lunedì 8 giugno 2026

L'Eta della Ruggine // blog novel sul motorsport thriller sci-fi: capitolo 14/19

EVOLUTION IX

Oliver era seduto sul letto e teneva il tablet tra le mani. Edward si lasciò andare a un sorriso. Era stato a fargli visita qualche ora prima, ma l’aveva trovato addormentato e aveva preferito non svegliarlo.
Si infilò nella stanza senza fare rumore e non proferì parola fintanto che Fischer non si accorse di lui. Oliver ricambiò il sorriso e posò il tablet sul comodino. Edward si fiondò su di lui e lo abbracciò.
Con un gemito di dolore, il giornalista cercò di sottrarsi alla sua stretta.
«Fai piano, Roberts, che ho due costole rotte!»
Su che cosa fosse accaduto esattamente la sera prima, Edward non ne era certo. Aveva avuto comunicazione da Veronica Young che Oliver aveva avuto un non meglio precisato incidente e che, viste le sue condizioni, era stato considerato opportuno portarlo in ospedale.
«Non solo le costole» osservò Edward, indietreggiando. Fischer aveva lividi su entrambe le guance, il labbro inferiore gonfio, un taglio sul sopracciglio destro, un’escoriazione sul braccio sinistro, un vistoso graffio sul collo e probabilmente altre ferite non visibili, in quanto nascoste sotto la sua T-shirt. «La Young ha detto che hai avuto un incidente, ma io non le credo. Chi ti ha ridotto in questo stato?»
Oliver abbassò lo sguardo.
«È meglio non parlarne.»
«Invece non ho intenzione di andarmene finché non mi avrai risposto.»
«Quando finirà l’orario delle visite, ti manderanno fuori.»
«Tornerò domani.»
«Non devi andare a casa?»
«Sono venuto a Le Mans insieme a te e non me ne andrò finché non potrai venire insieme a me.»
«Forse domani mi faranno la grazia di dimettermi.»
«Mi fa piacere» rispose Edward, «ma questo non cambia le cose. Voglio il nome della persona che stai coprendo. C’entra Corvin, vero?»
«Corvin non è un completo psicopatico» fu la secca replica di Oliver.
«Corvin no...» Edward fissò l’amico con fermezza, ma questo non alzò gli occhi, come se stesse deliberatamente evitando il suo sguardo. «Guardami, Fischer, e dimmi che Remy Corvin non c’entra.»
Obbedendo al suo ordine, Oliver ribatté: «Ti sto guardando, adesso, e ti assicuro che non è stato Corvin.»
«Chi, allora?»
«Non sono sicuro di volerti rispondere.»
«Va bene» tagliò cordo Edward, «vorrà dire che arriverò io stesso alle conclusioni. È stato il suo Replacement, vero?»
Oliver continuò a guardarlo, ma si limitò a tacere.
Edward non aveva alcuna intenzione di arrendersi: «Lo prendo per un sì.»
«E va bene» concluse Oliver, «è stato il Replacement di Corvin.»
«Remy lo sa?»
«Non credo. Sono abbastanza certo che non sia stato lui a mandarlo.»
Edward convenne: «Ne sono sicuro anch’io, però dovremmo informarlo. Forse so dove trovarlo. Ho sentito che...»
Oliver non lo lasciò finire: «Non mi sembra una buona idea.»
«Non devi informarlo tu» mise in chiaro Edward, «lo posso fare io. Gli dirò che so quello che è successo. Gli farò notare che l’ho sentito, ieri sera, mentre ti minacciava, che...»
Oliver lo interruppe di nuovo: «Il problema non è Corvin che mi minacciava. Sono abbastanza certo che sia in grado di controllarsi, diversamente dal suo Replacement. Il vero problema è che il Replacement l’ha sentito mentre mi minacciava e ha deciso di rendere concrete quelle che avrebbero dovuto restare parole astratte. Non so se ti rendi conto della gravità della situazione. Quando Remy Corvin ha detto che mi avrebbe ucciso, non aveva alcuna intenzione di farlo davvero. Il Replacement, però, non sa fare queste distinzioni. Ha modo di ascoltare e di agire, ma non sa che cosa sia ragionevole e che cosa sia un’azione da pazzo criminale. Questo ha delle implicazioni a cui non possiamo non dare peso.»
«Cosa vuoi dire, Fischer?»
Oliver allungò una mano e prese il tablet.
«Spegni il telefono, Roberts.»
«Perché?»
«Dobbiamo spegnere tutto» insisté Oliver. «Non credo che qualcuno abbia modo di spiarci, ma è meglio non correre rischi.»
«Spengo anche il cellulare vecchio?» chiese Edward.
«Non dovrebbe essere un problema tenerlo acceso, ma non ti costa niente.»
«Va bene... il prossimo passo saranno le congetture sulle scie chimiche?»
Oliver obiettò: «Le scie chimiche stanno in cielo, quindi a debita distanza da noi. Di certo non hanno ucciso Candida Martini.»
Spegnendo sia lo smartphone sia il vecchio telefono, Edward obiettò: «Che cosa c’entra la moglie di Blazevic?»
«C’entra più di quanto tu possa immaginare. È caduta giù da una scala. Non è impossibile che abbia fatto tutto da sola, però Nakamura e Matsumoto hanno intravisto una donna bionda dirigersi verso il piano di sopra.» Oliver fece una lunga pausa. «Credo che, arrivati a questo punto, possiamo arrivare a una lecita conclusione.»
Edward raggelò. Sapeva che cosa Fischer stesse per insinuare, avendo formulato a propria volta un simile pensiero soltanto il giorno prima. Gli era sembrato abbastanza irragionevole, quindi l’aveva tenuto per sé e aveva cercato di togliersi dalla testa una simile idea. Di lì a pochi istanti, ne era certo, non sarebbe più stato possibile.
Fischer proseguì: «Alla presentazione c’era il Replacement di Ivana. È stato in mezzo a noi per pochi minuti, forse una semplice sfida, per vedere se qualcuno avesse fatto caso a lei. Prima di venire in sala, però, deve essere salito al piano di sopra. La vera Ivana Blaze stava parlando con te, quando Candida Martini è caduta sulle scale. La donna bionda vista da Nakamura e Matsumoto non era lei, ma il suo Replacement.»
«Ti rendi conto che non riusciremo mai a dimostrarlo?»
«E tu, Roberts? Ti rendi conto di quello che è appena successo? Ti ho detto che penso che la madre di Ivana Blaze sia stata uccisa da un androide. Non mi hai chiesto se ho battuto la testa - la risposta sarebbe sì, e ho anche riportato un trauma cranico, seppure di lieve entità - ma hai affermato che non ci sia modo di provarlo. Significa che ci credi anche tu.»
«Sì, Fischer, ci credo.» Edward si sedette sul bordo del letto. «Non so come tu sia riuscito a coinvolgermi in un caso di omicidio in cui l’assassino non è un essere umano, né tantomeno un essere vivente in generale, ma sei riuscito anche in questa eroica impresa!»
Oliver obiettò: «Sei tu l’ex pilota del Progetto Evolution. Sei tu che mi hai coinvolto.»
«Oh, no, affatto» ribatté Edward. «Sei tu che mi hai chiesto una conversazione informale sull’Evolution Grand Prix Series.»
«Non l’avrei fatto se tu non mi avessi ribaltato lo zaino.»
«Non ti avrei ribaltato lo zaino, se tu non avessi avuto uno zaino.»
«Se fossi stato una donna di mezza età dei primi anni Novanta, avrei portato una borsa a secchiello al posto dello zaino. A meno che tu non voglia accusarmi perché sono un uomo dell’epoca contemporanea, penso proprio che sia stato tu l’inizio di tutto.»
«Io, però, non ho rischiato di farmi ammazzare da un androide.»
