sabato 10 febbraio 2024

Presentazioni 2024: Visa Cash App RB... ovvero la Toro Rosso

L'8 febbraio era il giorno della presentazione della Toro Ross-... dell'Alpha Taur-... della Visa Cash App RB, così si chiama adesso, dopo un rebranding annunciato molto tempo fa. Era stato annunciato nello specifico il rebranding, che doveva avvenire se non ricordo male qualche mese fa, ai tempi del GP degli Stati Uniti. Il nome, che si vociferava potesse essere Racing Bulls, non è tuttavia stato annunciato e sono passati mesi prima che si arrivasse al nome ufficiale, che si presta bene all'essere parodizzato in "Visa Crash". Quel "RB" dovrebbe comunque stare per Racing Bulls, anche se obiettivamente il nome è piuttosto confusionario. Durante la giornata dell'8 febbraio, che era giovedì, ho atteso pazientemente che iniziassero a girare le foto della monoposto con cui Yuki Tsunoda e Daniel Ricciardo disputeranno il campionato 2024, ma niente. Sono perfino andata a controllare più di una volta di non avere preso grosse cantonate in termini di data... e poi, finalmente, a sera inoltrata, ho scoperto l'arcano: la vettura sarebbe stata presentata alle 22.15, non nel nostro fuso orario, ma alle 7.15 del giorno seguente ora italiana, in quanto la presentazione avveniva a Las Vegas con fuso orario del posto. E infatti la presentazione è avvenuta nella giornata di venerdì mentre mi preparavo per andare a lavorare.


Dopo una settimana buona di monoposto e render di monoposto che mostravano ben pochi segni di essere state dipinte e apparivano in prevalenza nere, la Visa Cash App ha rappresentato una netta inversione di tendenza, tanto che anche le critiche nei confronti del nuovo nome hanno iniziato ad affievolirsi: non solo l'auto sarà colorata, ma addirittura ha una livrea che fa molto Toro Rosso, il che è stato considerato da molti una piacevole sorpresa.
Devo dire che non mi dispiace, anche se ammetto che sono ancora legata alla prima livrea in assoluto del team bibitaro faentino: all'epoca la consideravo orrendamente tamarra, ma non avevo ancora il gusto raffinato di oggi, che adora la tamarraggine delle monoposto.

giovedì 8 febbraio 2024

Presentazioni 2024: Alpine con le sue tracce di rosa

Buonasera a tutti, oggi è il 7 febbraio (va beh, è passata la mezzanotte da qualche minuto, ma finché non vado a dormire per i miei standard rimane il 7 febbraio) ed è stato il giorno della presentazione della Alpine. Non solo: è stato anche il giorno del ventottesimo compleanno di Pierre Gasly, che al volante della vettura blu e rosa - o per meglio dire, vettura nera con rifiniture blu e rosa - farà coppia con Esteban Ocon. Era mai successo che una monoposto venisse presentata nel giorno del compleanno di uno dei suoi piloti? Magari sì, ma sarebbe troppo difficile andarlo a scoprire, quindi direi di focalizzarci su quello che conta davvero, ovvero le lamentele più frequenti legate all'Alpine: è color carbonio anziché color sponsor.
Peraltro capisco questo criticare il nero dilagante, a dire il vero su tutte le vetture finora visionate che hanno soltanto un po' di colore qua e là ma una base in prevalenza nera... ma questa è la macchina su cui ci si aspettava di vedere il ROSA dilagante, quel colore che è stato tanto denigrato, perché il rosa non è per i very uominy, a meno che questi non siano palermitani. Ebbene, oggi il rosa viene rimpianto!
Detto questo, alla presentazione della monoposto di Formula 1 c'è stata anche la presentazione della hypercar del campionato di endurance, che è molto blu francese e che ha colori reputati più belli del color fibra di carbonio, che ha dato vita a ulteriori critiche nei confronti della Alpine di Formula 1!
Non temete, tuttavia: la non-pink panther cadrà nel dimenticatoio non appena inizierà il mondiale e il tifoso medio si renderà conto che si tratta di una vettura da centro griglia, con cui il massimo obiettivo potrebbe essere quello di fare un podio a random, massimo due, nel corso della stagione.


