mercoledì 13 gennaio 2021

Imola returnz

Se c'è una cosa che il mondiale 2020 ci ha insegnato è che a volte non importa davvero fino in fondo dove si vada a disputare gli eventi di un campionato, quanto piuttosto che ci siano località in cui disputare tali eventi, poi se non sono quelle che erano state pianificate non era un grosso problema.
Ci eravamo illusi che il mondiale 2021 potesse essere diverso, ma la realtà dei fatti è che il mondo non è tanto diverso rispetto a quello della scorsa stagione, solo, magari adesso si sa già come organizzarsi. Rimane comunque un punto piuttosto importante: ci sono circuiti disponibili a organizzare gran premi senza pubblico, altri no, così come ci sono stati più o meno rigidi in termini di ingresso nel paese per eventi sportivi internazionali. Questo porta a un risultato inequivocabile: anche il mondiale 2021, seppure probabilmente non tanto mutevole quanto quello del 2020, ha buone probabilità di essere un mondiale abbastanza mutevole.

Gran Premio d'Australia rinviato a novembre, Gran Premio della Cina rinviato a data da destinarsi, probabilmente mai, campionato pronto a iniziare in Bahrein... e poi un secondo evento, riprogrammato in corso d'opera, in sostituzione del non ancora cancellato evento cinese che probabilmente finirà proprio per essere cancellato.
L'annuncio è arrivato ieri, dopo numerosi rumour circolati nella giornata precedente: con la denominazione già vista lo scorso autunno di Gran Premio dell'Emilia Romagna, nel fine settimana del 18 Aprile la Formula 1 gareggerà sul circuito di Imola, storica sede del Gran Premio di San Marino... e ciò mi fa moooolto piacere.
Non penso che Imola sia il circuito migliore del mondo, questo no, però dal punto di vista geografico, l'idea di avere la F1 così vicina non è certo un pensiero che guasta. Il fatto che verrà disputata una seconda edizione su questo circuito, fa ben sperare per il futuro, magari prima o poi potrebbe arrivare a rientrare, più o meno stabilmente, nel calendario.

Per celebrare questo ritorno ho deciso di corredare questo post con un disegno random che ho fatto lo scorso autunno, con l'avvicinarsi dell'evento imolese, rispolverando una mia vecchia tradizione adolescenziale: disegnare piloti in forma di Pacman. In realtà la tradizione era disegnare un po' chiunque in forma di Pacman, ai tempi, ma essendo appassionata di motori mi piaceva concentrarmi anche sui piloti.
La sera in cui ho fatto questo disegno ho voluto omaggiare anche i Raikkonazzi appena rinnovati dall'Alfa Romeo, con uno dei due che celebrava cercando di bersi la coda dell'altro, che appariva in forma di bottiglia. Ci ho aggiunto piloti che celebravano la loro prima vittoria, gente che volava per celebrare l'incontro con Ide, il ricordo di un celebre inseguimento... e un po' di piloti random. Infine, giusto per evitare complottismi, quel "322" mi è uscito piuttosto male, perché dovevano essere un 32 e un 2, perché personalmente attribuisco la stessa importanza sia ai piloti professionisti sia a quelli "amatoriali ma pur sempre piloti" (cit).


lunedì 11 gennaio 2021

Campionati invernali a ruote scoperte 2021: si parte questa settimana dalla F4 Emirati, a seguire F3 Asia e Toyota Racing Series

Facendo due rapidi calcoli, sono passate all'incirca tre settimane dalla fine del campionato di Superformula. Ebbene, a tre settimane e mezzo di distanza dalla fine della stagione motoristica open-wheel 2020, ecco che inizierà la stagione motoristica open-wheel 2021.
I campionati invernali sono alle porte e nello specifico si svolgeranno Formula 4 Emirati, Formula 3 Asia e Toyota Racing Series, le prime due serie tra Dubai e Abu Dhabi, l'ultima che ho menzionato in Nuova Zelanda (con al via soltanto piloti neozelandesi o australiani).

