EVOLUTION IV
Il campanello suonò quando Selena meno se lo aspettava. L’ultimo cliente della mattinata era già andato via e non ne aspettava altri prima delle 14.00. Andò ad aprire la porta e non poté fare a meno di spalancare gli occhi quando si ritrovò di fronte una sua vecchia conoscenza.
C’era stato un tempo in cui Selena aveva frequentato le sorelle Strauss. L’amicizia con entrambe era sempre rimasta piuttosto formale, per poi raffreddarsi quando Selena era diventata la compagna di Edward Roberts.
Gli intrighi avvenuti nel finale dell’ultima stagione della Diamond Formula avevano senz’altro contribuito al loro allontanamento. Selena aveva smesso di cercare Christine o sua sorella Claudia e lo stesso avevano fatto le due Strauss nei suoi confronti. Christine, quella con cui a suo tempo era stata più “intima”, sebbene quel termine non descrivesse bene il loro relazionarsi, si trovava sulla soglia e non aspettava altro che di essere lasciata entrare.
«Che sorpresa!» esclamò Selena. «Come mai da queste parti?»
«Sono venuta in città per un incontro d’affari» fu la vaga risposta di Christine. «Sono passata accanto al tuo studio, ho pensato che fosse una bella combinazione e sono venuta a salutarti.»
Combinazione non era esattamente la definizione che avrebbe utilizzato Selena. Riteneva abbastanza improbabile che fosse stata solo la legge del caso a portare Christine a bussare alla sua porta, quando nell’ultima settimana una delle due si era trovata sul luogo di una morte misteriosa - probabile omicidio - e l’altra era stata ufficializzata come team principal della R-Evolution Racing, dove avrebbe lavorato a stretto contatto con nientemeno che il grande assente del ricevimento di Capodanno della Vertigo, Remy Corvin.
«Vieni dentro» la invitò Selena.
Non avendo altre possibilità, si accomodò alla propria scrivania e suggerì a Christine di utilizzare la sedia che di solito veniva occupata dal cliente di turno.
La Strauss richiuse la porta e la raggiunse. Selena si chiese quanto tempo sarebbe passato prima che l’altra alludesse al fatto che Edward fosse di nuovo uno dei suoi avversari.
Christine Strauss non perse tempo: «Io e tuo marito siamo destinati a essere rivali, non importa in quale ruolo.»
Selena minimizzò: «Edward è il coach di Ivana Blaze. Il suo ruolo si limita a questo.»
«È comunque importante abbastanza da essere stato presente alla presentazione della monoposto della Pink Vertigo.» Christine accennò un sorriso. «A proposito, è stata una presentazione piuttosto altisonante. Non era mai capitato che, mentre una squadra presentava la nuova macchina al cospetto della stampa, la madre di uno dei piloti venisse assassinata... Perché non ci sono dubbi, immagino: Candy Martini è stata uccisa.»
Selena sussultò.
«Non è certo.»
«È comunque morta in circostanze molto sospette, non penso che lo si possa negare» insisté Christine. «Perfino alla televisione hanno fatto interi programmi dedicati a lei.»
«Non c’è da stupirsi» replicò Selena. «Era un personaggio pubblico.»
«Un personaggio pubblico anomalo» osservò Christine. «Era piuttosto pacata... ed era sposata da più di venticinque anni. Non capita spesso che una star rimanga sposata con la stessa persona così a lungo... ma, a proposito, Ivan Blazevic era presente alla presentazione. Che idea ti sei fatta di lui?»
«Non mi sono fatta idee.»
«Pensi che, dietro alla facciata, ci fosse qualche retroscena di cui nessuno era al corrente?»
Selena affermò: «Non conosco Ivan Blazevic e non intendo né parlare di lui, né insinuare che abbia assassinato sua moglie, se è lì che vuoi andare a parare.»
«Sarebbe la soluzione più facile per tutti» insisté Christine, «perfino per la povera Ivana.»
«Se suo padre avesse ucciso sua madre, per lei sarebbe facile?»
«Non sarebbe la prima a cui capita. Magari Ivan Blazevic non accettava l’idea della fine della loro relazione...»
«Candy Martini non aveva lasciato il marito.»
«Magari progettava di farlo.»
A Selena sembrò che la Strauss si fosse lasciata influenzare da luoghi comuni uditi alla televisione.
«Non l’hanno detto, nei programmi che hai guardato, che Ivan Blazevic non è mai rimasto da solo?»
Christine annuì.
«Sì, il marito ha un alibi di ferro. Del resto, Candy Martini aveva un marito altolocato e con una certa capacità di iniziativa. Non era sposata con un pezzente qualsiasi, convinto di essere al di sopra di ogni sospetto... sai, quelli che uccidono la moglie e poi nascondono il cadavere in un garage condominiale, oppure che se ne sbarazzano caricandolo in macchina davanti alle telecamere.»
Selena ribatté: «Quindi non importa che Blazevic non abbia avuto la possibilità materiale di spingere la moglie giù dalle scale, deve essersi trattato per forza di un delitto perfetto e Ivan deve essere il colpevole?»
Christine non diede spiegazioni a quella teoria, ma affermò: «Ivana Blaze potrebbe giovarne in pubblicità, a condizione che sia disposta a condannare il padre con fermezza, anziché andare in giro a millantare che sia un povero innocente accusato ingiustamente del delitto, se mai dovesse essere formalizzata qualche accusa nei suoi confronti. Anzi, le converrebbe mettersi avanti con i lavori e affermare già adesso che suo padre era un marito violento e che la povera Candy non trovava il coraggio di lasciarlo.»
«Hai qualche indizio a supporto della tua osservazione?» chiese Selena. «Hai sentito almeno qualche rumour in proposito?»
«No» rispose Christine, «ma è ciò che si dirà se il caso non verrà risolto, indipendentemente dal fatto che sia vero o meno. Ivana Blaze ha una carriera da salvaguardare. Deve decidere se preferisce avere un padre, oppure degli sponsor.»
Selena la fissò con freddezza.
«Sei diventata così cinica.»
«È l’unico modo per non affondare quando nuoti in una fossa piena di squali.»
«Se anche non affondi, rimani comunque in mezzo agli squali.»
«A meno che non diventi tu stessa uno squalo» replicò Christine. «So come funziona il mondo e non ho intenzione di lasciarmi schiacciare.»
«Che cosa ne pensa il tuo nuovo collega Remy Corvin di tutto questo?»
«A Corvin interessa solo la sopravvivenza del panda gigante o, nella migliore delle ipotesi, dei bambini che vivono nelle zone di guerra. Non gliene importa un fico secco di Ivan Blazevic e del fatto che in tanti siano disposti a descriverlo come un probabile uxoricida.»
Selena affermò: «Eri diversa, un tempo.»
«Anche tu.»
«No. Io sono sempre stata la stessa.»
«Allora, se così stanno le cose, ti è sempre interessato soltanto farti infilare un anello al dito. Non avresti dovuto sposare Edward Roberts.»
«Sei convinta che mi ucciderà?»
Christine sorrise.
«L’essere relativamente sicura di sopravvivere ti sembra una buona ragione per averlo fatto?»
Selena si irrigidì.
«Perché? Che cos’ho fatto?»
«Eravamo amiche. Stavi con Fischer, che voleva annientare Scott e Veronica Young, insieme a tutto il loro entourage.» Il tono di Christine era carico di accusa. «L’ho accettato. Accettavo l’idea che tu potessi stare insieme a una persona animata da ottime intenzioni. Poi, però, qualcosa è cambiato. Ti sei lasciata corrompere. È stata Veronica Young a spingerti tra le braccia di Roberts. Non ho niente contro il povero Edward, ovviamente. Ho sempre rispettato i miei rivali, a condizione che fossero onesti, e tuo marito è sempre stato un grande esempio di correttezza. Questo non significa, però, che tu dovessi sentirti autorizzata a sposarlo.»
Selena aggrottò le sopracciglia.
«Credimi, Christine, non ti seguo.»
«Io ti sono stata accanto fin da quando eri una giovane ragazza indifesa» le ricordò Christine. «Ho convinto mia sorella a fare lo stesso, perché tu non rimanessi sola e abbandonata a te stessa.»
«Quindi io avevo il dovere di non sposarmi con Edward? Non capisco.»