mercoledì 7 febbraio 2024

Ho visto "Lauda, the untold story" (2014): le mie impressioni

Era da un po' che non recensivo qualcosa e quale occasione migliore di questa? Ho trovato, per puro caso, su Youtube, grazie a un "caricamento non ufficiale" il documentario, versione in italiano, "Lauda: the untold story" uscito nel 2014 e ho deciso di guardarlo, circa una settimana fa, ma poi sono capitate vicende catalizzatrici di attenzione e ho scelto di aspettare a pubblicare la recensione. Credo sia doveroso condividere, almeno adesso, le mie impressioni.
Innanzi tutto il documentario è composto da cinque parti, che coprono essenzialmente le seguenti tematiche: 1) il Nurburgring e le questioni di sicurezza strettamente legate a quel circuito, 2) l'incidente di Lauda del 1976, 3) il ritorno in pista di Niki già al GP d'Italia, 4) un focus sull'evoluzione della sicurezza in Formula 1, 5) una breve conclusione a proposito della vita di Lauda dopo il ritiro dalle competizioni.
Vengono alternati filmati d'epoca e interviste d'epoca a interviste contemporanee e, in particolare, ci sono lunghi interventi di Jackie Stewart, in merito alla sicurezza ai vecchi tempi, e di David Coulthard e Mark Webber per quanto riguarda la Formula 1 moderna.


Personalmente posso dire di avere apprezzato questo documentario, di cui ho cercato pareri, trovandone dei discordanti. Le due critiche principali che ho letto sono state: 1) il fatto che un documentario su Lauda parli anche di argomenti che non hanno a che vedere con Lauda, 2) il titolo per certi versi fuorviante.
Sulla prima non sono d'accordo: se da un lato è vero che si spazia anche ad altro, in particolare il tema della sicurezza, anche nei decenni successivi, dall'altro è altrettanto vero che il documentario prosegue ben lineare e si capisce perfettamente il collegamento tra una tematica e l'altra (specie quando Stewart specifica che una delle grosse problematiche della sicurezza negli old gold days era l'assenza di un numero di commissari e mezzi di soccorso sufficienti a coprire tutto il circuito - ragione che ha portato all'uscita di scena di un circuito lungo come il vecchio Nurburgring): non ci sono cose messe a caso, né viene mai data una simile impressione.
Sul titolo "untold story"... lo ammetto, questo è vero, è abbastanza clickbait, perché la maggior parte delle cose che vengono dette sono tutto tranne che "untold". Con questo non voglio dire che il documentario non sia gradevole - anzi, è gradevolissimo, a mio vedere - ma se conoscete la storia di Niki Lauda avrete senz'altro ben poche sorprese.

Le cose più "inedite" che ho preferito? Sicuramente uno stralcio di vecchia intervista di Mario Andretti, in cui interpellato sul valore di Lauda come pilota, dà una risposta nello specifico su Niki come "pilota di Formula 1", in quanto non ha mai gareggiato in altre categorie di primo piano. Le impressioni di un pilota molto versatile su un pilota dalla carriera più "statica" sono assolutamente interessanti e comunque ben lontane dalla modalità "da bar" con cui occasionalmente certi piloti contemporanei commentano le carriere Formula 1-centriche di altri, come se volessero sminuire necessariamente la categoria.
Un altro passaggio sicuramente illuminante e ben lontano dalle osservazioni "da bar" è inoltre un intervento contemporaneo di Hans Joakim Stuck, nel quale confronta piloti di una volta e piloti moderni, sostenendo che quelli di un tempo erano esposti a rischi di gran lunga maggiori che li rendevano eroici, ma non avendo la preparazione fisica dei piloti contemporanei avrebbero sicuramente faticato molto a guidare le monoposto odierne.

