domenica 26 luglio 2015

Gran Premio d'Ungheria: gara

Domenica 26 Luglio: all’Hungaroring ci sono condizioni d’asciutto e, in un primo momento, il cielo è nuvoloso, con temperature leggermente inferiori a ieri. In seguito tende a scaldarsi grazie al diradarsi delle nuvole.
Scatta dalla pole position Lewis Hamilton, la nona in dieci gare, la decima per la Mercedes. Non ci sono state penalità, pertanto seguono Rosberg, Vettel, Ricciardo, Raikkonen, Bottas, Kvyat, Massa, Verstappen, Grosjean, Hulkenberg, Sainz, Perez, Maldonado, Alonso, Button, Ericsson, Nasr, Merhi e Stevens.
Maldonado è l’unico pilota a partire su gomme medium, gli altri effettueranno tutti il primo stint di gara sulle soft.

LA GARA
I giri previsti sono 70, abbassati a 69 dopo l’“aborted start” dovuto alla posizione sbagliata occupata da Massa sulla griglia di partenza, che successivamente verrà penalizzato con uno stop and go che sconterà in occasione del primo pit-stop.
Al via lo spunto di Hamilton non è dei migliori: alla prima curva Vettel lo passa all’esterno e a seguire anche Raikkonen e Rosberg. Dietro c’è un po’ di caos con Ricciardo che perde alcune posizioni dopo un contatto con Bottas. Nel tentativo di sopravanzare Rosberg, Hamilton commette un errore e ha un fuori pista, ritrovandosi in decima posizione. Al termine del primo giro i primi dieci sono quindi Vettel, Raikkonen, Rosberg, Bottas, Kvyat, Hulkenberg, Ricciardo, Perez, Massa e Hamilton.
Nel corso dei primi giri le Ferrari iniziano subito a dettare il ritmo di gara, tra Vettel e Raikkonen si forma un gap di circa due secondi mentre dietro Rosberg continua ad allontanarsi. Le Redbull intanto sono in lotta con Hulkenberg e, dopo che il pilota della Force India ha superato Kvyat, quest’ultimo viene sorpassato da Ricciardo (non senza l’intromissione del team, come dimostrano le comunicazioni radio tra il team e i due piloti) che supera poi anche Hulkenberg.
Dopo avere trascorso dieci giri alle spalle di Massa, Hamilton riesce finalmente a superarlo, rimontando poi anche altre posizioni mentre si avvicina il momento dei pit-stop.

Nella top-ten le Williams e Kvyat sono i primi a rientrare (14°/15° giro), Kvyat monta le medium proprio come Massa, che precipita nelle retrovie dopo avere scontato lo stop and go, mentre Bottas monta ancora gomme soft. Hamilton risale in top-5 (i primi sono sempre le due Ferrari e Rosberg, seguiti da Ricciardo) e tra i primi cinque è il primo a rientrare ai box al 20° giro. Al rientro degli altri quattro le posizioni tra loro rimarranno invariate.
Nel frattempo nelle retrovie, dopo anni di assenza, si rivede una scena tutt’altro che inedita: un incidente tra Maldonado e Perez, con il pilota della Force India che finisce fuori pista mentre Maldonado sarà poi penalizzato per avere innescato il contatto.

Torniamo a occuparci della situazione davanti: il gap tra Vettel e Raikkonen è salito a circa 5-6 secondi, Rosberg ha una decina di secondi di gap da Raikkonen, Ricciardo oltre 15 da Rosberg, mentre Hamilton è ormai negli scarichi di Ricciardo. Tra i primi cinque Rosberg e Ricciardo sono i due più lenti in quanto montano al momento gomme medium. Hamilton supera Ricciardo (29° giro) e inizia a recuperare lentamente nei confronti di Rosberg.
Intorno a metà gara vari piloti che stavano effettuando il secondo stint sulle soft rientrano ai box per passare alle medium, così come Kvyat che era su medium torna ai box per mettere di nuovo le soft, più performanti rispetto alla mescola più dura.
Poco dopo la metà della gara Raikkonen inizia ad accusare una perdita di potenza, che sembra non risolversi nemmeno cambiando il settaggio alla macchina, iniziando a perdere terreno nei confronti di Vettel e mantenendo nei confronti di Rosberg un vantaggio di appena un paio di secondi.

Al 43° giro Hulkenberg, che seguiva Bottas nelle posizioni di fondo-top-10, è protagonista di un incidente: dopo che l’ala anteriore si distrugge da sola, finisce fuori pista andando a sbattere contro una barriera di pneumatici. Dopo due giri di virtual safety car (in cui molti piloti rientrano ai box, comprese le Mercedes al 43° e le Ferrari al 44° - tutti e quattro montano medium), entra la safety car, che rimane in pista per diversi giri in quanto la pista è piena di detriti, tanto che per permetterne la pulizia le vetture passano anche attraverso la pit-lane lasciando pista libera. Si riparte al 49° giro senza che i doppiati lasciati sdoppiare si siano ancora accodati. Oltre ai primi quattro soltanto Ricciardo, Bottas, Kvyat e Verstappen erano al momento a pieni giri.