La prima a iniziare sarà la F4 Emirati, il cui inizio è previsto nel pre-weekend(?) di questa settimana, tra giovedì e venerdì. Prevederà un totale di cinque eventi, sui due circuiti già citati. Sono già stati annunciati una dozzina di piloti, anche se non mi è del tutto chiaro quanti di loro prenderanno parte all'intera stagione e quanti no.
Tra di loro molti esordienti, appena arrivati dal mondo dei kart, come spesso è accaduto nelle scorse stagioni. Svetta tuttavia una presenza a cui ci eravamo abituati l'anno scorso, quella della minore delle sorelle Al Qubaisi, Hamda, che prenderà parte a una seconda stagione nel suo campionato "di casa" con il team Abu Dhabi Racing.
Bisognerà aspettare ancora un po', invece, per vedere al volante anche la maggiore delle due sorelle, Amna Al Qubaisi, che disputerà la stagione 2021 di F3 Asia, come aveva già lasciato intendere da tempo, partecipazione che nonostante ciò è comunque stata ufficializzata soltanto negli ultimi giorni.

Il campionato di F3 prevede anch'esso cinque eventi, sugli stessi circuiti, ma il primo evento è stato rinviato: verrà disputato come evento infra-settimanale prima di uno dei quattro weekend consecutivi nel quale si svolgerà la stagione.
La decisione di questo rinvio non sembra essere stata presa per problematiche sanitarie in senso stretto, quanto piuttosto per permettere ai piloti internazionali di svolgere il loro periodo di quarantena e di potere essere al via del primo evento.
Ciò non accadrà per la Toyota Racing Series, invece, nella quale non saranno presenti, come anticipato, piloti internazionali. Ciò ha quindi sbarrato la strada ai due che prevedevano di gareggiarvi, Dudu Barrichello (proveniente dalla Road To Indy) e Miki Koyama (W Series e formule minori giapponesi). Quest'ultima ha anche annunciato che, dopo avere scoperto di non potere gareggiare in Nuova Zelanda, aveva pianificato di gareggiare in F3 Asia, ma non è stato possibile.

Per quanto riguarda la F3, al momento sono stati annunciati pochi piloti, ma sembra una procedura normale, gli annunci non sono arrivati in particolare anticipo nemmeno per la F4 Emirati. Non è ancora chiaro come si comporrà la griglia e quante vetture, di conseguenza, ci saranno.
Di una cosa, comunque, sembrano esserci elevate probabilità: la partecipazione di piloti di GP2 o GP3 all'inseguimento della Superlicenza, insomma, gente che spera di emulare Pietro Fittipaldi, anche se quest'ultimo non proveniva né dalla GP2 né dalla GP3. Tutto ciò che si può dire al momento è aspettiamo e vediamo.

domenica 10 gennaio 2021

Green Panther

Ricordate i bei vecchi tempi in cui la Pink Panther era rosa? Spero di sì, perché attualmente tutto lascia pensare che la Pink Panther non esista più. Un nuovo main sponsor, ad accompagnare la denominazione di Aston Martin, fa sì che le vetture rosa non siano più una consuetudine e che le nuove monoposto saranno verdi, rumour che circolava peraltro da mesi e mesi.

Qualche giorno fa sono apparse queste immagini, nelle quali si intravede qualcosa di verde indossato dai piloti. I due, peraltro, mi sembra che abbiano l'aria abbastanza inquietante in queste foto, nel caso di Strollino un po' come se avesse degli scheletri nell'armadio e qualche osso anche dentro al portafoglio insieme alle carte di credito.

Vettel invece con quella barba mi ricorda un po' il Dr House dell'omonima serie televisiva (serie TV di fine anni 2000, una di quelle serie di cui anche chi non la seguiva - tipo io - sentiva parlare di frequente da altri), oltre che sembrare invecchiato di tipo vent'anni rispetto alla sua prima stagione in Ferrari. E sono passati un po' di anni, ma non certo una ventina.