Ho apprezzato molto anche il focus sul "voyeurismo": si parla di come al suo ritorno Lauda abbia ricevuto da parte della stampa molte domande sul proprio aspetto, un po' come fosse un fenomeno da baraccone, e quasi nessuna sulle proprie condizioni fisiche. Niki spiegava inoltre, in interviste realizzate per il documentario, di come la scelta di indossare sempre il cappellino non fosse dovuta propriamente al nascondere le cicatrici, quanto al fatto che, a suo dire, chi gli parlava gli guardava le cicatrici invece che guardarlo negli occhi.
Questo aspetto credo che non sia mai stato molto approfondito, così come, molto più inerente alla vita privata, non sapevo né che negli anni '70 vivesse in una fattoria e possedesse dei bovini (ne viene anche inquadrato uno accanto a lui durante un'intervista) né che avesse vissuto a Ibiza negli anni successivi al suo ritiro. Di fatto di lui si ricorda più che altro la passione per gli aerei e le compagnie aeree fondate, ma si parla poco di tutto il resto.

Per finire, alcune osservazioni più neutre e occasionalmente negative. Come tanti documentari della prima metà degli anni 2010 si sofferma sul fatto che dal 1994 in poi non ci siano più stati incidenti mortali; non è che questa osservazione abbia portato molto bene.
A proposito di 1994, il problema immagino sia solo legato al doppiaggio italiano, ma non mi sembra tanto difficile pronunciare correttamente il nome (nel senso di "first name", per intenderci, non il cognome) di Ratzenberger che, come solito, da Roland diviene puntualmente "Ronald".
Infine quando si parla di piloti deceduti durante competizioni motoristiche si vede una schermata su cui sono scritti moltissimi nomi. Sparisce troppo in fretta per leggerli tutti (il che ci sta, senza problemi) ma non ho apprezzato per niente che siano scritti in dimensioni molto diverse, a seconda dell'importanza percepita.
Non comprendo, a titolo di esempio il fatto di scrivere microscopici alcuni nomi, come quello di Stefan Bellof, ai tempi detentore del record assoluto sul giro al Nurburgring, che viene pure citato, ma menzionando solo la Porsche e non il suo nome. Non so come ho fatto a intravederlo, specie considerato che poco più sotto c'era - è il suo destino insindacabile - il nome di Ayrton Senna scritto a caratteri cubitali!


martedì 6 febbraio 2024

Presentazioni 2024: la Sauber cambia livrea... e anche questo non va bene!

Carissimi lettori, come avevo anticipato ieri sera, nella giornata del 5 febbraio non c'è stata solo la presentazione della Williams, ma anche quella dal team con doppio nome: Stake F1/ Kick Sauber. Per intenderci, stiamo parlando di quella squadra svizzera che negli ultimi anni è stata dipinta da Alfa Romeo, che nel 2026 diventerà Audi e che secondo i capiscers diventerà un top team a random. Se non fosse ancora chiaro, è quella per cui guidavano Valtteri Bottas e Zhou Guanyu e nella quale Bottas/ Zhou continueranno a gareggiare nel 2024. In sintesi, la Sauber avrebbe dovuto tornare a chiamarsi Sauber, ma è venuta la moda del prendere il nome dello sponsor come nome del team. Non è nulla di nuovo, negli old gold days lo fece anche una scuderia sponsorizzata da polvere bianca e, prima che pensiate male, parlo di zucchero, sponsor del team Fittipaldi Automotive, che venne brandizzato in Copersucar per tutti gli anni di presenza dello sponsor.
Il rebranding è quindi in Stake, un marchio di... scommesse, quindi bandito nei luoghi in cui è vietato promuovere siti di scommesse. Quindi, non potendo utilizzare il nome in certi gran premi, negli altri gareggerà come Kick Sauber, dove Kick è un altro sponsor name che, del tutto a random, mi fa pensare a Piquet che tira calci all'aria che circonda Salazar.
Detto questo, ieri pomeriggio la Williams ha subito feroci critiche perché i colori non sono cambiati rispetto al 2023, mentre ieri sera la Stake/ Sauber ha subito feroci critiche perché presenta una livrea verde fluo. Sono stati fatti molti paragoni, ma non ho visto, a mio avviso, qualcuno citare quello più lampante: ricordate GoDaddy? lo sponsor di Danica Patrick, con le vetture verde fluo prima in Indycar e poi in Nascar? Ecco, io ci vedo molto della livrea GoDaddy, nella Sauber(?) 2024.


lunedì 5 febbraio 2024

Presentazioni 2024: la Williams ha gli stessi colori... e non va bene!

