mercoledì 17 giugno 2026

L'Eta della Ruggine // blog novel sul motorsport thriller sci-fi: capitolo 19/19

EVOLUTION XIV

Remy faticava a rammentare ogni singolo dettaglio, ma era abbastanza sicuro di essersi recato insieme ad Annabelle presso l’indirizzo al quale il Replacement di Ivana Blaze era stato inviato, dopo avere ricevuto istruzioni omicide.
A Remy non era chiaro chi fosse la vittima designata, ma di certo non aveva troppa importanza. Aveva visto il maledetto manichino agitare un tubo di metallo - doveva esserselo procurato da qualche parte, lungo la strada. Aveva visto anche Oliver Fischer, del resto aveva l’abitudine di sbucare fuori nei momenti meno opportuni. C’erano anche Roberts e la moglie di costui, almeno finché Edward non l’aveva forzata a entrare dentro all’ingresso su cui svettava il numero civico al quale Replacement Blaze era stato mandato.
Non c’era stato tempo né per pensare, né per agire. Si era scatenato il caos e l’androide aveva colpito, come era stato programmato per fare.
Remy era lentamente scivolato nell’oblio. Aveva udito le voci di Roberts, di Fischer e infine di Annabelle. Oliver l’aveva implorato di non arrendersi...
...
...
...
...e poi il nulla, anche se, cercando di ricordare i dettagli, Remy era abbastanza certo, nel suo ultimo momento di vita, di avere preso la mano di Annabelle e di averla unita a quella di Fischer. Ormai non avrebbe più avuto un futuro, non gli restava che sperare che almeno la donna che aveva amato potesse averne uno.
L’oblio aveva lasciato il posto a una sensazione di pace che Remy non aveva mai provato prima. Aveva trascorso anni a sfidare la morte, a temere che un giorno si presentasse all’improvviso a bussare alla sua porta, per poi ritrovarsi a non vivere più, senza mai riuscire a liberarsi del peso che aveva sul cuore. Si era lasciato ingannare dalle illusioni del Progetto Evolution e, per quanto avesse cercato di spezzare il legame che Laurent Marchand l’aveva convinto a instaurare, non era mai stato capace di essere libero. Sebbene non respirasse più, Remy si sentiva finalmente di nuovo capace di respirare.
Non era solo. Aveva intravisto le stesse figure che gli giravano intorno. Erano in tre e non capitava mai che si avvicinassero troppo. Erano trascorsi giorni... oppure erano ore, o forse solo minuti. Il tempo non aveva più alcuna importanza. Aveva la sensazione che stessero aspettando che si sentisse pronto.
Remy non si era mai posto troppe domande, su che cosa ci fosse dopo la morte. L’esistenza della vita terrena era un dato di fatto, mentre tutto ciò che non era certo, ai suoi occhi, serviva soltanto per intavolare dibattiti senza né capo né coda. Gli era stato difficile, a volte, accettare l’idea che le persone che aveva perso avessero semplicemente smesso di esistere, ma quel pensiero era sempre stato sullo sfondo, senza mai essersi davvero affacciato alla sua mente.
Per quanto riusciva a ricordare, non aveva mai immaginato che un uomo con le fattezze di Keith Harrison si approcciasse a lui, in un luogo evanescente ed etereo, con un’aria, a modo suo, altrettanto evanescente ed eterea. Era uno dei tre misteriosi individui. Gli altri, scoprì Remy, somigliavano a Patrick Herrmann e Tina Menezes.
Non aveva mai immaginato nemmeno che Harrison avesse accanto a sé colui che veniva dipinto come il suo amico giurato. La presenza della moglie di Oliver Fischer insieme ai due era ancora più assurda, ma allo stesso tempo rendeva l’Aldilà qualcosa di più concreto. Era passato poco più di un anno dalla sua morte, era lecito aspettarsi che ci fosse ancora qualcosa di lei, che potesse essere un po’ meno lontana.
Fu Keith Harrison ad accorciare le distanze, a renderle impercettibili.
«Corvin?» gli chiese.
Remy annuì.
Keith accennò un sorriso amaro, poi affermò: «Mi dispiace che tu sia qui.»
Anche Remy sorrise, ma senza alcuna amarezza.
«A me no.»
«Eri ancora giovane, avevi tante cose da fare, di là» obiettò Keith. «Non meritavi di morire per mano di un androide.»
Remy abbassò lo sguardo.
«Ho cercato di salvarmi per mano di un androide, quando credevo che la mia carriera fosse finita. Alla fine è giusto così, che proprio io sia morto per mano di un androide.»
Non aveva idea di che cosa ne fosse stato di Replacement Blaze, di che cosa avesse fermato la sua follia omicida.
Patrick Herrmann cercò di rassicurarlo: «Non sei l’unico che abbia fatto delle cazzate. Non devi essere troppo severo con te stesso.»
«Concordo, Herrmann ha ragione» intervenne la Menezes. «Cosa credi, che non abbia preso anch’io delle decisioni sbagliate?»
Remy obiettò: «Di certo, non erano sbagliate come le mie.»
Keith gli ricordò: «Se non fosse stato per te, ci sarebbero ancora i Replacement, dall’altra parte. Verrebbero ancora messi al volante, nel prossimo EvoPrix e in quello dopo ancora. Potrebbero essere usati per uccidere altre persone, allo stesso modo in cui uno di loro è stato sguinzagliato dietro a Candy Martini.»
«Perché è stata uccisa?»
«Non lo so. Io sono da questa parte, non di là.»
Patrick gli suggerì: «Smettila di tormentarti, Corvin. Quello che conta è che, dall’altro lato, non ci sia più alcun pericolo per le persone a cui vogliamo bene.»
Remy mormorò: «Annabelle.»
«Non sei il solo che ha lasciato di là la persona che amava» affermò Patrick. «Tutto ciò che puoi fare è augurarti che quella donna sia in grado di vivere anche senza di te.»
«L’ha fatto, in questi anni.»
«Non in quella maniera.»
«Non credo, comunque, che sentirà troppo la mia mancanza» concluse Remy. «Ho fatto solo casini. Non c’è da sorprendersi che abbia voluto chiudere con me. Tutto ciò che sono stato capace di fare, con lei, è stato fingere di essere un uomo migliore. Oppure lasciarmi andare a stupide metafore su Kai Silberblitz e George Norman.» Annabelle gli aveva parlato proprio di loro, per garantirsi l’accesso alla stanza nella quale Christine Strauss si era rifugiata - un dettaglio che aveva rimosso, ma che si stava affacciando prepotentemente alla sua mente. «Non le ho mai chiesto se preferisse uno dei due. A me piace più Norman, ma non mi stupirebbe se ad Annabelle piacesse Silberblitz.»
Tina Menezes rise.
«Non mi sembra che questo sia un impedimento alla nascita di un amore.»