Con questo non ho altro da aggiungere, ma per il momento ci sono poche cose da dire. Le nuove vetture forse le vedremo (non solo le Aston Martin, intendo proprio quelle di tutte le squadre) soltanto a marzo, dato che l'avvio della stagione slitterà a fine marzo con il rinvio/cancellazione del GP d'Australia. Pazienza, ce ne faremo una ragione.

giovedì 7 gennaio 2021

Grand Prix e il Campionissimo: un anime degli anni '70

Oggi parliamo di motorsport nei cartoni animati, concentrandoci su un anime del 1977/78, che omaggia almeno in parte la figura di Niki Lauda, avendo come personaggio secondario tale Nick Lans, a lui ispirato. Anche alcuni altri personaggi, seppure molto più secondari, sono ispirati a piloti d'epoca, tra cui Mario Andretti, James Hunt e Vittorio Brambilla (ribattezzato Prandelli nella serie), che ritroveremo tra un po'.
Il protagonista è Takaya Todoroki, giovane giapponese paragonato a un falco (animale simbolo dell'automobilismo a quanto pare, visto che Lucio Dalla vi paragonò Nuvolari). Costui ha un passato tragico, vive con gli zii, è un fattorino che consegna pesce e pilota e meccanico amatoriale con spiccate doti ingegneristiche. Impressionato dalla sua guida, Lauda/Lans lo raccomanda a una squadra automobilistica.

Takaya sviluppa un'accesa rivalità con il pilota Ohinata, fidanzato con la figlia del capo, e un'amicizia con Suzuko, una ragazza che lavora nel team e che per tutta la serie, salvo le poche volte in cui porta i pantaloni, indossa un paio di calzettoni di lana a righe bianche e gialle. Costei si porta sempre al seguito un bimbetto che pare essere suo fratello.
Partecipa a un rally sulle montagne giapponesi, dove guida su qualunque superficie, e poi al rally di Montecarlo. Poi debutta in Formula 1, campionato in cui, secondo questo anime, i testacoda hanno una durata infinita e qualsiasi auto incidentata va a fuoco. Il fuoco non intacca nulla che circondi la vettura, tranne le altre vetture. In caso di incendi in pista, non ci sono né bandiere gialle né bandiere rosse. Poi c'è Monza, dove... va beh, ne parliamo a fine post!

Parallelamente alla F1 gareggia anche a Le Mans vincendola con Ohinata, divenuto ora suo compagno di squadra e amico. Nel frattempo si è fidanzato con Isabella, una spagnola figlia di un torero e fidanzata in precedenza con un altro torero, rimasto incornato da un toro perché durante una corrida si è distratto a guardarla mentre si sedeva accanto a Takaya. Il fratello del morto, che è un pilota, tenta in tutti i modi di sabotare il giapponese.
A causa di un sabotaggio, Isabella per avvertirlo corre verso la pista, viene investita e muore. Ciò provoca in Takaya un trauma della durata di circa cinque minuti. Un analogo trauma lo proverà a fine anno, quando vincerà il GP del Giappone, nel corso del quale è morto il suo amico/rivale Ohinata. A quel punto facciamo conoscenza con suo padre...

Ex pilota di motociclismo, ha investito la moglie intervenuta per levare di mezzo un Takaya bambino che stava per essere investito a sua volta. Assicurato il marito di stare bene, la signora è morta poco dopo per effetto di un trauma cranico. Per onorare la sua memoria, salirà sul Kilimangiaro con una sua foto tra le mani, morendo assiderato su un ghiacciaio. Traumatizzato per mezzo episodio dall'evento, Takaya vince un rally che attraversa vari paesi africani, per poi ritirarsi dalle competizioni.
Si rifugia in Canada dove diviene sciatore e si innamora(?) di Pat Clark, una sciatrice di probabili origini inglesi appassionata di motori che intende a sua volta diventare pilota. Nel frattempo al posto di Takaya corre Hans, giovane austriaco biondo con i capelli lunghi e poco vincente.

