gare della stagione, per poi procedere, a poco a poco, verso il finale negli Stati Uniti. Nonostante non apprezzasse particolarmente il vlogger che aveva realizzato il video e non fosse d’accordo sul fatto che, come millantato, solo in pochi conoscessero la storia che veniva raccontato, Oliver fu costretto ad ammettere che si trattava di un buon lavoro. Il climax saliva di passo in passo, con la prima parte della stagione, la tensione crescente tra i due piloti della Vertigo e l’arrivo negli Stati Uniti per il gran premio che avrebbe concluso il campionato. Poi c’era il dramma di Graber a catalizzare l’attenzione, ma era solo una situazione fugace, destinata a piegarsi alla regola aurea: show must go on.

***

La seconda partenza della gara non venne mandata in onda dalla televisione italiana, in quanto in quel momento si stava svolgendo il telegiornale in forma ridotta. I telespettatori, quindi, si ritrovarono catapultata di fronte a loro l’azione da un momento all’altro e il compito di Angelo Giuliani fu quello di accompagnarli a seguirne le vicende. Accennò al grave incidente accaduto nel corso del primo giro, dopo la prima partenza, senza diffondere alcun dettaglio sulle condizioni nelle quali vertesse il giovane Karl Graber. Non vi era alcuna ufficialità, anche se molte voci lasciavano sperare ben poco.
Nonostante la gara fosse ripresa da distanza originale, non sembrava esservi alcun elemento concreto che potesse stabilire se Valerio Villa fosse autorizzato a riprendere la posizione che si era conquistato sulla griglia di partenza. Non era una novità che vi fossero punti del regolamento ben poco chiari e soggetti a molteplici interpretazioni, ma non era certo piacevole l’idea che un simile punto oscuro potesse avere influenza su uno scontro che valeva la conquista del campionato mondiale.
Angelo si aspettava che Villa venisse fatto partire sulla casella originale della griglia - quella era la voce circolata in cabina di commento mentre gli italiani guardavano il telegiornale sul secondo canale - e temeva che ciò avrebbe generato polemiche a non finire. Fortunatamente entrambi i contendenti al titolo appartenevano entrambi alla stessa scuderia, e questo avrebbe contenuto almeno in parte le polemiche, ma era pressoché certo che qualche altra squadra avrebbe fatto ricorso, alla fine del gran premio, nella speranza di conquistare qualche punto in più. Paradossalmente, Villa avrebbe potuto terminare la stagione da campione del mondo, in apparenza, e poi essere squalificato dalla gara finale, con il titolo che, di conseguenza, sarebbe andato al suo compagno di scuderia Xavier Delacroix. Era ovvio che, per l’intera categoria, una simile situazione sarebbe stata un fallimento.
Poi, a sorpresa, vi fu un’inversione di tendenza. Quando le altre monoposto andarono in griglia, quella di Villa rimase nel box. Uno degli inviati che lavoravano per la televisione italiana riuscì faticosamente a rimediare qualche informazione. Angelo non aveva avuto dubbi sul fatto che vi sarebbe riuscito: i suoi collaboratori avevano l’incredibile capacità di riuscire a intrufolarsi anche laddove non avrebbero dovuto avere accesso e spesso erano una fonte preziosa di notizie in tempo reale. La spiegazione ufficiale della Vertigo accennò a un surriscaldamento del motore e alla necessità di svolgere ulteriori controlli sull’auto che Villa avrebbe dovuto guidare durante la lunghissima gara che aveva davanti.
Non fu difficile, per Giuliani, trarre una rapida conclusione: i dubbi che erano venuti a lui, doveva averli anche qualcuno ai vertici della Vertigo, che aveva notato come la squadra non potesse assolutamente permettersi uno scenario come quello che lo stesso telecronista aveva ipotizzato. Non era, tuttavia, nemmeno nella posizione di affermare che il regolamento non permettesse a Villa di riprendere la casella originale della griglia di partenza e lo stesso pilota avrebbe potuto tacciare la Vertigo di avere complottato contro di lui: accennare a un potenziale guasto era la soluzione di gran lunga più conveniente, che lasciava il maggior margine d’azione, ma soprattutto metteva al riparo da polemiche che dovevano assolutamente essere evitate.
Quando finalmente Giuliani poté tornare in diretta televisiva, raccontò quindi di come, nel corso delle prime tornate, Delacroix avesse rimontato diverse posizioni, portandosi a ridosso del podio virtuale ormai da grandissimo favorito. Al contempo, Villa stava risalendo dalle retrovie, ma la sua rincorsa alle posizioni di rilievo era lunga, faticosa e destinata, in apparenza, a rivelarsi infruttuosa. Il fatto che la monoposto si fosse spenta, in un momento che, nonostante fosse accaduto poco più di un’ora prima, sembrava ormai lontano giorni o addirittura mesi, sembrava avere compromesso definitivamente le sue possibilità di lottare per il titolo.