***

Pioveva. Nel piazzale della chiesa, tutti avevano gli ombrelli aperti, tranne Oliver. Non l’aveva portato e si era lasciato cogliere di sorpresa dal temporale. Edward Roberts arrivò in suo soccorso. Ne aveva uno piuttosto ampio, sotto al quale potevano ripararsi tranquillamente due persone.
Oliver si guardò intorno.
«Tua moglie?»
Edward gliela indicò. Selena era fasciata in un elegante abito nero. Aveva un ombrello scuro, più piccolo di quello del marito. Stava parlando con Christine Strauss.
Oliver osservò: «Non sapevo che fossero ancora in contatto.»
Edward replicò: «Non sono in contatto, a dire il vero, ma è la prima volta che si vedono, dopo...» Abbassò lo sguardo. «Hai capito bene.»
Oliver annuì.
«Sì, più o meno.»
«Cosa vuoi dire?»
«Che ho capito cosa intendi, ma non mi è del tutto chiaro che cosa sia successo davvero. Credo che ci sia ancora qualche tassello che mi sfugge.»
Edward lo rassicurò: «Veronica vuole vederci, dopo il funerale. Credo che parleremo proprio di questo. Se c’è qualche tassello che ti sfugge, è perché non sappiamo ancora tutto. In parallelo alle nostre indagini, qualcuno si è dato da fare.»
Il loro discorso venne interrotto dall’arrivo del carro funebre. Selena lasciò sola Christine e li raggiunse.
Entrarono in chiesa insieme. Visto che Corvin era un personaggio pubblico, l’accesso era consentito soltanto a chi l’aveva conosciuto in vita. I suoi sostenitori e i semplici curiosi potevano restare nel piazzale.
Si accomodarono poco oltre la metà della navata centrale. La cerimonia iniziò poco dopo. Fu sobria, ma molto coinvolgente. Oliver cercò di scacciare le immagini della terribile notte in cui Remy era stato ucciso, ma non vi riuscì. Edward parve accorgersi del suo stato d’animo e lo strinse a sé.
La pioggia smise di cadere durante il percorso dalla chiesa al cimitero. Corvin fu sepolto accanto alla madre, deceduta dieci anni prima. Annabelle Vincent gettò una rosa rossa sulla bara e non distolse mai lo sguardo, mentre questa veniva coperta dalla terra.
Edward chiese a Oliver: «Secondo te lo amava?»
Vi era solo una risposta corretta: «Penso di sì, a modo suo.»
«Credi che sarebbero tornati insieme, se Remy non fosse morto?»
Quella domanda era più difficile.
«Non ne ho idea.»
Dopo avere lasciato il cimitero, raggiunsero Veronica. Li aspettava nella stanza dell’albergo nel quale aveva trascorso la notte, in attesa del funerale. Oltre a Oliver, Edward e Selena, c’erano anche Christine Strauss, Ivan Blazevic e sua figlia Ivana. Annabelle Vincent li raggiunse per ultima. Non c’erano sedie per tutti, la maggior parte di loro rimasero in piedi.
«Vi ringrazio per essere venuti» esordì Veronica. «Ho voluto che ci trovassimo per chiarire alcuni punti.»
Oliver osservò: «Molto gentile da parte tua.»
Veronica Young lo fulminò con lo sguardo. Oliver non si stupì troppo, quando la sentì replicare: «Fai un po’ di silenzio, grandissima rottura di palle!»
Edward intervenne in sua difesa: «Scusa se ti contraddico, Young, ma credo che Fischer abbia tutto il diritto di ricevere delle spiegazioni. In fondo, è stato proprio lui a indirizzare tutti noi verso la soluzione del caso.»
Non era proprio così. Oliver aveva dedotto che la morte di Candy Martini fosse stato un errore, senza prendere in considerazione l’idea che fosse stato un vero e proprio omicidio. Erano stati Edward e Selena ad arrivare alla soluzione, ma non dovevano essere stati i soli. Anche Veronica era arrivata a una conclusione simile, tanto che, insieme a sua figlia, era riuscita a incastrare i coniugi De Santis.
Oliver ritenne doveroso ammettere: «Non è merito mio. Anzi, il mio è stato un vero e proprio flop. Mi sono lasciato trascinare dal me stesso di ventiquattro anni fa. Ho pensato che, se io stesso ero stato vittima di un crimine, il centro di tutto doveva essere il crimine che avevo subito io. Tutto lasciava pensare che la morte di Candy Martini fosse stata un’azione deliberata, ma non ho voluto prendere in considerazione una simile ipotesi. Eppure, la Martini era stata buttata giù da una scala, proprio come era successo a me. L’unica differenza è che - posso dedurre - si sia trattato di un’azione premeditata e non di una decisione d’impulso.»
Ivan Blazevic intervenne: «Ho scoperto che mia moglie aveva parlato con degli amici comuni, che aveva cercato informazioni su Walter e Luciana De Santis. Ne ho discusso con la signorina Strauss, siamo arrivati alla conclusione che, cercando di tutelare gli interessi di Ivana, abbia messo in allarme quei due.»
«Walter e Luciana sono sempre stati un duo diabolico» decretò Veronica. «Non so chi dei due fosse la mente pensante, ma non credo abbia molta importanza. Le voci di entrambi sono state facilmente identificate: a dare ordini a Replacement Blaze sono stati in due. Nonostante ciò, pare che stiano cercando di difendersi a vicenda. Walter afferma che la moglie non sapeva nulla, Luciana dice la stessa cosa del marito.» Si avvicinò a Oliver. «Sai una cosa, grandissima rottura di palle? Avrai anche preso un palo clamoroso, quando hai insinuato che Replacement Blaze avesse spinto Candy giù dalle scale per via di uno stupido scherzo di mia figlia, ma tutto il resto era corretto. Non sei così terribile come investigatore.» Indicò Selena. «Neanche la tua amica, a dire il vero. Il modo in cui avete cercato di esporre la soluzione del caso è stato interessante. Sembrava quasi di stare in un romanzo giallo.»
Selena ammise: «Anch’io ho commesso un grosso errore. Ero convinta che Luciana De Santis potesse prendere in considerazione l’idea di uccidere Walter per uscirne pulita.»
Veronica rise, sprezzante.
«Si vede che non hai mai conosciuto Luciana De Santis!»
«Non è qualcosa di cui sento la mancanza» ribatté Selena.
Veronica non replicò. Oliver ne approfittò per cambiare discorso: «Il Delicious Ambition, invece? Era solo una trappola?»
A rispondere non fu Veronica, ma Ivan: «Temo di sì.»
Oliver ribatté, secco: «Pensavo fosse solo un posto in cui andava a bere, signor Blazevic. Sta per caso affermando che frequentava quel posto per altre ragioni?»
«Perché dovrei risponderle, signor Fischer?»
«Perché ormai il caso è chiuso. Non dovremmo più avere segreti l’uno con l’altro.»
«Se permette» puntualizzò Ivan Blazevic, «vado a bere dove cazzo mi pare senza dare spiegazioni a lei.»
Oliver sospirò.
«Come vuole. Lasci però che io provi a fare un’ipotesi: le è giunta la stessa voce giunta a noi, ovvero che in quel locale qualcuno si occupasse di questioni professionali inerenti l’Evolution Grand Prix Series. Le domande ai suoi amici non le ha fatte dopo che i De Santis sono stati smascherati, ma molto tempo prima. Sospettava che Candida si fosse in mezzo a questioni relative alla Pink Vertigo e all’ingaggio di Ivana e che qualcuno l’avesse eliminata per questo. Al Delicious Ambition cercava risposte.»
«Invece ho trovato lei e i suoi amici» replicò Ivan Blazevic. «Come vede, signor Fischer, non è stato il solo a prendere una cantonata.»
«La amava?»
«Mi ha già fatto questa domanda.»
«Gliela faccio un’altra volta» insisté Oliver.
«Allora, se permette, le faccio una domanda anch’io» ribatté il padre di Ivana Blaze. «Per caso, ama la signora Roberts?»
Oliver avvampò.
«Le propongo un accordo, signor Blazevic: lei non risponde alla mia domanda e io non rispondo alla sua.»

