Un’atmosfera di apparente tranquillità regnava sul Principato di Monaco, mentre si faceva sempre più incombente il secondo fine settimana di maggio. L’Evolution Grand Prix Series tornava laddove tutto aveva avuto inizio sette anni prima, seppure senza i Ghost Driver. Nonostante Joey Moreira fosse ormai solo un fantasma di cui ogni tanto si faceva il nome, l’incidente di Hong Kong non era stato dimenticato. La pressione delle altre squadre aveva fatto sì che la presenza della Ghost Racing fosse lontana dall’essere bene accetta. La sospensione era stata prolungata, anche se si parlava della sua eventuale riammissione qualora avesse accettato di sottostare a regole più stringenti.
L’entusiasmo per la vittoria di Ivana Blaze a Le Mans non si era ancora placato. Era probabile che, se nulla fosse accaduto, non si sarebbe placato mai. Magari, di lì a qualche anno, schiere di incel avrebbero senz’altro scritto sui social - o su altri mezzi di comunicazione destinati a divenire di uso quotidiano - che le donne non avrebbero mai concluso nulla e che quella performance della Blaze fosse frutto di un complotto, o di circostanze che andavano ben oltre il suo talento. Sarebbero stati presi sul serio soltanto dalla propria cerchia, anche se, in maniera del tutto accidentale, avrebbero affermato la verità.
Se nulla fosse accaduto - era quella la condizione per il realizzarsi di un simile scenario. Oliver era certo che l’Evolution Grand Prix Series fosse sull’orlo del precipizio. Non era il solo a pensarlo: nonostante nessuno lo affermasse in maniera esplicita, la calma piatta che svettava sulla Pink Vertigo non poteva essere che sul punto di spezzarsi. Ivana Blaze si mostrava impassibile, ma c’era una certa frenesia nell’aria. Veronica Young aveva conversato a lungo in privato sia con il team manager che con il direttore tecnico. Per quanto Oliver non avesse idea di cosa si fossero detti, aveva sentito la Young lamentarsi di non essere presa abbastanza sul serio. Walter De Santis le aveva ordinato di stare al posto suo, dato che era soltanto una spokewoman. Veronica aveva replicato, a denti stretti: «Mi sta bene essere solo una spokewoman, ma in tal caso mi prenderò solo le responsabilità che mi spettano. Sarai tu a cadere, quando la verità verrà alla luce.»
De Santis non aveva risposto. Si era accorto della presenza di Oliver e, dopo averlo fulminato con lo sguardo, si era allontanato affermando che per lui la conversazione era finita. Se Veronica aveva altro da aggiungere, aveva concluso, ne avrebbero parlato nella sede opportuna, ovvero non in presenza di addetti stampa impiccioni.
Oliver aveva sorriso, sprezzante. Purtroppo De Santis gli voltava già le spalle, quindi non aveva potuto vedere la sua espressione.
Dal fronte della R-Evolution Racing era tutto tranquillo. La squadra aveva chiesto che Remy Corvin fosse dispensato dal partecipare alla conferenza stampa e all’incontro con i media, adducendo a presunti problemi di salute. Il pilota francese, in effetti, non sembrava essere presente a Montecarlo, anche se Christine Strauss in persona aveva affermato che l’indomani sarebbe stato regolarmente in pista per le prove libere e le qualifiche.
Diversamente dal resto della squadra, Edward Roberts non faceva nulla per nascondere la tensione. Il suo volto era cupo, cercava di evitare le altre persone e, se proprio non era possibile, si limitava a vaghi convenevoli.
Rimasto da solo con lui, Oliver cercò di smuoverlo da quello stato catatonico.
«Ti va di scambiare qualche parola?»
«Ho da fare» borbottò Edward.
«Startene imbambolato a chiederti che cosa succederà se qualcuno dovesse avanzare l’ipotesi che i piloti siano sostituiti da unità artificiali e che, nello specifico, tra quei piloti figura anche la Blaze? Non c’è problema, per me: non intendevo adesso, possiamo vederci da me, stasera.»
«Dove?»
«Nella modesta pensione in cui la Pink Vertigo mi paga una stanza.»
«Qual è l’indirizzo?»
Oliver sorrise.
«Mi stai dicendo che accetti?»
«Non sono sicuro che sia una grande idea» ammise Edward, «ma, se non vengo, non potrò mai scoprirlo.»
«Verrai da solo?»
«Sì. Niente terzi incomodi. Io e te funzioniamo meglio, quando non c’è Selena intorno.»
«Ti ricordo che stai parlando di tua moglie.»
«E io ti ricordo che abbiamo la malsana abitudine di finire tutti e tre insieme in locali squallidi, fingendo di essere un threesome.»
«A meno che nelle vicinanze non ci siano nightclub simili al Delicious Ambition, e spero vivamente di no» ribatté Oliver, «non corriamo questo rischio. Sarà comunque meglio cercare di evitare altre occasioni di scontro. Giocare a Sky of Danger con te è stato bello, ma è meglio impiegare il tempo in modo più costruttivo.»
«Concordo. Avevamo in mente di ribaltare il Progetto Evolution.»
«Avevamo? Io ce l’ho ancora in mente.»
«Rischiamo di danneggiare Ivana e tutta la squadra.»
«Lo so, infatti dobbiamo andarci cauti.»
Edward annuì.
«Ne parliamo stasera.»
«Alle nove» rispose Oliver, prima di comunicargli il nome e l’indirizzo della pensione.
***
Patrick avvertì la presenza di Harrison ancora prima di vederlo. Keith aspettò di essere al suo fianco, prima di affermare: «Siamo vicini alla fine.»
«A me pare» replicò Patrick, «che la fine sia già stata oltrepassata quando quel ragazzo è morto a causa dei due finti piloti.»
Keith affermò: «Faceva parte del gioco. Ai nostri tempi c’erano pericoli a cui sapevamo bene d andare incontro, eppure li accettavamo. I piloti di oggi accettano rischi diversi dai nostri, ma si tratta comunque di una possibilità che mettono in conto.»
«Nessuno si aspetta di morire a causa delle manovre avventate di due androidi.»
«Ti sbagli, Herrmann: chi accetta di correre contro gli androidi sa bene di non potersi aspettare da loro le stesse reazioni che avrebbe un essere umano.»
«Quindi» obiettò Patrick, «mi stai dicendo che Joey Moreira se l’è cercata?»
«Sto dicendo che Joey Moreira è stato vittima del sistema di cui faceva parte» rispose Keith. «Non posso affermare che sia etico, ma anche noi abbiamo accettato compromessi ben poco etici.»
«Dove vuoi andare a parare, Harrison? Sai bene quanto me che la nostra morte non è stata dovuta a un caso fortuito.»
«Appunto. Noi siamo stati uccisi, Moreira no.»
«Quel ragazzo era giovane e non sapeva come difendersi, è questa la ragione per cui ha accettato certi compromessi.»
«Però non puoi negare che li abbia accettati! È questo che sto cercando di farti capire. Il sistema potrà anche essere sbagliato, ma è il sistema, non un sotterfugio. Il fatto che piloti come Remy Corvin e Ivana Blaze siano sostituiti al volante da Replacement, invece, non è “sistema”. È un equilibrio labile, che rischia di crollare da un momento all’altro. Che cosa succederà, quando uno dei due non accetterà più di vivere in una menzogna?»
Patrick replicò: «Che risposta ti aspetti da me? Che cosa vuoi che ti dica?»
Keith Harrison accennò una risata.
«Non mi aspetto niente da te, Herrmann. Non ammetterai mai che lasciare andare Oliver è stata la scelta giusta.»
Patrick abbassò lo sguardo.
«No. Il ragazzino ricorderà. Scoperchierà tutto prima ancora che Corvin o la Blaze possano cedere. Sarà la fine - una fine molto diversa da quella a cui hai accennato tu. È stato vittima di un tentato omicidio quando era solo un sedicenne senza nome. Che cosa pensi che succederà, adesso che è un giornalista affermato, che gode di una certa credibilità?»
***
«Bevi anche tu.»
Il tono di Edward era perentorio.
«Cos’è, una vendetta perché ti ho letteralmente asfaltato a Sky of Danger?» ribatté Oliver, senza togliere gli occhi dal bicchiere.
Dall’altro lato del tavolino, Edward lo fece scorrere verso di lui. Il liquido al suo interno aveva l’aria invitante, nel suo colore acceso.
