giovedì 15 gennaio 2026

L'Eco della Vertigine // blog novel - capitolo 8/24

L'ottavo capitolo de "L'Eco della Vertigine".
Buona lettura! *-*


Per quanto quella scelta da Pietro Bruni fosse una discoteca per clientela dall'elevato reddito, rimaneva pur sempre una discoteca, di conseguenza non il luogo migliore per intavolare una conversazione, almeno se l'esigenza era quella di udire le risposte del proprio interlocutore, o anche solo fare in modo che questo sentisse. Per di più, Dalila aveva un bambino dal quale tornare, il che implicava la necessità di andarsene a casa relativamente presto, il che rendeva necessario concludere qualcosa di utile quanto prima.
Sbuffando, Oliver guardò in direzione della pista. Dalila e Pietro stavano ballando da ormai una quarantina di minuti e non c'erano grosse speranze che qualcosa cambiasse. Inizialmente Oliver e Selena li avevano raggiunti, per poi tornare al loro tavolo, sperando di essere seguiti. Per il momento, la cosa non aveva funzionato.
«Inizio a pensare che stiamo solo perdendo tempo» osservò Oliver, a voce sufficientemente alta da farsi sentire dell'amica. «Mi dispiace se ti ho coinvolta.»
Selena sorrise.
«Pensa a cosa sarebbe successo se fossi venuta con Edward.»
«Probabilmente a quest'ora se ne sarebbe già andato, solo per venire a casa mia a insultarmi» ammise Oliver. «È tutto tempo sprecato.»
Selena scosse la testa.
«No, in realtà mi sono divertita, finora.»
Oliver ribatté: «Non puoi essere seria!»
«Mi piace ballare. Anzi, sai cosa ti dico? Dovremmo tornare in pist-...» Selena si interruppe. «No, meglio di no. Dalila e Bruni stanno tornando da noi.»
Oliver si lasciò andare a un sospiro di sollievo.
«Meno male, non ci speravo più.»
Selena lo rassicurò: «Avrai tutto il tempo per parlare con lui, sempre ammesso di riuscire a sentire qualcosa con questa confusione.» Si alzò in piedi. «Sto per togliervi di mezzo Dalila.»
«Che intenzioni hai?»
«Andare in bagno.»
«E...?»
«E portare Dalila con me. Lo sai che, nei locali pubblici, le donne non vanno mai in bagno da sole e, quando ci vanno, rimangono a fare lunghe conversazioni. Resterai da solo con Pietro per un po'.»
Oliver la guardò sorridendo.
«Grazie, sei una vera amica. Se non ci fossi, bisognerebbe inventarti.»
«Aspetta a ringraziarmi» ribatté Selena. «Per prima cosa devo convincere Dalila a seguirmi.»
Non fu affatto difficile. La Colombari non si sedette nemmeno e si allontanò insieme a Selena. Pietro, invece, tornò al proprio posto.
«Dalila è proprio scatenata» si lamentò. «Non pensavo che mi avrebbe fatto ballare così tanto.»
«Sei tu che hai proposto di passare la serata in discoteca» puntualizzò Oliver. «Se volevi una serata tranquilla, potevi invitarla a teatro a vedere l'Opera.»
«Opera?» Pietro rise. «Ti sembro il tipo da Opera?»
«Non ne ho idea» replicò Oliver. «Devo ricordarti che non ti ho mai incontrato, prima di questa sera? Non so nemmeno di cosa ti occupi. O meglio, so che hai a che fare con il brand Echos, ma non so quale sia il tuo ruolo.»
«Echos è il brand che sponsorizza le macchine su cui corre tua moglie» precisò Pietro. «Sai che, da un momento all'altro, potrei decidere di raccontarle di questa tua serata di trasgressione?»
"Accomodati pure" avrebbe voluto rispondergli Oliver. Peraltro, di quale trasgressione parlava? Era semplicemente stato seduto allo stesso tavolo di Selena e aveva fatto con lei qualche ballo. Non era troppo poco, per fare indignare qualcuno che aveva parlato solo ed esclusivamente di relazioni clandestine?
Si limitò a precisare: «Non ci sono ragioni per cui dovresti riferire a Tina alcunché di quanto è accaduto stasera.»
Pietro annuì.
«Hai perfettamente ragione. Stai tranquillo, non ti stavo minacciando.»
«Infatti non vedo perché avresti dovuto» ribadì Oliver. «Parlando di cose serie, di cosa ti occupi, quindi? Non mi pare che tu mi abbia dato una risposta.»
«Già. Diciamo che sono l'ombra di mia sorella... o sorellastra, se preferisci. Quando mia madre si è sposata con Emilio Forti, ero ancora molto piccolo. Considero Marina come una sorella, anche se non lo siamo, parlando di sangue.»
«Ha deciso lei di sponsorizzare la Vertigo o è stata un'iniziativa tua?»
Pietro non doveva aspettarsi una simile domanda.
«Sei serio?»
«Serissimo, perché?»
«Che cosa te ne frega della Vertigo? Siamo in discoteca, con due belle donne, che non sono le nostre partner ufficiali. Perché non pensi a quanto ti scoperai la tua bambolina bionda? Io non penserei ad altro, se tra me e Dalila ci fosse un po' più di confidenza.»
Oliver ribatté: «Preferisco pensare al sesso quando sono sul punto di farlo.» Guardò l'orologio. «È ancora presto. Selena è venuta qui per ballare, voglio lasciarla sfogare un po'. Se avessimo dovuto scopare e basta, ci saremmo incontrati in albergo e non saremmo usciti insieme a voi due.»
«Giusta osservazione» concesse Pietro. «È stata Marina a decidere che sponsorizzare la Vertigo era una buona idea. Sai, sull'onda dei vecchi tempi...»
«Echos sponsorizzava la Vertigo ai tempi del ritorno in endurance, se non ricordo male.»
«Proprio così. Dalila me l'ha detto: "Fischer è un giornalista di motorsport e sa tutto sul motorsport". Non pensavo che per tutto si intendesse proprio tutto in senso letterale.»
«Non sarei così esagerato. Diciamo che penso di avere una buona conoscenza dell'argomento su cui scrivo. Per esempio, so che Valerio Villa è stato brand ambassador della Vertigo, o qualcosa del genere, a quei tempi.»
