martedì 2 giugno 2026

L'Eta della Ruggine // blog novel sul motorsport thriller sci-fi: capitolo 11/19

EVOLUTION VI

Il mese di febbraio era volato. Erano in molti a farlo notare, a paragonarlo con il mese di gennaio, che invece era sembrato incredibilmente lungo. Doveva essere più questione di percezione che degli effettivi tre giorni di differenza. Il 28 febbraio, Remy Corvin non aveva pubblicato fotografie di torte o di rane, né l’aveva fatto il primo marzo. Si era limitato, in entrambi i giorni, a rievocare i bei tempi in cui trascorreva il proprio “doppio compleanno” insieme alla donna che amava, esortando i suoi follower a non dare nulla per scontato.
Con il mese di marzo, la maggior parte dei campionati si apprestavano a iniziare. L’Evolution Grand Prix Series non avrebbe fatto eccezione. Nonostante fosse una serie di nicchia, la promozione era stata buona e si parlava parecchio della stagione imminente. Evocare emozioni rimaneva sempre la strada migliore e i sei anni di attesa si prestavano a quello scopo. Perfino Keira, che sei anni prima aveva abbandonato l’EGPS per tornare in Italia e riprendere il vecchio lavoro, affermava che la campagna mediatica della nuova categoria aveva senso. Se all’inizio era stata molto disfattista e aveva criticato pesantemente Edward per avere scelto di lavorare come coach per la Blaze, si era molto ammorbidita quando aveva dovuto ammettere che, per il momento, la voci a favore di Ivana fossero molte di più di quelle che parlavano contro di lei.
Con l’EvoPrix di Pechino sempre più imminente, Edward era convinto che presto le impressioni positive su quella che doveva essere la nuova stella del motorsport al femminile sarebbero diminuite drasticamente, ma non era un problema suo. Essere il suo coach non lo esponeva a grossi rischi. Sarebbe rimasto sullo sfondo, non l’avrebbe nemmeno accompagnata in Cina e si sarebbe limitato a guardare insieme a Selena le sessioni del primo EvoPrix valido per le classifiche trasmesse in diretta streaming sul canale ufficiale dell’EGPS, sempre ammesso che Selena non avesse qualcosa di più importante da fare.
Non aveva mai parlato con la moglie di quel momento ai limiti del threesome vissuto al piano di sopra del Delicious Ambition - del resto, in seguito, era capitato un fatto piuttosto inquietante, che aveva distolto l’attenzione da tutto. Si era limitato ad accennare a una pesante discussione avuta con Fischer, ma Selena aveva dedotto che fosse stata innescata da una differenza di vedute relative ai loro metodi investigativi. Edward aveva preferito lasciarglielo credere. Da allora, non aveva più incontrato Oliver. Gli era capitato di intravederlo un paio di volte nei corridoi della sede della Pink Vertigo, ma si erano evitati a vicenda. Edward aveva cercato, in tre diverse occasioni, di telefonargli, ma non era mai riuscito a contattarlo. Aveva avuto l’impressione che il giornalista avesse bloccato il suo numero. Non gli sembrava un atteggiamento compatibile con il carattere di Fischer, ma del resto non si finiva mai di conoscere davvero le persone.
Lo rivide pochi giorni prima dell’EvoPrix di Pechino, accompagnando Ivana Blaze ad ascoltare l’ennesimo discorso motivazionale di Veronica Young. Doveva ammettere che se la cavava molto bene in quel ruolo. C’erano diversi pezzi grossi e quella avrebbe dovuto essere una sorta di celebrazione per la stagione che stava per iniziare. Ovviamente, dopo la morte di Candy Martini alla presentazione della vettura che avrebbe disputato il campionato, l’atmosfera non era particolarmente festosa e, in nome della sobrietà, non vi fu molto altro a parte il discorso della Young.
Edward e Oliver si trovavano nella stessa stanza, ma su due lati contrapposti. Annabelle Vincent lanciava sguardi penetranti all’indirizzo del giornalista, il quale cercava di evitare il contatto visivo. Edward non se ne curò più di tanto. Non aveva intenzione di perdere il proprio tempo con un quasi quarantenne - anzi, con un quarantenne, dato che il compleanno di Fischer era proprio quel giorno - che si comportava come un ragazzino, bloccando le persone affinché non riuscissero a contattarlo al telefono.
Quando gli altri presenti iniziarono ad avviarsi verso l’uscita, Edward avrebbe voluto seguirli senza esitare, ma il ruolo che occupava gli imponeva di salutare Ivana Blaze alla giusta maniera. La avvicinò e le augurò, di cuore, buona fortuna per l’evento cinese. Ivana si limitò ad annuire, a sorridere in segno di ringraziamento e a dirsi dispiaciuta del fatto che Edward non sarebbe stato con lei.
«Te la caverai benissimo» la incoraggiò Edward, pur non essendone affatto convinto.
Ivana mostrò più sicurezza di quanto fosse lecito aspettarsi, nel replicare: «L’Evolution Grand Prix Series è il futuro e io stessa mi ritaglierò un posto nel futuro delle competizioni.»
Da quando Veronica si occupava del suo management, la Blaze aveva ridotto quasi al minimo le invettive contro il mondo crudele che non le permetteva di dimostrare il proprio valore in quanto donna. Non parlava altro che di preparazione fisica e psicologica in vista delle sfide che avrebbe dovuto affrontare, quasi come se avesse davvero qualche speranza. La sua freddezza portava Edward a formulare brutti pensieri, che avrebbe preferito di gran lunga evitare. Continuava a sperare che certi sotterfugi fossero prerogativa della R-Evolution Racing, seppure né Dylan McKay né Joey Moreira avessero bisogno di Replacement che guidassero al posto loro per sembrare piloti competitivi.
Dopo essersi congedato da Ivana, Edward si avviò finalmente verso l’uscita. Fischer non sembrava più essere in giro, quindi sarebbe riuscito a evitare l’imbarazzo di doverlo salutare, o almeno così credeva. Arrivato all’esterno, vide Oliver andargli incontro. Rassegnato, Edward mormorò un saluto veloce e fece per allontanarsi, ma Fischer sembrava avere altre intenzioni.
«Possiamo parlare?»
Edward gli scoccò un’occhiata di fuoco.
«Di cosa? Del fatto che mi hai bloccato?»
Oliver spalancò gli occhi.
«Bloccato?»
«Ho provato a chiamarti. Volevo chiederti scusa per il tono con cui mi ero rivolto a te quella sera... Invece niente, ti sei premunito e hai fatto in modo che non potessi contattarti. Forse quello che ho detto era...»
«No, Edward, non è come pensi» lo interruppe Oliver. «Non sto più usando il mio telefono. Ho ritenuto opportuno farlo controllare da qualcuno che se ne intende e non ce l’ho qui. Ne sto usando un altro, con un altro numero. Se avessi saputo che mi avevi cercato, te l’avrei dato. Perché non mi hai scritto? I miei profili social sono perfettamente raggiungibili, così come il mio indirizzo email.»
«Non ci ho pensato» ammise Edward. «Credevo non volessi sentirmi, quindi non ho insistito.»
Sabina Veronesi uscì dal portone, quindi Oliver gli fece cenno di spostarsi. Si appartarono lontani da orecchie indiscrete e solo allora Fischer ammise: «Va bene, non avevo tutta questa voglia di sentirti, ma ci sono faccende di cui bisogna discutere comunque. Quella sera, dopo che me ne sono andato...»
Edward non lo lasciò finire: «Aspetta. Hai saputo quello che è successo dopo?»
«Ho ricevuto uno strano messaggio da Selena» rispose Oliver, «ma non può averlo scritto lei, dato che aveva lasciato il telefono all’ingresso di quella sala.»
«Parlavo delle due cameriere intossicate» puntualizzò Edward.
«Ho sentito menzionare un fatto simile» affermò Oliver, «ma non avevo capito che fosse successo proprio quella sera.»
«Cosa diceva quel messaggio?»