Furono necessari altri ventisette giri, due avarie di breve durata al collegamento audio e un’improvvisa scomparsa delle immagini dal monitor che Angelo aveva davanti, affinché la situazione rischiasse di ribaltarsi. Quando lo schermo riprese a lavorare, le telecamere erano ancora puntate sulle prime posizioni, come poco prima. Non vi era molta distanza tra i piloti che si trovavano nei primi quattro posti, racchiusi in un trenino in coda al quale vi era Delacroix, che aveva cercato senza neanche troppa decisione un varco per agguantare un terzo posto con cui avrebbe potuto coronare in bellezza la stagione. Xavier, però, stava gareggiando in maniera molto attendista, e del resto come dargli torto? Il suo diretto avversario si trovava lontanissimo non solo dalla vetta ma anche dalla zona punti, era in quel momento appena quattordicesimo, non valeva la pena di prendere rischi che avrebbero potuto compromettere l’esito della sua rincorsa al titolo.
Le telecamere erano ancora puntate sui piloti nelle prime posizioni, quando le immagini tornarono, ma le vetture vicinissime le une alle altre non erano più quattro, quanto piuttosto solo tre. Angelo, pure abituato a parlare in maniera pacata, quando era in diretta televisiva, invece che urlare come i tifosi che seguivano le gare radunati intorno al televisore al bar, si lasciò andare a un’esclamazione di stupore: «Attenzione! Non vediamo più Delacroix...»
Rimase spiazzato, senza parole, neanche tanto per la “scomparsa” improvvisa dalle inquadrature televisive del pilota che si trovava in testa alla classifica mondiale, quanto perché la regia non stesse facendo alcunché per mostrare dove si trovasse e cosa gli fosse successo. Passò un lasso di tempo che ad Angelo parve infinito prima che Xavier venisse inquadrato rientrare ai box con la gomma anteriore destra forata. Quale fosse stata la causa della foratura rimase un mistero, dato che non venne mostrato alcun replay dell’accaduto. La regia, comunque, mostrò segni di miglioramento, seppure molto vaghi, quando le inquadrature rimasero su Delacroix, nonostante si trovasse fuori dalla zona punti: era tornato in pista proprio dietro al compagno di squadra, nonché avversario diretto, e questo avrebbe potuto rivelarsi molto importante nel prossimo futuro.
Per il momento, i due si trovavano in ottava e nona posizione - Villa aveva compiuto, lontano dalle inquadrature, un paio di sorpassi, per poi approfittare di alcuni ritiri o problemi tecnici che avevano forzato altri piloti a una sosta ai box - quindi non avrebbero ottenuto punti, se le cose fossero rimaste com’erano, ma la gara era ancora molto lunga e per raggiungere la tanto agognata zona punti sarebbe bastato arrivare alla sesta piazza. Ancora parecchie vetture erano presenti in pista, ma Angelo sapeva per esperienza che, con ogni probabilità, altri ritiri sarebbero seguiti. Arrivare a un obiettivo del genere sarebbe stato molto facile.
I due piloti della Vertigo sembravano fare a gara a sé, con Villa che, in un primo momento, sembrò far perdere tempo prezioso a Delacroix: l’italiano era su gomme ormai molto usurate, tanto che, quando Xavier lo superò, riuscì ben presto a distanziarlo. Valerio rientrò ai box per un cambio gomme e, ritrovandosi pista libera davanti, riuscì ben presto a eguagliare i tempi del compagno di squadra, almeno finché questo non si ritrovò in coda ad altre vetture con ancora gli stessi pneumatici con cui avevano iniziato la gara. Era lecito aspettarsi che anche altri piloti rientrassero, prima o poi, il grande dubbio rimaneva quando sarebbe arrivato quel momento. Tra le varie previsioni di Angelo, un’altra iniziò ben presto a farsi largo: se Delacroix non si fosse riuscito a superare i piloti che aveva davanti, e che per il momento non parevano intenzionati a fermarsi per un cambio gomme, Villa avrebbe recuperato gran parte del distacco, se non avesse incontrato alcun intoppo alla propria risalita.