«Al marito di mia madre piacevano i personaggi controversi e Villa non faceva eccezione.»
«Era davvero così controverso?»
«No, ma veniva percepito come tale. Non era un tipo che ispirava simpatia, ai tempi della sua carriera di pilota.»
Oliver obiettò: «Mi sembra un po' poco per definirlo come un personaggio controverso. Sei sicuro che si trattasse solo di essere poco simpatico?»
Pietro rise.
«Ti rendi conto che stai parlando di un campione di automobilismo morto da anni e anni invece di...»
Oliver lo interruppe: «Invece di pensare a scopare? Te l'ho già detto: penso a scopare quando scopo e a Valerio Villa quando parlo di Valerio Villa. Sarebbe inquietante se parlassi di Villa pensando al sesso... e ancora di più se facessi sesso pensando a Villa.»
«Villa era un donnaiolo, o almeno così ha sempre riferito il mio patrigno» dichiarò Pietro. «Girava addirittura voce che, quando stava per sposarsi, abbia messo incinta la sarta che gli ha cucito su misura quell'orribile completo beige che indossava durante la cerimonia. Qualche foto del suo matrimonio la si trova, cercando bene in internet.»
Ricordando i pettegolezzi che Axel Frosch aveva riferito a Tina, Oliver osservò: «Avevo sentito dire che fosse il suo compagno di squadra, Xavier Delacroix, ad avere un figlio illegittimo.»
«Quei due erano fatti della stessa pasta, lo dicono tutti quelli che li hanno conosciuti» chiarì Pietro. «Non so niente a proposito di figli illegittimi di Delacroix, nessuno della mia famiglia ha mai avuto a che fare con lui. Villa si è sposato diversi anni dopo. Ufficialmente, aveva messo la testa a posto e, in effetti, è rimasto sposato fino alla morte. Però la sarta ingravidata c'era, tutti ne erano sicuri. Ho sentito dire che le passasse del denaro.»
«È questo, quindi, che rendeva Villa controverso?»
«Oh, no, certo che no. Durante la sua carriera di pilota, ha provocato incidenti facilmente evitabili, uno di questi proprio con il compagno di squadra. Delacroix piaceva molto di più di lui e, se ti metti contro l'idolo di tanti, allora diventi controverso di default.»
«Tutto nella norma, allora» dedusse Oliver, memore del tenore dei commenti ricevuti quando aveva scritto un articolo in cui aveva accennato a quell'argomento. «Non pensi che le polemiche tra tifosi siano spesso inutili e insignificanti?»
«Le polemiche tra tifosi sono del tutto irrilevanti, per me» gli svelò Pietro. «Quello che conta è la visibilità del brand. Il mio patrigno pensava che sponsorizzare Vertigo, quando questa associava il proprio nome a quello di Valerio Villa, fosse una buona idea. La mia sorellastra è dello stesso punto di vista. Del resto la 101 ha una line-up che non potrebbe essere più controversa.»
«Ti piace il termine "controverso", a quanto vedo.»
Pietro ridacchiò.
«Come definiresti tua moglie, dopo quello che è successo sette mesi fa a Indianapolis?»
Oliver rispose, prontamente: «La definirei "bumped", che è il termine con cui vengono definiti i non qualificati a Indy, non certo controversa.»
«Era l'idolo delle donne e ha rischiato di compromettere tutto con un incidente. Si è presa le proprie responsabilità, invece di urlare al complotto. Il suo seguito avrebbe voluto sentirla proprio urlare al complotto e inventarsi qualche amenità sull'esistenza di una congiura contro di lei in quanto donna.»
«Tina non è il tipo di persona che ricorre a questi espedienti per catturare al contempo l'attenzione sia delle fangirl che la esaltano, sia degli hater maschilisti che la screditano.»
Pietro cambiò discorso: «Passiamo a Ryuki Watanabe. Nel suo caso, la metà degli appassionati di automobilismo che girano sui social l'hanno accusato di omofobia internalizzata.»
«Conosco quelle accuse» riferì Oliver. «Pare che Watanabe abbia commesso l'imperdonabile crimine di non rivelare al mondo i dati anagrafici e l'indirizzo di casa del ragazzo con il quale è stato sorpreso a limonare all'interno di un bar. Il fanbase ha asserito che, se si è comportato così, è perché si vergogna di avere una relazione con un uomo. Il tizio con cui si trovava, ovviamente, essendo nato con un pene, è obbligato a sottostare alle dure leggi che governano l'universo, ovvero l'impossibilità di avere diritto alla privacy.»
Pietro precisò: «Comunque sia, è una controversia per la quale Watanabe viene ancora attaccato.»
Oliver si affrettò a replicare: «Credo sia opportuno chiarire una volta per tutte questo punto: non mi interessano le presunte controversie immaginate da gente con un'età mentale non superiore ai tredici anni.»
Pietro Bruni puntualizzò: «Allora, a questo proposito, sarò chiaro anch'io. Non mi interessa quello che la persona adulta, senziente e ragionevole ritiene o non ritiene controverso. Non sei tu che fai numero e non sei nemmeno tu che ti fiondi nei negozi Echos perché hai letto il nome del brand sulla 101. Per me è rilevante conoscere quello che pensano le persone grazie alle quali vendo. In questo somiglio molto a Marina, lo devo ammettere.»
«Le persone a cui devi vendere, invece, cosa pensano di Yannick Leroy? Almeno quello si salva?»
«Se ti riferisci a quella stessa categoria di compratori, assolutamente no. Leroy è il peggiore, dato che è tacciato di essere un pedofilo.»
Oliver spalancò gli occhi.
«Per quale ragione?»
«Due anni fa, ha frequentato per un breve periodo una ragazza di sei anni più giovane e molti appassionati di motori sono indignati dal fatto che non sia nemmeno mai stato denunciato.»
«Ma Leroy ha trentatré anni, adesso!»
«Sono sempre sei anni in più di quella sua ex.»
«Due anni fa, Leroy ne aveva trentuno. La sua fidanzata di quei tempi, all'epoca ne aveva venticinque. In quale contesto una venticinquenne non è adulta abbastanza da potere andare a letto con chi le pare? E di poterlo fare da anni, per giunta.»