«È ovvio che non puoi capire, Selena.» Christine si alzò in piedi e si diresse verso la porta. «È stato un errore venire da te. Hai la tua bella vita. Credevo che fossi stata felice di assistere alla mia distruzione, per qualche ragione che non riuscivo a comprendere, ma la realtà è che non ti sei nemmeno accorta del fatto che tutto, intorno a me, si stesse sgretolando.»
Mise una mano sulla maniglia. Selena scattò in piedi e la raggiunse.
«Aspetta. Di cosa stai parlando?»
Christine si girò verso di lei.
«Ti importa davvero?»
«Sì.»
«La tua vita è perfetta, la mia no. Non te ne sei mai preoccupata prima. Faresti meglio a non preoccupartene nemmeno adesso.»
«Davvero, Christine, non capisco.»
«Mi piacevi, Selena. Mi piacevi proprio in quel senso. Sapevo che non avrei mai potuto averti e l’ho accettato. Sono andata avanti. Pensavo di avere trovato l’amore della mia vita. Non potevamo amarci alla luce del sole, per certi motivi che preferirei non approfondire, ma finalmente sentivo di averti messa da parte. Avevo accettato l’idea che fossimo solo amiche. Hai iniziato a frequentare Oliver Fischer ed ero felice per te... Poi tutto è crollato: la donna che amavo mi ha lasciata e anche dal punto di vista sportivo ho iniziato ad avere delle delusioni. A completare l’opera, il giorno stesso in cui Edward mi ha battuta, ha iniziato a farsi vedere pubblicamente insieme a te. La donna che amavo si era sempre definita la mia “fan numero uno”. Speravo che mi mandasse almeno un messaggio di incoraggiamento. Mi aveva detto che voleva rimanere mia amica. Me lo sarei fatto bastare. Invece non si è più fatta sentire e ha perfino cambiato il numero di telefono per non essere rintracciata. L’ho contattata sui social e si è inventata una scusa, poi mi ha bloccata ovunque. Il mio avversario, colui che mi aveva sconfitta, nel frattempo, si godeva la vita insieme alla sua cara fidanzata trofeo.»
Quando il monologo di Christine terminò, Selena stava ancora cercando di assimilare ciò che la sua amica di un tempo le aveva detto.
«Io ti... ti piacevo?»
«Lo trovi così impossibile?» replicò Christine.
«Non lo trovo impossibile, ma è comunque spiazzante sentirselo dire dopo tanti anni.»
«Te lo posso concedere, ma non ti concedo tutto il resto. Non hai fatto altro che sfoggiare la tua felicità. Non...»
Selena la interruppe: «Mi sono innamorata e mi sono sposata. Non è colpa mia se tu sei stata lasciata e io no. Non ne sapevo niente. Non mi hai mai parlato di quella donna. Non so nemmeno chi sia.»
«Non lo saprai» fu la secca risposta di Christine. «Non lo saprai mai.» Tornò a voltarsi verso la porta. «Buon proseguimento di giornata.»
Selena cercò di trattenerla, ma non vi fu nulla da fare. Christine Strauss se ne andò tanto in fretta quanto era arrivata, dopo un assurdo discorso che aveva spaziato dalla morte di Candy Martini fino ai sentimenti che mai le aveva rivelato, quasi dando per scontato che Selena potesse comprendere senza difficoltà ciò che le era stato deliberatamente nascosto, oppure che addirittura le dovesse di interrogarsi su retroscena di cui non conosceva l’esistenza, dato che Christine si elevava a sua salvatrice.
***
Selena era sola, a un evento noioso organizzato da Veronica Young nel fine settimana in cui si svolgeva il Gran Premio di Montecarlo. Restare da sola in disparte ad annoiarsi era una routine, dato che succedeva ogni volta in cui sua madre la coinvolgeva in qualcosa. Era sempre stato così, ma la situazione era drasticamente cambiata, negli ultimi tempi. Alexandra Bernard non l’aveva portata con sé per mostrare di avere una figlia elegante come una piccola principessa, come accadeva in passato, ma soltanto per tenerla sotto controllo.
Era al corrente della relazione tra Selena e Patrick Herrmann e la disapprovava. Era palese che, quando le diceva di stare lontana da quell’uomo, fosse consapevole di parlare a vuoto. Negli ultimi giorni sembrava fingere che tutto andasse bene, ma il fatto che l’avesse voluta con sé diceva tanto. Tutto ciò Selena poteva fare era restare in un angolo, anziché mostrarsi aperta come Alexandra avrebbe voluto.
Non le pesava affatto rimanere da sola, ma a quanto pareva non era destinata a rimanerlo a lungo. Una ragazza con i capelli castani tagliati pari fino all’altezza delle spalle - acconciatura che non seguiva le ultime tendenze, ma che richiamava gli anni Novanta - le si avvicinò. Portava una camicia bianca e un paio di pantaloni neri. Doveva avere qualche anno in più di Selena.
«Sei la figlia di Alexandra Bernard?» le chiese, parlando in inglese.
«Sì.»
«Piacere di conoscerti. Io sono Christine.»
«Io mi chiamo Selena.» Il nome dell’altra le era vagamente familiare, quindi azzardò: «Sei la sorella di Claudia Strauss?»
Christine sorrise.
«No, non sono la sorella di Claudia. È Claudia a essere mia sorella.»
Anche Selena sorrise.
«Ti chiedo scusa. Non volevo mancarti di rispetto. Non deve essere bello sentirsi considerata soltanto in funzione di qualcun altro.»
Christine alzò le spalle, con indifferenza.
«Sopravvivo.»
«Patrick dice che...» Selena si interruppe. Chiamarlo per nome era troppo informale, era meglio correggersi. «Patrick Herrmann dice che sei tu la più veloce delle sorelle Strauss.»
«Il fatto che lo pensi Patrick Herrmann non è rilevante» ribatté Christine. «Quando inizieranno a pensarlo i team owner, gli sponsor e gli addetti ai lavori, allora lo sarà. A proposito, posso farti una domanda indiscreta?»
«Su cosa?»
«Su Patrick Herrmann. È vero che andate a letto insieme?»
Selena valutò in fretta quale fosse la risposta più opportuna. Di sicuro, non la più sincera, che sarebbe stata “a dire il vero no, ma mi auguro che inizieremo molto presto”. A giudicare dalle sensazioni che aveva provato le poche volte in cui aveva avuto con Patrick un contatto lievemente più intimo del solito, non doveva esserci nulla di meglio a cui ambire, ma non poteva pronunciare ad alta voce una simile affermazione. Imponendosi un certo contegno, si limitò a dire: «Ci frequentiamo, è vero.»
Christine ribatté, con una certa malizia: «Non ti ho chiesto questo.»
«Ti ho dato l’unica risposta opportuna» puntualizzò Selena. «Sono certa che anche tu abbia avuto un’ottima educazione, quindi capirai sicuramente cosa intendo.»
Christine le strizzò un occhio.
«Ricevere un’ottima educazione è il minimo sindacale per capire come infrangere le regole... ma sono sicura che tu sia un’esperta, ormai.»
«Cosa te lo fa pensare?»
«Le brave ragazze non scopano con quelli come Patrick Herrmann.»
Nonostante la Strauss fosse ben diversa dalle compagnie verso le quali era stata indirizzata fin dalla prima infanzia, Selena si rese conto di non sentirsi affatto a disagio. Scherzò: «Che vantaggio c’è, allora, a essere una brava ragazza?»
Risero insieme, di gusto, come se non fossero due perfette sconosciute.
«Questo ricevimento è una gran rottura di coglioni» affermò Christine. «Ti va di andare a fare un giro?»
«Veramente» obiettò Selena, «sono venuta qui con mia madre.»
Christine gliela indicò.
«È quella, vero?»
«Già.»
«Sembra abbastanza coinvolta da quello che le sta dicendo l’uomo che parla con lei. Credo sia Jean-Marc Duval. Ha fatto molto parlare di sé per la sua sponsorizzazione alla Overcut Project.»
Selena annuì.
«Credo sia un corteggiatore di mia madre.»
«Sembra interessata, non trovi?»
«A me non pare. Se non sbaglio, dice che è noioso.»
«Tutto qui è noioso» affermò Christine, «non solo il signor Duval. Andiamo a fare un giro fuori?»
