martedì 6 gennaio 2026

L'Eco della Vertigine // blog novel - capitolo 2/24

Il secondo capitolo de "L'Eco della Vertigine".
Buona lettura! *-*


Nel momento in cui il telefono aveva iniziato a squillare, la prassi avrebbe imposto di ignorarlo, perché non era certo il momento di rispondere, specie se a chiamare era Dalila Colombari. Oliver Fischer, tuttavia, non dava molta importanza alle consuetudini, specie quando avvertiva l'avvicinarsi di qualcosa di grosso al quale sarebbe stato impossibile non interessarsi. Di certo Dalila non lo chiamava per proporgli alcunché di sconveniente. Sapeva che Oliver stava per sposarsi e che un certo passato non sarebbe tornato mai più.
La sensazione era corretta: la fotografa non stava affatto pensando alla loro passata relazione, quanto piuttosto a un affare poco chiaro. Catalogare il tutto come "nulla di sconveniente", a dire il vero, era piuttosto avventato, dato che quantomeno sarebbe stato capace di rifiutare, se si fosse trattato di avance di tipo erotico. Quando sentiva parlare di casi poco chiari, in cui era possibile che le cause di una morte violenta fossero state travisate, invece, difficilmente riusciva a dire di no.
Non c'era Dalila, dietro a tutto, quanto piuttosto un'altra persona che Oliver aveva avuto modo di conoscere e con la quale aveva collaborato dal punto di vista professionale.
«Per caso Alysse Mercier ti ha contattato per chiederti aiuto con la faccenda di suo marito?»
Oliver sapeva quel tanto che bastava per non potere ignorare quella domanda.
«No, perché?»
«L'ho incontrata un paio di settimane fa. È convinta che suo marito sia stato ucciso e che tu possa aiutarla a dimostrarlo.»
«Perché proprio io?»
«Perché hai una fama che ti precede, Fischer. E no, prima che tu me lo chieda, non è un complimento. Quando possiamo parlare di questa cosa? Non siamo tanto lontani. Cosa ci sarà, una trentina di chilometri? Se riesci a venire da me nel tardo pomeriggio...»
Oliver interruppe quella proposta sul nascere: «Mi dispiace, ma la cosa non è proprio possibile. Non fraintendermi, non posso dire di non essere interessato, ma oggi ho un impegno inderogabile e sto anche perdendo un sacco di tempo, al telefono con te.»
«Impegno inderogabile!» sbottò Dalila. «Come no! Uno dei tuoi articoli, immagino. Stai tranquillo, Fischer. La gente che legge solo i titoli e non gli articoli potrà sopravvivere anche senza. Qui abbiamo una faccenda piuttosto allettante che mi piacerebbe seguire stando sullo sfondo.»
«E perché non in prima linea?»
«Perché ho un figlio di pochi mesi, che peraltro non ha nemmeno un padre. So che, secondo le femministe radicali, dovrei lasciarlo da qualche parte come un pacco postale e gettarmi tra le bombe per dimostrare che non mi piego alle logiche di un mondo patriarcale, ma dubito che saranno altrettanto solerti a occuparsi di Mirko, se dovessi io morire per dimostrare che sono una vera "bad bitch". Quindi, sono spiacente, invece di combattere per il bene delle madri - che sono ovviamente tutte desiderose di abbandonare i figli neonati per mettersi indagare sulla morte del marito di Alysse - mi occupo soltanto dei miei interessi. Sono una persona terribil-...»
Oliver la interruppe: «Dalila, scusami, ma sono troppo impegnato per ascoltare i tuoi monologhi. Fai benissimo a badare agli affari tuoi, a proposito di Alexandre Mercier. Faresti ancora meglio a starne fuori del tutto, dimenticandoti del tutto di quello che ti ha detto Alysse. Dato che non mi ha contattato, forse ha cambiato idea.»
«Fidati, non ha cambiato idea» replicò Dalila. «Se vieni da me, possiamo parlarne e cercare di schiarirci le idee. Verrei io da te, ma è più pratico se mi raggiungi tu. Sono certa che ce la puoi fare. Se proprio non fosse così, me lo dici e...»
Oliver la interruppe una seconda volta: «Mi devo sposare.»
«Lo so. Però immagino che tu possa ancora uscire di casa senza subire conseguenze.»
«Non hai capito. Mi sposo oggi.»
Per qualche istante, fu il silenzio più totale. Infine, Dalila si limitò a esclamare: «Oh!»
«Alle diciotto» specificò Oliver. «Mancano due ore e mezza. O meglio, mancavano due ore e mezza quando mi hai chiamato. Adesso mancherà anche meno.»
Dalila rispose: «Congratulazioni, sia a te sia a tua moglie. Sono felice per voi. Certo, avresti potuto invitarmi, ma...»
«Non ho invitato nessuno» tagliò corto Oliver. «Ci siamo io, Tina e i testimoni. Abbiamo deciso di fare una cerimonia privata.»
«Molto privata, a quanto vedo. I testimoni li hai raccattati per strada? Altrimenti non si spiega perché tu non abbia pensato a me.»
«Tu non sei stata fondamentale alla nascita del nostro amore. Ho scelto un testimone che ha creduto in me e Tina come coppia quando ancora non ci credevamo nemmeno noi. E poi non potevo certo ingaggiare te, dopo i nostri trascorsi.»
Dalila sbuffò.
«Solo per qualche scopata! Chi è questo testimone?»
«Edward Roberts.»
Dalila rise.
«Sul serio?»
Oliver confermò: «Sul serio. Non capisco cosa ci sia di così divertente.»
«È il marito di una tua ex» gli ricordò Dalila. «Non è che sia divertente, è proprio una cosa ridicola.»
«Bada ai cazzi tuoi, Dalila» le intimò Oliver. «A proposito, se proprio lo vuoi sapere, la testimone di Tina è proprio quella mia ex.»
«Quindi entrambi i Roberts si sono scomodati di venire in Italia per il vostro matrimonio?»
«Così pare.»