«Non ha importanza.»
«Sì, Fischer, ha importanza» ribadì Edward, «ma è meglio non parlarne qui. Possiamo vederci stasera?»
«Va bene, vieni da me.»
«Se hai altro da fare, ovviamente, possiamo vederci un’altra volta.»
«Da fare?» obiettò Oliver. «No, figurati.»
«Oggi compi quarant’anni. Non festeggi?»
«Mi sarebbe piaciuto passare la giornata con mio figlio, dato che non potrò rivederlo finché non tornerò dalla Cina, ma non potevo tornare a casa. In questa città non ho nessuno, solo la nebbia.»
Edward accennò un sorriso.
«Hai me.»
«Mi stai suggerendo di festeggiare i miei quarant’anni insieme a te?» ribatté Oliver.
«Perché no?»
«Perché io e te non abbiamo niente da festeggiare insieme. Ti aspetto per le nove. Se è troppo presto, va bene anche alle nove e mezza.»
Edward rispose: «Va bene per le nove.» Guardò Fischer voltargli le spalle e allontanarsi, ma non intendeva lasciarlo andare via senza prima avere messo in chiaro ciò che davvero contava. «Aspetta, Oliver.»
L’altro si girò.
«Da quando mi chiami per nome?»
«Hai ragione, tu stesso mi hai chiesto di non farlo, molto tempo fa.»
«Sul serio?»
«Mi hai detto che solo gli amici ti chiamano per nome» confermò Edward. «È stato all’epoca in cui eravamo sulle tracce dell’ingegner Santangelo.»
«A quei tempi» replicò Oliver, «non eravamo amici.»
Edward obiettò: «A mio parere lo siamo diventati la sera del drink corrotto.»
Oliver ribatté: «Quando abbiamo passato la notte insieme?»
«Detto così, suona malissimo.»
«Suonava già male allora.»
«Ma adesso suona ancora peggio.»
«Suona sempre allo stesso modo. Ci vediamo stasera. Se fai tardi, avvisami.»
«Non ho il tuo numero.»
«Allora non fare tardi.»
Oliver si girò, pronto ad allontanarsi. Edward sentiva di avere ancora qualcosa da dirgli, ma esitò. Fischer si avviò e, quando Edward si decise, era ormai lontano. Gli corse dietro e lo fermò.
«Aspetta un attimo, Oliver.»
L’altro si voltò.
«Seriamente, Edward, preferisco se mi chiami Fischer. Non ha niente a che vedere con l’essere amici o meno, mi hai sempre chiamato così.»
«Dove hai parcheggiato, Fischer?» gli chiese Edward, mettendo enfasi sull’appellativo.
«Nel cortile della triste palazzina in cui si trova il monolocale in cui alloggio quando sono qui per lavoro. Odio guidare nel traffico. Preferisco farmi la strada a piedi.»
«Con questo freddo?»
«Sai com’è, è ancora inverno.»
«Posso darti un passaggio, se vuoi.»
«Non è necessario.»
«Insisto. In macchina si può parlare tranquillamente, lontani da orecchie indiscrete.»
«Sì, forse sì.»
«Cosa vuoi dire?»
«Ne parliamo stasera, da me.»
Edward preferì non insistere. Del resto, aveva una questione in sospeso che considerava più urgente. Preferì non parlare mentre percorreva i tre chilometri che lo separavano dalla palazzina nella quale Fischer era domiciliato. D’altronde, c’era davvero molto traffico, a quell’ora, ed era meglio mantenere alta la concentrazione sulla strada. Giunto a destinazione, entrò in cortile.
Prima che il giornalista potesse scendere, Edward affermò: «Temo di essere stato un po’ sgradevole, quella sera. La tua reazione, però, mi fa pensare di avere centrato il punto.»
Oliver rimase in silenzio a lungo. Edward ebbe l’impressione di avere detto qualcosa di sbagliato... ma d’altronde, che cosa c’era di così sbagliato nel volere guardare in faccia la realtà?
Fece per riprendere: «Non voglio dire che tu abbia mai fatto qualcosa per metterti concretamente in mezzo a me e Selena, ma penso che...»
Oliver lo interruppe, secco: «Di quello che pensi tu non me ne frega proprio un cazzo! Va bene, lo ammetto, più di una volta abbiamo cercato di illuderci che il passato non avrebbe mai avuto alcuna influenza sui nostri rapporti. Abbiamo sopravvalutato noi stessi e la capacità di metterci davvero alle spalle il passato. Però è sempre stato tutto maledettamente chiaro. Io e Selena abbiamo smesso di frequentarci. Si è messa insieme a te e vi siete sposati, in un momento in cui non facevo parte della vostra vita. Le nostre strade si sono incontrate quasi per caso... tutta colpa di quel maledetto zaino che mi hai ribaltato! Non avrei mai immaginato che un giorno, tra di noi, potesse esserci qualcosa di più di un rapporto semplicemente professionale, invece è successo. Nessuno di noi due lo voleva, ma siamo diventati amici. Evidentemente il nostro destino era quello. Però, proprio perché siamo amici, mi sarei aspettato che tu fossi capace di guardare oltre le tue insicurezze, invece di inventarti storie che non stanno né in cielo né in terra.»
«Quindi» replicò Edward, «la tua attrazione nei confronti di Selena sarebbe solo una fantasia dettata dalle mie “insicurezze”?»
«Non nego di essere stato attratto da Selena, in passato. Non nego nemmeno che, se le cose fossero andate diversamente, forse mi piacerebbe stare insieme a una come lei. Però parlo di una situazione astratta, che non appartiene alla nostra realtà... e con questa definizione non mi riferisco semplicemente a una realtà in cui tu e Selena siete sposati. Parlo anche e soprattutto di una realtà in cui io stesso ho trovato il vero amore. Posso capire che, in una circostanza come quella che siamo andati a cercarci al Delicious Ambition, la vicinanza forzata tra me e Selena abbia finito per infastidirti, al punto da spingerti a fare certe cose con lei davanti a me. Però, scusa la schiettezza, non posso accettare che, in nome dei tuoi dubbi, tu metta in discussione l’amore tra me e Tina... proprio tu, che mi sei stato accanto dopo l’incidente e che hai visto da vicino fino a che punto stessi male.» Oliver aprì la portiera. «Ci vediamo stasera alle nove.»
«Aspetta.»
«Cosa devo aspettare ancora?»
«Anch’io ho una cosa da dirti.»
«Ti ascolto.»
«Hai ragione, mi sono lasciato trascinare. Ho detto cose che ti hanno ferito. Tu, però, hai fatto lo stesso.»
«A che gioco stai giocando, Edward?» replicò Oliver. «Vuoi che ti dica che è soltanto colpa mia? Mi dispiace, ma non avrai questa soddisfazione.»
Edward lo ignorò.
«Amavo Sharon. Credevo che avrei trascorso tutta la mia vita con lei. Ci siamo conosciuti che eravamo ancora molto giovani. Non avevo mai avuto una ragazza prima di lei e per Sharon era lo stesso. Pensavo che il mio primo amore sarebbe stato l’unico amore della mia vita. Eravamo una coppia felice. Quando è arrivata Margaret, siamo diventati una famiglia felice. Non avrei desiderato nient’altro. L’idea che un giorno, accanto a me, ci sarebbe stata un’altra donna non mi sfiorava minimamente. Poi, da un giorno all’altro, abbiamo scoperto che Sharon era malata e che non c’era niente da fare. È stato come se il mondo intero crollasse. Io sfidavo la morte per mestiere e la morte, invece di prendere me, veniva a reclamare lei. Era un controsenso, non riuscivo a spiegarmelo. Non potevo accettarlo. Sono rimasto da solo. Anzi, no, non sono rimasto da solo: sono rimasto con Margaret e non potevo nemmeno lasciare che il dolore mi divorasse, perché avevo una figlia e non potevo farmi vedere da lei nelle mie vere condizioni. Non voglio che tu ti assuma tutte le responsabilità, ma solo farti notare che il tuo modo di ferire le persone non è tanto diverso dal mio.»
Oliver abbassò lo sguardo e non parlò.
«Ho già detto tutto, adesso puoi andare» lo congedò Edward. «Ci vediamo alle nove. Fatti venire in mente un modo per uscire da questa situazione di stallo, perché mi pare palese che nessuno di noi due voglia chiedere scusa per primo e, in tutta onestà, mi sono stancato di dovere girare l’angolo quando passi tu, per non venire a salutarti.»