***

«L’hai lasciato andare, temendo per lui, ma alla fine ce l’ha fatta.»
Patrick sussultò. Credeva di essere solo, non si era accorto della presenza di Keith dietro di lui.
Si voltò. Guardò il vecchio avversario negli occhi.
«Dovrei considerarlo un lieto fine?»
«Il lieto fine non esiste» fu la secca replica di Keith. «Devi accontentarti del risultato ottenuto.»
«Un uomo è morto.»
«Remy Corvin aveva smesso da molto tempo di essere vivo.»
Patrick obiettò: «Respirava ancora. Aveva un cuore che gli batteva nel petto. È stato comunque un fallimento, uno di quei fallimenti che fanno male.»
Con tono fatalista, Keith replicò: «La morte fa parte della vita.»
«Essere ferito mortalmente da un androide con un palo di metallo non fa parte della vita» obiettò Patrick. «Quel povero disgraziato aveva ancora tante cose da fare.»
«Anche noi.»
«Il fatto che noi siamo stati uccisi non significa che debba diventare uno standard.»
Keith chiarì: «Non sto affermando questo, Herrmann. Sto solo cercando di farti capire che non possiamo controllare tutto, specie stando da questa parte. Era giusto che Oliver scoprisse la verità su se stesso, che la smettesse di sentirsi come un semplice lato della tua personalità. Hai fatto bene a lasciarlo andare. Inoltre, Candy Martini è stata uccisa quando ancora Fischer non sapeva dare un ruolo né a Walter De Santis né a sua moglie. Non puoi sapere per certo che cosa ne sarebbe stato di Corvin. In più, Remy ha scelto deliberatamente di seguire Annabelle. Per amore di quella donna, ha scelto di correre un rischio che l’ha portato alla morte. Nessuno di noi poteva impedirlo e, a onore del vero, lo stesso discorso vale anche per loro.»
Patrick alzò gli occhi al cielo. Era grigio e spento, il perfetto specchio del suo stato d’animo.
«Non riuscirai a convincermi che tutto si sia sistemato, perché non è così.»
«Te lo ripeto, Herrmann, non si è sistemato tutto, ma nessuno poteva fare alcunché per sistemare le cose in maniera diversa» ribadì Keith. «Tutto ciò che potevamo fare era sperare che venisse versato il minore quantitativo possibile di sangue. Evidentemente il destino di Remy era questo.»
Patrick scosse la testa.
«Quando un androide viene mandato a uccidere non si può parlare di destino. Con Corvin posso sforzarmi di fare finta di niente, ma non puoi chiedermi di accettare tutto questo.»
«Non te lo chiedo. Nessuno te lo sta chiedendo. Però, che tu lo accetti o meno, quello che è accaduto non cambierà.»
«Quindi cosa dovrei fare?»
«Guardare al lato positivo. Fischer è vivo e sta bene. Era per lui che ti preoccupavi.»
«Sì, è vero, Oliver è vivo, ma fino a che punto si può affermare che stia bene? Hai detto tu stesso che Corvin aveva già smesso di vivere da tempo. Chi mi assicura che Oliver non faccia la stessa fine?»
Keith replicò: «Ho conosciuto Oliver, prima che il legame tra voi si spezzasse. È un tipo determinato, non c’è nulla che possa fermarlo.»
Patrick insisté: «Ha visto un androide uccidere un uomo davanti ai suoi occhi. Non è qualcosa con cui si possa convivere.»
Keith Harrison sentenziò: «Il fatto che tu non saresti in grado di conviverci non è determinante. Abbiamo appurato che Oliver non è te. Sono certo che non si perderà d’animo.»