Oliver puntualizzò: «Non è successo solo grazie al tempestivo intervento di Annabelle Vincent. Anch’io, per fortuna, sono stato aiutato da una persona che ha spento quel maledetto aggeggio infernale, ma è servito più tempo.»
«Chi era quella persona?»
«Veronica Young.»
Edward ridacchiò.
«Una bella combinazione, considerando che dice sempre che sei una grandissima rottura di palle.»
Oliver obiettò: «Molto in fondo, sono sicuro che Veronica provi almeno un po’ di stima nei miei confronti.»
«Veronica ha voluto averti tra le scatole fin da quando ha avuto un ruolo alla Pink Vertigo» osservò Edward. «Non dovremmo smettere di chiederci il perché. Ci siamo concentrati su Candy Martini, tralasciando tutto il resto. Eppure, dovremmo avere una serie di domande a cui dare una risposta, cominciando dalla prima: ammesso che chi ha sequestrato Selena volesse al contempo far ricadere i sospetti su di te e installarle l’applicazione spia sul telefono, chi è questa persona e che ruolo ha? Perché Annabelle Vincent vi ha chiesto di non denunciare il fatto? Può esserci la stessa Annabelle Vincent dietro al rapimento?»
«Questo è assurdo!» sbottò Oliver.
«Il fatto che tu la difenda così strenuamente significa che è molto brava a letto... il che spiegherebbe perché Corvin la rimpianga dopo così tanti anni!»
«Queste battute non sono da te, Edward.»
«Hai ragione. Torniamo alle nostre domande: perché Jean-Marc Duval mi ha portato al Delicious Ambition lasciandomi intendere che là dentro sono stati fatti affari relativi al Progetto Evolution e che ruolo ha Sabina Veronesi in tutto questo?»
Oliver annuì.
«Questo è un aspetto interessante. Mi piacerebbe avere l’occasione di parlare con entrambi, specie con Duval.»
«Forse so come fare.»
«Davvero sapresti come aiutarmi a incontrarlo?»
«No» tagliò corto Edward. «Tu non incontri proprio nessuno, adesso, e mi fai il piacere di tenerti lontano dai guai.»
«A quale titolo me lo stai chiedendo?»
Non c’era da sorprendersi che Oliver si stesse opponendo al suo suggerimento, ma Edward non aveva intenzione di cedere.
«Jean-Marc Duval era un amico della madre di Selena. Credo che io e mia moglie desteremmo meno sospetti. In più, vorrei ricordartelo, per poco non ti sei fatto ammazzare da un androide proprio ieri sera!»
Oliver obiettò: «Il signor Duval non è un androide. Penso che potrei cavarmela senza troppe complicazioni.»
Edward gli scoccò un’occhiata di fuoco.
«No, Fischer. Appena esci di qui, ti riporto a casa tua... la tua vera casa, non il monolocale circondato dalla nebbia.» Precedendo quella che avrebbe potuto essere la replica di Oliver, aggiunse: «Risparmiati di dire che ad aprile non c’è più tanta nebbia, perché non attacca.»
«Cosa dovrei fare? Rimanere senza fare nulla per giorni e giorni, forse per settimane, finché non starò meglio? Il prossimo EvoPrix è tra meno di un mese e...»
«Il prossimo EvoPrix è ancora lontano. Adesso non sei né nelle condizioni di lavorare, né soprattutto di andare in giro a scoprire misteri. Stai a casa con tuo figlio e non fare danni.»
«Quanto sei pesante, Edward!» Oliver accennò una risata. «Non lo sai che svelare misteri è lo scopo della mia esistenza?»
«Bene, allora occupati di misteri che non possano metterti nei guai» suggerì Edward. «Riprendi in mano le nostre ricerche su Ted e Robbie Redgrave, per esempio. Anche in quel caso c’era una morte misteriosa e, dato che risale a settant’anni fa, non dovrebbe esservi alcun pericolo.»
Oliver sbuffò.
«Va bene, Edward, avrai quello che vuoi. Però non mi fermerai, andrò avanti finché non avrò scoperto che cosa si nasconde dietro a quella morte misteriosa!»
«Stai dicendo che abbandoni gli androidi una volta per tutte, in nome di un mistero vintage?»
«Sto dicendo che abbandono gli androidi adesso, perché sono in condizioni troppo precarie, e lascio tutto in buone mani. Però non voglio essere escluso. Mi terrai al corrente di tutti gli sviluppi. Sono stato chiaro?»
«Chiarissimo, Fischer.»
«Ci sono altri dubbi esistenziali che dovremmo svelare?»
Edward annuì.
«Chi ha fatto consegnare a me e a Selena lo spumante corrotto e perché? Perché Ivan Blazevic è un assiduo frequentatore del Delicious Ambition? La spiegazione che ha dato a Selena non mi convince. Sostiene che sia l’unico posto in cui può andare a bere in santa pace. Invece no: potrebbe farlo tranquillamente a casa. Non ha alcun bisogno di andare in un nightclub di dubbia fama, legato indirettamente alla categoria automobilistica per la quale gareggia la figlia.»
«Considerazione interessante» convenne Oliver, «ma non dovremmo dimenticare la questione tecnologica.»
«Annabelle Vincent lavorava nel settore dell’informatica» puntualizzò Edward. «Senza ombra di dubbio, sarebbe stata in grado di installare un’applicazione sul telefono di Selena e...»
Oliver lo interruppe: «Non parlo di questo.»
«Di cosa, allora?»
«Dei Replacement.»
«Non capisco.»
«Dovrebbero essere una sorta di Ghost Driver. Quelli della Ghost Racing, però, si limitano a fare danni quando sono al volante. Vengono spenti immediatamente dopo le sessioni, immagino. Per i Replacement, non succede la stessa cosa.»
Edward gli ricordò: «Quando i piloti erano meno in vista, il Replacement di Corvin rispondeva alle interviste.»
«Il Replacement di Corvin è stato costruito per rispondere a interviste e avere interazioni umane, sette anni fa» convenne Oliver, «ma non vi era alcun bisogno che quello di Ivana Blaze sapesse fare le stesse cose. Eppure, ci ritroviamo con una finta Ivana Blaze che, tra le luci soffuse, fa un giro tra gli invitati alla presentazione, quando servirebbe soltanto una finta Ivana Blaze che guida. Abbiamo ipotizzato che, proprio come il Replacement di Remy Corvin, possa fare del male alle persone. Sembra che succeda se colui o colei che gli androidi sono chiamati a imitare ha litigato con queste. In sintesi, o Replacement Blaze è stato costruito deliberatamente con lo stesso progetto di Replacement Corvin, oppure qualcuno ne ha copiato spudoratamente il progetto.»
Edward spalancò gli occhi.
«Stai insinuando una sorta di spionaggio industriale a proposito dei Replacement?»
«Esattamente.»
«Ti stai spingendo troppo oltre, Fischer.»
«No, non sono io» replicò Oliver. «C’è qualcuno che l’ha fatto concretamente.»
«Entrambi i Replacement sono approvati dai piani alti» obiettò Edward. «Non sarebbe lecito aspettarsi che siano costruiti sulla base dello stesso progetto?»
«Ci sono stati sette anni per perfezionare il progetto» puntualizzò Oliver. «Replacement Corvin era stato messo da parte. Replacement Blaze, in linea teorica, avrebbe potuto essere perfezionato e non avere certi “disturbi comportamentali”.»
Edward ammise: «È vero. Se Joey Moreira non fosse morto, Replacement Corvin avrebbe fatto soltanto una demo. Devo ammettere che i tuoi dubbi hanno una certa logica.»