Cosa dire, i team di bassa classifica sembrano essersi scelti bene le giornate in cui presentare le proprie monoposto/ livree. Oggi 5 febbraio è il giorno della Williams, ma anche della Sauber/ Stake/ Kick/ chiamatela come vi pare. In questo post ci occupiamo del team di Grove, il quale ha presentato diciamo i colori della propria monoposto alle 16.00 odierne.
Nel frattempo come un fulmine a cielo sereno stava capitando altro, a proposito di un certo team principal di un top team. Aperta parentesi: dato che per il momento, a proposito di quell'altra faccenda, ci sono solo conferme molto vaghe oppure accuse che riportano come fonte la Bild, preferisco evitare di commentarla. Se ci fosse altro, deciderò se parlarne o meno, chiusa parentesi.
Torniamo alla Williams: line-up invariata Albon/ Sargeant, con Alex che si è rivelato nella passata stagione un pilota decisamente performante, contrariamente a quanto sembrava ai tempi della Redbull. Logan... diciamo che non è stato il più brillante dei rookie, ma ho visto di peggio; in più se vogliamo dire anche qualcosa di positivo è stato abbastanza in modalità camaleonte, niente incidenti altisonanti *con altri*, niente polemiche fuori pista, niente di niente, diciamo che si è camuffato con l'habitat circostante, il che non è sempre un male.
La livrea non presenta grosse novità, in termini di colori, e abbiamo ancora una Williams blu. Purtroppo chi sperava in un cambio radicale di livrea non è stato accontentato, ma ho già visto meme legale allo sponsor Komatsu, in quanto tale sponsor della Williams è omonimo del team principal della Haas che di chiama così di cognome. E niente, questo accadeva nel pomeriggio, adesso è già sera inoltrata ed è già uscita allo scoperto anche la Sauber, ma di quella ve ne parlerò domani.


domenica 4 febbraio 2024

REDMILTON!

Credo che ricorderò ancora per molto tempo il 1° febbraio 2024, con Twitter aperto sullo smartphone ancora in carica, mentre mi preparavo per andare al lavoro. Era una bolgia, con invettive contro la FIA e contro i team, a sostegno di Andretti, in cui si rasentava occasionalmente il ridicolo, come quando ho visto gente sostenere che lasciare entrare l'Osella in Formula 1 negli anni '80 era un insulto. Poi, tra tutti i tweet, eccone uno in cui si affermava che una testata di motorsport aveva scritto che Lewis Hamilton stava per essere annunciato come pilota Ferrari. In realtà non era nulla di nuovo, notizie del genere escono un giorno sì e un giorno no, solo che tendenzialmente non sono vere. In più, con spunte blu a pagamento e quant'altro, una serie di cialtroni hanno preso l'abitudine di spacciarsi per chi non sono e affermare cose senza alcun fondamento per trollare o per avere cinque minuti di popolarità.
Stavolta, però, nelle ore a venire le allusioni hanno iniziato a moltiplicarsi con insistenza tanto che, quando ero in pausa pranzo, l'idea di essere nel bel mezzo di un'allucinazione collettiva iniziava a sfumare: che ci fosse almeno un fondamento di senso in quello che si ripeteva da ore?