«Non faccio io le regole» chiarì Pietro. «Vendo a chi fa le regole, ma anche e soprattutto a chi si oppone a queste regole, se ti può consolare. È assolutamente normale pensare che due adulti possano avere una relazione. Grazie ai bimbiminchia che vivono fuori dalla realtà, persone assolutamente normali possono sentirsi identificarsi invece come anticonformisti che si ribellano al sistema. Da questo punto di vista i social media sono di grande aiuto: danno voce a gente che nella realtà non ne avrebbe e permettono ad altri di sentirsi contestatori. Il mio obiettivo è che entrambe le categorie pensino sia fondamentale per loro possedere un marsupio Echos bordeaux con le borchie appena uscito nei negozi, poco importa che sia troppo piccolo per farci entrare lo smartphone. Tanto quello lo si può tenere in mano e utilizzarlo per scrivere post in ogni singolo momento, invece che riporlo da qualche parte.»
Lasciando da parte il marsupio bordeaux, Oliver osservò: «Siamo su due fronti opposti, a quanto vedo. Io spingo perché certe voci ridicole vengano messe a tacere, tu...»
Pietro lo interruppe: «Le persone sentono il desiderio di parlare. Perché impedirglielo?»
«Non bisogna impedire alle persone di parlare, basterebbe sapere parlare senza scadere nella diffamazione che, ti ricordo, è reato» rispose Oliver. «Passi finché si giudicano le qualità morali di mia moglie oppure di Watanabe, ma accusare Leroy di essere un criminale per avere fatto qualcosa non solo di assolutamente legale, ma anche normalissimo nel mondo reale, non ti pare che questo sia esagerato? Non si dovrebbero incoraggiare queste persone. Io la penso così. Mi sembra di capire che vedi le cose nella maniera diametralmente opposta.»
Pietro gli strizzò un occhio.
«Quindi non sono l'uomo adatto per la tua amica?»
«La mia amica è grande abbastanza per decidere da sola chi vuole frequentare.»
«Una volta frequentava te, se non sbaglio.»
«Se vogliamo vederla sotto questa prospettiva...»
«Non mettermi i bastoni tra le ruote. Io stesso sono in grado di condizionare il punto di vista di quelli che chiami bimbiminchia. Sbaglio o anche tu sei stato protagonista di scandali, in passato?»
Oliver replicò, secco: «Ti sto parlando dei piloti della 101, tra i quali è inclusa mia moglie, il tutto mentre sono venuto qui insieme a Selena Roberts. Che cosa ti fa pensare che abbia delle mire su Dalila? Non l'ho neanche menzionata.»
«Appunto» ribatté Pietro. «Non mi pare un comportamento normale. Davvero ti interessa qualcosa di quello che la gente sui social pensa di Tina Menezes e dei suoi colleghi? O addirittura ti interessa parlare con me di Valerio Villa?»
«Sono un giornalista» gli ricordò Oliver. «Allo stesso modo in cui tu vuoi vendere marsupi a quelli che si considerano contestatori anticonformisti, io ti considero un soggetto da studiare. In fondo tu e tua sorella sponsorizzate la Vertigo, ho il diritto di interessarmi a voi, non credi?»
«Credo che faresti meglio a pensare alla Roberts» replicò Pietro. «Ha un marito. Se non dovessi darle quello che cerca, tornerà da lui.»
«Non c'è niente di male» rispose Oliver. «Anch'io dovrò tornare da mia moglie, prima o poi. Per il resto, credo sia del tutto inutile chiederti che cosa ne pensi di quel famoso finale di stagione in cui Delacroix e Villa si contendevano il titolo mondiale.»
«Esattamente» convenne Pietro. «Anche perché quello che penso è molto semplice, ed è che non me ne frega un cazzo. Forse non ero ancora nato, oppure ero appena un poppante. Dovresti sbattertene anche tu. Non riesco a capire come faccia la Menezes a trovarti interessante.»
Oliver non ebbe il tempo di replicare freddamente: Selena e Dalila fecero il loro ritorno dal bagno. Rimase quindi a chiedersi che cosa stesse facendo Tina, se si stesse preparando per andare a letto, oppure se stesse ancora pensando alla mancata qualificazione a Indianapolis di sette mesi prima.

***

[...] Mi chiusi in camera e mi gettai sul letto. Rimasi ferma in quella posizione per un periodo di tempo che mi parve infinito. Quando mi spostai, presi in mano lo smartphone e mandai un messaggio a Silver Knight.
"Giornata terribile oggi. Dimmi qualcosa di bello."
La risposta arrivò pochi minuti dopo: "Stavo dormendo come uno Sweetheart qualsiasi e il tuo messaggio mi ha svegliato."
Non avevo pensato al fuso orario. Non mi ero nemmeno chiesta che ora potesse essere in Europa, nonostante il mio fidanzato fosse in Italia. Non avevo nemmeno pensato di contattare Oliver, a dire il vero, perché non ero certa che potesse capirmi. Silver Knight, che in certi momenti era stato deluso se per una volta non conquistava la pole position o la vittoria, avrebbe potuto comprendere facilmente il mio stato d'animo, a meno che non pensasse che fossi talmente abituata all'insuccesso da restarne indifferente.
"Ti chiedo scusa" gli scrissi. "Hai visto la sessione di oggi?"
"No, ero in dolce compagnia" ammise Silver Knight, e mi chiesi se avesse incontrato una ragazza - o un ragazzo? - oppure portato in giro il proprio cane. "Mi dispiace. Ho visto adesso il tuo incidente sui social. Vedrai che domani ti rifarai."
Iniziai a digitare: "Non ne sono affatto convinta. Non siamo al livello degli altri e, dopo la botta di oggi, la macchina sarà ancora più instabile di prima. Credo sia stato un errore. Non avrei dovuto lasciarmi tentare. Avevo già avuto una carriera a tratti brillante, con una grande soddisfazione proprio alla fine. Avrei dovuto lasciare perdere, invece di volere a tutti i costi dimostrare a me stessa che ce la potevo ancora fare. Ho paura di quello che verrà dopo, di quello che verrà domani e di come la mia reputazione crollerà sottoterra. Sento che tutto sta per finire e che finirà nel peggiore dei modi."