La Formula 1 nel frattempo è cambiata, Stati Uniti e Unione Sovietica hanno fondato i loro team e stanno dominando la serie. Quando gli USA, dopo una serie di vittorie, vengono battuti in una gara dal team russo, vanno giù di testa e fanno cambiare il regolamento: la F1 diviene Formula Zero, una sorta di A1GP dove i team sono nazionali. Tornato alle corse, Takaya prende parte a questo nuovo campionato, mentre Hans cambia team.
Corre per un team mediorientale il cui fondatore aveva tentato di rapire Takaya in precedenza, ha come compagni di squadra un italiano affiliato alla mafia e un arabo che in passato rubava auto. Hans viene colpevolizzato in modo random per le azioni dei suoi compagni di squadra, nonostante l'italiano abbia a un certo punto tentato di ferirlo con una bottiglia rotta: bel messaggio, complimenti.

La Formula Zero corre a Indianapolis, Nurburgring, Mosca e Giappone e in Germania fa il suo esordio Pat come pilota (per il team britannico... quindi a conti fatti ha Hunt come compagno di squadra). In gara sta andando bene, ma l'italiano e l'arabo non ci stanno e la buttano fuori. Loro muoiono, lei sopravvive anche se ferita. Altro bel messaggio che viene fatto passare è che la colpa non sia di chi ha innescato l'incidente, ma di chi ha dato il permesso a una donna di gareggiare in Formula Zero...
In Russia è Hans, divenuto amico di Takaya, ad avere un incidente... e ovviamente muore, con successivo trauma di durata di circa cinque minuti. Poi c'è un happy ending giapponese in cui il protagonista vince finalmente un GP di Formula Zero, acclamato da Lauda/Lans (pilota del team giapponese) e si mette insieme alla tizia con le calze a righe, che dopo due anni porta ancora le stesse calze.

PS. Ai tempi della F1 il pubblico di Monza viene rappresentato come un branco di ultrà, che ce l'hanno con Takaya, che ancora non ha vinto un bel nulla, perché non è il loro idolo. Sono tutti tifosi sfegatati non della Ferrari come ci si potrebbe aspettare, ma nientemeno che di Brambilla/Prandelli!

martedì 5 gennaio 2021

Una carriera in stallo per un mancato topless: Emma Kimilainen e il mancato ingaggio in Indylights

Oggi tratto un argomento balzato agli onori delle cronache verso la fine di dicembre, di cui mi sentivo di parlare relativo non propriamente alle donne del motorsport, ma relativo a una di esse. Correva l'anno 2009: da cinque anni Emma Kimilainen gareggiava nelle serie minori europee, probabilmente per i tempi tra le ragazze europee quella che, per risultati, aveva maggiori probabilità di arrivare a gareggiare a livelli competitivi. Aveva ottenuto quattro vittorie e un secondo posto in classifica piloti al secondo anno di Formula Ford, poi era salita sul podio in Formula ADAC e in Formula Audi. Insomma, per intenderci, forse non era una supercampionessa, ma non se la cavava particolarmente male. Poi, dopo il 2009, a soli vent'anni, è uscita di scena, abbandonando le competizioni open-wheel.

Ha ripreso a gareggiare vari anni più tardi in altri campionati, fino al suo ritorno in open-wheel quando ha preso parte alla W Series nel 2019. Si è classificata in quinta posizione in classifica generale a dieci anni di distanza dopo la sua ultima partecipazione a un campionato per monoposto e l'ha fatto senza disputare tutto il campionato: alla prima gara, infatti, è stata speronata al primo giro, infortunandosi e dovendo saltare i due eventi successivi. I punti che ha fatto e che le hanno garantito il quinto posto sono quelli delle tre gare finali, ovvero solo metà della stagione. Risultati decisamente migliori a quelli che ci si potrebbe aspettare da una persona arrugginita dal tempo.

Quindi cos'è successo nel 2009? Emma Kimilainen ha deciso di raccontarlo in un'intervista: era stata contattata da un team di Indylights, con il quale era vicina a disputare la stagione 2010. Solo, c'era una condizione a cui ha deciso di non sottostare: il team le aveva imposto di posare in topless. La Kimilainen aveva vent'anni, un'età che, per gli standard americani, non sarebbe stata sufficiente per andare in un supermercato a comprare una bottiglia di vino o di birra. Ciò non è nemmeno accaduto in un'epoca in cui le donne fossero una grande rarità nelle competizioni americane, anche nella stessa Indylights, dove Ana Beatriz aveva ottenuto delle vittorie e nel 2008 era stata dichiarata Rookie of the Year.