«Salutameli tanto. Immagino si ricorderanno di me.»
«Edward mi sta fissando con un'aria da falco assassino. Credo che, se non riattacco entro trenta secondi, mi strapperà il telefono di mano e mi urlerà di smetterla di perdere tempo. Prima, però, sono certo che vorrà salutarti di persona.»
Dalila insisté: «Ma Alexandre Mercier...»
«Alexandre Mercier è morto da circa undici anni» replicò Oliver. «Immagino che, se non parliamo oggi di lui, si limiterà a rimanere morto. È esattamente quello che succederebbe se ci lasciassimo andare a un lungo comizio sulla sua tragica dipartita. Ora scusami, ma devo andare. È stato un piacere risentirti.»
Per fortuna, Dalila non oppose ulteriore resistenza e si accontentò di un saluto frettoloso. Oliver rimase solo ad affrontare lo sguardo contrariato di Edward Roberts.
Gli chiese subito: «Per caso qualcosa ti turba?»
«Dovresti essere turbato tu» replicò l'altro. «Vuoi forse arrivare in ritardo al tuo stesso matrimonio?»
Oliver obiettò: «C'è ancora tutto il tempo. Inoltre mi sembra doveroso ricordarti che sei il mio testimone, non la mia balia. Non sei venuto qui a impicciarti dei fatti miei, mi pare.»
«I fatti tuoi immagino riguardino qualche fatto poco chiaro» ribatté Edward. «Eri al telefono con Dalila Colombari, giusto? Cosa si è messa in testa?»
«Niente di torbido» si affrettò a rispondere Oliver. «Sa che sto per sposarmi. Per quanto la riguarda, ha avuto un figlio di recente.» Evitò di riferire che quel bambino non aveva un padre e che, di conseguenza, Dalila non aveva un partner, affinché Edward non traesse conclusioni sbagliate. «È tutto a posto. Voleva vedermi per discutere di una certa faccenda, ma le ho detto che oggi non ci sono per nessuno, perché mi sposo.» Accennò un sorriso. «Lo vedi che sono diventato un ragazzo responsabile?»
«Ragazzo fino a un certo punto. Vorrei ricordarti che hai trentotto anni e, fino a qualche anno fa, consideravi dei vecchi rincoglioniti tutti quelli di quell'età.»
Oliver chiarì: «Avevo quel pensiero a proposito dei piloti della Diamond Formula che, all'età di quasi quarant'anni, non si erano ancora ritirati dalle competizioni. Non mi riferivo alla gente normale.»
«Quindi i piloti della Diamond Formula non erano persone normali, secondo i tuoi standard?»
«Erano alla fine della loro carriera agonistica, a quell'età. Io sono un giornalista. Tra trent'anni potrei tranquillamente ancora rompere i coglioni dando i miei pareri non richiesti. In ogni caso, ti sei lamentato perché perdevo tempo. Non mi pare che questo discorso me ne faccia guadagnare. Parlare con Dalila Colombari non va bene, mentre con te sì?»
«Rilassati, Fischer» gli intimò Edward. «Mi rendo conto che nel giorno del proprio matrimonio la tensione possa essere alta, ma ti assicuro che non è niente di così terribile. Ci sono già passato due volte. Certo, nessuna delle due ho sposato Tina Menezes, quindi le cose erano un po' diverse, ma...»
«Non sarei teso, se tu non mi mettessi tensione» ribatté Oliver. «Non farmi pentire di averti ingaggiato come testimone. Ormai è troppo tardi per tornare indietro... anche se, devo ammetterlo, sono molto tentato di sostituirti con un tizio preso a caso dalla strada.»
«Avresti dovuto fare quella scelta fin da subito, se il sogno tuo e di Tina era un matrimonio completamente anonimo e senza invitati. Un passante a caso non ti avrebbe fatto domande indiscrete, come quella che sto per farti io.»
«Ovvero?»
«Ovvero, cosa sta succedendo con la Colombari? Ho sentito fare il nome di Mercier. Era il marito della telecronista francese, giusto?»
«Alysse Mercier è italiana.»
Edward obiettò: «Non ti ho chiesto questo. Comunque, se preferisci: era il marito della telecronista italiana che ha commentato la 24 Ore di Le Mans per la televisione francese?»
«Era suo marito, sì.»
«Ed è morto.»
«Undici anni fa.»
«Suicidio, se non sbaglio. A questo punto mi spingo a fare un pronostico.» Edward lanciò a Oliver un'occhiata penetrante. «Nel migliore dei casi, Alysse Mercier deve essersi messa in testa che suo marito sia stato istigato al suicidio e vuole saperne di più. Nella peggiore delle ipotesi, invece, siamo di fronte a un potenziale caso di omicidio, nel quale ti stai per gettare a capofitto senza pensare alle conseguenze.»
Oliver sospirò.
«E se così fosse?»
«Ti sei messo a indagare per conto tuo già due volte in passato» gli ricordò Edward. «Ti avverto, Fischer, non ho alcuna intenzione di farmi coinvolgere nei tuoi casini, quindi vedi di non mettermi in mezzo.»
Oliver gli ricordò: «Ti ci sei voluto mettere in mezzo da solo, già dalla prima volta. All'epoca non ero nessuno per te, solo un giornalista che ti aveva criticato in diverse occasioni, sostenendo che fossi troppo vecchio per le competizioni. Avresti potuto fregartene altamente di quello che facevo. Anche nel secondo caso, in realtà, ma forse Tina non sarebbe tra noi, se l'avessimo abbandonata a se stessa. Non...»
Si interruppe nell'udire qualcuno che bussava allo stipite.
«Ti sei già vestito, Oliver?» chiese la voce di Selena Bernard, coniugata Roberts. «Posso entrare?»
«Sì, sono già pronto» rispose Oliver.
«Non sei pronto» obiettò Edward. «Non ti sei ancora messo la cravatta.»
«Ma non sono nudo, non penso che Selena si scandalizzi se mi vede senza cravatta!» ribatté Oliver. «E poi non ho intenzione di mettermela!»