***

Il luogo dell’appuntamento era anonimo e deserto, Veronica l’aveva scelto proprio per quelle ragioni. Christine le andò incontro senza alcuna riluttanza e, senza troppi preamboli, volle sapere: «Perché siamo qui?»
«Rilassati, Strauss» replicò Veronica. «Se ti ho chiesto di vederci, è per parlare di una faccenda molto delicata.»
Le parve che Christine sussultasse, ma si disse che era solo suggestione. Non vi erano ragioni per cui la team principal della R-Evolution Racing avesse qualcosa da temere.
«Cosa vuoi?»
Il tono della Strauss era piatto, non tradiva alcuna emozione. Ancora una volta, però, Veronica ebbe l’impressione che ci fosse qualcosa che non andava. Era molto probabile che Christine stesse cercando di nascondere le proprie insicurezze.
In altri momenti, se le fosse stato utile, non avrebbe esitato a cercare di scoprire che cosa la turbasse. In quell’occasione, tuttavia, non ne era minimamente toccata.
«Il tuo manichino ha quasi ucciso il mio addetto stampa.»
Christine obiettò: «Non è il mio manichino.»
Veronica ribatté: «Anche Oliver Fischer non è il mio addetto stampa personale, ma questo non cambia le cose.»
«Oliver Fischer è un impiccione di prima categoria. Lo è sempre stato. La Pink Vertigo avrebbe potuto ponderare meglio la scelta di quella figura professionale.»
«Dici che non è l’addetto stampa ideale, eh? Devo ammettere che non hai tutti i torti, però è sempre utile avere qualcuno che tiene gli occhi bene aperti... sempre ammesso che un Replacement non cerchi di chiuderglieli per sempre, insieme alla bocca.»
Christine azzardò: «Siamo qui per parlare del Replacement?»
Veronica avrebbe ignorato molto volentieri le turbe della Strauss, ma questa la stava istigando indirettamente ad approfondire la faccenda.
«Che cosa pensavi che volessi da te?»
«N-non lo so» esitò Christine. «P-pensavo che...»
Si interruppe. Veronica sorrise: stava iniziando a divertirsi.
«Pensavi che fossi al corrente di qualche segreto scabroso sul tuo conto? Mi dispiace deluderti, ma i tuoi segreti non sono scabrosi abbastanza.»
Christine si fece gelida: «Bada ai cazzi tuoi, Veronica. I miei segreti non ti riguardano.»
«È quello che ho appena detto. Mi interessa il tuo Replacement... ma non ne vuoi parlare, mi sembra di capire. Lascia quindi che ti racconti una storia.»
Christine le voltò le spalle.
«Non me ne frega proprio niente delle tue storie!»
Veronica lasciò che facesse qualche passo, dandole l’illusione di non volere insistere, infine iniziò: «Siamo negli anni Novanta e c’è una modella bellissima e molto popolare...»
Christine Strauss si fermò all’istante.
Veronica proseguì: «È femminile, è esattamente il tipo di ragazza che piace tanto agli uomini. A lei, però, non interessano. Le piacciono le donne, ed è un grosso intoppo. Anzi, gli intoppi sono due: il primo è che il suo orientamento sessuale non le permette di rispettare l’archetipo della modella tipo, il secondo è che la sua apparenza non la rende nemmeno l’archetipo della lesbica tipo. La combinazione di questi due fattori potrebbe essere traumatica per la sua carriera. Ha un solo modo per allontanare il più possibile gli uomini importanti che le ronzano intorno per reclamarla: sposarsi, interpretare il ruolo della moglie fedele e mettere su famiglia. Ecco allora che entra in scena un giovane celebre, che non proviene dal mondo dello spettacolo. La modella lo sposa e...»
Christine Strauss si girò a guardarla.
«Dove vuoi andare a parare? Perché non cerchi di riassumere un po’?»
Veronica non aveva alcuna fretta.
«Il giovane celebre è l’unico erede di un impero imprenditoriale. Una stabilità sentimentale e familiare può giovare alla sua immagine, farlo apparire serio e professionale. Sposa la modella, senza esitare. Mettono al mondo una figlia e interpretano per anni e anni la parte della famiglia felice. Lo sono davvero, in un certo senso: si vogliono veramente bene, anche se non in senso romantico. Non è difficile, per i due, vivere nella stessa casa e fingere di avere un tipo di coinvolgimento che in realtà non hanno. Anche gestire vite private che vanno al di là della famiglia da copertina non è difficile, negli anni Novanta e Duemila. Se la cavano bene, almeno finché non diventa abitudine comune quella di sbattere in piazza prima i propri affari e poi quelli degli altri. Ecco che, a un certo punto, Ivan Blazevic e Candy Martini si ritrovano a dovere fare i conti con una società che non si limita a guardarli da lontano, ma che vorrebbe essere protagonista e decidere per loro.»
«Perché mi stai facendo questo discorso, Veronica?»
«Perché, parlando con Blazevic, mi è capitato di fare il tuo nome. Si è lasciato scappare che tu e Candy eravate amiche. Io, però, so fare due più due e non mi lascio ingannare dalle famiglie che sembrano uscite da uno spot pubblicitario. Tu e Candy Martini non eravate solo amiche, vero?»
«E se anche fosse?»
«Ha rinunciato a te per continuare la propria recita?»
«Il fatto che io e Candy abbiamo avuto una relazione» replicò Christine, «non significa necessariamente che volessi che lasciasse suo marito per me, né che volessi amarla alla luce del sole.»
«Ah, no? Mi stai dicendo che non vorresti avere una compagna al tuo fianco in pubblico?»
«Così poi le nostre fangirl aprirebbero profili social dedicati a noi come coppia parlando di quanto siamo belle insieme? No, grazie. Avrei potuto desiderare avere una vita privata alla luce del sole quando voleva dire avere un semplice riconoscimento, non certo adesso, in cui significa non avere più alcun diritto alla privacy. Tu non ci sei mai passata, perché sei sposata da più di vent’anni, ma le coppie pubbliche di oggi non se la vedono molto bene. Per non parlare del fatto che, in quanto lesbica, sarei eletta a role model di non so che cosa. Io non voglio essere una role model, né che si parli di chi frequento. Sono un’ex pilota, una team principal. Voglio essere considerata per il mio lavoro, non perché ho “il coraggio di andare in giro senza trucco” o stronzate del genere. Anche la mia governante non si trucca, ma nessuno scrive deliri in proposito.»
«È tutto chiaro» affermò Veronica, «non c’è bisogno che tu mi dia ulteriori spiegazioni. Mi dispiace, se ho dato l’impressione sbagliata che i fatti tuoi mi tocchino in qualche maniera. Se ti ho chiesto di te e di Candy Martini non è per invadere la tua vita privata. È solo che quella donna è morta alla presentazione della Pink Vertigo.»
«Io non c’ero.»
«Ma eri in città.»
«Che cosa ne sai?»
«Non importa come lo so. Quello che conta è che c’eri. Non stiamo parlando di una città d’arte che valga la pena di visitare. Cosa ci facevi là? Volevi trovare una scusa per vedere Candy Martini?»
Christine Strauss la fissò con fermezza.
«Pensi davvero che io passi il mio tempo a rincorrere una ex che mi ha lasciata da anni? È vero, mi trovavo molto più vicino alla Pink Vertigo di quanto avrei dovuto essere, ma era una semplice operazione strategica: studiavo il nemico.»
Parlava con una freddezza disarmante, come se avere ammesso la relazione con l’ex modella e criticato la continua esposizione mediatica a cui i personaggi celebri andavano incontro le avesse permesso di recuperare la sicurezza precedentemente perduta.
«Studiavi noi?»
«Sì.»
«Perché proprio la Pink Vertigo?»
«Non ho mai detto che voi abbiate l’esclusiva. Per quanto ne sai, potrei avere tenuto d’occhio anche altre squadre.»
Veronica azzardò: «Cos’hai scoperto di noi?»
Christine rispose: «Che tra voi c’è gente che pensa solo alla figa o al cazzo. Temo che, alla fine, ne pagherete le conseguenze.»
«Non giudicare dalle apparenze, Strauss. Voi della R-Evolution Racing non sarete interessati alla figa o al cazzo, per citarti, ma è meglio pensare alla figa o al cazzo piuttosto che alla più pericolosa delle tecnologie.»
«Quindi affermi che siamo i soli a usare un presunto Replacement?»