***

Il portone d’ingresso era solo accostato. Edward si introdusse all’interno dell’edificio e salì le scale. Quando giunse di fronte alla porta, erano le 20,59. Bussò e attese che Fischer aprisse. Oliver lo fece entrare, osservando: «Sei stato puntuale.»
Edward richiuse la porta alle proprie spalle.
«Avevi qualche dubbio?»
Oliver non rispose. Rimasero a fissarsi in silenzio, uno di fronte all’altro. Era palese che nessuno dei due volesse parlare per primo.
Edward si sforzò di farlo.
«Buon compleanno.»
Oliver fece un mezzo sorriso.
«Grazie.»
«Se la cifra tonda ti spaventa, ti posso assicurare che, una volta che ti abitui, non è così terribile.»
Oliver ribatté: «Capitano cose peggiori che arrivare a quarant’anni.» Abbassò lo sguardo. «Tipo non arrivarci.»
Era una palese allusione alla Menezes, che aveva un solo significato: per lui, quel discorso non si era ancora concluso.
«Va bene» si arrese Edward, «non dovevo dire quello che ho detto. Non dovevo metterla in mezzo, insinuare che tu non la amassi davvero.»
Oliver alzò gli occhi.
«Sai benissimo quanto ci tenessi a lei. Tu stesso hai sempre detto che eravamo fatti l’uno per l’altra.»
«Quando l’ho detto, non sapevo che un giorno io, te e Selena saremmo andati insieme al Delicious Ambition.»
«Quindi questo ti autorizza a sminuire sentimenti veri, come se non fossero mai esistiti?»
«Non avremmo dovuto andare al Delicious Ambition con Selena.»
«Non hai risposto alla mia domanda, Edward.»
«E tu non hai confermato la mia affermazione.»
Oliver sbuffò.
«È impossibile fare una conversazione sensata con te. Se proprio lo vuoi sapere sì, sarebbe stato meglio se ci fossimo andati da soli, in quel locale, e se ci fossimo messi a pomiciare tra di noi. Mi auguro che non saremmo stati costretti a oltrepassare certi limiti... ma sarebbe stato più facile.»
«È un modo come un altro per dirmi che vorresti baciarmi, Fischer?»
Oliver gli scoccò un’occhiata di fuoco.
«No! Non ho mai detto nulla di simile! Però, devi ammetterlo, non ci sarebbero state tutte queste complicazioni.»
Edward obiettò: «Sarebbe stata Selena ad avere dei dubbi.»
«Non glielo avremmo detto. Sarebbe stato il nostro piccolo segreto.»
«Ci stai provando con me, Fischer?»
«Stai tranquillo, sei l’ultima persona al mondo alla quale farei delle avance» mise in chiaro Oliver. «Stavo solo cercando di allentare la tensione.»
«Cambia strategia» replicò Edward, togliendosi il giubbotto e buttandolo da parte. «Non arriverai da nessuna parte.»
Oliver gli lanciò un’occhiata penetrante.
«Voglio solo che tu mi chieda scusa per le tue insinuazioni.»
Edward sostenne il suo sguardo.
«Non lo farò.»
«Bene» concluse Oliver, «allora direi che non abbiamo altro da aggiungere a questo proposito. Passiamo ai nostri misteri?»
«Come vuoi.» Senza aspettare un invito esplicito, Edward si sedette. «Dopo la festa di carnevale, sembra che due cameriere siano rimaste intossicate. Sono state licenziate, perché apparentemente la colpa era loro: avevano bevuto due bicchieri di spumante lasciati intatti da dei clienti. Ho dovuto impegnarmi parecchio per arrivare a queste informazioni, ma non sto a riferirti tutti i dettagli. Quello che conta è che, a quanto pare, sono state drogate, oppure avvelenate, le persone sbagliate.»
«Come è successo a me, quando ho bevuto quel tuo drink anni fa.» Oliver scostò una sedia e si accomodò di fronte a lui. «Evidentemente c’è chi utilizza lo stesso metodo di Livio Santangelo.»
«Molto probabilmente, quei bicchieri sono stati portati a me e a Selena» puntualizzò Edward. «Un cameriere ce li ha consegnati, dicendo che erano un omaggio per noi.»
«Ma era già passata la mezzanotte, quindi non hai bevuto perché Sharon non avrebbe voluto» dedusse Oliver. «Selena ha rinunciato ugualmente a bere e avete lasciato i bicchieri pieni. Sono finiti tra le mani di due ragazze che stavano ripulendo la sala. Credo sia abbastanza chiaro quello che è successo dopo.»
«Ho paura di sì.»
«Ho ricevuto un messaggio da parte di Selena, quella sera. Non può averlo scritto lei, perché a quell’ora le stavi praticando un rapporto orale in mia presenza e nessuno di noi aveva il telefono. Mi ha scritto, testualmente: “hanno capito tutti il tuo gioco, se dovesse succedere qualcosa a me o a mio marito sarebbe chiaro che sia tutta colpa tua”.»
Edward spalancò gli occhi.
«Che cosa?!»
«C’era scritto esattamente quello che ti ho detto» confermò Oliver. «È chiaro che non l’abbia scritto Selena. Questo, però, significa che qualcuno aveva accesso al suo telefono, oppure al suo account... e che le due ragazze potrebbero essere state molto fortunate.»
Edward sussultò.
«Chi può avere fatto una cosa simile?»
«Non lo so, ma devi chiamarla subito sul telefono che usa per lavoro.»
«Sarà spento a quest’ora.»
«Allora chiama Margaret e dille di passarti Selena. Quando ti risponderà, le dirai che non deve assolutamente usare il suo smartphone e che domani deve portarlo da un tecnico. Si lamentava della batteria e di trovarlo caldo quando non lo stava usando. Deve essere successo al ricevimento di Capodanno. Il suo telefono non era bloccato. Ce l’avevo io, quando sono stato aggredito. Chi ci ha rinchiusi nello scantinato deve avere installato un’applicazione per tenere Selena sotto controllo. Avrà letto le sue chat, scoperto il suo codice di sblocco... Doveva essere al Delicious Ambition e avere avuto accesso al suo telefono.»
«Ma perché? A quale scopo fare tutto questo? Non ha senso.»
«Hai ragione, Edward» convenne Oliver. «Hai perfettamente ragione, non ha senso...»
«Era un affare nostro!» sbottò Edward. «Perché prendersela con lei, anziché con noi? Non c’entra niente con l’Evolution, non ha senso coinvolgerla in una questione da...»