Mentre Vettel mantiene la leadership, Rosberg supera Raikkonen e, mentre è in lotta con Ricciardo, Hamilton innesca un contatto a causa del quale danneggia la vettura e perde alcune posizioni, oltre poi conquistarsi un drive through che lo farà precipitare al 13° posto. Nel frattempo anche Kvyat è protagonista del caos, superando delle vetture uscendo dalle linee che delimitano la pista. Bottas, intanto, fora e dopo la sosta conseguente si ritrova tra le ultime posizioni, venendo raggiunto di lì a qualche giro dal compagno di squadra che effettua un terzo cambio gomme rimanendo sempre su soft.
Al 51° Ricciardo supera Raikkonen e inizia a risalire (sfruttando anche la maggiore velocità datagli dalle gomme soft) verso i primi due, staccati al momento di circa un secondo l’uno dall’altro. I problemi per Raikkonen si intensificano e, dopo un pit-stop del tutto inutile al 53°, si ritirerà al 57°. Si ritira anche Perez, che già aveva avuto dei problemi che l’avevano costretto a un pit-stop supplementare mentre la gara era ancora neutralizzata dalla safety car, e qualche giro dopo toccherà a Sainz.
Fioccano nel frattempo varie penalità: drive through per Verstappen per eccesso di velocità dietro la safety car, drive through anche per Maldonado per eccesso di velocità nella pit-lane... a completare l’opera il pilota della Lotus conquisterà anche una terza penalità, 10 secondi per un sorpasso in regime di safety car.

Al 64° giro Ricciardo sorpassa Rosberg, che però riesce a riprendersi la posizione, almeno finché Ricciardo non lo sperona da dietro. Ricciardo ci rimette l’ala anteriore, Rosberg fora. Entrambi sono costretti a rientrare ai box, Ricciardo perdendo una posizione, Rosberg precipitando ai margini della top-ten. Kvyat risale al momento in seconda posizione e, anche se viene annunciato che dovrà scontare una penalità (10 secondi aggiunti al tempo di gara) per l’infrazione commessa al restart, ha comunque un margine notevole nei confronti di Ricciardo, che gli assicura il mantenimento della posizione.
La gara finisce con le Mercedes che, nella seconda metà della top-ten, riescono a recuperare qualche posizione. Per la prima volta in questa stagione finisce un gran premio in cui nessun pilota Mercedes è sul podio e per la prima volta nella storia finiscono sul podio ben tre piloti di estrazione Toro Rosso/Redbull.
Anche il resto della top-5 è abbastanza anomalo: quarto c’è infatti Verstappen, mentre in quinta posizione Alonso, miglior risultato stagionale per la McLaren.

I TOP E I FLOP
Ferrari = semi-top. Non si può negare che, nonostante non sia andato tutto come doveva andare, i passi avanti ci siano stati. Il merito è in gran parte degli ottimi spunti avuti in partenza da entrambi i piloti (top entrambi, ovviamente), ma il fatto di mantenere la posizione, quando si è davanti, e di andare più forti di chi sta dietro non è sempre scontato.
Redbull = top. È stata sicuramente la miglior gara della stagione e, per come si era messa la situazione ieri, entrambi i piloti sul podio è sicuramente un risultato non del tutto prevedibile. Per quanto riguarda i piloti, li definirei però semi-top: per finire sul podio sarebbe meglio non avere bisogno di tagliare le chicane o di buttare fuori altre vetture.
Toro Rosso = semi-top. Sainz ha salutato tutti con un po’ d’anticipo, però almeno Verstappen è andato fino in fondo, con un risultato eccezionale. Entrambi i piloti sono stati ottimi, perché anche Sainz era in una buona posizione.
McLaren = TOOOOOOOP! Ovviamente mi riferisco a com’è andata viste le premesse... partivano dalle retrovie, quindi finire addirittura in top-5 con una delle due vetture e prendere punti anche con l’altra è stato un risultato non da poco. Non c’è stata la possibilità di seguirli molto, ma do per scontato entrambi i piloti abbiano fatto qualcosa di positivo.
Mercedes = semi-flop. Mi aspettavo di vedere due Mercedes palesemente più veloci di tutti, invece così non è andata. Mi aspettavo di vedere due Mercedes sul podio e non è successo nemmeno quello. Spero che nessuno si offenda, ma la gara di Hamilton è stata a dir poco pietosa: ha toppato la partenza, è andato per prati al primo giro, ha passato dieci giri dietro una macchina che la top-ten non l’ha vista neanche col binocolo, quando le cose iniziavano ad andare bene ha preso a sportellate il primo malcapitato che gli è capitato a tiro... poi ha avuto anche la fortuna di riuscire a cogliere più punti di Rosberg che sicuramente in questa gara meritava più di lui.
Lotus = né top né flop. Grosjean tutto sommato ha fatto una gara abbastanza positiva, mentre su Maldonado direi di stendere un velo pietoso (però tre penalità in un solo gran premio sono pittoresche, così come avere avuto di nuovo un contatto con il suo amico Perez).
Sauber = né top né flop. Non hanno fatto né più né meno di quello che potevano fare, e il discorso vale anche per i piloti.
Williams = flop. Dalle premesse iniziali ci si poteva aspettare di più, quantomeno che non andassero a peggiorare ancora di più la situazione facendo montare a Massa (a cui vanno i miei sentiti e ironici complimenti per il senso dell’orientamento) gomme medium proprio quando si ritrovava nella condizione di dover superare vetture per rimontare posizioni e che, nella parte conclusiva della gara nelle retrovie, riuscissero quantomeno ad andare a prendere le Sauber.
Marussia = né top né flop. La situazione è sempre la stessa, chi va piano va sano e va lontano, ma arriva ultimo... o nel caso di Stevens non arriva affatto, dal momento che gli ultimi giri li ha passati fermo ai box. Di recente Merhi ha promesso che la nuova vettura ci sorprenderà, ma sinceramente sono abbastanza dubbiosa in proposito.
Force India = flop dei flop. Venerdì Perez si è ritrovato a testa in giù per via della rottura di una sospensione, oggi Hulkenberg ha fatto un dritto contro le barriere per una rottura dell’ala anteriore... entrambe rotture avvenute senza né collisioni né nulla.

