Oliver Fischer aveva la stessa aura di quella sera di tanti anni prima in un bar di Pau. Aveva ancora la stessa aria da geek e, nonostante l’età, un aspetto da eterno ragazzo.
A parte Veronica Young, che gli lanciava qualche sguardo torvo, nessuno dei presenti sembrava troppo interessato a lui. Mancava ancora qualcuno, ma Fischer appariva tranquillo. Edward sussurrò, rivolto alla moglie: «Pensi che abbia qualche probabilità di successo?»
«Mhm.» Selena non sembrò troppo convinta. «Bisogna sempre provarci, non credi?»
«Credo di sì, ma quanto sono elevate le probabilità di fare un buco nell’acqua?» obiettò Edward. «Non siamo ancora arrivati una conclusione su come...»
Aveva inavvertitamente alzato la voce. Selena lo ammonì, con fermezza: «Parla piano.»
«Hai ragione, scusa.» Edward si guardò intorno. Nessuno lo stava prendendo in considerazione. Non doveva essere accaduto nulla di irreparabile. Cercando di mantenere il tono contenuto, proseguì: «Non sappiamo ancora chi o che cosa abbia istigato il Replacement a uccidere Candy Martini.»
«No» convenne Selena, ma a Edward parve di cogliere una vaga esitazione.
«Mi stai dicendo che hai avuto un’idea?»
Selena negò.
«Ti ho confermato che non lo sappiamo.»
Edward sbuffò.
«Che cosa mi state nascondendo tu e Fischer?»
«Che cosa c’entra Oliver?» obiettò Selena. «Non ho parlato con lui, se non in tua presenza, stamattina. Non c’è niente che ti stiamo nascondendo.»
«Allora» decretò Edward, «stai nascondendo qualcosa sia a me sia a lui.»
Selena ridacchiò.
«Le tue teorie del complotto mi piacciono tantissimo, peccato che non corrispondano a realtà.»
Edward insisté: «Pensavo fossimo una squadra.»
«Io, invece, pensavo che fossimo una coppia» ribatté Selena. «Anzi, no, che la coppia foste tu e Oliver.»
«Hai trovato una possibile soluzione, però.» Edward non aveva alcuna intenzione di arrendersi. «Hai capito come sia stato possibile, vero? Hai almeno un’idea, seppure vaga, di chi possa esserci dietro l’omicid-...»
«No» mise in chiaro Selena, senza permettergli di terminare la frase. «Credimi, Edward, non so minimamente chi possa avere spinto il Replacement a fare quello che ha fatto. Casomai, mi è venuto in mente che domanda dovremmo porre a Ivana Blaze per scoprirlo.»
«Dovremmo?»
«Io e Oliver.»
«Meno male che non mi stavi nascondendo niente! Non sapevo che il grande detective ti avesse ingaggiata come sua assistente.»
«Non mi ha ingaggiata come assistente, infatti» puntualizzò Selena. «Non ho certo l’intenzione di interpretare la parte della persona poco brillante che fa affermazioni a caso, le quali si rivelano grandi fonti di ispirazione per l’investigatore.»
«Ciò non toglie che, a quanto pare, tu e Oliver vogliate esporre insieme le vostre teorie.»
«Non è così. Il tuo caro amico non ne sa niente... però lo scoprirà molto presto. Sei felice di esserne stato informato in anteprima?»
Edward ammise: «Preferirei che non ti immischiassi in una questione così pericolosa. Sei una designer d’interni, in fondo. Che cosa c’entri tu?»
«Non ho alcuna intenzione di tirarmi indietro» replicò Selena. «Ricordi i voti matrimoniali? Insieme nella buona e nella cattiva sorte.»
Edward si irrigidì.
«Tu, invece, ricordi chi era il marito? Non mi pare che tu sia sposata con Fischer!»
Proprio quest’ultimo si palesò all’improvviso al suo fianco: «Purtroppo no!»
Edward si girò quel tanto che bastava per fulminarlo con lo sguardo.
«Non mi ero accorto che fossi qui. Che cosa vuoi, Fischer? Chi ti ha chiesto qualcosa?»
«Ovvio che non te n’eri accorto» ribatté Oliver. «Eri impegnato in una delle tue ridicole sceneggiate. Pensavo che ormai il rapporto tra noi tre fosse stato chiarito, invece ti trovo mentre fai notare a tua moglie che io non c’entro niente...»
«Non permetterti mai più di origliare i discorsi che faccio con Selena» gli intimò Edward. «Ti ricordo che io e lei siamo felicemente sposati, che viviamo nella stessa casa, che abbiamo una famiglia insieme...»
«Vuoi aggiungere anche che scopate a volontà? Me lo posso immaginare. Stai tranquillo, non ho alcuna intenzione di venire a fare il guardone.»
«Non mi dispiacerebbe che tu potessi vedere quanto la faccio godere, se proprio lo vuoi sapere.»
Selena intervenne per mettere fine a quella discussione: «Smettetela immediatamente! Vale la stessa regola di sempre, Edward: io e te scopiamo a volontà se te lo meriti. Per quanto riguarda te, invece, Fischer, sai bene come funziona: se mai dovessi rimanere vedova, saresti il principale candidato per rimpiazzare mio marito. Fai attenzione a quello che dici, altrimenti ti depenno subito dalla lista.»
«Scusami, tesoro» rispose Oliver. «Ti assicuro che non ho alcuna intenzione di dire alcunché di sgradevole. Vorrei tuttavia farti notare che la colpa è tutta di tuo marito.»
«Non dire cazzate, Fischer!» sbottò Edward. «Sei tu che ti sei intromesso in una conversazione privata. Per giunta, era una conversazione privata tra coniugi. Tutto ciò è inaccettabile.»
«Quindi sarebbe colpa mia?»
«Sì, al cento per cento.»
«Basta!» ribadì Selena. «Come stavi dicendo prima, Edward, sono una designer. Non sono una maestra elementare... e soprattutto, voi due non siete i miei allievi! Comportatevi come persone della vostra età.»
«Nel caso di Edward» ribatté Oliver, «intendi da vecchio?»
«Guarda che arriverai anche tu a quarantasette, se non ti fai ammazzare prima!» esclamò Edward, sferrandogli una gomitata scherzosa in un fianco. Lo sentì gemere e se ne pentì subito. «Oh, cazzo. Scusami, Oliver.»
«Sto bene, è tutto a posto» si affrettò a rassicurarlo l’altro.
«Non ne sono così convinto, se permetti» replicò Edward. «Replacement Corvin ti ha ridotto peggio di un colabrodo, poche settimane fa.»
«Sono tutto intero, Roberts. Non c’è bisogno che ti preoccupi.»
«Invece penso che, quando sei coinvolto tu, ci sia sempre qualcosa di cui preoccuparsi.» Edward mise una mano su una spalla a Oliver. «Mi dispiace, davvero. Non volevo farti male.»
«Lo so. Sto bene, credimi. In più, mi dispiace se sono stato invadente. Chiedo scusa a entrambi.»
Edward non si stupì troppo, quando Selena affermò: «Stai tranquillo, Oliver. È tutta colpa di mio marito.»
Edward sbuffò.
«Sai cosa ti dico, Fischer? Che forse era meglio se te la sposavi tu! Invece no, te la ritrovi solo come partner investigativa.»
«Dal punto di vista investigativo» obiettò Oliver, «siamo davvero un threesome.»
«Mi dispiace smentirti, Fischer, ma io non ho alcuna intenzione di esporre il caso insieme a te.»
«Non mi pare di avertelo chiesto.»
Edward lo informò: «Non l’hai chiesto nemmeno a Selena, ma è esattamente quello che vuole fare.»
«In che senso?»
«Esattamente come ti ho detto.»
Oliver osservò: «È fantastico! Avere Unicorn Sel come collaboratrice è di gran lunga più eccitante che averla come moglie!»
«Preferirei Selena, anziché Unicorn Sel» chiarì questa.
«Solo Sel, invece?» propose Oliver.
«Non suona male» ammise Selena, «anche se suona ancora un po’ troppo da fata degli unicorni e un po’ troppo poco da detective... perché, Fischer, non ho alcuna intenzione di limitarmi a un ruolo passivo. Sento di poterti aiutare con qualche domanda azzeccata.»