Con un ticchettio di tacchi, Selena fece il proprio ingresso trionfale. Era elegantissima, con un abito nero a maniche lunghe, con due spacchi all'altezza delle ginocchia, ma che le arrivava fino alle caviglie. Una rifinitura color argento su entrambi i lati era perfettamente in tinta con le decorazioni degli scarponcini neri. I capelli biondi, acconciati grazie a un arricciacapelli, la facevano sembrare una bambolina. Nonostante ciò, Oliver era certo che non avrebbe avuto occhi che per la sposa.
Selena esclamò: «In che senso non vuoi indossare la cravatta? È il tuo matrimonio!»
«Ci si sposa anche senza cravatta» replicò Oliver, «Specie quando la futura consorte non indossa un vero e proprio abito da sposa.»
«Lo sai cosa si dice?» obiettò Selena. «Lo sposo non deve vedere l'abito della sposa prima della cerimonia.»
«E non deve nemmeno vedere la sposa, il giorno stesso» rispose Oliver, «Ma noi ce ne freghiamo delle tradizioni. Non ci resta che arrivare insieme alla cerimonia. Dubito che il mondo si ribalterà per questo. E non credo nemmeno che ci capiteranno delle disgrazie per questa ragione.»
«Su questo concordo» convenne Edward. «Il motivo per cui ti capiteranno delle disgrazie è che vai a cercartele andando a infilarti in casi di cronaca che non ti riguardano. Tu non c'entri niente con il marito di Alysse Mercier.»
«E infatti non mi sono ancora infilato in alcun caso di cronaca che non mi riguarda.»
«Per ora.»
Oliver annuì.
«Per ora, a partire da domani si vedrà. Adesso ho altro a cui pensare. Lo so, non si direbbe, dal fatto che sono stato al telefono con Dalila per parlare di questa cosa...» Sorrise. «Vedi, Edward? Sto dicendo da solo quello che mi avresti detto tu. Tu mi fai perdere tempo, mentre io te ne faccio risparmiare. Sono o non sono un uomo dalle mille qualità?»
«La prima di queste, è che sei esasperante» ribatté Edward. «Provo un po' di compassione per la povera Menezes... anche se, devo ammetterlo, è esattamente come te. Ho l'impressione che, se tu le parlassi della faccenda di Mercier, anche Tina sarebbe molto interessata. E non sarebbe solo per tenerti d'occhio mentre hai a che fare con la Colombari, che mi pare di capire sia felicemente impegnata con qualcun altro.»
Oliver non specificò che non era così. Selena, tuttavia, domandò: «Si è fidanzata, quindi?»
Oliver riuscì a non confermare e, al contempo, a non mentire, limitandosi ad affermare: «È diventata mamma, di recente.»
Il discorso si esaurì tanto in fretta come era iniziato.
«Vado a vedere che cosa sta combinando Tina» affermò Selena, prima di uscire dalla stanza. Era già fuori, quando ricordò: «Mettiti la cravatta, Oliver.»
Sembrava non ci fosse scampo, dato che anche Edward affermò: «Ha completamente ragione. Io non intendo rinunciare alla mia, e non si può vedere un testimone con la cravatta, se lo sposo non ce l'ha.»
«Chi dovrebbe vederci, esattamente, a parte l'ufficiale di stato civile?» replicò Oliver. «Comunque sia, vedrò di piegarmi alle volontà tue e di Selena.»
Edward annuì, con aria di approvazione.
«Bravo, Fischer, hai capito come funziona il mondo. Stai facendo progressi.»
Oliver gli strizzò un occhio.
«Un piccolo sforzo, prima di regredire.»
«Nel senso che vuoi invischiarti davvero nella storia di Mercier?»
«Se quell'uomo è stato ucciso, è giusto scoprirlo, non credi?» azzardò Oliver. «O bisogna per forza continuare a pensare che si sia suicidato?»
«Non bisogna fare niente per forza» replicò Edward, «Ma esistono gli investigatori privati, se Alysse Mercier vuole indagare in proposito. Tu sei un giornalista sportivo, che senso ha contattare te?»
L'argomentazione di Edward era totalmente sensata, tanto che Oliver preferì non replicare, in modo da non dovere proseguire quella discussione all'infinito. Prese fuori la cravatta designata per l'evento - designata in linea molto teorica, dato che aveva fatto il possibile per evitarla - e tentò di allacciarsela. Proprio in quel momento la sposa entrò nella stanza.
«Sei pronto?» gli chiese Tina Menezes.
Oliver sapeva perfettamente cosa avrebbe indossato, ma fu comunque sorpreso positivamente nel vederla apparire avvolta da un meraviglioso tubino color argento, abbinato a scarpe décolleté dello stesso colore.
«Sei fantastica» osservò. «Adesso capisco perfettamente come si sentono le protagoniste delle fan fiction trash, perché io sono esattamente la loro controparte maschile.»
«Cosa vuoi dire?»
«Che sono il protagonista perfetto per una storia intitolata "Ho sposato la mia stalker". Quando l'ho vista sono rimasto affascinato da quella bellissima runner con le extension fucsia, che poi si sono rivelate parte di un fermaglio con cui teneva legati i suoi lunghissimi capelli neri. È bellissima anche con i capelli tagliati a caschetto, ovviamente. E poi ha un sorriso che cattura, chi se ne frega se è una maniaca!»
Tina ridacchiò.
«Come sei esagerato! Solo perché ho fatto di tutto per incontrarti e conoscerti, a suo tempo! Ti ricordo che non avevo intenti romantici, a quei tempi, ma volevo solo che mi aiutassi a...»
Oliver interruppe quel discorso sul nascere, dato che con Tina era finito a indagare su un caso di omicidio e non era bene che Edward avesse altre ragioni per tirare fuori l'argomento: «Non importa quello che è stato. Una come te l'avrei sposata sempre e comunque.»
Edward attirò la loro attenzione schiarendosi la voce.
«Vi ricordo che sono qui.»