Quando si interruppe, Oliver azzardò: «In una questione da uomini?»
Edward non sapeva quale fosse il giusto modo di completare quella frase. Ammise: «Anche. Sono aperto alle donne nel motorsport, lo sono sempre stato, ma che cosa c’entra un’arredatrice d’interni con le corse?»
«Conosce il mondo dell’automobilismo da vicino, da sempre. È elegante, intelligente, pacata...» Oliver fece una pausa. «Non guardarmi a quel modo, Roberts.»
«Perché, come ti sto guardando? So benissimo quali siano le qualità di Selena. Non capisco perché tu abbia tutto questo interesse per elencarle.»
«Non perché io voglia portarmela a letto, se è quello di cui vuoi accusarmi. Ti prego di mettere per un attimo da parte i nostri dissapori personali, ma di focalizzarti su di lei e sul suo modo di essere. Tenere sotto controllo Selena significa immagazzinare dati.»
«A cosa dovrebbero servire questi dati?»
«A plasmare la facciata umana di un’unità artificiale, per esempio.»
Edward si irrigidì.
«Ivana Blaze.»
«Nonostante abbia quasi ventisei anni, finora ha sempre fatto la parte della bimbaminchia. Da un po’ di tempo, ha smesso di recitare quella parte. L’androide, però, non sa che si trattava soltanto di una recita. Evidentemente non gli si può spiegare che la vera Ivana Blaze non è così, quindi serve un aiuto esterno. Posso immaginare che, quando il Replacement entrerà in azione, ci sarà un po’ di Selena, in esso.»
«Sarebbe terribile.»
«Chiamala» ribadì Oliver. «È giusto che sappia e che abbia modo di difendersi.»
Edward annuì.
«La chiamo subito.»
Per fortuna, Margaret era a casa. La telefonata fu breve. Selena lo prese molto sul serio. Gli sembrò che non l’avesse presa troppo male. In fondo, non aveva battuto ciglio quando Annabelle Vincent l’aveva pregata di non sporgere denuncia per il rapimento di cui era stata vittima, c’era da aspettarsi che riuscisse a mantenere la calma anche in una situazione che, in linea teorica, poteva risolversi semplicemente smettendo di utilizzare uno specifico telefono.
Edward riattaccò e informò Fischer: «Non l’ha presa troppo male. Ha detto anche di farti gli auguri di buon compleanno da parte sua.»
«Grazie.»
«Di nulla.»
«A proposito...» Oliver parve esitante. «Le hai detto...»
«Che abbiamo litigato? Sì, ma non le ho detto perché. Ti chiederei di non dirglielo nemmeno tu.»
«Neanche per sogno. Sarebbe imbarazzante.»
«Per te o per lei?»
«Per entrambi, e anche per te.»
«Non hai tutti i torti» ammise Edward. «Il tuo smartphone che fine ha fatto?»
«L’ho portato da un tecnico, per controllare di non essere tenuto sotto sorveglianza come Selena. Credo sia meglio se ci teniamo in contatto con altri mezzi.»
«Nel senso che, se ho bisogno di te, devo mandarti un piccione viaggiatore?»
Oliver si alzò in piedi. Andò a prendere due vecchi cellulari di modelli risalenti ad almeno vent’anni prima che teneva su una mensola.
«Gentile omaggio di Dalila. Ha degli ottimi agganci quando servono telefoni vecchi.» Ne diede uno a Edward. «Puoi tenerlo. Procurati una carta SIM.»
«Questo è un vero e proprio reperto storico. La batteria reggerà?»
«Spero di sì. In ogni caso, qui dovremmo essere al sicuro.»
«Mhm.»
«Qualcosa non ti convince, Roberts? Eppure sono sicuro che hai avuto un cellulare del genere anche tu.»
«Vecchi tempi in cui le telefonate internazionali costavano tanto e si restava costantemente senza credito. E poi, per svagarsi, c’erano le partite a Hungry Cobra nel tempo libero.»
Oliver aggrottò la fronte.
«Giocavi a Hungry Cobra?»
«Perché, tu no?»
«Sì, certo, anche se non era il mio gioco preferito in assoluto.»
«Credevi di essere il solo?»
«Io ero un ragazzino, a quei tempi. Tu eri già adulto.»
Edward replicò: «Che cosa significa? Gli adulti non possono divertirsi? Hungry Cobra era divertente, almeno per gli standard di allora.»
«Puoi giocarci anche se non hai ancora una SIM» lo informò Oliver. «Lo so perché ci ho provato, prima di procurarmene una.»
Edward accese il telefono.
«Non credo che lo farò.»
Oliver tornò a sedersi, fissandolo con aria penetrante.
«Lo farai, invece.»
«Cosa intendi?»
«Entrambi siamo esperti di Hungry Cobra. Usiamolo per mettere fine alla spiacevole faccenda del Delicious Ambition.»
«Cosa stai proponendo, Fischer?»
«Se ti batto, esigo le tue scuse per le insinuazioni che hai fatto quella sera.»
«Anch’io mi aspetto delle scuse da te» mise in chiaro Edward. «Non avresti dovuto mettere in mezzo Sharon.»
«Mi sembra ragionevole. Ti lascio un quarto d’ora per riprendere familiarità con il gioco poi inizia lo scontro ufficiale.»
«Credi davvero che tra un quarto d’ora la batteria di questo aggeggio sarà ancora carica?»
«Se preferisci usare il mio, per me non c’è problema.»
«No, preferisco non correre ulteriori rischi. Non si può mai sapere, potresti avermi proposto lo scambio di proposito.»
«Sei sempre così malfidente, Roberts?»
«Solo quando sento puzza di truffa.»
«Così sarei un truffatore, eh?» Oliver ridacchiò. «Aspetta che ti abbia battuto con un vantaggio imbarazzante, poi vedremo se avrai ancora il coraggio di dire che ti voglio fregare.»
«Ti vedo molto sicuro di te stesso, Fischer» ribatté Edward. «Se fossi al posto tuo, non sarei così tanto sicuro di avere la vittoria assicurata.»
Oliver puntualizzò: «Il tempo sta già passando. Se vuoi passare i quindici minuti che ti ho concesso a parlare, a me sta bene. Poi, però, non lamentarti del risultato finale.»
Edward non rispose. Andò a cercare Hungry Cobra nella sezione dedicata ai giochi, pronto a fare una partita per la prima volta dopo almeno vent’anni.

