sabato 10 gennaio 2026

L'Eco della Vertigine // blog novel - capitolo 5/24

Il quinto capitolo de "L'Eco della Vertigine".
Buona lettura! *-*


Prima di mettersi al volante, Alysse controllò SilentText. Non erano arrivati nuovi messaggi. Stava per mettere via il telefono, ma proprio in quel momento arrivò una notifica. Qualcuno la stava contattando tramite un'applicazione di messaggistica ben più convenzionale. Per un attimo si chiese se si trattasse di qualcosa di importante. Non lo era. Sospirò, pensando a quanto ci fossero risvolti negativi nella sua condizione di "zia giovane e stilosa", come probabilmente la definiva sua nipote Laura. No, "stilosa" non era la parola adatta, immaginata sulla bocca di una quattordicenne, i ragazzini che usavano quel termine dovevano essere diventati adulti già da un pezzo.
Laura si scomodava di mandarle un messaggio per comunicarle un'informazione che doveva apparirle rilevante per il destino dell'umanità: "Ho visto il nuovo video di Cya N Hide, è pazzesco! E Cya è un figo stratosferico! Che fortunata che è Mara Mask a stare con uno come lui! Ti mando il link."
Alysse fece un altro sospiro, evitando di premere il pulsante magico "blocca" solo perché Laura era l'unica figlia del suo fratello maggiore e sosteneva di vederla come un esempio, qualunque cosa significasse quel termine. Era certa di non averle mai insegnato ad apprezzare gente come Mara Mask o, peggio ancora, come il suo fidanzato. Quantomeno Mara Mask si limitava a pubblicare tutorial che bisognava andare a cercare, se interessati, mentre Cya-qualcosa, negli ultimi tempi, era passato alla radio fin troppo spesso, gracchiando assurdità anziché cantare. Di conseguenza, se Mara Mask non disturbava la quiete pubblica, non si poteva dire altrettanto del suo amato partner.
Evitando accuratamente di cliccare sul link che sua nipote fu solerte a fornirle, Alysse si sedette in macchina, si allacciò la cintura di sicurezza e partì alla volta di casa Silvani. Non vedeva Maurizio fin dalla sera in cui erano stati a cena insieme e voleva aggiornarlo sui progressi fatti. Non che ci fosse molto da dire, ma se non altro Tina Menezes sembrava avere abboccato all'amo. Non aveva fornito alcuna informazione utile, per il momento, ma Alysse non era intenzionata a demordere.
Accese il motore e, al contempo, si accese la radio. Una speaker annunciò, neanche a farlo apposta, la nuova canzone di quel trapper che piaceva tanto a Laura.
«Che gioia!» borbottò Alysse. «Devo proprio sorbirmela in anteprima!»
Fu tentata di cambiare canale, ma decise di ascoltarla. Se Laura fosse tornata alla carica, non avrebbe dovuto fingere di avere sentito la canzone. Sarebbe stata sincera, quando le avrebbe detto che era inascoltabile e che, ai vecchi tempi, la musica a misura di ragazzini era di gran lunga più orecchiabile.
Dopo tre lunghissimi minuti, Alysse accolse con piacere sia la pubblicità, sia il meteo. Parlava di nebbia a banchi prevista per la serata ed elevato tasso di umidità: era una giornata di fine novembre perfettamente omologata. Nonostante il tramonto fosse ancora lontano, la visibilità iniziava già a sfumare, sempre che quel giorno ci fosse mai stata una buona visibilità.
Le vollero circa venti minuti per raggiungere l'area residenziale, periferica ma molto elegante, nella quale abitava Maurizio. Era curioso che, negli ultimi anni, si fosse trasferito proprio nella stessa provincia in cui viveva anche Oliver Fischer insieme alla Menezes. Meglio così, sarebbe stato più semplice. Inoltre, il fatto che almeno loro abitassero nell'arco di cinquanta chilometri per puro caso, avrebbe reso più plausibile il fatto che anche la stessa Alysse fosse domiciliata da quelle parti. La cosa più assurda di tutte era che, non troppo lontano da loro, doveva trasferirsi anche Mara Mask, o almeno così le aveva riferito Laura. Però l'influencer non si sarebbe accontentata di un posto elegante, si sarebbe trasferita sicuramente in una casa di lusso, dalla quale avrebbe pontificato su come doveva vivere la gente comune.
Alysse parcheggiò, ripose gli occhiali nella custodia che lasciò sul cruscotto, poi si diresse verso la villetta bifamiliare nella quale abitava Maurizio Silvani. Non ebbe bisogno di suonare il campanello, dato che le aprì il cancello ancora prima di raggiungerlo. Attraversò velocemente il cortile, per andare verso la porta socchiusa. Solo quando fu molto vicina, Maurizio la spalancò e la fece entrare, prima di richiuderla velocemente, lamentandosi per il freddo.
Alysse era già stata a casa sua, qualche volta, quindi quando Maurizio la invitò ad andare a sedersi in soggiorno sapeva già da che parte dirigersi. Si misero l'una di fronte all'altro e rimasero in silenzio per quello che le parve un periodo interminabile, infine Silvani le domandò: «Ci sono novità?»
Alysse scosse la testa.
«Non proprio.» Si slacciò la giacca a vento, poi se la sfilò, la ripiegò in maniera sommaria e la gettò da parte. Questa cadde, ma non se ne curò. «Diciamo che mi sto guardando intorno, sto cercando persone che mi potrebbero aiutare.»
Maurizio Silvani annuì.
«Fischer, immagino. L'ho riconosciuto, quella sera, al ristorante.»
«È stato un incontro casuale.»
«Mi stai dicendo che non avevi intenzione di rivolgerti a lui? Eppure mi sembrava di avere capito...»