In un pomeriggio in cui perfino la Haas che "presentava la vettura" mostrando un render invece che la vera monoposto non attirava tutte le critiche che di solito vengono riservate alle non-presentazioni, si rimandava di ora in ora il momento in cui si sarebbe scoperto qualcosa di più. Mi ha quasi ricordato come tempistica l'annullamento del Gran Premio d'Australia 2020 in piena emergenza coronavirus.
A un certo punto ha iniziato a sembrare che ci fosse un orario per l'ufficialità di quello che - ormai non c'erano dubbi - stava per accadere. Quando sono andata a cena, sapevo che mi sarei alzata da tavola con una risposta a portata di mano. Ho anche rimandato un po' il momento. Erano le 20.19 quando sono andata a prendere il telefono e sono entrata su Twitter: l'annuncio era già cosa fatta.
Hamilton sarà in Ferrari con un non meglio precisato contratto pluriennale a partire dal 2025. Prima ancora che venisse confermato, c'era già una certa Lewis-mania tra i ferraristi, con quel clima da "sei tu il predestinato, Leclerc who" e ho l'impressione che Charles potrebbe perdere ben presto il proprio status. Poi, lo ammetto, ho vissuto momento più "traumatici" per il tifo ferrarista, la conversazione da anti-alonsismo ad alonsismo sfrenato, per esempio, con tutti passati di punto in bianco da hater incalliti a tifosi in prima linea.

A proposito di Fernando Alonso, c'è chi vorrebbe vederlo in Mercedes. A proposito invece di suoi tifosi, Carlos Sainz ha annunciato sui suoi profili social, in spagnolo, inglese e italiano che a fine stagione lascerà la Ferrari. Dopo tante chiacchiere sul suo passaggio in Audi nessuno ha parlato del suo passaggio in Audi, perché siamo arrivati a una fase dell'esistenza umana in cui, dopo un anno di chiacchiere, a nessuno importa un fico secco di dove andrà a finire Sainz.
Torniamo alla Ferrari, a Hamilton e al perché di questa mossa. Mi sono fatta l'idea che per Lewis questo non sia un passaggio orientato a future vittorie, quanto a rimanere in Formula 1 il più a lungo possibile. Ha trentanove anni e ne avrà quarantuno nel 2026, quando entrerà in vigore il nuovo regolamento. Anche se la Mercedes dovesse avere un progetto vincente per quell'epoca - e lo ritengo più credibile rispetto a quello di una Ferrari vincente - vedo plausibile che voglia puntare su piloti più giovani per una parentesi di lunga durata. In sintesi: Lewis Hamilton ha fatto il suo tempo, almeno come pilota Mercedes, e avere vinto millemila titoli non significa necessariamente essere portati per un ruolo manageriale. Dopotutto al fianco di Toto Wolff vediamo Jerome D'Ambrosio, che come pilota grandi successi non li ha avuti, e/o Mick Schumacher, di cui oltre che dire la stessa cosa si può anche osservare che di anni ne ha venticinque, quindi neanche essere quarantenni sembra un must.

Per la Ferrari si tratta sicuramente di una buona manovra di marketing, di colpo il focus di tifosi, giornalisti e addetti ai lavori non sarà più il 2024 e neanche il 2025. La Rossa può permettersi due anni di insuccessi senza che cadano altre teste e idem la posizione di Fred Vasseur sarà intoccabile almeno fino al 2026. È una manovra sicuramente di altri tempi, quella in cui si poteva ancora parlare di lungo periodo.
Pensateci: quando nel 1993 Jean Todt arrivò in Ferrari, gli fu concesso fino al 2000 il tempo di vincere il mondiale piloti. I dubbi, occasionalmente, furono rivolti alle capacità di Michael Schumacher, quasi mai alla squadra. Al giorno d'oggi uno scenario del genere non apparirebbe plausibile e probabilmente con la mentalità contemporanea Todt sarebbe stato mandato a fare altro non più tardi del 1994/1995.
Non fraintendetemi, non credo né che Vasseur sia il "salvatore della patria" o paragonabile a Todt né che la Ferrari torni vincente o addirittura dominante in pochi anni, credo semplicemente che fosse ora di vedere un'inversione di tendenza, un puntare a un futuro non troppo definito, piuttosto che a un presente che potrebbe non avere nulla da offrire.
Hamilton entrerà tra i grandi, quelli che hanno guidato per la Rossa, come anticipato un post con i nomi dei passati piloti Ferrari - in cui non ci si sofferma come tra tutta quella gente soltanto in pochissimi eletti abbiano raccolto qualcosa.