Oliver le assicurò: «Non ho niente in contrario. Ti chiederei soltanto una cortesia: se poi qualcuno volesse farti del male a causa delle tue intromissioni, chiedi a tuo marito di difenderti, non a me.»
«Non avrei comunque bisogno di chiedere, né a te, né a lui. Sono assolutamente certa che interverreste in mio soccorso, mettendo a rischio le vostre vite. Del resto, siete i miei due principi azzurri!»
Edward intervenne: «Sarebbe meglio se nessuno si mettesse in pericolo, mia cara “Sel”. Conto su di te, dato che non vale la pena di fare certe raccomandazioni a Fischer.»
Selena si guardò intorno.
«A proposito, chi manca?»
«Corvin, Annabelle» rispose Oliver, «e Laurent Marchand, sempre ammesso che abbia intenzione di presentarsi.»
Edward glielo indicò.
«Eccolo, è appena arrivato.»
«Molto interessante» ammise Oliver. «Non me lo aspettavo.»
***
Mancavano poche ore alla gara. Non solo: mancavano poche ore anche al momento in cui Remy avrebbe rivelato la verità. Il video era già pronto, il post con il quale l’avrebbe pubblicato anche. Aveva calcolato il tempo necessario per percorrere il giro di formazione in assenza di intoppi, con lo scopo di programmare la rivelazione proprio per un orario che fosse il più possibile compatibile con quello in cui i semafori rossi si sarebbero spenti e la gara sarebbe iniziata con valenza agonistica.
Dal momento che a quell’ora avrebbe dovuto semplicemente rimanere rintanato in uno stanzino senza farsi vedere, avrebbe avuto la possibilità di pubblicare al momento stesso della partenza, ma aveva preferito evitare una scelta di così alta tensione. Il rischio di commettere errori era già piuttosto alto, quello di scegliere in extremis di tirarsi indietro era ancora maggiore.
A peggiorare la situazione, nel momento in cui si avviava verso il luogo nel quale era atteso - l’area hospitality della Pink Vertigo - vide Annabelle andargli incontro. Il cuore gli rimbalzò nel petto. Quella donna aveva il potere di fargli perdere la concentrazione e la lucidità. Gli bastava soltanto che entrasse nel suo campo visivo, per non essere più in grado di pensare ad altro, se non ai vecchi tempi in cui stavano insieme.
Immaginava di baciarla, di dirle qualcosa di importante e di sentirla replicare, con freddezza: «Mi fa piacere. Ti va di andare in rosticceria a prendere qualcosa per cena?»
In realtà, se ne rendeva conto a distanza di anni, era proprio la sua freddezza a farlo impazzire, perché Annabelle era capace, al contempo, di offrirgli un calore senza precedenti.
Remy fece un profondo respiro e cercò di calmarsi, ma non gli fu possibile. Annabelle era ormai di fronte a lui e, senza abbassare gli occhi, non sarebbe riuscito a evitarne lo sguardo.
Non aveva importanza, non voleva evitarla. Presto non avrebbe più avuto nulla da nascondere, nulla di cui vergognarsi al cospetto di Annabelle Vincent. Questa non perse tempo, mise in chiaro di sapere tutto e che il suo segreto non sarebbe durato a lungo.
«Penso che Fischer abbia intenzione di rivelare le macchinazioni del Progetto Evolution.»
A quel nome, Remy si irrigidì. Aveva confidato le proprie intenzioni all’addetto stampa della Pink Vertigo, ma non l’aveva fatto affinché trasformasse certe rivelazioni nel proprio spettacolo. Non gli era parso così tanto malato di protagonismo, ma non era quella, a onore del vero, la ragione per cui lo disturbava sentirlo nominare.
Non aveva idea di che cosa, esattamente, ci fosse stato tra Oliver e Annabelle. Non li aveva più visti scambiarsi gli sguardi languidi di chi spogliava l’altro con gli occhi, ma era palese che non si fossero limitati a quello.
Annabelle sapeva essere tanto fredda quanto passionale. Gli era facile figurarsela mentre immobilizzava Fischer contro un muro, gli sbottonava i pantaloni e lo stuzzicava per farlo eccitare.
«Penso che il tuo amico abbia intenzioni che nessuno di noi ha intuito.»
Annabelle gli scoccò un’occhiata di fuoco.
«Non è mio amico.»
«Come posso definirlo, allora?» la provocò Remy. «Amante va bene?»
«Preferirei che lo definissi semplicemente come addetto stampa della Pink Vertigo.»
«È palese che per te sia stato qualcosa di più.»
«Parli al passato. Dai per scontato che non ci sia più niente, tra me e lui?»
«Vi tengo d’occhio.»
Annabelle fece una mezza risata.
«Sei diventato addirittura uno stalker? Devo iniziare a preoccuparmi?»
«Non prendermi in giro, Annabelle» la ammonì Remy. «Sai bene che non ho cattive intenzioni.»
«Dovresti trovare un’altra donna con cui andare a letto.»
«Non mi va di fare sesso con un’altra pensando a te. Ci ho provato, ma non ha funzionato. Non voglio ferire una terza persona solo perché non sono in grado di chiudere con il passato.»
«Non è colpa mia, se non sei in grado di chiudere con il passato.»
«Non ho mai detto che lo sia. Una parte di me, però, è convinta che non abbia chiuso del tutto con quel periodo nemmeno tu.»
Annabelle replicò, gelida: «Ti sbagli.»
«È solo un bluff, non mi inganni. Sono certo che, mentre ti portavi a letto Fischer, almeno un po’ pensavi a me.»
«Un cazzo vale l’altro. Ho goduto con lui tanto quanto come con te.»
«Forse un cazzo vale l’altro» ribatté Remy, «ma non è così che funziona l’attrazione. Se fosse come dici tu, non esisterebbero le coppie.»
«Si può vivere senza fare parte di una coppia.»
«Specie quando ci si sente ancora parte di una coppia che non c’è più.»
«Mi sopravvaluti.» La voce di Annabelle non era più solo fredda, ma anche tagliente. «Io non mi sono mai fatta ingannare dalle fiabe. Non mi hanno mai condizionata.»
«Io, invece, non mi sono mai fatto ingannare da chi dice che le fiabe vengono raccontate ai bambini per condizionarli. Vengono raccontate ai bambini per farli stare buoni e per farli dormire, punto e basta. Per dire, non ho mai avuto il desiderio di rischiare di farmi tagliare la testa per sposare una perfetta sconosciuta, figlia di un temibile sovrano con il pessimo hobby di condannare a morte dei poveri disgraziati. Al massimo ho sognato di sposare la figlia di una temibile manager sportiva.»
«Ti sbagli, Remy. Le fiabe ce le hanno raccontate proprio perché ambissimo a sposarci a vent’anni scarsi. Non perché pensassero che dovessimo rispettare certe convenzioni, quanto piuttosto perché urlavamo e scalpitavamo per non andare a dormire e crescendo saremmo solo peggiorati. Prima ci fossimo sposati e prima ce ne saremmo andati via da casa.»
«Come sei cinica, Annabelle.»
«È per questo che ti faccio impazzire.»
«Ci stai provando con me?»
«Te l’ho detto, un cazzo vale l’altro. Non sono sicura che Fischer sia ancora interessato a me, quindi ritengo doveroso guardarmi intorno.»
Remy replicò: «Non sono sicuro che tu ti identificassi con le principesse, ai tempi in cui ti raccontavano le fiabe. Secondo me, volevi essere la strega cattiva e spezzare il cuore del protagonista maschile. Non ce la farai. E poi, le streghe delle fiabe sono sempre brutte e vecchie. Tu sei bellissima.»
«E tu sei languido.»
«Immagino che sia sinonimo di “non stronzo”, secondo i tuoi standard. Anche Fischer è languido?»
«Non hai altro da pensare, se non a Fischer?» obiettò Annabelle.
«Sì, a tante cose» ribatté Remy. «Per esempio a quanto mi piacerebbe metterti su un tavolo nuda con le gambe spalancate e leccarti la figa fino a farti urlare di piacere. Purtroppo non ci sono mai riuscito. Al massimo mi hai concesso un vago mormorio.»
Annabelle si avvicinò e gli sussurrò in un orecchio: «Non significa che non stessi provando i migliori orgasmi della mia esistenza.»