Alysse lo interruppe: «Sì, avevo pensato a lui, ma non ero al cento per cento convinta, te l'ho detto quella sera. Anzi, te l'ho detto varie volte ancora prima di quella sera.»
Maurizio azzardò: «Sua moglie cosa ne dice? Non ha fatto problemi, per la vostra vicinanza?»
«Non c'è alcuna vicinanza, tra me e Fischer» replicò Alysse. «Anzi, c'è maggiore vicinanza proprio con Tina Menezes, per il momento. Con una scusa, la sto convincendo a raccontarmi tutto quello che sa su Marina Forti e Pietro Bruni.»
«Mi sembra un'ottima idea» ammise Maurizio. «Il padre era una persona arrivista e poco raccomandabile, ma i figli non sono meglio, perfino Pietro, nonostante non ne condivida il DNA.»
«Credi che nascondessero qualcosa di grosso?»
«Non lo so. So solo che non sono persone che ricordo con piacere.»
Alysse lo guardò negli occhi.
«Questo non mi basta. Sono sicura che Alex sia stato ucciso e devo capire se la famiglia Forti c'entra qualcosa. Il fatto che ti fossero antipatici, o che fossero disposti a piccole azioni fuori dagli schemi in nome del profitto è assolutamente irrilevante. C'era qualche motivo per cui qualcuno di loro potesse desiderare di mettere del cianuro nel tè di mio marito?»
«Non che io sappia» rispose Maurizio. «Ero presente, il giorno in cui Alexandre morì. Era un ragazzo simpatico. Quando fu assunto, me lo affiancarono. Se solo fossero stati tutti come lui...»
Seguì una lunga dissertazione su quanto Alex fosse stato un ottimo assistente, per Maurizio. Ad Alysse, quell'aspetto non importava granché. Che fosse o non fosse un dipendente apprezzabile, aveva ben poca rilevanza.
L'incontro terminò con Silvani che la pregava di tenerlo al corrente delle novità, se ce ne fossero state. Alysse gli assicurò che l'avrebbe fatto senz'altro, poi si congedò e si avviò verso la porta senza attendere nemmeno che Maurizio la accompagnasse.
Tornò fuori. L'umidità le penetrò subito nelle ossa. Andò verso il parcheggio in cui aveva lasciato l'automobile. La ritrovò con i vetri bagnati e appannati. Contrariamente alle previsioni del tempo, la nebbia non era ancora scesa, ma era ancora presto, non era ancora neanche completamente buio.
Salì a bordo, pronta a tornare a casa. La macchina non era ancora pronta, fu necessario alzare il riscaldamento al massimo, per fare sì che il parabrezza si asciugasse a sufficienza da garantire una sufficiente visibilità. Quando partì, il rumore dell'aria calda che usciva coprì in parte la voce della radio. Quando le parve di sentire menzionare ancora una volta il trapper Cya N Hide cambiò canale, non aveva intenzione di ascoltare ancora una volta il pezzo che sua nipote aveva apprezzato così tanto.
C'era parecchio traffico per strada, quindi il rientro necessitò di più tempo, rispetto all'andata. Dopo avere lasciato la macchina in un parcheggio su strada, Alysse si diresse verso lo stabile in cui alloggiava. Salì i due piani di scale che la separavano dal bilocale che aveva preso in affitto da un paio di mesi. Era stata una scelta strategica, per essere più vicina a Maurizio e alla maggior parte dei soggetti che, a qualche titolo, erano coinvolti nel suo tentativo di indagine.
Entrò in cucina, scostò una sedia e si accomodò al tavolo. Prese fuori lo smartphone e guardò se qualcuno l'avesse cercata. Aveva un nuovo messaggio e sperò che non si trattasse di sua nipote. Per quel giorno ne aveva avuto abbastanza di trapper ridicoli.
Non era Laura, ma la Menezes. Ovviamente non erano in contatto tramite SilentText, perché non ci sarebbero state ragioni che lo giustificassero, per quanto ne sapeva Tina.
"Ho scritto la seconda parte" la informava. "Te la sto mandando via e-mail."
Alysse non sapeva fino a che punto fosse una buona notizia. Certo, era bello sapere che Tina fosse disposta a fare ciò che le veniva chiesto, ma aveva seri dubbi sul fatto di ricavarne qualcosa di utile. A peggiorare la situazione - o a migliorarla? chi poteva dirlo? - proprio in quel momento il telefono si mise a squillare. La chiamata arrivava da parte di Oliver.
Era tentata di non farlo, ma alla fine rispose: «Fischer, cosa vuoi?»
«Potresti anche essere un po' meno scortese» ribatté il suo collega. «Ti vorrei ricordare che sei stata tu a venire a cercarmi... e non hai cercato solo me. Non so cosa tu volessi da Dalila Colombari, ma sono abbastanza sicuro di non essermi sognato le richieste che mi hai fatto.»
«Scusami. Come ti ho detto...»
Alysse non riuscì a finire la frase, dato che Oliver la interruppe: «Sì, sei in vacanza all'estero, stando a quanto mi hai detto. Chissà se sia vero.»
«Bada ai cazzi tuoi.»
«Scusami se ti contraddico, Mercier, ma sei stata tu a venire a cercarmi. Se fossi rimasta seduta al tuo tavolo insieme al tuo nuovo amante, mi sarei guardato bene dal volerne sapere di più sulla morte di Alexandre, soprattutto se prima tu non ti fossi rivolta a Dalila per chiederle di metterci in contatto.»
Alysse si irrigidì.
«Maurizio non è il mio amante. Lavorava con Alex. È stato il suo tutor, quando i Forti l'hanno assunto. Per parecchio tempo, Alex è stato il suo assistente.»