«Ti farà bene buttare giù un po’ d’alcool.»
Oliver sospirò.
«Come vuoi.» Portò il bicchiere alla bocca e mandò giù un sorso. «Devo ammettere che ha un buon sapore.»
Edward ridacchiò.
«Finalmente ti sto portando sulla giusta strada.»
Oliver bevve ancora.
«Novità dalla Blaze?»
«A parte che vorrebbe essere ovunque, ma non qui? Nessuna.»
«La Young, invece?»
«Sta cercando disperatamente di convincere De Santis a non mettere in pista il Replacement. Dice che è pericoloso.»
«De Santis cosa ne pensa?»
«Che sarebbe sospetto se, di punto in bianco, Ivana si trovasse ad annaspare nelle retrovie. Veronica afferma che basta inventarsi che ha avuto un guasto e che non c’è stato mezzo di riparare la vettura, o qualcosa del genere. De Santis non ne vuole sapere... o almeno, non ne voleva sapere intorno alle sei di oggi pomeriggio. Sono passate più di tre ore e mezza da allora, potrebbe essere riuscita a farlo capitolare.»
Oliver sorseggiò ancora la bevanda, prima di posare il bicchiere sul tavolo.
«Speriamo bene.»
«Cosa significa “bene”, per te?»
«Piantala di farmi domande a cui non so rispondere, Edward.»
«Sei tu quello che fa domande.»
Oliver annuì. Riprese il drink, bevve ancora. Scorrendogli in gola, il liquido gli dava una sensazione di calore.
«Posso chiederti una cosa, Edward?»
«Un’altra?»
«Sì, ma non c’entra con il Progetto Evolution.»
«Ti ascolto» lo esortò Roberts.
«Mhm... senti, Edward...» Oliver esitò. Stava per intraprendere un percorso senza ritorno. «Credi che...»
L’altro ribatté: «Prima che si faccia notte, Fischer. A un certo orario, vorrei andare a dormire, se non ti dispiace.»
Oliver scolò il contenuto restante del bicchiere.
«Credi che ci sia qualcosa dopo la morte?»
Non era una domanda così improponibile, del resto, era un tema di cui l’umanità dibatteva da millenni. Ciò non toglieva che fosse totalmente fuori contesto, come Edward si premunì di fargli notare: «Perché me lo stai chiedendo? Non mi sembrava che ci fossimo incontrati per discutere di questioni filosofiche.»
Prese la bottiglia e gli riempì il bicchiere.
«Basta!» lo pregò Oliver, quando questo fu pieno a metà.
Edward lo ignorò e lasciò che si colmasse fino all’orlo.
«Bevi, Fischer.»
«Solo se mi rispondi.»
«Non lo so. Non mi è difficile figurarmi Sharon avvolta dalla luce, che canta lodi al Signore circondata da un coro di angeli. Era molto religiosa ed è probabile che immaginasse l’Aldilà proprio così.»
Oliver puntualizzò: «Non ti sto chiedendo di rispondere per conto di Sharon. Ti sto chiedendo di darmi la tua risposta.»
Edward sospirò.
«Non so come risponderti. Mi è difficile credere che non ci sia più nulla delle persone che ho perso, ma non ho idea di cosa possa esserne stato di loro. Non ho idea, per esempio, di dove possa essere Patrick Herrmann.»
Oliver riprese il bicchiere e lo portò alla bocca. Assaporò il drink a lungo, prima di deporlo di nuovo sul tavolino.
«Io lo so, invece.»
Edward lo fissò.
«Cosa vuoi dire?»
«Sono stato in un profondo stato di coma, dopo la caduta, quando ero ragazzino» gli confidò. «È accaduto qui, nel Principato. Ero fuori dal mio corpo. Penso che Patrick mi sia stato accanto. Quando mi sono ripreso, sapevo parlare le stesse lingue che conosceva lui. Non ricordavo più niente della mia vecchia vita. È arrivato il momento, anni fa, in cui ho iniziato a sognare di essere Patrick io stesso. Ero con Keith, in quei sogni. Erano maledettamente reali.»
«Non voglio sminuire la tua esperienza, ma sei sicuro che non sia tutta suggestione?»
«Conoscere l’italiano e il francese da un giorno all’altro, parlare di punto in bianco l’inglese in maniera fluente... questa è suggestione?»
«Se è andata così, oserei dire che si tratta di qualcosa al quale è difficile dare una spiegazione concreta.»
Oliver convenne: «Proprio così. In quanto ai “sogni”, è stato grazie a questi se ho intuito il passato di Selena prima ancora che questa si aprisse. In più, è capitato, quando dormivamo nella stessa stanza, che sognassimo le stesse cose: una spiaggia, Keith Harrison e dettagli sul passato di Patrick Herrmann.»
«Quindi è per questo che ha scelto me? Per eludere i sogni fastidiosi che avrebbe continuato a fare stando con te?»
«Selena ha scelto te perché ti amava in silenzio ancora prima di incontrarmi.»
«Come fai a esserne sicuro?»
«Non ha importanza come faccio io a esserne sicuro. Dovresti avere la stessa sicurezza anche tu. Per “eludere i sogni fastidiosi”, come dici tu, le sarebbe bastato lasciarmi e basta. Era una donna indipendente, non aveva bisogno di un marito. Se si è messa insieme a te e ti ha sposato, è perché lo voleva davvero.»
Edward replicò: «Non mi ha comunque mai raccontato niente di tutto questo. Immagino che sappia della tua convinzione di... essere Patrick Herrmann, hai detto?»
«Non sono Patrick Herrmann» puntualizzò Oliver. «C’è stata una connessione, tra noi, ma si è spezzata la notte di Capodanno. Selena c’era, quando quel legame si è rotto. Allora ho iniziato a ricordare.»
«A ricordare chi eri prima?»
«Sì.»
«L’incontro con Walter De Santis e sua moglie?»
«Lo scontro» lo corresse Oliver. «Luciana De Santis mi ha fatto cadere il cellulare. Ho continuato a chiedermi perché sia uscita dal retro...»
Edward lo interruppe: «Posso chiederti dov’è adesso Patrick? Non sono sicuro che ti crederò a cuore leggero, ma mi piacerebbe conoscere la tua... mhm... opinione? Versione dei fatti? Non so come definirla.»
Oliver rispose: «Patrick vaga in un’altra dimensione, vegliando su di noi. Non è solo, c’è Keith Harrison insieme a lui.»
«Patrick e Keith insieme?»
«Keith credeva che io e Patrick fossimo la stessa persona. Siamo diventati amici, nella dimensione onirica.»
Edward ribatté: «Dubito che vada altrettanto d’accordo con il vero Patrick.»
«C’è speranza per tutti» obiettò Oliver. «Io e te ne siamo la perfetta dimostrazione.»
«Io e te eravamo solo due avversari con interessi contrapposti» replicò Edward. «Patrick e Keith si odiavano.»
«Era un’altra vita. E poi, a volte crediamo di odiare qualcuno anche quando non è davvero così. Magari anche per Patrick e Keith è andata allo stesso modo.»
Edward prese il proprio bicchiere e bevve un sorso. Oliver lo imitò. Rimasero in silenzio piuttosto a lungo. Roberts fu il primo a parlare: «Patrick mi aveva pregato di non accettare mai un ingaggio da parte della squadra di Scott e Veronica Young.»
«Lo so.»
«Io, però, non ho seguito il suo consiglio.»
«Patrick era convinto che quei due fossero attivamente coinvolti in qualcosa di molto losco. Si sbagliava.»
«Non parlo di questo, Fischer. Patrick mi aveva detto di stare lontano da loro, ma io non l’ho fatto. È questo il motivo per cui ce l’avevi così tanto con me?»
Oliver avvampò.
«Ho sbagliato a giudicare. Non sapevo niente.»
«Lo prendo per un sì.»
«Mi dispiace. Mi dispiace per averti screditato. Non...»
Edward non lo lasciò finire: «Ci siamo già chiariti molto tempo fa. Non importa quello che è successo in passato, quello che conta è che adesso siamo dalla stessa parte. C’è qualcosa che devi dirmi?»
«A quale proposito?»
«Lo sai bene, Oliver.»
L’essere chiamato per nome, in quel momento, lo fece sussultare. Non seppe dire se per effetto dell’alcool o per effettiva volontà di mettere Edward a conoscenza di un importante retroscena, ma si ritrovò a confidargli: «Corvin vuole rivelare tutto.»