RISULTATO
1. Sebastian Vettel -- GER -- Ferrari-Ferrari  69 laps
2. Daniil Kvyat -- RUS -- Red Bull-Renault  +15.7s
3. Daniel Ricciardo -- AUS -- Red Bull-Renault  +25.0s
4. Max Verstappen NED -- Toro Rosso-Renault  +44.2s
5. Fernando Alonso -- ESP -- McLaren-Honda  +49.0s
6. Lewis Hamilton -- GBR -- Mercedes-Mercedes  +52.0s
7. Romain Grosjean FRA -- Lotus-Mercedes  +58.5s
8. Nico Rosberg -- GER -- Mercedes-Mercedes  +58.8s
9. Jenson Button -- GBR -- McLaren-Honda  +67.0s
10. Marcus Ericsson -- SWE -- Sauber-Ferrari  +69.1s
11. Felipe Nasr -- BRZ -- Sauber-Ferrari  +73.4s
12. Felipe Massa -- BRZ -- Williams-Mercedes  +74.2s
13. Pastor Maldonado -- VEN -- Lotus-Mercedes  +80.2s
14. Valtteri Bottas -- FIN -- Williams-Mercedes  +85.1s
15. Roberto Merhi SPA -- Manor Marussia-Ferrari  +2 laps
16. Will Stevens -- GBR -- Manor Marussia-Ferrari  +4 laps
DNF. Carlos Sainz Jr -- ESP -- Toro Rosso-Renault -- engine
DNF. Kimi Raikkonen FIN -- Ferrari-Ferrari -- engine
DNF. Sergio Perez -- MEX -- Force India-Mercedes -- retirement
DNF. Nico Hulkenberg -- GER -- Force India-Mercedes – accident

CLASSIFICA PILOTI: 1. Hamilton 202, 2. Rosberg 181, 3. Vettel 160, 4. Bottas 77, 5. Raikkonen 76, 6. Massa 74, 7. Ricciardo 51, 8. Kvyat 45...
CLASSIFICA COSTRUTTORI: 1. Mercedes 383, 2. Ferrari 236, 3. Williams 151, 4. Redbull 96...


Milly Sunshine© per F1GC.


sabato 25 luglio 2015

Gran Premio d'Ungheria: Qualifiche

“È importante partire davanti, su una pista come questa in cui è difficile sorpassare. Qui l’anno scorso ci fu il record di sorpassi, 49 di cui 26 senza l’ausilio del DRS.” - Primo principio della coerenza.


Prima della pausa estiva di quasi un mese, dopo tre settimane dallo scorso gran premio di Gran Bretagna, viene disputato il gran premio d’Ungheria sul circuito dell’Hungaroring nei pressi di Budapest.
Le prove libere di venerdì e sabato mattina hanno mostrato un’ormai attesa supremazia Mercedes, in particolare finora Hamilton si è dimostrato il pilota più performante.
Per i “best of the rest” pare opportuno tenere d’occhio le Redbull, che sono andate piuttosto forte nelle libere.

Le mescole di gomme portate dalla Pirelli per questo circuito sono medium e soft, con le soft che permettono di migliorare i tempi di circa due secondi al giro, tanto che stavolta alcune vetture tipo le McLaren faranno due run entrambi sulle soft e quasi tutti le monteranno almeno nel secondo run.
La prima manche è caratterizzata da poche sorprese e, come al solito, il dubbio principale permane lo stesso: riuscirà la McLaren a superare la “tagliola” della Q1? La risposta è più o meno la solita: non del tutto, dal momento che Alonso passa avanti per pochi decimi mentre Button risulta il primo degli esclusi; a seguire le Sauber in penultima fila e le Marussia in ultima.

Torniamo alla McLaren: le peripezie di Button sono finalmente terminate, ma non si può dire lo stesso di Alonso, che a metà della Q2 rimane fermo per un guasto al motore, il che ancora una volta dà molto l’impressione di dejà-vu. Viene esposta inizialmente bandiera gialla, dopodiché viene esposta anche la bandiera rossa. A quel punto i commissari di percorso raggiungono Alonso che stava cercando di spostare la vettura in una via di fuga da solo.
La qualifica riprende qualche minuto più tardi, con le Force India, Sainz e Maldonado (non in questo ordine esatto) che vengono eliminati.