«Come mai era dalle mie parti?» replicò Oliver. «Non mi sembra che fosse proprio di strada.»
«Maurizio abita qui da molti anni, ormai. Penso che si sia trasferito per una sua ex compagna, poi è rimasto anche quando si sono lasciati.»
«E tu cosa c'entri con lui?»
Alysse spiegò: «Mi sta offrendo il suo supporto. Mi ha creduta, quando gli ho detto che sono certa che Alex sia stato ucciso. Sei libero di pensare che voglia solo venire a letto con me, ma...»
Oliver la interruppe: «Questo è l'ultimo dei miei problemi, se devo essere sincero. Non mi interessa quello che fai nella tua vita privata.»
«Eppure tu stesso hai insinuato che Maurizio sia il mio amante.»
«L'ho insinuato perché era l'unico modo che avevo per farmi prendere in considerazione da te. Perché sei sparita nel nulla? Ti rendi conto che, se questo fosse un romanzo, saremmo già come minimo al quinto capitolo?»
Ad Alysse sfuggì un sorriso. A quanto pareva, non era la sola a farsi viaggi mentali di quel genere.
«Quale sarebbe il problema?»
«C'è un morto suicida che, in realtà, potrebbe essere stato assassinato» replicò Oliver. «Di conseguenza, sarebbe un giallo. C'è del cianuro nel tè, quindi potrebbero esserci atmosfere vintage riproposte ai giorni nostri. Le indagini dovrebbero iniziare non dico a pagina due, ma quantomeno a pagina dieci, massimo venti. Stiamo tirando troppo per le lunghe, non credi?»
Alysse suggerì: «Magari non sarebbe un giallo puro, ma qualcosa di più. Prendi per esempio una trama in cui vengono approfondite le nostre vicende personali.»
«Quali vicende?»
«Non so, il mio passato, il tuo... Te lo ricordi, quel giorno in cui ci siamo incontrati, mentre io correvo in stazione?»
«Mi sorprende che te lo ricordi tu» ribatté Oliver. «Non mi hai mai contattato via e-mail.»
«Preferisco SilentText. L'hai installato?»
«Sì.»
«Dopo, allora, ti passo il mio contatto. Adesso ti devo lasciare, ho da fare.»
«Devi leggere quello che ti ha scritto Tina?»
Alysse si irrigidì.
«Cosa ne sai?»
«Tina è mia moglie» gli ricordò Oliver. «Ogni tanto ci capita di parlare, anche se la cosa ti sorprende. Ho capito cos'hai in mente. Anzi, abbiamo capito. Mi piacerebbe se ci incontrassimo tutti e tre. Non c'è bisogno che Tina continui a perdere tempo raccontandoti la storia del suo ritorno alle competizioni con la Vertigo.»
«Quella storia mi interessa» ribatté Alysse. «Sto cercando di unire l'utile al dilettevole, se così possiamo dire.»
«Qual è l'utile e qual è il dilettevole?»
«È tutto utile, a dire il vero. Ti ricordo che nutro un interesse giornalistico, nei confronti della Menezes. Mi sembra più che logico volere approfondire quello che è successo a Indianapolis. Anzi, se la cosa non ti disturba, preferirei che chiudessimo qui questa telefonata. Ormai mi avrà già scritto. Devo leggere il resoconto che mi ha mandato, sperando che non ci sia Silver Knight, almeno per una volta. Tua moglie scrive molto bene, ma scrive anche un sacco di cose che non mi interessano. Spero che, in questo caso, si sia concentrata sui fatti più rilevanti.»
«Quando possiamo vederci?» insisté Oliver. «Vorrei che ci incontrassimo tutti e tre insieme.»
«Non c'è motivo.»
«Invece c'è eccome. Tina può aiutarti più di me. Diciamo che farò da supervisore.»
Alysse sbuffò.
«Ne parliamo su SilentText, okay?»
«Come vuoi» si arrese Oliver, «Ma dobbiamo parlarne e incontrarci di persona. È necessario, se vuoi che ti assista in questa indagine.»
Alysse non negò, del resto non c'era più alcuna ragione valida per opporsi. Riattaccò e iniziò a dedicarsi alla lettura.

***

[...] All'inizio fu una grande soddisfazione. Dopo che la mia strada si era separata da quella della Pink Venus, nessuno mi aveva presa in considerazione. Forse mi ero concessa troppo tempo per pensare al mio futuro, finendo a poco a poco per scomparire dai radar, ma di certo non mi era mai capitato di sentire interesse nei miei confronti. Il progetto Indy della Vertigo aveva stravolto tutto, dandomi la possibilità di sentirmi non solo nuovamente apprezzata, ma anche destinata ad avere ancora un futuro. Quando iniziò a circolare la notizia che oltre alla Indy 500 avrei disputato anche la 24 Ore di Le Mans con la vettura numero 101, insieme a due nomi di un certo rilievo come Yannick Leroy e Ryuji Watanabe, diventai un hot topic sia per gli addetti ai lavori sia per i fanbase social. Ero in particolare l'idolo delle ragazzine, che mi vedevano come la rappresentante delle donne nel motorsport.
Ho sempre rigettato un simile ruolo. Il fatto di essere nata con la vagina e di identificarmi nel mio sesso biologico non significa che io sia l'intero genere femminile. Non sono una role model, sono solo una persona, e il concetto stesso che tutte le altre donne debbano essere apprezzate o disprezzate in base al fatto che io abbia o non abbia successo non mi sembra affatto quel grande segno di emancipazione femminile per il quale viene fatto passare. In più, per quanto sia convinta che il nostro genere costituisca una buona parte della nostra identità, non dovremmo mai dimenticarci di essere in primo luogo persone.
