mercoledì 3 giugno 2026

L'Eta della Ruggine // blog novel sul motorsport thriller sci-fi: capitolo 12/19

EVOLUTION VII

Selena era certa che Margaret non avesse creduto fino in fondo alla versione dei fatti ufficiale, secondo la quale doveva incontrare nel fine settimana un potenziale cliente italiano molto facoltoso. Era altrettanto certa, tuttavia, che la figlia di Edward non avrebbe fatto domande troppo invadenti.
Ivan Blazevic aveva accettato di incontrarla, quando gli aveva detto di essere la donna dai capelli rossi da lui avvistata in compagnia di Oliver Fischer. Era chiaro che non volesse vederla soltanto per diletto. Nonostante si fosse mostrato impassibile, durante la loro telefonata, doveva chiedersi come facesse una perfetta sconosciuta ad avere il suo numero, il quale era stato estorto a Veronica Young da Edward, con la scusa di doversi mettere in contatto con lui per una questione che riguardava sua figlia Ivana, la quale era irraggiungibile perché in viaggio verso la Cina.
L’appuntamento era fissato per il sabato sera, quindi Selena sarebbe partita l’indomani insieme a Edward. Al venerdì pomeriggio aveva pochi appuntamenti, pertanto allo studio si collegò al canale ufficiale dell’Evolution Grand Prix Series: stava per iniziare la sessione di qualifiche dell’EvoPrix di Pechino.
Nella metropoli cinese era sera inoltrata. Il tracciato cittadino illuminato a giorno era molto suggestivo, così come le inquadrature, che catturavano i dettagli. I tempi fatti registrare nelle prove libere da Joey Moreira della R-Evolution Racing facevano sì che le telecamere andassero a riprendere la vettura color ruggine mentre si apprestava a precorrere la pitlane.
Non potevano mancare, ovviamente, nemmeno le inquadrature delle monoposto guidate dai Ghost Driver. La presenza di unità artificiali al volante era uno degli hot topic che accompagnavano il primo evento valevole per un campionato ufficiale. Mentre i semafori rossi all’uscita dalla corsia dei box si spegnevano, il telecronista affermò: «Entrambi i Ghost Driver hanno ottenuto tempi degni di nota nella sessione del pomeriggio. Possiamo facilmente immaginare che, se dovessero rivelarsi competitivi, partirebbero le proteste da parte delle altre squadre. Per il momento, ci sono state soltanto polemiche piuttosto limitate. Dylan McKay, con la solita volontà di apparire una voce fuori dal coro, si è schierato contro le unità controllate da remoto. È accaduto nella conferenza stampa di ieri, dove l’anglo-americano ha affermato che già sette anni fa, all’epoca delle gare promozionali, c’erano stati grossi problemi con i Ghost Driver. Il suo intervento è stato duramente criticato dal CEO dell’Evolution Grand Prix Series. La sua portavoce Maelle Heidelberg ha dichiarato proprio stamattina che non si escludono sanzioni per eventuali piloti che dovessero contestare con veemenza il format di una categoria orientata all’innovazione e al progresso come l’Evolution Grand Prix Series.»
Non era nulla di cui non si fosse già discusso a tempo debito. Ancora una volta, chi stava ai piani alti voleva tappare la bocca a chi faceva critiche argomentate.
Proprio mentre il telecronista finiva di riferire il messaggio in questione, senza esprimere alcun parere in merito, forse perché anche i commentatori dovevano senza dubbio rispettare certi standard, il campanello suonò.
Selena non attendeva nessuno. Andò ad aprire e si ritrovò davanti Edward.
«Che cosa ci fai qua?»
«Volevo vederti.»
«A quest’ora» ribatté Selena, «dovresti stare a casa a guardare le qualifiche dell’EvoPrix di Pechino.»
«Posso guardarle qui, insieme a te» ribatté Edward. «Sono venuto proprio per questo.»
Selena gli strizzò un occhio.
«Pensavo che avessi programmi ben più interessanti.»
«Tipo ricordarti che sono un uomo prestante e che non hai alcun bisogno di correre dietro a Ivan Blazevic?»
«Farei molto volentieri a meno di vederlo, domani sera, ma purtroppo siamo tutti invischiati in un potenziale caso di omicidio, nel quale la vittima è sua moglie.»
«Mi raccomando, fai attenzione.»
«Ci sarai anche tu, al Delicious Ambition. Anche tu devi fare attenzione, specie a quello che ti portano da bere.»
«Non berrò nulla che non sia stato versato nel bicchiere davanti ai miei occhi» rispose Edward.
Selena scosse la testa.
«Non basta. Non berrai nulla che non provenga da una lattina o da una bottiglia sigillata che sia stata aperta da te oppure davanti a te.»
Edward convenne: «Mi sembra una scelta ragionevole.»
«Non possiamo correre rischi. Qualcuno sta cercando di colpirci. L’ha già fatto più di una volta.»
«E continuamo a non comprenderne il perché! Va bene, abbiamo capito perché ti sia stata installata un’applicazione spia sul telefono, ma tutto il resto? Il rapimento, i bicchieri di spumante...»
Selena aggiunse: «E il messaggio mandato a Oliver dal mio telefono, non dobbiamo dimenticarcene.» Tornò a sedersi davanti allo schermo. «La sessione è già iniziata.»
Edward prese la sedia solitamente riservata ai clienti e la posizionò al fianco della sua.
«Questo potrebbe essere il momento della verità. Ivana ha girato poco nelle prove libere, non saprei dirti se potesse esserci davvero lei al volante.»
Per qualche minuto, seguirono le immagini ufficiali in silenzio. Selena cercò di scacciare i pensieri, ma non ne fu capace.
«Il messaggio spedito a Oliver è la cosa che mi spiego di meno. A meno che chi ci ha fatto portare i bicchieri non intendesse ucciderci...»
«Lo escludo» rispose Edward, con un po’ troppa convinzione.
«Come fai a saperlo?»
«Non lo so, infatti, ma non lo ritengo probabile. Uccidere due personaggi noti in un locale pubblico durante una festa non è esattamente la mossa più ragionevole.»
«Quindi» replicò Selena, «nessuno voleva ammazzarci per far ricadere i sospetti su Oliver.»
«Probabilmente voleva soltanto fare in modo che noi tre iniziassimo a sospettare l’uno dell’altro. Se noi fossimo stati male, che interpretazione avrebbe dato Oliver a un messaggio come quello? Oppure, se io e te fossimo stati male e io avessi trovato quel messaggio tra gli inviati sul tuo telefono? Credo che il piano sia sempre lo stesso di Livio Santangelo: aveva drogato il mio bicchiere nella speranza che io sospettassi di Fischer e che mi allontanassi da lui. Chi agisce contro di noi teme che la mia collaborazione con un giornalista che ha una fama che lo precede possa essere un pericolo.»
«E il rapimento?»
Edward azzardò: «Oliver era presente a quella festa. Cosa sarebbe successo se non fosse venuto a cercarti?»
«Non ne ho idea, ma mi sarebbe stato molto più difficile liberarmi» rispose Selena, mentre sullo schermo il Ghost Driver A andava molto più piano del dovuto davanti Dylan McKay che iniziava il primo tentativo di qualifica. «Non è che abbia tutti i torti, quando parla contro di loro.»
Edward annuì.
«McKay è stato il primo a fare certe affermazioni e hanno sempre cercato di metterlo a tacere. Quello che dice sui Ghost Driver è vero.» Il pilota anglo-americano fu immortalato mentre rivolgeva un gesto volgare all’unità artificiale. «Sai, Selena, mi viene da pensare che chi ti ha narcotizzata avesse la speranza che tu sospettassi di Fischer. Il fatto che si sia messo in mezzo lo ha reso impossibile.»
«Non avrei comunque sospettato di Oliver» obiettò Selena.
«Sì, ma chi ti ha rinchiusa nello scantinato sperava che lo facessi» insisté Edward. «Non poteva leggerti nella mente. È probabile che creda che l’amicizia tra noi tre sia solo una facciata. Non...»
Si interruppe, indicando Shinji Nakamura costretto a un’azione evasiva per non scontrarsi contro il Ghost Driver B, che l’aveva spinto verso le barriere.