In Q3 assistiamo infine a una conferma di quanto facilmente prevedibile: pole position di Hamilton, con Rosberg in seconda posizione. Nelle tre file successive ci sono Ferrari, Redbull e Williams in posizioni sparse, con la Williams che sembra pagare un po’ nei confronti della Redbull e soprattutto della Ferrari. Verstappen e Grosjean chiudono la top-ten.

1. Lewis Hamilton (Mercedes), 2. Nico Rosberg (Mercedes)
3. Sebastian Vettel (Ferrari), 4. Daniel Ricciardo (Redbull)
5. Kimi Raikkonen (Ferrari), 6. Valtteri Bottas (Williams)
7. Daniil Kvyat (Redbull), 8. Felipe Massa (Williams)
9. Max Verstappen (Toro Rosso), 10. Romain Grosjean (Lotus)
11. Nico Hulkenberg (Force India), 12. Carlos Sainz (Toro Rosso)
13. Sergio Perez (Force India), 14. Pastor Maldonado (Lotus)
15. Fernando Alonso (McLaren), 16. Jenson Button (McLaren)
17. Marcus Ericsson (Sauber), 18. Felipe Nasr (Sauber)
19. Roberto Merhi (Marussia), 20. Will Stevens (Marussia)


Milly Sunshine© per F1GC.


Ricordi e considerazioni pre-qualifiche

Sono passati anni e ci sono stati tanti gran premi d’Ungheria nel frattempo ma, per questioni di calendario, nessuno nella stessa data.
Mi fa un effetto un po’ strano vedere il gran premio d’Ungheria che viene corso nel weekend del 26 luglio, proprio come accadeva sei anni fa... anzi, non lo so davvero, non so se mi faccia ancora uno strano effetto o se la cosa stia iniziando ad essermi più indifferente di quanto non fosse negli anni passati.

Sei anni se ne sono andati, da allora.
Tante cose sono cambiate, tanti team sono diversi, una buona metà dei piloti attuali all’epoca non c’erano, il team che sta dominando in questi anni all’epoca si chiamava in un altro modo... insomma, il 2009 era completamente un altro mondo, motoristicamente parlando, e l’unico strascico ancora visibile di quel 25 luglio è che, al variare delle espressioni facciali di Felipe Massa, un sopracciglio, quello meno peloso, si alza di meno rispetto a quell’altro.
Non credo che sia davvero così chiaro quanto quell’incidente l’abbia segnato a lungo termine: nel corso degli anni si è detto tutto e il contrario di tutto, come se il prima e il dopo fossero un dato di fatto inequivocabile.
Prima le cose andavano bene, si dice, dopo hanno iniziato ad andare male. Io non la vedo esattamente così. Ho l’impressione che la motivazione o mancanza di motivazione abbiano influito molto di più di qualunque incidente. Immediatamente dopo il ritorno, agli albori del 2010, le cose non andavano affatto male. Più o meno punti in classifica rispetto al compagno di squadra, quando non si tratta esattamente del primo venuto e tra parentesi è un confronto inedito, mai visto prima su uguali vetture, non è un parametro sufficiente. È innegabile che dalla seconda parte del 2010 in poi ci sia stato un crollo di risultati, che ha raggiunto il picco massimo nella prima metà del 2012.
Al giorno d’oggi il confronto è con un giovane promettente di cui si dice tutto il bene possibile da cinque anni a questa parte e non mi pare che il confronto sia così impari o che i risultati non siano in linea con le potenzialità della vettura. È per questo che, secondo me, parlare di prima o di dopo non ha un senso. L’incidente ha sicuramente influito, ma non credo che sia stato l’unico fattore e non credo nemmeno che ne stia tuttora condizionando i risultati.

All’epoca l’incidente mi fece molto effetto. Era la prima volta non so in quanti anni in cui un pilota veniva portato via in elicottero in stato di semi-incoscienza. Ero abituata a situazioni più soft e non avrei mai creduto che un incidente del genere fosse possibile.
Al giorno d’oggi mi rendo conto che tutto è possibile e che tutto è imprevedibile.

Sto per andare a guardare le qualifiche, adesso. Non smetterò nemmeno per un attimo di pensare a quanto sia bello vedere che, al di là di qualunque genere di risultato che al momento non mi pare per nulla importante, tutto è andato a finire bene.

venerdì 24 luglio 2015

285 giorni

A volte, quando non si è del tutto sicuri di quello che si vuole dire, è meglio tacere, così come quando non si è dell’umore adatto. È quello che ho fatto in questi ultimi giorni e non me ne pento.
Ora non posso dire che il mio umore sia molto cambiato, ma quantomeno mi sono schiarita le idee, quindi ho intenzione di dire quello che penso, senza troppi fronzoli e senza troppi giri di parole.