Se sapevo bene in che modo vedere me stessa, sapevo anche di non avere il potere di influenzare il modo in cui ero vista. Non ero una grossa utilizzatrice dei social media, né delle community online, ma non potevo fare a meno di leggere: vedevo ammirazione nei miei confronti, ero considerata la risposta a tutto e un esercito di appassionati che facevano molto rumore erano pronti a innalzarmi sul più elevato dei piedistalli.
Ricordo che ne parlai in una delle mie call con Silver Knight e Axel Frosch. Era bello sapere di averli sempre al mio fianco, anche se fisicamente distanti. Silver aveva visto lo stesso entusiasmo che avevo visto io, mentre Axel ci teneva a ricordarci: «Prestate troppa attenzione a quello che la gente scrive.»
«Non dovremmo?» obiettai. «In fondo, al giorno d'oggi, il parere dei tifosi è tenuto molto in considerazione, specie quando può influenzare la popolarità di una categoria motoristica e aumentarne la visibilità e gli introiti.»
«Prova a leggere i commenti che scrivono senza fare selezione» mi suggerì Axel. «Prova a guardare, su cento commenti, quanti sono quelli fuori contesto, o con insulti, o scritti da persone che non hanno idea di cosa stiano parlando. Secondo me sono almeno settanta o ottanta. Questa storia secondo cui il parere di tutti dovrebbe essere divulgato e ricevere decine e decine di like in segno di riconoscimento sta iniziando a stancare. Ho sempre limitato al massimo la mia presenza sui social e credo che sia la cosa migliore da fare. Ovviamente Silver non la penserà come me e...»
Silver lo interruppe: «Mi sembra ovvio che non la penso come te! Cosa dobbiamo fare, ignorare la gente che ci ama e che ci considera degli idoli? Non è forse bello vedere il loro affetto, sapere di contare davvero per qualcuno?»
Axel obiettò: «Quanto a lungo durerà il loro affetto? Aspetta di vedere cosa scriveranno di te quando volterai le spalle al team che adorano e te be andrai. Oppure quello che scriveranno quando i tuoi risultati inizieranno a calare.»
«Oh, adesso capisco» borbottò Silver. «Il pilota-agricoltore, quello che non usa i social perché è più interessante passare il tempo insieme agli animali da fattoria, in realtà non sopporta l'idea di essere criticato. Non è colpa dei tuoi tifosi, se hai deluso le aspettative.»
Axel sbuffò.
«Ecco, sapevo che saresti andato a parare lì. Vuoi dirci che tu non hai problemi perché tanto gli imbecilli che scrivono sui social ti considerano in gran parte il "GOAT", mentre quelli come me o come Tina o come altri meritano di essere sbeffeggiati perché non sono alla tua altezza? Sei sempre il solito. Non vuoi proprio capire.»
«Nessuno sta sbeffeggiando Tina» puntualizzò Silver. «Tutti la adorano, esattamente come merita. E soprattutto, tutte la considerano la loro eroina. Le ragazze non vedono l'ora di vederla sulla griglia di partenza a Indianapolis. Molte di loro affermano di non avere dubbi sulla sua vittoria.»
Era proprio questo che mi spaventava: l'assoluta mancanza del senso della realtà. Mi accingevo a partecipare alla Cinquecento Miglia con una squadra che non disputata l'intera stagione, io stessa come one-off. Ero una rookie di trentanove anni, che avrebbe dovuto lottare per conquistarsi un posto appena un po' più altolocato dell'ultima fila della griglia, non una pluricampionessa appartenente a uno dei team dominanti.
«È proprio questo il problema» affermai. «Ha ragione Axel, quando dice che fin troppa gente parla a sproposito. Invece di essere ignorata, viene incensata, come se fosse un oracolo che declama la verità assoluta.»
«Non capisco quale sia il problema» insisté Silver, che evidentemente non aveva la mia stessa idea dell'entusiasmo dilagante dei tifosi. «Ti amano, sei il loro idolo, hanno la certezza assoluta del tuo successo.»
«Appunto, come fai a non capire?» obiettai. «Credi davvero che, quando si renderanno conto che la Vertigo non ha speranze non solo di battere i mostri sacri della Indycar, ma neanche di avvicinarsi a quelle performance, diranno: "mi sono sbagliata, mi sono lasciata prendere dall'entusiasmo credendo che Tina Menezes potesse ottenere un risultato storico?" Credi che ammetteranno mai che portare i colori della Vertigo al via di una delle gare automobilistiche più importanti e storiche al mondo sia già esso stesso un risultato storico?»
«Probabilmente no.»
«E allora a chi daranno la colpa di quello che vedono come un fallimento?»
Silver sentenziò: «A questo ci si penserà al momento opportuno.»
Non ero d'accordo.
«È quello che mi dicono tutti, ma la realtà è un'altra: non ci sarà nessuno di voi a sorbirsi gli insulti di chi mi vedeva come un simbolo per tutte le donne. Ci sarò io, che cadrò dal piedistallo su cui mi hanno messa. E sai come funziona? Che più ti mettono in alto e più senti la caduta. È questo che mi aspetta, e solo per avere creduto in un nome storico come quello della Vertigo.»
«Nome storico» ribatté Silver, divertito dalle mie parole. «Sei seria?»
Non ebbi il tempo di rimproverarlo. Ci pensò Axel, che era un nerd, quando si trattava di automobilismo vintage.
«Non sai proprio un cazzo, Silver! Capisco se stessimo parlando di qualche squadra che non arrivava a superare le prequalifiche, ma la Vertigo è stata una grande scuderia della Formula 1 degli anni '70 e '80! Al giorno d'oggi gareggia ancora con relativo successo in endurance.»