Quella sensazione si rivelò corretta: per quanto Delacroix fosse davanti a Villa, era consapevole che prendersi un rischio di troppo avrebbe potuto compromettere totalmente la propria gara e sembrava comportarsi in maniera fin troppo attendista. Il leader della classifica mondiale rimase dietro per ben tredici giri, superando infine le ultime due vetture che ancora non si erano fermate ai box, ma che rientrarono poco dopo. Angelo iniziò a chiedersi se la fortuna non stesse girando dalla parte di Villa, ma dubitava che il fato stesse dettando il possibile esito di quel gran premio. Era palese che i due compagni di squadra stessero vivendo la situazione in maniera molto diversa e, se da un lato Delacroix sembrava non avere alcuna intenzione di strafare, Villa non si stava affatto risparmiando. Eccolo arrivare alle spalle del compagno di squadra, con le due Vertigo ancora molto vicine e, stavolta, a occupare il quinto e il sesto posto, approfittando delle sventure altrui: perfino il pilota che, scattato dalla pole position, era stato in testa fino a gara inoltrata aveva dovuto arrendersi all’ennesimo guasto al motore.
«Come potete vedere» commentò Angelo, «Sono ormai meno della metà le vetture rimaste ancora in gara, dato che i ritiri si sono susseguiti, dopo una prima metà gara che era stata decisamente più tranquilla. Come tutti i tracciati cittadini, questa pista mette a dura prova le monoposto che, come facilmente prevedibile, stanno reggendo a fatica lo sforzo. Non sembrano invece avere problemi, per il momento, le due Vertigo, con Villa che ormai ha rotto gli indugi e si sta facendo vedere negli specchietti del compagno di scuderia. Come vedet-...» In realtà non era certo che i telespettatori stessero guardando le stesse immagini che comparivano sul suo display, ma in ogni caso si interruppe di botto quando l’inquadratura cambiò, riportandosi sulla testa della gara. Il pilota che si trovava al momento in seconda posizione, compagno di squadra del precedente leader costretto al ritiro, stava perdendo terreno e dal retro della sua monoposto si alzava un fumo poco promettente. «Vediamo proprio adesso un’altra defezione, ancora una volta, probabilmente, per problemi di motore. Le due Vertigo dovrebbero essere in questo momento al quarto e al quinto posto.»
Soltanto sei giri più tardi, a causa di un ulteriore ritiro e di un cambio gomme nel quale una ruota non era stata correttamente imbullonata, Delacroix e Villa si trovavano in seconda e terza piazza, con Valerio sempre più vicino al compagno di squadra. La regia lasciò andare definitivamente il pilota di testa, per concentrarsi sulle due Vertigo. Era palese che Villa stesse cercando il momento propizio per attaccare Delacroix, ma doveva essere consapevole di quanto non potesse più concedersi il minimo errore: se avesse preso il secondo posto e l’avesse portato fino al traguardo, avrebbe concluso la stagione con un punto in più di Delacroix, da campione del mondo; tuttavia, se la gara fosse terminata con un doppio ritiro, il titolo sarebbe andato a Xavier. Era improbabile che un pilota che aveva trascorso gli ultimi mesi a lamentarsi di essere stato buttato fuori innescasse un incidente di proposito, ma tra i due era l’unico che avrebbe potuto guadagnarci, se fosse accaduto. Era palese che Valerio lo sapesse e si stesse comportando di conseguenza. Tutto ciò che restava da valutare era quanto tempo avrebbe impiegato, prima di decidersi a fare sul serio. Ben presto non sarebbe più bastato limitarsi a farsi vedere negli specchietti come semplice elemento di disturbo e Villa avrebbe dovuto decidere di rischiare.
Si gettò all’interno all’improvviso in un tratto di pista che non favoriva i sorpassi e si ritrovò stretto tra Delacroix e le barriere così a ridosso della carreggiata. Per un attimo fu davanti a Xavier, il quale mantenne tuttavia la tanto preziosa seconda posizione. Per un paio di curve sembrò avere messo un po’ di distanza tra sé e Villa, ma Angelo iniziò a chiedersi se, oltre a un maggiore attendismo, Delacroix fino a quel momento non avesse anche avuto qualche problema con la vettura o con le gomme. Non ebbe molto tempo per riflettervi, perché Villa tentò nuovamente di sopravanzare il compagno di squadra, stavolta in uno dei pochi punti in cui superare era possibile. La manovra non andò a buon fine, ma ci riprovò un giro più tardi, riuscendo a uscirne davanti a Delacroix. Non vi rimase molto: Xavier sapeva di doversi riprendere la posizione e fu esattamente quello che fece con un ottimo controsorpasso.
Al microfono, Angelo si lasciò andare a una considerazione: «Chi l’avrebbe mai detto, quando la gara è partita con Villa che scattava dalla corsia dei box, che avremmo assistito a un simile duello tra lui e Delacroix. Non...»