«Allora allaccia la cravatta al mio futuro marito» gli ordinò Tina. «Io, però, me ne vado prima. Voglio illudermi che Oliver ce l'abbia fatta da solo.»
Voltò le spalle a entrambi e uscì dalla stanza.
Edward ridacchiò.
«Sei ancora in tempo per scappare. Se vuoi posso aiutarti.»
«Non ce n'è bisogno. So che mi sto gettando tra gli squali, ma è esattamente quello che voglio.»
«Qui non si tratta di nuotare tra gli squali insieme alla Menezes.»
«Lo so, lo squalo è lei. Però è esattamente quel tipo di squalo da cui voglio essere divorato.»
«Come sei languido, Fischer.»
«Non lo sarei, se tu non mi istigassi. Sei tu che mi hai suggerito di fuggire. Non intendo farlo. Io e Tina abbiamo deciso di sposarci perché ne siamo seriamente convinti. Quello che abbiamo vissuto insieme ci ha uniti, senza alcuna possibilità di tornare indietro. Non vi erano ragioni per rimandare.»
«Eppure non avete voluto nessuno con voi. Di solito si vuole condividere il giorno del proprio matrimonio.»
L'osservazione di Edward era corretta, entro certi limiti, ma Oliver sapeva che quella decisione non era stata dettata dall'insicurezza.
«Io e Tina abbiamo deciso di non invitare nessuno, a parte i testimoni, e di non divulgare in anticipo la notizia del nostro matrimonio perché vogliamo che sia qualcosa di solo nostro» precisò. «Non è stata una decisione semplice, ma ci sono state delle cause scatenanti. Ci sono persone, vicine a noi, a lei in particolare, che non hanno approvato molte sue scelte. Io, per Tina, voglio esserci, qualunque cosa ne pensino sua madre, suo fratello o chi altro. Non dipendiamo da loro. Se ne stanno dall'altra parte del mondo e non hanno alcun potere su di noi.»
«Tina non va d'accordo con la sua famiglia?»
«Tina vorrebbe che le sue decisioni non fossero contestate da chi non dovrebbe avere voce in capitolo.»
Edward azzardò: «Non sono felici che si sposi con te?»
Oliver rispose: «Non sono felici che viva da anni in Italia quando loro sono tornati in Brasile. Non sono felici che non si sia ritirata dalle competizioni dopo essere stata appiedata dalla Pink Venus. Non sono felici che abbia tentato di disputare la Cinquecento Miglia di Indianapolis quest'anno, e figuriamoci quando scopriranno che ha intenzione di riprovarci. Non sono felici che abbia deciso di pubblicare la propria storia raccontando anche della sua rivalità con Manuel Serrano ai tempi della Formula 3, e per assurdo i familiari di Serrano ne sono invece stati felici. In tutto questo, credo che il nostro matrimonio sia il male minore. Da quando è successo il fattaccio di De Rossi e anche Tina ha rischiato di essere uccisa, la signora Jenys ha da ridire su tutto. Ci sta che Tina abbia deciso di sposarsi nell'anonimato, non credi? Specie alla luce del fatto che forse la avrebbe approvato, ma solo se ci fossimo trasferiti in Brasile. Me la immagino: "perché dovete per forza vivere in Italia, se nemmeno tuo marito è italiano?"»
«Perché non ci andate davvero, in Brasile?»
«Perché la nostra vita è qui.»
«Mhm.»
«Qualcosa non ti convince?»
«Non lo so. Tina è nata in Brasile. Sei davvero sicuro che non voglia tornarci?»
«Ne sono assolutamente certo. Perché me lo chiedi?»
«Per vedere fino a che punto la conosci.» Edward sorrise. «Risposta esatta, Fischer. Vedo che, almeno sulle cose importanti, sai come la pensi la Menezes.»
«Bene» ribatté Oliver. «Direi che possiamo smetterla di perdere tempo, allora. Ti ricordo che, poco fa, una mia telefonata con Dalila Colombari era un problema insormontabile.» Trafficò con la cravatta, cercando di fare un nodo decente. «Dato che Tina non sta vedendo, mi potresti aiutare?»
Edward gliela allacciò più in fretta di quanto Oliver ritenesse possibile, poi osservò: «A proposito di Dalila Colombari, stai attento a quello che fai. Tina è esattamente come te: è pronta a immischiarsi in faccende pericolose, se ritiene che possano avere, anche alla lontana, qualcosa a che fare con lei. È vero, l'altra volta c'era in atto un piano finalizzato a ucciderla, stavolta non ha niente a che vedere con il marito di Alysse Mercier, però conosce Alysse e potrebbe interessarsi alla cosa.»
«Non capisco» ammise Oliver. «Prima mi dici che non devo inseguire potenziali assassini. Poi mi dici che anche Tina lo farebbe. E me lo dici dopo avermi fatto notare che devo essere pronto ad adeguarmi alle volontà della mia futura moglie. Noto una certa incoerenza, da parte tua. Dove vuoi arrivare?»
«Non fraintendermi, ho detto che è bene che tu sappia cosa vuole Tina, non che dovreste mettervi in pericolo senza un motivo ben preciso. Ti ho solo ricordato che, se farai qualche pazzia, non è esattamente il tipo di persona che cercherà di trattenerti. Anzi, finirà per incoraggiarti, forse con conseguenze nefaste per entrambi.»
«Ora capisco. Mi stai dicendo che, se non mi tiro indietro da solo, Tina non mi fermerà, quindi devo pensarci io, prima che accada qualcosa di irreparabile.»
Edward annuì.
«Qualcosa del genere.»
Oliver sospirò.
«Sembri molto interessato a questa faccenda, più di quanto mi aspetterei. Non è che Alexandre Mercier l'hai ucciso tu? Stai cercando di convincermi a lasciare perdere per non dovere uccidere anche me, vero?»
Edward ridacchiò.
«Certo, come no. Non volare troppo di fantasia, Fischer. A volte restare ancorati alla realtà è la soluzione migliore. E adesso smettila di parlare per dare aria alla bocca, che rischiamo davvero di fare tardi.»