Si abbassò quel tanto che bastava per baciarlo sul collo. Remy rabbrividì prima al contatto con le sue labbra e poi a quello con la sua lingua, che sembrava tracciare una sagoma - forse un cuore - sulla sua pelle.
«Sai, Annabelle, mi chiedo come faccia un pezzo di ghiaccio come te a essere così sensuale. Saresti in grado di fare eccitare sessualmente perfino un impotente.»
Annabelle indietreggiò.
«Un androide, invece? Se il Replacement ti sta ascoltando, non verrà a importunarmi?»
Remy fu assalito dalla nausea.
«È un’idea rivoltante.»
«Subire molestie da un Replacement? Sicuramente. È una ragione più che valida per non volere più avere niente a che fare con te.»
Annabelle gli voltò le spalle e fece per allontanarsi.
«Aspetta» la supplicò Remy, correndole dietro. «Non c’è alcun Replacement, tra noi. Confesserò tutta la verità per te. Possiamo ancora essere felici.»
Annabelle scosse la testa.
«Non saremo mai felici.»
«Allora perché mi hai appena baciato?» obiettò Remy. «Non fai altro che illudermi e poi sfuggirmi. Era così anche quando stavamo insieme. Non è mai cambiato niente per te... e nemmeno per me. Ti amo ancora come allora.»
«Non possiamo fare tardi» replicò Annabelle. «Mia madre ci sta aspettando e, vorrei ricordartelo, aspetta un avversario, non il suo aspirante genero.»
«Non aspiro ad averla come suocera» ci tenne a puntualizzare Remy, «ma è un effetto collaterale che sarei disposto ad accettare.»
***
«Signore e signori» esordì Veronica Young, ad alta voce, parlando in inglese, «spegnete i motori, per citare i nostri colleghi d’oltreoceano.»
Sabina Veronesi, che le stava accanto, obiettò: «Casomai, “accendete i motori”.»
«Dato che il mio obiettivo non è quello di dare il comando a una gara di Indycar o di NASCAR, direi che va bene l’invito a spegnere i motori» insisté Veronica. «Vorrei che ci fosse silenzio, anche da parte tua.»
Sabina annuì.
«Sì, certo.»
«Per cortesia, sedetevi tutti» invitò Veronica.
Ci volle un po’ di tempo per mettere fine al mormorio. In compenso, tutti si accomodarono senza protestare, a parte Oliver e Selena, che rimasero in piedi. Edward prese posto a uno dei tavoli.
Sabina Veronesi chiese qualcosa in italiano.
Veronica rispose brevemente nella stessa lingua, prima di riprendere a parlare a ciascuno dei presenti: «Penso che tutti abbiate una conoscenza della lingua inglese sufficiente alla più basilare comprensione del testo. Se così non fosse e qualcuno di voi non capisse qualcosa, vi esorto a farmelo. Anzi, vi esorto a farlo sapere al nostro addetto stampa, il signor Fischer, che parla fluentemente anche tedesco, italiano e francese. Sono sicura che sarà in grado di farsi capire da tutti voi, in caso di necessità.»
Edward spostò lo sguardo dall’uno all’altro tavolo. Christine Strauss sedeva accanto a Dylan McKay e Remy Corvin. L’anglo-americano la fissava, mentre il francese teneva lo sguardo basso. Poco lontano da loro, Shinji Nakamura aveva preso posto insieme al proprio manager e a Walter De Santis. La moglie di costui, invece, si trovava allo stesso tavolo di Ivana Blaze, Ivan Blazevic e Sabina.
Laurent Marchand condivideva il tavolo con Jean-Marc Duval e Annabelle Vincent. Questa fissava Corvin con la coda dell’occhio, o almeno dava quell’impressione. Remy sembrava non farvi caso. Nei rari momenti in cui alzava gli occhi, aveva cura di guardare dalla parte opposta.
«Che cosa sta succedendo?» volle sapere Christine Strauss. «Sono stata convocata qui insieme ai miei piloti e non ne comprendo la ragione. Che cosa c’entra Fischer?»
«Fischer parlerà al posto mio.» Veronica si avviò verso il tavolo di Edward e si accomodò di fronte a lui. «Non preoccuparti, Christine: se non hai niente da nascondere, non c’è pericolo che possa accadere qualcosa di sgradevole.»
La Strauss borbottò: «Mi sembra una grandissima pagliacciata.»
«Signorina Strauss, non si preoccupi» la pregò Oliver, rivolgendosi a lei con un tono eccessivamente formale. «Sono sicuro che faremo molto presto, se mi sarà concesso di parlare senza interruzioni e se le persone che andrò a interpellare risponderanno alle mie domande senza farmi perdere tempo.»
«A quale titolo intende farci delle domande, signor Fischer?» chiese Christine, con lo stesso grado di formalità.
«Mi occupo di comunicazione per la Pink Vertigo.»
«È un addetto stampa. Qui non ci sono giornalisti e, in ogni caso, dovrebbero essere i giornalisti a fare domande a lei, non viceversa.»
Oliver si esibì in un radioso sorriso.
«Dovrebbe essere felice che non ci siano giornalisti, signorina Strauss. Questa conversazione rimarrà tra noi, a meno che qualcuno non decida diversamente. Sono sicuro che, alla fine, tutti giungeranno alla giusta conclusione, ma...»
«Stringi, Fischer» gli ordinò Veronica. «Hai detto che non vuoi farci perdere tempo.»
Oliver annuì.
«Certo, signora Young.»
«Non c’è alcun bisogno che mi chiami signora!»
«Mi sembra più educato che “grandissima rottura di palle”, come vengo appellato io di solito» ribatté Oliver, «ma direi di soprassedere. Come stavo dicendo alla signora Strauss, questa è una conversazione privata. Vi chiedo quindi la cortesia di non registrare audio o video, un po’ come se vi trovaste in un locale a luci rosse all’interno del quale bisogna consegnare i telefoni, per potere accedere. Qualcuno di voi, ovviamente, sa bene di che cosa sto parlando.»
Ivan Blazevic intervenne: «Non mi sembra il caso di discutere di quello che faccio nel mio tempo libero! Sono libero di andare a bere un drink dove mi pare e piace, non le sembra?»
«Sicuramente, signor Blazevic, e infatti non ho chiesto alla signora Young di radunare tutti quanti allo scopo di sbandierare ai quattro venti gli affari suoi.»
«Io ho avuto l’impressione opposta.»
«Suvvia, signor Blazevic, sa benissimo che anch’io sono un frequentatore del Delicious Ambition.»
«Certo, ma non per questo vado in giro a raccontare alla gente che ci siamo incontrati là, né spettegolo sulle persone che si trovavano con lei.»
«Perché, io ho forse fatto qualcosa di simile? Non mi pare. Il mio obiettivo non è partire dal Delicious Ambition, ma dal Progetto Evolution. Come tutti sapete, sette anni fa si sono svolti quattro eventi sperimentali di una categoria che, se non fosse scoppiata la pandemia, si sarebbe tradotta in un vero e proprio campionato già a partire dall’anno seguente. Al tempo degli eventi sperimentali, l’Evolution Grand Prix Series era diversa da come la conosciamo attualmente, ma vi era un punto di partenza che è rimasto nel tempo: l’idea di mettere sulla stessa pista monoposto guidate da piloti in carne e ossa e monoposto controllate a distanza tramite intelligenza artificiale. Dentro l’abitacolo di queste ultime, i Ghost Driver, una sorta di manichini che si limitano a riempire l’abitacolo, o almeno così dovrebbe essere. Non voglio entrare nel merito della vicenda, perché ci sono questioni ben più scottanti da questo punto di vista. Inizierò quindi dall’inizio: sette anni fa, mentre mi trovavo a Pau per seguire dal punto di vista giornalistico un evento di Formula 3, ho incontrato Edward Roberts, con il quale, quasi per caso, si è instaurato una sorta di rapporto di collaborazione. Come ricorderete, Edward era ancora in attività ed era stato ingaggiato dalla R-Evolution Racing come pilota per gli eventi sperimentali. Roberts, vuoi forse raccontare quello che è successo sette anni fa?»
Edward sussultò. Non si aspettava una domanda così diretta. Accanto a Oliver, Selena lo guardò con un’espressione di incoraggiamento - o almeno, Edward preferì interpretarla come tale.