Selena valutò se la proposta dell’altra ragazza fosse fattibile.
«Andiamo.»
Christine si voltò e si diresse verso l’uscita sul retro.
***
A Barcellona faceva freddo e il cielo grigio minacciava pioggia. Christine lo guardava senza provare alcun turbamento. Si sentiva bene, quando era nell’unico ambiente al quale sentiva di appartenere. Dopo la fine della Diamond Formula, aveva creduto che per lei non vi fossero più speranze.
Quando sette anni prima l’Evolution Grand Prix Series aveva esordito con gli eventi promozionali, Christine aveva ritenuto che non fosse una categoria degna di interesse. La faccenda stessa dei Ghost Driver le sembrava ridicola e si era detta che non avrebbe mai avuto a che vedere con la nuova serie, né come pilota né in qualsiasi altro ruolo.
Era ancora ferma sulle proprie convinzioni, quando la prima stagione era ormai sul punto di iniziare. Proprio allora era arrivata la pandemia. Il mondo era cambiato, in più di una sfaccettatura. Quando la R-Evolution Racing le aveva proposto un lavoro, Christine aveva messo da parte i vecchi pregiudizi. Perfino i Ghost Driver non le sembravano più il male assoluto. In fondo, l’intelligenza artificiale veniva utilizzata in ogni ambito della vita, avere due monoposto guidate da remoto non era certo così terribile.
A sette anni di distanza dalla “stagione sperimentale”, tante cose erano cambiate. Perfino le squadre nazionali si erano date una facciata più internazionale, adottando nomi quali Saetta Cremisi, Emerald Star e Virage Bleu, piuttosto che strettamente correlati alla nazione che rappresentavano. Non che vi fosse qualche dubbio sul fatto che fossero rispettivamente una squadra italiana, una inglese e una francese. Le loro denominazioni, così come le livree delle loro auto, richiamavano in maniera inequivocabile i colori nazionali utilizzati ai tempi in cui non erano ancora gli sponsor a determinare quali dovessero essere i colori delle auto in gara.
Saetta Cremisi schierava due anonimi piloti italiani che non avevano concluso molto nelle categorie motoristiche più rilevanti. Lo stesso valeva per uno dei piloti dell’Emerald Star e per uno della Virage Bleu. Entrambe le squadre potevano vantare almeno un nome altisonante: da un lato c’era Amber Thompson, dall’altro addirittura Yannick Leroy, anche se avrebbe dovuto saltare un paio di eventi che si sovrapponevano con il campionato di endurance, al quale dava la priorità.
R-Evolution Racing aveva fatto l’affare del secolo ingaggiando Dylan McKay, l’unico pilota rilevante ancora in attività tra quelli visti negli eventi sperimentali di sette anni prima, il quale sarebbe stato affiancato da Joey Moreira, considerato una giovane promessa senza grosse alternative a causa del budget limitato.
Pink Vertigo avrebbe schierato il duo Nakamura/ Blaze e non sarebbe stata la sola squadra a rievocare i tempi della Diamond Formula. Uno degli altri team, infatti, aveva assunto un nome che non aveva mai ottenuto molto successo nella vecchia categoria, ma che aveva lasciato un bel ricordo negli appassionati, ovvero Overcut Project. I suoi piloti sarebbero stati anonimi tanto quanto la maggior parte di quelli che andavano a comporre la griglia, ma la cosa non sarebbe stata troppo rilevante.
Accanto a sei squadre che avrebbero schierato “piloti veri”, vi sarebbe stata la Ghost Racing, così era ufficialmente denominata per la prima stagione ufficiale. A dirigerla, sarebbero stati i fondatori del Progetto Evolution, senza Livio Santangelo, ovviamente.
Soltanto dopo la sua morte, il suo nome era stato associato alla nuova categoria. Christine l’aveva conosciuto bene, fin dai tempi in cui era ancora un giovane ingegnere. Lo ricordava come un uomo dedito solo ed esclusivamente al lavoro, grande appassionato di tecnologia e convinto che il progresso dovesse essere inseguito con qualsiasi mezzo.
Livio Santangelo, ovviamente, non aveva mai frequentato postacci come il Delicious Ambition. Non si poteva dire lo stesso di altri individui che legavano o avevano legato il proprio nome all’Evolution GP Series. Come riuscissero a mantenere il focus sul lavoro concedendosi al contempo lunghi aperitivi a luci rosse, o addirittura intere serate in quel locale, rimaneva per Christine un grosso mistero. Personalmente, non lo trovava eccitante, per nulla. In quel proliferare di seni quasi scoperti o addirittura di genitali che per poco non venivano messi in bella mostra, non aveva trovato sensuale nemmeno vedere Selena Roberts che riceveva dal marito lo stesso tipo di attenzioni che, in certi momenti, Christine aveva sognato di poterle dedicare.
Il fatto che a vent’anni corresse dietro a Patrick Herrmann non lasciava molto ben sperare sul suo orientamento sessuale e Christine aveva compreso immediatamente che a Selena le donne non interessavano, se non per farci amicizia, e anche quella veniva concessa con il contagocce. Non si era mai fatta illusioni. Qualche volta si era fatta delle fantasie erotiche su di lei, ma si era guardata bene dal metterla al corrente. Andare a trovarla al suo studio di design, la settimana precedente, era stato un grave errore. Anche confidarle di avere provato quel tipo di interesse nei suoi confronti era stato un grosso sbaglio. Per fortuna non aveva commesso quella che sarebbe stata la più terribile delle pazzie, ovvero rivelarle chi fosse stata la donna che aveva amato e per quale ragione la loro relazione fosse stata mantenuta segreta.
Mentre i semafori rossi all’uscita della pitlane si spegnevano, Christine dimenticò tutto, lasciandosi cullare dal dolce rumore dei motori.
Selena era solo un ricordo lontano. Il loro incontro allo studio della “signora Roberts” sembrava appartenere a un’altra vita, proprio come quel venerdì sera di tanti anni prima, nel bel mezzo del weekend del Gran Premio di Montecarlo, quando l’aveva conosciuta a uno stupido party.
***
Proprio mentre stavano andando raggiungendo l’uscita posteriore, Patrick Herrmann saltò fuori all’improvviso. Non c’era da stupirsi. Nonostante la presenza di Alexandra Bernard, che sembrava opporsi strenuamente alla relazione tra la figlia e il pilota, quest’ultimo sembrava non potersi astenere dal ronzare intorno a Selena. Questa, ovviamente, affermò che si sarebbe limitata a un saluto fugace, prima di allontanarsi.
«Ti raggiungo subito.»
«Sì, certo» rispose Christine, senza sforzarsi troppo nel non dare segni di turbamento. «Ti aspetto.»
Sapeva cosa sarebbe successo: Selena avrebbe approfittato della situazione per eludere la volontà di Alexandra Bernard. Entro una certa età, i genitori sembravano opporsi strenuamente a qualsiasi partner venisse scelto dalle loro figlie, almeno fintanto che questo non poteva essere etichettato in altra maniera. Selena non sarebbe stata credibile, se avesse affermato che Patrick Herrmann era solo un amico, per lei. Christine sorrise al ricordo di tutte le volte in cui, fin da giovanissima, aveva strappato alla madre la concessione di andare a dormire a casa di un’amica, senza destare alcun sospetto. Del resto, se essere lesbica innescava una serie di complicazioni di cui avrebbe volentieri fatto a meno, era giusto che vi fosse almeno qualche lato positivo a fare da contraltare.
Selena si infilò insieme a Patrick in uno stanzino, la porta si richiuse immediatamente alle loro spalle. Christine contò mentalmente fino a tre. Era molto probabile che a quel punto la coppietta stesse già pomiciando come se non ci fosse un domani.
Quattro, cinque: Patrick Herrmann doveva essersi già sbottonato i pantaloni. Era un tipo che non perdeva tempo, o almeno così si diceva. Sei, sette, otto: Selena Bernard doveva essersi già abbassata le mutandine. Nove, dieci...
Christine fu distratta dal passaggio di una donna sui quarant’anni. Aveva i capelli tagliati corti e una corporatura robusta. Portava un completo con giacca e pantaloni di un colore indefinito, forse una tonalità di verde. La riconobbe immediatamente come la moglie di Walter De Santis, direttore tecnico della Overcut Project.