Si fermò, a causa di un colpo di scena improvviso: non un’altra azione degna di nota tra i due piloti della Vertigo, quanto piuttosto un suono stridulo nelle cuffie, così tanto simile a quelli che aveva già udito in altre occasioni. Era paradossale che, proprio sul più bello, non gli fosse data la possibilità di raccontare eventi che sarebbero sicuramente passati alla storia. Lo scontro diretto tra i due alfieri della Vertigo restituiva all’automobilismo quel lato poetico e romantico che spesso non riusciva a mostrare nella sua pienezza. Bastava così poco per dimenticare come quel tracciato fosse davvero inguardabile, come l’espansione negli Stati Uniti non stesse dando quei grandi frutti che spesso venivano millantati e soprattutto come il giovane Karl Graber fosse sospeso tra la vita e la morte dopo essere rimasto coinvolto in un incidente che sembrava ormai così lontano del tempo da appartenere a una vita precedente. Quel pensiero improvviso fece rabbrividire Giuliani, che quasi non si accorse di quando il problema tecnico rientrò e che quasi non provò esaltazione nel vedere Valerio Villa superare ancora una volta nello stesso tratto.
Diversamente da poco prima, Xavier Delacroix non riuscì a riprendere la posizione e un attimo più tardi Villa iniziò a staccarlo. Sembrava finita per il grande favorito, ormai. Contro tutte le aspettative, Valerio sarebbe andato a prendersi il titolo mondiale, mentre ormai i giri iniziavano a scendere sempre più, tanto che quelli restanti non erano più in doppia cifra. Angelo ne approfittò per rievocare qualche aneddoto sul passato nella massima categoria del probabile imminente campione, ma era nel bel mezzo di un racconto delle circostanze fortuite che avevano portato alla sua prima vittoria quando fu costretto a fermarsi: Villa stava rallentando, non significativamente, come i piloti che erano rimasti appiedati dai motori delle loro vetture o da altre seccature di natura tecnica, ma abbastanza affinché il distacco tra sé e Delacroix crollasse quasi del tutto. Le due Vertigo si ritrovarono ancora una volta vicine e quella che si trovava davanti dava segno di avere qualcosa che non andava. Giuliani pensò che potesse trattarsi di una foratura lenta, ipotesi che poi fu convalidata proprio dallo stesso Villa al termine della gara.
Il duello così esaltante era finito. La rincorsa clamorosa di Villa, iniziata dalla corsia dei box, era giunta al termine. Non poté fare alcunché per reagire all’attacco di Delacroix, fu costretto a lasciarlo andare via e a rallentare, con l’unico obiettivo di arrivare al traguardo. Scivolò anche fuori dal podio e perse successivamente altre due posizioni proprio nel corso dell’ultimo giro. Chiuse doppiato non solo dal vincitore, ma anche dal compagno di squadra. 
«Ancora una volta» osservò Angelo, nell’accogliere il nuovo campione del mondo, «in questa giornata abbiamo avuto la dimostrazione che le corse possono riservare sorprese fino all’ultimo minuto. Xavier Delacroix va a vincere meritatamente il titolo, dimostrando finalmente di essere all’altezza delle aspettative che fin dal principio erano state alte nei suoi confronti. E chissà che questo campionato non sia il primo di una lunga serie.»
Era emozionante pensare a come quel pilota con l’aria da ragazzo comune fosse riuscito a superare gli ostacoli e a mantenere fede alle previsioni di tutti coloro che l’avevano dipinto fin dagli esordi come il futuro. Certo, c’erano state anche critiche nei suoi confronti, ma era inevitabile che prima o poi succedesse. Sarebbe accaduto ancora, tante altre volte, a ogni errore e a ogni performance in apparenza deludente, dimenticando selettivamente tutto ciò che era stato. Non importava, Angelo sapeva che certe voci non meritavano di essere ascoltate, né ci teneva a divulgarle durante le sue telecronache. Doveva raccontare, non giudicare. Certi discorsi stavano bene soltanto fatti al bar e, dal momento che i telespettatori che stavano a guardare le gare nei bar non prestavano la benché minima attenzione al commento tecnico, non vi era alcuna ragione logica, nemmeno di tipo commerciale, per abbassarsi al loro livello. Forse in futuro sarebbe accaduto e le dinamiche delle linee editoriali si sarebbero evolute, ma Giuliani non era convinto che un simile approccio fosse una vera evoluzione, casomai proprio l’opposto.