Lo rilessi, per accertarmi che non sembrasse un delirio insensato. Lo lessi e lo rilessi. Inserito nel contesto, non era affatto un delirio insensato, ma esattamente quello che provavo. Forse, se Silver Knight si fosse sforzato, sarebbe riuscito a mettersi nei miei panni. Poi, però, mi avrebbe dato qualche risposta insulsa come "non dire così, che sei la migliore e metterai a tacere tutti", quindi cancellai il messaggio, anziché mandarglielo.
Ricominciai da zero e stavolta scrissi: "Peggio di così non può andare, quindi speriamo che vada meglio. Buonanotte e scusa se ti ho svegliato."
Lo inviai. Non mi arrivò una risposta, ma solo un like. Sorrisi, pensando a quanto fosse bello avere Silver Knight come amico, e cercai di dimenticarmi che l'indomani avrebbe segnato la mia fine.
Che cosa sarebbe successo, se non fossi riuscita a qualificarmi? In fondo eravamo in cinque e, ammesso che tutti avessimo le stesse probabilità, quelle di successo erano appena il sessanta percento. Non era una grande prospettiva. Gran parte della mia carriera, l'avevo spesa lontana dalle serie di altissimo livello, quindi avevo sempre avuto ottime ragioni per credere che non sarei stata in pericolo di non andare in griglia. Anche la mia esperienza alla Pink Venus mi aveva lasciata abbastanza tranquilla: era una squadra dei bassifondi, anche se qualche exploit era stato occasionalmente possibile, ma sulla griglia di partenza c'era posto per tutti, bastava stare dentro a quel fatidico 107% che mai era stato mancato, non poteva accadere nulla di peggiore rispetto al conquistarsi l'ultima casella.
Indianapolis era un'altra storia. Trentatré e mai più di trentatré, quindi avrei dovuto affrontare altri quattro piloti assetati di sangue, che cercavano di insidiarsi in quell'ultima fila che ci sembrava, paradossalmente, così tanto ambita e gloriosa.
Non mi ero mai trovata in quella situazione in prima persona, ma l'avevo vissuta, seppure dietro a uno schermo. Avevo visto piloti che, dopo avere disputato il loro tentativo finale, guardavano atterriti le performance altrui, con la consapevolezza crescente che il loro sogno fosse sul punto di infrangersi. Oppure avevo sentito interviste di titolari o team principal di squadre sgangherate e dai pochi fondi, all'indomani della qualificazione, raccontare di come nelle ore successive si fossero susseguite le telefonate di aspiranti sponsor che si facevano avanti, con la consapevolezza di avere quella visibilità data soltanto dalla partecipazione alla gara del Memorial Weekend.
Non ero pronta per essere parte di ciò che avevo visto solo dall'esterno e non lo ero, soprattutto, dopo avere visto come la tanto millantata ammirazione nei miei confronti fosse solo una facciata. Avrei voluto che il pavimento della stanza si aprisse, risucchiandomi e facendomi sparire, facendo sì che fossi dimenticata. Il pavimento, però, rimase al proprio posto, così come la camera, quando più tardi uscii per incontrare Veronica Young.
Ci trovammo all'esterno. Non incontrai intoppi, nell'arrivare fuori. Le figlie della titolare dovevano essersene andate, così come le loro amiche.
«Ho parlato con Marina» furono le parole con cui mi accolse la Young. «Ha detto che non potevi schiantarti meglio. Ha visto il video sui social. Il logo di Echos si vede bene perfino in molte miniature. Stiamo andando alla grande.»
«Stiamo andando alla grande un cazzo» replicai. «Non mi sono ancora qualificata e probabilmente non accadrà neanche domani.»
«A Marina non interessa» puntualizzò Veronica. «Non smetterà di sostenerti e non farà pressioni sulla Vertigo per sostituirti per Le Mans, anche perché mancano poche settimane e sei stata tu a fare i test. Quello che le importa è che Echos sia davanti agli occhi di tutti e, per il momento, non avrebbe potuto avere una visibilità maggiore.»
«Me ne sbatto della sua fottuta visibilità!» esclamai. «C'è la mia carriera in gioco... e non parlo della mia carriera futura, ma anche del mio passato. Tutto sarà rivalutato in base a quello che succederà domani. Non ci sono speranze di eludere certi giudizi. Mi dispiace, ma non posso pensare a Marina e al suo maledetto marchio! Peraltro non mi spiego in che modo una mia mancata qualificazione potrebbe giovare all'immagine del brand.»
«È molto semplice, Tina» rispose Veronica. «Tu parti dal presupposto, assolutamente sbagliato, che il compratore medio di maglie, pantaloni o accessori Echos sia un appassionato incallito di automobilismo che dice "devo assolutamente comprare questo nuovo capo appena uscito nei negozi perché adoro Tina Menezes e sono assolutamente convinto che a Indy sia stata una dei migliori in pista". Esci dai tuoi pregiudizi, te lo dico per esperienza. Al compratore medio, in realtà, non importa un fico secco di Indianapolis e del tuo risultato. Ricorda di avere visto il marchio associato a te, sulla macchina che guidavi, ma del risultato non potrebbe importargliene di meno. Al massimo dirà: "Echos sponsorizzava la vettura della Menezes e io credo che la Menezes sia un'eroina badass, nonostante abbia a malapena una mezza idea di chi sia". Non hai nulla di cui preoccuparti, da questo punto di vista.»
«Infatti non mi preoccupo» misi in chiaro. «Tutto ciò che mi importa di Marina Forti è che la sua azienda abbia messo fuori il denaro che ha reso possibile tutto questo. Io, però, non mi sento in grado di rendere possibile quello che dovrei garantire in prima persona. Sento che, comunque vada, sarà un fallimento. Non mi sono mai sentita come oggi, ho sempre cercato di inseguire le mie speranze... ma adesso non me ne restano più.»
Veronica mi guardò a lungo negli occhi, senza parlare. Cercai di distogliere lo sguardo, mentre mi scrutava, ma non vi riuscii. Infine, la Young mi domandò: «È successo qualcosa, vero?»
Abbassai gli occhi.
«No.»