Credo che questo dovrebbe farci riflettere sotto due diversi aspetti, il primo, quello che è emerso da molti commenti a questa vicenda, il secondo che è passato in secondo piano. Partiamo dalle cose semplici: Emma Kimilainen è stata probabilmente messa di fronte a questa situazione perché aveva un'aria meno da tomboy e fosse esteticamente più bella di altre (Ana Beatriz, parlo di te), segno che se sei donna ci sono buone probabilità che il tuo aspetto possa condizionare, in negativo come in questo caso o in positivo come in altri la tua carriera. Per giunta a soli vent'anni... e sì, vero, la Kimilainen era legalmente adulta ai tempi, però rimango comunque del parere che sia un controsenso chiedere di posare in topless a chi è considerata troppo giovane per andare al bar a bersi una birra.

Ora passiamo al secondo aspetto, perché è pur vero che un topless può essere considerato sotto due diverse luci. Se imposto è una costrizione, se volontario può essere anche visto come segno di liberazione e di emancipazione personale. Per intenderci, una donna che sceglie di posare in topless per volontà personale, può farlo anche per dire "nessuno ha il potere di dirmi che devo coprirmi le tette". Oltre a ciò su cui ci si è focalizzati, credo sia giusto focalizzarsi su questo aspetto. Da un lato abbiamo Emma Kimilainen a cui è stato detto "se vuoi correre devi posare in topless". Immaginate però quali potrebbero essere le reazioni se una ragazza pilota di soli vent'anni decidesse di propria spontanea volontà di posare in topless.

Immaginasse se lo facesse senza consultare il team o gli sponsor o se lo facesse contro la volontà degli sponsor. Immaginate anche cosa potrebbe accadere se venisse paparazzata non mentre sta posando, ma mentre sta prendendo il sole in topless, anche se in una piscina o spiaggia privata. Skandalohhhh, probabilmente. Alla Kimilainen il team ha chiesto qualcosa che sarebbe probabilmente costato la carriera a chi l'avesse fatto di propria spontanea volontà: il messaggio di fondo è che sono il team e gli sponsor che decidono se e quando devi apparire nuda davanti a una macchina fotografica. E questa, forse, è la cosa più triste in assoluto di questa vicenda.

lunedì 4 gennaio 2021

Piloti sottovalutati random: campioni ignorati, midfielder snobbati e false chicane mobili

Da una domanda ricevuta in privato alla richiesta di ispirazione, in questo post ho deciso di stilare una lista di quelli che, a mio parere, sono i piloti più sottovalutati della storia della F1. Non deve essere considerata una lista esaustiva, né una classifica, ma limitarsi ad elencare piloti o situazioni in cui l'essere sottovalutato salta all'occhio.
Quindi buona lettura e grazie mille a G.S. che mi ha posto questo Ask Milly Sunshine, che saluto con queste testuali parole: si stava meglio quando c'era Alan Jones! E ora li immagino, i lettori, mentre si guardano intorno con aria smarrita, chiedendosi dove abbiano letto il nome di Alan Jones. Perché non possono averlo letto sull'albo d'oro della Formula 1, no, è totalmente impossibile!

Un grande classico, tutti i piloti che hanno vinto il titolo prima di Senna, con le sole eccezioni di Lauda e Fangio: questo non significa che tutti i campioni del mondo degli anni '50, '60, '70 e prima parte degli anni '80 siano degni della stessa identica considerazione, ma è sistematico come quando si tratta di stilare liste dei migliori piloti di sempre, la maggior parte di quelli di una generazione antecedente alla seconda metà degli anni '80 vengano tagliati fuori, senza mai essere citati, salvo momenti in cui arriva il fenomeno di turno che intende sfoggiare una grande cultura. Tra i grandi esclusi dalle liste dei migliori piloti di sempre si segnala anche gente tipo Clark, uno che ha delle statistiche niente male.