L’aveva vista alla festa e non le sembrava il tipo di persona da annoiarsi. Era palese che avesse lasciato la sala del ricevimento, ma non si stava recando all’esterno.
Christine la vide avviarsi verso una rampa di scale che portava al piano superiore. Aveva visto, all’inizio dells serata, i coniugi Young scendere proprio giù da quella scala.
Tenendosi a una certa distanza, la seguì. Dubitava che Selena Bernard la cercasse, in un simile momento. Poteva permettersi di andare a curiosare.
***
Nella prima giornata di test, il miglior tempo fu ottenuto da Shinji Nakamura. Il giapponese della Pink Vertigo non fece un solo commento sul primato ottenuto durante la sessione. Nemmeno Walter De Santis, a dire il vero, fece considerazioni pubbliche, se non quella che la giornata era stata positiva, non necessariamente per via del miglior crono.
Ovviamente uscirono titoloni altisonanti, opera di luminari del pensiero poco critico. Christine sapeva bene come funzionavano le cose, e soprattutto sapeva che, nonostante De Santis fosse un professionista vecchio stampo, i media avrebbero cercato in ogni modo di convincerlo a sbilanciarsi più del dovuto, parlando di nulla.
Christine conosceva bene Walter. Vederlo accettare un ruolo di team principal alla Pink Vertigo, proprio lui che era tanto legato alla Overcut Project, era stato un po’ uno shock. Se non altro, sua moglie avrebbe potuto sbizzarrirsi nell’indossare indumenti a tema con la livrea sgargiante delle macchine, visto che i suoi immancabili completi con giacca e pantaloni erano divenuti, con il passare del tempo, sempre più vistosi.
Ricordava ancora bene come a quel party a Montecarlo fosse vestita di un verde acqua slavato o qualcosa del genere. L’aveva seguita quando si era allontanata. Non erano in un locale pubblico, erano nella sede della Dynasty, ospiti dei coniugi Young. Quella donna si stava senz’altro addentrando laddove non avrebbe dovuto.
Christine aveva cercato di non dare nell’occhio. Luciana De Santis non aveva fatto caso a lei. Aveva aperto una porta ed era entrata in una stanza nella quale Christine non avrebbe mai osato andare a sbirciare.
Dopo un tempo che le era parso infinito, era uscita. Si era diretta verso l’uscita di emergenza, aveva disattivato l’allarme ed era andata fuori così come se niente fosse. Christine aveva atteso qualche secondo, poi l’aveva seguita senza fare rumore.
Immersa nelle tenebre, aveva intravisto Luciana dirigersi in una sorta di cortile poco illuminato. Le era andata dietro, senza farsi notare.
L’aveva vista scavalcare un muro e uscire dalla proprietà privata. C’era suo marito ad attenderla. Luciana gli aveva detto qualcosa in italiano. Christine non conosceva bene la lingua, ma capiva qualche parola. Le era sembrato che la signora De Santis stesse affermando di avere fatto quello che doveva.
I due si erano allontanati. La signora aveva urtato un ragazzino. Un telefono cellulare quasi infrangibile, come quelli che usavano a quei tempi, era caduto per terra.
Il ragazzino aveva borbottato un esitante “I’m sorry”, poi si era chinato per raccogliere il telefono. Luciana De Santis aveva imprecato a denti stretti. Suo marito aveva replicato: “non preoccuparti, non ha capito niente”.
Christine aveva cercato di memorizzare quelle parole, di cui non conosceva il significato. Chissà se Selena Bernard parlava italiano. In tal caso, le avrebbe chiesto di tradurre quella frase, sempre ammesso che prima o poi uscisse dallo stanzino in cui era andata a rintanarsi con il donnaiolo dagli occhi azzurri.
***
Patrick era teso, maledettamente teso. Selena ne conosceva bene le ragioni. Gli intrighi legati alla morte del collega Emiliano Diaz lo stavano mettendo a dura prova, così come le pressioni che subiva da Alexandra.
Vi erano momenti in cui Selena si chiedeva se Patrick cercasse, almeno inconsciamente, di tenerla a distanza, nonostante affermasse di amarla e di desiderare un futuro insieme a lei. Dopo la fine della stagione, le ripeteva, sarebbe cambiato tutto. Se ne sarebbero andati, si sarebbero lasciati alle spalle Alexandra Bernard e le sue maledette volontà di controllo. Non l’avrebbero sfidata: non era ciò che ritenevano di fare, dato che il loro non era un semplice capriccio, ma il sacrosanto diritto di condurre la vita che volevano, lontani da lei.
«Andrà tutto bene» sussurrò Selena.
Patrick rimase rigido.
«Lo spero.»
Selena lo abbracciò, sperando che il contatto fisico potesse allentare la tensione. Ebbe l’impressione che Patrick si sforzasse di lasciarsi andare. Il bacio che le diede sul collo fu meno avido di quanto Selena avrebbe desiderato, ma almeno la strinse più forte.
Prese ad accarezzarla sui fianchi. Un brivido piacevole la scosse, irradiandosi su tutto il corpo.
Lo desiderava. Lo desiderava come non aveva mai desiderato nessuno prima di conoscerlo. Le era sembrato che le altre ragazze esagerassero, quando parlavano delle proprie avventure, invece era tutto vero.
«Sono stanca di aspettare» gli disse, con schiettezza.
«Ancora un po’ di pazienza» la pregò Patrick. «Tra poco saremo liberi.»
«Anche qui siamo liberi» replicò Selena. «Non c’è nessuno che possa vederci.»
Patrick indietreggiò.
Selena cercò di scorgere la sua sagoma nel buio, ma non vi era alcuna fonte di illuminazione in quel piccolo ripostiglio. Non le era difficile immaginarlo, figurarsi quel paio di occhi azzurri che le aveva rubato il cuore fin dal primo sguardo.
«Voglio essere tua.»
«Anch’io voglio essere tuo.»
«Dimostramelo.»
Patrick replicò: «Siamo a una festa, una maledetta festa. Tua madre potrebbe chiedermi dove mi sono cacciato... e potrebbe fare anche a te la stessa domanda.»
«Hai paura che mi metta in punizione senza la TV?» scherzò Selena. «Mi sembra un prezzo tutto sommato accettabile, se significa potere stare qui con te adesso.»
Patrick non parlò. Le abbassò le spalline del vestito e le slacciò il reggiseno. L’operazione fu rapida. Si vedeva che ci sapeva fare con le donne, che era in grado di andare a colpo sicuro.
Tante volte le era capitato che altre ragazze le dicessero di fare attenzione agli uomini che apparivano troppo esperti, perché non facevano altro che sedurre e abbandonare. In quel caso, erano solo chiacchiere. Patrick non sembrava avere alcuna intenzione di andarsene. Con i seni tra le sue mani, Selena si sentiva viva come non mai.
Le balenò il pensiero di Christine Strauss, che la stava aspettando. Le bastò che la lingua di Patrick andasse a lambirle un capezzolo e che la sua mano destra andasse a insinuarsi pericolosamente sotto al vestito, tra le gambe, per dimenticarsi di lei.
Patrick non indugiò. Andò dritto verso l’intimità di Selena, provocandole un brivido intenso. Se quella era la sensazione che si provava quando c’era uno strato di biancheria a impedire il contatto diretto, non vedeva l’ora di scoprire tutto il resto.
Le carezze di Patrick, inizialmente dolci e delicate, si fecero via via più intense, lasciando il posto a un tocco sempre più vigoroso. Le sue dita iniziarono a premere con una forza sempre maggiore, con una ferocia che Selena non aveva immaginato, ma alla quale non aveva alcuna intenzione di sottrarsi. Come aveva detto a Christine, non voleva essere una brava ragazza, allo stesso modo in cui Patrick sembrava non volersi fermare.
Continuò a stimolarla con fare esperto e con un tocco che paradossalmente aveva una vaga aura di castità, considerando che non solo Patrick non accennava a insinuarsi dentro di lei, ma addirittura manteneva la mano al di fuori della sua biancheria intima.
Ogni suo movimento era imprevedibile. Selena chiuse gli occhi. Si lasciò andare. Immaginò di essere sdraiata, completamente nuda, le gambe spalancate, Patrick che entrava dentro di lei.