«Puoi negare quanto vuoi, ma non ti credo» replicò Veronica, «Quindi credo che faresti meglio a dirmi tutto adesso, perché non ho intenzione di lasciarti andare finché non scoprirò di cosa si tratta.»
«Davvero, Veronica, non ne vale la pena» cercai di convincerla.
Non ci fu niente da fare. Non so come, ma la Young mi costrinse a spiattellarle tutto: la tizia convinta che una nota popstar fosse la donna più influente del mondo, la sorella, le due amiche, il fatto che si fossero coalizzate contro di me e mi avessero assalita quando ero venuta a rifugiarmi alla pensione come tutte le sere...
«La titolare se ne pentirà amaramente!» sbottò Veronica, dopo avere ascoltato la mia narrazione. «C'erano accordi precisi, nessuno doveva permettersi di infastidirti. E invece cosa succede? Che devi vedertela con un branco di invasate che sprecano l'aria che respirano?»
Prima che potessi trattenerla, si fiondò all'interno. Indecisa tra il cercare di fermarla e il mantenermi a distanza di sicurezza, ritenni che quest'ultima possibilità fosse di gran lunga più saggia. Solo quando non vidi la Young tornare dopo quello che ritenevo un tempo più che sufficiente a una sfuriata che non sfociasse in un tentato omicidio, mi infilai all'interno e mi misi in cerca della mia manager.
Stava conversando non con la titolare, in sua assenza, ma con la donna che lavorava nelle ore serali e notturne. Il tono era deciso, ma non quantomeno non la stava insultando. Quando venne a raggiungermi, mi disse: «Ho messo in chiaro che certi atteggiamenti non saranno più tollerati, da adesso in avanti. La proprietaria di questo posto dovrebbe essere felice del fatto che spendiamo qui i nostri soldi e farebbe bene in primo luogo a tenere al guinzaglio le sue figlie e in secondo luogo ad assicurarsi che non chiamimo rinforzi. Quello che è successo è oltraggioso e non deve ripetersi.»
Per quanto avesse un tono fin troppo teatrale, comprendevo il suo stato d'animo. Io avevo vissuto l'aggressione come un attacco innescato dal mio pessimo risultato, Veronica lo vedeva come quello che era: una scelta deliberata di quelle ragazze.
Come a leggermi nella mente, mi ricordò: «Ciascuno è responsabile delle proprie azioni, non di quelle di altri. Se tu non ti qualifichi e quelle ragazze si comportano da stronze indegne della vita che hanno, la colpa è loro, che scelgono di essere stronze, non tua e dei tuoi risultati. Anzi, il tuo incidente di oggi ha solo messo in risalto la loro vera essenza. Se non fosse stato per la sessione di oggi, si sarebbero sfogate su qualcun altro per un qualsiasi altro motivo.»
«E se, in realtà, fossimo costantemente istigati a dare il peggio di noi?»
«Questa è filosofia, Menezes, e la filosofia non fa per me.»
Decisi di insistere: «Rifletti, Veronica. Tutti noi siamo chiamati a fare delle scelte. Possiamo scegliere la retta via, quella che sarebbe la decisione più edificante per tutti, oppure deviare da un'altra parte, finendo per fare del male a noi stessi o ad altri.»
Veronica mi chiese: «Per caso è il tuo modo per dirmi che, in fondo, siamo tutti buoni d'animo, ma che veniamo condizionati nel fare cose sbagliate?»
«Una specie.»
«Questo non elimina la responsabilità individuale.»
«Sì, ma il condizionamento esterno rimane ed è pericoloso» replicai. «Ogni volta in cui siamo vulnerabili, c'è qualcuno che ci spinge a prendere pessime decisioni.»
Veronica sbuffò.
«Dai, Tina, non iniziare anche tu. I poteri forti, i rettiliani, le scie chimiche...»
«Ma chi cazzo ha parlato di poteri forti, rettilinei e scie chimiche?» sbottai. «Rifletti, Veronica. A quanti messaggi negativi veniamo esposti? Quante volte ci è stato fatto capire che, per affermarci, dobbiamo annientare gli altri?»
«Non è forse quello che sei chiamata a fare quando scendi in pista?»
«Sì, ma non fuori.»
«Non pensare a queste cazzate. Pensa solo che domani conquisterai l'ultima fila e che ti farà la stessa sensazione che ti farebbe se fosse la prima.»
La guardai negli occhi e ribadii: «Non sono cazzate. Se ripenso a me, quando avevo quell'età, non mi sarebbe nemmeno mai venuto in mente di fare quello che hanno fatto quelle ragazze oggi. C'è qualcosa che non va. Più il tempo passa e più mi sembra di vedere persone senza freni inibitori e, di conseguenza, senza controllo.»
«Non fare la moralista, Menezes.»
«I moralisti hanno una propria etica personale e condannano chiunque non la rispetti. Però hanno un'etica. Magari sarò anche moralista, ma sarebbe peggio essere dall'altra parte. Quali principi guidano quelle ragazze? Chi permette loro di sentirsi importanti? Solo delle bambine potrebbero uscirsene con l'affermazione che la loro cantante preferita sia la donna più influente al mondo. Eppure, in certi contesti, queste vengono trattate alla stregua di persone adulte. C'è qualcosa che non va, Veronica, qualcosa che non può essere aggiustato.»
«Parole magiche: "qualcosa che non può essere aggiustato". Dato che non puoi aggiustarlo, pensa a domani. Hai ancora davanti una grande occasione. Non buttarla via.»
Lasciai da parte le chiacchiere senza né capo né coda e mi rassegnai al fatto che sarebbe attivato un nuovo giorno e, con esso, tutte le sue difficoltà. Se al sabato non ero riuscita a entrate tra i primi trenta, la domenica avrei provato a fare il possibile per essere una dei tre piloti restanti che avrebbero avuto accesso alla gara automobilistica più importante al mondo.
Compresi subito che sarebbe stata un'impresa a dir poco impossibile. Il botto del giorno precedente aveva peggiorato una situazione già di gran lunga troppo difficile. Per quanto i meccanici avessero lavorato incessantemente per rimettere in sesto la monoposto, i problemi che già si erano manifestati erano ancora più accentuati.