Nonostante si trattasse dell’ultimo gran premio stagionale e dell’evento in cui era stato assegnato il titolo mondiale, il tempo a disposizione non era più tanto. Era ormai ora dei programmi della seconda serata, non ci sarebbe stato tempo per trasmettere le immagini del podio, sempre ammesso che la regia americana decidesse di inquadrarlo. Nelle case degli italiani, i genitori avrebbero messo a letto i bambini, per poi focalizzarsi sui programmi delle ventidue e trenta, oppure per andare a dormire a loro volta. Qualcuno si sarebbe addormentato pensando a Xavier Delacroix che tagliava il traguardo in seconda posizione, mentre qualcun altro si sarebbe dimenticato del gran premio non appena avesse spento la televisione, o cambiato canale, o visto comparire sul teleschermo la pubblicità. Non c’era più tempo per dire altro, ma Angelo decise di dare alla fine della stagione la conclusione più degna: «Abbiamo visto un ottimo campionato da parte di Xavier Delacroix, ma credo sia doveroso riconoscere che entrambi i piloti della Vertigo hanno disputato un mondiale eccezionale, talora deciso dall’affidabilità. Valerio Villa, considerato da molti non all’altezza della situazione, ha lottato fino all’ultimo ed è stato a un passo dal vincere il mondiale. Questi due ragazzi avranno molte emozioni da regalarci anche negli anni a venire, sempre che il mezzo meccanico continui ad assisterli. Infine, un pensiero a Karl Graber: al momento non vi sono comunicati ufficiali dall’ospedale e non è chiaro quali siano le sue condizioni. In caso di aggiornamenti, questi saranno divulgati nel corso del telegiornale della notte. Dagli Stati Uniti è tutto, un saluto a tutti e a risentirci nella prossima stagione. Vi ricordo che il prossimo campionato avrà inizio nel mese di febbraio in Brasil-...»
Il mondiale si concluse con un ennesimo problema con l’audio, tagliando a metà le parole di Angelo Giuliani, il quale si tolse le cuffie e si lasciò andare a un sospiro. Era finita. Non come credeva, ma era pur sempre finita.

***

«Vai a prepararti.»
La voce di Tina fece sussultare Oliver, che non si era accorto della presenza della moglie alle proprie spalle.
«È già così tardi?» obiettò.
«Abbastanza» rispose Tina. «Quantomeno è troppo tardi per continuare a pensare a 107% Racing Hearts.»
«Il suo video è piuttosto interessante» ammise Oliver. «Non ci sono delle novità assolute, sia chiaro, ma del resto non potevo aspettarmi nulla del genere. Sarà interessante, per Alysse, avere a che fare con un tipo del genere.»
«Sarà interessante, per noi, cercare di non arrivare in ritardo» puntualizzò Tina. «Ti lascio venti minuti, non uno di più.»
Oliver sospirò.
«Farò come vuoi e non penserò più a questa storia.»
Uscirono di casa esattamente all’orario stabilito e salirono a bordo della Cinquecento rossa. Si diressero a destinazione con la radio accesa e, verso metà del percorso, incapparono nella nuova canzone di Cya ‘N’ Hyde. Tina la criticò fortemente, osservando come non ci fossero più le canzoni trap di una volta, tipo “Miss Vegas” di Baby Dumbaby. Quelle parole strapparono un sorriso a Oliver, felice di potersi concedere almeno qualche istante di ilarità.
Arrivarono puntuali. La chiesa in cui doveva svolgersi il battesimo era un edificio risalente al diciannovesimo secolo, ma costruita con stile gotico. Nonostante Tina non si fosse mai dimostrata una grande appassionata di architettura, Oliver si accorse del modo in cui guardava lo stupendo edificio.
«Bella, vero?» chiese Oliver. «Dalila ha scelto un bel posto.»
«Veramente mi ha detto di avere scelto questa chiesa solo perché il prete è un suo ex compagno di scuola» rispose Tina. «Me l’ha accennato la settimana scorsa, quando sono andata da lei.»
Oliver si morse la lingua per non chiederle delucidazioni sul perché di quella visita. Si limitò a osservare: «Sono convinto che Dalila abbia comunque buon gusto.»
Tina si girò verso di lui.
«Anch’io ho buon gusto e mi è venuta un’idea, anche se non so quanto sia possibile realizzarla.»
Il suo sguardo era penetrante, tanto che Oliver azzardò: «Forse dovrei spaventarmi? Cos’hai in mente?»
«Niente di troppo compromettente» ribatté Tina, «Tanto ormai il danno è già fatto. Sbaglio o mi hai detto che hai ricevuto la cresima con rito cattolico?»
«Sì, ma cosa c’entra?»
«Anch’io. Quindi tecnicamente potremmo sposarci qui. Così accontenteremmo tutti quelli che si sono lamentati perché abbiamo fatto tutto di soppiatto senza invitare nessuno.»
Oliver spalancò gli occhi.
«Vorresti sposarmi... di nuovo?»
«Perché no?» rispose Tina. «Mi sembra un’ottima idea. In alternativa, se dovesse succedermi qualcosa, vorrei che il mio funerale fosse celebrato qui. Ricordati quello che ti ho detto e non preoccuparti se mia madre dovesse lamentarsi di qualcosa e...»
Oliver la interruppe: «Ehi, piano con questi discorsi. Sposarci qui perché no, ma non vedo perché dovremmo parlare della tua ipotetica morte.»