In effetti le lancette dell'orologio appeso alla parete non comunicavano niente di positivo. Sarebbe stato davvero meglio lasciare da parte quelle chiacchiere senza né capo né coda e occuparsi di quello che contava davvero. Per fortuna Oliver era ormai pronto e non c'era dubbio che fosse così anche per Tina.
Pochi minuti dopo raggiunsero la sposa nella stanza nella quale si trovava insieme a Selena.
«Andiamo, allora?» chiese quest'ultima. «Io e Tina stiamo aspettando solo voi.»
«Il tempo di mettermi il cappotto, poi sono pronto» la rassicurò Oliver.
Selena domandò: «Siete proprio convinti di volere andare con una macchina sola? Capisco che non siate superstiziosi, ma...»
Tina la interruppe: «Certo che andiamo con una macchina sola. E la guida Edward.»
Roberts spalancò gli occhi.
«Perché proprio io?»
«Perché io ho i tacchi e Selena idem» rispose Tina. «Oliver, invece, credo che sia troppo emozionato per guidare. Non mi fido a lasciare la mia macchina nelle sue mani.»
Edward le ricordò: «Parli di una semplice Cinquecento.»
Tina ribatté: «Io amo le Cinquecento. Adoro quelle vintage, ma anche quelle moderne non sono così male.»
«Ciò non toglie che sempre di una misera Cinquecento si tratta.»
«Cos'avrei dovuto fare? Mettere i miei soldi in mano a un certo produttore di auto sportive elettriche che è ormai uno degli uomini più ricchi al mondo? Non gli darò i miei soldi. Anzi, per quanto mi riguarda farebbe bene a dedicarsi a qualche lavoro serio, invece di fare il clown sui social media. È già buona se ho comprato l'account verificato sul suo social, ma mi serviva per fare capire che si tratta del mio profilo ufficiale. Non che sia facile darlo a vedere, dato che chiunque, tecnicamente, può comprarsi un account verificato e spacciarsi per chi vuole.»
«Quale clown?» ribatté Oliver. «Quello che non fa altro che blatetare a proposito della libertà di parola per tutti?»
«Ma guarda, io non ho problemi con la libertà di parola per tutti» replicò Tina. «Se c'è chi vuole devolvere tutta la propria esistenza a parlare di scie chimiche e di rettiliani, è liberissimo di farlo, per quanto mi riguarda, specie se lo fa per diletto e non per spillare soldi ai follower. Quello che non capisco è perché, in nome della libertà di parola, io debba trovarmi questi tipi in bacheca. Seguo forse quegli argomenti? Non mi pare. E allora che se ne vadano da un'altra parte a tenere gli occhi al cielo quando passa un aereo o a guardare se i poteri forti ci nascondono che i politici, i leader religiosi e i cantanti pop hanno segretamente la coda!»
Selena intervenne: «Invece di parlare di scie chimiche e rettiliani non potremmo iniziare ad andare? Che la sposa faccia tardi il giorno del matrimonio ci può stare, ma che ritardino entrambi gli sposi, che arrivano in comune a bordo di una Cinquecento rossa guidata dal testimone, mi pare esagerato.»
«Quindi guida davvero Edward» concluse Tina. Si rivolse a Roberts: «È tua moglie che ha deciso, quindi non puoi tirarti indietro. Forza, andiamo. Selena, tu ti metti davanti accanto a tuo marito. Io sto dietro insieme al mio futuro consorte. So che questo lo emozionerà ancora di più, ma non ci posso fare niente.»
«Stai mettendo in dubbio la mia capacità di mantenere la calma» obiettò Oliver. «Ti assicuro che non corriamo alcun pericolo. Non scapperò via all'ultimo momento per paura. Avrei dovuto scappare molto tempo fa, ormai è tardi. L'ho detto, sono destinato a sposare la mia stalker.»
Uscirono di casa e si diressero verso l'automobile. Tina consegnò le chiavi a Edward. Salirono in macchina e Oliver realizzò di non avere mentito: si sentiva straordinariamente tranquillo, nonostante fino a un anno prima l'idea del matrimonio non l'avesse mai sfiorato. Non era mai stato contrario a priori, né aveva mai stabilito l'impossibilità della cosa, ma non gli era mai capitato di avere una relazione sufficientemente stabile e duratura per valutare un simile passo. Con Tina era stato tutto spontaneo e, per quanto l'organizzarlo in fretta e senza invitati potesse suggerire che si trattasse di una decisione d'impulso, Oliver era certo che fosse stata sufficientemente ragionata da parte di entrambi.
Edward accese il motore, chiedendo: «Siete pronti per il punto di non ritorno?»
Erano pronti entrambi per quelli che forse sarebbero stati i venti minuti più lunghi della loro vita.
In realtà, a posteriori, la brevissima cerimonia civile sarebbe sembrata a Oliver piuttosto rapida e indolore. Una firma e una fede al dito non avrebbero cambiato più di tanto la sua vita.
Quando tornarono alla macchina, trovarono i vetri bagnati e appannati. Faceva freddo e c'era molta umidità, in quella sera di novembre. Edward tornò a mettersi al volante, affiancato da Selena, mentre Oliver e Tina si sedevano sul sedile posteriore.
«Tina Fischer» mormorava Tina. «Tina Menezes Fischer. Tina Menezes-Fischer. Come suona?»
«Resterai sempre e comunque Tina Menezes» ribatté Oliver. «Di Fischer ce n'è uno solo!»
«Hai ragione. Sposati o non sposati, è la stessa cosa. La gente che ci vedrà stasera non saprà che siamo marito e moglie. A meno che qualcuno non si accorga che portiamo la fede al dito. Però non saprebbero comunque che non eravamo sposati fino a poco fa.»
«È la stessa cosa, ma è diverso.»
Dal sedile anteriore, Selena si girò e lanciò un'occhiata prima all'una e poi all'altro.