«È bellissimo» riuscì a dire, «continua.»
«È questo che vuoi?» le chiese Patrick, in tono quasi beffardo, incrementando il ritmo.
«Voglio di più» rispose Selena.
Patrick non replicò. Le scostò le mutandine ormai bagnate e, senza più alcun tessuto a separarli, le fece una lieve carezza prima di riprendere a stimolarla con forza.
Selena sussultò, di fronte a un incontro così intimo. Era pronta ad abbandonarsi completamente a un viaggio verso l’ignoto, ma Patrick si interruppe di colpo.
«Stiamo esagerando.»
«Esagerando?» ripeté Selena. «Ti ho detto che voglio di più.»
«Non in un posto così squallido» affermò Patrick. «Scusami se ho osato troppo. Tua madre me la farà pagare.»
«Che cosa c’entra mia madre adesso?»
«Tua madre c’entra sempre. Non può essere diversamente, finché continuerà a starmi con il fiato sul collo.»
Selena lo esortò: «Non pensarci.»
«Come faccio a non pensarci?» obiettò Patrick.
«Non è il momento» cercò di insistere Selena.
«Non è il momento per te, che sei dolce, innocente e piena di buoni pensieri» replicò Patrick. «Io non ho potuto fare altro che fermarmi, perché i miei erano solo gesti meccanici. Avrei dovuto avere in testa soltanto noi, invece i miei fantasmi erano ancora lì a tormentarmi. Non è questo che voglio. Sei l’unica persona al mondo per cui rinuncerei a tutto, perfino alla verità su Diaz.»
«Non rinunciare» replicò Selena.
«Non rinuncerò. Però non rinuncerò nemmeno ad averti al mio fianco. Tutto si incastrerà. Allora io e te saremo finalmente felici e non avremo più bisogno né di sgabuzzini né di trattenerci.»
«Pensa al nostro futuro. Vorrei che continuassi quello che hai iniziato... anzi, che non hai iniziato.»
«Quello che ho fatto finora non è niente per te?»
«È solo una sessione non cronometrata, che non lascia segni permanenti.»
«Se è questo che ti preoccupa, puoi stare tranquilla. Avrò modo di dimostrarti che so toccare una donna come si deve. Sarà una sessione di qualifica molto intensa. Quella che verrà dopo sarà la gara più importante della mia vita.» Patrick le si avvicinò e le diede un bacio sul collo. «Adesso è meglio se ti sistemi il vestito e torni alla festa.»
***
I primi tre giorni di test ebbero poche varianti: importanza eccessiva data ai numeri da parte dei media, mentre in realtà le squadre non andavano alla ricerca del giro record, se non per impressionare chi si lasciava ingannare facilmente. Christine non diede troppo peso ai media, restando sollevata dal fatto che Walter De Santis non si fosse piegato a certe logiche.
Quell’uomo era un professionista, Christine non l’aveva mai messo in dubbio. Qualunque cosa sua moglie fosse andata a fare quella sera di tanti anni prima e qualunque fosse la spiegazione alle parole che Walter le aveva rivolto, non vi era ragione di avere dei dubbi nei suoi confronti. Scott e Veronica Young avevano senz’altro degli scheletri nell’armadio, anche se non erano mai stati coinvolti in prima persona negli scandali. Era molto probabile che fosse quella la ragione per cui la signora Luciana era entrata laddove non avrebbe dovuto.
Dopo essere uscita dallo sgabuzzino in cui si era rifugiata insieme a Patrick Herrmann, Selena Bernard aveva tradotto quelle parole dall’italiano all’inglese, senza nemmeno chiedere spiegazioni in merito. Sembrava presa da altro. Christine non aveva mai avuto dubbi su che cosa fosse successo in quello stanzino buio, anche se l’altra aveva negato fermamente. A Herrmann piaceva il sesso e a Selena piacevano i cattivi ragazzi, quei due fattori potevano portare a un unico possibile prodotto.
A volte, nel corso degli anni, Christine si era sorpresa a chiedersi se il figlio di Selena, fosse stato concepito proprio quella sera. La sua amica non aveva mai voluto dare alcun tipo di spiegazione, nemmeno a lei. La teoria più accreditata era che Thomas fosse il frutto della sua relazione con Patrick, anche se il clamore suscitato dal suo fidanzamento con Edward Roberts, subito dopo avere lasciato Oliver Fischer, aveva portato qualche malpensante a ipotizzare che, subito dopo la morte di Herrmann, Selena l’avesse facilmente rimpiazzato con un altro “cattivo ragazzo” del tutto privo del desiderio di paternità e di un minimo di responsabilità, tanto da darsi alla macchia subito dopo il concepimento del bambino.
Christine non aveva mai capito bene che cosa fosse accaduto con esattezza tra Selena, Fischer e Roberts. Di punto in bianco, dopo tanti anni di solitudine, la figlia di Alexandra Bernard aveva iniziato a frequentare Oliver. Proprio come Selena, Edward veniva da anni di solitudine dopo la morte della sua prima moglie Sharon - un grave problema cardiaco l’aveva portata via molto presto - e non sembrava avere preso molto bene la relazione tra la sua amica e il giornalista, che peraltro era sempre stato schierato apertamente contro di lui, con numerose critiche alle sue performance e alle sue ambizioni.
Fintanto che Selena era stata insieme a Fischer, non era accaduto nulla di strano. Anche dopo, almeno per i primi due anni, tutto era sembrato nella norma. Poi, all’improvviso, proprio all’epoca in cui Edward era pilota della R-Evolution Racing, qualcosa era cambiato. Per qualche astruso motivo, Oliver era stato visto parecchie volte in compagnia della coppia. Sembrava fosse stato proprio Roberts a far sì che il vecchio rivale avesse accesso al paddock.
Era nata un’amicizia anomala, tra di loro, che sembrava essersi intensificata anni dopo, quando Oliver Fischer si era fidanzato con Tina Menezes, unendosi a lei in matrimonio in gran segreto in una cerimonia civile talmente riservata da non avere invitati. I dettagli erano trapelati ben presto: i testimoni degli sposi erano proprio Edward e Selena Roberts.
Dopo la morte della Menezes, nulla sembrava cambiato. Christine li vedeva, lì a Valencia, dove Roberts e Fischer si trovavano rispettivamente in veste di coach di Ivana Blaze e di addetto stampa della Pink Vertigo. Anche con Selena ben lontana da loro, i due sembravano piuttosto affiatati, qualcosa di inspiegabile, se si considerava che in passato sembravano nemici giurati.
Trascorrevano insieme i momenti liberi e alla sera lasciavano insieme il circuito. Christine riteneva molto probabile che dopo cenassero insieme e che, se non erano troppo stanchi, trascorressero insieme anche la serata. Le veniva quasi spontaneo immaginare che tra loro e Selena vi fosse una sorta di menage a trois grazie al quale avevano trovato un equilibrio. Certo, era difficile immaginare Roberts in una situazione simile, e chissà cosa ne avrebbe pensato Sharon, se avesse potuto saperlo. Per una donna morigerata come lei, sarebbe stato un duro colpo, specie considerato che Edward era sembrato spesso rigido e all’antica tanto quanto la sua prima moglie.
Per il bene di Selena, Christine sperava che una simile teoria sul tipo di legame esistente tra lei e quelli che sembravano essere i due uomini della sua vita non venisse mai formulata pubblicamente. Erano già stati tutti e tre vittime di online shaming per molto meno e la società dei media digitali tendeva a non perdonare ciò che non considerava moralmente accettabile. In nome di un presunto progressismo, i rapporti carnali venivano visti come lesivi dell’immagine femminile e, se la donna non vi si sottraeva, meritava pubblica umiliazione, il tutto mentre i suoi detrattori inneggiavano al cambiamento. In ultima sintesi, per combattere un mondo che definiva puttane quelle che si concedevano sessualmente al di fuori di relazioni pubblicamente approvate, si era passati all’estendere neanche troppo velatamente la stessa reputazione anche a quelle che si fidanzavano ufficialmente o si sposavano.