***

Evitare Annabelle Vincent fu impossibile. Oliver non era nemmeno certo di volerlo. Il giorno in cui Edward Roberts aveva urtato il suo zaino si era ritrovato catapultato in un mondo dal quale non sarebbe mai uscito definitivamente, se non fosse riuscito a trovare una conclusione degna per una vicenda che all’inizio poteva sembrare uscita da un romanzo di fantascienza. Remy Corvin che moriva davanti agli occhi di Annabelle non era accettabile come scena finale, era inevitabile che dovesse esserci qualcosa in più.
Oliver e la figlia di Veronica Young rimasero soli, uno di fronte all’altra, in silenzio. Avevano entrambi lo sguardo basso, non sapevano cosa dire, eppure nessuno dei due si allontanò, voltando le spalle all’altro.
Fu Oliver il primo a parlare, quando l’assenza di parole divenne insostenibile.
«Mi dispiace. Non potevo prevedere che il Replacement uccidesse Remy.»
«Non potevo prevederlo nemmeno io» replicò Annabelle. «Forse avrei potuto fare qualcosa di più per fermarlo. C’ero riuscita, una volta, con Replacement Corvin.»
Si riferiva a un episodio blando, accaduto sette anni prima. Oliver tentò di rassicurarla: «Non era la stessa cosa.»
«Magari no, ma non sono nemmeno stata capace di provarci. Non avrò ucciso Candy Martini per sbaglio, ma ho pur sempre provocato la morte di Remy.»
«No. Non è stata colpa tua. Non assumerti responsabilità che non hai. Non potevi saperlo.»
«Ah, no?» Annabelle alzò gli occhi di scatto, proprio mentre anche Oliver faceva la stessa cosa. «Avevo incaricato Christine di tenere monitorato il Replacement, perché non potevo farlo io stessa, esposta com’ero al controllo di Walter De Santis e di sua moglie, che sembrava in grado di tenere d’occhio chiunque. Sapevo quali fossero gli ordini impartiti al quel manichino. Sapevo che gli era stato chiesto di uccidere. Se non fosse stato Remy, sarebbe stato Edward Roberts, oppure Selena.»
«Oppure io» aggiunse Oliver.
Annabelle annuì.
«Oppure tu. E sai cosa ti dico? Che avrei trovato qualsiasi di queste possibilità preferibile alla realtà.»
«Posso immaginarlo.»
«No, Fischer, non puoi immaginare un cazzo. Anche se tra noi è stato tutto un casino, gli volevo davvero bene. Se solo non fosse mai esistito il Progetto Evolution, forse saremmo stati una coppia felice.»
«Lo so.»
«Come puoi saperlo?»
«Mi hai sempre dato l’impressione di non avere mai superato la fine della vostra relazione» le spiegò Oliver. «Era come se tra voi ci fosse ancora una tensione innegabile, destinata a farvi ricongiungere, prima o poi.»
Annabelle sospirò.
«Remy era un fanboy incallito di George Norman. Tra noi non poteva funzionare: il mio idolo giovanile - ma non dire a mia madre che ai tempi della Formula Diamond tifavo per un pilota dell’altra categoria - era Kai Silberblitz. Mi piace perfino suo figlio, che adesso corre in America, anche se tutti dicono che dovrebbe cambiare mestiere.»
«Anche George Norman era un figlio d’arte» osservò Oliver. «Ha sempre avuto un’aria da gentleman, un po’ come il figlio di Silberblitz. È innegabile che quest’ultimo non abbia lo stesso talento di George, ma trovo ironico che proprio Kai abbia generato una sorta di Norman 2.0 e che questo sia divenuto un pilota.»
«Anche tu ti diverti a fare discorsi filosofici su membri della famiglia Silberblitz e della famiglia Norman?» ribatté Annabelle. «Allora sono io che sbaglio qualcosa, quando scelgo gli uomini.»
«Non mi hai scelto. Non c’è stato niente tra noi.»
«Devi ammettere che era piuttosto eccitante, per essere niente. Dovremmo concederci un’altra serata insieme.»
«È così che pensi di scacciare il pensiero di Corvin?» replicò Oliver. «Credi che ti basti venire a letto con me per cancellare tutto? Ti assicuro che non funziona. Ho perso Tina molto prima che tu perdessi Remy. È ancora tutto per me e lo sarà sempre.»
«Io e Remy non eravamo sposati, né pensavamo di farlo.»
«Tu no, forse. Non ho dubbi che Corvin lo desiderasse.»
«Sembri avere capito molte cose di lui, seppure lo conoscessi a malapena.»
«Ho capito che era un uomo distrutto, sia dal punto di vista professionale, sia da quello sentimentale. Era sinceramente pentito di avere preso una strada sbagliata ed era devastato dal fatto che, in risposta, tu l’avessi lasciato. Cercava di nasconderlo in ogni modo possibile, ma finiva sempre per metterlo in mostra. Speravo che confessare tutto potesse servirgli per ritrovare almeno un po’ di serenità e che un giorno potesse raggiungere qualcosa che somigliasse almeno un po’ a un lieto fine.»
Annabelle obiettò: «Perché avresti dovuto desiderare questo per lui?»
«Perché era un disperato che aveva perso se stesso e cercava di ritrovarsi. Non gli avrei mai augurato nulla di male, anche se non ho condiviso certi suoi metodi.»
«Nemmeno io li condividevo.»
«Lo so, è sempre stato palese. L’hai lasciato per questo. Non sopportavi l’idea che avesse accettato un Replacement e...»
«Non parliamone più, Oliver» lo pregò Annabelle. «Non c’è altro da dire. È tutto finito, ormai. La cosa che mi fa più male è che, molto probabilmente, un giorno il suo Replacement, ormai reso innocuo, sarà esibito accanto a quello di Ivana Blaze. Di tutto quello che abbiamo vissuto non resterà altro che una storia da raccontare, a favore di un pubblico target le cui emozioni saranno considerate più importanti delle nostre.»
«Comprendo il tuo punto di vista e sono contrario al volere spettacolarizzare tutto, ma non credi debba esserci una visione più bilanciata anche da parte nostra?» obiettò Oliver.
«Cosa vuoi dire?»
«Che essere estranei a una vicenda non significa necessariamente che tale vicenda non possa suscitare in noi delle emozioni. Se ci pensi, si ritiene normale commuoversi per un film, oppure per un romanzo. Nessuno ci dice: “tu non c’eri, dovresti rimanere indifferente e non dire una sola parola”.»
«Seriamente, Fischer, non capisco dove vuoi andare a parare.»
«Pensa all’incidente tra Kai Silberblitz e George Norman.»
Annabelle accennò una risata.
«Oh, no, ancora?»
Oliver la ignorò.
«Sono passati più di trent’anni. Immagina quello che potrebbe succedere se una persona che ai tempi non era ancora nata provasse a scrivere un’analisi del fatto. Non dico una qualsiasi cazzata su un social, ma piuttosto un articolo, oppure un post su un blog. Arriverebbe senz’altro qualcuno ad affermare: “io c’ero, tu no, non puoi sapere”.»
«Sbaglierebbe?» azzardò Annabelle.
Oliver affermò: «Dipende dal significato che dai a “io c’ero”. Una persona che stava seduta in poltrona nel salotto di casa a guardare la gara alla televisione c’era davvero? Se anche fosse stata in tribuna e avesse visto l’incidente con i propri occhi c’era davvero? Se avesse lavorato per l’una o per l’altra squadra? Sarebbe stata dentro la testa di Silberblitz o di Norman? Avrebbe saputo, con una precisione matematica, che fosse accaduto?»
«No.»
«E allora come può imporre, a chi cerca di informarsi e di farsi un’idea, di non parlare? Come può decidere in che modo qualcun altro deve vivere un fatto accaduto molti anni fa? Come può pretendere di controllare le emozioni altrui? Si può provare qualcosa per la finzione di un film, ma non per ciò che è capitato davvero?»
Annabelle insisté: «Va bene, Fischer... ma con questo dove arriviamo? Continuo a non seguirti, a non capire che cosa c’entrino Silberblitz e Norman.»
«Silberblitz e Norman non c’entrano» chiarì Oliver. «Parlo del fatto che tutti valutiamo secondo la nostra personale percezione dei fatti. Perfino un semplice incidente genera tuttora un enorme polverone. Non possiamo pretendere che un omicidio messo in atto utilizzando un androide come arma non generi alcun tipo di reazione. Non possiamo pretendere che gli appassionati di automobilismo rimangano impassibili di fronte alla morte di Remy Corvin, né che chi non segue le corse non ne rimanga impressionato. Certo, devono rispettare noi che lo abbiamo vissuto, ma noi dobbiamo rispettare i loro sentimenti, fintanto che non si spingono troppo oltre. Ci vuole moderazione in tutto.»
Annabelle obiettò: «La moderazione non esiste più, già da molto tempo.»
Oliver annuì.
«Sì, lo so. Siamo tra le mani degli unicorni e non c’è modo di sfuggire a certe dinamiche, ma...»
«Unicorni?» lo interruppe Annabelle, con un’espressione di vaga ilarità sul volto.
«Niente, lascia stare.»
«Credo che sia meglio. Non voglio sapere. Penso che per oggi ci siamo già detti abbastanza.»
Fece per voltargli le spalle, ma Oliver la trattenne.
«Posso fare qualcosa per te, Fischer?»
«Volevo solo chiederti se possiamo restare in contatto.»
«Lavoriamo per la stessa squadra, mi pare.»
«Per ora.»
Annabelle domandò: «Vuoi andartene?»
Oliver ammise: «Non saprei come rispondere a questa domanda, adesso, ma non lo escludo.»
«Oh.»
«Perché, tu no? Davvero non ti è mai venuto il desiderio di tornare alla tua vecchia vita?»
«La mia vecchia vita non esiste più» replicò Annabelle, con freddezza.
Oliver preferì non infierire, ma si affrettò a precisare: «Non intendo rimanere in contatto con te in maniera intima. Vorrei solo che sapessi che, nonostante tutto, uso i social e che il mio messenger è sempre aperto.»
«Allora, in questo caso» lo informò Annabelle, «può darsi che prima o poi Lady Rust ti scriva in privato.»
«Hai ancora quel profilo?»
«Se non mi è stato chiuso per inattività, sì.»
«Spero che tu voglia scrivermi.»
«Lo spero anch’io. Di avere voglia di scriverti, intendo.»
Oliver sorrise.
«Non sentirti obbligata.»
Annabelle gli strizzò un occhio.
«Secondo te, sono il tipo di persona che si sente in obbligo?»
Oliver puntualizzò: «Non mi fido di quello che dici. A parole, non hai bisogno di niente e di nessuno... ma quando ti togli la maschera, sei davvero così sicura di te?»
Annabelle gli scoccò un’occhiata di fuoco.
«È stato un piacere scambiare qualche parola con te, Oliver.»
«Anche per me, anche se avrei preferito che capitasse in un’occasione migliore.»
Annabelle sospirò.
«Non si può avere tutto, quindi ce lo faremo bastare.»
Rimasto solo, Oliver si sentì come svuotato. Non lo rimase a lungo, fu raggiunto da Edward e Selena. Dieci minuti più tardi si trovavano seduti su una scala esterna, lontani dal resto del mondo.
«Com’è andata?» volle sapere Edward, alla sua destra.
Selena, alla sinistra di Oliver, gli fece eco: «Che cosa c’è tra te e la figlia di Veronica?»
«Niente. Siamo solo due persone che lavorano insieme e che si sono incontrate a un funerale. Nello specifico, ci siamo incontrati al funerale del suo ex fidanzato, che è stato ucciso davanti ai nostri occhi.»
Le parole di Oliver fecero calare un pesante silenzio.
A scoppio ritardato, Selena ammise: «Non certo il migliore degli incontri.»
Ancora una volta, nessuno parlò a lungo, almeno finché Edward non cambiò discorso: «Ho scambiato qualche parola con Ivana Blaze.»
«Cosa vi siete detti?» volle sapere Selena.
«Ha accennato al suo futuro.»
«Immagino che non sarà facile, per lei, adesso. È sospettata di essere stata sostituita da un Replacement, che la sua vittoria in Francia non sia un risultato davvero suo...»
Edward affermò: «Ivana non può più sopportare questa situazione. Ci ha già provato, quando non poteva tirarsi indietro, ma è stata messa a dura prova. Adesso può uscirne e non ci sono dubbi che lo farà.»
«Pensi che lascerà il campionato?» intervenne Oliver.
«Ne sono sicuro.»
«E tu? Cosa farai?»
«Non penso che avrà più bisogno di me. Me ne tornerò a casa, aspettando pazientemente che qualche canale televisivo abbia bisogno di un telecronista o di un opinionista pacato. In fondo, è quello che desideravo ormai da tempo. Adesso posso farlo.»
«Potevi farlo anche prima.»
«No. Lo sai, Fischer, che non mi sarei mai arreso. L’abbiamo fatto sette anni fa, ma solo perché credevamo che tutto iniziasse e finisse con Livio Santangelo.»
«Non l’abbiamo mai pensato. Sapevamo che c’era ben altro dietro.»
Edward convenne: «Certo, non faceva tutto da solo, ma si trattava comunque di un’altra storia. Credevamo di avere a che fare soltanto con una frode sportiva di notevole livello, invece abbiamo visto che il peggio doveva ancora venire e che il Progetto Evolution era destinato a divenire l’apripista di qualcosa di ben più pericoloso. Non avrei certo immaginato che un giorno un androide avrebbe cercato di ucciderci senza ragione, né che avrebbe commesso un delitto proprio davanti ai miei occhi.» Sospirò. «In realtà, non riesco ancora a capacitarmene. Però non me la sento di parlarne, non adesso.»
Oliver lo comprendeva perfettamente. Per quanto si fosse sforzato di farlo con Annabelle Vincent, si trovava nella stessa situazione.
L’occasione si presentò qualche tempo dopo. Comunicare dal vivo era troppo doloroso, mentre affidarsi a una chat dava l’illusione che tutto fosse più distante e più astratto.