«Avete intenzione di dire banalità ancora per molto? Perché non pensate al dopo? Non...» Si interruppe, forse imbarazzata per il doppio senso. «Intendo la cena, ovviamente. Dove ci portate?»
«Ha scelto Tina dove andare a cena» rispose Oliver. «Non ci sono mai stato, in quel ristorante.»
«Ci sono stata in passato, quando ancora non conoscevo Oliver» chiarì Tina. «È un posto molto discreto. Nessuno si permetterà di venire a disturbarci, anche se dovessero riconoscerci. Non che per me sia un disturbo, quando la gente mi viene a parlare, magari perché vuole un selfie insieme a me... ma non oggi! Non ci sono per nessuno, ovviamente.»
Non aggiunse altro, se non indicazioni per Edward su come raggiungere il posto. Era un locale piuttosto elegante e non corrispondeva ai gusti di Oliver. Non era popolare quanto Tina, ovviamente, quindi non aveva il problema dell'anonimato e non aveva mai avvertito il bisogno di scegliere un ristorante di quel tipo.
Un cameriere li scortò al tavolo prenotato da Tina. Nessuno li guardò nemmeno, dovevano apparire soltanto come un quartetto di persone eleganti qualsiasi. Si sedettero e solo allora Oliver posò lo sguardo su una donna poco lontana.
Al tavolo con lei c'era un uomo di età compresa tra i cinquanta e i sessant'anni, molto distinto, ma molto più vecchio di lei. Era difficile riconoscerla a prima vista, con quell'abito da sera rosso e i capelli biondi raccolti in uno chignon. Non era così che Oliver la vedeva di solito, ma non c'era da stupirsi che avesse scelto un outfit del genere, in quella circostanza.
Tina e Selena non facevano caso a lui, quindi Oliver ne approfittò per prendere fuori il cellulare dalla tasca del cappotto senza farsi vedere. In un ristorante come quello, doveva essere estremamente sconsigliato tenere il telefono in mano. Edward, seduto di fronte a lui, gli lanciò un'occhiata perplessa.
Oliver fece partire una chiamata e distolse lo sguardo dallo schermo. Si voltò in direzione della bionda con l'abito rosso, la quale doveva avere sentito o la suoneria oppure una vibrazione dentro la pochette dorata che teneva accanto a sé sulla sedia.
Riattaccò. Voleva soltanto segnalarle la propria presenza e che non le sfuggisse il messaggio che stava per mandarle: "Non mi aspettavo di vederti stasera".
Mentre Tina e Selena parlavano tra di loro, Edward domandò, contenendo il tono della propria voce: «Cosa stai facendo, Fischer?»
«Nulla» rispose Oliver, sforzandosi di assumere un'aria innocente. «Ho abbassato la suoneria.»
«Quella donna è chi penso io?» volle sapere Edward.
Oliver annuì.
«Sì, ma non ho idea di cosa ci faccia qui. Di certo non è qui per noi: non poteva sapere che saremmo venuti a cena qui.»
«Mhm.»
«Non sei convinto, eh?»
«Ne sono convintissimo, dato che non avevi la possibilità di contattarla e di darle appuntamento» gli assicurò Edward, «Ma questa storia non mi piace.»
«Nemmeno a me» ammise Oliver, mentre Alysse Mercier si girava a guardare nella sua direzione, «Ma a quanto pare non ho scelta. Non sono io a decidere di dedicarmi a indagini e presunti omicidi, sono indagini e presunti omicidi a venire a cercare me.»
Quello scambio di battute non avrebbe avuto conseguenze, se Selena non avesse udito e ripetuto due specifiche parole: «Presunti omicidi? Di cosa state parlando, voi due?»
Oliver si affrettò a rassicurarla: «Non preoccuparti, possiamo passare ad argomenti più leggeri, se preferisc-...» Le parole gli morirono in bocca. «Scusa un attimo.»
Aveva avvertito una vibrazione del telefono. Non aveva visto Alysse impegnata nello scrivergli, ma sospettava che si trattasse di lei.
La Mercier, infatti, gli chiedeva: "Ti sorprende che ci piacciano gli stessi ristoranti?"
Ormai incurante delle regole del galateo che stava infrangendo, Oliver le scrisse: "Non mi piace questo ristorante e, per quel poco che ti conosco, non sono sicuro che piaccia a te."
Aveva appena premuto "invio", quando Tina gli chiese: «Va tutto bene?»
«Va benissimo» la rassicurò Oliver. «Scusa. Non sono abituata a posti come questo.»
Sua moglie rise.
«Non mi scandalizzo di certo perché stai a smanettare sul telefono. Solo, ti ho visto un po' teso. C'è qualcosa che non va?»
«No, va tutto benissimo» rispose Oliver. «Non...»
Arrivò un nuovo messaggio di Alysse, che gli chiedeva, esplicitamente: "Cosa vuoi? Non posso stare tutta la sera a messaggiare con te. Come vedi, sono in compagnia."
Ormai incurante di apparire fuori luogo, Oliver decise di insistere: "Mi ha chiamato Dalila, mi ha detto che hai una proposta da farmi. È così?"
Alysse fu piuttosto concisa: "Non via chat. Vieni in bagno alle 20.30, puntuale, così ne parliamo."
Mancava appena una decina di minuti a quell'ora. Non restava altro da fare che attendere con pazienza. Mise via il cellulare e partecipò attivamente a una conversazione poco rilevante con Tina e i coniugi Roberts. Nel frattempo, si domandò come fosse fatta la toilette in quel ristorante. Sperò che vi fosse un accesso comune per uomini e donne, in modo da potere incontrare la Mercier in un luogo in cui fosse plausibile la presenza di entrambi.
Per non destare sospetti, si diresse in quella direzione - aveva visto la scritta "toilette" - un paio di minuti prima dell'appuntamento, quando la Mercier non si era ancora alzata da tavola. Arrivato a destinazione, fu soddisfatto di vedere un unico antibagno. Poteva aspettare Alysse lì.