«Quel Replacement non è presunto» affermò Veronica, «e avrebbe potuto uccidere un uomo.»
«Ivana Blaze è sempre stata ferma» replicò Christine Strauss. «Quella vera, non solo non sarebbe mai stata in grado di vincere l’EvoPrix di ieri, ma addirittura avrebbe faticato a qualificarsi con un tempo rispettabile.»
«Per caso una finta Ivana Blaze ha tentato di ammazzare qualcuno dei vostri? Non mi pare, quindi non è un problema tuo.»
«È stato un incidente.»
«Quindi lo ammetti.»
«Anche a voi potrebbero capitare incidenti simili. Fai attenzione.»
«Non capiterà nulla» tagliò corto Veronica. «Puoi stare certa che tutto filerà liscio.»
«Sì, state solo contribuendo a sminure la figura della donna nel motorsport, ma questo è un dettaglio, per te...»
«Prima di tutto, non sono io che comando. In secondo luogo, non è di questo che stiamo parlando. Dobbiamo appigliarci a battaglie femministe di facciata anche quando un addetto stampa è in ospedale dopo essere stato assalito da un androide senza controllo?»
«Forse» azzardò Christine, «dovresti chiedere a Oliver Fischer come mai il Replacement ce l’avesse così tanto con lui.»
«Non puoi essere seria.»
«Ti assicuro che non sono mai stata più seria di così.»
Veronica sbuffò. Era palese che non sarebbe arrivata da nessuna parte.
«Va bene, glielo chiederò, se proprio non hai niente di meglio da consigliarmi. Tu, però, vedi che non succedano altri guai, altrimenti finisce male.»
Christine obiettò: «Non hai niente contro di me, non sono mai andata oltre le regole. Anzi, non sono nemmeno stata io a scegliere di schierare un Replacement. Immagino che anche la Pink Vertigo abbia dovuto attenersi a certe direttive.»
Veronica puntualizzò: «Non siamo qui per parlare di questo.»
«Non c’è più nulla di cui io e te dovremmo parlare» dichiarò la Strauss. «Ti auguro un buon proseguimento di giornata, Young.»
Veronica lasciò che Christine se ne andasse, non avrebbe avuto alcuna utilità cercare di trattenerla. Rimasta sola, si accertò degli orari delle visite all’ospedale in cui Fischer era ricoverato.
Mancava ancora tanto tempo, ma non aveva intenzione di lasciarsi fermare da un dettaglio di così poco conto. Non si trattava di un edificio blindato, non avrebbe avuto troppe difficoltà a trovare l’addetto stampa prima del tempo.
Ovviamente, non aveva alcuna intenzione di accusarlo di avere in qualche modo istigato il Replacement, come aveva velatamente insinuato Christine Strauss. Era un’idea ridicola: come si poteva provocare un manichino senza coscienza umana?
Trovò la stanza. Oliver era sul letto, intento a leggere qualcosa su un tablet che mise da parte non appena la vide.
«A che cosa devo l’onore della tua visita?»
«Buon pomeriggio anche a te, Fischer.»
«Buon pomeriggio, Veronica. Perché sei qui?»
«Lavoriamo per la stessa squadra. Io stessa ti ho soccorso, ieri sera. Ho parlato con Christine Strauss di quello che è successo.»
«Non avresti dovuto» replicò Oliver, con fermezza. «Almeno, avresti potuto consultarmi, prima di prendere una simile decisione.»
Veronica si guardò intorno alla ricerca di una sedia. Ne trovò una e la spostò vicino al letto.
«Spiegami con esattezza cos’è successo, Fischer.»
«Ho litigato con Remy Corvin per questioni personali» rispose Oliver. «Prima che avessi la possibilità di abbandonare il circuito, mi sono ritrovato con il suo Replacement che mi cercava. È una spiegazione sufficiente o vuoi sapere qualcosa di più?»
«Immagino che non mi dirai di più...»
«No, però posso farti una domanda: perché mi hai raccomandato affinché venissi ingaggiato come addetto stampa? E perché hai insistito per avere Edward come coach di Ivana Blaze?»
«Perché mi sembravate ottimi candidati per ricoprire quei due specifici ruoli. La cosa ti stupisce?»
«Non mi stupisce, ma voglio delle spiegazioni. Le vorrebbe anche Edward, ma non ha il coraggio di chiederle, quindi devo pensarci io.»
Veronica sorrise.
«Ah, sì? Non sapevo di incutere così tanto timore.»
«Semplicemente, Edward non è sfacciato tanto quanto me.»
«Diciamo che Edward è tutto il contrario di te.»
Oliver obiettò: «Non ci conosci abbastanza. Io e Roberts abbiamo più cose in comune di quanto pensi.»
«Cose in comune? A parte essere innamorati della stessa donna? È palese che tu penda dalle labbra di Selena.»
«Non hai capito niente di me.»
Veronica precisò: «Non mi interessa capire. Non mi interessi tu, in generale, né tutto ciò che ti riguarda. Alla Pink Vertigo serviva un addetto stampa. Non c’è altro.»
«Tu sapevi che, a suo tempo, avevo provato un certo interesse per il Progetto Evolution» affermò Oliver. «È per questo che hai voluto ci fossi anch’io.»
Veronica si irrigidì.
«Va bene, Fischer, io ti racconto come stanno le cose, ma poi non si torna indietro. Dimmi tu che cosa devo fare.»
«Spiegami tutto.»
«Come vuoi. Ho accettato molto volentieri un ruolo alla Pink Vertigo, anche se l’Evolution Grand Prix Series non mi entusiasmava, all’inizio. Devi ammettere che, per noi persone vecchio stampo, è difficile mandare giù l’idea che, nel binomio costituito da auto e pilota, si possa fare a meno del pilota.»
«Già.»
«Eppure, quando tutto ciò di cui hai fatto parte non esiste più, devi trovare un modo per reinventarti. Così, eccomi divenuta una figura di riferimento per una squadra dall’alto potenziale in termini di fascino. Peccato che questa squadra debba assumersi un difficile fardello: Ivana Blaze. Sarebbe inutile spiegarti cosa intendo, immagino che tu l’abbia capito da solo. Quando Ivan Blazevic mi ha proposto di gestire gli affari della figlia, ho accettato. Mi avrebbe permesso di avere un maggiore controllo della situazione. Edward Roberts è un personaggio molto rispettabile e poco propenso alla polemica: sarebbe stato l’ideale per affiancare Ivana. Però è anche un uomo molto onesto, poco propenso ad accettare compromessi. Ci voleva una presenza che potesse metterlo in allarme. Per questo ho pensato a te.»
«Quindi io sarei pericoloso?»
«Per la stabilità emotiva di Edward Roberts? Sì, molto. Ha una paura marcia che Selena preferisca te a lui.»
Oliver Fischer tentò di negare: «Non è così. Non è...»
Veronica lo interruppe: «È come dico, lo sai bene anche tu. Edward non commetterà pazzie che non approveresti, per paura che Selena si schieri dalla tua parte anziché dalla sua. A te piace svelare misteri, non faresti nulla che possa mettere in pericolo le tue indagini. Rivelare l’esistenza del Replacement di Ivana metterebbe tutto a rischio.»
Si aspettava una nuova obiezione da parte di Oliver, ma questo si limitò a chiederle: «Qual è il ruolo di tua figlia?»
«Annabelle era stanca di un’esistenza piatta» rispose Veronica. «Voleva vivere qualcosa di emozionante.»
«Perché ha chiesto a me e Selena di non denunciare quanto accaduto alla festa di Capodanno?»
«Dobbiamo stare lontani dagli scandali. Abbiamo già Ivana Blaze. Non possiamo permetterci altri guai. Spero che, almeno tu, non vorrai procurarmi ulteriori grane.»
Oliver la rassicurò: «Non ne ho la benché minima intenzione. La mia impressione è che, in modi diversi, vogliamo tutti la stessa cosa: niente intrighi che vadano oltre i principi etici più basilari e, se qualcuno proprio deve farsi male, che se ne faccia il meno possibile.»
«Questa» lo informò Veronica, «è l’altra grande ragione per cui ti ho voluto così fortemente.» Si alzò in piedi, si girò e si diresse verso la porta. Soltanto quando arrivò sulla soglia tornò a voltarsi. «Stai lontano da mia figlia, Fischer.»
Oliver sobbalzò.
«Che cos-...»
Veronica non lo lasciò parlare: «Ho visto come vi guardate. Annabelle ha trentadue anni, è grande abbastanza per decidere da sé, ma io sono assolutamente contraria a qualsiasi tipo di relazione tra di voi. Sono stata abbastanza chiara?»
Con l’insolenza che lo contraddistingueva, Oliver Fischer replicò: «Io non sono nessuno per te. Se vuoi dare dei consigli a tutti i costi, puoi darli a tua figlia, invece che a me.»