Selena sbottò: «Che senso ha tutto questo?»
«Spingerti a credere che Fischer voglia farti del male, oppure la presenza in pista di tali mine vaganti?»
«Parlavo dei Ghost Driver» spiegò Selena. «Se l’obiettivo è dimostrare che l’aspetto tecnologico è più forte di quello umano, che senso ha dare l’impressione che i piloti non umani siano soltanto elementi di disturbo?»
«Bisogna generare view e ascolti.»
«E in base a quale logica le view e gli ascolti salirebbero, a questa maniera? Gli appassionati di automobilismo non stanno forse sempre a lamentarsi che i piloti di oggi non sono più veri uomini e che quelli di una volta erano molto migliori? I Ghost Driver sono molto più lontani dai piloti di una volta di quanto non lo siano i piloti di oggi.»
«Credo sia un discorso più complesso» replicò Edward. «È vero, ci sono gli appassionati vecchio stampo che non fanno altro che parlare di quanto fossero belle le competizioni vintage, di quanto i loro idoli fossero migliori e di quanto fosse romantica l’epoca in cui, quando ti calavi nell’abitacolo, non sapevi se avresti avuto ragionevoli possibilità di uscirne vivo - fortuna che spesso e volentieri non è toccata proprio ai loro idoli. Però ci sono anche le nuove correnti di pensiero, quelle secondo cui tutto ciò che è successo anche solo pochi anni fa deve essere cancellato in nome di un futuro roseo e promettente. Sembrano in contrasto con gli appassionati vintage, ma non sono del tutto sicuro che siano così tanto opposti.»
Selena comprese subito dove Edward volesse andare a parare: non importava che ci fossero diverse categorie di “tifosi medi”, c’era un filo sottile che le legava.
«In realtà, i Ghost Driver rendono tutti entusiasti, in maniera diretta o indiretta che sia. Danno sia la possibilità di elogiare il progresso senza controllo, sia quella di lamentarsi che le corse ormai sono completamente snaturate e lontane da quelle di un tempo. È questo che vuoi dire?»
«Sì, ma non solo» rispose Edward. «Il tifoso medio è uno sciacallo affamato, anche se lo nasconde. Sostiene di volere vedere duelli emozionanti e sorpassi destinati a rimanere negli annali. In realtà, il suo inconscio vuole vedere vite umane appese a un filo. Vuole avere paura ogni volta che vede una vettura uscire di pista, vuole avvertire l’ebbrezza della morte, quella che si respirava un tempo e che tutti, almeno a parole, sono felici di essersi messi alle spalle. C’è chi ha il coraggio di dire che ritiene le corse di oggi troppo sicure e chi no. Entrambi, in fondo al cuore, sperano che possano accadere incidenti altisonanti. I Ghost Driver potrebbero contribuire alla causa. Rispondono agli algoritmi, non a una coscienza. Quando sei in pista e devi agire d’istinto in poche frazioni di secondo, può capitare di prendere la decisione sbagliata. Però, ne sono abbastanza certo, nessun pilota mette in pericolo deliberatamente se stesso o i suoi avversari...»
Selena obiettò: «Non è sempre così. Nella storia dell’automobilismo, ci sono stati piloti che hanno innescato incidenti di proposito, o che comunque non hanno fatto abbastanza per evitarli. Ci sono perfino campionati mondiali che sono stati assegnati dopo simili episodi.»
«È vero, ma gli stessi piloti che ne sono stati protagonisti hanno agito per una specifica motivazione.»
«Ah, sì? Quale ragione valida ci sarebbe per buttarsi di proposito contro un avversario?»
Edward chiarì: «Il fatto che non sembri una ragione valida a te o a me, non significa che non lo sembrasse a chi ha agito a quel modo. Non significa nemmeno che fosse la cosa giusta. Però, chi ha innescato un incidente di proposito l’ha fatto perché riteneva che fosse l’unica strada possibile per raggiungere un certo risultato, oppure in risposta a quella che considerava una provocazione, convinto di avere la situazione sotto controllo. Per i Ghost Driver, non è così. Nessuno lo dirà mai, ma sono stati studiati proprio per essere di disturbo, per rendere più complicate le cose ai “piloti umani”, per incrementare la percezione del rischio e, se proprio non ci riescono, per generare indignazione.»
Selena replicò: «Tina Menezes è morta per un incidente nella massima categoria solo un anno fa. Come si può dire che il pericolo non esista più?»
«La memoria del tifoso medio è molto labile» sentenziò Edward. «Ti ricorderemo per sempre, dicono. Per loro, però, il ricordo è solo una frase da ripetere a pappagallo, non qualcosa di concreto.»
Aveva senso. Le parole di Edward descrivevano bene una realtà che Selena aveva spesso visto da vicino. Tina Menezes era, come tanti altri, un avatar che gli autoproclamati influencer utilizzavano come lasciapassare per guadagnare consensi. Era considerata un simbolo, anziché una persona, come se fosse stata un manichino e non la moglie, la figlia, la sorella o l’amica di qualcuno.
Gli appassionati di automobilismo trattavano i piloti come robot destinati al loro intrattenimento e la risposta del Progetto Evolution era stata mettere degli androidi al volante e confonderli con gli esseri umani.
Ghost Driver B, al termine della sessione, ottenne addirittura il quarto tempo, alle spalle di Moreira, Nakamura e McKay. Seguivano Leroy, Watanabe, Ghost Driver A e, all’ottavo posto, Ivana Blaze.
Una domanda sorgeva spontanea.
«È quella vera?»
«Vorrei crederci» ammise Edward, «ma lo ritengo abbastanza improbabile.»
«Se l’obiettivo è quello di renderla vincente grazie a un Replacement, non sarebbe lecito aspettarsi di meglio, rispetto all’ottavo tempo?»
«L’ottavo tempo sarebbe non solo un risultato più che accettabile, per lei, ma addirittura un mezzo miracolo. Non ha mai avuto performance degne di nota, tanto che ci si poteva aspettare di vederla ultima, a debita distanza dal penultimo. Una posizione di centro griglia è straordinaria, per Ivana Blaze. Domani potrebbe conquistare la top-ten senza troppe difficoltà, cosa che non le accadeva nemmeno ai tempi della Formula 4.»
Selena abbassò lo sguardo.
«Quindi siamo di fronte a un nuovo caso Corvin?»
«Con la differenza sostanziale che Corvin era perfettamente in grado di guidare una monoposto con risultati di alto livello» rispose Edward, «mentre Ivana non ha questa capacità. Il vero Remy poteva scendere in pista, almeno ogni tanto, la Blaze no. È solo una frontwoman, a gareggiare sarà sempre il suo Replacement.»

***

In un mondo in cui il lato umano era destinato a divenire sempre meno importante, Joey Moreira era una grande consolazione. Il colore della ruggine dominò le qualifiche del venerdì sera. Nemmeno la quarta piazza del Ghost Driver B distolse l’attenzione dal giovane rookie giunto direttamente dalle formule minori, con molta meno esperienza dei diretti avversari.
Quel ragazzo era il futuro del motorsport, Christine ne era certa. Sapeva quanto fosse facile arrivare alla conclusione, alla luce di quanti piloti considerati grandi speranze avesse già visto cadere nel dimenticatoio molto facilmente, ma era sicura che Moreira non sarebbe passato inosservato.
Joey si ripeté ventiquattro ore più tardi, quando il sabato sera di Pechino vide di nuovo i colori della R-Evolution Racing svettare. Dylan McKay, che scattava dalla terza casella della griglia di partenza, riuscì a portare a casa il secondo posto con un sorpasso in extremis su Shinji Nakamura, proprio nel corso dell’ultima tornata. Ovviamente il pilota anglo-americano non fu molto soddisfatto dei quindici secondi di distacco rimediati al traguardo nei confronti del suo compagno di squadra, ma attribuì il proprio risultato a una qualifica non proprio ottimale e a una partenza non all’altezza. Si dichiarò convinto che ci fossero buone possibilità per gli eventi successivi e che il risultato stesso di Moreira ne fosse un indicatore. Espresse anche soddisfazione per il non essere stato ostacolato - almeno per una volta, si spinse ad affermare - dal Ghost Driver di turno.