«Come lo sai?»
«Me l’ha detto.»
***
«Avresti dovuto metterlo in guardia, prima di spezzare il legame.»
La voce di Keith era decisa, le sue parole suonavano come una sentenza ineluttabile, ma Patrick non aveva alcuna intenzione di concordare con il suo giudizio.
«L’hai conosciuto.»
«Più o meno.»
«L’hai scambiato per me, ma hai comunque avuto a che fare con lui. Sai bene che non c’è modo di convincerlo a desistere, anche quando le sue intenzioni sono pericolose. Non credi che avrei peggiorato la situazione, se l’avessi messo al corrente della verità?»
«Però quella verità la conosci bene» replicò Keith, «e la conosci fin dall’inizio.»
«Sì e no» obiettò Patrick. «Quando ci siamo incontrati, mentre eravamo sospesi tra una dimensione e l’altra, Oliver è venuto a conoscenza dei miei ricordi e io dei suoi. Per lui, la signora che gli aveva fatto cadere il telefono era una perfetta sconosciuta, totalmente insignificante. Allo stesso modo, non poteva sapere chi fosse l’uomo con cui aveva incrociato lo sguardo poco prima di cadere.»
«Tu, invece, hai riconosciuto senza difficoltà Luciana e Walter De Santis.»
«Non potevo immaginare che, un giorno o l’altro, avrebbe fatto quel collegamento. Non potevo nemmeno sospettare, fino in fondo, che i De Santis fossero dietro la sua caduta.»
«Eppure sapevi bene che Luciana era molto di più di una fedele accompagnatrice, per il marito.»
«Che cosa avrei dovuto dedurre, Harrison?» replicò Patrick. «Il fatto che l’innocua e antiquata consorte di De Santis sia un’esperta di sistemi informatici non era sufficiente a farmi pensare che potesse attentare a sangue freddo alla vita di un ragazzino. Deve avere creduto che Oliver avesse qualcosa a che fare con la Whisper... non so, magari che fosse il figlio di qualche pezzo grosso. È l’unica spiegazione plausibile: convinta di essere stata colta sul fatto dopo essersi introdotta in un lato off limits della sede della squadra avversaria, ha tentato di sbarazzarsi di colui che l’aveva vista - o quantomeno l’ha spinto prima che potesse girarsi verso di lei e riconoscerla, se vogliamo lasciarle il beneficio del dubbio.»
Keith affermò: «Lasciare Oliver Fischer in balia di Walter De Santis, all’oscuro di quel fatto, non è stata una buona idea.»
«Non potevo sapere che sarebbe stato ingaggiato dalla Pink Vertigo come addetto stampa e che si sarebbe trovato ad avere a che fare con quell’uomo» gli ricordò Patrick. «Non potevo nemmeno immaginare che potesse smascherare le losche attività della signora Luciana.»
«Le avrà smascherate davvero?» azzardò Keith.
«Secondo me non gli sarà difficile fare due più due, ormai» rispose Patrick. «Va bene, magari non avrà ancora scoperto i dettagli della vita professionale - o quello che era - di Luciana De Santis, ma metterà le mani su questa informazione, prima o poi. Non è un segreto di Stato. Se non è al corrente delle sue competenze in fatto di informatica è solo perché non si è mai preoccupato di scoprire se abbia svolto qualche genere di professione che non sia quella di essere la moglie di un uomo ricco.»
«Cosa pensi che farà, se e quando lo scoprirà?»
«Non ne ho idea, ma di certo non resterà in silenzio.»
***
La bottiglia era ormai vuota e Oliver si sentiva la testa pesante.
«Non avresti dovuto farmi bere così tanto, Roberts.»
«Io non ti ho costretto a fare niente» ribatté Edward. «Sei tu che hai continuato a svuotare il bicchiere.»
«È stata una pessima idea.»
«Come sei noioso, Fischer! Entri senza problemi in luoghi di perdizione come il Delicious Ambition, poi ti lasci turbare da un drink di troppo?»
Oliver sospirò.
«Il tuo intento era, fin dal primo momento, quello di estorcermi informazioni, vero? Credevi che l’alcool potesse essere utile per raggiungere il tuo scopo e...»
Edward lo interruppe: «No, Fischer, volevo solo bere qualcosa insieme a un caro amico. Non mi pare di averti estorto informazioni. Anzi, devo ammettere che mi hai spiazzato abbastanza, quando mi hai fatto le tue rivelazioni su Patrick e Keith.»
Oliver avvampò. All’inizio gli era sembrata una buona idea, ma non era più convinto che si fosse trattato di una trovata così geniale.
«Mi dispiace, non avrei dovuto.»
«Figurati.»
«Avrai pensato che sono un pazzo visionario.»
«Quello l’ho pensato già diverse volte» ribatté Edward, «ma alla fine ci avevi sempre visto giusto. Può darsi che quello che credi ti sia successo sia tutto vero, così per filo e per segno come l’hai raccontato. Un giorno lo scopriremo, mi auguro il più tardi possibile.»
«Hai mai pensato che, tutto sommato, essere morto non sarebbe stato così peggio che essere vivo? Quando Sharon è venuta a mancare, intendo. Non parlo di un desiderio suicida, ma solo di un pensiero marcato abbastanza da lasciare il segno.»
«No. C’era Margaret. Non sono stato un padre molto presente, quando era piccola, e del resto non era molto facile, quando ero sempre da un’altra parte d’Europa oppure del mondo, ma dovevo esserci, per lei. Tu?»
«Io cosa?»
«Hai mai pensato che avresti voluto essere morto anche tu, quando hai perso tua moglie?»
«Nemmeno io. Non so, forse ero più preparato di te all’idea che un giorno potesse succedere...» Oliver abbassò lo sguardo. «Scusa per questi discorsi deprimenti.»
«È un messaggio molto chiaro: mai più bevande alcoliche, con te, se questo è il risultato.»
«Non riesco a capacitarmi del fatto che ci sia chi dente il bisogno di bere alcolici per divertirsi.»
Edward sorrise.
«In effetti, si potrebbe affermare senza troppe difficoltà che a te fanno l’effetto opposto.»
«Forse è meglio parlare d’altro, invece che dell’idea di desiderare la morte» osservò Oliver. «Per esempio, oggi non mi pare di avere visto Luciana De Santis. Pensavo che non avesse mai fatto altro che stare al seguito del marito.»
Edward aggrottò la fronte.
«Parli sul serio?»
«Si vede lontano un miglio che non ha mai lavorato in vita sua.»
«Ti sbagli, Fischer. Secondo Veronica Young, è un’esperta di informatica. L’ha accennato parlando di sua figlia. Ha detto che quel settore deve essere maledettamente noioso, se sia Annabelle sia la moglie di De Santis ne sono scappate a gambe levate.»
«Oh.» Oliver avvertì un brivido. «Sul serio?»
«Così mi pare di avere capito, almeno. Non stavo prestando molta attenzione a quello che Veronica mi diceva. Ero preso da ben altri pensieri, come puoi immaginare. Ivana Blaze...»
Oliver lo interruppe: «Lascia perdere la Blaze almeno per un attimo. Forse abbiamo la persona che stavamo cercando: la sera della festa, Luciana De Santis ha cercato di intrattenere Selena con una lunga conversazione, raccontando di essere stata una tua grande estimatrice...»
«Sì, certo... chi lo metterebbe mai in dubbio?» ribatté Edward.
Oliver precisò: «Avrebbe saputo come fare a installare un’applicazione spia sul telefono di Selena? Molto probabilmente sì. Può esserci proprio lei dietro al fatto che Replacement Blaze sia ispirato a Replacement Corvin?»
Edward si fece improvvisamente serio.
«Stai affermando che la donna dai completi sgargianti potrebbe essere l’artefice di tutti i mali?»
«Sto affermando che abbiamo solo un modo per scoprirlo.»
«Ovvero?»
«Ovvero cercare di incastrarla. Anzi, cercare di incastrare sia lei sia suo marito. Mi sembra chiaro che siano complici in tutto questo.»
«Dobbiamo parlarne con Veronica.»
Oliver scosse la testa.
«Neanche per sogno. Non me lo permetterebbe.»