@Oliver19_Fischer86: Disturbo?
@UnicornEd: Tu disturbi sempre, Fischer. :-PPPP Non vedo perché dovresti metterti dei problemi proprio stavolta.
@Oliver19_Fischer86: Come stai?
@UnicornEd: Hai una domanda di riserva?
@Oliver19_Fischer86: La tua risposta significa che ci sentiamo allo stesso modo. Come te la stai passando in questi giorni?
@UnicornEd: Cerco di tirare avanti. Ogni tanto vado a trovare Selena allo studio, ma si lamenta sempre, perché deve lavorare. Allora torno a casa e mi alleno a Sky of Danger, nella speranza di batterti, prima o poi.
@Oliver19_Fischer86: Non mi fare pensare ai nostri duelli. Mi sento un po’ ridicolo, vista la nostra età.
@UnicornEd: Quindi, per estensione, stai dando del ridicolo anche a me?
@Oliver19_Fischer86: Devi ammetterlo, almeno un po’ lo siamo stati.
@UnicornEd: Andare al Delicious Ambition è stato, di per sé, ridicolo. Siamo stati molto fortunati. Qualcuno avrebbe potuto fotografarci e sarebbe stata la fine, per tutti e tre.
@Oliver19_Fischer86: Su questo, hai perfettamente ragione. Non oso immaginare che cosa sarebbe successo se certi scatti scabrosi fossero stati pubblicati.
@UnicornEd: Sarebbe stata la conferma che qualcuno ancora aspetta che tu e Selena siete amanti. Non sanno che dovrete passare sul mio cadavere, prima di tornare insieme. ;-)
@Oliver19_Fischer86: Credo che sarebbe meglio smetterla di parlare della tua potenziale morte. Poteva succedere sul serio.
@UnicornEd: Non solo a me.
@Oliver19_Fischer86: Ti senti mai in colpa?
@UnicornEd: Non potevamo fare niente per impedirlo.
@Oliver19_Fischer86: Non per questo. Ti senti mai colpevole di essere vivo?
@UnicornEd: Sì.

Un monosillabo fu più che sufficiente per far provare a Oliver almeno un vago sollievo. Non era solo, erano entrambi parte di un disegno più grande, nel quale si erano ritrovati coinvolti loro malgrado, e stavano reagendo alla stessa maniera.

@Oliver19_Fischer86: Non conoscevo bene Corvin, ma negli ultimi tempi, quando discutevamo della sua intenzione di confessare tutto, mi sono fatto un’idea su chi fosse. Era un uomo tormentato, che avrebbe soltanto desiderato un po’ di pace. Non doveva finire così.
@UnicornEd: Anch’io non lo conoscevo bene. Non ho mai capito nulla di lui e mi dispiace di non essermi nemmeno sforzato. Lo vedevo come parte di un sistema da combattere, prima ancora che come una vittima. Non volevo rovinarlo, ma al contempo non sono sicuro di avere voluto davvero che ne uscisse totalmente pulito. Però non avrei mai immaginato che non ne sarebbe uscito affatto e che sarebbe divenuto anche materialmente, nel significato più definitivo, una vittima del Progetto Evolution.
Devo ammettere che vederlo morire davanti ai miei occhi, mi ha aiutato almeno a capire qualcosa su di te.
@Oliver19_Fischer86: Su di me? Che cosa c’entro io?
@UnicornEd: Lo sai, ti ho criticato tante volte perché hai l’abitudine di intrometterti in faccende che non ti riguardano e che potrebbero rivelarsi pericolose. A volte ti tratto come un fratello minore che deve essere protetto a tutti i costi. Immagino che tu te ne sia accorto.
@Oliver19_Fischer86: Sì, Roberts, me ne sono accorto eccome. Sei una gran rottura di palle in quei momenti, ma sono felice di averti come fratello onorario.
@UnicornEd: Ho sempre guardato le cose da un punto di vista sbagliato. Se vuoi metterti in mezzo, non è perché ignori deliberatamente il pericolo, ma perché il tuo senso di giustizia è più forte. Certo, i tuoi metodi sono un po’ discutibili, ma...
@Oliver19_Fischer86: Ma...?
@UnicornEd: Se stessimo parlando dal vivo, mi avresti sicuramente interrotto, quindi voglio darti questa possibilità anche scrivendo.
@Oliver19_Fischer86: Grazie per la gentilezza. Forse hai ragione, i miei metodi saranno anche discutibili, ma qui non siamo in un romanzo giallo. Nella vita reale i casi si risolvono operando sul campo, non nel soggiorno di casa, con la pipa in bocca e la bombetta in testa, facendosi versare il tè dal maggiordomo alle cinque in punto del pomeriggio.
@UnicornEd: Perché dovresti portare la bombetta in casa?
@Oliver19_Fischer86: Perché invece affumicare il soggiorno di casa con la pipa?
@UnicornEd: Sei stato tu a menzionare la pipa, non io.
@Oliver19_Fischer86: Era per dire. Però non mi dispiacerebbe l’idea di potere indagare dal soggiorno di casa.
@UnicornEd: A casa tua non c’è un soggiorno.
@Oliver19_Fischer86: Al monolocale non c’è, ma non intendo rimanervi a lungo. Ne ho già parlato con Veronica. Alla fine del mese, lascio il mio ruolo di addetto stampa. Torno a casa mia, quella vera.
@UnicornEd: E dopo?
@Oliver19_Fischer86: Dopo ricomincio a scrivere, oppure mi reinvento come influencer, proprio come mi avevi suggerito tu molti anni fa.
@UnicornEd: Continua a scrivere. Sei troppo competente per limitarti a fare l’influencer.
@Oliver19_Fischer86: Metti in dubbio le capacità di un intero settore?
@UnicornEd: No, mi limito a constatare che, se raggiungono una certa importanza, vengono visti come dei guru che dovrebbero essere messi in primo piano, anche quando si parla di argomenti che non hanno niente a che vedere con ciò che li ha resi famosi. Purtroppo questo succede anche a discapito di chi di quegli argomenti se ne intende.
@Oliver19_Fischer86: Stai tranquillo, non intendo reinventarmi come influencer. Ne abbiamo già parlato più di una volta, in passato, il mio lavoro è scrivere. Se fosse possibile, preferirei scrivere a proposito di campionati nei quali gareggiano soltanto piloti veri, ma non ho dubbi che sia un proposito di difficile attuazione. Però, per consolarmi, magari inizierò davvero a indagare nel soggiorno di casa.
@UnicornEd: È la seconda volta che vi alludi in pochi minuti. Che intenzioni hai, Fischer?
@Oliver19_Fischer86: Nessuna cattiva intenzione. Mi piacerebbe fare qualche ricerca sulla misteriosa morte di Vittoria Montevecchio.
@UnicornEd: Mi sembra un progetto ragionevole.
@Oliver19_Fischer86: Sarebbe ancora più ragionevole se non fosse solo un mio progetto, ma un nostro progetto.
@UnicornEd: Cosa vuoi dire?
@Oliver19_Fischer86: Sei imparentato con i fratelli Redgrave. Magari potrebbe esserci utile per scoprire qualcosa di più.
@UnicornEd: Non credo possa essere molto utile, da questo punto di vista, ma perché no?
@Oliver19_Fischer86: Stai dicendo che accetti?
@UnicornEd: Solo se sai essere molto convincente.
@Oliver19_Fischer86: Se scopriamo qualcosa di grosso, ci divideremo equamente i meriti e gli introiti del libro che scriveremo in proposito.
@UnicornEd: Scriveremo?
@Oliver19_Fischer86: Stai tranquillo, Roberts, scrivo io. Tu ci metti il nome e l’immagine, così ci sarà più facile fare successo.
@UnicornEd: Ci sto. Quando iniziamo?
@Oliver19_Fischer86: Prima di iniziare, mi piacerebbe parlarne a tu per tu. Pensi che Selena ti conceda di venire da me, nella mia vera casa, per dedicarci al nostro nuovo progetto?
@UnicornEd: Saprò essere molto convincente. Le spiegherò che, se passo qualche giorno da te, per un po’ non andrò a farle delle improvvisate allo studio.
@Oliver19_Fischer86: Mi raccomando, se dovesse fare storie, dimmi qualcosa, così ci metto una buona parola.
@UnicornEd: Figurati! Non farà mai storie. Al massimo, dirà che preferisco te a lei.
@Oliver19_Fischer86: Ma quello sarebbe vero. :-PPPPPP
@UnicornEd: Giusto, Fischer, non devo mai dimenticarmi che io e te siamo anime gemelle. <3