Un grande concentrato di falsi miti, Luca Badoer: sembrerà strano formulare questo pensiero, ma ricordiamoci che spesso e volentieri questo pilota viene citato nella lista dei peggiori piloti di sempre. Costui viene sistematicamente giudicato sulla base di due fattori: 1) il suo sventurato ritorno con la Ferrari al posto di Massa, 2) il fatto che non abbia mai ottenuto punti in carriera. Il suo ritorno, avvenuto in una F1 ben diversa da quella nella quale aveva gareggiato dieci o quindici anni prima, viene spesso considerato senza tenere conto di questo contesto. I punti non conquistati sono frutto del vecchio sistema di punteggio pre-2003: con il sistema di punteggio post-2009, avrebbe ottenuto oltre venti punti, roba non proprio da poco per una carriera spesa tra Scuderia Italia e Forti, per poi fare il salto di qualità approdando alla Minardi.

Un pilota poco tranquillo, ma spesso valutato per peggiore di quello che era effettivamente, Andrea De Cesaris: di lui si fa un gran parlare degli incidenti e dei tanti ritiri consecutivi, ma viene costantemente dipinto nel modo più negativo attribuendogli anche fatti non di sua responsabilità. La lunga sfilza di ritiri consecutivi è infatti avvenuta quando era al volante di una vettura estremamente inaffidabile. Sulla guida poco tranquilla non c'è ombra di dubbio, ma gli episodi negativi della sua carriera vengono messi in risalto molto più di quelli positivi e non si considerano mai come si dovrebbe le sfortune che ha avuto (ben più di una volta è stato costretto al ritiro per problemi tecnici mentre era in zona podio o addirittura in testa). Murray Walker lo definì come il pilota che aveva vinto più gare di tutti pur senza vincerne nemmeno una. Era una gaffe, ma ripensandoci al giorno d'oggi sembra anche una bellissima metafora.

Non veramente sottovalutato, ma Rubens Barrichello ha il suo perché: i suoi risultati non è che vengano sminuiti e spesso i suoi meriti sono riconosciuti, tuttavia c'è un atteggiamento che tende un po' a sminuirlo seppure non parlando direttamente contro di lui. Ogni volta in cui un pilota di un top team si dimostra di minore spessore rispetto al suo compagno di squadra ecco che immediatamente viene etichettato "come Barrichello". La conseguenza è poi che spesso i sostenitori del suddetto pilota paragonato a Barrichello, nel tentativo di difendere il loro idolo, contribuiscono ulteriormente a sminuire Barrichello nel tentativo di affermare che il loro amato pilota è superiore all'ex ferrarista.

Molto generica come definizione, ma aggiungerei la maggior parte dei piloti paganti che hanno gareggiato in F1 per due o tre stagioni negli anni 2010: la maggioranza sono arrivati in F1 con un curriculum almeno rispettabile seppure spesso non troppo esaltante e, ai giorni nostri, non avrebbero avuto eccessive difficoltà a ottenere i punti superlicenza per accedere alla massima serie. Seppure molti di loro non siano stati particolarmente entusiasmanti, nessuno di loro ha mai avuto performance scandalose tanto quanto certe loro controparti dei decenni precedenti. Alcuni di loro, inoltre, hanno avuto almeno occasionalmente qualche piccolo exploit in cui ci sono apparsi piloti migliori di come li dipingevamo.

Ciliegina sulla torta, Roberto Moreno: pilota ignorato dai più, ha ottenuto, passando inosservato, forse una delle performance più strabilianti della Formula 1 degli anni '90 per tanto è sconvolgente. Anzi, due delle performance più strabilianti: la prima è stata prequalificarsi al volante di un'Andrea Moda, la seconda, dopo essersi prequalificato, riuscire anche a qualificarsi, risultato che lui stesso ha definito in passato come l'apice della sua carriera, nonostante quando correva per la Benetton sia riuscito anche a salire una volta sul podio. Essere al volante di una simile auto ed essere riuscito ad andare almeno una volta in griglia è una performance che meriterebbe molto più rispetto e considerazione, ma che viene tendenzialmente ignorata.