«Invece sono abbastanza certo che starebbe dalla nostra parte» obiettò Edward, «se solo riuscissimo a trovare un accordo. Non dobbiamo ribaltare per forza un’intera categoria. Dobbiamo solo fare in modo che i coniugi De Santis perdano credibilità. Magari la stessa Veronica potrebbe trarne dei vantaggi.»
«E i Replacement? Sei disposto ad accettare la loro presenza senza dire una parola?»
«È quello che abbiamo fatto per sette anni.»
«Non avevamo alcuna prova che guidassero al posto di piloti umani.»
«Nemmeno adesso, Fischer. Tutto ciò che puoi affermare è che un androide ha tentato di ucciderti.»
Oliver obiettò: «A cosa servirebbe? Peraltro, non credo che esistano leggi a proposito di come debbano essere gestiti crimini commessi da unità artificiali anziché da esseri umani. Sono sotto la responsabilità di chi?»
«In effetti, questa è una questione complessa» convenne Edward.
«Molto più di quanto tu possa immaginare» insisté Oliver. «Va bene, io sono vivo e non ho riportato danni permanenti, ma Candy Martini potrebbe seriamente essere stata uccisa da un androide!»
«Immagino che tutto finirà in un nulla di fatto.»
«Ecco, appunto, dicevo che è più complesso di come pensi. L’opinione pubblica ha deciso che Ivan Blazevic è colpevole. Continuerà ad affermarlo senza mezzi termini anche se il colpevole dovesse essere smascherato. Figurati quello che potrebbe succedere se non si arrivasse mai a una soluzione.»
Edward obiettò: «Ivan Blazevic non mi sembra esattamente il tipo di persona che si lascia turbare dai pettegolezzi dei social e dei salotti televisivi.»
«E magari non è neanche troppo simpatico... ma questo che cazzo c’entra?» replicò Oliver. «La simpatia o l’antipatia di vittime e potenziali colpevoli non dovrebbe essere determinanti. Non possiamo piegarci alle logiche contemporanee, dove si viene addirittura incoraggiati a inventare accuse infamanti nei confronti di specifici soggetti, se questi “se lo meritano” perché hanno commesso qualche genere di oltraggio, oppure qualche azione innocente che è stata accidentalmente percepita come tale.»
«Non stiamo inventando nulla.»
«Però abbiamo la possibilità di mettere a tacere chi inventa.»
«Entro certi limiti» insisté Edward, «perché non sarà per niente facile affermare che un androide ha commesso un omicidio. Capisco che tu voglia che la verità venga alla luce a tutti i costi, ma rischierebbe di essere scambiata per un’assurda fantasia.»
«Luciana De Santis si trovava presso la sede della Whisper, la sera in cui io ero sulla strada a giocare a Sky of Danger» affermò Oliver. «L’ho vista. Non sapevo chi fosse, certo. Non sapeva chi fossi io, ma mi ha visto. Ammettiamo che abbia fatto qualcosa che non doveva, quella sera. Io ero un testimone scomodo, almeno sulla carta. Prima di cadere, ho visto suo marito davanti a me. Non posso essere certo di che cosa sia successo, ma mi è stato raccontato che sono stato soccorso diversi minuti dopo la caduta, quando sono stato trovato privo di sensi, con una grossa ferita alla testa. Questo significa che, nel migliore dei casi, Walter De Santis mi ha lasciato là, in punto di morte.»
Edward lo mise in guardia: «Anche questo sarà difficile da provare. È vero, c’eri... ma hai avuto un’amnesia durata più di vent’anni. Chi ti crederebbe?»
Oliver sospirò.
«Va bene, Roberts. Ti piace essere disfattista... e allora faremo quello che facevano gli investigatori letterari, come ho già fatto in passato. Coinvolgendo anche Veronica, proprio come vorresti tu, raduneremo tutta la gente che ha a che fare con questa storia e li metteremo di fronte al fatto compiuto - del resto, domani e dopodomani saranno tutti qui.»
«Raduneremo?» ribatté Edward. «Radunerai tu, vorrai dire.»
«No, Roberts. Tu sei l’unico che può convincere Veronica a prestarsi a una simile iniziativa. Io parlerò quando sarà il momento, ovviamente, ma non ho modo di farmi prendere sul serio.»
«Mhm. Si può fare.»
Oliver accennò un sorriso, seppure tirato.
«Grazie mille, Edward. Sapevo di potere contare su di te.»
***
La proposta di Edward Roberts aveva un solo significato. Veronica avrebbe voluto rigettarla senza nemmeno discuterne, ma sapeva di non potersi permettere certi lussi. Aveva deliberatamente scelto di mettersi “in casa” Oliver Fischer e il fatto di essere chiamata a interpretare una piccola parte nelle sue macchinazioni significava non essere tra i soggetti che l’addetto stampa doveva avere preso di mira.
Nonostante ciò, Veronica non aveva alcuna intenzione di mostrare sollievo. Aveva una reputazione da difendere, non avrebbe mai dato l’impressione di piegarsi alle richieste di quell’impiccione.
«Sai, Edward, la mia impressione è che tu abbia fatto proprio una pessima fine, se dai così tanto peso alle strane assurdità del tuo amico Fischer.»
«Non mi sembra di essere di fronte a delle “strane assurditԻ obiettò Roberts, come facilmente prevedibile. «È vero, è Oliver che ha avuto questa idea, ma...»
Veronica lo interruppe con fermezza: «Dovresti frequentare gente alla tua altezza.»
L’espressione di Edward si indurì: anche quella reazione era facilmente prevedibile.
«Che cosa vuoi insinuare?»
«Niente. Semplicemente, sei una persona seria.» Veronica era consapevole che certe considerazioni fossero destinate a colpire Roberts, quindi aggiunse, seppure totalmente fuori contesto: «Deve anche essere abbastanza imbarazzante avere come amico inseparabile l’ex ragazzo di tua moglie.»
Inaspettatamente, Edward le strizzò un occhio.
«Intendi dire che Selena è un terzo incomodo molto ingombrante? Non è molto gentile nei confronti di mia moglie, ma non hai tutti i torti!»
Veronica non replicò. Aveva immaginato che tenerlo a bada fosse più facile. Aveva sottovalutato Edward Roberts e non poté fare altro che concedergli: «Chi vorresti che ci fosse?»
«Tu, Annabelle, Walter De Santis, sua moglie, Sabina Veronesi... ho sentito dire che per la gara ci sarà anche Jean-Marc Duval, sarebbe bello se fosse presente al nostro incontro. Poi, ovviamente, Ivana e suo padre. Anche Nakamura e il suo manager sono i benvenuti, ovviamente.»
«Solo loro?»
«Se riuscissi a convocare con una scusa anche Remy Corvin e Christine Strauss non sarebbe male. Anzi, mi sentirei di dire che potresti invitare anche Laurent Marchand.»
Veronica spalancò gli occhi.
«Ti rendi conto di quello che mi stai chiedendo?»
Edward asserì: «Sì, effettivamente avere anche Corvin e la Strauss potrebbe essere un po’ complicato, per non parlare di Marchand, ma conto su di te. Sono certo che, con le parole giuste, almeno Christine Strauss cederà.»
«Sì, potrebbe» ammise Veronica. «Non posso garantirti nient-...»
Edward la interruppe: «La presenza di Corvin è fondamentale. Devi avvisarlo subito, è importante che non prenda altre iniziative.»
«Dimmi, Roberts, credi davvero che Corvin mi ascolterebbe?»
«Ascolterebbe senz’altro Annabelle. Chiedi a tua figlia una piccola cortesia.»
Veronica obiettò: «Perché Annabelle dovrebbe farti questa cortesia? O, ancora peggio, farla a Fischer?»
«La farà a te» puntualizzò Edward. «Non le dirai che cosa abbiamo in mente. In alternativa, puoi convocare Christine insieme ai suoi piloti.»
«Ah, sì? Che cosa c’entra Dylan McKay, adesso?»
«Non c’entra niente, ma la sua presenza non sarà di disturbo. Convochiamo anche lui.»
***
L’area hospitality della Pink Vertigo era molto affollata. A rigore di logica, sarebbe stato meglio evitare conversazioni altisonanti, ma Oliver aveva la sensazione che nessuno lo stesse prendendo in considerazione. Del resto, la sessione di prove libere era stata abbastanza disastrosa per Ivana Blaze e, per quanto Shinji Nakamura avesse sfoderato una performance del tutto rispettabile, era palese che non vi fosse un particolare interesse per il giapponese, dato che, qualunque risultato ottenesse, non faceva parlare di sé.