«Negli anni '70 e '80, appunto!» replicò Silver. «Hai idea di quanto sia passato da allora?»
«E tu hai idea, anche solo vaga, di cosa significhi "nome storico"?» ribatté Axel. «Non è che, solo perché a quei tempi non eri ancora nato, il passato non sia mai esistito. Sono sicuro che molti appassionati di vecchia data si ricordano bene quello scontro per il titolo mondiale avvenuto su uno dei tanti "parcheggi" americani che negli anni '80 sono ststi travestiti da circuiti cittadini!»
Silver rise.
«Sei così comico quando ti dai importanza solo perché ti ricordi di Xavier Delacroix! È il passato, ormai, mentre noi siamo il presente. Anzi, io e Tina siamo il presente, mentre tu ormai sei solo un agricoltore che trascorre il proprio tempo insieme alle anatre e alle capre. Oh, dimenticavo, anche con cavoli e cetrioli, dato che non ti fai mancare neanche di coltivare l'orto.»
«C'è forse qualcosa di male nel coltivare l'orto?» obiettò Axel. «Le mie piante danno sicuramente più soddisfazioni rispetto ai tamarri di cui ti circondi per apparire.»
«Ho dei doveri contrattuali con i miei sponsor. Evidentemente, se a te nessuno ha mai chiesto nulla del genere, è perché non avevi abbastanza traino. Piacevi solo alle ragazzine, e sono finché non hai iniziato a essere stempiato. Mi dispiace, ma sfoggiare la tua cultura in fatto di automobilismo del passato non farà incrementare il tuo fascino. Al fanbase al gran completo non importa un fico secco di Delacroix che inseguiva il titolo su un "parcheggio" in America. Sarà anche una realtà triste, ma è pur sempre la realtà.»
Non ero certa che quanto affermato da Silver fosse corretto. O, per meglio dire, il fatto di ritenersi superiore perché spesso circondato da vip vestiti male che non avevano mai lavorato nel corso della loro esistenza era un'autentica cazzata. A lasciarmi dubbiosa era il fatto che all'intera collettività degli appassionati di corse automobilistiche non importasse più nulla di Delacroix o ai piloti della sua epoca. C'erano anche tifosi vintage, di nicchia, che non facevano che parlare di quanto fossero belle le gare ai vecchi tempi, spesso elogiando le condizioni di sicurezza sommarie e glorificando la morte, nonché insultando chiunque mostrasse interesse per epoche diverse da quella di loro preferenza. Paradossalmente, quei tifosi sembravano essere stati presi da esempio da ragazzini e ragazzine che invadevano i social. Potevano non essere al corrente di chi fosse Delacroix o della storia della Vertigo, ma si lasciavano trascinare dalle più disdicevoli pulsioni, dedicandosi anima e corpo a offendere e ad augurare disgrazie a chiunque non fosse di loro gusto.
L'idea di essere destinata a divenire "vittima" di simile gentaglia non mi avrebbe fatto né caldo né freddo, se quella stessa gentaglia non fosse stata fin troppo spesso considerata un esempio da seguire. Avrei tanto desiderato che Silver Knight si sforzasse di comprendermi, ma non vi era alcuna possibilità. Il suo status privilegiato di pluricampione del mondo ancora in attività non lo metteva al riparo dagli insulti di detrattori e hater, ma faceva sì che un'orda di fanboy incalliti intervenissero in suo soccorso e facessero passare in secondo piano le voci di chi lo screditava.
Aveva la mia stessa età. Non avevo idea di quanto a lungo avrebbe continuato a gareggiare, ma esistevano buone probabilità che il suo successo potesse durare fino alla fine. Forse non avrebbe mai vinto un altro titolo, ma erano passati solo pochi anni dall'ultimo e il ricordo di lui come dominatore era ancora ben ancorato nella memoria collettiva. I suoi appassionati sostenitori, quelli che venivano descritti come i migliori tifosi, per esigenze di "copione", si sarebbero limitati a continuare a insultare altri piloti, altre scuderie e altri tifosi, senza mai diventare suoi detrattori, come se avessero dovuto vederlo sprofondare a poco a poco al centro della griglia, se non oltre.
Per quanto Silver Knight sapesse essere una persona dolce e sensibile, per lui tutto girava intorno a se stesso. Fintanto che nessuno lo eleggeva come bersaglio, non si rendeva conto che esistevano bersagli molto più facili. Anzi, spesso sosteneva che Frosch esagerasse, nel descrivere in termini negativi certi ambienti online. Diceva: "è colpa tua, non sei stato all'altezza delle aspettative, quindi dicono la verità". Può essere, ma vi è modo e modo di dire la verità. Anche Axel aveva vinto dei campionati, in passato, quando era ancora un giovane esuberante. Aveva detrattori, ma godeva comunque di un certo rispetto. Quando in seguito non era riuscito a confermarsi, divenendo prima un pilota di top team considerato deludente, poi uno dei tanti che puntavano a conquistare pochi punti ogni fine settimana, dopo l'ingaggio da parte di una squadra di livello medio-basso, quel rispetto era svanito a poco a poco. Se nemmeno un campione del mondo, che aveva vinto decine di gran premi e che un tempo era stato considerato una stella del motorsport, poteva salvarsi dall'abisso, che cosa ne sarebbe stato di me?
Non mi sembrava un concetto così difficile da comprendere, ma con Silver non c'era verso di farsi capire. Preferii passare ad altro, chiedendo ad Axel se pensasse che i due piloti della Vertigo, per quel finale di stagione, meritassero di essere ricordati maggiormente.
«Mhm, meglio di no» ribatté Axel. «Al giorno d'oggi la gente pensa di potere giudicare la vita privata di chiunque, quindi meglio non parlarne troppo. Chissà cosa direbbero, se si scoprisse che uno dei due ha probabilmente concepito un figlio da una relazione extraconiugale.»