***

Contrariamente a quanto Edward aveva temuto, Remy Corvin non tentò nemmeno di difendersi dall’accusa di essersi piegato alle richieste che provenivano dai piani alti. Non tentò di eludere il suo sguardo, né di affermare che non vi era alcun Replacement al suo posto.
«Lo sai bene quanto me» affermò. «Che senso avrebbe negare?»
«Già, che senso avrebbe negare?» borbottò Edward. «Dimmi, Corvin, tutto questo ti sta bene?»
«Devo farmelo andare bene» replicò Remy, «allo stesso modo in cui te lo fai andare bene tu. Vuoi forse negare che ci sia un Replacement anche al posto di Ivana Blaze?»
Edward non rispose. Quanto affermava Corvin era corretto, ma non se la sentiva di dargli ragione ad alta voce.
«È inutile fingere che non sia così» insisté Remy.
Edward non poté fare altro che arrendersi, ma non avrebbe né rinunciato al suo ruolo di accusatore né accettato di divenire l’accusato. Aveva chiesto a Corvin di vedersi, in un luogo isolato e lontano da orecchie indiscrete, per una sola ragione. Non intendeva cedere, anche se era necessaria qualche piccola concessione: «È inutile negare, ma posso comprendere le ragioni di Ivana, seppure non le condivida. C’è il suo futuro di mezzo e ha gli occhi dell’intero mondo addosso, non solo su sé stessa in quanto tale, ma anche in quanto donna. Tu, invece? La tua carriera era già finita, non avevi alcun bisogno di andare a rivangare un passato che non ti appartiene più.»
«Quindi, Roberts, pensi di sapere meglio di me che cosa voglia dal mio presente?»
«Tutto ciò che vuoi dal tuo presente è una graziosa assistente con i capelli striati di blu elettrico» rimarcò Edward. «Ha quattordici anni in meno di te e non vi sono ragioni per cui dovresti interessarle, ma continui a illuderti che tra di voi possa esserci un futuro.»
Remy Corvin lo fissò con freddezza.
«Sentiamo, chi dovrebbe esserci nel futuro di Annabelle? Per caso il tuo amico Oliver Fischer?»
Senza volerlo, il francese aveva accennato proprio all’argomento scottante. Edward non si lasciò sfuggire la possibilità di affermare: «Non esistete soltanto tu e Fischer. Non esiste nemmeno la sola possibilità di trovarsi un uomo a tutti i costi. Mi sembra chiaro che Annabelle non ne voglia più sapere di te, ormai da molto tempo e indipendentemente da Fischer.»
«Però, se Fischer avesse evitato di mettersi in mezzo...» azzardò Remy.
Edward non lo lasciò finire: «Mettersi in mezzo a una coppia implica l’esistenza della coppia stessa. Forse non ti sei accorto che tu e Annabelle Vincent non esistete più da anni, ormai. Credo sia giunto il momento che lo accetti e che inizi a guardare avanti.»
«L’ho accettato. Se permetti, però, non è così facile sopportarlo, quando mi tocca vederla ogni fine settimana di gara. È ancora più difficile quando sono costretto a vederla flirtare con il tuo amico Fischer.»
«Se ti può consolare, anch’io sono perplesso sul potenziale di Oliver e Annabelle come possibile coppia. Questo, però, non significa niente. Hai quarantasei anni. Dovresti ricordartene, dato che immagino avrai festeggiato il tuo compleanno per ben due volte in due giorni. Non puoi comportarti come se fossi in un teen drama. Non sei il capitano della squadra di football, lasciato dalla cheerleader per un nerd con gli occhiali da vista.»
«Annabelle sarebbe la cheerleader e Fischer sarebbe il nerd?» Remy Corvin sorrise. «È un paragone ridicolo.»
«È ridicolo anche il fatto che la cheerleader debba sempre scegliere il capitano della squadra di football» ribatté Edward. «È uno sport così noioso.»
«Su questo, me la sento di concordare.»
«Sulla cheerleader e il capitano?»
«Sul football americano sport noioso.»
«Va bene, ma non divaghiamo troppo, Corvin. Devi lasciare in pace Fischer.»
Remy sbuffò.
«Messaggio recepito. Il tuo amico è al sicuro, fintanto che sta lontano da Annabelle Vincent.»
«Forse tu hai recepito il messaggio» mise in chiaro Edward, «ma non ci sei solo tu. Sei almeno vagamente consapevole di quello che fa il Replacement in tua assenza?»
Remy aggrottò la fronte.
«Come potrei? Quando non sta guidando, immagino che sia spento.»
Edward replicò, secco: «Immagini male. Potrebbe essere acceso e ascoltare le tue minacce di morte nei confronti di Oliver Fischer.»
Remy cercò di minimizzare: «Ovviamente non intendo ucciderlo sul serio.»
«Non devi spiegarlo a me, Corvin. Devi dirlo al manichino che per poco non l’ha ammazzato. L’avrebbe fatto senza troppa esitazione, se qualcuno non si fosse messo in mezzo. È questo il progresso a cui ti stai prestando.»
Il sussulto dell’ex pilota francese fu palese.
Edward proseguì: «Se vuoi prolungare la tua carriera all’infinito, trovati una serie di livello inferiore in cui andare a correre, come fanno tutti i piloti che non accettano di avere fatto il loro tempo. Lascia perdere l’Evolution Grand Prix Series e fai in modo che il tuo maledetto Replacement venga messo da parte prima che uccida qualcuno!»
«I-io n-on...» balbettò Remy, «n-non ne sapevo niente.»
«Me lo auguro, che non lo sapessi, ma credo sia ora che tu ti renda conto di quanto sia pericoloso il tuo stupido gioco.»
«Non è in gioco, Roberts. Non ho preso a cuore leggero la decisione di andare a prendere il posto di Joey Moreira.»
«Se credi che questo cambi le cose» replicò Edward, «ti stai sbagliando. Non so che intenzioni avessi, ma...»
Remy Corvin lo interruppe: «Avevo intenzione di vivere la mia vita senza che il Progetto Evolution si mettesse in mezzo, tutto qui.»
«Allora perché hai accettato di fingere un ritorno alle competizioni?»
«All’inizio doveva essere una demo run. Non volevo, ma non ho potuto oppormi. Poi, quando quel povero ragazzo è morto, ho dovuto fare di più. Non ho avuto scelta, credimi.»
Edward avrebbe voluto ribattere che c’era sempre una scelta, ma non ne era più tanto sicuro.
Corvin proseguì: «Non si fermano davanti a niente, sono pronti a tutto. Immagino che ci siano loro, dietro la morte della madre di Ivana Blaze.»
Edward cercò di rimanere impassibile.
«Sembra che sia stata una tragica fatalità, anche se alla televisione e sui social sono tanti a puntare il dito contro Ivan Blazevic.»
«Non è stato Blazevic.»
«Che cosa ti porta a esserne così certo?»
«Perché? Tu non pensi forse la stessa cosa?»
«Quello che penso io non ha importanza. Vorrei sapere che cosa ne pensi tu.»
Remy Corvin insisté: «Non è stato il marito di Candy Martini a ucciderla. È stato qualcuno del Progetto, per tenere sotto controllo Ivana Blaze. So che sembra un discorso da complottisti, ma...»
«Quali complottisti, quelli che insinuano che certi piloti dell’Evolution non siano in realtà veri esseri umani, ma unità artificiali?» azzardò Edward.
«Non ho sentito teorie del complotto in proposito, a dire il vero.»
«Evidentemente i complottisti preferiscono concentrarsi su fatti impossibili, piuttosto che su quelli che stanno succedendo davvero.»
Corvin non replicò. Rimase a lungo in silenzio, prima di affermare: «Mi dispiace per quello che il Replacement ha fatto a Fischer. Non nego che gli avrei tirato volentieri due o tre cazzotti, ma non avrei mai voluto che quel maledetto manichino gli facesse del male.»
«Allora vai a spiegarglielo.»
«Al Replacement? Dubito che mi ascolterà.»
«A Fischer.»
«Anche in questo caso, non penso che vorrà sentire le mie spiegazioni.»
«Invece ti assicuro che vorrebbe sapere tutto, di questa vicenda» affermò Edward. «Spero che tu non abbia impegni, perché adesso andiamo da lui.»
Remy Corvin fece un passo indietro.
«N-no... n-non è il caso.»
«Non lasciarti spaventare da Fischer. Tra me e lui, sono io quello che dovresti temere. Pensavo che lo sapessi, fin da quando eravamo ragazzi.»
«Non sei più nella condizione di innescare incidenti.»
«Nemmeno tu, a dire il vero» gli ricordò Edward.
Remy insisté: «Non credo sia il caso che io incontri Fischer. Non mi sembr-...»
«Invece lo farai» lo interruppe Edward. «Quel povero disgraziato se l’è vista davvero brutta, a causa delle tue minacce e del fatto che il tuo Replacement senza controllo abbia voluto necessariamente metterle in pratica. Gli devi almeno di guardarlo negli occhi e chiedergli scusa.»
Era pronto a ribattere agli ulteriori tentennamenti di Corvin, ma non ve ne fu la necessità. Remy smise di opporsi e gli chiese dove si trovasse Fischer.
Edward gli disse il nome dell’ospedale nel quale Oliver era ricoverato e lo informò che di lì a poco sarebbe stato consentito andare a trovarlo.
Arrivarono con un lieve anticipo sull’orario delle visite. Attesero in silenzio, poi Edward si avviò verso la camera di Fischer. Remy Corvin lo seguì, senza parlare.
Oliver aveva, ancora una volta, aveva il tablet tra le mani, ma lo ripose sul comodino non appena lo vide affacciarsi sulla soglia.
«Roberts!» esclamò. «Non ti aspettavo. Che cosa ci fai ancora qui?»
«Non sono solo» chiarì Edward, scostandosi per fare in modo che Oliver vedesse Remy. «Corvin ha insistito tanto per venire a parlarti.» Con la coda dell’occhio, fissò il francese, il quale non diede alcun segno di turbamento. «Vi lascio da soli per qualche minuto.»
Prima che uno qualsiasi tra Fischer o Corvin potesse replicare, Edward si allontanò lungo il corridoio.