«La vita può sfuggire da un momento all’altro» insisté Tina, «Quindi è bene stabilire per filo e per segno cosa dovrà succedere dopo.»
Oliver azzardò: «Hai anche intenzione di circondarti di parenti e amici di vecchia data allo scopo di lamentarti che sono dei nullafacenti cronici senza alcun interesse per gli affari e che, alla tua morte, non vedranno un solo centesimo? Attenta al tè, perché potrebbe essere avvelenato.»
Tina rise.
«Non sono una vecchia Lady bisbetica dell’Inghilterra degli anni Trenta. Non temo il tè con il veleno. E comunque non vedo perché parenti e amici di vecchia data dovrebbero aspettarsi di ricevere qualcosa da me.»
Per quanto sua moglie sembrasse divertita dalle sue parole, Oliver realizzò quanto fosse inquietante ciò che lui stesso aveva pronunciato poco prima.
«Scusa, non avrei dovuto dirlo.»
«Cosa?»
«Non avrei dovuto scherzare sul tè avvelenato, quando è esattamente quello che è successo ad Alexandre Mercier.»
Tina annuì.
«Sì, hai ragione, magari è stato un po’ insensibile da parte tua, però ci siamo solo io e te, non c’è Alysse. Ormai sarà già completamente orientata alla serata di lunedì... e temo non per l’incontro con Yannick, che ci sarà senz’altro.»
«In effetti non mi sembrava che stesse pensando a Leroy» ammise Oliver, «Ma potrei sbagliarmi. Chissà cos’ha in mente.»
«Me lo chiedo anch’io, ma presumo che lo scopriremo, prima o poi.»
«Chi può dirlo. Con Alysse non si può mai sapere.»
Anche altri invitati iniziavano ad arrivare, quindi entrarono in chiesa e presero posto. Oliver si guardò intorno, chiedendosi se avrebbe visto comparire anche Pietro Bruni, ma del figliastro di Emilio Forti non c’era nemmeno l’ombra. Fu un sollievo, anche se non sarebbe stato poi così sgradevole - quantomeno dal punto di vista investigativo, perché su quello personale lo sarebbe stato di gran lunga - avere l’occasione di scambiare qualche parola con lui.
Dopo la funzione, andarono a raggiungere Dalila e il bambino. Oliver, tuttavia, fu distratto dalla madre di Dalila, che andò a salutarlo, ricordandosi del loro incontro nel cortile della palazzina in cui sia la signora Enrica sia la figlia risiedevano. La tentazione di farle qualche domanda sulla morte di Valerio Villa era molto elevata, ma riuscì a trattenersi. Dopo una breve conversazione, raggiunse la moglie nel piazzale della chiesa. Era ancora con Dalila e stavano parlando con tono concitato, talmente prese dal proprio discorso da non accorgersi di lui.
«Devi dirglielo!» insisteva Tina. «Deve sapere!»
«Pensavo fossimo d’accordo sul fatto che sarebbe rimasto un segreto» era invece il punto di vista di Dalila. «È meglio per tutti se non lo scopre!»
Tina, però, non voleva saperne, dalla foga con cui replicò: «Se non lo dici tu a Oliver, allora glielo dico io!»
Oliver intervenne proprio mentre Dalila stava iniziando un’accorata supplica. Interruppe entrambe, domandando: «Che cosa dovrei sapere?»
La Colombari sussultò, mentre Tina spalancò gli occhi, prima di chiedergli: «Da quanto tempo ci stavi ascoltando?»
«Più o meno venti secondi» mise in chiaro Oliver, «E non ne avevo alcuna intenzione. Voi, però, vi siete messe a parlare come se non ci fosse nessuno oltre a voi. Non posso andarmene in giro con le orecchie tappate solo perché mi state nascondendo qualcosa.» Guardò Dalila. «Allora, vuoi dirmi di che cosa si tratta?»
L’amica non rispose. Tina, invece, osservò: «Non dovresti essere così insistente. È una faccenda che non ti riguarda.»
«Non mi riguarda al punto tale che hai imposto a Dalila di parlarmene, altrimenti lo farai tu stessa» le ricordò Oliver. «Di qualsiasi cosa si tratti, è per questo che sei stata da Dalila la scorsa settimana? Che cos’è successo?»
«Diglielo tu, Dalila» ordinò Tina. «Non costringermi a tacere a mio marito un fatto così importante. Deve sapere.»
«Vai a farti fottere, Menezes» sbottò Dalila, tra i denti. «Si stava così bene quando ti facevi i cazzi tuoi, perché devi per forza impicciarti?»