Non fu necessario attendere a lungo. Ancora prima di posare lo sguardo su di lei e vederla chiaramente, notò il rosso fiammante del suo abito da sera, quasi in tinta con la Cinquecento di Tina.
«Ehi, Fischer» mormorò la nuova arrivata. «Nemmeno io mi aspettavo di vederti stasera. Che cosa ci fai qui?»
Oliver rimase sul vago: «Sono a cena.»
Alysse ribatté: «Lo immaginavo. Come mai proprio qui?»
«È una lunga storia» rispose Oliver, «Ma non credo che tu voglia saperla. Io, invece, vorrei sapere cosa ti sei messa in testa. Quell'uomo attempato con cui sei venuta c'entra qualcosa?»
«Quell'uomo attempato non ti riguarda.»
«Ci vai a letto insieme?»
«È forse affare tuo?»
«Mi pareva di avere capito che ti fossi messa a frequentare Yannick Leroy. Mi sbagliavo?»
Alysse chiarì: «Non sono qui per raccontarti che cosa faccio nella mia vita privata. Vorrei soltanto che ci trovassimo, in un altro momento, e parlassimo di mio marito. Se ci fosse Dalila Colombari, al posto mio, le diresti per caso di no? Sono certo che correresti da lei, anche se stai insieme a Tina Menezes. L'ho vista di sfuggita. È elegantissima, stasera. Sei elegantissimo anche tu, a proposito. Vi siete vestiti così solo per venire a cena qui o dovete fare altro, dopo?»
«Dovevamo fare altro prima» le confidò Oliver. «Ci siamo sposati.»
«Oggi?»
«Oggi.»
«E Tina era vestita così?»
«Proprio così. Niente abito bianco, niente strascico, niente velo. Anzi, non c'erano neanche gli invitati, se proprio lo vuoi sapere. È stata una cerimonia privata.»
«Che tristezza!» esclamò Alysse. «Non avete dei parenti o degli amici?»
«Sì che ne abbiamo, ma abbiamo deciso che questa giornata doveva essere solo nostra» rispose Oliver. «Ti è così difficile concepire una simile idea?»
Alysse scosse la testa.
«No, è solo che il tuo matrimonio è stato così tanto diverso dal mio.»
«Quando è stato?»
«Dodici anni fa.»
«Avevi ventitré anni, Alysse. Non ho gli stessi gusti di una ragazza di quell'età. E nemmeno Tina, a dire il vero.»
La Mercier annuì.
«Sì, hai ragione, è plausibile.»
Oliver puntualizzò: «Non siamo qui per parlare del mio matrimonio, ma del tuo, a quanto pare, se vogliamo metterla in questi termini. Dalila dice che sei convinta che tuo marito sia stato ucciso. È così? E, prima che tu possa travisare, non ti sto chiedendo se sia davvero stato ucciso, ma se ne sei convinta. Finora, quello che so, l'ho sentito da Dalila. Mi ha telefonato oggi pomeriggio, abbiamo avuto una breve conversazione e...»
Alysse lo interruppe: «Alex è stato ammazzato. Ci eravamo sentiti al telefono neanche mezz'ora prima che morisse. Ti assicuro che non aveva intenzione di suicidarsi. Era il nostro primo anniversario di matrimonio, quel giorno. Non vedeva l'ora che la sua giornata di lavoro terminasse, per festeggiare con me.»
«Ci sono motivi per cui qualcuno dovrebbe averlo ucciso?»
«Quindi mi credi?»
«Sono convinto che, se vuoi indagare sulla morte di tuo marito, tu abbia dei forti indizi, a proposito di quello che dici. Tu, però, rispondi alla mia domanda.»
«Non lo so. Non so se qualcuno volesse ucciderlo.»
Oliver osservò: «È poco. Qualche elemento in più non guasterebbe.»
Alysse sospirò.
«Cosa vuoi che ti dica? Di sicuro nessuno che lo conoscesse nel privato intendeva ucciderlo. Al lavoro, però...»
Oliver la interruppe: «Cosa faceva Alexandre esattamente? Mi pare di capire che lavorasse per Forti.»
«Già.»
«Che cosa faceva?»
«Era un semplice impiegato, anche se aveva spesso a che fare con i pezzi grossi. Avrebbe potuto sentire cose scomode per qualcuno.»
«Oh.» La situazione iniziava a delinearsi, almeno a grandi linee. Oliver dedusse: «Tuo marito era l'ultima ruota del carro, ma esiste la possibilità che sapesse qualcosa di troppo e che qualcuno abbia deciso di chiedergli la bocca per sempre. È questo che intendi?»
Alysse confermò: «È proprio questo che è successo.»
Oliver le ricordò: «È quello che credi sia successo. In realtà potrebbe essere andata anche in un altro modo.»
Alysse negò con fermezza.
«Non ci sono altri modi in cui può essere andata. Alex non si è suicidato.» Lo fissò con sguardo supplichevole. «Ti prego di credermi. So quello che dico.»
«Va bene, sai quello che dici e non lo metto in discussione» convenne Oliver, «Ma c'è molto di cui dovremmo parlare, non credi? Solo, penso sia meglio non farlo qui e adesso. Quando possiamo incontrarci?»
«Quando vuoi.»
«Possiamo vederci un giorno della prossima settimana. Se preferisci che Tina non sappia niente, mi limiterò a dirle che devo incontrare una persona con cui discutere di lavoro.»
Alysse rise.
«Ti sei appena sposato e già pianifichi di mentire a tua moglie?»
Oliver la ignorò.
«Mandami un messaggio, quando possiamo vederci.»
«Conosci Silent Text?»
«Cosa sarebbe?»
Alysse spiegò: «È un'applicazione in cui i messaggi inviati vengono cancellati definitivamente cinque minuti dopo la lettura. Potrebbe essere più sicuro restare in contatto tramite quella.»