***

Remy raggelò, alla vista delle ferite sul volto e sul collo di Fischer. Era molto probabile che non fossero le sole, ma il resto del corpo era coperto.
«Non mi aspettavo di ricevere una tua visita» affermò Oliver, con una certa schiettezza, «né tantomeno che fossi tu stesso a prendere una simile decisione.»
Remy avvampò.
«A dire il vero, è stato Roberts a...»
Esitò, quel tanto che bastava affinché Oliver Fischer riprendesse la parola: «Lo immaginavo, non sei stato tu. Del resto, chi nasce senza palle non se le può inventare.»
Chi nasceva con la lingua troppo lunga, invece, a quanto pareva non poteva fare a meno di parlare a sproposito. Che cosa ci trovasse Annabelle in uno come lui rimaneva un mistero destinato a non trovare mai soluzione.
Remy scelse di ignorare la sua provocazione. Non c’era pericolo che il Replacement potesse spiarlo in quel momento - non aveva portato con sé né il telefono, né altri strumenti elettronici, e non era così rintronato da credere che gli fosse stato iniettato un microchip insieme al richiamo dell’antitetanica - ma preferiva evitare un altro scontro con l’addetto stampa della Pink Vertigo.
«Sono veduto per vedere come stai.»
Oliver Fischer ribatté: «Stavo meglio prima di incontrare il tuo sosia.»
Remy sospirò.
«Non so come sia potuto succedere. Non sapevo di essere sorvegliato, che quel maledetto manichino mi stesse ascoltando e che...»
Non fece in tempo a finire la frase. Fischer affermò, con fermezza: «Quell’androide è pericoloso. Penso che sia una conclusione a cui possiamo arrivare tranquillamente entrambi.»
Remy annuì.
«Il mondo dell’Evolution è pericoloso, nella sua totalità.»
«Eppure» replicò Fischer, «hai deciso di farne parte.»
«Hai deciso di farne parte anche tu» gli ricordò Corvin.
Il silenzio del suo interlocutore gli fece intuire che era rimasto spiazzato dalla sua considerazione. Infine, Oliver Fischer rise, con amarezza.
«Su questo, mi tocca darti ragione. Siamo andati entrambi a impantanarci nelle sabbie mobili, anche se in modo diverso e, posso immaginare, animati da ambizioni diverse.»
Remy scosse la testa con fermezza.
«Non l’ho fatto per ambizione, nella maniera più assoluta.»
«Forse non adesso» azzardò Oliver, «ma sette anni fa? Non hai forse accettato il Replacement perché temevi di non potere più essere un pilota vincente?»
«No» rispose Remy, ed era sincero. «La mia paura era quella di non essere più un pilota. Il fatto che il Replacement fosse capace di prestazioni di alto livello era irrilevante. Del resto, era solo un esperimento. Sarei stato messo da parte non appena avessero trovato qualcuno di più adatto al ruolo.»
«Avessero trovato, dici. Chi?»
«I pezzi grossi dell’epoca. Io avevo a che fare con Marchand e, indirettamente, anche con Santangelo - che possa riposare in pace.»
«Santangelo riposa in pace» sentenziò Oliver. «Noi che siamo ancora vivi, invece, la pace ce la possiamo scordare.»
«Così pare.»
«Adesso chi c’è dietro, invece? È stata Christine Strauss a chiederti di simulare il tuo ritorno?»
«Christine Strauss è una pedina tanto quanto me, con la sola differenza che non ci sono androidi che le somigliano. Me l’ha proposto lei, ma il primo a contattarmi è stato Marchand. Ho già spiegato anche al tuo amico Roberts che doveva essere solo una demo.»
«Mhm.»
«Ho già detto tutto quello che dovevo dirti. È meglio che vada.» Remy gli voltò le spalle e si avviò verso la porta. Giunto sulla soglia, realizzò di avere omesso qualcosa di importante. Tornò a girarsi. «Volevo aggiungere anche che mi dispiace, Fischer. Ti chiedo scusa. Non avrei dovuto dire certe cose.»
Oliver Fischer accennò un sorriso.
«Non è un problema. Possiamo sempre regolare i conti con una partita a Hungry Cobra.»
«A... che cosa?»
«Non conosci un gioco famoso come Hungry Cobra? Per caso nei primi anni Duemila vivevi sotto una cappa di vetro, o semplicemente non avevi un cellulare?»
Remy preferì non indagare.
«Su una cosa, però, la penso tale e quale a ieri.»
«Ovvero?»
«Ovvero devi stare lontano da Annabelle Vincent. Io e lei apparteniamo l’uno all’altra.»
«Allora perché non cerchi di riconquistarla, invece di prendertela con me?» gli suggerì Oliver. «La tua amata, a parte essere passionale nei momenti intimi, è gelida come un pezzo di ghiaccio. Non si è nemmeno degnata di chiamarmi per chiedermi come mi sento, mentre perfino tu ti sei scomodato addirittura di venire a trovarmi qui in ospedale. Chissà, magari tu sai come prenderla. Io non ho alcuna intenzione di inseguire una donna che mi ha trattato come l’ultimo dolcetto da consumare prima di mettersi a dieta.»
Remy osservò: «Questa metafora fa davvero schifo.»
«Non conosci Hungry Cobra e pensi di potere giudicare le metafore?»
«Che cosa c’entra Hungry Cobra con le metafore?»
«Niente, ma mi sembrava bello menzionarlo di nuovo» rispose Oliver. «A tale proposito, ti consiglio di farti una cultura. Se riesci a recuperare un vecchio telefono, prova a giocarci.»
Remy sbuffò.
«Basta con questo Hungry Cobra, mi fanno schifo i serpenti!»
«Anche a me, ma quello del gioco è solo una striscia di pixel. Non sarai stritolato, né avvelenato con un morso.»
«Sei insopportabile, Fischer. Non mi aspettavo che uno come Roberts potesse essere amico di un tale rompicoglioni. E poi, non stavi con sua moglie, una volta?»
Oliver mise in chiaro: «Stavo con lei quando non era ancora sua moglie. Non erano nulla. O meglio, erano amici, ma non c’era altro.»
«Selena Roberts ti ha lasciato per mettersi con lui?»
«Sì.»
«Scelta comprensibile.»
«Temo che tu abbia ragione Corvin.»
Remy non poté fare a meno di valutare: «È assurdo che tu e Roberts siate diventati amici dopo esservi contesi l’amore di Selena Bernard.»
«Stai tranquillo» ribatté Oliver Fischer. «Non è mia abitudine diventare amico di tutti quelli con cui litigo a causa di una donna. A noi, non succederà mai.»
Remy rispose: «Lo spero vivamente.»
Si girò di nuovo, ormai pronto per uscire. Mentre se ne andava, Oliver lo informò: «Se vuoi raccontarmi qualcosa di più sul Progetto Evolution, puoi contattarmi in qualsiasi momento. I messenger dei miei profili social sono sempre aperti.»
Remy mormorò: «Mi piacerebbe, Fischer, ma non posso, altrimenti facciamo tutti la fine di Candy Martini.»