«Siamo andati insieme in un bar, ci siamo messi a parlare dell’Evolution Grand Prix Series e, quella sera stessa, qualcuno ha drogato la mia bibita, approfittando del fatto che mi fossi allontanato dal tavolo. Non vi starò a spiegare per quali circostanze sia stato Oliver a consumare quella bevanda e non io stesso, né vi riferirò chi fosse il colpevole. Vi basti solo sapere che si tratta di una persona che aveva a che fare, a quei tempi, con il Progetto Evolution.»
«Naturalmente, sia io sia Roberts siamo stati piuttosto insospettiti dall’accaduto, prima ancora di scoprire chi fosse il colpevole» riprese Oliver. «Non avevamo idea del perché qualcuno dovesse tentare di drogare Edward. Alla fine, siamo giunti alla conclusione che l’autore del misfatto volesse far ricadere i sospetti su di me, allo scopo di stroncare sul nascere una nostra ipotetica collaborazione. Non sapevamo nulla del Progetto Evolution, ma qualcuno aveva paura di noi. Abbiamo fatto le nostre ricerche e siamo arrivati a ipotizzare che non vi fossero solo i Ghost Driver, ma che altre unità artificiali si nascondessero sulla griglia di partenza.»
Ivana Blaze si lasciò andare a un’esclamazione di sorpresa.
«Non si preoccupi, signorina Blaze» la rassicurò Oliver, tornando a darsi un tono formale. «Non ci sono Replacement, in questa stanza. Nessuno può farle del male.»
Ivana borbottò un monosillabo incomprensibile. Suo padre cercò di calmarla posandole una mano su un braccio. Ivana mormorò qualcosa in italiano. Oliver la esortò ancora una volta a stare tranquilla.
«Sono stato dentro al Progetto Evolution fin dagli albori» intervenne Laurent Marchand, «e le posso assicurare che non vi è nulla di losco o di oscuro.»
«Io, invece, posso assicurarle il contrario» replicò Oliver. «So perfettamente che sette anni fa un noto personaggio italiano del motorsport vintage è stato avvicinato da un suo collega italiano con una proposta indecente: fingere il proprio ritorno alle competizioni, prestando la propria immagine mentre a guidare sarebbe stato un Replacement. Quella persona ha rifiutato categoricamente. Immagino che il fatto che il suo collega italiano non sia riuscito nell’intento di portare nell’Evolution la “preda” perfetta le abbia spianato la strada.»
«Cosa intende dire?»
«Che un noto pilota francese, invece, ha accettato la sostituzione con un Replacement.»
«Assurde fantasie!» sbottò Christine Strauss.
«No» obiettò McKay, «mi sembra un’ipotesi molto interessante.»
«Un’ipotesi totalmente fantascientifica, vorrai dire.»
«Perché, i Ghost Driver non sembravano forse fantascienza, fino a pochi anni fa?»
Oliver riprese la parola: «Signor McKay, ha mai avuto l’impressione che qualche suo collega ricevesse un “aiuto” da parte di un Replacement?»
Dylan spalancò gli occhi.
«Come...»
Si interruppe.
Oliver minimizzò: «Non è necessario che mi risponda. Immagino che le sembri molto strano. Forse è il caso di porgere la stessa domanda al signor Roberts. Glielo vuoi chiedere tu, Selena?»
Edward raggelò, preparandosi al peggio.
La moglie, tuttavia, non lo mise in difficoltà: «Hai mai notato episodi o risultati strani, quando gareggiavi nell’Evolution Grand Prix Series?»
La domanda eludeva totalmente la questione Blaze. Edward rispose, con fermezza: «Ho notato episodi che non mi hanno convinto e ho maturato la convinzione che uno dei miei colleghi avesse accettato la sostituzione con un Replacement.»
«Qui l’unico pilota francese è Remy Corvin» intervenne Daisuke Matsumoto. «Dopo diversi anni di stop, è ancora piuttosto competitivo. Forse bisognerebbe chiedere proprio a Corvin se sia mai stato sostituito da un... Ghost Driver? Replacement? Unità artificiale? Mi perdoni, signor Fischer, ma non ho ancora capito come dovrei definirlo.»
«Ma è assurdo!» sbottò Shinji Nakamura. «Remy è un professionista, come tutti noi. Non si piegherebbe mai a una simile macchinazione.»
«Lasciate in pace Remy» si intromise Annabelle. «Che cosa vuoi, grandissima rottur-... volevo dire, Fischer?»
Oliver ammise: «Per il momento possiamo passare oltre. Non voglio costringere nessuno a parlare di cose che preferirebbe non approfondire in questa circostanza. Non...»
Di colpo, Corvin intervenne: «È andata così.»
«Così... come?»
«Mi è stato chiesto di lasciare guidare un androide al posto mio.»
Nell’area hospitality, esplose un vociare senza controllo.
«Per cortesia, lasciatelo parlare!» cercò di trattenerli Oliver.
Non vi fu nulla da fare. Finché non intervenne Veronica in persona, minacciando di cacciare via tutti a calci, non calò il silenzio. Anche dopo, qualcuno continuò a borbottare. Edward non si sarebbe stupito di scoprire che qualcuno dei presenti avrebbe preferito di gran lunga essere mandato via a malo modo, piuttosto che sentirsi costretto a restare.
Remy affermò: «Mi è sembrata una buona idea, all’inizio. Non sapevo di essere totalmente sotto al controllo di chi mi aveva ingaggiato. Tutto è diventato un incubo. Non ho più avuto il controllo di nulla. Sono stato forzato a continuare. Se solo il campionato fosse partito, sarei tornato con la R-Evolution Racing. Con la sua cancellazione, mi sono sentito di nuovo libero... almeno finché il signor Marchand non è tornato a farsi vivo.» Si alzò in piedi. «Non so cosa succederà adesso. Probabilmente, se qualcuno di voi riferirà quello che ho detto, non sarà preso sul serio.» Si avvicinò ad Annabelle Vincent. «Mi dispiace che questo abbia rovinato la nostra relazione. Ti amo ancora. Non ho mai smesso di amarti. Non so se dirtelo possa servire a qualcosa, ma...»
La figlia di Veronica lo mise a tacere: «Non me ne frega un accidente di quello che provi per me. Anzi, mi sembra un po’ patetico che tu mi stia facendo una dichiarazione davanti a tutti.»
«Hai paura che la tua nuova fiamma capisca che mi ami ancora e che non voglia più saperne di te?»
«Sono tutte fantasie, Remy. Io non ho nuove fiamme...»
«Non hai negato, però, di amarmi ancora.»
«Sei ridicolo.»
Selena puntualizzò: «A me sembra che siate ridicoli entrambi. Se volete, potete andare fuori a chiarirvi. Non metteteci troppo, però. Potremmo avere di nuovo bisogno di voi.»
Si aspettava che Annabelle la mettesse a tacere, ma la Vincent non ne ebbe il tempo. Remy la prese per un braccio e la invitò a seguirlo. Si allontanarono. In loro assenza, Oliver fece un lungo preambolo sul Delicios Ambition e sul fatto che, secondo una diceria, pezzi grossi dell’Evolution Grand Prix Series l’avessero scelto come luogo in cui discutere degli affari del campionato.
«Cosa non vera, a mio parere. Era un tentativo di spingere me e Roberts in quel locale, nella speranza di immortalarci in situazioni compromettenti e minare la nostra credibilità: un tentativo fallito, ovviamente.»
***
Remy respirò a pieni polmoni. Annunciare al mondo di essere stato sostituito al volante da un’unità artificiale non sarebbe stato così terribile, non dopo quello che era appena successo, almeno. Non aveva idea di quali fossero le intenzioni di Oliver Fischer, ma senz’altro aveva un obiettivo di larga scala. Il fatto che fosse stato proprio Remy il primo a calarsi nel ruolo di cavia per l’Evolution Grand Prix Series non lo toccava: voleva solo la verità, si sarebbe comportato allo stesso modo di fronte a chiunque, quella era una certezza imprescindibile.
Fischer e Selena Roberts gli avevano concesso di andare fuori perché lo consideravano solo una piccola parte del tutto. Poteva smetterla di preoccuparsi per loro, almeno finché si trovava da solo con Annabelle. Quando era uscito, l’aveva seguito. Si stavano guardando negli occhi da qualche istante, senza parlare. Remy avrebbe tanto desiderato baciarla, un’intenzione che andava oltre le preoccupazioni per il presente e per il futuro. Non aveva idea di come avrebbe reagito Laurent Marchand, né di quali potessero essere le ripercussioni. Non sapeva se Christine Strauss avrebbe comunque schierato la sua monoposto, quella sera, ma non importava: quella vettura, in ogni caso, non sarebbe stata guidata da lui.