Oliver sorrise. Erano soliti scherzare su quanto affermava Selena, ma in fondo, anche senza implicazioni romantiche, c’era un fondamento di verità.

@Oliver19_Fischer86: Se posso dire una cosa seria, sono molto felice che tu abbia accettato. Mi fa piacere che tu voglia venire da me a parlare di persona del nostro nuovo proposito, ma soprattutto che tu voglia passare qualche giorno con me.
È vero, siamo come anime gemelle. Ci completiamo a vicenda ed è un bene che, quel giorno di tanti anni fa, tu mi abbia ribaltato il contenuto dello zaino. Non riesco a immaginare un universo parallelo in cui io e te non siamo amici.
@UnicornEd: Se ti può consolare, non riesco a immaginarlo nemmeno io. Grazie per esserci, Fischer.
@Oliver19_Fischer86: Grazie a te. La vita non è tutta rose e fiori, come sappiamo entrambi. Però è bello potere contare su di te.
@UnicornEd: Per me, vale la stessa cosa. Il fatto che tu mi stia dicendo questo è positivo, perché non sono sicuro che avrei avuto il coraggio di farti un discorso simile.
@Oliver19_Fischer86: Se anche non ce lo fossimo detti, sarebbe comunque stato vero.
@UnicornEd: Però, adesso che ce lo siamo detti, mi sento un po’ meglio di prima. Non mi servono più domande di riserva... ed è solo merito tuo.
@Oliver19_Fischer86: Non esagerare con queste esternazioni, Edward, altrimenti mi convincerò che non siamo solo amici.
@UnicornEd: Te lo scordi! Non sei per niente il tipo di persona accanto alla quale vorrei addormentarmi ogni sera. A meno che non siamo ubriachi e che il posto in cui ci addormentiamo insieme sia ben diverso da un letto.
@Oliver19_Fischer86: Questo sarebbe un motivo più che sufficiente per dedicarsi all’alcool. Anzi, sarebbe l’unico motivo valido per farlo. In fondo, quando bevo, è meglio se mi addormento!
@UnicornEd: Non necessariamente. Abbiamo discusso di interessanti questioni filosofiche.
@Oliver19_Fischer86: Non siamo fatti per la filosofia, Edward. Anzi, ti ringrazio per avermi sopportato, quella volta.
@UnicornEd: Di niente. È stato interessante. Però, devo ammetterlo, dopo che un androide ha cercato di uccidermi, preferisco non pensare a che cosa ci sia di là... anche se, ovviamente, spero che le persone a cui ho voluto bene ci siano pure dall’altra parte.
@Oliver19_Fischer86: Parli di Sharon?
@UnicornEd: Non solo. Una volta che sarà giunta la nostra ora, spero che io e te ci ritroveremo.
@Oliver19_Fischer86: Allora dillo, vuoi proprio farmi commuovere. Meno male che non avevi il coraggio di fare discorsi strappalacrime!
@UnicornEd: In fondo non è così difficile, una volta che hai iniziato. Però mi auguro che non me discuteremo dal vivo. A tu per tu, si parla solo di indagini e di vita quotidiana.
@Oliver19_Fischer86: E di Sky of Danger.
@UnicornEd: Anche. ;-)
@Oliver19_Fischer86: Spero di rivederti presto. Fammi sapere quando puoi venire da me.
@UnicornEd: Non ti farò aspettare troppo. Abbiamo un delitto retroattivo di cui occuparci. Però, a dire il vero, c’è un’altra cosa che vorrei chiederti.
@Oliver19_Fischer86: Rientra nel concetto di vita quotidiana?
@UnicornEd: Non so, dimmelo tu. Hai visto o sentito Annabelle?
@Oliver19_Fischer86: Una volta, alla sede della Pink Vertigo.
@UnicornEd: Quindi l’hai vista. Vi siete parlati?
@Oliver19_Fischer86: Solo un saluto. Ho soddisfatto la tua curiosità?
@UnicornEd: Ti ho chiesto anche se vi siete sentiti. A questo non hai risposto.
@Oliver19_Fischer86: Ha messo un like a un mio post. Usava il profilo di Lady Rust. È l’unico contatto che abbiamo avuto.
@UnicornEd: È già qualcosa. Secondo gli unicorni appassionati di gossip, un like è l’anteprima del fidanzamento.
@Oliver19_Fischer86: Non rompere, Roberts. Abbiamo appurato che non voglio mettermi tra te e tua moglie. Perché vuoi appiopparmi una donna a tutti i costi? Prima eri in fissa con Dalila, adesso con Annabelle.
E non osare dire che ti preoccupi per me! Dovresti sapere che posso cavarmela anche da solo.
@UnicornEd: So anche che hai una certa passione per le donne conturbanti che amano praticare rapporti orali in macchina, al buio.
@Oliver19_Fischer86: Non nego che il fatto che una donna sia conturbante e che ami praticare rapporti orali, non necessariamente in macchina e non necessariamente al buio, sia un ottimo punto di partenza. Però c’è una certa differenza tra infilarle il cazzo in bocca e infilarle un anello al dito e, a onore del vero, se devo infilare il cazzo in bocca a una donna, mi piacerebbe che fosse una donna alla quale infilerei anche un anello al dito. Non sono né un donnaiolo incallito, né un bigotto come te, ma piuttosto una via di mezzo.
@UnicornEd: Dato che mi consideri un bigotto, almeno potresti evitare certi argomenti.
@Oliver19_Fischer86: Ti ricordo che sei stato tu a tirare fuori quello specifico argomento... e che, quantomeno, io e Annabelle eravamo lontano da occhi indiscreti. Non si può dire lo stesso di te e Selena quando, per dimostrarmi che ero solo un terzo incomodo, gliel’hai laccata al Delicious Ambition.
@UnicornEd: Ecco, questo è un altro argomento di cui sarebbe meglio evitare di parlare dal vivo.
@Oliver19_Fischer86: Perché, ti imbarazza?
@UnicornEd: Anche tu saresti imbarazzato al posto mio.
@Oliver19_Fischer86: Molto probabile. Se vuoi, possiamo cambiare argomento.
@UnicornEd: L’unico argomento è che è tardi e che sono stanco. Ci sentiamo domani per metterci d’accordo sulla questione Vittoria Montevecchio.