A volte Christine si chiedeva che vantaggio vi fosse nel progresso, se questo andava a peggiorare, dietro a una facciata spacciata per miglioramento. Era una dinamica che conosceva bene, dato che in più di un’occasione era stata accusata di “omofobia internalizzata” per avere osato affermare che l’orientamento sessuale delle persone non doveva essere utilizzato come scusa per invadere la vita privata altrui e per essersi rifiutata di fornire dettagli su una presunta partner che aveva avuto la sventura di essere fotografata in sua compagnia e di vedere quello scatto divenire virale sul web.
Ogni personaggio pubblico sembrava divenire vittima del metro di giudizio di una collettività dedita al continuo catalogare standard ai quali fosse necessario aderire per non divenire vittime di un cyberbullismo incontrollato. Non importava che Christine fosse un’ex pilota e una team principal. Perfino chi sosteneva di rispettarla come tale la vedeva in primo luogo come una fonte di gossip basato sul nulla. Lo stesso valeva per chiunque altro cercasse di affermarsi per quello che faceva e non per quello che era. Non vi era modo di sfuggire a una simile realtà, tutto ciò che si poteva fare era cercare di ritagliarsi una bolla in cui rintanarsi nel tentativo di non farsi scalfire, ma senza successo. Christine giudicava male Selena perché aveva sposato Edward Roberts. Riteneva che Ivan Blazevic potesse avere assassinato la moglie perché i protagonisti di un talk show l’avevano affermato alla televisione. Stava diventando ciò che odiava e, in fondo al cuore, non riusciva nemmeno a sentirsi troppo in colpa.
***
All’indomani del quarto giorno di test, Edward si recò allo studio di design in tarda mattinata. Selena non si aspettava la sua visita. Sapeva che il marito sarebbe tornato direttamente a casa dopo la fine delle sessioni che precedevano la stagione sempre più imminente, ma non credeva che andasse a farle visita al lavoro.
«Sei fortunato» ribatté Selena, «la cliente è andata via neanche due minuti fa.»
«Ho aspettato pazientemente» la informò Edward. «Sapevo che prima o poi qualcuno sarebbe uscito. Ho visto una vecchia con un’orribile pelliccia finta che se ne andava, così ne ho approfittato. Aspetti qualcuno?»
«Non nella prossima ora.»
«Ottimo.»
«Questo non significa che non abbia nulla da fare» puntualizzò Selena. «Sono qui per lavorare, non per dedicarmi alle relazioni pubbliche.»
Edward sorrise.
«Non hai nemmeno cinque minuti da dedicare al tuo amato consorte?»
«I cinque minuti del mio amato consorte durano almeno mezz’ora» chiarì Selena. «Avanti, siediti e raccontami com’è andata.»
Si erano sentiti tutti i giorni, ma non avevano mai parlato di lavoro.
«Qui?» chiese Edward, indicando la sedia destinata ai clienti. «Come una vecchia qualsiasi infagottata in una pelliccia brutta?»
«La vecchia, come la chiami tu, ha un patrimonio enorme ed è ben desiderosa di spenderlo» puntualizzò Selena. «Direi che si possa soprassedere sul fatto che indossi una pelliccia dall’aspetto discutibile.»
Edward si accomodò. Seduta di fronte a lui, Selena attese che parlasse, ma non successe.
«Allora?» lo esortò. «Com’è andato il test?»
«Bene.»
«Sul serio?»
«Le sensazioni sono positive. I dati raccolti da Nakamura sono molto utili.»
«E quelli della Blaze?»
A quella domanda, Edward sorrise, con amarezza.
«Nessuno si aspetta che Ivana Blaze possa contribuire a qualsiasi risultato, a meno che non si tratti di fare promozione. Tra tutti i piloti fermi con cui ho avuto a che fare, è la più ferma in assoluto. Però, ne sono certo, mai come al giorno d’oggi può essere utile dal punto di vista mediatico. Tutti, in tutto il mondo, parlano di lei.»
Selena annuì.
«Lo so.»
Edward precisò: «Di lei, oppure dei suoi genitori.»
Selena lo informò: «Proprio stamattina ho letto della nuova polemica arrivata dagli Stati Uniti a proposito di Ivan Blazevic.»
«Quale?»
«Quella secondo cui, sposando una modella, avrebbe e dimostrato di provare attrazione sessuale nei suoi confronti, dando il cattivo esempio e contribuendo all’oggettificare le donne.»
Edward obiettò: «Scusa, ma non dovrebbe essere normale provare attrazione sessuale nei confronti della persona che si sposa?»
«Non secondo la mentalità statunitense, a quanto pare. Un’attivista americana con un grosso seguito, inoltre, avrebbe affermato che Candy Martini, avendo lasciato la scuola a sedici anni, non aveva capacità cognitive tali per esprimere il proprio consenso, pertanto il matrimonio dovrebbe essere considerato nullo e la loro relazione un abuso sessuale.» Selena sospirò. «Non capisco né perché certa gente abbia tutto questo successo, né perché i sostenitori di tali soggetti non riescano a rendersi conto di essere imbarazzanti.»
«Mhm.»
«Ti prego, dimmi che la pensi come me.»
«Penso che una grossa fetta della popolazione mondiale abbia perso totalmente il lume della ragione» rispose Edward, «e che il peggiore dei mali non sia nemmeno il non sapere formulare un pensiero razionale, quanto piuttosto l’abitudine a verificare chi abbia detto qualcosa e, a seconda che il personaggio piaccia o meno, decidere se ciò sia sensato oppure meno. Per intenderci, adesso Ivan Blazevic non sta simpatico a nessuno. Se dicesse che invadere il Thavenbek e sterminare la popolazione locale è sbagliato, improvvisamente tutti i suoi hater direbbero che l’invasione del Thavenbek è lecita e che la gente del posto deve essere estirpata.»
«Thavenbek?» ripeté Selena.
Quel nome non le evocava alcuno Stato esistente, riconosciuto o meno che fosse. Edward si giustificò: «Anch’io ho lasciato la scuola a sedici anni.»
«Quindi» dedusse Selena, «il nostro matrimonio non è valido.»
«Già» convenne Edward, «e sei anche una predatrice sessuale... a meno che l’attivista americana non abbia deciso che, se mi sta bene essere sposato con te pur non avendo un elevato grado di istruzione, allora sono favorevole agli abusi sessuali e, di conseguenza, sono io colpevole anch’io.»
Selena convenne: «In effetti, un simile ragionamento sarebbe possibile. Ho letto cose del genere, in altre circostanze.»
«E cos’hai pensato?»
«Quando ho chiuso l’app, sono stata felice di utilizzarla soltanto per svago e di essere consapevole che fuori c’è il mondo reale, nel quale certi pensieri assurdi tendono a non essere formulati, oppure a perdere d’importanza in tempi molto brevi.»
«Anche sui social» rispose Edward, «certe questioni si esauriscono in tempi brevi. Il mondo virtuale corre veloce come quello reale.»
«Stavolta sarà più difficile» replicò Selena, «dato che c’è di mezzo un probabile caso di omicidio.»
Edward aggiunse: «E come assassina una donna bionda che pare non esistere nella realtà.»
Selena rabbrividì. Se quell’informazione fosse divenuta di dominio pubblico e si fosse saputo che a confermare il suo alibi era stato Oliver Fischer, avrebbe dovuto subire conseguenze piuttosto spiacevoli.
«Sai qual è il problema?»
«A cosa ti riferisci?»
«Tutti pensano di sapere tutto. E pensano anche che tutti sappiano tutto. È sempre il solito discorso: basta che un tale con l’avatar di un unicorno faccia una presunta rivelazione ed ecco che tutti prendono per oro colato quello che dice. Basta avere un po’ di seguito per potere decidere che cosa deve essere vero. Non importa che lo sia o meno, quello che importa sono i like e le condivisioni. Se non stiamo attenti, ci gettiamo nelle mani di gente pronta a distruggerci solo per conquistare qualche minuto di celebrità. Le brutte intenzioni vengono mascherate da buoni sentimenti, tanto che i veri buoni sentimenti sembrano spesso ridicoli.»
Edward accennò un sorriso.
«Parli di Remy Corvin?»
«A dire il vero no» ammise Selena, «non avevo pensato a lui... però, lo devi ammettere, non rompe le scatole a nessuno e riceve un sacco di critiche.»
«Se Corvin è così pieno di buoni sentimenti» obiettò Edward, «perché ha...»
Si interruppe.
Selena lo esortò: «Perché ha...?»