Sono trascorsi 285 giorni tra il 5 Ottobre 2014, giorno dell’incidente a Suzuka, e il 17 Luglio 2015, giorno in cui Jules Bianchi se n’è andato per sempre. Sono stati 285 giorni in cui, tra alti e bassi, tante persone hanno continuato ad aggrapparsi alla speranza che le cose potessero finire in un altro modo. Non è accaduto. Non è andata come speravano, non è andata come speravo, non è andata come speravamo.
Sull’incidente, a suo tempo, ho già detto come la pensavo. La penso tuttora allo stesso modo: è chiaro che non si può eliminare al cento per cento il rischio che accadano incidenti con conseguenze così drammatiche ma è altrettanto chiaro che un incidente con tale dinamica non doveva accadere. Purtroppo questo incidente è stato frutto (non solo, ma anche) della convinzione che la sicurezza vada affrontata soltanto in termini di 1) solidità delle vetture, 2) ampiezza delle vie di fuga, 3) pericolosità delle monoposto rimaste ferme a lato della pista o nelle vie di fuga. Il primo punto è a posto, il secondo anche, il terzo dimentica totalmente il fatto che i mezzi di recupero utilizzati per rimuovere le monoposto ferme possono rivelarsi ben più pericolosi della vettura. Scrivere che un incidente con tale dinamica non sarebbe più dovuto avvenire al giorno d’oggi sarebbe quasi una contraddizione: nei tempi passati, in cui o c’era una bella bandiera rossa non appena c’era un intoppo di questo tipo o in cui la vettura rimaneva lì ferma senza che nessuno se la filasse per ore, la probabilità di trovare un trattore in manovra in una via di fuga sarebbe stata estremamente bassa. La vera contraddizione quindi è, a mio parere, che per andare incontro alla sicurezza, la sicurezza stessa venga messa in discussione.
Non sono qui per parlare di responsabilità, perché sinceramente sono rimasta abbastanza basita mesi fa nel sentire dire  la cosa è stata gestita nello stesso esatto modo di centinaia di situazioni analoghe negli ultimi anni, come se negli ultimi anni si fossero corsi centinaia di gran premi sotto al diluvio universale, e non mi va affatto di mettermi a puntare il dito contro all’uno o contro all’altro. Non doveva succedere ma è successo. Fare polemiche qui, in questo post, non cambia la realtà dei fatti e mi sembra sterile e inutile.

Nei giorni scorsi ho postato un’immagine e un video, null’altro. Ho avuto l’impressione che qualunque parola sarebbe stata vuota e priva di importanza. Non ero nello stato d’animo adatto per mettermi a scrivere e non avevo nemmeno idea di cosa dire.
Adesso lo so. So che fin troppa gente sta a parlare di talento sprecato e di quello che sarebbe potuto succedere se le cose fossero andate diversamente. Sì, da un lato sono considerazioni valide, ma ogni volta che leggo osservazioni del genere ho la macabra convinzione che davvero qualcuno pensi che il valore di una vita si misuri in base al talento e al successo. Insomma, mi sembra di leggere tra le righe qualcosa che suona come: “sì, ne sto parlando perché era un bravo pilota e avrebbe potuto diventare qualcuno, non perché me ne importi davvero fino in fondo”. Anche questo volevo evitarlo.
Sì, anche per me ci sarà sempre il rimpianto di non avere mai saputo come sarebbe andata a finire, ma non è la prima cosa a cui ho pensato quando ho letto l’ultima notizia che avrei voluto leggere.

Le mie speranze si sono interrotte sabato scorso, verso le due e venti del pomeriggio. Non avevo ancora acceso nulla, quella mattina, né TV né computer. Non ne sapevo niente e mi sono connessa al sito di F1 Racing. Volevo vedere a che ora sarebbe iniziata la gara di Indycar quella sera, ma prima di arrivarci ho visto l’homepage.
Ci sono stati quei pochi istanti in cui non sono riuscita a capacitarmi di quello che stavo leggendo.
Poi sono arrivati i pensieri, uno dopo l’altro.
È finita. Non può essere davvero accaduto.
Invece è accaduto, anche se è difficile da accettare. È accaduto venerdì scorso, il 17/07. Non ho mai creduto nel destino, ma mi è sembrata una coincidenza strana. Il 17 era il suo numero di gara, che aveva scelto perché voleva il 7, il 27, il 77 o un numero in cui c’era il 7: il 17 e il 7 erano quindi la sua scelta forzata e la sua prima scelta.