Edward non declinò l’invito. Oliver lo ospitò per qualche giorno all’inizio di giugno. Nessuno dei due, ormai, era più legato alla Pink Vertigo. Non si astennero, tuttavia, dal commentarne gli ultimi sviluppi. Fu uno dei primi argomenti che trattarono, la sera dell’arrivo di Roberts.
«Veronica è ufficialmente succeduta a Walter De Santis. Non ne sono sorpreso.» L’ammissione di Edward fu seguita da una considerazione legata alla Blaze: «Nonostante Ivana abbia rivelato la verità sul Replacement, sembra che l’Evolution Grand Prix Series e la Pink Vertigo siano destinate a sopravvivere.»
«Anche la R-Evolution Racing» aggiunse Oliver. «La cosa non mi stupisce.»
«Io, invece, non posso dire di non essere sorpreso» ribatté Edward. «La Diamond Formula, a suo tempo, non ha retto il peso dello scandalo.»
«Sono passati nove anni da allora» gli ricordò Oliver. «Il mondo è cambiato, nel frattempo. All’epoca si parlava ancora di sport, al giorno d’oggi è tutta narrazione. Non puoi negare che i retroscena del Progetto Evolution abbiano catalizzato l’attenzione.»
«Già. Perfino la morte di Corvin è diventata una storia. Sono sicuro che ci sia anche chi scrive fan fiction in proposito.»
«Se ti può consolare, ci sarà anche chi scrive fan fiction su di noi, molto probabilmente erotiche. Potenziale trama: l’ex pilota Edward Roberts, dopo avere assistito alla tragica morte di Remy Corvin, si sente perso. A rincuorarlo è il suo amante segreto, Oliver Fischer, addetto stampa della Pink Venus. Che cosa ne pensi di questa storyline?»
Edward sbuffò.
«Penso che l’addetto stampa della Pink Venus possa andare a rincuorare qualcun altro, se intende farlo senza indossare degli indumenti.»
«Giusta considerazione» osservò Oliver, «ma non penso che riuscirai a convincere il popolo delle real person fiction.»
«Il popolo delle real person fiction è molto lontano da me ed è un universo al quale non ho alcuna intenzione di avvicinarmi» concluse Edward. «Parliamo di Annabelle Vincent, piuttosto.»
«Perché mai dovremmo parlare proprio di Annabelle?» obiettò Oliver. «Se dobbiamo tornare sullo stesso argomento, non...»
Edward non lo lasciò finire: «No, Fischer, non mi riferisco né al sesso occasionale né a una potenziale storia d’amore. Hai visto che è stata fotografata insieme a Ivan Blazevic?»
«Sì.»
«Gli unicorni del web hanno due teorie in proposito. La prima è che tra loro ci sia del tenero e che, di conseguenza Blazevic sia un pedofilo, dato che hanno diciotto anni di differenza.»
«Forse si dimenticano che Blazevic, di anni, ne ha cinquanta. Di conseguenza, Annabelle ne ha trentadue. Mi sembra che sia sufficientemente adulta per decidere di stare insieme a un cinquantenne.»
«Lo sembra anche a me, ma non sono un unicorno del web.»
«Grazie al cielo. Anche se, lo ammetto, il tuo profilo fake inganna. Il tuo avatar rimane sempre stupendo.» Oliver ridacchiò. «Tua figlia è stata una grande artista, quando l’ha realizzato.»
Anche Edward rise.
«Per fortuna si sarà già dimenticata da molto tempo di avere fatto quel disegno. Veniamo, intanto, alla seconda scuola di pensiero: Ivan Blazevic potrebbe essere il padre di Annabelle Vincent.»
Oliver annuì.
«Ho letto questa congettura. Non sono un fan degli unicorni del web, ma sono abbastanza convinto che la loro teoria non sia del tutto insensata. In fondo, sembra che Ivan Blazevic sia stato il primo amore di Veronica Young.»
«Fino a poco tempo fa, però, Blazevic e la Vincent si comportavano come due estranei.»
«E quindi?»
«Questo suggerirebbe che i due non siano padre e figlia.»
«Magari lo sono, ma non lo sapevano, fino a poco tempo fa. Può darsi che Blazevic non ne fosse al corrente e che Veronica non l’avesse mai rivelato ad Annabelle. Magari non sapeva con esattezza quanti anni avesse la figlia di Veronica. Anche noi non lo sapevamo, fino a pochi mesi fa.»
Edward osservò: «In effetti, quando l’abbiamo conosciuta sette anni fa, pensavo avesse sui trent’anni. Adesso dimostra esattamente la stessa età di allora, anche se non voglio dire che a quei tempi sembrasse più vecchia. Era solo una venticinquenne molto matura, se così si può dire.»
Oliver avvertì un brivido. Non gli capitava troppo spesso di pensare ad Annabelle nel contesto di sette anni prima. Nonostante l’evidenza, gli sembrava quasi che la donna che aveva difeso Livio Santangelo e la figlia di Veronica Young fossero due persone ben distinte.
Stanco di parlare di quegli argomenti, propose all’amico: «Beviamo qualcosa?»
Edward azzardò: «Hai bevande alcoliche in casa? Vuoi davvero addormentarti accanti a me?»
Oliver precisò: «Beviamo un drink analcolico?»
«Vada per il drink analcolico» convenne Edward.
Oliver andò a prendere le bevande. Sedendosi sul divano accanto a Roberts, osservò: «Non ho alcuna intenzione di dormire. Preferisci una sfida a Sky of Danger o a Hungry Cobra?»
«Hungry Cobra.»
«Guarda che mi sono esercitato, ultimamente! Non riuscirai più a battermi!»
Edward ribatté: «Sei molto ottimista. Cosa credi, che io non mi sia allenato nel frattempo? Non ho alcuna intenzione di renderti la vita facile.»
Più tardi, quella sera, Oliver fu costretto a riconoscere che Roberts era un avversario formidabile.
«Sai, Unicorn Ed, se sette anni fa qualcuno mi avesse detto che un giorno saresti stato a casa mia a giocare a vecchi giochi elettronici, gli avrei chiesto se facesse uso di droghe.»
«Se ti può consolare, gli avrei rivolto la stessa domanda.» Edward si lasciò andare a una risata, prima di tornare serio. «Hai visto Dalila, di recente?»
«Praticamente ogni giorno. È la madre di mio figlio.»
«Per caso quel giovane imprenditore esuberante continua a ronzarle intorno?»
Oliver chiarì: «Non chiedo a Dalila informazioni sulla sua vita privata. Tutto ciò che voglio sapere è chi sta intorno a mio figlio.»
«Mhm.»
«So cosa stai per dire, Edward. Penso sia meglio prevenire: non ho alcuna intenzione di “sistemarmi”, come vorresti tu. Devi metterti il cuore in pace. Sai benissimo che preferisco vivere la mia bromance con te, piuttosto che trovare l’amore!»
Oliver si allungò ad abbracciare Roberts, che in risposta gli scompigliò i capelli e lo immobilizzò quando cercò di divincolarsi.
«Come ti permetti?» scherzò Oliver. «Al massimo questo lusso è concesso a Selena, e solo per via della sua alta carica di Fata degli Unicorni.»
«Io sono Unicorno Consorte» ribatté Edward. «Penso che questo status mi conceda comunque qualche libertà.»
Oliver sospirò.
«Se proprio insisti... ma in cambio voglio sfidarti anche a Sky of Danger.»
Giocarono fino a tardi, quella sera, consapevoli che ci sarebbero stati i giorni successivi, per cercare di schiarirsi le idee su Vittoria Montevecchio, stella dell’automobilismo degli anni Cinquanta, la cui strada si era incrociata con quella di Teddy e Robbie Redgrave. In più, Oliver ne era certo, presto o tardi i pensieri negativi e i loro sensi di colpa di sopravvissuti sarebbero tornati a trovarli. Era meglio godersi quel momento di spensieratezza, dato che avrebbe avuto breve durata.
L’indomani cercarono di fare il punto della situazione. C’erano davvero poche informazioni disponibili, a proposito di Vittoria Montevecchio.
Edward suggerì: «Potremmo mettere un annuncio sui social.»
«Che tipo di annuncio?»
«Scriviamo che cerchiamo qualche suo parente, oppure un discendente di qualche suo amico. Chissà, magari qualcuno che l’ha conosciuta potrebbe essere ancora in vita.»
Oliver obiettò: «Non ne sono convinto. Ho fatto qualche ricerca e ho già trovato almeno tre o quattro persone che, su dei vecchi forum, chiedevano notizie su di lei. Ci sono solo nozioni che venti o venticinque anni fa potevano avere qualche valore, ma che al giorno d’oggi sono facilmente reperibili digitando poche parole su un motore di ricerca. Ovviamente, nessuna di queste informazioni ha a che vedere con la sua morte.»
«Credo che tu stia sottovalutando un dettaglio, Fischer» replicò Edward.
«Ovvero?»
«Ovvero che, sui nostri profili social, abbiamo migliaia di follower.»
«Milioni, nel tuo caso» precisò Oliver.
«Appunto» insisté Edward. «Potrebbe essere molto più facile fare arrivare la nostra richiesta alla persona giusta. Abbiamo un bacino molto più ampio rispetto agli utenti di un forum, anche piuttosto frequentato, dei primi anni Duemila.»
Oliver annuì.
«Osservazione ragionevole.»
«Come vedi» ribatté Edward, «io sono il lato razionale, che controbilancia la tua impulsività.»
«Io non sono impulsivo.»
«Su questo avrei qualche dubbio.»
«E tu non sei razionale.»
«Anche su questo.»
Oliver mise fine a quel dibattito: «Chi fa il post, io o tu?»
«Puoi farlo tu, io lo condivido» suggerì Edward.
«Penso a cosa scrivere, poi te lo faccio leggere. Può andare bene?»
«Sì.»
«Va bene. Allora lasciami in pace per una mezz’ora.»
«Ti serve così tanto per scrivere un post?»
Oliver puntualizzò: «Devo riflettere. Non voglio scrivere la prima stronzata che mi viene in mente. Levati. Vai a guardare un po’ di televisione.»
«Il tuo apparecchio trasmette canali italiani» replicò Edward. «Non conosco parole italiane, a parte “ciao”, “buongiorno” e “buonasera”. Non capirei niente.»
«Metti su un canale musicale» gli consigliò Oliver. «Magari trovi un video di Finny Mondo.»
«Per avere dei terribili flashback sulla notte di Capodanno?»
«Durante la notte di Capodanno, non sapevi ancora che io e Selena eravamo stati rapiti. Non vedo perché dovresti avere dei ricordi terribili, legati a quella notte. Al massimo, avrai ricordi terribili su quello che è venuto dopo.»
Edward concesse: «Va bene, vado a guardare la televisione. Tu, nel frattempo, scrivi quel maledetto post.»
Oliver cercò di mettersi all’opera, ma mezz’ora più tardi, quando Edward lo raggiunse, puntuale come un cronometro di massima precisione, non aveva ancora scritto una sola parola. In compenso, aveva letto innumerevoli volte un messaggio condiviso quel pomeriggio da Annabelle Vincent, con il suo profilo non ufficiale.