Era ovvio che le persone veramente importanti fossero consapevoli delle ragioni per cui la Blaze non era stata performante, ma chi contava davvero non aveva tempo da perdere nell’hospitality. Abbondavano soprattutto ospiti e personaggi che avevano legami soltanto vaghi con la squadra. C’era chi era impegnato a borbottare qualcosa a proposito di Ivana e chi invece dava l’impressione di non essere minimamente toccato da quello che succedeva in pista. C’era anche Ivan Blazevic, che faceva conversazione con Jean-Marc Duval.
Oliver si era seduto più lontano che poteva da loro. Erano gli unici da parte dei quali temeva qualche intromissione. Edward Roberts si trovava al suo stesso tavolino, di fronte a lui. Si guardava intorno, posando gli occhi su ciascuno dei presenti.
«Nessuno ci sta ascoltando» lo rassicurò Oliver.
Edward ribatté: «Per forza. Finora non stavamo parlando.»
Oliver sorrise.
«Sì, certo, comprendo il tuo punto di vista, ma sono abbastanza sicuro che non corriamo pericoli. È andata bene con Veronica?»
«Entro certi limiti.»
«Cosa vuoi dire?»
«Come puoi tranquillamente immaginare, non era molto entusiasta della mia proposta.»
«Non mi stupisce.»
«Eppure» insisté Edward, «la cosa non ti tocca minimamente. Sembri ancora convinto che sia stata una buona idea.»
«Il fatto che la Young non sia stata per niente felice di assecondarti non cambia il mio punto di vista sull’intera questione» replicò Oliver. «Non possiamo rimanere in silenzio... non posso farlo io, almeno.»
«Sei davvero convinto che Luciana De Santis abbia tentato di ucciderti?»
«Sono davvero convinto che Luciana e Walter De Santis fossero presenti quando sono caduto. Mi hanno lasciato lì. Walter non può avermi spinto, perché era di fronte a me, ma sua moglie può averlo fatto. Se anche non fosse andata così, di certo non mi hanno soccorso. Considerando che, quando sono arrivato in ospedale, i medici mi davano per spacciato, doveva essere abbastanza evidente che avessi bisogno di aiuto immediato.»
Edward affermò: «So che sto per dire un’ovvietà, ma quei due hanno un’aria relativamente inoffensiva. Luciana sembra un’attempata signora impicciona con la passione per i tailleur con giacca e pantaloni dai colori vistosi.»
Oliver ribatté: «Questa è l’ennesima prova che il cinema ci ha sempre mentito. Nei film, bisogna fare attenzione alle femme fatale, non alle donne come Luciana De Santis.»
«Qui non siamo in un film e non ci sono femme fatale.» Edward si soffermò su un punto preciso dell’area hospitality. «A meno che tu non voglia attribuire questo ruolo a lei.»
Oliver si voltò lievemente, per pochi istanti, giusto il tempo di intravedere Annabelle Vincent con la coda dell’occhio.
«No, ci vuole ben altro per essere definita femme fatale.»
Edward scherzò: «Ne sei sicuro? In fondo è molto bella, è misteriosa e, a completare l’opera, pare avere l’abitudine di succhiare cazzi a random.»
Oliver avvampò.
«Dobbiamo per forza tornare a parlarne?»
«No, se preferisci... ma sei stato piuttosto chiaro, a suo tempo, sulle sue doti.»
«A dire il vero ho solo accennato il fatto, non mi pare di avertelo descritto con dovizia di particolari. In più, a Le Mans mi ha dimostrato che succhiare non è l’unica cosa che sa fare.»
Edward lo guardò negli occhi.
«Ti piace?»
«Ma che domanda è?! Ti pare il momento? Ti ricordo che stiamo organizzando un raduno per sputtanare De S-...» Oliver si interruppe. Abbassando la voce, si corresse: «Per sputtanare tu-sai-chi. Quella donna è l’ultimo dei miei pensieri, in questo momento. E poi, vorrei ricordartelo, non appena hai scoperto che c’era stato qualcosa tra me e lei, mi hai rimproverato sostenendo che non era adatta a me e che mi stavo cacciando in un casino.»
«Non è mai troppo tardi per cambiare idea. Remy Corvin è troppo vecchio per lei e sembra non avere neanche le palle di smascherare il sistema dell’Evolution, nonostante tutti i proclami che ha fatto con te.»
«Non ha fatto proclami. Si è limitato a informarmi della sua intenzione. Non è un problema se non l’ha fatto, anzi, va a nostro favore. Sarebbe molto più complesso portare avanti il nostro piano, se ci fosse questa complicazione.»
«Resta il fatto che voleva parlare nel weekend di Montecarlo, almeno così ti ha garantito.»
«Rilassati, Roberts. È appena venerdì pomeriggio.»
«Il fine settimana sportivo, però, finisce domani sera.»
«Appunto, manca ancora molto tempo.»
«Il tempo scorre veloce e inesorabile, Fischer. Arriverà domani sera prima ancora che tu abbia la possibilità di...»
A Oliver non interessava scoprire a quale possibilità facesse riferimento l’amico, pertanto si affrettò a interromperlo: «Credi che ci saranno tutti?»
Edward annuì.
«I nostri sì.»
«E gli altri?»
«Ho proposto a Veronica di chiamare la Strauss insieme a entrambi i piloti della R-Evolution Racing. Ne avevamo già parlato. Se fosse stato necessario per avere un certo grado di credibilità, la presenza di Dylan McKay poteva essere accettabile.»
«Mi sembra più che accettabile» puntualizzò Oliver. «Anzi, potrebbe esserci d’aiuto. Mi piacerebbe fargli qualche domanda. È sempre stato molto vocale contro i Ghost Driver e credo che sia in grado di distinguere un pilota vero da uno fasullo. Non può non essersi accorto di chi guida davvero, da quando Corvin ha preso il posto del povero Moreira.»
Edward abbassò lo sguardo.
«È morto da così poco tempo, eppure sembra che sia stato completamente rimosso dalla memoria collettiva.»
«Sui social, molti appassionati di automobilismo hanno la sua foto come avatar.»
«Ben editata, per migliorare la luminosità e il contrasto.»
Oliver condivideva l’amarezza di Roberts, ma non c’era molto che potesse fare, almeno per il momento.
«Quando questa storia sarà finita, mi piacerebbe scrivere qualcosa su di lui. Credo che sia giusto ricordare sia la sua carriera sia la sua persona, magari evitando frasi fatte quali “la sua morte ci ha deprivato di un potenziale campione”.»
Edward alzò gli occhi.
«Ho sentito dire cose simili di tanti piloti.»
«Anch’io. Sembra che una vita che si spezza sia irrilevante, di fronte alla prospettiva di risultati che non arriveranno mai.»
«Il mondo dell’automobilismo è freddo, nonostante sia fondato sul trasmettere emozioni forti. Moreira è stato la sorpresa dell’Evolution Grand Prix Series, ma lo è stato quando l’Evolution Grand Prix Series non era ancora considerata importante. È stato considerato alla stregua di uno qualunque, uno di quelli che vengono messi da parte subito dopo la morte. Chi non c’è più, può essere facilmente rimpiazzato, possibilmente da qualcuno che abbia una storia più interessante. Vale di più un Remy Corvin di un Joey Moreira, specie considerando che, grazie al supporto di un Replacement, può essere di grande impatto emotivo. In fondo ha quarantasei anni, la sua carriera era finita molto tempo fa... e invece ha ancora la possibilità di mettere in mostra il proprio valore.»
«Finché non parlerà.»
«O finché non parlerai tu, incastrandolo.»
«Non è mia intenzione incastrarlo» rimarcò Oliver. «Sai bene come la penso, su di lui. È vero, si è prestato a un gioco sporco, ma non abbiamo un quadro completo della situazione. La mia impressione è che fosse seriamente spaventato da chi muove le pedine. Non so se le sue paure fossero totalmente razionali o meno, ma il suo stato d’animo l’ha senz’altro portato a prendere decisioni delle quali si è pentito e dalle quali ha sentito di non potere tornare indietro. In più, dobbiamo considerare che il Progetto Evolution ha deliberatamente preso di mira soggetti facili da condizionare.»
«Cosa farai se Corvin si tirerà indietro?» volle sapere Edward.