Non mi aspettavo una simile osservazione da parte sua, e non perché non ci fosse un simile atteggiamento nella collettività.
«Un figlio illegittimo?» domandai. «Non ne ho mai sentito parlare.»
«Diversi anni fa» mi spiegò Axel, «Stavo cercando informazioni sulla sua carriera. Sono finito su un blog dove era pubblicata una pagina intitolata "la vera storia di Xavier Delacroix". C'era menzione a un figlio avuto insieme a un'amante. Mi dirai che sono un gossipparo impenitente, ma non ho potuto fare altro che fare ricerche. Sembra che l'amante fosse una non meglio precisata signorina Natalie, se ben ricordo, un'addetta stampa sua connazionale, secondo alcuni pettegolezzi ben datati. Non si sa nulla a proposito del figlio, ovviamente, né quando sia stato concepito.»
Silver Knight ci rimproverò perché stavamo divagando e parlando di nulla, sostenendo che il suo tempo era prezioso e che doveva andare a fare una passeggiata con Sweetheart. Gli ricordai che il suo cane sarebbe stato ben lieto di restare a dormire, non essendo un grande amante né delle passeggiate né del movimento in generale. Fui comunque d'accordo sul fatto che fosse assolutamente opportuno smetterla di intrometterci nella vita privata di Delacroix. La signorina Natalie e l'ipotetico figlio non erano affare nostro, nemmeno alla lontana. [...]

***

La narrazione di Tina Menezes andava, a sorpresa, ben oltre il semplice interesse giornalistico, ma Alysse non doveva commettere errori. Aveva già sbagliato abbastanza quando aveva coinvolto, nel dubbio, fin troppe persone. Non poteva più tornare indietro, ma doveva almeno cercare di andare avanti nella maniera più cauta possibile.
Incontrò Oliver Fischer e la sua consorte nello stesso posto in cui aveva incontrato quest'ultima la volta precedente. Faceva ancora più freddo e dall'alto cadeva qualche goccia, forse effetto della nebbia, alta, ma piuttosto fitta. La Menezes portava in testa il cappuccio di un giaccone più pesante di quello del loro precedente incontro, ma il meteo e le temperature del giorno lasciavano intuire che non fosse solo per camuffare la propria identità.
Alysse si sedette di fronte ai due coniugi e, dopo un rapido saluto, osservò: «Bel racconto, Tina. Era tutto scritto molto bene. Quando lascerai le corse, dobbiamo prendere in considerazione l'idea di scrivere qualcosa insieme. Sono certa che ne uscirebbe un pezzo molto interessante. Farò scegliere a te l'argomento.»
La Menezes parve interdetta ed esitante, ma Oliver riempì subito il silenzio: «Mercier, sbaglio o ti ho detto che Tina sa tutto?»
«E quindi?» obiettò Alysse.
«Credevo che fossimo qui per parlare dei Forti» rispose Oliver. «Il fatto che Tina sappia scrivere o meno dovrebbe essere irrilevante.»
Alysse insisté: «Quello che Tina ha scritto è lavoro per me. È vero, ha dedicato fin troppo spazio ai suoi amici...» Pronunciò i veri nomi, per poi correggersi, con sarcasmo: «Volevo dire Silver Knight e Axel Frosch, ovviamente. Però è tutto molto interessante. Vorrei saperne di più. Sono rimasta molto colpita da Frosch, è proprio un uomo dalle mille risorse. Davvero è così nerd?»
Tina annuì.
«Sarebbe capace di elencare le prime dieci posizioni nel mondiale di quarant'anni fa, con un po' di concentrazione.»
«E anche i fatti privati dei piloti di quarant'anni fa e oltre?»
«No, questo penso di no, perché?»
Alysse sfoderò un sorriso. Non aveva idea di quanto fosse credibile, ma non importava. Tina e Oliver erano concentrati sulla vicenda di suo marito, di certo non avrebbero dato troppo peso a quella prima parte di conversazione.
«Frosch sapeva dell'amante di Xavier Delacroix, mi è parso di capire.» Si rivolse a Oliver. «Tu ne sai qualcosa?»
Il collega aggrottò la fronte.
«Mhm... direi di no, perché?»
«Conosci molto bene la storia del motorsport» rispose Alysse. «Mi sembra di avere letto un tuo articolo sul suo scontro per il titolo con Valerio Villa.»
Oliver annuì.
«Sì, e non è stato un grande successo.»
«C'erano molti commenti, invece, se ricordo bene.»
«Non lo nego, ma il tenore di quei commenti? Non penso che ne valesse la pena. Non immaginavo che saltassero fuori così tanti fanboy del passato a parteggiare l'uno per l'altro con insulti e polemiche varie. Ne ricordo uno che sosteneva di avere dieci anni, quando Delacroix era all'apice del successo. Affermava di non averlo mai dimenticato.»
Alysse obiettò: «Scusa, ma cosa c'è di male? Io stessa ricordo con piacere certi piloti che gareggiavano quando ero bambina.»
Oliver precisò: «Non c'è niente di male, ovviamente, ma non si è limitato a questo. Anzi, ha iniziato a offendere altri utenti, solo perché alcuni avevano osato fare commenti vagamente critici, oppure perché si erano spinti a elogiare Villa. Quel tifoso ha più di cinquant'anni. Non mi sembra normale, a quell'età, innescare flame a proposito di piloti di quando aveva dieci anni.»
«In effetti» ammise Alysse, «Mi sembra un comportamento piuttosto delirante. Spero di non fare la stessa fine, quando avrò quell'età. Sarebbe molto preoccupante.»