Non riuscii a qualificarmi. Un rookie promosso da poco dalla Indylights mi fece la cortesia di imitare la mia performance del giorno precedente, non completando il proprio tentativo finale. Io percorsi indenne le dieci miglia che avrebbero determinato il mio successo o il mio insuccesso, ma ne uscii come prima degli esclusi e con la consapevolezza di quello che sarebbe successo: insulti, prese in giro, meme in cui ero protagonista.
Però sarebbe venuta anche un'altra pagina, che era ancora tutta da scrivere. Il giorno dopo lasciai gli Stati Uniti, di ritorno in Italia, dove vivevo insieme a Oliver Fischer - in realtà non abitavamo insieme dal punto di vista ufficiale, ma era sempre da me. Non parlai nemmeno con Veronica delle mie intenzioni.
«Le Mans sarà la mia ultima gara» confidai a Oliver, la prima sera che trascorremmo insieme dopo il mio ritorno. «Dopo vorrei ricominciare tutto da zero... e vorrei sposarti.»
Qualsiasi persona sana di mente mi avrebbe fatto notare che ci conoscevamo da meno di un anno e che era una mossa azzardata, ma non Oliver Fischer. Mi sorrise e mi disse: «Voglio sposarti anch'io.»
Fu in quel momento che mi convinsi che la mia vita sarebbe cambiata radicalmente. Ci sarebbe stato spazio, tuttavia, per altri mutamenti non ancora pianificati. Nel mezzo, ci sarebbe stata la 24 Ore di Le Mans, che avrei disputato a bordo della hypercar numero 101, al fianco di Yannick Leroy e Ryuji Watanabe. [...]

***

Dopo il ritorno di Selena e Dalila, non passò molto prima che quest’ultima si allontanasse insieme a Pietro Bruni. Che la Roberts fosse curiosa di conoscere eventuali sviluppi era piuttosto palese, perciò Oliver non si stupì quando questa gli domandò: «Qualche novità?»
Oliver non era sicuro di quale fosse la risposta corretta.
«Mhm, sì e no.»
«Raccontami.»
Selena si alzò in piedi, pronunciando altre parole che Oliver non comprese.
«Come hai detto?»
«Ecco, appunto. Ho detto: non qui, che non si sente nulla.»
Oliver fu lieto dell’iniziativa della Roberts e la seguì senza esitare. Salirono al piano superiore, dove si accomodarono su un divanetto lungo il corridoio che portava a quella che sembrava essere la sala fumatori. Il frastuono della musica si udiva perfettamente, ma a un volume tale da permettere di portare avanti una conversazione senza dovere urlare.
«Hai avuto un’ottima idea» osservò. «Dalila ti ha detto qualcosa?»
«Veramente sei tu che dovresti parlarmi di quello che vi siete detti tu e il suo accompagnatore» puntualizzò Selena, «Ma effettivamente qualcosa me l’ha detto. Vorrebbe invitarti al battesimo di suo figlio, tra quindici giorni, e vorrebbe che ci fosse anche Tina.»
«Perché l’ha detto a te e non a me?»
«Mi ha chiesto se, secondo me, potesse essere una proposta indiscreta, visto che tra te e lei c’è stato qualcosa.»
«Quello che c’è stato tra me e Dalila è finito molto tempo fa» mise in chiaro Oliver. «Adesso sono sposato, mentre a lei pare che interessi questo Pietro.»
Selena osservò: «E tu non approvi.»
«Cosa te lo fa pensare?»
«Te lo si legge in faccia, lontano un miglio.»
«Non è come pensi. Quello che fa Dalila nella sua vita privata non mi interessa, non mi deve delle spiegazioni. Come ho detto, ho liberamente scelto di sposarmi con un’altra persona. Naturalmente non ho pretese, non deve rendermi conto degli uomini che frequenta.»
«Lo posso tranquillamente immaginare. È proprio che quel tale non ti piace, vero?»
Oliver annuì.
«Non ho niente contro le persone ricche sfondate, a condizione che non ostentino il loro status per autoproclamarsi individui superiori. Pietro Bruni mi dà l’idea di appartenere a quella categoria e, se devo essere sincero, non ho idea di che cosa possa vederci Dalila in uno come lui. Non nego che sia un bell’uomo, ma non credo abbia molte altre qualità, a parte questo.»
«Se ti sei fatto questa idea parlando con lui per un quarto d’ora, chissà che impressione ti farebbe, se potessi approfondire la sua conoscenza.»
«Prima o poi approfondirò la sua conoscenza, in un modo o nell’altro.»
«Gli hai già chiesto un’intervista?»
«Bruni mi ha fatto capire di non essere il tipo da interviste. O meglio, ho la netta sensazione che non abbia alcun desiderio di essere intervistato da me. Ho provato a chiedergli del suo ruolo in azienda, ma è stato abbastanza sfuggente. Ho cercato anche a parlargli della Vertigo, perfino di chiedergli qualcosa su Valerio Villa... e vuoi sapere che cosa mi ha detto?»
Selena azzardò: «Che non gliene frega niente?»
Oliver scosse la testa.
«No, che pensa che sia io quello a cui non importa niente della Vertigo. Mi ha accusato di volermi mettere tra lui e Dalila, il tutto mentre crede che tu sia la mia amante.»
Selena rise.
«Tutte queste donne che ti ronzano intorno! Spiegami come fai.»
Oliver ribatté: «Questo dovresti spiegarlo tu, dato che sei caduta nella mia rete.»
Selena tornò seria e osservò: «Se ti ha rivolto quelle accuse, bisogna che abbia delle intenzioni piuttosto chiare con Dalila.»
«Troppo chiare, per essere la prima volta che escono insieme. O in alternativa è convinto che, se vuole togliersi uno sfizio, allora i pianeti debbano allinearsi per permettergli di togliersi quello sfizio specifico.»
«Immagino che tu non abbia menzionato Alexandre Mercier.»
«Non c’era la possibilità di farlo.»
«Quindi non vi siete detti altro?»
«Sì che ci siamo detti anche altro. Mi ha parlato dei piloti della 101.»
«Quindi di tua moglie.»
«Di mia moglie, di Leroy e di Watanabe. Gli piace l’idea che vengano considerati personaggi controversi da tutta quella gente che scrive assurdità sui social media solo perché non sa come fare venire sera.»