Il mio primo ricordo di Jules Bianchi credo che risalga all’epoca in cui era pilota di riserva della Force India. Ero al corrente della sua esistenza anche prima, ma per me era più che altro un nome.
Ricordo che all’epoca i fanboy ne parlavano di tanto in tanto, dicendo che era “scarso perché il suo manager è Nicolas Todt”, e sinceramente non ho mai capito il legame tra una cosa e l’altra.
A me non è mai sembrato uno scarso, nei due anni alla Marussia nei limiti del possibile spaccava il culo a tutti e i suoi duelli in particolare con Kobayashi sono una delle cose più eccitanti che mi ricordi di avere mai visto negli ultimi anni.
Ricordo che nel 2013, proprio dopo il gran premio di Montecarlo, avevo scritto di auspicarmi che una vettura di un “piccolo team” potesse ottenere punti, un giorno. È stato proprio lui, esattamente un anno più tardi.
Tra i miei sogni motoristici, che avevo elencato per filo e per segno, ne avevo messo anche un altro: vedere lui e Vettel compagni di squadra in Ferrari dopo l’addio di Alonso. Il mio intento era più che altro quello di leggere i commenti dei fanboy e di ricordare loro cos’avevano detto in passato, non che me ne importasse granché di quello che sarebbe accaduto, ma al giorno d’oggi mi rendo conto che FORSE sarebbe potuto accadere.
Quello che è certo è che mi sarebbe piaciuto vederlo in Ferrari; ricordo che soltanto un giorno prima dell’incidente di Suzuka, quando fu annunciato l’addio di Vettel alla Redbull, compresi che non c’erano proprio speranze. Poi va beh, con i fatti del giorno dopo tutto perse d’importanza, però all’epoca ci rimasi male.

Penso che si sia capito che negli ultimi anni mi sono “innamorata” della Marussia. Il 2013 e il 2014 sono stati gli anni di accanimento maggiore e mi ero affezionata tanto a entrambi i piloti.
Vedere Chilton vincere (per “vedere” si intende “vedere il live timing”) la sua prima gara di Indylights a 24 ore di distanza dalla morte di Jules e dedicargli la vittoria mi ha fatto uno strano effetto. È stato commovente, molto più commovente di ogni altra cosa, a parte le foto del funerale.

Non mi commuove il fatto che il numero 17 sia stato ritirato. Andrò controcorrente, ma la cosa mi lascia un po’ indifferente, per due motivi. Il primo: se un giorno qualcuno volesse prendere il suo stesso numero in suo onore, perché lo ammirava, non potrebbe farlo. Il secondo: più che una decisione dettata dal rispetto mi è sembrato un modo per lavarsi la coscienza.

Addio Jules.
Mi mancherai.


lunedì 20 luglio 2015

INDYCAR 2015: #13 Iowa Corn 300 (18 Luglio 2015)

“You put it on pole and you think you like the track, but I guarantee you, you don’t pass judgment until the race is over. So now that I’ve finished the race, yes, I really do love this track. I’m new to the ovals, especially short ovals. This one suited me. I missed the testing but I felt comfortable from the word go and the team gave me a great car. I wasn’t happy when I lost the lead. I haven’t been leading a race for three years, because of where I’ve been, and I really, really wanted to win this race. I did this one for Jules. I followed him a lot the last couple of years and learned a lot from him, including things I used today.” – Max Chilton dopo la vittoria in Indylights

Un cordiale saluto a tutti, miei cari lettori, sono più o meno le 10.00 di domenica mattina quando, grazie a youtube, riesco a recuperare la gara che mi sono persa durante la notte, la Iowa Corn 300, che si potrebbe tradurre all'incirca come "300 miglia del granturco dello Iowa", il che mi ricorda un po' la leggenda metropolitana del circuito contadino in mezzo ai campi di canna da zucchero.
Per chi non lo sapesse no, non ci sono contadini che zappano agli angoli del circuito. So che può essere traumatico, ma non c'è niente da fare, rassegnatevi.
Si tratta di un mini-speedway lungo un miglio, il che fa sì che la gara sia composta da 300 giri.

GRIGLIA DI PARTENZA: 1. Castroneves (Penske), 2. Kanaan (Ganassi), 3. Montoya (Penske), 4. Dixon (Ganassi), 5. Pagenaud (Penske), 6. Power (Penske), 7. Newgarden (CFH), 8. Andretti (Andretti), 9. Hunter-reay (Andretti), 10. Karam (Ganassi), 11. Carpenter (CFH), 12. Muñoz (Andretti), 13. Coletti (KV), 14. Jakes (Schmidt), 15. Sato (Foyt), 16. Kimball (Ganassi), 17. Rahal (Rahal Letterman), 18. Wilson (Andretti), 19. Briscoe (Schmidt), 20. Vautier (Coyne), 21. Hawksworth (Foyt), 22. Mann (Coyne), 23. Chaves (Herta), 24. Bourdais (KV).

SI PARTEEEEEEEEEEEEEEEEE!
Si prospettava un duello tutto brasiliano: H3lio e il sosia di Vin Diesel, che hanno in comune il fatto di essere entrambi 40enni senza che nessuno parli della loro età avanzata, oltre che di essere amici d'infanzia di Barrichello (con cui a sua volta condividono il fatto di chiamarsi tutti come i rispettivi padri), erano primo e secondo e lo scenario che si prospettava era che si mettessero a litigare su chi avesse le piume più belle sul casco. Alla fine quelle fucsia di Vin Diesel hanno sorpassato agevolmente quelle color porpora di H3lio.
H3lio è stato superato anche dal detersivo, che già iniziava a sentire odore di podio, odore che sarebbe svanito nel nulla qualcosa come un'ora e mezza più tardi.
Poi Monty è andato a muro. Era appena il decimo giro e, probabilmente complici anche tutte le gufate sul fatto che finora quest'anno aveva sempre fatto bene, ha abbandonato i suoi sogni di gloria. I suoi colleghi, arretrati di parecchio in classifica, erano già lì che gongolavano. Visti i loro risultati, credo che Monty abbia passato il tempo restante a fare macumbe e che tutto sommato le macumbe abbiano fatto effetto... anche se stavolta Power non è andato a finire contro vetture o muri, il che è già un passo avanti per la conquista del mondo.