La gara di B fu notevole tanto quanto la qualifica. Non causò eccessivi danni e, alla fine, portò a casa un ottimo sesto posto, dopo un acceso duello con Ivana Blaze, che invece tagliò il traguardo in settima posizione, un risultato del tutto rispettabile per chi, come lei, aveva un palmares di livello decisamente basso.
Christine riuscì nell’intento di rimanere da sola con Remy Corvin soltanto diverse ore dopo la fine della gara. Gli incontri con i media erano finiti e molte persone avevano già lasciato il circuito. Gli si avvicinò, prima che l’ex pilota francese potesse avere la possibilità di sfuggirle.
«Dobbiamo parlare.»
«Di cosa?»
«Non guardarmi con aria innocente, Corvin.»
«Non ti sto guardando in alcun modo particolare.»
«Va bene, come vuoi» si arrese Christine. «Voglio che mi racconti per filo e per segno come funziona.»
«Come funziona cosa?»
«Lo sai. Abbiamo qualche probabilità di incastrarli?»
Remy Corvin abbassò lo sguardo.
«Parli forse della Blaze?»
«E di chi, se non di lei?» obiettò Christine. «È palese che non ci fosse quella chicane mobile al volante. Non ha mai ottenuto alcun risultato rispettabile in carriera, è letteralmente impossibile che sia diventata capace nell’arco di poche settimane. Perfino nei test era improponibile. La Pink Vertigo sta barando.»
«Barare significa eludere le regole» replicò Remy, «eludere quelle vere, non quelle che vengono propinate al pubblico. Se al posto di Ivana Blaze c’è un Replacement, c’è perché dall’alto qualcuno ha deciso che doveva esserci un Replacement. Il suo ingaggio dipende esattamente da questa scelta. Ci sarebbe la possibilità di fare qualcosa solo se si trattasse di una decisione presa in autonomia dalla Pink Vertigo.»
«Ci sarà pure un modo per fermarli!» sbottò Christine. «Non accetterò tanto facilmente l’idea che i miei avversari mettano in pista un androide.»
«Nakamura è un pilota vero.»
«Dovrebbe bastarmi?»
«Ha chiuso sul podio, diversamente dall’androide. Non dovresti temere i Replacement, ma gli uomini in carne e ossa.»
«Non ho mai temuto un avversario dal quale so, in linea di massima, cosa aspettarmi. Non temo nemmeno i Ghost Driver. Li considero una buffonata, come tutti, anche se non hanno il coraggio di dirlo, ma...»
Remy Corvin alzò lo sguardo di colpo e la interruppe: «Non ti ho mai sentito parlare contro i Ghost Driver. Anche tu non hai il coraggio di dire quello che pensi?»
«Capisco dove vuoi arrivare, Remy» ribatté Christine, «ma ti assicuro che sei fuori strada. Non mi piacciono i Ghost Driver, così come non mi piacciono tante altre cose che, a mio vedere, non hanno nulla a che vedere con il motorsport. Non mi piace che i circuiti debbano essere cittadini di default, non mi piace che si debba correre sempre e solo di notte in nome del fascino e di un presunto spettacolo... ma sai com’è, l’Evolution Grand Prix Series è questo. Se accetto di gestire una squadra che si ritroverà come avversario anche un team che schiera due vetture guidate da remoto con il supporto dell’intelligenza artificiale, allora non ha alcun senso che me ne lamenti. Se non fosse del tutto vero che i Ghost Driver sono telecomandati da remoto, allora potrei esprimere qualche rimostranza... ma non lo farò, perché non me ne frega un fico secco dei Ghost Driver. Il problema, a mio parere, sono i Replacement. Se mi viene fatto credere che certe macchine siano guidate da piloti veri, allora deve essere così. In alternativa, mi deve essere concesso di scegliere se schierare un pilota o un Replacement, raccontando agli avversari e al pubblico che a guidare è un pilota vero. La Pink Vertigo sta ricevendo un trattamento di favore, esattamente come lo riceveva la R-Evolution Racing quando al volante c’era il tuo Replacement.»
«Credimi, Christine, essere sostituiti alla guida da un manichino è tutt’altro che un trattamento di favore» dichiarò Remy. «Ci sono passato, so cosa significa. Dovrò addirittura fingere di scendere in pista anche adesso, con il manichino al volante al posto mio.»
«Quella di Le Mans è solo una demo. Il Replacement deve intrattenere, non deve fare nulla che abbia valore dal punto di vista sportivo.»
«Quindi nessun problema se non sono libero di tirarmi indietro solo perché sette anni fa ho accettato certe condizioni?»
Christine replicò, secca: «Tutti possono tirarsi indietro. Dipende solo quale prezzo sono disposti a pagare. Immagino che tu tema che la figlia di Veronica Young non voglia più saperne di te, se ti presti ancora a certi giochetti o se si viene a sapere quello che hai fatto.»
Remy Corvin affermò: «Non sai niente, Christine.»
«So che Annabelle Vincent non ha alcuna intenzione di tornare da te. Lo sanno tutti. Del resto è una donna bella e giovane, non ha ragioni per preoccuparsi di un relitto come te.»
«Sì, hai ragione, mi sento un relitto, è la giusta definizione. Prova a immaginare perché lo sono diventato.»
«Hai fatto le tue scelte. Se non ci fosse stata la pandemia, magari avrebbero pagato. Forse saresti stato il primo campione del mondo dell’Evolution Grand Prix Series. Non avresti avuto nulla da lamentarti, se fosse andata così.»
«Non sai niente, te l’ho detto» insisté il francese. «Io so quanto possa essere pericoloso un Replacement, tu no. Ho commesso l’errore di mettere la mia vita tra le mani di un androide senza controllo. Non dovresti augurarti che possa accadere la stessa cosa anche a Moreira o a McKay. Hai due piloti validi. Tieniteli stretti, invece di augurarti che facciano la mia fine. Nessuno si merita di diventare un relitto come me.»
«Ivana Blaze non merita di essere considerata parte dei piloti di successo» insisté Christine. «Forse hai ragione, quando dici che Moreira e McKay sono meglio di un androide, ma devo comunque fare qualcosa per fermarla. Ne va della reputazione delle sue colleghe, quelle che guidano davvero e che hanno dovuto affrontare molte più sfide. E non guardarmi a quel mod-...»
Remy Corvin la interruppe: «Non ti sto nemmeno guardando, Christine. Non so come sia essere una donna pilota. Non lo posso sapere.»
«Una volta che ti adatti, non è così terribile come Ivana Blaze ha sempre fatto credere» chiarì Christine. «Molto dipende da quali siano i tuoi obiettivi. Se la Blaze pensa che tutti abbiano il dovere di farsi da parte al suo passaggio solo perché deve portare avanti un finto messaggio femminista, allora si sbaglia di grosso. Il problema è che un buon novanta percento delle persone non si accorge che le cose non stanno così. È tutto molto diverso. Ivana Blaze si è fatta strada proprio perché è donna... e perché non è una donna qualsiasi. È bella, è femminile, si atteggia come un’influencer. È il tipo di donna che può trainare nuovo pubblico, invece di limitarsi a ricevere considerazione da un un pubblico già esistente.»
«Non l’ha scelto lei. Viene manovrata fin da quando era solo una ragazzina.»
«Cosa ne sai?»
«Si vede.»
«La madre della Blaze ci ha costruito una carriera, sull’apparenza. Ivana è cresciuta con quell’esempio.»
Remy domandò: «Potremmo non parlare di Candy Martini?»
«Perché?»
«Perché la sua morte è ovunque: sui social media, alla televisione... Il tempo passa, ma il polverone che si è alzato continua a non abbassarsi.»
«Non pensavo che ti lasciassi impressionare dalla morte di un’ex modella dimenticata da tutti» osservò Christine. «Che cosa ti colpisce così tanto di quella donna?»
«È morta durante la presentazione della Pink Vertigo, forse uccisa. Era un personaggio pubblico, ma non era mai stata protagonista di scandali. La sua vita privata era tranquilla. Aveva un marito che amava e che la amava...»