«Niente.»
«Sai, Edward, credo che, se tu mi dicessi tutto quello che sai, forse sarebbe più semplice. Capisco che condividere informazioni con me non ti sembri bello come condividerle con Oliver Fischer, ma potreste avere bisogno del mio aiuto, prima o poi.»
«Cosa ti ha detto Fischer?»
«Niente.»
«Non ci credo. Non difenderlo. Gli avevo detto di tacere e...»
Selena ribatté: «Il problema è proprio questo. Oliver non è capace di tacere, quindi mantiene i segreti, ma parla, parla, parla... parla incessantemente, di qualsiasi cosa. Quando vi vedete, nel tempo libero, di certo non ve ne starete a giocare a scacchi come due vecchi Lord.»
«Fischer dice che gli scacchi lo affascinano, ma che non sa giocare» affermò Edward.
«Ecco, lo vedi?» ribatté Selena. «Anche tu cerchi di cambiare discorso, come se potessi eludere le mie domande. Che cos’ha combinato Corvin? Non costringermi a chiederlo a Oliver.»
«E va bene» si arrese Edward. «In cambio, saresti disposta a fare una cosa per noi?»
«Una cosa di che tipo?»
«Ci accompagneresti alla festa di carnevale del Delicious Ambition?»
Selena spalancò gli occhi.
«Che cosa?»
«Questioni investigative» chiarì Edward. «Non ci toccherà fare un threesome al piano di sopra.» Dopo una lunghissima pausa, aggiunse: «Almeno credo.»
Ignorando volutamente quelle ultime parole, Selena obiettò: «Come faccio con il lavoro?»
«È la prossima settimana» ribatté Edward. «Prenditi un paio di giorni liberi per raggiungerci, fai in tempo a organizzarti. Margaret se la caverà, con l’aiuto di Aurelie. Potrebbe essere importante.»
Selena si arrese: «E va bene. Però mi spieghi tutto per filo e per segno, sia la faccenda di Corvin sia quello che dobbiamo andare a fare in quel posto indecente!»
***
Al lunedì sera, sedevano tutti e tre intorno al tavolo. Non importava che Edward avesse già fornito le stesse spiegazioni innumerevoli volte, nei giorni precedenti. Selena interruppe le sue proteste sul nascere: «Invece mi racconterai tutto per l’ennesima volta. Anzi, mi racconterete tutto. Sarà molto più bello avere due punti di vista diversi.» Scoccò un’occhiata di fuoco prima al marito e poi a Fischer. «Sempre ammesso che abbiate due punti di vista diversi e che non siate una sola mente in due corpi, cosa che non mi stupirebbe più di tanto.»
Edward cercò di replicare, ma Oliver intervenne: «Come vuoi, Selena. Immaginavo che non sarebbe stata una passeggiata convincerti a venire qui...»
«In realtà mi fa piacere essere qui» replicò Selena. «È bello vedere dove ti sei sistemato. Ho sentito tanto parlare di questo famoso monolocale dal quale non si vede altro che nebbia.»
«Non penso che Edward intendesse casa mia, se così la possiamo chiamare» puntualizzò Oliver. «Si riferiva piuttosto al locale in cui dobbiamo andare domani sera.»
Selena si irrigidì, ma preferì non dire nulla, almeno per il momento.
«A Valencia, nell’ultima delle quattro gare promozionali, Remy Corvin non era al volante. C’era di nuovo il suo Replacement, già visto in pista a Montecarlo. È andata così?»
Aveva ancora lo sguardo fisso su Oliver, il quale si rivolse a Edward: «Lascio a te la parola, Roberts.»
Selena spostò gli occhi sul marito, il quale confermò: «È andata così. Ne sono certo. Ho avvicinato il Replacement. Sono stato assalito. Non so come sarebbe finita se Annabelle Vincent - la ragazza di Corvin - non fosse intervenuta in mio soccorso, spegnendo quell’androide maledetto.»
«Quella donna non era solo la ragazza di Corvin.»
«No.»
«L’avete incontrata anche in compagnia dell’ingegner Santangelo e, quando avete accusato quest’ultimo di avere corrotto quella bibita a Pau, è intervenuta in sua difesa, sostenendo che non era andata come dicevate.»
«È tutto corretto, Selena.»
«A quel punto, hai deciso di mettere tutto a tacere.»
«In questi termini, non suona troppo bene» replicò Edward. «Diciamo che ho capito che mi trovavo di fronte a una storia pericolosa, per la quale non potevo fare niente, se non proteggere le persone che avevo intorno.» Indicò Oliver. «Sai bene che, se Fischer fosse stato al corrente di quello che era successo, avrebbe trovato un modo per mettersi in mezzo. Non potevo certo permettere che si facesse ammazzare da un androide!»
«Credo che dovresti rimanere ancorato alla realtà, Roberts» ribatté Oliver. «Quello che affermi è una grossa esagerazione. I Replacement non possono essere così pericolos-...»
Si interruppe. Lo smartphone di Selena aveva preso a squillare.
«Scusate.» Si alzò. Andò a raccattare la borsa che aveva appoggiato su una poltroncina. «Hanno già riattaccato.» Prese fuori il telefono. «No, non hanno riattaccato. Si è spento.» Sbuffò. «È sempre scarico... ed è anche caldo.» Si mise alla ricerca del caricatore. «Posso attaccarlo?»
Oliver le indicò una presa.
«Da quella parte.»
Selena mise il telefono sotto carica e attese pazientemente che si accendesse, ignorando il fatto che Edward e Oliver avessero cambiato discorso. Sarebbe tornata da loro e li avrebbe riportati sulla retta via.
Dopo quello che le parve un tempo infinito, lo smartphone iniziò a dare segni di vita. Lo accese. Continuò ad attendere con pazienza. Le arrivò un messaggio da parte di Margaret. Era stata lei a chiamarla. Selena le rispose, poi tornò a sedersi al tavolo.
«Forse dovresti comprare un nuovo telefono» suggerì Edward.
Selena annuì.
«Sì, forse, ma prima vorrei cercare di scoprire se sia possibile cambiare batteria.»
«Mhm.»
Edward non sembrava convinto, ma Selena non se ne curò. Aveva ben altro di cui parlare, un cellulare che faticava a stare carico non la riguardava, almeno quella sera.
«Livio Santangelo era uno dei fondatori del Progetto Evolution, ma preferiva rimanere nell’ombra» riprese. «Aveva cercato di convincere Vanessa Molinari a simulare un improbabile ritorno alle competizioni, con l’intenzione di farla sostituire da un’unità artificiale...»
«Vanessa Molinari ha rifiutato di fare ciò che invece Remy Corvin ha accettato» convenne Oliver. «A proposito di quest’ultimo, non deve essere stato facile, per lui, quando si è accorto di quanto grande fosse il guaio in cui era andato a cacciarsi. È facile scaricare la responsabilità su di lui, come se non fosse divenuto a propria volta la vittima di un intrigo dal quale non poteva sottrarsi. Deve essere stato quasi un sollievo, per lui, quando il nuovo campionato è naufragato.»
«Eppure» replicò Edward, «è tornato, anche se in un altro ruolo. Perché?»
Selena obiettò: «Non dovremmo cercare di psicanalizzare Corvin, ma ricostruire i fatti.»
«Quali fatti?» obiettò Oliver. «Quelli di cui tuo marito, dopo avere insistito che doveva rimanere tutto tra me e lui, ti ha parlato in lungo e in largo per giorni?»
Selena accennò un sorriso.
«Quindi, Fischer, mi stai accusando di essere un terzo incomodo tra di voi?»
«No. Non mi permetterei mai.»
«Guarda che non mi offendo. Sono sicura che anche Edward la pensi come te. Vi sentite la coppia perfetta, non è vero?»
I due negarono con fermezza.
Selena insisté: «Mi fa piacere che siate sempre più affiatati ogni giorno che passa, ma cercate di non dimenticare che anch’io sono coinvolta in questa storia. Sono stata narcotizzata e rinchiusa in uno scantinato. Ero presente quando Candida Martini è stata uccisa alla presentazione della Pink Vertigo. Non sappiamo in che modo questo si incastri al Progetto Evolution, ma è molto probabile che tutto faccia parte di un disegno più ampio.»