«Sono abbastanza convinto che, messo alle strette, non avrà problemi ad ammettere tutto. In ogni caso, la mia principale preoccupazione non è data dal fatto che i risultati del campionato possano essere alterati dalla presenza di unità artificiali al volante. È molto più preoccupante quello che le unità artificiali possono fare quando non sono al volante, come ben sappiamo.»
«Mhm...»
«Non sei convinto?»
«Sì, sono convinto. Del resto, se non lo fossi stato, saresti riuscito a farmi cambiare idea.»
Oliver gli ricordò: «Infatti sono riuscito a farti cambiare idea, almeno sulla questione dell’incontro con tutta la gente coinvolta nella faccenda. Però, si vede, hai ancora dei dubbi.»
«Ti comporti come se avessi risolto un puzzle» rimarcò Edward. «Sei sicuro di avere in mano tutti i tasselli?»
«Quali pensi siano i tasselli mancanti?»
«Non lo so, Fischer, ma temo ci sia qualcosa di poco chiaro.»
«Tu-sai-chi entra a far parte del Progetto Evolution e viene imposto come team principal a una squadra neo-entrante, il cui titolare, a dire il vero, preferisce rimanere sullo sfondo» ricostruì Oliver. «Con l’aiuto della moglie, che ha le competenze necessarie per farlo, tu-sai-chi ha già pronto un Replacement copiato per filo e per segno da quello costruito sette anni prima e messo al volante al posto di Corvin. Viene ingaggiata Ivana Blaze, destinata a essere sostituita dal nuovo Replacement. Alla presentazione...»
Edward lo interruppe: «Aspetta, Fischer. Prima c’è la festa di Capodanno.»
Oliver annuì.
«Tu-sai-chi e sua moglie sono due mie vecchie conoscenze. Vogliono stroncare ogni mio possibile contatto con te e con tua moglie, forse temendo una nostra collaborazione. Nel frattempo, vogliono avere accesso alle conversazioni private di Selena in modo da potere forgiare una personalità realistica per Replacement Blaze. Poi arriva la presentazion-...»
Edward gli allungò un calcio sotto al tavolo. Oliver tacque all’istante. Pochi istanti più tardi, la voce di Annabelle Vincent domandò: «Per caso ho interrotto qualcosa?»
Oliver si voltò di scatto, con la speranza di non apparire troppo spiazzato. Per fortuna, Edward intervenne in suo soccorso: «No, soltanto chiacchiere tra uomini.»
Annabelle fece un sorrisetto.
«Che tipo di chiacchiere tra uomini?»
«Commentavamo la bellezza delle donne presenti. Io, ovviamente, non posso spingermi troppo in là con i complimenti, dato che sono felicemente sposato, quindi mi accontentavo di ascoltare il giudizio di Fischer.»
Oliver avvampò.
«Non dire stronzate!»
«Mi dispiace molto interrompere le vostre “chiacchiere tra uomini”, ma mia madre vuole vederti, Fischer» dichiarò Annabelle. «Lo sai, Fischer, che cosa devi fare quando la signora Veronica Young in persona chiede di te?»
«Cosa?»
«Devi alzare il culo e seguirmi. Immediatamente.»
Oliver si tirò su.
«Non mi permetterei mai di fare aspettare la signora Veronica Young in persona.» Si voltò un attimo verso Edward. «Appena posso, torno da te, così continuiamo a commentare la bellezza delle donne presenti.» Tornò a girarsi verso Annabelle. «Al primo posto, ovviamente, metto la signorina Vincent.»
***
Mentre calava la sera, Remy si domandava se sarebbe mai stato libero. Il momento di rivelare al mondo la verità era ormai arrivato. Forse dopo avrebbe provato una sensazione di pace, al posto di quella di oppressione, ma c’era ancora lo scoglio del grande passo.
All’inizio, aveva pensato di compierlo prima di scendere in pista, ma poi aveva preferito aspettare. Nelle prove libere, il Replacement non aveva incontrato alcuna difficoltà. La Blaze, nel frattempo, annaspava nelle retrovie. Il sospetto di Remy era che a guidare fosse la vera Ivana. In Pink Vertigo qualcuno doveva avere sospettato che ci fosse il rischio di essere colti sul fatto, optando per una scelta a dir poco estrema. Meglio così, si era detto Remy. Non aveva alcuna intenzione di rovinare le poche speranze di quella ragazza. Comprendeva la sua scelta di accettare di essere parte del Progetto Evolution molto meglio di quanto non capisse la propria. Ivana non sarebbe mai stata nessuno, senza un Replacement, diversamente da Remy, che in passato aveva avuto una carriera ben avviata.
Presto sarebbero iniziate le qualifiche. Avrebbe lasciato che l’unità artificiale le disputasse al posto suo. Il colore marrone ruggine della R-Evolution Racing avrebbe probabilmente svettato. Se non fossero capitati intoppi di sorta, il Replacement avrebbe conquistato la pole position senza troppe difficoltà, battendo tutti gli avversari, compreso McKay.
Remy cercava di evitare Dylan, ma l’anglo-americano non sembrava intenzionato a fare altrettanto. Negli ultimi minuti in cui potevano concedersi un attimo di respiro, gli si avvicinò.
«Cosa pensi che stia succedendo?»
Remy sussultò.
«Di cosa parli?»
Dylan chiarì: «C’è fermento in casa Pink Vertigo. La signora Young in persona è venuta a parlare con la signorina Strauss.»
Remy alzò le spalle, con indifferenza.
«Me ne sbatto di quello che fa Veronica Young.»
Non doveva preoccuparsi di lei. Paradossalmente, per quanto appartenessero a squadre diverse, erano dallo stesso lato della barricata. Lo sarebbero stati ancora per poco. L’indomani, Remy avrebbe riferito per filo e per segno che cosa succedesse dietro le quinte. Avrebbe perso per sempre la credibilità e la reputazione, ma non importava. Era il prezzo da pagare per ritrovare se stesso. Sarebbe stato tagliato fuori dal mondo dell’automobilismo una volta per tutte, ma non importava. Poteva sopravvivere. Poteva reinventarsi. Poteva lasciarsi alle spalle tutto, incluso l’amore per Annabelle Vincent. Se avesse avuto la forza di ripeterselo fino allo sfinimento, sarebbe stato capace di farlo diventare vero.
Il momento della verità, tuttavia, non era vicino abbastanza. C’era ancora tanto da fare, incluso sostenere una conversazione con Dylan McKay, il quale stava scuotendo la testa con fermezza.
«Ti sbagli a fregartene. Sta succedendo qualcosa di importante. Non so se hai visto i tempi di Ivana Blaze...»
«Sì, li ho visti.»
«Non solo i tempi.»
Remy cercò di minimizzare.
«Avrà avuto un problema tecnico.»
«È quello che affermerà senz’altro Fischer ai microfoni delle televisioni» ipotizzò Dylan. «Non sono poi così sicuro che sia vero.»
«Cosa vuoi dire?»
«Avanti, Remy, cerca di ragionare. Con tutto il rispetto per Ivana Blaze, non ha fatto assolutamente nulla di significativo nelle formule minori. Il suo palmares è di gran lunga inferiore a quello di tutti gli altri concorrenti. Ti sembra possibile che qualcuno del suo calibro possa competere per il podio o addirittura arrivare a vincere una gara?»
«Eppure è successo.»
«Sì, è successo, ma non è normale.»
«È la solita vecchia storia: qualcuno vince e gli avversari sostengono che abbia vinto barando.»
Dylan insisté: «Stavolta è diverso.»
Remy ribatté: «Stavolta è una ragazza e ha anche l’aria femminile. Se fossi al posto tuo, non affermerei pubblicamente che ci sia qualcosa di strano nella sua vittoria. Saresti immediatamente accusato di screditare le donne nel motorsport.»
«Non ne ho alcuna intenzione» replicò Dylan, «né di affermarlo pubblicamente, né di screditare le donne. Ovviamente non mi stupirebbe se una simile accusa fosse rivolta a chi non l’ha fatto, invece che a chi sta criticando Amber Thompson da settimane perché non è performante come Ivana Blaze. Oggi, peraltro, mi pare che la situazione si sia totalmente ribaltata: Amber ha tranquillamente fatto un tempo da bassa top-ten, mentre Ivana girava incredibilmente lenta.»
«È meglio lasciare stare» ribadì Remy. «Qualunque cosa dici, rischi di commettere un errore fatale.»