«Tua moglie sarebbe un personaggio controverso?»
Oliver sospirò.
«A quanto pare.»
«Di che cos’è accusata?»
«Di non essere stata in grado di qualificarsi per la Cinquecento Miglia, lo scorso maggio. C’è chi sostiene che abbia tradito l’intera popolazione mondiale femminile, chi addirittura insinua che l’abbia fatto apposta.»
Selena replicò: «Queste persone non dovrebbero essere prese sul serio. Mi auguro che la maggior parte di loro siano ragazzini. Forse farebbero meglio a mettersi a studiare, piuttosto che trascorrere le loro giornate a scrivere scemenze.»
«Vuoi scherzare? Quando scrivono scemenze ottengono dei like, studiando possono al massimo prendere un diploma o, se sono ragazzini cresciuti, una laurea.»
«Quello che non mi spiego è perché Pietro Bruni dia peso a quella gente. È un uomo ricco sfondato, come tu stesso l’hai definito, che non fa altro che sbandierare ai quattro venti il proprio status. Per quale motivo dovrebbe preoccuparsi di certe cavolate?»
Oliver rispose: «Purtroppo dà peso a chi non dovrebbe per semplici ragioni commerciali. Mi ha detto che, grazie a certi bimbiminchia che scrivono deliri sui social, chi ha un minimo di cervello si sente un contestatore alternativo. Tutte e due le categorie fanno al caso suo. Del resto, Echos è un marchio relativamente abbordabile anche per i ragazzini. Se vendi a loro o ai giovani adulti, allora ti conviene piegarti alle loro logiche.»
«Che tristezza.»
«È marketing, nulla di più e nulla di meno.»
«È marketing a misura di bimbiminchia» puntualizzò Selena. «Puoi vendere anche senza accusare personaggi celebri di avere commesso nefandezze del tutto inesistenti. Lo sai anche tu, Oliver. Non siamo proprio delle celebrità come Tina, però anche noi siamo stati trascinati nel fango a causa della nostra notorietà. Prima sono stata accusata di averti tradito con Edward, quando in realtà io e te ci eravamo lasciati. In seguito, c’è stato chi mi ha tacciata di avere una relazione extraconiugale con te.» Rise. «Non parlo di Pietro, a lui l’abbiamo fatto credere di proposito.»
«Capisco perfettamente quello che vuoi dire, ma non mi spingo a sperare che un giorno l’intera collettività lo capisca» ribatté Oliver. «C’è chi, smanettando con il telefono, scrive tutto quello che vuole a proposito di persone con cui non ha mai avuto nulla a che fare. È convinto di conoscere tutto e di essere elevato a grande giudice dell’umanità. Ritiene di fare del bene. Il problema, nel mondo di oggi, è che queste persone ricevono incoraggiamento. Misurano tutto in view e like e, purtroppo, più la spari grossa e più fai successo. Non sono assolutamente contrario ai social media, anzi, potrebbero consentire a chi pubblica contenuti di qualità di emergere e di ottenere la meritata considerazione, gli algoritmi, però, premiano chi pubblica spazzatura. Di conseguenza, ecco che i grandi divulgatori di rifiuti divengono la fonte universale del sapere. Non importa più che cosa sia vero o cosa non lo sia. Tutto può diventare vero, se raggiunge un certo quantitativo di numeri, e i “divulgatori di rifiuti” sanno essere molto subdoli. Fai notare civilmente che hanno detto qualcosa di inaccurato? Allora si difendono accusandoti di averli insultati e di bullizzarli. È curioso, peraltro, che se ne lamentino, dato che la maggior parte di loro sono cyberbulli in incognito. Un tempo questa gente non sarebbe stata presa in considerazione, adesso ha un palcoscenico personale sul quale esibirsi e ricevere applausi e acclamazioni.»
«Hai provato di spiegarlo a Pietro?»
«Sarebbe del tutto inutile. Anzi, mi è sembrato che certi pettegolezzi da fanbase lo divertissero.»
«Pettegolezzi su tua moglie?»
«Non solo su Tina. Non so se conosci le vicissitudini personali di Watanabe.»
«Temo di no.»
«Ha avuto una relazione con un ragazzo che preferiva restare anonimo, invece di finire menzionato ovunque come il fidanzato di una celebrità. Ryuji è stato tacciato di non accettare la propria stessa relazione e di essere omofobo.»
«Fammi capire, questo non può uscire con chi gli pare, senza doverne rendere conto ai... come li hai chiamati? Divulgatori di spazzatura?»
«E non è niente. Pensa che c’è chi sostiene che Leroy sia un pedofilo perché è stato insieme a una venticinquenne.»
Selena sospirò.
«Tutto ciò è assolutamente ridicolo!»
«Concordo in pieno, ma purtroppo c’è tanta gente che non concorda» rispose Oliver. «Non credo ci sia molto margine di intervento. Temo che un giorno dovrò reinventarmi, perché mi sarà del tutto impossibile continuare a fare il mio lavoro.»
«Perché dici così?»
«Perché scrivo fatti accertati oppure, se faccio ipotesi, specifico che sono mie ipotesi. Non è questo il futuro e, purtroppo, inizia a non esserlo nemmeno il presente.»
Selena lo incoraggiò: «Sii positivo. C’è sempre chi ti legge con piacere. Un certo tipo di fanbase prima o poi si farà una vita vera e la smetterà di diffondere certe idiozie.»
Oliver scosse la testa.
«Non ne sono tanto convinto. Il problema non sono solo i ragazzini. Hanno sicuramente un modo tutto loro di comportarsi, ma un certo atteggiamento esiste in tutte le fasce di età. Non hai idea dei commenti che ho ricevuto in passato, quando ho scritto un articolo sullo scontro per il titolo tra Delacroix e Villa.»
Selena osservò: «Questo Villa torna sempre a farci visita.»
«Già» ammise Oliver. «Pensa, perfino Pietro Bruni è riuscito a dirmi qualcosa di utile, su di lui. O almeno, qualcosa che non fosse del tutto inutile, anche se non credo ci sia qualche genere di utilità in questa informazione.»
«Mi era parso di capire che non volesse parlare di Villa.»