Oliver obiettò: «Secondo l’opinione pubblica è stato un delitto passionale e il colpevole è il marito.»
«Fintanto che l’opinione pubblica non avrà in mano degli indizi concreti, nulla mi impedirà di pensare che la mia opinione - visto che ero presente - valga un po’ di più di quella del primo ciarlatano che ha ascoltato una trasmissione televisiva in proposito» replicò Selena. «Ivan Blazevic è sempre stato in vista. Non è mai andato in bagno, né è mai uscito dalla sala. A meno che l’opinione pubblica non dimostri che poteva essere in due posti contemporaneamente, quelle accuse non avranno mai alcun valore.»
«Infatti» confermò Oliver. «È proprio per questo che dobbiamo scoprire qualcosa in più.»
«Per esempio» intervenne Edward, «in che modo il Delicious Ambition e il Progetto Evolution abbiano a che vedere l’uno con l’altro. È per questo che domani sera dobbiamo andare là. La festa di carnevale è l’unica occasione in cui possiamo curiosare in quel locale a volto coperto. Tu, inoltre, sei quella che può osare di più.»
«In che senso?»
«Nel senso che puoi scegliere un travestimento che metta in risalto il tuo corpo e far passare in secondo piano il tuo volto.»
Selena gli scoccò un’occhiata di fuoco.
«Te lo puoi scordare.»
Oliver si intromise: «Dovresti essere felice di avere un marito che non si lamenta del fatto che ti vesti in maniera troppo sexy.»
Selena obiettò, piccata: «Io non mi vesto in maniera troppo sexy, ma soprattutto non ho intenzione di farlo per recarmi in quel bordello a cielo aperto! Non ho alcuna intenzione di invitare indirettamente i pervertiti che frequentano quel posto a sbavare al mio passaggio.»
«Stai tranquilla, Selena» ribatté Edward. «Se qualcuno dovesse mancarti di rispetto, poi se la vedrà con me.»
«E con me» gli fece eco Oliver.
«Va bene, va bene, atteggiatevi pure a principi azzurri» concluse Selena, «ma sappiate che non farò nulla che possa mettermi in imbarazzo e mi aspetto la stessa cosa anche da voi. Niente barbe finte, baffi finti o qualsiasi cosa che urli a squarciagola “investigatore incompetente”.»
«Non hai nulla di cui preoccuparti» le assicurò Oliver. «Garantisco io anche per tuo marito.»
«Se intendi farti uccidere» ribatté Selena, «cerca di non portarlo con te.»
«Stai tranquilla» scherzò Oliver. «Se dovessi mandare Edward incontro alla morte, farò in modo di rimanere in vita almeno io, così avrai qualcuno con cui risposarti!»
«Ottima idea, Fischer, quella di ridere e scherzare adesso» replicò Edward, «dato che domani sera ci divertiremo molto meno.»
Quella frase era ben lontana dall’essere rassicurante, ma Selena non si lasciò scalfire. Aveva affrontato situazioni peggiori, in passato. In certe circostanze, aveva dovuto imparare a recitare al solo scopo di evitare conseguenze irreparabili. Non si sarebbe lasciata spaventare dalla visione di nudità e scene esplicite, se era necessario per scoprire qualcosa di più sulla gente che ruotava intorno alla Pink Vertigo e al Progetto Evolution.
L’indomani sera, quando si incontrarono alle 21,30 da Fischer, Selena si sfilò il cappotto e si mostrò nel proprio travestimento.
«Allora?» chiese. «Che cosa ne pensi? Diciannove euro e novantanove centesimi in un negozio di cianfrusaglie varie. Non so se costasse così poco perché di bassa qualità oppure perché c’è poca stoffa. Edward si è lamentato perché è troppo volgare.»
«Non mi sono lamentato» obiettò Edward. «Ho detto che è volgare, quindi va benissimo per un posto come il Delicious Ambition.»
«Non è volgare» osservò Oliver. «Anzi, oserei dire che ti sta davvero bene.» Gli occhi gli caddero sulla scollatura. «Immagino, però, che fosse studiato per “fate” con un seno più prosperoso del tuo, affinché potessero esibirlo facilmente.»
«Fischer, non siamo ancora arrivati al Delicious Ambition» lo ammonì Edward. «Ti chiederei cortesemente di distogliere lo sguardo dalle tette della mia signora, almeno qui dove non siamo costretti ad abbandonare completamente la decenza.»
«Come vuoi, Roberts» ribatté Oliver. «In effetti c’è altro da dire, ovvero che, pur non essendo un grande fan dei vestiti che lasciano scoperte interamente le calze, stai molto bene. Per fortuna sei bionda, così se sporge qualche pelo inguinale non lo si nota più di tanto!»
«Fischer, non sfidarmi così apertamente» lo mise a tacere Selena. «Ricordati dove stiamo andando e che non sarei troppo sguaiata, là dentro, se ti legassi e ti frustassi.»
«Ti ho detto che stai molto bene.»
«Hai detto anche altro, quindi non fare tanto l’innocente, specie considerato che hai commentato tutto tranne che le ali.»
«Oh, giusto, le ali» ribatté Oliver. «Ti stanno bene anche quelle... così come le sfumature multicolori del tuo... mhm... non so se chiamarlo vestito oppure prendisole.»
«Perfetto. Allora non resta altro da fare che passare all’acconciatura.»
Aveva portato con sé una parrucca rosso rame con un taglio a caschetto, che indossò insieme a una maschera di vaga ispirazione veneziana, la quale le copriva la parte superiore del volto.
«Sono riconoscibile?» domandò.
«Sei riconoscibile sotto la generica denominazione di “strafiga”» rispose Oliver. «Sei bellissima.»
«Non ho ancora finito» ribatté Selena, «ma ne parleremo tra poco. Fatemi vedere voi, se siete riconoscibili.»
Per evitare travestimenti imbarazzanti, aveva istruito a dovere i due. Avevano scelto maschere simili alla sua.
«Anche voi siete due gran bei figoni» si complimentò Selena, «ma dobbiamo osare di più.» Aprì un sacchetto, che fino a quel momento era rimasto ben sigillato, e fornì ai due l’accessorio perfetto. Qualche istante dopo, tutti e tre portavano in testa cerchietti multicolori con in cima un corno. «Adesso sei perfetto, Unicorn Ed... Anche tu, Unicorn Ollie. Possiamo andare.»
Infilò il cappotto e si avviò verso la porta.
«Aspetta» la pregò Oliver.
Selena si voltò a guardarlo. Si aspettava che Fischer dicesse qualcosa, ma il suo amico rimase in silenzio.
Fu Edward, invece, a parlare, e lo fece per chiedere: «Siamo tutti consapevoli del fatto che qualunque cosa accada al Delicious Ambition non avrà alcun effetto sulla nostra vita al di fuori da quel bordello a cielo aperto, come lo chiama Selena?» Si rivolse proprio a lei. «Ti vedo tesa come una corda di violino.»
Selena stava tentando in ogni modo di restare calma, quindi cercò di minimizzare.
«È tutto a posto.»
Edward le si avvicinò.
«Non mi pare.»
La strinse a sé e la baciò, prima di lasciarla andare.
Oliver si lamentò: «Non siete da soli.»
«Non scandalizzarti troppo, Fischer» replicò Edward, «altrimenti non riuscirai a sopravvivere al Delicious Ambition.»
Selena azzardò: «Non ci sei mai stato finora?»
«Perché dovrei?» obiettò Oliver. «La descrizione che mi ha fatto Edward non mi spingeva certo a volere andare a dare un’occhiata. Anzi, scapperei a gambe levate, se non volessi vederci chiaro.»
Nessuno dei tre poteva scappare, invece. Potevano solo sperare - tutti, nessuno escluso - di non farsi troppo male.
MILLY SUNSHINE // Mentre la Formula 1 dei "miei tempi" diventa vintage, spesso scrivo di quella ancora più vintage. Aspetto con pazienza le differite di quella attuale, ma sogno ancora uno "scattano le vetture" alle 14.00 in punto. I miei commenti ironici erano una parodia della realtà, ma la realtà sembra sempre più una parodia dei miei commenti ironici. Sono innamorata della F1 anni '70/80, anche se agli albori del blog ero molto anni '90. Scrivo anche di Indycar, Formula E, formule minori.
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