«Ci siamo solo io e te, adesso» puntualizzò Dylan. «Nessuno ci sta ascoltando. Ti dico che a guidare non era Ivana, negli eventi precedenti. Sono andato a guardarmi ogni singola sessione. Ogni sua inquadratura, l’ho vista e rivista più volte. Ho studiato le sue traiettorie. Alcune delle categorie nelle quali ha corso negli anni scorsi pubblicavano le gare sui loro canali social. Ne ho guardate diverse. Era difficile fare un confronto, perché non veniva inquadrata tanto spesso, ma sembrava di vedere due persone totalmente distinte. Sicuramente la signora Young sarà in grado di trovare una buona scusa per questo, magari affermerà che è tutto merito del tuo ex compagno di squadra Roberts...»
«Non essere ridicolo. Non è possibile che qualcuno la sostituisca prima di scendere in pista.»
«E tu non lasciarti ingannare. Non ho detto che qualcuno la sostituisce.»
«Mi pareva, invece...»
Le sue proteste furono interrotte sul nascere: «No, Remy, non ho mai detto questo. Non è qualcuno a gareggiare al posto di Ivana Blaze, quanto piuttosto qualcosa.»
Udendo le parole di Dylan, non riuscì a trattenere un sussulto.
L’anglo-americano se ne accorse - del resto, si era dimostrato un ottimo osservatore, sarebbe stato difficile fare finta di niente proprio davanti ai suoi occhi.
«Ehi, Remy, c’è qualcosa che non va?»
«N-no.» Dylan non gli avrebbe creduto, ma tutto ciò che contava era mettere fine a quel discorso. «V-va tutto bene.»
L’anglo-americano, ovviamente, non ne volle sapere.
«Come faccio a crederti, se basta accennare al fatto che “qualcosa” guidi al posto della Blaze per innescare una simile reazione? Per caso hai guardato anche tu le gare? Hai esaminato anche tu le sue traiettorie robotiche? Hai avuto anche tu il sospetto che sia stata rimpiazzata da un Ghost Driver?»
C’era una domanda che Remy doveva porgli, anche se serviva un certo coraggio.
«L’hai fatto anche con altri piloti?»
«Studiare le loro traiettorie? No, perché avrei dovuto? Chi altro ha ottenuto risultati totalmente incoerenti con quelli passati, a parte lei?»
Abbandonata ogni cautela, guardando negli occhi Dylan, Remy azzardò: «Io?»
Non avrebbe dovuto sfidarlo apertamente, ma l’idea che l’anglo-americano avesse capito tutto non era così assurda.
McKay ricambiò lo sguardo e, in tono innocente, replicò: «Perché i tuoi risultati dovrebbero apparire così irragionevoli? Altri piloti sono ritornati alle corse dopo anni di stop.»
«Qualcuno, però, potrebbe non essere convinto dell’autenticità delle mie prestazioni.»
«C’è sempre chi è convinto che i front runner stiano barando. Tu stesso l’hai detto.»
«Già.» Remy si guardò intorno. «Si sta facendo tardi. Non possiamo rimanere qui a chiacchierare. Buona fortuna per le qualifiche.»
Voltò le spalle a Dylan. Fece appena in tempo a muovere qualche passo, prima di udire la voce di McKay: «Buona fortuna anche all’androide che corre al posto tuo.»
Remy si girò di scatto.
«Che cazz-...»
L’espressione di ilarità sul volto dell’anglo-americano gli fece morire le parole in bocca.
«Scherzavo» puntualizzò Dylan, «non c’è bisogno che fai quella faccia.»
Remy si lasciò andare a un sospiro.
«Scusa. Certi complottisti dicono cose talmente assurde che non si può mai sapere chi stia parlando sul serio e chi no.»
«Mi stai dando del complottista» azzardò Dylan, «per quello che ho detto a proposito di Ivana?»
«No.»
«Puoi ammetterlo, sembra un’idea folle, ma...»
«Ma abbiamo dovuto vedercela con i Ghost Driver» concluse Remy. «Non possiamo dare per scontato che, oltre a quelli autorizzati, non ce ne siano mai stati altri.»
***
Erano finalmente soli, e non certo per parlare della bellezza delle donne presenti, come si era inventato Edward con Annabelle Vincent.
Oliver non poté astenersi dal commentare: «Hai usato una scusa ridicola.»
Edward replicò, a bassa voce: «Non potevo certo dirle che stavamo discutendo della morte di Candy Martini alla presentazione della Pink Vertigo per mano di un androide, perché eravamo arrivati proprio a quel punto.»
«Da quel punto, dovremmo ricominciare» suggerì Oliver. «Abbiamo dedotto che sia stato Replacement Blaze a spingere la madre di Ivana giù dalle scale, forse in seguito a una discussione avuta dalle due...» Si interruppe, prendendosi qualche istante per riflettere. «Ecco, forse è proprio questo che non torna. È vero, abbiamo appurato che un Replacement può essere pericoloso. Io sono stato assalito brutalmente da Replacement Corvin, dopo che Remy aveva minacciato di uccidermi. Ne abbiamo dedotto che, non essendo in grado di comprendere che il vero Corvin non avesse alcuna intenzione di assassinarmi davvero, il Replacement abbia cercato proprio di “accontentarlo”. Un simile discorso può valere anche per Ivana?»
«Che abbia avuto una discussione con la madre è indubbio.»
«Discussione che è terminata con un “perché non mi lasci in pace?”, o qualcosa di simile significato, pronunciato da Ivana. Non l’ha certo minacciata di morte. Allora perché Replacement Blaze è andato a cercare Candy e l’ha spinta giù dalle scale?»
Edward annuì.
«Questa è davvero un’ottima osservazione, Fischer.»
«Un’osservazione che potrebbe fare crollare l’equilibrio della nostra ricostruzione.»
«Quindi a uccidere Candida non sarebbe stato il Replacement, ma qualcun altro?»
Oliver si affrettò a precisare: «Rimango del parere che sia stato il Replacement. Tuttavia, non ne comprendo a pieno le dinamiche. C’è qualcosa che mi sfugge.»
«Allora andiamo avanti» suggerì Edward. «Invece di cercare di dare una spiegazione a quello che, per il momento, non ce l’ha, cerchiamo di farlo con ciò che ha un senso compiuto.»
«Proponi di non cercare una risposta a un dubbio così importante?»
«Propongo di non cercarla adesso, ma di pensarci in un secondo momento. Dopo l’omicidio, c’è stata la festa di carnevale al Delicious Ambition. Ci siamo andati cercando di camuffare le nostre identità e, ancora una volta, qualcuno ha cercato di separare le nostre strade, accedendo al telefono di Selena, mandandoti quel messaggio e facendo in modo che a me e a Selena venissero consegnati due bicchieri di spumante drogati - quest’ultimo metodo, molto simile a quello del compianto ingegner Santangelo. Sullo smartphone di mia moglie era stata installata un’applicazione spia, quindi puoi dedurre facilmente che...»
Oliver non lasciò che Edward finisse, completando la frase al posto suo: «Chi ha sequestrato me e Selena, ha scoperto grazie all’applicazione spia dove saremmo andati quella sera. Approfittando della festa di carnevale, chiunque poteva nascondere la propria identità, con la maschera giusta. Per De Santis e sua moglie sarebbe stato facilissimo entrare al Delicious Ambition e agire senza farsi riconoscere. Non dimentichiamoci che sembra sia stato proprio De Santis a fare in modo che Jean-Marc Duval iniziasse a frequentare quel locale e, di conseguenza, ne parlasse anche con te.»
«È una ricostruzione del tutto plausibile» convenne Edward. «Si incrocia solo in parte con le vicissitudini dell’Evolution Grand Prix Series, ma d’altronde Candy Martini non aveva nulla a che vedere con l’Evolution Grand Prix Series. Era solo la madre della sua “frontwoman”.»
«Frontwoman che non l’ha mai minacciata di ucciderla» ribadì Oliver. «Penso che stanotte non ci dormirò. È vero che Replacement Blaze ha gli stessi problemi di gestione di Replacement Corvin...»
Edward azzardò: «Magari Ivana ha avuto un litigio pesante con la madre, dopo la presentazione, quando siamo scesi.»