***

Seppure concentrato sul serpente stilizzato che usciva dal display da un lato per rientrarvi dall’altro, Edward riuscì comunque ad alzare lo sguardo quel tanto che bastava per intravedere il sorrisetto beffardo di Oliver Fischer.
«Ho fatto 369 punti. Prova a battermi!»
Non replicò. L’avrebbe fatto molto volentieri. Aveva già superato quota trecento, non sarebbe stato troppo complicato. Più concentrato che poteva, continuò a inseguire punti bonus, facendo attenzione a non far scontrare la testa del serpente con il suo corpo così propenso a eludere ogni legge della fisica.
Fischer lo fissava, ma Edward non se ne curò: aveva uno scontro da vincere. Superò il punteggio dell’avversario, cercando di mantenersi impassibile. Non vedeva l’ora di assistere alla reazione di Oliver, ma avrebbe dovuto pazientare.
Oltrepassò i quattrocento punti, ma non si fermò. Giunse a oltre cinquecento e, dopo avere ottenuto diversi bonus, arrivò a superare anche i seicento e i settecento. Quando commise l’errore fatale, ne aveva 792, più del doppio di quelli del suo rivale.
Gli mise lo schermo davanti.
«Guarda qui, Fischer!»
L’altro spalancò gli occhi.
«Come hai fatto?»
«Sono un professionista di Hungry Cobra» ribatté Edward. «Tu, invece, sei un dilettante senza speranze.»
Oliver si alzò in piedi e gli si avvicinò. Cingendogli le spalle con un braccio, affermò: «Con un po’ di allenamento, riuscirò a vincere facilmente. Da ragazzino, facevo molto di più di settecento punti.»
Edward gli ricordò: «Ne ho fatti quasi ottocento.»
«Io arrivavo a millecinquecento, duemila, con una certa facilità» puntualizzò Oliver. «Ero un vero e proprio fenomeno.»
«Non mi stupisce. Eri un ragazzino. Non avevi nulla di più sensato da fare, quindi ti concentravi su Hungry Cobra.» Edward scostò il braccio di Oliver, si alzò in piedi e lo guardò negli occhi. «Ti chiedo scusa per come mi sono comportato al Delicious Ambition. Hai ragione, non dovrei lasciare che la mia insicurezza parli al posto mio. Il punto è che la mia vita con Selena sembra talmente perfetta che ho paura che tutto possa spezzarsi da un momento all’altro. »
«Non si spezzerà.»
«Come puoi esserne così certo.»
«Non sono pessimista come te. E poi sono io che ho perso, avrei dovuto essere io a chiederti scusa. Non avrei dovuto mettere in mezzo Sharon. Non l’ho mai conosciuta. Non so niente di voi. Non...» Oliver esitò. «Puoi raccontarmi qualcosa di lei, se vuoi.»
«Non adesso» replicò Edward. «Andiamo a fare un giro? Magari troviamo una scala su cui andare a sederci. Dobbiamo parlare delle nostre prossime mosse.»
«Credo sia più sicuro farlo qui» obiettò Oliver, «o almeno, mi auguro che nessuno mi stia tenendo d’occhio in casa.»
«Me lo auguro anch’io, sarebbe davvero preoccupante» ammise Edward, «ma non vedo perché non potremmo comunque andare a parlarne fuori, senza telefoni... a parte questi. A proposito, un giorno mi dovrai spiegare in che modo Dalila riesca a procurarseli.» Rise. «È una trafficante?»
«No, puoi stare tranquillo» rispose Oliver, «non ho fatto un figlio con una criminale. Se vai a fare un giro a un mercatino dell’antiquariato, scoprirai che non è così difficile trovare cellulari molto vecchi. Non è detto che siano funzionanti, quindi è meglio avere dei fornitori di fiducia, ma ciò non toglie che sia assolutamente possibile procurarseli.»
Capitava di rado che parlassero della vita privata di Fischer, dopo la morte di Tina Menezes, ma Edward non riuscì a trattenersi. Erano appena fuori dal portone, quando gli chiese: «Come vanno le cose tra te e Dalila?»
«Come tra due amici che hanno messo accidentalmente al mondo un figlio insieme» affermò Oliver. «Andiamo d’accordo, condividiamo le decisioni importanti che riguardano Mirko.»
«Non parlo di questo. Parlo di voi come coppia.»
«Io e Dalila non siamo una coppia.»
«Dalila aveva una relazione con un giovane imprenditore arrembante e pieno di sé» gli ricordò Edward. «Ha rinunciato a lui per te.»
«Sapeva a cosa andava incontro» replicò Oliver, «e non sono nemmeno convinto che quei due abbiano davvero rinunciato l’uno all’altra fino in fondo.»
«Quindi cosa pensi di fare?» obiettò Edward. «Rinunci tu?»
«Non sto rinunciando a nulla.»
«È la tua occasione per essere felice.»
«Entro certi limiti» mise in chiaro Oliver, «sono già felice.»
«Quel tipo si atteggerà a principe azzurro, le farà credere di poterla salvare da una vita piatta e diventeranno una coppia ufficiale prima che tu abbia il tempo di battere ciglio, se non ti svegli.»
«Quello tra me e Dalila è stato un “incidente” avvenuto quando nessuno di noi due faceva parte di una coppia. Mi sono sposato con Tina senza sapere che il bambino di Dalila fosse figlio mio. Non voleva nemmeno che lo sapessi.»
«Adesso, però, è cambiato tutto. Tu sei rimasto solo e...»
«No, Edward, non funziona così» lo interruppe Oliver, mentre si avviavano lungo la strada. «Dovresti sapere meglio di me cosa succede quando perdi la persona che ami.»
«Io non avevo figli con altre donne.»
«Comprendo il tuo punto di vista. Sono sicuro che, con poco sforzo, riuscirei ad adattarmi a una vita insieme a Dalila. Però Tina rimarrebbe al centro dei miei pensieri, non riuscirei ad amare Dalila allo stesso modo in cui amavo lei. Cosa pensi che potrebbe succedere, a quel punto? La renderei infelice. Si pentirebbe senz’altro di avere scelto me, anziché l’imprenditore arrembante e pieno di sé, come lo chiami tu.»
Edward insisté: «Sposala e sistemati. Si dimenticherà di lui.»
Oliver replicò: «Credo sia meglio mettere fine a questo discorso. La tua visione del mondo non è compatibile con la mia situazione personale.»
«Come vuoi» si arrese Edward. «Di cosa dovremmo parlare, allora?»
«Non è necessario parlare per forza, adesso.» Oliver gli indicò una direzione. «Andiamo da quella parte. C’è una scala accessibile sulla quale possiamo andare a sederci.»
Edward si lasciò condurre nel cortile di una palazzina vecchia, verniciata di fresco per metà. Rischiando di inciampare contro un’impalcatura della ditta che si occupava di tinteggiatura, seguì Oliver fino al retro. C’era una scala antincendio, ben poco rischiarata dalle luci piuttosto fioche dell’edificio retrostante.
Presero posto sui gradini. A quel punto, Edward volle sapere: «Che cosa pensi di fare, adesso?»
Oliver rispose: «Non c’è molto che io possa fare. Tra due giorni devo partire per Pechino. Quando tornerò, trascorrerò qualche giornata insieme a mio figlio, poi tornerò al mio lavoro.» Il suo tono si fece freddo. «Non approfitterò del tempo che passerò con mio figlio per fare quello che vorresti tu.»
Edward sospirò.
«Fai come se non avessi detto niente. Volevo solo incoraggiarti.»
«Non ce n’è bisogno.»
«Ho capito. Non vuoi donne nella tua vita, né stabili, né di passaggio.»
Oliver sussultò, Edward se ne accorse chiaramente. Attese che Fischer replicasse alla sua affermazione, ma non successe, quindi azzardò: «Ci sono donne di passaggio, nella tua vita?»
Oliver ribatté: «Non avresti una domanda di riserva?»
«Cos’hai combinato, Fischer?»
«Non sono sicuro che tu voglia saperlo.»
Edward obiettò: «Se me lo vuoi dire, mi fa piacere. Come penso avrai capito, non sono un grande fan dei rapporti occasionali, ma...»
«Piantala, Roberts!» sbottò Oliver. «Ti rendi conto di come parli? “Fan dei rapporti occasionali”? È questa l’opinione che hai di me?»
«Non c’è bisogno che ti scaldi tanto. Facciamo finta che non ti abbia detto niente.»
«Invece no. Adesso ti racconto tutto per filo e per segno... e tu mi stai a sentire!»
«Va bene» concesse Edward. «Cerca di non scendere troppo nel dettaglio.»