***

Combattuto tra il desiderio di mettere la moglie al corrente di quanto capitato a Le Mans e quello di tenerla fuori da una storia con la quale non aveva a che fare, quando venne interrogato da questa, Edward si limitò a un “tutto bene” che non risultò troppo convincente.
Selena non fece altre domande, ma il suo tono tagliente parlava chiaro, quando affermò: «Adesso devo scappare allo studio.»
C’era qualcosa di sottinteso, un enorme “ma quando torno dovrai spiegarmi tutto per filo e per segno”, a causa del quale Edward decise di andare a raggiungerla in tarda mattinata.
Suonò il campanello e attese che Selena gli aprisse la porta. Sua moglie non tardò a farlo entrare.
«Sono capitato a un buon orario?» volle sapere Edward. «Non corro il rischio di essere messo da parte per qualcuna delle tue vecchie clienti in pelliccia?»
«Le mie clienti non indossano la pelliccia in questo periodo dell’anno» replicò Selena. «Comunque sia, hai scelto un buon orario. Per caso hai trovato un modo per tenere d’occhio la mia agenda senza farti scoprire? Riesci sempre a presentarti quando non c’è nessuno.»
«Non ti sto spiando, se è questo che temi» le assicurò Edward. «Lascio che a farlo siano altri.»
Selena borbottò qualcosa di incomprensibile, per poi salire con un balzo sul bordo della scrivania. Chiusa la porta dietro di sé, Edward si affrettò ad andare a sedersi accanto a lei, non riuscendo a evitarsi una rapida occhiataccia quando spostò accidentalmente alcuni fogli.
Subito dopo, la moglie gli chiese: «Perché sei qui?»
«Perché non ti ho detto tutto.»
«Lo immaginavo.»
«Non sono stato convincente, lo so» ammise Edward. «Diciamo che la situazione è più complicata di quanto tu possa immaginare.»
Selena annuì.
«Sì, Ivana Blaze ha vinto l’EvoPrix di Le Mans e tutti la acclamano, ma in realtà a vincere non è stata la vera Ivana, quanto piuttosto il suo Replacement. Lo so. Lo sapevamo già dopo le qualifiche di Pechino.»
«È successo anche questo, è vero» convenne Edward, «ma ormai ci ho fatto l’abitudine. Io sono solo il suo coach. Non spetta a me rilasciare dichiarazioni altisonanti.»
«Allora cosa ti turba?»
«Non so nemmeno da dove iniziare, forse da Oliver e Annabelle Vincent.»
«Oh» esclamò Selena. «C’è stato qualche sviluppo, tra di loro?»
«Lo sviluppo è che Remy Corvin ha capito che ci sono stati sviluppi» le spiegò Edward. «Non ne è stato molto soddisfatto, come puoi immaginare. Non l’ha presa molto bene.»
«Cos’ha fatto?»
«Quello che ha fatto Corvin non ha importanza. Il problema è il suo Replacement. Senza esagerare, avrebbe ucciso Fischer, se Veronica Young non fosse intervenuta.»
Selena si voltò di scatto e lo fissò.
«Che cosa?!»
Edward le raccontò tutto nel minimo dettaglio, senza tralasciare nemmeno un particolare.
«Oliver come sta?» volle sapere Selena.
«Meglio. Gli ho anche fatto promettere che non si metterà nei guai.»
«Credi che manterrà la promessa?»
«Non lo so, a dire il vero» ammise Edward. «Spero di sì, ma non posso garantirlo. Io ho fatto il mio, convincendolo a tornare a casa e ad approfittare della convalescenza per trascorrere un po’ di tempo insieme a suo figlio.»
«Corvin, invece?»
«Non spetta a me preoccuparmi del fatto che Remy non si metta nei guai.»
«Come ha reagito quando ha scoperto dell’aggressione del Replacement a Oliver?»
«Sembrava spiazzato. Penso che abbia accettato di fingere di tornare a gareggiare per paura di ripercussioni importanti.»
«Teme per la propria vita?»
«Non ho capito se tema solo per sé o anche per altri, ma mi ha detto di essere convinto che la madre di Ivana sia stata uccisa da qualcuno che fa parte del Progetto Evolution.»
«E tu» chiese Selena, «pensi che possa essere andata così?»
Edward abbassò lo sguardo. Non aveva intenzione di raccontare a Selena del sospetto che fosse stato il Replacement di Ivana Blaze a spingere Candy Martini giù dalle scale. Non voleva essere preso per pazzo.
«Non lo so.»
«Spero che presto la verità possa venire alla luce.»
«Penso ci sia ancora parecchia strada da fare» affermò Edward. «Io e Fischer abbiamo stilato una lista di domande alle quali dare risposte.» Il primo grande mistero sembrava risolto. Veronica Young aveva dato a Oliver una spiegazione piuttosto credibile in merito alle ragioni per cui aveva voluto averli tutti e due intorno. Ne restavano, tuttavia, molti altri. «Chi ha organizzato il rapimento alla festa di Capodanno? È la stessa persona che ti ha installato l’applicazione sullo smartphone? In tal caso, che ruolo occupa esattamente? Se il motivo per cui ti tracciava era quello che pensiamo, deve avere un ruolo importante all’interno della squadra. In più, Annabelle ha chiesto a te e a Fischer di non sporgere denuncia. Era certamente al corrente che vi fosse qualcosa di losco, nell’Evolution Grand Prix Series e nell’ingaggio di Ivana Blaze. È plausibile che vi abbia chiesto di tacere per evitare lo scandalo. È proprio il modo in cui avrebbe agito Veronica Young e non dobbiamo dimenticarci che Annabelle lavora per la madre. La Vincent, però, se ne intende di tecnologia. Non possiamo escludere che abbia a che fare con l’applicazione sul tuo telefono.»
«Ne hai parlato con Fischer?»
«L’ha difesa, ovviamente.»
«Che cosa pensi che succederà tra quei due?»
«È già successo. Anzi, non è successo: Annabelle non si è nemmeno degnata di farsi sentire, per chiedergli se fosse ancora vivo.»
«Oh» borbottò Selena. «Devo ammettere che questo non promette molto bene.»
«Guarda al lato positivo: con Annabelle che non lo prende in considerazione, Oliver potrebbe scegliere di farsi consolare da Dalila. Sarebbe la soluzione più semplice.»
«Non credo che andrà a finire così.»
«Perché? Non pensi che Dalila sia la donna giusta per lui?»
«Ritengo semplicemente che Oliver non abbia bisogno di trovarsi una compagna a tutti i costi per colmare il proprio vuoto. Forse ti sei fatto un’idea sbagliata. Sei così sicuro che questo vuoto ci sia?»
«Dice che sente ancora la presenza di Tina.»
«Allora credo sia meglio non spingerlo verso qualcosa che non desidera.»