«Perché Oliver deve sapere» insisté Tina. «Non puoi non dirglielo. Inoltre, se tu dovessi morire, non saresti più tranquilla, se sapessi che il tuo bambino ha un futuro?»
Dalila sospirò, alzando gli occhi al cielo.
«Il tuo ottimismo mi lascia spiazzata, Menezes.»
Oliver chiese alla moglie: «Come mai oggi sei così in fissa con la morte tua o di altri? Vuoi fare qualche profezia anche su di me? In tal caso ti avverto che potrei non essere troppo elegante e darmi una grattata là dove non batte il sole.» Si rivolse poi a Dalila: «Allora? Che cos’è successo? Si tratta di Mirko?»
Dalila abbassò lo sguardo.
«In realtà è nato in aprile.»
«In... aprile?»
«Sì, Fischer, e penso che tu possa immaginare che cosa significa. Non so come abbia fatto Tina ad arrivarci.»
Oliver fu scosso da un brivido.
«Mi stai dicendo che Mirko è...»
Si interruppe. Quell’ipotesi non l’aveva nemmeno mai sfiorato.
Dalila alzò gli occhi: «Sì, è tuo figlio, ma non devi preoccuparti, perché non voglio niente da te. Quindi fai finta di non essere mai venuto al corrente di questa informazione. In più, se vuoi maledire tua moglie da parte mia, ritieniti libero di farlo. Tutto ciò che desideravo era levarmi di torno e lasciarvi vivere felici la vostra vita insieme, ma evidentemente anche questo non è stato gradito.»
«In sintesi, mi stai dicendo che devo levarmi di mezzo?» domandò Oliver.
«È la cosa migliore per tutti, non credi?»
«Non lo so. Non so quale sia la cosa migliore. Non pensavo che un giorno mi avresti rivelato, di punto in bianco, che tuo figlio è anche figlio mio.»
Dalila ribadì: «Non l’avrei fatto, se Tina non mi ci avesse costretta. Ma evidentemente, dato che non è capace di occuparsi dei cazzi suoi, non c’erano altre opzioni. E comunque, ho usato il termine sbagliato. Ho detto che è tuo figlio, ma non è così. Tu l’hai concepito, ma per lui non sarai mai nessuno. Adesso, per cortesia, vattene. La tua presenza non è gradita. Anzi, la presenza di entrambi non è gradita.»
Il suo tono era tagliente e non lasciava spazio a repliche. Oliver si diresse verso la Cinquecento, immaginando che Tina l’avrebbe seguito. Fu proprio così. Salirono a bordo. Mentre Oliver si allacciava la cintura di sicurezza, seduto sul sedile del passeggero, volle sapere: «Perché non mi hai detto niente?»
«Perché era una confidenza privata» rispose Tina. «Era giusto che fosse Dalila a parlartene.»
«Non penso fosse una confidenza, quanto piuttosto una confessione che le hai estorto» precisò Oliver, «Allo stesso modo in cui le hai estorto la storia di Valerio Villa. Però questa non hai esitato a raccontarmela.»
«Il fatto che Dalila fosse figlia di Villa non ti tocca personalmente.»
«A quanto pare, neanche il fatto che Mirko sia figlio tuo ti toccherà personalmente. Dalila è stata piuttosto chiara in proposito.» Tina accese il motore. «Mi dispiace che sia così chiusa di mente, sotto questo punto di vista.»
«L’hai fatto per mettermi alla prova, vero?» replicò Oliver. «Avevi paura che potessi metterti da parte, quindi hai fatto in modo che...»
Tina non lo lasciò finire: «Non dire cazzate. Non intendo mettermi a competere con un bambino di otto mesi che è stato concepito quando io e te non stavamo insieme. Nella vita capitano incidenti di percorso. A te ne è capitato uno. Mi sembrava scorretto che Dalila si fosse tenuta tutto per sé, quindi ho insistito perché ti informasse.»
Oliver obiettò: «Non mi sembra che sia stata una grande idea.»
«In ogni caso, questa situazione è stata risolta» concluse Tina. «Non cambia niente, rispetto a prima. Semplicemente, adesso sai.»
«Forse sarebbe stato meglio non sapere.»
«È sempre meglio sapere. Dalila ti ha già escluso una volta e il suo comportamento dimostra che non è in grado di fare altro. Ci ho provato ad aprirmi nei suoi confronti, ma non ha funzionato. Pazienza, la vita va avanti.»
«Quindi, per te, la vita deve andare avanti giocando con quella degli altri?» replicò Oliver. «Avete fatto tutto tu e lei, senza che io potessi avere voce in capitolo.»
Tina insisté: «Non pensarci più.»
Con quelle parole, si mise in strada. Oliver decise di non ribattere. Era certo che, qualunque cosa avesse detto, Tina non avrebbe potuto comprenderlo.