«Da uno che toglie le mutande alla moglie in un luogo pubblico, tutto questo puritanesimo mi pare esagerato, ma non scenderò nel dettaglio, non preoccuparti. È successo quella sera al Delicious Ambition.»
«Fammi capire, Fischer, quando mi hai tirato addosso la maschera e il corno e sei fuggito via non te ne sei andato, ma ti sei messo a rimorchiare?»
Oliver replicò: «A dire il vero, la maschera e il collo li ho lanciati sul divanetto, non te li ho tirati addosso. La mia intenzione era, effettivamente, di chiamare un taxi e di tornare a casa. Non l’ho fatto perché una donna è venuta a parlarmi... una bellissima donna, nello specifico.»
«Stai attento, Fischer, che ci sono sempre delle fregature, quando una donna bellissima ti punta così, all’improvviso.»
«Stai dicendo che non sono abbastanza appetibile?»
«Sto dicendo che è sempre meglio porsi qualche domanda.»
«Quella donna è Annabelle Vincent.»
Edward strabuzzò gli occhi.
«Quella Annabelle Vincent?!»
«Ne conosci per caso altre con lo stesso nome?»
«Veronica Young ti ucciderà, quando scoprirà che sei stato a letto con sua figlia.»
«Annabelle è adulta abbastanza per decidere chi frequentare. In più, non ci sono stato a letto.»
«Ti sei cacciato in un grandissimo casino, Fischer.»
«Ti assicuro che nella vita ho commesso errori più pericolosi di questo» affermò Oliver. «Me lo sono fatto succhiare dalla donna sbagliata, è vero. Però è stata lei a prendere l’iniziativa, io mi sono limitato a non tirarmi indietro. È successo, tutto qui. Non penso che ci sarà un seguito.»
«Dove è successo?»
«Sulla sua macchina, quando mi ha accompagnato a casa.»
«Non l’hai fatta salire?»
«No.»
«Spero che non se la sia presa troppo» ribatté Edward. «Non è esattamente il tipo di persona che mi augurerei di mettermi contro.»
«Abbiamo già avuto a che fare con lei» gli ricordò Oliver. «Siamo ancora qui, siamo vivi.»
«Annabelle Vincent ha chiesto a te e a Selena di non sporgere denuncia per i fatti della sera dell’ultimo dell’anno» precisò Edward. «Forse ti converrebbe farti qualche domanda, invece di essere certo che ciò che la riguarda non avrà conseguenze. Ti consiglio vivamente di non giocare con il fuoco, Fischer. Potrebbe essere pericoloso.»
«Siamo entrati senza volerlo in una questione più grande di noi» obiettò Oliver. «Perché il pericolo dovrebbe essere rappresentato dal fatto che io sia entrato, senza pensarci troppo, nella bocca di Annabelle Vincent?»
«Perché è la figlia di Veronica Young, quindi porta guai di default.»
«Forse dovremmo smettere di vedere Veronica come un ostacolo. In fondo, siamo tutti dalla stessa parte.»
Edward replicò: «Se la tua ipotesi è corretta e se un Replacement prenderà davvero il posto di Ivana Blaze, è abbastanza improbabile che Veronica non ne sappia nulla. Non siamo dalla stessa parte.»
«Dipende da quale prospettiva vedi le cose» fu la decisa replica di Oliver. «Anche noi, di fatto, siamo al corrente di quello che succede, ma non stiamo facendo niente per opporci.»
«Questo non significa che siamo d’accordo con certi metodi... o almeno, io non concorderò mai con tutto questo. Non mi piace l’idea dei Ghost Driver, ma posso accettarla. In fondo, la loro presenza è dichiarata e deve seguire delle regole precise. Ciò che è intollerabile è che vi siano piloti rimpiazzati da unità artificiali, senza che questo sia di dominio pubblico, in nome di una storia da raccontare. Penso che Ivana non dovrebbe sottostare alle loro richieste.»
«La Blaze non ha alcuna possibilità di fare strada e di costruirsi un nome. Non ha abbastanza talento per gareggiare ad alto livello ed è vittima di un sistema al quale si è gettata in pasto in prima persona, con tutte le sue assurdità a proposito del fatto che chiunque osi avanzare qualche genere di critica nei suoi confronti lo faccia perché è donna e non perché sia poco performante. È esattamente il tipo di pedina totalmente manovrabile che il Progetto Evolution cercava. L’abbiamo visto anche con Corvin: era alla disperata ricerca di un’occasione e non ci ha pensato due volte, prima di mettersi tra le mani di chi voleva soltanto sfruttarlo per i propri esperimenti.»
Erano passati anni, ma Edward non era ancora riuscito a inquadrare bene Remy. Il suo avversario di un tempo non doveva avere avuto molta scelta, dopo avere accettato di far parte di un progetto così malsano, ma c’era comunque stato un momento in cui avrebbe potuto rifiutare l’offerta.
«Ci credi, Fischer, che non so ancora cosa pensare di lui?»
«Non ho difficoltà a crederlo.»
«Annabelle, invece?»
«Cosa mi stai chiedendo?»
«Chi è davvero? Dobbiamo considerarla un’alleata o una minaccia?»
Oliver rispose: «Preferisco limitarmi a considerarla una donna affascinante che mi ha sedotto in un locale alquanto discutibile. Devo dire che, alla luce di quello che mi è successo, non me la sento affatto di condannare Corvin.»
«In che senso?»
«Ha ricevuto una proposta che gli sembrava allettante. Era convinto che il Progetto Evolution fosse esattamente quello che faceva per lui.»
«Cosa c’entra Annabelle in tutto questo?»
«C’entra, perché mi ha fatto una proposta allettante, quella sera. Corvin ha firmato un contratto, io mi sono fatto sbottonare i pantaloni. Sono due situazioni molto diverse, certo, ma devi ammettere che hanno una linea di fondo comune.»
«Mi auguro che rimangano situazioni diverse anche nel prossimo futuro» ribatté Edward. «C’è una sola cosa che troverei più inquietante dei Replacement che guidano al posto dei piloti veri... e sono i Replacement che si dedicano al petting spinto.»
«Come ti vengono simili idee, Roberts?»
«Non so. A te come è venuto in mente di infilarlo in bocca ad Annabelle Vincent? I pensieri malsani sono inevitabili, come tu stesso hai dimostrato.»
«L’ho pur sempre messo in bocca a una donna, e anche molto affascinante, non certo a un androide!» puntualizzò Oliver. «Sarebbe una cosa agghiacciante.»
«Quindi» dedusse Edward, «posso lasciarti andare in Cina da solo, senza preoccuparmi troppo per te.»
«A dire il vero, fai sempre bene a preoccuparti, visto che, lo ammetto, a volte vado a caccia di guai» rispose Oliver, «ma è inevitabile, non posso fare altrimenti. Tu, piuttosto, convinci Ivana Blaze a portarti con sé al prossimo EvoPrix. Se devo andare a cercarmi delle disgrazie, preferisco farlo insieme a te, piuttosto che da solo.»
«In sintesi, ti serve qualcuno che ti pari il culo» concluse Edward.
«Non ho detto questo» replicò Oliver, «ma non penso di poterti convincerti del contrario. Adesso che mi hai estorto informazioni sulla mia vita privata, però, mi fai il piacere di tacere e ascoltarmi. Ti devo raccontare quello che è successo al Delicious Ambition, prima di Annabelle e prima ancora della nostra discussione. C’entra Ivan Blazevic.»
Gli riferì i dettagli della conversazione avuta con il padre di Ivana Blaze.
Edward si girò di scatto a guardarlo.
«Scusa, Fischer, quando avevi intenzione di mettermi al corrente di tutto ciò?»
«Non ci incontravamo da quella sera» gli rammentò Oliver.
Edward obiettò: «Ti sembra una buona ragione per tenerti tutto per te?»
«Anche tu non mi hai raccontato dello spumante» concluse Oliver. «Direi che siamo pari.»
Edward annuì.
«Sì, te lo posso concedere. Il fatto che Blazevic ti abbia riconosciuto, però, cambia tutto.»
«Che intenzioni hai, Roberts?»
«Nessuna.»
Oliver ricambiò il suo sguardo con un’occhiata penetrante.
«Non ti credo.»
Edward fece un mezzo sorriso.
«Tu tieni gli occhi bene aperti in Cina. Io li terrò aperti qui.»
«Non torni a casa dalla tua famiglia?»
«Tornerò dalla mia famiglia, non preoccuparti. Però non farò finta di niente, con Ivan Blazevic.»