Fu Annabelle a rompere il silenzio. Senza fare nulla per eludere il suo sguardo, affermò: «Il nostro amore è finito molto tempo fa.»
«Sembri un disco rotto» ribatté Remy. «Che cosa significa esattamente “amore”? Non è forse un concetto astratto? Mi sembra che io e te fossimo qualcosa di concreto e reale.»
«Adesso, però, non lo siamo più, da molto tempo. È inutile vivere nel passato, non credi?» Annabelle lo fissò con fermezza e, senza dargli il tempo di replicare, aggiunse: «Certo che vivi nel passato. Non accettavi di non essere più sulla cresta dell’onda, quindi ti sei venduto al Progetto Evolution. Non contento, l’hai fatto di nuovo, sempre ammesso che, da bravo stalker, tu non abbia deciso di fingere di essere ancora un pilota soltanto per stare intorno a me.»
«Non hai capito proprio un cazzo!» sbottò Remy. «Non hai idea di quello che ho provato e che provo tuttora, vedendo un manichino che si spaccia per me. Non hai idea di come mi sento, quando penso al fatto che sono divenuto parte di un sistema che mi disgusta. Non hai idea di quanto...» Si interruppe. Abbassò lo sguardo. «Non hai idea di quanto sia rivoltante sapere che il Replacement può fare del male ad altre persone perché programmato per obbedire ai miei ordini. Ho dovuto cambiare telefono perché non potesse più spiarmi e interpretare male quello che dico o faccio. Non hai idea di quanto sia terribile sapere che, se solo mi scappa una parola di troppo, qualcuno potrebbe morire!»
«Oh.»
Annabelle si limitò a un monosillabo. Remy alzò gli occhi. Vide una lacrima sulla guancia sinistra della donna che amava. Le si avvicinò. Allungò una mano e gliela asciugò con la punta delle dita.
«Ero terrorizzato, Annabelle» le rivelò Remy. «Adesso, però, non lo sono più. Insieme a te, tutto sembra molto più facile.»
Annabelle scosse la testa.
«Non sai niente. Non sai niente di me. Non sai che cos’ho fatto.»
«Lo so, invece» replicò Remy. «Non voglio passare per uno stalker, ma ho guardato molto i tuoi profili social, ultimamente. So che sei in contatto con Vanessa Molinari. Mette un sacco di like ai tuoi post taggati Reminiscence. Ci sono dei disegni stilizzati in cui compare la Molinari con un casco in mano. Il Progetto Evolution voleva riportarla al volante. Adesso sarebbe più difficile da credere, ma deve esserci qualcosa sotto. Le hanno proposto di guidare durante una demo o qualcosa del genere, vero? Ci sarà un Replacement o un Ghost Driver al posto suo? Sei passata dall’altra parte? Collabori con loro e hai convinto Vanessa?»
Annabelle sorrise, con amarezza.
«Non faccio parte del loro progetto. Reminiscence è un mio progetto personale.»
«Un tuo progetto che prevede il finto ritorno di piloti del passato alle competizioni?»
«Qualcosa del genere.»
«Con chi stai collaborando? C’entra anche tua madre?»
«Non è come credi, Remy» gli assicurò Annabelle.
Remy non aveva intenzione di lasciarsi ingannare.
«Come hai convinto Vanessa Molinari? Sei stata tu? Era assolutamente contraria a...»
Annabelle lo interruppe: «Ti ho detto che non è come pensi! È vero, Reminiscence prevede che ex piloti di un certo calibro prestino la loro immagine per...»
Remy non la lasciò finire: «Lo vedi? È la stessa cosa.»
«Non è affatto la stessa cosa!» insisté Annabelle. «È vero, ho accettato di lavorare con mia madre per avere una conoscenza dall’interno del mondo dell’automobilismo. Mi sarà utile per quello che voglio fare. Ti assicuro che non c’è niente di immorale.»
«Sfruttare l’immagine di piloti veri per rimpiazzarli con manichini ti pare etico? È quello che ci ha divisi, anni fa. Mi hai lasciato per quello che ero diventato e adesso tu stessa sei diventata parte del mondo che disprezzavi?»
«Piantala di sparare sentenze, Remy! Evolution e Reminiscence prendono vita dallo stesso pensiero di fondo: una vittoria fittizia di un pilota molto in vista può emozionare quanto una vittoria vera. Lo sviluppo, però, è molto diverso: l’Evolution Grand Prix Series ha trasformato questa idea in una concreta follia, mentre Reminiscence...» Annabelle sorrise. «Credi davvero che potrei mai associare il mio nome a qualcosa di simile? Che Vanessa Molinari potrebbe sottostare a richieste come quelle di Evolution?»
«Cos’è Reminiscence?»
«Per ora non è niente, ma lo diventerà. È un videogioco sulle corse.»
Remy spalancò gli occhi.
«Un...»
«Un videogioco, hai capito benissimo» rispose Annabelle. «I giocatori sfideranno avversari virtuali con le fattezze di Vanessa Molinari o di altri piloti celebri. Se vuoi, puoi esserci anche tu.»
«A sviluppare videogiochi?»
«No, nel videogioco, come personaggio.»
«Mi stai chiedendo di prestare la mia immagine a Reminiscence?»
«Sì. Saresti perfetto.»
Remy le ricordò: «Sono sul punto di cadere in disgrazia.»
«Appunto» convenne Annabelle, con una certa freddezza. «Si parlerà di te, magari malissimo. Sei l’uomo giusto. E poi, io e te siamo due anime maledette, fare parte dello stesso progetto è il finale perfetto per due come noi.»
«Non esistono le maledizioni» sentenziò Remy, «e tu non c’entri niente con quello che ho fatto.»
Annabelle obiettò: «Del tutto inavvertitamente, ho fatto qualcosa che ha avuto conseguenze di gran lunga peggiori: ho ucciso una persona, Remy, e nemmeno me ne sono accorta.»
***
Già da qualche minuto, Selena stava parlando al posto di Oliver. Edward doveva ammettere che, per essere un intervento improvvisato, se la stava cavando alla grande. Non poteva negarlo: Selena e Oliver si capivano al volo. Forse Selena non scherzava del tutto, quando affermava che, se fosse rimasta vedova, si sarebbe messa insieme a lui.
Edward non era particolarmente disturbato da quello che poteva succedere una volta che fosse morto, ma sperava di vivere ancora a lungo. Doveva riconoscere che, quantomeno, Selena non stava facendo nulla che potesse convincere un eventuale malintenzionato a uccidere tutti e tre senza troppe esitazioni.
Sperava che non andasse a toccare argomenti troppo scottanti, ma Selena aveva chiaramente altre intenzioni: «Credo sia giusto informarvi, dato che una parte di voi erano presenti al ricevimento organizzato dalla Pink Venus per la sera di Capodanno, di cosa sia accaduto in quella circostanza. Alla festa, infatti, a un tratto la luce al di fuori dalla sala è stata spenta. Qualcuno mi ha narcotizzata e sequestrata, impossessandosi anche del mio smartphone.»
«Fantasie!» la accusò Luciana De Santis. «L’ho vista, quella sera. L’ho vista confabulare con il signor Fischer. Non so che cosa sia successo tra lei e l’addetto stampa, ma penso sia estremamente scorretto fingere di essere stata vittima di un crimine per nascondere una relazione extraconiugale.»
Edward sentì le guance che gli andavano in fiamme. Quanto avrebbe desiderato intimare a quella donna di tacere, invece di inventare maldicenze!
Selena non si scompose: «Crede davvero che inventerei di essere stata vittima di un sequestro? Sono stata trascinata in uno scantinato... e la stessa cosa è successa anche al mio presunto amante, che aveva osato cercarmi perché non mi vedeva più!»
«Ciò non toglie che io l’abbia vista in sala e che abbia parlato a lungo con lei. Ho notato anche la sua vicinanza con...»
La signora De Santis non ebbe modo di terminare la frase, dato che Selena lo fece al posto suo: «Con un mio caro amico? Crede davvero che, se avessi qualcosa da nascondere, mi farei vedere pubblicamente insieme a lui, invece di incontrarlo nel privato?»