«Anch'io, ovviamente, sarei molto preoccupato, se dovessi fare una fine del genere.» Oliver sorrise. «Sono sicuro, però, che non accadrà.»
«E di Delacroix?» chiese Alysse. «Sei sicuro di non avere approfondito la sua vita privata?»
«Ne sono totalmente certo. Perché?»
«Pensavo al figlio illegittimo.» Si rivolse a Tina: «Tuo marito sa esattamente quello che hai scritto, vero?»
La Menezes annuì.
«Certo che lo sa.»
«Il figlio illegittimo» ripeté Alysse. «Chissà come reagirebbe la tifoseria odierna, se si scoprisse che uno dei piloti attuali ha un figlio segreto. Per esempio il tuo amico Silver Knight... sarebbe uno scandalo, per certi puritani che si ritengono aperti di mente.»
«Silver Knight è single, per quanto ne sappiamo» puntualizzò Oliver. «Sarebbe peggio se fosse un uomo sposato ad avere un figlio segreto.» Rifletté per qualche istante. «Uno come Xavier Delacroix, che era sposato e aveva dei figli "ufficiali". Penso sia una fortuna che sia vissuto decenni fa, quando la gente non aveva la possibilità di scoprire tutti i dettagli della vita privata dei personaggi pubblici.»
«Questa vicenda mi ha incuriosito. Ho provato a fare qualche ricerca, ma ho trovato poco. Probabilmente il blog consultato da Frosch non esiste più. Su qualche vecchio forum ho visto qualche accenno a una relazione con un'addetta stampa, però non c'erano dettagli, né si parlava del presunto figlio.»
«Immagino anche che questo non si sia mai fatto vivo.»
«Può darsi che non abbia mai saputo di essere figlio di Xavier Delacroix.»
«Oppure» intervenne Tina, «Che non esista affatto. Vi ricordo che, prima della diffusione di internet, il fact checking non era molto semplice.»
Oliver obiettò: «Non mi sembra che adesso venga fatto molto fact checking.»
Tina replicò: «Non sto parlando di questo. Che oggi in molti non si informino e credano di sapere è un dato di fatto. In passato, però, spesso bisognava fare affidamento solo sui propri ricordi e sul sentito dire. Mettiamo che Delacroix avesse davvero un figlio segreto. Magari questo non era stato concepito in una relazione extraconiugale, ma prima che Delacroix si sposasse. Oppure la signorina Natalie poteva chiamarsi con tutt'altro nome. Oppure Delacroix poteva avere avuto una relazione con una donna che aveva già un figlio e non essere minimamente coinvolto nel suo concepimento.»
Alysse fu costretta ad ammettere: «Il tuo discorso è molto interessante. Non ci avevo pensato.»
«Secondo me» suggerì Tina, «Non vale la pena di parlarne.»
«Concordo con lei» convenne Oliver. «Anzi, non vedo nemmeno perché dovremmo preoccuparci di un'amante o di un ipotetico figlio di Delacroix. Forse sarebbe meglio parlare di quel finale di stagione. Chissà che impressioni ci saremmo fatti, se avessimo visto quegli eventi, invece di non essere ancora nati, a quei tempi.»
Alysse sospirò.
«Delacroix aveva proprio l'aria del bravo ragazzo, sarebbe stato nostro dovere morale stare dalla sua parte.»
«Sì, può darsi» ammise Oliver, «Anche se credo di conoscere una persona che avrebbe sicuramente tifato per Villa. La conosci anche tu?»
«Dalila Colombari?» azzardò Alysse.
«Proprio lei» convenne Oliver. «Mi sembra proprio il tipo di persona che impazzisce per i bad boy.»
Alysse preferì sviare l'argomento. Parlare di Dalila poteva essere un'arma a doppio taglio. Si rivolse quindi alla Menezes: «Tu, invece, cosa ne dici?»
«Su cosa?»
«Delacroix o Villa?»
Tina le strizzò un occhio.
«Entrambi.»
«In che senso?» obiettò Alysse. «Ti sto chiedendo chi preferisci.»
«No, in realtà mi stai chiedendo se Delacroix fosse il bene assoluto e se, al contempo, Villa fosse il male assoluto» replicò Tina. «Ti ho risposto che, per quanto mi riguarda, entrambi sono stati due grandi piloti. Li apprezzo tutti e due. Inoltre non c'è motivo di credere che avrei necessariamente tifato per uno di loro.»
«Giusta osservazione» si arrese Alysse.
«Mi fa piacere sentirtelo dire» ribatté Tina. «Detto questo, possiamo proseguire, non credi? Non parlando di Delacroix, intendo, ma dedicandoci ai temi più scottanti. Mi chiedevi dei Forti.»
«Sì, in effetti è per questo che ci siamo incontrati. Raccontami qualcosa di loro. Sono molto curiosa.»
Purtroppo Tina non riuscì a soddisfare molto quella curiosità. Se Alysse non fosse stata distratta da ben altri retroscena, probabilmente sarebbe rimasta profondamente delusa. Tutto ciò che le venne riferito fu come Marina fosse apparsa molto interessata a sponsorizzare non solo la Vertigo, ma anche e soprattutto la Menezes. Della storia di Indianapolis doveva fregarle ben poco, mentre il tornaconto economico del mettere in bella mostra il proprio marchio la allettava parecchio. Il fratellastro Pietro Bruni era un soggetto dello stesso stampo. A onore del vero, quando Tina gli aveva parlato, aveva mostrato almeno un minimo interesse per l'automobilismo, scambiando con lei qualche considerazione sulla precedente edizione della Cinquecento Miglia. Aveva perfino commentato le performance di Yannick Leroy in endurance, sostenendo di non apprezzarlo, però, dal punto di vista caratteriale. Per il resto, non vi era nulla che lo differenziasse da Marina.