***

Il tecnico impiegò soltanto poche ore per analizzare lo smartphone di Selena, la quale chiamò Edward e gli domandò di raggiungerla allo studio di design. Non c’era da stupirsi che preferisse parlargliene lontano da orecchie indiscrete. Si fidava di Aurelie, che lavorava per lei da molti anni, e la governante non era invadente, ma era meglio che certi particolari rimanessero tra di loro. In più, nessuno dei due voleva mettere in allarme Margaret.
Selena lo fece entrare e andò a sedersi sul bordo della scrivania, dopo avere spinto indietro alcune carte. Un plico cadde a terra, ma non si preoccupò di raccoglierlo. Edward si accertò di non imitarla. Selena era molto precisa e non avrebbe certamente apprezzato che spostasse qualcosa o che lo ribaltasse.
«Allora?» le chiese.
«Tu e Oliver avevate ragione» lo informò Selena. «Il tecnico ha trovato un’applicazione tramite la quale qualcuno ha spiato le mie interazioni. Sostiene che sia stata installata da qualcuno che aveva accesso al mio telefono. Ha insinuato che...» Si interruppe. «Niente, lascia stare.»
«Ha insinuato che...?» la esortò Edward.
«Mi ha detto, testualmente: “signora, è molto probabile che suo marito la stia spiando”» rispose Selena. «Non hai idea dell’occhiataccia che gli ho lanciato. A quel punto ha corretto il tiro: “oppure un suo ex fidanzato”.»
Edward tirò un sospiro di sollievo.
«Meno male che ha dato la colpa a Fischer.»
«Il tecnico non conosce né te né Oliver» puntualizzò Selena. «Ovviamente, se vi conoscesse, non potrebbe mai sospettare di voi.»
«Cos’ha fatto al telefono?»
«Mi assicura di avere sistemato tutto. Io, però, non mi sono fidata al cento per cento.»
«Porti il telefono da un tecnico, poi non credi a quello che ti dice?»
«Non ho detto che non gli ho creduto. Preferisco semplicemente non usare più quello smartphone. I miei account non sono compromessi. Ha sistemato tutto. Io, però, ritengo più saggio comprare un altro smartphone.»
Edward convenne: «Mi sembra un’idea sensata.»
«Per ora, userò il cellulare del lavoro anche per la vita privata» gli riferì Selena. «Tu, invece? Stamattina abbiamo avuto a malapena il tempo di salutarci. Non mi hai raccontato della serata di ieri.»
«Sono andato da Fischer. Ci siamo sfidati a Hungry Cobra.»
«Hungry Cobra?»
«Il gioco dei cellulari di una volta» spiegò Edward.
«So bene di cosa si tratta.» Selena rise. «Non riesco a immaginare te e Fischer immersi nel gioco del serpente.»
«Nemmeno io me lo sarei immaginato, se qualcuno me l’avesse detto in anticipo» puntualizzò Edward, «però sono contento di averlo fatto. Alla fine ci siamo chiariti.»
«Mi fa piacere.»
«Gli ho parlato della storia dello spumante.»
Selena non replicò. Con la coda dell’occhio, a Edward parve di vederla sussultare.
La abbracciò.
«Andrà tutto bene, non abbiamo niente da temere.»
«Ah, no?» obiettò Selena. «Ne sei proprio così sicuro? Sono stata narcotizzata e sequestrata poco più di due mesi fa. Qualcuno è riuscito a installare sul mio telefono una app per tenermi sotto controllo. Ci sono stati serviti due bicchieri di spumante che contenevano droga o veleno. Non abbiamo avuto la benché minima possibilità di scoprire chi fosse dietro, perché era una festa di carnevale ed era pieno di gente mascherata. Mi sembra azzardato dire che non abbiamo niente da temere. Inizio a temere che sia stato un errore non sporgere denuncia.»
«A proposito di Annabelle Vincent» la informò Edward, «la sera di carnevale ha rimorchiato nientemeno che Fischer.»
«Sei serio?»
«Mai stato più serio di così.»
«Spero che Veronica Young non lo venga mai a scoprire. Non è niente di serio, vero?»
«Per ora no, però la signorina si è rivelata piuttosto coinvolgente.»
Selena sentenziò: «Oliver farebbe meglio ad andarci cauto. Annabelle non è la donna giusta per lui.»
Edward si irrigidì.
«Chi sarebbe la donna giusta per lui?»
«Di sicuro non Annabelle Vincent.»
«Sembri un’ex fidanzata gelosa.»
«Non sono un’ex fidanzata gelosa.»
«Eppure...»
«Piantala, Edward» lo interruppe Selena, «altrimenti mi toccherà insinuare che tu sia un marito geloso.»
«Geloso di Fischer? Neanche per sogno. L’ho battuto a Hungry Cobra, mi sembra chiaro chi sia il partito migliore, tra di noi.»
«Giusto. Ho sempre saputo che avevo fatto bene a scegliere te. Il vostro risultato nella sfida al gioco del serpente è la conferma definitiva. In ogni caso, la donna giusta per Oliver era la Menezes. Gli auguro di innamorarsi di nuovo, prima o poi, ma Annabelle Vincent porterà solo guai.»
«Devo ammettere di essere d’accordo con te, almeno su questo» rispose Edward. «Oliver sostiene che sia stato un episodio one-off. Gli credo, anche se...»
«Anche se...?»
«Domani parte per Pechino e Annabelle anche. Poi ci sarà anche Remy Corvin.»
«Che cosa c’entrano Corvin e la R-Evolution Racing?»
«La R-Evolution Racing non c’entra nulla, ma il tuo ex ha la spiccata tendenza a finire in mezzo ai triangoli amorosi più svariati. All’inizio c’eravamo io, te e Fischer. Poi c’erano Fischer, la Menezes e Dalila Colombari. In seguito, abbiamo avuto Fischer, la Colombari e quell’altro tizio. Non sono sicuro che trovarsi nello stesso posto in cui ci sono anche Annabelle e il suo ex fidanzato sia l’ideale.»
«Se la caverà» replicò Selena. «È un uomo adulto e capace di badare a se stesso.»
«Questo non lo metto in dubbio. Anzi, un po’ sì. Non si può mai sapere che cosa gli passi per la testa. Quando vuole arrivare a un risultato, fa di tutto per ottenerlo.»
«Stai ancora parlando di inciuci sentimentali?»
«A dire il vero no» rispose Edward. «Mi ha detto di avere parlato con Ivan Blazevic, quella sera al Delicious Ambition. Avrebbe voluto raccontarmelo, ma poi...» Si interruppe, sperando che Selena non volesse approfondire. «Non c’è stata la possibilità di parlarne.»
«A proposito, non me la racconti giusta su quello che è successo quella sera» rimarcò sua moglie, mettendo drammaticamente fine al suo desiderio di far cadere tutto nell’oblio. «Per caso tu e Fischer avete litigato per me?»