«Non si può mai sapere.»
«Signora De Santis, mi dispiace deluderla, ma non ho alcuna relazione extraconiugale.»
«Però» intervenne Luciano De Santis, «frequenta il Delicious Ambition, o almeno mi è giunta questa voce.»
«Al Delicious Ambition, il cui titolare ha peraltro una parentela con la signora Veronesi, ci sono stata, è vero. Non ho idea di chi le abbia fornito una simile informazione...» Nonostante quelle parole, si girò a guardare Jean-Marc Duval. «Pensavo che là dentro si facesse sul serio, in quanto a riservatezza. A quanto pare non è così.»
«Confermo a mia volta che io e la signora Roberts non abbiamo alcuna relazione extraconiugale» intervenne Oliver Fischer, riprendendo la parola, «e che io stesso sono rimasto coinvolto nei fatti di Capodanno, proprio come Selena ha riferito. In più, al Delicious Ambition, è molto probabile che qualcuno, in occasione della festa di carnevale, abbia tentato di drogare i bicchieri di Selena e di suo marito Edward. Non mi soffermerò sul fatto che a consumare quelle bevande siano state altre persone, mi limiterò alla deduzione che io e i Roberts abbiamo trovato inevitabile, dopo l’accaduto, specie considerato che dal telefono di Selena era partito un messaggio poco edificante nei miei confronti: qualcuno voleva mettersi tra di noi, allontanarci l’uno dall’altro, e quel qualcuno era al Delicious Ambition, dato che aveva usato il suo smartphone quando questo era depositato presso il locale. Forse aveva corrotto un dipendente del nightclub, oppure si era spacciato per qualcuno che lavorava nel locale stesso. Però rimaneva la questione del codice di accesso. La persona che tramava contro di noi doveva essersela procurata in qualche modo, ma come?» Proprio in quel momento, Remy e Annabelle rientrarono e tornarono a sedersi. «A questo proposito» azzardò Oliver, «forse può aiutarci la signorina Vincent, grazie alle sue conoscenze informatiche.»
Annabelle gli rivolse uno sguardo torvo.
«Che cosa dovrei spiegare?»
«Se esistono app spia che possano permettere di controllare a distanza un dispositivo. Per esempio, se qualcuno avesse avuto tra le mani lo smartphone di Selena, avrebbe potuto installare un’applicazione per tenerla sotto controllo, spiare i suoi dati e le sue conversazioni, scoprire le sua password e tutto il resto?»
«Suppongo di sì. Quello che non capisco è perché tu lo chieda a me.»
Oliver chiarì: «Solo perché le tue competenze professionali ti permettono di darmi una risposta. Appurato che quanto ho ipotizzato è possibile, rimane un dubbio: chi? In che modo? È molto semplice dare una spiegazione al come: quando Selena è stara narcotizzata, il suo telefono non era bloccato. La persona che se ne è impossessata ha scaricato l’applicazione.»
«Perché qualcuno avrebbe dovuto spiarmi?» proseguì Selena. «Ovviamente ce lo siamo chiesti, quando un tecnico specializzato mi ha confermato che l’applicazione in questione c’era. So che la risposta a cui siamo arrivati potrebbe sembrarvi estremamente improbabile, ma vi assicuro che abbiamo valutato a lungo la questione. Siamo tornati ai Ghost Driver e ai Replacement. In che modo si poteva simulare un comportamento umano da parte di un Replacement? Verosimilmente, programmandolo per farlo. Perché spiare proprio una donna? Forse perché il Replacement in questione doveva agire al posto di una donna e si voleva che avesse una mentalità femminile - magari più matura della diretta interessata, ma comunque collegata al mondo dell’automobilismo.» Fece una lunga pausa, infine domandò, con voce tagliente: «Signorina Blaze, saprebbe spiegarci come mai, da quando ha esordito nell’Evolution Grand Prix Series, le sue performance sono molto migliorate rispetto alle categorie precedenti? E come mai questo improvviso miglioramento si sia bruscamente interrotto?»
«La smetta!» sbottò Ivan Blazevic. «Lasci in pace mia figlia!»
«Sua figlia ha prestato il volto a un Replacement, nella speranza di rilanciare una carriera inconcludente» sentenziò Selena. «Se devo essere sincera, avrei preferito che non fosse necessaria una rivelazione pubblica. Non provo alcuna soddisfazione nello smascherarla davanti a voi...»
«Non hai prove!» la interruppe Veronica.
Selena la ignorò.
«Purtroppo, però, ci sono state delle complicazioni piuttosto serie. I Replacement spiano gli umani per imitarli, ma non hanno né freni inibitori, né la consapevolezza di cosa sia lecito e di cosa non lo sia. Signor Corvin, vorrebbe spiegare che cos’ha fatto il suo Replacement?»
Remy sussultò.
Selena cercò di rassicurarlo: «È solo per spiegare quanto possano essere pericolose le unità artificiali.»
Remy si lasciò andare a un sospiro e poi a una confessione: «Dopo l’EvoPrix di Le Mans, ho avuto una pesante discussione con Oliver Fischer, per motivi personali che preferisco non approfondire. Gli ho rivolto delle minacce che, ovviamente, non avrei mai messo in pratica. Il mio Replacement era acceso. Mi spiava tramite il mio telefono, molto probabilmente. Ha cercato di mettere in pratica le mie minacce.» Si sollevò un mormorio, che si fece via via più insistente. Corvin si alzò in piedi. «Scusate, devo uscire, mi manca l’aria.»
***
Era di nuovo fuori insieme ad Annabelle. Remy sorrise, al pensiero che forse era proprio lei la stalker, tra di loro.
«Non riesci proprio a stare senza di me.»
Annabelle replicò, seria: «Non è il momento di scherzare. Fischer sta ipotizzando che il Replacement di Ivana sia stato realizzato copiando il tuo. Non so come sia finito a parlare di presunto spionaggio industriale, ma sono fottuta. Punterà il dito contro di me. Del resto, io sono quella che non c’entra niente e...»
Remy la interruppe: «Non lo farà.»
«Che cosa te lo fa pensare?»
«Ho parlato con lui. Siamo stati in contatto, in questi ultimi tempi. Insegue la verità. Non ha alcun desiderio di accusare le persone per il solo gusto di farlo.»
Annabelle puntualizzò: «Non metto in dubbio l’onestà di Fischer, ma l’essere onesto non lo rende infallibile. È palese che, per lui, io sia una persona che ha qualcosa da nascondere.»
Remy non riuscì a trattenersi: «Per caso non sei stata abbastanza convincente, nell’intimità?»
«Ti credi divertente?»
«Non è mia intenzione esserlo.»
«Ti ricordo che io e te non siamo più nulla.»
«Me lo ripeti talmente tanto stesso che è palese che sia tu quella che deve convincersene.»
Annabelle ribatté: «Hai già detto più di una volta che ti piacerebbe sposarmi.»
«Infatti è vero.»
«Siamo fuori tempo massimo.»
«Intendi dire che sono troppo vecchio per essere preso in considerazione?»
«Intendo dire che abbiamo buttato tutto al vento. Non ci sono motivi per cui dovremmo tornare insieme.»
Remy affermò: «Se tu avessi fatto qualcosa di scottante, io manterrei il segreto. Dubito che Oliver Fischer sia disposto a fare altrettanto.»
«Infatti non ho mai preso in considerazione l’idea di sposarlo» ribatté Annabelle. «Tra me e lui non c’è stato niente di serio.»
Remy sospirò.
«Sei proprio decisa a non volermi capire, vero?»
Annabelle replicò: «Non è questione di volere o non volere capire. Ormai siamo compromessi entrambi. Tu ti sei messo nelle mani del Progetto Evolution, io...» Scosse la testa. «È inutile parlarne.»
«No, non è inutile» affermò Remy. «Io ti conosco. Sono sicuro che non hai fatto niente di male.»
«Che importanza vuoi che abbia la tua sicurezza? Oliver Fischer crede che io mi sia impossessata di materiale riservato... e per che cosa? Per il Replacement di Ivana Blaze?»
«Sono sicuro che Fischer non sospetta di te.»
«Da dove viene questa tua sicurezza?»
«Tu e Fischer andavate a letto insiem-...»