Nessun pilota rilevante è rientrato ai box. Con questo non intendo dire che Sebbi non sia rilevante, però era partito ultimo e sembrava destinato a non farsi notare per tutto il tempo.
Venti minuti dopo, al restart, Grammo Reale e StefAAAAAAAAno ColllEEEEEEEti hanno ballato la conga, invitando con loro anche Kimby, e alla versione Made in Indy di Bernd Maylander iniziavano già sicuramente a girare le sfere. Qualcosa del tipo: "Ehi, ma io a quest'ora dovrei essere imboscato da qualche parte a giocare a Monopoli, non qui a regolare il traffico mentre gli spazzini rimediano ai vostri casini!"
Altri venti minuti e tutto è ripartito: Vin Diesel era in testa davanti al Detersivo, a H3lio, a Nuovo Giardino e a Powiiii.

Il povero Grammo Reale, recente vincitore qualche settimana fa, pensava già di conquistare il mondo, ma dopo una sessantina di giri è dovuto rientrare prematuramente: gomma forata.
Niente paura, dopo una ventina di giri senza che accadesse nulla di rilevante (dove intendo ingressi della safety car, perché a dire la verità qualcosa era successo, con H3lio che era andato in testa) il giro da lui perso è stato recuperato con le soste altrui.
Kimbiiii ha fatto il figo rimanendo fuori più a lungo di tutti (il penultimo a rientrare è stato Sebbiiii che aveva sfilato in prima posizione per un po'), è rientrato al 100° e a quel punto tutto è ritornato normale, tranne la posizione di Powiiiii precipitato nel frattempo in 12^ posizione, segno che le macumbe di Montyyyy stavano andando a buon fine: H3lio, Nuovo Giardino, Vin Diesel, il Detersivo e Saggio Caramella erano i primi cinque.
Dopo una manciata di giri, Nuovo Giardino è andato a fare il figo in prima posizione, mentre Wilsiiii...
...
...
...
...OH MY FELIII CRY!
Wilsiiii è andato a sfiorare un muretto, avendo l'accortezza di non schiantarsi contro lo stesso, il che è comunque un notevole passo avanti, ma era di nuovo richiesto l'intervento degli spazzini e della safety car: la partita a Monopoli che il pilota della SC stava dominando è stata momentaneamente interrotta.
Che poi a Monopoli si vince e si perde? non ne ho idea. Ci ho giocato un paio di volte da bambina non capendoci un accidente, se non che c'erano dadi, soldi finti, che c'erano tessere che quando le prendevi su ti facevano capitare immaginarie peripezie degne di Maldonado durante un gran premio e che sembrava non esserci mai una fine.

Tutti ai box, in ogni caso, quando la gara è ripresa i primi tre erano Nuovo Giardino e i due brazileiros, con dietro il Detersivo e HR. Mentre H3lio si alternava con Nuovo Giardino in testa alla gara, Vin Diesel ha fatto una manovra trollona in stile Maldonado: ha fatto un balletto vicino al muro credendo che il muro andasse in testacoda come un Verstappen qualsiasi. Il muro non si è mosso da lì e per fortuna di Vin Diesel non ci è andato addosso. Ha perso terreno, poi ha recuperato e... niente, sul più bello, dopo cinquanta giri in regime di bandiere verdi, al 172° giro di gara Kimbi è andato a muro, provocando un nuovo ingresso ai box in branco. Il Detersivo ha avuto prolemi, così come Grammo Reale.
Nuovo Giardino, H3lio, Vin Diesel, HR e Munizione erano i primi cinque, mentre la macumba di Montyyyyy si stava traducendo in un "fingiamo di essere in Brasile, luogo in cui a tutti i brasiliani capitano le peripezie più strane, a meno che non siano protetti dal Sigillo del Diciannovesimo Gufo Mutante". Una leggenda narra che non ci sia alcun sigillo e che qualunque brasiliano riesca a sfuggire alla temibile macumba do Brasil, sia in realtà esso stesso il Gufo Mutante. Un'altra leggenda narra che il Gufo Mutante sia in realtà una Rana Mutante. Un'ennesima leggenda ancora narra che l'Autrice(C) fosse ubriaca quando ha iniziato a paragonare Massa a una rana, ma non sapremo mai la verità in proposito.
Torniamo a noi, perché al restart H3lio ha iniziato a perdere posizioni, venendo superato da avversari che agitavano in segno di saluto katane immaginarie. Uno dei piloti che agitavano katane immaginarie era Vin Diesel, che però di lì a poco la katana se l'è presa in quel posto: si è rifugiato ai box nella speranza che gli facessero ripartire la macchina addormentata, ma non c'era niente da fare, evidentemente la sua macchina voleva andare a letto alle nove di sera.