Edward avvampò.
«Che cosa te lo fa pensare?»
«La situazione era piuttosto equivoca.»
«Eravamo preparati.»
«Non abbastanza.»
«Nessuno può essere davvero preparato per una situazione simile.»
«Situazione che ti ha dato fastidio» ipotizzò Selena. «Questo spiegherebbe perché tu sia andato così oltre.»
Edward ribatté: «Non sono andato oltre. Farei la stessa cosa anche qui e adesso. Anzi, sono abbastanza sicuro che presto sarai sdraiata sulla scrivania con le gambe aperte.»
«Sei andato oltre perché eravamo in pubblico» mise in chiaro Selena. «Se vorrai ripeterti qui, nel privato, non avrò niente da ridire.»
«Molto bene.»
Con un po’ di fortuna, Edward non sarebbe stato chiamato ad approfondire le ragioni del litigio con Fischer.
La fortuna, però, doveva avergli voltato le spalle ed essersi allontanata ad ali spiegate, dal momento che Selena insisté: «Prima, però, devi spiegarmi per filo e per segno quello che cosa vi siete detti tu e Oliver.»
Edward cercò di opporsi: «Non sta bene ripeterlo davanti a una signora.»
Selena rimase ferma sulla propria posizione: «Questo è l’ennesimo segnale che stavate discutendo per colpa mia.»
Edward sospirò, arrendendosi.
«Va bene, il motivo era quello, però non è stata colpa tua se Oliver ha messo le mani e la bocca dove non doveva.» Per la prima volta, un pensiero terribile lo sfiorò. «Devo farti una domanda. Posso?»
Selena confermò: «Certo che puoi.»
«Ti...» Edward esitò. Poteva davvero chiederglielo? «Ti è...»
«Vuoi sapere se mi è piaciuto?»
«Sì.»
«Forse dovrei chiederlo io a te» ribatté Selena. «Ti è piaciuto affondare la lingua dentro di me, mentre Oliver poteva a malapena toccarmi le tette?»
«Non era proprio quello che definirei a malapena.»
«Rispondimi, Edward. Ti è piaciuto? Sei stato soddisfatto di avere accesso alla “stanza dei bottoni”? Ti sei sentito come se avessi battuto Oliver a Hungry Cobra?»
«Rispondimi tu, Selena. Hai trovato eccitante la nostra avventura a tre?»
«Sarebbe stata una semplice recita, se tu non avessi voluto darti da fare?»
«Ti. È. Piaciuto?»
«A te è piaciuto portarmi a un threesome con il tuo ex?»
«Esigo una risposta.»
«Altrimenti cosa fai? Mi uccidi come fanno gli uomini con le loro mogli, secondo lo spassionato parere di Christine Strauss?»
«A dire il vero ci sono tante cose che mi piacerebbe farti, ma ucciderti non è una di queste.» Edward ridacchiò. «Avanti, Sel, fata degli unicorni, sii sincera e dimmi se godevi solo grazie a me o se la presenza di Fischer ha dato il suo contributo.»
«Fischer ci sa fare» ammise Selena. «Sentirlo mentre mi baciava il collo o mentre esplorava la scollatura del mio vestito non mi ha lasciata indifferente.»
«Te lo faresti?»
«In un’altra vita, forse sì. In questa, però, stare con te conta di più di tutto il resto.»
«Se io non ci fossi...» azzardò Edward.
Selena lo interruppe bruscamente: «Tu ci sei e non vorrei niente di diverso, anche perché voi campioni di Hungry Cobra ci sapete fare molto di più degli uomini comuni come Fischer. A proposito, hai chiesto anche a lui se gli è piaciuto.»
Edward annui.
«È esattamente la ragione per cui abbiamo litigato.»
«Non me la sento di biasimarlo.»
«Nemmeno io, se devo essere sincero.»
«Tutto quello che è successo al Delicious Ambition, però, deve rimanere confinato a quella serata» gli ricordò Selena. «Era il nostro accordo, era quello che volevamo tutti e tre. Credo che dovremmo mantenere fede al nostro proposito.»
«Vorrei che non fossimo mai andati in quel locale insieme a Fischer.»
«Non ha importanza che cosa sarebbe stato meglio. Siamo stati in quel bordello a cielo aperto e ne abbiamo pagato le conseguenze. Però è successo anche qualcosa di interessante.»
«Per esempio?»
«La conversazione tra Fischer e Blazevic. Dovremmo approfondire con il diretto interessato.»
«Con Fischer?»
«Con Blazevic.»
Edward fu scosso da un brivido.
«Ci avevo pensato anch’io, ma pensavo che mi avresti mandato a quel paese, se te l’avessi proposto.»
«Che intenzioni hai esattamente?» volle sapere Selena.
«Secondo Oliver, è rimasto impressionato da te. Non ti ha riconosciuta.»
«Dove vuoi arrivare?»
«Devi contattarlo. Devi dirgli che sei la rossa del Delicious Ambition e che vuoi vederlo. Immagino che l’idea di tornare in quel postaccio non sia così allettante, per te...»
«Fammi capire, Edward, dovrei provarci con Ivan Blazevic fingendo di non essere tua moglie? Dovrei inventarmi un falso nome o qualcosa del genere?»
«Non ho detto che devi provarci con lui, né che devi fingerti un’altra donna. Devi solo dargli appuntamento in quel locale.»
«Per quando?»
«Potremmo tornare là questo fine settimana, se Blazevic accetta di vederti.»
«Non parli sul serio.»
«Invece sono assolutamente serio.»
Selena sbuffò.
«Va bene, ma solo perché ne ho abbastanza di rapimenti, avvelenamenti e altre disgrazie. Non ti resta che sperare che tutto si sistemi in fretta e che torniamo alla nostra vita di un tempo, altrimenti non rispondo più delle mie azioni.»
«Cosa pensi di fare?» la provocò Edward. «Vuoi scappare insieme a Fischer?»
«Non mi permetterei mai di portarmi via il tuo caro amico» rispose Selena. «Ammettilo, non hai paura che io possa preferire Fischer a te, ma che la mia presenza sia troppo ingombrante per la vostra bromance. Forse sono io quella che dovrebbe essere gelosa di voi.»


Nessun commento:

Posta un commento

Grazie per essere arrivato/a fino in fondo. Se vuoi, fammi cosa ne pensi con un commento. :-) Puoi farlo anche in maniera anonima.

Se sei capitato/a qui per caso ti invito a visitare il mio blog, in particolare le etichette "Commenti ai GP" e "F1 vintage".

Se invece mi leggi abitualmente e sei arrivato/a qui di proposito, ti ringrazio per l'apprezzamento e spero continuerai a leggermi.

Buon proseguimento di giornata (o a seconda dell'orario, di serata, o buona notte). <3

Milly Sunshine