Già sapendo che, al successivo momento di sconforto, il rischio di farsi dei film mentali a partire da quelle parole fosse piuttosto elevato, Edward decise di non indugiare su quell’argomento.
«Ti dispiace tornare alle domande a cui dobbiamo cercare una risposta?»
«No, certo.»
«Il Delicious Ambition, Jean-Marc Duval, Sabina Veronesi, lo spumante che non abbiamo bevuto e il fatto che Ivan Blazevic frequenti quel brutto posto. Dobbiamo trovare un ruolo alle persone che ho appena nominato e capire che cosa, esattamente, sia accaduto in quel locale. Di quali affari parlava Duval?»
«Dovremmo chiederglielo.»
Quando Selena pronunciò quelle parole, per poco Edward non fece un salto sulla scrivania. Era esattamente quello che aveva immaginato, ma che non avrebbe saputo come proporle.
«Pensi davvero che ce lo spiegherebbe?»
«Penso di no, in circostanze normali» ammise Selena, «ma dobbiamo fare in modo che si realizzino delle circostanze favorevoli.»
«In che modo?»
«Dobbiamo lavorarcelo bene, cercare di guadagnare la sua fiducia.»
«E poi?»
«Poi, solo allora, quando non ha più alcun sospetto su nostri eventuali secondi fini, cerchiamo di scoprire qualcosa di più.»
Edward obiettò: «Ci vorrà un sacco di tempo.»
Selena puntualizzò: «Sono passati quasi tre mesi e mezzo dalla sera del sequestro. Dovremmo avere già accettato l’idea che non caveremo un ragno dal buco dall’oggi al domani. Dobbiamo avere pazienza... specie se ci toccherà incontrare il signor Duval.»
«Pensi che ci sia qualche possibilità di vederlo?»
«Era molto legato a mia madre, anche se è stato messo da parte in maniera piuttosto frettolosa. Penso di avere anch’io un certo ascendente su di lui.»
«Bene.» Edward sorrise. «Io provo a occuparmi di Sabina Veronesi.»
«Cosa pensi di fare?»
«Non so, ma ho un bel paio di occhi verdi. Penso che sia il momento giusto per sfruttarli... tanto è una signora attempata e poco attraente, immagino che non sarai gelosa.»
Selena rise.
«Buon divertimento, Edward.»
«Anche a te con Duval.»
«Altre domande?»
«Mhm... non saprei.» Ce n’era una, piuttosto importante, ovvero chi potesse essersi impossessato delle caratteristiche di Replacement Corvin per replicarle su Replacement Blaze, ma non era una questione che Edward desiderasse approfondire con Selena. «Per il momento possiamo fermarci qui, non credi?»
«Sei sicuro che non ci sia altro?»
«Sì.»
«Io, invece, sono sicura di no. Che cosa mi stai nascondendo?»
Edward sorrise, con amarezza.
«Si direbbe che riesci a leggermi nella mente.»
«Quindi» dedusse Selena, «c’è davvero qualcosa che non mi hai detto. Di che cosa si tratta?»
Edward ci tenne a mettere in chiaro: «Non ho omesso nulla. Ti ho raccontato tutto per filo e per segno. Va bene, non ti ho detto che Fischer ha riportato anche un lieve trauma cranico, ma...»
Selena lo interruppe: «Oh, no! Povero Oliver. Come sta adesso?»
«Puoi chiamarlo tu stessa e accertartene» le suggerì Edward. «Quello che non ti ho detto è solo una mia teoria. O meglio, è una teoria mia e di Fischer.»
«Quindi fai congetture insieme a Fischer, ma non mi metti al corrente delle congetture stesse» ribatté Selena. «Non me lo sarei aspettata da te. Anzi, sì: non c’è niente di più probabile. Lo dico sempre che la coppia siete voi, mentre io sono solo un terzo incomodo.»
Edward obiettò: «Il punto è che, almeno davanti a te, vorrei mantenere una certa dignità.» Abbassò la voce. «Come reagiresti, se ti dicessi che sono convinto che sia stato il Replacement di Ivana Blaze a spingere Candy Martini giù dalle scale?»
«Ti chiederei se parli sul serio...»
«Fischer non me l’ha chiesto.»
«Aspetta, Edward, non ho finito. Ti chiederei se parli sul serio, come ho detto, ma poi mi verrebbe il dubbio che possa essere plausibile, alla luce di quello che è successo a Oliver.»
Per quanto la sola idea che un androide potesse commettere un omicidio sembrasse assurda, ne discussero come se si fosse trattato di una possibilità concreta. Selena volle sapere se anche Remy Corvin fosse arrivato a una simile conclusione. Edward replicò che, come le aveva già riferito, il francese era convinto che il delitto fosse stato commesso da una persona in carne e ossa, che ricopriva un ruolo importante nel mondo dell’Evolution Grand Prix Series.
Nei giorni che seguirono, l’attenzione sul campionato non si spense. La vittoria di Ivana Blaze, ovviamente, non era passata inosservata. Era stata ormai elevata a idolo del motorsport al femminile, come facilmente prevedibile.
Edward non poteva fare a meno di chiedersi quale sarebbe stata la reazione del grande pubblico se la verità fosse venuta alla luce. Non osò parlarne con la stessa Ivana, con lei fingeva sempre di non sapere. In più, la sostituzione con il Replacement rischiava di non essere il punto più meritevole di attenzione, se il vaso di Pandora fosse stato scoperchiato.
I giorni che li separavano dall’EvoPrix di Montecarlo, frattanto, diminuivano a vista d’occhio. Nel mentre, Selena era in contatto costante con Jean-Marc Duval.
Per lungo tempo, non vi furono sviluppi degni di nota. Un giorno dell’ultima decade di aprile, invece, Selena telefonò a Edward e lo informò: «Il nostro uomo vuole uscire con noi. Il prossimo fine settimana vengo da te e andiamo insieme al Delicious Ambition.»
Edward sospirò. Avrebbe voluto opporsi, e magari tornare a casa, nel weekend, ma non poteva lasciarsi sfuggire una simile occasione. Per scoprire la verità, doveva essere pronto a tutto.


Nessun commento:

Posta un commento

Grazie per essere arrivato/a fino in fondo. Se vuoi, fammi cosa ne pensi con un commento. :-) Puoi farlo anche in maniera anonima.

Se sei capitato/a qui per caso ti invito a visitare il mio blog, in particolare le etichette "Commenti ai GP" e "F1 vintage".

Se invece mi leggi abitualmente e sei arrivato/a qui di proposito, ti ringrazio per l'apprezzamento e spero continuerai a leggermi.

Buon proseguimento di giornata (o a seconda dell'orario, di serata, o buona notte). <3

Milly Sunshine