Oliver replicò, con fermezza: «Non è possibile. Dopo la polemica con Candida, Ivana è entrata nella sala. Io sono rimasto a scambiare qualche parola con l’ex modella, la quale, una volta dentro, non si è più avvicinata a Ivana. Quando la Blaze è scesa insieme a tutti noi, Candy Martini non c’era. Era fuori, sulla scala, a fumare. Non si sono più incontrate. Ivana è rimasta proprio insieme a te per tutto il tempo. È vero, a un certo punto qualcuno ha abbassato le luci, Ivana è uscita e il Replacement ha fatto un giro spacciandosi per lei, ma a quel punto Candida era già caduta dalle scale. Non è possibile, nella maniera più assoluta, che Ivana Blaze abbia rivolto minacce di morte alla madre e che Replacement Blaze le abbia messe in pratica.» Sbuffando, si arrese all’evidenza. «Non c’è niente da fare, per ora. Spero che mi verrà un’idea, perché adesso lo trovo del tutto inspiegabile. Ci siamo soffermati sul fatto che il Replacement potesse uccidere, ma non sul perché l’abbia fatto. Abbiamo commesso un errore e abbiamo solo fino a domani pomeriggio per trovare una risposta.»
«Servirebbe un deus-ex-machina che ci metta la soluzione su un piatto d’argento» borbottò Edward.
«Magari andrà proprio così» rispose Oliver. «Dobbiamo parlarne con Selena. Potrebbe aiutarci a trovare quel passaggio che ancora ci manca.»
***
«Abbassa la televisione!» sbottò Keira Roberts, ad alta voce, rivolta al marito che si trovava in cucina.
Vanessa era sicura di averlo visto con il giornale aperto sul tavolo, quindi non era del tutto sicura che fosse interessato alla trasmissione. Il volume, però, era effettivamente elevato.
Non trovandosi a casa propria, non voleva in alcun modo criticare le abitudini altrui, quindi si affrettò ad affermare: «Non mi dà fastidio.»
«Allora avresti dovuto sposartelo tu!» ribatté Keira. «Ha una passione smodata per i programmi di calcio, quelli in cui tutti gli opinionisti urlano per i motivi più disparati.»
Vanessa le rammentò: «Anche i telecronisti dell’Evolution Grand Prix Series urlano.»
La Roberts sospirò.
«Su questo devo darti ragione.»
Vanessa aveva conosciuto Keira diversi anni prima, quando questa lavorava per l’EGPS, una parentesi molto breve della sua vita, per poi tornare in Italia, alla vecchia occupazione, che non aveva mai del tutto abbandonato.
Si era anche sposata con un uomo del posto, il quale sembrava piuttosto annoiato da tutto ciò che aveva a che fare con i motori, con il quale aveva messo al mondo un figlio.
Non abitavano vicino a sufficienza da vedersi spesso, ma erano in costante contatto, non solo tra di loro, ma anche con Annabelle Vincent, alla quale fornivano, ciascuna alla propria maniera, insight sul mondo dell’automobilismo che avrebbero potuto rivelarsi utili per il suo progetto.
Vanessa la considerava un po’ troppo esuberante, ma era affascinata dalla sua idea audace, nonostante fosse una sorta di terzo incomodo tra lei e Keira, con la quale aveva molta più affinità.
L’italo-francese aveva la pessima abitudine di riversare addosso a entrambe fiumi interminabili di parole. Perfino durante la presentazione della Pink Vertigo - prima della morte della madre di Ivana Blaze - si era scomodata di chiamarla per lasciarsi andare a mille commenti.
«È stato tutto molto pacchiano e il cibo del rinfresco è di pessima qualità! Per non parlare, poi, di Candy Martini. Sembra un pesce fuori dall’acqua. Non ha niente a che fare con tutto questo, non capisco che senso abbia la sua presenza.»
«È la madre di Ivana Blaze» aveva obiettato Vanessa. «Sarà venuta per sostenere la figlia.»
«Figurati!» aveva replicato Annabelle. «La Blaze si è lasciata in un discorso che non lasciava spazio ai dubbi.» Si era esibita in un’imitazione. «Amo le mie corse. Ho dedicato tutta la vita alle corse. Non sono una stupida donna immagine. Bisognerebbe ammazzarle tutte, a iniziare da Candy Martini! Una come lei non merita di vivere! Coglierla di sorpresa, buttarla giù dalle scale mentre fuma una delle sue sigarette puzzolenti... a morte tutte le modelle e le soubrette!»
«Non prendermi in giro, non può avere detto una cosa del genere.»
«L’ultima parte me la sono inventata io, ma tutto il resto l’ha detto proprio Ivana in persona.»
«Ha dedicato tutta la sua vita alle corse, eh?» aveva risposto Vanessa, con amarezza. «Non le piacciono le donne immagine? Eppure non ci sono dubbi che sia stata ingaggiata solo per fare la donna immagine.»
Annabelle aveva cercato di proteggere il segreto della Pink Venus, affermando che non vi erano prove. Erano tutte scuse, ovviamente. Vanessa sapeva bene come funzionasse il Progetto Evolution.
Livio Santangelo non era che una piccola parte del tutto e il fatto che fosse morto all’inizio della pandemia di COVID-19 era irrilevante. Il progetto era andato avanti anche senza di lui. Nonostante gli anni di stop, l’Evolution GP Series era andata avanti, approfittando del clima che si era venuto a generare nel frattempo. L’importanza della narrazione era cresciuta giorno dopo giorno e, proprio in nome della narrazione, Ivana Blaze era stata insignita del ruolo di futura prima campionessa donna di una serie automobilistica a ruote scoperte che non fosse una Formula Junior nazionale pressoché sconosciuta. Doveva divenire tale a ogni costo e l’unico modo per riuscire in quell’intento era sostituirla con un essere non vivente programmato per replicare in maniera perfezionata le performance di un vero pilota, uno di quelli competitivi, e per non piegarsi a limitazioni umane quali l’affaticamento fisico e l’istinto di sopravvivenza.
Vanessa era stata certa, fin dal primo momento, che la vera Ivana Blaze non avrebbe mai percorso un solo chilometro di una singola sessione ufficiale. I tempi ottenuti durante le prove libere dell’EvoPrix di Montecarlo, poche ore prima, avevano lasciato spazio a qualche dubbio, ma Veronica Young aveva fatto sapere, a nome del team Pink Vertigo, che un problema al motore aveva condizionato le prestazioni.
Le qualifiche avrebbero probabilmente messo fine a ogni domanda.
«Mi aspetto che la Blaze sia di nuovo competitiva» affermò Vanessa, nel soggiorno di casa di Keira Roberts, con gli occhi fissi sul monitor del laptop che tenevano sul tavolo. I semafori rossi si erano appena spenti. Le vetture si apprestavano a scendere in pista. «Il Progetto Evolution non rinuncerà mai alla sua punta di diamante.»
«Lo vedremo» convenne Keira.
Vanessa tenne gli occhi puntati sulla monoposto rosa e bianca della ventiseienne italiana. Non la riconobbe. O meglio, non riconobbe il Replacement che aveva visto in azione durante gli eventi precedenti.
«È la vera Ivana Blaze» sentenziò, già dopo il primo tentativo.
Il telecronista, nel frattempo, si lanciò a urla di disappunto, chiedendosi che cosa fosse successo alla ragazza che aveva vinto a Le Mans.
Alla fine della serata, Ivana Blaze ottenne un deludente penultimo posto sulla griglia, a debita distanza dal terzultimo, evitando l’ultimo posto soltanto grazie alla defezione della Virage Bleu di Yannick Leroy, il quale non aveva potuto disputare la sessione in quanto l’auto si era spenta inesorabilmente prima ancora di arrivare all’uscita della corsia dei box.
Le sarebbe piaciuto sentire il parere di Annabelle Vincent in proposito, ma la figlia di Veronica Young - oltre al non volere nemmeno accennare all’argomento Ivana Blaze dopo avere involontariamente profetizzato la tragica morte di Candy Martini - non avrebbe mai ammesso la sostituzione con il Replacement negli EvoPrix precedenti. In più, non parlavano mai dei risultati delle vere corse. Nonostante vi lavorasse dentro, aveva in mente soltanto il Progetto Reminiscence, al quale Vanessa era ben felice di prestare la propria immagine. Il progetto di Livio Santangelo era malato e perverso, ma Annabelle era stata in grado di ricavarne qualcosa di positivo, che sperava di potere tradurre in realtà.
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