Annabelle lo interruppe: «Smettila di tornare su questo punto, Remy! Non ti riguarda. Mi hai capito? Non. Ti. Riguarda.»
«Invece ci torno eccome. Fischer non mi sembra il tipo che allaccia relazioni sentimentali o erotiche con le sue sospettate. Mi sembra un uomo molto intransigente, da questo punto di vista.»
«Da quando sei così bravo a psicanalizzare le persone?»
«Non credo di essere bravo. Psicanalizzare gli altri, però, mi aiuta a non concentrarmi troppo su me stesso.»
«Perché non vuoi farlo?»
«Perché sarebbe troppo deprimente. Non c’è niente di buono nella mia vita... e non ci sarà mai, se tu non tornerai.»
Annabelle replicò: «Non ho mai avuto l’ambizione di essere l’amore salvifico di qualcuno.»
«Io, invece, ho smesso di avere l’ambizione di salvarmi da solo» affermò Remy. «Non cerco l’amore che salva, ma non farò niente per salvarmi, se non ci sarà nulla per cui ne valga la pena.»
«Allora perché hai parlato? Perché hai ammesso tutto?»
«Perché non sono l’unico che ha bisogno di salvarsi. Ivana Blaze sprofonderà, se non si tira fuori dal Progetto Evolution. Sprofonderà, e poi lo stesso destino toccherà anche ad altri, dopo di lei. C’è un solo modo per spezzare il potere del Progetto Evolution ed è rendere pubblico il grande inganno. Per questa ragione, anche il resto del mondo deve essere messo a conoscenza dell’esistenza dei Replacement. I piani alti si sono spinti troppo oltre e hanno innescato una situazione ingestibile. Nessuno che ci sia dentro ne uscirà senza conseguenze, ma a volte bisogna prendere la decisione meno dolorosa.»
«Sei sicuro che lo sia?» obiettò Annabelle. «Adesso hai parlato, anche se di fronte a un gruppo ristretto di persone. È stato Marchand a reclutarti. Costringilo a lasciarti libero in cambio del tuo silenzio. Nessuno può provare nulla.»
Remy rispose, con fermezza: «No, non lo farò. Non posso più vivere con questo peso sul cuore. Quel maledetto Replacement si è preso la mia vita, la mia anima, i miei sentimenti. Non voglio più essere legato a un sistema che mi sta prosciugando. Non posso contrattare per una libertà illusoria e continuare a vivere a metà.»
«Quindi non lo fai per me?»
«Me lo sono raccontato, che lo facevo per te. Però mi sembra abbastanza chiaro che non basti per riconquistarti. Hai ragione, non lo faccio per te. Lo faccio perché voglio avere la coscienza pulita. Lo faccio perché mi sono stancato di ingannare sia gli appassionati di automobilismo sia i miei avversari. Lo faccio perché nessuno si trovi più nella mia stessa posizione. Lo faccio perché vorrei che la finzione fosse limitata alle situazioni in cui è chiaro che si tratta di finzione. Voglio essere uno dei personaggi del tuo videogioco, Annabelle, ma non voglio più essere il frontman di un Replacement.»
***
«Sembri un’anima in pena» sussurrò Veronica.
Edward, girato a guardare se Annabelle e Remy fossero sul punto di rientrare, sussultò.
«È una tua impressione» mormorò, voltandosi.
«No, Roberts. In realtà, non sei per niente soddisfatto di come stiano andando le cose. Non ti aspettavi che fosse proprio tua moglie a far cadere i castelli di carte. Ti dirò, non me lo aspettavo nemmeno io. Credevo che avrebbe lasciato fare il lavoro sporco a Fischer.»
«Però hai acconsentito, a modo tuo.»
«Non avevo altre soluzioni. I Replacement sono pericolosi, lo sappiamo tutti e due.» Veronica accennò a Oliver. «A onore del vero, anche il tuo amico è pericoloso. Perché si è messo a raccontare la storia della sua vita?»
Edward si accorse che Selena lo fulminava con lo sguardo. La ragione era molto chiara, gli stava ordinando di tacere.
Veronica non si accorse di nulla e proseguì, a bassa voce: «Devo dire che le sue vicende passate sono molto interessanti. Non avevo idea che, proprio nello stesso weekend in cui si svolgeva il Gran Premio di Montecarlo, si trovasse nel Principato insieme a sua madre, la quale era qui per questioni lavorative. Non sapevo nemmeno che avesse rischiato di morire a causa di una caduta e che avesse avuto un’amnesia.»
Edward non replicò.
Veronica tentò di continuare: «Non sapevo che...»
«Ne parliamo dopo, okay?» la interruppe Edward. «Vorrei ascoltare quello che racconta.»
La Young tacque, almeno finché Oliver non narrò l’episodio della partita a Sky of Danger. Sostenne che una persona uscita dalla sede della Dynasty l’aveva travolto, facendogli cadere il cellulare. Era una donna, che non conosceva, ma che in seguito era riuscito a identificare. Luciana De Santis non disse nulla. Walter, invece, ricollegandosi a quanto insinuato dalla moglie in precedenza, affermò: «Il suo è un modo molto strano di distogliere l’attenzione dalla sua relazione proibita con Selena Roberts.»
Il commento di Veronica fu: «Tutti sono convinti che tra Fischer e la tua signora ci sia qualcosa. Se fossi al posto tuo, mi preoccuperei.»
«Io, invece, se fossi al posto tuo, mi preoccuperei per la mia posizione» ribatté Edward. «Sei la spokewoman di una squadra che ha messo al volante un Replacement. Avrai molte cose da chiarire, sempre ammesso che te lo lascino fare. Sono propenso a ipotizzare che sarai la prima a essere messa da parte.»
«Sono già caduta molte volte» precisò Veronica. «Riuscirò a sopravvivere a un’altra cadut-...»
Si interruppe, forse attirata dalle parole di Fischer. Oliver, infatti, stava affermando: «Mi sono scervellato su quale ragione abbia portato quella donna a uscire di soppiatto dalla sede della Dynasty durante una festa. Mi sono chiesto se fosse al ricevimento, oppure se si fosse introdotta là dentro con la scusa del ricevimento stesso per penetrare all’interno di qualche stanza all’interno della quale fosse possibile cercare di impossessarsi di segreti industriali o di proprietà intellettuali della Dynasty. In alternativa, se ci fosse l’eventualità di mettere le mani su materiale privato. Non so se questo sia possibile, ma...»
«Dobbiamo parlare, Fischer» intervenne Christine.
Veronica spalancò gli occhi.
«Che cosa c’entra la Strauss?»
«Non ne ho idea» rispose Edward.
Selena fissava l’amica di un tempo.
«Hai visto qualcosa? Tu c’eri, quella sera.»
«Voglio parlare con Fischer» ribadì Christine Strauss, «da soli.»
Oliver concesse: «Possiamo farlo, dopo, ma prima vorrei finire di chiarire alcuni punti. Avrei solo una domanda: per caso abbiamo visto entrambi una donna allontanarsi in modo sospetto dalla sede della Dynasty?»
«Non proprio» ammise Christine, «ma ho visto una donna che si recava di soppiatto all’interno di un ufficio o di uno studio privato. Non ho idea di cosa stesse facendo, però l’ho riconosciuta e, se fosse necessario, potrei fare il suo nome.»
Edward pensò subito a Luciana De Santis. Christine rimaneva una rivale della Pink Vertigo. Il fatto che la moglie del team principal fosse implicata in una faccenda poco chiara doveva essere una svolta molto interessante per lei, che di lì a poco avrebbe rischiato di dovere spiegare pubblicamente come mai avesse acconsentito alla presenza di un’unità artificiale a bordo di una delle macchine della squadra che gestiva: uno scandalo, del resto, poteva essere dimenticato in modo relativamente facile, quando veniva sopraffatto da uno scandalo ancora maggiore.
«Quella donna si trova qui?» chiese Oliver, a bruciapelo. «Non voglio nomi, solo un sì o un no.»
Edward rabbrividì. Era a conoscenza dell’audacia di Fischer, ma non credeva si sarebbe spinto così in là.
Christine rispose, in tono impassibile: «Sì.»
Proprio in quel momento, Annabelle Vincent e Remy Corvin fecero il loro rientro nell’area hospitality. Se quello fosse stato un film, Annabelle sarebbe stata l’indiziata principale, ma si trattava della realtà e, nello specifico, una realtà nella quale, a quei tempi, la Vincent era soltanto una bambina di otto anni.