Le considerazioni di Remy Corvin si stavano spingendo troppo oltre, quindi Christine si affrettò a interromperlo: «Basta poco per inventarsi una tranquillità di facciata. La verità è che nessuno sa chi fosse realmente.»
«Da come ne parli, sembra che tu sappia qualcosa di lei che gli altri non sanno.»
«Non dire cazzate, Remy. Come potrei?»
«Non lo so, Christine, ma non sembri disinteressata tanto quanto dovresti.»

***

Al pianoterra, il Delicious Ambition sembrava quasi un locale normale. Selena entrò, la sua identità protetta a malapena da una parrucca rossa che non serviva per nascondersi, ma per farsi riconoscere da Ivan Blazevic.
L’imprenditore era già seduto a un tavolo e sorseggiava un cocktail. Non si accorse di lei, finché Selena non si accomodò di fronte a lui.
«Buonasera, signor Blazevic.»
«Buonasera a lei, signora...? Signorina...?»
Selena non aveva alcuna intenzione di celare la propria identità.
«Signora Roberts.»
Ivan Blazevic la fissò con un certo interesse.
«Roberts, ha detto?»
«Proprio così» affermò Selena. «Ci siamo già incontrati alla presentazione della Pink Vertigo.»
«Oh.» Ivan Blazevic la squadrò con attenzione. «La ricordavo diversa. Non era bionda?»
«Non si lasci ingannare dai miei capelli. Sono abbastanza sicura di essere Selena Roberts.»
«La sera di carnevale, si trovava in compagnia di Oliver Fischer.»
«Il fatto che mi trovassi insieme a Oliver Fischer non è affare suo, signor Blazevic.»
L’imprenditore obiettò: «Lo diventa in automatico, se quella sera il suo amico è venuto a farmi delle domande invadenti. Immagino che non sia qui per salire al piano di sopra con me, quanto piuttosto per continuare l’interrogatorio a cui quel giornalista da quattro soldi ha cercato di sottopormi.»
Selena ribatté: «Vada al piano di sopra. Vedrà che la raggiungo.»
«Chi me lo assicura?»
«Ho chiesto io di incontrarci. Ho insistito, non ne voleva nemmeno sapere.»
«Come ha avuto il mio numero?»
«Mi aspetti di sopra e lo scoprirà, così come scoprirà che cosa voglio da lei.»
«Che cosa ne pensa suo marito del nostro incontro?» azzardò Ivan Blazevic.
«Me la vedo io con mio marito» rispose Selena. «Le basta?»
«Il suo amico Fischer, invece?»
«Me la vedo io anche con lui.»
«Forse non ha capito, signora Roberts. Quel giornalista non ha la minima intenzione di stare fuori da questioni che non lo riguardano. Mi ha fatto delle domande piuttosto inopportune e...»
«Finisca il suo cocktail e vada ad aspettarmi al piano di sopra, signor Blazevic» lo interruppe Selena. «Sono io a dare gli ordini.»
L’imprenditore portò il bicchiere alla bocca.
«Immagino di non potere fare nulla per rifiutare.»
«Immagina bene. Beva e salga le scale. Mi aspetti. Farò molto presto.»
«Possiamo salire insieme, signora Roberts» azzardò Blazevic.
«Preferisco usare discrezione» replicò Selena. «Il piano di sopra del Delicious Ambition è piuttosto particolare. Preferisco che chi non non ne varca la soglia non sappia con chi ci vado.»
Blazevic annuì.
«Mi sembra una scelta saggia, signora Roberts.»
«Non solo per me. Immagino che non sia facile sopportare quello che la gente pensa di lei.»
«Quello che la gente pensa di me non mi riguarda. A che cosa si riferisce, nello specifico?»
«Sua moglie...»
L’imprenditore sbatté con forza il bicchiere vuoto sul tavolo.
«Vado di sopra, signora Roberts. Se vuole parlare con me, sa dove trovarmi!»
Le voltò le spalle e, senza aggiungere una sola parola, si allontanò.
Rimasta sola, Selena fu avvicinata da una cameriera che le chiese che cosa volesse ordinare. Disse che avrebbe preso da bere al piano di sopra, dopodiché si alzò e andò a raggiungere il marito, che la aspettava a un tavolo situato nell’angolo più buio della sala.
«Allora?» le chiese Edward, alzandosi in piedi.
«Tutto sotto controllo, per ora» rispose Selena.
«Cosa ti ha detto?»
«Niente, per ora. Vado a raggiungerlo al primo piano.»
Edward spalancò gli occhi.
«Che cosa?!»
Selena fece per ripetere: «Vado a raggiungerlo al...»
«Ho capito benissimo» rispose Edward, «e mi pare una pessima idea.»
«Non ho mai detto che sia buona.»
«Ti sei scordata che cosa succede in quella sala?»
«No, me lo ricordo piuttosto bene» precisò Selena, «ma mi ricordo anche quello che è successo alla moglie di quell’uomo. Sei proprio sicuro di non volerne sapere di più?»
«Certo che ne voglio sapere di più.» Edward le strizzò un occhio. «Non mi accontento di battere Fischer a Hungry Cobra. Voglio carpire a Blazevic le informazioni che gli ha negato.»
Selena obiettò: «Non mi pare che sia tu quello che sta per andare chiedere a Blazevic informazioni che non vorrà darti.»
Edward ridacchiò.
«Però sono tuo marito. Una parte del merito sarà anche mio.»
«Te lo scordi! E ti assicuro che, se mi mettessi d’impegno, batterei entrambi a Hungry Cobra.»
«Non ho dubbi che farai meglio di quella schiappa di Fischer, ma non arriverai mai al mio livello!»
«Non ne sarei così sicura, se fossi al posto tuo» ribatté Selena. «Sono la fata degli unicorni, niente è impossibile per me!» Indicò le scale. «È meglio che vada, adesso.»
«Mhm.»
«Augurami buona fortuna.»
Edward replicò: «Più che augurarti buona fortuna, preferisco mettere le cose in chiaro. Se ti becco in atteggiamenti intimi con quell’uomo, non torni a casa con me, ma vai a casa con lui!»
«Abitiamo in casa mia» gli ricordò Selena.
«Qui, però, stiamo da me» puntualizzò Edward, «quindi cerca di non allargarti troppo... e sistemati quel foulard, in modo da coprire un po’ quella scollatura indecente!»
Selena obiettò: «Non è la prima volta che metto questa camicia. Non mi pareva che la considerassi indecente, le altre volte.»
«È la prima volta che te la metti per entrare in quel mancato bordello che è il piano di sopra» borbottò Edward. «Non mi piace l’idea di saperti insieme a Blazevic in un ambiente simile.»
«Preferiresti che fossi là insieme a Fischer?»
«Fischer è un cavaliere, non farebbe mai niente di sconcio. Poi, se si allarga troppo, posso sempre tirargli due ceffoni.»
«So badare a me stessa» lo rassicurò Selena, «ma apprezzo che tu stia in pensiero per me. Cerca solo di non farti troppi film. Ho già trovato l’uomo della mia vita e non me ne servono altri. Anzi, ho trovato entrambi gli uomini della mia vita, dato che siete in due. Credimi, non ho tutta questa voglia di andare ad appartarmi con Blazevic. Preferirei stare con voi: tutti e tre abbracciati, a rievocare quanto erano belli i tempi di Hungry Cobra. Promettimi che, prima o poi, trascorreremo una serata del genere.»
Edward aggrottò la fronte.
«In che senso tutti e tre abbracciati?»
«Nel senso che tra noi ci sarà una vicinanza platonica, con qualche carezza e, al massimo, qualche bacio casto» rispose Selena, «ma non sarà meno importante di un legame sessuale.»
Edward obiettò: «Forse è meglio che vai a intrattenere Ivan Blazevic, invece di vaneggiare. Non ho alcuna intenzione di mettermi a baciare Fischer, neanche in modo casto!»
Selena non replicò. Non poteva fare attendere Ivan Blazevic troppo a lungo. Salì al piano di sopra. Si mise alla ricerca dell’imprenditore, evitando di soffermarsi sulle scene alle quali non si sarebbe mai abituata. Trovò il marito di Candy Martini seduto su un divanetto in fondo alla sala, un bicchiere pieno sul tavolino davanti a lui.