Considerazione finale: ci sono piloti che pur non rientrando propriamente nella classifica, meritano una menzione. Sono quelli con "storie anomale", ovvero quelli che per forza di cose vengono valutati più per i risultati in sé che contestualizzando la loro storia personale. A titolo di esempio: fino a che punto il fatto di essere stato in cura per un tumore negli anni finali di F1 ha condizionato la carriera di Ukyo Katayama? Fino a che punto il fatto di avere iniziato a competere agonisticamente sui kart solo a vent'anni ha condizionato la carriera di Bruno Senna? ...e così di seguito si potrebbe spaziare per casi che non mi vengono in mente, ma senza ombra di dubbio ci sono vari altri piloti che vengono giudicati senza contesto.

venerdì 1 gennaio 2021

Buon Capodanno, con un pensiero a Sudafrica 1965 e 1968, le gare del primo gennaio

Giusto perché giocare d'anticipo non fa mai male, nel lontano passato è accaduto più di una volta che il campionato di Formula 1 iniziasse nel mese di gennaio (sorvoliamo su quanto tempo fosse necessario attendere per il secondo gran premio della stagione in quelle occasioni), ma gli anni in cui si è giocato maggiormente d'anticipo sono stati certamente il 1965 e il 1968, nel quali la prima gara dell'anno si è svolta il 1° gennaio (a questo proposito ho provato a indagare un po', ma non sono riuscita a risalire al momento in cui sono state disputate le qualifiche di questi due gran premi, se alla mattina del giorno di gara, oppure se il giorno precedente, facendo di fatto iniziare l'evento nell'anno precedente).

Nel 1965 il 1° gennaio era venerdì, nel 1968 invece era lunedì, ciò che hanno in comune questi giorni è il fatto che si sia disputato il Gran Premio del Sudafrica, stando alle informazioni intorno alle tre del pomeriggio come orario o giù di lì (quindi sì, le gare che iniziano poco dopo le 15.00 offenderanno la storiahhhh ma forse neanche più di tanto). Due edizioni diverse, un unico vincitore: a tagliare il traguardo in prima posizione è stato in entrambi i casi Jim Clark. Quello del 1968 è stato anche il suo ultimo gran premio in generale, oltre che il suo ultimo gran premio vinto. Sarebbe morto in una gara di un altro campionato di lì a qualche mese e il secondo evento stagionale della F1 del 1968 si sarebbe svolto soltanto nel mese di maggio.

Entrambe le vittorie sono andate ad arricchire il palmares della Lotus e quella del 1965 è stata anche una garahhhh falsatahhhh dal fatto che una Ferrari sia arrivata in seconda posizione invece che vincere. A guidarla, nello specifico, era John Surtees. In entrambe le gare di Capodanno, inoltre, è salito sul podio Graham Hill: terzo classificato nell'edizione del 1965 con la BRM, è arrivato secondo al volante di una Lotus in quella del 1968... ed è così che questo post si trasforma in un post molto fungirl-friendly perché entrambi i podi traboccano di Hillark vibes. Okay, va bene, mi sono lasciata andare, quindi vediamo di tornare subito sulla retta via, parlando di cose importanti per la storia del motorsport.

Il 1° gennaio 1968, al GP del Sudafrica, infatti, accadeva per la prima volta qualcosa che per i nostri standard è l'abitudine: per la prima volta sono scese in pista delle vetture che avevano il colore dei loro sponsor. Si tratta di una Brabham e di una LDS di un team privato, guidate rispettivamente da John Love e Sam Tingle. Ciò ha aperto le porte all'abbandono dei colori nazionali e al passaggio alle livree con i colori degli sponsor, come siamo abituati al giorno d'oggi. Al volante della prima vettura sponsorizzata, Love ha anche completato la gara, nella quale ha conquistato un nono posto, mentre Tingle è stato costretto al ritiro da un problema tecnico avvenuto poco prima che fosse completata la metà gara.