Oliver li ignorò.
«Poco fa vi ho detto che, a mio parere, il Replacement di Ivana Blaze è stato costruito copiando la tecnologia del Replacement di Remy Corvin. Chi può impossessarsi del segreto industriale altrui, se non una persona che già ha tentato di fare qualcosa di simile?»
«A dire il vero» ribatté Veronica, «tutto può essere fatto anche per la prima volta.»
«Grazie per il tuo contributo, Young, ma non me ne faccio nulla» puntualizzò Oliver. «Quello che voglio dire è che ho dei sospetti, che ritengo molto fondati, nei confronti di colei che ho visto uscire dalla sede della Dynasty una sera di tanti anni fa, mentre stavo giocando a Sky of Danger. Non solo, sono anche convinto che ci sia proprio quella persona, dietro la mia rovinosa caduta. Chi mi ha buttato giù dalle scale nel mese di maggio ventiquattro anni fa deve averlo fatto senza esitazione alcuna. L’idea che un sedicenne potesse morire a causa delle sue macchinazioni non aveva importanza, per lei. Penso che non le importi nemmeno il fatto che i Replacement, così come sono stati progettati, possano essere molto pericolosi. Vi ha già raccontato Remy Corvin in persona che l’unità artificiale costruita per imitarlo ha tentato di uccidermi... e che cos’è successo il giorno della presentazione della Pink Vertigo? Candy Martini, la madre di Ivana Blazevic, è morta - proprio per una caduta dalle scale, quindi non ho alcuna intenzione di permettere che, anche nel suo caso, tutto finisca con un nulla di fatto. Di me, hanno detto che ero inciampato. Per quanto riguarda Candy Martini, le indagini ufficiali potrebbero arrivare a una conclusione molto simile. Nel frattempo, tanta gente che non era presente continuerà ad affermare che è stato Ivan Blazevic a uccidere la moglie, perché fingevano di amarsi. Sono convinto che fosse vero, che il signor Blazevic e Candy fingessero. Questo, però, non ha alcuna rilevanza. Avevano un loro equilibrio e non volevano altro. Blazevic non aveva alcun movente e, per giunta, ha un alibi di ferro.»
«Tutti abbiamo un alibi di ferro» replicò Ivan Blazevic.
«Signor Nakamura, signor Matsumoto, confermate di avere visto una donna bionda che saliva le scale per recarsi al piano di sopra, prima che si udisse il tonfo della caduta di Candy Martini?»
Sia il pilota sia il suo manager annuirono.
«Potreste riconoscerla?»
«No» rispose Shinji.
Daisuke Matsumoto dichiarò: «Non le ho prestato attenzione. Non sapevo che una donna fosse morta.»
Selena azzardò: «Poteva trattarsi di Ivana Blaze?»
Ivan Blazevic intervenne in difesa della figlia: «Poteva trattarsi, invece, di Selena Roberts?»
«N-non lo so, davvero.» Il signor Matsumoto sembrava esitante. «Credo che sia Ivana sia la signora Roberts fossero in sala.»
«Selena Roberts stava parlando con me» confermò Oliver, «mentre sono abbastanza sicuro che Ivana Blaze fosse insieme a Edward Roberts, in quel momento.» Si girò a guardarlo. «È così, Roberts?»
Edward confermò: «Era con me. Non può avere ucciso sua madre.»
«Non c’erano altre donne bionde, a parte me e a parte Ivana» affermò Selena, «sempre ammesso che quella che hanno visto Shinji Nakamura e Daisuke Matsumoto fosse una vera donna e non il Replacement di Ivana Blaze.»
Qualcuno si lasciò andare a un grido soffocato. L’area hospitality fu ben presto sommersa da un intenso vociare.
«Vi prego» riprese Selena, in tono supplichevole, «lasciatemi finire. Ho una domanda molto importante da porre alla signorina Blaze.»
Ivan Blazevic sbottò: «Basta così, signora Roberts! Ivana non risponderà ad alcuna domanda.»
«La scelta è di sua figlia, signor Blazevic» replicò Selena. «Non la forzerò a darmi una risposta, ma la sua risposta potrebbe scagionarla. Remy Corvin ha raccontato dell’aggressione da parte del suo Replacement a Oliver Fischer. Pare che a scatenarla siano state le minacce dello stesso Corvin nei confronti di Fischer, captate dal Replacement. Se questo spiava lo smartphone di Corvin, allora anche il Replacement di Ivana poteva tenerla d’occhio nella stessa maniera.» Si rivolse a Oliver. «La pensi come me, Fischer?»
«Sì.»
«Questo significa che, se Ivana Blaze avesse espresso il desiderio di ammazzare la madre, o comunque di farle del male, il Replacement avrebbe potuto mettere in pratica la sua intenzione.»
«Non sono un tecnico informatico. Non saprei rispondere. L’evidenza empirica, però, ci suggerisce proprio questo.»
«Sappiamo anche che Ivana Blaze aveva avuto una piccola discussione con la madre, prima della presentazione.»
«Sì.»
«Una piccola discussione, appunto. Ivana non aveva espresso nulla, se non il disappunto per le intromissioni della madre. Non sappiamo, però, che cosa sia successo dopo.»
Oliver annuì.
«È proprio così, Selena.»
«Quindi - dimmi se sei d’accordo - Ivana avrebbe potuto, volente o nolente, istigare il Replacement in qualsiasi momento.»
«Tecnicamente sì.»
Selena sorrise, con lo sguardo di chi sta per sfoderare la rivelazione finale. Era arrivato il momento tanto agognato, Edward avrebbe scoperto quale fosse stata la sua intuizione.
«C’è solo un piccolo intoppo, che le signore presenti potranno confermare... o forse tutte, a parte Luciana De Santis.»
La moglie del team principal replicò, seccata: «Non vedo perché debba mettermi in mezzo.»
«Non la sto mettendo in mezzo» chiarì Selena. «I completi che indossa nelle occasioni speciali hanno le tasche. La maggior parte degli abiti eleganti no. Signorina Blaze, per caso aveva con sé una borsetta o una pochette, al piano di sotto?»
Ivana rispose: «No, non avevo nulla.»
«Il suo abito aveva qualche tasca?»
«No.»
«Posso immaginare, di conseguenza, che non avesse il telefono con sé, nel momento in cui sua madre è precipitata dalle scale, ma che l’avesse piuttosto lasciato a una persona di fiducia.»
«Blazevic!» esclamò Christine Strauss. «Sei stato tu! Sei stato tu ad ammazzare tua moglie, servendoti del Replacement! Perché l’hai fatto? Era una vendetta? Non ti è bastato che scegliesse te?»
«Stronzate!» replicò Ivan Blazevic. «Come osi insinuare che...»
«L’hai uccisa tu!» insisté Christine. «Non ti è bastato separarla da me! Non ti è bastato convincerla a continuare quella stupida recita?»
«Il fatto che a Candida piacessero le donne» puntualizzò Ivan, «non implica che tu dovessi essere l’amore della sua vita di default.»
«Il fatto che non ci siano prove contro di te» ribatté la Strauss, «non implica che tu non sia un assassino. Non...»
Con un gesto della mano, Selena cercò di calmarla: «Basta così, Christine. Ivana non ci ha ancora risposto. Signorina Blaze, chi aveva il suo telefono?»
«N-non ce l’aveva m-mio padre» balbettò Ivana.
«Chi, allora?» insisté Selena.
Da parte di Ivana Blaze, non ci fu altro che silenzio. A sorpresa, Annabelle Vincent rivelò: «Ce l’avevo io. Non sapeva dove metterlo e mi sono offerta di tenerlo in tasca della giacca. Faceva troppo freddo, per i miei standard. Ce l’avevo lì quando, dal mio telefono, sono andata a chiamare un’amica. Io non... non potevo immaginare che cosa sarebbe successo. Era solo uno scherzo. Stavo solo prendendo in giro le donne dello spettacolo e le loro hater. Ho detto qualcosa tipo “a morte le modelle, buttiamola giù dalle scale”. Come potevo immaginare che cosa sarebbe accaduto? Non potevo certo pensare che un androide mi stesse spiando e prendesse sul serio le mie parole!»
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