Per finire, il discorso Formula 1 è arrivato, brevemente, anche in mensa con i colleghi ma non è durato abbastanza perché facessi in tempo non dico a intervenire, ma anche solo a svelarmi come appassionata accanita di Formula 1.
Uno dei ragazzi dell'ufficio acquisti ha chiesto collega del suo reparto: "cosa ne pensi di Hamilton in Ferrari?" Il collega in questione, che a suo tempo aveva commentato con un altro di trovare più avvincente il motomondiale rispetto alla Formula 1, in tono perplesso ha risposto: "a me piace Sainz".
Il tono con cui l'ha detto mi è suonato familiare, ci ho letto una sorta di parafrasi contemporanea di una nota citazione. Solo che quel collega è probabilmente un telespettatore occasionale, o comunque non segue la Formula 1 con quella passione con cui parla di tennis o di calcio gli altri giorni, e di quella citazione non ne sa nulla. Peccato quindi che non l'abbia posta come "è meglio un Sainz oggi che cento Hamilton domani", sarebbe stato poetic cinema.
Finita la poesia, sono stata sommersa da voci di gente che criticava i personaggi del Grande Fratello, i cantanti del Festival di Sanremo ormai imminente e la qualità come attori di alcuni componenti del cast di Un Posto al Sole. In sintesi, a nessuno degli altri sembrava importare un fico secco né di Sainz oggi né di cento Hamilton domani. Anzi, nel 2025, quindi di cento Hamilton dopodomani.
Non mi sono svelata come appassionata accanita di Formula 1 e al massimo ho sfoderato un piccolo sorriso inosservato al sentire il nome di Hamilton e un altro a sentire quello di Sainz. Quindi buona fortuna a Sainz oggi e a Hamilton dopodomani, ma anche all'inverso: buona fortuna a Hamilton per il suo presente e a Sainz per il suo futuro.

venerdì 2 febbraio 2024

Presentazioni 2024: la Haas si svela (con un pensiero Andretti-centrico)

Era solo quarantotto ore fa, quando il mondo si indignava per la non concessione ad Andretti di entrare in Formula 1. Era una questione che mi ero ripromessa di trattare, ma quella vicenda sembra ormai lontanissima nel tempo, a seguito di quello che è successo ieri in termini di mercato piloti, totalmente inimmaginabile fino a due giorni fa. Ne parlerò in un'altra occasione (spero di potere uscire con un post in tarda serata), mentre adesso intendo affrontare la vicenda Andretti prendendola un po' da lontano. La principale risposta alle pure assurde argomentazioni contro la sua entrata è stata menzionare team di fondo griglia, o addirittura centro griglia, sostenendo che non danno valore aggiunto alla Formula 1 e alludendo al fatto che sono loro che non dovrebbero stare in griglia. Qualcuno ha rosicato per l'entrata dell'Osella in Formula 1 negli anni '80 (sì, l'ho letto davvero), mentre una serie di indignati ha proposto di buttare fuori dalla Formula 1 squadre quali Toro Rosso, Sauber e... Williams. Sì, la Williams non ha mai significato niente per la Formula 1. L'attention seeker, tuttavia, è stata la Haas, di cui tutti concordano che è uno scandalo.