«Infatti era proprio così, ma evidentemente neanche lui ha avuto il coraggio di mettermi a tacere all’inizio della conversazione. Almeno qualche minuto ha voluto aspettarlo.»
Selena volle sapere: «Qual era questo dettaglio utile?»
«Ribadisco che il termine “utile” potrebbe essere molto azzardato» ripeté Oliver, «Ma mi ha parlato di una presunta relazione extraconiugale.»
Selena scoppiò a ridere.
«Pietro è proprio fissato con le corna!»
«Così pare.»
«C’è qualche dettaglio, a proposito di questa relazione?»
Oliver ripeté quanto scoperto da Bruni: «Apparentemente Valerio Villa si è sposato. In occasione del matrimonio indossava un completo confezionato su misura, che secondo Pietro era beige e di pessimo gusto, prodotto da una sarta con la quale ha avuto una storia. Da questa relazione sarebbe nato un figlio, oppure una figlia.»
«O quattro gemelli.»
«Tu dici?»
«Mi sembra una storia un po’ improbabile. Aspetta, vediamo...» Selena aprì la borsetta color argento e ne prese fuori lo smartphone. «Chissà se c’è campo, qua dentro.»
Oliver non comprese.
«Cosa devi fare?»
«Ho una piccola curiosità.»
«Vuoi cercare informazioni a proposito di un presunto discendente di Valerio Villa?»
«Voglio vedere se si sia effettivamente sposato» chiarì Selena. Digitò qualcosa sul telefono. «Non prende molto, sembra un po’ lento... A quanto pare, comunque, Villa ha davvero avuto una moglie. Si chiama Aurelia e il matrimonio risale a trentotto anni fa. Sembra che si siano separati un paio d’anni prima che Villa morisse, ma a quanto pare non hanno mai divorziato.»
«Ci sono foto anche del completo beige?»
«Provo a vedere se trovo qualche immagine.»
Oliver scherzò: «Poi, mi raccomando, dimmi il tuo parere sull’effettiva bruttezza.»
Dopo qualche istante, Selena sbuffò.
«Niente da fare. Non so cosa scrivere, per trovare quell’immagine. Con “matrimonio Valerio Villa” non trovo niente, ci sono solo foto di lui con la tuta della Vertigo. Poi ce n’è una insieme a Xavier Delacroix.»
«Ecco, a proposito, secondo un amico di Tina ci sarebbero voci di corridoio secondo cui anche Delacroix potrebbe avere figliato fuori dal matrimonio, mentre era già sposato. Lo so, è un pensiero assurdo, ma non riesco a non pensarci.»
«Cosa vuoi dire?»
«In quel momento, Pietro non mi aveva ancora intimato di stare lontano da Dalila, quindi gli ho chiesto se non fosse Delacroix, in realtà, quello che aveva avuto una relazione extraconiugale e un figlio. Villa mi ha detto che quei due erano fatti della stessa pasta. Non era tanto sorpreso che tutti fossero finiti nella stessa maniera.»
«Erano uomini celebri e affascinanti.»
Oliver obiettò: «Non mi sembra che questo comporti la necessità di fare figli con chicchessia e magari di non esserne nemmeno al corrente.»
Selena insisté: «Erano uomini celebri e affascinanti, ho detto. Se non vado errata, Delacroix si era sposato molto prima di raggiungere la fama. Non mi sembra così incredibile che, a un certo punto, abbia ricevuto attenzioni femminili sconvenienti e che non sia stato in grado di tirarsi indietro. Per quanto ne so, Villa non ha mai avuto una fidanzata ufficiale per tutta la durata della propria carriera. Però di donne ne ha avute tante, non mi stupirebbe se, a un certo punto, fosse tornato sui propri passi. Quello che non capisco, però, è che che rilevanza abbia tutto questo per noi.»
Oliver convenne: «Hai ragione, non ha alcuna importanza. Eppure ho il vago sentore che ci possa essere qualcosa di importante.»
«Non sarai tu, il figlio segreto di Villa?» scherzò Selena. «Come età potresti essere compatibile, se quello che ti ha riferito Pietro dovesse essere vero.»
«Premesso che non sono il figlio segreto di Villa» affermò Oliver, «Credo di essere fuori tempo massimo, anche se solo di un anno.»
Selena ribatté: «Però Villa era biondo, come te.»
Oliver rise.
«Che cosa c’entra? Anche tu sei bionda! Nessuno dei due, però, somiglia a Villa... e in realtà, tu potresti essere la figlia segreta di Delacroix!»
«Non era un figlio?»
«Secondo l’amico di Tina, era effettivamente un figlio, e il nome della madre era Natalie, che faceva l’addetta stampa.»
Selena dedusse: «Allora non posso essere figlia di Delacroix.»
Quelle parole misero fine a una parentesi che si era prolungata anche troppo. Si alzarono in piedi e tornarono nella sala, immaginando di essere raggiunti a breve da Pietro e Dalila. Non accadde, quindi per ingannare il tempo tornarono a ballare. Fu Selena a notare come fossero entrambi di ritorno, una ventina di minuti dopo.
«È quasi l’una» osservò Selena. «Immagino che Dalila vorrà tornare a casa.»
Raggiunsero i due e constatarono che, effettivamente, per la Colombari si era fatto troppo tardi.
Pietro sembrava divertito: «Non riesco a crederci, che tu abbia un figlio.»
Dalila obiettò: «Che cosa c’è di così strano?»
«Il padre del bambino non sa cosa si perde» ribatté Pietro, senza darle una risposta chiara. «Io non mi sarei mai lasciato scappare una come te. E sai cosa ti dico? Mi interessi anche se hai un bambino di otto mesi.»
«Otto mesi?» ripeté Selena.
Dalila scosse la testa.
«Lascia perdere, Pietro non ha capito proprio un cazzo.» Rise, rivolgendosi a Bruni. «Senza offesa, ovviamente.» Si avvicinò e gli diede un bacio su una guancia. «Ci sentiamo, okay?»
Pietro annuì.
«Se proprio non mi permetti di accompagnarti a casa.»
«Fidati, mi accompagnerai a casa la prossima volta» gli assicurò Dalila. «Mi raccomando, non scomparire nel nulla.»
Pietro le raccomandò: «Non scomparire nemmeno tu.»

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