«Vuole bere qualcosa?» le chiese Blazevic, mentre Selena si sedeva al suo fianco.
«Non ora.»
«Ne è sicura?»
«Sì.»
Ivan Blazevic portò il bicchiere alla bocca e bevve un sorso del suo drink.
Selena azzardò: «Non sarà esagerato scolarsi un altro cocktail?»
«Non me lo sto scolando» replicò Blazevic, «e comunque non sono venuto in macchina. Non dovrò mettermi alla guida, quando uscirò di qui. Chiamerò un taxi... a meno che non voglia darmi un passaggio. Non le direi di no.»
Selena ribatté: «Salirebbe davvero sull’auto di una sconosciuta?»
«Se la sconosciuta in questione è bella come lei, correrei qualsiasi rischio» rispose Ivan Blazevic.
«Si rende conto» azzardò Selena, «che una simile affermazione potrebbe apparire un po’ equivoca?»
«Me ne rendo conto perfettamente.»
«Eppure non cerca nemmeno di mantenere un po’ di decoro.»
Blazevic rise, sprezzante.
«Ha visto dove siamo, signora Roberts?»
«Sì, l’ho visto molto bene» gli assicurò Selena. «Non siamo dove dovrebbe stare un uomo che ha perso la moglie da poco tempo, non crede? Eppure è venuto qui anche per la festa di carnevale.»
«Ha idea di cosa sarebbe successo se fossi andato in un altro posto?» obiettò Blazevic. «Si immagina quanta gente mi avrebbe scattato fotografie che avrebbe condiviso senza pensarci due volte? Che cosa si sarebbe detto di me, se avessi osato cercare un po’ di svago in un posto normale? Sarei stato condannato dall’opinione pubblica per avere commesso il terribile crimine di bere un drink in un luogo pubblico. Il Delicious Ambition, almeno, offre la possibilità di stare seduti a bere senza essere immortalato e giudicato.»
Selena realizzò di non poterlo biasimare. Per quanto ritenesse che consumare cocktail all’interno di un locale non fosse fondamentale tanto quanto Ivan Blazevic lo faceva apparire, l’imprenditore aveva ragione: perfino l’azione più innocente, da parte sua, sarebbe stata fonte di polemiche, se non di vere e proprie accuse di avere assassinato la moglie Candida.
Selena approfittò della confidenza di Blazevic per spingersi verso un argomento più scottante.
«Le manca?»
«Candy? Sì.»
«Eravate una coppia affiatata?»
«Eravamo affiatati.»
«Curiosa scelta di parole.»
«La sua, intende? Perché io ho usato le sue stesse parole.»
«No, signor Blazevic» obiettò Selena. «Io le ho chiesto se eravate una coppia affiatata. Non mi ha risposto “eravamo una coppia affiatata”, ma piuttosto “eravamo affiatati”.»
«Non vedo differenze.»
«La differenza sta tutta nell’uso del termine “coppia”, che lei ha accuratamente omesso. Posso immaginare che, con gli anni, l’amore si fosse trasformato in un rapporto di reciproca accettazione, oppure di amicizia.»
Ivan Blazevic osservò: «Lei è una donna molto bella, signora Roberts. È il tipo di donna con cui tutti vorrebbero uscire. Devo ammettere che provo un po’ di invidia per Oliver Fischer, che ha avuto l’onore di mettere le mani sul suo corpo. Però, non si offenda, non appena inizia a parlare, farebbe venire voglia a chiunque di scappare a gambe levate.»
«Mi sta dicendo che sono un’oca svampita?»
«No, affatto. Sto dicendo che una come lei incute timore. Dà l’impressione di volere scoprire i segreti più intimi del suo interlocutore.»
«Chi non ha segreti non ha niente da temere.»
«Tutti abbiamo dei segreti, signora Roberts.»
«Non tutti i segreti sono ugualmente pericolosi» puntualizzò Selena. «Se ha paura, significa che ha molto da nascondere.»
«Quando ero molto giovane uscivo con Veronica Vincent» ribatté Blazevic. «Questo è un segreto terribile, vero? Eravamo...» Esitò. «Eravamo molto amici.»
«Solo amici?» azzardò Selena.
Non si aspettava che Ivan menzionasse proprio la Young. Non si sarebbe sorpresa troppo, tuttavia, se l’avesse fatto soltanto per distogliere l’attenzione da Candy e dalla loro vita di coppia.
«Eravamo giovani» chiarì l’imprenditore.
«Da giovani si può essere solo amici?» scherzò Selena.
«Signora Roberts, si offende se le dice che la bacerei solo per farla stare zitta?»
«Mi può chiamare Selena.»
«Solo se lei mi chiama Ivan.»
«Affare fatto.» Selena si sfilò il foulard e lo mise da parte. «Pensa che Veronica Young possa avere una buona influenza su sua figlia?»
«Penso che mia figlia abbia bisogno di un management competente» rispose Ivan Blazevic. «Segue le corse, signora Roberts?»
«Selena, si era detto.»
«Segue le corse, Selena? Immagino di no, devono annoiarla a morte.»
«Perché dice questo?»
«Perché è sposata con un ex pilota. Chi trova interessante il mestiere del proprio coniuge?»
«Io, per esempio.»
«Quindi» dedusse Blazevic, «segue le corse.»
«Esatto» rispose Selena. «Sua figlia ha fatto un buon esordio.»
Ivan Blazevic annuì.
«Non è stata brillante come Moreira, ma sono fiducioso.»
Selena finse di credere alla propaganda che aveva contraddistinto la Blaze fino a poco tempo prima: «Ivana aveva soltanto bisogno di trovare una squadra che credesse in lei e che la valorizzasse come pilota e come donna.»
«Ritiro quello che ho detto, sul fatto che incuta timore. Mi fa piacere che, almeno lei, non sia come le altre donne, quelle che sminuiscono mia figlia solo perché sono invidiose del suo successo.»
Blazevic tornò a prendere il bicchiere e a portarlo alla bocca. Proprio mentre sorseggiava il cocktail, Selena sganciò la bomba.
«Veramente mi stavo limitando a scimmiottare le affermazioni di sua figlia. Perché qualcuno dovrebbe invidiarla per il suo successo? Non mi risulta che sua figlia abbia mai avuto successo.»
A Blazevic andò il drink di traverso. Appoggiò il bicchiere sul tavolino e, dopo diversi colpi di tosse, le domandò: «Che cosa vuole da me, signora Roberts?»
«Selena, si era detto.»
«No, signora Roberts» insisté Ivan Blazevic. «Devo immaginare che sia davvero invidiosa, non del successo di mia figlia, ma del fatto che lavori a stretto contatto con suo marito. Crede davvero che a Ivana potrebbe interessare un uomo di quell’età? La sua insinuazione è davvero ridicola.»
«Non ho insinuato alcunché, a dire il vero» replicò Selena, «ma immagino che le venga spontaneo appigliarsi alle scuse più disparate. Del resto, continuando a incoraggiare sua figlia, deve avere iniziato a credere alle storie che racconta. Lasci che glielo dica, signor Blazevic. Anzi, lasci che glielo dica, Ivan: quella ragazza non arriverà mai da nessuna parte. È deleterio continuare a insistere, continuare a fingere di potere lottare ad armi pari contro piloti davvero competitivi.»
«Vada a riguardarsi la sessione di qualifiche di ieri» le suggerì Blazevic. «Mia figlia si è qualificata in top-ten. Ha ricevuto solo elogi. Anche la gara di oggi è andata bene, si è confermata in top-ten. I malpensanti dicevano che non aveva speranze, che sarebbe arrivata ultima, che si sarebbe fatta doppiare dopo pochi giri. Non è così. Ivana ha dimostrato di avere talento. Quello che ha detto per prendermi in giro, in realtà è vero: aveva bisogno di trovare una squadra che la valorizzasse come pilota e come donna. Non le era mai successo fino a questo momento, è questo il motivo dei suoi risultati scadenti.»
«Lo pensa sul serio?»