«Non ora» replicò Oliver. «Siamo due giornalisti che scrivono di campionati automobilistici. Ammesso che qualcuno tenga sotto controllo il tuo telefono - e avrebbe tutto il tempo per leggere messaggi che si cancellano dopo cinque minuti - non ci troverà niente di strano, se ci incontriamo per un articolo. Potremmo scriverlo davvero. "Esclusiva, quello che nessuno ha detto dello scorso Gran Premio del Brasile".»
«Ma se è stato detto letteralmente di tutto!»
«Stavo solo proponendo un titolo clickbait.»
«Ne hai di strada da fare, a proposito di titoli clickbait. Questo non porterebbe tanti click.»
«Nessuno clicca più sui titoli clickbait. Perché perdere tempo a leggere articoli, quando si può commentare solo il titolo? Si possono dire comunque un sacco di stronzate a proposito.»
Alysse insisté: «Il nostro articolo potrebbe intitolarsi "Axel Frosch pronto a tornare al volante con un nuovo team, sorto dalle ceneri della Pink Venus, la stampa italo-franco-austriaca ne ha le prove". Propongo come copertina un fotomontaggio in cui indossa una tuta rosa.»
Oliver sussultò.
«Axel Frosch?»
«Nome immaginario per un pilota immaginario» rispose Alysse. «Suona bene, non credi?»
Oliver non ebbe il tempo di replicare. La Mercier gli voltò le spalle e uscì, pronta a tornare al tavolo.
«Aspetta un attimo!» provò a trattenerla, ma fu tutto inutile.
Non poteva fare altro che raggiungere Tina e i Roberts, fingendo che nulla fosse accaduto e senza sapere, nel frattempo, né chi fosse l'uomo che sedeva di fronte ad Alysse Mercier, da dove quest'ultima avesse tirato fuori il nome di Axel Frosch come pilota di un'ipotetica scuderia legata alla Pink Venus. Non esisteva alcun Axel Frosch, proprio come la Mercier aveva affermato, ma era il nome fasullo con cui, a suo tempo, Tina aveva memorizzato nella rubrica del cellulare una sua vecchia fiamma. Come poteva Alysse esserne al corrente?
Cercò di non apparire troppo pensieroso per tutta la durata della cena, ma aveva già la mente proiettata verso il momento in cui la Mercier si sarebbe fatta viva. Al ritorno decise di guidare verso casa, con Tina seduta accanto a lui e Selena ed Edward sul sedile posteriore. Quando arrivarono, Tina insisté perché i Roberts accettassero qualcosa da bere, prima di chiamare il taxi che li avrebbe condotti verso l'albergo nel quale alloggiavano in quei giorni. Per quanto ne sapeva Oliver, se ne sarebbero andati definitivamente l'indomani nel primo pomeriggio.
Soltanto quando li accompagnò alla porta, e senza Tina presente, Selena gli domandò: «Cosa sta succedendo?»
«Niente» rispose Oliver, sperando che bastasse.
Non bastò, almeno per Edward, che intervenne: «Cosa sei andato a fare, in bagno con Alysse Mercier?»
Oliver gli scoccò un'occhiata di fuoco.
«Non hai idea di quanto suoni male la tua domanda.»
«Non ti sto accusando di nulla, non sto pensando a un risvolto erotico» ribatté Edward. «Di cosa avete parlato?»
«Di suo marito.»
«Quindi hai già deciso.»
«Non ho deciso niente» mise in chiaro Oliver, «Ma ci sono delle questioni che vorrei approfondire. Non so se ti è mai capitato di sentire puzza di bruciato. Ecco, questa è una di quelle circostanze. Sono certo che ci sia qualcosa di grosso in ballo e che Alysse ne sappia di più di quello che dice. Ha già giocato le proprie carte, per convincermi a stare a sentire le sue richieste.»
«Manco solo io, ormai» osservò Edward. «Forse dovrei andare a stanare un presunto caso di omicidio, romanzarci su e inventarmi qualcosa che ti costringa a interessartene.»
Oliver gli strizzò un occhio.
«Non ne avresti bisogno. Per delitti scovati da te sarei sempre a disposizione.»
Selena intervenne: «Andiamo, Edward? Credo che Oliver e Tina preferiscano se li lasciamo soli. Oliver non lo so, in realtà, ma Tina sicuramente. Anzi, si starà chiedendo perché non ce ne siamo ancora andati.»
Quelle parole convinsero Edward a seguirla. Oliver chiuse la porta e tornò da Tina. Questo lo fissava senza parlare, dando l'impressione, tuttavia, di avere molte cose da dire.
«Allora?» le chiese Oliver. «Cosa ti turba?»
«Ti ho visto con Alysse Mercier, o almeno, ho visto entrambi andare verso il bagno nello stesso momento, quindi presumo vi siate incontrati» lo informò Tina. «Hai in mente una collaborazione con lei?»
Oliver fu lieto di non dovere mentire, non del tutto, almeno.
«Proprio così.»
«Devi proprio?»
«Perché, la cosa ti disturba?»
Tina ridacchiò.
«Se credi che sia gelosa, sei fuori strada.»
«E fai bene a non esserlo, dato che Alysse è solo una tizia qualsiasi» ribatté Oliver. «Nonostante ciò, non mi sembri soddisfatta. Posso immaginare che non ti piaccia come opinionista.»
«Mi piace molto di più di quanto tu possa credere» replicò Tina, «Specie adesso che ragiona con la propria testa.»
«E quindi?»
«Quindi niente. Anch'io ho i miei piccoli segreti, a proposito della Mercier. Presto o tardi li scoprirai, ma non stasera.»
Oliver spalancò gli occhi.
«Cos'hai in mente?»
«Niente di cui tu debba preoccuparti» lo rassicurò Tina. «È una cosa di lavoro, c'entra Alysse.»
«Deve scrivere qualcosa sulla 101?» azzardò Oliver. «C'è di mezzo un'intervista? Mi sembra un'idea interessante.»
Tina annuì.
«Una specie.»
Non sembrava molto convinta, ma Oliver decise di non insistere. Non era Tina quella che stava per mettersi a indagare su un caso di omicidio.


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