Premesso che a un certo punto la Haas ha fatto una cazzata bella grossa (parlo di un certo main sponsor che ha imposto un certo pilota), non mi sembra che la sua presenza in griglia sia oggi come oggi così *inaccettabile* come alcuni la dipingono. Le principali accuse che le sono state rivolte sono state: 1) difficoltà economiche, 2) l'ex team principal Gunther Steiner a pochi sta simpatico, 3) la line-up di piloti Kevin Magnussen/ Nico Hulkenberg.
Sarò sincera, penso che si stia perdendo il lume della ragione. L'unico team mai *escluso* dalla Formula 1 fu l'Andrea Moda: quello che aveva una macchina che cadeva a pezzi, che si doveva far prestare i motori dalla Brabham, che di solito non si prequalificava nemmeno.
Le difficoltà finanziarie della Haas non sembrano peggiori di quelle che aveva la Force India ai tempi di Vijay Mallya. Ha sempre preso parte ai gran premi, non ha mai avuto alcuna difficoltà a stare nel 107% e tendenzialmente se la gioca nella parte bassa della griglia senza essere scandalosamente più lenta degli avversari. Eccetto il 2020, le possibilità di andare in Q2 e di fare punti occasionali non sono mai mancate.
Team principal poco simpatici ne potrei nominare a bizzeffe, ma soprattutto potrei menzionare team principal che hanno fatto cose ben peggiori del polemizzare con i piloti via stampa o comportarsi da "personaggio Drive to Survive" invece che da team principal. Non mi risulta che qualcuno abbia mai proposto l'esclusione delle scuderie per i quali avevano lavorato in passato - perché Steiner non c'è nemmeno più, in Haas.

La line-up di piloti... non mi spiego perché debba costituire un problema. Ritengo assolutamente legittimo preferire altri a loro (anche ex quali Romain Grosjean, Esteban Gutierrez o Mick Schumacher - personalmente io sono Team RoGro), ma pensare che un team debba essere escluso perché schiera Kmag/ Hulk, mi sembra rasentare il ridicolo. Mi sembrano due piloti assolutamente rispettabili e un grosso progresso rispetto a quanto visto in passato (vedi Nikita Mazepin).
Di fatto nella sua storia la Haas ha schierato "tre 80s kids" dalle carriere di lunga durata (Grosjean, Magnussen, Hulkenberg), un pilota che prima della Formula 1 è stato campione di GP3 (Gutierrez) e addirittura ha fatto esordire un campione GP2 (Schumacher). Ha fatto anche esordire Charles Leclerc come Friday driver, tra una cosa e l'altra.
Il fatto che una parte di questi piloti non abbia funzionato nel team mi sembra abbastanza irrilevante, abbiamo avuto in passato squadre che hanno messo in pista piloti ben peggiori di questi e che l'hanno fatto con costanza, quindi lunga vita al duo Kmag/ Hulk, per quanto mi riguarda! Senza contare che Hulkenberg soprattutto un giorno viene demonizzato e quello dopo "ti vogliamo in Ferrari!!!111!!!11!!!11!!"
Questo non vuole essere un'invettiva pro-Haas, quanto piuttosto semplicemente un'osservare come la sua presenza nel 2024 sia tutto fuorché scandalosa come alcuni la dipingono. E poi ci vuole una sorta di Cenerentola, che presenta la propria monoposto (la livrea, in realtà) per prima, senza potere sapere che nella data fissata si parlerà di ben altro che della Haas!


Per finire il discorso, sono molto dispiaciuta che il nome della famiglia Andretti venga sminuito come se niente fosse, mi dispiace per Mario e per Michael, ma soprattutto mi dispiace che non ci sarà un undicesimo team. A mio vedere la griglia dovrebbe essere ampliata, non ristretta.
Dal punto di vista dei team non apprezzo ma comprendo (specie da quelli delle retrovie) il veto nei confronti di una squadra che potrebbe puntare agli introiti riservati ai primi dieci, ma ritengo che alla base ci sia soprattutto un sistema sbagliato. Se chiedi a qualsiasi squadra "autorizzi l'ingresso di un nuovo avversario che potrebbe danneggiarti nei risultati ed economicamente?" dubito che sia ben lieta di accettare. Il problema è in primo luogo glielo si debba chiedere e, in secondo, che anche ammesso che l'entrata passi dalla volontà delle squadre, la FIA e il suo presidente, che sarebbero stati d'accordo all'ingresso di Andretti, non abbiano fatto concessioni o altro che potessero mediare e cambiare la posizione dei team.
In sintesi, è una questione ben più grossa di Haas vs Andretti, due entità distinte di cui la presenza di una non esclude l'altra.