«Lo ammetto, signora Roberts, ci sono stati momenti in cui me lo sono chiesto anch’io, se ne valesse la pena. Sono arrivato a credere che Ivana non avesse talento, proprio come diceva Candida. Invece Candida si sbagliava e quello che è successo nell’EvoPrix di Pechino è la prova ultima che mia figlia merita un volante in una categoria come l’Evolution Grand Prix Series. Se solo Candida fosse ancora qui, si sarebbe ricreduta, ne sono certo.»
«La amava?»
«Perché me lo chiede, signora Roberts?»
«Perché non mi risponde, signor Blazevic?»
«Che cosa significa “amare” per lei? Non è forse un concetto astratto, al quale ciascuno dà la propria interpretazione? Secondo la mia personale interpretazione, amavo Candida. Secondo la sua, non ne ho idea e nemmeno mi interessa saperlo. Le basta come risposta?»
«Che cosa significa “bastare” per lei?» ribatté Selena. «Potenzialmente, non c’è nulla che non possa essere interpretato da ciascuno di noi alla propria maniera.»
«La morte, signora Roberts. Non si può negare che chi muore sia morto.»
«C’è chi crede che dopo non ci sia nulla, chi invece crede nell’aldilà o nella reincarnazione. Come vede, anche la morte può essere interpretata in diversi modi. Per esempio, pensa che da qualche parte ci sia ancora qualcosa di sua moglie?»
Ivan Blazevic replicò: «Non ho alcuna intenzione di rispondere alla sua domanda. Come reagirebbe, se le chiedessi se pensa che da qualche parte ci sia ancora qualcosa di Patrick Herrmann? Era fidanzata con lui, quando era più giovane, o sbaglio?»
Senza scomporsi, Selena rispose: «Patrick c’è ancora.»
«Ah, sì? E come fa a saperlo?»
«L’ho visto.»
Blazevic bevve una sorsata, prima di replicare: «L’ha... visto? Signora Roberts, si offende se le dico che è la persona più memorabile con cui abbia mai parlato?»
«Meglio per lei» ribatté Selena. «Penso che sia capitato a pochi di venire al Delicious Ambition e di parlare con una persona memorabile.»
«Su questo, non posso fare altro che darle ragione.»
«Solo su questo?»
«Solo su questo. Non ammetterò mai che mia figlia non abbia talento, come vorrebbe lei. Non ammetterò nemmeno di non amare mia moglie, nonostante il mio concetto di amore sia probabilmente diverso dal suo. Non ammetterò nemmeno di avere visto Candida... perché, obiettivamente, è proprio così. Non me la sento di chiedermi se ci sia ancora qualcosa di lei da qualche parte. Se anche di là c’è qualcosa, per chi è di qua la morte è sempre morte.»
Selena si alzò in piedi.
Ivan Blazevic la trattenne: «Dove va?»
«Mi pare di capire che non mi dirà altro.»
«Lasci almeno che le offra da bere.»
«Beva anche per me. Se mai dovesse venirle voglia di raccontarmi qualcos’altro, mi può trovare facilmente sui social. Le basta digitare “Selena Bernard Design”.»
«Non uso i social, né ho l’abitudine di comunicare con donne che usano il proprio cognome per lavoro e quello del marito quando sono in compagnia di altri uomini all’interno di locali discutibili.»
Selena chiarì: «Non ero ancora sposata, quando ho aperto lo studio.»
«La sua vita privata non mi interessa» replicò Blazevic. «Non sono invadente come lei.» Prese il foulard, rimasto sul divanetto, e glielo porse. «Non si dimentichi questo.»
Selena se lo mise al collo.
«Grazie, signor Blazevic. Si ricordi che può scrivermi, se lo desidera.»
Ivan le strizzò un occhio.
«Lei, invece, si ricordi che non desidero scriverle.»

***

L’aereo stava ormai atterrando. A quel punto, Christine avrebbe dovuto essersi dimenticata già da tempo degli avvenimenti accaduti nell’EvoPrix di Pechino ed essere già concentrata sul successivo evento del campionato, che si sarebbe svolto due settimane più tardi a Hong Kong. La realtà, però, era ben diversa: non riusciva a guardare avanti, era concentrata soltanto su ciò che aveva visto.
A Ivana Blaze era bastato un solo fine settimana per diventare la favorita del grande pubblico. Perfino il fatto che fosse la figlia di Candy Martini era passato in secondo piano.
Christine era assolutamente certa che, al posto suo, fosse sceso in pista un Replacement forgiato per essere competitivo e per sbaragliare la concorrenza. Il fatto che l’androide che guidava al posto della Blaze si fosse qualificato in bassa top-ten e avesse terminato la gara in una posizione molto simile a quella di partenza non era rassicurante. Anzi, era l’esatto contrario: i Replacement, a quanto pareva, non venivano programmati soltanto per sbaragliare la concorrenza, ma anche per ottenere risultati che non fossero totalmente privi di realismo. Se Ivana Blaze fosse stata dominante, o anche solo se avesse ottenuto la pole position o un piazzamento sul podio, sarebbero senz’altro sorti molti dubbi nei suoi confronti. La gente che guardava le gare da casa, quasi fingendo che i Ghost Driver non esistessero, non si sarebbe spinta a immaginare che un androide simile a questi avesse sostituito la Blaze al volante, ma avrebbero sicuramente avanzato l’ipotesi che il risultato fosse stato costruito ad arte. Nessuno sarebbe stato in grado di provarlo, ma sarebbe bastato per catalizzare su Ivana attenzioni negative, che dall’alto nessuno doveva desiderare.
Se a ottenere risultati analoghi a quelli della Blaze fosse stato un pilota considerato competitivo, sarebbe stato tacciato di mediocrità. A rendere credibile la grande macchinazione era proprio l’avere evitato gli eccessi: l’ultima ruota del carro non poteva diventare vincente da un giorno all’altro, ma non era del tutto irrealistico che, messa nelle giuste condizioni, potesse quantomeno mostrare performance presentabili.
Christine faticava a tollerare l’idea che la Pink Vertigo collaborasse attivamente con i piani alti del Progetto Evolution, ma non avrebbe smesso di tenere d’occhio né gli avversari né chi un tempo aveva fatto parte del progetto. Avrebbe tenuto gli occhi bene aperti non solo in pista, ma anche fuori, anche se era pericoloso. La tragica morte di Candy Martini ne era una concreta dimostrazione.
Avrebbe voluto provare indifferenza, la stessa che Candida le aveva riservato quando si era stancata di lei, nonostante Christine non avesse mai fatto nulla per convincerla a uscire dal personaggio che era stato modellato intorno a lei. A Christine non era mai importato di amarla alla luce del sole e non si sarebbe mai azzardata a farle una simile proposta. Detestava il gossip, tutto ciò che desiderava era essere lasciata in pace nella vita privata e che si parlasse di lei soltanto come pilota, non aveva alcuna ragione per inseguire l’idea di una relazione pubblica.
Candida le aveva voltato le spalle proprio nel momento in cui Christine aveva più bisogno di lei. L’aveva abbandonata senza spiegazioni, forse perché non aveva mai ricambiato davvero i suoi sentimenti. Era sparita, dopo averle fatto credere di volere continuare a sostenerla, e aveva spezzato definitivamente ogni traccia del loro vecchio legame.
A distanza di anni, Christine non aveva dimenticato il dolore provato allora, ma si scopriva, di tanto in tanto, a sentirsi sollevata dal fatto che la sua relazione con l’ex modella fosse rimasta segreta. Quella donna era morta in circostanze misteriose e, il giorno del decesso, Christine si trovava nella sua stessa città. Se il loro passato fosse divenuto di dominio pubblico, le sarebbe stato riservato un trattamento simile all’accanimento nei confronti di Ivan Blazevic. Un brivido la scosse, mentre formulava quello sgradevole pensiero.

***

Quando Selena aprì la porta per fare entrare Oliver, fu la prima volta, dopo la sera di carnevale, in cui si trovavano tutti e tre nello stesso posto.
«Non sapevo che saresti stata qui» osservò Fischer, «Edward non me l’aveva detto.»
Selena sorrise.
«Volevo farti una piccola sorpresa.»
«Edward dov’è?»