@LadyRust: Sono passate poche settimane da quando te ne sei andato per sempre, eppure continuo a sentire la tua presenza. È come se la tua aura non mi avesse mai abbandonata e, arrivata a questo punto, sono convinta che non mi abbandonerà mai.
Non mi sono mai resa conto di quanto io e te fossimo fatti per stare insieme. Mi amavi pazzamente, di questo ne sono sempre stata consapevole. Ciò che non comprendevo, oppure che non volevo comprendere, era quanto io stessa ti amassi.
Eri l’uomo della mia vita. Tutto ciò che desideravo era stare accanto a te, anche se potevamo sembrare male assortiti. Lo eravamo davvero, male assortiti. Non sono convinta che l’amore vinca su tutto. Nel nostro caso non è andata così: abbiamo visto la nostra relazione sgretolarsi e crollare, qualche anno fa. Però mi piace pensare che ci saremmo ritrovati e che sarebbe durata per tutta la vita.
Non so dove tu sia ora, ma mi piace pensare che tu abbia trovato quella serenità che ti è mancata in vita e che adesso manca a me. Che cosa mi hai fatto, amore mio? Non riesco nemmeno a leggere il nome di Kai Silberblitz o quello di George Norman senza pensare a te.
Je t’aimerai pour toujour. <3 #A&R #1461 #MonsieurEtMadameRouiller.

Oliver si spostò, affinché Edward potesse vedere lo schermo.
«Molto toccante, non credi?»
Roberts annuì.
«Mi dispiace ancora di più per Remy. Stando a quello che scrive Annabelle, esiste la possibilità che potesse trovare anche in vita quella serenità tanto agognata.»
«È davvero triste: si amavano, ma non sono mai riusciti a godersi il loro amore. Immagino che tu capisca, adesso, perché tra me e Annabelle non potrebbe funzionare.»
«Per ora.»
Oliver fissò Edward con freddezza: «Che cosa vuoi dire?»
«Entrambi avete perso la persona che amavate.»
«Abbiamo avuto un’esperienza comune, è vero» convenne Oliver, «ma questo non basta.»
«Pensa a me e Selena» replicò Edward. «Sia io sia lei abbiamo amato altre persone, prima. La morte ce le ha portate via.»
Oliver sospirò.
«Tu e Selena non siete un modello da replicare a ogni costo. E poi vi siete messi insieme tanti anni dopo.»
«Se aspetti tanto quanto me» puntualizzò Edward, «rischi di diventare vecchio.»
«Perché? Non è forse vero che si può trovare l’amore a qualsiasi età?»
«Basta solo fare attenzione a non aspettare troppo, altrimenti si rischia di diventare impotenti.»
«Un discorso del genere» ribatté Oliver, «lo accetto da tutti, ma non da te, da cui mi aspetterei un maggiore focus sull’amore spirituale.»
Edward obiettò: «Faccio molto più sesso di quanto immagini. L’amore spirituale è importante, ma non c’è solo quello.»
«Non importa quanto sesso fai, rimani comunque un bigotto dalle vedute ristrette.»
«Ti assicuro che, in certi momenti, le mie presunte vedute ristrette non hanno alcuna rilevanza.»
«Va bene, va bene» si arrese Oliver. «Direi che possiamo ritenere chiuso questo argomento di dibattito. Puoi tornare a guardare la televisione nella speranza di vedere Finny Mondo.»
Edward scosse la testa.
«Neanche per sogno. Sono tornato da te per pubblicare il post e non torno di là finché non lo pubblichiamo.»
«Come avrai intuito, non l’ho ancora scritto.»
«Non importa. Possiamo scriverlo insieme. Non è più un’indagine soltanto tua, del resto, Unicorn Ollie.»
Oliver sorrise. Gli piaceva la determinazione di Edward. In realtà, gli piaceva tutto di Edward e non avrebbe mai smesso di essergli grato per avergli ribaltato lo zaino, in una domenica di sette anni prima a Pau. La loro amicizia, nata in maniera assolutamente non convenzionale, era stata come un faro che l’aveva guidato nei momenti più belli, ma anche in quelli più difficili, e che gli aveva dato speranze anche quando sulla carta queste non esistevano.
Oliver cliccò su “scrivi nuovo post”. Dietro di lui, Edward iniziò a dettare.

*** fine ***

02.01.2026 – 26.03.2026


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