Decise di non parlare più di quell’argomento - chissà, magari se si fosse impegnato avrebbe potuto fare finta di non sapere - e di concentrarsi su altro. Per quasi quarantotto ore riuscì a fingere che Dalila e suo figlio non esistessero. Infine fu proprio Tina a scomodare la Colombari, anche se per ben altre ragioni.
Mentre Oliver era seduto al computer e stava cercando di ultimare un pezzo che avrebbe dovuto essere pubblicato l’indomani, la udì arrivare alle proprie spalle e domandargli: «Hai visto cos’è successo alla tua amica?»
Oliver si girò.
«Quale amica?»
«Quella che esce insieme a Pietro Bruni» rispose Tina. «La notizia è diventata di dominio pubblico. Stamattina sono state pubblicate sui social delle foto in cui appaiono insieme. In una di queste si stanno baciando. Perfino Mara Mask le ha condivise, per ricordare al mondo dell’esistenza di una fidanzata ufficiale. È partita una specie di gara per essere i primi a identificare la donna misteriosa immortalata in compagnia di Bruni.»
Oliver sospirò.
«Sapevo che qualcosa sarebbe andato storto.»
«Per Dalila o per te?»
«Per entrambi. Non credo che sarà più facile, adesso, tenere d’occhio Bruni.»
«Però, per molti, sarà più facile tenere d’occhio Dalila» ribatté Tina. «È stata riconosciuta e il fatto che ci sia del tenero tra lei e Pietro Bruni è ormai di dominio pubblico. Qualcuno ha anche diffuso informazioni su dove abita. Non è stato divulgato l’indirizzo completo, ma è stato spiegato bene dove trovarla. Una fanpage di Anna Russo ha pubblicato un post in proposito, che però adesso risulta cancellato. Ne è rimasto uno, però, in cui viene segnalato che Dalila lavorerà come fotografa a un evento che ci sarà in centro la sera di Natale e si invocava il boicottaggio dell’evento stesso.»
Oliver osservò: «Non pensavo che esistessero fanpage di Anna Russo. Giusto per curiosità, quante persone seguono quella pagina?»
«Qualche decina di migliaia» rispose Tina. «Prevedo tempi duri per Dalila. Forse farebbe meglio ad allontanarsi da Pietro e sperare che la loro avventura non metta fine la relazione tra lui e quella donnetta insignificante.» Sorrise. «Se la tua amica fosse una persona intelligente, si leverebbe di mezzo e lascerebbe l’indagine totalmente nelle tue mani.»
«Perché dici questo?»
«Perché, se Dalila non ha bisogno di te, allora né tu né io abbiamo bisogno di lei.»
«Se lo dici tu.» Oliver tornò a girarsi verso il computer. «Grazie per avermi informato. Adesso, però, devo rimettermi a lavorare.»
Seguì un lungo silenzio, ma Tina era ancora presente, dietro di lui. La sua voce secca gli domandò: «Davvero vorresti un figlio con lei?»
Oliver si voltò di scatto.
«No e non l’avrei mai pianificato. Però quel bambino esiste e non posso fare finta di niente.»
«Lo immaginavo» gli confidò Tina. «È per questo che ho insistito con Dalila affinché te ne parlasse. Ha fatto la sua scelta. Mi dispiace per com’è andata, ma non c’è niente che possiamo fare.»
Oliver precisò: «Tu hai già fatto abbastanza. Io, magari, ho ancora qualche possibilità di cambiare le cose.»
Tina sbuffò.
«Sì, poi capiterà il miracolo di Natale e Dalila tornerà da te, dicendoti che ha cambiato idea e che puoi fare il padre. È così che pensi andranno le cose?»
«L’unico miracolo di Natale è che l’albero che hai fatto stia in piedi, dato che pende più della Torre di Pisa» replicò Oliver. «Il fatto che tra pochi giorni sia il 25 dicembre, per me è irrilevante. Non solo a Natale non accadono i miracoli, ma il Natale viene festeggiato perché molti secoli fa è stato inventato il nostro calendario, con gli anni che si susseguono iniziando ogni trecentosessantacinque giorni. Ogni data è frutto di una precisa convenzione e io non sono quel tipo di persona a cui importa qualcosa delle convenzioni.»
«Quindi per te l’anno inizia a settembre e il 25 dicembre è Ferragosto?»
«Intendevo dire che il fatto che sia dicembre, piuttosto che gennaio o febbraio, non è rilevante, per me. Solo perché chiamiamo ciascun giorno con un nome diverso, non significa che ci siano giorni in cui è più facile di altri realizzare i propri obiettivi. Credo ancora che ci possa essere un lieto fine per tutti, ma bisogna conquistarselo. Io me lo conquisterò e spero che sarai dalla mia parte.»


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