«Seduto sul divano a giocare a Hungry Cobra, casomai tu voglia sfidarlo di nuovo.»
Senza attendere ulteriori inviti, Oliver varcò la soglia. Selena richiuse la porta e, insieme all’amico, andò a raggiungere il marito.
Edward mise da parte il vecchio cellulare e volle sapere: «È andato tutto bene a Pechino?»
Oliver annuì.
«Nella norma.»
Edward azzardò: «Hai fatto altri danni con Annabelle Vincent?»
Oliver sbuffò.
«Che palle, Roberts! Selena, digli anche tu che sono un uomo adulto e so badare a me stesso.»
Accomodandosi al fianco del marito, Selena ribatté: «Sul fatto che tu sia un uomo adulto non ci sono dubbi, ma non sono del tutto sicura che tu sia in grado di badare a te stesso.»
Oliver ignorò quella scherzosa provocazione.
«Perché sei qui, Selena?»
«Perché volevo stare accanto al mio amato consorte. Non ti sembra una buona ragione?»
Oliver guardò prima l’una poi l’altro.
«Mi spieghi tu, Edward, che cosa sta succedendo? Credevo che saresti tornato a casa... invece sei rimasto e mi hai chiesto di vederci subito dopo il mio ritorno. Come se non bastasse, non sei solo. C’è qualcosa che devo sapere?»
«A casa ci sono andato» mise in chiaro Edward. «Sono dovuto tornare, portando con me anche Selena, perché ci sono stati degli sviluppi.»
«Che tipo di sviluppi?»
«Selena ha parlato con Ivan Blazevic.»
«Quando?»
«Ieri sera.»
«Dove vi siete incontrati?»
Selena sussultò. Nominare il Delicious Ambition avrebbe rischiato di riaprire vecchie tensioni. Edward intervenne in suo aiuto: «Su questo, direi che possiamo soprassedere.»
Non servì a molto, dato che Oliver insisté: «È una questione interessante. Non vorrete temermi all’oscuro dei dettagli più corposi, mi auguro.»
Selena obiettò: «Non mi chiedi che cosa ci siamo detti?»
«Certo che te lo chiedo. Raccontami tutto.»
«Purtroppo non ho scoperto niente che possa essere utile a comprendere che cosa sia successo davvero alla presentazione della Pink Vertigo.»
«Sarebbe stato improbabile che Ivan Blazevic ti dicesse qualcosa di utile.»
Edward si intromise: «Temo che tu stia sottovalutando le capacità di Selena. È migliore di te, quando si tratta di carpire informazioni.»
Selena avvampò.
«Edward, non...»
Il marito la rassicurò: «Non c’è niente di cui tu debba imbarazzarti.»
«No, infatti» replicò Selena, cercando di non apparire troppo esitante. Guardò Oliver dritto negli occhi. «Dunque, Fischer, direi che la cosa migliore sia cominciare dall’inizio: ho cercato di approfondire che rapporto ci fosse tra Blazevic e la signora Candida come coppia.»
«Ti ha risposto?»
«Non è stato esplicito tanto quanto avrei voluto, ma non posso lamentarmi. Mi ha detto più di quanto non avesse detto a te.»
Oliver sorrise.
«Un giorno mi spiegherai quali siano i tuoi metodi.»
«Un giorno, forse» convenne Selena. «Adesso credo che sia meglio se andiamo avanti.»
Riferì a Oliver i dettagli della sua conversazione con Ivan Blazevic, omettendo il fatto che questo avesse espresso apprezzamenti abbastanza espliciti, seppure molto educati, nei suoi confronti. Non parlò dei loro scambi più accesi, ma menzionò il fatto che, secondo lui, il risultato di Pechino dimostrasse che Ivana aveva talento. Gli riferì, inoltre, quanto aveva appreso a proposito di Blazevic e della Young.
Fischer rimase in piedi davanti a lei ad ascoltarla. Solo quando terminò, le si sedette accanto. Quando ebbe Edward da un lato e Oliver dall’altro, Selena venne travolta dal ricordo di quella maledetta serata nel “bordello a cielo aperto”, nonostante fossero ciascuno dalla parte opposta, rispetto alla festa di carnevale.
Il suo amico non sembrò turbato. Anzi, parve molto interessato a ciò che Selena gli aveva raccontato.
«Quindi tra Veronica e Ivan Blazevic ci sarebbe un’amicizia di vecchia data?»
«Così pare.»
«Però nessuno li ha mai visti insieme nel privato.»
«Evidentemente hanno smesso di frequentarsi. La loro conoscenza risale a quando erano ancora molto giovani.»
Edward azzardò: «Probabilmente Blazevic è stato il primo amore di Veronica, sempre ammesso che quel blocco di ghiaccio della Young sia capace di provare un simile sentimento.»
«Oh, interessante» osservò Oliver. «Penso che dovremmo scoprirne di più sulla loro frequentazione.»
«Perché?» obiettò Edward. «Non ha niente a che vedere con la morte di Candy Martini, né è un indizio a sostegno della teoria secondo cui la moglie di Blazevic sarebbe stata uccisa.»
«Il legame tra Veronica Young e Ivan Blazevic rimane comunque da tenere d’occhio» insisté Oliver. «Veronica aveva già un ruolo alla Pink Vertigo, anche senza diventare la manager di Ivana Blaze. Perché ha accettato? In che modo Blazevic è riuscito a convincerla?»
«In effetti» convenne Selena, «quello che dice Oliver ha molto senso. Veronica Young non è esattamente la persona più accomodante di questo mondo. Ivana Blaze, con la sua propaganda di facciata, non avrebbe avuto alcuna possibilità di entrare nelle sue grazie, se non ci fosse stato un intervento esterno.»
«Veronica è un’affarista» replicò Edward. «A quanto pare, ha valutato che fosse una scelta conveniente.»
«E se Blazevic l’avesse forzata ad accettare di divenire la manager di Ivana?» suggerì Oliver.
«Veronica Young non si lascerebbe mai ricattare, figurarsi da un amico di gioventù.»
«Quell’amico di gioventù potrebbe conoscere dettagli che Veronica vorrebbe restassero riservati. La famiglia Vincent ha coperto il fatto che avesse una figlia per più di trent’anni. La stessa figlia di Veronica ha dovuto, in qualche modo, nascondere la propria identità. E se Ivan Blazevic sapesse chi è il padre? Magari, se parlasse, salterebbe fuori uno scandalo e...»
Selena obiettò: «Non penso che sarebbe uno scandalo, o almeno non riguarderebbe Veronica in prima persona. Era soltanto una ragazzina. Anche se avesse concepito Annabelle insieme a qualcuno che non avrebbe dovuto frequentare, dubito che le colpe ricadrebbero su di lei.»
«Chi può dirlo» replicò Oliver. «Magari il padre di Annabelle potrebbe essere un criminale, oppure...»
«Oppure» lo interruppe Edward, «lo stesso Blazevic. Abbiano ipotizzato che sia stato un amore giovanile di Veronica, no? Magari conosce dettagli legati al concepimento di Annabelle proprio perché c’era.»
Selena si girò di scatto verso di lui.
«Perché suggerisci una simile idea solo adesso? Quando ti ho raccontato della mia conversazione con Blazevic, non hai insinuato nulla del genere.»
«Non ci avevo pensato, non avevo neanche realizzato che la conoscenza tra quei due potesse essere importante» rispose Edward. «A quanto pare, è la presenza di Oliver che mi ispira. Hai altre considerazioni utili, Fischer?»
«Temo di no. Ho detto tutto quello che dovevo dire. Ammetto che non avevo pensato a una simile eventualità.»
«Cosa vuoi farci? Ormai ti sto battendo su tutti i fronti. Ti sei allenato a Hungry Cobra in questi giorni?»
«Ero in Cina per lavorare, secondo te avevo tempo per giocare a Hungry Cobra?» Oliver sfiorò la mano di Selena. «Non mi hai detto dove hai incontrato Blazevic.»
Selena si girò.
«Devo davvero dirtelo?»
«Non importa» rispose Oliver. «È stato in quel postaccio, vero?»
Selena abbassò lo sguardo.