StefAAAAAAAAAno ColllllllllEEEEEEEEEEEEEti ha fatto di nuovo parlare di sé quando ha fatto strike contro un muro, provocando un altro ingresso della safety car, con conseguente ulteriore interruzione del Monopoli.
Eravamo a circa due terzi di gara, Nuovo Giardino era in testa, seguito da HR e dal Detersivo che evidentemente aveva superato bene i problemi di prima... ma non del tutto: al 231° giro è andato ai box a fare quello che generalmente fa Button durante le gare di Formula 1. Insomma, pur non essendo brasiliano, la macumba di Monty aveva fatto effetto anche su di lui.

Verso il 245° giro tutti sono andati ai box, qualcuno un po' più tardi, tipo Grammo Reale che al 263° era in testa alla gara quando il Piccolo Kamikaze ha fatto strike proprio come Monty a inizio gara.
Se Federica Balestrieri commentasse le gare di Indycar, avrebbe definito la manovra come una "montoyata", neologismo che andava molto di moda a "Pole Position" intorno al 2006.
Quando la gara è ripartita i primi cinque erano HR, Nuovo Giardino, Saggio Caramella, Munizione e Carpiiii e mancavano appena 24 giri al finale. Mentre i primi due andavano dritti per la loro strada, non si poteva dire lo stesso degli altri tre che completavano la top-5.
Si è visto Carpiiii che protestava, gesticolando e urlando via radio. Purtroppo non ho sentito frasi tipo "you have to leave the space", gran classico della Formula 1. La cosa più eclatante è che Carpiiii ha gesticolato per un bel po', facendo sorgere in me un dubbio: com'è possibile, su un mini-speedway, gesticolare, urlare ed evitare di strisciare contro i muri allo stesso tempo?
I telecronisti ipotizzavano una rissa post-gara. Non c'è da stupirsene: uno dei telecronisti era Paul Tracy, uno che soltanto in Nascar sarebbe sembrato un tipo normale.
Carpiiii è quello che ci ha rimesso più di tutti: un'altra posizione quando Grammo Reale si è fatto avanti e l'ha superato facendogli una pernacchia. Sia Caramella sia Grammo hanno successivamente superato Munizione, mentre HR andava a vincere la gara e Nuovo Giardino arrivava secondo.

Al termine della gara, Carpiiii ha rubato per un attimo la scena al vincitore, quando è andato a fare la predica a Caramella per il modo in cui aveva guidato poco prima.
Non è chiaro che cosa gli abbia detto, forse qualcosa del tipo: "Non andare mai a correre in Nascar, perché se ti metti a fare le stesse cose là, a quest'ora qualcuno ti avrebbe già tirato un casco addosso."
A proposito di Karam, sono rimasta basita, quando l'hanno inquadrato e ho visto che ha i capelli sul biondo e un'aria da bambino tipo Max Verstappen. Finora non avevo mai visto che faccia avesse e me l'ero sempre immaginato con tratti tipici mediorientali o brasiliani (nel senso di "vero" brasiliano dall'aria latino-americana, non brasiliano di origini venete tipo Barrichello), oppure un mix delle due cose tipo Nasr. Dopotutto gli USA sono una società multietnica... Invece no, non è per niente come me lo aspettavo.

RISULTATO:
1. Ryan Hunter-Reay #28 -- Andretti Honda -- 300 laps
2. Josef Newgarden #67 -- CFH Chevrolet -- 300 laps
3. Sage Karam #8 -- Ganassi Chevrolet -- 300 laps
4. Graham Rahal #15 -- Rahal Letterman Honda -- 300 laps
5. Carlos Muñoz #26 -- Andretti Honda -- 300 laps
6. Ed Carpenter #20 -- CFH Chevrolet -- 300 laps
7. Marco Andretti #27 -- Andretti Honda -- 300 laps
8. Ryan Briscoe #5 -- Schmidt Honda -- 300 laps
9. Sebastien Bourdais #11 -- KV Chevrolet -- 300 laps
10. Will Power #1 -- Penske Chevrolet -- 300 laps
11. Helio Castroneves #3 -- Penske Chevrolet -- 300 laps
12. Tristan Vautier #19 -- Coyne Honda -- 299 laps
13. Jack Hawksworth #41 -- Foyt Honda -- 299 laps
14. Simon Pagenaud #22 -- Penske Chevrolet -- 299 laps
15. James Jakes #7 -- Schmidt Honda -- 299 laps
16. Gabby Chaves #98 -- Herta Honda -- 299 laps
17. Justin Wilson #25 -- Andretti Honda -- 297 laps
18. Scott Dixon #9 -- Ganassi Chevrolet -- 263 laps
19. Takuma Sato #14 -- Foyt Honda -- 260 laps
20. Stefano Coletti #4 -- KV Chevrolet -- 191 laps
21. Tony Kanaan #10 -- Ganassi Chevrolet -- 189 laps
22. Charlie Kimball #83 -- Ganassi Chevrolet -- 170 laps
23. Pippa Mann #18 -- Coyne Honda -- 136 laps
24. Juan Pablo Montoya #2 -- Penske Chevrolet -- 9 laps