«Ha in mente solo l'azienda e il marchio, o almeno, questa è l'impressione che mi ha dato» concluse Tina, «Anche se, a dire il vero, sono venuta a sapere da fonti molto attendibili», accennò a Oliver, «che nella vita privata se la spassa come tanti altri uomini del suo calibro.»
«Ovvero?»
«Ovvero se ne sta ben circondato da oche svampite che gli fanno spendere soldi. È anche fidanzato ufficialmente con una di queste.»
Alysse annuì.
«Sì, una certa Anna Russo. Ho visto le sue pagine social e, per quanto non mi piaccia giudicare le persone, se non le ho mai incontrate, mi sembra il prototipo dell'aspirante influencer da quattro soldi.» Si rivolse a Oliver. «A proposito, non ho capito cosa c'entri Mara Mask con Selena Roberts.» Si riferiva a una conversazione avuta su SilentText. Non aveva idea di quanto ne sapesse la Menezes, ma non le importava. Non aveva tempo da perdere chiedendosi se Fischer parlasse o meno con la moglie dei propri affari. «La Roberts sembra una donna così fine.»
«È una donna fine, ma lavora per Mara Mask.»
«Che nome ridicolo.»
Tina intervenne: «Ha il suo senso. È molto trash, ma a suo modo ha senso.»
Alysse spalancò gli occhi.
«Segui quella tizia?»
Tina rise.
«Ma no, figurati! È quella che al giorno d'oggi fa i video sulle ciglia finte. È diventata famosa, però, per un tutorial che spiegava come applicare il mascara. Basta spostare un accento e "mascàra" diviene "màscara", che in portoghese significa "maschera" e di conseguenza "mask".»
«Questo non la rende più interessante o più intelligente» sentenziò Alysse. «Anzi, è il chiaro segnale che, fin dal primo momento, abbia desiderato diventate famosa spiegando come applicare il mascara sulle ciglia... operazione che, peraltro, senza averla mai fatta prima e senza alcun aiuto esterno, sono riuscita a svolgere brillantemente a tredici anni, il giorno in cui ho iniziato la terza media. Trovo abbastanza assurdo che una persona come lei possa avere riscosso così tanto successo vendendo il nulla più assoluto. Mia nipote è una sua grande fan anche se, in realtà, preferisce il fidanzato trapper di Mara, il che è ancora peggio, dato che almeno lei non canta.»
Oliver azzardò: «Perché, il tizio - Ti Vedo e Mi Nascondo, si chiama, o una cosa del genere - invece canta? Eppure avrei giurato che fosse solo un ripetersi di versi animaleschi.»
«Ottima valutazione, Fischer» convenne Alysse. «Ovunque andiamo, siamo circondati da disagio. Mi sento come i vecchi che, quando ero bambina, si lamentavano del mondo che andava allo sfascio. Per loro fortuna, la maggior parte di loro saranno già morti, quindi non devono vedere il degrado di oggi. Non voglio dire che il mondo di venti o trent'anni fa fosse migliore, ma quantomeno non glorificava così tanto i coglioni, i pagliacci e le nullità. Non dubito che ce ne fossero parecchi anche allora, ma quantomeno si sforzavano di darsi contegno. Oggi come oggi, si mostrano platealmente per quello che sono e si ritengono perfino interessanti!»
Il resto della conversazione non fu di alcuna utilità, in quanto fu tutto un vaneggiare a proposito di quanto la società in cui vivevano mettesse al centro della scena personaggi inutili e del tutto inconcludenti.
Soltanto poco prima di salutarsi, Oliver la informò: «Forse venerdì sera conoscerò Pietro Bruni.»
Alysse spalancò gli occhi.
«Sul serio?»
«Edward Roberts si è rifiutato categoricamente di accompagnare Selena» spiegò Oliver. «Quel ruolo toccherà a me.»
«E che spiegazione darà Selena, considerato che Bruni saprà sicuramente che siete entrambi sposati con altre persone?»
«Pietro Bruni è ufficialmente fidanzato con Anna Russo, ma non sembra che abbia dei problemi a uscire con Dalila. Non vedo perché dovrebbe farsi delle domande su di noi.»
In effetti, quanto affermato da Oliver aveva senso, quindi Alysse si limitò a ricordargli che doveva parlare il più possibile con il figliastro di Enrico Forti, per farsi un'idea di chi fosse realmente. Si congedò da lui e dalla Menezes subito dopo e si diresse a casa. Si ritrovò, quasi meccanicamente, ad andare a frugare tra i più vecchi effetti personali di Alexandre di cui era in possesso.
Prese tra le mani la solita fotografia. L'aveva trovata in mezzo a un'agenda risalente ai tempi in cui ancora non lo aveva conosciuto. Sembrava essere stata scattata da un cellulare di un vecchio modello. Era buia e sgranata, impressa su carta comune con colori approssimativi e le classiche striature lasciate dalle stampanti a getto d'inchiostro, ma Alexandre era perfettamente riconoscibile, così come lo era diventata, nel corso del tempo, anche la ragazza accanto a lui. All'inizio, Alysse non aveva idea di chi fosse. Solo dopo avere visto altre fotografie della stessa persona risalenti a moltissimi anni prima era riuscita a darle un nome e non faceva altro che chiedersi in che modo la sua strada si fosse incrociata con quella di Alexandre. Sul retro, un appunto a penna indicava quando e dove fosse stata scattata. Era quello il dettaglio più interessante: i due erano stati immortalati l'uno accanto all'altra davanti all'ingresso dell'autodromo di Misano Adriatico nel fine settimana in cui Alysse aveva avuto l'incidente con Tina Menezes.



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