Oliver dedusse: «Sì, è successo là. So che la domanda è indiscreta, ma che cosa vi ha spinti a tornarci?»
Edward rispose, gelido: «Blazevic.»
«Come facevate a sapere che l’avreste incontrato?»
«Selena gli ha chiesto di vedersi là.»
«Oh.»
Calò il silenzio. Quando divenne troppo pesante, Selena lo spezzò affermando: «A volte, per una giusta causa, bisogna prendere decisioni che, in altre circostanze, si sarebbero evitate. È quello che è successo.» Strinse la mano di Oliver. «Non è stato così terribile. Avevo la situazione sotto controllo, diversamente da quanto è successo la sera di carnevale.»
«Non hai fatto niente che non andasse» obiettò Fischer.
Il suo tono era piatto, ma non si sottrasse al contatto fisico.
Selena lo attirò verso di sé e ammise: «Immagino che per te non sia stato gradevole trovarti con noi in quella situazione.»
Edward obiettò: «Non credo sia il caso di parlarne ancora.»
«Dovremmo, invece» replicò Selena. «L’ho detto anche a te. Volevo stare abbracciata con voi a parlare di quanto sarebbe bello limitarsi a parlare dei giochi dalla grafica minimalista dei vecchi cellulari, mettere da parte una volta per tutte quella serata maledetta.»
«L’abbiamo già messa da parte» puntualizzò Oliver.
«Lo so» rispose Selena. «So che tu e Edward vi siete già chiariti...»
Oliver la interruppe: «Ehi, aspetta. Roberts, le hai raccontato quello che è successo, per filo e per segno?»
«Le ho raccontato quello che mi ha estorto.»
«Eppure eravamo d’accordo che non l’avresti fatto!»
«Vedo che tramate alle mie spalle» scherzò Selena. «Allora avevo ragione, quando ho osservato con Edward che, in fondo, la coppia siete voi due. Non preoccupatevi, la cosa non mi disturba. Anzi, mi fa piacere, a condizione che ci sia un po’ di posto anche per me. In fondo siete i grandi amori della mia vita.»
Lasciò la mano di Oliver e lo abbracciò, prima di andare a scompigliargli i capelli.
«Fammi capire, Unicorn Sel, questa dovrebbe essere la versione soft di quella serata al Delicious Ambition?»
«Perché no?» Selena si sdraiò sulle sue gambe, posando le proprie sulle ginocchia di Edward. «Credo che sia arrivato il momento di dirvi che sono felice di avervi nella mia vita.»
Edward obiettò: «Veramente me lo immaginavo già. Ci sarà un motivo, se mi hai sposato.»
«Voglio dire, sono felice di avere tutti e due» insisté Selena, «anche se non avrei potuto sposare entrambi.» Ridacchiò. «Non ho mai avuto alcuna intenzione di diventare bigama, ma devo ammettere che un po’ mi dispiace.»
Allungò una mano verso i capelli di Oliver, che cercò di schivarla.
«Io, invece, sono felice di non essere tuo marito! Lascio volentieri a Edward l’onore di essere spettinato da te!»
«Spiacente di deluderti» intervenne quest’ultimo, «ma Selena non ha l’abitudine di spettinarmi. Deve avere una fissa particolare proprio per i tuoi capelli. Non che abbia tutti i torti. E non che i tuoi capelli siano ben pettinati, quando Selena non ci mette le mani.»
«Sono acconciati ad arte» mise in chiaro Oliver.
«Sì, con lo stile dei giovani di una volta.»
«Esatto. Io ho quarant’anni, quindi ero giovane una volta.»
«E vai ancora in giro pettinato come quando ne avevi venti.»
Approfittando della distrazione del giornalista, Selena si tirò su di scatto e gli si fiondò addosso. Oliver cercò di sfuggirle, ma Edward lo bloccò, strizzandole un occhio. Selena lo prese come un incoraggiamento e fece scivolare le dita tra i capelli di Fischer. Con la mano sinistra, glieli scombinò, senza irruenza, ma con dolcezza. Con la destra, invece, gli accarezzò una guancia, per poi scendere lentamente, fino a sfiorargli le labbra.
Si abbassò, per depositargli un lieve bacio sull’angolo della bocca.
«Ti chiedo scusa per quello che è successo al Delicious Ambition» ribadì, dopo essersi allontanata da lui, «anche a nome di Edward.»
Oliver insisté: «Non importav-...»
Edward non lo lasciò finire: «No, davvero, ti dobbiamo delle scuse entrambi.» Gli si avvicinò. «Io, ovviamente, preferirei evitare di baciarti.» Nonostante quella netta affermazione, con le labbra gli sfiorò la guancia. «Non farci l’abitudine, Oliver.»
«Me la fai una cortesia, Roberts?»
«Quale?»
«Puoi evitare di chiamarmi per nome, mentre mi baci?»
Edward ribatté: «Quando non ti sto baciando, invece posso?»
«In altre occasioni, te lo posso concedere» rispose Oliver. «Adesso, però, basta baci e atteggiamenti ambigui, altrimenti penserò seriamente che siate entrambi innamorati di me.»
Selena sorrise.
«Guarda che potrebbe essere vero.»
«Lo so» replicò Oliver, «e non so se esserne lusingato o spaventato. Comunque, con me, non avrai mai speranze, Unicorn Sel: io sono interessato solo ai campioni di Hungry Cobra.»
Selena lo sfidò: «Dammi il tuo telefono vintage e fammi provare. Non ci gioco da una vita, ma credo sia arrivato il momento di ricominciare.»
Il primo tentativo fu pessimo: non arrivò neanche a cento punti, suscitando l’ilarità di Edward e Oliver. Il secondo andò meglio, ma fu comunque ben lontana dai punteggi che i due affermavano di avere ottenuto durante la loro sfida. Selena fece una terza e una quarta partita, con una leggerezza che non sapeva di essere ancora in grado di provare.
Quando più tardi Oliver se ne andò, Selena osò affermare: «Oggi sono stata felice.»
«Anch’io» rispose Edward.
«A un certo punto» continuò Selena, «sono stata capace di lasciarmi tutto alle spalle, di non pensare alla morte di Candy Martini, a Ivan Blazevic, ai Replacement, alle ragioni per cui Veronica Young ha fatto sì che Oliver venisse ingaggiato come addetto stampa della Pink Vertigo... È stato bello.»
«Un giorno sarà sempre così» affermò Edward, con un ottimismo che a Selena non parve nemmeno troppo fuori luogo. «Tutto ha un inizio e una fine. Sono certo che tutti i tasselli andranno a incastrarsi.»
Si guardarono negli occhi ed entrambi sorrisero. L’Evolution Grand Prix Series era quanto di più lontano da loro potesse esserci in quel momento. Edward promise che, anche se Ivana Blaze gli avesse chiesto di accompagnarla a Hong Kong di lì a due settimane, avrebbe declinato la proposta.
«Resterò a casa con te e con le nostre figlie» aggiunse, «e non mi preoccuperò di quello che farà Ivana. Non guarderò nemmeno la gara.»
«Invece ce la guarderemo» ribatté Selena, «ma fingeremo che sia qualcosa che non ci tocca... un po’ il contrario di quello che fa la gente comune.»
«Ovvero?»
«Ovvero infervorandosi per qualcosa che, a conti fatti, non ha alcuna rilevanza sulla loro vita.»
«Buona idea» convenne Edward. «Credo che quello che suggerisci per noi sia l’approccio migliore possibile. Non dobbiamo permettere che gli intrighi dell’Evolution vadano a minare ogni minuto della nostra esistenza. Ci meritiamo la nostra serenità.»
Erano animati da buone intenzioni, ma non potevano sapere che, due settimane più tardi, l’EvoPrix di Hong Kong sarebbe divenuto un punto di non ritorno: il mondo dell’automobilismo per come lo conoscevano stava per finire, con l’innocenza perduta degli algoritmi a fare da sfondo. L’Evolution Grand Prix Series stava per servire un nuovo avatar su un piatto d’argento agli appassionati. Questi non si sarebbero fatti sfuggire l’occasione, avrebbero scelto con cura le immagini e le avrebbero usate come un badge che li qualificasse come tifosi di serie A.


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